Le pensioni dei laureati e l’iniqua manovra

29 Ago

Le prime anticipazioni dei media su quanto concordato dagli esponenti della Lega e del PdL riuniti a Villa Certosa raccontano di un’altra iniqua legge a carico dei lavoratori italiani.

I titoli recitano il canonico “stretta sulle pensioni”, ma nella realtà si tratta di una stretta sui lavoratori laureati del settore pubblico: “il calcolo verrà effettuato solo in base agli “effettivi anni di lavoro” e non dovrebbe più tener conto degli anni di servizio militare prestato e degli anni universitari.”

In pratica, sono 4 anni di servizio in più per tutte le posizioni da laureato del settore pubblico.

Cosa giusta? No, iniqua e controproducente.

Innanzitutto, precisiamo che i laureati del settore pubblico devono pagare una congrua somma per riscattare gli anni di studio universitario, spesso versando l’intero equivalente dei contributi dovuti.

L’INPDAP, l’ente di previdenza che copre questi lavoratori, è  in ottima salute ed è talmente ricco che, se svincolato dal Ministero dell’Economia, avrebbe addirittura i capitali per rinegoziare i prepensionamenti necessari a far posto a giovani ed innovazione, nelle scuole, come negli ospedali o nelle  università.

Inoltre, l’INPDAP, in base alle regole di bilancio europeo, non dovrebbe vertere direttamente sulle spese dello Stato e non si comprende quale sia il beneficio in termini di manovra o di minor spesa.

Va anche aggiunto che il “computo degli studi universitari” è frutto di lunghi anni di battaglie professionali e sindacali, dato che  i laureati entrano nel mercato del lavoro diversi anni dopo i diplomati, perchè devono, a proprie spese, acquisire le conoscenze e le competenze di livello universitario necessarie al lavoro che faranno, in un paese che non è affatto prodigo di ostelli, borse di studio e meritocrazia.

Una vera cattiveria, specialmente se consideriamo che non tutte le categorie sono effettivamente colpite da questa norma: i docenti universitari, i magistrati ed i medici già adesso tendono a rimanere in servizio fino od oltre il 65° anno di età. Le categorie di laureati effettivamente colpite dall’azzeramento del riscatto pensionistico degli studi universitari sono quelle della scuola (precari ed alunni inclusi), dei neoassunti (che difficilmente matureranno i 40 anni di base pensionistica) e dei malati cronici (costretti a trascinarsi al lavoro per quattro anni extra).

La cattiveria, per inciso, non sta solo nel tipo di categorie colpite, ma nel sistema pensionistico pubblico, che non consente alcuna forma di negoziazione su TFR e computo pensionistico per i malati, come invece è possibile nel settore privato e con le assicurazioni.

Una vera iniquità, non solo verso giovani ed invalidi, ma anche verso chiunque non sia già pensionato, visto che restano intatte le pensioni d’anzianità e d’annata, cioè proprio quelle per le quali i contributi versati sono esigui a confronto con le somme percepite.

Una svista epocale, quella di prolungare il servizio ad un paio di milioni di laureati, se consideriamo i promessi tagli alla pubblica amministrazione, la quantità di precari che attendono da anni, l’urgenza ultraventennale di riformare ed innovare.

Una vergogna, che non sarà facile emendare.

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2 Risposte to “Le pensioni dei laureati e l’iniqua manovra”

  1. giancarlo agosto 29, 2011 a 8:35 pm #

    le pensioni non si toccano
    le pensioni non si toccano
    le pensioni non si toccano

    queste le promesse di quattro str… e scorr…

  2. marcella agosto 30, 2011 a 2:40 pm #

    E’ inaccettabile…………..Insegnante alle porte della pensione. Tra meno di 3 anni potevo andarci, con una marea di anni di lavoro e di stanchezza per lo stress di stare con 15enni sempre meno adeguati all’ambiente scuola. E ora , dovrei brancolare verso la cattedra, magari con la badante al fianco, ancora tra 7 anni?! Io me li sono riscattati quegli anni di studio, HO PAGATO!!

    Ma ci avete pensato che nessuno verserà mai più un euro per i riscatti universitari? Quei soldi facevano cassa! Sono così salate le riscossioni! Migliaia di euro a testa, per tutti gli insegnati italiani, si immagina lontanamente quanto ci perde lo stato? CI PERDE!!!

    Da questo momento farò un giro di telefonate e di contatti tra le mie colleghe più giovani dicendo loro di BLOCCARE il pagamento dei loro riscatti universitari e, a chi ancora non l’ha fatto, dirò di non pensarci nemmeno! Qui da noi il 99% degli insegnati ha riscattato o sta riscattando. Li fermerò tutti, più che posso, così che questo stato non incasserà più un euro sui riscatti. Come sapete fare i conti lo sapete solo voi!

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