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Tiziana, i video hard personali e le riflessioni di un internauta

18 Set
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Era stata condannata a 20.000 euro di spese giudiziarie, per aver chiesto di bloccare un suo video compromettente che continuava ad essere pubblicato su internet, esponendola alla gogna mediatica e al dileggio per strada.

Dicembre 2014 – gennaio 2015 Tiziana invia filmati hard a alcuni uomini tramite Whatsapp.

Maggio 2015: Tiziana consegna una querela circostanziata indicando in almeno uno dei cinque uomini ai quali aveva inviato quei video hot – senza averli mai incontrati – il responsabile della divulgazione su Internet.
Tiziana aveva presentato denuncia anche per violazione della privacy, ma gli inquirenti avrebbero individuato nel mancato esplicito divieto da parte di Tiziana alla diffusione dei video che lei stessa aveva inviato ad alcuni amici, un limite alla configurabilità del reato.

Ottobre 2015, Tiziana ritira le accuse verso gli uomini (Christian, Antonio, Enrico, Antonio) da “accusati” a “persone informate dei fatti”, come lo era Luca il suo ex fidanzato, su chi continui ad alimentare la gogna mediatica..
Tiziana aveva chiesto alla magistratura di sequestrare un sito web che aveva pubblicato i video con le immagini dei rapporti intimi.

Di recente, il pm Alessandro Milita la condannava a circa 20.000 Euro di spese di giudizio, perchè il sequestro del sito web appariva inutile in quanto quelle immagini erano ormai già state scaricate da numerosi utenti che le avevano pubblicate in altri siti e che il blocco non sarebbe servito a impedirne la circolazione su internet.

Ma avrebbe fatto da deterrente, aggiungeremmo noi comuni mortali, che ben comprendiamo – a differenza delle norme vigenti  e delle imposizioni dei gestori dei siti Social – come Tiziana NON avesse alcuna intenzione di rendere ‘pubblici’ i suoi filmati.

SOLUZIONI

Sarebbe un ottimo deterrente – oltre che giusta – una norma che renda i siti social corresponsabili dei reati che dovessero derivare dalla diffusione di materiali audiovisuali privi dell’esplicito consenso del diretto interessato, allorchè debitamente informati od ammoniti da questo. Perchè vengono rimossi profili Facebook (o di altri social) se pubblicano foto di suore vestite in spiaggia o di bambini vietnamiti nudi in fuga, ma restano intoccabili quelli che finora hanno provocato suicidi in mezzo mondo?

Sarebbe urgente – non in Italia ma nel mondo – una moratoria tra i giganti del WEB, che porti alla chiusura dei profili di coloro che inviano con persistenza messaggi offensivi ad personam. Fino a quando la gente si incontrava in piazza, anzichè on line, chi lanciava sassi o sputi veniva arrestato all’istante … per turbativa della quiete pubblica. L’arresto immediato era necessario per evitare che qualcuno lo imitasse o qualcun altro si facesse giustizia da se. Se i Social sono ‘area pubblica’ chi è che provvede “sul posto” a garantirne la “quiete”?

Sarebbe stato ovvio – ma non lo è stato – che per l’acceso dei minorenni ai Social fosse prescritta l’autorizzazione formale dei genitori e che dei crimini telematici se ne occupasse una magistratura apposita – in Italia come altrove – vista la rapida evoluzione dei mezzii tecnici e dei fenomeni sociali.

Sarebbe Giustizia che il magistrato potesse non condannare il soccombente alle spese di giudizio “secondo giusto intendimento”, specie se parliamo di bullismo / stalking o di strapotere delle big companies.

Demata

Le banche e la mediocrità del Male

15 Dic

Quello che molti non comprendono è che le banche assovono al mero compito di raccogliere, concentrare e redistribuire con un effetto moltiplicativo tutto il denaro non strettamente necessario alla stretta sussistenza.
In altre epoche a questo provvedevano gabellieri, usurai, finanziatori o finanzieri, sacerdoti e feudatari, ma è una differenza di relativo conto: dipende solo da quanto volentieri immetta risorse chi accumula risorse (risparmiatore). Viceversa il compito degli ‘operatori’ è sempre lo stesso: incassare denaro dalle persone e  preservarlo per gli scopi del padrone.

Infatti, nel caso del salvataggio di Banca Etruria come delle altre ci troviamo davanti a ‘risparmiatori’ che sono stati convinti da solerti impiegati ad investire in ‘imprese’ che forse avrebbero reso l’1% effettivo, mentre ‘svalutazione’ ed ‘inflazione’ erano davvero improbabili.

Come si possa sostenere che non vi sia stata fraudolenza – come accadde per il caso Parmalat – è difficile da capire, specie se stavolta il personale stesso aveva dubbi e resistenze, temendo per i propri clienti.

Più che aiuti ‘umanitari’ di Stato, servirebbero sentenze rapide e draconiane …

Anche in questo caso, come le nostre pensioni e tant’altro, ci troviamo a constatare la ‘mediocrità del Male’, quello che distrugge vite ed esistenze con il diniego di una procedura o la capzione di una firma e del quale nessuno risponde poichè ‘rispettava gli ordini’ … in cambio di una carriera.

E, se prima ricordavamo la Parmalat, vale la pena di tener presente quanti suicidi e quante famiglie distrutte sono state causati dai metodi di Equitalia.

Con un leggero sforzo potremmo anche accorgerci che c’è sempre la stessa componente partitica dietro i disastri Parmalat, Inps, Equitalia ed Etruria …

Demata

 

Brittany Maynard: suicidio o eutanasia?

31 Ott

santa muerte Nell’aprile scorso a Brittany Maynard,  29 anni, dopo un intervento chirurgico e una serie di chemioterapie, erano stati diagnosticati sei mesi di vita per un tumore al cervello scoperto pochi mesi prima.

Così Britanny decide di trasferirsi da San Francisco, dove viveva, a Portland in Oregon, che  è – con Vermont, Montana, New Mexico e Washington State – uno degli stati che offrono protezione legale (Death With Dignity Act ) ai malati terminali che vogliano l’eutanasia.

E domani tutto questo avverrà, mentre i media già diffondono le foto della sua gita in famiglia al Gran Canyon, dato che Britanny ha deciso di usare la propria morte come una campagna mediatica pro eutanasia.

“Non sono una suicida e se lo fossi stata l’avrei già fatto, ma sto morendo e voglio farlo. Il mio tumore è così grande che servirebbero delle potenti radiazioni al cervello solo per rallentarne l’avanzata ma con effetti collaterali spaventosi, tra cui le ustioni. Con la mia famiglia abbiamo ragionato e verificato che non esiste un trattamento. Le cure palliative inoltre non riducono comunque il dolore devastante e la possibilità che possa perdere a breve le capacità cognitiva e di movimento, ho deciso quindi per una morte dignitosa”.

E che sia in fin di vita, lo conferma il fatto che, all’indomani della gita al Canyon, la ragazza è stata ricoverata in ospedale con il più grave attacco epilettico nella breve storia della sua malattia che l’ha lasciata per ore incapace di parlare.

Diversi i commenti dei media, che comunque tutti stanno dando ampio risalto alla vicenda: una ‘che ha deciso di andarsene alle sue condizioni’ (La Stampa), che “ha deciso che avrebbe giocato d’anticipo con la Nera Signora. Avrebbe scelto lei quando darle appuntamento e non viceversa” (Panorama), “volersi confessare davanti alle telecamere, per molti una scelta nobile, per altri si annuncia come un suicidio tramutato in spettacolo” (RaiNews).
Secondo Famiglia Cristiana, nel video registrato il 13 ottobre e diffuso ieri dalla Cnn, “Brittany Maynard ritratta la scelta di porre fine alla sua vita il primo di novembre. O quanto meno la mette in stand by.

Il solito coro, insomma.
I modernisti e i laici invocano la libertà di aborto e/o eutanasia, le religioni che si sono affermate negli ultimi 2000 anni (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) non sanno bene come metterla, tutti gli altri culti arricciano il naso per la faciloneria con cui si affronta la questione.

Infatti, ad applicare un bel po’ di religioni ‘ancora vigenti’ ce ne sarebbero cose da dire.

Innanzitutto, nessun’altra religione – diversa da quelle che accettano la Bibbia come libro sacro – considera il suicidio un ‘peccato di per se’ e tutte – nei modi che vedremo – trovano applicazione al triste caso di Britanny.

02115_bastone_aesculapioIl mondo antico fondava i propri principi riguardo l’eutanasia nel Giuramento di Ippocrate (circa 420 a.C.): “somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo” e simili indicazioni erano già nel primo corpus legislativo della storia, il Codice di Hammurabi ( 1792 al 1750 a.C.).

Il suicidio e l’assistenza allo stesso – se da parte di una persona diversa da un medico o da uno schiavo – erano considerati con rispetto.

E andando dall’Olimpo al Walhalla, alla religione dei suoi antenati – quella di Thyr, di Odino e del Ragnarok – c’è una sola scelta ‘perfetta’ ad eccezione del suicidio: rifiutare le cure e affrontare la ‘propria morte’ in un luogo isolato e senza assistenza per attacco epilettico, collasso o ictus che fosse.
Atteggiamento simile sarebbe stato consigliato dalle religioni precolombiane indo-mesoamericane, da confuciani, buddisti e animisti vari.

Allontanarsi in mare, nei boschi o nel deserto … cercando nella solitudine il proprio ultimo ‘Se’, amando la Vita fino all’ultimo istante, prima che la malattia arrivi a deturpare tutto.

Il problema di Britanny, il problema di tutti noi è che il culto dell’onnipotenza – divina o umana la medaglia è una sola –  ha ormai attecchito nella nostra società sotto tutte le latitudini.
Per rendersene conto basta ascoltare i discorsi di tanti nostri  settantenni od ottantenni che – sopravvissuti ad altri di loro prematuramente scomparsi – si lamentano dell’amaro destino riservatogli – da Dio o dalla sorte – per prevedibili malanni e dolori che li accompagneranno alla Morte, invidiando la sorte di chi giovane o sessantenne abbia perso la vita in un attimo o nel sangue …

Britanny ha tutto il diritto di decidere di morire, per lasciar corso alla malattia o per metallo o veleno che fosse. E è quello che ha fatto: è andata dopo le potevano prescrivere un veleno e l’ha acquistato.

Ma non si tratta di eutanasia: è un suicidio.

La questione ‘morale’ riguarda solo il fatto se avesse il diritto di comprare quel veleno dal droghiere o in farmacia: l’eutanasia è un problema dei medici, l’accesso a determinati veleni per i malati terminali (o il possesso di un’arma da fuoco) è un altro.
Se la propria morte non è una questione del tutto privata, cosa può esserlo mai?

A proposito, nel ‘ringraziare’ chi ha strumentalizzato Britanny e tutti i malati come lei, prendiamo atto che – grazie a lei – la ‘morte privata’ è divenuta show business: a quando il prossimo pre mortem a reti unificate?

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Strage di Karlsruhe: una storia non raccontata

5 Lug

A Karlsruhe,  è accaduto che un uomo  di 54 anni e la sua compagna, ex proprietaria dell’appartamento, hanno resistito allo sfratto, asserragliandosi in casa, dopo aver preso in ostaggio l’ufficiale giudiziario e due suoi accompagnatori, un mediatore sociale del comune ed un fabbro, cui si è aggiunto un manager della società che ha acquistato l’appartamento, sopraggiunto poco dopo.

Dopo pochi minuti, quando il sequestratore si è reso conto che l’ufficiale giudiziario non intendeva sospendere l’esecuzione dello sfratto, la situazione è precipitata nel panico totale. L’ufficiale giudiziario ha tentato la fuga ed è stato colpito due volte alle gambe. Intanto, i vicini di casa allertavano la polizia e il fabbro ha dovuto legare gli altri due ostaggi con delle fascette e metterli a sedere sul divano.

Proprio in quel mentre, il giovane fabbro avrebbe tentato di strappare l’arma al sequestratore senza successo, restando gravemente ferito da quattro o cinque colpi alla testa ed al torace, dove è stato lasciato morire.

Circa 40 minuti più tardi, l’assistente sociale poteva lasciare l’appartamento e, nell’allontanarsi, sentiva esplodere 4-5 colpi di arma da fuoco. Prima di eseguire il massacro e suicidarsi, il sequestratore ha dato fuoco ad un tappeto, provocando l’incendio dell’appartamento.

Dopo tre ore, le forze speciali tedesche ( SEC ), che avevano circondato l’edificio, hanno fatto irruzione e li hanno trovati tutti morti. “Quando le forze dell’ordine sono entrate nell’appartamento, tutte e cinque le vittime erano già morte. Non c’è stato uso delle armi da parte  della polizia,” ha precisato il procuratore aggiunto Spitz.

L’abitazione, di tre stanze, era stata pignorata a causa del ritardato pagamento di alcune rate del mutuo. Inoltre, come riporta il Taz.de Tageszeitung, ambedue erano disoccupati ed a causa dello sfratto si sarebbero dovuti separare: lui in Alsazia dove aveva il domicilio, lei in una stanza e poco più in un edificio pubblico di Kalsruhe destinato alle emergenze abitative.

Una tragedia ampiamente evitabile, secondo buon senso, ma non secondo il ministro socialdemoratico della Giustizia del Baden-Württemberg, Rainer Stickelberger, che ha definito la tragedia un “unbegreiflichen Tat” (atto incomprensibile), come riporta il Der Spiegel.

Peccato che tutto questo non sarebbe accaduto in un paese europeo diverso dala Germania, dove ingiunzioni, pignoramenti e sfratti sono una procedura che viene messa in atto dagli interessati tramite un pubblico ufficiale con una ben specifica parcella. Contese private …

E, sempre puntando i riflettori sulla Germania di Angela Merkel e della Socialdemocrazia renana, dobbiamo accorgersi che, ad ore ed ore dai fatti, non si conoscono nè i nomi nè le ‘storie’ del sequestratore e delle altre vittime. E, senza ‘storie’, niente ‘perchè’ a cui rispondere.

Una inaudita violazione del diritto di cronaca che si protrae, mentre i quotidiani iniziano a mettere in luce le contraddizioni che emergono dalle prime dichiarazioni delle forze di polizia tedesche.

Secondo il procuratore, le vittime sono state ‘letteralmente giustiziate’ dal sequestratore, ma l’ufficiale giudiziario è stato prima ferito ad una gamba, probabilmente perchè aveva tentato la fuga.  Oppure che l’autore del sequestro non avesse precedenti per reati violenti, ma era stato descritto come ben armato e con una certa dimestichezza con le armi. (Faz.net) In realtà, come riporta Die Zeit, aveva un fucile da caccia, due pistole ed una bomba artigianale.

‘Ci sono indicazioni dell’utilizzo di circa  200 agenti di polizia, tra cui molte forze per operazioni speciali. “Molte cose sono ancora oscure”, ha detto il portavoce della polizia’.  (Der Spiegel) Infatti, ‘diversi isolati sono stati evacuati nella zona nord della città. Per motivi di sicurezza i residenti non hanno potuto rientrare nelle loro case’ e gli studenti due istituti ed i bambini di una scuola d’infazia sono stati bloccati nelle scuole.  (Taz.de) Un numero di agenti e di ‘terrore’ generalizzato spropositati, che hanno mandato in tilt i quartiere settentrionali di Karlsruhe, mentre nell’appartamento erano già tutti morti e divampava, all’insaputa di tutti, un incendio.

Così andando le cose, non ci resta che prender atto – dopo la Norvegia di Anders Brevik – che anche in Germania ci son cose che vanno bene ed altre che meriterebbero, viceversa, maggiori approfondimenti.  Come il diritto di cronaca, che va a farsi benedire, se le news di stasera ed i tabloid fi domani continueranno a raccontare una storia senza volti e senza perchè.

Preso atto che nella socialdemocratica ‘valle dell’Eden’ germanica si spara e si muore per un mutuo, ritorniamo alla realtà, quella che per il ministro socialdemoratico della Giustizia del Baden-Württemberg, Rainer Stickelberger, è “unbegreiflich” (incomprensibile), cerchiamo di spiegare alla buona come si sia arrivati all’eccidio.

Immaginiamo una coppia di cinquantenni che (soprav)vivono arrangiandosi e che perdono l’unico bene – l’unica ancora di salvezza, la casa – per dei pagamenti ritardati  e che, a causa dello sfratto e  dato che lui è domiciliato in un altro Lander e non ha diritto ai servizi sociali del Baden Wuttemberg – debbano separarsi  per affrontare una misera vita ‘da vecchi’ in una blockhaus per poveri.

Considerata l’età anagrafica del sequestratore non è difficile pensare che, essendosi accorto di non essere nella ‘valle dell’Eden’, si sia reso anche conto di esser figlio di una ‘gioventù bruciata’, come quella che, 35 anni fa, ascoltava un motivetto dei The Clash” – l’unico scritto e cantato da Joe Salomon – che diceva: “When they kick out your front door, how you gonna come? With your hands on your head or on the trigger of your gun?  When the law break in, how you gonna go? Shot down on the pavement or waiting in death row”?

Una canzone molto nota anche dalle parti di Karlsruhe, visto che la band dei Toten Hosen ebbe la sua  prima notorietà proprio con una cover semi-acustica delle ‘pistole di Brixton’. Una ballad che racconta molto bene cosa sia accaduto a Karlsruhe, ieri, nella mente di due persone che si son viste cancellare – per dei banali pagamenti – la storia intera di una già modesta vita e quelle briciole di futuro, alle quali anche loro avrebbero avuto diritto.

La gente non va portata alla disperazione. Altrimenti, ci scappa il morto ed, a volte, non sono solo suicidi.

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Ancora suicidi. La recessione uccide. Il Governo è allo stallo. I partiti? No comment.

13 Apr

Andiamo verso un week end uggioso, come se il clima quasi volesse anche lui associarsi al profondo dissenso che ormai ha fatto suoi pressochè tutti gli italiani.

La piaggieria di Mario Monti verso i grandi poteri europei e statunitensi, l’ostinazione di Fornero nello stangare lavoratori e bisognosi anzichè supportarli.
L’attesa perdurante di una proposta di Patroni Griffi per limitare la spesa della pubblica amministrazione, quella di Balduzzi riguardo sprechi e disastri sanitari, l’effimera attività diplomatica di Terzi visto cosa accade agli italiani in India.
L’invisibilità di Gnudi, agli affari regionali, o di Barca, per la coesione territoriale, il mancato rilancio. I mancati investimenti che le piccole e medie aziende attendono ancora “buone nuove” da Renato Passera.

Intanto, tutti hanno capito che i mercati vanno male non per colpa nostra, ma della Germania e degli USA che ci scaricano addosso la crisi, sotto forma di “derivati”, “moral suasons”, “incorporamenti”.

Riguardo i partiti, nulla da dire, nel senso che nulla accade. Solo scandali e protervia – il tempo dell’ostinazione è finito – nel mantenere denari, privilegi ed impunità.

Tutto come al solito, insomma. Non proprio.

C’è una lista che sta girando in rete. Una lista che, ahimé, giorno su giorno si allunga.

  • 21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara
  • 23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca
  • 27/03/2012: Trani: 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra
  • 28/03/2012: Bologna: 58 anni, si dà fuoco davanti all’Agenzia delle entrate
  • 29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco
  • 01/04/2012: Sondrio: 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo
  • 02/04/2012: Roma: 57 anni, corniciaio, si impicca
  • 03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara
  • 03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra, riduzione della pensione
  • 03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile
  • 04/04/2012: Milano, 51 anni, disoccupato si impicca
  • 04/04/2012: Roma Imprenditore si spara al petto col fucile. La sua azienda stava fallendo

Appare davvero impensabile tentare di arrivare alle amministrative per poi prender decisioni, che, a tal punto, non potranno altro che essere attuate in settembre, quando sarà troppo tardi, visto che fino ad allora i suicidi saranno centinaia. Ammesso che ci si fermi ai suicidi.

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Lucio Magri, un suicidio ethically scorretto

1 Dic

Il suicidio assistito di Lucio Magri, eseguito in Svizzera, è un gesto particolarmente deprecabile e per diversi motivi.

Un “non gesto”, innanzitutto, visto che Magri non è si è suicidato da solo, lanciandosi da un dirupo o attaccandosi alla canna del gas, ma ha richiesto un assistente, un boia secondo il linguaggio di una volta.
Inoltre, come scrive Adriano Sofri, “la lezione dello stoicismo, gli amici convocati, il convito, la conversazione e il commiato, resta magnifica, ma è davvero distante.” Lucio Magri non era malato terminale, ha “semplicemente” voluto determinare da se quale fosse la durata della propria vita.

Infine, non c’era qualcosa “di peggiore” se si voleva “remare contro” la causa dell’autodeterminazione dei pazienti e del diritto a rifiutare le cure.

Mi dispiace per i tanti che in questi anni hanno letto od ammirato Lucio Magri, ma il mondo è pieno di persone, magari anziane, che arrancano sotto il peso di una vita che ha poco ormai da dare.
Eppure, lo fanno.

La scelta di Lucio Magri non è affatto esemplare, quanto, piuttosto, eticamente censurabile, quantomeno per essersi fatto suicidare in un centro a pagamento.
Da un uomo che ha sempre inneggiato alla dignità ed alla libertà, ci saremmo aspettati altro.

 

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Undicesimo monaco suicida per protesta in Cina

21 Nov
 Una monaca tibetana, Palden Choetso di 35 anni, si è data fuoco, nella città di Dawu, provincia di Sichuan, per protestare contro la repressione religiosa e l’occupazione cinese del Tibet.
Il fatto, accaduto il 3 novembre scorso, sarebbe passato inosservato se non fosse stato per un video amatoriale (link) che documenta il fatto.
E’ l’undicesimo suicidio per protesta che accade nel 2011.  La donna ha urlato lo slogan “Per un Tibet libero”, prima di darsi fuoco.
La Cina Popolare occupa, da diversi decenni ormai, le regioni del Sichuan,dove nacque il culto buddista shaolin, e del Tibet, dove è molto diffuso il buddismo lamaista.
Il regime di Pechino è arrivato a rapire e deportare il futuro Dalai Lama, visto che i tentativi di imporre un “buddismo di Stato” non sono andati a buon fine.
Il tallone d’achille del gigante orientale è la libertà di espressione ed, in particolare, quella religiosa, visto che in Cina il “modello” è quello orwelliano.
E’ davvero intollerabile che gli Stati occidentali non osino protestare contro questa barbarie, solo per il tornaconto dei propri governi corrotti ed inbebitati fino al collo e per quello delle proprie “compagnie delle indie”, che devono produrre “a meno del meno” pur di innalzare gli utili.
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