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Italia: slot machine si, calciobalilla no. Perchè?

17 Gen

Un barista di Mestre è stato multato di 1400 euro dallo Stato italiano per avere installato un calciobalilla gratuito al posto delle slot machine.

C0me siamo arrivati a questo?

Tutto ebbe inizio nel luglio del 1999 durante la storica Festa dell’Unità di Testaccio, quartiere romano quando gli organizzatori coinvolgono una società iberica Cirsa, uno dei leader mondiali del gioco d’azzardo.
E così accade che in tutta Italia cominciano a sparire balere di paese e cinema storici, come a Genova, dove chiudono il Dante e l’Augustus.

Dopo un po’ nasce Formula Bingo Servizi, che in pratica fornisce le sale pronte, chiavi in mano, ai futuri gestori, in cambio di 50 milioni di vecchie lire a sala, e che perviene rapidamente ad una posizione dominante, ottenendo la consulenza per 214 sale su 420 autorizzate. Con questa operazione “Formula Bingo” guadagna l’1.50% su ogni cartella venduta dalla sue 214 consociate.
Il deus e vicepresidente del cda di Formula Bingo – collegata a Codere, una multinazionale spagnola del gioco d’azzardo – era Luciano Consoli, più noto per le sue iniziative editoriali: prima ha finanziato La Voce di Indro Montanelli, poi ha partecipato all’avventura della Red Tv di D’Alema, nata nel 2008 e chiusa nel 2010. Per un periodo il Presidente di Formula Bingo è stato Vincenzo Scotti, noto big della Democrazia Cristiana, in auge fino a pochi anni fa, quando ricoprì l’incarico di sottosegretario agli Esteri nel governo Berlusconi.

Un’inchiesta di Report del 1º ottobre 2002, intitolata “Dietro al Bingo”, rivela alcuni retroscena e i coinvolgimenti politici. In particolare la stessa Gabanelli racconta che “imprenditori privati e multinazionali spagnole del gioco d’azzardo che hanno fiutato l’affare nel 1999 quando sotto il governo D’Alema il gioco della tombola diventa Bingo. Ma il decreto legge che lo rende operativo e che trasformerebbe in illegali tutte le tombole di quartiere nasce il 21 novembre 2000. Ministro delle Finanze Ottaviano del Turco, Ministro del tesoro Vincenzo Visco.”
E fu lo stesso Vincenzo Scotti, nella seduta del Senato del 3 aprile 2002, ad insistere per rendere abusive le tombole nei circoli e consentire l’introduzione di slot machine e videopoker.

La vicenda di Bingo.net porta invece a Maurizio Balocchi, oggi scomparso, che è stato sottosegretario all’Interno e, poi, per la Semplificazione Normativa con Berlusconi ed ex tesoriere della Lega Nord. Coinvolto nella vicenda di Credieuronord, la banca della Lega fallita e dove migliaia di militanti e cittadini persero interamente il proprio capitale, ed in quella del villaggi turistico Skipper, che si concluse con un risarcimento di 500.00 euro ad una banca carinziana. Nel 2012, il suo nome finisce nello scandalo dei fondi neri elargiti dalla Lega Nord alla famiglia del leader Umberto Bossi e dei suoi figli.

Pochi, poi, ricordano di uno scandalo delle sale bingo datato 2003, quello della Beta Immobiliare, che si occupa appunto degli interessi immobiliari, e la Alfa Finanziaria, per le quali – – “la grande maggioranza dei proprietari sono le federazioni del partito. Dalla visura della Camera di commercio risultano quelle di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cesena, Crema, Fermo, Ferrara, Forlì, Genova, La Spezia, Livorno, Mantova, Milano, Modena, Napoli, Padova, Parma, Elba, Pisa, Prato, Reggio Emilia, Savona, Varese, Venezia. E ancora alcune federazioni regionali come quella del Molise. Le sezioni più piccole, come quella di Turriaco, partecipano con somme simboliche, 106 euro. Ma Genova ne sborsa 2866.” (da “Sottobosco” di Claudio Gatti e Ferruccio Sansa – Chiarelettere, Milano 2012)

LE SOLUZIONI

Iniziamo col dire che autorizzare la vendita di alcolici e superalcolici dove si gioca d’azzardo è come gettare benzina sul fuoco. Passi per le sale giochi, ma la possibilità che i bar possano ospitare slot machine – senza alcuna limitazione e in bella vista – è davvero un caso da rivedere.
Allo stesso modo è impensabile, se volessimo dare un qualche esempio ai giovani, che campioni dello sport pubblicizzino i poker on line – che rappresentano una forma di inazione fisica pressochè totale – e per questo non serve una legge: potrebbe pensarci autonomamente il CONI e/o le Federazioni.
Non divieti e proibizionismi, solo poche, chiare regole e tanta prevenzione.

Come buon esempio, a febbraio, è arrivato da Bruxelles il via libera alla legge del Brandenburgo per l’autorizzazione e l’esercizio delle sale giochi.

Un testo interessante che prevede un’autorizzazione supplementare per la costruzione e l’esercizio di una sala giochi di validità limitata a un massimo di 15 anni ed una distanza minima in linea d’aria tra sale giochi, ricevitorie del lotto e punti scommesse. Inoltre, l’aspetto esterno e le immediate vicinanze di una sala giochi non devono costituire pubblicità o altri incentivi (ad esempio nessuna visibilità dall’esterno) al gioco,  si prescrivono orari di chiusura e obblighi di informazione sui rischi di dipendenza per i giochi offerti sulla prevenzione e sulle possibilità di trattamento.

Si prescrive l’obbligo di sviluppare una concezione sociale volta a evitare le conseguenze sociali negative del gioco, e di nominare persone responsabili dell’attuazione di tale concezione. Si prescrive inoltre l’obbligo di addestrare, a spese dell’azienda, il personale di sorveglianza della sala giochi, al momento dell’inizio dell’attività e successivamente una volta l’anno, al riconoscimento precoce di comportamenti di gioco problematici e patologici. Si prescrivono la presenza continua di un addetto alla sorveglianza, responsabile del rispetto della legge, il divieto di gioco per il personale.

La legge branderburghese prevede anche il divieto di calcolare la retribuzione del personale in proporzione al fatturato e, riguardo le slot machine in particolare, sono specificate apposite disposizioni per esercizi di ristorazione e ricevitorie di scommesse.

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Gioco d’azzardo in Italia: tutta la storia

20 Dic

Secondo il dossier Azzardopoli di Libera, l’associazione di don Giovanni Ciotti, solo a Roma e provincia nel 2011 erano presenti 294 sale da gioco e più di 50.000 slot machine, che rappresentano almeno il 12% di tutte le slot machine esistenti in Italia.

Secondo una Ricerca nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani del novembre 2011  – curata dall’Associazione “ Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” tramite il Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo, in Italia sarebbero circa 700.000 i  giocatori adulti patologici, mentre oltre 1,7 milioni sono giocatori a rischio.
I giocatori patologici dichiarano di giocare oltre tre volte alla settimana, per più di tre ore alla settimana e di spendere ogni mese dai 600 euro in su, con i due terzi di costoro che addirittura
spendono oltre 1.200 euro al mese.
Considerati anche i giocatori patologici minorenni la Ricerca stima che vi siano circa 800 mila dipendenti da gioco d’azzardo all’interno di un’area di quasi due milioni di giocatori a rischio.

I GIOVANI

La diffusione del gioco tra i ragazzi in Italia cresceva, nel 2011, al ritmo del 13% l’anno.
Secondo il dottor Luca Bernardo, direttore del dipartimento di Pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, “il fenomeno dei baby-scommettitori e’ in crescita- spiega- Molti ragazzi tra i 12 e 17 anni giocano d’azzardo, spendendo circa 30-50 euro al mese in gratta e vinci, slot e poker online, eludendo quindi i divieti imposti ai minorenni” e non è raro che alcuni “finiscono per diventare giocatori accaniti e patologici”.
Se, come confermano i dati, i posti preferiti per giocare sono bar e tabaccherie (32%), parliamo ovviamente di ‘gratta e vinci’, che, nella sostanza, sono emessi dallo Stato, che dovrebbe almeno evitare in ogni modo possibile che vengano acquistati da minorenni.
Infatti, il format televisivo Crash (Rai3) ha provato a mandare in giro per Roma un minorenne (14 anni) che ha regolarmente potuto acquistare lotterie dal tabaccaio, dal giornalaio e persino nei punti gioco senza che mai un addetto le chiedesse la carta d’identità ad attestarne la maggiore età.

IL BUSINESS

Parliamo di un settore – quello dei ‘giochi’ – che crea il 4% del Pil nazionale con 76,1 miliardi di euro di fatturato legale, che pone al primo posto in Europa e al terzo posto tra i paesi che giocano di piu’ al mondo. Le scommesse calcistiche, pur essendo la punta di diamante dell’aggancio dello scommettitore, lucrano ‘solo’ 2,5 miliardi l’anno.
Il settore ‘giochi’ rappresentava il 9% dei consumi degli italiani e che “assorbiva, due anni fa, 120.000 addetti, praticamente quanti quelli del Gruppo Poste Italiane (144.000). Praticamente, il gioco d’azzardo si colloca tra le prime cinque entità produttive italiane, dopo FIAT ed ENI.
Da qui la preoccupazione che il suo ‘contenimento’ possa provocare l’esplodere di una bolla speculativa.

Le dieci maggiori aziende (e concessionarie di AAMS, ovvero operanti per conto dello Stato) sono Atlantis World, Cogetech, Snai, Lottomatica, Hbg Group, Cirsa, Codere, Sisal, Gmatica, Gamenet
La diffusione sul territorio è particolarmente capillare e non effettivamente nota: basti dire che i “Gratta e Vinci sono in vendita presso tabacchi, bar, bar tabacchi, edicole, Autogrill e tutti i rivenditori autorizzati che espongono il contrassegno distintivo”, come spiega Lottomatica sul proprio sito. Possiamo tener conto che esitono almeno 250 sale bingo (dati 2010), 350.000 slot machine, circa 58.000 tabaccherie, i punti per le scommesse sportive e/o ippiche autorizzati dovrebebro essere circa 10.000 e che, se a Roma ci sono 300 sale giochi, ve ne saranno almeno 3.000 nel resto del Paese.
E possiamo ricordare che “Lottomatica e Sisal hanno ampi capitoli di spesa per le pubbliche relazioni e sono in grado di alimentare un flusso continuo di pubblicità redazionale presso i più importanti quotidiani nazionali, spesso comprando e diffondendo interi inserti anche di 24 pagine” (fonte Libera).
Allo stesso modo, prendiamo atto che nel 2007 lo Stato ha erogato finanziamenti per 600.000 euro tramite i Ministeri della Salute e della Solidarietà sociale per progetti di prevenzione e riabilitazione dalla dipendenza dal gioco, mentre l’Agenzia dei Monopoli spendeva ben 23 milioni di euro per marketing e promozione.

Come anche, ricordiamo che 76 miliardi equivalgono al doppio del bilancio dell’Istruzione Pubblica e rasentano l’intero bilancio sanitario italiano e … che lo “Stato italiano si annette il 50% medio degli incassi del gioco di cui un 14% viene girato all’Erario. Sugli apparecchi automatici il 12,6% viene girato al Preu (Prelievo erariale unico), uno 0,8% all’Amministrazione autonoma Monopoli di Stato, più una percentuale al gestore di rete che cura i collegamenti online.” (fonte Libera 2012)

LE CONCESSIONARIE

“Vediamo quali sono le concessionarie. In prima fila Lottomatica e Snai, le uniche totalmente made in Italy. La prima è al 60 per cento della De Agostini Spa controllata a sua volta dalla B&D di Marco Drago e C, holding della storica famiglia Boroli. La Snai ha avuto un azionariato più diffuso e dopo gli ultimi cambiamenti di asset è controllata da due fondi di private equity che fanno capo uno alla famiglia Bonomi, l’altro a istituti bancari e assicurativi italiani. Sulla Snai c’è in corso un’Opa. Le altre otto, invece, presentano azionariati in parte o del tutto protetti da sedi estere. La Cogetech è di proprietà della Cogemat, Spa di proprietà al 71 per cento della OI Games 2 con sede a Lussemburgo. Gamenet è al 42 per cento (quota di maggioranza) della Tcp Eurinvest, sede Lussemburgo. Hbg è al 99 per cento di proprietà della lussembrughese Karal: solo l’1 per cento è di proprietà di un italiano, Antonio Porsia (che è anche l’ad), imprenditore definito dalla stampa finanziaria il nuovo numero uno delle sale da gioco. Il gruppo delle “lussemburghesi” è chiuso dalla Sisal, al 97 per cento della Sisal Holding finanziaria, Spa al 100 per cento della Gaming Invest, sede nel granducato.

Ci sono poi le società spagnole: Codere, al 100 per cento del gruppo Codere Internacional, e Cirsa di Cirsa international Gaming Corporation. Le altre due concessionarie sono G. Matica – al 95 per cento della Telcos, una srl con 126 mila euro di utile che è controllata per il 52 per cento dalla Almaviva Technologies (altra srl della famiglia Tripi) e per il 37 per cento della Interfines Ag, sede legale Zurigo – e Atlantis, oggi sostituita da B Plus Giocolegale limited, che ha la sede principale a Londra con 68 dipendenti e una “sede secondaria” a Roma.” (fonte La Repubblica)

INTERNET

Poi c’è internet, dove si parla di un introito di 8 miliardi per il poker cash e di 10 miliardi per i casinò games. Nel solo mese d settembre i siti di poker online hanno raccolto 533 milioni di euro.
Come già detto il settore delle scommesse calcistiche è “poco” lucrativo, ma i “grandi divi del pallone invitano, con i propri volti rassicuranti, a giocare a poker online e così la minaccia subdola vince con un richiamo nazional-popolare sfruttando il grande bacino d’utenza dei tifosi.”

Un settore che interessa a tanti,visto che  Intralot e I Mobile hanno già introdotto delle applicazioni per smartphone ed Oltremanica il commercio è sviluppatissimo. Tanti come, ad esempio, la Mondadori, che alla fine del 2011 ha predisposto l’online di Casinò Games, Casino Live, Poker cash e Bingo.
Business as usual, se negli USA Zynga poker che ha sviluppato un enorme patrimonio di 29,4 milioni di utenti ed un fatturato di un miliardo di dollari.

E c’è chi guarda al futuro, in USA o Germania, come  Cityville che ha 49 milioni di utenti impegnati a costruire il luogo dei loro sogni, consumando tempo e denaro. Farmville ne coltiva 31 milioni, Empires & Allies ha 18 milioni di utenti eccetera eccetera.

LE MAFIE

Poi, c’è il crimine organizzato, che dal gioco d’azzardo vede fonte di lucro, di riciclaggio e di potere territoriale.
“E sono tante, svariate e di vera fantasia criminale i modi e le tipologie per entrare a far parte del “gioco”. Infiltrazioni delle società di gestione di Sale Bingo, di punti scommesse, che si prestano in modo “legale” ad essere le “lavanderie” per riciclaggio di soldi sporchi.
Imposizione di noleggio di apparecchi di videogiochi, gestione di bische clandestine, toto nero e clandestino. Il grande mondo del calcio scommesse, un mercato che da solo vale oltre 2,5 miliardi di euro. La grande giostra intorno alle scommesse delle corse clandestine dei cavalli e del mondo dell’ippica. Sale giochi utilizzate per adescare le persone in difficoltà, bisognose di soldi, che diventano vittime dell’usura. Il racket delle slotmachine. E non ultimo quello dell’acquisto da parte dei clan dei biglietti vincenti di Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci. I clan sono pronto infatti a comprare da normali giocatori i biglietti vincenti, pagando un sovrapprezzo che va dal cinque al dieci per cento”, così nel caso di sequestri patrimoniali l´accusa non ha prove per dimostrare l´illecita accumulazione di capitali.

Il blitz effettuato a Roma nel 2010 dimostrò che il “74% delle sale giochi controllate non era in regola con le norme di legge. Le vincite corrispondevano ad una precisa discrezionalità del gestore che aveva scollegata o ‘taroccata’ la slot machine”. A Milano, un solo clan mafioso tramite quattro società avevano collocato slot-machine e videopoker in 92 locali di Milano e provincia, per un totale di 347 macchinette con ricavi tra i 25mila e i 50mila euro al giorno, di cui una parte consistente sarebbe dovuta finire nelle casse erariali.

Lo scollegamento delle slot machine, secondo un funzionario dell’AAMS di Milano,  «produce alla società un lucro notevole, a fronte di rischi bassissimi, poiché si prevede una sanzione amministrativa di circa mille euro, irrisoria rispetto al guadagno prodotto da una macchinetta non collegata».

LE LEGGI

L’articolo 721 del Codice penale che statuisce: “Sono giochi d’azzardo quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente aleatoria”.
L’articolo 718 prevede che “chiunque in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o nei circoli privati di qualunque specie, tiene un gioco d’azzardo o lo agevola, è punito con l’arresto da tre mesi a un anno e con l’ammenda non inferiore a 206 euro”.

Come siamo arrivati a tutto questo?

Come ricorda Radio Radicale, “nel 1997 nascono il Lotto e Superenalotto e le Sale scommesse, poco dopo arrivano le sale Bingo. Il  2003 è l’anno delle Slot machine, nel 2005 vennero introdotte la terza giocata del Lotto e le scommesse Big Match. I giochi che “raggiungono l’utente” con sms telefonici e col digitale terrestre, e il gioco d’azzardo on-line vennero resi legali nel 2008. E poi ancora nuove lotterie ad estrazione istantanea ,del tipo gratta e vinci, nuovi giochi numerici a totalizzazione nazionale, come il Win for Life. Nel 2009 arrivano le VideoLottey , apparecchi simili alle slot machine ma con premi molto più alti e soprattutto con la possibilità di spendere molto più denaro.”

Se Romano Prodi e Walter Veltroni furono, nel 1997, i fautori di una riforma del gioco, autorizzando quello ‘di Stato’, fu il governo D’Alema a modificare la legge sulle scommesse e da quel momento fu il Comune a rilasciare una licenza sulla base di una denuncia di inizio attività: nel solo quartiere Prenestino di Roma, con il beneplacito circoscrizionale, aprirono ben 36 sale slot e punti di gioco, contando sul benefit di una semplice auto-certificazione.

Se i gratta e vinci introdotti dal Governo Prodi furono la breccia nelle mura e sono la prima ‘entry’ di aggancio del giocatore, non da meno fu il governo diretto da Berlusconi e non soloper le migliaia di autorizzazioni legiferate.
Infatti, il disastro vero e proprio è iniziato nel 2004, quando i Monopoli di Stato affidarono a dieci concessionarie la gestione delle slot machine con il bel risultato di ritrovarcele nei bar e tabaccherie.

I MONOPOLI DI STATO

Secondo la Ricerca di Libera, la cinghia di trasmissione della volontà statale è l’Aams, l’Amministrazione autonoma Monopoli di Stato. Al suo interno opera il Comitato generale per i giochi, collaborativo con il Ministero dell’Economia e della Finanza per gestione ed  organizzazione del comparto.
Il Ministro delle Finanze nomina i componenti di un comitato di cui è presidente e per cui può spendere l’ultima parola. Fanno parte dell’istituzione oltre al presidente un sottosegretario nominato dal Ministro stesso, il direttore generale dell’Aams, due esperti in materie giuridiche, Il presidente del Coni, il presidente dell’Unire (ora disciolto), ulteriori cinque delegati del dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, dell’Avvocatura generale dello Stato, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e del Ministero per le Politiche giovanili e le attività sportive.”

La definizione che l’Aams da di se stessa è quella di una “attività diretta alla regolazione e al controllo dell’intero comparto dei giochi, dopo averne acquisito, a partire dal 2002, le funzioni statali, e mantiene alcune delle tradizionali competenze sui prodotti derivanti dalla lavorazione del tabacco. La scelta di affidare direttamente allo Stato la gestione del comparto dei giochi e dei tabacchi trova la sua ragion d’essere nell’assicurare entrate erariali a un livello compatibile con la tutela degli altri interessi pubblici rilevanti: la tutela dei consumatori, in particolare dei minori, delle fasce deboli sensibili a fenomeni ludopatici, e il contrasto all’illegalità”.

Purtroppo, proprio la Direzione Nazionale Antimafia nel capitolo “Infiltrazioni della criminalità organizzata nel gioco (anche) lecito” muove dubbi sui criteri di scelta delle concessionarie, anche per “l’atteggiamento inerte dei Monopoli nei confronti di concessionarie di rete rimaste per lungo tempo inadempienti per molti degli obblighi assunti”.

Allorchè la Corte dei Conti contestò la mancata registrazione delle giocate e, quindi, l’elusione dal pagamento dei tributi, sottoponendosi al giudizio il vertice dei Monopoli ha ammesso “che le più recenti indagini della Guardia di Finanza hanno mostrato che le mafie, in conseguenza della crescente e rapida diffusione di centri scommessa del tutto legali sotto il profilo formale, intervengono in forma occulta o proponendosi come soci, investendo nel settore legale i proventi derivanti dal mercato nero”.
Non sarà un caso che la relazione annuale della Direzione Distrettuale Nazionale del 2010 evidenzi come “c’è da chiedersi come l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli abbia permesso che lo Stato italiano diventasse partner di gruppi così poco trasparenti ed abbia agito con grande superficialità e senza un approfondito esame dei soggetti che avevano presentato domanda”.

LA POLITICA

Tutto ebbe inizio nel luglio del 1999 durante la storica Festa dell’Unità di Testaccio, quartiere romano quando gli organizzatori coinvolgono una società iberica Cirsa, uno dei leader mondiali del gioco d’azzardo.
E così accade che in tutta Italia cominciano a sparire balere di paese e cinema storici, come a Genova, dove chiudono il Dante e l’Augustus.

Dopo un po’ nasce Formula Bingo Servizi, che in pratica fornisce le sale pronte, chiavi in mano, ai futuri gestori, in cambio di 50 milioni di vecchie lire a sala, e che perviene rapidamente ad una posizione dominante, ottenendo la consulenza per 214 sale su 420 autorizzate. Con questa operazione “Formula Bingo” guadagna l’1.50% su ogni cartella venduta dalla sue 214 consociate.
Il deus e vicepresidente del cda di Formula Bingo – collegata a Codere, una multinazionale spagnola del gioco d’azzardo – era Luciano Consoli, più noto per le sue iniziative editoriali: prima ha finanziato La Voce di Indro Montanelli, poi ha partecipato all’avventura della Red Tv di D’Alema, nata nel 2008 e chiusa nel 2010. Per un periodo il Presidente di Formula Bingo è stato Vincenzo Scotti, noto big della Democrazia Cristiana, in auge fino a pochi anni fa, quando ricoprì l’incarico di sottosegretario agli Esteri nel governo Berlusconi.

Un’inchiesta di Report del 1º ottobre 2002, intitolata “Dietro al Bingo”, rivela alcuni retroscena e i coinvolgimenti politici. In particolare la stessa Gabanelli racconta che “imprenditori privati e multinazionali spagnole del gioco d’azzardo che hanno fiutato l’affare nel 1999 quando sotto il governo D’Alema il gioco della tombola diventa Bingo. Ma il decreto legge che lo rende operativo e che trasformerebbe in illegali tutte le tombole di quartiere nasce il 21 novembre 2000. Ministro delle Finanze Ottaviano del Turco, Ministro del tesoro Vincenzo Visco.”
E fu lo stesso Vincenzo Scotti, nella seduta del Senato del 3 aprile 2002, ad insistere per rendere abusive le tombole nei circoli e consentire l’introduzione di slot machine e videopoker.

La vicenda di Bingo.net porta invece a Maurizio Balocchi, oggi scomparso, che è stato sottosegretario all’Interno e, poi, per la Semplificazione Normativa con Berlusconi ed ex tesoriere della Lega Nord. Coinvolto nella vicenda di Credieuronord, la banca della Lega fallita e dove migliaia di militanti e cittadini persero interamente il proprio capitale, ed in quella del villaggi turistico Skipper, che si concluse con un risarcimento di 500.00 euro ad una banca carinziana. Nel 2012, il suo nome finisce nello scandalo dei fondi neri elargiti dalla Lega Nord alla famiglia del leader Umberto Bossi e dei suoi figli.

Pochi, poi, ricordano di uno scandalo delle sale bingo datato 2003, quello della Beta Immobiliare, che si occupa appunto degli interessi immobiliari, e la Alfa Finanziaria, per le quali – – “la grande maggioranza dei proprietari sono le federazioni del partito. Dalla visura della Camera di commercio risultano quelle di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cesena, Crema, Fermo, Ferrara, Forlì, Genova, La Spezia, Livorno, Mantova, Milano, Modena, Napoli, Padova, Parma, Elba, Pisa, Prato, Reggio Emilia, Savona, Varese, Venezia. E ancora alcune federazioni regionali come quella del Molise. Le sezioni più piccole, come quella di Turriaco, partecipano con somme simboliche, 106 euro. Ma Genova ne sborsa 2866.” (da “Sottobosco” di Claudio Gatti e Ferruccio Sansa – Chiarelettere, Milano 2012)

LE SOLUZIONI

Iniziamo col dire che autorizzare la vendita di alcolici e superalcolici dove si gioca d’azzardo è come gettare benzina sul fuoco. Passi per le sale giochi, ma la possibilità che i bar possano ospitare slot machine – senza alcuna limitazione e in bella vista – è davvero un caso da rivedere.
Allo stesso modo è impensabile, se volessimo dare un qualche esempio ai giovani, che campioni dello sport pubblicizzino i poker on line – che rappresentano una forma di inazione fisica pressochè totale – e per questo non serve una legge: potrebbe pensarci autonomamente il CONI e/o le Federazioni.
Non divieti e proibizionismi, solo poche, chiare regole e tanta prevenzione.

Come buon esempio, a febbraio, è arrivato da Bruxelles il via libera alla legge del Brandenburgo per l’autorizzazione e l’esercizio delle sale giochi.

Un testo interessante che prevede un’autorizzazione supplementare per la costruzione e l’esercizio di una sala giochi di validità limitata a un massimo di 15 anni ed una distanza minima in linea d’aria tra sale giochi, ricevitorie del lotto e punti scommesse. Inoltre, l’aspetto esterno e le immediate vicinanze di una sala giochi non devono costituire pubblicità o altri incentivi (ad esempio nessuna visibilità dall’esterno) al gioco,  si prescrivono orari di chiusura e obblighi di informazione sui rischi di dipendenza per i giochi offerti sulla prevenzione e sulle possibilità di trattamento.

Si prescrive l’obbligo di sviluppare una concezione sociale volta a evitare le conseguenze sociali negative del gioco, e di nominare persone responsabili dell’attuazione di tale concezione. Si prescrive inoltre l’obbligo di addestrare, a spese dell’azienda, il personale di sorveglianza della sala giochi, al momento dell’inizio dell’attività e successivamente una volta l’anno, al riconoscimento precoce di comportamenti di gioco problematici e patologici. Si prescrivono la presenza continua di un addetto alla sorveglianza, responsabile del rispetto della legge, il divieto di gioco per il personale.

La legge branderburghese prevede anche il divieto di calcolare la retribuzione del personale in proporzione al fatturato e, riguardo le slot machine in particolare, sono specificate apposite disposizioni per esercizi di ristorazione e ricevitorie di scommesse.

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Gioco d’azzardo: adesso basta!

5 Set

Gianni Letta intervistato sul canale All News Russia 24: “E’ molto importante che il governo continui a lavorare per il bene dell’Italia e degli italiani”.
Tanto che lavorano per il ‘bene’ che volevano l’apertura di nuovi centri per i giochi d’azzardo pur di ricavare 6 miliardi di gettito fiscale per continuare a foraggiare una spesa pubblica di cui poco arriva ai cittadini e troppo va alla Casta ed ai Corrotti.

Fortunatamente, la Lega Nord ha presentato al Senato un emendamento – votato ad ampia maggioranza – che vieta per i prossimi 12 mesi l’apertura di nuovi centri per i giochi d’azzardo elettronico on line e nei luoghi aperti al pubblico.

Il sottosegretario Giorgetti rimetterà la delega sui giochi. L’ex magistrato e senatore del Partito Democratico Felice Casson glissa, dichiarando che «tutto è avvenuto in un momento di grande confusione in Aula. In pratica si è trattato di un errore di votazione».
Ma è difficile parlare di ‘errore di votazione’ quando si tratta dei senatori – solitamente abbastanza esperti di iter parlamentari  – e quando i voti siano arrivati anche da Scelta Civica dal Pd e dal Pdl, oltre a Lega e M5S.

Il senatore Andrea Olivero, componente del Comitato di presidenza di Scelta Civica, ha voluto sottolineare che “oggi, per mere esigenze di cassa e con un cinismo inaccettabile, stiamo incentivando la scommessa sul nulla, che produce impoverimento, frustrazione, cancellazione del futuro. Non e’ giusto fare cassa con strumenti che sappiamo dannosi per i nostri concittadini”.

Il sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgietti – ex Alleanza Nazionale e ritenuto da M5S ‘troppo vicino alle lobby del gioco d’azzardo – ha annunciato la restituzione della delega governativa e, giusto per non smentire le accuse dei Cinque Stelle, ha detto ai giornalisti che il documento in questione «presenta aspetti di conflitto con i diritti dei gestori che già si sono aggiudicati la concessione».
Come si siano siglate concessioni senza la piena e definitiva autorizzazione del Parlamento è davvero un mistero.

Se fin qui la storia delinea storie di degrado morale e di riscossa civica, lascia veramente attoniti un’altra precisazione del sottosegretario all’Economia riguardo il problema del ‘problema del mancato gettito per sei miliardi di euro’.

Eppure, dopo la moratoria proposta dalla Lega e approvata in Senato, il governo ha presentato – ottenendone l’approvazione a larga maggioranza – uno sconto di 1,9 miliardi per i Signori del gioco d’azzardo.
Infatti, è stata respinta una mozione el senatore Giovanni Endrizzi (M5S) che chiedeva “la cancellazione dell’articolo 14 del decreto Imu che prevede il condono per le societa’ concessionarie di slot machines” che “invece di pagare i 98 miliardi di multa, poi ‘scontati’ dalla Corte dei Conti a 2,5 miliardi, i ‘signori dell’azzardo’ grazie al Governo Letta ora dovranno restituire allo Stato solo 611 milioni di euro”.

Sul territorio italiano ci sono 400.000 macchinette e oltre 7.000 punti autorizzati, le scommesse stanno dilagando tra i giovani e distruggendo intere famiglie e caseggiati, le nostre televisioni (inclusa quella di Stato e quelle che godono di forme di sovvenzione pubblica) trasmettono in fascia protetta spot pubblicitari per incentivare le scommesse.

Inutile aspettarsi che il sottosegretario Alberto Giorgietti si dimetta. Inopportuno attendersi che l’UE intervenga con la durezza che conosciamo, se mancano sei miliardi delle scommesse ed un altro tanto per l’IMU e l’IVA incrementale.

Anche da questa vicenda una parte del nostro establishment restituisce ai cittadini un’immagine fortemente compromessa dal persistere della malizia bertoldina, sulla quale la profonda provincia italiota che tira le redini del Paese ‘da sempre’ confida per avvantaggiarsi con pannicelli caldi, mezzucci e confraternite varie.
Porte aperte a chi voglia incassare sulla dipendenza dal gioco altrui o peggio riciclare denaro sporco tramite il gioco d’azzardo, pur di mantenere sprechi e prebende pubbliche destinate ai soliti noti territori dove far arricchire ben precisi potentati sfruttando l’ingegno ed il lavoro di altri italiani, immigrati da regioni dove lo Stato, viceversa, è quasi assente.
Il caso Novara e gli F-35 ne è un modello aggiornato, lo sviluppo economico di Torino, Firenze, Roma, Bologna o Siena ne sono il rendiconto su serie storica 150ennale.

Si attendono reazioni almeno da Otto Rehn, commissario all’Economia UE, e da Papa Francesco, vescovo di Roma, città martire del gioco d’azzardo.

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Miliardi sottratti al fisco … per darli al malaffare

17 Lug

I Radicali Italiani stimano che in Italia vengano consumate circa 120 tonnellate all’anno di marjuana o hashish, con un valore al consumo di circa 10 miliardi di euro (costo medio 10 euro per grammo, (dati Huffington Post) ed una percentuale di consumatori in Italia (14,6%) pressochè identica a quella olandese e statunitense.
Se lo Stato applicasse, banalmente, un’Iva del 21%, incasserebbe 2 miliardi di euro l’anno, con minori spese per la sicurezza, le carceri ed i servizi sociali che oggi derivano dall’illegalità delle così dette ‘droghe leggere’.
Inoltre, i dati agroalimentari USA confermano che “la California è lo stato che produce la maggiore quantità assoluta di piantina da fumare, per un guadagno (illegale) che supera persino quella del grano e del frumento messi insieme” e, soprattutto, che i raccolti, nonostante la crisi, non hanno subito grosse variazioni di prezzo come invece è accaduto per i cereali.”

In poche parole, tra uso legale in Italia e possibilità di esportare marjuana a scopo medico nei tanti stati USA e nordeuropei che stanno legalizzando il settore, lo Stato italiano potrebbe beneficiare di diversi miliardi di euro annui tra tasse e proventi di monopolio, senza incrementare particolarmente il numero di consumatori, che è già uno dei più alti del pianeta, e sottraendo alle narcomafie un mercato miliardario ed un notevole fattore di attrazione verso droghe più lucrative e micidiali.

Ma c’è dell’altro.

In Italia, secondo La Repubblica, ‘lavorano’ 50-70.000 prostitute/i, che rendono mensilmente ai loro sfruttatori tra i 5.000 ed i 7.000 euro mensili: un volume di ‘affari’ superiore ai 5 miliardi di euro annui. Stando ai numeri di Spagna (300.0000) e Germania (400.000), dovrebbero essere molte di più, almeno il doppio (150.000), specialmente se volessimo tenere conto di probabili sottostime del fenomeno, come nella cattolicissima e gauchista Francia, dove le fonti ufficiali (OCRTEH) vorrebbero farci credere che in Allemagne vi sarebbero oggi solo 18-20.000 prostitute.

Sempre applicando un’Iva al 21% (ma dovremmo forse parlare di Irperf e tassa comunale?), su una base realistica di 100.000 prostitute/i, ci ritroviamo un altro paio di miliardi di  euro di minore gettito fiscale annuo, oltre a mancati contributi previdenziali per oltre 300 milioni annui.
Senza dimenticare che legalizzare la prostituzione è l’unico modo per evitare che aumentino ancora quei 10-15.000 minorenni che si prostituiscono  in Italia e per rallentare il contagio del virus dell’AIDS, che è cresciuto addirittura del 10% nel solo 2012, arrivando a 4000 nuovi casi annui, secondo fonti del Ministero della Salute.

Solo applicando l’Iva alla marjuana e alla prostituzione lo Stato italiano ricaverebbe un benefit fiscale e dei minori costi per la sicurezza e la giustizia ben superiore ai tre miliardi annui. Figuriamoci se mettessimo in conto quelli derivanti dall’occupazione nei settori agricolo, commerciale, ristorazione e intrattenimento, impiantistica ed edilizia.

A proposito, non dimentichiamo che il PIL di Las Vegas è di 90 miliardi di dollari annui con soli due milioni di abitanti ed un flusso di 40 milioni di turisti all’anno provenienti da tutto il mondo, e che, al netto dei contributi che i singoli casinò devono versare ai propri comuni, a San Remo l’utile 2012 tocca i 13 milioni, a Venezia tra i 25 e i 28 e a Saint Vincent gli undici. Più tutto quanto deriva dai prelievi fiscali sulle vincite dei songoli giocatori e dalle tasse che arrivano dal’indotto e dalle migliaia di lavoratori occupati.
Parliamo del gioco d’azzardo vero, quello che attira turismo e capitali internazionali, non quello che raschia pensioni e stipendi di tanti italiani e sul quale lo Stato lucra direttamente, come accaduto nel 2011 con oltre 13 miliardi di ‘utili’, sottratti alla produzione ed al commercio per alimentare la spesa pubblica.

In poche parole, liberalizzando prostituzione, gioco e droghe leggere, le casse pubbliche si ritroverebbero con non pochi miliardi di euro annui in maggiori entrate, mentre l’Italia guadagnerebbe non meno di 200.000 occupati e tanto spazio in meno per l’illegalità e lo sfruttamento.
Ovviamente, per realizzare almeno una sola Las Vegas da 50 miliardi di PIL annui, non basta solo liberalizzare quello che già esiste agli angoli delle nostre strade: servirebbe anche una giustizia semplice e snella (Common Law) e dei contratti di lavoro nazionali che possano essere ampiamente integrati in sede locale.

Dunque, se qualcuno fosse ancora del parere di mantenere le leggi attuali che almeno ci spiegasse il perchè, visto che parliamo di ‘costi a perdere’ e che, molto probabilmente, il volume di affari, l’occupazione e la leva fiscale potrebbero rivelarsi di gran lunga superiori alle stime di questo post.

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Senatori, deputati, multinazionali, lobbisti

20 Mag

Senatori e deputati a libro paga di multinazionali e lobbisti per cifre che andrebbero dai 1.000 ai 2.500 euro al mese, più qualche ‘fortunato’ che arriva fino a 5.000 mensili di mazzetta. Questa la denuncia di Le Iene, dopo le rivelazioni di un assistente parlamentare, protetto dal segreto.

Pietro Grasso, presidente del Senato e magistrato, esorta: «Chi sa qualcosa sui parlamentari pagati farebbe bene a denunciare questi comportamenti gravissimi». E, in effetti, la denuncia a ‘mezzo stampa’ c’è e qualche magistrato dovrebbe necessariamente aprire un inchiesta d’ufficio.

I ‘cattivi’ sarebbero, sta volta, le lobbies del tabacco e del gioco d’azzardo, che premerebbero per leggi ed emendamenti a loro favorevoli. Nulla di sorprendente, va così in tutto il mondo e spesso sono finanziamenti legali per le campagne elettorali, facilitati da leggi diverse dalla nostra sul finanziamento dei partiti.
Immediate le voci per la rapida approvazione delle norme anticorruzione, ma è la riforma dei finanziamenti ai partiti quel che serve per contrastare la concussione e l’occultamento dei finanziamenti, come è necessaria una nuova visione delle concessioni governative se si vuole risolvere a monte la questione ‘tabacchi, azzardo, accise, demanio marittimo, Equitalia, Caaf’.

Dunque, il punto non sono le eventuali lobbies del tabacco o quelle dell’azzardo – in gran parte estere, si noti bene – dato che il ‘problema’ vero è che se certi nostri parlamentari si dimostrassero ‘permeabili’ per soli 2.000 euro al mese, figuriamoci quali altre ‘lobbies’ possano esserci in grado di promettere ‘premi’ migliori, in soldoni od in carriere per figli e nepoti.

Se si accettano ‘quattro spiccioli’ per sigarette e gioco d’azzardo, quanti altri (denari, favori o ‘immunità’) potrebbero essere ‘graditi’ per tutelare gli interessi della Mafia o della Casta?

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Sport disonorato, un calcio da cambiare

20 Dic

Dopo la tentata fuga, in mutande, di Cristiano Doni, ex nazionale e bandiera del calcio bergamasco, arrivano gli interrogatori di Alessandro Zamperini e Filippo Carobbio, due dei 17 arrestati nell’inchiesta della procura di Cremona, riguardanti le partite  di Coppa Italia Gubbio-Cesena e Siena-Piacenza del 2011 ed Ancona-Grosseto, Grosseto-Mantova, Grosseto-Reggina e Grosseto-Empoli.

Accuse che arrivano fino alla composizione della Serie A attuale, visto che l’ordinanza dei magistrati recita: «In particolare Doni Cristiano, agendo anche per conto di imprecisati dirigenti dell’Atalanta, che aspirava alla promozione in A, interferiva o cercava di interferire, con interventi anche corruttivi, anche al fine di procurarsi illegittimamente i proventi delle scommesse, sui risultati di molteplici partite della sua squadra».

Per non parlare di “due partite del Bologna e due del Genoa”, come scrive Repubblica.

Non solo calciatori ed addetti ai lavori disposti a vendersi per pochi spiccioli, se si pensa a quanto guadagnano, ma anche criminali internazionali, come il cinese Eng Tan Seet ed i suoi due collaboratori che portavano in Italia il denaro destinato all’affare, consegnandolo al gruppo degli “zingari”, che provvedevano, poi, a contattare i calciatori. Per una partita truccata, le vincite potevano arrivare anche al milione e mezzo.

Ed anche storie incredibili, paradossali, da bar dello sport.

Come quella di Marco Pirani, dentista, che forniva le ricette per il tranquillante che l’ex portiere della Cremonese doveva somministrare, a loro insaputa, ad altri calciatori e che, riguardo Padova-Atalanta, garantisce la combine: «…è un discorso tra società».

Oppure Massimo Erodiani, tabaccaio, che, parlando di Siena-Sassuolo, afferma: : «E’ al mille per mille e poi ti dico di più… questo forse ne sarà una di quelle ma il Siena ha pagato già… io so che il Siena pure ha dato già i soldi… a…a… ad altri del Sassuolo… quindi giocheranno tutti a perderla …».

Ed anche qualche vero sportivo, che non c’è stato, come Simone Farina, 29 anni detto “la Bestia”, terzino del Gubbio da cinque stagioni, che, il 29 settembre scorso, dopo l’ennesima avance di Alessandro Zamperini, denuncia tutto, prima, alla giustizia sportiva e, poi, al procuratore capo di Cremona, Roberto Di Martino.

Un caso isolato, per ora, e non a caso il magistrato inquirente lancia un appello: «Spero che altri giocatori seguano il suo esempio e ci aiutino a capire come funziona il sistema delle scommesse e della corruzione nel mondo del calcio».

Un mondo, quello del calcio, che va scandagliato e cambiato, visto che «questa è un’altra pagina che non onora di certo lo sport italiano», come lamenta il presidente del Coni Petrucci, denunciando che : «Siamo tutti turbati, ma anche le leghe devono esserlo. La Lega di A ha fatto un incontro, ieri sera, e nessuna parola è stata detta su quello che accaduto, parlano solo di divisioni di soldi».

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Ombre su Dinamo Zagabria – Lione

8 Dic

La Dinamo Zagreb non non è una squadra irresistibile, ma non lo è neanche l’Olimpique Lyonnaise, eppure la partita determinante per la qualificazione dei francesi agli ottavi della Champions finisce  con un risultato impressionante: sette a uno.
Praticamente cappotto, proprio mentre, nello stesso girone, all’Aiax contro il Real venivano annullati ben due goal, sempre dallo stesso guardialinee, permettendo così alla squadra di Lione di qualificarsi per differenza reti.

Dinamo Zagreb vs Olimpique Lyonnaise è stata, almeno per chi l’ha vista, una partita doppia o, meglio, due partite diverse per i due tempi in cui si è svolta.
Durante il primo tempo, nonostante l’espulsione di Leko per un fallo del tutto inutile, una bella Dinamo attacca con Sammir, Vrsaliko, Ibaņez e va in vantaggio al 40’ con Kovacic, ma il Lione pareggia quasi immediato con Gomis su cross di Cissokho. Una partita equilibrata, goal regolari, agonismo ai livelli dovuti.
Nella ripresa, quando speranze e morale dei francesi avrebbero dovuto essere a zero, accade l’incredibile.

Tempo tre minuti e Gonalons fa il 2-1 e subito dopo Gomis segna il terzo: portiere fermo, difensori centrali fermi …
Sempre Gomis mette in rete, al 7’, il goal del  4-1, mentre Domagoj Vida, difensore centrale della Dinamo, resta inspiegabilmente fermo, per farsi poi beccare dalla telecamera, sul goal successivo di Lopes, a fare l’occhiolino ai giocatori del Lione.
I dubbi si accentuano, poi, se, sul goal del 6-1, è sempre Domagoj Vida a dare via libera a Gomis e che sul settimo goal è sempre lui a restar fermo, invece di intercettare il pallone destinato a Briand, autore dell’ultima rete lionnese.

Ad acuire i sospetti di combine, pesa anche il fatto che il portiere della Dinamo Zagabria, Ivan Kelava, su 13 tiri nello specchio della porta ne ha parati meno della metà e che, almeno per un paio di goal, Arijan Ademi si comporta in modo inspiegabile. Schiappe matricolate? Forse …

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Ma non solo.
Il risultato ottenuto dal Lione aveva una quota scommesse di 28:1, la stessa quota che toccava per la vittoria del Real sull’Ajax per il 3 a 0, ottenuto grazie alle decisioni del guardalinee portoghese. Chi avesse puntato sulla “doppia” dei due risultati, ha portato a casa 4-5.000 euro per una giocata di 100 Euro … figuratevi se qualcuno ne avesse puntati diecimila sull’abbinamento, vincendone quasi 500.000 …

Come andrà a finire?
Probabilmente, non accadrà nulla, come non accadde nulla per la scandalosa qualificazione della Francia ai Mondiali in Sud Africa a danno dell’Irlanda.

E’ possibile, però, che la “strana” giustizia che aleggia nello sport del calcio faccia la sua parte, ovvero che la Dea Bendata sorteggi, “casualmente” sia chiaro, come prossima avversaria dell’Olimpique Lyonnaise proprio l’invincibile armada del Barcellona od i furbastri del Bayern.

Anche questa è l’Europa …

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