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Torino cambierà la Movida?

4 Giu

Oltre mille feriti in piazza San Carlo a Torino, di cui otto in gravi condizioni, per il cedimento della ringhiera di una scala di accesso al parcheggio sotterraneo.

Nella piazza si erano assembrate molte migliaia di persone per sostenere la Juventus in finale di Coppa Champions proiettata su maxischermo.

Psicosi da terrorismo, certamente, ma cos’altro poteva accadere, se non il panico, in una piazza eccessivamente assembrata (uno addosso all’altro), con un certo consumo di alcolici e scarso controllo (visti i cocci di bottiglie), senza vie di deflusso bene in vista.

Uno dei tipici eventi della movida, che poteva diventare l’Heysel.

Da anni tolleriamo nelle nostre città, con il beneplacito dei sindaci che autorizzano o – comunque – sorvolano sugli assembramenti, più attenti al consenso degli underquaranta e dei commercianti, piuttosto che ai reclami dei residenti e del minimo buon senso in materia di sicurezza pubblica.

Una Politica che non si rende conto che c’è un motivo per cui – anzichè le piazze e i parchi – gli uomini iniziarono ad incontrarsi in pub, bar, caffè, circoli, bettole, latterie, sale da te, salotti, sale da ballo, teatri, sale da gioco eccetera. Lo stesso motivo per cui evitavano di consumare alcolici in luoghi affollati: SICUREZZA.

Vedremo se – dopo la mancata strage di Torino – i nostri Sindaci continueranno ad autorizzare gli assembramenti della movida ‘vada come vada’ o decideranno di gestirli adeguatamente.
A partire dal rischio costituito dalle transenne, dal sovraffollamento e dall’uso di alcolici o dalla presenza di vetri ed altri oggetti o materiali atti ad offendere.

Demata

Higuain, Higuain ed il miracolo di De Laurentiis

24 Lug

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Si parla tanto di fair play (o di calcio business) e prendiamo atto che De Laurentis è riuscito a vendere alla diretta concorrente per 94 milioni un calciatore che in effetti ne vale al massimo settanta … che ha ormai trent’anni e che ha già dato il massimo … oltre ad aver dimostrato di avere un bel caratterino e di pretendere un ingaggio da record, almeno per la Serie A italiana.

Considerato che s’era partiti con l’acquisto di Edninson Cavani per 15,5 milioni, poi ceduto per 63 al Paris Saint Germain, di cui quaranta reinvestiti nell’acquisto di Gonzalo Higuain, oggi prendiamo atto che Aurelio De Laurentis è riuscito – negli ultimi cinque anni – a garantire sia due dei migliori attaccanti mondiali in rosa sia un ricavo secco per la società di oltre 65 milioni di euro con due sole operazioni d mercato.

Dieci anni fa, Aurelio De Laurentiis rilevava la proprietà della SSC Napoli con un esborso di 14,8 milioni nei primi tre esercizi, mentre al termine della stagione 2013-2014 l’utile societario ha superato i 20 milioni di euro, il valore della ocietà sfiorava i 200 milioni con guadagno contabile complessivo di 57,5 milioni ed i compensi per il CdA erano pari a 16,6 milioni.

In questi dieci anni, la SSC Napoli – ripartita dalla serie C1 come Napoli Soccer – ha conquistato due secondi posti e due terzi posti nel Campionato di Serie A, vincendo due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.

Avanti così, cosa c’è da lamentarsi?
Era dagli Anni ’80 di Ferlaino e Maradona che non si vedeva un Napoli puntualmente nelle prime posizioni del campionato di calcio.

Demata

Deferimento federale per Tavecchio?

3 Nov

In Italia se i partenopei sono da incenerire NON è reato ma scoppia un inferno mediatico se i neri sonomangiabanane, se le donne sono handicappate, se i gay vanno allontanati e c’è da tenere a bada gli ebrei, ma non . Bel Paese.

Detto questo prendiamo atto che Tavecchio avrebbe dovuto riformare il sistema professionistico, non solo perchè dividenti televisivi e coppe europee non permettono un campionato a 18 squadre, ma soprattutto visto che è davvero allarmante – 50 arresti a maggio scorso – cosa accade con l’avvento delle Lega Pro e Dilettanti al sistema di scommesse mondiale …

Secondo le cronache i responsabili della collocazione del dott. Tavecchio a capo dell’idolatrato Gioco Calcio italiano furono buona parte dei presidenti della Serie A – inclusi Lotito, Ferrero, De Laurentiis, Thoir, Berlusconi, Preziosi – più (guarda caso) la Lega Pro e i Dilettanti. Gli unici ‘contro’ (ma guarda caso) … gli arbitri.

Il Codice Disciplinare della FIGC prevede all’Art. 5 (Dichiarazioni lesive) che (c 1.) “ai soggetti dell’ordinamento federale  è fatto divieto di esprimere pubblicamente giudizi o rilievi lesivi della reputazione di persone, di società o di organismi operanti nell’ambito del CONI, della FIGC, dell’UEFA o della FIFA” e che (c 4.) “la dichiarazione è considerata pubblica quando è resa  in pubblico ovvero quando per i destinatari, il mezzo o le modalità della comunicazione è destinata ad essere conosciuta o può essere conosciuta da più persone.

E’ possibile che i vari Andrea Agnelli (Juventus), James Pallotta (Roma), Aurelio De Laurentiis (Napoli), Diego Della Valle (Fiorentina), Claudio Lotito (Lazio), Enrico Preziosi (Genoa), Massimo Ferrero (Sampdoria), Maurizio Zamparini (Palermo), Urbano Cairo (Torino), Erick Thohir (Inter), Silvio Berlusconi (Milan), Carlo Rossi (Sassuolo), Franco Soldati (Udinese) & co. arrivino a chiedere l’intervento del Tribunale Federale nazionale?

Demata

L’Islam schiavista, i Mondiali di Qatar 2022 e Biram Abeid, il nuovo Mandela

20 Lug

Vale la pena di sapere che ufficialmente la schiavitù è ancora legale in Mauritania e Sudan, mentre è apparentemente vietata ma, in realtà, tollerata e legalizzata nella penisola arabica.

Nel 2003 un giurista saudita di alto livello , lo sceicco Saleh Al – Fawzan , ha emesso una fatwa affermando che “la schiavitù è una parte dell’Islam. La schiavitù è parte della jihad e rimarrà finché esisterà l’Islam.
In Nigeria Abubakar Shekau, il leader di Boko Haram, ha fatto rapire e mettere in schiavitù migliaia di persone, si appella al Corano: “quello che stiamo facendo è un ordine da parte di Allah, e tutto quello che stiamo facendo è nel libro di Allah, che mi ha incaricato di vendere loro”.

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Fadhlalla Haeri, Shaykh di Karbala in Iraq, ha confermato la legittimità coranica della schiavitù, ma ‘solo’ per coloro che siano nati da schiavi ed i prigionieri di guerra.
Anche Abdul- Latif Mushtahari, il supervisore generale dell’Università Azhar del Cairo, conferma: “L’Islam non proibisce la schiavitù , ma la mantiene per due motivi. Il primo motivo è la guerra … a condizione che la guerra non è tra i musulmani. … Solo prigionieri non-musulmani possono essere ridotti in schiavitù o uccisi. La seconda ragione (ndr. che legittima la schiavitù) è la propagazione sessuale di schiavi che genera più schiavi per il loro proprietario” …

Lo Stato islamico dell’Iraq e il Levante (ISIS) ha sostenuto una giustificazione religiosa (setta eretica) per schiavizzare le donne yazidi, asservite secondo la vecchia pratica shariah di bottino di guerra.
Sempre in Saudi Arabia un religioso di primo piano, Shaikh Saad Al – Buraik, ha recentemente esortato i palestinesi a fare esattamente questo con gli ebrei: “Le loro donne sono la vostra preda di guerra legittima. Allah li ha fatti vostri. Perché non asservire le loro donne?”

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Muhammad Qutb, teologo dei Fratelli Musulmani, ritiene che “l’Islam ha reso lecito che un padrone abbia un certo numero di schiave catturate in guerre e ingiunge che solo lui può avere rapporti sessuali con loro … l’Europa aborrisce questa legge, ma allo stesso permette volentieri quella forma più odiosa di animalità secondo a cui un uomo può avere relazioni illecite con qualsiasi ragazza possa imbattersi solo per appagare le sue passioni animali”.

Il nuovo report 2015 di Amnesty International sulle continue violazioni dei diritti umani della manodopera migrante impegnata nella costruzione degli stadi e delle infrastrutture per i Mondiali di Qatar 2022 denuncia oltre 4.000 morti tra le maestranze e gravissime violazione che vanno dalle condizioni di vita alla sicurezza sul lavoro, dal sequestro dei documenti all’impossibilità di denunciare le vessazioni subite.
Lo stesso in tutta l’area arabica per effetto della legge Kafala: un sistema “neo-feudale”, che riduce il migrante a schiavo del suo datore di lavoro, che entra addirittura in possesso dei suoi documenti e quindi della sua vita.

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Quanto alla Mauritania, ieri è stato arrestato YACOUB DIARRA, attivista per i diritti civili, dalla locale Polizia di Dar-Naim a Nouakchott. Non sono state rese note le ragioni dell’arresto di Diarra, sposato con una donna italiana e da anni residente ed integrato nel nostro paese, ma aveva appena visitato il Mandela dell’Islam, Biram Abeid, da molti mesi imprigionato nel carcere di Aleg.

Biram Dah AbeidLa missione che si è dato Biram Dah Abeid è quella di abolire lo schiavismo, ancora presente in alcuni stati di religione mussulmana con gli schiavi che  – per loro condizione isolati da analfabetismo, la povertà e mancanza di assistenza – restano inconsapevoli della possibilità di una vita libera dalla servitù.

Ira Mauritania (Initiative de Resurgence du mouvement Abolitionniste de Mauritanie) ritiene che gli schiavi restano legati ai loro padroni, non solo dalla tradizione, dall’ignoranza e dalle necessità economiche, ma anche da “una errata interpretazione dell’Islam”, che insegna che la schiavitù non è illegale, ma un diritto religioso: una sorta di “informale coalizione” – i Beydanes [la casta schiavista], lo Stato, la polizia, i giudici e gli imam – che impedisce agli schiavi di lasciare i loro padroni: «Ogni volta che uno schiavo si libera e l’IRA non è a conoscenza o non è presente, agenti di polizia e giudici aiutano gli arabo-berberi ad intimidire lo schiavo fino al suo ritorno alla sottomissione».

Libertà per Abeid e Diarrà. Libertà e giustizia per tutti gli schiavi.

A proposito di calcio, Amnesty stima in 1,5 milioni i migranti attualmente impiegati come schiavi per Qatar 2022, pronti a salire fino a 2,5 milioni con l’avvicinarsi del Mondiale di calcio … ma sembra che Blatter & co. siano del tutto disinteressati alla questione.

Demata

Post Scriptum: 21/07 Yacoub Diarrà è stato scarcerato.

Nuovo Stadio San Paolo, il progetto, le foto

1 Lug

L’architetto Gino Zavanella, noto per la realizzazione di prestigiosi impianti sportivi nel mondo e responsabile del restyling del San Paolo, ha illustrato il progetto del Napoli.

stadio san paolo originaleLo Stadio San Paolo di Napoli potrebbe ritornare ad essere uno dei più belli del mondo, dopo gli scellerati ed orribili interventi voluti dal Coni per Italia90.

“Ci danno la cifra di 45 mila posti come una capienza ideale per il cliente ‘Napoli’. Il ragionamento che si sta portando avanti in molte società è che il pubblico diminuisce, è in calo in tutto il mondo non solo in Italia. Due novità rispetto all’impianto attuale, la prima: l’eliminazione della pista di atletica è una conseguenza, si vuole avvicinare il pubblico al campo e il secondo anello verrà avvicinato al campo. La seconda: i maxischermi sono previsti nel progetto sia nel primo anello e sia nell’ultimo.”

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20100202_stadio_san_paolo1Image520100217_snpnuovo_san_paolo_napoliDemata

I sogni di Benitez, i soldi di DeLa, lo stadio di De Magistris e … gli acquisti di Bigon

22 Set

Era maggio, poco prima del Mondiale brasiliano, che Benitez, Bigon e De Laurentiis precisavano che bastavano pochi ritocchi per portare al ‘next level’ la Società Sportiva Calcio Napoli: un difensore di esperienza internazionale, un leader per il centrocampo, un paio di ricambi per l’attacco.

In realtà, la situazione era ben altra.

Innanzitutto, la questione dello stadio, degli impianti sportivi e dell’inerzia del Comune di Napoli, per altro provvido di idee esose quanto irrealizzabili, visto che esclude qualsiasi forma di concessione ultraventennale. Chi mai spenderebbe 100 milioni ‘a perdere’?

Poi, la questione dello spogliatoio, con ben tre ‘ribelli’ (Behrami, Dzemaili e Pandev), un potenziale quarto (Insigne) e un ‘desaparecido’ (Zuniga). Pochi ritocchi, con un centrocampo da rifare a nuovo?

Infine, l’urgenza di dismettere la ventina di esuberi (e di milioni di euro in ingaggi) che il ‘buon’ Bigon aveva accumulato in due o tre anni. Con una campagna acquisti a ‘costo zero’, perchè straparlare di scudetto?

I risultati (sul campo) si sono visti.

ssc napoli flag
Un’esclusione di coppa contro un avversario che aveva come unica dote il coltello tra i denti. Due sconfitte in campionato, dopo aver dominato la partita. I nuovi acquisti che (eccetto Koulibaly) non sembrano essere dei top player.

Fino a ieri, contro l’Udinese, con Don Rafele che per sessanta minuti ha accontentato tutti, schierando un 4-4-2 con Insigne e Zuniga esterni, Miguel  e Gargano interni di centrocampo ed Higuain e Michu punte centrali.
Una provocazione? Forse.
Fatto sta che Insigne è scomparso dalle telecronache dopo una decina di minuti, Zuniga si è disperso in leziosismi senza dare penetrazione sulla ‘sua’ fascia, Michu dovrebbe seguire un corso intensivo di kung fu o rugby, Gargano lo conoscevamo già ed ha i noti limiti, Miguel e De Guzman inguardabili per ora.
Ci credo che Higuain fosse arrabbiatissimo, avendo rifiutato il Barcellona, o che Callejon sia allibito, dopo che l’hanno bloccato con l’Atletico Madrid che lo cercava …

Così andando le cose, in qualunque città già sarebbe un problema, figuriamoci poi cosa possa essere 0′ Napule, in una capitale millenaria che non ha avuto il suo riscatto, il cui popolo oggi non comprende le cause di una tale crisi societaria.

planimetria stadio san paolo napoli anello superiore

Per capire i ‘parametri’ dell’operazione finanziaria alla quale De Laurentiis sta lavorando, bisogna partire da un articolo del Corriere del Mezzogiorno che spiegava, in aprile scorso, che la SSC Napoli ha pagato – ad aprile scorso – ben 6,2 milioni per otto anni di fitti arretrati per l’uso del San Paolo,  che viceversa è il Comune ad essere debitore per 4 milioni di euro verso la società, che il valore della ristrutturazione è di circa 80 milioni,  che – per ora – si è arrivati già a 4,24 milioni di euro spesi dalla società calcistica per i progetti cui dovrà seguire una procedura urbanistica. “I lavori di ristrutturazione potranno essere finanziati anche da un soggetto privato diverso da De Laurentiis. La settimana prossima un delegato di un fondo di investimento internazionale sarà in città. Secondo voci, potrebbe essere interessato anche a finanziare l’operazione-San Paolo.”
Aggiugiamo che Benitez richiede (giustamente) un centro sportivo e residenziale per lo staff e la squadra, che diventa un altro problema se il Comune di Napoli non intende (con)cedere almeno una parte dell’ex base Nato, già dotata di campi sportivi ed aree residenziali o funzionali.
Ecco perchè serve liquidità, ecco perchè gli esuberi sono stati ricollocati alla meno peggio, ecco la campagna acquisti a costo zero. Ecco perchè -forse – arriveranno dei soci.

Benitez De Laurentiis De Magistris Bigon

Se questa è la situazione finanziaria della SSC Napoli (altro che De Laurentiis ‘tirchio’), qualcuno potrebbe opporre che l’Inter o la Roma o il Milan non sono in una situazione particolarmente diversa, fatta eccezione per le strutture sportive e societarie di cui si sono dotate da anni ed anni.
Ed, infatti, la statistica dimostra che qualche ‘limite’ c’è e ormai è impossibile non vedere.

Domizzi, De Sanctis, Lavezzi, Hamsik, Gargano, Paolo Cannavaro, Maggio, Zuniga arrivarono grazie a Marino. Cavani fu un accordo diretto tra De Laurentiis e Zamparini. Higuain, Callejon, Maertens, Goulham, Henrique, Koulibaly, Reina e Luis Miguel fanno capo a Benitez.
La gestione diretta dei transfer da parte di Bigon annovera, viceversa, alcuni noti flop come Fernandez, Donadel, Britos, Edu Vargas, Armero, Fidelef e gli strapagati Behrami, Dzemaili, Pandev, per non parlare del folle rinnovo di Zuniga o della possibilità di acquistare Verratti comunque, fino alla incapacità di mercato di quest’anno.
E sempre al direttore sportivo, non all’allenatore, tocca di far da tramite con il presidente per esporre opportunità e indirizzare al meglio le spese.

Juventus - NapoliDunque, i destini della SSC Napoli sono legati a due variabili: il costoso progetto per il San Paolo, di cui arriverà il benestare solo in primavera prossima –  in attesa dei finanziamenti Coni-Fgic di cui si vocifera – e un  direttore sportivo che non sembra essere stato capace di ‘concludere’, specialmente se tiene conto che a vendere a prezzi stracciati (vedi i casi estivi di Armero, Behrami, Dzemaili, Pandev) son bravi tutti.

Intanto, se non si risolverà la questione del centro sportivo-residenziale, è ovvio che Benitez e i top player voleranno altrove e, almeno in questo, il Comune di Napoli  potrebbe darsi una mossa concedendo e autorizzando (mica gratis) quanto serve per riportare gli impianti nella zona flegrea, come era da sempre.

Dunque, non prendiamocela con De Laurentiis e Benitez, che alla fin fine inseguono il nostro stesso sogno mettendoci il proprio: c’è anche la giunta De Magistris che ha portato alle lunghe la questione stadio just in time per le elezioni comunali – ed è Bigon che non porta a casa gli acquisti che dovrebbe e che non tiene ‘a bada’ media, staff e spogliatoio.

Il calcio moderno non è fatto solo dai presidenti e dagli allenatori: dipende anche dalla caratura internazionale dello staff e da quanto la città intenda investire (o liberalizzare) per infrastrutture e turismo …

Originally posted on Demata

Calciomercato Napoli: le cautele di De Laurentis

14 Lug

Si era partiti con Mascherano, ma – in Trentino, il 17 di luglio per il ritiro – potrebbe esserci una sola novità, quella di Miguel “Michu” Pérez Cuesta , trequartista spagnolo classe 1986, ‘sostituto’ di Pandev, Higuain (e Hamsik), in arrivo dallo Swansea City con 52 presenze e 20 goal.

Attesa anche per Kalidou Koulibaly, talentuoso difensore francese, coetaneo di Ghoulam e neocampione di Belgio.

Altra ‘novità’ è il cileno Edu Vargas, di rientro dal Valencia e dal Mondiale dove ha dimostrato sia le buone doti sia il persistere di prestazioni a corrente alternata. E’ un problema di ‘testa’ che dura da tre anni, ma Benitez vuole valutarlo a fondo.
C’è da dare un’alternativa a Callejon sull’ala destra e la richiesta di De Laurentis per il cileno è elevata.
Mentre SSC Napoli chiede 10 milioni di euro, Transfermarkt – noto sito di settore – ne indica soli sei, nonostante il Mundial, per via del suo stipendio da quattro milioni lordi ed un contratto che terminerà nel 2016.

Per il resto, nulla di nuovo, se che a Dimaro, in Trentino, arrivasse anche Lucas Pezzini Leiva, mediano in forza al Liverpool e pupillo di Benitez, con un cartellino da 17 milioni e uno stipendio da otto milioni lordi, se riportato da sterline in euro, oppure il giovane Kramer, neocampione del Mondo o qualcun altro chissà, dato che sarebbe un gran peccato dar via Behrami – senza un sostituto valido – solo perchè non vuole rispettare le consegne di Benitez.
E della difesa da rinforzare assolutamentenon se ne parla più.

Il motivo è tutto nelle esitazioni di Aurelio De Laurentis – astuto imprenditore internazionale – che vede ostacoli all’orizzonte e si prepara a parare i colpi, piuttosto che a darli.

A partire dal terzo posto e dai preliminari di Champions, dove i sorteggi potrebbero estrarre alcune squadre ‘difficili’ per un Napoli rimaneggiato e in avvio di preparazione:

  • FC Zenit (RUS)    73.899
  • SSC Napoli (ITA)    61.387
  • FC Salzburg (AUT)    46.185
  • LOSC Lille (FRA)    45.300
  • FC København (DEN)    45.260
  • FC Steaua Bucureşti (ROU)    39.451
  • APOEL FC (CYP)    39.150
  • R. Standard de Liège (BEL)    38.260
  • Beşiktaş JK (TUR)    32.840
  • Celtic FC (SCO)    36.813
  • FC BATE Borisov (BLR)    33.725
  • FC Dnipro Dnipropetrovsk (UKR)*    32.193
  • Panathinaikos FC (GRE)*    30.220
  • Feyenoord (NED)    13.362

Tutto chiaro, a partire dal ‘rischio Zenit’, o no? Aurelio non scioglierà le sue riserve se non dopo un preliminare d’andata con uno scarto reti significativo.

 

C’è, poi, la questione ‘appetibilità’ dell’Italia e di Napoli, nello specifico.
E nello Stivale, come vediamo per Milan e Inter, le cose vanno davvero male, salvo che a Torino e per l’appunto Napoli, dove delle dirigenze accorte hanno – finora – salvato il business più bello del mondo per la gioia dei tifosi.

Ma, a Napoli, è venuta a mancare la Politica e la sua enorme appetibilità – per vip e ordinari turisti – è quasi azzerata dall’incapacità delle forze legali con il sindaco in testa (e illegali come il crimine organizzato) di garantire la sicurezza e la tranquillità almeno in parte della città, che potrebbe facilmente attrarre top player (e turisti) amanti del mare, della cultura e delle bellezze di Partenope.


Neanche un appello ripetuto con ostinazione settimanale: lasciate in pace almeno le zone dove stiamo cercando di creare una ‘industria’ culturale e turistica.

originale postato su demata