Archivio | Scuola RSS feed for this section

La Dad si poteva evitare, regioni permettendo

3 Gen

A pochi giorni dalla riapertura della scuola,  gli insegnanti vogliono ripartire in presenza, anche se sono ancora circa 40mila quelli che rifiutano l’obbligo vaccinale, mentre aumentano i contagi tra i minorenni. Stranamente, tutti se la prendono con i ministri Speranza e Bianchi, anche se quello che dovevano fare era solo una piccola parte del necessario e, tra l’altro, l’hanno fatto.

Il Ministero della Salute, infatti, in Italia non ha poteri in materia sanitaria, perché non ha le competenze che l’art. 117 della Costituzione attribuisce alle Regioni. E quel che resta (farmaci e sicurezza sanitaria) non è più del ministero, bensì di due apposite quanto autonome agenzie, Aifa e Agenas.
Bene avrebbe fatto Giuseppe Conte a ripristinare in Parlamento qualche potere centrale piuttosto che inerpicarsi nei suoi equilibrismi regionali.

Quanto al Ministero dell’Istruzione, anche per esso l’art. 117 della Costituzione parla chiaro, attribuendo alle Regioni (e ai Comuni) edilizia, dotazioni e trasporti scolastici, mentre il funzionamento è tutto delle ‘istituzioni scolastiche autonome’, responsabile per la sicurezza e medico scolastico inclusi.
Dunque, organizzata la sostituzione del personale, fissati i criteri per la didattica e la valutazione, condivise con i sindacati le regole per funzionare al meglio, è davvero una gran cortesia quella di Viale Trastevere nel non lagnarsi – quotidianamente e a media unificati – dell’operato dei governi regionali e delle amministrazioni comunali.

Piuttosto, parlando concretamente di Covid, in questi due anni gli Enti Locali:

  1. quante mascherine idonee hanno fornito agli alunni?
  2. quante aule hanno ampliato o creato ex novo?
  3. quanti impianti elettrici e infissi sono stati adeguati?
  4. quanti sistemi per l’aspirazione dell’aria sono stati installati?
  5. quanti accessi scolastici sono stati ampliati e resi sicuri?
  6. quanti vettori per il trasporto scolastico sono stati previsti e aggiunti?

Poi, c’è chi si preoccupa e qualcuno che protesta, ma poco resta al di là del folklore di una carnascialata. Infatti, riguardo ai Sindacati, alle Associazioni di categoria e/o di genitori, ai diecimila consigli d’istituto – tutti sempre attenti al Piano dell’Offerta Formativa progettato dai docenti – è improbabile che non si siano accorti da tempo del gap tecnologico e culturale di una didattica a distanza italiana che riesce ad esprimersi quasi solo in videoconferenza di classe, sovraesponendo gli alunni e ‘bruciando’ i docenti.

E’ vero, “non si possono bloccare i bambini o gli studenti in quarantena per 5 ore davanti al Pc” – come dice la segretaria della Cisl Scuola, Maddalena Gissi – ma, allora, perché i docenti italiani offrono ancora, sempre e solo la lezione frontale di classe, ma raramente le webinar, l’elearning e i materiali strutturati?
Come mai in due anni di DaD il Coding non è diventato un’esperienza cognitiva diffusa?

Anche in questo non è il Ministero a decidere, ma lo sono – tra fondo d’istituto e piano formativo – i Sindacati, i Collegi dei docenti e, soprattutto, i Consigli di istituto dove sono rappresentati anche genitori e alunni, ma non gli enti (e la politica) locali che tanti doveri hanno sull’istruzione.

Demata

Maturità 2022: cinque domande per un ministro

29 Dic

Anche per i prossimi Esami di Stato si prevede una soluzione di compromesso, anziché prevedere un ritorno alla normalità, visto che tutti i docenti devono essere vaccinati, come lo sono gran parte degli alunni, e che non è più inverno, ma estate. Del resto, da sempre esistono le sostituzioni per i commissari e il rinvio delle prove per gli alunni, in caso di malattia o infortunio.

Secondo la bozza del ministero dell’Istruzione anticipata oggi dal Sole24 Ore, l’esame si svolgerà in forma ancora una volta semplificata e agevolata, consistendo solo in

  1. una prova scritta d’italiano di carattere nazionale, ma comune a tutti gli indirizzi di studio;
  2. una “tesi di diploma”, con argomento assegnato ai maturandi entro aprile e riconsegnata entro maggio;
  3. un colloquio orale, strutturato in più fasi da svolgersi nell’arco della solita oretta.

Saranno felici in tanti, ma non è certamente quello che serve ai giovani, all’occupazione e alla nazione, almeno stando a quello che si è promesso e chiesto in Europa: il PNRR prevede innovazione tecnologica e formazione professionale.

Perché il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, nell’accogliere le richieste di linguisti e studiosi non introduce – finalmente – una prova di italiano che verifica la correttezza linguistica e la comprensione del testo, che tanto danno sociale e finanziario causano quando mancano?

Cosa si intende per “ritornare alla normalità”, se si cancella la prova in presenza proprio per la materia di indirizzo (seconda prova scritta), quella che certamente più dell’italiano da conto dei risultati conseguiti negli studi?

Quale credibilità ha una “tesi di diploma”, ricordando come vanno (male) le prove Invalsi, se l’argomento è discrezionale, invece che sorteggiato o uguale per tutti, e se la si svolge con il ‘supporto’ di parenti, amici e docenti?

A cosa serve oggi una prova orale di 30-60 minuti e soprattutto quanto è credibile senza il corredo di questionari appositi per ogni disciplina, che dovunque – persino in Francia – fanno fede?

Demata

Mascherine e alunni: chi paga?

28 Dic

Perchè lo Stato paga le mascherine ai docenti e non agli alunni, come lamentano tanti diretti interessati sui Social e sui siti specializzati?

Semplice: la salute dei docenti è di competenza dello Stato, che è tenuto a provvedere in quanto datore di lavoro.

Invece, la salute degli alunni è di competenza delle Regioni, esclusiva secondo la Costituzione (Art. 117), “spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.” Solo nel caso degli alunni del Triennio tecnico la Scuola – cioè lo Stato – dovrebbero provvedere al fabbisogno di mascherine, essendo equiparati di norma a ‘lavoratori’, con tanto di copertura Inail.

Ma le Regioni ci raccontano sempre che i soldi sono pochi, come se noi non ricordassimo che è dall’anno 2001, che le regioni a statuto ordinario godono della compartecipazione al gettito erariale dell’IVA, attingendo ‘direttamente’ dalle risorse nazionali per i pregressi (e delimitati) trasferimenti del servizio sanitario regionale e del diritto allo studio.

In realtà, alcune regioni investirono meritevolmente, altre spesero in modo disastroso, come mostra questo grafico pubblicato dal Corriere della Sera nel 2010.

E oggi non basta l’IVA più l’Irperf e tanto altro ancora.

Le regioni che dieci anni fa arrivarono ad un debito esorbitante, lo hanno solo consolidato in mutui/debiti bancari, ma non risanato.
In altre parole, le onerose rate – che dureranno un decennio o due – erodono (e azzerano in alcuni casi) la disponibilità di spesa corrente di Enti che non esistono solo per pagare stipendi e forniture, ma innanzitutto per erogare prestazioni di qualità almeno sufficiente.

A partire dalle mascherine, che … paga Pantalone: le manda l’Esercito.

Demata

Pensionarsi a 70 anni è una bufala?

9 Dic

Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha fatto il punto sullo stato di salute dei sistemi pensionistici europei, nelle condizioni attuali di istruzione, occupazione e reddito, e su quale si prevede sarà lo sviluppo futuro dei sistemi previdenziali, se restano queste attuali condizioni.

Il risultato che ne viene è agghiacciante: in Italia si andrà in pensione a 71 anni.
O meglio ci sarà chi andrà in pensione entro i 63-67 anni d’età, avendo iniziato a contribuire già dai 18 anni ed avendo maturato oltre 45 anni di versamenti accantonati per la pensione.
E ci sarà chi ha iniziato a lavorare e contribuire tardi – magari a 30 anni inseguendo il sogno di una laurea senza sbocchi – che gioco forza non compirà i suoi 42 anni di versamenti prima dei 72 d’età …

Questo è nella sostanza ciò che focalizza il grafico dell’OCSE: lo sapevamo già, ma essendo interni i dati non facevano così paura, mentre la validazione internazionale fa notizia.

Dunque, riguardo il Lavoro (da cui si ottengono le pensioni) l’Italia ha importanti quanto ataviche urgenze:

1- elevare i redditi e il prodotto nazionale, cioè anche la contribuzione personale e l’integrazione statale, ma l’unico modo per ottenere questo risultato è prima di elevare il grado di istruzione generale, in particolare quella tecnica, e di innovazione infrastrutturale, specie nei servizi ai cittadini
2- garantire un inserimento rapido dei neodiplomati e neolaureati nel mondo del lavoro, cioè programmare part time e turn over per i sessantenni ed introdurre limiti per le iscrizioni alle Facoltà debordanti che inevitabilmente producono disoccupati e sottoccupati.
Quasi una missione impossibile.

Dunque, che si andrà a 71 anni in pensione è un fatto personale che dipende in gran parte dall’impegno e dal buon senso dimostrati tra i 16 e i 25 anni, iniziando a lavorare dalla ‘gavetta’.


Ma, certamente, è una prospettiva concreta per chi dei Millennials abbia creduto ad un’altra bufala: quella che si diventa adulti a 30 anni anzichè 18-20 anni, dato che l’aspettativa in vita è aumentata.
E diventerà rapidamente una realtà, se continueremo a credere che è meglio esser governati da chi afferma ciò che ci piace e non ciò che ci serve, cioè le soluzioni che furono indicate e perseguite alla fine degli Anni ’90, unitamente alle pensioni.

Demata

Roma Nord sta messa così male?

8 Dic

(tempo di lettura 3-4 minuti)

Putiferio social a Roma per le ultime dichiarazioni dell’attore Pietro Castellitto in un’intervista a ‘Sette’. “Non credo esista un posto più feroce. Chi è cresciuto a Roma Nord, ha fatto il Vietnam. Ma è un mondo anche tremendamente delicato e crepuscolare. Un mondo dove i valori basilari dell’esistenza – voglia di potenza, di bellezza, di soldi e successo – sono ancora in voga. Dinamiche indicate come negative dal mio mondo di provenienza e da buona parte della società civile“.

Figlio di Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini, Pietro vive in uno dei quartieri a ridosso del Tevere e del Vaticano e potrebbe darsi che la sia sia solo una percezione.

Ad esempio, il livello di istruzione che è allarmante nel Centro ed a Roma Est, piuttosto che a Roma Nord (eccetto un quartiere).

O l’abusivismo edilizio che vede il Centro assediato più o meno da tutte le direttrici.

Quanto alla “voglia di potenza, di bellezza, di soldi e successo”, sembra che sia in voga al Centro e nei quartieri dove vivono tanti protagonisti del cinema e della televisione italiani, tra i quali c’è anche Pietro Castellitto.
Roma Nord da l’impressione che l’unica sua colpa sia quella di appartenere al ceto medio …

Resta solo un quesito: perché non prendere ad esempio proprio Roma Nord, se ha un livello di istruzione accettabile, produce quel che spende e non è la Grande Bellezza dei quartieri Centrali, dove potenza, bellezza, soldi e successo la fanno da padroni con il poco tacito accordo di Roma Est, che è profondamente diseguale rispetto al resto della città?

Demata

TikToK? Ecco come proteggere i figli

7 Dic

TikTok è una piattaforma di condivisione video in cui gli utenti possono guardare, creare e condividere video girati sui telefoni cellulari.
Il requisito di età ufficiale di TikTok è di 13 anni. Gli utenti di età compresa tra 13 e 15 anni hanno come impostazione predefinita un account ‘privato’, che blocca la messaggistica privata e consente solo agli amici di commentare i propri video. Solo gli utenti di età superiore ai 16 anni possono registrare video in diretta o utilizzare la funzione di messaggistica privata.

Vediamo in sintesi come gestire questa App al meglio, seguendo le indicazioni di Panda Security, un’azienda fondata nel 1990 da Mikel Urizarbarrena, nella città di Bilbao, in Spagna, si occupa di sicurezza cibernetica producendo, tra l’altro, l’omonimo software antivirus ed ha una apposita pagina (link) riguardo l’uso sicuro di TikTok da parte dei minori.

Rischi

  • Esposizione a contenuti inappropriati nei feed “Per te”
    Le linee guida di TikTok impediscano agli utenti di condividere contenuti illegali o inappropriati all’interno dell’app, ma i video non vengono monitorati e controllati manualmente. Vengono utilizzati algoritmi digitali per filtrare i contenuti che violano le linee guida di TikTok, ma questo non da la certezza che nessun contenuto inappropriato possa filtrare e farsi strada sugli schermi degli utenti.
  • Contatto con sconosciuti
    Con oltre 1,1 miliardi di persone che utilizzano TikTok, il potenziale per comunicare con estranei è alto. Gli utenti di età superiore ai 16 anni hanno come impostazione predefinita un account ‘pubblico’ visibile a chiunque e possono comunicare liberamente. Queste impostazioni possano essere regolate per consentire una maggiore privacy, ma esisterà sempre la possibilità di contatto con estranei.
  • Cyberbullismo
    Social media e cyberbullismo vanno di pari passo e TikTok non fa eccezione. Una delle principali forme di cyberbullismo che si verifica sempre più all’interno di TikTok è il body shaming.
    Utenti famosi hanno raccontato di vergognarsi del corpo nella sezione commenti dei loro video e di aver a che fare con una serie infinita di commenti dannosi sulla forma e le dimensioni del loro corpo. Ciò può avere effetti di vasta portata sugli utenti più giovani che si stanno ancora sviluppando mentalmente e fisicamente.
  • Privacy dei dati
    Le piattaforme di social media sono gratuite per gli utenti e si finanziano con gli inserzionisti che mostrano i loro annunci agli utenti sull’App.Affinché quegli annunci abbiano successo e raggiungano il loro pubblico di destinazione ideale, hanno bisogno di dati su quelle persone.
    Oltre alla tua età e numero di telefono, TikTok ha anche accesso a tutti i messaggi privati ​​inviati all’interno dell’app e raccoglie la posizione del tuo paese, l’indirizzo Internet e il tipo di dispositivo che stai utilizzando. I genitori dovrebbero essere attenti se i figli danno l’autorizzazione anche per la posizione esatta, i contatti telefonici e l’attività su altri canali di social media.

Misure di sicurezza utili

Se vuoi assicurarti che tuo figlio utilizzi TikTok in modo sicuro, ci sono diversi passaggi che puoi eseguire. TikTok ha una varietà di impostazioni di controllo della privacy che puoi configurare dall’account di tuo figlio che possono fornire un’esperienza più sicura sull’app.

  • Modalità base
    Diverse modalità consentono ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di:
    – attivare l’account ‘privato’ per il proprio figlio (mod: Rilevabilità)
    – evitare che l’account di tuo figlio venga suggerito ad altri utenti (mod: Suggerisci il tuo account)
    – limitare la quantità di dati che TikTok raccoglie dall’account di tuo figlio (mod: Annunci personalizzati, Consenti il download, Messaggi diretti, Chi può reagire, Chi può visualizzare, Chi può commentare).
  • Associazione Famiglia
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e avere il controllo di importanti impostazioni sulla privacy dal proprio dispositivo.

    Family Pairing
  • La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di gestire il tempo davanti allo schermo, di limitare le impostazioni di messaggistica diretta, di filtrare il tipo di contenuto che i loro figli possono vedere sull’app, impostare chi può visualizzare i video e controllare chi può commentarli.
  • Controlla il tempo dello schermo
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di impostare limiti su quanto tempo trascorre su TikTok.
  • Messaggi diretti
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di limitare chi può inviare messaggi diretti oppure disattivare completamente la messaggistica diretta.
  • Modalità con restrizioniLa modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di vietare la visualizzazione di specifici contenuti inappropriati sul feed TikTok di tuo figlio.
  • Gestisci interazioni
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di regolare impostazioni sulla privacy aggiuntive per aumentare la sicurezza di tuo figlio durante l’utilizzo dell’app.

Panda raccomanda anche che “dedicare del tempo per insegnare ai tuoi figli la sicurezza online potrebbe essere una delle misure di sicurezza più efficaci che puoi adottare come genitore”.
Con una quantità enorme di informazioni disponibili e la natura in continua evoluzione della tecnologia, può essere difficile per i genitori tenere il passo con le informazioni più importanti sulle piattaforme utilizzate dai loro figli.

Conoscere quali impostazioni sulla privacy controllare per stabilire dei limiti con i tuoi figli è un ottimo modo per proteggere loro e tutta la famiglia dalle minacce online.

Panda segnala anche alcune App dedicate ai bambini, nel caso un genitore preferisca un’alternativa a TikTok:


Dubsmash (link) è una delle più antiche app di video musicali, ma è stata messa in ombra dall’ascesa di TikTok. Tuttavia, con oltre cento milioni di download in tutto il mondo, la sua popolarità è innegabile. Dubsmash consente agli utenti di creare divertenti video con sincronizzazione labiale utilizzando migliaia di brani e suoni diversi. Ti consente anche di sincronizzare le labbra su citazioni di film e TV. La comunità online è di natura simile a TikTok perché gli utenti pubblicano i propri video musicali sul proprio profilo e possono anche visualizzare i video dei propri amici.

Funimate (link) consente agli utenti di creare una varietà di video: slow motion, compilation, video in loop e molto altro. L’ampia libreria musicale dell’app ti consente di includere innumerevoli canzoni popolari ed effetti sonori nei tuoi video e puoi anche aggiungere testo e adesivi ai tuoi video. Funimate presenta oltre venti effetti video per far risaltare le creazioni e consentire agli utenti di mostrare la propria creatività.

Triller (link) consente di registrare video e condividerli su altri account di social media come Twitter, Instagram o Facebook. La semplicità dell’app è ciò che attrae la maggior parte degli utenti. Tutto quello che devi fare è registrare il tuo filmato e lo strumento di editing automatico di Triller fa il resto del lavoro. Gli utenti possono modificare ulteriormente i propri video con gli strumenti di modifica forniti nell’app e possono utilizzare una varietà di filtri o persino attingere ai video per un altro livello di creatività e personalizzazione.

A.G.

Trattato del Quirinale: che impegni comporta?

6 Dic

(tempo di lettura 3-4 minuti)

Dal 26 novembre 2021, con il “Trattato per la cooperazione bilaterale rafforzata” (link), sembrerebbe che noi italiani diventeremo tutti un po’ più francesi.

Innanzitutto, lo diventeremo nel Mediterraneo che Francia e Italia definiscono “ambiente comune”, prevedendo

  1. “iniziative comuni per promuovere la democrazia, lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la sicurezza nel continente africano”, con il “potenziamento della base industriale e tecnologica della difesa europea per “sviluppare sinergie ambiziose sul piano delle capacità e su quello operativo ogni qual volta i loro interessi strategici coincidano”
  2. il “coordinamento su tutte le questioni che influiscono sulla sicurezza, sullo sviluppo socio-economico, sull’integrazione, sulla pace e sulla tutela dei diritti umani nella regione, e sul contrasto dello sfruttamento della migrazione irregolare”;

Parole di pace, che – però – metteremo in atto fuori dai nostri confini con strategie per la difesa e per la sicurezza nazionale, oltre che con la cooperazione e gli aiuti internazionali, che vanno dalla “cooperazione transfrontaliera tra le loro forze dell’ordine” fino alla “collaborazione nel settore spaziale … ai fini di sicurezza e di difesa”.

La saldatura di reciproci interessi e lo sviluppo di un unico sistema italo-francese (o franco-italiano) è anche nell’economia e non solo nei rapporti con Russia e Cina, visto che Italia e Francia “sostengono il ruolo trainante dell’Unione Europea nel rafforzamento del multilateralismo commerciale, cosa che non è esattamente quel che vorrebbero i paesi anglosassoni.

Il coordinamento franco-italiano riguarda direttamente i vari ministeri coinvolti per “la strategia economica e di bilancio, l’industria, l’energia, i trasporti, la concorrenza e gli aiuti di Stato, il lavoro, il contrasto delle diseguaglianze, la transizione verde e digitale e la programmazione finanziaria“.

E si prevedono, “in un contesto di bilanciamento dei rispettivi interessi, progetti congiunti per lo sviluppo di startup, piccole e medie imprese (PMI) o grandi imprese dei due Paesi”, come anche che Italia e Francia “agiscono di concerto a livello europeo per favorire la resilienza, la sostenibilità e la transizione del sistema agricolo e agroalimentare e per la “realizzazione della doppia transizione digitale ed ecologica dell’economia europea”.

Naturalmente, il Trattato prevede anche la “cooperazione bilaterale tra le rispettive amministrazioni pubbliche … su temi d’interesse comune, in particolare la formazione, la digitalizzazione, l’attrattività della pubblica amministrazione, la parità di genere, l’evoluzione dell’organizzazione del lavoro e la conciliazione tra vita personale e vita professionale”.

Oltre a quello di unificare i sistemi militari, amministrativi e produttivi, l’altro degli obiettivi essenziali è la diffusione e il reciproco apprendimento delle rispettive lingue.
Anzi, avremo una “cooperazione sempre più stretta tra i loro rispettivi sistemi di istruzione” e per “la mobilità giovanile, in particolare per l’istruzione e la formazione professionale, come anche si intensificherà “la collaborazione nell’ambito dell’industria culturale e creativa”.

Un’evoluzione che non dispiace affatto, vista la complessa situazione internazionale creatasi con il ritiro delle truppe USA dall’Afganistan e le opportunità che si stanno già dimostrando con l’assetto FCA-Peugeot e con il reattore a fusione di Enea in Francia.
Ma che ruolo avrà l’italiano medio in questo assemblaggio sovranazionale che doveva avvenire 200 anni fa?

E’ presto detto:

  • in Francia il 45% dei giovani (età 25-34 anni) ha una laurea, in Italia poco più del 20%
  • il Pil francese è di quasi 2.500 miliardi di euro, quello italiano raggiunge i 1.700 miliardi di euro
  • la spesa militare transalpina supera i 40 miliardi di euro annui, la nostra è di poco oltre i 22 miliardi
  • la Francia ha il Debito pubblico oltre il 110%, l’Italia (ben) oltre il 150%.

Demata

Il Natale è solo una festa cristiana?

22 Dic

(tempo di lettura 5 minuti)

Molti studi conclamano la teoria che la festa del Santo Natale cristiano tragga origine dalle celebrazioni celtiche e sassoni per il Solstizio d’inverno e dalle analoghe feste dei Saturnali latini, che si svolgevano dal 17 al 23 dicembre.

Nel calendario romano, infatti, il Dies Natalis Solis Invicti (21 dicembre) era la festa dedicata alla nascita del Sole, secondo il culto orientale di Mitra adottato dai legionari stanziati oltralpe, che venne introdotto a Roma da Eliogabalo (218-222 d.C.) e ufficializzato da Aureliano Augusto (273 d.C.).

A conferma di quanto, padri della Chiesa del calibro di Ireneo (130–202), Tertulliano (155–230) e Origene (185–254) non menzionano il Natale tra le feste cristiane.

Inoltre, è comprovato che le chiese protocristiane d’ Egitto mantennero fino al IV Secolo una parte del canone tradizionale della religione di Iside ed Osiride (Giovanni Cassiano, 360-435).
A riguardo, Clemente d’Alessandria riferisce di “cristiani” egiziani che calcolarono con metodi “astrologici” non solo l’anno, ma anche il giorno della nascita di Gesù, e che i Balisilidiani celebravano l’Epifania il 6 gennaio.

Osiride

In particolare, Epifanio, patriarca di Costantinopoli nel V Secolo, riferisce di una cerimonia gnostica, tenutasi in Alessandria d’Egitto ad Alessandria in cui, la notte tra il 5 e il 6 gennaio, un disco solare inquartato, ovvero una croce celtica, era portato in processione recitando come litania “Oggi a quest’ora Korê ha dato vita all’Eterno”.


Altri testi confermano che, ai tempi del Concilio di Nicea (325), ad Alessandria d’Egitto, si festeggiava un Dies Nativitatis et Epiphaniae, come anche, nel 433, Paolo di Emesa predica, sempre in Alessandria d’Egitto, che la celebrazione del Dies Natalis era nel mese di dicembre.
Va precisato, a tal proposito, che il Sokar Wesir (Festa dei Misteri di Osiride) era anticamente fissata ai primi di dicembre e che, nei 2.000 intercorsi dalla nascita dell’impero dei Faraoni, era traslata ai primi di gennaio per effetto della Precessione degli Equinozi.

Yule

E’, comunque, possibile che la data del 25 dicembre corrisponda a quella effettiva della nascita di Gesù, come riporta Ippolito di Roma, nel suo commento a Daniele, scritto verso il 204, e come tramandato dalle eresie donatiste che presero piede nel Maghreb (Louis Duchesne, Thomas Talley).
Infatti, secondo il Vangelo di Luca, San Giovanni Battista fu concepito sei mesi prima di Gesù e l’annuncio del suo concepimento fu dato al padre Zaccaria, appartenente alla classe sacerdotale di Abia, che era di turno negli uffizi del Tempio. Dai rotoli di Qumran si è potuto ricostruire che uno dei turni della classe di Abia corrispondeva all’ultima decade di dicembre. Ma, a dire il vero, l’altro turno cadeva in primavera …

Cristo

La prima indicazione ufficiale della data del 25 dicembre è nota e rintracciabile in una corrispondenza tra Cirillo di Gerusalemme (315-387)  e papa Giulio I, dove si chiede di stabilire la vera data della Natività in base ai documenti del censimento di Tito Augusto, conservati a Roma.

E’ singolare che tale data venga individuata “con certezza” dal Vaticano, a causa del fatto che il clero non voleva doppi festeggiamenti rispetto all’Impero d’Occidente ormai in mano ai barbari calati dal Baltico che festeggiavano la Natività a dicembre anzichè a gennaio, come da tradizione mediorientale / africana.

Non a caso, prima della riforma del calendario del 1582, il solstizio d’inverno cadeva il 13 dicembre (Santa Lucia) e la scelta della data del 25 dicembre era esattamente intermedia rispetto al 6 gennaio …

E’ possibile che il Santo Natale sia il capolavoro della grande opera di sincretismo multietnico che il clero romano mise in atto per diversi secoli, e che “abbia fuso in un’unica data” sia la Festa del Solstizio invernale (Alban Arthan per i Celti, Yule nella tradizione germanica), sia la rinascita di Osiride degli Egizi sia di Mitra e dei suoi eserciti?

Probabilmente, si.

Amaterasu

La festività esisteva anche prima e fuori dal Cristianesimo: nel Perù precolombiano gli Inca festeggiavano Inti Raymi, la festa del Sole nel solstizio d’inverno, in India si festeggiava a dicembre la tradizionale festa del Sole, Makar Sankranti, in Cina, il 22 dicembre, ricorre il Dōngzhì e nel Giappone prebuddista si festeggiava, sempre alla fine di dicembre, l’ancora oggi venerata Amaterasu, la dea del Sole.

L’Umanità ha bisogno di un giorno in cui ricordare quanto siamo piccini e sentirsi più buoni, se il Sole diventa più lontano e freddo nell’emisfero settentrionale del pianeta.

.

.

Infatti, i popoli più vicini all’Equatore non hanno sviluppato calendari solari, ma lunari, e oggi non esistono ricorrenze invernali nella tradizione islamica, anche se i festeggiamenti natalizi cristiani sono spesso tollerati.

Abu Dhabi

Nel Corano (Sura Maryam, 21) si legge di Gesù come di “un segno per le genti e una misericordia da parte del Signore” e che “per ognuno di noi abbiamo assegnati una via e un percorso” (Sura Al-Ma’idah, 48), come anche è tradizione (hadith) che “ogni popolo ha la sua festa”. In sostanza non è permesso unirsi ai Cristiani nelle loro celebrazioni, perché “chiunque imita gli altri popoli, è uno di loro“, ma non di essere intolleranti, in quanto“Allah (sia Gloria a lui) non proibisce di essere buoni e giusti verso coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione …, poiché ama coloro che si comportano con equità” (Sura Al-Mumtahanah, 8).

demata

Eleonora Brigliadori: cosa molti non sanno sui vaccini?

16 Dic

Eleonora Brigliadori – intervistata per ADN Kronos riguardo i vaccini, in particolare quello anti-Covid – ha dichiarato che “una volta che un genitore avrà dovuto subire questo vaccino, porterà le degenerazioni del genoma alle generazioni successive”.
Anzi, “nel momento in cui metteranno l’obbligo di questo vaccino, non solo si vedranno gli effetti collaterali e molti moriranno dopo la prima somministrazione, ma si assisterà all’inizio dell’apocalisse degenerativa dell’umanità“.

Non sappiamo se la nota attrice e conduttrice televisiva abbia competenze medico-scientifiche, il suo curriculum non riporta alcuna laurea o diploma, quel che è certo è che a 17 anni era già in televisione come come telefonista di Portobello, programma della Rai condotto da Enzo Tortora.

In realtà, i vaccini per il Covid-19 non vanno a «riprogrammare il sistema immunitario», ma – come tutti i vaccini – hanno lo scopo di «simulare un’infezione naturale per innescare una risposta immunitaria più potente, potenzialmente in grado di proteggere dall’infezione del nuovo coronavirus», come è ben precisato nelle autorizzazioni per le sperimentazioni.
Chi avesse dubbi, prenda atto che i figli delle persone vaccinate negli ultimi 100 anni NON ereditano le immunità acquisite dai genitori.

Quanto a “molti moriranno dopo la prima somministrazione“, la questione è ancora più semplice: a che percentuale equivale ‘molti’? Più della metà della popolazione (50%) verrà uccisa dal vaccino, secondo Eleonora Brigiadori e i negazionisti? Oppure ‘molti’ equivale al 10-20%? O forse ‘molti’ sono l’1% o anche meno?
No. Per chi si batte contro i vaccini, ‘molti’ è già lo 0,000001%, come per gli episodi di encefalite o reazione allergica severa del vaccino trivalente (morbillo, rosolia, parotite). Ovviamente, i decessi sono ancor meno … e bene sapersi che lo 0,000001% equivale a 60 casi in tutta Italia.

Eleonora Brigliadori, anche se non è un medico nè uno scienziato e non avesse una laurea o un diploma, a diritto ad avere delle opinioni, ma l’opinione non è altro che “l’interpretazione di un fatto o la formulazione di un giudizio in corrispondenza di un criterio soggettivo e personale“.
L’opinione – per definizione – non è oggettiva nè collettiva, addirittura può essere una fantasia tanto quanto una credenza.

Dunque, a cosa servono le ‘opinioni personali’ e quale persona di buon senso sceglierebbe il proprio futuro in base ad una opinione?

Piuttosto, qualcuno ricorda che nel 2021 ricorrerà l’anniversario della prima edizione di “Public Opinion” in cui Walter Lippmann, approfondiva e sviluppava tutta la questione?
Ed a chi di noi sembrano bastanti le attuali ore di lezione di Scienze dalla scuola primaria alle medie, se tra la popolazione non sono diffuse neanche le più elementari informazioni su vaccini e vaccinazioni?

Demata

Covid bis: perchè l’Italia ritiene di essere pronta?

9 Lug

Oggi, Cittadinanza Attiva Lazio ha chiesto al governatore Zingaretti di “mettere sotto controllo tutta la filiera dell’accesso alle prestazioni sanitarie” e di “rendere effettivi e ripetuti nel tempo i monitoraggi, le verifiche e le ispezioni nei territori riguardo l’applicazione delle norme regionali, delle strutture accreditate, dei servizi sociosanitari.
Il tema del monitoraggio, della verifica è un dovere che spetta alle ASL in prima battuta e, in caso di inerzia, alla Regione Lazio. Nessuno si può tirare fuori da questo percorso di verifica.”

CONFERENZA SULLA MANOVRA FINANZIARIA DEL GOVERNO

Intanto, mancano una 60ina di giorni alla riapertura delle scuole italiane, da una 60ina di giorni dovevano essere ripartiti i servizi sanitati ‘ordinari’ e ci saranno le elezioni regionali a breve.
L’Italia sarà pronta?

Per saperlo, basta vedere cosa accade nelle altre nazioni e … leggere le ‘spiegazioni’ riportate in fondo.

L’ultimo bilancio dell’epidemia di covid-19 in Brasile parla di nuovi 1.223 morti e 4.4571 casi positivi in 24 ore. Bolsonaro – a peggiorare le cose – ha confermato il veto presidenziale alla legge per garantire l’accesso ai letti di terapia intensiva, ai prodotti per l’igiene, alla distribuzione di cibo anche per la popolazione indigena”.

Nello stato andino del Perù lunedì ci sono state 2.985 nuove infezioni e 183 morti. Più di due terzi della popolazione attiva sono impiegati nel settore informale, vale a dire l’economia sommersa. Quindi la gente è tornata a pulire le scarpe, a lavare le auto e ad andare dai venditori ambulanti troppo presto.
Lo stesso in Cile, Colombia e Cuba, dove  organizzazioni non governative di tutto il mondo stanno inviando aiuti .

Il Messico ha toccato un nuovo record di contagi giornalieri, con 6.995 nuovi casi di covid-19 nelle ultime 24 ore. Nei vicini USA balzo dei casi di coronavirus in Oklahoma,  che lunedì ha registrato 261 nuovi casi di coronavirus a Tulsa, la città dell’ dove Donald Trump ha tenuto un comizio lo scorso 20 giugno. “Negli ultimi due giorni abbiamo avuto quasi 500 casi e sappiamo che ci sono stati diversi grandi eventi poco più di due settimane fa”, afferma Bruce Dart, il direttore del Dipartimento della Salute.

L’India ha visto recentemente una serie di picchi record, aggiungendo decine di migliaia di casi ogni giorno. Ha registrato la maggior parte dei casi a giugno, a poche settimane dalla riapertura dopo un rigido blocco.  Il governo ha condotto un campione casuale di 26.000 indiani a maggio, dimostrando che lo 0,73% aveva il virus. Dato che i casi confermati in India sono raddoppiati ogni 20 giorni, ciò porterebbe il totale attuale tra 30 e 40 milioni.
Aumenta il bilancio anche in Bangladesh, dove, secondo i dati riportati dal Dhaka Tribune, sono stati registrati 3.307 nuovi casi di contagio, per un totale di 175.494 casi ufficiali dall’inizio della pandemia.

I Balcani non sono mai stati sullo schermo radar, ma la situazione sta peggiorando in paesi come la SerbiaDi recente sono state segnalate più di 300 nuove infezioni ogni giorno. La politica ha contribuito al rapido aumento, consentendo eventi di massa come partite di calcio con 15.000 spettatori a Belgrado. La politica incoerente del presidente serbo Aleksandar Vucic per combattere la pandemia ha scatenato disordini nel centro della capitale, Belgrado, per la seconda volta di seguito.

Nella Macedonia settentrionale , la situazione è grave da giugno. Nel piccolo paese con solo due milioni di abitanti, sono state segnalate tra le 80 e le 170 nuove infezioni al giorno. Tuttavia, le elezioni generali si terranno il 15 luglio. Anche nella vicina Bulgaria, il numero di nuove infezioni è salito alle stelle dall’inizio di giugno. Lo sviluppo è simile in Bosnia Erzegovina, Kosovo e Albania

La Turchia conta 1.024 contagi registrati nelle ultime 24 ore su 50.103 test effettuati.  In Croazia , il tasso di infezione giornaliero è aumentato rapidamente dal 25 giugno. La pandemia era precedentemente considerata contenuta. Le regioni turistiche dell’Istria e la costa dalmata sono molto meno colpite. La scorsa settimana, il numero di infezioni giornaliere era compreso tra 50 e 100. 

Lunedì scorso è stato il campanello d’allarme per Israele: 1057 nuove infezioni hanno scosso il paese con circa nove milioni di abitanti. Israele aveva reagito rapidamente all’inizio della pandemia e il processo era inizialmente mite. Dopo aver allentato a maggio, tuttavia, si è verificato un forte scoppio di infezioni. Il governo è ora severamente criticato per essere lassista.

L’Algeria registra altri 460 nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore, che portano a 17.804 il bilancio totale dei contagiati nel Paese nordafricano.  La Tunisia ha protratto il lock down fino alla settimana scorsa e registra un basso numero di contagi.

In Egitto, 1.025 nuovi casi di contagio, il governo sta cercando di reprimere con gli arresti le critiche dei medici e dei giornalisti che condannano la gestione della crisi sanitaria da parte del presidente Abdel Fattah al-Sisi. In Marocco, 242 nuovi casi ufficiali e il regno riaprirà le sue frontiere per via aerea e marittima solo a partire dal 15 luglio.

Intanto, nei paesi dove la prima ondata di Coronavirus sembrava estinta, ci si prepara alla seconda.

In Giappone, dove si erano limitati i danni all’esordio della pandemia, l’esecutivo “monitorerà attentamente lo stato delle infezioni a livello regionale” e il portavoce del governo giapponese, Yoshihide Suga ha confermato che nella sola Tokyo sono stati registrati 224 nuovi contagi nelle ultime 24 ore, l’80% dei quali in pazienti sui 30 anni o di età più giovane.

La Corea del Sud ha riferito 38 nuovi casi collegati a riunioni nelle strutture religiose di Daejeon e Gwangju e   il governo ha deciso di mettere in atto regole restrittive di distanziamento sociale nelle chiese, in vigore da venerdì. 

Con uno dei blocchi più severi al mondo, il Sudafrica era riuscita a rallentare la diffusione della pandemia dalla fine di marzo. Ma a causa della pressione dell’economia, i coprifuoco sono stati parzialmente allentati all’inizio di giugno, nonostante il crescente numero di infezioni. Ma lunedì si sono contate 10.000 nuove infezioni in 24 ore.

La seconda città più grande dell’Australia , Melbourne, è di nuovo in un blocco di sei settimane a causa di un aumento delle infezioni. La capitale dello stato di Victoria, che conta circa cinque milioni di abitanti, ha riaperto l’economia dall’inizio di giugno. Martedì, le autorità sanitarie hanno confermato 191 nuove infezioni, uno dei più alti aumenti in un giorno in Australia. Anche se il coprifuoco colpisce l’area metropolitana di Melbourne, praticamente l’intero stato del Victoria è isolato dal resto del paese, poiché anche i confini dello stato sono chiusi a mezzanotte.

La Corea del Nord è uno dei pochi paesi che ha riferito di “nessun caso” di infezione da COVID-19 e il leader Kim Jong Un della scorsa settimana ha annunciato il “brillante successo” del governo nel gestire la pandemia, perchè ha chiuso i suoi confini alla fine di gennaio.
In realtà, “poiché la Corea del Nord ha sofferto di incessanti epidemie, le persone hanno costruito una immunità mentale. 
Non che siano immuni biologicamente, ma i continui anni di epidemie li hanno resi insensibili al timore.” 

E qualcosa di simile potrebbe essere accaduto in qualunque delle nazioni dove la Sanità è autoreferenziale e fine a se stessa.

L’Italia è pronta come lo fu Amleto?

Demata