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Il PD e la Sinistra sono votabili?

12 Mar

Il fantasma dell’astensionismo terrorizza la Sinistra italiana, sia che parliamo di PD e di ex Democrazia Cristiana sia che  di ‘antagonisti’ ed ex comunisti.

Ma perchè molti italiani potrebbero decidere di non votarli, costi quel che costi?

Potremmo partire dalla balzana idea di Prodi, D’Alema e Visco di finanziare l’elefantiaco sistema sanitario italiano grazie alle accise sui carburanti proprio mentre l’attenzione e il controllo sulle emissioni e sui consumi diventava stringente.
Oggi, infatti, l’Italia consuma almeno il 10% di benzina in meno rispetto ad allora e … ecco che arrivano tagli su tagli alla Sanità pubblica, con il risultato che a Roma per una visita specialistica servono circa sei mesi, ma i media – a partire da Repubblica e Rai del posto – che mica insorgono invocando la libertà di cura … e il diritto minimo alla salute.

Oppure potremmo parlare dell’Inps che è stata trasformata in una specie di compagnia assicuratrice – come Generali o Lloyds – che – oltre agli interventi ‘sociali’ per i quali nacque e che sono del tutto impropri per una public company – ha in concessione dallo Stato le pensioni di coloro che lavorano, ma senza un appalto, un comitato parlamentare di controllo o, almeno, la Consob e Cassa Depositi e Prestiti che mettano naso.
Ovviamente, accade che l’Inps faccia a modo suo. Ad esempio non esigendo dai datori di lavoro i crediti accumulati dall’ex Inpdap. Oppure non parametrando al costo della vita le pensioni che eroga agli invalidi. Peggio, intevenendo con circolari non impugnabili in nessuna sede sui diritti che le persone hanno contratto con lo Stato italiano e non con una ‘company’.

E che dire dei servizi sociali e sociosanitari, ormai del tutto esternalizzati e spesso appaltati in modo anomalo ai soliti noti, per i quali nessuno controlla insieme agli utenti che vi sia trasparenza, riservatezza e qualità … pur essendo questo obbligatorio per le norme europee sulle forniture pubbliche.
Del tutto prevedibile che poi non si sappia bene come finanziare queste attività, che salti fuori che occupano immobili pubblici a prezzi stracciati, che i bilanci delle onlus vedano raramente economie od attivi eppure sono ‘non a fini di lucro’ …

La riforma del Titolo V per il Federalismo congegnata da D’alema e Amato è stata un drammatico insuccesso … se è proprio la Commissione Stato-Regioni a far da tappo a qualunque accordo o combiamento dello status quo, bloccando il Patto di Stabilità e le assunzioni locali da anni.

E ci sono le leggi sulle pensioni ‘volute’ da Monti – Fornero (ma votate dal PD e da NCD) che erano temporizzate al superamento della crisi e non, come stanno facendo Renzi – Poletti, per essere utilizzate a perpetuo puntello del Fiscal Compact, mentre spendiamo miliardi e miliardi per salvare banche e cooperative.
Dunque, come dimenticare che fu Giuliano Amato (e poi Dini) a salvaguardare le esose pensioni d’annata che proprio non potremmo permetterci? Oppure che Enrico Letta si apprestava a far votare la riforma Damiano che sbloccava questa vergogna, allorchè Matteo Renzi – con un blitz degno del migliore golpista – prese in un colpo solo partito e parlamento?

Dulcis in fundo, a sinistra del PD, ci sono personaggi come Marino, Crocetta e Vendola, di cui in tanti vorremmo comprendere cosa abbiano imparato dall’esperienza di pubblici amministratori, vista la quantità di scandali e disastri in cui le loro giunte furon coinvolte.

Crollati indegnamente sia il modello sovietico sia quello francese e finito l’alibi dell’antiberlusconismo,  questo è il PD e, più in generale, questa è la Sinistra che fino ad oggi ne ha sostenuto retorica e bugie per poi lagnarsene a babbo morto.

La gran parte degli italiani non conosce le follie su menzionate, ma ne assaggia quotidianamente i nefasti effetti.
Dunque, ci spieghino perchè votarli.

Demata

 

 

La fallimentare Sinistra francese alla disperata ricerca di una guerra

10 Mar

In Francia, la Sinistra è mobilitata contro la riforma del mercato del lavoro e, solo nel mese di marzo, si prevedono centinaia di manifestazioni, treni e trasporti pubblici fermi, città paralizzate e, a fine mese, lo sciopero generale.

Intanto, nel paese si contano almeno 3,5 milioni di disoccupati, le casse previdenziali in deficit da almeno 40 anni e il comparto industriale non brilla certo per flessibilità alla domanda di mercato.

I fatti sono evidenti:

  1. un sistema di welfare che, nel 2010, incideva sulla spesa pubblica per il 57% del PIL, paralizzando qualsiasi forma di investimento o ripresa
  2. i contributi elevati e la regolamentazione del mercato del lavoro che, secondo dati dell’OCSE del 2010, portavano la tax wedge della Francia a superare di almeno 13 punti percentuali alla media dell’OCSE su tutti i livelli di reddito familiare
  3. il conseguente alto livello di disoccupazione, che dal 1980 non cala al di sotto del 10%, salvo rare eccezioni
  4. il deficit di budget cronico (l’ultimo surplus è stato registrato nel 1974) e la combinazione di una crescita debole e di un sistema di welfare sempre più pesante.

Il programma elettorale di Hollande aveva promesso la rinegoziazione del Fiscal compact e degli statuti della Banca Centrale Europea, senza spiegare agli elettori che – nel caso – si sarebbe pervenuti ad un costo più basso del welfare, ma a discapito del tenore di vita a livello nazionale nel medio termine.

Un tipico stratagemma del Partito Socialista francese di Mitterand, ma all’epoca la Francia batteva ancora moneta, aveva ancora le ‘colonie’ e – soprattutto – Cina, India e Brasile non erano ancora sufficientemente industrializzati.

Finito l’Imperialismo coloniale figlio della Rivoluzione, finito il modello di Welfare redistributivo francese e sinistrorso … i paesi del Terzo Mondo ringraziano ..

Dunque, ad Hollande ed ai socialisti francesi (cioè alla Sinistra europea) non resta altra soluzione che ‘ritirarsi in buon ordine’ come fecero i comunisti sovietici e come suggerì Foucault già nel 1976 o continuare a disinformare la base elettorale promettendo un Welfare diffuso che senza l’Imperialismo coloniale qui in Europa non sarebbe mai esistito.

Hollande e la Sinistra (europea) di fare abiura e pentimento per un modello economico che fa acqua proprio non ne hanno voglia (lo sappiamo bene anche noi italiani). Anzi, sono proprio loro ad aver ‘sostenuto’ la folle politica della Grecia, sperando che si aprisse una crepa nel contenimento del debito pubblico imposto dall’UE a tutti gli stati membri.

Dunque, così andando il mondo, alla Sinistra francese non resta che la seconda via: promettere il Bengodi perchè il ‘mondo può essere migliore’ e poi annunciarne la fine del Bengodi ‘perchè i peggiori hanno vinto’ … cercando intanto di pervenire alla più classica delle soluzioni: la guerra.

Prima Hollande ci ha provato in Siria, subito dopo gli attentati di Parigi, attaccando Isis senza coordinamento NATO e così dando la possibilità a russi e turchi di incrementare notevolmente il teatro bellico.
Adesso Hollande ci prova in Libia, interferendo con il percorso diplomatico  ‘italiano’ che punta a pervenire ad una sorta di ‘protettorato’ alla stregua di quello instauratosi tra Italia ed Albania, ad esempio.

Essendo italiani, confidiamo negli scioperi francesi e nello stallo politico della Francia che potrebbero favorire l’export ed il ‘peso’ italiano all’estero … ma sorgono spontanee alcune domande.
I nostri sindacati (a partire dalla CGIL) e la nostra Sinistra italiana (a partire da La Repubblica) conoscono le obiezioni di Foucault del 1976 al modello economico ‘socialista’ avanzate ben prima che sul mondo incombessero il Tatcherismo, il Reaganismo e il Neoliberismo?

Ma, soprattutto, senza scomodare la cultura quella vera, la Sinistra (non solo italiana) conosce semplici proverbi come “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, “Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca”, “Non tutte le ciambelle escono con il buco”, “Non tutto il male vien per nuocere”, “Ogni lasciata è persa”, “Ogni promessa è debito”, “Ognuno tira l’acqua al suo mulino”, “Chi dice ciò che vuole può sentire ciò che non vorrebbe” …

Demata

Unità a Sinistra? Ci vuole prima una linea comune …

9 Dic

Pisapia, Doria e Zedda – su Repubblica – lanciano l’appello a politici ed elettori: “Non rischiamo l’effetto Francia, la sinistra vada unita alle elezioni, ricordiamoci come si vince”.

Bella idea, ma fatto sta che Poletti, Camusso, Boeri, Damiano, Fassina e Renzi abbiano idee molto molto diverse riguardo pensioni, esodati, disoccupati, ripresa industriale, diritti e servizi … la salute dei malati, le unioni gay … le banche … Roma Capitale … la pubblica amministrazione … eccetera eccetera.

Non a caso in Francia il Fronte Nazionale vince promettendo cose ‘semplici’: pensioni a 60 anni, protezionismo industriale, lavoro per i giovani e le donne, laicità e centralità dello Stato, ritorno delle politiche valutarie.

Senza parlare della solita spocchia che impedisce alla Sinistra di confrontarsi con chi diverge dai ‘santi tabù’ del cosmopolitismo e del consociativismo ad ogni costo, con il risultato che persino le aree metropolitane di Parigi e Lione preferiscono Sarkozy ad Hollande.

Potrebbe rivelarsi davvero una pessima idea quella di chiedere ancora una volta consenso e voti non sulla base di un programma ma solo per ‘ricacciare i fascisti nelle fogne’.

Infatti, Giuliano Pisapia, Marco Doria e Massimo Zedda sono i sindaci di Milano, Genova e Cagliari e ben sanno quali danni sociali (povertà, sicurezza, giovani, anziani, malati) si stanno radicando a causa dell’incapacità – della Sinistra in generale – ad intervenire su assistenza e previdenza a causa sia della atavica contiguità con sindacati, cooperative, onlus che della recente convergenza con apparati pubblici e finanziari.

Ad esempio … troviamo i soldi per salvare alcun note banche e li troveremo anche per rimborsare in parte gli investitori, come li troviamo per le pensioni d’oro ma … non ce ne sono per sbloccare le pensioni ‘normali’ o i salari ‘minimi’.
Oppure siam pronti a difendere l’esposizione dei simboli cattolici nei luoghi di istruzione pubblica, dove vengono educate le nuove generazioni, ma … i diritti degli omosessuali o quelli ‘alla privacy’ come i ‘conflitti di interessi’ e le ‘sliding doors’ possono attendere.

Pejus … che posizione prende ‘il Partito’ quando – ad esempio – in una Regione o in un Comune importante il Governatore o il Sindaco ‘rossi’ si ritrovano a metà consigliatura a non riuscire a garantire neanche i servizi essenziali alla Sanità o alla Sicurezza stradale?

Sarebbe il caso che la Sinistra si dia una linea.

Demata

Sanità Lombardia: la Lega tutela gli immigrati irregolari, la Sinistra di Renzi meno della metà

19 Apr

In dieci anni la Regione Lombardia ha acccumulato un credito di 100 milioni verso lo Stato per le cure mediche prestate ai 100mila stranieri presenti in Lombardia senza il permesso di soggiorno (37.500 solo a Milano, dati Orim-Ismu).

Questi 100 milioni li deve alla Regione Lumbàrd il ministero dell’Interno, che notoriamente langue di divise e benzina, oltre che di organici e stipendi, e che afferma di volerne versare meno della metà, 40 milioni tanto è quanto ‘passa il Governo’ Renzi.

Rincari pisapia Dracula-2Ma “il Pirellone è costretto a rimborsare le prestazioni sanitarie offerte dagli ospedali praticamente in tempo reale, altrimenti più nessuna azienda sanitaria se ne farebbe carico. È la Regione, in pratica, ad anticipare i soldi che poi dovrebbe ricevere dal governo. Di qui il maxi credito ormai più che decennale con Roma. Ma è giusto che il ministero dell’Interno ritardi a pagare e addirittura chieda di fatto di forfetizzare le cure prestate in cambio di un rimborso più veloce, ma comunque che si trascina da anni?” (Corsera)

Così accade che sia Matteo Salvini a tuonare per ottenere i denari che vanno in servizi agli immigrati irregolari e che sia Matteo Renzi a proporre un forfait con Pisapia che straparla di leghisti che vogliono cannoneggiare i barconi …

A proposito, seppur come partenopeo ho serie difficoltà a votare Lega, devo ammettere che il volantino della Lega spiega molto bene al Sindaco Pisapia quale sia l’unica persistente differenza tra Destra e Sinistra: le tasse.

originale postato su Demata (blogger dal 2007)

Destra, Sinistra? On. Pisapia … ci faccia il piacere

18 Apr

Ieri sera, nel salotto buono di Lilly Gruber, ci siamo sorbiti il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ci spiegava che c’è ancora bisogno di Destra e di Sinistra.

Incredibile davvero che una persona colta come Pisapia non sappia che ‘destra’ e ‘sinistra’ sono due categorie ‘massoniche’ e che il buon Collodi, nel raccontare ‘del Gatto e della Volpe’, spiegò anche come funzionava il Paese degli Acchiappacitrulli.

Ma il peggio è arrivato quando gli si è chiesto in cosa differissero Destra e Sinistra.
Secondo Pisapia, in poche parole, quelli di Sinistra son quelli che accolgono a tutto spiano i migranti e vogliono le nozze gay o poco più. Quelli di Destra, invece, son quelli che chiedono di ‘prendere a cannonate’ i barconi …

Infatti, le Regioni che provvedono con maggiore efficienza e sensibilità all’accoglienza sono quelle dove la Lega domina, mentre quelle dove emergono infami scandali a danno di poveri cristi (vedi Mafia Capitale) son proprio quelle governate dalla Sinistra.

Geniale davvero, il sindaco di Milano, solo un po’ datato: è nato nel 1949, in piena Guerra Fredda …

originale postato su Demata (blogger dal 2007)

Il caso Hollande, Matteo Renzi ed il crepuscolo della Sinistra europea

6 Set

In questo scorcio d’estate, tra le tante drammatiche vicende in corso, troviamo il crollo verticale della sinistra nel settore in cui ‘da sempre’ si è autonominata egemone e ultacompetente: la questione morale e le politiche sociali.

Il colpo di grazia, forse, è stato nell’intervento della BCE sui tassi, sui bond e sui mutui o finanziamenti a famiglie e imprese: la banca cassiera è dovuta intervenire perchè in Francia e Italia i rispettivi parlamenti (Hollande e Renzi) non riuscivano a legiferare adeguatamente.

Il motivo per il quale i partiti di sinistra europei non riescono a concepire e/o legiferare le riforme che servono risiede – ormai palesemente – nella loro base elettorale sempre più composta da privilegiati.

A partire dai salotti buoni dove siamo arrivati alla seconda /terza generazione di ‘intellettuali’ che fanno capo a famiglie latifondiste e imprenditoriali di provincia: facile infarcirsi di concetti metropolitani e cosmopoliti, se si nasce con qualche rendita e se a casa propria nulla cambia.

Ed, a proposito di rendite, un’altra fascia di elettori son coloro che oggi si ritrovano con qualche lauto investimento, dato che la casetta del nonno in periferia oggi è semicentrale e si affitta benissimo a chi arriva da qualche sud del mondo.

Sempre restando nelle rendite, nella base elettorale di sinistra ci sono i sindacati che – ovunque e dovunque – difendono da un decennio pensioni sovradimensionate e tagli lineari per chi ha meno di 55 anni, visto che – ovunque e dovunque – hanno qualche poltrona nei Cda delle assicurazioni e nella previdenza e … la cassa va difesa.

Ed aggiungiamo – tra i privilegiati – quel piccolo esercito che vive di sussidi e welfare, assommando un reddito reale che molto spesso è superiore a quello di un modesto lavoratore.

Leader sinistra europei leftist leaders europe

Non è avvenuto solo in Italia, ma ovunque in Europa: il libro di Valérie Trierweiler non accusa un uomo, ma un sistema culturale abitato da redivivi e effimeri farisei e tenuto in piedi a colpi di panem et circenses.

Dal quadro d’insieme emerge una sinistra – oggi come oggi – inadatta a farsi promotrice della cultura del lavoro, della protezione sociale e della responsabilità democratica: il caso Hollande scoppiato in Francia ne è solo la punta dell’iceberg e il consolidamento dell’ascesa di Le Pen ne è la riprova.
Non è un caso che Renzi il riformatore oggi  ricordi “chi si spacca la schiena” e manda avanti il Paese.

Il tutto senza dimenticare che tra Italia, Francia e Germania è lunga davvero la serie di politici di second’ordine coinvolti in scandali miserabili nell’arco dell’ultimo ventennio, specie se si confida su bastioni elettorali sempre più anziani o privilegiati.

Come anche prendiamo atto dai fatti recenti che l’Internazionale Socialista non esiste più:

  1. Matteo Renzi, segretario d’Europa, appoggia a senso unico Barack Obama, magari sperando un posto in ‘prima fila’ dalle parti di Aleppo o a Gerusalemme, perchè no, tutto fa share. Intanto, in un Parlamento dove il PD è egemone sono due anni che le riforme annaspano.
  2. la Germania del viceCancelliere SPD Sigmar Gabriel negozia sottobanco con Putin ottenendo gas in cambio di ‘cordoni umanitari’ in Ucraina e – forse – in Siria per i Russi, con buona pace di chi sperasse di spedire qualche marò anche da quelle parti.
  3. la Francia leftista di Francois Hollande è alle prese con l’integrazione forzata degli islamici in casa propria, l’espansione di Ebola nella sua Francafrique  e il disastro dei suoi complotti a Bengasi. La solidarietà tra popoli della Rivoluzione è solo un ricordo.
  4. in Inghilterra, il glorioso Labour Party di Ed Miliband sembra essere definitivamente il terzo partito e ci si prepara a ricostituire un armata nordica – con Norvegia, Danimarca e Repubbliche Baltiche – per inerporsi ai Rus ed agli Ucraini/Polacchi, proprio mentre il ricordo degli antichi fasti pagani e indoeuropei sta riemergendo potentemente.

Evidentemente, gli interessi dei lavoratori e del popolo dei diversi stati sono diversi se non divergenti, secondo i differenti partiti della Sinistra in Europa, ma  …  non secondo gli altri partiti di centro o di destra che stanno raccogliendo sempre più successi, mentre la sinistra estrema non sembra essere in grado – sono trascorsi cent’anni ormai da Rosa Luxemburg – se essere pienamente legali o meno.

Dulcis in fundo, la corrente di pensiero romana che scopre di essere sempre stata liberal dopo 50 anni di comunismo sfegatato o che molto puerilmente ritorna a Cristo perchè era un protosocialista che divideva il pane e amava tutti …

Cosa dire? My compliments … martiri e riformisti d’altri tempi si saranno stancati persino di rivoltarsi nella tomba.

Cosa chiedersi? Perchè gli elettori di sinistra continuano ad inseguire un’utopia mentre la realtà cade a pezzi. Non sarà mica  una coazione a ripetere … se il mondo politico della Sinistra continuasse ad esser tale, promettendo tot e realizzando poco, male e in tutt’altra direzione.

Come anche potremmo chiederci perchè, in Francia e Italia, tanti cittadini non hanno ancora compreso che in politica non si votano i sogni (gli ideali) ma si delegano gli uomini – questa è la realtà dei fatti – e non vincono i desideri pindarici ma il successo è sempre nell’aurea mediocritas che accontenta i più?

Dunque, prima di lanciare critiche e accuse a Matteo Renzi, se si discosta dalla ‘tradizione’, sarebbe il caso di chiedersi se si ha un’alternativa.

Originally posted on Demata

La ‘nuova Sinistra’ nei sondaggi di La Repubblica

10 Dic

La Repubblica sta proponendo ai suoi lettori un sondaggio: “Matteo Renzi ha stravinto le primarie ed è il nuovo segretario del Pd. Secondo voi quali devono essere le sue priorità?”
Il “sondaggio non ha, ovviamente, un valore statistico”, come  recita il sito, ma, essendo ormai arrivati ad 80.000 ‘voti’, un qualche valore descrittivo deve ormai pur averlo.

Il 60% dei cliccanti preferisce, più o meno in parti uguali, tre priorità: tagliare i costi della politica, con abolizione del Senato, lotta alla disoccupazione e nuove forme di avviamento al lavoro, legge elettorale maggioritaria. Ricordando che La Repubblica è (era?) molto diffusa tra i docenti, troviamo un altro 10% che va a scuola e ricerca e il 7% al rilancio della politica culturale e del patrimonio artistico.

Il restante 23% dei click si divide tra le priorità prettamente politiche, ovvero tra lotta alla povertà (6%), disarmo e riduzione delle spese militari (5%), lotta al rigorismo della Ue e rilancio della politica ambientale (4%), rapido superamento del governo Letta (3%).

Come non sono i costi della politica a vessare il Paese, bensì quelli della Pubblica Amministrazione, non sono solo le nuove forme di avviamento a creare lavoro, non quanto – almeno – lo siano meno burocrazia, meno tasse e più investimenti. E non è una legge maggioritaria la bacchetta magica per un consenso che non c’è, piuttosto i due turni con ballottaggio alla francese.

La fotografia della ‘nuova Sinistra’ che emerge dagli ‘ottantamila’ di La Repubblica non è confortante, se la politica ambientale interessa così poco nel paese delle alluvioni e delle discariche tossiche, con tot rischio di terremoti e periferie urbane ben degradate, come se si possa eludere la necessità di ‘ripartire’ da quel poco di ambiente che ci è rimasto e dalle opere pubbliche che languono da decenni.

Quale, poi, sia la distanza tra la ‘nuova Sinistra’ ed i ceti più svantaggiati è tutta raccontata da quel 7% che mette al primo posto la “politica culturale e del patrimonio artistico” a fronte di quel 6% che reclama la lotta alla povertà (che includerebbe politiche per le famiglie e salario minimo) …

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Spesa pubblica: due conti in croce

29 Giu

I dati forniti da SIOPE e diffusi mesi fa dall’Unione Province Italiane (link) descrivono la distribuzione della Spesa Pubblica italiana e forniscono – nell’estremo tentativo di salvare gli enti politici provinciali – un quadro alquanto desolante, per quanto relativo alla situazione generale, e fin troppo deludente per quanto inerente l’azione di governo esercitata da Mario Monti ed i suoi prescelti.

Infatti, mettendo in tabella i dati SIOPE-UPI sul 2011 insieme ai dati forniti dal Ministero dell’Interno e dal MIUR – riguardo le proprie spese (2010) – e dalle Regioni e Province – relativamente al numero dei consiglieri – ecco cosa ne viene fuori.

Dati che vanno letti considerando che un consigliere comunale del Comune di Sassari ci costa solo 13.338 Euro all’anno, trasferte e rimborsi inclusi. (leggi anche sui CdA, Lo scandalo degli Enti Strumentali)

Se questo è il costo dei cosiddetti ‘apparati’, ovvero dei consiglieri-parlamentari e dei rispettivi gruppi consiliari, non è che con la sommatoria – incompleta- della spesa pubblica si vada meglio.

Fatti salvi circa 11 miliardi di Euro spesi per il Ministero dell’Interno e palesemente insufficienti, non è chiaro per quali motivi l’Italia abbia una spesa per l’Amministrazione Centrale di quasi 200 miliardi a fronte di una spesa complessiva delle Amministrazioni locali di ‘soli’ 135 miliardi, in cui rientrano strade, porti, reti locali, ambiente eccetera.

Quanto ai due soli servizi (istruzione e sanità) dove Stato e Regioni hanno competenze condivise, i dati raccontano che per la scuola si spende troppo poco, mentre per la salute si spenda troppo e male.

Male non solo per i servizi scarsi o inutili che arrivano ai cittadini, ma soprattutto perchè, se le Regioni spendono tre volte tanto per ASL e ospedali di quanto spendano per tutto il resto, è presto spiegato il disastro italiano.

Infatti, con una sproporzione tale – in termini di volume finanziario e di bisogni dei cittadini da soddisfare – non è improbabile che non pochi consigli regionali siano ‘dominati’ da lobbies afferenti al settore sanitario, come non pochi scandali dimostrano, dalla Regione Puglia agli ospedali cattolici romani o milanesi.

D’altra parte, 116 miliardi di spesa sanitaria annui sono una cifra enorme che richiederebbe ben altro che una spending review, in questi tempi di crisi. Infatti, non saranno i 246.691 infermieri (10 mld di spesa annua?), i 46.510 medici di base ed 7.649 pediatri (altri 5-6 miliardi) coloro che inabissano la spesa del Servizio Sanitario Nazionale.

Dei restanti 100 miliardi va cercata e chiesta ragione ai medici ospedalieri ed ai consigli di amministrazione delle ASL, non ad altri.

Sarebbe interessante sapere anche perchè quei 300 miliardi di previdenza siano congelati nelle casse dello Stato, anzichè diventare denaro circolante, con un sistema di previdenza privata sotto controllo pubblico come in Germania.

Come anche, ritornando alle ‘spese dell’Amministrazione Centrale’ per 182 sonanti miliardi di euro, sarebbe bello sapere in cosa consistano, visto che i beni monumentali languono e le infrastrutture attendono.

Sarebbe importante sapere, anche e soprattutto nell’interesse di Roma Capitale, quanta parte di questi miliardi siano andati a costituire lo strabiliante PIL che per anni fu vanto di Walter Veltroni e delle sue giunte e di cui, da che c’è crisi, non sembra esserci più l’ombra. Ma questa è un’altra storia.

Leggi anche Tutti i numeri delle Province

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Sondaggi: ancora piccole bugie. Legge Elettorale subito!

28 Mar

Mario Monti racconta ai giornalisti stranieri che “la maggioranza degli italiani percepisce questa riforma del lavoro come un passo necessario nell’interesse dei lavoratori” e, nelle foto, è possibile notare che … gli è cresciuto leggermente il naso, come accadeva a Pinocchio nel dire le bugie.

Un sondaggio “fresco fresco”, effettuato da Digis Srl per SKY24, mostra come solo il 22% degli italiani è d’accordo con la Riforma Fornero del lavoro. Viceversa, il 36% vorrebbe una “conciliazione”, come grosso modo come chiedono i sindacati e come prevede il “vero” modello tedesco, il 26% è fermamente contrario, il 16% ritiene che non sia una cosa così urgente, il 9% non risponde proprio.

A riprova della profonda sfiducia degl iitaliani ben il 56% è contrario all’abolizione degli stage gratuiti in azienda, perchè sono “una opportunità per i giovani al primo impiego”.

Se non bastasse questo a dimostrare che “l’ottimismo” di Mario Monti e delle redazioni giornalistiche italiane è del tutto inattendibile, c’è anche il sondaggio EMG per Telecom-LA7, su una base di affluenza alle urne del 67% degli elettori, con riferimento alle future elezioni per la sola Camera dei Deputati, dato che il Senato intendono votarselo da soli:

  • Partito Democratico: 26.6% (26.0%)
  • Popolo della Libertà: 23.8% (23.6%)
  • Sinistra, Ecologia e Libertà: 8.8% (8.7%)
  • Italia dei Valori: 7.8% (7.7%)
  • Lega Nord: 7.9% (8.4%)
  • UDC: 7.2% (7.0%)
  • Cinque Stelle: 3.9% (4.4%)
  • Futuro e Libertà: 3.0% (3.2%)
  • Federazione della Sinistra: 2.0% (2.2%)
  • Verdi: 1.6% (1.6%)
  • La Destra: 1.6% (1.3%)
  • Partito Socialista: 1.2% (1.2%)
  • Alleanza per l’Italia: 0.8% (0.6%)
  • Grande Sud: 0.8% (0.9%)
  • Mpa: 0.7% (0.9%)
  • SVP: 0.5% (0.5%)
  • Radicali: 0.5% (0.6%)
  • Pli: 0.5% (0.5%)
  • Altri: 0.8% (0.7%)

Andando per aggregati elettorali, qualcosa balza all’occhio con prepotenza:

  • Patto di Vasto: 46,8% (PD, SEL, IDV, Sinistra, Verdi)
  • Centrodestra + Lega: 34,5% (PdL, Destra, PSI, Lega)
  • Terzo Polo: 11% (UDC, FLI, Alleanza)
  • Autonomie senza Lega: 2% (MPA, Sud, SVP)
  • Altri: 5,7% (5 Stelle, Radicali, Liberali, altri)

Alcuni fatti sono, dunque, evidenti se confrontati con i dati di qualche tempo fa, ad esempio mentre mezza Italia era sommersa dalla neve:

  • l’iniquità delle misure sulle pensioni e sul lavoro e dei pesanti tagli lineari in corso spinge l’elettorato “verso sinistra” e lo sta facendo in modo indistinto quasi fosse semplicemente un “porto sicuro”;
  • un futuro governo di centrodestra non sembra avere i numeri e, comunque, avrebbe una vita difficile e probabilmente breve. Ciò anche considerando la cooptazione di una parte del Partito Democratico (Veltroni, Fioroni, Letta) in una Grosse Ammucchiata con il Terzo Polo e senza la Lega;
  • le spinte autonomistiche appaioni irrilevanti su scala nazionale;
  • la necessità di accordi locali tra partiti maggiori ed UDC o Lega, per le amministrative, non dovrebbe più condizionare così pesantemenre le alleanze nazionali, se parliamo di una Camera con 3-400 deputati: i numeri della Lega e del Terzo Polo sono sostanzialmente statici.

L’abbraccio “fatale” tra Partito Democratico e Mario Monti non ha gambe lunghe, visto che la migliore “Grosse Ammucchiata” è rappresentata da un governo di “Unità Nazionale” (cosa un po’ diversa …) con PD, Terzo Polo, IDV ed Autonomie (41% circa), all’opposizione  il Centrodestra + Lega a circa il 35% e SEL a circa il 9%, un congruo 33% dell’elettorato che, messo dinanzi ad una proposta seria, potrebbe decidere di andare a votare … ed un premio di maggioranza che è ancora tutto da decidere.

Ovviamente, se il Parlamento dovesse ostinarsi a lavorare sulla cosiddetta “bozza Violante”, che non consente agli elettori di votare per il Senato, la necessità di votare prima per le Politiche è impellente se vogliamo evitare, come accaduto da 20 anni, che piccoli partiti o gli “outsider delle Primarie” od i “capibastone locali” stravolgano il quadro nazionale, facendo leva sugli esiti delle Amministrative.

La priorità, dunque, non è chiedersi se esiste un’alternativa a Mario Monti, domanda alla quale non c’è risposta se non si è a conoscenza di quale sia la legge elettorale con cui si andrebbe a cercare tale “alternativa”.

La priorità è votare una legge elettorale. Subito.

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Riformare il catasto … a Roma?

29 Feb

Il governo conferma, nell’Atto di indirizzo firmato dal premier Mario Monti, la volontà di riformare – fiscalmente e non solo – il settore immobiliare e il sistema estimativo del catasto per il “riequilibrio del sistema impositivo” ed il “graduale spostamento dell’asse del prelievo dalle imposte dirette a quelle indirette”.

Una bella idea? Forse, ma, …

Apparentemente, l’idea di mettere ordine al settore immobiliare non è errata, anzi. Il problema, però, è che possa essere troppo “ambiziosa”, ovvero che si finisca per avallare e legittimare deformazioni del mercato impressionanti.
Come esempio potremmo considerare Roma Nord, dove decine di migliaia di persone ha comprato appartementi nel nulla ad un prezzo pressochè doppio rispetto a tante abitazioni preesistenti, di pari livello e con parcheggi, viciniori a scuole, supermercati, farmacie e stazioni della metro o capolinea dei bus, che, viceversa, hanno visto crollare del 30% il proprio valore.

Come la mettiamo con il valore catastale? Qualcuno è disposto a rivalutare al ribasso l’enorme periferia capitolina, edificata dai palazzinari di turno e pressochè “nel nulla”?

E, parlando di catasto e di Roma, teniamo conto anche che gran parte del “popolo romano” vive ancora “entro le mura” in edifici spesso splendidi, non potrà di sicuro pagare le tasse ed i tributi per edifici fortemente rivalutati.

Come sarà impensabile che abitazioni di (extra)lusso possano andare in fitto o comodato d’uso per quattro spiccioli ad un assegnatario o restare con lo sfratto bloccato da decenni “per esigenze abitative”. Ed altrettanto andrà valutato per l’enorme messe di villette e palazzetti abusivi e poi condonati, che oggi rappresentano ormai un bene di lusso, specie se sono solo a pochi  chilometri dal Colosseo, e comunque hanno un certo valore, se sono a pochi passi da un ospedale, una sede consolare, un centro studi universitario.

Tutta gente che dovrà andare ad abitare altrove, sempre più in periferia, dove dovranno essere costruite nuove case, nonostante la popolazione non sia affatto in aumento, con i relativi servizi ed il solito degrado.

Sarebbe auspicabile che Mario Monti garantisca l’impossibilità di “cambi di finale” – ci sono i precedenti delle pensioni e degli F35, oltre che delle liberalizzazioni – e dia al Paese ed al Presidente Napolitano, la cui firma avalla tutte le leggi, opportune garanzie che tra Governo proponente e Parlamento emendante  non ci troviamo di fronte ai prodomi di un nuovo bagno di cemento per la nostra povera Italia ed al definitivo smantellamento del contesto sociale metropolitano.

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