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Per un pugno di euro … in percentuale sono spiccioli

3 Mag

Da qualche tempo la Politica e i Media italiani esultano per uno 0,1% in più sul PIL e si strappano i capelli se è in meno: due miliardi di euro che ballano.

Due miliardi sono una somma che può fare effetto sui meno abbienti o istruiti, ma già diventa quasi ‘normale’ se parliamo di grandi imprese ed infrastrutture, come è – di fatto – una briciola se guardiamo al Bilancio di una grande potenza economica mondiale quale è l’Italia.

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cartoon di Benito Jacovitti

Ad esempio, sono stanziati oltre due miliardi di euro in finanziamenti pubblici (oltre a quanto arriverà dai privati) per costruire il nuovo stadio olimpico di Tokio. Figuriamoci a rifare daccapo una decina di stadi come servirebbe qui da noi.
E con due miliardi ci si costruisce solo un quinto della diga mobile Mose, che – per ora – salva Venezia dal clima avverso. Domani quanto servirà, affinchè Venezia continui ad esistere?
Sempre con due miliardi ci si costruiscono forse una ventina di ponti stradali come il Morandi crollato a Genova. Ma sembra che all’Italia serva di risistemare molto di più tra strade e autostrade, ponti, cavalcavia, svincoli e tunnel.
Due miliardi sono anche quanto ha perso quest’anno la produzione olearia italiana o di quanto abbiamo ceduto nell’import-export con l’Egitto. Ed era un miliardo di euro quanto fu stanziato dal CIPE nel 2009 per l’edilizia scolastica italiana, che ben vediamo in che condizioni è 10 anni dopo. Tutte cose che non fanno notizia.

Dunque, sono davvero singolari l’esultanza o la preoccupazione dei nostri Politici dinanzi ad una crescita o caduta del PIL di 0,1 percento: come preoccuparsi di un litro di acqua quando la cisterna ne contiene (o ne ha persi) mille.

Anche perchè due miliardi non sono tanti e potrebbero arrivare da fenomeni ‘effimeri’ come, ad esempi:

  1. la dinamica di ritardati pagamenti della P.A., gli interessi e le penali maturati, il factoring ed gli utili finanziari: prodotto nulla, flussi finanziari tanti
  2. l’introduzione del Reddito di Cittadinanza che è assimilato ad un reddito da lavoro (cioè ‘prodotto’) e che ha sostenuto in consumi, che comunque restano stagnanti
  3. la fornitura di servizi telematici fiscalizzati in Italia, ma localizzati all’estero, dove resta o comunque ritorna tutta l’occupazione, l’investimento imprenditoriale e lo sviluppo tecnologico.

E non è finita.

L’Italia quest’anno ha speso un miliardo di euro circa per il Reddito di Cittadinanza, che non crea occupazione, se non di riflesso sui consumi dei beni a basso costo e minor ricavo / ritorno fiscale.

E quanto lavoro, consumi, reinvestimenti e leva fiscale arrivavano se quel miliardo era speso per infrastrutture come quelle viabili o per l’istruzioni o per far incontrare le persone o per proteggere città e raccolti? 
Oppure … quale mazzata recessiva e stagnante arriverà dall’aumento dell’IVA e/o dalla Patrimoniale se l’occupazione ‘cresce’ ma crolla la quantità di ore lavorate?

Perchè si esulta per i dati recenti del Governo ? E perchè non stigmatizzano le Opposizioni che hanno causato in vent’anni questa situazione?

Demata

La debacle italiana in Libia

16 Apr

General_HaftarDa secoli la stabilità della attuale Libia è essenziale per gli interessi italiani, che si tratti di romani o di bizantini, di impero o di comuni.

Dunque, sarebbe dovuto accadere che i nostri Governanti affrontassero seriamente la questione libica almeno dal febbraio del 2014, quando Haftar apparve in televisione per annunciare che il Governo libico era stato sospeso.
Invece, piuttosto che dar segno di una volontà diplomatica, finanziaria e militare italiana, i nostri Governi e i nostri Partiti hanno badato solo ai flussi migratori, prima come fonte di finanziamento della corruttela nostrana e poi negando loro persino il soccorso in mare, mentre oggi ci  limitiamo ad un flebile appello al ‘cessate il fuoco’. 
Tutto qui.

Adesso, però, l’Italia dovrebbe innanzitutto comprendere e dibattere di una guerra e dei suoi rifugiati alle frontiere come di un nuovo equilibrio nel Mediterraneo da cui noi (ci) siamo esclusi.

Infatti,  l’Italia dei Governi Renzi e Conte aveva puntato su Fayez al-Sarraj, forse ritenuto un ‘candidato’ affidabile  essendo un ingegnere gestionale specializzato in appalti ed opere pubbliche …  ma decisamente improbabile, perchè era stato pressochè imposto dall’ONU nel 2015 ed era riuscito ad insediarsi a Tripoli solo nel marzo 2016, dopo essere sopravvissuto a due attentati.

Dunque, ci sarà anche da raccogliere i cocci degli accordi internazionali italiani con la Libia, visto che sono i francesi e i sauditi a fare da sponsor del generale libico Haftar con l’Egitto suo alleato, dove Al Sissi dal 2014 è anche un nobile saudita (Cavaliere dell’Ordine del Re Abd al-Aziz) ed, infatti,  ha aderito all’intervento militare arabo contro i ribelli Huthi nello Yemen.

Cosa succede in Libia?

Iniziamo col dire che ci sono due eserciti che si fronteggiano: i combattenti di Haftar (LNA)  sono militari addestrati e attrezzati tanto quanto i governativi (GNA) di al-Sarraj. Smettiamo di chiamarli ‘milizie’.

Tripoli ormai è sotto assedio: non vi sono vie di fuga verso la Tunisia o verso il deserto ancora controllate dai governativi (GNA) che resistono a sud nel settore di Gharyan, con pesanti combattimenti ad Al-Hira, mentre lo sfondamento dei militari (LNA) è riuscito con la presa dell’aereoporto internazionale “Ben Gashir” e dal 15 aprile si combatte nella periferia della capitale, ad Ain Zarah.

Dunque, i governativi (GNA) sembrano intenzionati ad asserragliarsi a Misurata, da dove negoziare una resa, abbandonando Tripoli allo stesso destino di Aleppo in Siria con ISIS già pronta a speculare sulla situazione, mentre gran parte dei siti petroliferi e degli oleodotti-gasdotti è controllata da Haftar e mentre in Tunisia hanno già i loro problemi con i Jihadisti e l’ultima cosa di cui hanno bisogno sono i profughi libici.

Insomma, come scrive Linkiesta, “se Haftar vincerà, e vincerà prima o poi, l’Egitto e la Francia avranno insediato un Gheddafi 2, faranno man bassa delle risorse petrolifere della Libia, avranno un interesse comune nello spazio del Mediterraneo mentre le petromonarchie del Golfo Persico, già in ottime relazioni con il presidente egiziano Al Sisi, avranno in Haftar un uomo di fiducia“.

Dunque, riepilogando, l’Italia per un lungo futuro dovrà pagare:

  1. la superficialità del Governo Renzi nellappoggio a Fayez al-Sarraj e nella gestione dei migranti caduti nelle mani di  vere e proprie organizzazioni criminali
  2. il pressing anti-egiziano a Cinque Stelle iniziato nel 2016, che ha compromesso i rapporti tra Italia ed Egitto, raffreddando l’interesse per importanti commesse petrolifere e non solo
  3. le strilla della Lega contro i migranti, che probabilmente hanno convinto tutto il Nord Africa che l’Italia li ‘usa’ per ottenere favori dall’Unione Europea tenendo i propri ‘porti chiusi’
  4. l’azione del Governo Conte, che sembra esclusivamente interessato al cessate il fuoco ed al ripristino a Tripoli di un regime noto per gli orrori dei suoi “centri di detenzione” come quello di al-Sarraj.

Due domande di rito:

  1. Tripoli con il suo hinterland raggiunge il milione e mezzo di abitanti: una parte morirà, un’altra sopravviverà, un’altra ancora scapperà: dove pensiamo di metterli, se le frontiere con la Tunisia sono già sovraesposte? Tutti a Lampedusa?
  2. l’Italia destina ogni anno circa  25 miliardi di euro per spese militari e l’export bellico si aggira intorno ai 10 miliardi, cioè è una potenza militare: come mai ci ritroviamo inermi con questo caos alle frontiere e Bengasi che diventerà una sorta di Kuwait City a totale beneficio di francesi ed egiziani? Di chi sono le responsabilità politiche di questa debacle epocale?

Una volta per cose simili cadevano governi e crollavano carriere politiche, oggi ci sono i ‘rottamatori’ a comandare, ma non sarà possibile rinviare tutto a dopo le elezioni europee, se i fatti incalzano con navi e aerei militari di almeno 5-6 nazioni che sono operativi a pochi chilometri dalle nostre coste, mentre noi stiamo a guardare.

A proposito di fatti, mentre la marina militare egiziana acquistava dalla Francia due portaelicotteri classe Mistral (Gamal Abdel-Naser e Tahya Misr) e non si sa quant’altro veniva fornito dai francesi ad Egitto e Cirenaica, l’export italiano verso gli egiziani in due anni è crollato di oltre il 10% del totale, mentre è in crescita per oltre mezzo miliardo quello egiziano verso di noi (+ 37%), specialmente nel settore petrolchimico e dei prodotti della metallurgia, una volta vanto dell’Italia che lavora.

Demata

 

Milton Friedman, assistenza e previdenza: fu solo un problema di traduzione in italiano?

20 Feb

Forse, Milton Friedman avrebbe votato a favore del Reddito di cittadinanza e, chissà, contro la Quota 100, ma a condizione – assoluta e preliminare – di riformare l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Ricordiamo che il famoso Nobel per l’Economia nei suoi interventi si riferisce sempre al sistema statunitense in cui Welfare e Social Security sono programmi diversi, ambedue finalizzati a fornire reddito a chi ne è bisognoso.

La Social Security equivale ai Contributi che tutti i lavoratori versano per tutta la vita alla Pubblica Amministrazione, in cambio della garanzia di sussidi di previdenza o ai superstiti.
Il Welfare, viceversa, è finanziato dalla leva fiscale (Tasse) e riguarda i residenti poveri, anziani o disabili, oltre ai lavoratori che non possono esercitare un proficuo lavoro per una malattia grave.

Semplificando, la Social Security equivale ad una Previdenza pubblica obbligatoria per i lavoratori e il Welfare ad una sorta di Assistenza pubblica universale. Vengono spesso confuse perchè non di rado la medesima Pubblica Amministrazione sovraintende ad ambedue i programmi.

Questa sovrapposizione (percepita o reale che sia non solo negli USA), ha causato quello che fin dagli Anni ’70 viene chiamato il ‘pasticcio del Welfare’ e che … noi italiani siamo riusciti dal 1974 e ad oggi a complicare in modo esemplare, viste le competenze dell’Inps, delle Regioni, del Ministero per la Salute e pure quello del Lavoro, senza dimenticare i Comuni e gli Enti o l’onnipresente Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, in pratica, … attingono tutte al Debito Pubblico.
E non è che in Francia stiano messi molto meglio, in termini di competenze incerte e/o sovrapposte.

Infatti, Milton Friedman – nonostante sia stato il maggiore studioso di questa ‘dinamica’ etica, sociale e finanziaria, ricevendo un premio Nobel – non sembra sia stato tradotto in francese, mentre buona parte delle traduzioni italiane risalgono ad almeno quarant’anni fa, cioè a quando le sue idee vennero alla ribalta con l’avvento di Margaret Hilda Thatcher, mentre ancora c’era la Guerra Fredda.

Traduzioni, dunque, che sarebbe opportuno verificare oggi, senza lo ‘spirito di fazione’ e le ‘strilla’ di quell’epoca.

Ecco come potrebbe essere tradotto oggi Milton Friedman in lingua italiana, senza il rischio di generare gli equivoci che hanno condizionato l’Informazione e la Politica negli Anni ’70.

“Sono favorevole a tagliare le Tasse in qualsiasi circostanza e con qualsiasi pretesto, per qualsiasi motivo, ogni volta che è possibile. Il motivo è perché credo che il problema centrale non siano le Tasse, il grande problema è quanto si consuma (spending), cioè la Spesa.

La domanda è: “Come contenere i Consumi dell’Amministrazione (government)?”

I consumi dell’Amministrazione pubblica ora ammontano a quasi il 40% del reddito nazionale, senza contare le spese indirette mediante regolamenti e cose simili. Se le si includono, si arriva a circa la metà. Il vero pericolo da affrontare è che quella cifra aumenterà e aumenterà.

Io credo che l’unico modo efficace per contenere questa cifra è quello di contenere l’ammontare della rendita fiscale (income) che ha l’Amministrazione.
Il metodo per farlo è tagliare le Tasse.

La diffusa insoddisfazione nei confronti del programma di assistenza pubblica – con il cosiddetto “pasticcio del Welfare” – ha prodotto numerose proposte di riforma drastica, tra cui gli interventi presidenziali al Piano di Assistenza Familiare.
D’altra parte, l’attrazione acritica (complacency) per la sicurezza sociale si riflette nella pressione per estenderla ancora oltre.

Il mio atteggiamento nei confronti dei due programmi è quasi al rovescio (ndr. cioè possibilista verso il Welfare e antagonista verso la Previdenza obbligatoria).

Per quanto il pasticcio del Welfare sia nocivo, almeno l’assistenza pubblica va principalmente alle persone bisognose che hanno un reddito inferiore rispetto alle persone che pagano le tasse per finanziare i pagamenti.
Il Welfare (system) ha ampiamente (badly) bisogno di riforme, ma al momento esso assolve ad una funzione sociale essenziale. Sembra impossibile eliminarla subito, anche se la sua eliminazione dovrebbe essere il nostro obiettivo a lungo termine.
(ndr. Come vedremo più avanti lo scopo è sostenere il reddito (e il GDP cioè il PIL) per limitare la Povertà e per trasferire l’Assistenza fiscalmente detraibile alla Charity delle Fondazioni)

All’opposto, la Sicurezza Sociale (ndr. Previdenza obbligatoria) combina un Contributo altamente regressivo con benefici ampiamente indiscriminati e, nell’effetto generale, probabilmente ridistribuisce i redditi da persone a reddito inferiore o superiore. Credo che non assolva ad alcuna funzione sociale essenziale.
Gli impegni esistenti rendono impossibile eliminarla da un giorno all’altro, ma dovrebbero essere liquidati e risolti il prima possibile.

Io credo che un programma in grado di dare reddito alle persone, di finanziarle, dovrebbe avere la possibilità di essere testato. Un programma di questo tipo sarebbe molto meno costoso di quelli che abbiamo ora e potrebbe funzionare meglio nell’aiutare le persone.

Abbiamo una responsabilità verso il contribuente e non solo per le persone povere. La persona che paga le tasse ha tutto il diritto di richiedere, se paga le tasse per aiutare qualcuno, che ci sia qualche evidenza che quella persona ha bisogno di aiuto. 

Direi che la nazione non può essere generosa con nessuno. Solo le persone possono essere generose.
La generosità è un tratto umano, individuale, non un tratto collettivo.

Nessuna generosità (ndr. generosity = prodigalità) è implicita nell’imporre tasse a qualcuno, per aiutare qualcun altro.
Non è questa la generosità
(ndr. generosity = liberalità).”

Dunque, l’idea di Milton Friedman (se letto in lingua inglese e conoscendo il sistema statunitense) era quella di una società nel suo intimo attenta alla Coesione Sociale e sensibile all’Assistenza di chi ne ha bisogno, che interviene senza prodigalità, cioè la generosità acritica, ingiusta verso chi versa le risorse per l’Amministrazione, e che riconosce ed agevola la liberalità, cioè la vera solidarietà intesa come impegno individuale per uno scopo collettivo.

Soprattutto, per Milton Friedman l’Assistenza pubblica era – a chiare lettere – un esigenza intriseca alla Società umana e, comunque, da assolvere tramite il Pubblico, finchè necessario. Viceversa, non lo era la Previdenza obbligatoria, essendo tali “contributi previdenziali” una sorta di tassazione recessiva e potenzialmente iniqua, rispetto ai “versamenti al sistema assicurativo” ed alle ‘detraibilità fiscali’.

Noi, in Italia, tra Prima, Seconda e attuale Terza Repubblica abbiamo fatto e stiamo continuando a fare esattamente il contrario, vero? Anche adesso procedendo con la Quota 100 e il Reddito di cittadinanza senza ristrutturare l’Inps e con pochi poteri nazionali sulle Regioni, esattamente come nel 1974 con le Mutue e le Casse.
Sarà per questo che il Debito cresce, il Pubblico arranca e gli italiani in un modo o nell’altro sono insoddisfatti e preoccupati?

Demata

(Nota bene: è consentita Libertà di copiare, distribuire o trasmettere questa traduzione a condizione di menzionare il Traduttore. E’ negata la Libertà di riadattare questa traduzione)

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Testo originale in inglese

I am in favor of cutting taxes under any circumstances and for any excuse, for any reason, whenever it’s possible.

The reason I am is because I believe the big problem is not taxes, the big problem is spending.

The question is, “How do you hold down government spending?”
Government spending now amounts to close to 40% of national income not counting indirect spending through regulation and the like.

If you include that, you get up to roughly half. The real danger we face is that number will creep up and up and up.

The only effective way I think to hold it down, is to hold down the amount of income the government has.
The way to do that is to cut taxes.

Widespread dissatisfaction with the public assistance program — with the so-called welfare mess — has produced numerous proposals for drastic reform, including the President’s proposed Family Assistance Plan now before the Congress. On the other hand, general complacency about social security is reflected in pressure to expand it still farther.

My own attitude toward the two programs is almost the reverse. Bad as the welfare mess is, at least public assistance does go mainly to needy persons who are at lower income levels than the persons paying the taxes to finance the payments. The system badly needs reform but, at the moment, it serves an essential social function. It seems impossible to eliminate it promptly, even though its elimination should be our long-term objective.
On the other hand, social security combines a highly regressive tax with largely indiscriminate benefits and, in overall effect, probably redistributes income from lower to higher income persons. I believe that it serves no essential social function. Existing commitments make it impossible to eliminate it overnight, but it should be unwound and terminated as soon as possible.

I believe that a program which is going to give income to people, which is going to give funds to people, should have a means test. I believe we have a responsibility to the taxpayer and not only to poor people.

I believe that the person who pays taxes has every right to require that, if he pays the taxes in order to help somebody, there be some evidence that that person needs help.

A program of that kind would be vastly less expensive than the ones we’ve now got. It would do a better job of helping people. In my view, the task of people like Mr. Cohen and myself is not to speculate about what people will do if they don’t have leadership but to try to provide leadership in order to obtain the kind of good program that would achieve our objectives.

I would argue that the nation can’t be generous to anyone. Only people can be generous. Generosity is a human, individual trait, not a collective trait. There is no generosity involved in my imposing taxes on you to help him. That is not generosity.

Sant’Antonio da Padova: un promemoria per gli elettori italiani

27 Gen

340px-antoniuspaduaSant’Antonio da Padova è ancora uomo dei nostri tempi, che ha utili insegnamenti da dare ai cristiani ed agli uomini di buona volontà. Fu un uomo che visse rapidamente e morì giovane e famoso a 35 anni, come tanti “eroi” moderni, venendo proclamato santo immediatamente, come tante ‘icone’ moderne.

Infatti, ancora ventenne, era già noto per la sua oratoria e il suo approccio umano (marketing, come diremmo oggi?), come riporta un cronista dell’epoca, il francese Giovanni Rigauldt: «gli uomini di lettere ammiravano in lui l’acutezza dell’ingegno e la bella eloquenza (…) Calibrava il suo dire a seconda delle persone, così che l’errante abbandonava la strada sbagliata, il peccatore si sentiva pentito e mutato, il buono era stimolato a migliorare, nessuno, insomma, si allontanava malcontento
E già a 30 anni, le sua capacità organizzative (project management, come diremmo oggi?) l’avevano reso ministro provinciale  dell’Ordine dei Francescani per l’Italia centro- settentrionale, dove – ieri come oggi – erano diffusi gli scontri tra i clan familiari dei ‘nuovi ricchi’, i potenti e i notabili  per il proprio tornaconto si disinteressavano delle popolazioni  che avrebbero avuto l’incarico di guidare e proteggere. “Cani muti“, come li chiamava il Santo.  

Un uomo dei nostri tempi, che ha ancora molto dai dire ai cristiani, specialmente riguardo i “cittadini”, le “istituzioni” ed le loro interrelazioni, cioè la Politica e l’Economia secondo la Morale cattolica.

«La natura ci genera poveri, nudi si viene al mondo, nudi si muore. È stata la malizia che ha creato la ricchezza e chi brama diventare ricco inciampa nella trappola tesa dal demonio.»

Dunque, un «Lago di miseria e di lurido fango è il mondo.
Il lago è una massa d’acqua che ristagna e non defluisce. Le acque corrotte del mondo sono superbia, lussuria, bramosia di denaro, e mai defluiscono, anzi di giorno in giorno s’accresce il loro livello.»

Infatti, «Quando prosperità mondane e piaceri ti arridono, non lasciarti incantare, non prenderne diletto; entrano in noi blandamente, ma quando li abbiamo dentro ci mordono come serpenti.»

«Razza maledetta, sono cresciuti forti e innumerevoli sulla terra, e hanno denti di leone. L’usuraio non rispetta né il Signore, né gli uomini; ha i denti sempre in moto, intento a rapinare, maciullare e inghiottire i beni dei poveri, degli orfani e delle vedove…

E guarda che mani osano fare elemosina, mani grondanti del sangue dei poveri.
Vi sono usurai che esercitano la loro professione di nascosto; altri apertamente, ma non in grande stile, onde sembrare misericordiosi; altri, infine, perfidi, disperati, lo sono apertissimamente e fanno il loro mestiere alla luce del sole.»

E voi, amministratori di uomini e risorse, «Abbiate in orrore il denaro, rovina principale della nostra professione e perfezione; sapendo di dover dare il buon esempio agli altri, non si permetta alcun abuso in fatto di denaro.

Siate uomini capaci di consolare gli afflitti, perché è l’ultimo rifugio dei tribolati, onde evitare che, venendo a mancare i rimedi per guarire, gli infermi non cadano nella disperazione.
Per piegare i protervi alla mansuetudine non si vergogni di umiliare e abbassare sé stesso rinunciando in parte al suo diritto.»

In Politica, come in ogni caso della vita, «La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere.
Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché Egli maledisse il fico in cui non trovò frutti, ma solo foglie.»

Infatti, «Il grande pericolo del cristiano è predicare e non praticare, credere ma non vivere in accordo con ciò che si crede.

«In un’acqua torbida e mossa il viso di chi vi s’affaccia non viene rispecchiato.
Esci dal tumulto delle cose esteriori, sia tranquilla la tua anima. 
Se guarderai bene, potrai renderti conto di quanto grandi siano la tua dignità umana e il tuo valore…
In nessun altro luogo l’uomo può meglio rendersi conto di quanto egli valga, che guardandosi nello specchio della Croce.»

E sii attento ad affidare il tuo consenso, perchè «La verità genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell’odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio.
Se predicassero la verità, come verità stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell’odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti.
Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo.»

«Adesso ho da dire una parola a te … L’esempio della vita dev’essere l’arma di persuasione; getta la rete con successo solo chi vive secondo ciò che insegna.»

«La fede vera è accompagnata dalla carità.»

Parola di Antonio di Padova, detto “il Santo” (noto anche come “Antonio da Forlì” o António de Lisboa), al secolo Fernando Martins de Bulhões (Lisbona, 15 agosto 1195 – Padova, 13 giugno 1231).

Le elezioni politiche e/o amministrative non sono alle porte, ogni cristiano ha tempo per riflettere e chiedersi se sia possibile – “guardandosi nello specchio della Croce” – scegliersi dei rappresentanti “ricchi di parole e vuoti di opere” e che “non vivono in accordo con ciò che dicono di credere“, vietando addirittura la carità verso gli indigenti, non vivendo secondo ciò che insegnano, lasciando dietro di se un mare di debiti.

Demata

Non chiamateli ‘parassiti’

17 Gen

Ieri, in un luogo pubblico, mi sono trovato vicino ad un ‘parassita’, come purtroppo li apostrofano politicanti e giovinastri.

Mi ha un po’ sorpreso, nel “mio mondo” non ce ne sono ed avrebbero dovuto scomparire tutti subito dopo il 14 ottobre 1980, quando gli stessi reparti di lavoro salvarono la Fiat auto-organizzandosi contro gli scioperi voluti dalla CGIL operaista di Pio Galli e sostenuti dal segretario del PCI Enrico Berlinguer con un discorso ai cancelli della fabbrica Mirafiori.

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Era lì, con il suo maglione a V rosso, i suoi capelli ingrigiti e semilunghi sul colletto della camicia, i suoi baffoni ormai spennacchiati, il solito noto quotidiano tra le mani quasi fosse il “vangelo de sinistra”, la valigetta 24ore e la giacca come se a 75 anni si fosse ancora al lavoro, il suo ceto medio-alto e … la petulante saccenza che ben conosciamo.

Uno di quelli che ci hanno lasciato in miseria e con il paese a pezzi, nonostante altri – ad esempio i loro coetanei andati all’estero e noi nati subito dopo – glielo dicessero già 50 anni fa che le loro idee erano del tutto errate.

A dire il vero, non era messo molto bene: abiti stropicciati e barba sfatta da anziano abbandonato, con i malesseri dell’età che inevitabilmente arrivano anche se si è vissuta una vita inutile senza sforzi e senza guai a passare le giornate a far chiacchiere su chiacchiere in qualche riunione.
Evidentemente, è dura essere anziani dopo una vita da egoisti, specialmente se la pensione d’oro mai prodotta e/o contribuita si consuma per finanziare l’ozio o la carriera di qualche figlio quarantenne.

Non me ne ero accorto subito, sembrava un ‘anziano’ come tanti e l’ho notato solo dopo la sua saccenza, quella di chi, come le capre o i muli, non fa altro che porre distinguo, dubbi e rinvii a qualunque fatto, idea o decisione, dopo eterni dibattiti fatti solo di parole astratte e senza un numero, timoroso come un bambino senza la sua mamma, ma ben attento alla propria rendita di posizione. 

Persone – non una generazione intera – che presero in mano l’Italia quando il debito era intorno al 50% e ce la restituiscono con il 130%, arrivati quando eravamo nell’elite industriale del mondo e ci lasciano con scuole e ponti da rifare, in carriera quando le elite culturali italiane creavano il mito del Made in Italy e oggi non c’è più nulla, neanche il contratto di lavoro.  

Non è solo colpa loro: sono quei figli della ripresa industriale postbellica che vennero istruiti solo alla cultura classica e preindustriale (Socrate e Aristotele, Rosseau e Marx, di poco o nulla) ed hanno vissuto in un mondo tutto loro dove le soluzioni sono dibattiti decennali senza decidere nulla.
Se gli avessero fatto studiare anche Platone, Leibniz, Kant e Schopenhauer,  come accadde ad altri loro coetanei, sarebbero stati migliori, tutto qui.

E’ vero, sono loro i padri della “società del benessere e del consumismo” e di quel ‘trash’ che sta distruggendo relazioni sociali e ambiente.
Parlando senza produrre restano solo l’ozio e l’avidità, spezzando le famiglie resta una società di persone sole, inducendo allo shopping chi dovrebbe invece risparmiare, ci si ritrova solo con debiti e immondizia: solo gli stolti non lo capiscono e … non lo capiranno mai.

L’unica cosa che stanno capendo è che sono i nonni di italiani che emigrano o emigreranno, dopo che loro – nonni e genitori – tengono in stallo il Paese da tanto tempo, bloccando l’innovazione perchè poi c’è da cambiare abitudini …

Eh già, perchè quelli dopo di loro e il cambiamento che attendiamo da almeno 20 anni sono rimasti in magazzino, rimanendo oggi bypassati dalla generazione dei loro figli quarantenni. Tali padri e tali figli, però: soluzioni poche, competenze scarse, debito in crescita, chiacchiere tante. Dunque, tanti auguri ai nipoti in un’Italia povera e ignorante.

Non vogliamo a loro del male: anche loro vittime, se il il marketing di partito che li definiva avanguardia ed elite culturale ed ignorava il salto epocale creato dai loro stessi coetanei (Bill Gates, Steve Jobs, Brian Eno eccetera), che andavano in tutt’altra direzione, come gli ha nascosto fino ad oggi quello che avevano insegnato i loro stessi padri (Jung, Lorenz, Vitgoskj, Morris, Cavalli Sforza eccetera) riguardo le basi su cui si sarebbe dovuta costruire una società democratica decente.

Dunque, non facciamo di tutta un’erba un fascio quando vediamo dei capelli bianchi: impariamo a riconoscere o ricordare i segni che ancora oggi orgogliosamente esibiscono coloro che hanno rovinato l’Italia e quelli che appartengono a coloro che da sempre gli si oppongono.

Se ci sono dei “parassiti”, devono pur esserci anche i “martiri”: nella foto del corteo Fiat vedete persone che oggi sessantenni che si ribellano a chi li mandava allo sbaraglio.

E non chiamateli “parassiti”: è offensivo e ingiusto, se furono solo supponenti, incauti e ‘modellati’ da una cultura antiquata. Magari, tener conto che ci sono anche i ‘martiri’, che da 40-50 anni si battono per il Futuro …

Demata

Sondaggio Ixé: M5S governa e la Lega raddoppia i consensi

29 Dic

Il sondaggio Ixé per Huffington Post fornisce un chiaro quadro di come si stia orientando il consenso degli italiani, tra i partiti di Di Maio, Salvini, Renzi e Berlusconi.

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In sintesi, se si votasse oggi,

l’affluenza alle urne potrebbe registrare un maggiore astensionismo, se:

  • circa un elettore su 7 prevede che non andrà a votare
  • quasi uno su 6 è più o meno indeciso se andrà a votare
  • meno di 2 su tre elettori è già certo di votare

nel dettaglio, in sette mesi

  • Movimento Cinque Stelle ha perso quasi un terzo del proprio consenso, che confluisce nella Lega o nell’astensione
  • Partito Democratico perderebbe più di un quarto dei consensi, in larga parte astensionisti, se non attratti dalla Lega (5,5%) e Fratelli d’Italia (1,4%)
  • Forza Italia prevede di perdere un terzo dei propri elettori in favore della Lega e di FdI, oltre agli astenuti
  • Lega raddoppia (31%) a danno di tutti gli altri partiti ed ormai attrae un italiano su tre 

la percentuale di elettori che NON prevedono di riconfermare il voto di marzo 2018 è:

  • un elettore su tre per il Movimento Cinque Stelle (-33%)
  • uno su quattro se parliamo di PD (-28%)
  • due elettori su cinque nel caso di Liberi e Uguali (-41%)
  • quasi uno su due per Più Europa (-45%).

Ecco quanto consenso alla Lega stanno portando il Governo Conte voluto da Di Maio, la prospettiva Dem in quota Renzi con Zingaretti per Segretario e la paralisi di Forza Italia se Berlusconi continua a non passare il testimone. 

Demata

Clima: ecco il “Sommario IPCC per chi fa opinione politica”

7 Dic

L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) è il comitato scientifico  mondiale che ha lo scopo di studiare il riscaldamento globale fin dal 1988, dopo la fusione di due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale ed il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

Due mesi fa, l’IPCC ha pubblicato il “Rapporto Speciale sul Riscaldamento Globale di 1,5°C”, allertando che i modelli climatici prevedono forti differenze nel clima regionale se supereremo un incremento di 1,5 ° C  rispetto ai livelli preindustriali, cioè la situazione attuale.

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Gli scienziati sanno bene quali danni possono causare le carenze culturali di gran parte del ceto politico mondiale, nazionale o locale, che quasi mai arriva da studi e professioni tecnico-scientifici, e il Rapporto IPCC contiene un apposito “Sommario per chi fa opinione politica”, che – si spera – entrerà nel ‘programma’ di candidati e di amministratori o – al peggio – sarà di grande utilità al Popolo per individuare tra 15-20 anni i personaggi e i partiti – gli “Eletti” – che ci avranno portato al disastro.

Andiamo a tradurre questo Sommario IPCC e vediamo di cosa si tratta e di come – in sintesi – coinvolge l’Italia:

  1. alta pressione atmosferica, aumento delle temperature, forti precipitazioni in diverse regioni e siccità in altre. Il costo stimato da Coldiretti – solo per l’Italia e solo per l’agricoltura – è di oltre 14 miliardi di euro negli ultimi dieci anni tra perdite produttive, danni a strutture e infrastrutture, con la produzione ridottasi al 60% dei raccolti nel caso dell’olio;figura-1
  2. innalzamento medio del livello medio del mare, che viene misurato dai satelliti ed è stato di 7 centimetri in 25 anni, tra il 1993 e il 2018, ma negli ultimi cinque anni è accelerato da 3,2 millimetri l’anno a 4,8 millimetri. Il fenomeno non è omogeneo, varia da costa a costa, ma l’’Ecuador ha già perso più del 10% della sua area con un totale di quasi 28.500 chilometri quadrati, il Vietnam e la Bulgaria hanno perso rispettivamente il 4,74% e l’1,87% della loro terra. Alle Eolie le spiaggie stanno già sparendo e entro due generazioni Venezia subirà un aumento del livello medio del mare di circa 85 centimetri, Lipari di circa 1,30 metri e le Cinque Terre di circa 60 centimetri;
  3. impatti sulla biodiversità e sugli ecosistemi, con il 6% degli insetti, l’8% delle piante e il 4% dei vertebrati che avrà la metà dello spazio attuale di sopravvivenza, a parte gli incendi boschivi e la diffusione di specie invasive, di cui in Italia siamo già afflitti. E se oggi circa il 2-7% dell’area terrestre globale ha già subito una trasformazione degli ecosistemi con un incremento di riscaldamento globale di un altro mezzo grado centigrado, il territorio trasformato (o devastato) dal Clima sarà il 8-20%. Basti ricordare che tra il mese di maggio e il 26 luglio 2017 in Italia sono andati in fumo 72.039 ettari di superfici boschive e che, tra l’infestazione da Xilella e l’effetto di alcune gelate, la produzione d’olio pugliese è stata dimezzata con perdite nazionali per circa 1 miliardo di euro;
  4. gli aumenti dell’acidità e la diminuzione dei livelli di ossigeno nei mari comporterà la perdita di risorse costiere e riduzione della produttività della pesca e dell’acquacoltura, in seguito a impatti sulla fisiologia, sopravvivenza, habitat, riproduzione, incidenza della malattia e rischio di specie invasive. Il rischio di perdita irreversibile di molti ecosistemi marini e costieri aumenta con il riscaldamento globale, con una perdita/riduzione del pescato globale di circa 1,5 ad oltre 3 milioni di tonnellate. I dati del Rapporto OCEAN2012 confermano che gli stock ittici del Mediterraneo sono sfruttati a livelli insostenibili, specialmente nel Tirreno centrale e meridionale, nell’Adriatico meridionale e nello Ionio, dove – per evitare il disastro ambientale – bisogna ridurre in media la pesca del 45-51 per cento, con punte del 90 per cento per la pesca del nasello in alcune aree;figura-2 
  5. i rischi legati al clima per la salute, i mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare, l’approvvigionamento idrico, la sicurezza umana e la crescita economica aumenteranno, colpendo alcune popolazioni indigene e le comunità locali dipendenti dai mezzi di sussistenza agricoli o costieri, ma anche  le popolazioni svantaggiate e vulnerabili. Limitando il riscaldamento globale a 1,5 ° C, rispetto ai 2 ° C previsti, potrebbe ridurre il numero di persone esposte suscettibili alla povertà fino a diverse centinaia di milioni entro il 2050

  6. qualsiasi aumento del riscaldamento globale inciderà sulla salute umana, con conseguenze per la morbilità e la mortalità legate al calore e per la mortalità legata all’ozono. Le aree urbane amplificheranno l’impatto delle ondate di calore. Si prevede aumenteranno anche i rischi derivanti da alcune malattie trasmesse da vettori, come la malaria e la febbre dengue, compresi potenziali cambiamenti nel loro intervallo geografico, come sappiamo in Italia dove nel 2013 abbiamo avuto circa 147 casi di dengue, dopo l’invasione della zanzara tigre;
  7. la percentuale della popolazione mondiale esposta a stress idrico sarà anche del 50%, sebbene vi sia una considerevole variabilità tra regioni del mondo. La Eu Water Conference 2018, tenutasi a Vienna il 20 e il 21 settembre, ha confermato che in Europa soltanto il 40% delle risorse idriche naturali è in buona salute e gli obiettivi fissati per il 2015 sono stati mancati. I Paesi membri – spiega Martina Mlinaric, senior policy officer dell’European policy office del Wwf – invece di raddoppiare i loro sforzi, cercano una via d’uscita dagli impegni presi, rischiando di mancare anche l’obiettivo del 2027: garantire buone condizioni ecologiche ai bacini idrici e quantità sufficienti di acqua per le esigenze delle persone e dell’ambiente.Nonostante i miglioramenti raggiunti, come la gestione integrata dell’acqua e la prevenzione delle inondazioni, in Europa permangono problemi strutturali, legati . L’Italia è nel mirino della Commissione europea, con un processo di infrazione e varie istruttorie per i ritardi nella gestione delle acque reflue inquinate, per l’eccessiva estrazione di risorse idriche e per le modifiche ambientali dannose per i fiumi e i laghi;climate-change-threatens-embed
  8. sono già previste riduzioni nette delle rese di mais, riso, grano e potenzialmente di altre colture di cereali, in particolare nell’Africa sub-sahariana, nel Sud-Est asiatico e nel Centro e Sud America, e nella qualità nutrizionale dipendente dalla CO2 di riso e grano. Le riduzioni nella disponibilità di cibo nel Sahel, nell’Africa meridionale, nel Mediterraneo, nell’Europa centrale e nell’Amazzonia sarannomaggiori con un incremento di 2 ° C rispetto a 1,5 ° C del riscaldamento globale. Anche l’allevamento di bestiame verrà influenzato dai cambiamenti nella qualità dei mangimi, della diffusione delle malattie e della disponibilità di risorse idriche. Nel 2021 l’Unione europea applicherà la nuova “Politica Agricola Comune” (PAC) per l’assegnazione di sussidi e incentivi agli agricoltori e allevatori europei, andando a tagliare i sussidi agli allevamenti intensivi (le attività zootecniche sono la causa di circa il 20% di tutte le emissioni di gas serra) ed a sostenere le aziende agricole che producono con metodi ecologici;
  9. i rischi per una crescita economica globale aggregata  come le esigenze/spese di adattamento al Cambiamento Climatico saranno inferiori evitando di superare un riscaldamento globale di 1,5 ° C, con un’ampia gamma di opzioni di adattamento per ridurre i rischi che nei settori energetico, alimentare e idrico potrebbero sovrapporsi, creando nuovi ed esacerbanti rischi, esposizioni e vulnerabilità.  Nel caso dell’Italia è possibile stimare costi per l’economia nazionale compresi tra 20 e 30 miliardi di euro entro il 2030 o maggiori, se non avvieremo il ripristino degli ecosistemi evitandone la degradazione e la deforestazione, gestione della biodiversità, acquacoltura sostenibile, difesa costiera e indurimento, irrigazione efficiente, reti di sicurezza sociale, gestione del rischio di catastrofi, diffusione del rischio e condivisione e adattamento basato sulla comunità, infrastrutture verdi per le aree urbane con uso e pianificazione sostenibile del territorio e gestione sostenibile delle risorse idriche.

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Detto questo, resta solo da chiedersi da che parte stare, visto che lo sforamento del 1,5° C è previsto per il 2030 e che la Terra sta andando verso una situazione poco reversibile con non solo il Clima, ma anche l’Umanità fuori controllo.

In altre parole, parliamo di  miliardi di euro che non entreranno nei bilanci delle aziende, nelle tasche dei cittadini, nelle tasse degli stati  e quegli altri che dovremo spendere almeno per contenere i danni e quelli che sarebbero da trovare per evitare il disastro.

Intanto, in Europa ci ritroviamo la Francia con i Gilet Gialli che hanno bloccato il piano energetico ‘ecocompatibile’ di Macron, mentre già nel 2016 Parigi ha sforato del 3,6% gli obiettivi sulle emissioni di gas a effetto serra.
L’Italia è nei parametri, ma entro dieci anni dovrà ridurre le emissioni di gas serra  di una quantità pari a circa 50 Mt di CO2 equivalente annui, cioè alla metà delle emissioni dal trasporto stradale.

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La Lega Ambiente – ad ottobre, mentre veniva pubblicato il Rapporto IPCC – ha chiesto al Governo Conte di inserire nella Legge di Bilancio – i provvedimenti utili a:

  1. garantire incentivi per le diagnosi sismiche e energetiche di edifici e scuole in modo da completare l’anagrafe scolastica ed intervenire sulla sicurezza delle strutture ed infrastrutture,
  2. incentivare gli investimenti per rendere più moderne e sostenibili le città, per riqualificare gli edifici da un punto di vista sismico e energetico, per rilanciare le fonti rinnovabili e le produzioni certificate di qualità e da filiere territoriali,
  3. rivedere i canoni per le attività estrattive, il prelievo di acqua minerale e le concessioni balneari, cancellando i sussidi alle fonti fossili, incomprensibili in un Paese impegnato nella lotta ai cambiamenti climatici,
  4. riformare la fiscalità, spostando il peso della tassazione dal lavoro al consumo di risorse ambientali, in pratica tanto inquini tanto paghi, e intervenire sull’IVA (attualmente articolata tra il 4 e il 22%) per differenziare i diversi beni in modo da premiare l’innovazione ambientale e la coesione sociale e territoriale, il Made in Italy di qualità.

Purtroppo, la Politica italiana non sembra essersi accorta nè del Cambiamento Climatico, nè dei danni e delle spese, nè delle possibili soluzioni. Ma non siamo più negli Anni 60-70, quando problemi e soluzioni erano rimandabili ai posteri, la generazione al potere oggi avrà al massimo 60 anni quando il “Popolo” toccherà con mano cosa c’era da fare oggi.

I tempi sono corti, mezzo grado centigrado in più causerà una escalation disastrosa.

I Politici della ‘nuova generazione’ possono fare due cose: continuare così inseguendo il consenso momentaneo dei ‘like’ dei ‘seguaci’ (trad. followers) oppure iniziare a valutare cosa ne penserà di loro il Popolo tutto già solo tra 10-15 anni.

In parole povere, dal 5 ottobre 2018, qualunque candidato, amministratore, governante od oppositore che non metta in agenda le priorità ambientali … sa che sta facendo promesse che non potrà mantenere a lungo e proponendo cose che non possono avverarsi.

Ormai non è più solo una questione ‘ecologica’, bensì di energia, acqua, cibo, coesione, sicurezza e risorse finanziarie.

Demata