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La battaglia per il Vaticano

13 Feb

Una ventina di anni fa, un anarchico situazionista, di nome Hakim Bey,  scrisse uno strano libro (Temporary Autonome Zone) in cui si prefigurava l’affermarsi di fazioni pirata, in zone temporaneamente autonome dal sistema finanziario ‘imperiale’, da cui operare intrusivamente ‘cavalcando le stringhe’ della macchina. Un’idea decisamente delirante, se non fosse che 15 anni dopo, G.W. Bush e tutto l’establishment USA dichiarassero battaglia agli ‘stati canaglia’, che già prima della ‘guerra asimmetrica’ il Centroamerica era in balia dei Narcos e delle multinazionali o che lo sta oggi diventando anche l’Africa, dopo l’Est Europa, con l’aggiunta delle fazioni etniche o religiose.

In uno di questi territori autonomi dal sistema imperiale della Borsa e del Bipolarismo perfetto,  c’è – da anni – la monarchia papale, lo Stato della Chiesa con sede a Roma e ‘filiali’ un po’ dovunque, in Italia ed all’estero. ‘Filiali’ perchè anche il prete che gestisce una piccola missione fa ‘autonomamente’ fund rising, aggrega consenso, sostiene l’economia, valida l’affidabilità di altre persone, ma, pur non essendo ‘dipendente’ dallo Stato del Vaticano, può da esso essere rimosso, destituito, spoliato o scomunicato dal Papa, che è allo stesso tempo Pontefice e Re assoluto di una corte formata dai Principi della Chiesa. Una Corte Vaticana che si estende alla cosidetta ‘nobiltà nera’, composta prevalentemente da cittadini italiani, che, non di rado, occupano posizioni di rilievo nella capitale italiana.

Punti di erogazione del servizio come le parrocchie e le missioni, ‘filiali’ e delegazioni come i vescovati, ‘controllate’ come le congregazioni, ‘incorporate’ come le banche e le fondazioni, tutte facenti capo al CdA romano per conto di Dio: un elemento di modernità atavico, di networking primordiale, che ha permesso per duemila anni alla Chiesa Cattolica di sopravvivere e ramificarsi nel potere temporale.

Una Temporary Autonome Zone che va a consolidarsi nel corso degli Anni ’80, durante il pontificato di Karol Woityla, subentrato dopo la strana morte del riformatore Papa Albino Luciani, mentre i personal computer iniziavano a conquistare il mondo degli uomini, nascevano i primi network planetari e le opportunità di facili guadagni e collusioni criminali aumentavano esponenzialmente.

Un pontificato, quello di Giovanni Paolo II, che fu macchiato dalla morte sull’altare del monsignor Oscar Romero, ritornato – tempo prima – letteralmente  “costernato per la freddezza con cui il papa aveva valutato l’ampia documentazione, fatta pervenire in Vaticano, circa la violazione dei diritti umani e delle uccisioni di quanti si erano opposti, anche fra i suoi diretti collaboratori, all’oppressione esercitata dal governo salvadoregno sulla popolazione”.

O la brutta storia del Banco Ambrosiano, di Roberto Calvi impiccato a Londra sotto il ponte dei Frati Neri, dei soldi occulti inviati in Polonia agli anti-comunisti, dei coinvolgimenti mafiosi, come confermato dalla richiesta della magistratura italiana, nel 2007, ergastolo per Pippo Calò, il “cassiere” di Cosa Nostra e per Ernesto Diotallevi, uno dei boss della Banda della Magliana, poi assolti per insufficienza di prove.

Oppure del manifesto appoggio, se non esplicita protezione, che fu dato a Marcial Maciel,  pedofilo e fondatore dei Legionari di Cristo, una congregazione cui manca solo la quotazione in Borsa, visto che ha 650 preti, 2500 studenti di teologia, 30.000 membri laici attivi in tutto il mondo, decine di scuole, 60 milioni di dollari di budget annuale.

Per non parlare dalla fiducia riposta dal Karol Woityla in monsignor Paul Marcinkus, un ambiguo personaggio, presidente – fin dal 1971 – dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, nel mirino della Organised Crime and Racheteering Section del Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, fin dal 1973 e collegato dai media italiani anche in altri scandali, come la morte di papa Giovanni Paolo I e la sparizione e probabile morte di Emanuela Orlandi, una cittadina vaticana.

Un’Istituto Opere di Religione’ che nasce il 27 giugno 1942 – quando già si era capito che il mondo sarebbe diventato ‘americano’ – dall’upgrade in istituto bancario della “Commissione delle Opere Pie”, voluta nel 1887 per volontà di papa Leone XIII, il cui capitale fu affidato in gestione, nel 1929, al banchiere Bernardino Nogara, onde ‘investire’ capitali enormi,  dopo che i Patti Lateranensi obbligarono lo Stato Italiano a versare alla Santa Sede la somma di 750 milioni di lire ed a consegnare titoli di debito pubblico consolidato, per un valore nominale di 1 miliardo di lire.

Una stranissima operazione finanziaria visto che Nogara reinvestì i capitali vaticani finanziando la  modernizzazione e l’industrializzazione che l’Italia fascista stava realizzando: finirono sotto il controllo della  neo-costituita “Amministrazione speciale per le Opere di Religione”: l’Italgas, la holding tessile CISA-Viscosa, l’Istituto di Credito Fondiario, le Assicurazioni Generali, la Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, l’Istituto Romano di Beni Stabili (una compagnia immobiliare), la Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro, la CONDOR Società per l’industria petrolifera e chimica, la Società Mineraria e Metallurgica Pertusola, la Società Adriatica di Elettricità e le Cartiere Burgo, il Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito, la Cassa di Risparmio di Roma, la Società Generale Immobiliare e persino le industrie belliche come le Officine Meccaniche Reggiane, la Breda e la Compagnia Nazionale Aeronautica, nel 1935, fornirono armamenti e munizioni per la pulizia etnica italiana in Libia.
Una ‘non banca’ che, con la Grande Crisi degli anni ’30, scaricò sull’IRI gli interessi mobiliari del Banco di Roma, del Banco di Santo Spirito e del Credito sardo a prezzi di mercato, nonostante fossero del tutto deprezzati, con un guadagno di oltre 600 milioni di dollari.

Se questo era il ‘dato’ quando la Commissione operava sostanzialmente solo in Italia, figuriamoci quale sia diventato il potere finanziario dello IOR a livello mondiale e quale possa essere il suo potere politico, oggi, sia fuori sia, soprattutto, dentro il Vaticano.

Specie se aggiungiamo che la malattia di Woytila, negli ultimi anni di pontificato, permise l’affermarsi e il ramificarsi all’interno della Corte del Papa Re di un coacervo di interessi inconfessabili. O, peggio, che l’Istituto Opere di Religione, oltre ad aver raccolto sospetti e accuse di riciclaggio, alcuni mesi fa ha rinunciato ad adeguarsi alle norme di trasparenza richieste alle banche per operare nell’Unione Europea e che ormai opera in Italia come fosse una vera e propria banca off-shore.

Ombre, dubbi, sospetti, episodi, coinvolgimenti che segnalano un cambiamento etico profondo, se, addirittura, in Messico si parla da anni di ‘narco-elemosina’, dove si edificano chiese e basiliche, grazie a pubbliche donazioni di sanguinari narcotrafficanti, e dove il cardinale Juan Sandoval, arcivescovo di Guadalajara, è stato indagato per riciclaggio di denaro sporco.

Di qui le riluttanze iniziali di Joseph Ratzinger ad accettare il mandato papale, ampiamente percepite, anche in seguito, come nel Conclave del 2005  come il Corriere della Sera descrive, parlando di un “sintomo estremo, finale, irrevocabile della crisi di un sistema di governo e di una forma di papato; e della ribellione di un Santo Padre di fronte alla deriva di una Chiesa-istituzione passata in pochi anni da maestra di vita a peccatrice; da punto di riferimento morale dell’opinione pubblica occidentale, a una specie di imputata globale”.

Una decisone presa a marzo del 2012, come riferisce il direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian, cioè mentre si svolgeva il Vatileaks, una fuga di notize riservate, per la quale venne condannato e poi graziato il maggiordomo pontificio Paolo Gabriele.

Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, commentò l’atteggiamento di papa Benedetto XVI, all’epoca i fatti, sottolineando “una linea di volontà di verità, di volontà di chiarezza, di volontà di trasparenza, questa – anche se con dei tempi graduali – fa i suoi passi, e quindi onestamente ritengo che stiamo cercando di gestire questa situazione nuova: cerchiamo la verità, cerchiamo di capire che cosa oggettivamente sia successo. Però, prima bisogna capirlo con sicurezza, anche per rispetto delle persone e della verità”.

Una strada sul filo di una lama, visto che un informatore del magazine Panorama (forse lo stresso Paolo Gabriele)  raccontava che “qui dentro c’è una buona quantità di ricattatori, un numero uguale di ricattati, una massa di employé, e una percentuale ridotta di uomini di fede: tra questi ci sono i Santi, che tengono in piedi la Chiesa.”

Una storia complessa, come scriveva Ezio Mauro – su la Repubblica del 1 giugno 2012 – che racconta di “una missiva del segretario del Governatorato della Città del Vaticano, arcivescovo Carlo Maria Viganò, che denuncia una serie di malversazioni, traffici e complotti in Vaticano”, di un’altra lettera del cardinale Dionigi Tettamanzi, vescovo di Milano, che chiede ragione della richiesta di “lasciare la presidenza dell’istituto Toniolo, che controlla due giganteschi centri d’influenza e di potere come l’università Cattolica e il Policlinico Gemelli” o la “lettera del cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria del Vaticano, che denuncia il rifiuto dello Ior, la Banca della Santa Sede, di dare informazioni trasparenti su movimenti bancari sospetti prima dell’entrata in vigore della legge vaticana antiriciclaggio, il 1° aprile 2011”.

Una sequel di palesi o velate accuse al cardinale Tarcisio Bertone, Camerlengo vaticano (segretario di Stato), che accadeva mentre Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior ‘suggerito’ direttamente dal Papa per risanare lo IOR, veniva sfiduciato all’unanimità dal Consiglio di Sovrintendenza dello IOR, “con un attacco ad personam del Cavaliere di Colombo Carl Anderson, per delegittimarlo preventivamente”, sembra ispirato proprio dal numero due della Santa Sede.
Un fatto che ha generato allarme nel mondo finanziario europeo e nel Patto Atlantico, dato che “l’opacità voluta, insistita e ricercata dallo IOR può essere una finestra d’opportunità criminale per operazioni d’ogni genere, con il rischio – denunciato nella sua lettera dal cardinal Nicora – di un conseguente colpo alla reputazione della Santa Sede“.

Cosa altro pensare dinanzi ai nove bonifici per 225.000 euro partiti da un conto IOR e destinati a un gruppo di criminali di Catania, grazie al nipote sacerdote di un mafioso secondo uno schema poi rivelatosi piuttosto diffuso, oppure dinanzi all’ordine dato al Credito Artigiano di trasferire 23 milioni alla Jp Morgan di Francoforte (20 milioni) e alla Banca del Fucino per 3 milioni, in barba alla normativa antiriciclaggio italiana.

Un affare scandaloso se scopriamo che, mentre l’Italia era con lo spread alle stelle, qualcuno in Vaticano spostava ingenti capitali all’estero, come descrive Il Fatto Quotidiano del 21 marzo 2012.
Allorchè “la Banca d’Italia impone agli istituti italiani di chiedere allo Ior il nome del reale titolare dei soldi movimentati e la banca vaticana si disamora della penisola. Con una serie di bonifici per decine e decine di milioni di euro i soldi del Vaticano lasciano le banche italiane, come l’Unicredit ex Banca di Roma, e volano a Francoforte alla banca Jp Morgan.
Lo Ior, per effettuare i suoi bonifici milionari che alimentano l’attività delle Congregazioni usa un conto acceso presso l’unico sportello della banca americana Jp Morgan in Italia. … È il cavallo di Troia attraverso il quale lo IOR opera in Italia: i movimenti nell’arco di un anno e mezzo superano il miliardo e mezzo. Nell’ottobre 2011, la Procura di Roma scopre l’inghippo e chiede all’Uif – l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia – di intervenire. Gli ispettori di Bankitalia chiedono informazioni sui reali intestatari dei soldi movimentati dallo Ior. … Il 15 febbraio, per evitare guai, Jp Morgan comunica a Ior la chiusura definitiva del conto a far data dal 30 marzo 2012”.

Uno IOR che movimenta almeno un miliardo di euro all’anno sul solo conto Jp Morgan di Milano, mentre il patrimonio stimato nel 2008 sarebbe di appena 5 miliardi di euro (fonte Sole24ore), una somma ridicola se si considera che Mukesh Ambani, l’uomo più ricco dell’India, vive a Mumbai con la famiglia in un grattacielo di 27 piani del valore di 1 miliardo di dollari.

«Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e perturbato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato».

Questo il testo delle dimissioni papali, in cui nessuna parola è lasciata al caso, come ‘il vigore dell’animo diminuito” e ‘l’incapacità ad amministrare’.

Dimissioni che, però, non sono un atto d’impulso, ma hanno avuto tutto il loro tempo per essere organizzate, ad esempio, nominando durante gli ultimi 12 mesi ben 28 nuovi cardinali e portando da 40 a 67 i cardinali elettori da lui espressi e superando di molto i 51 residuali dal pontificato di papa Giovanni Paolo II, così ribaltando gli equilibri interni del Concistoro che dovrà eleggre il nuovo pontefice.

Come sarà la Città del Vaticano e cosa accadrà tra le sue mura, se tra qualche mese avremo due papi, uno in cattedra e l’altro in pensione?

Intanto, La Stampa racconta del parroco di Cesara don Renato Sacco, che testimonia come il monsignor Luigi Bettazzi, alcuni mesi fa, «aveva incontrato il Papa alcuni giorni prima a Roma e ci aveva accennato a una possibile dimissione di Ratzinger legandola a motivi di salute e all’esigenza che lui sentiva di rinnovamento della Chiesa. Un rinnovamento che doveva venire dai vertici della Chiesa stessa».

Più chiaro di così …
La battaglia continua. Il Bene vince, il Male perde?

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Vatileaks, come da tradizione

28 Mag

Lo scandalo Vatileaks che sta scuotendo la Santa Sede non stupisce nessuno. Non potrebbe essere altrimenti, visto che siamo nel III Millennio ed i segreti corrono nell’etere e visto che la Chiesa Cattolica è sempre stata caratterizzata da questi fenomeni.

Del resto, è nella natura stessa delle norme vaticane l’origine del dissidio che si perpetua nei secoli.

Infatti, Gesù non istituì nè i Cardinali nè gli Ordini Laici che compongono la Corte della Monarchia Assoluta che regge lo stato temporale di Città del Vaticano. E cos’altro potremmo aspettarci da una ‘corte di palazzo’, se non trame sterili, speculazioni all’ombra dei potenti, corruzione e lussuria?

La Chiesa non ha bisogno dei suoi Cardinali, se il loro ruolo è quello di principi a corte, ovvero fazione, e non ha bisogno della sua finanza, se questa si fa strumento di impoverimento ed oppressione. Ma, se quanto sta accadendo in Vaticano non stupisce, certamente tutto questo preoccupa.

Le fughe di notizie, le trame di una parte dell’Alto Clero ‘contro’  Benedetto XVI, l’ambigua posizione del Cardinal Bertone, il mancato obbligo di denuncia per i casi di pedofilia tra chierici, il ‘licenziamento’ di Gotti Tedeschi, la marcia indietro nell’attuazione della trasparenza bancaria, le riluttanze messicane a schierarsi contro i Narcos, la centralizzazione del rapporto politico con l’Italia su temi marginali come ‘aborto, unioni civili, eutanasia’, la poca voglia di accomunarsi agli italiani nel pagamento dei tributi locali.

Ce ne è di che preoccuparsi, specialmente se si tratta dell’Italia e degli italiani, che di tutto avevano bisogno fuorchè della ulteriore delegittimazione del clero o di qualche ‘battaglia per la vera fede’ piuttosto che per ‘una etica buona ‘.

E c’è di che preoccuparsi anche dietro le mura vaticane, se, a dieci anni dall’inizio del Millennio 2.0, sono così vistose le crepe di un edificio (ndr un sistema di governance) nato per gli intrighi del ‘600, solo ristrutturato per le speculazioni finanziarie del XIX Secolo e già in forte crisi a partire da cent’anni a questa parte.

Crepe che si concretizzano nell’enorme ammontare dei danni che le sentenze contro i preti pedofili stanno accollando alla Santa Sede, nei casi in cui fosse informata, delle perdite registrate dalle ‘banche amiche’ travolte dalla Crisi dell’Eurozona tedesca, dei minori ricavi che le norme sulla trasparenza bancaria e sui rapporti con narcomafiosi stanno via via producendo, della minore disponibilità dello Stato italiano (o meglio dei suoi cittadini) a sostenere quasi esclusivamente il Centro Italia, per quanto riguarda monumenti, turismo e storia.

Una brutta fase di transizione – di cui resterà ampia traccia nei libri di storia – che scaturisce dalla lunga durata del pontificato di Carol Woytila – papa beato e grande comunicatore, ma non ugualmente abile come pastore di uomini – che ha lascia allo Stato del Vaticano alcune ‘opere’, alcune infrastrutture tipiche del Novecento: una banca d’affari, l’Istituto Opere di Religione, il controllo di una casa farmaceutica, la Orphan Europe, dominante nel settore dei farmaci orfani, e qualcosa di mezzo tra una ‘corporation’ ed una loggia, ovvero l’Opus Dei.

Probabilmente, Benedetto XVI sperava di ‘bonificare’ e trasformare queste infrastrutture, in modo che esse potessero non solo finanziare il mantenimento ed il funzionamento del clero (a quanto pare enormemente costoso), ma anche la carità e la ‘buona economia’.

Evidentemente, non è andata così e possiamo solo confidare nella fermezza del Pontefice a mantenersi dalla parte di “quelli che soffrono a causa della povertà, della corruzione, della violenza domestica, del narcotraffico, della crisi di valori o della criminalità”, come ha ricordato, giorni fa, nell’omelia dei Vespri.

C’è molta pulizia da fare nelle stanze vaticane e tutto il mondo attende di sapere se si risolverà con qualche arresto semi-secretato oppure se cambierà qualcosa nel sistema bancario e qualcos’altro nella ‘corte di palazzo’.

Non a caso ‘Paoletto’ il Corvo ha tenuto a precisare (fonte La Repubblica) che “chi lo fa agisce in favore del Papa”, “la mente dell’operazione non è una sola, ma sono più persone. Ci sono i cardinali, i loro segretari personali, i monsignori e i pesci piccoli.” Infatti, secondo il “corvo” tutto è stato organizzato per far venir fuori “il marcio” che c’è nella Chiesa ma “alla fine è diventato un tutti contro tutti”.”

Ratzinger, dunque, riuscirà a creare un ‘sistema costituzionale’, che separi le funzioni religiose da quelle gestionali, ovvero subordini denaro e profitto alla fede ed al servizio? Riuscirà Benedetto XVI ad affermare che fede, verità e trasparenza sono l’un l’altra imprescindibili?

Oppure in Oltretevere si continuerà come ‘da tradizione’?

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Roma, il volto balneare della crisi

28 Mag

Quattro notizie in un solo giorno, uno spaccato di Roma e dintorni in tempo di crisi.

“Complice un’improvvisa domenica di sole e caldo (quasi) estivo, le spiagge del litorale romano sono state prese d’assalto. I più coraggiosi non hanno rinunciato a un primo tuffo nonostante l’acqua è ancora gelida. Da questa mattina, così, le spiagge di Ostia, Fregene, Ladispoli, Torvajanica, Nettuno e Sabaudia si sono popolate anche solo per chi voleva concedersi un passeggiata sull’arenile o per un pranzo all’aperto per godersi un primo anticipo dell’estate.

Affollati anche i parchi capitolini con lunghe file di macchine parcheggiate nei pressi di Villa Pamphili, Villa Ada e Villa Borghese. Anche qui asciugamani, bikini e picnic.” (Roma, 27 mag. – Ign)

Poche ore prima, durante la notte, un operaio 44enne, originario di Rieti, veniva trovato impiccato in un bosco tra Acquasparta e Spoleto. Padre di tre figli, era rimasto disoccupato un anno fa. Nell’auto c’erano appunti per incontri di lavoro.

27 maggio 2012, domenica di Pentecoste, “la festa dell’unione, della comprensione e della comunione umana”, ha ricordato Papa benedetto XVI all’omelia da San Pietro, aggiungendo che “tutti possiamo constatare come nel nostro mondo, anche se siamo sempre piu’ vicini l’uno all’altro – con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, e le distanze geografiche sembrano sparire – la comprensione e la comunione tra le persone e’ spesso superficiale e difficoltosa”.

Più o meno alla stessa ora, un centinaio di Grillini, a piazza Montecitorio, hanno dato il via all’assemblea pubblica della città di Roma del Movimento Cinque Stelle, tra i passanti incuriositi ed un po’ intimiditi, che però applaudono se si sente dire “perché se siamo in questa situazione è grazie alla classe dirigente di oggi”.

Con i Cinque Stelle anche il Movimento per l’acqua pubblica – “perché Alemanno sta privatizzando l’acqua, e sta calpestando la volontà dei romani che hanno detto no a vendere l’Acea” – e l’immancabile Movimento noTav capitolino.

Parole destinate alle agenzie, quelle del Papa o dei Grillini, ma non ai romani che erano al mare, come se rotolare in allegria verso il baratro faccia meno male.
Parole non destinate a chi vive (e muore) nel disagio se non nella disperazione, dissanguati dalle speculazioni finanziarie e dagli egoismi dei potentati finanziari, dall’assenza di opportunità. Persone, la maggioranza di noi, che necessitano di un cambiamento strutturale – un cambio di mentalità – e non di neofiti o vecchie volpi della politica e pannicelli caldi nelle riforme attese da decenni od eccesso di tutele per le rendite di posizione.

Comprensione e comunione tra le persone, che non possono fermarsi al moto affettivo od al bel gesto senza intervenire sulle cause e sugli effetti, e che possono, se ancora disattese, portarci a ‘vivere in una Babele’, come ricordava Ratzinger.

Ad ogni modo, questa è Roma nell’anno della Crisi e se il quadro d’insieme preoccupa, ricordiamo che è la capitale della terza potenza dell’Eurozona, ovvero dell’ottavo PIL del mondo, e di uno dei principali potentati finanziari mondiali, lo Stato del Vaticano.

Resta solo da chiedersi cosa accadrà (o non accadrà) durante il lungo black out balneare romano, che, prevedibilmente, inizierà tra un paio di settimane, con l’esodo vacanziero (e spendaccione) di donne, vecchi e bambini, e che finirà tra 3-4 mesi, alla riapertura delle scuole.

Intanto, oggi 28 maggio, il cielo è coperto e forse pioverà.

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Il Vaticano, la manovra e l’ICI

22 Ago

Su Facebook si rifoltisce il gruppo di italiani che chiedono alla Conferenza dei Vescovi italiani (CEI) di fare il “bel passo” e di accettare la tassazione ICI sulle attività commerciali e d’impresa.

E’ piuttosto difficile dirimere la questione inerente quali siano i diritti del Vaticano verso lo Stato Italiano o, meglio, quali possa vantare la nostra repubblica verso la Santa Sede.

Una faccenda annosa, uno dei tanti pasticci finanziari combinatisi all’atto dell’Unificazione dell’Italia, come quello dell’Autonomia Siciliana o dell’eredità dei Savoia, che si trascinano fino ad oggi.

Incominciamo col dire che:

  1. la Sicilia era uno dei due Regni su cui si articolava lo Stato Borbonico ed era insorta pro-Garibaldi inseguendo il sogno repubblicano. Anche in questo caso si applicavano le regole del “bottino di guerra” a tutto favore dei Savoia;
  2. nel Meridione d’Italia, viceversa, l’aggressione savoiarda alla Casa di Borbone avrebbe imposto agli invasori il rispetto delle proprietà reali ed un congruo indennizzo, cosa che non fu;
  3. solo i territori coincidenti, più o meno, con le provincie di Viterbo e di Roma costituiscono a tutti gli effetti il legittimo territorio del Papa Re: le altre aree dell’allora Stato Pontificio erano state tutti assorbite per lascito testamentario e, dunque, trasferibili ai Savoia per mera conquista e con “equo” indennizzo;
  4. Roma ed il Patrimonium Petri originario, inclusa Sutri ed altre donazioni altomedievali, non erano alienabili, nè per il sistema giurisprudenziale dell’epoca sia per un regno, quello Savoia, che, unico al mondo,  faceva del Cattolicesimo la religione di Stato.

Così nacuero l’Italia e la sua Capitale, con una parte del tesoro del Banco di Sicilia che diventa patrimonio dei Savoia e prende la via degli Stati Uniti, con il saccheggio e le stragi nel Sud e nella terra dei Papi, con la nascita di una propaganda popolare antiborbonica ed antipapalina, con i primi grandi consorzi per la costruzione di Roma, che all’epoca aveva solo 40-50mila abitanti.

Dall’indignazione internazionale per il colpo di mano dei Savoia, nacque la legge delle Guarentigie, prima, e dall’esigenza di una pacificazione populiasta dell’Italia nacquero, poi, i due Concordati. Allo stesso modo, uno dei “moventi” della Cassa del Mezzogiorno fu quello di restituire, almeno in parte, quanto sottratto al Sud dai Savoia.

La prima, le Guarentigie, fecero affluire enormi quantità di denaro nelle casse vaticane, come mai s’era visto a San Pietro. Risorse italiane che presero le strade più impensabili, destinate all’estero per le missioni, ma anche investite in fabbriche e banche o, peggio, utilizzate per acquisre  quote e partecipazioni di infrastrutture nazionali.

I due Concordati servirono a fermare questo processo unidirezionale, tramite il quale lo Stato del Vaticano acquisiva sempre più potere sulla finanza nazionale.

Dal punto di vista della presenza sul territorio, il Vaticano è oggi  presente in:

  1. aree delimitate e territori che godono della sostanziale extraterritorialità grazie ai Concordati;
  2. aree delimitate, spesso semplici contesti immobiliari, dove vengono svolte attività prettamente religiose, analoghe a quelle praticate dalle altre religioni per specie e e per diritti;
  3. aree delimitate, spesso singole unità immobiliari, dove vengono praticate attività di fornitura di servizi, professionaoli, commerciali od impreditoriali, analoghia quelli gestiti da laici e da persone di altre religioni;

Dal punto di vista fiscale non dovrebbero esserci esitazioni: le prime sono attività off-shore, le seconde sono sottoposte alle norme inerenti gli enti benefici e religiosi, le terze pagano l tasse come tutti.

Alemanno: Roma kaputt mundi

31 Mar

Era il 1993, allorchè Rutelli divenne sindaco di Roma; dopo di lui, Veltroni, dal 2001 al 2008, ed Alemanno, fino ad oggi.

Del primo, ricordiamo i controversi consulenti, che gli valsero una condanna, ma, anche e soprattutto, l’informatizzazione dei servizi anagrafici e comunali, la fine delle auto in doppia fila e l’introduzione massiva di parcheggi a pagamento e ZTL, la razionalizzazione della mobilità e delle infrastrutture, l’accatastamento di migliaia di abitazioni che i suoi predecessori avevano condonato ma non sanato, un minimo di trasparenza nelle oscure procedure comunali, l’alto là all’edificazione di nuove cubature residenziali.

Di Veltroni, spiace dirlo, potremo ricordare il ritorno delle auto in doppia fila, l’assenza di manutenzione stradale, la ripresa dell’abusivismo edilizio, dimostrato dai condoni inerenti quel periodo, l’edificazione di nuove cubature residenziali, l’ossessiva esposizione mediatica dell’onnipresente “sindaco di tutti”, lo spaventoso indebitamento comunale, il totale abbandono di migliaia di migranti (regolari e non) accampati praticamente ovunque, l’isolamento di interi settori periferici della città.

Di Alemanno e della sua giunta cosa racconteranno i posteri?

Sicuramente, ricorderanno Parentopoli e le migliaia di familiari ed amici assunti (per centinaia di milioni di euro annui di stipendi) nelle cosiddette “aziende municipalizzate”, che, per altro, costavano già mediamente tanto a fronte di una città che a stento riesce a cosmetizzare il degrado nelle zone turistiche e del potere. Una città in profondo declino alla quale l’Italia aveva già “regalato” il mantenimento di Alitalia e l’Hub di Fiumicino, un sindaco che aveva “denunciato” i folli indebitamenenti di Veltroni e ricevuto aiuti governativi miliardari per “Roma capitale”, spesso sottratti alle risorse per il Sud.

Altrettanto certamente, Alemanno verrà ricordato per l’immobilismo, visto che gli interventi (metropolitane, ponti eccetera) in corso di realizzazione furono avviati dai vari Veltroni e Rutelli, ed il basso profilo, considerato che Roma è oggi una città meno sicura e meno solidale di 2-3 anni fa, quando si lagnava, giustamente, il lassismo di Veltroni.

Un quadro sconfortante che l’attuale leadership romana riesce a peggiorare drasticamente con la proposta di creare (ndr. edificare cosa mai, altrimenti) dei centri commerciali a Castel Sant’Angelo, Villa Pamphili, Borghese, Torlonia eccetera.

Inutile dire che un maggiore afflusso automobilistico nei luoghi in questione paralizzarebbe pendolari e fornitori che dai municipi periferici vanno verso gli uffici ed i negozi siti nell’area “umbertina” della città.

Un sindaco serio avrebbe già spiegato ai romani ed ai loro palazzinari, da 20 anni almeno, che “non c’è trippa per gatti” in una città di “soli” 4 milioni di abitanti, che si estende, però, su 900 km quadrati e che è riuscita a costruire 250 km di strade interne, che è pressochè priva di una solida realtà industriale, che si è sviluppata enormemente in soli 150 anni esclusivamente grazie ai capitali sottratti al Sud ed estorti al Nord.

Una città millenaria incapace di sviluppare un’industria turistica adeguata (vedi Parigi o Firenze) in modo da trasformare i propri beni archeologici in utili (per se stessa), anzichè in spese (per lo Stato).

Una città del Novecento, già ricca di negozi, dove nell’ultimo decennio sono stati già “creati” dei megacentri commerciali con il risultato che i pensionati oggi son costretti a far chilometri per trovare quello … che prima avevano sotto casa.

Che Alemanno e la sua giunta svenda pure i “gioielli di famiglia”, se non c’è altro da fare, ormai, perchè non si è capaci di qualcosa di diverso dall’affaruccio edilizio: la storia di Roma avrà modo di ricordarli adeguatamente.

Berlusconi ed i ministri cattolici

21 Gen

Il ministro Sacconi, da buon cattolico, ribadisce sul suo sito che :”moralita’, giustizia e legalita’ sono principi di riferimento per coloro che esercitano funzioni pubbliche, elettive e non”.

Più chiaro di così …

Non credo che l’autorevole politico ci sta anticipando che il premier Berlusconi abbia intenzione di rimettere il mandato e/o di controfirmare al Presidente napolitano lo scioglimento anticipato delle Camere.

Però, c’è da chiedersi se accadrà “soltanto” che i ministri cattolci  rimetteranno l’incarico per dissociarsi dalla sequela di fatti che turbano e, temo, turberanno la nazione, la diplomazia ed i mercati, oltre che le coscienze degli italiani.

Italia a picco, allarme di Napolitano

21 Gen

Il Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto di nuovo riguardo lo scandalo Ruby Rubacuori, ribadendo che «occorre … scongiurare ulteriori esasperazioni e tensioni  … troppe sollecitazioni sono cadute nel vuoto, troppe occasioni sono state perdute, e oggi ne paghiamo il prezzo».

Un invito che non coinvolge solo il Presidente del Consiglio, ormai travolto dagli scandali e dalla diffidenza generale.

Un richiamo che, certamente, si rivolge alla CGIL della Camusso ed a SeL di Nicki Vendola, che dovrebbero “fare autocritica”, visto che rigettando l’alleanza con Fini ed agitando la piazza, proprio mentre in Parlamento di discuteva la fiducia, non hanno permesso il consolidamento di un governo tecnico.

Come, altrettanto certamente, la palma delle “occasioni perdute” tocca al duo democratico D’Alema e Veltroni, che dovrebbero valutare seriamente il “passo indietro” od optare per quell’incarico internazionale od umanitario, che ambedue avevano annunciato ma non hanno mantenuto.

Si passa, poi, a Casini, Cesa, Franceschini, Letta, Bindi, De Mita e Giovannardi che cattolici sono ed ai cattolici parlano, ma, stranamente, non parlano tra loro e che, opportunamente, dovrebbero “allentare la tensione”:

Arriviamo al blocco liberale, quell’eterno Amleto che va da Rutelli, Tabacci e Bonanni a Fini, Baldassarri, Montezemolo, Rutelli, Dini e Guzzanti: non è un fattore di tensione anche l’incertezza ed il procastinare?

Ce n’è anche per Di Pietro, Grillo e De Magistris, tra le tensorie provocazioni del primo, l’improponibilità politica del secondo e la posizione “liberal ma di sinistra” del terzo: tre piedi in quante scarpe sono fonte di grande turbamento, no?

Finiamo alla Lega, che ha la grande responsabilità di non aver mai tentato di coinvolgere il Sud nel suo progetto federale e di aver sempre tentato soluzioni sottobanco con il potere romano. Più destabilizzante di così?

Resta quel che resta del PdL, travolto dalla corruzione, dai nepotismi, dalla corruzione, dai rapporti con le mafie e le lobbies, dal controllo ossessivo, dalle carriere fulminanti, dalla onnipresenza delle escort: un’esperienza politica, ammesso che lo sia stata, iniziata durante gli scorci della Prima Repubblica ed ormai terminata dalla crisi di valori e di risorse che incombe.

Silvio Berlusconi dovrebbe prendere atto che, a prescindere dalla grave situazione giudiziaria in cui versa, ha il dovere, come primo funzionario dello Stato, di rimettere il proprio mandato nelle mani del Presidente Napolitano.

Non lo farà, questo è quasi certo, e così andando trascinerà nel suo baratro una delle più importanti nazioni industrializzate del mondo.

Anzi,  a sentire “lui” pare addirittura che ci si diverta.