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Vaticano, un esborso insostenibile

25 Nov

La legge 222/85 stabilisce che a partire dal 1º gennaio 1990 l’otto per mille del gettito IRPEF venisse ripartito tra lo Stato, le politiche sociali o una tra sette opzioni, e tra esse vi è anche la Chiesa cattolica.

Secondo i dati pubblicizzati dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e aggiornati alla dichiarazione dei redditi del 2005 si tratta di circa un miliardo  di euro.

A questo va ad aggiungersi:

  • la deducibilità fiscale delle offerte da parte dei cittadini, fino al 10% del reddito, e comunque non oltre i 70.000 euro, per tutti gli enti ecclesiastici come per tutte le Onlus e le Associazioni di Promozione Sociale;
  • l’esenzione fiscale totale per le parrocchie e gli enti ecclesiastici
  • i finanziamenti alle scuole paritarie private, gestite da enti cattolici
  • gli oneri di urbanizzazione degli edifici di culto
  • i contributi agli oratori (solo in alcune Regioni)
  • una larga fetta degli interventi di restauro monumentali

Nella sostanza stiamo parlando di non pochi miliardi di euro, cavati a viva forza dalle tasche degli italiani grazie ai balzelli ed alle leggine delal Seconda Repubblica e non solo.

Perchè la Chiesa Cattolica italiana, che vive delle nostre tasse, continua ad essere esente dai tagli e dall’incremento di pressione fiscale?

originale postato su demata

Il Vaticano, la manovra e l’ICI

22 Ago

Su Facebook si rifoltisce il gruppo di italiani che chiedono alla Conferenza dei Vescovi italiani (CEI) di fare il “bel passo” e di accettare la tassazione ICI sulle attività commerciali e d’impresa.

E’ piuttosto difficile dirimere la questione inerente quali siano i diritti del Vaticano verso lo Stato Italiano o, meglio, quali possa vantare la nostra repubblica verso la Santa Sede.

Una faccenda annosa, uno dei tanti pasticci finanziari combinatisi all’atto dell’Unificazione dell’Italia, come quello dell’Autonomia Siciliana o dell’eredità dei Savoia, che si trascinano fino ad oggi.

Incominciamo col dire che:

  1. la Sicilia era uno dei due Regni su cui si articolava lo Stato Borbonico ed era insorta pro-Garibaldi inseguendo il sogno repubblicano. Anche in questo caso si applicavano le regole del “bottino di guerra” a tutto favore dei Savoia;
  2. nel Meridione d’Italia, viceversa, l’aggressione savoiarda alla Casa di Borbone avrebbe imposto agli invasori il rispetto delle proprietà reali ed un congruo indennizzo, cosa che non fu;
  3. solo i territori coincidenti, più o meno, con le provincie di Viterbo e di Roma costituiscono a tutti gli effetti il legittimo territorio del Papa Re: le altre aree dell’allora Stato Pontificio erano state tutti assorbite per lascito testamentario e, dunque, trasferibili ai Savoia per mera conquista e con “equo” indennizzo;
  4. Roma ed il Patrimonium Petri originario, inclusa Sutri ed altre donazioni altomedievali, non erano alienabili, nè per il sistema giurisprudenziale dell’epoca sia per un regno, quello Savoia, che, unico al mondo,  faceva del Cattolicesimo la religione di Stato.

Così nacuero l’Italia e la sua Capitale, con una parte del tesoro del Banco di Sicilia che diventa patrimonio dei Savoia e prende la via degli Stati Uniti, con il saccheggio e le stragi nel Sud e nella terra dei Papi, con la nascita di una propaganda popolare antiborbonica ed antipapalina, con i primi grandi consorzi per la costruzione di Roma, che all’epoca aveva solo 40-50mila abitanti.

Dall’indignazione internazionale per il colpo di mano dei Savoia, nacque la legge delle Guarentigie, prima, e dall’esigenza di una pacificazione populiasta dell’Italia nacquero, poi, i due Concordati. Allo stesso modo, uno dei “moventi” della Cassa del Mezzogiorno fu quello di restituire, almeno in parte, quanto sottratto al Sud dai Savoia.

La prima, le Guarentigie, fecero affluire enormi quantità di denaro nelle casse vaticane, come mai s’era visto a San Pietro. Risorse italiane che presero le strade più impensabili, destinate all’estero per le missioni, ma anche investite in fabbriche e banche o, peggio, utilizzate per acquisre  quote e partecipazioni di infrastrutture nazionali.

I due Concordati servirono a fermare questo processo unidirezionale, tramite il quale lo Stato del Vaticano acquisiva sempre più potere sulla finanza nazionale.

Dal punto di vista della presenza sul territorio, il Vaticano è oggi  presente in:

  1. aree delimitate e territori che godono della sostanziale extraterritorialità grazie ai Concordati;
  2. aree delimitate, spesso semplici contesti immobiliari, dove vengono svolte attività prettamente religiose, analoghe a quelle praticate dalle altre religioni per specie e e per diritti;
  3. aree delimitate, spesso singole unità immobiliari, dove vengono praticate attività di fornitura di servizi, professionaoli, commerciali od impreditoriali, analoghia quelli gestiti da laici e da persone di altre religioni;

Dal punto di vista fiscale non dovrebbero esserci esitazioni: le prime sono attività off-shore, le seconde sono sottoposte alle norme inerenti gli enti benefici e religiosi, le terze pagano l tasse come tutti.

L’Italia è anche una monarchia assoluta

17 Gen


L’On. Mastella, colpito profondamente negli affetti familiari, ha confermato le proprie dimissioni.


Intanto, Il Giornale riporta che “sul ministro della Giustizia e sul suo
entourage pesa anche un’altra inchiesta, condotta dal pm Donato Ceglie, su tonnellate di rifiuti tossici e liquami riversati nelle campagne di Ceppaloni.
Nell’inchiesta sono state arrestate 38
persone, in gran parte imprenditori accusati di aver avvelenato il
sottosuolo campano, compresi terreni poi usati a scopo agricolo.”

Dallo spacchettamento del disastrosissimo “trash business” campano emerge un quadro fosco di come si tiene insieme una maggioranza così profondamente diversa: una dimensione politica confermata anche dal “why not” calabro-sammarinese con i precari in appalto visti su Report.

Ormai, non solo al Sud, le Istituzioni, quando riescono a funzionare, sono il luogo dove il “piacere del politico” si trasforma in regola uguale per tutti.

Lo Stato liberale, viceversa, per funzionare hanno bisogno di tre cosa “da nulla”:

  1. che la società pretenda una maggiore competenza per chi ha delle responsabilità,
  2. che il ceto dirigente esiga una cultura ed una sensibilità appropriate per chi prende decisioni
  3. che la gente, dulcis in fundo, si limiti nella richiesta di piaceri o, meglio, che non li chieda affatto?

Cose davvero da nulla, per l’italiota educato a schede prepagate e reality … che vive in una repubblica che condivide la sovranità con una monarchia assoluta: il Vaticano.