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La pessima accoglienza italiana fomenta la xenofobia

17 Lug

La Germania accoglie profughi palestinesi e ne garantisce l’inserimento nel lavoro e gli studi, ma con permessi a tempo legati all’effettiva situazione di rischio che ha determinato l’accesso allo status di rifugiati. Se non fosse così (queste sono le regole dell’UNHCR mica della Germania) i paesi da cui provengono i rifugiati sarebbero depauperati della loro parte migliore …

L’Italia accoglie profughi e non solo, visto che non riesce ad espellere neanche i delinquenti abituali. Finora li destinava in dei luoghi orrendi chiamati CIE, con cancelli e filo spinato. Adesso, visto che somigliavano troppo a dei lager e che i soliti scandali di corruttela s’erano appalesati, il sistema è cambiato.

Ci pensano i Comuni collocandoli in palazzine semisfitte, a volte senza corrente a volte senza acqua, ma sempre nel nulla. Palazzine che non di rado vedono la coesistenza di regolari proprietari delle abitazioni che hanno investito la propria vita in un mutuo ventennale depauerato vertiginosamente dalla conversione del residence in un campo profughi.

Un sistema assurdo e disumano, che colloca i profughi in qualche intestizio extraurbano (alla faccia dell’integrazione) e che marginalizza gli italiani che ne sostengono direttamente il carico, mentre ombre sempre più fosche si ammantano sui rapporti tra politica locale e palazzinari.

Ovviamente i nostri media raccontano dell’infamous Merkel dinanzi alla ragazzina che non vuol tornare e dei pessimi di Forza Nuova o della Lega di Salvini, ma non della follia e dell’iniquità del sistema di accoglienza italiano. E neanche del fatto che si accusa di isolazionismo proprio la Germania dove almeno il 40% della popolazione si ritrova con un genitore o con un nonno od un parente straniero.

Che l’Italia sia pessima in fatto di accoglienza ed integrazione lo dimostra che, tra le tante cose che non ci raccontano, centinaia e centinaia di profughi (bambini e vecchi inclusi) si allontanano come possono ed appena possono dalle località sperdute in cui li collochiamo. E, non a caso, i nostri media raccontano puntualmente che tanti stranieri – arrivati in Italia – si dirigono al meglio possibile verso le nostre frontiere: i diritti e la qualità dei diritti che gli sono garantiti in Germania (ad esempio) non hanno paragone con quello che accade in Italia.

Demata

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Sisma Nepal e … se accadesse a Roma?

27 Apr

A Roma dormiamo sonni tranquilli? Si, più o meno gli stessi di quelli coloro che abitano a 70 km dall’epicentro del sisma in Nepal.

C’è, a dire il vero, la ‘molto rassicurante’ classificazione di Roma in zone sismiche che racconta come nelle aree territoriali dei Municipi:

  • V, VI, VII, VIII, IX, X, XI e XII – Zona 2B – possono verificarsi terremoti abbastanza forti
  • I, II, III, IV, XIII, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX e XX – Zona 3A – può essere soggetta a scuotimenti modesti.

I primi dubbi li lanciava l’autorevole il Time – nel giugno 2012 – con un approfondimanto firmato da Stephan Faris: “Can an Earthquake Bring About the Fall of Rome“?

Infatti, a meno di 100 km da Roma c’è  l’Abruzzo, che negli ultimi 7 secoli è stato colpito da almeno 11 terremoti di intensità superiore al IX grado (Scala Mercalli-Cancani-Sieberg).
Inoltre, lo stesso Lazio è stato interessato da forti terremoti, nella parte estrema meridionale  (1349 X e 1654 X) e in quella nord-orientale (1298 X, 1639 X e 1695 IX), più quelli avvenuti in Abruzzo (1461 X, 1703 X) e Umbria (1703 XI)
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“La sismicità capitolina, pur se limitata e caratterizzata da intensità massime intorno al VI-VII grado della scala MCS, ha infatti da sempre rappresentato un serio pericolo per l’integrità dei monumenti millenari, spesso  trascurati e lasciati senza manutenzione. Ancor più gravi sono i rischi legati alle scosse “risentite”, con epicentri localizzati nei Colli Albani, nel Mar Tirreno e perfino nell’Appennino Centrale che, nonostante disti circa tra i 60 ed i 120 km da Roma, rappresenta la sorgente sismogenetica principale capace di provocare danni anche sensibili nella capitale.” (28 aprile 2014 10:59 – Redazione MeteoWeb)

“Il problema è acuito da due fattori fondamentali, uno geologico ed uno ingegneristico. La maggior parte di Roma è costruita su depositi alluvionali olocenici del Tevere e dei suoi affluenti. La valle del Tevere è larga oltre due km, ma esistono altre zone edificate su materiali soffici, non consolidati e dalle scadenti proprietà geomeccaniche (Valle della Caffarella al terminal “Ostiense”, Grotta Perfetta, Viale Giustiniano, Valle di Vallerano, ecc.). In condizioni particolari questo tipo di terreni, soprattutto le sabbie, può essere soggetto ad amplificazione dell’onda sismica (liquefazione, densificazione, ecc.) e quindi aumentare a dismisura la potenza distruttrice del terremoto. Nell’area che va da Ponte Milvio alla Magliana è stato calcolato che gli effetti delle scosse possono amplificarsi anche fino a due volte e mezzo rispetto alle altre zone capitoline. ” (Prof. Enzo Mantovani (docente di Fisica Terrestre presso il Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Università di Siena)
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Se il problema ‘geologico’ è grave, quello derivante dall’enorme espansione urbanistica, spesso sregolata, dè ancor peggio.
Secondo un recente studio dell’Anaci (Associazione nazionale amministratori condominiali) a Roma almeno il 35% degli edifici non possiede il certificato di abitabilità.

“Da un secolo, esattamente dal 1915, quando si verificò il terribile terremoto di Avezzano, l’urbanizzazione di Roma è stata abnorme e noi non sappiamo come si potrebbero comportare i “nuovi” edifici in caso di un forte sisma appenninico, con magnitudo ben superiore a 6.0. Non lo sappiamo per il semplice motivo perché ignoriamo le caratteristiche costruttive degli edifici stessi e crediamo di non andare lontani dalla realtà asserendo che probabilmente non vi esistono particolari accorgimenti antisismici.” (Enzo Mantovani – Giampiero Petrucci)

“Il problema vero è che sull’Appennino centrale possono verificarsi terremoti molto più forti, fino a magnitudo 7 com’è accaduto nel 1915 ad Avezzano. In quell’occasione a Roma non ci furono morti, ma molti danni distribuiti su gran parte della città, soprattutto in alcune zone che poi abbiamo individuato come le valli alluvionali“.
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Dopo il terremoto di Messico City, si capì che questi terreni erano in grado di amplificare lo scuotimento del suolo in occasione di terremoti anche lontani. Molte zone di Roma sono costruite sui terreni alluvionali, a partire dalla valle del Tevere che va da Prati a piazza Venezia fino a San Paolo ed è larga oltre 2 chilometri, fino a una serie di valli affluenti da est, non riconoscibili dalla morfologia perchè ormai completamente urbanizzate, come la valle della Caffarella in corrispondenza del terminal “Ostiense”, la valle di Grotta Perfettta e il Viale Giustiniano Imperatore. E poi ancora la Valle di Tre Fonrtna e la Valle di Vallerano. Queste zone sono state intensamente urbanizzate soprattutto negli ultimi 20-30 anni. Non possiamo purtroppo sapere come si comporterebbero tutti gli edifici lì costruiti, perchè non conosciamo le caratteristiche costruttive degli stessi edifici.
Sostanzialmente il rischio sismico, a Roma come in tutt’Italia, dipende dal fatto che non siamo in grado di fare la stima della vulnerabilità degli edifici, anche se sappiamo quali aree possono amplificare lo scuotimento. Noi possiamo fare una mappatura dei terreni che possono amplificare lo scuotimento, ma manca la parte ingegneristica e strutturistica che è quella più importante, i morti sono sempre causati dalle modalità costruttive degli edifici.” (Fabrizio Marra, geologo e ricercatore dell’Ingv)

“Il principale rischio sismico viene dall’Appennino: quando forti terremoti, di magnitudo 7, colpiscono l’area al confine tra Lazio e Abruzzo, anche Roma ne risente gravemente. Nel 1915 per fortuna non è successo nulla di gravissimo, ma Roma non era com’è oggi. Oggi è molto più amplificata proprio su quei terreni alluvionali e non consolidati che amplificano lo scuotimento del suolo. Proprio in quelle zone, il terremoto di L’Aquila è stato sentito in modo più significativo che altrove, ed era un magnitudo 6. Secondo me bisognerebbe valutare proprio questo aspetto sugli edifici, come ho già spiegato, per stare più tranquilli. Pensate che sul Viale Giustiniano Imperatore qualche anno fa alcuni edifici costruiti male, con fondazioni inadeguate per quei terreni inconsolidati perchè alluvoinali, si sono addirittura inclinati e alcune persone sono state evacuate dalla loro abitazione …”

Il terremoto della Marsica del 1915 come quello dell’Irpinia del 1980 confermano che l’Appennino Centrale può scatenare sismi nell’ordine del VII grado (MW) con danni anche molto gravi anche a distanze superiori ai 50 chilometri, se parliamo di terreni allluvionalli e di edifici costruiti male.

Anche il terremoto di Haiti del 2010 era del VII grado … il numero di vittime è stimato in 222.517 morti. L’entità dei danni materiali provocati dal sisma è ancora sconosciuta. Secondo la Croce Rossa Internazionale e l’ONU, il terremoto avrebbe coinvolto più di 3 milioni di persone.

Demata (blogger since 2007)

Roma Capitale: case di pregio in regalo o quasi

17 Feb

Roma Capitale possiede ben 43.053 abitazioni in affitto /comodato e ne affitta 4.801 da privati, di cui ben 1.042 riconducibili ad un solo soggetto e mai dichiarate al Fisco secondo la Procura di Roma.

Dalle case che da in affitto il Campidoglio incassa 27,1 milioni (dato 2013) ma ne spende 138,9 milioni di euro. Per le case che prende in affitto il Comune paga oltre 21 milioni di euro.

Roma Capitale possiede anche 598 immobili non residenziali, ma ne spende 50,9 milioni per affittare uffici e, se siete scandalizzati, attendete: prima (con Veltroni o Alemanno) era molto peggio, il sito comunale ci informa che nel 2014 sono stati risparmiati 2,1 milioni di euro  …

Ma a vergogna si aggiunge altra vergogna: c’è il piano di dismissioni avviato dall’amministrazione capitolina … con una parte del consiglio comunale che vorrebbe ‘regalare’ un bello sconto, dopo anni e decenni di affitti che neanche hanno corto le spese di manutenzione ordinaria, agli inquilini che decidessero di comprare uno dei quasi 600 immobili messi in vendita e siti in zone prestigiose o di pregio come Via dei Coronari, Trastevere o Prati.

Dopo le case degli Enti, regaliamo anche quelle del Comune in una città con ICI e Irperf dda record?

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Roma: un’emergenza ‘casa’ tutta da capire

3 Lug

Da pochi giorni, il Comune di Roma Capitale ha una nuova Giunta, guidata dal Sindaco Ignazio Marino e, soprattutto, dal suo vice, l’assessore al Patrimonio Luigi Nieri, le cui ‘migliori’ referenze sono quella di assessore al Bilancio, programmazione economico-finanziaria e partecipazione della Regione Lazio per la Giunta Marrazzo.
Un bilancio con un buco valutato in 277 milioni per  una scorretta e costosa distribuzione dei farmaci destinati alle terapie continuative per pazienti cronici non ricoverati e sotto monitoraggio, che si concluse solo nel 2008 e solo a seguito delle indagini della Guardia di Finanza, mentre la Legge 405/2001 prescriveva che dovessero essere forniti in modalità “diretta”, cioè dalle stesse Asl e/o farmacie convenzionate, con sconti minimi del 50% sul prezzo intero.

Un viceSindaco che, con buona pace per i 3/4 dei romani che ‘di sinistra non sono’, mantiene anche la carica di capogruppo di SEL in Consiglio Comunale, nonostante non sia stato lui, con soli 4.810 voti, ad essere il primo eletto del partito, bensì Gemma Azuni, con 5.430 preferenze.

Un Luigi Nieri, oggi vestale e tutore del patrimonio comunale, che, solo sei mesi fa, dichiarava “Le manifestazioni eclatanti che si sono tenute oggi a Roma, con l’occupazione di decine fra palazzi e strutture da parte di migliaia di persone, serviranno a portare all’attenzione di tutti un dramma che riguarda migliaia di persone e che non si può continuare a ignorare. La ghigliottina della speculazione, con l’aumento esponenziale degli affitti e con le case degli enti pubblici privatizzati messe in vendita a prezzi di mercato, rischia di decapitare intere famiglie ogni giorno. L’esasperazione di chi non riesce a guardare oltre domani è, quindi, più che legittima”.

Va da se che le case degli enti pubblici vadano privatizzate a prezzi di mercato e che nei centri storici gli affitti aumentino, come anche che a Roma è difficile parlare di legittimità, quando l’argomento è la casa. Un argomento tabù, la casa, non solo per la continua attrattiva di nuovi residenti, fagocitati a caro prezzo dai palazzinari, mentre il PIL capitolino da decenni suggerisce l’insostenibilità di una tale crescita demografica, confermata da numero incommensurabile e sempre crescente di alloggi pubblici esistenti ed il blocco perpetuo degli sfratti nei rioni centrali.

Infatti, a Roma le case pubbliche si occupano per rivendersele o si ereditano dai vecchietti, a volte prima ancora che siano defunti, come raccontava poco tempo fa Il Messaggero, che, nel 2010, denunciava come, su 53.000 alloggi Ater fossero almeno 8000 quelli occupati senza alcun titolo. Un dato di assoluto arbitrio e caso confermato dalla recente necessità, per ATER Roma, di indire un  censimento degli inquilini e dal fatto che, su 7.410 messi in vendita solo 434 alloggi sono stati effettivamente venduti e meno di tremila inquilini hanno chiesto di essere ammessi alla procedura di rogito.

E, non a caso, alle manifestazioni dei ‘comitati per la casa’ di solito non partecipano più di qualche centinaio di cittadini come, puntualmente, gli occupanti delle case in consegna risultano non avere i diritti di precedenza sui legittimi assegnatari.
Una questione complessa, dunque, se, poi, ci si ritrova anche dinanzi a precedenti con la giustizia, formazione e qualificazione professionali assenti, incapacità a trovarsi un posto di lavoro fisso. Specialmente se, a Roma, non è noto nè il numero esatto delle case concesse a fitto agevolato nè la tipologia degli inquilini e, soprattutto, come venga monitorata la sussistenza dei requisiti. In un paese, come l’Italia, dove non è previsto un particolare controllo fiscale per coloro che beneficiano di un alloggio pubblico.

In questo contesto – e con le promesse elargite ‘a mari e monti’ con la maxiofferta elettorale di Ignazio Marino – non ci vuole molto a scatenare il putiferio in città.
Ieri, ad esempio, è accaduto che qualche centinaio di manifestanti si è scontrato con la polizia, dopo che s’era cercato di uscire dal percorso prestabilito per avvicinarsi ad manifestanti antagonisti, come  Paolo Divetta, dei blocchi precari metropolitani, riferisce al Corsera: «all’inizio del corteo abbiamo saputo che esponenti de La Destra avevano organizzato il benvenuto a Marino sulla piazza del Campidoglio, che invece a noi era stata vietata a causa delle strutture di un concerto. Quando abbiamo saputo che i manifestanti de La Destra stavano dirigendosi verso il Campidoglio abbiamo chiesto alle forze dell’ordine di arrivare anche noi più in prossimità. Invece siamo stati bloccati nei pressi di piazza Madonna di Loreto con delle cariche immotivate».
Ovviamente, nessuno pensa al clima di tensione e al pericolo che un gruppo di persone, con intenti violenti, può scatenare in una città come Roma affollata di turisti e di cittadini se non arginato.

Risultato?
Un agente contuso, una ragazza manganellata ed il sindaco Ignazio Marino in serata va a trovare la giovane attivista – ma non il servitore dello Stato – e condanna ”gli episodi di violenza accaduti, sui quali va fatta piena luce, per questo chiederò immediatamente al Prefetto di accertare le responsabilità di quanto accaduto”.
Secondo la questura, gli agenti sono stati bersagliati da oggetti. E’ su questo che andrebbe fatta piena luce, come sul mercato delle okkupazioni, assicurando alla giustizia i colpevoli.

«Il sistema – racconta un anziano abitante delle case di Torrevecchia – è saltato quando gli occupanti abusivi si sono sentiti legittimati. E’ successo anche con le occupazioni dei vari movimenti per la casa. Chi è dentro è dentro. Chi aspetta continua ad aspettare. E non importa se in questo modo vengono lesi i diritti di chi è in graduatoria…». (Il Messaggero – 2010)
«Le dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Roma sugli scontri (…) rappresentano l’ennesimo attacco gratuito nei confronti delle forze di Polizia – ha dichiarato in una nota il segretario provinciale dell’Ugl polizia di Stato di Roma, Massimo Nisida – chiamate a fronteggiare tensioni sociali provocate dai vuoti lasciati dalla politica e poi aprioristicamente criticate dalle stesse istituzioni che le hanno investite del difficile ruolo di garantire l’ordine pubblico».
Chi semina vento, raccoglie tempesta ed il tempo del panem et circenses è ormai finito. Si spera …

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Una Roma a destra sterilmente sinistra

11 Mag

Mentre a Milano lo scandalo delle 2,5 tonnellate di mozzarelle blu per le mense scolastiche scivola via senza affatto turbare la conduzione della città, a Roma la campagna elettorale è già iniziata e, con lei, la “caccia al Sindaco” Gianni Alemanno.

Una caccia “di per se” facilissima, visto che nulla o poco se non peggio è stato fatto in questi anni, che però prende vie inconsuete ed improbabili, visto che gli “altarini” del Comune di Alemanno son gli stessi dell’era Veltroni con qualche variazione in tema.

Infatti, così andando le cose nella nostra inefficiente Capitale, tutto quello che si riesce a rimproverare ad Alemanno è il suo passato “fascista”.

La polemica in corso è quella di Mario Corsi, detto Marione, che il 25 maggio per riceverà al Campidoglio il premio “Microfono d’oro 2012” sulla base, sia chiaro, delle preferenze espresse dai cittadini.

Marione è uno speaker sportivo molto seguito nella Capitale pere la sua trasmissione “Te la do io Tokio”, dedicata alla squadra di calcio della Roma e ai suoi tifosi, ha un effettivo seguito.

Il “problema” è che, oltre 30 anni fa, Mario Corsi, militante di estrema destra, rimase coinvolto di diverse inchieste riguardanti i Nuclei armati rivoluzionari, un’organizzazione terroristica di estrema destra attiva fra il 1977 e il 1981. Pur avendo dei precedenti minori, riguardo ai NAR, va precisato che Mario Corsi è stato assolto dall’accusa dell’omicidio di Ivo Zini, mentre il caso Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci è stato archiviato per insufficienza di prove.

Come capotifoso della A.S. Roma è stato accusato di recente da una inchiesta delle Iene di aver tentato di truffare/ricattare la nuova proprietà made in Usa del club insieme ad altri “nostalgici” della vecchia gestione della Famiglia Sensi, molto benevola verso le frange estreme del tifo.
Marione, proprio per l’egemonia nell’audience dei tifosi,  è noto anche per il pesantissimo attacco al Direttore del Romanista definito ‘un pedofilaccio‘.

Di sicuro, Marione è un personaggio molto discutibile, demiurgo degli Ultrà della A.S. Roma, inclusi quelli, temo, che non vorremmo vedere allo stadio, ma ai lavori sociali quantomeno.

Fatto sta, però, che di professione fa lo speaker, che per l’Ordine dei Giornalisti “è tutto a posto” come lo è per la Magistratura e che sono i cittadini ad averlo votato visto che “fa audience”.

Negargli un premio “artistico” per reati di oltre 30 anni fa è pura follia.

Ancor più folle, ovvero sterile, è additare Gianni Alemanno, se, già nel 1999, Mario Corsi detto “Marione” ricette il premio Simpatia dall’allora sindaco Rutelli in Campidoglio.

Ed ancor peggio va, se a capo di gabinetto del vicesindaco Maria Grazia Guida a Milano venga nominato quel Maurizio Azzollini, fotografato con una Beretta in mano mentre sparava verso i carabinieri 35 anni fa. Oppure, se il sindaco  Veltroni dette addirittura lavoro a Silvia Baraldini, che mai avrebbe dovuto essere scarcerata in base agli accordi Italia-USA sui trasferimenti di detenzione.

Chiacchiere romane, dunque.

Chiacchiere che denotano l’incapacità profonda della Sinistra capitolina di rilevare i bisogni reali della popolazione e ricercare nuove soluzioni di governance.

Una realtà politica capitolina che non riesce a percepire come la città – dopo l’enorme espansione edilizia voluta da Veltroni – sia “nuova”, con almeno un terzo della popolazione immigrata dal Sud negli ultimi 20 anni.

Una classe politica, di ogni ceto e colore, attenta solo ai “romani de Roma”, incapace di proporre nuovi riferimenti politici e soluzioni adeguate per una città che non è più quella “famigerata” degli Anni ’70, quella dei  “fascisti e comunisti” e delle bande di borgata.

Altro e ben più urgente dovrebbe occupare il tempo dei partiti in città e dei loro fans: Malagrotta ed il trasferimento della discarica, mobilità e servizi per le “nuove periferie”, un piano di manutenzione urbana credibile, la sicurezza e la legalità che partono dal rispetto del codice stradale, l’occupazione non può continuare ad essere pubblica o parastatale, i flussi turistici sfruttati al minimo, i servizi per anziani e malati da Terzo Mondo, la larghezza delle spese sociali che vedono interi quartieri sussidiati da generazioni.

Ce ne sarebbe da dire sui sindaci di Roma e non solo su Alemanno, il cui demerito “terribile ed inappellabile” è sostanzialmente l’inazione, ma che, a differenza di Walter Veltroni, almeno ha evitato ulteriori indebitamenti, certamente non ci ha afflitti con decine di presenze mediatiche al giorno e comuunque qualche toppa per le strade l’ha messa.

Dunque, cari politici e giornalisti capitolini, diteci qualcosa di sinistra … o di destra (se preferite).

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Roma, ancora violenza

5 Gen

Ancora morti per strada a Roma: padre e figlia di nove mesi uccisi durante un tentativo di rapina fallito.

Intorno alle 21. Zhou Zheng, un cinese, gestore di un bar con money transfer, ritornava a casa con la famiglia e con il, forse, magro incasso della giornata. Un tentativo di reazione, tre colpi andati a segno, due morti ed un ferito.

Altri due omicidi che vanno a sommarsi ai 33 avvenuti nel 2011 e che confermano che a Roma qualcosa è cambiato.

Di chi le responsabilità?

Inequivocabile il commento di Walter Veltroni, su Twitter, secondo il quale le responsabilità sarebbero della Giunta Alemanno, come se il degrado delle periferie e l’impunità diffusa fossero un problema di questi ultimi tre anni.
“Hanno tolto l’anima alla città, il senso di comunità e di solidarietà, e la violenza la fa da padrone.”
Più realisticamente, Alessandro Onorato, capogruppo Udc in Campidoglio, si rivolge al Governo Monti, chiedendo mezzi, uomini e risorse: “la Capitale non può rimanere da sola ad affrontare questa impressionante scia di sangue. Roma ha bisogno di più uomini, più mezzi e più fondi per combattere questa deriva violenta che pervade ormai quotidianamente le nostre strade e i nostri quartieri”.

Come non considerare, innanzitutto, che “questa Roma” è il frutto di ben 17 anni di politiche di sinistra, che poco hanno inciso sulla formazione e sulle tecnologie, se parliamo di lavoro, e che tanto hanno speso in sussidi ed interventi “sociali” nelle periferie, senza pretendere in cambio operosità e legalità.

Giunte che non hanno realizzato un piano di mobilità funzionale, pur incrementando vertiginosamente il numero di abitazioni e residenti, rendendo la città, strozzata dal traffico e frammentata in mille rioni, impattugliabile.
Entità politiche che pensavano, ricordiamolo, di contrastare il disagio giovanile, tollerando le occupazioni abusive e le “zone grigie”, in vece di finanziare centri giovanili e sportivi oppure, meglio ancora, investendo i finanziamenti per il diritto allo studio in qualcosa che non fosse esclusivamente l’intercultura.

Roma violenta?

E perchè non dovrebbe esserlo, specie in tempo di crisi, se in certi quartieri, malgrado l’obbligo scolastico, il 15% dei maschi non ha conseguito la terza media e solo un altrettanto 15% è arrivato alla maturità? Oppure se circa 800.000 dei suoi cittadini sono talmente indigenti e deprofessionalizzati da aver bisogno di una casa popolare da, ormai, due o tre generazioni.

A proposito, andrà meglio, secondo voi, con il decreto “svuota carceri”?

Leggi anche Roma, città violenta?

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Alemanno e Polverini: un serio problema italiano

28 Ott

Le gestioni di Alemanno e Polverini stanno portando Roma sull’orlo del baratro.
Il primo segnale, come al solito, è il traffico, ormai del tutto impazzito. Fa notizia l’alluvione per scarsa manutenzione od il blocco di un intero quadrante, solo perchè apre un supermercato. Non fa notizia, da tanto tempo, il dover impiegare 2 ore per percorrere  45 chilometri di bretelle autostradali od un’ora  in autobus per una decina di chilometri in città.
Va detto che con Veltroni non era molto diversa la situazione, ma Alemanno aveva promesso di risolvere i problemi della mobilità e quello che si è visto è solo un’asfaltatura affrettata ed a macchie di leopardo.
Il secondo campanello di allarme, sempre secondo tradizione, è l’esplosione palazzinara provocata dal Piano Regolatore voluto da Veltroni e derogato da Alemanno, cui si va ad aggiungere il micidiale Piano Casa che la Polverini pretende di attuare. Ovviamente, niente metro, niente linee aggiuntive, niente passanti veloci, niente di niente.

Si arriva, poi, ai servizi sociali e sanitari, dove chi ha già avuto continua a prendere e chi avrebbe diritto si vede spesso respinto al mittente. Intanto, si tagliano diagnostica e cure “non essenziali”, in una città dove bisognerebbe da tempo abbattere, ricostruire e riorganizzare (con altro personale) il Policlinico Umberto I.
Come la “sicurezza”, che è talmente peggiorata, a parte omicidi in crescita e pattuglie in deficit, che il famoso boss mafioso Rosario Gambino se ne stava tranquillamente in clinica a Roma.
Il turismo è un disastro, ormai impera il low cost che poco porta alla città, dato che Roma non è capace di svilupparsi secondo logiche commerciali e manageriali, ovvero in grado di promuovere e vendere un “prodotto”.
Formazione ed occupazione al lumicino: basti dire che in città proliferano i licei e che già da un ventennio si devono “importare” tecnici da altre regioni.
Per arrivare ai rifiuti ed alle discariche, insufficienti e strabordanti, in una città che vanta una raccolta differenziata da record, ma dove non si vede un cittadino uno che scenda di casa col sacchetto dell’umido …
E per non parlare del “modus operandi”, decisamente censurabile, se il ministro per i Beni e le attività culturali, Galan, può permettersi di affermare che “da quando sono a Roma ho visto cose dell’altro mondo.” La Polverini “è prepotente, forza la legge.”

Un crollo verticale, quello che sta subendo Roma, che arriva dopo le vistose crepe che iniziarono a mostrarsi con la Giunta Veltroni e che determinarono la sconfitta elettorale del centrosinistra.
Arrivare fino al 2013 sarà molto, molto difficile e l’attendismo del PD, speranzoso di riprendersi Comune e Regione allo scadere del quinquennio e non prima, non potrà altro che disincentivare i cittadini e togliere ulteriore credibilità alla politica romana.
E sarà ancor più difficile, con una capitale così, mettere in atto le riforme che l’Italia aspetta.

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