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Calenda contro la Lega e Draghi in nome del PD +LEU ?

17 Mar

Stamane Carlo Calenda ha diffuso un video in cui chiede all’Italia “un potentissimo scostamento di bilancio“, minacciando “le conseguenze sociali“.
Ci vuole un Commissario straordinario per gestire l’insieme di queste cose“: facile a dirsi, ma di cosa dovrebbe occuparsi non è ben chiaro.
Il Commissario dovrebbe occuparsi della “inflazione molto alta” e “controllare i prezzi”, ma anche “aiutare imprese e lavoratori” fino “allo stoccaggio dei cereali ed ai rigassificatori”.

In altre parole Carlo Calenda – con il suo accorato appello – chiede di statalizzare il sistema di mercato interno italiano, sia per le risorse sia per l’occupazione sia per le assicurazioni, bypassando le politiche regionali come l’azione di governo e l’attività parlamentare, ponendo a capo un ‘uomo solo al comando’ con il compito primario di espandere il Debito pubblico per contrastare il Mercato.

Insomma, non dovremmo approntare misure sociali e fiscali per sostenere la crisi derivante dai cambiamenti epocali in corso, ma sottoscrivere nuovi debiti pur di non cambiare più di tanto. Dove portino questo tipo di scelte è ben evidente nel grafico storico del Debito italiano.
In colore verde si può ben notare come l’Italia, rinunciando all’innovazione 15 anni fa per non intaccare gli interessi pregressi, ha arrestato la crescita del PIL, mentre – in colore rosso – si vede come sia esploso il Debito pubblico, spacchettandosi in 19 regioni.

Un potentissimo scostamento di bilancio, peggio di quello avvenuto per la pandemia in questi ultimi due anni? E a quanto ammonta la proposta di Calenda: altri 300 miliardi di debiti con l’UE (18% PIL)? Magari, 500 miliardi (50% PIL)? Con un debito 2 volte quel che produciamo … è come abdicare alla sovranità.

Eppure, proprio Carlo Calenda si era candidato a Roma come a sindaco del risanamento e dell’innovazione, in contrapposizione al Partito Democratico, ai Cinque Stelle e a Fratelli d’Italia, che – in questi anni con le loro politiche consociative (regionali e comunali) – hanno ‘gestito’ finanze e servizi capitolini fino al limite di ‘non ritorno’ che tocchiamo con mano.

Poi, Calenda le elezioni le ha perse e Azione s’è ritrovata a dover scegliere se fare l’opposizione contro il consociativismo che cannibalizza Roma oppure farsene una ragione e … aggregarsi alla comitiva.

Mesi dopo, i fatti romani raccontano come è andata a finire:

  • ci si aspettava una strenua e competente battaglia sull’approvazione dei Bilanci disastrati di Comune e Municipi, cioè come ce li hanno lasciati Cinque Stelle e Roma Futura. Viceversa, sono stati approvati a tempo di record, forse per la prima volta nella storia di Roma ab urbe condita
  • avremmo dovuto conoscere fatti e nomi dei fallimenti della Giunta Raggi, quanto meno per porvi rimedio. Nulla di fatto, si avviano manutenzioni e ripristini ma non è dato sapere quale è l’obiettivo pubblico futuro, neanche per i trasporti che potrebbero rivelarsi troppo pieni o troppo vuoti
  • avrebbero dovuto annunciarci ‘lacrime e sangue’ alla Winston Churchill o almeno “bambole non c’è una lira” alla Nino Taranto. Invece, si sono insediati annunciando a senatori e plebei che si attingeva al PNNR per sistemare il pregresso e il ‘de poche’, non la resilienza, il contingente e, magari, anche gli investimenti, cioè il futuro
  • c’erano le opportunità del Giubileo, dell’Expo e del PNNR, se a coordinarli Roma avesse scelto degli economisti di provata esperienza internazionale come Giuseppe Sala a Milano. Viceversa, hanno scelto l’ex presidente del Municipio III (quello del TBM Salario e della speculazione di Talenti-Casal Boccone) in quota Leu, Virginia Raggi (quella della funivia a Roma Nord eccetera) in nome dei Cinque Stelle e per il Giubileo … un ex consigliere del PD ma eletto sotto la lista di Azione.

E, se questa è Azione a Roma Capitale, in questi mesi Carlo Calenda ha fatto anche delle scelte di livello nazionale:

  • ha deciso la federazione tra Azione e +Europa senza alcuna consultazione del partito e/o della base elettorale, anche se questo comporta una precisa presa di pozione sul diritto di famiglia, sulla procreazione e sulla religione
  • +Europa (e Azione) hanno sostenuto fin dai primi momenti di crisi in Ucraina l’esigenza di ‘sanzioni dure per isolare Russia’. Anzi, Calenda chiedeva persino di “isolare il partito di Conte e di Di Battista che flirtava con Putin”, pur potendo prevedere le conseguenze delle sanzioni, dato che per tre anni è stato Viceministro dello sviluppo economico con delega al commercio estero,

Intanto, proprio i Bilanci approvati di recente (e molto rapidamente) dimostrano che nè Roma Capitale nè la Regione Lazio hanno le risorse finanziarie, infrastrutturali e umane per compiere in un anno quel che non si è fatto in dieci (… figuriamoci il PNRR) e, Carlo Calenda si è accorto dell’inflazione galoppante, cioè che … le sanzioni da lui sollecitate contro la Russia sono ‘contro’ il Commercio internazionale (della Russia), dunque anche noi.

E cosa fa Carlo Calenda, federato con i liberali europei di Alde / +Europa e parlamentare europeo di Renew Europe fondata dai demoliberali francesi e tedeschi?

  • Va a battere cassa allo Stato, dopo aver sollecitato le sanzioni, pur essendo consapevole che l’esposizione del debito pubblico italiano è molto peggiore di Germania e Francia e che è l’UE che “garantisce” per almeno 1/3 del nostro debito.
  • Propone l’istituzione di un “potere forte” a Commissariamento del ministero ad hoc, quello dello Sviluppo Economico, ed un incardinamento amministrativo davvero complicato, vista la sovrapposizione sulle Regioni e sui Comuni.

Non dubitiamo che Calenda sia un sincero democratico e certamente ha una solida formazione in legge, ma allora perchè chiedere un Commissario Straordinario con i poteri … del dittatore per attingere alla ‘possiede’ alla Res Publica come facevano i tribuni plebei, anima della Repubblica e … del Fascismo come del Comunismo?

Visto che il ministero dello sviluppo economico è affidato a Giancarlo Giorgetti della Lega, è possibile che Carlo Calenda si faccia avanguardia del PD romano, con annessi moVimenti e comitati, i quali – dopo i mal di pancia per le norme anti-spreco inserite da Draghi nel PNRR – si ritrovano a dover innovare (anzichè ‘gestire’) una capitale paralizzata dal basso livello di istruzione e reddito, come denuncia da anni proprio l’osservatorio #MappaRoma con dati diffusi dalla CGIL Roma e Lazio il 16 giugno 2021?

Demata

Superbonus facile: i responsabili politici

15 Feb

Erano i tempi del governo Conte quando venne stanziato il superbonus per ben 18 miliardi fino alla fine del 2022, favorendo una truffa «tra le più grandi che la Repubblica abbia mai visto», perchè « si è voluto costruire un sistema che prevede pochi controlli». 

A dirlo non è un uomo qualunque, ma quel Mario Draghi che per decenni ha firmato i bilanci della Banca d’Italia e della Banca Centrale Europea: non un’opinione personale o un parere tecnico, ma un verdetto: “chi tuona sul Superbonus è chi ha scritto la legge e ha permesso di fare lavori senza controlli. Oggi il bonus rallenta per i sequestri e le frodi”.

Del resto, quel che è avvenuto è particolarmente grave: truffe per 4,4 miliardi, sequestro preventivo di 2,3 miliardi di crediti ceduti (e per 1,5 miliardi già incassati), Poste italiane e Cdp, che hanno sospeso le piattaforme di acquisto dei crediti.

Ma chi è stato il responsabile politico?


Il Superbonus fa capo al Decreto Bilancio (D.L. 19/05/2020, nr. 34) firmato “SU PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’economia e delle finanze”, cioè il leader dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte, e il sindaco PD di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, ed il Guardasigilli era il Ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede.

Il motivo per cui quel Consiglio dei Ministri incluse quel Superbonus nel Decreto Bilancio fu “la straordinaria necessità ed urgenza di stabilire misure in materia sanitaria, di sostegno alle imprese, al lavoro ed all’economia, in materia di politiche sociali nonché misure finanziarie, fiscali e di sostegno a diversi settori in connessione all’emergenza epidemiologica da Covid-19”.

Un anno dopo, il Governatore della Regione Lazio e leader del PD, Nicola Zingaretti, scriveva (link) che “sul superbonus si sta andando avanti e bene. Può essere una svolta vera” e che “è molto importante che il governo proroghi fino al 2023 uno strumento rivoluzionario”.
Ed era maggio 2021 quando al convegno del Consiglio Nazionale Ingegneri:

  • Enrico Letta si spendeva per l’estensione del Superbonus (link)  “E’ un impegno che ci prendiamo in modo significativo, è un bene per la ripartenza, è una misura fra le piu’ importanti. “E’ una questione di buon senso e di amore per il Paese”
  • Giuseppe Conte, non più premiere e non accora leader del M5S, assicurava che “la misura del Superbonus 110% ora viene studiata anche da altri paesi europei. Il M5S si farà garante della sua estensione fino al 2023. No a battute di arresto” 
  • Alberto Bagnai (Lega) si lagnava che “la complicazione delle procedure del Superbonus 110% è uno strumento inconsapevole di austerità”.

Ma non mancava qualche voce critica, come l’intervento alla Camera del 20 gennaio 2021 di Luca Squeri (deputato Forza Italia e dirigente Confcommercio), che sottolineava come “abbiamo un piano che manca di coerenza, disperde risorse importanti nella giungla degli incentivi e dei superbonus, fa finta di accontentare tutti ma non è altro che l’ennesima occasione mancata”.

“Però così lasciamo languire altri settori, più strategici per l’Italia”, mentre “dobbiamo sostenere le nostre filiere industriali”, come precisa oggi il vice-leader della Lega e Ministro delle Infrastrutture, Giancarlo Giorgetti. (link) “Stiamo drogando l’edilizia, un settore in cui l’offerta di imprese e manodopera è limitata”, mentre “ci sono da affrontare la rivoluzione digitale ed energetica, e lo choc dell’automotive che deve affrontare il passaggio all’elettrico. E invece diamo soldi ai miliardari per ristrutturare le loro quinte case delle vacanze. Ride tutto il mondo”.
E aggiunge che il Parlamento (cioè anche la Lega) ha “allargato troppo le maglie” dopo che “il governo aveva cercato di limitarlo in legge di Bilancio”.

In effetti – nonostante le inchieste stavano facendo emergere un sistema di truffe per miliardi – il 22 dicembre 2022, la Camera dei Deputati approvava una serie di emendamenti al Bilancio:

  • estensione del superbonus per mini-condomini e villini presentato (link) dai deputati dei Cinque Stelle e PD on. Sut , Benamati, Moretto, Bersani, Nardi, Deiana, Pezzopane, Fregolent, Muroni, Rotta, Pastorino, Alemanno, Berardini, Carabetta, Chiazzese, Giarrizzo, Masi, Papiro, Paxia, Perconti, Scanu, Vallascas, Mor, Serracchiani , Fassino, Sensi, Pagano, Fragomeli, Piccoli, Quartapelle, Viscomi, Incerti, Carnevali, Borghi, Gribaudo, Bonomo, Manca, Soverini, Zardini, Braga, Berlinghieri, Bruno, Buratti, Cantini, Cantone, Cenni, Ciampi, Critelli, De Giorgi, De Menech, Frailis, Losacco, Madia, Miceli, Navarra, Pellicani, Prestipino, Romano, Rossi, Sani, Topo, Zan, Del Barba, De Maria , Spadoni, Gagnarli, Gallinella, Adelizzi, Buompane, Donno, Flati, Gallo, Gubitosa, Lorenzoni, Lovecchio, Manzo, Misiti Carmelo, Raduzzi, Sodano, Torto, Trizzino, Berti, Sarti, De Carlo, Romaniello, Olgiati, Cancelleri, Caso Andrea, Giuliodori, Scerra, Grimaldi, Maniero, Martinciglio, Migliorino, Ruocco, Troiano, Maglione, Zanichelli, Ascari, Saitta, Grippa, Dori, Terzoni, Serritella, Alaimo, Galizia, Barbuto, Villani
  • cessione del credito e sconto in fattura per tutti fino al 2025 – presentato (link) dai deputati della Lega on. Comaroli, Garavaglia, Bellachioma, Borghi, Cattoi , Cestari , Frassini, Gava, Paternoster e (link) di Forza Italia on. Mandelli, Squeri , Occhiuto, Prestigiacomo, Cannizzaro, D’Attis, Pella, Russo, Giacomoni
  • estensione dei benefici fiscali fino al 2024 – presentato (link) dai deputati della Lega on. Frassini, Garavaglia , Bellachioma, Borghi, Cattoi, Cestari, Comaroli, Gava, Paternoster, Guidesi, Piastra, Ribolla, Di Muro, Fogliani, Covolo, Patelli, Fiorini, Maggioni, Andreuzza, Murelli, Cecchetti, Cavandoli, Tombolato, Lucentini , Gusmeroli
  • agevolazioni per asseverazioni e visto di conformità (link) – presentato dai deputati di Forza Italia on. Mazzetti, Gelmini, Occhiuto , Prestigiacomo, Pella, Cortelazzo, Rosso, Ruffino, Fontana, Tartaglione, Cappellacci, Ripani.

Emendamenti che si sono aggiunti al testo già emendato in Commissione, proposti e votati dai partiti di governo eccetto Italia Viva e Fratelli d’Italia (che non è nel Governo).

Ma … da dove si prenderanno i soldi secondo gli emendamenti di PD, Cinque Stelle, Lega e Forza Italia?
Una bella fetta dovrebbe arrivare (secondo loro) dalle imposte derivanti da servizi digitali, da innanlzare al 15%. Eh già …

Se questo è quel che passa nella testa di chi fa politica … è ben chiaro a tutti perchè Mario Draghi deve restare a capo del Governo, rinunciando (per ora) al settennato?

Demata

Roma Capitale, le priorità sociali centrali e le periferie che pagano le tasse

31 Gen

Roma è una città ricca, dove ogni residente gode di un PIL pro capite di 36 000 € all’anno, neonati inclusi. E Roma è una capitale culturale, ricchissima di musei, università, biblioteche, cinema, teatri e centri religiosi.

Come tutte grandi metropoli, Roma ha le sue periferie sconfinate con le sue ‘diseguaglianze’.
Ma è davvero singolare che a soli 5 chilometri dal Colosseo e da Piazza di Spagna ci sia addirittura la “esigenza di progettare accoglienza delle povertà estreme, delle fragilità esistenziali, delle disabilità più discriminate e della diversità etnica”.

Ancora più singolare che – trattandosi almeno in teoria di cittadini residenti – non sia il Comune di Roma a fornire i servizi sociali a quanto pare necessari, ma debbano intervenire tutti gli altri: parrocchia, regione, associazioni e persino il ministero.

In pratica, si “ipotizza un Centro Diurno, che non dia semplicemente sollievo … alla presunta ineluttabile impossibilità di impostare una vita diversa dalla strada o dalla precarietà abitativa e/o lavorativa” per “circa 60 persone italiane e straniere, a cui è stato proposto di condividere insieme l’opportunità di essere Comunità nel Territorio”.

Ma il rione conta oltre 20mila residenti, si trova in un Municipio che ne supera i 300mila, i dati Mef 2021 riportano un reddito medio pro-capite di oltre 28mila euro annui per il CAP di zona e MappaRoma riporta un Indice di Sviluppo Umano medio-alto (0,66-0,69), mentre l’Accesso alle risorse e l’Istruzione sono nella media.

Perché dotare proprio quel territorio – e non le periferie senza servizi – di un progetto che coinvolge solo lo 0,3% dei suoi residenti (“circa 60 persone”)?

Per individuare le persone bisognose di aiuto «ci siamo affidati alla parrocchia poiché molti vengono a prendere i pacchi alimentari; inoltre abbiamo avuto tante richieste dagli anziani che in questo periodo si sentono soli», spiega l’associazione.
Iniziativa benemerita, dunque, ma dove sono a Roma Capitale i servizi per i tanti che sono in semidetenzione a casa e si ritrovano per davvero con la “ineluttabile impossibilità di impostare una vita diversa dalla strada o dalla precarietà abitativa e/o lavorativa”?

«Vogliamo infatti dare un supporto psicologico e relazionale per far tornare queste persone a vivere credendo in loro stesse», auspica il parroco.

Cosa buona e giusta, ma cosa ne sarà di questo “ipotizzato Centro Diurno” che – per ora – funziona con “risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali”: il sindaco Gualtieri lo acquisirà tra gli interventi sociali del Comune di Roma, mettendo struttura, associazioni e servizi a carico di Roma come già avvenuto nel III Municipio?
E, se “ogni giorno” si tengono “laboratori di ceramica, disegno, pittura ma anche di teatro, videomaker,  webdesigner e scrittura creativa, così come momenti culturali”, oltre ad “percorsi video-fotografici e incontri conviviali”  , quante decine persone sono occupate nel Centro?

La Regione Lazio, che ha autorizzato questo “ipotizzato Centro Diurno” con Avviso Pubblico “Comunità Solidali 2019” ed ha la competenza sociosanitaria ‘esclusiva’, perché consente la “accoglienza delle fragilità esistenziali e delle disabilità più discriminate (quali il disagio psichiatrico)”, senza almeno preporre un medico?

Soprattutto, a voler essere equi, cosa intendono fare (e spendere) Regione, Comune e Municipi per le decine di migliaia di residenti del rione adiacente, dove l’accesso alle risorse è molto basso (0,90), l’istruzione pure (0,81), ma c’è la stessa spinta allo Sviluppo Umano?

Con questi parametri, a Roma l’unica Resilienza possibile, l’unica speranza di accrescere occupazione e redditi è la Formazione professionale tecnica, mentre l’Accoglienza a lungo andare fa agisce come un serpente che si morde la coda: la riprova è nei 100 anni di politiche assistenziali romane (dal 1922) e nei risultati pessimi che le mappe mostrano.

Vi chiederete in quale rione di Roma accade tutto questo? Non è importante.
Ma questa è la mappa dei territori dove è maggiormente avanzato il Centrosinistra e potrebbe essere facile indovinare dove si trova questo “ipotizzato Centro Diurno” con circa 60 persone.

A proposito, un Centro Diurno è un servizio intermedio, semi-residenziale, integrativo degli eventuali interventi di assistenza domiciliare, che assicura agli anziani non autosufficienti la realizzazione di attività diurne, con funzioni di natura psico-socio-assistenziale, di mantenimento delle potenzialità e delle autonomie socio-relazionali della persona.

Quanti pensate che siano a Roma i centri e poliambulatori per anziani e quanti altri per le persone fragili, che qui sono oltre il milione?
Dalle ultime elezioni, il malcontento verso le politiche ‘di sinistra’ c’è e si vede.

E qualcuno sa dirci cosa offrono Roma Capitale e la Regione Lazio alle centinaia di migliaia di romani che hanno versato congrue tasse per una vita e continuano a versarle da pensionati, tra cui quelle che vanno alla spesa socioassistenziale? Specialmente, quelli che non vivono in un rione di semiperiferia ben servito.

Demata

Mattarella, Draghi e il paese di schiappe

30 Gen

Mattarella e Draghi, centocinquantaquattro anni in due e … c’è chi si lagna

In effetti, c’è sempre chi si lamenta, tutti talvolta si lamentano ed alcuni ne hanno l’abitudine.
C’è riuscito persino il Centrosinistra con la candidatura della senatrice Casellati da parte del Centrodestra, almeno come proposta “di bandiera” per onorare l’incarico istituzionale, visto che i candidati a presidente non cascano dal cielo, come forse credevano i followers di Letta e Conte.

Dicevamo degli inossidabili nati prima del 1950 che in Italia (ma anche in USA) sono ancora agli apici del potere in un paese dove i partiti odierni pensano troppo al marketing e poco alle riforme.

Secondo logica almeno per quanto riguarda cariche ‘senatorie’, se competenze ed esperienza maturate non sono un’opinione, alla generazione degli 80enni (Berlusconi, Mattarella, Amato, eccetera) avrebbe dovuto succedere già da tempo quella dei 60enni.
A chi aveva 20 anni negli Anni 60 e aveva visto la rivoluzione elettronica doveva subentrare chi aveva 20 anni negli Anni 80 e aveva fatto la rivoluzione digitale.

Ma c’è che chi aveva 20 anni negli Anni 80 (e non si confondeva con le masse ancora “ammalate di Guerra Fredda”) era particolarmente disilluso dalla politica degli Anni 50, 60, 70 e pregressi. All’estero, la meritocrazia che l’innovazione ha portato è quella degli innovatori (bene o male che sia) come Xi Jinping, Vladimir Putin, Angela Merkel. Da noi no.

Da noi, eccetto la breve primavera rutelliana, chi guardava al futuro si dedicò ad altro: famiglia, carriera, lavoro sociale, spiritualità, arte, hobbies, eccetera.
La generazione di Bill Gates, insomma.

Del resto, i tecnici non sono bene accetti negli ambienti umanistici e meno ancora per la ‘comunicazione’ o, peggio per la politica, che vivono di parole con 8-12 ore di riunioni al giorno: i tecnici hanno soluzioni e certezze cioè sono ‘assertivi’, hanno regole e metodo cioè sono ‘divisivi’, presentano un progetto e un cronoprogramma cioè sono ‘soli al comando’, eccetera.

Dunque, dopo aver smantellato in Italia la (nostra) seconda industria manifatturiera d’Europa vagheggiando una crescita turistica a peso d’oro, … i partiti e la politica … hanno fatto di tutto per NON tenersi al passo del cambiamento, pur di accontentare i clientes in arrivo dalla provincia e dalle ‘diseguaglianze’:
E oggi, dopo 40 anni circa, qualsiasi soluzione “tecnica” confligge con lo status quo del sistema e/o con i luoghi comuni del consenso e – soprattutto – scavalca la logica “destra contro sinistra e sinistra contro destra” con cui i partiti raccolgono voti. 

Ce ne stiamo accorgendo tutti per il PNRR che i siti di Regioni, Comuni e Amministrazioni che non sono ‘pronti’ nè – comunque – pubblicano all’Albo chissà quali bandi e programmazione.

Già, con la rottamazione sorge la difficoltà per i profani e i neofiti di comprendere e rielaborare un sistema nazionale che ha le sue radici giuridiche nell’800, tutte ancora avvolte dalla coltre dei complotti e delle cospirazioni di allora.

Ma non solo.

I risultati della ‘rottamazione’ e del ricambio generazionale in Parlamento sono sotto gli occhi di tutti: dal Centrosinistra neanche il nome di un candidato presidente uno … sia perchè i partiti sono un esercito di diplomati o di laureati senza esperienze pregresse sia perchè chi ha meno di 50 anni nelle scuole (e nelle università) ha appreso in buona parte saperi datati già negli Anni 80 impartiti da personaggi arrivati dagli Anni 70.

Non bisogna fare di tutta un’erba un fascio.
Giusto. Infatti, ogni anno sembra siano 2-300.000 le giovani eccellenze che scelgono … l’esilio. 

E anche questa volta il ‘nerd’ Renzi e Italia Viva hanno visto giusto.

Ci teniamo Mattarelli e Draghi?
Benissimo, ottima scelta, e chi se ne lagna prenda atto che è grasso che cola, se ormai siamo quasi un paese di schiappe e ignavi, mentre abbiamo solo 5 anni per fare il miracolo e risollevare la qualità produttiva e il PIL.

Demata

La peste suina africana, l’embargo internazionale e … il dibattito politico romano

24 Gen

Non sorprende il blocco dell’export della carne dei maiali e derivati italiani alle frontiere di Svizzera, Kuwait, Cina, Giappone e Taiwan, dopo che nel dicembre 2021 sono state ritrovate diverse carcasse di cinghiali fra Liguria e Piemonte, risultate positive al virus della peste suina africana (ASF) una malattia infettiva veterinaria altamente contagiosa letale già pochi giorni dalla comparsa delle petecchie emorragiche.

I maggiori vettori di espansione del virus sono

  • la proliferazione di cinghiali e maiali inselvatichiti, ormai stanziali persino in alcune periferie metropolitane
  • la caccia al cinghiale, che immette nel mercato e sulle tavole carni suine potenzialmente infette
  • la distribuzione dei ‘prodotti dei suini infetti’ fuori dalle aree colpite (in quarantena e con blocchi commerciali), attraversando grandi distanze (migliaia di chilometri).

Dunque, dopo i danni dell’influenza aviaria che negli ultimi mesi ha già portato all’abbattimento di oltre 14 milioni di polli, tacchini e altri volatili in Italia, ci ritroviamo sull’orlo del medesimo disastro per quanto riguarda suini ed insaccati.

«Siamo costretti ad affrontare questa emergenza perché è mancata l’azione di prevenzione e contenimento come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne da nord a sud dell’Italia dove si contano ormai più di 2,3 milioni di esemplari». (Coldiretti)

Nel ricercare le cause di questa inerzia, è emblematica la grottesca vicenda tutta capitolina (degna del miglior Alberto Sordi) per l’abbattimento di sette cinghiali a due passi dal Vaticano [link] e delle azioni politiche che ne seguirono:

  • la senatrice di Leu Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto, presentò una interrogazione parlamentare per il gesto “gravissimo, di una vigliaccheria inaudita”;
  • la sindaca M5S Virginia Raggi denunciò che “il Protocollo sui Cinghiali, da noi sottoscritto insieme alla Regione, non è stato attuato dall’Ente competente, Regione Lazio”;
  • la Giunta comunale di Roma Capitale annunciò “la costituzione immediata di una commissione d’inchiesta amministrativa per fare luce sui fatti e valutare eventuali profili di responsabilità”;
  • l’ assessora regionale all’Ambiente Enrica Onorati (PD) precisava che “la decisione della telenarcosi e della eutanasia … spetta, è bene ricordarlo, al Sindaco della città” con “un protocollo di intesa voluto dal prefetto di Roma per sopperire alle inefficienze dell’amministrazione competente”.
  • l’opposizione di Centrodestra tacque, evitando di rimarcare “cinghiali, topi grandi come labrador, gabbiani assassini, abbiamo visto di tutto“, come poi fece Giorgia Meloni (FdI), ma … era in campagna elettorale.

Secondo un rapporto del 2013 dalla FAO, “prevenire la diffusione [della peste suina africana] è particolarmente necessario per l’intero settore produttivo dei suini in Europa. … gli Stati europei devono mantenere un alto livello di allerta. Devono essere pronti per prevenire e reagire effettivamente all’introduzione [della peste suina Africana] nei loro territori per molti anni a venire“.

Allerta, prevenzione e reazione che in base alla nostra Costituzione competono agli Enti Locali, non allo Stato.

Demata

La bella Narni e il mistero delle scuole chiuse

10 Gen

La Presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, era stata chiara (link): “a meno che di nuovo norme nazionali al momento non ci sono problemi talI da prolungare la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in Umbria.

Ed anche le norme per la ‘chiusura delle scuole (link) sono chiare:

  1. Regioni e Sindaci possono derogare esclusivamente in zona rossa e in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità”
  2. è data “facoltà ai dirigenti scolastici, in assenza di disposizioni da parte delle Aziende Sanitarie, di poter farsi carico della chiusura dei plessi/istituti/classi in caso di cluster e/o mancanza di personale”

Fa, dunque, notizia che il Sindaco di Narni in Umbria (link) ha ordinato da oggi l’interdizione delle attività in presenza delle scuole di ogni ordine e grado, la sospensione dei i servizi socio-educativi per la prima infanzia, pubblici e privati, e lo svolgimento di attività sportiva di gruppo.

Un vero mistero, anche senza chiedersi perché chiudere i campi sportivi all’aria aperta, ma non i laboratori scolastici a stretto contatto.

Infatti, il Comune di Narni – innanzitutto – indica l’art. 32 della Costituzione: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Infatti, la Costituzione (art. 117) prevede che “la potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni … hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite”.
Ma, se la “Repubblica” è il soggetto competente, cioè lo Stato e le Regioni innanzitutto, è spontaneo chiedersi in che termini un sindaco ha “l’esercizio delle funzioni in materia di igiene e sanità pubblica” in piena autonomia e “motu propriu” rispetto allo Stato e alla Regione?

La scelta del Sindaco Francesco De Rebotti, noto esponente PD in Umbria, sembra pervenire su sollecitazione dei dirigenti delle Istituzioni Scolastiche autonome di Narni: “in data 8 gennaio 2022 si è tenuto un incontro tra l’Amministrazione comunale, le Dirigenti scolastiche e una rappresentanza della USL Umbria 2, nel quale è emerso un elevato numero di contagiati in tutte le fasce di età scolastica, un numero di alunni vaccinati risulta ancora limitato, una parte del personale scolastico risulta essere in isolamento preventivo o contagiato, non è possibile effettuare un tracciamento efficace e puntuale.”
Perché il Comune di Narni chiude istituti, scuole, asili e campi sportivi per quelle che sono facoltà (ed adempimenti) dei dirigenti scolastici proprio per la chiusura dei plessi/istituti/classi in caso di cluster e/o mancanza di personale?

L’ordinanza sindacale di Narni indica la legge 23 dicembre 1978, n.833 art. 32, che concede ai Comuni il potere di “ordinanza di carattere contingibile ed urgente”, che è un atto emanato in casi eccezionali di particolare gravità e urgenza, per le finalità indicate dalla legge.
Dove è che l’ordinanza sindacale di Narni indica le “finalità” per cui si chiudono scuole, asili e campetti, dov’è “l’urgenza” senza una prescrizione della ASL, qual’è la particolare “gravità” in una cittadina con una densità abitativa molto bassa, di soli 97,24 ab./kmq, se nei municipi ‘centrali’ della Capitale si arriva fino a 9.000 ab/kmq?

Soprattutto, perchè chiudere i servizi per la prima infanzia, se gli alunni non sono vaccinabili comunque, le educatrici son tutte vaccinate e il Comune non dovrebbe avere alcuna difficoltà a sostituire le 4-5 che andassero in quarantena?

Perchè “prevedere che, in caso di riapertura delle scuole dal 10 gennaio 2022, si possa riscontrare in pochi giorni una situazione diffusa”, ma non farlo anche per la settimana dopo … quando la circolazione della variante Omicron sarà ancora maggiore? Quando, da sabato 16 gennaio 2022, cesserà l’ordinanza sindacale, ma non la diffusione del contagio e le quarantene, cosa farà il sindaco di Narni?

Soprattutto, Narni versa in una situazione di igiene e sanità pubblica grave, urgente e contingente, rispetto al resto d’Italia?

Un bel mistero, al Comune di Narni.

D.

Roma, il sindaco e i divieti ‘last minute’

3 Gen

Chi ha seguito le vicende del sindaco di Roma Gualtieri quando era ministro dell’economia e finanza nazionale, con i conti pubblici puntualmente ‘last minute’ se non fuori tempo massimo, non è certamente stupito del divieto anch’esso ‘last minute’ arrivato a Capodanno per i fuochi d’artificio e per la tradizionale maratona.

Divieti che potevano essere annunciati qualche giorno prima, raccogliendo opinioni e reclami, piuttosto che arrivare a San Silvestro per essere dimenticati con l’anno nuovo.

Roma non dovrà stupirsi, se queste ‘sorprese’ saranno una costante per i prossimi cinque anni come lo sono state con Gualtieri ministro dal 5 settembre 2019 al 13 febbraio 2021 … con buona pace dei podisti già pervenuti nella capitale e di chi ci ha rimesso nell’organizzazione, come del resto è accaduto ai tanti che i ‘botti’ li avevano già comprati.

Se i divieti ‘last minute’ potevano arrivare per tempo, quel che non si comprende davvero perchè non possa svolgersi la decima edizione dell’Atleticom We Run Rome, una gara che si sarebbe svolta in una “bolla” e patrocinata dal Coni-Fidal, con soli 6mila atleti e circa 500 tra operatori per la sicurezza tra Protezione Civile, Polizia Municipale e Associazioni.

Esattamente il contrario delle 2-30mila persone dirette e assembrate allo stadio e delle centinaia di migliaia che abbiamo visto concentrate nelle aree commerciali della Capitale … ed anche e proprio in Via del Corso (anticamente ‘della corsa’) dove transitava la maratona.

Due pesi e due misure?

Demata

Gualtieri, Roma, il politically correct e i soliti divieti

30 Dic

Secondo i dati di Arpa Milano, “i fuochi d’artificio sono responsabili del 6% del Pm10 durante l’intero anno”, ma si tratta di “un picco proprio nelle ore tra la mezzanotte del 31 dicembre e il mattino del 1 gennaio”.

Secondo le stime del WWF, diverse migliaia gli animali muoiono ogni anno a causa dei botti che esplodono a fine anno, ma ci sono anche tanti fuochi d’artificio che non producono rumore, bensì luce.

Ben venga vietare ciò che scoppia e che può far del male agli uomini prima che agli animali, ma che dire se oggi, alla stregua di altri comuni, anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha firmato l’ordinanza che prevede il “divieto assoluto di utilizzare materiale esplodente, fuochi artificiali, petardi, botti, razzi.”

Perché vietare fuochi artificiali e razzi?
Perchè privarci della gioia collettiva della Luce, che festeggiamo da quando divenimmo uomini civilizzati?

E perchè consentire “fontane, bengala, bottigliette a strappo lancia coriandoli, fontane per torte, bacchette scintillanti, trottole, girandole e simili”? Solo perchè la burocrazia li chiama “petardini da ballo” (categoria F1 della normativa)?

La condivisione ‘sociale’ della gioia (e della luce) che fastidio da? Meglio ognuno ‘nel suo privato’? Proprio durante la pandemia?
Ed a proposito di ‘libertà’ … nulla da ridire?

Demata

Mascherine e alunni: chi paga?

28 Dic

Perchè lo Stato paga le mascherine ai docenti e non agli alunni, come lamentano tanti diretti interessati sui Social e sui siti specializzati?

Semplice: la salute dei docenti è di competenza dello Stato, che è tenuto a provvedere in quanto datore di lavoro.

Invece, la salute degli alunni è di competenza delle Regioni, esclusiva secondo la Costituzione (Art. 117), “spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.” Solo nel caso degli alunni del Triennio tecnico la Scuola – cioè lo Stato – dovrebbero provvedere al fabbisogno di mascherine, essendo equiparati di norma a ‘lavoratori’, con tanto di copertura Inail.

Ma le Regioni ci raccontano sempre che i soldi sono pochi, come se noi non ricordassimo che è dall’anno 2001, che le regioni a statuto ordinario godono della compartecipazione al gettito erariale dell’IVA, attingendo ‘direttamente’ dalle risorse nazionali per i pregressi (e delimitati) trasferimenti del servizio sanitario regionale e del diritto allo studio.

In realtà, alcune regioni investirono meritevolmente, altre spesero in modo disastroso, come mostra questo grafico pubblicato dal Corriere della Sera nel 2010.

E oggi non basta l’IVA più l’Irperf e tanto altro ancora.

Le regioni che dieci anni fa arrivarono ad un debito esorbitante, lo hanno solo consolidato in mutui/debiti bancari, ma non risanato.
In altre parole, le onerose rate – che dureranno un decennio o due – erodono (e azzerano in alcuni casi) la disponibilità di spesa corrente di Enti che non esistono solo per pagare stipendi e forniture, ma innanzitutto per erogare prestazioni di qualità almeno sufficiente.

A partire dalle mascherine, che … paga Pantalone: le manda l’Esercito.

Demata

Roma e il mistero dei Centri per immigrati

27 Dic

(tempo di lettura 5 minuti)

Roma Capitale ha una apposita voce di Bilancio per i Diritti sociali, politiche sociali e famiglia e, per il 2021 erano previsti oltre 40 milioni di euro in interventi per l’infanzia e i minori e per asili nido, per il servizio necroscopico e cimiteriale, per la disabilità, per gli anziani, per le famiglie, per il diritto alla casa e per soggetti a rischio di esclusione sociale, inclusi i richiedenti asilo e gli immigrati stranieri non europei.

Andando al Piano Esecutivo di gestione 2021, il Comune di Roma Capitale riporta per gli immigrati, i rifugiati e i richiedenti asilo di porsi due Obiettivi Gestionali con tanto di risultati attesi:

  1. migliorare l’offerta dei servizi socio-educativi del territorio attraverso iniziative di aggiornamento e condivisione di modelli operativi e competenze già sperimentate nell’ambito dell’intercultura”
  2. riorganizzare del servizio di accoglienza e supporto agli individui di maggior tutela” tra cui anche gli stranieri, oltre ad anziani, indigenti e disoccupati.

Del resto, siamo nella città dell’accoglienza, dove la Caritas garantisce ogni anno oltre 385mila pasti distribuiti, 210mila pernottamenti, 13mila prestazioni sanitarie, 52mila visite domiciliari a malati e anziani: certamente il Comune non può certo tirarsi indietro, né come aiuto sociale né come resilienza al declino.

Dunque, arrivati alla fine del 2021, fa davvero strano leggere sul Bollettino Statistico di fine anno che il Comune di Roma ha accolto solo 1951 ‘ospiti’ nei 50 Centri di accoglienza per Immigrati, rifugiati e richiedenti asilo, che finanzia.

Strano non perchè 1.951 ospiti non siano pochi, rispetto a quanto fa la Caritas: in 365 giorni diventano quasi 700mila pernottamenti e almeno il doppio di pasti caldi.

1.951 sono ‘pochi’, perché ce ne sono tanti di più, stranieri e non, dato che Roma non è né un piccolo centro, avendo circa 3 milioni di abitanti, né sarebbe una città povera, vantando un PIL da 154.000 milioni di euro in forte crescita (+ 9,2% entro il 2025 secondo l’Osservatorio del Terziario Manageritalia).

Piuttosto, finita la campagna elettorale, come la mettiamo se nel 2021 si sono spesi i 41 milioni vincolati, lasciando per gli stessi servizi solo 4 milioni per il 2022 e il 2023?
Inoltre, se si è speso in quantità per l’aiuto sociale e l’inflazione decolla, quand’è che arrivano gli interventi per la resilienza dal declino occupazionale ed economico delle categorie meno istruite e tutelate?
E cosa dire se, non la città dell’accoglienza, ma la sola provincia di Como dal 19 settembre 2016 al 31 ottobre 2018, ha accolto 7.019 richiedenti asilo?

Demata