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Trenitalia tra marketing ed … apartheid?

30 Dic

«Una scelta di marketing» così Trenitalia definisce la nuova “tariffa deportati”: dalle carrozze del tipo Standard, di  “seconda classe”, non si potrà accedere né al bar né ai vagoni delle altre tre classi, ovviamente superiori, dato che «se hai prenotato un viaggio Milano-Roma in Executive certo non ti aspetti che il bar sia sovraffollato».

Se il concetto non fosse chiaro, l’immagine scelta per pubblicizzare la classe più bassa parla da sola: famiglia di colore, mentre i clienti delle classi Premium ed Executive sono rigorosamente bianchi …

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Ombre su Dinamo Zagabria – Lione

8 Dic

La Dinamo Zagreb non non è una squadra irresistibile, ma non lo è neanche l’Olimpique Lyonnaise, eppure la partita determinante per la qualificazione dei francesi agli ottavi della Champions finisce  con un risultato impressionante: sette a uno.
Praticamente cappotto, proprio mentre, nello stesso girone, all’Aiax contro il Real venivano annullati ben due goal, sempre dallo stesso guardialinee, permettendo così alla squadra di Lione di qualificarsi per differenza reti.

Dinamo Zagreb vs Olimpique Lyonnaise è stata, almeno per chi l’ha vista, una partita doppia o, meglio, due partite diverse per i due tempi in cui si è svolta.
Durante il primo tempo, nonostante l’espulsione di Leko per un fallo del tutto inutile, una bella Dinamo attacca con Sammir, Vrsaliko, Ibaņez e va in vantaggio al 40’ con Kovacic, ma il Lione pareggia quasi immediato con Gomis su cross di Cissokho. Una partita equilibrata, goal regolari, agonismo ai livelli dovuti.
Nella ripresa, quando speranze e morale dei francesi avrebbero dovuto essere a zero, accade l’incredibile.

Tempo tre minuti e Gonalons fa il 2-1 e subito dopo Gomis segna il terzo: portiere fermo, difensori centrali fermi …
Sempre Gomis mette in rete, al 7’, il goal del  4-1, mentre Domagoj Vida, difensore centrale della Dinamo, resta inspiegabilmente fermo, per farsi poi beccare dalla telecamera, sul goal successivo di Lopes, a fare l’occhiolino ai giocatori del Lione.
I dubbi si accentuano, poi, se, sul goal del 6-1, è sempre Domagoj Vida a dare via libera a Gomis e che sul settimo goal è sempre lui a restar fermo, invece di intercettare il pallone destinato a Briand, autore dell’ultima rete lionnese.

Ad acuire i sospetti di combine, pesa anche il fatto che il portiere della Dinamo Zagabria, Ivan Kelava, su 13 tiri nello specchio della porta ne ha parati meno della metà e che, almeno per un paio di goal, Arijan Ademi si comporta in modo inspiegabile. Schiappe matricolate? Forse …

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Ma non solo.
Il risultato ottenuto dal Lione aveva una quota scommesse di 28:1, la stessa quota che toccava per la vittoria del Real sull’Ajax per il 3 a 0, ottenuto grazie alle decisioni del guardalinee portoghese. Chi avesse puntato sulla “doppia” dei due risultati, ha portato a casa 4-5.000 euro per una giocata di 100 Euro … figuratevi se qualcuno ne avesse puntati diecimila sull’abbinamento, vincendone quasi 500.000 …

Come andrà a finire?
Probabilmente, non accadrà nulla, come non accadde nulla per la scandalosa qualificazione della Francia ai Mondiali in Sud Africa a danno dell’Irlanda.

E’ possibile, però, che la “strana” giustizia che aleggia nello sport del calcio faccia la sua parte, ovvero che la Dea Bendata sorteggi, “casualmente” sia chiaro, come prossima avversaria dell’Olimpique Lyonnaise proprio l’invincibile armada del Barcellona od i furbastri del Bayern.

Anche questa è l’Europa …

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Lucio Magri, un suicidio ethically scorretto

1 Dic

Il suicidio assistito di Lucio Magri, eseguito in Svizzera, è un gesto particolarmente deprecabile e per diversi motivi.

Un “non gesto”, innanzitutto, visto che Magri non è si è suicidato da solo, lanciandosi da un dirupo o attaccandosi alla canna del gas, ma ha richiesto un assistente, un boia secondo il linguaggio di una volta.
Inoltre, come scrive Adriano Sofri, “la lezione dello stoicismo, gli amici convocati, il convito, la conversazione e il commiato, resta magnifica, ma è davvero distante.” Lucio Magri non era malato terminale, ha “semplicemente” voluto determinare da se quale fosse la durata della propria vita.

Infine, non c’era qualcosa “di peggiore” se si voleva “remare contro” la causa dell’autodeterminazione dei pazienti e del diritto a rifiutare le cure.

Mi dispiace per i tanti che in questi anni hanno letto od ammirato Lucio Magri, ma il mondo è pieno di persone, magari anziane, che arrancano sotto il peso di una vita che ha poco ormai da dare.
Eppure, lo fanno.

La scelta di Lucio Magri non è affatto esemplare, quanto, piuttosto, eticamente censurabile, quantomeno per essersi fatto suicidare in un centro a pagamento.
Da un uomo che ha sempre inneggiato alla dignità ed alla libertà, ci saremmo aspettati altro.

 

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Il sacco del Nord? Per ora paga il Sud …

24 Set

Luca Ricolfi, apprezzato editorialista di La Stampa,è un sociologo dell’Università di Torino ed ha recentemente pubblicato “Il Sacco del Nord”, un libro che andrebbe a dimostrare, dati alla mano, come da Roma in giù l’evasione fiscale e lo spreco pubblico siano un gravame insostenibile per il Settentrione.

La sua attività di sociologo  ha spaziato, in questi 30 anni, su l’intero scibile umano, a quanto pare, visto che il suo curriculum riporta: scuola, mercato del lavoro, cultura giovanile, nocività ambientale, corruzione, politica, televisione, spazio elettorale, autoritarismo, missioni suicide, squilibri territoriali,teoria
dell’azione, metodologia della ricerca, analisi dei dati, teoria della misurazione.

Il lavoro pubblicato da Luca Ricolfi non dice molto. Infatti, sapere dove si è verificata l’evasione fiscale non ci dice dove va il denaro distolto.

Una prima, approssimativa evidenza ci porta all’immediata considerazione che l’agricoltura del Sud alimenta l’industria agroalimentare e distributiva tosco-emiliana e che il terziario del Meridione lavora sub commessa delle aziende padane.

Il primo dato ci è confermato dal miserrimo 4% che la nostra agricoltura aggiunge al PIL nazionale a causa di aiuti, quote latte e sgravi per la trasformazione.
Il secondo dato ci è connotato dalla crisi di sovraproduzione che va a confluire, ad esempio, nei mercati di merci contraffatte, ma “originali”, ovvero di elevata qualità date via per quattro soldi a nero.

Ambedue i dati fanno capo ad un’enorme mole di lavoro sommerso che calmiera i prezzi per i grossisti del Nord, ma non per le tavole dei settentrionali, a fronte di un enorme via vai di sussidi per aziende e consorzi agricoli.

Non è un caso, allora, che l’indice di discrepanza utilizzato da Luca Ricolfi riporti ai due capi dellaclassifica una “industriosa e leale” Emilia Romagna (0,8249) a fronte della “pigra e fraudolenta” Campania (-0,8907).

Non è un caso di lapsus freudiano, certamente, che il professor Ricolfi abbia usato il termine discrepanza … ovvero divergenza di idee, di opinioni; divario, disaccordo, contraddizione.

In inglese “mismatch”: abbinamento sbagliato.

Piuttosto, sarebbe interessante conoscere quale è il livello di evasione (anche per semplice difetto od “eccesso” di fatturazione) delle nostre coop ed onlus, visto che, eventualmente fosse, ne sono enormemente facilitate da norme e statuti.

Come anche conoscere quanto “l’allarme del PD verso il Federalismo”, menzionato dal prof. Ricolfi, non tragga origine dalle prevedibili ricadute sull’economia emiliana e veneta di una Campania (e non solo) libera di gestire autonomamente tributi, commerci ed investimenti come Bossi chiede per la “sua” Lombardia.

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Australia: passo indietro sulle adozioni per gli omosessuali?

16 Set

L’Australia ha una legislazione molto avanzata in materia di diritti degli omosessuali.
Possono sposarsi, adottare bambini e riceverli in affido, possono cambiare sesso a carico del servizio sanitario.

Nel 2006, nel New South Wales, un tribunale aveva tolto alla legittima madre i suoi sei figli a causa di violenze domestiche.
Una bambina (oggi di 12 anni) ed un bimbo (oggi di sei anni), furono dati in affidamento dai servizi sociali minorili ad una coppia di donne omossessuali.

Una collocazione di sicuro non rassicurante, visto che la bambina quasi subito aveva chiesto ed ottenuto di andare con un’altra famiglia e che la coppia affidataria era essa stessa bisognosa di supporto, visto che una tentava di diventare fisicamente un maschio e l’altra faceva cure per la fertilità.

La madre naturale, rimessasi in sesto, aveva più volte tentato, in questi anni, di riottenere la custodia di suo figlio più piccolo, ma le istanze erano sempre state respinte dai servizi solciali, che volevano concedere l’adozione del bambino alla coppia.

Dopo quasi cinque anni, le due donne, che nel frattempo avevano continuato a tentare di diventare l’una maschio e l’altra fertile, pubblicavano su Facebook una foto del loro “figlio” affidatario vestito ed acconciato come una bambina.
La cosa non poteva passare inosservata al sistema di sorveglianza di internet australiano, uno dei più intrusivi al mondo, e le due donne sono state denunciate e condannate per aver umiliato il bambino.

Le immagini sono ste rimosse da Facebook e il Ministro della famiglia, Pru Goward, ha avviato un’indagine sui servizi sociali minorili, l’agenzia Barnados, che aveva dato i bambini in affidamento alle due donne omosessuali e che aveva rifiutato la richiesta della madre naturale.

Oltre alle solite polemiche sulla stabilità delle relazioni omosessuali, che sono un forte deterrente per la concessione di adozioni, adesso l’Australia e tutto il mondo anglosassone, vista la risonanza avuta del fattaccio, si interrogano su quanto le coppie omosessuali possano educare in modo non sessista i bambini a loro affidati.

Sarebbe interessante aprire un dibattito (ed un dialogo) partendo da questo aspetto incognito, visto che le adozioni da parte di coppie omosessuali sono un soggetto giuridico di nuova introduzione.
Sarà la solita occasione perduta dal mondo lgbt (lesbo, gay, bisex, trans) per sfatare il radicato dubbio che non siano in grado di concedere la stessa libertà sessuale e di opinione che esigono che gli eterosessuali concedano loro.

Berlusconi lascia tra qualche mese, si va al governo tecnico?

1 Set

La manovra, che il Parlamento si ripromette di varare, somiglia sempre di più ad un enorme TIR, pieno di scatoloni vuoti ricoperti da etichette tra le più disparate, alcune ben apposte altre staccate e riappiccicate, come dimostrano gli strappi sul cartone dello scatolone più vicino.

Un TIR che non riesce a far manovra per uscire da un enorme slargo ed imboccare una qualunque via, semplicemente perchè lo sterzo è bloccato, ci sono tre autisti al posto di uno, i semafori lampeggiano all’impazzata ed i freni (l’Opposizione e gli altri poteri) sembrano proprio non funzionare.

Un enorme veicolo che è esso stesso, in realtà, il tesoro da trasportare, perchè si tratta dell’Italia e del suo futuro.

L’Europa chiede di rientrare di soli 80 miliardi di euro in tre anni, su un PIL che è 25 volte tanto: non sarebbe un’impresa affatto difficile, se non fosse che Lorsignori hanno raschiato il fondo del barile e, adesso, si tratterebbe di toccare i loro interessi ed i loro quattrini.

Prendiamo atto che questo Parlamento proprio non riesce a legiferare (vedi il caso di L’Aquila), che questo Governo ha già troppo spesso emanato norme incostituzionali, che questa classe politica ha concluso il suo ciclo e che i fatti giudiziari stanno iniziando a raccontare abissi peggiori di Tangentopoli.

Ci vorrà ancora un mese, mentre i ministeri rientrano dalle ferie ed il paese prende atto del disaccordo e della inconcludenza di tanto discutere, dopo di che, i mercati non sono mai pazienti, non resterà che andare al  governo tecnico istituzionale per la manovra e le elezioni.

D’altra parte, è lo stesso premier, Silvio Berlusconi, a pensare che non ci sia altra strada … altrimenti, perchè affermare: “Tra qualche mese me ne vado …vado via da questo paese di merda…”.

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Le pensioni dei laureati e l’iniqua manovra

29 Ago

Le prime anticipazioni dei media su quanto concordato dagli esponenti della Lega e del PdL riuniti a Villa Certosa raccontano di un’altra iniqua legge a carico dei lavoratori italiani.

I titoli recitano il canonico “stretta sulle pensioni”, ma nella realtà si tratta di una stretta sui lavoratori laureati del settore pubblico: “il calcolo verrà effettuato solo in base agli “effettivi anni di lavoro” e non dovrebbe più tener conto degli anni di servizio militare prestato e degli anni universitari.”

In pratica, sono 4 anni di servizio in più per tutte le posizioni da laureato del settore pubblico.

Cosa giusta? No, iniqua e controproducente.

Innanzitutto, precisiamo che i laureati del settore pubblico devono pagare una congrua somma per riscattare gli anni di studio universitario, spesso versando l’intero equivalente dei contributi dovuti.

L’INPDAP, l’ente di previdenza che copre questi lavoratori, è  in ottima salute ed è talmente ricco che, se svincolato dal Ministero dell’Economia, avrebbe addirittura i capitali per rinegoziare i prepensionamenti necessari a far posto a giovani ed innovazione, nelle scuole, come negli ospedali o nelle  università.

Inoltre, l’INPDAP, in base alle regole di bilancio europeo, non dovrebbe vertere direttamente sulle spese dello Stato e non si comprende quale sia il beneficio in termini di manovra o di minor spesa.

Va anche aggiunto che il “computo degli studi universitari” è frutto di lunghi anni di battaglie professionali e sindacali, dato che  i laureati entrano nel mercato del lavoro diversi anni dopo i diplomati, perchè devono, a proprie spese, acquisire le conoscenze e le competenze di livello universitario necessarie al lavoro che faranno, in un paese che non è affatto prodigo di ostelli, borse di studio e meritocrazia.

Una vera cattiveria, specialmente se consideriamo che non tutte le categorie sono effettivamente colpite da questa norma: i docenti universitari, i magistrati ed i medici già adesso tendono a rimanere in servizio fino od oltre il 65° anno di età. Le categorie di laureati effettivamente colpite dall’azzeramento del riscatto pensionistico degli studi universitari sono quelle della scuola (precari ed alunni inclusi), dei neoassunti (che difficilmente matureranno i 40 anni di base pensionistica) e dei malati cronici (costretti a trascinarsi al lavoro per quattro anni extra).

La cattiveria, per inciso, non sta solo nel tipo di categorie colpite, ma nel sistema pensionistico pubblico, che non consente alcuna forma di negoziazione su TFR e computo pensionistico per i malati, come invece è possibile nel settore privato e con le assicurazioni.

Una vera iniquità, non solo verso giovani ed invalidi, ma anche verso chiunque non sia già pensionato, visto che restano intatte le pensioni d’anzianità e d’annata, cioè proprio quelle per le quali i contributi versati sono esigui a confronto con le somme percepite.

Una svista epocale, quella di prolungare il servizio ad un paio di milioni di laureati, se consideriamo i promessi tagli alla pubblica amministrazione, la quantità di precari che attendono da anni, l’urgenza ultraventennale di riformare ed innovare.

Una vergogna, che non sarà facile emendare.