Archivio | Politica RSS feed for this section

Cambiare la Scuola per salvare il Pil (e l’Ambiente)

5 Dic

(tempo di lettura: 5-7 minuti)

In Italia il fabbisogno di energia elettrica lordo annuo è nell’ordine di 330mila GWh (“gigawattora”), che attualmente arrivano da:

  • 150 mila Gwh = centrali idroelettriche, eoliche, fotovoltaiche, a biomassa
  • 85mila Gwh = centrali a gas naturale acquistato in Russia, Algeria e Libia
  • 35mila Gwh = centrali a carbone acquistato in Russia
  • 24mila Gwh = acquistati dalla Svizzera
  • 16mila Gwh = acquistati dalla Francia
  • 10mila Gwh = centrali a petrolio acquistato in Libia
  • 5mila Gwh = acquistati da Austria e Croazia.

Dunque, oltre a 60mila Gwh da Svizzera, Francia eccetera, l’Italia acquista anche 21 miliardi di metri cubi di gas per produrre energia elettrica, oltre ai 31 miliardi di metri cubi che vanno acquistati per consentire a 24 milioni di famiglie di cucinare, lavare e riscaldarsi. E non solo: la produzione nazionale di gas, infatti, copre poco più dei soli fabbisogni industriali.

In altre parole, tra materie prime ed energia elettrica ‘già pronta’, l’Italia importa il 77% del suo fabbisogno energetico, equivalente a più di 2 tonnellate di petrolio per ciascun abitante ogni anno.

In termini di saldo negativo, la spesa annua italiana per l’energia è di:

  • petrolio e derivati = 28 miliardi €
  • gas naturale = 12 miliardi €
  • energia elettrica = 1,8 miliardi €
  • carbone = 1 miliardo €

In totale si tratta di 43 miliardi di euro che spendiamo all’estero ogni anno e che non producono occupazione né crescita in Italia.

Il punto è che ogni tre anni il debito pubblico italiano si affonda di altri 2-300 miliardi: viene spontaneo chiedersi se questo non dipenda ‘direttamente’ dal buco di 120 miliardi di euro in energia ogni tre anni, che – se speso in casa nostra – certamente produrrebbe un volume di Pil almeno raddoppiato o triplicato, cioè andremmo ad invertire la tendenza dell’indebitamento.

Specialmente se, a guardare i grafici, è dalla crisi del petrolio degli Anni ’70 che il debito italiano ha preso questo andamento.

Questa constatazione mette in luce un altro aspetto dell’Italia: per cambiare le cose nel corso degli ultimi 10 anni avremmo potuto impiantare turbine eoliche da 2.5-3 MW, pannelli fotovoltaici da 500 W e centrali a biomassa , almeno per eliminare le centrali a carbone e petrolio che pesano non solo sulla spesa ma anche sul bilancio delle emissioni.

Infatti,

  1. la Germania entro 10 anni conta di arrivare a produrre 10mila Gwh l’anno con le centrali eoliche offshore con soli 2.000 km di coste e non vi è motivo per cui non possa anche l’Italia che ne ha oltre 8.000 chilometri oltre ad un profilo montano lungo quasi 2.000 km
  2. non dovrebbe essere difficile produrre ben oltre i 10mila Gwh con una media di 3 pannelli fotovoltaici per ognuno dei 14 milioni di edifici censiti da Istat
  3. una centrale elettrica a biomassa da 100 kW (es. Colleferro – RM) produce 0,5 Gwh l’anno, smaltendo 1.050 tonnellate di biomassa ogni anno, tante quante i rifiuti organici differenziati che oggi riusciamo a raccogliere da 10mila abitanti

Cosa servirebbe per riportare in Italia 40 miliardi di euro in spesa energetica per “reinvestirla” affinché produca innovazione, industria, occupazione e reddito?

Qui viene in luce il secondo aspetto dell’Italia che è causa non solo di un gap tecnologico ed energetico diffuso, ma soprattutto di indebitamento, degrado e declino: le ormai scarse istruzione e formazione superiori – soprattutto scientifica – degli italiani.

Una dimensione ‘culturale’, una ‘mentalità’, che incide a vari livelli:

  1. popolare e tecnico, dove i non diplomati sono troppi,
  2. manageriale e decisionale, dove le competenze STEM sono rare,
  3. commerciale e finanziario, dove si preferisce la rendita all’investimento
  4. sociale, dato che così è impossibile sostenere i consumi di una nazione avanzata, mentre sono sempre di più quelli che restano indietro.

A dire il vero, di cause del disastro finanziario, tecnico-produttivo ed occupazionale dell’Italia ce ne sarebbe un’altra, prettamente politica, dato che è impossibile:

  • investire in energia, se gli Enti locali e territoriali si disinteressano
  • istruire maggiormente la popolazione, se la Scuola e l’Università mancano di uniformità e meritocrazia
  • dotarsi di una mentalità coesiva e pro-attiva, se i Media pubblici diventano un vettore commerciale e propagandistico.

Difficile credere che la maggioranza degli italiani decida di fare un passo indietro per affidarsi a quella che ormai è una minoranza, ma il senso di responsabilità verso le future generazioni potrebbe smuovere molte coscienze spingendole a rinnegare i tanti complottismi e negazionismi del Novecento, che affliggono l’Umanità da oltre 100 anni.

L’unica cosa certa è che se domattina l’Italia avviasse un piano per uscire dal gap e dall’indebitamento energetico, alla società (enti, media, università e scuola) serviranno non meno di 3-5 anni per ottenere amministratori, professionisti, maestranze e utilizzatori adeguatamente formati.

Dunque, l’importante è iniziare.

Dove?

Dalle scuole, in cui lo Stato ha ancora poteri decisivi, dove crescono le nuove generazioni e dove da molti anni si registrano carenze di istruzione tecnica-scientifica di base e di meritocrazia nell’avanzamento degli studi, anzi addirittura difficoltà diffuse ad assicurare per le diverse discipline il numero di ore minimo, che consentirebbe il riconoscimento del titolo da parte di altri stati UE e non.

Come?

Ritornando a formare annualmente i docenti riguardo i programmi, la didattica e la valutazione ed a valutare periodicamente gli alunni in base a delle prove di esame uguali per tutti con commissari diversi dai docenti della classe.

Perchè?

Perché l’apprendimento è sociale ed è incentrato sul processo di imitazione e perché necessita di un sistema di memoria strutturato e della abitudine di rivedere il proprio modo di pensare.
E i numeri dell’ultimo decennio sono decisamente al ribasso.

Tra Ambiente, Energia, Import-Export, Debito, Istruzione e (dis)Occupazione bisogna fare delle scelte: vogliamo ritornare al Bel Paese investendo sulle sue qualità oppure c’è solo da rassegnarsi al declino culturale pur di ‘valorizzare’ diseguaglianze?

A.G.
N.B. tutte le cifre sono arrotondate e variano in base ai consumi annui effettivi

Ecco come il Meridione divenne povero

5 Dic

(tempo di lettura 2-3 minuti)

Quando lo Stato italiano prese Roma arrivò anche l’ora di saldare gli enormi debiti contratti dai Savoia in quarant’anni per conquistare un territorio grande dieci volte il Piemonte.

Un problema risolto con l’introduzione della cartamoneta, tramite la quale lo Stato italiano obbligò tutti i cittadini a riconsegnare la moneta metallica.

Le somme raccolte nelle Due Sicilie equivalsero a circa 10 volte quelle versate nel resto d’Italia, oltre 440 milioni di Lire in oro, ma al cambio imposto con Regio Decreto Sabaudo del 17 luglio 1861, n. 452.

In pratica, i Ducati partenopei avevano un tenore molto più elevato della Lira sabaudo-italiana: 19,9 grammi di oro fino rispetto a soli 4,5 con un rapporto di cambio interno fissato a 4,25.

Ma dal 1859 al 1862, quando le varie valute preunitarie vennero sostituite dalla Lira di carta, il prezzi internazionali dell’oro e dell’argento erano mutati e quando i cittadini duosiciliani andarono a cambiare i propri averi, il rapporto lira / ducato era di 4,577 (+10%).

A questa enorme massa d’oro convertita senza l’aggiornamento dei valori metallici si aggiunsero altrettanto enormi quantità di argento e rame, derivanti dai Mezzi Ducati e le Mezze Piastre d’argento, oltre che dai Tarì, i Carlini, i Tornesi.

Una spoliazione del Meridione e dei meridionali, già privati della flotta e delle miniere, se dal Sud arrivarono i 9/10 del patrimonio mobiliare italiano originario, purtroppo, utilizzati in larga parte non per far nascere una Nazione, ma per saldare i creditori (esteri e non) per i tanti debiti contratti dalla corrotta corte sabauda.

Cifre eclatanti, visto che 2.000 tonnellate sono pari a 70,5 milioni di once d’oro.
Una quantità di oro enorme, che se fosse stata requisita nel 1947 sarebbe equivalsa a migliaia di miliardi di euro odierni, secondo l’Istat in termini di rivalutazione finanziaria: figuriamoci quanto doveva valere nel 1861 il patrimonio dei cittadini meridionali.

Verrebbe da credere – ricordando chi erano i creditori dei Savoia e dove avevano i loro interessi – che una discreta fetta dell’industrializzazione esplosa a Lione e Detroit in quegli anni … sia stata ‘finanziata’ con l’oro delle Due Sicile.

Fu un caso che il socialista napoletano Arturo Labriola sostenne che i grandi capitali non hanno origine dallo sfruttamento quanto dalle spoliazioni?

Leggi anche dal Sole24Ore ‘Gli eurobond che fecero l’Unità d’Italia quando il Regno di Napoli era come la Germania

Demata

Covid: il 30-40 per cento della popolazione è a rischio?

9 Nov

fonti: Bild Live News Moody’s

Stanotte, in Germania, il ministro federale della Sanità Jens Spahn ha annunciato che se si va per definizione, il 30-40 per cento della popolazione è a rischio per il Covid.
Abbiamo 23 milioni di tedeschi sopra i 60 anni”, ha dichiarato il politico della CDU su “Bild live”. “Siamo un paese prospero che soffre delle malattie della civiltà: diabete, ipertensione, obesità. Tutti i fattori di rischio per questo virus, così come per molte malattie infettive.

Quando si dice ‘parlare chiaro’.
La Repubblica Federale tedesca è il paese più anziano del mondo dopo il Giappone e l’Italia.
Anche Portogallo, Francia, Grecia, Svezia, Finlandia, Olanda, Belgio rientrano tra i così detti paesi ‘super-aged’ (>20% della popolazione over65enne).

Una maggiore percentuale di persone anziane significa – in teoria, se la Società è sana – meno persone che lavorano per saziare consumi effimeri e più persone che spendono per consumi in cure sanitarie e assistenza di vario tipo. Questo è il ‘segreto’ che ha tenuto Germania e Giappone al riparo da una situazione endemica come – viceversa – in Italia.

Nel 2014, Moody’s pubblicava il rapporto demografico “Population Aging Will Dampen Economic Growth over the Next Two Decades”, preannunciando questi numeri di oggi, il 2020.
Moody’s, sei anni fa, avvertiva che le  nazioni che stavano invecchiando di più dovevano investire maggiori quantità di denaro nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie, utili per rendere più produttivi i lavoratori e per evitare il trasferimento all’estero delle attività industriali.
Non solo l’innalzamento dell’età per andare in pensione e l’immigrazione di giovani da paesi economicamente più svantaggiati.

Dunque, a differenza della Germania, l’Italia non solo offre molto meno in termini di sanità ed assistenza a chi si ammala o diventa anziano, mentre rinvia l’accesso pensionistico ma non l’invecchiamento e le malattie.
L’Italia, finora, non ha sviluppato politiche per i giovani investendo nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie, come non ha sviluppato politiche per la famiglia e per i risparmiatori, preferendo sostenere il sistema dell’intrattenimento e dei consumi effimeri.

Non è un caso che governo, governatori e sindaci siano in difficoltà: sussidiare ed agevolare chi li ha votati, illudendosi che ‘tutto ritornerà come prima’, oppure ordinare ed intervenire, per ‘evitare che domani sia peggio di oggi’?

Demata

Joe Biden: America is back

8 Nov

fonti: ISPI ECFR Milenio Reuters Adnkronos Huffpost

In politica estera “America First” di Trump sarà sostituito da “America is back” di Biden.

Joe Biden su Foreign Affairs ha ben chiarito che: “The triumph of democracy and liberalism over fascism and autocracy created the free world. But this contest does not just define our past. It will define our future, as well”.

Una delle priorità del Presidente Biden sarà un maggiore impegno con i “Gafistes” (GAFA = Google, Amazon, Facebook, Apple), per contrastare le minacce alla democrazia e la promozione di un “Summit delle Democrazie” per la tutela dei diritti umani  e della democrazia minacciati dall’ondata populista e sovranista.

Quindi, assieme ad una Netiquette adeguata a fronteggiare fake news e haters, alla nuova alleanza tecnologica fra Europa e Usa per lo sviluppo delle tecnologie 5G, agli investimenti per la bio-difesa e per il cambiamento climatico, ci sarà  un rafforzamento della  NATO e del complesso industrial-militare atlantico, come anche una ripresa delle Borse, ma avremo ancora più tensioni con la Russia, la Cina e non solo.

Infatti, riguardo la Russia, Joe Biden ha annunciato in più occasioni che la sua politica verso Mosca sarà basata sul pesante uso di sanzioni, l’espansione e il potenziamento della NATO e la creazione di un fronte democratico internazionale e si è già espresso  a favore dell’ingresso di Georgia e Ucraina nell’Alleanza Atlantica.


Contro la Cina non sarà proprio una Seconda Guerra Fredda, ma parliamo di tutela della proprietà intellettuale; contrasto all’esportazione del modello cinese a cominciare dal sostegno della Free and Open Pacific Initiative in alternativa alla nuova Via della Seta; denuncia sistemica delle massiccia violazioni dei diritti umani a cominciare da Xinkiang, Tibet e Hong Kong; denuncia del “dumping sociale” (produrre a costi bassissimi grazie all’assenza di diritti sindacali).
Per questo il presidente Biden cercherà di creare un sistema di alleanze con le democrazie dell’Indo-Pacifico (India, Giappone e Australia), accanto a Usa ed Europa, in grado di affrontare le nuove sfide militari (Quad-Quadrilateral Security Dialogue).

Quanto al primo scenario bellico mondiale, il Medio Oriente, Biden ripartirà da quanto fatto da Obama, anche se l’ambasciata statunitense rimarrà a Gerusalemme e gli Accordi di Abramo saranno ampliati e rafforzati: la sicurezza di Israele continuerà ad essere una priorità per l’amministrazione americana, mentre si cercherà di ricondurre il regime di Teheran ad un tavolo negoziale tentando di negoziare un nuovo “Nuclear Deal”.

Contro il Jihad poche basi militari permanenti e di ridotta dimensione, un uso sempre maggiore di forze speciali, intelligence e droni, accordi a tutto campo con le forze locali con un’ulteriore riduzione dei contingenti Usa in Iraq e Afghanistan.

E, come preannunciato da Biden, dovremmo attenderci la fine del sostegno americano alle operazioni militari a guida saudita nello Yemen ed una maggiore severità nei rapporti con la più grande monarchia del Golfo.

Allo stesso modo per la Turchia autoritaria di Recep Tayyp Erdogan, ‘colpevole’ di tante violazioni verso i Curdi e altre minoranze, ma anche per l’avvicinamento ai russi e per le tensioni nel Mediterraneo.

Andando allo scenario africano, gli Stati Uniti hanno come priorità il terrorismo e l’influenza cinese e russa. Probabimente, non investiranno nell’affrontare i problemi sociali, economici e di governance che contribuiscono all’instabilità in questi paesi, che più direttamente dovrebbe essere una preoccupazione europea.

In particolare, la Libia rimane una questione a bassa priorità e dall’omicidio dell’ambasciatore statunitense Christopher Stevens a Bengasi nel 2012 è stata considerata una bestia nera.

Dunque, anche per la Libia il team di Biden ha prospettato un disimpegno statunitense come verso le ingerenze egiziane, turche o arabe, ma anche verso le violazioni umanitarie e il deterioramento generale delle posizioni delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti nella regione.
Lo stesso avvenne in Somalia, ancora oggi nel caos.

Come per l’Arabia Saudita e la Turchia, ci si può aspettare che Biden sospenda alcuni dei grandi finanziamenti annuali degli Stati Uniti all’Egitto a causa delle violazioni dei diritti umani del presidente Abdel Fattah al-Sisi.

E la Corea del Nord di Kim Jong Un?
Biden è stato molto chiaro paragonandolo ad “Hitler prima che invadesse l’Europa”, precisando che lui, da presidente, non vorrebbe mai dare “legittimità” – come invece ha fatto Trump – incontrando il leader, ma si concentrerebbe sullo smantellamento dell’arsenale nucleare nord-coreano.

Infine, c’è il fronte interno americano, a partire dal Messico e la lotta al narcotraffico.
Joe Biden ha già annunciato di voler riaprire la “collaborazione con il Messico. Dobbiamo restituire dignità e umanità al nostro sistema di immigrazione. Questo è quello che farò come presidente“, ma in cosa consisterà questo cambiamento dipenderà tutto dall’aggressività del narcotraffico messicano e dalla disponibilità statunitense ad una maggiore ispanizzazione.

America is back: si vis pacem, para bellum.

Demata

Toti, Bernabei e gli anziani: tre domande

6 Nov

Il Governatore Toti non ha considerato che, solo come pensioni, gli italiani anziani o invalidi producono oltre 300 miliardi di euro di PIL annuale.


ù

La produttività degli anziani: siamo il paese dove quasi 20 milioni di anziani e invalidi non hanno nè percorsi nè servizi domiciliari, ma solo prestazioni regionali ‘universali’ e sottobanco allungano 50 euro per volta a chi gli fa la spesa o le punture o qualche commissione, sempre che non ci siano 3-500 euro da spendere per il consulto in intramoenia o diverse migliaia per i congiunti più giovani e meno produttivi
E senza parlare dei malati fragili over55 incastrati nel lavoro, mentre cercano di non aggravarsi troppo, grazie a leggi che hanno trasformato il pensionamento in una corsa ad ostacoli.

Proprio riguardo gli anziani e dei lavoratori con malattie croniche a contatto con mille persone arrivano le affermazioni del prof. Roberto Bernabei, primario di Geriatria del Policlinico Gemelli di Roma e membro del CTS, che a Piazza Pulita riguardo il Covid precisava: “Se questa malattia fucila i vecchi è una cosa molto grave, naturalmente. Però è, come dire, una malattia normale… Le malattie infettive purtroppo aggrediscono i più fragili”.

Una malattia infettiva tra le tante che normalmente uccidono tanti anziani e malati fragili, se la nostra società non è organizzata per tutelarli, insomma.

Una società – dunque – che potrebbe non bloccarsi per la pandemia da Coronavirus, se fosse effettivamente strutturata per tutelare alcuni diritti di tutti, quando diventiamo anziani o invalidi.
Un sistema dove partite iva e lavoro dipendente trovano un reddito stabile anche durante una crisi, se quei 300 miliardi di pensioni fossero spesi per gli anziani e dagli anziani.

Se in Italia gli anziani e gli invalidi ‘spendono’ oltre 300 miliardi di consumi – e tale è l’entità reale – resta davvero oscuro come mai non è possibile garantirgli sanità, previdenza e assistenza adeguate e come mai questa enorme somma non alimenta lavoro ed impresa per i servizi alla persona e l’artigianato?

Relegando in casa gli anziani e i malati fragili, come si pensa di adeguare i servizi regionali sanitari e assistenziali? E che consumi deriverebbero da quei 300 miliardi di euro che ‘producono’?

Senza le Casse, Mutue, Residenze eccetera che il sistema ‘universale, ma regionale’ ha fagocitato a partire dal 1974, quale infrastruttura di , Servizi alla persona può mai offrire l’Italia per tutti noi quando invecchiamo o ci ammaliamo cronicamente?

Demata

Untori, venefici e cospiratori, oggi

25 Ago

il-colera-pompa-infetti-opera-storica-che-mostra-la-morte-di-adduzione-di-acqua-infettata-con-il-colera-batteri-da-una-pompa-il-colera-e-una-malattia-acuta-causata-dal-vibrio-cholerae-batteri-che-co‘Untore’ era il termine utilizzato nel Seicento per indicare chi diffondesse consapevolmente un morbo tramite fluidi venefici e cospirando con il demonio. 
Abbiamo sempre pensato che fosse una concezione primitiva ed estintasi con la Modernità, ma è andata proprio così?

A- i ‘fluidi venefici’
Quando nel 1892 Dmitri Ivanovsky descrisse il primo virus, si riteneva che fosse un fluido e così fu fino al 1935 con  Wendell Stanley che ‘vide’ nel microscopio elettronico che si trattava di un corpuscolo all’interno di un droplet di acqua.
Senza fluidi di trasporto, una particella / un virus non può diffondersi più di tanto.

Non sono unguenti e non ungono, ma quella di ‘fluidi venefici’ ci può stare come espressione arcaica/ empirica, specie se i virus (dal latino venēnum) non sono neanche considerati cellule.

B- i vettori del morbo
Certamente non lo era nel Seicento, ma oggi abbiamo ben compreso tutti che questo fluido – nel caso del Covid – è il vapore che espiriamo e che può raggiungere anche diversi metri di distanza senza perdere tanta carica virale. Peggio se è uno starnuto o un colpo di tosse.

Chi non usa correttamente la mascherina sa di non proteggere gli altri dai propri fluidi, nè comunque se stesso. Chi non sta alla distanza giusta a casa sua ed incrocia migliaia di persone durante le ferie estive è ben consapevole di rendersi un potenziale vettore del virus.

Untori? No, altrimenti sarebbero perseguibili. Ma certamente sono vettori potenziali.

C- la cospirazione demoniaca
Dall’Influenza Spagnola sono trascorsi quasi cento anni, mentre dal primo Coronavirus ‘passato all’uomo’ sono trascorsi quasi venti anni e solo in Europa ogni anno si spostano 10 miliardi di passeggeri ferroviari, circa un miliardo viaggia via aereo, mezzo miliardo via nave.
Il film Contagion diretto da Steven Soderberg nel 2011 ci ha ben mostrato cosa accade con certi virus ‘innocui’ e tanta gente che viene in contatto.

Con queste premesse infauste, qualsiasi cospirazionista avrebbe ottime ragioni per credere in un complotto che ha reso l’Italia molto vulnerabile, puntando sulla ‘night time economy’ e sulla micro-economia delle partite Iva, destinando ai posteri l’edilizia scolastica e la formazione /innovazione tecnologica, mentre si ‘risanavano’ bilanci grazie alla frantumazione dei servizi sanitari e assistenziali.

Ma non bisogna essere dei ‘cospiratori’ per un disastro del genere: basta andare per tentativi senza esperienza.

Demata

Covid nazione per nazione, cosa possiamo imparare?

13 Ago

Visa List è un portale mondiale che fornisce informazioni ai viaggiatori, dai requisiti per il visto alle condizioni sanitarie eccetera.

Dunque, Visa List riporta una mappa accurata del Covid nazione per nazione, sia per le restrizioni di viaggio e/o quarantene per chi entra sia per il trend locale dei contagi ed eventuali blocchi per chi dovesse ritornare a casa. 

Partiamo delle nazioni a noi vicine, quelle che si sono dovute riaprire al turismo internazionale e all’intrattenimento che alimentano le loro economie: i risultati si vedono.

GR ES Covid 12 agosto

Andiamo, poi, alle nazioni i cui presidenti negavano la pericolosità del Covid e vediamo come stanno messe oggi: dopo che se ne son convinti i risultati si vedono.

BR - US Covid 12 agosto

Ecco cosa accade in due nazioni con mentalità, governance e sistemi sanitari diametralmente opposti: anche se la prima è intervenuta tardivamente, i risultati si vedono.

UK FR Covid 12 agosto

Arrivati all’Italia il confronto è con la Germania, che ha simili problemi di governance sanitaria ‘regionale’ e che è anch’essa abbastanza rigida su ‘mascherine’, ‘assembramenti’ e ‘locali aperti al pubblico’, come è tempestiva verso i focolai: anche in questo caso i risultati si vedono.

DE IT Covid 12 agosto

Cosa possiamo imparare da questi numeri?

  1. l’uso diffuso delle mascherine, l’abitudine al distanziamento e le minori presenze in ambienti chiusi fanno la differenza
  2. fa anche la differenza mettere in quarantena chi arriva da aree a rischio ed isolare tempestivamente i focolai di casa nostra
  3. mentre arriverà il vaccino a tutti nei paesi ‘avanzati’ passerà quasi un anno, nel resto del mondo anche di più
  4. noi e le nostre economie dovremo convivere anni con il Covid e le sue ‘reprise’

Demata

Elezioni, referendum e l’astensione degli esclusi

12 Ago

E’ difficile immaginare che il 36% dell’elettorato italiano (43% a Roma) uscirà di casa per votare: sono gli over65, infamati e rottamati.

E’ il popolo delle RSA ‘a porte aperte’, degli ambulatori ‘chiusi per Covid’ e dei luoghi per gli ‘anziani’ che non ci sono. Il popolo di quelli che gli lesinano 30 euro sulla pensione, ma poi li regalano alle partite Iva.
E sono quelli che si sentono sicuri con i lockdown locali, anzichè attendere quello nazionale, e che potrebbero uscire e frequentare amici, se i ‘giovani’ evitassero assembramenti e usassero le mascherine e se i Sindaci intervenissero. 

anziana-maltrattata

Del resto, se sono dieci anni che Casaleggio, Di Maio, Salvini, Zingaretti, Renzi pretendono e propagandano la cancellazione del ceto politico nato prima degli Anni ’70, prima o poi doveva accadere che l’elettorato si spaccasse trasversalmente alle generazioni.
E l’Emergenza Covid voluta da Conte nei modi che conosciamo li ha del tutto cancellati dal lavoro e dalla vita sociale: invalidi, malati cronici, anziani, congiunti di malati fragili eccetera.

Dunque, la percezione generale già a partire dai nostri cinquantenni è quella di una scena politica okkupata da una generazione di ‘giovani’ parvenus senz’arte nè parte, affamata solo di poltrone e potere.

Inoltre, ci perdonino i ‘giovani del cambiamento’, ma il repulisti e le riforme promesse non si vedono all’orizzonte. Anzi, si ritorna a ‘soluzioni’ legislative di era fascista, come la ‘tessera’ del pane oggi ‘reddito’ o ‘bonus’, e come la ‘nazionalizzazione’ e la ‘cassa integrazione’ con cui DC+PCI devastarono l’occupazione italiana.

Intanto, la disperazione a cui ci ha portato il malgoverno locale potrebbe indurre tanti a seguire quel candidato/a che si presenti come ‘uomo del destino’, il ‘salvatore’ che inconsciamente attendono, mettendosi … nelle mani di qualche ennesimo ‘giovane’ privo di requisiti, ma desideroso di poltrone.

Le elezioni amministrative si svolgeranno con alcune anomalie: un paio di generazioni ne sono escluse a priori, un’altra vi si sostituisce per mera assenza di contendenti, quella emergente aspetterà in eterno. 

Se davvero i partiti italiani vogliono governare la transizione e l’innovazione, permettendo allo Stato e alle Regioni di uscire dal deficit e dal declino, troveremo in lista tra i candidati di punta dei 60enni esperti, dei 50enni operativi, dei 40enni in carriera, dei 30enni di talento.
Se, come oggi in Parlamento, dovessimo ritrovarci quasi esclusivamente con under50 in carriera, è presto detto: gli anziani sono del tutto esclusi e può starci una riduzione dei parlamentari del 30%.

Il referendum? Beh … con i ‘giovani 40enni’ che non hanno fatto figli, tra 2-4 legislature gli elettori saranno la metà di oggi e gli over60 – ‘dovendo morire’ – sono esclusi già oggi:  a cosa servono tanti parlamentari come ora?
Anzi, perchè non dimezziamo consiglieri regionali e comunali, che sono oltre centomila?

Il tutto senza parlare della convinzione – ormai abbastanza diffusa anche tra i più giovani – che la generazione degli Anni ’70 italiani rimasta priva dei milioni di ‘eccellenze tecniche’ traslocate all’estero sia oggi davvero poco adeguata alla governance, essendolo già stata verso il lavoro e verso l’istruzione.

Demata

Recovery fund nei dettagli

24 Lug

Il Recovery Fund di cui parlano politici, media e followers italiani è in realta “un pacchetto ambizioso e completo che combina il futuro Quadro finanziario pluriennale (Multiannual Financial Framework – MFF 2021-2027) con uno specifico Recovery effort nell’ambito del programma Next Generation EU (NGEU).
All’obiettivo climatico globale è destinato il 30% dell’importo totale delle spese del MFF e del NGEU.”
“Il 70% delle sovvenzioni fornite dal MFF sarà impegnato negli anni 2021 e 2022. Il prefinanziamento per il MFF sarà versato nel 2021 e sarà del 10%.”

Questo è scritto nelle Conclusioni sottoscritte il 21 luglio 2020 dall’European Council, Italia inclusa.

Il Framework MFF non è altro che il ‘solito’ Bilancio di previsione settennale che il bilancio annuale dell’Unione Europea, con parametri e programmi.

Dunque, cosa prevede quello che da noi viene chiamato Recovery Fund e in Europa lo chiamano programma Next Generation e che spende oggi i soldi per le infrastrutture necessarie alle generazioni a venire che ripagheranno i debiti attuali?

Gli importi nell’ambito dei NGEU (750 miliardi €) per i singoli programmi sono i seguenti:

  1. Recovery and Resilience Facility (RRF) 672,5 mld €
  2. ReactEU: 47,5 mld €
  3. Orizzonte Europa: 5 mld €
  4. InvestEU: 5,6 mld €
  5. Sviluppo rurale: 7,5 mld €
  6. Just Transition Fund (JTF): 10 mld €
  7. RescEU: 1,9 mld €

Andando al Quadro finanziario pluriennale (Multiannual Financial Framework – MFF 2021-2027) “per il periodo 2021-2027 avrà la seguente struttura:

  1. “Mercato unico, innovazione e digitale”;
  2. “Coesione, resilienza e valori” 
  3. “Risorse naturali e ambiente”
  4. “Migrazione e gestione delle frontiere”
  5. “Sicurezza e difesa”
  6. “Assistenza ai paesi che si preparano all’adesione all’Unione”
  7. “Pubblica amministrazione europea”. 

Inoltre, è previsto che per i singoli stati “gli importi delle NGEU costituiscono entrate esterne con destinazione specifica“, come anche che il MFF 2021-2027 distribuisca solo risorse finalizzate ad uno scopo e dedichi a questi parametri ben 60 pagine.

Leggendo il ‘testo originale’ del Recovery Fund balzano all’occhio due o tre cose:

  1. i parametri non sono certamente rivolti a sostenere l’occupazione e le professioni ‘tradizionali’, bensì a trasformare il contesto occupazionale upgradando tra i giovani competenze, professioni e produzioni;
  2. il rischio di appalti dissennati per studi, convegni e opere pubbliche è una lunga tradizione italiana, specie ‘a tutela dell’ambiente’ e specie se trattasi di cementificazioni;
  3. le risorse per i giovani potrebbero finire per sostenere  chi nel 2027 avrà quasi o più di 50 anni, da cui la querelle sul ‘reddito di cittadinanza’;
  4. gran parte dei finanziamenti si accenderà nel 2022 e l’Italia del Governo Conte non sembra avere tutto questo tempo.

Detto questo, precisiamo che l’Unione Europea non si apre affatto al ‘debito pubblico’: i finanziamenti non sono erogati dalla Banca Centrale Europea (BCE) che ha il compito di gestire l’euro, mantenere i prezzi stabili e guidare la politica economica e monetaria dell’UE.

E il Governo Conte già per il 2019 aveva previsto un ‘ricorso al mercato’ per quasi 290 miliardi, onde coprire le maggiori spese di prestiti e interessi dello Stato per quasi 300 miliardi, senza parlare di Regioni come il Lazio, dove – pagati i mutui – restano solo le spese di personale e poco più.

001
A proposito, nel così detto Recovery Fund leggiamo spesso la richiesta di “Co-financing rates” per accendere il finanziamento, ma lo Stato e le Regioni in debito come potrebbero co-finanziare se non stornando risorse essenziali a quel poco che ci resta o assumendosi nuovi debiti?

Il ‘recovery fund’ non è un ‘debito pubblico UE’, perchè è erogato dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) che assume prestiti sui mercati dei capitali e eroga prestiti a condizioni favorevoli per progetti che sostengono obiettivi dell’UE.
Il rimborso è programmato secondo il principio della sana gestione finanziaria, in modo da garantire la costante e programmata riduzione delle passività entro il 31 dicembre 2058″.

Dunque, il così detto Recovery Fund non è una manna del cielo per risollevare le magre finanze di un’Italia odierna ed obsoleta e neanche l’ascensore dei redditi che sogna la generazione dei giovani ormai brizzolati.

NGEU e MFF 2021-2027 sono le risorse che riceviamo oggi per chi oggi ha meno di 30 anni e che dovrà rimborsarle nell’arco di una vita.

Demata

Italia, Francia, Germania, USA: le Costituzioni a confronto

22 Lug

Costituzioni alla mano qual’è la differenza tra italiani, francesi, tedeschi e americani?

1515745063costituzione

Iniziamo con il “protagonista” e prendiamo atto che è il Popolo che ‘crea’ Francia, Germania e USA, ma non l’Italia.

DE – Tutto il popolo tedesco è esortato a realizzare, mediante libera autodeterminazione, l’unità e la libertà della Germania.
FR – Il Popolo francese proclama solennemente la sua fedeltà ai diritti dell’uomo e ai principi della sovranità nazionale
US – Noi, Popolo degli Stati Uniti, allo Scopo di realizzare una più perfetta Unione, stabilire la Giustizia, garantire la Tranquillità interna, provvedere per la difesa comune, promuovere il Benessere generale ed assicurare le Benedizioni della Libertà a noi stessi ed alla nostra Posterità, ordiniamo e stabiliamo questa Costituzione per gli Stati Uniti d’America
IT – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità` appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Come abbiamo letto, lo “scopo” è:
DE – unità e libertà
FR – diritti dell’uomo e sovranità nazionale.
US – unione, giustizia, tranquillità, difesa, benessere, libertà
IT – lavoro

Andando alla “governabilità” è ben diverso leggere:

DE – Il Bund (Federazione) garantisce che l’ordinamento costituzionale dei Länder corrisponda ai diritti fondamentali e alle disposizioni. Tutto il potere federale emana dal popolo. Esso è esercitato dal popolo nelle elezioni e nei referendum e per mezzo di speciali organi del Potere legislativo, del Potere esecutivo e del Potere giudiziario.

FR –Le collettività territoriali della Repubblica sono i comuni, i dipartimenti, le regioni, le collettività a statuto particolare e le collettività d’oltremare.
Nelle collettività territoriali della Repubblica, il rappresentante dello Stato è responsabile in materia di interessi nazionali, controllo amministrativo e rispetto delle leggi.

US – Questa Costituzione e le leggi degli Stati Uniti che saranno fatte in sua applicazione costituiranno la legge suprema del Paese; e in ciascuno Stato i giudici ne saranno vincolati, senza considerare qualsiasi cosa sia disposta in contrario nella Costituzione o nelle leggi di qualsiasi Stato. I poteri che la costituzione non attribuisce agli Stati Uniti né inibisce agli Stati, sono riservati ai singoli Stati o al popolo.

IT – La Repubblica e` costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Citta` metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.
Spetta alle Regioni la potesta` legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potesta` legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. (ndr. tra queste materie abbiamo istruzione, tutela della salute; protezione civile; grandi reti di trasporto e di navigazione; previdenza complementare e integrativa …)

Riepilogando, se mettiamo la Costituzione italiana a confronto con quelle straniere:

  1. non è il popolo italiano che crea la nazione Italia
  2. lo scopo enunciato non è unità, libertà, sovranità, diritti eccetera, ma il ‘lavoro’
  3. la sovranità del popolo italiano è limitata dalla Costituzione entro la sovranità dello Stato e della Chiesa cattolica
  4. lo Stato italiano non ha molti dei poteri del Bund tedesco, dell’Etàt francese o  del Congresso USA
  5. le Regioni e i Comuni hanno ampia facoltà di deregolare norme e diritti essenziali, salvo illegittimità formali di competenza giudiziaria e non politica.

Dunque, è inutile meravigliarsi se il Recovery Fund sia quella “sorta di finanziamento a pioggia” che i Frugali europei e tanti italiani temono.

Nè c’è da aspettarsi che l’Italia ridurrà deficit o rilancerà profit, senza prima chiarire Poteri e Doveri costituzionali.
Ma … la Costituzione italiana ha un meccanismo che ne consenta la revisione senza addentrarsi in un labirinto?

Demata