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Pasqua: quando la famiglia diventa un carcere …

9 Apr

Il magistrato, nel concedergli gli arresti domiciliari, l’aveva obbligato a convivere con la madre con cui non aveva buoni rapporti.
Dopo aver chiesto di poter cambiare “domicilio”, senza esito, un sorvegliato speciale di Torre Annunziata ha deciso di ritornare in carcere.

Come?
Lanciando una molotov contro un commissariato di pubblica sicurezza, sempre a Torre Annunziata e facendosi arrestare poco dopo.

Il fatto, accaduto alla vigilia di Pasqua, ha visto Carmine Iervolino, di 43 anni, con precedenti per rapina, estorsione, ricettazione e spaccio di droga, che si era recato al commissariato di zona per i problemi di convivenza insorti con la madre e per cambiare domicilio, cosa per la quale è necessaria un’istanza all’ Autorità giudiziaria.

Messo dinanzi alla contingente necessità di soggiornare ancora con la propria mamma e di doverlo fare propria a Pasqua, Carmine non ha esitato un minuto e, procuratasi della benzina, poco dopo, verso le 21, ha lanciato una bottiglia molotov in bella vista delle telecamere di sorveglianza del commissariato.

Il pressochè immediato arresto, avvenuto poco dopo in corso Umberto, ha reso possibile che il desiderio di Carmine Iervolino si avverasse, trascorrendo la Santa Pasqua lontano dalla madre e con le persone che abitualmente frequenta: poliziotti e delinquenti.

Molto probabilmente, gli altri detenuti avrebbero dato “non so che cosa” per esser fuori, in famiglia, almeno a Pasqua, ma la situazione di Carmine deve essere davvero terribile,  se, con una Torre Annunziata “così” preferisca stare al carcere di Poggioreale …

foto pubblicata su Giornalettismo da Luca Scialò

originale postato su demata

Australia: passo indietro sulle adozioni per gli omosessuali?

16 Set

L’Australia ha una legislazione molto avanzata in materia di diritti degli omosessuali.
Possono sposarsi, adottare bambini e riceverli in affido, possono cambiare sesso a carico del servizio sanitario.

Nel 2006, nel New South Wales, un tribunale aveva tolto alla legittima madre i suoi sei figli a causa di violenze domestiche.
Una bambina (oggi di 12 anni) ed un bimbo (oggi di sei anni), furono dati in affidamento dai servizi sociali minorili ad una coppia di donne omossessuali.

Una collocazione di sicuro non rassicurante, visto che la bambina quasi subito aveva chiesto ed ottenuto di andare con un’altra famiglia e che la coppia affidataria era essa stessa bisognosa di supporto, visto che una tentava di diventare fisicamente un maschio e l’altra faceva cure per la fertilità.

La madre naturale, rimessasi in sesto, aveva più volte tentato, in questi anni, di riottenere la custodia di suo figlio più piccolo, ma le istanze erano sempre state respinte dai servizi solciali, che volevano concedere l’adozione del bambino alla coppia.

Dopo quasi cinque anni, le due donne, che nel frattempo avevano continuato a tentare di diventare l’una maschio e l’altra fertile, pubblicavano su Facebook una foto del loro “figlio” affidatario vestito ed acconciato come una bambina.
La cosa non poteva passare inosservata al sistema di sorveglianza di internet australiano, uno dei più intrusivi al mondo, e le due donne sono state denunciate e condannate per aver umiliato il bambino.

Le immagini sono ste rimosse da Facebook e il Ministro della famiglia, Pru Goward, ha avviato un’indagine sui servizi sociali minorili, l’agenzia Barnados, che aveva dato i bambini in affidamento alle due donne omosessuali e che aveva rifiutato la richiesta della madre naturale.

Oltre alle solite polemiche sulla stabilità delle relazioni omosessuali, che sono un forte deterrente per la concessione di adozioni, adesso l’Australia e tutto il mondo anglosassone, vista la risonanza avuta del fattaccio, si interrogano su quanto le coppie omosessuali possano educare in modo non sessista i bambini a loro affidati.

Sarebbe interessante aprire un dibattito (ed un dialogo) partendo da questo aspetto incognito, visto che le adozioni da parte di coppie omosessuali sono un soggetto giuridico di nuova introduzione.
Sarà la solita occasione perduta dal mondo lgbt (lesbo, gay, bisex, trans) per sfatare il radicato dubbio che non siano in grado di concedere la stessa libertà sessuale e di opinione che esigono che gli eterosessuali concedano loro.