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MPS & co: il disastro annunciato dal 2005

3 Gen
Era il 6 marzo 2013 quando moriva, apparentemente suicida, David Rossi, 51enne capo dell’area comunicazione del Monte dei Paschi di Siena e fedelissimo di Giuseppe Mussari, l’ex presidente della banca .
 
Rossi non era indagato nell’inchiesta della Procura di Siena sull’acquisizione di Antonveneta e sui contratti derivati siglati dalla banca.
Era solo una persona informata dei fatti, in particolare per la sua funzione di collegamento tra gli indagati Mussari e Vigni, ed evidentemente gli inquirenti erano a caccia di prove, e-mail, documenti e riscontri riguardo fatti rivelatisi a partire dal 2005.
bancopoli
 
Riguardo Antonveneta, la storia è ben nota, come riporta Wikipedia:
 
– Il 2 maggio 2005 “la procura di Milano apre un fascicolo contro ignoti per la scalata alla Antonveneta. Dalle indagini la procura ipotizza che a novembre 2004 sarebbero stati effettuati acquisti di titoli per circa 500 milioni di euro, in modo da spingere il prezzo delle azioni Antonveneta sopra a quello dell’Opa di 25 euro.
Qualche giorno dopo la Consob delibera che Fiorani, di concerto con altri soci di Antonveneta (in totale un gruppo di 18 imprenditori tra cui Emilio Gnutti) avrebbe stretto un patto occulto per superare la soglia del 30% di Antonveneta, oltre il quale la legge impone l’opa sul totale del capitale della società scalata. Quindi la Bpl viene costretta a effettuare l’offerta entro una settimana.”
– 18 maggio 2005 “avvengono le prime iscrizioni nel registro degli indagati per ipotesi di reato di insider trading, aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza. Si sospetta che 18 imprenditori siano stati finanziati dalla Bnl con 552 milioni di euro per rastrellare il 9,48% delle azioni Antonveneta tra il 14 dicembre 2004 e il 25 febbraio 2005.
Fra le 23 persone indagate spiccano i nomi di Fiorani ed Emilio Gnutti, importante finanziere proprietario di Fingruppo, Gp Finanziaria e Hopa e coautore della clamorosa scalata a Telecom Italia, assieme alla Olivetti di Roberto Colaninno, vicepresidente del Monte dei Paschi di Siena, condannato in precedenza per insider trading.
A seguito delle indagini, l’8 giugno il tribunale di Padova decide di sospendere il consiglio di amministrazione della Antonveneta.”
 
– 27 luglio 2005 nasce l’espressione “i furbetti del quartierino” che … “sono stati colpiti da varie inchieste giudiziarie per i metodi presuntamente poco leciti con cui si apprestavano a scalare la Banca Nazionale del Lavoro (BNL), RCS e Antonveneta e per le modalità, presuntamente fraudolente, con cui avevano conseguito in modo improvviso una enorme fortuna economica di dubbia provenienza.”
 
– “il 26 settembre 2005, a seguito della vicenda Bancopoli, ABN AMRO sottoscrive con la Banca Popolare Italiana e con i partecipanti al patto di sindacato di Antonveneta (Emilio Gnutti, Fingruppo Holding S.p.A. G.P. Finanziaria S.p.A., Tiberio Lonati, Fausto Lonati, Ettore Lonati, Magiste International S.a. e Stefano Ricucci) un contratto per l’acquisto del 39,373% del capitale dell’istituto padovano a 26,5 euro per azione.”
 
– ad agosto 2005 “il gip Clementina Forleo sequestra tutte le azioni Antonveneta acquistate da Fiorani, Ricucci e dagli altri. L’intervento dei magistrati fa scendere il valore delle azioni e diminuisce la garanzia che Ricucci aveva offerto alle banche.”
Inoltre, ” Forleo chiese l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni che coinvolgevano alcuni parlamentari (Piero Fassino, Massimo D’Alema, Romano Comincioli, Nicola Latorre, Salvatore Cicu), non soltanto come prova contro gli imprenditori inquisiti, ma anche come materiale indiziario per poter inquisire alcuni degli stessi parlamentari che, secondo quanto scrisse nella richiesta, “appaiono […] consapevoli complici di un disegno criminoso”.
 
– “il 31 dicembre 2005 il Giornale ha pubblicato stralci di un’intercettazione telefonica tra Fassino e Giovanni Consorte, manager della Unipol e all’epoca coinvolto nello scandalo di Bancopoli; nell’intercettazione Fassino chiedeva a Consorte: «E allora siamo padroni di una banca?» “
 
– “nel 2007 ABN Amro viene acquisita dal consorzio Royal Bank of Scotland – Banco Santander – Fortis, e nello “spezzatino finanziario” Antonveneta finisce sotto il controllo spagnolo. L’8 novembre del 2007, il Monte dei Paschi di Siena annuncia con una nota di aver raggiunto un accordo con Banco Santander per l’acquisto di Banca Antonveneta per 9 miliardi di euro”
– il 28 maggio 2011 Antonio Fazio – governatore “a vita” della Banca d’Italia dal 1993 e dimessosi nel 2005 –  “è stato condannato dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano a 4 anni di reclusione e un milione e mezzo di euro di multa per aggiotaggio nel processo sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi (c. d. Scandalo della Banca Antonveneta); nello stesso processo, è stato condannato anche Giovanni Consorte. Dopo una lieve riduzione della pena in appello (da 4 anni a 2 anni e mezzo di reclusione), la condanna è stata confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione il 28 novembre 2012”
 
– “il 31 ottobre 2011 il tribunale di Milano conferma a Ricucci la condanna in primo grado a 3 anni e sei mesi più 900.000 euro di multa per la scalata BNL-Unipol. Nel dicembre 2013 la Cassazione assolve Ricucci in quanto il fatto non sussiste.”
 
– a fine aprile 2013 (ndr. dopo la morte di David Rossi e nonostante numerose indagini in corso) la banca viene completamente assorbita dal Monte dei Paschi.
 

Oggi, paghiamo NOI (e non, viceversa, gli artefici di questa enorme bolla di sapone ‘consociativa’ e speculativa) …

Resta solo da chiedersi “perchè” i nostri media non abbiano rievocato oggi le stesse notizie che avevano diffuso tra il 2005 ed il 2013 o come mai non se ne sia neanche accennato in Parlamento.

Demata

Il Decreto Lorenzin e lo scandalo delle associazioni dei malati

29 Gen
E’ un dato di fatto che tanti tagli sulla Sanità siano passati senza che le ‘associazioni dei malati’ abbiano battuto ciglio.
E già prima un bel tot di Associazioni dei malati accreditate dal Ministero aveva lasciato passare
una legge sull’invalidità che non includeva oltre 4.000 malattie rare ed una legge sulle malattie rare che delega tutto al buon cuore (od al latrocinio) delle politiche regionali.
Arrivando ad oggi, ci ritroviamo con il Decreto Lorenzin sull’appropriatezza terapeutica dove addirittura mancano nella lista un bel tot di patologie genetiche e … tutto tace.

Di tutto questo, molto lentamente, stanno iniziando ad occuparsene le associazioni dei consumatori, ma – dico io – a voi sta bene che i ‘malati’  prima son diventati ‘pazienti’ poi ‘portatori’ ed infine ‘consumatori’?

 
Tutto inizia nel 2004, quando Rosy Bindi elaborò i pessimi decreti sulla disfunzionalità  e sulle malattie rare, con l’accredito e la consultazione delle associazioni dei malati, senza verificarne statuti, rappresentatività, bilanci d’esercizio, composizione dei direttivi, effettiva vita associativa.

Difficile immaginare a cosa si sia approdati:

 
  1. la grande carenza ultradecennale di iniziative presso il Ministero per migliorare l’ accesso dei malati rari ai diritti (disfunzionalità, centralizzazione del malato, appropriatezza terapeutica, eccetera) da parte delle Associazioni accreditate presso il Ministero e presso i network europei (Rare connect eccetera).
  2. la disparità ultradecennale di status invalidante /disfunzionalizzante a parità di quanto meno di aggravio (es: l’Emocromatosi ereditaria eterozigote ottiene da un minimo di 21 punti ad un massimo di 30 punti se con necessità di salassi periodici e/o terapia chelante, che diventano da 31 a 100 nel caso di complicanze (epatiche, metaboliche, neurologiche, cardiache, etc), ma lo stesso non è previsto per le altre patologie con medesime esigenze di cure ospedaliere ricorrenti o frequenti.
  3. l’assenza di rilievi (denunce?) riguardo la carente introduzione delle cartelle elettroniche, la posizione dell’Inps che è controllante, controllato ed erogatore allo stesso tempo, la variegata e discorde messe di leggi regionali e regolamenti ospedalieri eccetera.
  4. i protocolli sanitari e le linee guida che – a 20 anni di distanza ormai – raramente affrontano in modo aggiornato la gestione quotidiana del paziente, l’effetto disfunzionale o lesionale a lungo termine della potologia e l’eventuale esigenza di consulenze, coordinamento, centralizzazione del malato.
  5. l’assenza di rilievi addirittura se – in base al Decreto Lorenzin del Governo Renzi – tra le patologie diagnosticabili con prestazioni di Genetica Medica su prescrizione dello specialista” è indicata solo una forma della patologia e non tutte le altre.
  6. la difficoltà a sperimentare farmaci- ormai siamo a questo – con volontari su tutto il territorio nazionale e che necessitano del reference di un’associazione di malati accreditata, la quale però opera solo a livello locale per il centro medico che l’ha aggregata.
 
Se qualcuna di queste associazioni, salvo la raccolta del 5xmille ed eventuali altre donazioni per la ricerca locale, non fosse oggi attiva anche nella tutela dei diritti dei malati come nell’affiancamento dei Centri sul territorio nazionale sarebbe opportuno chiarirlo una volta per tutte e presto.
 
Non sarebbe una cattiva idea – potrebbe rivelarsi un ‘dovere’ della P.A. accreditante – se il Ministero come le Regioni, prima di accreditare o nel riaccreditare le ‘associazioni dei malati’, adottassero qualche controllo sull’effettiva rappresentatività e/o sulla reale vita associativa o almeno sulla puntuale correttezza dei bilanci.
Oppure anche in questo caso la Capitale e il PD preferiscono attendere l’intervento della Magistratura o delle Fiamme Gialle con tanto strazio e scandalo in prima agina mondiale?
Signor Presidente, on. Mattarella, intervenga lei: separiamo la segale dal grano e diamo spazio ai tanti malati e volontari ‘per bene’: chiedono quel che serve davvero e … costano anche di meno.
Demata

Il vero conflitto di interessi del PD e … l’olio extravergine

21 Dic

La ‘legge finanziaria’ è fatta ed ancora una volta l’onere ricade quasi interamente sui residenti e sui piccoli imprenditori delle aree urbane, visto che l’agricoltura e la grande distribuzione sono talmente sussidiate da non render nulla dal punto di vista fiscale, mentre eludono lo scopo primario di dar lavoro agli italiani e preferendo lavoranti stranieri e non di rado irregolari.
Agricoltura e distribuzione che – come abbiamo scoperto di recente in Toscana e non solo – arricchiscono le banche  di tanta provincia benestante, la quale ama collocare in città i propri pargoli proiettati verso posizioni apicali della politica o della cultua o di qualche amministrazione.

Questo è  il vero conflitto di interessi che attanaglia l’attuale governo e le forze (o meglio i territori e le famiglie) che lo sostengono.

Potremmo parlare del ruolo dell’ex Coop Poletti al ministero del Lavoro o della sudditanza alla CGIL riguardo le pensioni d’oro, ma la migliore riprova degli interessi settoriali intrinsechi al Partito Democratico che confliggono con quello generale è proprio nel prodotto ‘appenninico’ più pregiato e sussidiato che abbiamo: l’olio.

E’ a dir poco strano che il nostro parlamento stia per emanare un provvedimento che rende irrisorie le pene e le sanzioni pecuniarie per le contraffazioni alimentari  proprio mentre le provincie di Firenze, Genova, Spoleto e Velletri sono sotto i riflettori dei NAS e dell’Antitrust a seguito dello scandalo dell’olio ‘non extravergine’ dei marchi Carapelli, Bertolli, Sasso, Coricelli, Santa Sabina, Prima Donna e Antica Badia, con il conivolgimento di noti marchi della ‘grande disribuzione’.
Una questione a dir poco allarmante se i dati confermano che l’Italia importa tanto quanto olio esporta ma ‘consumerebbe’ solo olio italiano ed extravergine, mentre solo lo scorso anno abbiamo perso almeno 50mila tonnellate a causa di un batterio – secondo l’UE – che secondo la Puglia non c’è …

Ci sarebbe da proteggere produttori e consumatori.
Ancora peggio se dovesse venirci il dubbio che tanti ‘risparmiatori’ di provincia preferiscono affidare i propri soldi ad una speculazione finanziaria piuttosto che reinvestirli in loco e, magari, dando lavoro ad altri italiani.
Oppure potremmo immaginare che non introduciamo norme più severe in materia di espulsione o di identificazione di stranieri … perchè poi servono nelle campagne, nelle fabbrichette e nei magazzini.
Ancora di più se qualcosa di più equo sulle pensioni e sul reddito di cittadinanza non dovesse mai arrivare … tenuto conto – come fecero Monti e Fornero – che gli elettori tra i 52 e i 62 anni ed i loro figli tra i 15 ed i 25 anni sono forse 15 milioni, mentre gli attuali pensionati e i loro figli tra i 35 e i 45 anni sono ben oltre 25 milioni … mentre dell’iter giudiziario per le irregolarità finanziarie nella gestione Inps sotto Mastrapasqua non se ne sa più nulla.

Dubbi che lo scandalo Etruria come le vicende del babbo di Matteo Renzi e del ‘cerchio magico renziano’ oppure l’inerzia sulle proposte di Boeri o Damiano non possono che alimentare. Sempre sperando che i suoi battibecchi sterili con la Merkel non servano soltanto a cambiare qualche quota agroalimentare o commerciale o qualche sconto bancario …

Intanto, il conflitto d’interessi dell’agroalimentare, delle Coop o delle Onlus, come quello dato dal peso di tanti ‘percettori di una pensione od un vitalizio’ nei partiti, nei sindacati ed in alcune alte istituzioni od amministrazioni proseguono, mentre continua la mattanza sociale dei più deboli e il degrado della qualità di vita delle città, che i nostri Bertoldi vedono solo come conglomerati di consumatori e come ribalta del proprio successo.

Demata

Addio Metro C: è finita l’era delle ‘scelte di campo’?

15 Dic

Roma ha circa 3 milioni di abitanti di cui oltre il 45% ha un’età superiore ai 65 anni, ovvero pensionati.

Dunque, tra 10 anni al massimo potrebbe avere mezzo milione di residenti in meno con una perdita di un sesto del PIL e con servizi pubblici da riorientare verso le esigenze di una popolazione più giovane e per larga parte immigrata.

L’idea è – da molti anni – quella di ‘sostituire’ residenti, reddito e occupazione che mancheranno con un flusso turistico consistente a vertere sul così detto ‘centro storico’, con ridestinazione degli immobili pubblici e privati e riqualificazione delle rendite.

E’ dagli Anni ’80 che doveva realizzarsi questo processo, come è avvenuto a Parigi o Londra, ma la politica romana ha sempre privilegiato le ‘scelte di campo’ all’interesse di Roma, come dire l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani.

Oggi l’annuncio dello stop ai lavori della Metro C e anche oggi – che è il dopodomani dell’altro ieri – le cronache descrivono efficacemente il crash causato proprio dalle ‘scelte di campo’ … cioè, a seconda dei casi,  di lobby, di comitato, di fazione, di partito etc.

I futuri candidati sindaci per Roma Capitale?
Si dice Giachetti (PD), Marchini  (AmoRoma), Fassina (SEL), Meloni (CentroDestra), Di Battista (CinqueStelle) … e se al ballottaggio arrivassero proprio questi ultimi due?

Demata

P.S. A proposito di ‘scelte di campo’ e del noto proverbio per il quale ‘le strade per l’inferno sono lastricate di buone intenzioni’, di seguito alcune tra le news ‘salienti’ di oggi:

  1. Campidoglio, nomine dirigenti sospette, inchiesta sulle ultime due giunte
  2. Lazio: dirigenti medici senza titoli, dieci indagati al Policlinico Umberto I
  3. Case coop vendute a peso d’oro, senza luce e con il rischio sfratti. Gabrielli: «Comune responsabile»
  4. Mafia Capitale, chiesti oltre 10 anni di carcere per le prime sentenze di corruzione
  5. Ciarrapico condannato a cinque anni di carcere per bancarotta e distrazione dei fondi pubblici per l’editoria
  6. Inquinamento, Roma dice addio alle auto Euro 0: erano oltre 180mila veicoli
  7. Metro C «è fallita» e si fermano i cantieri. Per rifinanziarla servono altri due miliardi di euro
  8. Il fenomeno dei ladri travestiti da agenti è in aumento dal giorno dell’apertura del Giubileo
  9. Cantiere a Piazza di Spagna: impedita ogni visuale della scalinata di Trinità dei Monti e non c’è un cartello
  10. Giubileo: prenotazioni alberghiere in netto calo rispetto agli scorsi anni
  11. Roma, la settimana calda degli scioperi: a rischio anche lo shopping di Natale
  12. Capodanno, feste in piazza addio: no a concerti in centro e periferia.

Francia, nei numeri una vittoria di Pirro

14 Dic

I numeri delle Amministrative francesi sono ‘secchi’:

  1. solo Bretagna, Piccardia e Provenza potranno essere governate dalla Sinistra (la prima) o dalla Destra (la seconda e la terza) senza dover l’una e l’altra affratellarsi in un abbraccio mortale
  2. solo in Bretagna il numero di lettori di sinistra è superiore a quello di chi vota a destra (Uniòn o Fronte Nazionale che sia)
  3. in ben due regioni (Piccardia e Provenza) il Partito Socialista è irrilevante.
Ormai è difficile parlare di un bipartitismo alla francese a meno di non accettare da una parte l’alleanza (conflittuale) tra i due partiti storici e tradizionali, dall’altra il Front o, fuori dalla Francia, i così detti Populisti.
Intanto, se Destra e Sinistra sono ormai «succubi della globalizzazione», il Fronte di Le Pen (come gli omologhi movimenti europei) offre una «visione» e comunque risposte – spesso semplificate o poco realistiche – a problemi complessi.
L’Unione di Destra ha già individuato in Alain Juppé  – «il migliore di tutti noi»  secondo Chirac – l’uomo che dovrà far dimenticare Sakozy e sconfiggere Le Pen alle prossime presidenziali del 2017: “i francesi hanno bisogno di una «visione», non antieuropea, non quella di un paese ripiegato su se stesso, non in controsenso rispetto al mondo di domani.”
Il premier socialista Valls riedita – a paura passata – che ‘il pericolo (ndr. fascista) non è scongiurato’  … tutto qui.

Demata

  Unione di Sinistra % Unione di Destra % Fronte Nazionale %
Bretagna 51 30 19
Piccardia 58 42
Normandia 36 36 28
Loira 37 43 20
Centro 35 35 30
Ile de France 42 44 14
Borg. Fr. Contea 35 33 32
Charente 44 34 22
Rodano Alpi 38 40 22
Pirenei 45 34 21
Provenza 55 45

 

Renzi, Verdini, Bassolino e le relazioni pericolose del PD

6 Ott

Ezio Mauro, su Repubblica, scrive oggi di Renzi e delle ‘relazioni pericolose” dovute a “l’apporto di Verdini e l’accordo implicito che lo ha preparato”, precisando che “il modello di successo da seguire era il metodo Mattarella, e cioè uno sforzo preliminare per unire tutto il Pd con una proposta di riforma convincente, per poi portare quel risultato forte e sicuro al vaglio e al concorso delle altre forze politiche”.

Un Matteo Renzi più segretario di partito e meno capo di governo? Relazioni pericolose se si tratta del berlusconiano Verdini ma non se parliamo dei compagni Bassolino e De Luca?

Perchè non esortare Matteo Renzi a prendere duramente posizione, se il Partito non gli garantisce i voti in Parlamento, chi è eletto alle amministrative va in direzione opposta e chi si professa di sinistra lo attacca di continuo con manifestazioni di piazza?

Evidentemente perchè l’interesse di fazione (partito) viene prima di quello generale (nazione) e perchè la “superiorità morale” (della sinistra) consente ogni mezzo per raggiungere il (sacrosanto) fine.

Intanto, giorno dopo giorno i Cinque Stelle restano incollati al PD, in termini di sondaggi e consenso, e sarà tutta da scoprire l’alleanza democratica-popolare (Verdini incluso?) che sarà necessaria per garantire al Partito Democratico la prossima legislatura …

Demata

Lo stato dell’arte del Partito Democratico

5 Ott

Antonio Bassolino sarà il prossimo candidato sindaco al Comune di Napoli, sembra ormai esser cosa certa. Eppure c’era lui come Governatore regionale e Commissario ad acta mentre si verificava un traffico di rifiuti tale da provocare un enorme disastro ambientale e sanitario. E, tra le tante, per vent’anni – con lui al Comune e poi alla Regione – il sito di Bagnoli è rimasto fermo pur essendo un’area postindustriale con problematiche residue di inquinamento ma con prospettive di sviluppo turistico ed occcupazionale notevoli.

A quale bacino di voti attingerà il Partito Democratico, con Bassolino candidato sindaco, sarà tutto da capire, specie tenuto conto che alle ultime amministrative i partenopei che hanno votato ‘a sinistra’ erano forse il 10% della base elettorale.

Sempre in Campania, c’è il recente mandato a Governatore regionale per Vincenzo De Luca – sostenuto da Matteo Renzi con tanto di volo presidenziale a Salerno – il quale ha una sfilza di procedimenti giudiziari, di cui alcuni prescritti ed altri con condanne di primo grado.

A Roma, c’è il sindaco Ignazio Marino di cui spesso i media devono occuparsi non per denunce e interventi anticorruzione quanto, piuttosto, per le sue assenze, l’estemporaneità di certe sue dichiarazioni e talvolta ancche delle smentite, eccetera eccetera. In Regione c’è Nicola Zingaretti e non sappiamo cosa stia facendo, vista la pressochè totale assenza di notizie sui media di come vadano le cose nel Lazio, quanto meno per sapere se qualcuno sta facendo qualcosa.

Altrettanto silenzio mediatico c’è su Torino (Fassino) e Milano (Pisapia). Eppure tra i successi della Jeep e l’Expo che sta finendo qualche info su come vadano le cose da quelle parti e cosa facciano i nostri politici ce la saremmo meritata. Peggio ancora in Puglia dove la Giunta regionale di Michele Emiliano si è costituita a fatica, dove c’è l’impellente problema di Taranto e della sanità in generale e dove almeno un assessore già si affida alla … Vergine Maria. O dalla Sicilia, dove Rosario Crocetta si contrappone a Lucia Borsellino, che è tutto dire.

A livello nazionale Matteo Renzi sembra aver esaurito le munizioni:

  • la Buona scuola ha dato lavoro alla sua base elettorale primaria (i quarantenni acculturati ed i loro genitori)
  • riguardo gli over50 ed il ricambio generazionale che attendono i ventenni, l’approdo di Tito Boeri all’Inps si sta dimostrando un flop, mentre le proposte di Poletti somigliano fin troppo a quelle della CGIL, scoprendo un fronte interno nel PD tra Coop e Sindacato
  • l’universo delle rendite da mattone e da proprietà rurali ha ottenuto il rinvio della riforma del catasto e aridaglie con l’abrogazione delle tributi sugli immobili
  • a parlare di rilancio industriale, servono sgravi e commesse per la grande industria se vogliamo ripartire ed innovare davvero, ovvero interventi sul lavoro e sulle infrastrutture (rischio idrogeologico, porti, strade, sistema sanitario, eccetera), ma le chiacchiere stanno davvero a zero.

Lo stallo in cui è andato ad infilarsi Matteo Renzi è un gran problema. Non solo c’è la questione posta da Tito Boeri sul lavoro e quella delle misure populiste sulla casa.

L’NCD di Alfano e parte del Centrodestra possono e potranno rivendicare a proprio merito praticamente tutta l’azione di governo finora sviluppatasi: giorno dopo giorno i Cinque Stelle restano incollati al PD, in termini di sondaggi e consenso, e sarà tutta da scoprire l’alleanza democratica-popolare che sarà necessaria per garantire la riconferma di Matteo Renzi.

La trappola micidiale è nella dicotomia tra il riformatore Renzi, quando deve fare il Premier, ed il segretario di partito Matteo, quando c’è da garantire un successo elettorale costi quel che costi.
Peggio ancora, se poi il Partito non gli garantisce i voti in Parlamento, chi è eletto alle amministrative va in direzione opposta e chi si professa di sinistra lo attacca di continuo con manifestazioni di piazza.

Anni fa era uso generale che il segretario di partito non potesse essere anche capo del governo, sia per evitare che la sua immagine fosse coinvolta nei fatti e misfatti di onorevoli e amministratori sia per responsabilizzare il suo partito a sostenerlo. Poi, dalla presidenza del Consiglio di Bettino Craxi, questo limes venne superato e con il Berlusconismo cancellato.
Ecco i risultati.

Demata