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Lavoro, Iva, F35: rinviare è peggio

27 Giu

Marco Tullio il Temporeggiatore non sarebbe riuscito a far di meglio, se si voleva perpetuare lo stallo cattolici-comunisti, in cui sta lentamente sprofondando l’Italia da che si è fatta repubblica.

L’IMU è sospeso e diventerà, entro Natale, una cambiale raddoppiata per tanti cittadini, mentre i Comuni restano senza risorse proprie. Anche per le commesse degli F35 se ne riparla tra sei mesi, nonostante questo significhi azzerare quel poco di elettronica e meccanica d’eccellenza che esiste ancora in Piemonte. L’incremento dell’IVA è anch’essa sospeso, con appuntamento a dopo l’estate e sperando di rinviare il tutto a dopo le elezioni autunnali in Germania.

Rinvii pericolosi, come insegna l’esperienza, visto che, comunque andassero le elezioni in Germania, stanno preparando una Patrimoniale per il Capodanno, da attuare con urgenza tra i botti (in borsa) di fine anno.

Intanto, aumentano al 100% l’acconto Irpef, del 101% (dal 100%) quello Ires; contanti ed in anticipo per ben 2,6 miliardi stimati. Arriveranno (si noti il tempo futuro) 1,5 miliardi per le aziende che avranno la forza di investire e assumere giovani under30.

Niente sgravi per le aziende, niente riduzione del costo del lavoro: welfare camuffato da investimento infrastrutturale a patto che ci siano commesse e appalti per creare lavoro. Cosa resterà di quanto lo sappiamo già: l’abbiamo imparato durante gli Anni ’90 dalle analoghe politiche del Centrosinistra.

La legge elettorale è rinviata ad un ipotetico termine di 180 giorni, come lo sono tutte le riforme del sistema politico. Nelle carceri si preferisce andare avanti con mini-indulti, piuttosto che affontare la questione di due leggi poco costituzionali come quella sull’immigrazione e quell’altra sul consumo di stupefacenti. Berlusconi è fuori gioco, a Napolitano non restano che le dimissioni per motivi di salute e alle urgenze si aggiunge quella – dimenticata – di riformare la giustizia e la pubblica amministrazione, scuole, università e ricerca incluse. Il Partito Democratico paralizzato dall’incombente congresso che somiglia ad una nemesi storica, prefigurandosi simile a certe assemblee toscane, tramandateci dalle cronache del Rinascimento, come quelle, romane, che potrebbero descrivere cosa accade a Destra, alal ricerca di una Papessa, caduto il Papa Re.

Uno stallo, non un rinvio, in cui Milano e la ‘Padania’ vogliono solo un minimo di stabilità per profittare al massimo dell’Expo 2015, Roma ed il Centroitalia trovano gioco per nulla mutare pur cambiando tutto, al Sud ‘va tutto bene’.

Intanto, Beppe Grillo resiste e continua a raccogliere – nonostante diaspore, polemiche ed espulsioni – più persone di quante ne mettano insieme la Triplice sindacale o anche il maggiore dei partiti. Cosa ovvia, se lo spettacolo è quello del rinvio, dopo aver urlato agli italiani per due anni “fare presto, fare tutto”.

Dunque, tutto rinviato all’autunno, quando, trascorse le elezioni germaniche, si spera arrivi qualche fiume di denari o qualche strappo ai vincoli di Maastricht oppure il solito ultimatum UE che consenta di far cadere il governo. E nessuno ha – per ora, solo per ora – da ridire che le carenze finanziarie che necessitano di Imu anche sulle prime case, Iva maggiorata, acconti Irperf e Ires raddoppiati e ‘verifica’ degli F35 derivano tutti da errori di computo (vedi titoli di Stato o pensioni), da generose elargizioni (vedi Monte Paschi di Siena) e da scelte avventate (leggasi recessione) attuate dal senatore a vita Mario Monti e dal suo governo. Scelte che, nonostante i rapporti della Corte dei Conti e dell’INPS, nessuno si accinge a risanare. Come nessuno tiene in conto degli interventi della Corte Costituzionale su troppe leggi, che restano lì, e della ‘lettera morta’ che è rimasta la Riforma Brunetta, se parliamo di contratti, mansionari e metodi di assunzione nel pubblico impiego.

Dicevamo di Expo 2015 a Milano. Ma siamo davvero sicuri di non ritrovarci, con un palcoscenico mediatico simile e andando di questo passo, con una ‘patata bollente’ come quella brasiliana per la Confederation Cup?
Forse Letta o Alfano non se ne rendono conto, ma – dopo il transito di Monti e Fornero – la gente non sa neanche più quale dei mille cavilli rispettare o quale balzello gli tocchi mentre va a ritirare lo stipendio … figuriamoci a tirar su i consumi e la produzione se a tavola si mangia pane e bollette.

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Berlusconi ineleggibile. E gli altri?

20 Giu

Che Silvio Berlusconi fosse ineleggibile è un dubbio (certezza per alcuni) che ci affligge da almeno un Ventennio, come quello sull’incostituzionalità delle leggi elettorali ed i conflitti di interessi (bancari, cooperativi, sindacali e patrimoniali) del Partito Democratico.

L’eleggibilità del Caimano è ancora sul tavolo e sulle cronache, ma avrebbe dovuto essere un dato di fatto almeno dal novembre 2001, quando la Corte di Cassazione respinse il ricorso dei legali di Berlusconi con il quale chiedevano la piena assoluzione e non il semplice proscioglimento per prescrizione del reato di corruzione di un magistrato nel Lodo Mondadori.
Un indagine che comprovò “movimenti” per circa 2,5 milioni di euro (odierni) da parte di una società offshore di Silvio Berlusconi, a seguito delle dichiarazioni di Stefania Ariosto riguardo i rapporti esistenti tra i giudici Arnaldo Valente e Vittorio Metta con Cesare Previti, avvocato Fininvest.

In quell’anno, poco prima della sentenza d’Appello (25 giugno) confermata in Cassazione, si tennero le elezioni politiche con un nuovo sistema di voto (la c.d. “Legge Mattarella“), che prevedeva per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica un sistema elettorale misto: maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari, mentre, per il rimanente 25% dei seggi, c’era il recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato, con liste bloccate e sbarramento del 4% alla Camera.
Una follia, che favoriva il ricorso alle cosiddette liste civetta, permetteva la formazione di coalizioni che, non appena elette, potevano scomporsi di tot gruppi parlamentari, minimizzava il margine di consenso, favorendo piccoli partiti (i così detti cespugli) e lobbies nel condizionare alleanze e consensi.
Non poteva che vincere il Deus del marketing italiano, Silvio Berlusconi, che – alleatosi con la Lega di Bossi – prevalse con una maggioranza bulgara sia alla Camera sia al Senato.

Difficile ipotizzare che un Parlamento così composto addivenisse ad una norma sui reati perseguibili o quanti comunque avvenuti ma prescritti da parte di deputati e senatori, ma poteva farlo, nel 2006, quello che subentrò con la XV Legislatura: il Governo Prodi bis.

Dopo una campagna elettorale fondata su un unico tema, l’antiberlusconismo, sarebbe stato naturale che il Parlamento andasse a dirimere le annose questioni dell’immunità parlamentare, dell’eleggibilità dei parlamentari, dei conflitti di interessi e del finanziamento dei partiti.
Come sappiamo questo non accadde e non solo perchè ce ne erano troppi con qualche carico pendente, prescritto o saldato tra ex estremisti di destra e di sinistra, ex amministratori locali, ultra-benestanti con il fisco alle costole, ex dirigenti del parastato, sanitari con i bilanci in Corte dei Conti.

Dati della Ragioneria Generale dello Stato

C’era anche l’enorme apparato comunista degli Anni ’70, spacchettato ma ancora coeso: l’ex Pci, l’ex Arci, le Coop, le polisportive, Unipol e Montepaschi, la CGIL, i Consorzi agrari, le Onlus del welfare esternalizzato, i Centri Studi, i giornali ed i comitati di redazione, un quota della RAI lottizzata, eccetera.
Un universo del consenso durante la Guerra Fredda, un costoso e corruttibile network dopo la caduta del Muro di Berlino.

E così accadde, per la seconda volta in dieci anni, che un parlamento ed un governo eletti in nome del conflitto di interessi e delle mani pulite non facessero nulla, ma proprio nulla, come le vicende Cosentino e Luzi hanno ampiamente dimostrato.

Intanto, siamo alle solite. La settimana scorsa Silvio Berlusconi è finito in prima pagina sul quotidiano Irish Sun, perchè sarebbe indagato in Irlanda per evasione fiscale e riciclaggio da parte del Garda Bureau of Fraud Investigation’s, per alcune operazioni delle societa’ di Berlusconi effettuate con l’International Financial Services Centre di Dublino. L’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, fa il suo lavoro e smentisce: “La notizia apparsa sull’Irish Sun dell’esistenza di una indagine fiscale in Irlanda per il periodo 2005-2007 nei confronti del Presidente Berlusconi, è certamente frutto di un travisamento e di una erronea informazione.”

Vero o falso che sia non si può mica andare avanti così: è almeno dal 2001 che dura questa storia e quella del Lodo Mondadori è ormai non più ‘sentenza’, ma Storia, anche perchè, senza il subentro agli eredi nella Arnoldo Mondadori Editore, Silvio Berlusconi non sarebbe mai diventato quello che è stato nè, soprattutto, avrebbe avuto i mezzi per diffondere un’immagine di se diversa da quanto raccontano testimoni, intercettazioni e prove nei tribunali.

Allo stesso modo, se un pluriprescritto non dovrebbe di certo essere eleggibile come premier, anzi meriterebbe assidue indagini se tentasse di farlo, è anche vero che i recenti casi Luzi e Monte Paschi di Siena come le dolenti affermazioni di Papa Francesco sull’Alto Clero italiano connotano una sfera di relazioni e di ‘falle nel sistema’ notevoli, se parliamo di partiti in generale.
Possono essere eleggibili partiti che incassano donazioni ‘personali e spontanee’ da parte di alti dirigenti? E che dire di quella realtà con cui dovettero confrontarsi anche Mussolini e gli Alleati che è la nobiltà e l’apparato vaticano (Nobiltà pontificia , Sovrano militare ordine di Malta , Opus Dei) in Italia e, particolarmente, a Roma e in Calabria? E come risolvere, senza una legge sui contratti di lavoro, il dato di fatto che la CGIL sconfina spesso su temi di stretta pertinenza politica, condizionando equilibri, programmi ed alleanze?

Rendere ineleggibile Silvio Berlusconi servirà solo a permettere la ricongiunzione dei ‘popolari’ italiani, che il PPE auspica e sollecita da anni, ma senza affrontare tutta la questione per intero, dalla legge elettorale ed i regolamenti dei gruppi parlamentari al finanziamento dei partiti.
Avvenne lo stesso con Bettino Craxi, quando la Mitteleuropa voleva un’Italia bipolare e c’erà il PSI (terzo incomodo) da smantellare: sappiamo come è andata a finire.

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PD a San Giovanni: una manifestazione pacifica

6 Nov

A due settimane dalla guerriglia dei Blck Bloc, Piazza San Giovanni è tornata a riempirsi di gente, il popolo del PD, dimostrando che si può manifestare per ore anche senza sfilare in corteo, come il sindaco Alemanno aveva imposto.

Un primo ed evidente dato che dovrebbe convincere anche i non pochi politici del PD accorsi, 24 ore prima, in soccorso di 500 studenti romani, bloccati dalla polizia per un corteo non autorizzato.

Speriamo che questo sia l’inizio d una riflessione e di una moratoria generalizzata sulla necessità (in un mondo di 7 miliardi di persone, di manifestare la propria opinione senza turbare l’attività di quei cittadini che la pensano diversamente.
A prescindere da vandalismi e violenze, bloccare strade, treni, ambulanze, persone al lavoro non è più tollerabile: i danni per la società intera sono troppo elevati rispetto al “diritto” (presunto) di una limitata parte dei cittadini di sfilare nelle zone strategiche delle nostre metropoli per ore ed ore.

La Costituzione garantisce lo sciopero, la libertà di riunione, il diritto d’opinione, cose che non richiedono necessariamente sfilare in corteo, che dovrebbe rimanere un evento straordinario, rispetto ad un’ordinarietà fatta di incontri pubblici, di scambi d’opinioni, di resistenza eventualmente passiva (lo sciopero).

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Età pensionabile a 67 anni? Un disastro generazionale …

24 Ott

L’Europa chiede, da tempo a dire il vero, che il sistema pensionistico italiano venga riformato. Ed è abbastanza semplice intuire cosa intendano gli altri europei per “riforma”: superamento dell’INPS di totalitaria memoria, liberalizzazione del comparto assicurativo, cancellazione delle pensioni d’annata.

E’, del resto, piuttosto improbabile che si possa chiedere ad una nazione di innovare ed ammodernare, riducendo costi e sprechi, mentre contemporaneamente si pensa di mantenere al lavoro proprio i sessantenni che, da due decenni, rifiutano modernità, trasparenza, digitalizzazione e globalizzazione.

Eppure, Silvio Berlusconi pensa di portarci tutti a 67 anni di età pensionabile, credendo, così facendo, di accontentare sia l’Europa ed i mercati sia i sindacati e sinistre, che, incredibilmente, continuano a barattare il vecchio per il nuovo, riducendo i posti di lavoro disponibili per i giovani pur di “garantire” una congrua pensione per chi arrivasse a 65 anni con meno di 35 anni di contributi sulle spalle.

Vi sembra giusto?

Intanto, mancano 48 ore all’ultimatum di Merkel e Sarkozy …

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Tutti precari? Facciamo qualche distinzione …

23 Ott

Come tutti abbiamo potuto constatare in questi giorni, dietro la “denominazione” precariato, convivono realtà piuttosto diverse.

I precari propriamente detti sono solo i laureati ed il personale tecnico under40, vittime di una eccessiva flessibilità del lavoro nei settori di riferimento, che, in realtà, sarebbero perfettamente in grado di assorbirli e stabilizzarli, se non fosse per la pessima legge sulle pensioni che ci ritroviamo a causa dell’immantinenza degli enti di Stato di fascista memoria.

Poi ci sono, da una parte i lavoratori senior poco qualificati, che soffrono a causa della crisi ma soprattutto dell’arretratezza del paese, di cui sono loro stessi concausa, e tanti under30 che stentano a trovare un lavoro stabile e sono pressochè privi di qualifica, con lo striminzito diplomino da 60/100esimi che si ritrovano dopo anni di promozioni facili ed autogestioni bimestrali.

I lavoratori precari sono un’altra cosa: sono qualificati, hanno esperienze consistenti di lavoro, cercano di migliorare la propria posizione e di tenersi il lavoro.

Tre mondi diversi, di cui uno solo, quello dei veri precari, andrebbe tutelato, ma non lo è, mentre per gli altri due non esiste una legge che includa, come generalmente in Europa,  l’accesso alla formazione ed al volontariato, oltre che un’effettiva ricerca di lavoro, come conditio sine qua non per accedere a sussidi e status protetti.

E’ corretto e legittimo definire “precari”, persone che in realtà non studiano e non hanno studiato per “imparare un mestiere” o migliorare una qualifica, che non cercano lavoro in base a cosa sanno fare realmente, che, pur stando senza far nulla, non chiedano di esser aiutati/coinvolti in quel sistema di volontariato che ci costa un occhio della testa in tasse?

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Roma, la Val di Susa ed il Fight Club

23 Ott

Ad una settimana dalla manifestazione convocata dal Partito della Rifondazione Comunista ed altri, che ha coinciso con l’ennesima devastazione di Roma a causa di “black bloc infiltrati”, gli arresti si contano ancora sulla punta delle dita.

In tutto tredici, incluso un gruppetto di amici dei Castelli Romani dall’aspetto dark e che poco sembra avere a che fare con gli scontri, l’ormai arcinoto Er Pelliccia, lanciatore di estintori in Mondovisione, ed un antiTAV, già noto alle forze dell’ordine. Dimenticavo, c’è anche un giovane lavoratore rumeno, forse lì senza scopi violenti, pensando che a Roma sarebbe stato come a Madrid o Londra.

Arresti tutti da perfezionare, sia per gli aspetti legati alle indagini sia per quanto relativo il dato antropologico generale .

Da un lato è impensabile che chi si vesta di nero, per altro colore principe della moda e delle discoteche, debba cambiarsi d’abito prima di andare ad una manifestazione. Sono i black bloc ad aver trasformato “il nero” in una divisa, ma è la polizia a cadere, eventualmente, in equivoco.

In secondo luogo, Er Pelliccia. Un ragazzo a modo per i genitori, un pericoloso soggetto a vedere le foto. Ventiquattro anni ed, a leggere gli articoli, non sembra lavorasse o studiasse. Non ho capito perchè i genitori siano così stupiti di ritrovarsi, purtroppo per loro, il “mostro” in prima pagina.

Un “non sembra lavorasse o studiasse” che ritorna con persistenza dalle tante interviste televisive di questi giorni, fatte a leader di base della cosiddetta “rivolta sociale”. Un ripetersi di “lavoro che non c’è”, “di crisi che affama il popolo”, “di abbandono da parte dello Stato”; mai un dire “ho studiato non mi trovo nulla”, “ho cercato di inserirmi”, “ho fatto corsi”, “ho perso il lavoro perchè …”.

Una marginalità che vuole lavoro ma non cerca qualificazione e meritocrazia. Qualcosa di molto, molto diverso dagli “operai specializzati” della FIOM di Landini, questo va detto, e non si capisce perchè e per come Ferrero o Maroni vogliano metterli tutti assieme.

E qui arriviamo all’antiTAV arrestato ieri a Chieti, in procinto di partire, dopo Roma, per andare in Val di Susa, che si spera proprio venga condannato con severità se non collaborerà con la giustizia, facendo i nomi di tutto il network cui appartiene. Qualcosa di simile potrebbero, forse, fare gli abitanti della Val di Susa, dove finora i violenti hanno potuto contare sulla “non ostilità” della popolazione.

E’ dal G8 di Genova che abbiamo dovuto prendere atto dell’esistenza di questi personaggi. All’epoca, l’attenzione fu distolta dalla morte di Carlo Giuliani e dai pestaggi avvenuti nella scuola media, ma pochi ricordano, ormai, che i fatti degenerarono anche perchè le Tute Bianche rifiutarono, ad assalti già iniziati più avanti, il momentaneo alto là delle forze dell’ordine.

Oggi, abbiamo un piccolo network di “teste calde” che si ispirano al noto film “Fight Club”, è da lì che prendono la “divisa nera”, è quello lostile dei piccoli devastatori di scuole medie e superiori, è quella la divisa in black che “sfoggia” Er Pelliccia con i due amici ai giardinetti.

Fight Club è una parola a doppio senso, ricordiamolo, e significa sia Circolo del Combattimento sia Fascio (mazza fasciata per l’esattezza) da Combattimento …

Siamo partiti col legittimare gli Antagonisti e con il coccolare Ultras e Centri Sociali ed, oggi, siamo ai piromani ed agli iconoclasti.

Ci siamo persi qualcosa?

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Black Bloc a Roma e la Sinistra divisa

18 Ott

La Repubblica riporta che, riguardo l’aiuto da dare alle forze dell’ordine, la posizione di Ateneinrivolta: “Assolutamente no, siamo contro ogni tentativo di repressione e criminalizzazione del movimento”.

Va da se che un’organizzazione che non intende collaborare con le forze dell’ordine non può convocare cortei e manifestazioni, in un paese democratico e legalitario. Qualcuno dovrebbe spiegarlo agli studenti degli atenei in rivolta …

Una posizione che non trova una netta e legalitaria contrapposizione a Sinistra, dato che, tra le tante organizzazioni che hanno emesso comunicati, solamente la Rete Universitaria Nazionale e la Federazione degli Studenti non mostrano  “sulla necessità di aiutare le forze dell’ordine, nessun tentennamento: “Si, le aiuteremo”. Le motivazioni: “Chi ha sfregiato la giornata di sabato sapeva di non poter convivere con questo movimento, dunque ha preso piazza S. Giovanni con la forza.”

Riguardo le devastazioni e gli incendi di sabato scorso a Roma, ricordiamo che si sono così espressi:

  • Valentino Parlato sul Manifesto, “A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, … aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile”;
  • Pierluigi Bersani, segretario del Pd, “E’ indispensabile un rigoroso isolamento dai movimenti che hanno manifestato pacificamente di chi si è reso protagonista di questi gesti inaccettabili”;
  • Nicky Vendola, Sinistra e Libertà: “Minoranze di teppisti, di black bloc che sono in azione per togliere la scena agli ‘indignati”;
  • Beppe Grillo, leader a 5 stelle: “E’ andata esattamente come previsto. Bersani e Vendola hanno la stessa dignità di Ponzio Pilato”;
  • Paolo Ferrero, di Rifondazione Comunista: “Il movimento è stato stritolato da un’aggressione politica e anche fisica”;
  • Alberto Perino, leader No-TAV: “Io a Roma non c’ero. Non mi fido di quello che ho letto sui giornali”;
  • Antonio Di Pietro, leader Italia dei Valori: “Si deve tornare alla Legge Reale. Anzi bisogna fare la legge Reale bis”.

Posizioni a di poco contrastanti, specialmente se consideriamo che, da Perino a Di Pietro, passando per Grillo, Bersani, Vendola e Ferrero, si tratta di un’unica coalizione se solo andassimo a guardare come sono composte le giunte dei comuni.

D’Alema, intanto, parla di una possibile vittoria elettorale al 60% …

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Indignati, con sdegno e senza rabbia

17 Ott

Se un osservatore alieno dovesse inviare un brief report sulla nostra Italia non avrebbe affatto l’imbarazzo della scelta nel condensare la situazione in alcuni fatti che parlano da se.

Il paese non ha attualmente una centrale di spesa e di monitoraggio autonoma rispetto al Governo, dato che non viene nominato il Governatore. Intanto, nonostante sia una nazione ricca e sostanzialmente operosa, la scadenza del default (insolvenza dello Stato) non è, forse, così lontana come si potrebbe credere.

Il Governo non ha una politica finanziaria visto che è andato sotto, giorni fa, proprio sul bilancio generale dello Stato. Tra l’altro, ricordiamolo, ha negato la crisi finanziaria, non ha tenuto fede al programma elettorale in materia di fiscalità e di infrastrutture e stava andando in ferie agostane, se non fosse arrivata l’Europa a ricordarci che c’era un disastro in corso.

Il Parlamento non ha una maggioranza, dato che il tutto, da un anno, si regge su una dozzina di voti ed anche meno. Il principale partito d’opposizione, il Partito Democratico, è alla paralisi e, salvo il gruppo che fa capo a Zingaretti, non avanza proposte e programmi da molto tempo. Anzi, ha recentemente fatto capire a chiare lettere che non intende agevolare la nascita di un governo tecnico per la legge elettorale e la finanziaria.

Il Presidente della Repubblica, un nobiluomo, non può sciogliere le Camere perchè non si può andare a votare con una legge elettorale che non funziona e non può avvicendare il Governo senza la collaborazione del Premier perchè glielo impedisce, naturalmente, la legge elettorale che non funziona.

I Sindacati non riescono a darsi una veste unitaria, oltre che garantire la democrazia interna, e, stando così le cose, non possono rappresentare unitariamente i lavoratori. La Confindustria continua a pensare agli investimenti ed alle infrastrutture senza chiedere anche interventi per garantire maggiore legalità nel paese, più celerità nei processi penali, più certezza della pena/sanzione per i disastri ambientali e gli infortuni sul lavoro.

La Società Civile ed i cittadini indignati vengono oscurati, nella piazza e nei media, prima da una torma di bandiere rosse, che protestavano “contro i tagli” (alla maniera greca, non in quella spagnola o inglese per intenderci), e poi da una banda di teppisti lasciati liberi di vandalizzare Roma e di assaltare i due o  tre esigui avamposti di polizia che c’erano, giusto per confermare ai media internazionali che di indignados in Italia non ce ne sono e che la drammatica deriva greca sta ispirando almeno una parte dei nostri giovani e meno giovani.

Naturalmente, in un dissesto del genere, una sentenza definitiva per un banale prestito non restituito può durare anche dieci anni, le Tasse sono al limite massimo sostenibile, la Sanità e l’Istruzione sono molto decadute, l’Agricoltura ci costa in sussidi quasi più di quanto produce, le strade sono scassate, pericolose e stracolme di cartelli,  i trasporti pubblici erano, ma non lo sono più, l’orgoglio del paese, i morti sul lavoro sono tanti e troppi, buona parte della dirigenza apicale è corresponsabile del disastro insieme alla classe politica. Ovviamente, le Mafie sono ben presenti in una buona metà del Paese, i fondi per l’Antimafia vengono decurtati ed alcuni accusati di rapporti con la criminalità organizzata o con dei cartelli finanziari occulti sono coperti dall’immunità parlamentare.

This is Italy, the Pizza Republic …

Questo, più o meno, è il quadro generale che un lettore straniero, acculturato e non superficiale, riceve dai media del suo paese e possiamo immaginare cosa stiano “captando” i ceti meno istruiti delle altre nazioni riguardo l’Italia ed il nostro “stile di vita”: mafia, disastri ambientali, donnine facili, corruzione diffusa, sanzioni poche e differite.

Dopo il (prevedibilissimo) fallimento della manifestazione romana degli autonominatisi Indignati, convocata però da anarchici e comunisti, all’Italia non resta altro che lo sdegno e l’indignazione, non la rabbia, della gente comune, che, ricordiamolo, non ama manifestare sotto la bandiera di alcuno e che in Italia non è ancora scesa in piazza, a differenza degli altri paesi europei.

Ed è proprio di queste persone che si sta nutrendo l’istanza di rinnovamento nelle altre nazioni: le persone comuni, quelle che facendo dei lavori ordinari sanno come funzionano le cose e come andrebbero cambiate.

Lo sdegno non può essere fermato da un manipolo di ragazzini violenti o da un legislatore inadeguato oppure dai media che non danno voce alle istanze concrete di riforme.

Ordinary people, common law: la Storia siamo noi, la Storia continua.

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Indignati a Roma? Nulla di nuovo

15 Ott

Oggi, è il Giorno dell’Ira. In tutto il mondo si prevedono manifestazioni sostanzialmente pacifiche alle quali, si prevede, parteciperanno cittadini qualunque sdegnati dalla incipiente cleptocrazia, che si sta affermando in molti stati.

In Italia, le cose vanno un po’ diversamente.

Innanzitutto, non è il Giorno dell’Ira, ma il “giorno della rabbia”.  L’ira è lucida, concreta, efficiente, produttiva. La rabbia è emotiva, impulsiva, confusa, distruttiva. Dies Irae è il “giorno del giudizio”, del render conto: non della resa dei conti, come qualcuno vorrebbe.

Due modi del sentire “personale” molto diversi tra loro anche in termini “collettivi”: l’ira è “etica”, la rabbia è “sociale” …

E così andando le cose, non risulta affatto strano che, solo in Italia, si siano già verificati “assalti” e tentativi di “occupazione” molto più affini alle prassi dei black bloc e dei centri sociali, piuttosto che ai sit in newyorkesi o spagnoli.

Non è un caso che la manifestazione romana di oggi sia stata convocata, in larga parte, da organizzazioni del “solito e noto” arcipelago postcomunista italiano, con l’adesione di Bertinotti e Ferrero: Popolo Viola, Indignati, Draghi Ribelli, A Sud, Action, Altramente, Arci, Atenei in Rivolta, Attac Italia, CIB – Unicobas, COBAS, Comitato 1° ottobre, Controlacrisi.org, Costituente dello Sciopero Precario, CPU – Coord. Precari dell’Università, CUB – Confederazione Unitaria di Base, Democraziakmzero, ESC, Fair Watch, Federazione Anarchica Italiana – Roma, Federazione della Sinistra, FGCI – Federazione Giovanile Comunisti Italiani, Flare, Forum Diritti Lavoro, Giovani Comunisti, Gruppo Abele, Il Popolo Viola, Laboratorio Politico “Alternativa”, Legambiente, Liberazione, LINK – Coordinamento Universitario, Lunaria, Osservatorio Europa, PCL, P. CARC, PDCI, PRC, Radio Vostok, R@P – Rete per l’Autorganizzazione Popolare , Rete@Sinistra, Rete 28 Aprile – CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Rete Salernitana per il 15 ottobre, Rete Viola, RIBALTA – Alternativa Ribelle, SEL, Sinistra Critica, Sinistra Euromediterranea, Snater, Terra del Fuoco, Tilt, Uisp, UDS – Unione degli Studenti, Un ponte per, Unicommon, Uniti per l’Alternativa, USB.

Non è, dunque, un mero errore di trasposizione linguistica, parlare di “rabbia” anzichè di “ira”: sono sempre “loro”.

E tra “loro”, oltre a tantissime brave persone, ci sono anche quelli di Genova e quelli della Val di Susa, quelli degli edifici danneggiati a colpi di vernice e quelli dei bancomat sfasciati, quelli che credono che gli edifici pubblici possano essere occupati e quegli altri che son convinti che i parlamenti possano essere invasi.

Compagni che sbagliano … per troppa rabbia …

C’è anche De Magistris, in nome di una città, Napoli, forse adirata, ma certamente non rabbiosa, e di un Popolo Viola, che ancora non ha un riferimento per le elezioni nazionali, ma non si comprende davvero quale sia il nesso che può unire un liberale ed un meridionale come il nuovo e promettente Sindaco di Napoli ad un Ferrero, rigidamente ancorato ad un approccio millenaristico.

Una presenza “sana” ma, probabilmente, minoritaria in questa manifestazione piena zeppa di bandiere rosse e di cappucci neri, che si preannuncia “a rischio”, visto cosa è già accaduto a Milano e Roma nei giorni scorsi.

Come andrà a finire? Lo sapremo tra poche ore, perchè, come fa notare il capo della polizia, Antonio Manganelli, “il problema è che non comanda nessuno e dunque bisognerà vedere chi prevarrà tra le diverse anime”.

Come a Genova …

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Berlusconi lascia tra qualche mese, si va al governo tecnico?

1 Set

La manovra, che il Parlamento si ripromette di varare, somiglia sempre di più ad un enorme TIR, pieno di scatoloni vuoti ricoperti da etichette tra le più disparate, alcune ben apposte altre staccate e riappiccicate, come dimostrano gli strappi sul cartone dello scatolone più vicino.

Un TIR che non riesce a far manovra per uscire da un enorme slargo ed imboccare una qualunque via, semplicemente perchè lo sterzo è bloccato, ci sono tre autisti al posto di uno, i semafori lampeggiano all’impazzata ed i freni (l’Opposizione e gli altri poteri) sembrano proprio non funzionare.

Un enorme veicolo che è esso stesso, in realtà, il tesoro da trasportare, perchè si tratta dell’Italia e del suo futuro.

L’Europa chiede di rientrare di soli 80 miliardi di euro in tre anni, su un PIL che è 25 volte tanto: non sarebbe un’impresa affatto difficile, se non fosse che Lorsignori hanno raschiato il fondo del barile e, adesso, si tratterebbe di toccare i loro interessi ed i loro quattrini.

Prendiamo atto che questo Parlamento proprio non riesce a legiferare (vedi il caso di L’Aquila), che questo Governo ha già troppo spesso emanato norme incostituzionali, che questa classe politica ha concluso il suo ciclo e che i fatti giudiziari stanno iniziando a raccontare abissi peggiori di Tangentopoli.

Ci vorrà ancora un mese, mentre i ministeri rientrano dalle ferie ed il paese prende atto del disaccordo e della inconcludenza di tanto discutere, dopo di che, i mercati non sono mai pazienti, non resterà che andare al  governo tecnico istituzionale per la manovra e le elezioni.

D’altra parte, è lo stesso premier, Silvio Berlusconi, a pensare che non ci sia altra strada … altrimenti, perchè affermare: “Tra qualche mese me ne vado …vado via da questo paese di merda…”.

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