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E se fosse Casini il futuro presidente?

7 Gen

Arrivano le prime proposte dei partiti per la corsa al Quirinale e troviamo personaggi papabili, come Casini (o Gentiloni), e tanti altri nomi per tutti i gusti.

Iniziamo con le femministe ‘storiche’ (Dacia Maraini, Edith Bruck, Liliana Cavani, Luciana Littizzetto, Sabina Guzzanti, Serena Dandini, Fiorella Mannoia, eccetera) che hanno firmato un appello  “È arrivato il tempo di eleggere una donna al Quirinale”.

La proposta di un presidente donna, però, ha mandato nel caos i Cinque Stelle, dove l’assemblea dei senatori ha chiesto di votare Sergio Mattarella, mentre Giuseppe Conte “vedrebbe bene una donna al Colle”, ma ha rischiato il commissariamento interno dopo aver chiosato “di nomi ne verranno fuori tanti nei prossimi giorni”. Ad esempio, Emma Bonino, Anna Finocchiaro e Rosy Bindi o meglio le più papabili, anche se meno gradite al centrosinistra, come Marta Cartabia, Maria Elisabetta CasellatiLetizia Moratti

Ma il ‘vero’ candidato del PD sembra essere Paolo Gentiloni (o forse Giuliano Amato, che compirà 84 anni a maggio), dato che non solo Mario Draghi, ma neanche Francesco Rutelli e Walter Veltroni sono ‘graditi’ al popolo della sinistra post-comunista.

Il Centrodestra in prima battuta sostiene Marcello Pera – e non Mario Draghi, a quanto pare – o anche Gianni Letta, ma sempre con l’incognita della destra populista che potrebbe rifiutare un moderato.

Fatto sta che, per l’elezione del presidente della repubblica, servono 505 voti su 1009 tra senatori (321), deputati (630) e delegati regionali (58) e il PD con i Cinque Stelle e Leu contano solo 386 parlamentari, mentre Forza Italia-Udc, Lega e Coraggio Italia insieme ne hanno 347, a questi si aggiungono 58 parlamentari di Fratelli d’Italia e 44 di Italia Viva.

Insomma, i nomi che i media riportano sono quasi sempre di centro-sinistra, come i due presidenti precedenti, Napolitano e Mattarella, e il centro-destra avrebbe la maggioranza a quanto pare.
Inoltre, alcuni nomi sono abbastanza divisivi, cioè ‘troppo pro partes’, mentre le estreme fazioni dei due ‘blocchi’ respingono candidati bipartizan ritenendoli ‘troppo moderati’.

Un vero caos informativo di cui non avremmo bisogno e che va ad aggiungersi al preesistente, mentre gli italiani meriterebbero un presidente della repubblica eletto al primo voto da almeno due terzi degli aventi diritto.

In altre parole, c’è bisogno di ‘Centro’, quello del dialogo e delle riforme.

Proprio quello che i liberali (Italia Viva e Democrazia Liberale) stanno sostenendo con la candidatura di Pier Ferdinando Casini.
Una candidatura forte, dando per scontato il sostegno ‘centrista’ di Forza Italia e di almeno una parte del PD e della Lega: l’ex Presidente della Camera dei deputati può vantare un’indipendenza dai partiti ed un ‘metterci’ la faccia patriottico senza pari nel contesto italiano, come quando nel 2008 lasciò il governo Berlusconi con cui era alleato dal 1996, per poi appoggiare il risanamento Mario Monti ed i successivi governi Renzi e Gentiloni.

Demata

Obbligo di vaccino, la Lega e la situazione in Lombardia

5 Gen

Stando ai dati diffusi dalla Regione Lombardia, tra i 9,5 milioni circa di persone vaccinabili, i vaccinati con una sola dose sembrerebbero essere a prima vista il 91% e quelli con il ciclo completo (seconda dose o dose unica) addirittura il 100%, mentre i lombardi che avrebbero ricevuto il booster sono il 55%.

In realtà, andando ai dati nei dettagli provinciali, le prime dosi sono al 75%, circa 7,5 milioni che si assommano agli almeno 1,4 milioni di lombardi che hanno già contratto il Covid (1.330.000 secondo JHU CSSE COVID-19 Data).

Ma più o meno lo stesso (80% circa) è il numero di coloro che in Lombardia hanno completato il ciclo vaccinale (2° dose/unica), mentre la media regionale dei lombardi vaccinati con il booster forse arriva al 35%.

In termini concreti, il 20% di non vaccinati nella Lombardia equivale a quattro persone ogni 20 (su un bus, in un’aula, al bar) e questo fa una bella differenza con il resto d’Italia, che arriva al 90% di persone con almeno una dose o guarite da al massimo 6 mesi, cioè una ogni dieci soltanto.

Sarà una caso, ma – a differenza di tante altre regioni – in Lombardia non è facile trovare in bell’evidenza un chiaro invito alla vaccinazione. Anzi, c’è un ‘gravame’ che pesa su tanti medici e strutture: “l’evidente manovra di dismissione (svendita?) della sanità pubblica in generale e del territorio in particolare”, come scriveva due mesi fa (link) il Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano. In effetti, il modello misto assicurativo (‘pro soluto’) della Lombardia non prevede(va) una infrastruttura sanitaria pubblica tale da reggere l’urto di una pandemia, in termini di prevenzione territoriale, di dotazione delle strutture e di sovraffollamento degli accessi/slot.

Sarebbe una scommessa enorme per la Lega, quella di opporsi all’obbligo vaccinale, mentre nella ‘propria’ regione c’è un non vaccinato ogni cinque persone.
Come sarebbe una responsabilità politica non banale, quella di essersi nuovamente associata con i Cinque Stelle uno stallo populista che dura ormai da anni, grazie a loro. Una vicenda che inizia a somigliare ad una commedia dell’arte in salsa ‘social-televisiva’, con Salvini vs Renzi come Conte vs Draghi o Meloni contro Letta e così via

Demata

Mattarella, i partiti e quel serve ad un Presidente

1 Gen

Nel suo discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha dato agli italiani un buon riassunto delle qualità ‘civiche’ che sono essenziali per chi volesse assumere il suo ruolo.

Un ruolo difficile e delicato, quello di Presidente della Repubblica Italiana, visto che comporta il potere-dovere di sciogliere le Camere e indire le elezioni, autorizzare la presentazione in Parlamento dei disegni di legge governativi e rinviare alle Camere con messaggio motivato le leggi non promulgate, nominare il Presidente del Consiglio dei ministri ed emanare i decreti e i regolamenti adottati dal governo, decretare lo scioglimento di consigli regionali e la rimozione di presidenti di regione, presiedere il Consiglio superiore della magistratura  e nominare un terzo dei componenti della Corte costituzionale, presiedere il Consiglio supremo di difesa e detenere il comando delle forze armate italiane, ratificare i trattati internazionali e dichiarare lo stato di guerra.

Dunque, un ruolo che va affidato a qualcuno/a che ha già una conoscenza approfondita di tutto questo: vietato esitare oppure osare più del necessario.
Ma conta soprattutto fare la cosa giusta.

Sotto il mandato di Sergio Mattarella, il compito del capo dello Stato è stato quello di esserne il garante del popolo sovrano, preservando “l’unità istituzionale” con sobrietà e con un “patriottismo concretamente espresso nella vita della repubblica”, proprio nel momento più difficile della sua storia, cioè quando il regionalismo introdotto dal Titolo V della Costituzione mostrava tutti i suoi limiti sotto l’impatto della pandemia, della crisi economica e della discordia degli eletti.

Dunque, che i leader di partito che condurranno i giochi elettorali ricordino che serve innanzitutto “senso di responsabilità” e non solo ‘di fazione’, dato che dovranno dar conto di due “esigenze di fondo” che Sergio Mattarella con la sua esperienza ha voluto sottolineare: possedere la neutralità e la sobrietà che servono per “spogliarsi di ogni appartenenza e farsi carico dell’interesse generale” come la competenza e l’esperienza che servono per “salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell’istituzione che riceve dal suo predecessore”.

Demata

Omicron, il Fatto Quotidiano e le buone ragioni di Draghi

30 Dic

Sarà la Corte dei Conti a dirci cosa ne è stato dei nostri soldi sotto i Governi del ‘buon’ Giuseppe Conte, ma si tende a dimenticare, evitata la dispersione ‘a pioggia’ del PNRR con la sua defenestrazione ad opera del ‘cattivo’ Matteo Renzi.
Ed a quale degrado si sia ridotta la politica sotto il suo mandato è sotto gli occhi di tutti, se Mario Draghi servirebbe a presiedere il Consiglio e pure la Repubblica, magari anche il Mef.

Ricordiamo tutti che fu Conte ad optare per lo stato d’emergenza come se una pandemia possa finire in qualche mese o un anno.
E lo ricordiamo tutti ogni sera a reti unificate nello scandire numeri su numeri tutti da verificare, perpetuando un’emergenza nell’emergenza mentre nazione, istruzione, commercio, sanità, occupazione e produzione rimanevano in stallo per mesi e mesi.

No, purtroppo, non siamo tutti a ricordarlo, anche se è passato meno di un anno.

C’è il Fatto Quotidiano che lamenta a tutta pagina che “le (poche) parole del governo mandano in tilt i cittadini”, anche dinanzi a norme molto chiare come quelle che finalmente distanziano i Novax da bar, autobus e ristoranti. E, in video, c’è Gomez che accusa: “Buffoni, Draghi doveva presentarsi agli italiani e dire che hanno deciso di far correre il virus. Scelta vigliacca”.

Le ragioni? Secondo Gomez, “tutti noi sappiamo che il 90% degli italiani, o almeno il 70%, se non il 50, comunque un numero enorme, non seguirà queste regole” e “Mario Draghi si sarebbe dovuto presentare agli italiani e dire ‘signori riteniamo che Omicron sia molto poco letale, ce lo dicono i dati. Pensiamo che il Paese debba continuare a correre, e quindi abbiamo deciso di far correre il virus’”.

Ognuno ha le sue opinioni e, del resto, il Fatto Quotidiano non è da ieri che si occupa ‘criticamente’ dei vaccini.

Ma sono decine di milioni gli italiani che da due anni sono attenti alle regole, la stragrande maggioranza, basta andare al supermercato per saperlo. Ed Omicron è molto poco letale solo per chi è vaccinato, ma colpisce duro chi non lo è.
Purtroppo, non è quello che leggiamo o sentiamo da troppi media che, ad esempio, non stanno sottolineando che il booster vaccinale consente l’azzeramento della quarantena, dato che conferisce una protezione adeguata e, soprattutto, riduce sensibilmente la proliferazione della carica virale.

Che siano semplicemente queste le buone ragioni di Mario Draghi?

E, comunque, perché non titolare “il booster protegge”, “il vaccino funziona”, “la libertà è nella cura appropriata”?

Demata

La Grecia, la Sinistra e il volto ‘buono’ dei Poteri Mondiali

26 Gen

La Sinistra di Tsipras e Syriza vince le elezioni greche e già si parla di ricaduta sulle presidenziali italiane e di svolta a sinistra dell’intera Europa, mentre la situazione è del tutto diversa.

Innanzitutto, i greci non possiedono neanche il terreno che calpestano camminando: il debito pubblico ellenico è nell’ordine dei 330 miliardi di euro (pari ad oltre il 175% del Prodotto interno lordo), ma più di 150 miliardi sono – attraverso il fondo di stabilità europeo (l’EFSF) e il Meccanismo europeo di stabilità (l’ESM) – dell’Unione europea, un’altra trentina è del Fondo monetario internazionale, mentre la restante parte è in pratica nelle mani di tre paesi: Germania (60 miliardi), Francia (46 miliardi)  e Italia (40 miliardi).
In due parole, tutta la vicenda si poteva risolvere tempo addietro ‘cedendo’ il Dodecaneso all’Italia, Mikonos alla Germania e mezza Corfù ai Francesi … mica agli stati … ai colossi del turismo e delle crociere ….

Inoltre, non è di certo un caso che Mario Draghi ha annunciato i Bot europei – salva Grecia e salva Italia – poche ore prima del voto greco, a sondaggi ormai rassicuranti,  e giorni prima di quello italiano, dopo che Renzi e Berlusconi avevano fatto capire che 505 voti compatti e uniti, almeno quelli, c’erano.
Un big della finanza come Draghi non anticiperebbe mai al buio un cent, figurarsi migliaia di miliardi di euro: è evidente che ai piani alti un’idea precisa sull’esito elettorale l’avevano in anticipo. Nessun complotto, bastano solo degli analisti  scevri da affiliazioni di sorta, ma qualche malizioso potrebbe suggerire che i soldi sono ‘usciti’ solo quando in Grecia arrivava un nuovo ceto politico, come si spera inizierà in Italia a breve.
Fateci capire però perchè Ezio Mauro su Repubblica titola ‘sfida all’austerità’ …

Infine, Tsipras e Syriza per governare dovranno allearsi con Anel, che è come mettere Vendola e Bossi insieme … oltre al fatto che somiglia ad un blocco territoriale a spese delle aree metropolitane (che votano Alba Dorata, guarda caso) dato che la Destra antieuro rappresenta il popolino insulare dei ‘cambi della dracma in nero’ e la Sinistra rappresenta i loro figli e nipoti inviati in città a laurearsi in non meno di 7-8 anni.
Quanto possa durare un flirt del genere è del tutto inedito, vedremo poi se saranno più sussidi per i greci di città o più traghetti per i turisti che vanno al mare …  qualcuno ci spieghi – prima o poi – come però s’è arrivati all’accordo tra diavolo e acqua santa.

Insomma, le cose non stanno proprio come stanno e quel che sembra non è proprio quel che è, as usual, ma l’importane è che vadano per … il verso giusto.

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Napolitano lascia: i nomi dei papabili

1 Gen

Giorgio Napolitano lascia e le Camere riunite – le stesse che fallarono nel gennaio 2013 – dovranno eleggere un nuovo Presidente per l’Italia.

Per ccapire come andranno le cose e non farsi attrarre da ipotesi desuete, va innanzitutto precisato che, allo stato attuale, i Gruppi Parlamentari sono così divisi:

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Dunque, se l’obiettivo è superare la soglia dei 504 voti, le alleanze che potranno credibilmente sostenere un candidato sono le seguenti, con i colori dal rosso al verde che evidenziano quali candidature potrebbero essere indebolite da più o meno rilevanti fazioni, resistenze e defezioni interne dei partiti, in particolare nel PD.

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In parole povere, se il candidato stesse bene ad Alfano & co. ci sarebbero buone possibilità di essere eletto, mentre, se il Centro Destra fosse fuori dai giochi, PD e alleati dovrebbero essere assolutamente compatti, anzichè -come da tradizione – dibattersi tra mille anime e una dozzina di nomi per convergere su quello solitamente più sgradito alla restante parte degli italiani.

Detto questo, ci sono i nomi dei potenziali candidati, a seconda che del buon senso o dello spirito di fazione che ispirano chi li propone.
Alcuni sarebbero ‘impossibili’ in un paese normale per limiti di età o per conflitti di interessi – se non scandali in famiglia – come anche l’aver mai commesso gravi errori politici o emanato norme inique. Altri, invece, potrebbero avere le carte in regola e vedremo quali.

I FEDELI ALLA LINEA

Walter Veltroni, il sindaco che lasciò Roma con miliardi di debiti, migliaia di interventi manutentivi inevasi come di operatori dei servizi esternalizzati poi rimasti disoccupati, milioni di multe poi demandate ad Equitalia, decine e decine di norme o regolamenti nazionali ed europei inevasi … più qualche cooperativa e qualche okkupazione di troppo.

Romano Prodi, lo smantellatore dell’industria manifatturiera (IRI) che oggi rimpiangiamo e l’inventore della Cassa integrazione (Maserati) che oggi malediciamo, l’economista che  – tra il 2007 e il 2008 quando era al governo – incrementò ulteriormente la spesa pubblica narrando di un ‘tesoretto’ che ‘deficit’ era, il politico del ‘si può fare’, dell’Eurozona delle banche e della Costituzione europea che nessuno ha adottato, il premier che pretese la spedizione militare italiana in Libano

Giuliano Amato, ex  sottosegretario alla Presidenza del consiglio nei due governi Craxi I e Craxi II, ex presidente del Consiglio, che approvò, l’11 luglio 1992, un decreto legge da 30.000 miliardi di lire (retroattivo al 9 luglio) per il prelievo forzoso del sei per mille dai conti correnti bancari degli italiani, ex  ministro dell’Interno ha impartì per primo a tutti i prefetti e sindaci italiani la disposizione di non trascrivere i matrimoni gay celebrati all’estero, perché considerati contrari all’ordine pubblico, autore della riforma delle pensioni del 1992 che salvaguardò le pensioni d’oro, escluse i nati prima del 1950 dall’introduzione del regime contributivo, dimenticò milioni di invalidi

Piero Fassino, nipote di uno dei fondatori del Partito Socialista Italiano, figlio del comandante della 41ª brigata partigiana Garibaldi, laureatosi a 49 anni in Scienze Politiche, del quale il 31 dicembre 2005 il Giornale pubblicava stralci di un’intercettazione telefonica – illegittima perchè coperta da segreto – in cui Fassino chiedeva a Giovanni Consorte, manager della Unipol e all’epoca coinvolto nello scandalo di Bancopoli: «E allora siamo padroni di una banca?»

Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte ed una vita nel PCI, stop. In un Partito Democratico che vola basso, la pertinacia è la prima dote necessaria a Torino, ma a Roma … non basta..

Graziano Del Rio, medico endocrinologo, cattolico praticante, nove figli, dal 2013 ai vertici dei governi Letta e Renzi, ex  consigliere regionale dell’Emilia-Romagna ed ex sindaco di Reggio Emilia (la patria della famiglia Prodi) eletto al primo turno con il 63,2% dei voti, ex presidente dell’Associazione dei Comuni. Potrebbe risultare l’esponente giusto per la ‘provincia profonda’ italiana largamente rappresentata in Parlamento.

GLI IMPROBABILI

Pier Carlo Padoan, ex direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale, ex vice segretario generale ed ex capo economista dell’OCSE, poco carismatico Ministro dell’Economia e delle Finanze del Governo Renzi. Rappresenterebbe una regressione del Paese all’esperienza della Presidenza Ciampi

Piero Grasso, presidente del Senato, ex magistrato, noto anche per le sue controverse frasi verso i magistrati antimafia Caselli, Falcone e Borsellino e Anna Finocchiaro, anche lei magistrato, presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, il cui marito, Melchiorre Fidelbo, è stato rinviato a giudizio nel processo per l’affidamento senza gara dell’appalto per l’informatizzazione del Presidio territoriale di assistenza (Pta) di Giarre. Nel processo è stato coinvolto anche il  senatore PD Antonio Scavone, nominato – mesi fa – dal presidente del Senato Pietro Grasso come componente della commissione di vigilanza Rai, azienda partecipata dallo Stato, pur essendo rinviato a giudizio con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e abuso d’ufficio. Difficile che uno dei due pervenga ad una carica che gli faccia anche presiedere il CSM.

Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera e attuale presidente della Commissione esteri del Senato, marito della ricchissima Azzurra Caltagirone, ex strenuo sostenitore di Mario Monti ed Elsa Fornero. Eterno ‘piano B’ del Centrismo italiano.

Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, ex governatore di Banca d’Italia, ex consulente di Goldman Sachs. L’unico che in questi ultimi dieci anni ha dimostrato di amare l’Italia e saper tenere la barra al centro, pecccato sia altrove impegnato.

I PAPABILI

Luigi Zanda, ex Margherita, capogruppo del Pd a Palazzo Madama, ex consigliere di amministrazione del gruppo editoriale L’Espresso con Eugenio Scalfari, ex segretario-portavoce di Francesco Cossiga al Ministero dell’Interno (1976-1978), ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, concessionario dello Stato per gli interventi di riequilibrio ambientale e di difesa di Venezia e della sua laguna, ex presidente di Lottomatica, ex presidente ed amministratore delegato dell’Agenzia romana per la preparazione del Giubileo del 2000, ex Consigliere di amministrazione della RAI. Mai coivolto in scandali

Marta Cartabia (14 maggio 1963), autorevole docente e costituzionalista italiana, giudice costituzionale dal 2011. Esperta di diritto europeo, forse l’unica che potrebbe portare l’Italia alle riforme dell’infrastruttura normativa e della giustizia evitando lacci e lacciuoli

Dario Franceschini, ex Margherita, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, figlio di un partigiano cattolico poi deputato per la Democrazia Cristiana , è in politica dall’età di 16 anni. Una faccia pulita che potrebbe risultare gradita a gran parte dei partiti

Paolo Gentiloni, neoministro degli Affari Esteri, discendente della famiglia dei conti Gentiloni Silverj, ex direttore del mensile “La Nuova ecologia”, ex portavoce del sindaco di Roma Francesco Rutelli ed antagonista di Ignazio Marino alle scorse Primarie romane. Il volto dell’Italia che attende di cambiare da venti anni e passa

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Piazza Affari crolla: gli errori della BCE e i segnali dei mercati

2 Ott

A Milano Piazza Affari perde il 3,9% e l’Europa trema a Francoforte (-1,7%) , Londra (-1,49%) e Parigi (-2,5%). Il credito di fiducia concesso all’Italia è ormai palese che non sarà mantenuto e lo spread risale a 142.

Intanto, a giustificare i peggiori timori dei mercati, arriva la prudenza di Mario Draghi, che il Bel Paese lo conosce bene, con la BCE che mantenendo basso e bassissimo il costo del denaro – per rilanciare un Francia e Italia che non ripartono – di sicuro non favorisce la ripresa dell’inflazione.

Un Mario Draghi che ancora non ha attivato il «Quantitative Easing», il programma di acquisto massiccio di bond da parte della banca centrale a sostegno della crescita, dopo averlo proposto con insistenza  – cosa sacrosanta – come toccasana della ripresa, ma senza evidenziare che per arrivarci sarebbe stato propedeutico che Italia e Francia riformassero pubblica amministrazione e sistema di bilancio.

E così è andata che in Italia tanti – ma non Carlo Cottarelli o Daniela Morgante – si sono illusi che potessimo scaricare il 60% del debito, senza prima smantellare l’enorme e inefficiente macchina burocratica delle proroghe, delle deroghe e degli sprechi.

Infatti, è accaduto che per due anni – dopo il rullo compressore di Monti, Fornero e Passera – nessuno tra Letta e Renzi abbia ben pensato di mettere all’ordine del giorno la riforma della giustizia nè quella della sanità e neanche quella dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per non parlare del blocco del Patto di Stabilità per gli enti locali che durerà, si spera, fin quando non cambieranno sistemi di reclutamento, contratti di lavoro a ‘posto fisso’ e regole per gli appalti.

Dunque, Mario Draghi qualche colpa ce l’ha.
Poteva, ad esempio, non illudersi che Roma – la sua città natale – cambiasse metodo e registro dopo oltre duemila anni durante i quali ha perfezionato quel ‘sistema’ di tributi prima, oboli dopo ed infine imposte e accise, che le permette di vivere nello spreco.
Non si offendano i romani o gli italiani: è nei fatti che in Europa ci sono almeno 200 milioni di cittadini i cui antenati – proprio per quei motivi – si opposero strenuamente a Roma fino a distruggerla e che altrettanto – secoli dopo nei loro territori – con la Chiesa Cattolica, salvo dove la spada (Francia, Baviera e Polonia) riuscì a far deserto chiamandolo pace.

In parole povere, specialmente dopo lo stallo che la Sinistra italiana e francese impongono in casa loro da anni, è evidente che l’Eurozona ‘che conta’ andrà a recriminare sulla promessa della BCE di un «Quantitative Easing», senza chiarire i requisiti minimi di accesso per i diversi stati dell’Unione, come chiederà la marcia indietro a Draghi sul recente abbassamento del costo del denaro, per salvare due nazioni decotte come Italia e Francia, ma frenando la crescita proprio della Germania e mettendo ancor più in difficoltà la Gran Bretagna.

Una BCE che – a vederla in altri termini – non può avviare un «Quantitative Easing» a cuor leggero, perchè ci si sta rendendo conto che comporterà anche un certo indebolimento contestuale dell’Euro, dato che farebbe ‘emergere’ che il valore infrastrutturale italiano è molto inferiore al dichiarato /ritenuto (ndr. addio spread …), visto che in metà del Paese strade, scuole, edifici pubblici e ospedali sono stati costruiti spesso male e manutentati certamente peggio: per almeno un ventennio rappresenteranno un costo e non esattamente un patrimonio …

A noi italiani non piace sapere tutto questo e, infatti, i media non ne fanno cenno, ma facile intuire cosa possano pensare di noi gli stranieri, se – da quando è iniziata la Crisi – abbiamo una Politica che ha cetamente il reccord mondiale di propri esponenti finiti in tribunale per scandali e ruberie, una Finanza pubblica che promette di tutto e non mantiene niente, un Sindacato che non propone mai ma diffida sempre, una Giustizia che non vede mai le Corti supreme costituite al completo, troppi cittadini che sanno sbraitare ma non rimboccarsi le maniche, tanti media che ‘non la raccontano giusta’ come la pessima posizione in classifica Reuter dimostra, troppe piccole imprese e cooperative che non sono altro che delle famiglie affatto allargate.

Che ci piaccia o meno, questa è la ‘figura’ che stiamo facendo da tanti anni ormai e gli unici che ancora non ci trattano da insolventi che campano sugli allori sono Mario Draghi e la BCE: il ‘segnale’ di oggi non era per l’Italia, ma per l’Eurozona e, quel che è peggio, a Napoli come a Roma non l’hanno capito …

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How much the stubbornness of Monti’s government to fund the F-35 factories damaged Italy and Eurozone?

5 Lug

In 2001, F-35 JSF (Joint Strike Fighter) Program started by a ‘successful’ Lockheed X-35 project for a initial expected cost of 40 million dollars and a production of  3,000 jets for USAF / U.S. Navy / USMC and another 2,000 for some partners (source http://www.aereimilitari.org).

Italy was involved as a “second level partner”, setting up a line of construction and assembly, which would release much of the F-35 destined for Europe and other countries, such as Turkey and Israel, including only twenty F35 for Italian Navy.

cameri2A rich business for our industries and – on 28th May 2007, at the Defense Ministry in Rome – the Secretary of Defense, Lorenzo Forcieri, met the President of the Province of Novara, Sergio Vedovato, to determine the ‘settlement of the assembly line of the F35 Joint Strike Fighter aircraft at the little military airport of Cameri (Piemonte Region).
A small-town dream cherished for decades, assuming anyone wish spent money and time in Piemonte to turn a short trackat time closed by fog for several months a yearin the largest airport in Europe thanks to the construction of the largest NATO base for military aircrafts.

And that Prodi government was in hands of a lot of members of parliament and secretaries of State by Piemonte as Cesare Damiano, Livia Turco, Fausto Bertinotti and Paolo Ferrero – all coming by the Confederazione Generale del Lavoro (the former communist Trade Union) – and there was really no wonder that the project went to the Novara, where some millions euros of public money was ‘invested’ to create from nothing an industrial district while – elsewhere – many industrial districts were being dismantled on relevant costs: the same Romano Prodi dismatled the public industry in South Italy, as president of I.R.I., ten years before, and he came in Primaries claiming this success.

A lot of money and work that has to benefit just the Novara province and some nearby, where were in crisis the car and textile industries, the former communist trade unions and an expensive welfare system. Not surprisingly, Luisa Maria Crespi, the mayor of Cameri, said “thanks to the initiative of the Province, from today we will be able to respond to our citizens’,  as confirmed by the mayor Bellinzago, Mariella Bovio,’there are important employment guarantees for an area like ours who lives a severe crisis’.

The first doubts on plane and investments became apparent in 2009, when the average per aircraft costs were sketched  to 62 and then over the 100 million dollars.
As reported by Stato-Oggi, “Defence Secretary Ignazio La Russa, at the Farnborough Air Show, referring to the program , added: “We are very cautious, we are checking.”

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Utmost caution, if at the beginning of 2011, the Washington Post announced the need to recapitalize by 20% ($ 10 billion) and experimental design, half of which became necessary to lighten the plane, because flying at full load affects the key performance of the aircraft.
Or when (Jan 08, 2011 – remember this) Secretary of Defense Robert M. Gates announced a series of efficiencies decisions designed to save the Department of Defense more than $150 billion over the next five years primarily by reducing overhead costs, improving business practices and culling excess or troubled programs, like the short take-off and vertical landing (STOVL) variant of the F-35 Joint Strike Fighter placed on the equivalent of a two-year probation because of significant testing problems.

So the contracts for F35 were gradually withdrawn by partners and Italy – where they were tobe built – missed a big deal: 85 F-35A for the Dutch Koninklijke Luchtmacht,some dozens for Danish Flyvevåbnet and Norwegian Kongelige Norske Luftforsvaret, then the good-bye to 116 F-35A for the Türk Hava Kuvvetleri and 150 F35B for the British Royal Air Force which preferred modify ‘her’ aircraft carriers and buy catapult-launched F-35C .
Meanwhile, the Berlusconi government did not give the consent for sixty F35 – provided over the first tranche of 22 F-35B for the Italian Naval Aviation, already ordered – and cut off an order of  2 billions euros for 25 Eurofighter (Aeritalia / Finmeccanica).

Soon after, for other trends, the spread of Italian bonds dramatically rose, the blame was charged to the government and soon after Mario Monti placed on Italian national budget dozens and dozens billions euros of expenses for 2012 and next years to to commission 131 jets to Novara F-35 industries (Dec 06, 2011 – remember this), while Italian debt exploded, a large part of welfare was cut or delayed and taxes went nearby 50%.

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Not minus of half million of senior workers were dismissed after 30 or more years of regular work without any annuity or social help, disability rights went to enjoyment only after the insurance had recognized them and not when they were initiated, a lot of ​​graduates at work in the call centers for $ 800 a month, a Nation in recession losing 10-15% of GDP, millions of young  families unemployed, companies in the knee, failed or fled abroad. Suicides, people self burnings for protest, millions in line for food and help by charity centers.
These were the numbers for 2012 in Italy.

Just two months after (Feb 02, 2012) the Defense Secretary – Admiral Di Paola – wisely announced the cut of the F-35, reduced from 131 to 90 jets, and April 6  the government led by Mario Monti decreed the reform of Defence confirmed that the cutting of the F35 Joint Strike Fighter, with a reduction in expenses of 5 billions euro for 2014.
Of course, this economy was not destined to unlock pensions or protect the disabled and restart the occupation, was not destined to poor families, were not reduced taxes and businesses continued to close, military expenses were reduced for 33 mld.
Recession went nastier, but Italy began proudly a program to become the second-third largest industrial power for stealth attack fighter – as it relates to the NATO  – and one of the first five countries in the world for the ability to “first air strike “… while Italian  Constitution ‘rejects war as an instrument of aggression’.

So, Mario Monti continued in 2012 to spend the few public money available for the production of first strike stealth fighters, in USA the test on the jets gone really bad.
Lately, in February 2013, the Pentagon’s chief testing office based at the U.S. military’s Eglin Air Force Base in Florida reported that radars that don’t work, blurry vision from the aircraft’s sophisticated helmet, inability to fly through clouds during the tests done from September to November 2012 .
The National Post cleared that “the testing was extremely basic and “did not cover . . . in essence, everything that makes the F-35A a modern, advanced fighter,” reads the report, obtained by the Washington-based watchdog group Project on Government Oversight. Aircraft operating limitations prohibit flying the aircraft at night or in instrument meteorological conditions. The aircraft is also currently prohibited from flying close formation, aerobatics and stalls. The report also notes that the F-35A, which is the version the Harper government had intended to buy, “does not yet have the capability to train in . . . any actual combat capability, because it is still early in system development.”

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Does anyone believe that the Italian government and Italian developers were not fully informed – in real time – during 2012 of a long series of negative tests?

If in October 1, 2013 Defense One announced a “recent report from the Pentagon’s internal watchdog reveals that the next gen fighter jet is plagued with hundreds of issues. The Defense Department’s Inspector General conducted a series of quality assurance assessments that found the Joint Program Office and Defense Contract Management Agency performed “inadequate oversight,” failing to adhere to widely adopted quality management protocols while losing control of contractors that have already sunk an estimated $400 billion taxpayer dollars into what is the most expensive weapons system ever developed by the U.S. government”, why Mario Monti’s government took no account of this in drawing up the law of the National Account law and Spending Review for the 2013 and 2014, easing taxes and allocating resources for senior workers and employment for young people or for help to families?

As known, the last days news announced a jet that caught fire during takeoff and lost pieces from the base of Eglin, Fla. and the Pentagon has grounded all F-35, definitively confirming the many doubts and cautions on the program, and we can imagine the panic in Novara and in Piemonte.

And – speaking of Italy, for the F-35 – there is also another thing to know.

In Spring 2012, Italy planned to buy up to 90 F-35, about 60 of the A model -take off from the ground – and 30 of the B model – vertical takeoff – for the aircraft carrier Cavour because, since the WWII ArmisticeTreaty, is not allowed to haveaircraft carriers with catapult systems. In fact, the C model – catapult takeoff – will made just in USA.

The question is ‘WHY’ was the Mario Monti’s government  spending mountains as blocking valuable resources for 30 vertical take-off F-35B, while this variant, until last year, was not there, prototypes were not working, as Secretary of Defense Robert M. Gates placed in probation for two years the troubled project of a short take-off and vertical landing (STOVL) variant of the F-35 Joint Strike Fighter because of significant testing problems, Great Britain changes ‘her’ takeoff systems on carriers.
The first successful take off test was conducted only on May 10, 2013 to NAS Patuxent River, Maryland.

So, the Mario Monti’s government has spent billions of Euro, catched with  unsustainable taxes, while cutting the present and the future of so many people for a weak jet (F35A) that currently does not exist and another (F35B) that practically there never was. A case that is more reminiscent of the financial accounts of the Soviet Union than any lobbystic or helpful welfare approach to a financial crisis.

Image2 I do not believe such a misdeed or a ‘cospiration’, as it means in Italy.  Just personal stubbornness and another one collateral damage by a “democratic former communist” trade union and his heavy lobby in leftist parties, not forgetting that colonization-like Italian unification acted by a financially burned Piemonte and Vatican, between 1860-1918.

I just hope that – after a so big flop – just anyone will start to not consider Mario Monti a reliable reference for Italian state of art, leading a long memory of Italian F35 story and of the many mistakes made in the management of a not only financial crisis of the former sixt GDP of the world actually impoverished to ten-twelwest position by stalling and recessive government action in 2012.

Mistakes like to fund for billions an inexistent jet in Piemonte – stronghold of former communist trade unions – while those billions were essential to not block the turn over and cut the welfare state for an entire nation during a hard crisis and leave to industry/commerce those really precious resources needed to avoid the recession that still plagues Italy, brought down the GDP and – consequently – afflicts the Eurozone and the European inner relationships.

And, please, … wish anyone note the failure of the Klein-Monti model when applied in a real system?

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F35, un flop annunciato: miliardi sprecati mentre si tagliavano pensioni e welfare

4 Lug

Era il 3 gennaio 2012 quando questo blog spiegava (link) perchè gli F35 erano un flop annunciato e perchè si ‘dovevano’ fare.

Tutta la storia inizia nel 1996, quando gli USA (e la NATO) avviarono il progetto di un caccia a lungo raggio con complete caratteristiche Stealth, tra cui la capacità di trasportare l’armamento in stive interne e sistemi elettronici capaci di inibire la difesa a terra: un nuovo velivolo “invisibile” da usare nella fase del “first strike”, quando le difese nemiche sono complete ed attive.
Nel 2001, il progetto Lockheed X-35 fu dichiarato vincitore e veniva avviato il programma definitivo con la sigla F-35 JSF (Joint Strike Fighter), con un costo di produzione per ciascun esemplare inizialmente valutato intorno ai 40 milioni di dollari.

Inizialmente, era prevista una produzione di circa 3.000 velivoli per USAF/US Navy/USMC e di altri 2.000 per i vari partner internazionali (fonte http://www.aereimilitari.org) tra cui l’Italia che doveva partecipare come “partner di secondo livello”, allestendo una linea di costruzione e assemblaggio, da cui sarebbe uscita buona parte degli F-35 destinati all’Europa e ad altre nazioni, come Turchia ed Israele, tra cui solo venti F35 destinati all’Italia.

Un piatto ricco e, così, accade che il 28 maggio 2007, presso il ministero della Difesa a Roma, con l’incontro tra il presidente della Provincia di Novara, Sergio Vedovato, e il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, per determinare l’insediamento presso l’aeroporto militare di Cameri (NO) della linea di assemblaggio degli aerei F35 Joint Strike Fighter.

C’era il Governo Prodi, con i piemontesi Damiano, Livia Turco, Bertinotti e Ferrero ai massimi vertici del potere, e, dunque, non c’è davvero da chiedersi perchè andò a Novara quel progetto industriale in cui si investì un milione di euro di denari pubblici, poi lievitati, sembra, ad oltre cinque.
Una marea di soldi e di lavoro che deve andare a beneficare l’indotto piemontese, azzerato dalla crisi dell’auto e del tessile. Non a caso, Maria Luisa Crespi, il sindaco di Cameri, dichiarò «grazie all’iniziativa della Provincia, da oggi saremo in grado di dare risposte ai nostri cittadini» e, come confermò il sindaco di Bellinzago, Mariella Bovio, «sono importanti le garanzie occupazionali per un territorio come il nostro che vive una grave crisi nel settore tessile».

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I primi dubbi sul’aereo e sugli investimenti si palesarono nel 2009, quando i costi da 40 iniziali erano schizzati prima a 62 e poi oltre i 100 milioni di dollari di media per aereo.
Come riportato da Stato-Oggi, “il raddoppio dei costi, dagli originari 65 milioni di dollari ad esemplare, ha indotto alla prudenza il governo italiano” e “il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al salone aerospaziale di Farnborough, riferendosi al programma, ha aggiunto: “Siamo molto cauti, stiamo verificando”.

Cautela massima, se, agli inizi del 2011, il Washingon Post annunciava la necessità di ricapitalizzare del 20% (10 miliardi di dollari) sperimentazione e progettazione, di cui la metà “resasi necessaria per alleggerire l’aereo, dato che volare a pieno carico inficia le performance chiave del velivolo“. Per non parlare, sempre agli inizi del 2011, della conferenza stampa  tenuta dal segretario alla Difesa americano, Robert Gates, che precisava che, “se non riusciremo a mettere a posto questa variante (ndr. la versione a decollo corto e atterraggio verticale – STOVL) in questo arco di tempo e rimetterla in carreggiata in termini di prestazioni, costi e tempi, allora credo che dovrebbe essere cancellata.”

Infatti, le commesse per la fabbrica di Novara vennero progressivamente ritirate, prima quella dei 85 F-35A per la Koninklijke Luchtmacht olandese, poi si defilarono la Flyvevåbnet danese e la la Kongelige Norske Luftforsvaret norvegese,  poi addio a 116 F-35A per la Türk Hava Kuvvetleri ed a 150 F35B per la Royal Air Force britannica che preferì optare per gli F-35C con decollo a catapulta modificando le proprie portaerei.
Intanto, il governo Berlusconi non dava il placet per la sessantina di F35 previsti oltre la prima trance di 22 F-35B per l’Aviazione Navale italiana, già ordinati, e aveva tagliato una commessa di 2 miliardi di Euro per 25 Eurofighter (Aeritalia/Finmeccanica), azzerandone la terza trance.

Subito dopo, per altre congiunture, lo spread dei titoli di Stato salì a dismisura, la colpa venne addebitata al governo in carica e subito dopo Mario Monti – che aveva tagliato qualunque spesa pubblica e anche un tot di aspettativa in vita di qualcuno – trovò decine e decine di milardi per avviare le trance in sospeso degli  F35 per l’Aereonautica Militare e aggiungerne anche una quarantina in più, visto che i costi industriali a Novara sarebbero esplosi senza le commesse nordeuropee.

Fu così che da 22 caccia per la Marina arrivammo ad un programma di aerei da combattimento che trasformava l’Italia nella terza potenza NATO per quanto relativo i caccia d’attacco con copertura Stealth ed il quinto paese del mondo (dopo USA, Gran Bretagna, Russia ed Israele)  per capacità di “first strike”, mentre la Cina Popolare aveva davanti a se almeno altri 15-20 anni dal creare un’aviazione militare temibile.

”Joint Strike Fighter e’ il miglior velivolo areo-tattico in via di sviluppo. Un areo di avanzata tecnologia che e’ nei programmi di ben dieci Paesi. E’ una scelta che permette di ridurre da tre a una le linee aero-tattiche. Consentira’ una straordinaria semplificazione operativa dello strumento militare”. (Ministro della Difesa Amm. Di Paola – fonte Vita.it 28-02-2012)

Una scommessa risicata basata sulla capacità dei progettisti di pervenire ad un aereo affidabile ed efficace, dopo che, non appena realizzato il prototipo industriale nel 2009, ci si era resi conto che qualcosa era andato storto nel concept stesso del velivolo.

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Intanto, mentre in Italia la grande stampa eludeva la querelle, ma saggiamente qualcuno iniziava a sospendere le commesse, il Washington Post raccontava di diversi incidenti tra cui quello di una perdita d’olio in volo, fino al grave incidente dei giorni scorsi, con un aereo che ha preso fuoco e perso pezzi  durante il decollo dalla base di Eglin, in Florida, e il Pentagono che mette a terra tutti gli F-35.

 

E siccome al peggio non c’è mai fine vale la pena di chiarire qualcosa sulle commesse che Mario Monti volle a tutti costi con miliardi che ci avrebbero permesso di pensionare e rilanciare l’occupazione.

L’Italia ha in programma di acquistare fino a 60 esemplari del modello A a decollo da terra e 30 del modello B a decollo verticale, per la portaerei Cavour (fonte La Repubblica), visto che il Trattato di Armistizio – quello della II Guerra Mondiale – ancora oggi non ci consente di avere portaerei a catapulta.

Il ‘peggio’ è che la variante F-35B, quella a decollo verticale, fino all’anno scorso non c’era, non funzionavano i prototipi. Il primo test di decollo con successo è stato effettuato solo il 10 maggio del 2013 al NAS Patuxent River, nel Maryland.

Ebbene, quando nel 2011 e 2012 le Leggi finanziarie andarono a prevedere assegnazioni di miliardi per gli F35-B, i prototipi di quei velivoli neanche si alzavano da terra, pardòn dalla tolda.
Soldi spesi o tenuti fermi  mentre, in nome della lotta agli sprechi, un premier non eletto – Mario Monti – negava spietatamente diritti assistenziali e previdenziali a persone anziane e malate.

Sprechi.

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Si fosse pervenuti ad un investimento teconologico e occupazionale, parleremmo dei danni collaterali della ristrutturazione del capitale – e passi pure – ma non si può transigere su chi ha sprecato denari e angariato i deboli per un aereo che non ci sarà e uno stabilimento di Cameri che rischia di andare in cassa integrazione prima ancora di aver avviato per intero la linea di produzione.

Forse è per questo motivo che i nostri media hanno finora evitato di parlare del flop F35: sarebbero la prova conclusiva di un fallimento generale delle politiche attuate da Mario Monti, oltre che un ulteriore lato oscuro su come si sia pervenuti alla sua nomina a senatore a vita prima e a premier dopo.

Se i soldi impegnati per un aereo che non c’è – frutto della reverenza di Mario Monti verso ‘certa sinistra elettoralmente utile’ e del tutto scollegati sia dal salvataggio delle banche sia dalla questione Finmeccanica – fossero stati destinati al turn over generazionale e alle imprese, avremmo avuto la dura recessione italiana, il crollo del PIL e lo sbilanciamento dell’Eurozona?

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Anche le Cayman cambiano, l’Italia no

18 Gen

Il Bollettino della Bce di gennaio contiene un duro e preoccupato monito all’Italia, dove, finora, “l’accresciuta incertezza politica in Italia è stata all’origine di alcuni flussi di capitali, con l’obiettivo di ricercare investimenti più sicuri, verso i titoli emessi dai paesi con rating AAA.”
Infatti, “continuano a pesare le persistenti incertezze e gli aggiustamenti di bilancio in atto nei settori finanziari e non finanziari e solo nella seconda parte del 2013 è attesa una graduale ripresa.”

Nelle previsioni della Banca Centrale Europea, la situazione è preoccupante anche perchè “gli aggiustamenti di bilancio necessari nei settori finanziario e non finanziario, nonchè la persistente incertezza, seguiteranno a gravare sull’attività economica“.

Al calo dello spread dei BTP rispetto ai Bund tedeschi, corrisponde sostanzialmente una situazione di stagnazione, con ‘bassa inflazione‘ e ‘debole attività economica‘.

Non a caso, da Francoforte si ricorda che “per quanto concerne le politiche di bilancio, il forte calo dei rendimenti sui titoli di Stato evidenziato di recente dovrebbe essere sostenuto da ulteriori passi avanti nel risanamento delle finanze pubbliche in linea con gli impegni assunti nel quadro del Patto di stabilità e crescita“.

Infatti, “nell’area dell’euro il clima del mercato obbligazionario ha risentito dell’influsso negativo esercitato dalle revisioni al ribasso delle previsioni di crescita. Tra la fine di novembre del 2012 e il 9 gennaio del 2013 i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine con rating AAA dell’area dell’euro sono rimasti su livelli prossimi ai minimi storici, sebbene verso la fine del periodo siano cresciuti di circa 10 punti base, portandosi all’1,8 per cento circa.

Intanto, mentre l’Italia la crescita è ferma in nome della Casta, delle sue prebende e delle sue ipocrisie, invocando la solita caccia inutile all’untore/evasore, dalle Cayman arriva la svolta: un’ampia riforma che intende creare un database pubblico dei fondi con domicilio nell’isola.

Forse, sarebbe il momento di abbassare la pressione fiscale, grazie ad una spesa pubblia virtuosa, e, magari, avviare un condono fiscale per i fondi che rientrano in Italia, visto che stiamo per assistere ad una ‘fuga dalle Cayman’ da parte di tanti evasori.

Una questione da non sottovalutare, dato che da Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda, nell’ultimo anno, sono aumentati esponenzialmente  i trasferimenti verso i paesi forti dell’Unione Europea, come Germania, Olanda e, soprattutto, Lussemburgo, che è un ‘quasi’ paradiso fiscale.

Una pressione ed invasività fiscale, in corso in Italia, cui andrebbe posto rapidamente rimedio, dato che un paradiso fiscale ce l’abbiamo alle porte (Svizzera) e, soprattutto, che un altro l’abbiamo in casa nostra e si chiama IOR, Istituto Opere di Religione, la banca vaticana che proprio non riesce a recepire le norme antiriciclaggio che l’Unione Europea richiede per accedere ai propri circuiti finanziari.

Una situazione molto ambigua, visto che la Deutsche Bank che (s)vendette i BTP italiani era governata da un banchiere svizzero, Josef Ackermann, e che, ad esempio, lo stesso governo Monti, che si è scagliato contro gli evasori fiscali, ha anche preso la ‘”decisione di tacere davanti al Consiglio di Europa sulle inadempienze di Oltretevere in materia bancaria’, mentre ‘il direttore dell’UIF Giovanni Castaldi ha ritirato i suoi due dirigenti dalla delegazione che rappresentava il nostro Paese a Strasburgo per non essere complice di una posizione sbagliata“. (Il Fatto Quotidiano – 05-07-2012)

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