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Reddito di cittadinanza 2019 = IVA maggiorata 2020?

21 Gen

Il Minstero del Lavoro ha reso noto che il Reddito di Cittadinanza nel 2019 costerà 6,1 miliardi di euro, ma …  solo perché perchè il costo si spalma su 9 mesi rispetto ai 9 miliardi originari. Su dodici mesi restano 9 miliardi.
A questi “per ora 6,1 miliardi” va aggiunto un altro miliardo come start up per la riforma dei centri per l’impiego, di cui non è dato sapere quale sarà il costo a regime.

A parte ci sono i rischi di una misura di tale portata, che – creando un diritto pur essendo temporanea –  non potrà far altro che generare tensioni sociali e deroghe infinite, come già è accaduto per la Cassa Integrazione.
Luigi Di Maio è un trentenne, ma – se non a scuola o all’università – già in famiglia dovrebbero avergli raccontato qualcosa di quel disastro dis-occupazionale, essendo cresciuto proprio nel territorio della gloriosa quanto sfortunata Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco.

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Il “bello” è che questo  disavanzo non è soggetto ai paletti Ue, come festosamente annunciano i Cinque Stelle, ma … perchè – per un bug nei parametri internazionali –  più persone passano da inattivi a disoccupati più sale il Pil potenziale, per cui si apre uno spazio fiscale aggiuntivo.

Una norma sbilenca, quella del Reddito di Cittadinanza, e davvero poco opportuna, se in Italia il 14% dei ragazzi molla gli studi entro i 18 anni oppure se la maggior parte dei laureati a 28 anni non ha mai lavorato: così si finisce per rinviare il loro problema di qualche anno … a conferma la Quota 100 che manda in pensione chi ha iniziato a lavorare tardi e non chi ha lavorato tanto.

Sbilenca e inopportuna, se sappiamo già che, mentre uffici e ispettori del lavoro si organizzano, non saranno pochi coloro che abbineranno al reddito anche qualche lavoro in nero. E se – tra un anno o due al massimo – sarà da capire cosa ne sarà dei diritti assistenziali regionali e locali, se l’ISEE viene trasformato.

Purtroppo, se la possibilità di spendere in deficit senza rischiare sanzioni sembra una buona notizia, ricordiamo anche che automaticamente comporta che il debito complessivo aumenti come aumentano il deficit e gli interessi dell’Italia e dei contribuenti italiani.

Un peggioramento del debito/deficit/interessi/spread – oltre a gravare gli italiani presenti e futuri – comporta l’innesco delle clausole di salvaguardia … quelle che già attendono dal 2015 un incremento IVA dal 10% all’11,5% dell’aliquota ridotta e un passaggio dal 22% al 25% per l’aliquota ordinaria.
Figuriamoci nel 2020, a quando Di Maio ha rinviato proprio la questione dell’IVA ed a quando ci sarà da riconfermare il reddito di cittadinanza a 3-5 milioni di beneficiari.

In pratica, il Reddito di Cittadinanza 2019 lo pagheremo con l’IVA aumentata del 2020. Potremmo evitarlo solo riducendo la quota IVA che va alle Regioni, ma non se ne parla nemmeno con i debiti folli che il loro Governatori hanno sottoscritto.

Demata

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Quota 100 e Reddito di cittadinanza: lo Stato Sociale lo pagano i lavoratori

18 Gen

In base alla Quota 100, da aprile e per tre anni, chi ha maturato almeno 62 anni di età e 38 di contributi potrà andare in pensione anticipata, anche se non ha mai lavorato prima dei 24-28 anni d’età e ancora oggi sta bene in salute.
Del resto, erano i Favolosi Anni ’70 o no?

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Intanto, resta il blocco per chi ha maturato almeno 60 anni di età e 42 di contributi, anche se ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni d’età ed oggi è un grave invalido.

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Inoltre,

  1. i beneficiari del reddito di cittadinanza riceveranno il sussidio per i prossimi 18 mesi anche se non accettassero mai un’offerta di lavoro o di formazione;
  2. il reddito di cittadinanza farà anche da versamento contributivo per le pensioni dei beneficiari, ma ai lavoratori a cui mancano pochi mesi nessuno ‘sconto’;
  3. arriva l’incubo del blocco parziale delle pensioni sopra i 1500 euro lordi, cioè TUTTE, con buona pace tra chi ha prodotto e versato contributi  forse per 20 anni e chi oltre 40 anni.

Resta, dunque, il dubbio per “se e come” diventerà vigente un combinato simile ed è difficile fare una previsione di come andrà a modificarsi / deformarsi la norma già nell’arco di una sola legge finanziaria e quali modifiche pre-elettorali arriveranno.

Comunque, solo a legge scritta e pubblicata sapremo dai vari Organi di controllo cosa accade per la legittimità e la copertura, come solo tra qualche mese inizieranno ad arrivare i prevedibili ricorsi  all’Inps  dai diretti interessati. Infatti, molti di coloro che andrebbero con la Quota 100 riceverebbero poco più della attuale pensione minima e sarà da vedere quanti effettivamente sono e quanto malcontento di ritorno ci sarà.

Lo scopo della Lega verso le pensioni sembra essere solo quello di avviare il turn over nelle pubbliche amministrazioni e consentire nuove assunzioni.

Restano dubbi anche sulla costituzionalità, se l’art. 38 riporta ancora che “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di vecchiaia”.

Quali effettive previsioni ci sono? Chi ci assicura della bontà dei conti? Ed è legittimo trasferire somme versate dagli assicurati (art. 38) per coprire le spese che lo Stato deve per gli indigenti (art. 32)?

E resta anche il primario problema generato dalla Legge Fornero riguardo la ‘pensione anticipata’: per la medicina chi ha 65 anni o più è ancora oggi definito “giovane anziano” ed ha diritto ai servizi di geriatria. Dunque, qualcuno dovrebbe spiegarci perchè per l’Inps la vecchiaia inizia a 67 anni.
Tra l’altro, se la medicina dovesse alzare l’età di vecchiaia come dicono ai congressi, esploderebbe il dato dei malati cronici ed invalidi al lavoro, visto che l’età comunque si fa sentire.

La parola passa alla Corte Costituzionale, alla Corte dei Conti, alle Agenzie di Rating (sic!), ma anche alla gente ed alla creatività degli avvocati, oltre che ai Sindacati … europei.
Come sarà da vedere l’effettiva reazione dell’Inps, che rischia un disastro di bilancio,
se il disposto giallo-verde mandasse a rotoli i suoi conti con questo vistoso prelievo dai fondi pensione dei lavoratori per coprire la spese sociali che i Populisti al governo non sanno come affrontare.

Demata

Brexit: i ‘dettagli’ non detti

16 Gen

E’ credibile che la bocciatura dell’accordo cercato da Theresa May condurrà a una Brexit senza intesa?
No, non è possibile una vera e propria uscita ‘secca’ della Gran Bretagna dall’Unione con quel ginepraio di trattati e accordi commerciali che c’è: sarebbe peggio della Crisi del 1929.
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Quel che veramente preoccupa l’UE è la possibilità che venga intaccato il principio per cui la politica commerciale di ogni Stato europeo è di competenza esclusiva dell’Unione Europea ed è gestita attraverso la Commissione, mentre gli Stati Membri possono solo assistere tramite un apposito Comitato.

In altre parole, la paura è che la stipula accordi tra singoli Stati UE ed il Regno Unito comporti che poi – pian piano – una o tutte le nazioni finiscano per sviluppare una propria politica commerciale, distruggendo de facto l’Unione Europea ed indebolendo  fortemente l’Euro.

Il problema non arriva dall’uscita da mercato unico europeo ed accordi sui trasporti, che saranno sostanzialmente mantenuti se il Regno Unito accedesse allo Spazio Economico Europeo ritornando membro dell’EFTA (Associazione europea di libero scambio), di cui faceva parte fino al 1972, quando decise di entrare nella Comunità Economica Europea, poi divenuta Unione europea.
Allo stesso modo, far parte di EFTA manterrà vigenti (eccetto il cabotaggio, attenzione) tutti gli accordi relativi a navigazione, compagnie aeree, registrazione di imbarcazioni ed aerei, come resteranno vigenti il  Memorandum di Parigi sui controlli e le norme in materia di ambiente e tutela della salute in mare.

Quanto agli immigrati dagli altri Paesi membri per motivi di studio, con qualche farragine in più resteranno tutti gli accordi di scambio culturale siglati dalle Università come quelli delle Società e non è poco.

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Il vero impatto arriverà dall’esclusione di Londra dal cabotaggio nei porti UE e viceversa: è il cavallo di Troia di una applicazione ‘secca’ della Brexit, dato che andrebbe a risolversi con accordi bilaterali e, da questi, sviluppo o decrescita per i diversi porti francesi, olandesi, scandinavi, tedeschi, polacchi. 

Anche l’introduzione di dazi doganali equivarrebbe alla possibilità di instaurare dei regimi commerciali diversificati tra UK e i vari paesi UE, ma in realtà le regole europee lo impediscono, per cui si applicheranno i parametri del WTO (es. 5% per i prodotti industriali) e buonanotte, salvo accordi dell’ultim’ora.

Timori simili arrivano per le ricadute sull’IVA, sulle accise e sulle imposte indirette di tanti piccoli operatori europei, se  il Regno Unito diventa un Paese terzo senza accordi appositi, ma almeno l’effetto sarebbe omogeneo per tutta l’Unione ed è una situazione che creerebbe molti problemi anche a Londra.

Ma il timore maggiore è che – con il rientro della Gran Bretagna nell’EFTA – le nazioni extraeuropee del Commonwealth potranno far destinare le merci pre-assemblate nel Regno Unito, per poi introdurle in Europa alle medesime condizioni del mercato unico, andando a colpire nazioni manifatturiere ‘deboli’ come la nostra.

In altre parole proprio quello che ha sottolineato durante il Consiglio europeo del 23 marzo 2018:la mancata partecipazione all’unione doganale e al mercato unico produrrà inevitabilmente attriti in ambito commerciale” … tra i diversi paesi europei che verranno toccati dalla Brexit in maniera diversa e con interessi differenti.

E gli inglesi? Quali ripercussioni negative dalla Brexit?

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Per la Confederazione dell’Industria Britannica, in caso di Brexit senza un’accordo, ci sarebbero “un calo del PIL fino all’8% e migliaia di posti di lavoro a rischio“.
I media parlano di ‘allarme’, ma non è una brutta previsione – anzi sarebbe un buon affare – se il ritorno al Commonwealth avesse un impatto iniziale sicuramente inferiore al 10% del PIL e se fossero solomigliaia, non decine e centinaia di migliaia, i disoccupati.
Effetti negativi che possono essere ammortizzati notevolmente con il mantenimento dell’IVA e degli accordi su accise e imposte indirette, come anche dall’uso delle proroghe per introdurre una qualche gradualità.

Viceversa, restando in Europa, la Gran Bretagna non riceve tutti i benefici che ha come fondatrice del Commonwealth, vede umiliato il proprio potenziale manifatturiero e sta registrando un passivo di 54 miliardi di euro nell’export-import ogni quattro mesi (gennaio-aprile 2018 – Eurostat).

Come finirà? La Germania e la Francia si stanno preparando? E quale batosta per l’Italietta del debito pubblico?
Alla prossima.

Demata

Lega a Cinque Stelle: un bilancio in cinque immagini

9 Gen

Quale sia il bilancio dello Stato e del Governo Lega / Cinque Stelle incomincia ad essere chiaro un po’ a tutti, ma – probabilmente – ognuno conosce solo il bonus o il malus che lo riguarda.

Vediamo rapidamente quali paradossi emergono da una prima lettura della Legge di Bilancio 2019.

lega cinque stelle salvini premier bilancio

lega cinque stelle salvini premier emergenze

lega cinque stelle salvini premier equità

lega cinque stelle salvini premier priorità

lega cinque stelle salvini premier sociale

Paradossale, vero? 

Demata

Pensioni: i conti Inps e gli invalidi invisibili

3 Gen

Le pensioni per gli invalidi dovrebbero essere la prima ragione di esistenza di un Istituto pubblico di Previdenza Sociale, come è l’Inps fin dalle origini.

I dati dell’Inps 2017 riguardo i casi riconosciuti di invalidità civile e le prestazioni erogate sono, in sintesi, i seguenti:
– ciechi totali o parziali = 223.958 (7,3% della spesa);
– prestazioni a sordomuti = 61.001 (1,99% della spesa);
– prestazioni a invalidi totali = 2.281.116 (16,5% della spesa) 
– indennità di accompagnamento = 1.775.431 (58% della spesa) 
– invalidi parziali = 494.415 (16,2% della spesa).

Strano, vero? Come è possibile che gli invalidi totali sono oltre 2 milioni, ma quelli parziali solo mezzo? Semplice, le statistiche considerano come invalidi solo quelli a cui l’Inps eroga una prestazione.

Infatti, secondo OsservaSalute 2018, il 39% degli italiani ha almeno una malattia cronica, mentre il 23,7% è multi cronico e l’insorgere di malattie croniche ha una vera e propria impennata dopo i 44 anni.

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Molto semplicemente l’Inps, nel subentrare alle Casse previste dalla Costituzione, non si fa carico delle invalidità da lavoro se non gravissime o totali: non è un caso che le prestazioni destinate alle donne ultraottantenni siano quasi pari per numero a quelle per i maschi in età da lavoro (tra 20 e 65 anni) e maggiori per volume finanziario.

Ad ogni modo, di stranezze ce ne sono tante, ad esempio che per ogni milione speso l’Inps destina 32,60 € a testa per i ciechi totali o parziali ed i sordomuti, come per gli invalidi parziali, ma … per gli invalidi totali l’Inps non fa diversamente, dato che se i 32,60 € a testa sono per le indennità di accompagnamento … che andrebbero a chi assiste il malato … al quale così restano solo 7,23 euro “per se stesso”.

E c’è da restar perplessi se consultiamo le Disability statistics 2012 dell’Unione Europea e scopriamo che in Italia erano 6.991mila le persone disabili maggiori di 15 anni e”with long-standing health problems”, cioè note da vecchia data, mentre … l‘Inps – Statistiche in breve (marzo 2017) – invece – eroga solo 3.060.490 prestazioni agli invalidi civili (invalidi civili, ciechi civili, sordi civili).
E dove sono finiti gli altri quasi quattro milioni con long-standing health problems e che, magari vanno ormai per i 50, hanno 20-30 anni di contributi versati e che … più tempo li teniamo al lavoro e più ci costano e ci costeranno in Sanità?

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Il Ministro Di Maio come la sua collega Grillo terranno conto che è davvero impossibile che una nazione di 60 milioni di abitanti abbia solo 3 milioni di invalidi ‘a carico’, se la media  europea è del il 17% della popolazione, cioè da noi “dovrebbero essere” 10 milioni?
Sarebbe importante sia in termini di conti futuri dell’Inps sia di spesa sanitaria appropriata sia di ‘giustizia sociale’ sia di finanza, economie ed investimenti.

A dire il vero, dovrebbero essere Politica, Sindacati e Imprese a chiedersi che fine fa il consenso di questi 4-7 milioni di elettori / lavoratori / consumatori invalidi senza visibilità e prestazioni, senza possibilità di pensione, senza accesso ad un reddito/sussidio minimo, nonostante decenni di contributi versati.

Siamo sicuri che, superando la Fornero e garantendo il Reddito a chi non ha contribuzione, non finiranno esclusi ancora una volta proprio gli invalidi ‘parziali’ che, viceversa, hanno ormai versato tanto, ma “sempre non abbastanza”?

Su quali numeri sta lavorando la Politica, se ci sono milioni di italiani che scompaiono dalle statistiche della Previdenza ma esistono in quelle della Sanità?
Soprattutto, è ben informata che con pochi miliardi l’anno si risolverebbe un enorme problema di diritti, salute, turn over, innovazione, bilancio pubblico ed efficienza amministrativa, che coinvolge direttamente milioni di italiani?

Demata

Quale futuro per Destra e Sinistra nell’Era Digitale?

30 Dic

Destra e Sinistra per luogo comune sono associati a Tradizione e Innovazione, ma sono concetti nati quando erano in vita Stuart Mill o J.J. Rosseau o tanti altri “padri”, tutti antecedenti all’Era Digitale, che modifica profondamente le relazioni tra gli individui e/o Enti, ormai sempre più spesso mediate e ‘semplificate’ da un macchinario.

Ad esempio, secondo i “padri”, il ruolo principale delle istituzioni pubbliche sarebbe quello di mettere gli individui in condizioni di sviluppare tutto il loro potenziale, ma l’Archeologia moderna dimostra che è almeno dal Neolitico che le “pubbliche istituzioni” sorgono per spinte alla coesione sociale ed esigenze di sicurezza generale.
La nascita di un centro di culto comportava l’aggregazione di risorse e genti, che a sua volta causava l’esigenza di raccolta del cibo, di specializzazione dei lavori e di difesa del sito, con un Rex e un Pontifex, secondo la tradizione romana come del resto era per tutte le culture preistoriche e lo è ancora oggi.

Coesione sociale e Sicurezza generale che la Società deve continuare a garantirsi, mentre l’Industrialesimo è pervenuto all’Era Digitale e la definizione di Sinistra come luogo di “innovazione” come quella di Destra come sede della “conservazione” diventano concetti superati: siamo dinanzi ad un fenomeno ben maggiore delle 95 tesi di Lutero pubblicate nel 1517 a Wittenberg, due generazioni dopo che Johann Gutenberg nel 1448, a Magonza dall’altro lato della Foresta Nera, stampava il primo libro, la Bibbia.

Non a caso, oggi come ieri, i due ‘fronti’ speculari si differenziano innanzitutto su quale equilibrio tra solidarietà/tolleranza e degrado/insicurezza sia ‘giusto’. In altre parole, cosa è responsabilità collettiva e cosa, viceversa, è dovere personale.

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Destra e Sinistra equivalgono ancora a ‘vecchio’ (tradizione) e ‘nuovo’  (innovazione) e ad ‘avanti’ (progresso) od ‘indietro’ (conservazione)?
E come si ‘aggiornano’ queste istanze primordiali del vivere sociale degli Umani, nell’Era Digitale?

Pochi lo ricordano, ma viviamo nel mondo nato per “iniziativa” di un uomo di destra (who pardoned Nixon) che credeva nel progresso come Gerald Ford, il quale nominato in base al 25° emendamento (e non eletto) durante la sua breve presidenza nel 1974 fece rilasciare il sistema Unix sviluppato nei Bell Laboratories alle università, con il codice sorgente e il permesso di implementarlo.

Con il consenso del liberal Jimmy Carter, che credeva nella One Human Race: nel 1978 grazie al protocollo Unix UUCP nasce Internet, che consente ai computer la copia remota dei file e rende possibili reti di comunicazione tra computer, tra cui le chiamate telefoniche. Sempre in quegli anni Steve Jobs e Bill Gates creavano i PC Apple e i software Microsoft, cioè l’architettura hardware e gli applicativi di scrittura e calcolo che ancora oggi esistono.

La successiva spinta liberista di Ronald Reagan consentì un enorme sviluppo del “fai da te” informatico, non solo come assemblatori di base in Occidente e l’industrializzazione della Thailandia e dell’Indonesia, ma soprattutto la libera ricerca ed un programmatore del laboratorio di intelligenza artificiale del MIT, Richard Stallman, nel 1984 fondava la Free Software Foundation creando il sistema operativo GNU, un’alternativa a UNIX di ‘libero’ uso e sviluppo.

A cavallo delle amministrazioni Clinton e Bush sr iniziano a diffondersi, negli Anni ’90,  il sistema Linux su licenza GNU creato da Linus Torvalds e il linguaggio di programmazione Java creato da James Gosling della Stanford University Network.

Sotto la presidenza di Bush jr, nel 2007, nasce Iphone con rinnovata fortuna di Apple e – soprattutto – Google sviluppa e diffonde liberamente Android, un sistema operativo per dispositivi mobili basato sul kernel Linux in cui le utilità GNU sono sostituite da software in Java, che a sua volta è nato per gestire apparati (domotica) e macchinari (automobili) e … che – a differenza di GNU – ha una vera resa commerciale (le Apps a pagamento, ad esempio).

Dopo il disastro cileno dell’Amministrazione Nixon, Innovazione e Conservazione si sono modulate autonomamente dalla Politica e dalla Finanza? Forse …

Caso mai fosse, siamo nel 2019, a quasi due generazioni dall’inizio di questo processo di innovazione nelle comunicazioni umane, come lo era Lutero rispetto a Gutemberg.
E se oggi il FinTech (Amazon, Alibaba, PayPal, Google, Facebook etc) avanza nel mondo delle banche e della finanza, mentre secondo Istat il 26% degli elettori segue la politica attraverso internet, in gran parte tramite i social, forse dovremmo anche prendere atto che il Capitalismo e il Socialismo vanno a cessare la loro funzione come fenomeni dirigisti dell’Industrialesimo, che – viceversa – si palesa come il processo storico principale: causa e non effetto.

Un mondo nuovo, dove Destra, Sinistra e Centro devono (dovevano?) percepire e rispondere ad istanze e ad interessi non più componibili come nel passato.

Ad esempio,

  • i lavoratori del settore industriale (metalmeccanici e hardwaristi) che vorrebbero immobili a buon prezzo, modulari e ergonomici-digitali, e quelli dell’edilizia che vorrebbero redditi più alti, materiali tradizionali e maggiore lavoro manuale, a loro volta utili per gli immobili di pregio, storici o “vintage”;
  • i residenti delle grandi aree urbane, consumatori di enormi risorse alimentari, e quelli delle aree rurali, produttori e distributori consortili di queste risorse, con i primi che desiderano prezzi bassi e merci fresche, i secondi redditi più alti e massima resa;
  • le esigenze della medicina di base e territoriale, come di quella tecnico-infermieristica o meramente socio-assistenziale, cioè con diretto impatto sulla quotidianità e i diritti di tutti i cittadini, e quelle specifiche di eccellenza, cioè di ricovero ed organizzazione ospedaliera, e con quelle di ricerca, cioè di investimento e distribuzione farmaceutica;
  • il diverso punto di vista di chi lavora nei servizi (dal supermercato al sociale, passando per sportelli e magazzini o consegne) 7 ore e 12 ore al giorno e chi consuma (cioè anche egli stesso) che pretende di servirsene H24 e/o con risultati immediati … eccetera.

La “barriera” tra Destra e Sinistra è crollata, se i sondaggi constatano una migrazione di voti significativa dal PD alla Lega, e quelli elencati sono solo alcuni dei nuovi fattori di divaricazione dell’elettorato, come anche i Cinque Stelle si stanno accorgendo.

Destra e Sinistra si fondavano sul farsi portatrici di istanze incompatibili per diversi od opposti gruppi significativi di cittadini nella diversa funzione di consumatori – produttori – elettori.
Da Trump a Putin o Macron passando per Di Maio e Salvini e anche Renzi, oggi i due ‘fronti’ speculari si differenziano innanzitutto su quale equilibrio tra solidarietà/tolleranza e degrado/insicurezza sia ‘giusto’.

In seconda istanza, quel che sembrano fare la differenza sono i ‘soliti’ divergenti interessi tra ceti e professioni di accesso al  reddito e/o ai servizi “essenziali”, necessari alla (soprav)vivenza più o meno lussuosa od sobria che sia, ma con una peculiarità: quel che conta è il “tempo libero” da dedicare al proprio mondo ‘digitale’ e social(e) …
… se un tablet o una playstation costano poco, se per la vita sociale basta la tessera del fitness e la sala per vedere le partite consumando o giocando, se tot volte all’anno si decolla a prezzi infimi per qualche luogo turistico e se … non registrassimo ogni anno quasi 100.000 casi di minacce l’anno, prevalentemente ad opera di italiani e sono solo quelle denunciate dalla parte offesa.

Demata

Il 2019 del premier Giuseppe Conte

28 Dic

Il Governo presieduto dall’avvocato Giuseppe Conte è in carica a partire dal 1 giugno 2018, sono trascorsi sette mesi  ed una Legge Finanziaria: è il momento di una valutazione di cosa abbia prodotto il nostro Presidente del Consiglio. 

Quota 100, ma quale? Quella che blocca la pensione del 60enne che ha già 43 anni e di contributi e lascia andar via il 62enne con soli 38 anni di contributi oppure tutte e due e, comunque, taglia qui e lì, con un importo pari al 60% dell’ultimo stipendio?
Un conto è ‘superare la Legge Fornero’ – come chiedeva Salvini e come ormai è tempo che sia – un altro è aprire il vaso di Pandora, come vorrebbero i Cinque Stelle ed una bella fetta del Centrosinistra.

Reddito di cittadinanza, ma senza lavorare? Gli occupati sono circa 22 milioni, di cui circa 3 milioni con contratti a termine, e i disoccupati sono circa 2 milioni. Ma se dobbiamo ricorrere a manodopera straniera per circa 5 milioni di lavoratori, il lavoro in Italia c’è o non c’è?
Piuttosto, cosa ne è rimasto degli ‘aiuti’ che alla famiglia, ai giovani in cerca di prima occupazione, alle madri lavoratrici, agli invalidi parziali eccetera? Questi sì che erano nel ‘contratto’ ed il Decreto Dignità farà forse più danni che benefici.

Immigrazione e Sicurezza, ma come? Dal 2006 al 2014 sono stati archiviati ben 370.953 procedimenti per un reato minore come la “minaccia” ed altri 424.122 sono pervenuti ad azione penale, con una percentuale di italiani doppia rispetto agli stranieri e con un sommerso rilevante, visto che il procedimento si avvia su querela di parte.
Gli italiani ritengono che servano più sgomberi, meno protezione umanitaria e più centri per il rimpatrio, almeno così dicono le statistiche del consenso. Ma i numeri dei ‘fatti’ raccontano anche che i problemi di sicurezza sono altri.

Sanità universale ma anche privata? Quella delle liste d’attesa di mesi e mesi, nonostante il sistema unico di prenotazione che mette in rete tutta l’offerta ed i pazienti ormai abituati a rinunciare ad eseguire una visita o un esame presso la struttura di cui si fida e/o più vicina? 
Non se ne verrà mai capo senza riformare i rapporti Stato-Regioni, ma – anche se la questione non è nel ‘contratto’ Di Maio – Salvini – non si può continuare a togliere soldi alla salute dei cittadini per pagare i debiti accumulati dalla Sanità stessa, senza riformarla profondamente. O l’una o l’altra od ambedue. 

Spesa pubblica in aumento, ma con quali Entrate? Il 2017 ha comportato circa 472 miliardi di entrate fiscali allo Stato e alle Regioni, che – però – nel 2018 hanno previsto una spesa per circa 850 miliardi, ma è chiaro a tutti che lo 0,1% sul Debito pubblico (il “decimale”) significa 1,69 miliardi di euro in più od in meno da dover ripagare in qualche modo, oltre ai circa 2.227 miliardi di euro che già abbiamo … da elidere dalle somme disponibili per l’Italia e gli Italiani?
Non a caso, riguardo la manovra finanziaria, Carlo Cottarelli ha evidenziato che “è oscura. Il vero rischio è la recessione”. 

Appalti e Forniture facilitati, ma per chi? Con la nuova normativa la Pubblica amministrazione potrà affidare lavori senza gara d’appalto nelle opere di importo compreso tra 40 mila e 150 mila euro e – come ha dichiarato Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione – “questa norma non aiuterà i funzionari morosi, mentre consentirà a quelli disonesti di fare il buono e il cattivo tempo. Basti ricordare che tutto il sistema di Mafia Capitale si reggeva sugli affidamenti diretti“.

Forse, qualcuno non ricorda che il 27 maggio 2018 Giuseppe Conte rimetteva l’incarico come presidente del Consiglio dei ministri, ricevuto dal Presidente della Repubblica solo quattro giorni prima, il 23 maggio 2018, per poi riaccettarlo il 31 maggio, onde evitare la formazione di un governo tecnico provvisorio guidato da Carlo Cottarelli, visto che l’Italia era senza una guida da quasi 90 giorni, cioè dalle elezioni del 4 marzo 2018.

Dunque, anche se in prima pagina troviamo puntualmente Salvini & Di Maio con la loro antitesi manifesta, di norma sarebbe ed è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ad essere il primo responsabile dei danni o benefici che arriveranno nel 2019 con la Quota 100, il Reddito di cittadinanza, il Decreto Dignità ed il Decreto Sicurezza, gli Appalti e le Forniture facilitati, la Spesa pubblica incrementale, la Sanità a progetto.

In parole povere, il 2019 porterà a tutti noi l’evidenza che, specie con le norme volute o promesse da Salvini & Di Maio,  il compito del premier Conte non può restare solo quello di ‘presiedere’ le attività del governo od esserne il portavoce: ormai sono dieci mesi che l’Italia ha solo un tot di ministri che vanno per conto loro.

Demata