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MPS & co: il disastro annunciato dal 2005

3 Gen
Era il 6 marzo 2013 quando moriva, apparentemente suicida, David Rossi, 51enne capo dell’area comunicazione del Monte dei Paschi di Siena e fedelissimo di Giuseppe Mussari, l’ex presidente della banca .
 
Rossi non era indagato nell’inchiesta della Procura di Siena sull’acquisizione di Antonveneta e sui contratti derivati siglati dalla banca.
Era solo una persona informata dei fatti, in particolare per la sua funzione di collegamento tra gli indagati Mussari e Vigni, ed evidentemente gli inquirenti erano a caccia di prove, e-mail, documenti e riscontri riguardo fatti rivelatisi a partire dal 2005.
bancopoli
 
Riguardo Antonveneta, la storia è ben nota, come riporta Wikipedia:
 
– Il 2 maggio 2005 “la procura di Milano apre un fascicolo contro ignoti per la scalata alla Antonveneta. Dalle indagini la procura ipotizza che a novembre 2004 sarebbero stati effettuati acquisti di titoli per circa 500 milioni di euro, in modo da spingere il prezzo delle azioni Antonveneta sopra a quello dell’Opa di 25 euro.
Qualche giorno dopo la Consob delibera che Fiorani, di concerto con altri soci di Antonveneta (in totale un gruppo di 18 imprenditori tra cui Emilio Gnutti) avrebbe stretto un patto occulto per superare la soglia del 30% di Antonveneta, oltre il quale la legge impone l’opa sul totale del capitale della società scalata. Quindi la Bpl viene costretta a effettuare l’offerta entro una settimana.”
– 18 maggio 2005 “avvengono le prime iscrizioni nel registro degli indagati per ipotesi di reato di insider trading, aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza. Si sospetta che 18 imprenditori siano stati finanziati dalla Bnl con 552 milioni di euro per rastrellare il 9,48% delle azioni Antonveneta tra il 14 dicembre 2004 e il 25 febbraio 2005.
Fra le 23 persone indagate spiccano i nomi di Fiorani ed Emilio Gnutti, importante finanziere proprietario di Fingruppo, Gp Finanziaria e Hopa e coautore della clamorosa scalata a Telecom Italia, assieme alla Olivetti di Roberto Colaninno, vicepresidente del Monte dei Paschi di Siena, condannato in precedenza per insider trading.
A seguito delle indagini, l’8 giugno il tribunale di Padova decide di sospendere il consiglio di amministrazione della Antonveneta.”
 
– 27 luglio 2005 nasce l’espressione “i furbetti del quartierino” che … “sono stati colpiti da varie inchieste giudiziarie per i metodi presuntamente poco leciti con cui si apprestavano a scalare la Banca Nazionale del Lavoro (BNL), RCS e Antonveneta e per le modalità, presuntamente fraudolente, con cui avevano conseguito in modo improvviso una enorme fortuna economica di dubbia provenienza.”
 
– “il 26 settembre 2005, a seguito della vicenda Bancopoli, ABN AMRO sottoscrive con la Banca Popolare Italiana e con i partecipanti al patto di sindacato di Antonveneta (Emilio Gnutti, Fingruppo Holding S.p.A. G.P. Finanziaria S.p.A., Tiberio Lonati, Fausto Lonati, Ettore Lonati, Magiste International S.a. e Stefano Ricucci) un contratto per l’acquisto del 39,373% del capitale dell’istituto padovano a 26,5 euro per azione.”
 
– ad agosto 2005 “il gip Clementina Forleo sequestra tutte le azioni Antonveneta acquistate da Fiorani, Ricucci e dagli altri. L’intervento dei magistrati fa scendere il valore delle azioni e diminuisce la garanzia che Ricucci aveva offerto alle banche.”
Inoltre, ” Forleo chiese l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni che coinvolgevano alcuni parlamentari (Piero Fassino, Massimo D’Alema, Romano Comincioli, Nicola Latorre, Salvatore Cicu), non soltanto come prova contro gli imprenditori inquisiti, ma anche come materiale indiziario per poter inquisire alcuni degli stessi parlamentari che, secondo quanto scrisse nella richiesta, “appaiono […] consapevoli complici di un disegno criminoso”.
 
– “il 31 dicembre 2005 il Giornale ha pubblicato stralci di un’intercettazione telefonica tra Fassino e Giovanni Consorte, manager della Unipol e all’epoca coinvolto nello scandalo di Bancopoli; nell’intercettazione Fassino chiedeva a Consorte: «E allora siamo padroni di una banca?» “
 
– “nel 2007 ABN Amro viene acquisita dal consorzio Royal Bank of Scotland – Banco Santander – Fortis, e nello “spezzatino finanziario” Antonveneta finisce sotto il controllo spagnolo. L’8 novembre del 2007, il Monte dei Paschi di Siena annuncia con una nota di aver raggiunto un accordo con Banco Santander per l’acquisto di Banca Antonveneta per 9 miliardi di euro”
– il 28 maggio 2011 Antonio Fazio – governatore “a vita” della Banca d’Italia dal 1993 e dimessosi nel 2005 –  “è stato condannato dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano a 4 anni di reclusione e un milione e mezzo di euro di multa per aggiotaggio nel processo sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi (c. d. Scandalo della Banca Antonveneta); nello stesso processo, è stato condannato anche Giovanni Consorte. Dopo una lieve riduzione della pena in appello (da 4 anni a 2 anni e mezzo di reclusione), la condanna è stata confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione il 28 novembre 2012”
 
– “il 31 ottobre 2011 il tribunale di Milano conferma a Ricucci la condanna in primo grado a 3 anni e sei mesi più 900.000 euro di multa per la scalata BNL-Unipol. Nel dicembre 2013 la Cassazione assolve Ricucci in quanto il fatto non sussiste.”
 
– a fine aprile 2013 (ndr. dopo la morte di David Rossi e nonostante numerose indagini in corso) la banca viene completamente assorbita dal Monte dei Paschi.
 

Oggi, paghiamo NOI (e non, viceversa, gli artefici di questa enorme bolla di sapone ‘consociativa’ e speculativa) …

Resta solo da chiedersi “perchè” i nostri media non abbiano rievocato oggi le stesse notizie che avevano diffuso tra il 2005 ed il 2013 o come mai non se ne sia neanche accennato in Parlamento.

Demata
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Quanto costano Coop ed Onlus?

17 Set

C’è una legge che attribuisce una quota di lavori da assegnare alle imprese collettive che hanno «lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini».

In poche parole fanno non meno di cinquanta milioni di euro per ogni miliardo di euro spesi.

Attualmente la spesa per beni e servizi della Pubblica Amministrazione ammonta a 87 miliardi di euro l’anno.
I maggiori costi arrivano dagli Enti territoriali (41,4% della spesa) e dal Servizio Sanitario Nazionale (33,3%), per cira 65 miliardi di euro annui.

Dunque, almeno tre miliardi vanno – per legge – appaltati ad Onlus e Coop, ma in realtà sono molto di più.

Infatti, secondo Istat, il no profit «fattura» più del sistema moda: il totale di bilancio è pari a 64 miliardi di euro, le uscite totali ammontano a 57 miliardi, con quasi 5 milioni di ‘volontari’.

Sette miliardi di ‘utili’ e … che il ‘piatto’ sia appetitoso, lo dimostra il fatto che per il 5 x Mille – su 49.967 enti in elenco presso l’Agenzia delle Entrate – il mondo del volontariato veda 41.343 iscritti e sono 8.094 le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni ai fini sportivi.
Gli enti della ricerca scientifica e dell’Università sono 424 e 106 quelli della salute 106, ma ricevono dal 5 x Mille meno di 100 milioni di euro annui totali.

Il problema più grosso è, però, che qui non parliamo solo di soldi, di corruzione e di finanziamento occulto della politica o di degrado della PA, ma soprattutto ci riferiamo a larga parte dei servizi erogati da Comuni e Regioni.

Beni e servizi che son quelli che conosciamo. Sarebbe ora di vederci chiaro.

Demata

La grande bugia (che accomuna Berlinguer, Prodi e Renzi)

24 Mar

Quando avevo 20 anni, Enrico Berlinguer annunciò i ‘sacrifici’, che equivalsero a dire che noi giovani diplomati e laureati dovevamo aspettare per salvare il lavoro dei padri di famiglia con le medie e le scuole professionali.

Quando ne avevo 40, furono Romano Prodi a spiegarci che il lavoro era finito, ce lo dovevamo inventare creativamente, ma che il mondo restava solidale, così c’era pure da pagare welfare e pensioni dei nostri padri

Adesso che vado per i 60, Matteo Renzi mi spiega che va sacrificato il lavoro dei padri di famiglia diplomati e laureati, mettendoli per strada da anziani, per dar lavoro a giovani senza una professione, preavvisandomi che costoro non verseranno mai abbastanza contributi neanche per se stessi grazie alle leggi sul lavoro precario che Antonio Bassolino emanò.

Dico … ma – visto come è iniziata la ‘storia’ e la quantità di ‘balle’ che lo ‘stesso partito’ ha riservato ad un’intera generazione, almeno Renzi potrebbe rivolgersi ai padri di famiglia del 1977, che costituiscono quasi il 30% dei residenti e versarono tutto pre-inflazione e pre-contributivo, anzichè a quelli del 2007, che sono si e no il 10% e bene o male hanno versato il giusto?

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Pensioni d’oro: Matteo Renzi getta la maschera

26 Nov

Mettere un tetto alle pensioni d’oro dei funzionari pubblici, che si applicherà su tutti i trattamenti pensionistici, anche “quelli già liquidati” ma solo “a decorrere dal 2015” senza pensare di ridurle drasticamente è talmente poco – rispetto alle aspettative di milioni di invalidi e lavoratori anziani –  da rasentare il ridicolo.
Specialmente se si eliminano le penalizzazioni previste per chi va in pensione prima di 62 anni avendo comunque accumulato i requisiti richiesti, ma “limitatamente ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017”.

Praticamente, significa annunciare al Paese che chi è nato più o meno prima del 1950 ha diritto a mantenere la propria rendita pensionistica a danno di chi è nato dopo, mentre restano a piede libero gli artefici di una sequel infinita di errori contabili e finanziari in circa vent’anni di ‘riforme pensionistiche’.

Peggio ancora se le donazioni liberali dei politici ai propri partiti (cioè a se stessi) vanno a sgravio – persino sulle pensioni – e tutte le altre no.

Certo, l’affluenza alle urne non interessa il nostro Premier, Matteo Renzi, tanto nessuno l’ha eletto per fare quel che fa oggi, come nessuno elesse Mario Monti, e può permettersi di strafregarsene dei su detti milioni di di invalidi e lavoratori anziani. Tanto il Patto del Nazareno è finito, l’eclisse del Centrodestra lo richiede, e l’attenzione dei nostri ‘rappresentanti del popolo’ è tutta rivolta all’irrisolta questione dell’enorme patrimonio immobiliare dell’ex Partito Comunista Italiano, di cui fruiscono anche i sindacati, tanto per dirla tutta.

Così andando le cose, in attesa che Alfano o Berlusconi stacchino la spina, il cattivo Matteo Renzi pensa a far cassa nel partito emanando un’indecente norma pensionistica che potrà essere gradita solo a chi nacque tra gli elettori pensionati e pensionandi.

Non venga più a parlarci di ‘nuovo’, di ‘giovani’, di ‘futuro’ eccetera eccetera.

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Astensionismo: la defezione dei sessantottini? Ancora un paese in stallo, come da vent’anni?

22 Mag

Matteo Renzi avvisa: “I sondaggi sono ottimi e io resto anche se il Pd va sotto il 30 per cento”.

Il Partito Democratico al di sotto del 30%, mentre tutti i sondaggi di due settimane fa lo davano ben oltre? Si prevede una defezione massiva dello zoccolo duro, ovvero di quell’elettorato più che anziano che finora ha votato sempre e sempre ha votato gli schieramenti ‘fascisti’, ‘comunisti’, ‘democratici’?

Sembra proprio di si.

A sentire i discorsi dei nostri pensionati e pensionandi, che sono un bel terzo dell’elettorato, è forte il malcontento verso un mondo intero (e il partito) che non va verso quel successuoso futuro di gioia, benessere e ben vivere che avevano immaginato a vent’anni.
Non vogliono digerire quello che l’Italia doveva fare già 30 anni fa e – lo speriamo in tanti – sarà fatto dal ‘nuovo che avanza’.

Abbattere la blasfemia di una sanità pubblica priva di costi standard, di un sistema di istruzione che abbandona a se stesso chi sceglie l’istruzione non statale, di un sindacato che ha poche regole e scarsi controlli, di un sistema pensionistico che regala migliaia di euro a chi ha versato poche lire di contributi 50 anni fa, ma nega il minimo dovuto a chi s’ammala a 50 anni e ha 30 anni di versamenti.

Meglio di no, tutti al mare o alla casa in campagna: la gestione del disastro che hanno realizzato è delegata alle ‘vittime’, i loro figli e nipoti: tanto ci pensò Giuliano Amato nei primi ’90 a blindare le ‘loro’ pensioni, allorchè – era il 1992 – vennero a galla i problemi fino ad oggi procrastinati.
L’instabilità di governo è assicurata da decenni, se qualcuno volesse costi standard, paritarietà dei servizi, trasparenza sindacale, pensioni eque, informatizzazione reale dei servizi, eccoli pronti ad affossare qualunque governo tenti di farlo.

Non gli piace questo mondo: loro volevano la meritocrazia nelle scuole e nelle università, ma anche il sei politico’, la promozione per tutti. Volevano lo Stato che ‘crea’ lavoro, ma anche che poi non si comportasse da padrone e che fosse persino efficiente e sparagnino.
Chiedevano legalità e semplificazione, ma anche che ‘ciò che non è reato è permesso’, cosa molto diversa dal ‘ciò che non è vietato è permesso’ di liberale memoria. Parlavano di equità e fratellanza, ma anche che fosse un tabù quello di toccare le loro pensioni se pesano troppo, mentre i loro nipoti hanno lavoro.

Volevano il Futuro ma anche rifiutano ostinatamente computer, cellulari e internet e, nonostante questo, si ritengono ben informati. Europeisti se c’era da rincorrere il mito del progresso, ma anche un po’ meno nel creare regole semplici e rispettare gli accordi, ovvero farsi un po’ liberali.

 

Ipocriti? Forse.
A loro spetterebbe di raccontare a figli e nipoti che l’Italia, oggi, si trova nella stessa situazione del 1992, con la differenza che stasi, degrado, ignoranza hanno vent’anni in più e che le forze sane (giovani) di allora sono rimaste inutilizzate: per vent’anni e passa i nati prima del 1955 hanno avuto la maggioranza dell’elettorato e dominavano i partiti ed i sindacati.
Il risultato, in Italia come altrove, è sotto gli occhi di tutti. Anche quelli di chi non vuol vedere.

Delusi? Certamente.
Ma è stata la generazione degli over60 a determinare liste, parlamenti e governi fin dalla metà degli Anni ’80. Hanno votato per 30 anni D’Alema ed i suoi partiti o Berlusconi e la sua corte – talvolta turandosi il naso come diceva qualcuno, mentre noi più giovani li osservavamo allibiti – e criticavano aspramente qualunque idea non fosse la loro, censurando – in pratica – le generazioni che li hanno seguiti. Salvo pochi anni di guerra, hanno vissuto nella prospettiva del Bengodi, in un mondo che cresceva e si arricchiva, riuscendo a pensionarsi prima della Globalizzazione e, spesso, dopo aver accumulato qualche immobile in più della ‘prima casa’.

A dire il vero, non è che i partiti a cui si sono tradizionalmente rivolti abbiano candidato ‘chissàchecosa’ o formulato programmi d’impatto. Come anche la campagna elettorale si è svolta prevalentemente su internet, da cui sono autoesclusi, ed in tv sono passsati solo i big nazionali, spesso e volentieri non candidati.

Gli mancano i Big, gli  manca il teatrino televisivo della politica ‘parlata’, non accedono alla politica ‘documentata’ di internet e, a quanto pare, non voteranno.
E, comunque, a molti di loro interessa solo di trascorrere ‘tranquilli (ovvero con le immeritate pensioni pre-1980 e pre-euro) la dozzina di anni che gli restano.
L’Italia? Paese ‘ingrato’, che vada a rotoli …

Non saranno solo i ‘giovani’ ad astenersi.

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Le Mani Pulite tradite: le canzoni e i testi, le urgenze ed il disagio morale dei giovani di 20 anni fa.

9 Mag

1994-2014, un Ventennio che si aprì con le sstragi di mafia, lo scandalo Tangentopoli, l’inchiesta Mani Pulite e la fine della Prima Repubblica a sistema maggioritario multipartitico.

Quali erano le aspettative dei giovani di allora, gli over50 di oggi che rottamatori e grillini vorrebbero accantonare in tutta fretta per far spazio al ‘nuovo’.

Ma ne verrà qualcosa di buono se l’Italia dovesse accantonare definitivamente quella generazione, prima perchè troppo giovane e ‘avulsa al gioco delle parti’ e poi perchè ‘datata’ e ormai autorelegatasi nei comparti tecnici?

Queste erano le loro canzoni.

 

 

 

 

 

 

Una generazione ‘apart’ … che fino ad oggi non ha avuto la possibilità di decidere alcunchè.

 

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Expo 2015, dove andrà la politica italiana? E’ l’ora dei Cinque Stelle?

9 Mag

E’ un vero peccato che i diversi filoni di indagine (Scaiola, Greganti-Frigerio) siano arrivati a conclusione ieri, con gli ordini di cattura, e non diversi mesi fa, prima del congresso PD o della frattura FI-NCD.
Ma è anche una gran fortuna.

Ieri, avremmo avuto l’agognata (dagli italiani) sfida all’OK Corral nel PD e nel PdL con la conseguente corsa alle urne senza neanche una legge elettorale. Oggi, con tanti dinosauri candidati all’ultima corvè delle Europee, la ricollocazione fino alla dismissione è assicurata almeno per una parte di coloro che ci hanno governato/amministrato (così male) durante il recente ventennio.

Ed, intanto, c’è una legge elettorale e c’è almeno un candidato – Matteo Renzi – da contrapporre a Beppe Grillo, dato che in democrazia bisogna essere almeno in due.

Quanto al Centrodestra, ecco dimostratisi i danni causati dall’ostinazione di Silvio Berlusconi nel suo populismo delle Grandi Opere e nel suo partito di big ridotti ad eterni colonnelli senza un nemmeno generale.

Intanto, dopo l’avvio del nuovo Mani Pulite i sondaggi raccontano di un elettorato che per almeno un terzo prevedibilmente cambierà voto. Da domani si entrerà nel silenzio elettorale e questo mistero sarà rivelato solo dalle urne.

Probabilmente, il Partito Democratico non dovrebbe subire un serio contraccolpo, grazie ad un elettorato consolidato, come il M5S ne dovrebbe essere certamente avvantaggiato, trovandosi già da tempo a cavalcare l’antipolitica.
Cosa accadrà nel Centrodestra, nessuno può prevederlo: da un incremento dell’astensionismo ad una corsa verso la destra estrema e il movimento di Beppe Grillo. Peccato che Scelta Civica ormai definitivamente associata al nome di Mario Monti e che la debacle di Oscar Giannino abbiano tolto un riferimento liberale agli italiani.

E sempre parlando di ‘sfide all’OK Corral’ provate solo ad immaginare cosa ne sarebbe l’Italia se avessimo a governarci un intransigente esercito di ‘common people’ come quello del Movimento Cinque Stelle, mentre ci sono da ristrutturare le più importanti infrastrutture giuridiche ed esecutive dello Stato Italiano. Il tutto con un PD impegnato nella rottamazione, il centrodestra nel caos e un  40% degli italiani che non votano, ma sono più o meno dichiaratamente ‘a destra’.

Se questi sono gli affarucci del cortile di casa nostra, ben peggio vanno quelli dell’Italia all’estero, con i soliti scandali ‘a venti giorni dalle elezioni’, le insormontabili resistenze a riformare enti, giustizia, università, sindacato e sanità … dulcis in fundo l’Expo 2015 di Milano, ancora cantiere a cielo aperto e – al momento – bloccato dagli arresti, e, soprattutto, un premier Matteo Renzi che dovrà necessariamente modificare la maggioranza che sostiene il suo governo proprio mentre si accinge a presiedere l’Europa.

Finora il Movimento Cinque Stelle si è alimentato con il voto di protesta ‘a sinistra’, ma il suo ‘non sostegno’ al governo ha incluso anche l’astensione dei propri parlamentari in sede di Commissione anche sui tanti provvedimenti utili che sono stati fatti finora. Una prassi decisamente scorretta, come richiamava il sindaco PD Michele Emiliano su Rai3, se poi puntualmente finisce che si vota il provvedimento tout court o si presentano metodicamente emendamenti in Aula senza cercare le mediazioni necessarie per farli approvare.

L’implosione dell’Expo di Milano dovrebbe far comprendere agli elettori del Movimento Cinque Stelle che non basta mettere sulle poltrone del potere delle persone ‘oneste e affidabili’, se non sono anche ‘esperte e competenti’, visto che parliamo di milioni e miliardi per infrastrutture di interesse nazionale dove ‘il tempo è denaro’. Nessun paese europeo – basta sfogliare i curriculum di politici e amministratori di altri paesi europei – si sogna lontanamente di porre come ministro, sottosegretario, assessore di uno specifico ambito qualcuno che, seppur giovane, non abbia già notorie competenze.

L’Italia ha già pagato il pegno del ‘nuovo che avanza’ con commercialisti ed avvocati assurti a ministro in un battibaleno, ritrovandosi a casse vuote e con un sistema giuridico ‘desemplificato’ e – talvolta – incostituzionale.

Finora, gran parte della rete non ha aderito al progetto di Beppe Grillo e, probabilmente, non lo ha fatto per il semplie motivo di non essere invitati ad un dibattito paritetico, come si usa tra internauti.
Iniziare a linkare articoli e log che non appartengano al movimento già sarebbe un gran passo avanti, oltre che un segnale chiaro di pluralità.
Allo stesso modo, il voler controllare a tutti i costi l’informazione ‘M5S certified’ sul portale di Grillo e Casaleggio e la possibilità data dell’@democracy di consultare ‘la base’ solo su microtematiche ha tenuto lontani i ‘tecnici’, che sanno bene come la ‘realtà delle cose’ sia molto più articolata e fragile di quanto suppongano tante semplicistiche formule: le profonde carenze nel programma M5S in fatto di economia, istruzione, università, sanità e giustizia vanno superate al più presto, fosse solo per iniziare a digerire l’amara pillola di tutti i partiti politici, ovvero che non sempre le soluzioni giuste sono gradite alla base elettorale e viceversa.

Riuscirà il Movimento Cinque Stelle a cogliere il momento storico e rendendosi umile e partecipativo, oltre che dotandosi di volti e voci ulteriori a quella di Beppe Grillo, piuttosto che continuare a professare l’idea – discutibilissima in democrazia – di arrivare al governo con la maggioranza assoluta?

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