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Sanità Lazio: addio Commissario Zingaretti?

15 Gen

Un chiaro esempio di come vada la Sanità nel Lazio sono le prestazioni per le malattie rare che, essendo pagate direttamente dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), non dovrebbero subire nè tagli nè limitazioni da parte dei Servizi Sanitari Regionali (SSR).
Allo stesso modo, le Aziende Sanitarie Locali dovrebbero fare a gara per accaparrarsi questi malati e queste prestazioni, talvolta costose e comunque lucrative. Inoltre, un malato raro (e cronico) porta con se una serie di accertamenti, consulenze e altre terapie che sono ben programmabili e, dunque, si rendono più efficienti /economiche.
Non dovrebbe esistere motivo, dunque, per il quale un malato raro dotato di una prescrizione redatta da un Centro Interregionale o Nazionale (non un mero centro di riferimento regionale, attenzione) non possa accedere alle cure presso una ASL o un ospedale generale: paga tutto il Ministero.

Eppure, in alcune regioni tra cui il Lazio questo accade.
Ed è davvero difficile comprendere per quale motivo una qualunque azienda pubblica o privata rifiuti di assistere – come per altro sarebbe tenuta – un malato che porta con se tra i 30 e i 50.000 euro annui di prestazioni, di cui larga parte pagata cash dallo Stato.

Esistono, però, alcune evidenze che possono aiutarci a capire:

  1. gerontocrazia, tanta gerontocrazia, se scopri che interi reparti e schiere di malati sono affidati a medici che sono nati nel 1948 o giù di lì, dimenticando che si va in pensione anche per sopravvenuti limiti di età biologica e tecnologica, senza dimenticare che nelle malattie rare conta tanto il metabolismo e i meccanismi di sintesi, la genetica, la biochimica e tante altre cose che hanno preso piede solo dagli Anni ’80
  2. assenza di meritocrazia, efficienza e – di conseguenza – minore efficacia delle prestazioni: la madre di tutti gli sprechi. Si campa per lo stipendio a fine mese, per le eterne ‘scalate’ aziendali e di corridoio o per posizione consolidata, visto che chi sta sopra non va mai in pensione e chi sta sotto resterà sotto. I malati e le malattie new entry possono attendere
  3. occupazione dei vertici amministrativi, se accade che siano dei laureati in medicina (e non in economia) a coordinare management, servizi, prestazioni, forniture eccetera per milioni e milioni di euro e di persone. Un privato una cosa così non la penserebbe neanche sotto minaccia: un medico come direttore sanitario, un manager come direttore amministrativo. O no?
  4. gravissimi (potenziali) conflitti di interessi, se ad esempio nessuno verifica che le associazioni dei malati che raccolgono il 5xmille non coincidano, in un modo o nell’altro, con il medico del reparto o l’ospedale e se, peggio, il farmaco ‘orfano’ in quella regione sia una sorta di monopolio ed il centro pubblico operi in realtà come fosse un sub-distributore
  5. carenze del Contratto di lavoro dei medici, che possono essere adibiti a mansioni diverse, ma solo “fatte salve le eventuali specializzazioni di cui è in possesso ed esercitate all’interno della Struttura sanitaria”. Ad essempio, se vent’anni fa assumemmo tanti cardiologi e gastrenterologi ed oggi la prevenzione e i farmaci migliori ne hanno ridotto l’esigenza, teniamo aperti lo stesso i loro reparti consumando le risorse che andrebbero ai ‘nuovi’ settori e specialità mediche e raccondando ai cittadini che la colpa è dei tagli
  6. ritardo epocale, grazie ad un sistema universitario baronale e autoreferenziale. Basti dire che il sistema dei punteggi e il correlato concetto di invalidità è lontano anni luce da quanto l’Italia ha siglato in sede di Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1994. Noi siamo ancora allo ‘sciancato’, al ‘gobbo’, al ‘cecato’ …

I malati rari sono soo la cartina al tornasole di questa storia, ma il risultato è che i malati (rari e ‘comuni’) che non trovano allocazione in un simile girone infernale vagano da uno specialista all’altro, con esami costosi, che – incredibile ma vero – vanno a dissanguare le loro tasche e quelle dei loro corregionali, manentendo funzionanti interi reparti che senza questo vagare non avrebbero ragione di esistere.

Dati spreco Sanità Lazio
Secondo i dati pubblicati dal Fatto Quotidiano, il Lazio spende lo 0,3% in meno rispetto alla media nazionale per l’assistenza di base, ma riesce a spendere quasi il 50% in più (11,4% contro il 7,5%) se parliamo della spesa ospedaliera in questione.
No matter, è lì il problema maggiore.

Questo il motivo per il quale il Lazio taglia posti letto e prestazioni ai malati, ma non posti di lavoro. Secondo questa logica, ma non la nostra, costerebbe di più azzerare un reparto o un ambulatorio, che ‘si ripagano mentre funzionano’, piuttosto che ridurrre di uno specialista, pagato decine e decine di migliaia di euro all’anno, se non centinaia, un reparto dove ce ne sono già sei o sette della stessa specialità.
Oppure continuare a riconfermare medici ormai ultrasessanticinquenni e pure pensionati su incarichi, funzioni e poltrone che – di norma – dovrebbero almeno essere occupate da personale in effettivo servizio, che percepisce uno stipendio anche dimezzato rispetto ai soliti ‘ex sessantottini’.
Perchè tenerci un medico di sessanticinque anni a passa, che ha difficoltà persino con la posta elettronica, quando ne potremmo avere uno di quaranta con pedegree internazionale a metà del costo, senza dover licenziare due ausiliari o chiudere un ambulatorio oppure alzare Irperf e ticket?

Così accade che a Roma si chiuda per un cavillo il centro infusionale del Fatebenefratelli, l’unico esistente in una ASL RMA con oltre un milione di persone, a vantaggio del centro trasfusionale di cui c’è ampia presenza sul territorio. Ovviamente, da un lato c’è il vantaggio finanziario del sangue raccolto e dall’altro c’è la spesa per un servizio offerto.

E che pensare della Asl di Rieti prevede indennità e rimborsi spese per gli organi direttivi, che hanno un’incidenza tre volte superiore alla media regionale con una spesa di ben 2 milioni di euro, come dell’ospedale San Filippo Neri dovve le spese di pulizia sono quasi cinque volte superiori alla media laziale, già di suo non bassa.
Vogliamo scherzare se la Asl Roma B spende addirittura cinque milioni per assistenza tecnico-programmatica e quasi tre per la vigilanza?

Come anche capita che centinaia di malati di reumatologia si ritrovino dispersi da un giorno all’altro in diversi siti sanitari cambiando specialista di riferimento. Oppure che si tengano aperti reparti di gastroenterologia che fanno gastrocolonscopie e poco più con un ritmo che è la metà di un sito privato … mentre a pochi minuti c’è un altro ospedale che offre ben due reparti per le stesse patologie.

Peggio che mai in qualche policlinico universitario, dove per parlare con lo specialista di riferimento, dovete superare due o tre livelli di medici specializzandi che devono valutarvi, ma specializzati ancora non sono.
E le prebende non mancano. Ad esempio il Sant’Andrea spende per premi di assicurazione 5 milioni di euro, a caussa delle polizze per responsabilità civile professionale dei sanitari, che sono a carico dei singoli lavoratori al San-Giovanni-Addolorata, al policlinico Umberto I e all’Ifo, che spendono un decimo.

Dati spreco ASL Lazio

Oppure che ci siano malati – non pochi – che non ricevono le prestazioni prescritte da altre regioni o che vengano costretti a recarsi a notevole distanza dalla propria abitazione anche se hanno un ospedale generale a tre metri.
Per non parlare dei farmaci orfani che sono negati alle strutture private, in modo che chi ha una assicurazione privata sia costretto a rivolgersi al pubblico incrementando … la spesa pubblica, che al momento è una delle più alte d’Italia con 153 euro pro capite di maggiore spesa rispetto alla media nazionale.

Il Forlanini è ormai struttura dismessa, ma la cosa viene annunciata quasi con gioia. Il Ministero dell’Economia va a sborsare 65 milioni di euro da devolvere al sistema sanitario regionale e la stampa di settore, finanziata dalla politica con il sudore delle nostre tasse, quasi elogia il Commissario Zingaretti che ha sforato un’altra volta.

Peggio, i diversi scandali delle forniture o delle coop servizi in diversi ospedali romani che non sono correlati a Mafia Capitale solo perchè scoperti uno o due anni prima.
Pessimamente, infine, il rischio ambulanze che non portano i malati dove sono disponibili i farmaci salva-vita, ma solo negli ospedali prefissati, oltre al fatto che in certi giorni a certe ore c’è qualche corteo ‘antagonista’ che vi blocca nel traffico a sirene speigate.
Da oblio, la vicenda della situazione di caos dei pronto soccorso della regione, nota agli italiani da mesi grazie ai inchieste televisive, ma sembrava ignota al presidente Zingaretti fino a pochi giorni fa.

Perchè allora non arriva un’azione di risanamento da parte dei nostri governi e perchè alcuni governatori regionali latitano sull’argomento, visto che perdono consenso a causa dei tagli iperbolici, dei disservizi e degli sprechi della macchina sanitaria, più Irperf e ticket maggiorati?
E’ presto detto: quasi un decimo dei nostri parlamentari e più della metà dei senatori della Commissione Igiene e Salute lavora(va)no nel settore sanitario, persino i vertici amministrativi siano occupati da personale sanitario, intaccare i privilegi contrattuali dei nostri medici è  una via sbarrata dai sindacati e, al momento, non è il caso di trovarsi anche gli ospedali chiusi per sciopero.

Se qualcuno si chiedeva chi/cosa rappresentasse la Casta nel Parlamento eletto nel 2013, questo potrebbe essere un indizio rivelatore: neanche un rappresentante dei malati nella Commissione del Senato che si occupa dei servizi loro erogati. E, con il prossimo parlamento, le cose potrebbero andare anche peggio.
Una lobby talmente potente – nei salotti, in parlamento e … per il commercio di fascia medio-alta … – che persino Papa Francesco, vescovo di Roma, ancora non si indigna perchè nella sua città i malati non vengono curati, non almeno come prevederebbe il Vangelo o come avviene in altre località italiane.

Roma e il Lazio, uno strano limbo che – dopo averne emanate le leggi in Parlamento – inizia solo da poco a scoprire che l’universo amministrativo si è dematerializzato e che se non usi il pc almeno decentemente sei ‘out’. Un luogo dove ancora si legge su delibere e determine che informatizzare registri, cartelle, circolari e avvisi è ‘impossibile’, anche se mezzo mondo l’ha già fatto.
Un bastione della resistenza al moderno – se ne scriveva già prima della Modernità – dove aleggia il terrore che una qualunque indagine tra quelle in corso potrebbe aprire ulteriori filoni, come se non bastassero quelli già scoperti a suggerire un ricambio profondo non solo della politica, ma anche dell’alta dirigenza. Anche di questo se ne scriveva già nei secoli dei secoli.
Una regione dove, soprattutto, i servizi sanitari vanno male e aumenta la quantità di residenti che si rivolgono a centri d’eccellenza fuori regione, mentre i calanti servizi che dovrebbero andare ai laziali sono destinanti – in alcuni reparti spesso – a malati che arrivano da regioni ancor peggio messe.

Tutto mentre nel Lazio vige una delle Irperf più gravose d’Italia, mentre oltre il 40% della popolazione è anziano, con il risultato che chi oggi contribuisce vede gran parte delle risorse destinate non a se o ai propri figli, bensì ai servizi geriatrici, come accade sia per la Sanità che per il Welfare.

Quanti voti perderà la Sinistra nel Lazio grazie a Zingaretti non è dato saperlo, nel partito c’è Ignazio Marino che allontana consensi alla grande: saranno le elezioni – se pensa davvero di ripresentarsi – a dircelo.
Il punto è, piuttosto, quanti consensi perderà in Italia il Partito Democratico se continuasse a far riforme che ‘esentano’ la Capitale dal rispettarle e se Matteo Renzi non troverà il modo di superare situazioni eclatanti come quella della Commissione Igiene e Salute del Senato, dove i tecnici occupano in toto lo spazio riservato alla politica.

Quella del mantenimento della Riforma Fornero – che pochi giori fa ha ‘automaticamente’ portato l’età pensionalbile di tutti a 42 e dieci mesi – è un marchio indelebile per un partito che fa dell’equità e della negozialità la propria immagine e la propria base di consenso.
Lasciare la Sanità nella situazione in cui versa in alcune regioni è peggio che una vergogna, essendo neanche  un’economia, ma solo un salasso finanziario per Stato e privati cittadini.

A proposito, cosa pensare se la norma ha previsto un Commissario ad acta nel constatare l’incapacità della politica a governare /risanare e ci ritroviamo che il Presidente della Repubblica ha nominato non un manager, non un notabile o un contabile, ma lo stesso Presidente della Regione che è finita nel commissariamento e che questo accade praticamente da 15 anni?

Come disse Benitez dopo il goal in triplo fuorigioco della Juventus … ci può stare.
Però, almeno prendiamo atto che questi sono i risultati di un Commissarimento ‘politico’ quando dura oltre quel tot di mesi che è naturale … non serviva molto per prevederlo ed è già un miracolo che non sia finita come in Campania per i rifiuti.

Adesso basta, si ponga fine al Commissariamento e che la Politica ci metta la faccia, se ne ha ancora una dopo 15 anni di assenza.

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Medical malpractice and healtcare waste in Italy

8 Gen

One of the basic requirements of a democracy is that to propose rules and make the decisions are the politicians elected by the people, the technicians are allowed to be minister, stop.
One of the requirements of good administration is to not put in the role of decision-makers who are in clear conflict of interest.

medico_della_mutua_alberto_sordi_luigi_zampa_007_jpg_vgcdThe Italian healthcare is plagued by hundreds of thousands per year medical malpractices reported by the insurance companies and, at least from Rome to South, services are often inefficient, ineffective if not random.

Soo, it will not seem incredible, if the Health Commission of the Italian Senate is composed almost entirely by ‘technical’ and ‘political’: on 28 members 13 are doctors, other 5 are biologists, pharmacologists or nurses and another 6 are employees of local healthcare /welfare authorities . Just two representatives of the parties and two economists.

Zero representatives of associations (patients and / or consumers). Zero representation for the research (science) and the civilized world (ethics). Citizens zero, just zero. Zero, even, the omnipotent pharmaceutical companies.

Meanwhile, the Italian Healthcare spends nearly 10% of our GDP,  rare patients are at least four millions, invalids not minus than 6 millions, one third of over 55 y.o. workers are in ‘not good state of health’ (according officil datas), the monopoly of State on insurance system (INPS) conditions the existence of those who are elderly, those who are sick and those without work. Pratically, every ‘real’ person.
Today, in the middle of the Italian regions residents will pay taxes and increased tickets for services well below those of the other half of the regions, where residents pay less for more.

But the Parliament leaves our Healt(care) in the same hands that have built this crazy and expensive game: Health and Hygiene are off limits for mere mortals, so to limit the cost (and the rights of the sick and disabled) … there is on purpose ‘Pantalon ‘Monti.

It’s Italy and this is just one example about the will of Italian Establishment to repair anything and to re-start the nation.

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Sanità italiana: lo scandalo finale

8 Gen

Uno dei requisiti base della democrazia è che a proporre norme e prendere le decisioni siano i politici eletti dal popolo, ai tecnici al massimo è consentito far da ministro.
Uno dei requisiti della buona amministrazione è quello di non mettere nel ruolo di decisori chi si trovi in palese conflitto di interesse.

La Sanità pubblica italiana è afflitta da centinaia di migliaia di casi di malasanità riscontrati dalle compagnie assicuratrici e, almeno da Roma inclusa a scendere lungo lo Stivale, i servizi sono spesso inefficienti, inefficaci se non aleatori.

medico_della_mutua_alberto_sordi_luigi_zampa_007_jpg_vgcdE, sembrerà incredibile, la Commissione Salute del Senato è composta quasi completamente da ‘tecnici’ e non ‘politici’: su 28 componenti ben 13 sono medici, altri 5 sono biologi, farmacologi o infermieri e sono 6 i dipendenti di Inps o enti locali. Solo due gli esponenti di partito e due gli economisti.

Zero esponenti dell’associazionismo (malati e/o consumatori). Zero rappresentanza per ricerca (scienza) e mondo civile (etica). Di cittadini ‘qualunque’ zero, proprio zero. Zero, persino, le onnipotenti case farmaceutiche.

Intanto, la Sanità spende quasi il 10% del nostro PIL, solo i malati rari sono almeno 4 milioni, un terzo degli over55 al lavoro è secondo l’Istat in ‘condizioni di salute non buone’,  l’Inps condiziona l’esistenza di chi è anziano, di chi è malato e di chi non ha lavoro.
Oggi, in metà delle regioni italiane si pagano imposte e ticket maggiorati a fronte di servizi ben inferiori a quelli dell’altra metà delle regioni, dove si paga meno per avere di più.

Ma il Parlamento lascia che se la cantino e se la suonino da soli, gli addetti del settore: Igiene e Sanità sono off limits per i comuni mortali, tanto a limitare i costi (e i diritti di malati e di invalidi) … ci pensa ‘Pantalon’ Monti che sta lì apposta.

E con una situazione del genere – inaccettabile ma inammissibile – Matteo Renzi vorrebbe arrivare fino al 2016 senza metter mano a ministeri e commissioni, ovvero senza rimpasto di governo?

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Composizione della Commissione Igiene e Salute del Senato

  • BIANCONI Laura, AP (NCD-UDC)    Capodipartimento alla Sanità per la Regione Emilia-Romagna
  • VALDINOSI Mara, PD    Funzionario Provincia Forlì-Cesena
  • TAVERNA Paola, M5S    Impiegata settore sanitario privato
  • MATURANI Giuseppina, PD    Impiegato ente locale
  • GRANAIOLA Manuela, PD    Dirigente INPS
  • DE BIASI Emilia Grazia, PD    Dirigente di partito
    VOLPI Raffaele, LN-Aut    Funzionario di partito
  • DIRINDIN Nerina, PD    Economista
  • MONTI Mario, SCpI    Economista
  • ROMANI Maurizio, Misto, Movimento X    Medico
  • SCAVONE Antonio Fabio Maria, GAL     Medico
  • SCILIPOTI ISGRO’ Domenico, FI-PdL XVII    Medico
  • VICECONTE Guido, AP (NCD-UDC)    Medico
  • PADUA Venera, PD    Medico ASL
  • FUCKSIA Serenella, M5S    Medico del lavoro
  • RIZZOTTI Maria, FI-PdL XVII    Medico specialista in chirurgia plastica
  • ZUFFADA Sante, FI-PdL XVII    Medico veterinario
  • FLORIS Emilio, FI-PdL XVII    Medico, dirigente
  • AIELLO Piero, AP (NCD-UDC)    Medico, dirigente sanitario
  • ROMANO Lucio, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE     Medico ginecologo ostetrico, docente universitario di medicina e chirurgia, docente in bioetica
  • BIANCO Amedeo, PD    Medico Presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Torino e della Federazione nazionale ordini medici chirurghi e odontoiatri
  • D’ANNA Vincenzo, GAL     Medico Presidente nazionale FEDERLAB
  • D’AMBROSIO LETTIERI Luigi, FI-PdL XVII    Presidente Ordine dei Farmacisti di Bari/Bat
  • CATTANEO Elena, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE    Professore ordinario di farmacologia
  • MATTESINI Donella, PD    Assistente sociale
  • SILVESTRO Annalisa, PD    Infermiere
  • SIMEONI Ivana, M5S    Infermiere
  • ANITORI Fabiola, AP (NCD-UDC)    Insegnante, biologo

Dirigenti e dipendenti pubblici, quanto guadagnano per categoria e … quanti sono

28 Mag

Ridurre la spesa pubblica e combattere gli sprechi significa anche e soprattutto sapere quante e quali figure professionali servono e dove.

Tanto per fare un esempio, un altro post segnalava che nel Piano di previsione di Roma Capitale, a pagina 1447, c’è un ufficio che occupa 250 metri quadrati, ma utilizza ben 16 condizionatori per soli 25 dipendenti ed un dirigente, mentre, a pagina 1871, c’è un ufficio con 75 dipendenti ed un dirigente su ben 2.000 metri quadrati che, però, necessita di solo 35 condizionatori.
Una bella differenza … specialmente se teniamo conto di come stanno messi gli edifici scolastici del Comune di Roma …

Pertanto, nell’analizzare i costi di personale non andrebbero solo considerati i compensi dei dipendenti publici, ma vale la pena di fare chiarezza, viste le cifre scandalose denunciate dai media ma non dai sindacati.
Come anche, volendosi uniformare ad un sistema internazionale, è utile considerare tutti i laureati che operano nel sistema pubblico, dato che questo – come vedremo – ci darà la possibilità di discernere meglio la situazione.

Raccogliendo un po’ di cifre dalle tabelle di Roberto Perotti, coordinatore di un gruppo di lavoro della segreteria di Matteo Renzi sulla spesa pubblica,  da Manager Italia e da Lavoce.info, questo è il quadro che ne viene.

demata redditi dipendenti pubblici

Facile notare che ci troviamo davanti a compensi tutti da comprendere e non solo, come giacobini e forcaioli fanno, guardando ai grassi e indecenti compensi apicali.

Non è affatto possibile, infatti,  che un ricercatore od un associato si trovino a guadagnare il doppio dei loro colleghi di studi a scuola e/o, peggio, che qualunque ausiliario o impiegato si trovi a guadagnare tanto e più di una maestra. Allo stesso modo, i dirigenti scolastici guadagnano meno di un impiegato di una authority, la metà dei dirigenti di II fascia e degli enti locali.
E’ evidente che il personale scolastico è particolarmente bistrattato in termini  stipendiali.

Come non dovremmo scoprire che un infermiere vada a guadagnare un quarto del dirigente medico che supporta. E non doveva accadere che ci ritrovassimo con quasi 700 dirigenti apicali del Servizio Sanitario Nazionale, che ci costano quasi un miliardo l’anno e che guadagnano quasi il  doppio dei loro omologhi della Gran Bretagna, dove però non c’è un disastro Sanità che perdura da decenni.

Ma, come dicevamo, la questione ‘compensi’ è double-face.
Ad esempio, dai dati diffusi dal Fatto Quotidiano, emerge che con meno di 100.000 impiegati e forse 15.000 dirigenti in Italia riusciamo a far funzionare ‘amministrativamente’ scuole e ospedali.
Come si spiega che ai Comuni servano ben 360.000 tra impiegati e ausiliari e circa 8.000 dirigenti? E i 1.300 dirigenti ed i 50.000 dipendenti delle cento ex province, per manutentare strade, fornire trasporti e poco più?

Oppure, le tabelle di Roberto Perotti ci evidenziano i quasi 250 dirigenti del MIUR, che – salvo il MEF – superano per numero tutte le altre amministrazioni, specialmente se ricordiamo che le scuole e le università sono ‘autonome’ e comunque gestite dai soli 20 dirigenti apicali degli uffici regionali. Per non parlare dei quasi 300 dirigenti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che costano una cinquntina di milioni annui, più uffici, arredi, sedi e consumi.

Sarebbe bello anche capire come si verifichi l’anomalia di 100.000 medici  e quasi 250.000 infermieri alle dipendenze del SSN (un medico ogni due soli infermieri), escludendo il personale universitario e le decine di migliaia di medici studenti specializzandi.
Specialmente se gli stessi dati ufficiali del ministero riportano che i posti letto utilizzati effettivamente per ogni disciplina negli ospedali pubblici, nel 2010, erano 167.165 per degenze ordinarie, 20.157 per Day Hospital, più altri 43.241 accreditati.
Un medico ospedaliero (esclusi gli specializzandi) e due infermieri per posto letto, ovvero ogni 250 abitanti? Il tutto mentre i cittadini sono in coda per mesi nelle strutture e ore dai medici di famiglia?

Finendo alle scuole, dove abbiamo già constatato stipendi da fame, scopriamo un dato opposto a quello dei medici, perchè i dati dell’Annuario statistico italiano 2011 parlano di 8.968.063 gli studenti iscritti all’anno scolastico 2009/2010, di cui 625.781 alle private. Per circa 8 milioni di alunni in 20/25 per classe a 30 ore di media a settimana per 33 settimane – dovremmo ritrovarci con almeno 2-300.000 docenti in più di quelli che abbiamo. Anche se a frequentare fossero in 7 milioni, il numero dei docenti sarebbe insufficiente. Qual’è la reale entità della dispersione scolastica e quanto è frequente il fenomeno delle doppie iscrizioni?
Quanto dovremmo spendere in più per l’istruzione e la formazione?

Dunque, non è detto che a riordinare i conti e le spese pubbliche ci si ritrovi sempre e comunque a spendere di meno, come è ineludibile far chiarezza e trasparenza non solo sui dipendenti pubblici, ma soprattutto sulle perequazioni tra i diversi.

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Senato SI, Conferenza Stato Regioni NO

7 Apr

“Il Senato delle autonomie non ha senso alcuno, c’è già la conferenza Stato-Regioni, che comprende anche i Comuni; è formata da tutti i governatori e da tutti i sindaci ed ha un comitato ristretto eletto dall’assemblea di tutti i suddetti. Non costa un centesimo se non il viaggio a Roma quando l’incontro col governo ha luogo. Il Senato delle autonomie sarebbe un inutile doppione.” (Eugenio Scalfari – domenica 6 aprile 2014)

Eppure, proprio La Repubblica del 4 ottobre 2012 ci spiegava che ‘il viaggio’ a Roma come a Bruxelles  costerebbe qualcosa in più di un centesimo …
” Il piccolo Molise ha deciso di raddoppiare la sua presenza a Roma acquistando un appartamento in centro da oltre 4 milioni di euro, la Calabria continua a spendere 240 mila euro l’anno per una sede a Bruxelles che non usa più e mantiene un ufficio del turismo a Milano, mentre la Sicilia continua a elargire stipendi da favola ai dipendenti distaccati in una sede nella capitale d’Europa popolata di parenti di politici e arredata con marmi fatti giungere da Custonaci, in provincia di Trapani. …
È una storia con molti zeri, … il Piemonte puntava sulla Lettonia o sulla Corea, la Lombardia di Formigoni apriva “ambasciate” in Argentina, Russia e Brasile, la Sicilia sbarcava sull’Empire State Bulding a New York, … a Bruxelles la rappresentanza italiana è frantumata in 21 costose sedi – comprese quelle delle Province di Trento e Bolzano – ospitate in 15 edifici diversi. E al conto vanno aggiunte le “filiali” belghe di Anci (associazione dei Comuni) e Upi (unione delle Province). Uffici che si sommano a quelli della rappresentanza presso la Ue e la Nato, dell’Ice, dell’Enit, dell’istituto di cultura  … costi che – tra personale, affitti e costi di gestione – raggiungono i 20 milioni di euro. Una cifra che aumenta fino a 70 milioni, se si tiene conto del costo dei 22 “avamposti” delle Regioni nel cuore di Roma, tra valore degli immobili, affitti, spese per il personale e per la gestione.”

 

Inoltre, la  “la Conferenza Unificata è convocata e presieduta dal Ministro per gli Affari regionali e Autonomie, su delega del Presidente del Consiglio dei Ministri” non è esattamente un ‘parlamento’.

Attualmente sono 49 persone in tutto. I ministri degli Affari Regionali, degli Interni, dell’Economia e FInanze, dei Trasporti, della Salute, più i presidenti delle Regioni ed i due delle Province Autonome di Trento e Bolzano, ai quali si aggiungono il Presidente e i consiglieri (15 sindaci in tutto) dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani e dell’Unione delle Province italiane (sette presidenti di province in totale).

“Dunque cominciamo dal Senato. Nessuno, tranne il movimento di Rodotà e Zagrebelsky, si oppone all’abolizione del bicameralismo perfetto perché, appunto, è una gigantesca imperfezione”, lo ammette lo stesso Scalfari.

“Il Senato non dovrà più votare la fiducia al governo né approvare il bilancio dello Stato e la legislazione connessa, salvo che non si ravvisi una violazione costituzionale. … Così pure potrebbe, anzi dovrebbe esercitare un accurato controllo sulla pubblica amministrazione, … potrebbe, anzi dovrebbe svolgere un ruolo culturale approfondendo temi scientifici, sanitari, ecologici, umanistici, … per adempiere a questo compito il Senato dovrebbe esser composto da un certo numero di membri che rappresentino altrettante “eccellenze” e le mettano a tempo pieno a disposizione del paese. Non possono certo essere eletti, ma nominati dal capo dello Stato che potrà avvalersi di rose di nomi fornite da Accademie culturali, Università, scuole specializzate.” (Eugenio Scalfari – domenica 6 aprile 2014)

Praticamente, un Senato di ‘non eletti dal popolo’, ma di designati da Regioni, Città metropolitane e Province che avrebbe potere di controllo, di indirizzo e di veto su tutto il ‘resto’, magistratura inclusa, visto che – secondo Eugenio Scalfari –  la Corte dei Conti “è una magistratura che persegue irregolarità o addirittura reati di natura contabile; negli ultimi tempi è andata al di là di queste sue competenze.”

E’ proprio vero, dottor Scalfari, “in una fase in cui si aumenta il potere decisionale del governo e soprattutto quello del premier, annullare completamente una delle due Camere configura una tendenzialità autoritaria estremamente rischiosa” …

Una Conferenza Stato-Regioni (propriamente detta o unfificata che fosse) che finora ha svolto, con i ‘successi’ di cui tutti ci siamo accorti, un bel numero di iniziative, come i Tavoli Permanenti, Gruppi di lavoro e Comitati per:

  • il monitoraggio dell’intesa fra le Regioni e le province autonome, il Dipartimento degli affari regionali, il Ministero degli affari esteri, il Ministero dello sviluppo economico, in materia di rapporti internazionali;
  • per l’uniformità dei procedimenti di invalidità civile e di trasmissione per via telematica dei certificati di malattia fra le Regioni, il Ministero della salute, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’INPS;
  • sulle problematiche relative alla decorrenza dei termini per l’acquisizione del certificato prevenzione incendi da parte delle strutture sanitarie pubbliche e private e sugli “indirizzi per prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di rischio connesse alla vulnerabilità di elementi anche non strutturali negli edifici scolastici”;
  • per la sanità penitenziaria e per l’attuazione delle linee guida per gli interventi negli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) e nelle case di cura e custodia, nonchè quello per le problematiche afferenti il settore della prevenzione e del recupero delle tossicodipendenze, su richiesta del Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria;
  • per la definizione delle Convenzioni tra la Cassa Depositi e Prestiti S.P.A. e le Regioni sull’utilizzo del “Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca” e per la definizione di una proposta di legge quadro in materia di affidamento e utilizzazione delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative, a seguito del documento di infrazione n. 2008/4908 UE,
  • per l’espletamento delle attività istruttorie in materia di informazione, formazione ed educazione ambientale e sul Secondo e il Terzo Piano di azione nazionale per l’efficienza energetica;
  • per la semplificazione, per l’innovazione tecnologica nelle regioni e negli enti locali, per l’efficientamento e la razionalizzazione dei servizi del trasporto pubblico locale, per l’accesso al mercato del noleggio con conducente di autobus;
  • per la realizzazione di un’offerta di servizi educativi a favore di bambini dai due ai tre anni, volta a migliorare i raccordi tra nido e scuola dell’infanzia e a concorrere allo sviluppo territoriale dei servizi socio educativi 0-6 anni;
  • per la semplificazione e per l’attuazione coordinata delle misure previste dal decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 recante: “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo”.

Dunque, tra le cose da ‘rottamare “c’è già la conferenza Stato-Regioni, che comprende anche i Comuni”  che costa più di qualche centesimo … a parte di valore del tempo perso dal Paese e della crescita che non c’è stata.

Piuttosto, “Congresso in America, Camera dei Lord in Gran Bretagna sono due esempi da non perder di vista in Italia e nella futura Europa nel giorno auspicabile in cui diventerà un vero Stato federale”.
Ma ci sarà da convincere gli Europei a mettere i propri destini ‘federali’ nelle mani di un eletto ogni 3-400.000 residenti … e, quanto alla Camera dei Lord britannica, ricordiamo che da quelle parti, ma anche altrove, il titolo nobiliare può essere acquistato.

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Italia: diritti fondamentali sempre peggio

7 Apr

L’Italia, ha le scuole talmente degradate da richiedere un piano edilizio e manutentivo urgente e pluriennale.
Eppure, da anni la Conferenza Stato-Regioni dovrebbe fornire  gli “indirizzi per prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di rischio connesse alla vulnerabilità di elementi anche non strutturali negli edifici scolastici”.

In Italia, a dire il vero, la Conferenza Stato-Regioni è competente anche in materia di “uniformità dei procedimenti di invalidità civile”, di “trasmissione per via telematica dei certificati di malattia” e della “decorrenza dei termini per l’acquisizione del certificato prevenzione incendi da parte delle strutture sanitarie pubbliche e private”.
Sappiamo bene che non esistono parametri univoci per le invalidità neanche tra ASL di una stessa città, che far pervenire il debito certificato di malattia è ancora una corsa ad ostacoli per i lavoratori e che c’è il misundertanding dei ‘file F’ a cui sono stati derubricati i Day Hospital, che un ospedale senza certificato antincendio proprio non deve funzionare …

Sempre nel Bel Paese, l’Italia, abbiamo adeguato la normativa sulla disabilità nel 2007, con quasi 15 anni di ritardo, alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità … mamtenendo però tutto l’impianto preesistente, con il risultato che invalidi si diventa ancora oggi per ‘patologie e punteggi’ … la disabilità funzionale è solo in premessa.
Risultato? In Germania e Francia – che pure loro hanno i ‘falsi invalidi’ come ovunque – i disabili che beneficiano di sussidi e tutele sono il 10% della popolazione, da noi (dati Istat)  solo il 6% …

Un’operazione di maquillage per cambiar tutto pur di non mutare nulla’ degna di quella avvenuta per i così detti malati rari, che così rari proprio non sono, visto che parliamo di 1-4 milioni di pazienti cronici, che vanno gestiti per una vita intera.
Infatti, in Italia, la legge sulle malattie rare prevede che in ogni regione vi sia un centro apposito, che (essendo le regioni 20 e le malattie censite almeno .) fanno ben 80.000 siti specialistici … una tragica barzelletta.
Infatti, secondo tutti i dati esistenti almeno metà di questi malati neanche sa di esserlo e tra quelli riconosciuti almeno un terzo rinuncia alle cure per problemi ‘burocratici’.

Il tutto accade proprio in Italia, dove rischiamo sanzioni UE sul riposo obbligatorio dei dirigenti medici, mentre – come ha spiegato il presidente del Collegio italiano dei chirurghi –  ““spesso sono costretti a prolungare il proprio orario perché manca il personale, ma è ovvio che così aumenta il rischio degli specialisti di incorrere in errori”.
D’altra parte, i medici, generici e specializzati, all’interno di strutture sanitarie pubbliche e private nel 2007, erano 363,5 ogni centomila abitanti, una delle medie più alte d’Europa.

Italia che dai lontanissimi Anni ’60, distingue i suoi figli di un dio minore in tante e troppe categorie, quando si parla di disoccupazione.
Ci sono i cassaintegrati, le cui tutele possono durare anche decenni, e le casalinghe, alle quali addirittura si chiede di pagare l’assistena sanitaria senza nulla in cambio. O i ‘meridionali’ che avendo un tessuto industriale IRI, se lo son visto smantellare senza neanche un cent per l’occupazione. Per non parlare dei giovani, che dopo aver investito in un postdiploma o in una laurea non si ritrovano neanche una legge sul lavoro che li canalizzi ed, eventualmente, li sussidi.

Parlando di Welfare, in Italia, ci sono anche gli anziani, che una volta erano quelli che superavano i 55 anni di età e iniziavano ad aver diritto al riposo dopo una vita di lavoro. Ne abbiamo messi per strada almeno mezzo milione con una leggina natalizia e quattro lacrime da caimano. La restante parte, per ‘giustizia generazionale’ sembra che resterà al lavoro ad libitum, mentre le pensioni correnti – il vero buco nero – ‘non si toccano’, as usual.
Ed i bambini … le cui famiglie non vedono un bonus bebè (o delle consistenti detrazioni fiscali) neanche per il primo anno di vita e … per i quali abbiamo esternalizzato di tutto, visto che secondo le associazioni di settore, sono ‘centinaia di migliaia’ gli operatori che hanno un ‘lavoro’ continuo con loro … ma che poco proteggiamo, se esentiamo queste persone dai controlli che la legge prevede per i dipendenti pubblici, ovvero di docenti ed anche se si tratta di un supplente di pochi giorni …

E, sempre, l’Italia, a 24 anni dall’aver aderito alla Convenzione Onu apposita, non si è data ancora una legge per il reato di tortura. Al momento, il Senato ha approvato un testo che punisce “chiunque, con violenze o minacce gravi, cagioni acute sofferenza fisiche o psichiche ad una persona privata della libertà personale”, inserendolo tra i reati comuni, connotati da dolo generico e con prescrizione a cinque anni. Vedremo la Camera dei Deputati quanto altro tempo impiegherà. e se – ma è molto difficile – vorrà estendere i termini di prescrizione.

Non è che gli altri Stati non siano esenti da ‘peccatucci’, come la Germania che rischia sanzioni per ‘surplus commerciale’ (ndr. concorrenza sleale) e la Francia che le ha ricevute per le sforature del patto di stabilità ed è stata ‘graziata’ per le politiche verso i Rom.
Il punto è che questi ‘peccati’ sono i nostri, quelli della nazione che ospita la Chiesa Cattolica e che, in quasi 100 anni di religione di Stato, dovrebbe aver fatto suo – nel senso comune, nell’etica e nelle norme – il principio di ‘amare il prossimo tuo come te stesso’, ma, a vedere dove ci hanno portato la politica e i poteri forti, sembrerebbe davvero di no …

A contraltare delle scuole disastrate, abbiamo l’Italia dei palazzinari e degli edili o, perchè no, dell’abuso edilizio fai da te. Oltre all’indifferenza dei media verso le okkupazioni e le famiglie inadempienti … o i ragazzi che crescono senza riferimenti e luoghi ‘sicuri’, con il consumismo ed il ‘conflitto’ come valori.

A corrispettivo del Sistema Sanitario, troviamo una fetta costante dei nostri parlamentari che arrriva dal settore, ma soprattutto che è proprio la classe medica ad incidere in modo rilevante sulla spesa pubblica di personale, con i suoi circa 150.000 stipendi in fascia alta e le derivanti pensioni, considerato che un medico di base può arrivare facilmente a percepire quasi il doppio di un docente e che un medico strutturato ospedaliero forse raddoppia il reddito di un ingegnere in fabbrica, per non parlare dei doppi e tripli incarichi possibili nei policlinici universitari.

Andando a parlare di Welfare, balza all’occhio la disparità di trattamento tra generazioni, sessi e territori diversi, ma soprattutto non può sfuggire che un unico soggetto, il Sindacato ed il sistema gemello del Volontariato, è sempre presente, dai tavoli di lavoro ai CdA e agli Enti, per non parlare dell’apparato dei Servizi cui è demandato, de facto, la gestione in accesso per i  servizi pensionistici e per l’invalidità, oltre a gran parte dei servizi per disabili, immigrati, fasce a rischio e minori.

Ma dalle crisi strutturali si esce in un altro modo: con il senso dello Stato di tanti e la cultura del lavoro di tutti.

Non sarà questo governo o il successivo a cambiare tutto questo: è necessario prima che ‘grande bellezza’ che ha creato questa mostruosità vada effettivamente in pensione e cessi di influenzare i destini italiani e, poi, che negli italiani risorga il desiderio di sentirsi alla pari degli altri paesi avanzati, piuttosto che trotterellare speranzosi per qualche briciola che cade dal tavolo del banchetto di quelli che vivono rivendendosi la grande ricchezza italiana.

E, per lo meno, si potrebbe anche iniziare, tentare, a guardare al futuro piuttosto che al passato.

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Angelina Jolie, i tumori e Veronesi

15 Mag

Ieri, ha fatto il giro del mondo la notizia che la bellissima Angelina Jolie si era fatta asportare ambedue i seni per evitare l’insorgere di un tumore alla mammella, causato da una predisposizione genetica.
Oggi arriva il dotto parere medico del professor Veronesi, che, a Repubblica News, precisa:  ”Tumore, vince la diagnosi precoce”.

”I fattori di rischio del tumore al seno oggi sono molto più chiari. Davanti a un caso come quello della Jolie c’erano due strade: la prima è quella seguita dall’attrice, eliminare il rischio eliminando il seno. L’altra alternativa è il controllo periodico. Che ha, nel caso della diagnosi precoce, una percentuale di guarigione del 98 per cento”.

Per rigore scientifico e correttezza dell’informazione, va detto che la diagnosi ‘precoce’ non vince affatto rispetto all’asportazione preventiva: nel primo caso due donne su cento non guariscono (98%), nel secondo caso proprio non insorge il tumore (N.B. probabilità bassissima). Una bella differenza.

Inoltre, il termine ‘guarigione’ usato dal prof. Veronesi significa, più precisamente, ‘non si riammala di tumore al seno nell’arco di cinque anni’, cosa molto diversa dal guarire comunemente inteso.

Infine, mentre Angelina Jolie nel giro di un mesetto ha asportato ghiandole e ricostruito mammelle, chi volesse affidarsi alla ‘diagnosi precoce’ potrebbe anche dover trovarsi a combattere con un tumore per mesi ed anni, sempre con il rischio di essere una delle due donne su cento che non guariscono.

Una bella differenza, non c’è che dire, sia per l’aspettativa in vita del paziente, sia per la qualità della sua vita e quella dei familiari.

Una differenza poco spiegabile, se la genetica – la vera dignosi precoce – annunciava ad Angelina Jolie un 87% di possibilità di sviluppare un tumore al seno e se la chirurgia permette di risolvere tutto con un intervento chirurgico, privo di controindicazioni particolari.

Perchè sconsigliare un intervento di mastectomia e protesi al seno, che può rientrare in un costo inferiore ai 10.000 euro, mentre le cure oncologiche costano molto di più, richiedono più strutture e più occupati, costringono il malato a lunghe trafile e ad assumere farmaci con pesantissime ricadute?

L’ha detto Veronesi? E pensate che Angelina Jolie, star di Hollywood e stramilionaria, si sia rivolta ad un oncologo con minori capacità del nostro anziano guru dell’oncologia?

Quando date il consenso informato, vi viene detto che avete “una percentuale di guarigione del 98 per cento” o che potete essere uno dei due su cento che non guariscono?
E, nell’ipotesi che potreste essere ‘dal lato sbagliato della percentuale’, preferireste una risolutiva mastectomia (con la plastica a carico del SSN) oppure rischiare lunghe e devastanti cure e poi scoprire di essere comunque condannati?

Vince la genetica, che è la vera diagnosi precoce. Perchè aspettare che il tumore insorga, professor Veronesi? Perchè sottoporre le persone a lunghe e dolorose cure, se è possibile evitarlo?

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