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Terremoto: primi riscontri di un disastro colposo?

26 Ago

Il procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva ha già aperto il rituale fascicolo per disastro colposo e, forse, è giunta l’ora che la Regione Lazio assurga di nuovo agli ‘onori’ della stampa scandalistica.

Secondo quanto pubblicato oggi da La Repubblica, “subito dopo il terremoto dell’Aquila, i comuni di Amatrice e Accumoli furono classificati “categoria 1”, cioè massimo rischio sismico. L’allora governo Berlusconi stanziò quasi un miliardo da utilizzare entro il 2016 per le zone rosse: i soldi sono gestiti dalla Protezione civile, l’assegnazione ai comuni passa attraverso una graduatoria” in capo alla Regione Lazio con le relative competenze per la Provincia di Rieti e i corrispettivi Comuni.

Soldi che, innanzitutto, erano “contributi ai privati cittadini per sistemare le loro case e renderle più sicure. Lo Stato garantisce da 100 a 200 euro al metro quadrato, per piccoli interventi di consolidamento”.

“Invece, nei primi due-tre anni, da queste parti non si è visto un euro. Anzi, i bandi non furono nemmeno resi pubblici.
L’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, fece un tour nel reatino proprio per promuovere la misura, perché nessuno pareva sensibilizzare i cittadini su questa opportunità. In seguito ad Amatrice è accaduto anche che un dirigente poco solerte abbia spedito a Roma le richieste dei suoi cittadini quando ormai erano scaduti i tempi di consegna, facendo perdere così ogni diritto ai finanziamenti a chi (meno di dieci persone) che aveva fatto domanda.”

Altri di quei soldi, circa 220 milioni, andarono per edificare una scuola antisismica, proprio quella che dalle immagini appare crollata, mentre per il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, è ‘solo’ lesionata.
Senza parlare dell’Ospedale Civile di Amatrice, che adesso scopriamo tutti essere strategico in quel territorio impervio e che, viceversa, fu depotenziato (e demanutentato?) fino a che il terremoto dell’altro ieri non l’ha reso inagibile. Ospedale che, a causa del commissariamento, fino a pochi mesi fa era nei poteri diretti dello stesso Zingaretti, come precedentemente erano stati in capo a Renata Polverini.

Le responsabilità della Regione Lazio e della ex Provincia di Rieti – almeno quelle morali e politiche – potrebbero essere, però, ben maggiori, se, come riporta La Repubblica,  “la Regione Lazio, infatti, ha inserito tra i requisiti per accedere ai fondi la “residenza” e non la semplice proprietà della casa come invece prevede l’ordinanza della Protezione civile.”

Il tutto ben sapendo che Amatrice ha un centro storico che risale al Settecento, cioè è successivo al terremoti del 1639, 1672, 1703 (L’Aquila) e che, se i residenti sono circa 2.750,  in estate la sua popolazione supera le 15.000 persone, in gran parte proprietarie proprio di seconde case.

Come riporta il quotidiano romano, “su 1342 domande presentate per il 2013-2014 alla regione, ne sono state accolte soltanto 191. Undici ad Amatrice per un totale di 124.700 euro, e sette appena ad Accumoli per 86.400. Diciotto piccoli interventi sull’ordine dei 10-15 mila euro per diciotto case. Pochissimo.
Non solo: da un primo accertamento sembrerebbe che parte di questi soldi non siano stati ancora liquidati, a causa problemi della Regione con la legge di stabilità. …  E siccome gli intoppi non finiscono mai, negli ultimi due anni l’erogazione si è bloccata del tutto.”

Da mesi, dinanzi a tali inandempienze, Anci e Protezione Civile hanno convocato un Tavolo, ma – pur essendosi riunito diverse volte – sembra che non ci sia verso di commissariare in qualche maniera le regioni e rendere attuabili le procedure.

Poi, c’è il mistero dei cinque ponti che la Regione Lazio con l’ex Provincia di Rieti avrebbe dovuto adeguare al rischio sismico per una spesa di almeno mezzo miliardo di euro, ma non si ricordano di interventi di consolidamento effettivamente fatti. Uno di questi ponti, quello di Amatrice, è stato lesionato dalle scosse e ha richiesto perizie statiche che, come visto in televisione, rallentavano i mezzi pesanti dei primi soccorritori.

La Repubblica si chiede “dove sono finiti quei soldi”. Anche noi.

Demata

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Roghi in Sicilia: è terrorismo?

17 Giu

Sicilia devastata dai roghi: case, scuole ed alberghi evacuati, bambini ed anziani intossicati, opere pubbliche ed aree protette in fumo.

Rosario Crocetta, presidente della Regione siciliana: «Non ho le prove, ma sospetto che dietro i roghi ci siano mani criminali. Ho licenziato molti forestali che hanno appiccato incendi o che risulta abbiano condanne per mafia. In totale abbiamo cacciato un’ottantina di persone. Ma il problema è che il passato criminale di quest’isola ha artigli e coda lunga».

Giuseppe Antoci, presidente dell’ente Parco dei Nebrodi, vittima nei mesi scorsi di un attentato: «All’autocombustione credono solo i bambini. È una favoletta. Soprattutto se si considera che ci sono state decine di incendi contemporaneamente. Non è possibile che tutta l’Isola prenda fuoco per caso nello stesso momento».

“Terrorismo: uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne l’ordine, mediante azioni quali attentati e simili.” (Enciclopedia Treccani)

“Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese.” (art. 270 sexies Codice Penale)

Demata

Lazio, l’arsenico nell’acqua e il mercato dei vini

27 Feb

Almeno 25 case vinicole californiane sono esposte al procedure di class action, per non aver informato i consumatori del tasso eccessivo di arsenico presente nel vino. (fonte CBS News)
A seguire un’indagine dell’autorevole magazine “The Drink Business” ha dimostrato che su 65 tipi di vino diversi ben 64 contenevano livelli di arsenico superiori al limite fissato dall’US Environmental Protection Agency per l’acqua (massimo 10 parti per miliardo es. 0,001 mg di arsenico per 100 litri) arrivando anche a 76 parti per miliardo (es. 0,00076 mg di arsenico per 1 solo litr0 di vino), con una media di 24 parti per miliardo.

Davvero tanto per una persona che dovesse bere anche solo mezza bottiglia di vino “di bassa qualità” al giorno per anni ed anni.

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In Europa per il vino non ci sono specifiche regole, ma la regola generale dal 1 gennaio 2016 è stata ulteriormente ristretta: il Regolamento (UE) 2015/1006 – emesso il 25 giugno 2015 – in base al report del gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare (gruppo CONTAM) dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), ha limitato la dose settimanale tollerabile provvisoria (PTWI — provisional tolerable weekly intake) a 15 μg/kg di peso corporeo ed ha individuato  “una gamma di valori  per il  limite  di confidenza  inferiore  della dose di riferimento (BMDL 01) tra 0,3 e 8 μg/kg di peso corporeo al giorno per il cancro del polmone, della vescica e della pelle nonché per le  lesioni  cutanee.”

Questo significa che un modesto bevitore non riceve danni anche con vini relativamente tossici, ma le cose cambiano di molto se parlassimo di una persona di basso peso corporeo che dovesse bere almeno mezzo litro di vino al giorno …

In Italia, i vini italiani sono sempre stati molto al di sotto della soglia stabilita dalla OIV (International Organisation of Vine and Wine’s che è di 0,2 milligrammi/l) e da quella stabilita dal Canada che è l’unico paese ad avere un limite in proposito (0,1 milligrammi/l), ma l’ 1,8 % dei campioni analizzati (fonte OIV) supererebbe il limite previsto per l’acqua che i consumatori USA rivendicano oggi.

Dunque, il Made in Italy non dovrebbe risentirne, salvo che in una regione: il Lazio, che ha ampi territori afflitti dalla presenza di arsenico nelle acque, era fuori norma riguardo l’arsenico nelle acque potabili (per non parlare dell’irrigazione) almeno dal 2003 e non fu inclusa già cinque anni fa nelle deroghe (max valori di 0,02 milligrammi/litro) concesse dalla Decisione della CE del 28 ottobre 2010 a sei Comuni della Lombardia e due della Toscana).

A seguire il governo Berlusconi con il  Decreto 24 novembre 2010 autorizzava il rinnovo delle deroghe per l’arsenico alle regioni che avevano fatto istanza fino a valori di 20 µ/litro, mentre la Regione Lazio (richieste per il valore di 50 µ/litro) dovette successivamente prendere atto del decadenza del D.P. Regione Lazio n. T902 del 30/12/2010, dove si autoconcedeva la deroga per l’arsenico.

Nell’estate del 2011, la stessa Regione Lazio – in documento curato dai dottori Agostino Messineo M.Letizia Curcio e Angela De Carolis del Dipartimento di Prevenzione del SIAN ASL RM H e e del prof. Mario Dall’Aglio, Cattedra di Geochimica Ambientale de La Sapienza di Roma – (auto)denunciava che:

  1. “i Comuni nel periodo 2003-2005 non hanno effettuato in genere rilievi analitici, nonostante le richieste, e hanno permesso insediamenti produttivi ed abitativi anche in zone prive di acquedotto. All’incirca nello stesso periodo (2003-2005) ARPA non è stata in grado di effettuare né controlli analitici nè una campagna “ad hoc” per indagine su Arsenico”
  2. “occorre  un collegamento tra settori ambiente-sanità quando si tratta di questioni con  riflesso sulla sanità pubblica”.
  3. la Regione sembra essere l’unico Ente di Riferimento che puo’ uniformare in tali situazioni i comportamenti ma le direttive devono essere chiare ed univocamente interpretabili”,dato che “nonostante alcuni tentativi e conferenze di servizio , non è stato possibile sanare le differenze tra i vari comportamenti a livello locale”.

Chiarito che oltre ai “Comuni” nella vicenda rientra anche la ex municipalizzata romana Acea ATO2 S.p.A. che ha preso in carico il Servizio Idrico Integrato dal 2006, aggiungiamo che dal 2011 in poi accadeva poco o nulla, con la Regione Lazio travolta dagli scandali e poi dalle dimissioni anticipate della giunta guidata da Renata Polverini. Dal 26 febbraio 2013 è stato Nicola Zingaretti a governare la regione e – soprattutto – ad esserne commissario per la Sanità.

Quanto e cosa sia stato fatto è sotto gli occhi tutti: i dati resi pubblici on line da ARPA Lazio si fermano al 2014 e sono a dir poco generici …

Aresenico Acqua ARPA Lazio 2014

Ed è solo grazie ad un solerte ufficio comunale che veniamo a sapere che ad Anguillara Sabazia il 18 luglio 2013 – ben 12 anni dopo il D.l.vo 31/2001 che fissava i parametri – la ASL trovava ben 0,032 milligrammi per litro di arsenico nell’acqua fornita dall’acquedotto ex Arsial.

Così arriviamo ad oggi, con utenti ed imprenditori di diversi comuni laziali che non hanno una fornitura idrica degna di un paese avanzato – pur pagandola come acqua potabile – e con i consumatori USA che – dopo i vini californiani – inizieranno ad occuparsi di quelli d’importazione, tra cui quel 1,8% di vino italiano che potrebbe trovarsi al di sopra dei futuri limiti statunitensi …

Ah già, forse non tutti sanno che il Lazio ha investito molto nella produzione vinicola proprio nei territori interessati dall’eccesso di arsenico nelle acque potabili …
Speriamo che, se non la salute pubblica, almeno l’interesse finanziario e l’immagine italiana all’estero smuovano la ‘grande bellezza’ che governa Roma, che ha da risanare urgentemacque e – soprattutto – lo smaltimento rifiuti, se non vuole che si finisca come nella Terra dei Fuochi.

Demata

Come risparmiare stirando meno

21 Ott

Un’ora di stiratura alla settimana equivale ad un consumo di circa 70 kilowatt annui e ad un costo di  circa 25 euro annui a seconda delle tariffe.

Se nei 25 milioni di case italiane si usasse il ferro da stiro una sola ora in meno alla settimana (ndr. basta stendere e riporre gli abiti con un minimo di cura),  l’Italia risparmierebbe miliardi di kilowatt, le donne godrebbero di un po’ più di tempo libero e tutti noi vivremmo più rilassati con qualche ingiaccato in meno.

meno ferro da stiroDemata

Come risparmiare tanti soldi sul riscaldamento

21 Ott
I termosifoni non sono pensati per innalzare rapidamente il calore di una stanza, quanto per mantenerlo costantemente a temperature accettabili.
Dunque, per le prime due ore il nostro impianto a gas lavora solo per alzare la temperatura.
Un bello spreco.
 
Se, invece, usiamo un altro mezzo per portare la temperatura a 20 gradi rapidamente, l’impianto a gas con i termosifoni lavora molto molto meno per mantenere calda la casa.

In poche parole ‘investendo’ in una stufa ventilata (a cherosene o elettrica) da accendere per una decina di minuti, nel giro di un paio di anni vi trovate ad aver risparmiato migliaia di euro per un appartamento tra i 70 e i 100 mq.
Ed avremo anche il vantaggio di una casa calda in pochi minuti.

Demata

La riscossa di Cecil the Lion

2 Ago

leon mask orixaSpendiamo milioni per creare parchi protetti per gli animali selvatici e poi arriva un dentista da chissà dove e ammazza il capobranco?

Male, ma da oggi anche gli animali hanno un loro martire: Cecil the Lion.

Quanto al dentista ed all’enorme sfortuna che ha iniziato a perseguitarlo, già provvede lo spirito orixa di Shango che (di sicuro per chi ci crede) albergava in Cecil.

Piuttosto c’è da chiedersi se sia il caso di cambiare qualcosa nelle leggi statunitensi se uno come Walter Palmer già nel 2008 e nel 2009 era stato ‘pizzicato’ per aver ucciso una renna californiana protetta (4.000 esemplari) ed un orso nero …

Non è una questione di armi da fuoco (Palmer usa una balestra) ma di pericolosità sociale di questi individui e dei limiti da porre alla loro circolazione.

Demata

Cecil the lion and the revenge of the Wild

2 Ago

We spend millions to create protected  parks for wildlife and then a dentist comes from nowhere and kills the A-male of the park ?
Really bad, but … now even animals have their martyr: Cecil the Lion.

Cecil

Rather it is questionable whether it is appropriate to change something in the US laws if someone like Walter Palmer – between 2008 and 2009 – had been ‘tweaked’ for killing a reindeer nurtured to revival, numbering about 4,000 in 22 herds, and a black bear about 40 miles outside the area he was licensed to hunt and  falsely certifying the trophy.

He faced up to five years in prison and a fine of up to $250,000, but, after the plea agreement, Palmer was sentenced … to one year of probation and ordered to pay a fine of $2,938.

It is not a question of firearms (Palmer uses a crossbow) but of eniromental and social danger by these individuals and the limits to be placed on their movement.

And – about the dentist and the huge misfortune that began to haunt him – do not worry: the Orixa spirit of Shango deity provides in abundance. It harbored in Cecil (for those who believe) …

Demata