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TikToK? Ecco come proteggere i figli

7 Dic

TikTok è una piattaforma di condivisione video in cui gli utenti possono guardare, creare e condividere video girati sui telefoni cellulari.
Il requisito di età ufficiale di TikTok è di 13 anni. Gli utenti di età compresa tra 13 e 15 anni hanno come impostazione predefinita un account ‘privato’, che blocca la messaggistica privata e consente solo agli amici di commentare i propri video. Solo gli utenti di età superiore ai 16 anni possono registrare video in diretta o utilizzare la funzione di messaggistica privata.

Vediamo in sintesi come gestire questa App al meglio, seguendo le indicazioni di Panda Security, un’azienda fondata nel 1990 da Mikel Urizarbarrena, nella città di Bilbao, in Spagna, si occupa di sicurezza cibernetica producendo, tra l’altro, l’omonimo software antivirus ed ha una apposita pagina (link) riguardo l’uso sicuro di TikTok da parte dei minori.

Rischi

  • Esposizione a contenuti inappropriati nei feed “Per te”
    Le linee guida di TikTok impediscano agli utenti di condividere contenuti illegali o inappropriati all’interno dell’app, ma i video non vengono monitorati e controllati manualmente. Vengono utilizzati algoritmi digitali per filtrare i contenuti che violano le linee guida di TikTok, ma questo non da la certezza che nessun contenuto inappropriato possa filtrare e farsi strada sugli schermi degli utenti.
  • Contatto con sconosciuti
    Con oltre 1,1 miliardi di persone che utilizzano TikTok, il potenziale per comunicare con estranei è alto. Gli utenti di età superiore ai 16 anni hanno come impostazione predefinita un account ‘pubblico’ visibile a chiunque e possono comunicare liberamente. Queste impostazioni possano essere regolate per consentire una maggiore privacy, ma esisterà sempre la possibilità di contatto con estranei.
  • Cyberbullismo
    Social media e cyberbullismo vanno di pari passo e TikTok non fa eccezione. Una delle principali forme di cyberbullismo che si verifica sempre più all’interno di TikTok è il body shaming.
    Utenti famosi hanno raccontato di vergognarsi del corpo nella sezione commenti dei loro video e di aver a che fare con una serie infinita di commenti dannosi sulla forma e le dimensioni del loro corpo. Ciò può avere effetti di vasta portata sugli utenti più giovani che si stanno ancora sviluppando mentalmente e fisicamente.
  • Privacy dei dati
    Le piattaforme di social media sono gratuite per gli utenti e si finanziano con gli inserzionisti che mostrano i loro annunci agli utenti sull’App.Affinché quegli annunci abbiano successo e raggiungano il loro pubblico di destinazione ideale, hanno bisogno di dati su quelle persone.
    Oltre alla tua età e numero di telefono, TikTok ha anche accesso a tutti i messaggi privati ​​inviati all’interno dell’app e raccoglie la posizione del tuo paese, l’indirizzo Internet e il tipo di dispositivo che stai utilizzando. I genitori dovrebbero essere attenti se i figli danno l’autorizzazione anche per la posizione esatta, i contatti telefonici e l’attività su altri canali di social media.

Misure di sicurezza utili

Se vuoi assicurarti che tuo figlio utilizzi TikTok in modo sicuro, ci sono diversi passaggi che puoi eseguire. TikTok ha una varietà di impostazioni di controllo della privacy che puoi configurare dall’account di tuo figlio che possono fornire un’esperienza più sicura sull’app.

  • Modalità base
    Diverse modalità consentono ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di:
    – attivare l’account ‘privato’ per il proprio figlio (mod: Rilevabilità)
    – evitare che l’account di tuo figlio venga suggerito ad altri utenti (mod: Suggerisci il tuo account)
    – limitare la quantità di dati che TikTok raccoglie dall’account di tuo figlio (mod: Annunci personalizzati, Consenti il download, Messaggi diretti, Chi può reagire, Chi può visualizzare, Chi può commentare).
  • Associazione Famiglia
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e avere il controllo di importanti impostazioni sulla privacy dal proprio dispositivo.

    Family Pairing
  • La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di gestire il tempo davanti allo schermo, di limitare le impostazioni di messaggistica diretta, di filtrare il tipo di contenuto che i loro figli possono vedere sull’app, impostare chi può visualizzare i video e controllare chi può commentarli.
  • Controlla il tempo dello schermo
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di impostare limiti su quanto tempo trascorre su TikTok.
  • Messaggi diretti
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di limitare chi può inviare messaggi diretti oppure disattivare completamente la messaggistica diretta.
  • Modalità con restrizioniLa modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di vietare la visualizzazione di specifici contenuti inappropriati sul feed TikTok di tuo figlio.
  • Gestisci interazioni
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di regolare impostazioni sulla privacy aggiuntive per aumentare la sicurezza di tuo figlio durante l’utilizzo dell’app.

Panda raccomanda anche che “dedicare del tempo per insegnare ai tuoi figli la sicurezza online potrebbe essere una delle misure di sicurezza più efficaci che puoi adottare come genitore”.
Con una quantità enorme di informazioni disponibili e la natura in continua evoluzione della tecnologia, può essere difficile per i genitori tenere il passo con le informazioni più importanti sulle piattaforme utilizzate dai loro figli.

Conoscere quali impostazioni sulla privacy controllare per stabilire dei limiti con i tuoi figli è un ottimo modo per proteggere loro e tutta la famiglia dalle minacce online.

Panda segnala anche alcune App dedicate ai bambini, nel caso un genitore preferisca un’alternativa a TikTok:


Dubsmash (link) è una delle più antiche app di video musicali, ma è stata messa in ombra dall’ascesa di TikTok. Tuttavia, con oltre cento milioni di download in tutto il mondo, la sua popolarità è innegabile. Dubsmash consente agli utenti di creare divertenti video con sincronizzazione labiale utilizzando migliaia di brani e suoni diversi. Ti consente anche di sincronizzare le labbra su citazioni di film e TV. La comunità online è di natura simile a TikTok perché gli utenti pubblicano i propri video musicali sul proprio profilo e possono anche visualizzare i video dei propri amici.

Funimate (link) consente agli utenti di creare una varietà di video: slow motion, compilation, video in loop e molto altro. L’ampia libreria musicale dell’app ti consente di includere innumerevoli canzoni popolari ed effetti sonori nei tuoi video e puoi anche aggiungere testo e adesivi ai tuoi video. Funimate presenta oltre venti effetti video per far risaltare le creazioni e consentire agli utenti di mostrare la propria creatività.

Triller (link) consente di registrare video e condividerli su altri account di social media come Twitter, Instagram o Facebook. La semplicità dell’app è ciò che attrae la maggior parte degli utenti. Tutto quello che devi fare è registrare il tuo filmato e lo strumento di editing automatico di Triller fa il resto del lavoro. Gli utenti possono modificare ulteriormente i propri video con gli strumenti di modifica forniti nell’app e possono utilizzare una varietà di filtri o persino attingere ai video per un altro livello di creatività e personalizzazione.

A.G.

Il Natale è solo una festa cristiana?

22 Dic

(tempo di lettura 5 minuti)

Molti studi conclamano la teoria che la festa del Santo Natale cristiano tragga origine dalle celebrazioni celtiche e sassoni per il Solstizio d’inverno e dalle analoghe feste dei Saturnali latini, che si svolgevano dal 17 al 23 dicembre.

Nel calendario romano, infatti, il Dies Natalis Solis Invicti (21 dicembre) era la festa dedicata alla nascita del Sole, secondo il culto orientale di Mitra adottato dai legionari stanziati oltralpe, che venne introdotto a Roma da Eliogabalo (218-222 d.C.) e ufficializzato da Aureliano Augusto (273 d.C.).

A conferma di quanto, padri della Chiesa del calibro di Ireneo (130–202), Tertulliano (155–230) e Origene (185–254) non menzionano il Natale tra le feste cristiane.

Inoltre, è comprovato che le chiese protocristiane d’ Egitto mantennero fino al IV Secolo una parte del canone tradizionale della religione di Iside ed Osiride (Giovanni Cassiano, 360-435).
A riguardo, Clemente d’Alessandria riferisce di “cristiani” egiziani che calcolarono con metodi “astrologici” non solo l’anno, ma anche il giorno della nascita di Gesù, e che i Balisilidiani celebravano l’Epifania il 6 gennaio.

Osiride

In particolare, Epifanio, patriarca di Costantinopoli nel V Secolo, riferisce di una cerimonia gnostica, tenutasi in Alessandria d’Egitto ad Alessandria in cui, la notte tra il 5 e il 6 gennaio, un disco solare inquartato, ovvero una croce celtica, era portato in processione recitando come litania “Oggi a quest’ora Korê ha dato vita all’Eterno”.


Altri testi confermano che, ai tempi del Concilio di Nicea (325), ad Alessandria d’Egitto, si festeggiava un Dies Nativitatis et Epiphaniae, come anche, nel 433, Paolo di Emesa predica, sempre in Alessandria d’Egitto, che la celebrazione del Dies Natalis era nel mese di dicembre.
Va precisato, a tal proposito, che il Sokar Wesir (Festa dei Misteri di Osiride) era anticamente fissata ai primi di dicembre e che, nei 2.000 intercorsi dalla nascita dell’impero dei Faraoni, era traslata ai primi di gennaio per effetto della Precessione degli Equinozi.

Yule

E’, comunque, possibile che la data del 25 dicembre corrisponda a quella effettiva della nascita di Gesù, come riporta Ippolito di Roma, nel suo commento a Daniele, scritto verso il 204, e come tramandato dalle eresie donatiste che presero piede nel Maghreb (Louis Duchesne, Thomas Talley).
Infatti, secondo il Vangelo di Luca, San Giovanni Battista fu concepito sei mesi prima di Gesù e l’annuncio del suo concepimento fu dato al padre Zaccaria, appartenente alla classe sacerdotale di Abia, che era di turno negli uffizi del Tempio. Dai rotoli di Qumran si è potuto ricostruire che uno dei turni della classe di Abia corrispondeva all’ultima decade di dicembre. Ma, a dire il vero, l’altro turno cadeva in primavera …

Cristo

La prima indicazione ufficiale della data del 25 dicembre è nota e rintracciabile in una corrispondenza tra Cirillo di Gerusalemme (315-387)  e papa Giulio I, dove si chiede di stabilire la vera data della Natività in base ai documenti del censimento di Tito Augusto, conservati a Roma.

E’ singolare che tale data venga individuata “con certezza” dal Vaticano, a causa del fatto che il clero non voleva doppi festeggiamenti rispetto all’Impero d’Occidente ormai in mano ai barbari calati dal Baltico che festeggiavano la Natività a dicembre anzichè a gennaio, come da tradizione mediorientale / africana.

Non a caso, prima della riforma del calendario del 1582, il solstizio d’inverno cadeva il 13 dicembre (Santa Lucia) e la scelta della data del 25 dicembre era esattamente intermedia rispetto al 6 gennaio …

E’ possibile che il Santo Natale sia il capolavoro della grande opera di sincretismo multietnico che il clero romano mise in atto per diversi secoli, e che “abbia fuso in un’unica data” sia la Festa del Solstizio invernale (Alban Arthan per i Celti, Yule nella tradizione germanica), sia la rinascita di Osiride degli Egizi sia di Mitra e dei suoi eserciti?

Probabilmente, si.

Amaterasu

La festività esisteva anche prima e fuori dal Cristianesimo: nel Perù precolombiano gli Inca festeggiavano Inti Raymi, la festa del Sole nel solstizio d’inverno, in India si festeggiava a dicembre la tradizionale festa del Sole, Makar Sankranti, in Cina, il 22 dicembre, ricorre il Dōngzhì e nel Giappone prebuddista si festeggiava, sempre alla fine di dicembre, l’ancora oggi venerata Amaterasu, la dea del Sole.

L’Umanità ha bisogno di un giorno in cui ricordare quanto siamo piccini e sentirsi più buoni, se il Sole diventa più lontano e freddo nell’emisfero settentrionale del pianeta.

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Infatti, i popoli più vicini all’Equatore non hanno sviluppato calendari solari, ma lunari, e oggi non esistono ricorrenze invernali nella tradizione islamica, anche se i festeggiamenti natalizi cristiani sono spesso tollerati.

Abu Dhabi

Nel Corano (Sura Maryam, 21) si legge di Gesù come di “un segno per le genti e una misericordia da parte del Signore” e che “per ognuno di noi abbiamo assegnati una via e un percorso” (Sura Al-Ma’idah, 48), come anche è tradizione (hadith) che “ogni popolo ha la sua festa”. In sostanza non è permesso unirsi ai Cristiani nelle loro celebrazioni, perché “chiunque imita gli altri popoli, è uno di loro“, ma non di essere intolleranti, in quanto“Allah (sia Gloria a lui) non proibisce di essere buoni e giusti verso coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione …, poiché ama coloro che si comportano con equità” (Sura Al-Mumtahanah, 8).

demata

Covid-19: docenti sotto controllo e poi?

8 Lug

Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità inizia, finalmente, ad ammettere che il Covid-19 può trasmettersi per via aerea, il Governo Conte annuncia “controlli a tappeto su docenti e bidelli, a campione sugli studenti. In 15 giorni servono 2 milioni di test”.

E dire che a differenza dell’OMS, l’Istituto Superiore di Sanità italiana aveva fatto centro già mesi fa (Rapporto Covid 5/2020), indicando “alcune azioni e raccomandazioni generali da mettere in atto giornalmente nelle condizioni di emergenza associate all’epidemia virale SARS-CoV-2 per il mantenimento di una buona qualità dell’aria indoor negli ambienti di lavoro”:

  1. “Garantire un buon ricambio dell’aria in tutti gli ambienti dove sono presenti postazioni di lavoro e personale
  2. L’ingresso dell’aria esterna outdoor all’interno degli ambienti di lavoro opera una sostituzione/diluizione e, contemporaneamente, una riduzione delle concentrazioni degli inquinanti specifici (es. COV, PM10, ecc.), della CO2, degli odori, dell’umidità e del bioaerosol che può trasportare batteri, virus, allergeni, funghi filamentosi (muffe)
  3. Il ricambio dell’aria deve tener conto del numero di lavoratori presenti, del tipo di attività svolta e della durata della permanenza negli ambienti di lavoro.” (ndr. ci sono Norme UNI apposite)

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Classi pollaio – Foto ANSA

Ed anche il Rapporto “Scuole Aperte” del Politecnico di Torino andava nella stessa direzione, consigliando di raddoppiare la cubatura di spazio (e aria) disponibile per alunno (circa 10-12 alunni per aula).
Infatti, il tipo di attività svolta nelle aule scolastiche è ‘sensibile’, dato che si fonda sulla parola, cioè sull’emissione di aerosol.

Viceversa, cosa comporta la decisione di ‘controllare’ il personale scolastico ed a campione gli alunni, secondo un ‘metodo italiano’, visto che in Germania e altrove le scuole d’infanzia sono attualmente aperte senza questi parametri?

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Classi pollaio – Foto Professioneinsegnante

Ad esempio, con il diverso ‘metodo italiano’ nelle scuole:

  1. andranno prima censiti dal datore ed esentati dall’Inail i lavoratori ‘fragili’?
  2. sarà garantita l’areazione adeguata delle aule in base al numero dei presenti e delle attività svolte?
  3. i controlli verranno ripetuti ogni settimana, per avere relativa certezza?
  4. quale sarà l’esigenza di supplenti a loro volta testati, per sostituire il personale positivo?
  5. in caso di ‘presunti’ infetti le classi verranno messe in quarantena domiciliare?
  6. per ogni tampone positivo ‘in classe’, la ASL avvierà automaticamente la filiera dei controlli sui gruppi familiari del personale e degli alunni?
  7. tra docenti sostituiti con docenti e classi in auto-isolamento, senza un progetto DaD organico e funzionale, come saranno garantite la continuità della didattica e l’uniformità della valutazione?
  8. se la metà degli edifici già oggi non ha l’agibilità sanitaria ‘ordinaria’, la previsione ‘realistica’ è quella delle “scuole da campo”, come in Francia?
  9. la scelta delle “scuole da campo” è migliore e/o più economica di quella di installare aspiratori di aria (tipo quelli dei vivai) e restare tutti nelle aule attuali?

Demata

Serie A: valore e costo delle rose, chi vince e chi perde

7 Lug

La pandemia Covid-19 ha avuto un impatto importante sui valori dei calciatori in rosa nelle varie squadre e, secondo i dati forniti da Transfermarkt, tra le società calcistiche italiane oggi è il Lecce a ritrovarsi i costi per ingaggi più elevati in rapporto al valore della rosa (72,7%).

Seguono la Spal e poi la Juventus dopo 10 anni di presidenza Agnelli spenderebbe 294 milioni di euro l’anno per una rosa che vale ‘solo’ 621 milioni.
All’opposto, il lungimirante Napoli che all’inizio del campionato aveva a bilancio costi per ingaggi di  soli 103 milioni per una rosa che vale 535 milioni e l’Inter di Marotta e Conte che ne spende 139 per una rosa che ne vale 554.

Oppure la virtuosa Atalanta che spenderebbe solo 36 milioni per la sua rosa che ne vale 266, mentre il glorioso Milan è ben distante con una rosa da 334 milioni e stipendiata per 125.

Ed anche se andassimo al derby della Capitale, dove la Roma a stelle e strisce ha una rosa valutata a 385 milioni ‘contro’ una Lazio a tradizione italiana che ne vale 304, ma la prima spende quasi il doppio della seconda per gli ingaggi: 125 milioni giallorossi contro 72 albicelesti.

In parole povere, ecco trovate le cause del campionato declinante della Juventus, del Milan e della Roma, che hanno ed avranno maggiori difficoltà a rilanciarsi nell’emergenza Covid-19, senza riequilibrare il bilancio tra valori e costi.

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Demata

Le scuole, gli ospedali e la trasmissione del Covid per via aerea

7 Lug

I vertici della Medicina mondiale avevano sempre ribadito il Covid-19 non è aerobico, cioè non si trasmette per via aerea se non in condizioni estreme, da ultimo in un documento del 29 giugno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Questo il motivo per le resistenze dei vertici sanitari mondiali verso l’uso generalizzato delle mascherine come quello nel riconoscere le polveri sottili dell’inquinamento come vettore dell’infezione oppure nel focalizzarsi sul distanziamento e quasi solo quello.

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Era già accaduto con le mascherine e la protezione degli altri da se stessi, ampiamente dimostrata, ma per le PM10 e PM2 il fatto che siano particelle ‘umide’ cioè goccioline d’acqua sospese nell’aria ancora sembra non dire nulla alle maggiori istituzioni mediche.

Dunque, sono serviti mesi ai fisici e agli ingegneri come ai medici ricercatori per raccogliere sufficienti prove per dimostrare l’approccio errato alla trasmissione dei contagi che dura da oltre sei mesi.

Ieri, la autorevole Oxford Academic nella sezione Clinical Infectious Diseases ha pubblicato una prima lettera di 239 scienziati da 32 paesi diversi che chiedono all’OMS di rivedere le sue raccomandazioni, tra loro il professor Gianluigi de Gennaro della Facoltà Medica di Bari.

È arrivata l’ora di dedicarsi alla trasmissione del COVID-19 per via aerea, questo il titolo della pubblicazione.

“Siamo preoccupati per la mancanza di riconoscimento del rischio di trasmissione aerea di COVID-19 e per la mancanza di raccomandazioni chiare sulle misure di controllo contro il virus aereo, con conseguenze significative: le persone possono pensare di essere completamente protette aderendo alle correnti raccomandazioni, ma in effetti sono necessari ulteriori interventi per ridurre ulteriormente rischio di infezione aerea.

La questione è ora di grande importanza, quando i paesi riapriranno a seguito dei lockdown, riportando le persone nei luoghi di lavoro e gli studenti nelle scuole, nei college e nelle università.”

“Lavare delle mani e distanziarsi sono appropriati, ma a nostro avviso insufficienti a fornire protezione alle vie respiratorie dai microdroplet portatori di virus, rilasciati nell’aria da persone infette.
Questo problema è particolarmente acuto in ambienti chiusi, in particolare quelli affollati e con ventilazione inadeguata, in relazione al numero di occupanti e ai tempi di presenza prolungati”.

“Le misure che dovrebbero essere prese per mitigare il rischio di trasmissione aerea comprendono:
Fornire una ventilazione sufficiente ed efficace (fornire aria esterna pulita, ridurre al minimo ricircolo dell’aria) in particolare negli edifici pubblici, negli ambienti di lavoro, nelle scuole, ospedali e case di cura per anziani.
 Integrare la ventilazione generale con i controlli delle infezioni nell’aria come lo scarico locale, filtrazione dell’aria ad alta efficienza e luci ultraviolette germicide.
Evitare il sovraffollamento, in particolare nei trasporti pubblici e negli edifici pubblici.”

Dunque, come alcuni tecnici del settore scolastico avevano previsto, il parametro per la riapertura delle scuole non potrà più essere il ‘metro di distanza bocca-bocca”, ma Comuni, Regioni e Scuole dovranno riferirsi alla cubatura indicata dal Rapporto del Politecnico di Torino (circa 4 metri quadrati per alunno) e alle raccomandazioni per una areazione ottimale delle aule del Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità?

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Come riporta il New York Times, “il virus ristagna nell’aria umida degli ambienti chiusi, raggiungendo una carica virale adeguata ad infettare chi è vicino.

Se la trasmissione aerea è un fattore significativo nella pandemia, specialmente in spazi affollati con scarsa ventilazione, le conseguenze per il contenimento saranno significative.

I sistemi di ventilazione nelle scuole, nelle case di cura, nelle residenze e nelle aziende potrebbero dover minimizzare il ricircolo dell’aria e aggiungere nuovi filtri efficaci.
Le luci ultraviolette potrebbero essere necessarie per uccidere le particelle virali che galleggiano in minuscole goccioline all’interno dei locali.

Le maschere potrebbero essere necessarie al chiuso, anche in ambienti socialmente distanziabili.

Inoltre, gli operatori sanitari avranno bisogno di maschere N95 che filtrano anche le più piccole goccioline respiratorie mentre si prendono cura dei pazienti.”

Demata

How does the Italian health system work?

5 Lug

The issue of regional health does not touch the regional electoral campaign at all nor is it investigated in the media, despite the great attention aroused by the Covid-19 pandemic.

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About our specific, Health in Italy was protected as any country by two articles of the Constitution

  • 32 – public health for the most deprived
  • 38 – workers’ mutual funds

Otherwise it is until 1974 when Mutual Insurances crashed for lotting and all Healthcare system went under political regional management.

In practice, the workers’ mutuals have since been canceled, and the health care that was sufficient for the poor has been extended as’ universal ‘.

Here, the State and the Region determine how much to withdraw from my income and also by paying a lot the Constitutional treatment ‘for the poor’ of mine undergoes continuous cuts.

The emergency became the norm, replacing the free consociative system with one under political control, so tracing a long shrine of corruption scandals and regional waste and debt far greater than Greece. 

I mean you remember the collapse of our parties of the First Republic (1992), breakthrough of state budgetary and liquidity ceilings  of State (2010), conflicts (2020 Covid) on accountability and tasks between the State (money lender) and regions (money spender).

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As you have to know also that the first mafia infiltration known today in the social-health sector dates back to 1946, when Dr. Navarra killed the director of the hospital of Corleone (Sicily) to take his place and start the chain of underworld and crime from which was born the gang of the two bosses Riina-Provenzano.

In 1988 most of the public health professionals of two Calabrian provinces were arrested or removed for mafia investigations. Over the past 19 years, the municipalities commissioned for Mafia connections are over 200.

In this contest, Italy (central State) advocated in 2001 reforming our Constitution and now no longer has its own health skills.

General safety of public health is shared with the Regions, everything else is not even mentioned.

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In short, the Italian state has been trying for years to intervene for chronic and / or rare diseases, given that it cannot impose its own rules, but finances our personal care in toto, so the National regulation of Healt-care System provides good rules:

– Interregional centers and facilities for rare diseases if equipped with medical specialties, experience in a suitable number of cases, structural performance capacity  (the Regions have vice versa set up the ‘reference’ centers, bypassing these parameters)

Diagnostic Therapeutic Assistance Paths (PDTA) for rare diseases that define the performance and accessibility to which the patient is entitled 
(rarely adopted by Regions)

Essential Care Levels (LEA) for the most common chronic diseases as hypertension 
(in many regions the benefit consists of a mere exemption from payment)

– Priority destination for services in the patient’s territory (ASL or AST)
(regional political governance concentrates services for rare or chronic diseases in a few huge hospitals, what has given and is giving enormous problems for the Covid-19 to millions of people remained without cares)

Healtcare electronic cloud folder
(which not only regional services fail to acquire, but also large university polyclinics )

Home or proximity nursing services
(rare)

Jurisdiction of the Centers for all certifications and prescriptions relating to rare diseases, including other specialist consultations, occupational medicine, assistance and welfare 
(no omogeneity between different regions and in same center by patients)

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Please note:

  • Healthcare professionals, including medical faculties, and associations each refer to the rules of their own regions, often proposed or shared by themselves. They do not necessarily also refer to state regulations, which are not ‘mandatory’ as mentioned
  • Official statistics are in the EU / OECD average, but about half of the structures are unresponsive by ever. If the efficiency of these structures that do not confirm the standards were half of the others, the overall Italian average could be lower than Western standards.
  • We have no data on the ‘no profit’ even if it absorbs the 5×1000 of the taxes, besides donations and sponsors.

Some days ago Cittadinanzattiva National Secretary intervened in the Parliamentary Commission to ask – in a European nation that is considered ‘advanced’ – elementary things such as:

territorial assistance, with the recognition of a more central role to family doctors, pediatricians and pharmacies, as well as the homogeneous adoption throughout the territory of the distribution on behalf of drugs and the electronic health record ”.

Even for the large masses of chronically ill patients with essential levels of care, the situation is such that even today “it is necessary to encourage, after evaluation by the specialist doctor, the administration of drugs outside hospitals, using the territorial branches of the ASL / ASST or the patient’s home.

It is also necessary to provide for the possibility of longer-term therapeutic renewals or to be carried out using alternative channels such as telemedicine or through the electronic transmission of clinical documents useful for re-evaluation, also avoiding the repetition of tests already carried out in another region to obtain them renewal.

Clarify who is the risk certification competence deriving from immunosuppression or from results from oncological pathologies or from carrying out life-saving therapies, in order to stay at home and with what timeframe it must be certified, so as not to put at risk large categories of fragile workers”.

The issue of regional health does not touch the regional electoral campaign at all nor is it investigated in the media, despite the great attention aroused by the Covid-19 pandemic.

Without rehabilitating healthcare and freeing workers’ mutual resources, Italy will not be able to reduce debt or corruption.

Demata

Covid e Movida: ecco cosa ne pensano i politici

23 Mag

Favorevoli:

Roma, il governatore Zingaretti (PD): “I giovani non sono untori ma vittime di questo momento”.

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Critici:

Italia, il premier Conte: “Niente movida o i contagi risalgono”

Venezia, il governatore Zaia (Lega): “Troppi video di movida, pronto a richiudere tutto”.

Bari, il governatore Emiliano (PD): “Movida vietata o faccio chiudere i locali”.

Pisa, il sindaco  Conti (Lega): “Movida a numero chiuso”.

Padova, il sindaco Giordani (Lega): “Steward davanti ai bar e spritz nei parchi o chiudo tutto”.

Palermo, il Sindaco  Orlando (PD): “Bisogna smettere di fare passeggiate inutili nella stessa strada”.

Roma, il sindaco Raggi (M5S): “1000 agenti per controllare la movida”.

Bologna, il presidente Bonaccini  (PD): “Ragazzi, rispettate le regole, ci giochiamo tanto, se non tutto, in queste settimane”.

Firenze, Confcommercio ai esercenti: “Dovete essere il primo argine, richiudere tutto sarebbe la fine”.

Bari, il sindaco Decaro (PD): “Il controllo del comportamento dei nostri figli non può essere subappaltato alle forze di polizia”.

Italia, Presidente ISS Brusaferro: “Il virus circola ancora, non allentare l’attenzione”.

Italia, il ministro Boccia (PD): “La movida rischia di essere un focolaio permanente”.

Napoli, il governatore De Luca (PD): “Questa deve essere l’occasione per cancellare l’abitudine a rincretinirsi”.

Demata

Il punto sulla Movida

23 Mag

La Movida viene definita come la vita mondana notturna, caratterizzata da grande consumo di alcolici, assembramenti di massa, facilità di incontri amorosi e, non di rado, anche dallo spaccio e dal disturbo della quiete pubblica.

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Se parliamo di Salute, la Movida è una attività che comporta precisi rischi per alterazione del ciclo sonno-veglia, disalimentazione, consumo di alcol e sostanze, sesso non sicuro, tabagismo,  infortunistica stradale, contagi.

Se parliamo di Libertà, è difficile comprendere quale sia il diritto a svolgersi in luoghi pubblici, se parliamo di attività ‘ricreative’ private, come bere, usare droghe, fare sesso, assembrarsi rumorosamente eccetera.

Se parliamo di Città, la Movida ha trasformato alcune zone delle città  in un luna park notturno che attrae tanta gente comune, ma vede come ospiti ‘fissi’ alcolisti, spacciatori e sesso-dipendenti.

Se parliamo di Occupazione, la Movida crea un’economia fragile, perchè si regge sul superfluo, perchè offre tanto lavoro malpagato e senza futuro e perchè trasforma le città in luoghi del consumo, perdendo progressivamente la capacità di amministrarsi e di innovarsi.

Ma ormai questa economia fragile esiste e c’è chi la difende.
Chi in nome delle partite iva senza un capitale alle spalle, chi per i lavoratori in nero disoccupati, chi perchè i centri storici vuoti sono uno scempio a vedersi, chi perchè ormai non cucina più e mangia street food, chi perchè è solo come un cane se sta a casa, chi perchè … ormai non può vivere senza almeno un paio di aperitivi.

Dunque, la Movida – quella di Barcellona e della gente che riscopriva la libertà dopo la dittatura – non c’entrerebbe nulla di per se: è il business che si è sviluppato ad essere fragile e fine a se stesso.

Nicola Zingaretti dichiarava giorni fa che “I giovani non sono untori ma vittime di questo momento”.

Non di questo momento in cui il Covid esige il senso di responsabilità personale e sociale, qui la cosa dura da tanto tempo: i giovani sono vittime del Paese dei Balocchi, quello creato dalla politica italiana negli ultimi vent’anni.
E smettiamola di chiamarli ‘giovani’, se hanno più di trent’anni o sono padri e madri di famiglia.

Quanto agli untori, non è la Peste del Manzoni che dobbiamo temere, ma la Pelle di Malaparte che si profila all’orizzonte.
Una nuova escalation dei contagi nelle grandi aree urbane, ci porterebbe molto vicini ad un punto di non ritorno sia come pandemia incontrollabile sia come Lockdown e crollo dell’economia.

Demata

Evviva l’Esercito Italiano: come è nato?

4 Mag

​​​​​​Il 4 maggio 1861 un provvedimento del Ministro della Guerra Manfredo Fanti decretava la fine dell’Armata Sarda e la nascita dell’Esercito Italiano.

Imagesss2“Vista la legge in data 17 marzo 1861, colla quale S.M. ha assunto il titolo di Re d’Italia, il sottoscritto rende noto a tutte le Autorità, Corpi ed Uffici militari che d’ora in poi il Regio Esercito dovrà prendere il nome di Esercito Italiano, rimanendo abolita l’antica denominazione di Armata Sarda.”

La composizione dell’Esercito Italiano, però, rimase nella sostanza quella dell’Armata Sarda, che aveva abbattuto lo Stato della Chiesa e la monarchia delle Due Sicilie:
su 143.586 effettivi dell’Esercito delle Due Sicilie, solo 2.300 domande di incorporazione di ufficiali e quasi 20.000 dei sottufficiali e della truppa vennero accolte,
I garibaldini non trovavano nemmeno collocazione nella Guardia Nazionale, istituita da Carlo Alberto di Savoia col regio decreto del 4 marzo 1848 e praticamente smobilitata col regio decreto 9 ottobre 1861, n. 255 che istituiva la “Direzione generale della pubblica sicurezza”.

Per coprire le spese dell’Armata Sarda, il 17 luglio 1861 arrivava il Regio Decreto Sabaudo n. 452, che imponeva ai cittadini meridionali un cambio per i quale la valuta settentrionale valeva nominalmente 4,25 Ducati partenopei, anche se … questi contenevano 19,9 grammi di oro fino e quelli sabaudi forse, 4,5 di oro meno fino.

Negli anni successivi si aggiungono le brigate dalla 27a alla 36a, la cavalleria arriva a 19 reggimenti e i bersaglieri a 40 battaglioni per un totale di 250.000 soldati.
Nel 1871 dopo la presa di Roma si aggiunsero altre 4 brigate.

A risultato di questa “impresa”, l’11 febbraio 1929 l’Italia si obbligava a versare alla Santa Sede la somma di ire italiane 750.000.000 dell’epoca ed a consegnare il 5% del Consolidato italiano del valore nominale di lire italiane 1.000.000.000.

La riorganizzazione più significativa dell’Esercito Italiano ha avuto luogo nel 1975, quando i reggimenti furono aboliti, la struttura di comando ammodernata ed il servizio militare ridotto, riducendo gli effettivi, che alla fine della guerra fredda nel 1989, consistevano in 26 brigate da combattimento.

Con la legge Martino del 2004 e la sospensione delle chiamate al servizio militare in Italia, l’Esercito Italiano passò da oltre 230.000 a circa 100.000 unità.

Nel 2017 l’Italia ha speso 29,2 miliardi di euro per il proprio esercito. Negli ultimi 10 anni, invece, gli investimenti dell’Italia sono calati del 17%. Nonostante questo, secondo l’annuale classifica di Global Firepower l’Italia è undicesima nel mondo quanto a forza militare. 

Demata

Servizio Sanitario: conoscere per capire

2 Mag
(tempo di lettura 4-5 minuti)

Se verifichiamo i passaggi normativi riguardo la Salute, troviamo in Costituzione DUE articoli e non uno.
Infatti, fino alla Crisi del Petrolio di quasi 50 anni fa, avevamo l’Istituto Nazionale Assistenza Medica per l’art. 32 e la Mutue dei vari ordini e comparti di lavoro per l’art. 38.

art 32

Poi, nel 1974, mentre esplodeva il costo del petrolio e crollavano la Lira, la Sovranità e il Bengodi italiani, molte Mutue fallirono e le Regioni vennero preposte temporaneamente al Servizio Sanitario.

Che le intenzioni non fossero delle migliori fu chiaro fin dall’inizio: l’idea era quella di assorbire anche le Mutue sane (leggasi ENPAS, con milioni di dipendenti pubblici), onde compensare l’incapienza finanziaria di quelle dei settori sociali incontribuenti.
Ma andò peggio, dato che la storia d’Italia degli Anni ’80 fu un continuo rinnovarsi di bilanci sanitari regionali finiti in tribunale (Corte dei Conti Regionale – CoReCo), fino al crollo della Lira (… un’altra volta) del 1994.

E fu in quegli anni che l’articolo 38 della Costituzione venne del tutto accantonato per passare alla “Sanità Universale”, estendendo ai non contribuenti quello che già il lavoratori si garantivano versando il 9,9% del reddito.

art 38

Letto cosa prevede l’art. 38 e che non c’è più da due generazioni, eccetto per le elite che hanno conservato le Mutue, è evidente che la Sanità Universale consisteva in una ‘spalmatura solidale’ delle risorse, una ‘redistribuzione’ in cui i “lavoratori ai sensi dell’art. 38” provvedevano anche ai “non lavoratori ai sensi dell’art. 32”.
Sarà per questo che sanità e pensioni sono un colabrodo?

Per i nostri ottimisti padri della II Repubblica, l’ipotesi era ‘anglosassone’ con lo Stato controllore, le Regioni amministratrici e le aziende erogatrici: così iniziammo.

Poi, la riforma del Titolo V della Costituzione in cui

  1. lo Stato abdicava ai propri poteri,
  2. le Regioni potevano proseguire con la burocrazia malasanitaria e sprecona condannata ai tempi dei CoReCo,
  3. i CoReCo nel frattempo erano stati depotenziati, 
  4. le ‘Aziende’ (ASL) restavano dei nani ambulatoriali e dei giganti burocratici
  5. le Facoltà Mediche assurgevano ad Enti Territoriali diventando conglomerati di servizi cheap, ricoveri ordinari, pronti soccorsi eccetera, cioè si trasformavano in ‘aziende’, ‘posti di lavoro’ e ‘appalti’.

Arrivati alla terza crisi finanziaria nazionale in cinquant’anni (non dimentichiamolo), l’Italia del III Millennio dovette tirare la cinghia e scegliere se cambiare o mantenere l’esistente.
Era iniziata già anni prima della batosta, con la ‘brillante’ soluzione di mantenere l’esistente (e gli sprechi) con i ‘nostri soldi’ e cambiare, usando i soldi dell’Europa (progetti) … peccato che questi denari erano per il sociale, per la formazione, per l’innovazione, per le reti sociali ma non per la Sanità, intanto divenuta ‘sociosanitaria’ … guarda caso.
Sanità obsoleta e Welfare a progetto: è anche questo il lascito di chi governava le Regioni venti anni fa.

Dicevamo della batosta: anno domini 2010.
Anche stavolta c’era da cambiare o mantenere: tagliare rami morti, innestando quelli nuovi. Furono tagliati i rami deboli, non quelli morti, e di nuovo si è visto poco, perchè le ASL restavano depotenziate e, con loro, i Livelli Essenziali di Assistenza per le malattie croniche e quelle rare.

Un diluvio di scelte regionali molto discutibili, tra cui quelle che ‘paghiamo’ oggi:

  1. derubricare a livello ambulatoriale non significa tagliare i ricoveri per i casi acuti
  2. garantire LEA e Centri a carico del SSN non significa far convergere tutti i malati cronici e rari sui Policlinici Universitari che ad altro servono
  3. risanare il bilancio non significa mettere in previsione solo le spese di personale regionale senza ampliare e ammodernare
  4. la specialità medica in igiene e medicina preventiva si è ritrovata ad essere l’unica con un piano di studi conforme ai requisiti della dirigenza sanitaria aziendale, che prima era aperta a tutte le specialità ‘di reparto’, senza un corrispettivo ‘consiglio d’amministrazione’ multispecialistico
  5. il sorgere di enti come gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e le Residenze SocioAssistenziali, il primo equiparato ad ‘ospedale’ ed il secondo a ‘lunga degenza’, ma senza le stesse regole degli ospedali, come abbiamo scoperto dalle ordinanze regionali per il Covid-19
  6. le priorità politiche disperse nei mille rivoli del consenso ed anteposte alle esigenze di salute effettive sul territorio.

Se questa è la Storia scritta negli Atti Parlamentari e nelle Emeroteche, sarebbe il caso che si ritorni all’ordine che c’era nel 1974 e ancora ai primi Anni ’90:

  1. libera scelta dei lavoratori convenzionati
  2. medicina del territorio con ambulatori, ospedali e medici di base
  3. posti letto sia per epidemie e i disastri sia comunque per fare gli accertamenti multispecialistici dei tanti che vagano tra un Recup e l’altro senza uscirne con una diagnosi completa
  4. eccellenza medica universitaria che sia da riferimento sia nelle situazioni difficili sia per guidare l’innovazione, formare nuovi medici ed anche fornire servizi sanitari
  5. riconoscimento della scelta dell’assistito in caso di malattia nel rivolgersi alla sanità pubblica diretta, convenzionata o assicurativa,  senza discriminazioni

L’Italia vorrà constatare che la Sanità compete ai medici e non ai politici, che – piuttosto – sono coloro che devono rispondere dei bilanci regionali che approvano?
E, a monte, lo Stato vorrà dotare il Ministero della Salute e quello del Welfare del sistema di monitoraggio che gli compete, visto che sono quasi 15 anni che doveva essere introdotto la valutazione delle tecnologie sanitarie (HTA) e forse 10 che almeno andavano inviati gli organigrammi delle strutture ospedaliere all’Anac.

Intanto, il 1° giugno finisce il lockdown e riaprono i tribunali: inizieremo a capire cosa quanti studi legali invieranno istanze e denunce, a partire dagli accessi agli atti per quello che è accaduto in questi tre mesi e da che lato pende la bilancia?

Intanto, rinviando a casa un assistito dicendogli di attendere sintomi peggiori prima di accedere ai farmaci che solo gli ospedali hanno, la Sanità garantisce il Diritto alla Salute e diffonde un’adeguata percezione dei rischi da Covid?

Demata