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Il nesso tra Matteo Renzi e Consip

21 Giu

Carlo Cottarelli – il commissario alla spending review voluto da Enrico Letta – aveva come obiettivo l’adozione dei costi standard per l’acquisto di beni e servizi e la riduzione delle stazioni appaltanti da 34mila a 35. Interventi con risparmi previsti, a regime, fino a 7,2 miliardi, raccontava il Fatto Quotidiano.

Enrico Letta aveva adempiuto per quanto possibile, durante i 10 mesi di governo, avviando l’aggiornamento della banca dati dei Fabbisogni Standard presso le varie amministrazioni coinvolte.

Dopo di che è arrivato Matteo Renzi e Consip ritornò in auge, anzichè spingere per completare i descrittori e i parametri dei ‘costi standard‘.

Finito il Governo Renzi, scoppiano a catena gli scandali Consip. Intanto, stiamo ancora a far statistiche, per qualcosa – il giusto prezzo – che qualunque mercante sa definire senza troppe storie.

Il bello di questa storia è che, se i costi standard non sono ‘esattamente’ applicati, quel che è vigente è il fabbisogno standard.

E il fabbisogno standard è il criterio a cui ancorare il finanziamento integrale dei livelli essenziali delle prestazioni e delle funzioni fondamentali degli enti locali (art. 11, comma 1, lettera b) della legge delega).

In poche parole, chi spende o spande per mantenere lo status quo finisce comunque in un mare di debiti e chi gli succederà non potrà rinnovare ed ottimizzare, perchè avrà i bilanci bloccati per molto tempo.

Infatti, Roberto Maroni, il Governatore della Lombardia, durante l’inaugurazione della struttura d’eccellenza Villa San Mauro nel giugno 2013, incalzava Berlusconi: “affinché il Governo applichi i costi standard in sanità. Abbiamo fatto un calcolo, dal quale emerge che, se tutte le Regioni italiane applicassero il rapporto costi/prestazioni che c’è in Lombardia, risparmieremmo 30 miliardi di euro, 1/3 degli interessi del debito pubblico. Perché noi riusciamo a farlo e gli altri no?”

Bella domanda, da girare ai Governatori Zingaretti, De Luca e Crocetta del PD.
Grazie Governo Renzi.

Demata

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Regione Lazio commissariata, malati rari costretti al pronto soccorso

17 Giu

Le porfirie acute sono un disordine del metabolismo noto fin dall’antichità, che comporta un difetto nella biosintesi di un componente del sangue (eme), con conseguente accumulo di sostenze neurotossiche che causano sia dolore e stasi addominale, sia sintomi cardio-neurologici. “Possono essere coinvolti tutti i componenti del sistema nervoso periferico e centrale. Nelle crisi gravi e prolungate, è frequente la neuropatia motoria, che può condurre a una vera e propria tetraplegia. L’interessamento bulbare può causare un’insufficienza respiratoria. L’eccesso di catecolamine generalmente causa irrequietezza e tachicardia. Un’ipertensione labile, con valori di pressione arteriosa transitoriamente elevate, può causare modificazioni vascolari progressive che, se non trattate, portano a un’ipertensione irreversibile. Raramente le aritmie indotte dalle catecolammine causano morte improvvisa. L’insufficienza renale nella Porfiria acuta è un processo multifattoriale; l’ipertensione acuta (che può sfociare nell’ipertensione cronica) è probabilmente uno dei principali fattori precipitanti” (Manuale Merck for Professionals – 2017)

La legge italiana, a riguardo è chiara (D.M. Sanità – 18 maggio 2001, n. 279): servono Centri interregionali, che “assicurano il coordinamento dei presidi della Rete, al fine di garantire la tempestiva diagnosi e l’appropriata terapia, qualora esistente, anche mediante l’adozione di specifici protocolli concordati” ed i Presidi della Rete “sono individuati tra quelli in possesso di documentata esperienza in attività diagnostica o terapeutica specifica per le malattie o per i gruppi di malattie rare, nonché di idonea dotazione di strutture di supporto e di servizi complementari, ivi inclusi, per le malattie che lo richiedono, servizi per l’emergenza e per la diagnostica biochimica e genetico – molecolare”.

Centri interregionali sia per concentrare il riferimento dei malati rari presso specialisti appropriati e di provata esperienza sia per abbattere i costi di staff. Presidi adeguatamente dotati perchè v’è rischio per le funzioni vitali e perchè stiamo parlando di metabolismo e neurointossicazione endogena.

Nel caso delle porfirie acute non c’è dubbio: serve un internista (gastroenterologo, epatologo, ematologo), serve un ambulatorio per evitare che le esacerbazioni confluiscano in un attacco acuto, serve un pronto soccorso, servono consulenze per eventuali copatologie, un ricovero protetto in caso di necessità ed un tot di medicina del lavoro, visti la disfunzionalità intermittente e lo stress lavoro correlato.

Invece, Roma – cioè la Regione Lazio – ha optato fin da principio per individuare dei meri Centri di riferimento ‘per la diagnosi e la presa in carico’, senza specificare se trattasi di unità diagnostiche o ‘finalizzate alle cure’ e – non di rado – riconfermando realtà antecedenti al 1994.

Al di là delle spontanee riflessioni su quanto una tale rete potesse essere obsoleta (se non ancora esistente/efficiente) o di quali costi aggiuntivi derivino dall’operare con parametri diversi da quelli nazionali, nel caso delle porfirie acute si è continuato a seguire il desueto criterio di eziopatogenicità con le porfirie cutanee, cioè destinando pazienti affetti da gravi sindromi del metabolismo con neurointossicazione endogena e seri rischi per la salute presso … un ospedale specialistico (dermatologico – oncologico) privo di servizi per l’emergenza, cioè il Pronto Soccorso.

Dal 2010, con il pervenimento di un paziente con frequenti attacchi ricorrenti, diagnosticato dopo ben 30 anni dai primi sintomi, è emersa in tutte le sue carenze l’esigenza di “idonea dotazione di strutture di supporto e di servizi complementari, ivi inclusi servizi per l’emergenza”.

Cosa sia accaduto a seguire è presto detto,almeno per gli aspetti più eclatanti:

  • per un anno quel malato ha ricevuto infusioni di emoderivati nello stessa Unità dove venivano praticate salassoterapie per i pazienti di porfiria cutanea tarda, nonostante il Documento di Unità Operativa non prevedesse profilassi ambulatoriale per le Porfirie Acute;
  • ha dovuto attendere dal 2009 al 2012 – allorchè recatosi in un Centro interregionale fuori del Lazio – per ottenere la certificazione utile a tutelare lo stato di salute (grave invalidità > 74% e gravità, riconosciute per sentenza) e la situazione lavorativa (sorveglianza sanitaria della CMV), perdendo praticamente tutti i benefits garantiti fino al 2011 per effetto della Riforma Fornero;
  • dal 2014 ha ‘subito’ quasi 300 infusioni di emina, a fronte di prescrizioni – per tre anni consecutivi da 2014 al 2016 – del Centro interregionale cui fa capo, che ne indicava la riduzione da tre ad una sola prestazione quindicinale, nonostante un sempre maggiore accumulo marziale per emoinfusione, tre cateteri impiantati, ‘consumati’ e rimossi, un’infezione batterica perdurata per lungo tempo ed gestita solo dopo febbri continue e antibiogrammi privati.

Finalmente, nel 2015, una speranza: il Commissario ad Acta e Governatore della Regione Lazio emette il Decreto DCA 387-2015, ) allo scopo di attuare il “criterio di omegenità clinica, anzichè eziopatogenica”, per adempiere al “Piano Nazionale per le Malattie Rare” approvato dalla Conferenza Stato Regioni il 16 ottobre 2014.

Finalmente, essendo ormai nota questa situazione, emergerà la carenza e si perverrà a soluzione?
No. Incredibilmente, il decreto mantiene la presa in carico di persone affette da una seria sindrome del metabolismo con rischio cardiologico e neurologico … presso un ospedale dermatologico-oncologico privo di pronto soccorso, solo perchè ivi esiste una comprovata esperienza diagnostica e terapeutica riguardo le porfirie … cutanee … a ribadire il criterio di eziopatogenesi e con buona pace della clinica …

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Peggio ancora, sia nel 2015 sia nel 2017, in coincidenza della richiesta di chiarire chi fosse lo specialista di riferimento e che si adottassero le indicazioni del Centro interregionale a ridurre l’apporto infusionale in funzione della sintomaticità con corrispettiva gestione ambulatoriale, due note e qualificate strutture ospedaliere romane gli cessano le cure ambulatoriali con ridottissimo preavviso, indirizzandolo al Centro regionale di riferimento, che non era strutturato per la funzione di presidio già nel 2009 e – comunque – non rispondeva al ‘criterio di omogenità clinica’, cioè per l’appropriatezza delle terapie.

Da marzo e nell’attuale, questo paziente non ha altro che recarsi settimanalmente al Pronto soccorso per ricevere le infusioni di profilassi, privo persino di accesso venoso ed ormai con vistosi danni alle braccia e alle mani, dato che i farmaci sono aggressivi, senza possibilità di aggiornare il piano con riferimento locale al Centro interregionale cui fa capo, anche se  esposto a serio rischio per la salute visti i tre accessi in emergenza, di cui uno in codice rosso.

Eppure, il Centro – già da molti anni – avrebbe potuto/dovuto essere autorizzato ad operare in rete con una struttura dotata di riferimento internistico e di pronto soccorso. Come anche … la Regione Lazio avrebbe potuto chiedersi quali fossero gli standard minimi /essenziali per una malattia di tale portata e – soprattutto – il Commissario ad Acta, per i poteri esecutivi di cui è dotato, poteva/doveva intervenire almeno da marzo scorso.

Non resta che chiedersi – visto che a Roma ci sono tanti sanitari competenti e di Buona Volontà – se la Regione Lazio deciderà di attuare la norma nazionale anche per le porfirie acute. Anzi, che si deciderà a garantire i servizi essenziali e d’emergenza, visto che da ieri il Centro di riferimento è rimasto senza reagenti ed ha comunicato la sospensione della diagnostica, come anche – da un momento all’altro, se non già in fieri – si potrebbe concretizzare un serio danno alla salute del malato.

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Questi sono i risultati del mostruoso conflitto di interessi dato dal conferire alla Politica, alle Regioni, il ruolo di amministratore delle assicurazioni di malattia previste dall’articolo 38 della Costituzione, specie se – poi – si nomina lo stesso Governatore anche Commissario ad acta e senza istituire un assessorato per le ‘Politiche sanitarie’, così inficiando l’accesso, il dibattito, la trasparenza.

Demata

Trump e i pregiudizi degli europei

22 Gen

Essendo gli Stati Uniti ben diversi da come ce li descrivono da molti anni i nostri giornali, ritengo che il fenomeno ‘Trump’ vada osservato con molta cautela, anche e soprattutto verso i ‘pregiudizi’ che certamente affliggono anche noi della Vecchia Europa.

LA RETE

La Rete è piena di messaggi di rifiuto – se non vituperio e odio, ergo la gogna – verso Donald Trump, pur non avendo ascoltato il saluto in lingua originale e neanche conoscendo quelli che sono i riferimenti culturali della gente d’oltreoceano o senza conoscere la storia familiare dei Trump e senza preoccuparsi di sbirciare i media statunitensi per comprendere – almeno dalle foto – quale sia l’enfasi e quale il background da chi in USA ci è nato.

Ad esempio, avrebbero potuto cogliere una certa stonatura tra chi vuol far credere che sia ‘filonazista’ e ‘razzista’ proprio quel commosso Donald Trump,  sull’attenti con un saluto militare, dinanzi alla statua di Abramo Lincoln proprio a compimento della cerimonia dell’insediamento?

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E sono sempre le immagini a rendere evidente un’altra stonatura con chi ci descrive Trump come un uomo delle ‘elite cospiratrici’, se suo nonno aveva un negozio di ferramenta e non tre lauree ad Oxford, ma soprattutto se alla cerimonia c’era tanta gente della worker class con giacconi da 40 dollari, ma tra i manifestanti tanti abiti e tanti accessori alla moda e non di modico prezzo.

IL MESSAGGIO

Ma Donald Trump cosa ha detto di così ‘strano’ da sollevare le folle europee?

Di sicuro, dovrebbe essere ovvio che un Presidente in ogni Stato del mondo vada a dire ‘Dio benedica la nazione’, ‘Prima di tutto i nostri cittadini’, ‘Più occupazione’, ‘Meno tasse per chi investe’, ‘L’esercito protegga innanzitutto i confini’, ‘Proteggiamo l’attività produttiva nazionale e garantiamo salari e previdenza ai lavoratori’.

A quanto pare, c’è chi si aspettava che Donald Trump si presentasse con ‘Dio maledica l’America’, ‘America Second, China First!’, ‘Meno lavoro, più Narcos’, ‘Meno tasse per chi specula’, ‘Aumentiamo la presenza militare USA nel mondo’, ‘Spostiamo tutte le fabbriche in Messico, dove il costo (e i diritti) del lavoro sono inferiori’ …

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Stranezze della post verità e del mainstream mediatico europei. Speriamo che almeno Saviano ne prenda atto ed avvisi tutti che la Seconda Guerra Mondiale ed anche la Guerra Fredda sono finite da un pezzo: Destra e Sinistra non significano nulla, NON hanno senso, se il Fascismo e il Comunismo furono (e sono) ugualmente totalitari, iniqui e liberticidi.
Questo il senso e il cambiamento profondi dei fatti che si verificarono alla Caduta del Muro di Berlino.

I SOLITI GUFI

Dicevamo dei pregiudizi di noi europei e come non notare che parliamo di un uomo alto, biondo, sicuro di se, di successo, eloquente, assertivo, circondato da belle donne, ricco, irruento, scaltro … un vichingo?
A sentir chi arriccia il naso, il problema non è ‘invidia’ o ‘razzismo’, ma altro: il progetto di Trump è ambizioso … bisognerà vedere Congresso e Senato quanto si spenderanno per remargli contro.  Già, perchè con questo metodo … noi in Europa a parlamenti stiamo messi davvero bene.

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Ah già, come se dotarsi di un vicePresidente come Spence, che sono vent’anni che è parte dell’apparato parlamentare statunitense, non serva proprio a questo, senza dimenticare che Congresso e Senato – a differenza dell’Europa – non hanno potere sulle prerogative presidenziali, cioè l’Esercito, la Sicurezza Nazionale, i rapporti Esteri e il Bilancio Federale, cioè quello che farà Trump nei prossimi mesi.
Dunque, che i parlamentari badino ad occuparsi dell’Agricoltura, della Sanità e delle Comunità locali … che sono i temi principali per cui gli elettori li hanno votati, che i due anni che ci separano dalle Elezioni di Mid-Term passano in fretta ed, a litigare con il Presidente, poi non c’è accordo sulla spesa destinata proprio alle Comunità che gli dovranno riconfermare il mandato.

IL PROGETTO POLITICO

Ricordato che le politiche ‘protezionistiche’ per le imprese sosterranno sia l’occupazione sia il welfare statunitensi con maggiore richiesta anche di lavoratori immigrati (non dimentichiamolo), ritorniamo a Donald Trump sull’attenti dinanzi alla statua di Lincoln ed all’America che ha spesso menzionato, non solo gli Stati Uniti o il suo Popolo.

L’Imperialismo Amerikano – affermatosi dopo la II Guerra Mondiale, grazie all’enorme bottino di guerra – va a restituire ai cugini inglesi protettorati e ‘aree di influenza’ in Africa e Medio Oriente, mentre andrà a cercare una nuova Yalta con i Russi, prima, ed i Cinesi, si spera, dopo.
A qualcuno sembra essere un ‘pericolo per la pace’?

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Ritorna la Dottrina Monroe, spezzatasi – ma questo i Dem non lo dicono – con i tentativi di aggredire Cuba da parte dei fratelli Kennedy?
Alla fine dell’embargo cubano ha provveduto Obama, grazie alla diplomazia vaticana, ma adesso sarà Trump a sottoscrivere i trattati commerciali e militari, che faranno da modello – si presume – per il riassetto delle relazioni centroamericane.

Ritorna l’afflato di Abramo Lincoln contro lo schiavismo e dei Repubblicani per un’adeguata formazione e protezione dei lavoratori, da affermare non solo in USA, ma i quelle Americhe, ormai feudalizzate dai Narcos e dalle loro filiere politico-criminali, fondate sulla riduzione in schivitù, su traffici di umani e sull’avvelenamento di massa dei corpi e delle coscienze?
L’estradizione del narco messicano “El Chapo” Guzman in USA – dove vige la pena di morte – è un segno chiaro delle intenzioni degli Stati Uniti verso il narcotraffico.

A CASA NOSTRA

Discutere di Donald Trump – come di Hillary od Obama sia chiaro – senza ascoltare e ben comprendere la lingua è come commentare un film con De Niro o Clooney tradotti e doppiati male, con la distribuzione che ha pure tagliato alcune scene originali.

La vera difficoltà (ed il vero imbarazzo di politicanti e media nostrani) è che l’Unione Europea – cioè le cattoliche Italia, Francia, Spagna, Polonia, Portogallo e Germania – adesso dovranno cavarsela ‘alla pari’, dal Mar Nero a Gibilterra, senza l’aborrito ombrello militare statunitense, cioè trovando l’unità decisionale (politica), la forza negoziale (finanziaria e militare) ed un unico modus operandi (sistemi di giustizia e di welfare), che mancarono agli antichi Romani o ai Crociati franchi, ma non ai Rus e ai Sassoni.

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Intanto, a differenza della base cristiano-sociale e popolare, Papa Bergoglio si esprime con un ‘vedremo’ e ci penseranno i politologi a spiegarcelo durante il prossimo talk show che conta, come già oggi lo stanno facendo – spesso inascoltati – tanti cittadini statunitensi nostri parenti o amici. Ma – niente paura – chi oggi reclama senza aver sentito il discorso in originale … annuncerà che è un complotto … come da tradizione europea fin dal lontano 1789.

E se la pubblica opinione fosse sempre stata una post verità?

Demata

Analisi del voto referendario

6 Dic

fullCosa possiamo imparare dal trionfo dei NO al referendum costituzionale?

  1. C’è un 10-15% dell’elettorato che solitamente si astiene, ma che va a votare ben sapendo di fare la differenza, allorchè ritiene che vi possa essere un pericolo grave per la nostra democrazia, specie se si tratta di un ‘voto secco’ come un ballottaggio od un referendum.
  2. I municipi centrali delle grandi città come Roma hanno preferito il SI, mentre gli altri prevalentemente NO. Ecco il segno di una divisione profonda tra gli italiani: da un lato l’alta borghesia, l’accademia, i media, lo zoccolo duro della PA e il sottobosco sussidiato, dall’altro gli italiani.
  3. I giovani hanno prevalentemente votato NO e lo hanno fatto per un semplice motivo: non c’è posto per loro in questo ‘mondo’ senza turn over e senza riduzione di burocrazia e tasse, valorizzare i beni pubblici (ergo senza defalcare la spesa pubblica, liberalizzare il comparto assicurativo, sviluppare gli affidamenti pubblici a fondazioni)
  4. Napoli, anche questa volta, non ha votato. Eppure si trattava della Costituzione, non dei partiti. Evidentemente, la percezione di essere ostacolati e abbandonati dall’Italia è molto consolidata. Considerato che i partenopei che vivono in altre regioni sono, ormai, più di quanti affacciano sul Golfo, il dato va esteso proporzionalmente a tutto il Paese.
  5. Matteo Renzi ha preferito perdere ‘da solo’, ma dimostrando di attrarre il 30% degli elettori ed il 40% dei voti: questo fa di lui un sicuro candidato alle prossime elezioni. Ma a capo di quale coalizione? I Socialdemocratici o i Popolari?
  6. A proposito di Centrodestra e Centrosinistra – finiti con D’Alema e Berlusconi – questo referendum ha dimostrato che gli elettori (la base, il popolo) non solo si ridislocano con facilità – eccetto gli anziani ‘fedeli alla linea o allo scudo crociato’ – ma, a differenza del passato e della faziosità dei partiti – socializzano, si confrontano, scambiano materiali.
  7. Il NO ha vinto – come ha riconosciuto lo stesso Renzi – per la campagna ‘porta a porta’ dei social e dei condomini. Un fattore che già con i Cinque Stelle si era rivelato determinante: un solo attivista porta (o leva) più voti di 100 iscritti. Renzi e Grillo l’hanno capito, gli altri no.
  8. Il NO ha già perso, se a gestire il ‘dopo’ non saranno le tante anime che l’hanno reclamato e sostenuto e, viceversa, l’informazione mainstream delle TV e dei giornali riprenderanno a riproporci i Brunetta e i D’Alema, anzichè i Zagrebelsky e i Landini, quasi volessero scientemente allontanare la gente dalla politica dei partiti.

La soluzione più ‘compatibile’ con le diverse incognite potrebbe essere quella di un nuovo ‘commissariamento’ dell’Italia sotto l’egida di un ‘esperto in finanza o economia’  (Amato, Dini, Ciampi, Prodi, Monti), fino ad agosto, ergo finchè ci saranno aste di Bot e Btp in giro.

Intanto, il PD sembra essere presestinato alla scissione, con Matteo Renzi e la sua neoformazione a veleggiare felicemente verso il PPE, cioè i Popolari, lasciando Socialdemocrazia e ‘rapporti con la base di sinistra’ ai discendenti del vecchio PCI.

Il resto dell’elettorato (cioè almeno il 20%) resterà a bocca asciutta, salvo votare Cinque Stelle, per il semplice motivo che – in Italia – la terza forza, quella Liberale, non c’è, pur essendoci non pochi elettori dispersi tra le varie formazioni o astenuti.

Dunque, in barba al NO referendario, ci avviamo a ritornare alla Prima Repubblica e, salvo urgenti riforme, a quel sistema elettorale, che consentiva – tramite le combinazioni di preferenze – di controllare capillarmente il voto dei singoli elettori.

Demata

1952-1963, la generazione che paga per tutti

22 Set

sisifo21Sono uno dei nati tra il 1952 e il 1963, a partire dai 17 anni di età verso contributi sul mio fondo pensione e, arrivato a 58 anni, mi ritrovo con oltre 40 anni di età contributiva, ma anche con un po’ di malattie croniche, di cui una congenita – riconosciuta solo nel 2009 – che mi obbliga da sette anni ed ogni settimana ad infondere in ospedale un farmaco salva vita.

Per ottenere un’invalidità superiore al 74% e la gravità ho impiegato cinque anni e ci sono riuscito solo citando in giudizio l’Inps.
Per dimostrare che i fattori d’aggravio certificatimi da esperti internazionali erano incompatibili con il mio lavoro ed essere protetto /ricollocato, ho impiegato sei anni, una dozzina di accessi in pronto soccorso e non so quante urgenze mediche, più due visite del medico competente di cui una durata otto mesi.

Intanto il tempo passava e i governi:

  • prima hanno innalzato l’età contributiva del 17% portandola da 35 anni a 42 e vari mesi,
  • poi hanno eroso i 5 anni di scivolo pensionistico per le malattie congenite, di cui avrei goduto se dichiarato invalido grave entro il 2011 …
  • infine, da anni Inps e ministero competente si astengono dal dare seguito a quesiti e accessi agli atti volti a conoscere la mia situazione previdenziale.

Infatti, molti anni prima (tra il 1992 e il 1995) due governi avevano trasformato i nostri fondi pensione in un sistema previdenziale universale, ma non è che qualcuno venne a chiederci il permesso, non almeno secondo quanto prevede l’art. 39 della Costituzione.

Aggiungiamo che – vinta la battaglia con il medico competente – la ripresa del lavoro in soli quattro mesi mi è già costata due pronti soccorsi e un notevole incremento di farmaci e … che io avevo chiesto il prepensionamento in base ad un decreto dello stesso Mario Monti (sic!).

Adesso, proprio mentre i nati tra il 1952 e il 1963 – cioè io – vanno ad approssimarsi ai fatidici 42 anni e vari mesi contributivi, il governo del Nazareno vuole incrementarci l’età pensionabile, rendendola obbligatoria a 65 anni dopo aver impennato quella contributiva ed ostacolato in ogni modo gli invalidi.

Morale della favola, una bella fetta di nati tra il 1952 e il 1963 (tra cui io) si ritroverà – da invalido grave – a lavorare per 45-47 anni, onde sostenere le pensioni di chi (70enne o 40enne) non ha od avrà lavorato neanche 30 anni in tutto.

Sullo sfondo l’inspiegabile silenzio dei sindacati (lo ha ammesso persino Mario Monti) dinanzi ad interventi draconiani sui Fondi Pensione di uno specifico gruppo anagrafico, già in larga parte contribuiti e già rinviati di un quinquennio, persino agli invalidi gravi.

A quando un ministro del lavoro e delle politiche sociali, che abbia come scopo verso i lavoratori di “prevedere ed assicurare mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”?

Visto che si parla tanto di Costituzione, quand’è che prendiamo atto c’è qualcosa di incostituzionale nel Fiscal Compact, almeno per quanto riguarda l’applicazione che ne danno Monti – Padoan e Fornero – Poletti?

E quando constateremo che l’Inps non ha più nulla a che vedere con il mandato costituzionale per cui nacque, nè con la previdenza universale e tanto meno con i fondi pensione, se non è prevista la possibilità di prepensionarsi per chi ha lavorato 30-35 anni e soffre di patologie croniche od oncologiche?

Qui non parliamo di ‘stato sociale’ o di ‘beneficenza’, ma di contributi effettivamente versati e non riscuotibili (con i relativi montanti previsti) neanche dopo 30 anni. E’ legale una roba così?

Demata

Roma, candidati, sindaco, sondaggi: lo scenario

6 Apr

Le proiezioni elaborate dalla Ipsos forniscono un quadro desolante della situazione romana.
Innanzitutto, si prevede un astensionismo altissimo, pari al 57,3% (sei romani su dieci): in pratica un milione e passa di elettori non troveranno un candidato adatto tra la mezza dozzina di coloro che si candideranno.

Tenuto conto che almeno un quinto dell’elettorato romano è dipendente di un ente locale o di una ditta appaltatrice oppure usufruisce di un immobile o di uno spazio comunale o di un sussidio, era prevedibile che i due candidati che hanno già dichiarato che “non vogliamo privatizzare come altri partiti” godessero di un certo vantaggio ed, infatti, per la candidata del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi si prevede il 27,5% delle preferenze e per il Democratico Roberto Giachetti il 22,5%.

Numeri, ad ogni modo, irrilevanti rispetto al Centrodestra (38,5%), se non fosse per le divisioni interne tra Giorgia Meloni (20%), Guido Bertolaso (12%) e Alfio Marchini (6,5%).

Una realtà che si conferma al ballottaggio, che vedrebbe aumentare le astensioni pervenendo ad un testa a testa tra Virginia Raggi e Giorgia Meloni (50,9% – 49,1%), se il Centrodestra si ricompattasse, mentre Giachetti (44,6%) e Bertolaso (40,2%) avrebbero comunque poche speranze.

Morale della favola:

  1. il peso delle centinaia di migliaia di  elettori coinvolti nella ‘moralizzazione’ degli enti locali capitolini è enorme
  2. è altrettanto enorme il peso degli astensionisti al punto che  per arrivare al ballottaggio ai candidati basteranno solo 300.000 voti su 2,3 milioni di elettori e per diventare sindaco basterà meno di un quarto dell’elettorato

Dunque, vinte le elezioni, il nuovo Sindaco di Roma Capitale si troverà a scegliere se abbandonare al proprio destino chi l’ha votato – per imporre il mantenimento dello status quo – ed agire con rigore dando attenzione alla maggioranza ‘silenziosa’ (perchè astensionatasi) oppure se affrontare – in cambio di fama e vitalizio – il misero fallimento della propria consigliatura, tra scioperi, disastri, debiti, arresti e infamie varie.

Demata

 

Il PD e la Sinistra sono votabili?

12 Mar

Il fantasma dell’astensionismo terrorizza la Sinistra italiana, sia che parliamo di PD e di ex Democrazia Cristiana sia che  di ‘antagonisti’ ed ex comunisti.

Ma perchè molti italiani potrebbero decidere di non votarli, costi quel che costi?

Potremmo partire dalla balzana idea di Prodi, D’Alema e Visco di finanziare l’elefantiaco sistema sanitario italiano grazie alle accise sui carburanti proprio mentre l’attenzione e il controllo sulle emissioni e sui consumi diventava stringente.
Oggi, infatti, l’Italia consuma almeno il 10% di benzina in meno rispetto ad allora e … ecco che arrivano tagli su tagli alla Sanità pubblica, con il risultato che a Roma per una visita specialistica servono circa sei mesi, ma i media – a partire da Repubblica e Rai del posto – che mica insorgono invocando la libertà di cura … e il diritto minimo alla salute.

Oppure potremmo parlare dell’Inps che è stata trasformata in una specie di compagnia assicuratrice – come Generali o Lloyds – che – oltre agli interventi ‘sociali’ per i quali nacque e che sono del tutto impropri per una public company – ha in concessione dallo Stato le pensioni di coloro che lavorano, ma senza un appalto, un comitato parlamentare di controllo o, almeno, la Consob e Cassa Depositi e Prestiti che mettano naso.
Ovviamente, accade che l’Inps faccia a modo suo. Ad esempio non esigendo dai datori di lavoro i crediti accumulati dall’ex Inpdap. Oppure non parametrando al costo della vita le pensioni che eroga agli invalidi. Peggio, intevenendo con circolari non impugnabili in nessuna sede sui diritti che le persone hanno contratto con lo Stato italiano e non con una ‘company’.

E che dire dei servizi sociali e sociosanitari, ormai del tutto esternalizzati e spesso appaltati in modo anomalo ai soliti noti, per i quali nessuno controlla insieme agli utenti che vi sia trasparenza, riservatezza e qualità … pur essendo questo obbligatorio per le norme europee sulle forniture pubbliche.
Del tutto prevedibile che poi non si sappia bene come finanziare queste attività, che salti fuori che occupano immobili pubblici a prezzi stracciati, che i bilanci delle onlus vedano raramente economie od attivi eppure sono ‘non a fini di lucro’ …

La riforma del Titolo V per il Federalismo congegnata da D’alema e Amato è stata un drammatico insuccesso … se è proprio la Commissione Stato-Regioni a far da tappo a qualunque accordo o combiamento dello status quo, bloccando il Patto di Stabilità e le assunzioni locali da anni.

E ci sono le leggi sulle pensioni ‘volute’ da Monti – Fornero (ma votate dal PD e da NCD) che erano temporizzate al superamento della crisi e non, come stanno facendo Renzi – Poletti, per essere utilizzate a perpetuo puntello del Fiscal Compact, mentre spendiamo miliardi e miliardi per salvare banche e cooperative.
Dunque, come dimenticare che fu Giuliano Amato (e poi Dini) a salvaguardare le esose pensioni d’annata che proprio non potremmo permetterci? Oppure che Enrico Letta si apprestava a far votare la riforma Damiano che sbloccava questa vergogna, allorchè Matteo Renzi – con un blitz degno del migliore golpista – prese in un colpo solo partito e parlamento?

Dulcis in fundo, a sinistra del PD, ci sono personaggi come Marino, Crocetta e Vendola, di cui in tanti vorremmo comprendere cosa abbiano imparato dall’esperienza di pubblici amministratori, vista la quantità di scandali e disastri in cui le loro giunte furon coinvolte.

Crollati indegnamente sia il modello sovietico sia quello francese e finito l’alibi dell’antiberlusconismo,  questo è il PD e, più in generale, questa è la Sinistra che fino ad oggi ne ha sostenuto retorica e bugie per poi lagnarsene a babbo morto.

La gran parte degli italiani non conosce le follie su menzionate, ma ne assaggia quotidianamente i nefasti effetti.
Dunque, ci spieghino perchè votarli.

Demata