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Il Vaticano, gli immobili e il lusso

15 Mag

“Il Vaticano è uno dei più grandi proprietari immobiliari italiani, con un patrimonio di almeno 115mila unità che equivale al 20% dell’intero patrimonio immobiliare italiano. … Ed intorno a queste proprietà ruota un giro d’affari di oltre 4 miliardi di euro l’anno legato al turismo religioso, grazie all’impiego  di questi immobili come bed & breakfast ad esempio”.

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Di seguito l’elenco delle entità che fanno capo alla Santa Sede e le relative proprietà nel pieno centro di Roma (per l’articolo originale e i dettagli vai a Roma Today 28 marzo 2016)

  • Propaganda Fide = 957 beni tra terreni e immobili
  • Sacra Congregazione per l’evangelizzazione = 80 terreni e immobili
  • Vicariato di Roma = 191 beni tra terreni e immobili
  • Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa) = 82 beni tra terreni e immobili
  • Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica della Città del Vaticano = 63 beni
  • Caritas Italiana = 79 immobili t
  • Almo Collegio Capranica = 22 immobili
  • Arciconfraternita venerabile Santissimo Sacramento San Pietro in Vaticano = 18 immobili
  • Ancelle francescane del Buon Pastore = 54 immobili
  • Arcipreture che “hanno centinaia di terreni”, ad esempio “180 quella di Mazzano Romano 180 (5 immobili); 128 quella di Magliano Romano; 48 quella di Affile”.

Aggiunge  “Qui Finanza” del 17 maggio 2016 che “ad occuparsi di questo impero” sono in particolare due istituti operativi: “Propaganda Fide e Apsa. Governerebbero appartamenti di lusso per circa 9 miliardi di euro di valore. Molte delle 957 case di proprietà (725 sono a Roma) verrebbero poi date in affitto, e a volte vendute, a prezzo agevolato, a nomi illustri”.

Qui Finanza afferma anche che

  • i 5.050 appartamenti dell’Apsa – Amministrazione patrimonio sede cattolica – sono “affittati a prezzo di mercato agli sconosciuti e a canone zero a chi ha servito la chiesa: giuristi, letterati, direttori sanitari. Sono 860 le locazioni gratuite. Innanzitutto, quelle per le case-reggia dei 41 cardinali di prima fila: tutti intorno a San Pietro”
  • vecchi monasteri, abbazie ed altri locali trasformati in hotel e bed and breakfast, con circa 200mila posti letto corrispondenti a 4,5 miliardi di valore di un crescente turismo religioso.

e precisa che (Qui Finanza 18 maggio 2018)

  • c’è “un piccolo esercito di trecento strutture, le cosiddette case per ferie, gestite da enti ecclesiastici. … Si tratta invece di alberghi veri e propri, con tutte le caratteristiche richieste dal turismo internazionale contemporaneo. Molti delle quali, per inciso, non pagano l’Imu, la Tasi e spesso neanche la tariffa rifiuti. Alcune di queste hanno accumulato debiti con l’amministrazione comunale per centinaia migliaia di euro: una residenza di Prati chiede 150 euro a notte per una camera doppia, ma vanta 105 mila euro di arretrati con il Comune”.

Non è così strano se la Santa Sede da secoli e secoli si sostiene con l’attività turistica.
E Papa Francesco ha già chiarito – a chi vuol sentire – che “i conventi servono per motivi religiosi. Se invece si trasformano in alberghi è giusto che paghino le tasse come tutti gli altri”. 

La domanda è perchè proprio l’elemosiniere del Pontefice, il cardinale Konrad Kajewski, ha infranto i sigilli apposti ai contatori di uno stabile i cui occupanti non avevano pagato da anni bollette della luce per circa trecentomila euro, mentre aveva ampie risorse per saldare “come tutti gli altri” quel credito maturato dagli occupanti verso Roma Capitale che la partecipa Acea al 51% , cioè verso i romani tutti. 

Demata

Gli sgomberi e la soglia di povertà in breve

15 Mag

La Costituzione prevede rapporti etico-sociali intrinsechi (diritti-doveri) riguardo famiglia, salute e istruzione (artt. 29-34), ma non la casa.

La ‘casa’ (e il presuntivo diritto alla stessa) rientra tra i rapporti economici (artt. 35-47) che prevedono che:
– la proprietà privata assolve ad una “funzione sociale”, va tutelata da concentrazioni o monopoli (accessibile a tutti) e può essere “salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale” e … non per “diritto soggettivo” o “interesse legittimo”
– infatti la Repubblica italiana “favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione”.

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Le note e ripetute sentenze ‘anti-sfratto’ della Consulta risalgono a 20 anni fa e con sentenze 310/03 e 155/04 la Corte ha dichiarato giustificato il blocco degli sfratti solo se di carattere transitorio e per “esigenze di approntamento delle misure atte ad incrementare la disponibilità di edilizia abitativa per i meno abbienti in situazioni di particolari difficoltà”.

Dunque, secondo l’Alta Corte deve esserci una disponibilità di edilizia abitativa assistenziale solo per i meno abbienti che siano anche in situazioni di particolari difficoltà.
Questa è la Costituzione italiana, quella che all’articolo 7 concede alla Chiesa indipendenza e sovranità, ma solo ‘nel proprio ordine’.

Come si applica?
Uno dei parametri è lo stato di povertà.

In Italia, lo stato di povertà relativa per una famiglia composta da

  • due persone = reddito medio mensile inferiore alla soglia di circa 1.100 euro mensili (circa 12mila annui)
  • una persona = reddito medio inferiore a circa 600 euro al mese
  • coppia con un figlio a carico ) reddito limite inferiore a circa 1.400 euro mensili (circa 16mila euro annui).

Quando il ‘reddito’ è notevolmente inferiore a quelle soglie, c’è da tenere conto che le famiglie sono del tutto esenti da ticket o tributi per prestazioni scolastiche, sanitarie, talvolta i mezzi di trasporto e, soprattutto, hanno diritto ad un punteggio maggiore nelle graduatorie finali per l’assegnazione delle case popolari, specie se vivono in “ricoveri provvisori” o in “abitazioni prive di servizi igienici” … cioè proprio quelle da loro occupate a cui viene negato l’allacciamento.

Ma quanti sono?

Nel 2017 Istat stimava circa 1 milione e 800mila famiglie residenti, cioè 5 milioni di individui sotto il “livello di vita minimo accettabile”, cioè in povertà assoluta, ma i dati di tutti coloro in povertà relativa (che di norma include quella assoluta) consistevano in un totale di circa 3 milioni di famiglie residenti, cioè 9 milioni di individui che sono in “difficoltà nel reperire i beni e servizi”.

I dati confermano anche che la povertà è molto più diffusa (>10%) se l’istruzione del genitore è al massimo la licenza elementare e/o se sono stranieri (minore retribuzione e maggiore sottosoccupazione), come anche cresce se la famiglia è include anche tre o più figli minori e se vive in un’area metropolitana.

Dunque, se c’è da amministrare una città come Roma, con 2,9 milioni di residenti e circa 1,3 milioni di famiglie, di cui una certa percentuale è con un basso livello di istruzione del ‘capofamiglia’, c’è poco da fare: servono non meno  di 100mila alloggi popolari, forse anche 150mila … naturalmente a carico non della città, già povera di suo, ma della nazione.  Soluzione, però, impossibile perchè nessuna città sopravvive se ha un residente  povero ogni tre cittadini … 

L’unica alternativa è aumentare rapidamente il livello di formazione tecnica-professionale generale della popolazione e aggiornare la pubblica amministrazione in modo da renderla efficiente e da attrarre investimenti tecnologici e turistici.

Ci si poteva pensare già 10-15 anni fa.

Demata

L’Italia senza riforme perchè è senza Politica?

3 Mag
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ISBN 978-3-7630-2731

Pochi vorrebbero sapere che quel BBB- di S&P per l’Italia  significa che nel 2018 abbiamo mantenuto una “adeguata capacità di rimborso”, come era con il Governo Gentiloni, ma anche che da adesso in poi “potrebbe peggiorare verso un debito prevalentemente speculativo“, calando a “BB+”.
Ricordiamo che era diventato BBB con Enrico Letta, era sceso a BBB+ dopo la ‘finanziaria’ del Governo Monti e che fino al 2006 era ancora in classe “AA”, cioè l’Italia aveva ancora una “alta capacità di pagare il debito”.

Ancora di meno devono essere quelli che desiderano ricordare che il rating “Ba2” di Moody’s alla Regione Lazio di Nicola Zingaretti, significa “debito con un certo rischio speculativo” e – dunque – c’è poco da esultare (“stiamo dimostrando che gli sforzi di serietà, credibilità ed equità sono riconosciuti in modo positivo anche dagli analisti dei mercati” …). Tra l’altro, avere un outlook stabile, mentre l’Ente prevede di destinare al rimborso di mutui, debiti e interessi oltre la metà della spesa annuale prevista, significa che non si prevedono miglioramenti a medio termine.

Il declino inizia nel 2003-4, quando Standard & Poor’s segnala le prospettive della “AA” da stabili a negative, più o meno mentre il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio accusava il Governo Berlusconi di non aver realizzato quelle riforme strutturali che sono le sole che potranno incidere a lungo termine sul deficit pubblico ed il ministro dell’Economia e Finanza, Giulio Tremonti, replica che “per le riforme occorre tempo” ..

E peggiora nel 2006 scendendo ad “A+” (cioè da “qualità più che buona a qualità media del debito), con l’allenza per “il governo e di lotta” tra ex democristiani e postcomunisti del presidente del Consiglio Romano Prodi, quando, mentre il ministro dell’economia Padoa Schioppa annunciava che il crollo della produzione industriale era “molto più di una frenata”, i media ed i sindacati insistevano … sulla bufala del ‘tesoretto’ per destinarne 2,5 miliardi a misure per lo stato sociale.

Colpo di grazia a settembre 2011, quando Standard & Poor’s taglia il rating dell’Italia da A+ ad A, cioè in procinto di ritrovarsi con un credito/debito di Qualità medio-bassa, dopo ad una  finanziaria 2010 di pochi miliardi voluta dal Governo Berlusconi … pochi mesi dopo si era dovuto aggiungere un “manovra correttiva” da oltre 25 miliardi.
Bene ricordare, però, che già ad ottobre 2009 l’ex ministro Mario Baldassarri aveva già lanciato l’allarme, chiedendo un emendamento per  35 miliardi di tagli da effettuare sugli acquisti dei beni e servizi della Pubblica Amministrazione, che negli ultimi 3-4 anni erano aumentati del 50%, soprattutto nella Sanità.

Era il 2009 e si iniziava a parlare anche della spesa sanitaria pubblica nella prospettiva del federalismo fiscale ed, avviatosi un enorme trasferimento di poteri sulle risorse, la Sanità finiva per essere gestita non più da economisti e giuristi, come fino ad allora era consuetudine, trattandosi di un settore assicurativo-assistenziale, bensì dai politici e dai medici, ambedue – almeno come categorie – in totale conflitto di interessi, visto che i primi raccolgono voti e i secondi compensi e carriere. Addio bilanci regionali, salvo quelli delle regioni dell’ex Lombardo-Veneto.

Sappiamo come è finita: con il segretario del Partito Democratico che esulta se la ‘sua’ Regione soffre per l’outlook stabile (cioè persistente) per un “debito con un certo rischio speculativo” secondo Moody’s, come la Lega e i Cinque Stelle che esultano per uno 0,1% in più sul PIL, che è come svuotare una vasca da bagno con una tazza.

Intanto, con BBB- di S&P l’Italia è alla pari di Ungheria e Marocco – in termini di capacità di ripagare i debiti – mentre con Ba2 di Moody’s la Regione Lazio sta messa più o meno come … Monte Paschi di Siena nel 2013.

In un mondo politico di gentry, pervenuti e cointeressati è difficile annunciare un disastro ed ancor meno tentare di introdurre correttivi: è dall’inizio del Nuovo Millennio che si tenta di farlo senza altro risultato che una fetta consistente di elettorato che si sposta verso chi gli promette ciò che piace e non ciò che serve.

Come vanno le cose glielo lo racconteranno solo due giorni prima del baratro. Oppure dopo …

Demata

Per un pugno di euro … in percentuale sono spiccioli

3 Mag

Da qualche tempo la Politica e i Media italiani esultano per uno 0,1% in più sul PIL e si strappano i capelli se è in meno: due miliardi di euro che ballano.

Due miliardi sono una somma che può fare effetto sui meno abbienti o istruiti, ma già diventa quasi ‘normale’ se parliamo di grandi imprese ed infrastrutture, come è – di fatto – una briciola se guardiamo al Bilancio di una grande potenza economica mondiale quale è l’Italia.

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cartoon di Benito Jacovitti

Ad esempio, sono stanziati oltre due miliardi di euro in finanziamenti pubblici (oltre a quanto arriverà dai privati) per costruire il nuovo stadio olimpico di Tokio. Figuriamoci a rifare daccapo una decina di stadi come servirebbe qui da noi.
E con due miliardi ci si costruisce solo un quinto della diga mobile Mose, che – per ora – salva Venezia dal clima avverso. Domani quanto servirà, affinchè Venezia continui ad esistere?
Sempre con due miliardi ci si costruiscono forse una ventina di ponti stradali come il Morandi crollato a Genova. Ma sembra che all’Italia serva di risistemare molto di più tra strade e autostrade, ponti, cavalcavia, svincoli e tunnel.
Due miliardi sono anche quanto ha perso quest’anno la produzione olearia italiana o di quanto abbiamo ceduto nell’import-export con l’Egitto. Ed era un miliardo di euro quanto fu stanziato dal CIPE nel 2009 per l’edilizia scolastica italiana, che ben vediamo in che condizioni è 10 anni dopo. Tutte cose che non fanno notizia.

Dunque, sono davvero singolari l’esultanza o la preoccupazione dei nostri Politici dinanzi ad una crescita o caduta del PIL di 0,1 percento: come preoccuparsi di un litro di acqua quando la cisterna ne contiene (o ne ha persi) mille.

Anche perchè due miliardi non sono tanti e potrebbero arrivare da fenomeni ‘effimeri’ come, ad esempi:

  1. la dinamica di ritardati pagamenti della P.A., gli interessi e le penali maturati, il factoring ed gli utili finanziari: prodotto nulla, flussi finanziari tanti
  2. l’introduzione del Reddito di Cittadinanza che è assimilato ad un reddito da lavoro (cioè ‘prodotto’) e che ha sostenuto in consumi, che comunque restano stagnanti
  3. la fornitura di servizi telematici fiscalizzati in Italia, ma localizzati all’estero, dove resta o comunque ritorna tutta l’occupazione, l’investimento imprenditoriale e lo sviluppo tecnologico.

E non è finita.

L’Italia quest’anno ha speso un miliardo di euro circa per il Reddito di Cittadinanza, che non crea occupazione, se non di riflesso sui consumi dei beni a basso costo e minor ricavo / ritorno fiscale.

E quanto lavoro, consumi, reinvestimenti e leva fiscale arrivavano se quel miliardo era speso per infrastrutture come quelle viabili o per l’istruzioni o per far incontrare le persone o per proteggere città e raccolti? 
Oppure … quale mazzata recessiva e stagnante arriverà dall’aumento dell’IVA e/o dalla Patrimoniale se l’occupazione ‘cresce’ ma crolla la quantità di ore lavorate?

Perchè si esulta per i dati recenti del Governo ? E perchè non stigmatizzano le Opposizioni che hanno causato in vent’anni questa situazione?

Demata

Eraclito, i consigli alle famiglie e gli auguri di Pasqua

18 Apr

Anni fa, le cronache locali riferirono che, tra le rovine di Paestum in Campania, alcuni turisti avevano riferito una apparizione del filosofo Eraclito, circondato da luci celestiali. 

Era il giorno di Pasquetta e si accingevano a consumare il lauto pasto a base di casatielli e rigatoni al forno, quando tutto il gruppo più o meno contemporaneamente si accorgeva della presenza di quell’uomo dal vestito strano, la barba ben tenuta che stava lì appoggiato ad un blocco con la penna in mano, tale e quale come nel dipinto di Raffaello.

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Dopo un attimo di imbarazzo per l’ospite inatteso, una piccola folla si radunava intorno all’anziano sapiente, mentre i bambini più piccoli ammiravano incuriositi il suo chitone di lino, la lunga tunica, cucita su un lato e fermata sulle spalle da fibule  che indossavano i Greci.

Poi, con la spontaneità tipica dei giovani, una ragazzina forse quindicenne dalla sagoma ‘secchiona’ disse: “Maestro, insegnaci come dobbiamo vivere”.

Eraclito si alzò in piedi e le rispose.

Ricorda innanzitutto a te stessa ed ai tuoi genitori che “il buon carattere non si forma in una settimana o un mese. È creato a poco a poco, giorno dopo giorno. È necessario uno sforzo prolungato e paziente per sviluppare un buon carattere.”

Ma ricorda anche che, da sola, “l’Erudizione non insegna ad avere intelligenza, perché in una sola cosa consiste la Sapienza: nell’intendere la Ragione che governa tutto il mondo dappertutto“.

Intanto, al gruppo di turisti si erano aggiunte altre persone ed anche alcuni vigilanti, attirati dal bagliore luminoso.
Chi appoggiato ad una colonna un po’ a distanza, chi seduto in terra ai piedi del filosofo, un ragazzotto stupefatto con la bocca aperta, una signora rimasta semiparalizzata con il Domopack in mano. Addirittura, alcuni chiassosi bambini che giocavano sugli smartphone erano improvvisamente sereni e attenti a cosa si diceva.

Dunque, il Maestro si rivolse a tutti.

“Tutti quelli che vivono sulla terra sono condannati a restare lontani dalla verità a causa della loro miserabile follia”, finchè tentano di “soddisfare il desiderio dei sensi che è di per se insaziabile”.
E’ questo il motivo per cui “le persone migliori rinunciano a tutto per un unico obiettivo, la fama dei mortali, e la maggior parte della gente si riempie come fosse bestiame.”

Adesso sapete che “per gli uomini non è meglio se tutto quanto accade come essi ambiscono“.
Perciò rammentate tutti anche che “il popolo deve vigilare per la sua legge come per le mura della città”, se vuole che “la Giustizia prevalga sui fabbricanti di menzogne e sui falsi testimoni”.

E non temete: “l’intolleranza è la patologia di ogni credo” e “la loro invidia dura sempre più a lungo della felicità di coloro che invidiano”, ma “non c’è realtà permanente ad eccezione della realtà del cambiamento; la permanenza è un’illusione dei sensi”.

Fu allora che tra quel centinaio di persone che erano talmente commosse da dimenticare persino di farsi un selfie, Eraclito disse “Niente dura, tutto – semplicemente – cambia”.
Poi, scomparve.

Per un po’ rimase un alone di luce, raccontano i testimoni, e tutti rimasero lì per un po’ senza parlare, persino i bimbi. Tutti alla ricerca di qualcosa che il grande Maestro greco aveva svelato dentro di loro.



Non sappiamo se questa sia tra le Fake News degne di entrare tra le leggende metropolitane, ma quel che disse Eraclito alle generazioni future è vero.

Buona Pasqua.

Demata

La debacle italiana in Libia

16 Apr

General_HaftarDa secoli la stabilità della attuale Libia è essenziale per gli interessi italiani, che si tratti di romani o di bizantini, di impero o di comuni.

Dunque, sarebbe dovuto accadere che i nostri Governanti affrontassero seriamente la questione libica almeno dal febbraio del 2014, quando Haftar apparve in televisione per annunciare che il Governo libico era stato sospeso.
Invece, piuttosto che dar segno di una volontà diplomatica, finanziaria e militare italiana, i nostri Governi e i nostri Partiti hanno badato solo ai flussi migratori, prima come fonte di finanziamento della corruttela nostrana e poi negando loro persino il soccorso in mare, mentre oggi ci  limitiamo ad un flebile appello al ‘cessate il fuoco’. 
Tutto qui.

Adesso, però, l’Italia dovrebbe innanzitutto comprendere e dibattere di una guerra e dei suoi rifugiati alle frontiere come di un nuovo equilibrio nel Mediterraneo da cui noi (ci) siamo esclusi.

Infatti,  l’Italia dei Governi Renzi e Conte aveva puntato su Fayez al-Sarraj, forse ritenuto un ‘candidato’ affidabile  essendo un ingegnere gestionale specializzato in appalti ed opere pubbliche …  ma decisamente improbabile, perchè era stato pressochè imposto dall’ONU nel 2015 ed era riuscito ad insediarsi a Tripoli solo nel marzo 2016, dopo essere sopravvissuto a due attentati.

Dunque, ci sarà anche da raccogliere i cocci degli accordi internazionali italiani con la Libia, visto che sono i francesi e i sauditi a fare da sponsor del generale libico Haftar con l’Egitto suo alleato, dove Al Sissi dal 2014 è anche un nobile saudita (Cavaliere dell’Ordine del Re Abd al-Aziz) ed, infatti,  ha aderito all’intervento militare arabo contro i ribelli Huthi nello Yemen.

Cosa succede in Libia?

Iniziamo col dire che ci sono due eserciti che si fronteggiano: i combattenti di Haftar (LNA)  sono militari addestrati e attrezzati tanto quanto i governativi (GNA) di al-Sarraj. Smettiamo di chiamarli ‘milizie’.

Tripoli ormai è sotto assedio: non vi sono vie di fuga verso la Tunisia o verso il deserto ancora controllate dai governativi (GNA) che resistono a sud nel settore di Gharyan, con pesanti combattimenti ad Al-Hira, mentre lo sfondamento dei militari (LNA) è riuscito con la presa dell’aereoporto internazionale “Ben Gashir” e dal 15 aprile si combatte nella periferia della capitale, ad Ain Zarah.

Dunque, i governativi (GNA) sembrano intenzionati ad asserragliarsi a Misurata, da dove negoziare una resa, abbandonando Tripoli allo stesso destino di Aleppo in Siria con ISIS già pronta a speculare sulla situazione, mentre gran parte dei siti petroliferi e degli oleodotti-gasdotti è controllata da Haftar e mentre in Tunisia hanno già i loro problemi con i Jihadisti e l’ultima cosa di cui hanno bisogno sono i profughi libici.

Insomma, come scrive Linkiesta, “se Haftar vincerà, e vincerà prima o poi, l’Egitto e la Francia avranno insediato un Gheddafi 2, faranno man bassa delle risorse petrolifere della Libia, avranno un interesse comune nello spazio del Mediterraneo mentre le petromonarchie del Golfo Persico, già in ottime relazioni con il presidente egiziano Al Sisi, avranno in Haftar un uomo di fiducia“.

Dunque, riepilogando, l’Italia per un lungo futuro dovrà pagare:

  1. la superficialità del Governo Renzi nellappoggio a Fayez al-Sarraj e nella gestione dei migranti caduti nelle mani di  vere e proprie organizzazioni criminali
  2. il pressing anti-egiziano a Cinque Stelle iniziato nel 2016, che ha compromesso i rapporti tra Italia ed Egitto, raffreddando l’interesse per importanti commesse petrolifere e non solo
  3. le strilla della Lega contro i migranti, che probabilmente hanno convinto tutto il Nord Africa che l’Italia li ‘usa’ per ottenere favori dall’Unione Europea tenendo i propri ‘porti chiusi’
  4. l’azione del Governo Conte, che sembra esclusivamente interessato al cessate il fuoco ed al ripristino a Tripoli di un regime noto per gli orrori dei suoi “centri di detenzione” come quello di al-Sarraj.

Due domande di rito:

  1. Tripoli con il suo hinterland raggiunge il milione e mezzo di abitanti: una parte morirà, un’altra sopravviverà, un’altra ancora scapperà: dove pensiamo di metterli, se le frontiere con la Tunisia sono già sovraesposte? Tutti a Lampedusa?
  2. l’Italia destina ogni anno circa  25 miliardi di euro per spese militari e l’export bellico si aggira intorno ai 10 miliardi, cioè è una potenza militare: come mai ci ritroviamo inermi con questo caos alle frontiere e Bengasi che diventerà una sorta di Kuwait City a totale beneficio di francesi ed egiziani? Di chi sono le responsabilità politiche di questa debacle epocale?

Una volta per cose simili cadevano governi e crollavano carriere politiche, oggi ci sono i ‘rottamatori’ a comandare, ma non sarà possibile rinviare tutto a dopo le elezioni europee, se i fatti incalzano con navi e aerei militari di almeno 5-6 nazioni che sono operativi a pochi chilometri dalle nostre coste, mentre noi stiamo a guardare.

A proposito di fatti, mentre la marina militare egiziana acquistava dalla Francia due portaelicotteri classe Mistral (Gamal Abdel-Naser e Tahya Misr) e non si sa quant’altro veniva fornito dai francesi ad Egitto e Cirenaica, l’export italiano verso gli egiziani in due anni è crollato di oltre il 10% del totale, mentre è in crescita per oltre mezzo miliardo quello egiziano verso di noi (+ 37%), specialmente nel settore petrolchimico e dei prodotti della metallurgia, una volta vanto dell’Italia che lavora.

Demata

 

Biometria a scuola: chi sarà esentato, quali limiti ha, quanto costa, chi paga?

10 Apr

Uno dei disegni di legge in corso di approvazione tra Camera e Senato è quello voluto per il contrasto all’assenteismo dal ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno.

Impronte digitali

Eletta con i Cinque Stelle, il ministro Buongiorno è un avvocato che – stando a Wikipedia – ha difeso personaggi come Giulio Andreotti nel processo di mafia a Palermo, «il banchiere un gradino sotto Dio» Pierfrancesco Pacini Battaglia per Tangentopoli, i manager Google precedentemente condannati per aver permesso la diffusione di un video diffamatorio contro un ragazzo disabile, il collega  Niccolò Ghedini nel processo Ruby-ter,  molti noti personaggi dello spettacolo coinvolti i procedimenti penali per evasione fiscale, diversi calciatori dell’Atalanta per aver pilotato il risultato di una partita di Coppa Italia, il calciatore della Sampdoria Stefano Bettarini accusato di scommesse illecite, il fiorettista italiano Andrea Baldini dall’accusa di doping, l’allenatore della Juventus Antonio Conte  nel processo riguardante il Calcioscommesse.

Tutti assolti, a riprova della competenza dell’avvocato Buongiorno, ma il disegno di legge sta facendo notizia.

Infatti, i nuovi sistemi di verifica biometrica dell’identità e di sorveglianza si applicheranno, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con l’utilizzo delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, anche agli istituti e scuole di ogni ordine e grado e alle istituzioni educative tenendo conto delle loro specificità organizzative e funzionali e nel rispetto dell’autonomia organizzativa e didattica, di ricerca e di sviluppo ad essi riconosciuta dalle vigenti disposizioni.

In altre parole, le già scarse risorse delle scuole dovranno far fronte all’acquisto, alla gestione e alla protezione degli scanner e dei computer necessari per impronte digitali e foto-identificazione di poche unità di personale, almeno per ora.

Eppure, per avere i dirigenti presenti in sede basterebbe non assegnargli altre scuole in reggenza e calendarizzare tanti adempimenti esterni richiesti dagli Enti locali ed Amministrazioni.
Inoltre, per amministrativi, tecnici, ausiliari, docenti ed educatori non sembra che gli alunni li vedano evadere dalle finestre, cosa che tra l’altro potrebbero fare anche con tornelli e biometria, mentre quel che conta è la qualità didattica e la serenità delle classi che vanno sempre garantite.

Ad ogni modo, nel caso dei dirigenti scolastici, come del personale amministrativo, tecnico e ausiliario la norma sembra essere tassativa e non prevede il coinvolgimento del Garante per la Privacy, mentre il personale docente ed educativo forse confida che la cosa riguardi la sola dirigenza e che il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non andrà a confermare anche per loro le modalità di applicazione dei sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza degli accessi.

Eppure, dovrebbero saperlo che, stando al  CCNQ del 13 luglio 2016 il Comparto del personale non dirigente dipendente da “Scuole statali dell’infanzia, primarie, secondarie ed artistiche, istituzioni educative e scuole speciali, nonché ogni altro tipo di scuola statale; ecceteraè unico senza distinzione tra docenti e ATA.

Allo stesso modo, la Parte Pubblica sa che esiste un solo ‘comparto’ dei dirigenti delle amministrazioni pubbliche, distinti poi in Aree, e – dunque – non c’è ragione se a breve la verifica biometrica non sarà applicata anche ai dirigenti degli ospedali o degli enti locali.

Forse, che i media stiano facendo riferimento a contratti antecedenti non più vigenti a pieno titolo, mentre farebbero bene a chiedersi quali possono essere le difficoltà gestionali di tali sistemi?

Se parliamo di tecnologia di riconoscimento facciale sappiamo che consente di abbinare la foto o il video di un volto a un’immagine in un database con una precisione che compete con la vista umana.

Sembra facile (nei film) ma quanto sia affidabile il riconoscimento facciale ce lo dice un esperimento condotto a Cardiff per la finale di Champions League: dei 170.000 tifosi che hanno preso parte all’evento sportivo, ben 2.470 sono stati identificati dal sistema di riconoscimento facciale come criminali presenti sui database della polizia, ma in seguito è emerso che il 2297 casi (92%) erano in realtà dei falsi positivi.
Inoltre, secondo i risultati del MIT,  il colore della pelle (cioè anche il trucco usato) sembra essere un fattore discriminante per la maggior parte dei sistemi commerciali di face-recognition: mentre per un uomo bianco gli algoritmi sono stati precisi il 99% delle volte, la percentuale scende fino al 35% con donne dalla pelle scura.
Infine, è famoso il caso del 2015, quando Google dovette scusarsi perché il suo sistema di riconoscimento facciale scambiò afroamericani per gorilla.

Non saranno semplici gli obblighi per i dirigenti scolastici responsabili nell’acquisto ‘in economia’ di macchinari e software affidabili, senza rischiare di danneggiare l’erario con prodotti inadeguati o poco longevi, a meno che la responsabilità di garantire l’efficienza, la funzionalità e la durevolezza di questi sistema non se la prenda una Centrale di Spesa Pubblica.
A parte, c’è la questione della protezione dei dati.

Già nel 2012, il Gruppo dei Garanti europei ha chiarito che l’immagine del proprio volto è un dato personale e occorrono particolari cautele nel suo uso. Ad esempio, alcune operazioni di trattamento sono comunque possibili senza consenso sulla base dell’interesse legittimo del titolare, ma è comunque indispensabile che siano adottate misure di sicurezza, sia per gli ambienti e i macchinari dove avviene la conservazione delle immagini che per il loro trasferimento in rete attraverso sistemi di cifratura.

Andando alle impronte digitali, anche se fossero perfette, c’è una percentuale di falsi positivi pari allo 0,1%, secondo uno studio forense USA del 2011. Infatti, se abbiamo mani pulite e asciutte o molto sporche sarà più difficile o confondere rilevare l’impronta.
Inoltre, esistono farmaci che alterano o impediscono la formazione di impronte digitali, tra cui la capecitabina usata per le recidive di tumore al seno o delle altre forme di tumore mammario. Poi ci sono i lavori tattili duri e alcuni acidi, anche di normale uso casalingo, che le erodono, il contatto con alcune piante che può cancellarle, alcune malattie cutanee, anche relativamente diffuse, che rendono illeggibile il derma. 

A parte le difficoltà che potranno derivare da una minore o maggiore collaboratività del personale nel tenere le mani in buone condizioni … ricordiamo sempre che anche le impronte digitali (cioè server e stanze) vanno adeguatamente protette.

In altre parole, stiamo parlando di apparati di verifica biometrica e di video sorveglianza necessari a controllare solo una decina di persone per scuola, se non serviranno anche per i docenti, da acquistare, gestire e proteggere “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con l’utilizzo delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente”, cioè a carico dei bilanci per l’istruzione e senza finanziamenti finalizzati ad hoc.

Le domande che restano sono tre:

  1. i Consigli di Istituto italiani delibereranno coralmente ed univocamente queste spese a carico dei fondi per il funzionamento ordinario?
  2. i docenti come potranno reclamare l’esenzione da tale obbligo, se ritengono opportuno sottoporvi i dirigenti e gli ATA?
  3. come andrà  dove l’assistente tecnico sarà verificato biometricamente e l’ex ‘collega’ rimasto con qualifica di docente tecnico-pratico no?

Demata