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Mattarella, Draghi e il paese di schiappe

30 Gen

Mattarella e Draghi, centocinquantaquattro anni in due e … c’è chi si lagna

In effetti, c’è sempre chi si lamenta, tutti talvolta si lamentano ed alcuni ne hanno l’abitudine.
C’è riuscito persino il Centrosinistra con la candidatura della senatrice Casellati da parte del Centrodestra, almeno come proposta “di bandiera” per onorare l’incarico istituzionale, visto che i candidati a presidente non cascano dal cielo, come forse credevano i followers di Letta e Conte.

Dicevamo degli inossidabili nati prima del 1950 che in Italia (ma anche in USA) sono ancora agli apici del potere in un paese dove i partiti odierni pensano troppo al marketing e poco alle riforme.

Secondo logica almeno per quanto riguarda cariche ‘senatorie’, se competenze ed esperienza maturate non sono un’opinione, alla generazione degli 80enni (Berlusconi, Mattarella, Amato, eccetera) avrebbe dovuto succedere già da tempo quella dei 60enni.
A chi aveva 20 anni negli Anni 60 e aveva visto la rivoluzione elettronica doveva subentrare chi aveva 20 anni negli Anni 80 e aveva fatto la rivoluzione digitale.

Ma c’è che chi aveva 20 anni negli Anni 80 (e non si confondeva con le masse ancora “ammalate di Guerra Fredda”) era particolarmente disilluso dalla politica degli Anni 50, 60, 70 e pregressi. All’estero, la meritocrazia che l’innovazione ha portato è quella degli innovatori (bene o male che sia) come Xi Jinping, Vladimir Putin, Angela Merkel. Da noi no.

Da noi, eccetto la breve primavera rutelliana, chi guardava al futuro si dedicò ad altro: famiglia, carriera, lavoro sociale, spiritualità, arte, hobbies, eccetera.
La generazione di Bill Gates, insomma.

Del resto, i tecnici non sono bene accetti negli ambienti umanistici e meno ancora per la ‘comunicazione’ o, peggio per la politica, che vivono di parole con 8-12 ore di riunioni al giorno: i tecnici hanno soluzioni e certezze cioè sono ‘assertivi’, hanno regole e metodo cioè sono ‘divisivi’, presentano un progetto e un cronoprogramma cioè sono ‘soli al comando’, eccetera.

Dunque, dopo aver smantellato in Italia la (nostra) seconda industria manifatturiera d’Europa vagheggiando una crescita turistica a peso d’oro, … i partiti e la politica … hanno fatto di tutto per NON tenersi al passo del cambiamento, pur di accontentare i clientes in arrivo dalla provincia e dalle ‘diseguaglianze’:
E oggi, dopo 40 anni circa, qualsiasi soluzione “tecnica” confligge con lo status quo del sistema e/o con i luoghi comuni del consenso e – soprattutto – scavalca la logica “destra contro sinistra e sinistra contro destra” con cui i partiti raccolgono voti. 

Ce ne stiamo accorgendo tutti per il PNRR che i siti di Regioni, Comuni e Amministrazioni che non sono ‘pronti’ nè – comunque – pubblicano all’Albo chissà quali bandi e programmazione.

Già, con la rottamazione sorge la difficoltà per i profani e i neofiti di comprendere e rielaborare un sistema nazionale che ha le sue radici giuridiche nell’800, tutte ancora avvolte dalla coltre dei complotti e delle cospirazioni di allora.

Ma non solo.

I risultati della ‘rottamazione’ e del ricambio generazionale in Parlamento sono sotto gli occhi di tutti: dal Centrosinistra neanche il nome di un candidato presidente uno … sia perchè i partiti sono un esercito di diplomati o di laureati senza esperienze pregresse sia perchè chi ha meno di 50 anni nelle scuole (e nelle università) ha appreso in buona parte saperi datati già negli Anni 80 impartiti da personaggi arrivati dagli Anni 70.

Non bisogna fare di tutta un’erba un fascio.
Giusto. Infatti, ogni anno sembra siano 2-300.000 le giovani eccellenze che scelgono … l’esilio. 

E anche questa volta il ‘nerd’ Renzi e Italia Viva hanno visto giusto.

Ci teniamo Mattarelli e Draghi?
Benissimo, ottima scelta, e chi se ne lagna prenda atto che è grasso che cola, se ormai siamo quasi un paese di schiappe e ignavi, mentre abbiamo solo 5 anni per fare il miracolo e risollevare la qualità produttiva e il PIL.

Demata

Elezioni, referendum e l’astensione degli esclusi

12 Ago

E’ difficile immaginare che il 36% dell’elettorato italiano (43% a Roma) uscirà di casa per votare: sono gli over65, infamati e rottamati.

E’ il popolo delle RSA ‘a porte aperte’, degli ambulatori ‘chiusi per Covid’ e dei luoghi per gli ‘anziani’ che non ci sono. Il popolo di quelli che gli lesinano 30 euro sulla pensione, ma poi li regalano alle partite Iva.
E sono quelli che si sentono sicuri con i lockdown locali, anzichè attendere quello nazionale, e che potrebbero uscire e frequentare amici, se i ‘giovani’ evitassero assembramenti e usassero le mascherine e se i Sindaci intervenissero. 

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Del resto, se sono dieci anni che Casaleggio, Di Maio, Salvini, Zingaretti, Renzi pretendono e propagandano la cancellazione del ceto politico nato prima degli Anni ’70, prima o poi doveva accadere che l’elettorato si spaccasse trasversalmente alle generazioni.
E l’Emergenza Covid voluta da Conte nei modi che conosciamo li ha del tutto cancellati dal lavoro e dalla vita sociale: invalidi, malati cronici, anziani, congiunti di malati fragili eccetera.

Dunque, la percezione generale già a partire dai nostri cinquantenni è quella di una scena politica okkupata da una generazione di ‘giovani’ parvenus senz’arte nè parte, affamata solo di poltrone e potere.

Inoltre, ci perdonino i ‘giovani del cambiamento’, ma il repulisti e le riforme promesse non si vedono all’orizzonte. Anzi, si ritorna a ‘soluzioni’ legislative di era fascista, come la ‘tessera’ del pane oggi ‘reddito’ o ‘bonus’, e come la ‘nazionalizzazione’ e la ‘cassa integrazione’ con cui DC+PCI devastarono l’occupazione italiana.

Intanto, la disperazione a cui ci ha portato il malgoverno locale potrebbe indurre tanti a seguire quel candidato/a che si presenti come ‘uomo del destino’, il ‘salvatore’ che inconsciamente attendono, mettendosi … nelle mani di qualche ennesimo ‘giovane’ privo di requisiti, ma desideroso di poltrone.

Le elezioni amministrative si svolgeranno con alcune anomalie: un paio di generazioni ne sono escluse a priori, un’altra vi si sostituisce per mera assenza di contendenti, quella emergente aspetterà in eterno. 

Se davvero i partiti italiani vogliono governare la transizione e l’innovazione, permettendo allo Stato e alle Regioni di uscire dal deficit e dal declino, troveremo in lista tra i candidati di punta dei 60enni esperti, dei 50enni operativi, dei 40enni in carriera, dei 30enni di talento.
Se, come oggi in Parlamento, dovessimo ritrovarci quasi esclusivamente con under50 in carriera, è presto detto: gli anziani sono del tutto esclusi e può starci una riduzione dei parlamentari del 30%.

Il referendum? Beh … con i ‘giovani 40enni’ che non hanno fatto figli, tra 2-4 legislature gli elettori saranno la metà di oggi e gli over60 – ‘dovendo morire’ – sono esclusi già oggi:  a cosa servono tanti parlamentari come ora?
Anzi, perchè non dimezziamo consiglieri regionali e comunali, che sono oltre centomila?

Il tutto senza parlare della convinzione – ormai abbastanza diffusa anche tra i più giovani – che la generazione degli Anni ’70 italiani rimasta priva dei milioni di ‘eccellenze tecniche’ traslocate all’estero sia oggi davvero poco adeguata alla governance, essendolo già stata verso il lavoro e verso l’istruzione.

Demata

L’asso di Renzi è la spesa sanitaria

20 Set

Il ‘buon’ risultato del primo Governo di Giuseppe Conte è che l’inesperienza dei protagonisti ha messo in luce alcuni degli atavici problemi di spesa del bilancio italiano: scarsa manutenzione delle infrastrutture, scolarizzazione insufficiente, settore assistenziale poco vigilato, un sistema previdenziale che da a chi troppo ed a chi troppo poco, fragilità decisionale.

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Se leggiamo le cronache del Regno d’Italia alla fine dell’Ottocento, troviamo la stessa situazione: opere incomplete, docenti reclutati di fretta e furia, nepotismo e corruzione se parliamo di assistenza e sussidi, trasformismo politico. Anzi, l’onorevole radicale Giuseppe Mosca nel 1901 si trovò a spiegare ai parlamentari che tutte queste ‘belle’ cose avevano creato la Mafia siciliana.

Dunque, gran parte del ‘lavoro sporco’ di portare in luce i nostri guai è fatto, ma manca ancora un settore alla cronaca del disastro annunciato del Bilancio italiano e dal punto di ripristino da cui ripartire: la Sanità.

Sono circa 60 miliardi annui quelli che noi contribuenti versiamo alle Politiche ‘assistenziali’ regionali ed a quegli enti territoriali denominati Facoltà di Medicina, confidando che si convertano in prestazioni economiche ed efficienti per gli assistiti.

Giusto per fare i conti della serva, calcolando una mera emorragia di 30 miliardi annui (o valore equivalente) a partire dal fu Governo Prodi e del sorgere della ‘sanità , staremmo parlando di 600 miliardi … di Debito Pubblico consolidato.

Ovviamente le cose non stanno esattamente così – sono i conti della serva – ma l’esempio è bastante a quantificare quale sia il baratro che viene a crearsi mescolando la sanità “universale” per gli indigenti (art. 32 Cost) con quella ‘assicurata’ ai lavoratori (art. 38 Cost.) e con quell’altra ‘di eccellenza’ per cui (art. 33 Cost.) per cui sorgono le Università.

Mission impossible.
Il Lazio ha da campare con un bilancio dimezzato dai mutui ventennali sottoscritti per coprire le disastrose spese sanitarie degli ultimi vent’anni, la Lombardia – provare per consultare il sito regionale – non ha neanche più una specifica direzione generale per la Salute.

I Livelli Essenziali Assistenziali per le malattie croniche sono spesso la mera esenzione normata dallo Stato, ma a livello regionale nulla, anche se servirebbe eccellenza; peggio che andar di notte per i milioni di malati ‘rari’ che aumentano, mentre i centri oncologici vanno avanti ormai con fondi appositi e spesso privati.

Dove finiscono i finanziamenti? A cosa vengono finalizzati dalle Facoltà Mediche, se non alla didattica e all’eccellenza? Le Regioni intendono offrire solo servizi per indigenti?

E cosa faranno gli attuali quarantenni quando, a breve, toccherà a loro scoprire che … tutti i farmaci sperimentali o avanzati sono riservati alle strutture pubbliche, spesso disagevoli e non di rado insoddisfacenti?

Confidamo nel Governo Conte bis e – dopo quello disastroso con Salvini – nell’abbraccio fatale tra Di Maio e Zingaretti.

A proposito, sarà per questo che Renzi – antipatico perchè lungimirante – guarda a Macron ed ai Liberali europei, in attesa che scoppi il bubbone dei servizi essenziali assenti in alcune regioni che ‘bloccano’ l’autonomia differenziata di altre regioni?

Demata

Chi ha letto Jean Jacques Rosseau?

5 Set

Sarà sempre troppo tardi quando qualcuno si prenderà la briga di leggere qualche citazione di quel signore a cui è ispirata la Edemocracy che ha deciso questo governo: Monsiuer Jean Jacques Rosseau.

Sarebbe importante leggerlo Rosseau, dato che è famoso grazie ad una ‘fake news’: quella che mise in giro la voce che nasciamo tutti buoni e ottimi, ma è poi la società a tarparci le ali e renderci malvagi.

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Ovviamente, è impossibile che Grillo e Casaleggio jr. come Di Maio o Di Battista non conoscano il pensiero dell’uomo a cui si ispirano, quello di M. J.J. Rosseau, e che Renzi e Zingaretti ignorino perchè Emma Bonino ha votato contro questo governo ‘avallato’ da settantamila sconosciuti on line.

Democrazia: “Se ci fosse un popolo di dei, si governerebbe democraticamente. Un governo così perfetto non è adatto agli uomini. “

Educazione:“La sola abitudine che si deve lasciar prendere al fanciullo è quella di non contrarne nessuna.” 

Responsabilità:“La più grande, la più importante, la più utile regola di tutta l’educazione? È non di guadagnare tempo, ma di perderne.” 

Pari opportunità: “Nessuno si annoia mai della sua condizione, quando non ne conosce di più piacevoli.” 

Sanità: “Non so di che malattie ci guariscano i medici, ma so di certo che ce ne inoculano di assai funeste: la viltà, la pusillanimità, la credulità, il terrore della morte. Se guariscono il corpo, uccidono il coraggio. La sola parte utile della medicina è l’igiene; e anche l’igiene, del resto, più che una scienza è una virtù”.

Giovani: “Si pensa soltanto a conservare il proprio figlio: non è sufficiente; occorre insegnargli a conservarsi da sé quando sarà adulto, a sopportare le percosse del destino, a sfidare l’opulenza e la miseria”.

Movida e reddito: “La temperanza e il lavoro sono le due vere medicine dell’uomo: il lavoro stimola il suo appetito e la temperanza gl’impedisce di abusarne”. 

Giustizia: “Chiunque arrossisce è già colpevole: la vera innocenza non ha vergogna di niente.”

Sicurezza: “L’ordine sociale è un diritto sacro, che serve da base a tutti gli altri”.

Impresa: “Il primo uomo che ha recintato un pezzo di terra dicendo: ‘È mia’ e che ha trovato gente tanto semplice da credergli, è stato il vero fondatore della società civile.”

Scienza:“Le idee generali e astratte sono la fonte dei più grandi errori degli uomini.” 

Innovazione:Tutto è buono quando esce dalle mani del Creatore, tutto degenera nelle mani dell’uomo.” 

Informazione: “Si è curiosi soltanto nella misura in cui si è istruiti.” 

Libertà: “Da solo il popolo vuole sempre il bene, ma non sempre, da solo, lo vede.”

Questo, dunque, l’ideale condiviso da Beppe e Davide, da Luigi e Alessandro, oggi sostenuto anche da Nicola, Matteo, Giuseppe ed … i circa settantamila cripto-votanti di Rosseau.

Ed adesso avrete anche capito uno dei perchè +Europa avrebbe dovuto votare contro alla Camera, come Emma Bonino ha fatto al Senato, e perchè Forza Italia – a differenza dei post comunisti di LeU –  non ha neanche preso in considerazione l’ipotesi.

Demata

Conte bis: la corsa per un Governo da 30 miliardi

2 Set

La lotta per il potere tra Conte e Di Maio, come tra Renzi e Zingaretti, verte tutta sui circa 30 miliardi da ‘manovrare’ per l’IVA e per il Deficit.

Trenta miliardi circa che servono per disinnescare l’incremento dell’IVA e per almeno contenere il Deficit: avviarsi sulla via dell’insolvenza e dei rating in ‘C’ oppure no?
Gli sconti o le sanzioni dell’Eurozona sono un aspetto secondario, tecnicamente una CONSEGUENZA.

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Il Governo Conte bis – mentre forse l’Europa andrà ad addolcire qualche regola – ha diverse opzioni per l’IVA e il Deficit:

  1. riprogrammare una serie di spese sussidiarie come fossero investimenti ‘sociali’ o ‘di impresa’, erodendo solo nominalmente il ‘buco’ con conseguenze ‘pesanti’ sull’esercizio 2020, cioè rinviando ai posteri un problema incrementale
  2. riassorbire la ‘sforatura’ tramite incrementi tributari e fiscali a macchia di leopardo e prevalentemente a ricaduta locale, dato che una ‘vera’ Patrimoniale andrebbe a collassare il tessuto produttivo e distributivo
  3. ‘preparare’ l’Autonomia riequilibrando il rapporto ‘contabile’ tra Amministrazione centrale e regionale, cioè riportando ai costi standard nazionali i servizi essenziali sanitari e scolastici di cui è garante lo Stato rispetto a quelli delle Regioni finanziati dai contribuenti locali o quelli convenzionati da Enti, Aziende e Assicurazioni con i cittadini
  4. ‘trasformare’ una serie di spese ‘a fondo perduto’ per il sociale e l’occupazione in investimenti reali nella formazione professionale e nell’ammodernamento di infrastrutture.

Se in ognuno di questi ambiti – ma non andrà così – venissero ‘captati’ grosso modo 7 miliardi di euro ciascuno, avremo una legge di Bilancio (ed un Governo) che non prendono in giro gli italiani e gli europei.
Sarà brutta davvero, viceversa, se il Governo Conte bis spera di salvare l’Italia portando avanti solo i punti 1 e 2 restando agli annunci  ‘senza portafoglio’ per i punti 3 e 4.

Demata

Appunti ai punti di programma a Cinque Stelle

30 Ago

Giuseppe Conte bis ha ricevuto dal leader M5S Luigi Di Maio un documento con una ventina di punti che dovranno essere il programma per governare con i voti del Centro-Sinistra dopo aver governato con i voti della Destra.

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Un’opera di TvBoy come era nata e come diventerebbe oggi

Numero dei parlamentari: quanto è democratico e soprattutto utile alla Nazione che vi sia meno rappresentatività nazionale e legislativa mentre i Consigli regionali restano sovraffollati di pervenuti e predestinati, che in tal modo avrebbero ancora più potere nei rispettivi partiti?

Manovra equa: oltre la metà degli italiani ha più di 50 anni, perchè non ci sono risorse per loro, come non ci sono in generale per chi lavora? L’equità così detta la pagano i contribuenti, cioè chi produce, senza nulla in cambio?

Ambiente: che senso ha – nel dare corso ad un governicchio – di gonfiare la bocca con proposte che richiedono decenni per realizzarsi, come le fonti energetiche rinnovabili o i rifiuti zero

Conflitto di interessi: perchè – nel dare corso ad un governicchio – si novellano al Popolo proposte impossibili, dato che rispedirebbero a casa gran parte dei nostri eletti?

Autonomia differenziata: se ancora mancano i livelli essenziali di prestazione in tutte le regioni, perchè nessun politico regionale coinvolto in un tale disastro resta al suo posto e non è giubilato dal suo stesso partito? Autonomia, aspetta e spera? Oppure ognuno per se e Dio per tutti?

Legalità: Grandi evasori, mafie, traffici illeciti: bene, benissimo, ma sarebbero l’ordinaria amministrazione? Come si pensa – sempre come ordinaria amministrazione – di rendere sicure le strade per chi volesse passeggiare e tranquille le piazze se di notte si volesse anche dormire?

Sud: Una banca pubblica di investimenti mica significa prestare soldi pubblici nel Meridione per poi riprenderseli con gli interessi? E cosa facciamo se, tra 10 anni, scopriamo che gli investimenti hanno foraggiato le filiere dei soliti noti o, peggio, del crimine?

Scuola: dove sono le classi pollaio se la media di alunni per classe italiana è di 16-17 ed è una delle più basse del mondo?

Sanità: come può il merito riuscire a “spezzare il legame tra politica regionale e sanità”, se è la prima che governa e finanzia direttamente la seconda? Vi sembra normale che la Politica regionale sia anche il Consiglio di Amministrazione di tutto il sistema sociosanitario previsto dalla Costituzione, sia assicurativo e sia assistenziale?

Armi: incentivare i processi di riconversione industriale significa per caso una minore produzione navale ed aeronautica, come anche una minore occupazione e il declino di alcuni porti e distretti industriali?

Giovani e futuro: tutto quel che serve e che vogliamo offrirgli è l’innovazione digitale? E basta?

Eccetera, eccetera, eccetera, ma chi ci crederà mai?

Demata

La debacle italiana in Libia

16 Apr

General_HaftarDa secoli la stabilità della attuale Libia è essenziale per gli interessi italiani, che si tratti di romani o di bizantini, di impero o di comuni.

Dunque, sarebbe dovuto accadere che i nostri Governanti affrontassero seriamente la questione libica almeno dal febbraio del 2014, quando Haftar apparve in televisione per annunciare che il Governo libico era stato sospeso.
Invece, piuttosto che dar segno di una volontà diplomatica, finanziaria e militare italiana, i nostri Governi e i nostri Partiti hanno badato solo ai flussi migratori, prima come fonte di finanziamento della corruttela nostrana e poi negando loro persino il soccorso in mare, mentre oggi ci  limitiamo ad un flebile appello al ‘cessate il fuoco’. 
Tutto qui.

Adesso, però, l’Italia dovrebbe innanzitutto comprendere e dibattere di una guerra e dei suoi rifugiati alle frontiere come di un nuovo equilibrio nel Mediterraneo da cui noi (ci) siamo esclusi.

Infatti,  l’Italia dei Governi Renzi e Conte aveva puntato su Fayez al-Sarraj, forse ritenuto un ‘candidato’ affidabile  essendo un ingegnere gestionale specializzato in appalti ed opere pubbliche …  ma decisamente improbabile, perchè era stato pressochè imposto dall’ONU nel 2015 ed era riuscito ad insediarsi a Tripoli solo nel marzo 2016, dopo essere sopravvissuto a due attentati.

Dunque, ci sarà anche da raccogliere i cocci degli accordi internazionali italiani con la Libia, visto che sono i francesi e i sauditi a fare da sponsor del generale libico Haftar con l’Egitto suo alleato, dove Al Sissi dal 2014 è anche un nobile saudita (Cavaliere dell’Ordine del Re Abd al-Aziz) ed, infatti,  ha aderito all’intervento militare arabo contro i ribelli Huthi nello Yemen.

Cosa succede in Libia?

Iniziamo col dire che ci sono due eserciti che si fronteggiano: i combattenti di Haftar (LNA)  sono militari addestrati e attrezzati tanto quanto i governativi (GNA) di al-Sarraj. Smettiamo di chiamarli ‘milizie’.

Tripoli ormai è sotto assedio: non vi sono vie di fuga verso la Tunisia o verso il deserto ancora controllate dai governativi (GNA) che resistono a sud nel settore di Gharyan, con pesanti combattimenti ad Al-Hira, mentre lo sfondamento dei militari (LNA) è riuscito con la presa dell’aereoporto internazionale “Ben Gashir” e dal 15 aprile si combatte nella periferia della capitale, ad Ain Zarah.

Dunque, i governativi (GNA) sembrano intenzionati ad asserragliarsi a Misurata, da dove negoziare una resa, abbandonando Tripoli allo stesso destino di Aleppo in Siria con ISIS già pronta a speculare sulla situazione, mentre gran parte dei siti petroliferi e degli oleodotti-gasdotti è controllata da Haftar e mentre in Tunisia hanno già i loro problemi con i Jihadisti e l’ultima cosa di cui hanno bisogno sono i profughi libici.

Insomma, come scrive Linkiesta, “se Haftar vincerà, e vincerà prima o poi, l’Egitto e la Francia avranno insediato un Gheddafi 2, faranno man bassa delle risorse petrolifere della Libia, avranno un interesse comune nello spazio del Mediterraneo mentre le petromonarchie del Golfo Persico, già in ottime relazioni con il presidente egiziano Al Sisi, avranno in Haftar un uomo di fiducia“.

Dunque, riepilogando, l’Italia per un lungo futuro dovrà pagare:

  1. la superficialità del Governo Renzi nellappoggio a Fayez al-Sarraj e nella gestione dei migranti caduti nelle mani di  vere e proprie organizzazioni criminali
  2. il pressing anti-egiziano a Cinque Stelle iniziato nel 2016, che ha compromesso i rapporti tra Italia ed Egitto, raffreddando l’interesse per importanti commesse petrolifere e non solo
  3. le strilla della Lega contro i migranti, che probabilmente hanno convinto tutto il Nord Africa che l’Italia li ‘usa’ per ottenere favori dall’Unione Europea tenendo i propri ‘porti chiusi’
  4. l’azione del Governo Conte, che sembra esclusivamente interessato al cessate il fuoco ed al ripristino a Tripoli di un regime noto per gli orrori dei suoi “centri di detenzione” come quello di al-Sarraj.

Due domande di rito:

  1. Tripoli con il suo hinterland raggiunge il milione e mezzo di abitanti: una parte morirà, un’altra sopravviverà, un’altra ancora scapperà: dove pensiamo di metterli, se le frontiere con la Tunisia sono già sovraesposte? Tutti a Lampedusa?
  2. l’Italia destina ogni anno circa  25 miliardi di euro per spese militari e l’export bellico si aggira intorno ai 10 miliardi, cioè è una potenza militare: come mai ci ritroviamo inermi con questo caos alle frontiere e Bengasi che diventerà una sorta di Kuwait City a totale beneficio di francesi ed egiziani? Di chi sono le responsabilità politiche di questa debacle epocale?

Una volta per cose simili cadevano governi e crollavano carriere politiche, oggi ci sono i ‘rottamatori’ a comandare, ma non sarà possibile rinviare tutto a dopo le elezioni europee, se i fatti incalzano con navi e aerei militari di almeno 5-6 nazioni che sono operativi a pochi chilometri dalle nostre coste, mentre noi stiamo a guardare.

A proposito di fatti, mentre la marina militare egiziana acquistava dalla Francia due portaelicotteri classe Mistral (Gamal Abdel-Naser e Tahya Misr) e non si sa quant’altro veniva fornito dai francesi ad Egitto e Cirenaica, l’export italiano verso gli egiziani in due anni è crollato di oltre il 10% del totale, mentre è in crescita per oltre mezzo miliardo quello egiziano verso di noi (+ 37%), specialmente nel settore petrolchimico e dei prodotti della metallurgia, una volta vanto dell’Italia che lavora.

Demata

 

Milton Friedman, assistenza e previdenza: fu solo un problema di traduzione in italiano?

20 Feb

Forse, Milton Friedman avrebbe votato a favore del Reddito di cittadinanza e, chissà, contro la Quota 100, ma a condizione – assoluta e preliminare – di riformare l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Ricordiamo che il famoso Nobel per l’Economia nei suoi interventi si riferisce sempre al sistema statunitense in cui Welfare e Social Security sono programmi diversi, ambedue finalizzati a fornire reddito a chi ne è bisognoso.

La Social Security equivale ai Contributi che tutti i lavoratori versano per tutta la vita alla Pubblica Amministrazione, in cambio della garanzia di sussidi di previdenza o ai superstiti.
Il Welfare, viceversa, è finanziato dalla leva fiscale (Tasse) e riguarda i residenti poveri, anziani o disabili, oltre ai lavoratori che non possono esercitare un proficuo lavoro per una malattia grave.

Semplificando, la Social Security equivale ad una Previdenza pubblica obbligatoria per i lavoratori e il Welfare ad una sorta di Assistenza pubblica universale. Vengono spesso confuse perchè non di rado la medesima Pubblica Amministrazione sovraintende ad ambedue i programmi.

Questa sovrapposizione (percepita o reale che sia non solo negli USA), ha causato quello che fin dagli Anni ’70 viene chiamato il ‘pasticcio del Welfare’ e che … noi italiani siamo riusciti dal 1974 e ad oggi a complicare in modo esemplare, viste le competenze dell’Inps, delle Regioni, del Ministero per la Salute e pure quello del Lavoro, senza dimenticare i Comuni e gli Enti o l’onnipresente Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, in pratica, … attingono tutte al Debito Pubblico.
E non è che in Francia stiano messi molto meglio, in termini di competenze incerte e/o sovrapposte.

Infatti, Milton Friedman – nonostante sia stato il maggiore studioso di questa ‘dinamica’ etica, sociale e finanziaria, ricevendo un premio Nobel – non sembra sia stato tradotto in francese, mentre buona parte delle traduzioni italiane risalgono ad almeno quarant’anni fa, cioè a quando le sue idee vennero alla ribalta con l’avvento di Margaret Hilda Thatcher, mentre ancora c’era la Guerra Fredda.

Traduzioni, dunque, che sarebbe opportuno verificare oggi, senza lo ‘spirito di fazione’ e le ‘strilla’ di quell’epoca.

Ecco come potrebbe essere tradotto oggi Milton Friedman in lingua italiana, senza il rischio di generare gli equivoci che hanno condizionato l’Informazione e la Politica negli Anni ’70.

“Sono favorevole a tagliare le Tasse in qualsiasi circostanza e con qualsiasi pretesto, per qualsiasi motivo, ogni volta che è possibile. Il motivo è perché credo che il problema centrale non siano le Tasse, il grande problema è quanto si consuma (spending), cioè la Spesa.

La domanda è: “Come contenere i Consumi dell’Amministrazione (government)?”

I consumi dell’Amministrazione pubblica ora ammontano a quasi il 40% del reddito nazionale, senza contare le spese indirette mediante regolamenti e cose simili. Se le si includono, si arriva a circa la metà. Il vero pericolo da affrontare è che quella cifra aumenterà e aumenterà.

Io credo che l’unico modo efficace per contenere questa cifra è quello di contenere l’ammontare della rendita fiscale (income) che ha l’Amministrazione.
Il metodo per farlo è tagliare le Tasse.

La diffusa insoddisfazione nei confronti del programma di assistenza pubblica – con il cosiddetto “pasticcio del Welfare” – ha prodotto numerose proposte di riforma drastica, tra cui gli interventi presidenziali al Piano di Assistenza Familiare.
D’altra parte, l’attrazione acritica (complacency) per la sicurezza sociale si riflette nella pressione per estenderla ancora oltre.

Il mio atteggiamento nei confronti dei due programmi è quasi al rovescio (ndr. cioè possibilista verso il Welfare e antagonista verso la Previdenza obbligatoria).

Per quanto il pasticcio del Welfare sia nocivo, almeno l’assistenza pubblica va principalmente alle persone bisognose che hanno un reddito inferiore rispetto alle persone che pagano le tasse per finanziare i pagamenti.
Il Welfare (system) ha ampiamente (badly) bisogno di riforme, ma al momento esso assolve ad una funzione sociale essenziale. Sembra impossibile eliminarla subito, anche se la sua eliminazione dovrebbe essere il nostro obiettivo a lungo termine.
(ndr. Come vedremo più avanti lo scopo è sostenere il reddito (e il GDP cioè il PIL) per limitare la Povertà e per trasferire l’Assistenza fiscalmente detraibile alla Charity delle Fondazioni)

All’opposto, la Sicurezza Sociale (ndr. Previdenza obbligatoria) combina un Contributo altamente regressivo con benefici ampiamente indiscriminati e, nell’effetto generale, probabilmente ridistribuisce i redditi da persone a reddito inferiore o superiore. Credo che non assolva ad alcuna funzione sociale essenziale.
Gli impegni esistenti rendono impossibile eliminarla da un giorno all’altro, ma dovrebbero essere liquidati e risolti il prima possibile.

Io credo che un programma in grado di dare reddito alle persone, di finanziarle, dovrebbe avere la possibilità di essere testato. Un programma di questo tipo sarebbe molto meno costoso di quelli che abbiamo ora e potrebbe funzionare meglio nell’aiutare le persone.

Abbiamo una responsabilità verso il contribuente e non solo per le persone povere. La persona che paga le tasse ha tutto il diritto di richiedere, se paga le tasse per aiutare qualcuno, che ci sia qualche evidenza che quella persona ha bisogno di aiuto. 

Direi che la nazione non può essere generosa con nessuno. Solo le persone possono essere generose.
La generosità è un tratto umano, individuale, non un tratto collettivo.

Nessuna generosità (ndr. generosity = prodigalità) è implicita nell’imporre tasse a qualcuno, per aiutare qualcun altro.
Non è questa la generosità
(ndr. generosity = liberalità).”

Dunque, l’idea di Milton Friedman (se letto in lingua inglese e conoscendo il sistema statunitense) era quella di una società nel suo intimo attenta alla Coesione Sociale e sensibile all’Assistenza di chi ne ha bisogno, che interviene senza prodigalità, cioè la generosità acritica, ingiusta verso chi versa le risorse per l’Amministrazione, e che riconosce ed agevola la liberalità, cioè la vera solidarietà intesa come impegno individuale per uno scopo collettivo.

Soprattutto, per Milton Friedman l’Assistenza pubblica era – a chiare lettere – un esigenza intriseca alla Società umana e, comunque, da assolvere tramite il Pubblico, finchè necessario. Viceversa, non lo era la Previdenza obbligatoria, essendo tali “contributi previdenziali” una sorta di tassazione recessiva e potenzialmente iniqua, rispetto ai “versamenti al sistema assicurativo” ed alle ‘detraibilità fiscali’.

Noi, in Italia, tra Prima, Seconda e attuale Terza Repubblica abbiamo fatto e stiamo continuando a fare esattamente il contrario, vero? Anche adesso procedendo con la Quota 100 e il Reddito di cittadinanza senza ristrutturare l’Inps e con pochi poteri nazionali sulle Regioni, esattamente come nel 1974 con le Mutue e le Casse.
Sarà per questo che il Debito cresce, il Pubblico arranca e gli italiani in un modo o nell’altro sono insoddisfatti e preoccupati?

Demata

(Nota bene: è consentita Libertà di copiare, distribuire o trasmettere questa traduzione a condizione di menzionare il Traduttore. E’ negata la Libertà di riadattare questa traduzione)

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Testo originale in inglese

I am in favor of cutting taxes under any circumstances and for any excuse, for any reason, whenever it’s possible.

The reason I am is because I believe the big problem is not taxes, the big problem is spending.

The question is, “How do you hold down government spending?”
Government spending now amounts to close to 40% of national income not counting indirect spending through regulation and the like.

If you include that, you get up to roughly half. The real danger we face is that number will creep up and up and up.

The only effective way I think to hold it down, is to hold down the amount of income the government has.
The way to do that is to cut taxes.

Widespread dissatisfaction with the public assistance program — with the so-called welfare mess — has produced numerous proposals for drastic reform, including the President’s proposed Family Assistance Plan now before the Congress. On the other hand, general complacency about social security is reflected in pressure to expand it still farther.

My own attitude toward the two programs is almost the reverse. Bad as the welfare mess is, at least public assistance does go mainly to needy persons who are at lower income levels than the persons paying the taxes to finance the payments. The system badly needs reform but, at the moment, it serves an essential social function. It seems impossible to eliminate it promptly, even though its elimination should be our long-term objective.
On the other hand, social security combines a highly regressive tax with largely indiscriminate benefits and, in overall effect, probably redistributes income from lower to higher income persons. I believe that it serves no essential social function. Existing commitments make it impossible to eliminate it overnight, but it should be unwound and terminated as soon as possible.

I believe that a program which is going to give income to people, which is going to give funds to people, should have a means test. I believe we have a responsibility to the taxpayer and not only to poor people.

I believe that the person who pays taxes has every right to require that, if he pays the taxes in order to help somebody, there be some evidence that that person needs help.

A program of that kind would be vastly less expensive than the ones we’ve now got. It would do a better job of helping people. In my view, the task of people like Mr. Cohen and myself is not to speculate about what people will do if they don’t have leadership but to try to provide leadership in order to obtain the kind of good program that would achieve our objectives.

I would argue that the nation can’t be generous to anyone. Only people can be generous. Generosity is a human, individual trait, not a collective trait. There is no generosity involved in my imposing taxes on you to help him. That is not generosity.

Sondaggio Ixé: M5S governa e la Lega raddoppia i consensi

29 Dic

Il sondaggio Ixé per Huffington Post fornisce un chiaro quadro di come si stia orientando il consenso degli italiani, tra i partiti di Di Maio, Salvini, Renzi e Berlusconi.

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In sintesi, se si votasse oggi,

l’affluenza alle urne potrebbe registrare un maggiore astensionismo, se:

  • circa un elettore su 7 prevede che non andrà a votare
  • quasi uno su 6 è più o meno indeciso se andrà a votare
  • meno di 2 su tre elettori è già certo di votare

nel dettaglio, in sette mesi

  • Movimento Cinque Stelle ha perso quasi un terzo del proprio consenso, che confluisce nella Lega o nell’astensione
  • Partito Democratico perderebbe più di un quarto dei consensi, in larga parte astensionisti, se non attratti dalla Lega (5,5%) e Fratelli d’Italia (1,4%)
  • Forza Italia prevede di perdere un terzo dei propri elettori in favore della Lega e di FdI, oltre agli astenuti
  • Lega raddoppia (31%) a danno di tutti gli altri partiti ed ormai attrae un italiano su tre 

la percentuale di elettori che NON prevedono di riconfermare il voto di marzo 2018 è:

  • un elettore su tre per il Movimento Cinque Stelle (-33%)
  • uno su quattro se parliamo di PD (-28%)
  • due elettori su cinque nel caso di Liberi e Uguali (-41%)
  • quasi uno su due per Più Europa (-45%).

Ecco quanto consenso alla Lega stanno portando il Governo Conte voluto da Di Maio, la prospettiva Dem in quota Renzi con Zingaretti per Segretario e la paralisi di Forza Italia se Berlusconi continua a non passare il testimone. 

Demata

Quale PD e quale Italia con Zingaretti (+ Renzi + D’Alema)?

18 Dic

Dove vuole andare il nuovo PD che Renzi e D’Alema stanno costruendo “in nome di Zingaretti” non è difficile a prevedersi: basta consultare il sito della Regione Lazio e dare un’occhiata al Bilancio 2018, alla voce spese.

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Riassunto dati di Bilancio – Spese 2018 / Regione Lazio

E’ un bilancio semplice, potrebbe analizzarlo chiunque con un po’ di pazienza, non è mica quello della Lombardia che distribuisce il personale a seconda delle attività e spende per progetti ed obiettivi.

La prima somma che troviamo (Spese generali) sono i quasi 300 milioni annui per le Spese di personale, che dovrebbe consistere in 4.345 unità, secondo la Relazione Annuale sulla situazione del personale in ottica di genere, redatta dal Comitato Unico di
Garanzia della stessa Regione nel 2016: basta una divisione per sapere che parliamo di uno stipendio medio annuo di 68.944,73 euro.
Poi, ci sono le Spese per i consumi (beni e servizi per il funzionamento), cioè 96.936.368,17  euro per un anno, in affitti, noleggi e forniture necessari al servizio svolto dai 4.345 dipendenti, cioè 22.309,87 euro annui pro capite.
In totale sono quasi 400 milioni di euro, con una spesa di circa 90.000 euro annui per il funzionamento di una sola unità di personale.

Certamente molti dipendenti della Regione hanno stipendi bassi e lavorano in postazioni disagiate, ma i numeri dichiarati dalla stessa Regione sono quelli.

Poi, c’è il resto, a partire da rimborsi, restituzioni, interessi e crediti per un valore di 20.139.139.786,04 euro nel 2018, cioè il 54,82% della Spesa. Vogliamo parlare degli Investimenti? Solo 71.450.532,49 euro nel 2018 pari al 0,19% della Spesa.

Restano altri 15.438.274.128,01 euro (42,03% della Spesa) che … dopo aver scorporato i 11.894.893.791,41 euro (solo 9,65%) che vanno per Tutela della Salute … diventano soli 3.543.380.336,60 euro, che finiscono in Partita di giro a Comuni, Enti e Associazioni, secondo parametri euro-nazionali e secondo “volontà politica” locale.

Senza i debiti da sostenere ed anche riservando alla Tutela della Salute, ulteriori 3 miliardi di euro (cioè +15%), i finanziamenti per Comuni, Enti e Associazioni avrebbero potuto essere maggiori di 5-10 miliardi (cioè +2-300%), da spendersi stabilmente per Ordine pubblico, Istruzione e diritto allo studio, Beni e attività culturali, Politiche giovanili, sport e tempo libero, Turismo, Assetto del territorio ed edilizia abitativa, Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente, Trasporti, Soccorso Civile, Politiche sociali,  Sviluppo economico, Lavoro e formazione, Agricoltura, Energia e … sgravi fiscali e/o tributari, minori costi d’impresa, burocrazia semplificata, formazione permanente, innovazione eccetera.

E se questa è la Governance di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio (e la spiegazione del perchè Comuni e Territorio non riescono a tenere il passo del Settentrione, c’è quella nazionale del Centrosinistra (fonte Lettera34) fin da tempi lontani:

  • del 1983 il rapporto debito/Pil era del 69%, poi venne eletto Craxi e alla fine del mandato, nel 1987, era arrivato all’89%;
  • del 1991-1993, con i governi Amato, Ciampi e Dini (sponsorizzati da Massimo D’Alema) che nel liquidare la Prima Repubblica portarono il rapporto debito/Pil al 116%;
  • del 2013 quando Monti ci aveva lasciato con un rapporto debito/Pil era del 123% e che nel 2015 era arrivato al 132% con Matteo Renzi, che in 1000 giorni ha alzato il debito pubblico da 2.110 miliardi a 2.230 miliardi, quindi 2.617 euro a persona.

Una politica – nel PD di oggi e di ieri – che intende gli Eletti non come ‘rappresentati’ (del popolo o di parte di esso) e comunque focalizzati sul risultato generale, bensì  come ‘amministratori’ della ‘capillare’ distribuzione della spesa … in nome del partito e del consenso. L’ombra del ‘commissario politico’ tanto cara al Comunismo è ancora tra noi?

Il Bilancio di Spesa della Regione Lazio come quelli storici dei ‘socialdemocratici’ NON sono una bella prospettiva con un Cambiamento climatico, la Crisi finanziaria e la Decrescita italiana incombenti, che richiedono meno tasse, più occupazione e più investimenti.

E sappiamo tutti che se vogliamo alleggerire il rapporto debito/Pil andrebbero sistemati i pasticci dell’Inps e del Servizio Sanitario alla fine della Prima Repubblica che  fagocitarono il comparto assicurativo e che sono alla base del dissanguamento e del malcontento come degli sprechi e degli indebitamenti, oltre che di una perniciosa idea della Politica e della sua utilità sociale.

Allo stesso modo, possibile mai che proprio il Partito Democratico non riesca a chiedersi quanto e dove la riforma del Titolo V ha migliorato l’accesso democratico come quello al lavoro od ai servizi nelle Regioni italiane? E quanto è urgente, in alcune di queste regioni, il subentro dello Stato? E’ solo di ieri la notizia di ‘obbligo di dimora’ in relazione ad appalti mafiosi per un noto governatore regionale ec PCI ed oggi PD ….

Demata

Di seguito le pagine di bilancio regionale relative alla Spesa.