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Luna, quel che abbiamo dimenticato

19 Lug

Non si può avere idea oggi di cosa sia stato allora.

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Prima dell’orma di Louis Armostrong,  “volere la Luna” era come dichiararsi pazzo alla stregua di Ariosto e da allora in poi “volere la luna” … ce lo siamo ritrovato nelle orazioni e nelle manifestazioni sociali come fosse un diritto universale.

Tutta colpa di quel giovanotto irlandese che al Rice Stadium di Houston, in Texas, il 12 settembre 1962 annunciò alla folla sbalordita che sarebbero andati sulla Luna: si chiamava John Fitzgerald Kennedy ed era un liberale.

We choose to go to the Moon! We choose to go to the Moon…We choose to go to the Moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard; because that goal will serve to organize and measure the best of our energies and skills, because that challenge is one that we are willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one we intend to win, and the others, too.”

Demata

Non chiamateli ‘parassiti’

17 Gen

Ieri, in un luogo pubblico, mi sono trovato vicino ad un ‘parassita’, come purtroppo li apostrofano politicanti e giovinastri.

Mi ha un po’ sorpreso, nel “mio mondo” non ce ne sono ed avrebbero dovuto scomparire tutti subito dopo il 14 ottobre 1980, quando gli stessi reparti di lavoro salvarono la Fiat auto-organizzandosi contro gli scioperi voluti dalla CGIL operaista di Pio Galli e sostenuti dal segretario del PCI Enrico Berlinguer con un discorso ai cancelli della fabbrica Mirafiori.

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Era lì, con il suo maglione a V rosso, i suoi capelli ingrigiti e semilunghi sul colletto della camicia, i suoi baffoni ormai spennacchiati, il solito noto quotidiano tra le mani quasi fosse il “vangelo de sinistra”, la valigetta 24ore e la giacca come se a 75 anni si fosse ancora al lavoro, il suo ceto medio-alto e … la petulante saccenza che ben conosciamo.

Uno di quelli che ci hanno lasciato in miseria e con il paese a pezzi, nonostante altri – ad esempio i loro coetanei andati all’estero e noi nati subito dopo – glielo dicessero già 50 anni fa che le loro idee erano del tutto errate.

A dire il vero, non era messo molto bene: abiti stropicciati e barba sfatta da anziano abbandonato, con i malesseri dell’età che inevitabilmente arrivano anche se si è vissuta una vita inutile senza sforzi e senza guai a passare le giornate a far chiacchiere su chiacchiere in qualche riunione.
Evidentemente, è dura essere anziani dopo una vita da egoisti, specialmente se la pensione d’oro mai prodotta e/o contribuita si consuma per finanziare l’ozio o la carriera di qualche figlio quarantenne.

Non me ne ero accorto subito, sembrava un ‘anziano’ come tanti e l’ho notato solo dopo la sua saccenza, quella di chi, come le capre o i muli, non fa altro che porre distinguo, dubbi e rinvii a qualunque fatto, idea o decisione, dopo eterni dibattiti fatti solo di parole astratte e senza un numero, timoroso come un bambino senza la sua mamma, ma ben attento alla propria rendita di posizione. 

Persone – non una generazione intera – che presero in mano l’Italia quando il debito era intorno al 50% e ce la restituiscono con il 130%, arrivati quando eravamo nell’elite industriale del mondo e ci lasciano con scuole e ponti da rifare, in carriera quando le elite culturali italiane creavano il mito del Made in Italy e oggi non c’è più nulla, neanche il contratto di lavoro.  

Non è solo colpa loro: sono quei figli della ripresa industriale postbellica che vennero istruiti solo alla cultura classica e preindustriale (Socrate e Aristotele, Rosseau e Marx, di poco o nulla) ed hanno vissuto in un mondo tutto loro dove le soluzioni sono dibattiti decennali senza decidere nulla.
Se gli avessero fatto studiare anche Platone, Leibniz, Kant e Schopenhauer,  come accadde ad altri loro coetanei, sarebbero stati migliori, tutto qui.

E’ vero, sono loro i padri della “società del benessere e del consumismo” e di quel ‘trash’ che sta distruggendo relazioni sociali e ambiente.
Parlando senza produrre restano solo l’ozio e l’avidità, spezzando le famiglie resta una società di persone sole, inducendo allo shopping chi dovrebbe invece risparmiare, ci si ritrova solo con debiti e immondizia: solo gli stolti non lo capiscono e … non lo capiranno mai.

L’unica cosa che stanno capendo è che sono i nonni di italiani che emigrano o emigreranno, dopo che loro – nonni e genitori – tengono in stallo il Paese da tanto tempo, bloccando l’innovazione perchè poi c’è da cambiare abitudini …

Eh già, perchè quelli dopo di loro e il cambiamento che attendiamo da almeno 20 anni sono rimasti in magazzino, rimanendo oggi bypassati dalla generazione dei loro figli quarantenni. Tali padri e tali figli, però: soluzioni poche, competenze scarse, debito in crescita, chiacchiere tante. Dunque, tanti auguri ai nipoti in un’Italia povera e ignorante.

Non vogliamo a loro del male: anche loro vittime, se il il marketing di partito che li definiva avanguardia ed elite culturale ed ignorava il salto epocale creato dai loro stessi coetanei (Bill Gates, Steve Jobs, Brian Eno eccetera), che andavano in tutt’altra direzione, come gli ha nascosto fino ad oggi quello che avevano insegnato i loro stessi padri (Jung, Lorenz, Vitgoskj, Morris, Cavalli Sforza eccetera) riguardo le basi su cui si sarebbe dovuta costruire una società democratica decente.

Dunque, non facciamo di tutta un’erba un fascio quando vediamo dei capelli bianchi: impariamo a riconoscere o ricordare i segni che ancora oggi orgogliosamente esibiscono coloro che hanno rovinato l’Italia e quelli che appartengono a coloro che da sempre gli si oppongono.

Se ci sono dei “parassiti”, devono pur esserci anche i “martiri”: nella foto del corteo Fiat vedete persone che oggi sessantenni che si ribellano a chi li mandava allo sbaraglio.

E non chiamateli “parassiti”: è offensivo e ingiusto, se furono solo supponenti, incauti e ‘modellati’ da una cultura antiquata. Magari, tener conto che ci sono anche i ‘martiri’, che da 40-50 anni si battono per il Futuro …

Demata

La Repubblica, le televisioni e le bufale sul terremoto

30 Ott

Mentre l’Italia trema sotto le scosse e sotto la paura delle scosse, il maggiore quotidiano nazionale, La Repubblica, ci regala un raro esempio di come NON vada informata la popolazione.

Infatti, per la stessa notizia (un intervento del direttore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr, Paolo Messina) La Repubblica ci propone tre diverse ‘versioni’:

  1. titolo in prima pagina web = direttore Cnr: “Probabili nuove scosse”
  2. titolo interno = direttore Cnr: “Possibili nuove scosse”
  3. testo nell’articolo = “Non possiamo escludere nuove scosse.

Non che La Repubblica sia il peggio, sia chiaro: stamane le televisioni sono riuscite a parlare di “grave terremoto a Roma”, ad intervistare monaci che ‘erano in giro tra le macerie a dare l’estrema unzione’, ad inquadrare strade vuote coperte da intonaci come se vi fosse pericolo imminente, a promettere una ricostruzione abbastanza improbabile finchè il sisma non sarà finito, a meravigliarsi che ci siano ‘repliche continue’ se due secondi prima hanno spiegato che è il terremoto più forte dal 1980.

Non pretendiamo che i giornalisti abbiano almeno la competenza in scienze naturali richiesta ad un liceale, sappiamo bene che molti – ahinoi – potrebbero non averla, ma che almeno diffondano notizie secondo buon senso.

Altrimenti finisce che la gente, poi, creda che si falsificano i dati scientifici, che Dio punisca o protegga dai terremoti o – peggio ancora – che qualche potenza mondiale abbia un macchinario che genera onde sismiche …

Demata

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Le donne, le scienze e l’Italia antimoderna

17 Ott

Oggi in Cina si laureano in materie scientifiche (Stem) 2.5 milioni di studenti all’anno, cinque volte più che negli Stati Uniti e molti molti di più che in Italia, che pure ne avrebbe bisogno.

La ragione? Siamo prigionieri in un mondo di parole e scartoffie, dove le donne è meglio che stiano al posto loro, questo è quello che raccontava il Sole24Ore un anno fa.

Le discipline del settore sono quelle che richiedono un costo maggiore in termini di tempo e denaro, a causa della durata eccessiva del corso, non fissato in vincoli ben definiti come all’estero.
Le donne con una laurea in ingegneria o scienze hanno opportunità di realizzazione (a parità di impegno e spesa) circa un centinaio di volte inferiore a quelle laureate in scienze economico-giuridiche o in medicina., ma anche inferiore a quella di una laureata umanistica.

Scienza e ruolo delle donne nella società sembrano essere ancora un tabù in Italia.

Demata

Omosessuali, religioni, leggi: quale Storia e quali Diritti?

25 Gen

Per le principali religioni moderne l’omosessualità è un atto ‘impuro’, ‘contro natura’, perchè l’hanno detto Yahvè, Dio e Allah,  promettendo i peggiori supplizi in vita e dopo la morte. Anche il Buddismo la ‘sconsiglia’, alla pari di qualsiasi altra condotta derivante dal ‘desiderio’.

Precedentemente, Confucio e Krisna non ne fanno una particolare mezione o ‘problema e, ancor prima, tra gli Indoeuropei come tra i nomadi dell’Asia o del Nordamerica, i ‘pagani’ non si ponevano particolari problemi verso i fuðflogi e le flannfluga (uomini e donne che rifiutano il rapporto eterosessuale e il matrimonio), ma – come per il sopraggiungere dell’impotenza senile – escludevano dal contesto ‘maschile’ gli ‘effemminati’, cioè quelli che decidevano di non partecipare alle prove di iniziazione ‘virili’ e sceglievano di adottare uno stile di vita ‘femminile’.
La maggioranza degli dei della vegetazione (Attis, Adone, Dioniso, Tuisto) erano androgini

Tra i mediorientali gli omosessuali erano una casta, come, ad esempio, i sacerdoti travestiti o gli eunuchi che costituivano il clero di Inanna / Ishtar, venerata nel Tempio di Gerusalemme come “Regina del Cielo” (Secondo Libro dei Re 23,7).
E, ancora oggi, nell’India colonizzata dagli Arya, gli ermafroditi sono dei fuori casta e la benedizione degli eunuchi è considerata quasi indispensabile ed eccezionalmente efficace in ogni cerimonia.

Una questione di fede, dunque, e non di pericolosità sociale, in un mondo dove la ‘famiglia’ e la capacità di ‘procreazione’ era tutt’una cosa, ma dove l’omosessualità non dava scandalo.

Infatti, in Europa occidentale, fino a Carlo Magno, la legislazione civile che il diritto canonico non fanno particolare menzione dell’omosessualità; solo nei Paesi Baschi le Leges Visigothorum prevedevano la castrazione, ma con scarso esito visto che il clero rifiutò di applicare la norma.
Ad Oriente, viceversa, l’Impero bizantino continuò ad applicare il codice teodosiano che prevedeva la pena di morte per gli omosessuali passivi e gli effemminati, estesa anche gli omosessuali attivi (Giustiniano – 533 d.C.) e agli adulteri. L’omosessualità in Russia, però, fu tollerata fino all’epoca di Pietro il Grande e sanzionata dalla Chiesa ortodossa con penitenze.

Le cose andarono a cambiare, in Europa, dopo l’Anno Mille, ‘grazie’ al monaco Pier Damiani (Liber Gomorrhianus – 1049 d.C.) in cui si condanna violentemente l’omosessualità e la sodomia, e, soprattutto, a Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae), in cui l’omosessualità viene descritta come un peccato orribile, ben peggiore dell’adulterio e dello stupro, anche se non assimilabile alla bestialità vera e propria.

Nell’arco di 200 anni, la nuova morale venne fatta propria dall’emergente classe borghese dei mercanti (Paolo da Certaldo -“Il Libro dei buoni costumi”) con l’introduzione di statuti che prevedevano – nella sostanza – le stesse pene dello Stato Pontificio e del Codice Teodosiano.

La Riforma (in particolare il Calvinismo) e l’Illuminismo fecero il resto, se la prima legge contro gli omosessuali in Cina venne introdotta nel 1740 e in Russia  solo nel 1706 venne introdotto il rogo.

A casa nostra, andò a finire che, al sorgere dell’unità italiana, nei codici delle Due Sicilie non v’era neanche la menzione dell’omosessualità, mentre nel resto d’Italia la ‘sodomia’ era punita ‘da sempre’ con l’impiccagione ed il rogo. Solo nel 1787, in Lombardia e Triveneto, si passò alle pene corporali e al carcere per ‘bontà’ dell’imperatore d’Austria e solo nel 1832 a Roma venne abrogata la pena di morte, convertendola in ergastolo. Nel 1859, i Savoia  (art. 425 del C.P.) introdussero la pena del carcere per gli omosessuali, estesa poi a tutta la penisola.

E se tanto era tra i cattolici, non è che andasse molto meglio negli ‘ambienti laici’, figli del Calvinismo, che – in sintesi – la pensavano come Cesare Beccaria, secondo il quale l’omosessualità “prende la sua forza non tanto dalla sazietà dei piaceri, quanto da quella educazione che comincia per render gli uomini inutili a se stessi per fargli utili ad altri” e che “non si può chiamare precisamente giusta (il che vuol dire necessaria) una pena di un delitto, finché la legge non ha adoperato il miglior mezzo possibile nelle date circostanze d’una nazione per prevenirlo”.
Non a caso i laici totalitarismi comunisti della Russia e della Cina previdero la ‘rieducazione’ per gli omosessuali e , come detto, nel Meridione d’Italia borbonico dovette essere lo Stato unitario ‘liberale’ ad imporre sanzioni e pene per gli omosessuali.

Fatto sta che la medicina  ha cancellato solo da 25 anni (17 maggio 1990) l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, definendola “una variante naturale del comportamento umano”, e da allora sta a noi decidere se credere nella Scienza o nei Profeti, ovvero se discriminare gli omosessuali o non farlo.

Altra questione, però, è la famiglia, cosa molto diversa dall’estendere giustamente lo status di parentela al partner omosessuale di qualcuno.

Infatti, per ‘famiglia’ non esiste una definizione: l’Uomo – dagli albori della Preistoria – non ne ha sentito il bisogno, dando per scontato che fosse l’elemento base della ‘riproduzione della specie’.
Oggi – con la demografia in eccesso e con la clonazione alle porte, mentre tanti non hanno più famiglia – le cose sono cambiate e, se un single può adottare bambini, non dovrebbe esservi motivo per cui non possano farlo gli omosessuali.

Ma, se gli omosessuali hanno diritto a farsi una ‘famiglia’, che dire dei bambini orfani o che vivono nell’abbandono come degli homeless e degli invalidi o degli anziani esodati con rinvio perpetuo della pensione oppure delle donne istruite e senza lavoro o, ancora, dei giovani che – una volta – a 30 anni non erano ‘ragazzi’ bensì padri e madri?

Negli USA le norme sui diritti degli omosessuali sono andate di pari passo con le altre tutele dei comportamenti ‘privati’ e dei ‘diritti civili’ (es. legalizzazione cannabis, diritti afroamericani e indiani, etc) ma sono state affiancate da importanti interventi sul Welfare, sulla Sanità e per le famiglie.
“Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità”. (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – art. 22)

Demata

Cannabis, lo Stato laico e la base cattolica

11 Gen

E’ iniziato l’anno elettorale e Matteo Renzi annuncia la depenalizzazione del reato di clandestinità, mentre il capo della Polizia chiede di “far capire che gestiamo il fenomeno immigrazione con umanità ma anche con rigore”.
Quel che conta è placare i “mal di pancia” della base ‘di sinistra’ – cattolica o alternativa fa lo stesso – e così i suoi alleati (leggasi Alfano e Verdini) non possono che fare altrettanto, secondo la solita logica cerchiobottista.

L’idea è la solita: rispolverando l’untore di turno. Ad esempio i bestemmiatori e, da ieri

Dunque, la proposta è di garantire cassa e status quo, abbassando i doveri pubblici verso chi è in Italia indebitamente od in incognito, e  sia non osteggiando la depenalizzazione del reato di clandestinitità sia – dopo  – .

Infatti, sempre tenuto conto del problema di depenalizzare il possibile “perché intasa le procure”, pur di coccolare la base cattolica alla stregua di Renzi, Ncd chiede di ripristinare processi e carcere  per chi coltiva anche una sola piantina di marjuana “fosse pure a scopo terapeutico”,  perchè “se fosse portata a termine così su due piedi, senza un’adeguata sensibilizzazione dell’opinione pubblica” poi “rischierebbe di ingenerare il dubbio che si stia cedendo nella lotta agli stupefacenti”.

Peccato che uno stato laico e democratico fa la lotta al narcotraffico, mentre è nei paesi teocratici o totalitari che si combattono gli stupefacenti, alcolici in primis. Oppure che la ‘cannabis fai da te’ abbatte il mercato di spaccio in mano ai boss.
Per non parlare della sensibilizzazione dell’opinione pubblica che durerebbe ormai da 40 anni, con buona pace di Marco Pannella ed Emma Bonino, o dello “scopo terapeutico” che dovrebbe far capo all’AIFA (Agenzia del Farmaco) ed a chi mai sennò.

Intanto, la natalità delle coppie italiane continua a calare, ma gli asili nido e il turn over generazionale restano promesse, i femminicidi crescono come l’insicurezza delle donne sole, di contrasto alle droghe più diffuse /pericolose (alcool e cocaina) se ne parla poco o nulla, le televisioni continuano a propinarci la sofferenza dei profughi ma non quella dei loro parenti rimasti a difendere le proprie case dalla Jihad.

Secondo voi, la somministrazione continua di droghe (vanno bene anche quelle telemediatiche) potrebbero farci credere persino che Bertoldo e Bertoldino (i noti personaggi descritti da Cesare Croce ) avevano abbastanza cervello per impersonare anche il Gatto e la Volpe di Collodi?

Demata

Discendiamo dall’amore tra un Neanderthal ed una protoSapiens?

20 Mag

Recenti studi genetici (Nature 507, 354–357 del 2014) hanno dimostrato che i Neanderthal si incrociarono con i Sapiens e che i non africani sono i prodotti di questa ‘mixture’.
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Una questione di pelle, sembrerebbe, dato che le regioni che ospitano un’elevata frequenza di alleli di Neanderthal  influenzano la produzione di cheratina, aiutando gli umani moderni nell’adattarsi ad ambienti non africani, come l’Europa che era in piena glaciazione.

Una questione di salute, dato che i Neanderthal hanno ‘regalato’ all’Umanità – in particolare a noi ‘caucasici’ – i geni del lupus eritematoso sistemico, la cirrosi biliare primaria, la malattia di Crohn, la dimensione del disco ottico, la propensione al fumo, il diabete mellito di tipo 2, le porfirie e l’emocromatosi.

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In compenso (Science. 2011 Oct 7; 334(6052): 89–94) il sistema immunitario dell’uomo moderno ebbe notevoli vantaggi dall’acquisire  dai Neanderthal e dai Denisovian nuove varianti di HLA, che rispondevano meglio ai patogeni locali.

La Harward University  e il Max Planck Institute hanno pubblicato la prova genetica che una ascendenza dai Denisovan è condivisa dai melanesiani, dagli aborigeni australiani, dai Negrito nelle Filippine. Anche l’adattabilità ad altezze elevate dei Tibetani deriverebbe da interbreeding con uomini denisoviani (Nature 512, 194–197 2014).

In poche parole, oltre alla certezza dell’accoppiamento fertile con i protoSapiens, oggi sappiamo che i Denisovian differivano dagli umani moderni  di circa il 3,5% del filone mtDNA, mentre i Neanderthal avevano diverso da noi quasi l’ 1% dei nucleotidi e sembrerebbe che non fossero affatto inferiori a noi quanto ad intelligenza.

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L’ipotesi di interbreeding tra protoSapiens e umani preesistenti – sotto i nomi di incrocio, ibridazione, commistione – è stata discussa fin dalla scoperta dei Neanderthal, ma – come sappiamo tutti – è stata negata fino a pochi anni fa.
Oggi, come si suol dire, siamo ai ‘fatti scientifici’.

Addirittura, sappiamo che i ‘caucasici’ e gli Han portano genoma neanderthaliano maschile e non femminile, cioè che era una Sapiens la madre del ‘prodigioso mutante’ che avrebbe conquistato  (e cementificato) il pianeta.

L’Uomo moderno è di una razza sola?
Difficile dirlo, dato che il termine ‘razza’ non ha una definizione scientifica.
main-qimg-fba6e5e69e65ce462009f2f9cac6613cQuel che sappiamo è che il Sapiens moderno è una specie del ‘genere’ Homo, della ‘famiglia’ Ominidi, che fino a 30.000 anni fa aveva diversi ‘cugini’ (specie) come i Neanderthal, i Denisov, i Florisiensis eccetera, con i quali condivide la discendenza, che ancora oggi presenta diversità genetiche rilevabili tra diverse etnie.

La propensione dei nostri antenati fu quella di mescolarsi per evolversi, ma il nostro DNA si è ‘assestato’ da soli 15-20.000 anni … quello dei Neanderthal durò 200.000 …

Demata (blogger since 2007)