Tag Archives: Francia

Unità a Sinistra? Ci vuole prima una linea comune …

9 Dic

Pisapia, Doria e Zedda – su Repubblica – lanciano l’appello a politici ed elettori: “Non rischiamo l’effetto Francia, la sinistra vada unita alle elezioni, ricordiamoci come si vince”.

Bella idea, ma fatto sta che Poletti, Camusso, Boeri, Damiano, Fassina e Renzi abbiano idee molto molto diverse riguardo pensioni, esodati, disoccupati, ripresa industriale, diritti e servizi … la salute dei malati, le unioni gay … le banche … Roma Capitale … la pubblica amministrazione … eccetera eccetera.

Non a caso in Francia il Fronte Nazionale vince promettendo cose ‘semplici’: pensioni a 60 anni, protezionismo industriale, lavoro per i giovani e le donne, laicità e centralità dello Stato, ritorno delle politiche valutarie.

Senza parlare della solita spocchia che impedisce alla Sinistra di confrontarsi con chi diverge dai ‘santi tabù’ del cosmopolitismo e del consociativismo ad ogni costo, con il risultato che persino le aree metropolitane di Parigi e Lione preferiscono Sarkozy ad Hollande.

Potrebbe rivelarsi davvero una pessima idea quella di chiedere ancora una volta consenso e voti non sulla base di un programma ma solo per ‘ricacciare i fascisti nelle fogne’.

Infatti, Giuliano Pisapia, Marco Doria e Massimo Zedda sono i sindaci di Milano, Genova e Cagliari e ben sanno quali danni sociali (povertà, sicurezza, giovani, anziani, malati) si stanno radicando a causa dell’incapacità – della Sinistra in generale – ad intervenire su assistenza e previdenza a causa sia della atavica contiguità con sindacati, cooperative, onlus che della recente convergenza con apparati pubblici e finanziari.

Ad esempio … troviamo i soldi per salvare alcun note banche e li troveremo anche per rimborsare in parte gli investitori, come li troviamo per le pensioni d’oro ma … non ce ne sono per sbloccare le pensioni ‘normali’ o i salari ‘minimi’.
Oppure siam pronti a difendere l’esposizione dei simboli cattolici nei luoghi di istruzione pubblica, dove vengono educate le nuove generazioni, ma … i diritti degli omosessuali o quelli ‘alla privacy’ come i ‘conflitti di interessi’ e le ‘sliding doors’ possono attendere.

Pejus … che posizione prende ‘il Partito’ quando – ad esempio – in una Regione o in un Comune importante il Governatore o il Sindaco ‘rossi’ si ritrovano a metà consigliatura a non riuscire a garantire neanche i servizi essenziali alla Sanità o alla Sicurezza stradale?

Sarebbe il caso che la Sinistra si dia una linea.

Demata

Annunci

Guerra a Isis – FAQs

17 Nov

Sospendere Schenghen?
Se sospendono Schengen qui si ritorna TUTTI NOI EUROPEI a viaggiare come 30 anni fa: code interminabili alle dogane, scartoffie illimitate anche per un dottorato, polizia che può espellerti in qualunque momento anche se hai 70 anni e sei in visita dai nipoti … senza parlare del fatto che molti europei del Sud o dell’Est non sono molto distinguibili dai nordafricani e dai mediorientali …

C’è un complotto?
In Europa la guerra è un tabù dal 1944, in USA dai primi Anni ’70 e così fin dai tempi dei Russi in Afganistan molti di noi hanno preferito vedere le bombe sganciate ma non gli acquedotti e gli ospedali da noi creati e difesi. I milioni di profughi disperati ma non gli aguzzini che li mettevano in fuga. I traffici loschi delle nostre compagnie, ma non il denaro straniero che le corrompeva.
Probabilmente una mera questione di share televisivo a cui tutti abbiamo contribuito.

Quanto ad Al Baghdadi ed i suoi rapporti con gli USA … teniamo conto che quando si commette una vera dabbenaggine la tendenza di tutti è quella di dare la colpa a qualcosa o qualcuno?
Come anche potremmo tutti iniziare ad ammettere che da trent’anni e passa gli unici ad averci visto giusto con certi macellai sono stati i Russi.

E l’Europa?
Almeno qui da noi, pochi si sono premurati – da una 30ina d’anni a questa parte – di capire come poteva funzionare.
Ad esempio, come la mettiamo – visto che siamo ‘tutti francesi’ e pure marsigliesi – quì in Italia dove c’è una teocrazia? E chi l’ha detto che i Poveri – senza la Misericordia e senza la Carità – inevitabilmente finiscono ‘vittime /servi del Maligno’, cioè della Jihad (o delle mafie o del degrado)?
Quanto alle ‘regole comuni da rispettare’, siamo tutti d’accordo che basta il pentimento senza le buone azioni per ottenere il perdono?
Sarà difficile essere ‘unione’ se le nostre Accademie non smetteranno di discutere del sesso degli angeli con i turchi alle porte, come accadde a Bizanzio solo cinquecento anni fa.

C’è un Islam ‘mondiale’?
No, non c’è un Islam ‘mondiale’ come non c’è un Cristianesimo ‘mondiale’ o un Buddismo ‘mondiale’. E prendiamo atto che persino il Papa viene seguito alla lettera da forse un centinaio di milioni di persone, forse anche meno … più o meno tanti quanti i sunniti che ascoltano l’Imam di Mubai in India.

Dunque, è difficile parlare – per ora – di uno scontro ‘frontale’ tra religioni … a meno che da un lato non si voglia mettere Yul e Sparta e dall’altro Iside e Babilonia.

Arrivando ai sunniti europei, va rilevato che Francia e Belgio hanno offerto /preteso un’integrazione dei propri migranti molto rigida dal punto di vista culturale quanto disattenta per i diritti civili più elementari che ha notoriamente alimentato il disagio giovanile e l’infiltrazione dei jihadisti ed il reclutamento. Vent’anni fa l’Odio delle Banlieues in fiamme, oggi la Jihad nelle metropoli.
D’altra parte se, in nome della fratellanza e dell’uguaglianza, si tratta da troglodita chiunque non la veda allo stesso modo … non è che moderazione, dialogo ed integrazione ne beneficiano.

Diversa sembra essere la situazione in Gran Bretagna e nel nord dell’Europa, vuoi per la forte presenza di sciti vuoi perchè tanti sunniti non sono di origine araba o nordafricana vuoi anche perchè lì ognuno – nobile o bifolco che sia – ha il diritto – in privato e solo in privato – a campare come gli pare. Similmente dovrebbe esserlo anche l’Europa mediterranea, dove però i flussi migratori sono ormai insostenibili.

La Jihad?
Wahabismo arabo e Salafismo maghrebino sono due culti islamici che si sviluppano fuori dai contesti urbanizzati ‘contro’ la corruzione  e la decadenza dei costumi sopravvenute dopo la Golden Age dei Califfati, ma anche … con l’intento da parte dei ‘moralizzatori’ di razziare e/o impossessarsi dei flussi commerciali.
Da questi due culti nasce la Jihad moderna contro i ‘miscredenti’, a partire dai sunniti locali e finendo agli aborriti Sciti, passando per gli Occidentali e ‘lasciando in pace’ Israele che – dal loro punto di vista – è un ghetto perfetto.

La Scia ‘iraniana’ – viceversa – sorse subito dopo la morte di Maometto e prevedeva una teocrazia semitemporale non molto dissimile da quella cattolica romana con corrispettiva attenzione all’educazione e al sociale. E non è solo ‘iraniana’ se in 50 milioni di indiani sono sciti … come lo sono una parte dei curdi …
La Jihad scita – a differenza di quella ‘moderna’ dei terroristi – è rivolta verso il conflitto israelo-palestinese e verso i Sauditi che ruppero l’unità dell’Islam.

Esiste un mondo arabo ‘moderato’?
Esisteva … quando c’erano i vari Saddam, Assad, Bourghiba, Arafat … ma, oggi, molti sono gli stessi che fanno ottimi affari (per loro) nelle Borse occidentali, mentre qualche loro cugino invece di finanziare una squadra di calcio investe la propria parte di proventi in un miniconflitto locale …
Bene a sapersi che buona parte della Jihad ha poco o nulla a che vedere con gli Arabi: sono maghrebini, postsovietici, pakistani o pashtun, indonesiani, nigeriani, somali, egiziani ed … europei, come i giannizzeri e i ghazi di cui si parla tanto.

Inoltre, ogni credente risponde prima al dio in cui crede e solo dopo al rappresentante della sua fede.

Infine, ricordiamoci che il degrado sociale e il white trash non piace prima a noi, come non ci piacciono due generazioni di morti per droga, alcool e ‘vita al massimo’ oppure ettari ed ettari di discariche fumanti di plastica e tossine. Figuriamoci a loro …

La guerra?
Intervenire da terra significa … la mattanza di civili che ci sarà se attaccheremo Mossul, ovvero se faremo sul serio, e tutto quello che ci sarà dopo, visto che sia la città sia tutto quello che c’è fino ai confini turchi e iraniani è un territorio ricco quanto conteso. E senza Mossul e Kirkuk il Daesh resta semi-intatto.

La reazione che ci ritroveremo con gli attentati nelle nostre città?  … l’Europa è sopravvissuta a fenomeni terroristici ben più ampi e radicati. Il guaio vero sarà quando dovremmo sistemare le Borse ed i capitali arabi che ci girano.

Far la guerra per noi italiani significa anche intervenire in Libia (ai confini della Siria ci siamo già) e nelle retrovie di qualche stato limitrofo quando Isis si ridislocherà … in teoria fino all’Equatore. Meglio dopo il Giubileo, che è aperto anche ai Musulmani ‘in nome del dio unico’ …

Dunque, il vero problema (o la fortuna) è che per fare sul serio … c’è da attendere le elezioni presidenziali in USA e Francia … sempre confidando nel buon senso di tutti … visto che se Obama esita, c’è Hollande che vorrebbe capitanare di fretta e furia una rediviva Crociata proprio dove persino i russi e gli iraniani esitano ad intervenire in forze senza un progetto lungimirante …

Demata

Continua a leggere

Piazza Affari crolla: gli errori della BCE e i segnali dei mercati

2 Ott

A Milano Piazza Affari perde il 3,9% e l’Europa trema a Francoforte (-1,7%) , Londra (-1,49%) e Parigi (-2,5%). Il credito di fiducia concesso all’Italia è ormai palese che non sarà mantenuto e lo spread risale a 142.

Intanto, a giustificare i peggiori timori dei mercati, arriva la prudenza di Mario Draghi, che il Bel Paese lo conosce bene, con la BCE che mantenendo basso e bassissimo il costo del denaro – per rilanciare un Francia e Italia che non ripartono – di sicuro non favorisce la ripresa dell’inflazione.

Un Mario Draghi che ancora non ha attivato il «Quantitative Easing», il programma di acquisto massiccio di bond da parte della banca centrale a sostegno della crescita, dopo averlo proposto con insistenza  – cosa sacrosanta – come toccasana della ripresa, ma senza evidenziare che per arrivarci sarebbe stato propedeutico che Italia e Francia riformassero pubblica amministrazione e sistema di bilancio.

E così è andata che in Italia tanti – ma non Carlo Cottarelli o Daniela Morgante – si sono illusi che potessimo scaricare il 60% del debito, senza prima smantellare l’enorme e inefficiente macchina burocratica delle proroghe, delle deroghe e degli sprechi.

Infatti, è accaduto che per due anni – dopo il rullo compressore di Monti, Fornero e Passera – nessuno tra Letta e Renzi abbia ben pensato di mettere all’ordine del giorno la riforma della giustizia nè quella della sanità e neanche quella dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per non parlare del blocco del Patto di Stabilità per gli enti locali che durerà, si spera, fin quando non cambieranno sistemi di reclutamento, contratti di lavoro a ‘posto fisso’ e regole per gli appalti.

Dunque, Mario Draghi qualche colpa ce l’ha.
Poteva, ad esempio, non illudersi che Roma – la sua città natale – cambiasse metodo e registro dopo oltre duemila anni durante i quali ha perfezionato quel ‘sistema’ di tributi prima, oboli dopo ed infine imposte e accise, che le permette di vivere nello spreco.
Non si offendano i romani o gli italiani: è nei fatti che in Europa ci sono almeno 200 milioni di cittadini i cui antenati – proprio per quei motivi – si opposero strenuamente a Roma fino a distruggerla e che altrettanto – secoli dopo nei loro territori – con la Chiesa Cattolica, salvo dove la spada (Francia, Baviera e Polonia) riuscì a far deserto chiamandolo pace.

In parole povere, specialmente dopo lo stallo che la Sinistra italiana e francese impongono in casa loro da anni, è evidente che l’Eurozona ‘che conta’ andrà a recriminare sulla promessa della BCE di un «Quantitative Easing», senza chiarire i requisiti minimi di accesso per i diversi stati dell’Unione, come chiederà la marcia indietro a Draghi sul recente abbassamento del costo del denaro, per salvare due nazioni decotte come Italia e Francia, ma frenando la crescita proprio della Germania e mettendo ancor più in difficoltà la Gran Bretagna.

Una BCE che – a vederla in altri termini – non può avviare un «Quantitative Easing» a cuor leggero, perchè ci si sta rendendo conto che comporterà anche un certo indebolimento contestuale dell’Euro, dato che farebbe ‘emergere’ che il valore infrastrutturale italiano è molto inferiore al dichiarato /ritenuto (ndr. addio spread …), visto che in metà del Paese strade, scuole, edifici pubblici e ospedali sono stati costruiti spesso male e manutentati certamente peggio: per almeno un ventennio rappresenteranno un costo e non esattamente un patrimonio …

A noi italiani non piace sapere tutto questo e, infatti, i media non ne fanno cenno, ma facile intuire cosa possano pensare di noi gli stranieri, se – da quando è iniziata la Crisi – abbiamo una Politica che ha cetamente il reccord mondiale di propri esponenti finiti in tribunale per scandali e ruberie, una Finanza pubblica che promette di tutto e non mantiene niente, un Sindacato che non propone mai ma diffida sempre, una Giustizia che non vede mai le Corti supreme costituite al completo, troppi cittadini che sanno sbraitare ma non rimboccarsi le maniche, tanti media che ‘non la raccontano giusta’ come la pessima posizione in classifica Reuter dimostra, troppe piccole imprese e cooperative che non sono altro che delle famiglie affatto allargate.

Che ci piaccia o meno, questa è la ‘figura’ che stiamo facendo da tanti anni ormai e gli unici che ancora non ci trattano da insolventi che campano sugli allori sono Mario Draghi e la BCE: il ‘segnale’ di oggi non era per l’Italia, ma per l’Eurozona e, quel che è peggio, a Napoli come a Roma non l’hanno capito …

originale postato su demata

 

Senato e Titolo V: senza riforme l’Italia in stallo

3 Giu

In Gran Bretagna, i parlamentari  (Camera dei comuni) sono 650 – Members of Parliament – eletti dal popolo a suffragio universale e con il sistema maggioritario.
Esiste anche la House of Lords (Camera dei Lord) con 826 membri totali di cui 92 sono ereditari e 709  a vita, che ha compiti di revisione della legislazione emessa dall’Esecutivo, controllo sulla legislazione europea, funzioni costituzionali e dibattimentali su questioni politiche e giudiziaria. Una sorta di corte/camera costituzionale allargata e trasparente, di cui fa parte anche l’alto clero anglicano.

L’Assemblea Nazionale francese è formata da 577 deputati, eletti in un collegio elettorale uninominale a doppio turno, 346 senatori sono eletti a suffragio indiretto da circa 150.000 grandi elettori: sindaci, consiglieri comunali, delegati dei consigli comunali, consiglieri regionali e deputati.
Il Senato ha praticamente gli stessi poteri dell’Assemblea Nazionale, ma a causa della lunghezza del mandato, della relativa minore importanza rispetto all’Assemblea, alla possibilità di cumulare cariche elettive locali con il mandato di senatore, è considerato come un buon ripiego per politici a fine carriera o come mezzo di rientrare nella politica attiva per i candidati all’Assemblea Nazionale che non sono stati eletti.

Il Bundestag (trad. Dieta federale) è il parlamento federale tedesco composto da 630 deputati, eletti con un sistema misto: per metà in collegi uninominali con il sistema maggioritario plurality e per l’altra metà con il sistema proporzionale del quoziente.
C’è anche il Bundesrat (trad. Consiglio federale), un organo costituzionale legislativo, composto dai 69 delegati dei governi dei vari Länder. Ha funzioni di revisione costituzionale e di iniziativa legislativa in materia federale.

In Spagna, il Congresso dei Deputati è composto da 350 membri, eletti in ogni circoscrizione elettorale, a cui viene attribuita una rappresentanza minima iniziale ed un numero addizionale di seggi in base alla popolazione. Sono, poi, 208 senatori sono eletti direttamente dal corpo elettorale con suffragio universale nel Senato delle Autonomie.
La Costituzione attribuisce al Congresso una notevole autonomia rispetto al Senato, tra cui il poter conferire e ritirare la fiducia alle Corti Generali nel Governo e dirimere i conflitti che sorgono tra le Camere durante l’elaborazione e l’approvazione delle leggi.

In breve:

  • Spagna, un eletto dal popolo ogni 80.000 abitanti. 588 politici nelle ‘Camere’. Senato  a suffragio universale di limitata importanza
  • Germania, un eletto dal popolo ogni 117.000 abitanti. Un parlamentare – di cui l’11% non eletto direttamente – ogni 99.000 abitanti. 699 politici nelle ‘Camere’. Senato di ‘delegati’ con funzioni di revisione costituzionale e iniziativa federale
  • Italia, un eletto dal popolo ogni 63.000 abitanti. 944 politici nelle ‘Camere’. Senato  a suffragio universale equiparato alla Camera
  • Francia, un eletto dal popolo ogni 113.000 abitanti. Un parlamentare – di cui un terzo non eletto direttamente – ogni 63.000 abitanti. 916 politici nelle ‘Camere’. Senato  di ‘delegati’ equiparato alla Camera, ma di limitata importanza
  • Gran Bretagna, un eletto dal popolo ogni 97.000 abitanti. Un parlamentare – di cui tre quinti non eletti direttamente – ogni 37.000 abitanti. 1476 politici nelle ‘Camere’. Senato di ‘delegati’ con funzioni di revisione costituzionale e legislativa.

Detto in altri termini, solo l’Italia con la Francia ha un Senato eletto effettivamente equiparato alla Camera dei Deputati, ma in Oltralpe al posto degli elettori troviamo dei Grandi Elettori con un ricambio triennale.
Anche in Spagna è eletto dal popolo come in Italia, ma ha una rilevanza minore per legge.
In Germania, è una ‘commissione di lavoro allargata’ dei Lander, in Inghilterra un’ampia rappresentanza di Lord, in ambedue i casi i compiti sono principalmente revisori.

In parole povere – al vaglio delle carte costituzionali dei vari stati europei da parte di di noi posteri –  se il Senato ha gli stessi compiti e i medesimi poteri della Camera dei Deputati, invece di dedicarsi alla revisione di leggi e trattati, lo Stato non funziona bene: decide con lentezza, spende con dissolutezza.
Stop.

originale postato su demata

 

L’Europa va alle elezioni mentre le nazioni chiedono più autonomia

24 Mar

Il referendum sull’indipendenza del Veneto, organizzato dai movimenti autonomisti e appena svoltosi, avrebbe visto la partecipazione del 70% degli elettori veneti con un esito “plebiscitario”: 89% di “sì”.
I dati non sono verificabili, ma  li conferma un sondaggio di Demos, condotto tra il 20 e il 21 marzo, in cui poco meno dell’80% si dice favorevole o quanto meno ‘interessato’ all’indipendenza veneta.

In Italia, l’iniziativa è stata ignorata dai media, come sottolinea Ilvo Diamanti su La Repubblica, ma gli osservatori stranieri non l’hanno fatto: c’è “l’esempio” della Crimea, ma ci sono anche le tensioni scoto-gallesi, i baschi e i catalani, i fiamminghi eccetera. E ci sono la Sicilia e la Campania … ovvero le Due Sicilie, dove l’esito di un referendum autonomista ben organizzato sarebbe del tutto imprevedibile.

Europa di Tacito

Intanto, in Francia, le spinte verso uno Stato etico e ‘nazionale’ stanno portando ad una crescita – prima sensibile e oggi dilagante – della ‘vecchia’ destra gaullista e nazionalista, rigeneratasi nelle banlieues e nelle città meridionali sotto le insegne del Fronte Nazionale di le Pen. Paradossalmente, sono loro oggi i maquìs (ndr. partigiani) che resistono all’invasore tedesco … e ai collaborazionisti di Hollande.

Di qui l’ipotesi che l’idea di un’Europa ‘sacro romano impero germanico-napoleonico’ possa essere del tutto desueta e che certi padri fondatori abbiano preso una grossa bufala.

Europa 1811

Fosse solo perchè a dar voce a tutte le spinte autonomistiche o nazionalistiche (ndr. che poi è la stessa cosa) ci ritroviamo quasi esattamente con la cartina del 1400 dopo Cristo …

Europa 1400

Da un lato, c’è l’Europa angioino/aragonese e/o bizantina (Catalogna, Due Sicilie,  Grecia e Balcani) in parte sovrapponibile a quella bizantina (che includeva anche Maghreb, Libano, Turchia e Siria, Bulgaria e Romania) che non trova aspettative e opportunità di crescita nell’attuale Unione Europea. Dall’altro, un’area Germanica che va sempre di più affermandosi, aggregando la Pannonia, l’Illira e il Norico (Venezie, Croazia, Slovenia), la Batavia (Fiandre) e la Grande Polonia (che includerebbe Moldavia, Slovacchia e mezza Ucraina, guarda caso). Dall’altro ancora ci sono i popoli ‘nordici’ (Svezia, Danimarca, Norvegia, Gran Bretagna, le città del Baltico e qualche porto olandese) che in gran parte rifiutano l’Euro e il Fondo Sociale Europeo.

Ovviamente, buona parte di nostri ‘guru’ – i soloni ultraottantenni e i loro fedeli discepoli ultrasessantacinquenni – di tutto questo non sembrano accorgersene e i ‘piani alti’ continuano a spingere l’acceleratore verso qualcosa che non c’è, ma deve assolutamente esserci: gli Stati Uniti d’Europa.

Stati uniti che, a ben vedere, non ci sono in Cina, che è un’unica repubblica ‘popolare’ montata sul preesistente impero, e non ci sarebbero in America, se fosse stato per Thomas Jefferson e Benjamin Franklin (federalisti) come per i confederati – per l’appunto – del Sud e gli ‘annessi’ del Texas, Luisiana e California, senza parlare delle Hawaii, di Portorico, di Panama, di Guantanamo e di Grenada.
Ma, se è per questo, gli old boys delle cerchie che contano non si sono neancche ancora accorti che la Germania – de facto – ha un potenziale e una ‘estensione’ paragonabili o superiori a quello che aveva nel 1936. Gli errori di Obama in Siria e in Crimea ne sono la lampante riprova.

Come non è un caso che, alle soglie delle elezioni europee, non c’è partito che osi avviare una qualche campagna elettorale, figurarsi a sventolare la bandierina azzurra con le stelline in cerchio.

Europa 2014

L’Europa potrà sopravvivere a se stessa solo se si farà macroregione e federazione, con un sistema di bilancio unificato, un costo del denaro modulato ed un sistema lavoro-welfare integrato.

Altrimenti, gli europei si ricorderanno che una patria è meglio di una banca …

originale postato su demata

Arriva il presidenzialismo

3 Giu

Si inizia a parlare di qualche riforma concreta, quella che porterebbe al presidenzialismo, è già nel Pd si vanno formando due schieramenti. Tra  i favorevoli (con ballottaggio alla francese) ci sarebbero Walter Veltroni, Matteo Renzi, Romano Prodi e Gugliemo Epifani; tra i contrari all’elezione diretta del capo dello Stato troviamo Rosy Bindi e l’ala sinistra del partito, con l’ex segretario CGIL Sergio Cofferati e l’ex ministro Fabrizio Barca in testa.

Intanto, il premier Gianni Letta ha annunciato che “l’ultima elezione del Presidente della Repubblica mostra la fatica della nostra democrazia. La mia opinione è che non potremmo più eleggere il presidente della Repubblica con quella modalità”.
L’ha seguito a ruota, Angelino Alfano, vicepremier, ricordando che “nel Pdl siamo assolutamente d’accordo sull’elezione diretta del presidente della Repubblica. E adesso anche dal Pd arrivano dei significativi spiragli. Se riuscissimo a farla sarebbe una grande prova di democrazia come succede in altri paesi, come Francia e Stati Uniti, dove i cittadini scelgono direttamente il Capo dello Stato”.

Beppe Grillo arringa il popolo con “il Paese è al collasso e il governo si balocca col presidenzialismo”, come se gli 87 anni suonati di Giorgio Napolitano non pretendessero l’urgenza di darsi una norma ‘innovativa’ per eleggere il Capo dello Stato e per sancire i suoi poteri in un nuovo quadro istituzionale.

Certo, SEL e M5S hanno le loro ragioni,perchè il nostro è tutto un sistema che non funziona e la nostra Costituzione è imperfetta come qualunque cosa umana e richiede emendamenti fin dagli Anni Settanta, quando – trenta anni dopo la nascita della repubblica – si dovette iniziare a prendere atto che non si erano promulgate le previste leggi sui sindacati, sulle regioni, sui comuni, sulla spesa pubblica, sul decentramento e l’autonomia.
Parliamo degli anni del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani), dei bilanci sanitari regionali puntualmente bloccati dalle Corti Regionali dei Conti, di una nazione che usciva da un decennio (1969-1978) in cui le ore di lavoro perse per scioperi furono in media 143 milioni l’anno, dell’Italia statalista e totalmente dipendente da un decreto ministeriale.

Un’Italia con un sistema di bilancio e di controllo di gestione non pronto all’ingresso nel sistema monetario europeo, come dimostratosi prima con lo SME  e poi con l’Euro, che, con l’unificazione dei mercati e la globalizzazione, paga a caro prezzo la durata e l’imprevedibilità del nostro sistema giudiziario, dei processi e le procedure relative, la poca trasparenza amministrativa, bancaria e fiscale, un sistema previdenziale ed assicurativo arcaico, un welfare indifeso dalla voracità di chi investe nella charity, ma ‘senza fini di lucro’, una politica di istruzione e formazione costretta tra un dettame costituzionale statalista ed una Convenzione ONU ed una società libera che vanno da tutt’altra parte.

Questo ed altro ancora, sono tante le cose di cui l’Italia ha urgenza ormai trentennale.

Se nulla si è potuto fare in questa Seconda Repubblica, la causa è certamente nella struttura economica dello Stato italiano delle origini e dai debiti enormi che contrassero i Savoia, ma è anche in un sistema elettorale che conferisce ai due maggiori partiti un potere assoluto ma da l’un l’altro annullato ed è anche in una funzione presidenziale, che era concepita come ‘notarile’ rispetto ad un Parlamento pensato come sovrano ed, in realtà, prima suddito delle ideologie e, dopo, dei partiti e delle lobbies.

Se una legge elettorale deve tenere conto che abbiamo fin troppo tutelato i piccoli partiti al punto che anche quelli maggiori appaiono come un arcipelago di entità, spesso di esclusiva base micro territoriale, è anche vero che per una questione di pesi e contrappesi – al cui dibattito l’M5S farebbe bene a partecipare nell’interesse di tutti – non è possibile che si trovi un accordo in quattro e quattr’otto.
Infatti, se le soluzioni sono note (sbarramento, ballottaggio, senato federale) il doverle applicare tutte e tre insieme provoca un livello di complessità (una matassa) non sbrogliabile in breve tempo: abbiamo già visto che danni ha provocato un Porcellum ed un Mattarellum frettolosi, in nome di un bipolarismo dottrinale che in Europa non c’è.

Piuttosto, è possibile, se non davvero urgente, che si affronti il nodo dei poteri del Capo dello Stato, di come viene eletto, di cosa competa di riflesso al Consiglio Superiore della Magistratura, alla Corte Costituzionale e alla Corte dei Conti.
Anche in questo caso, ma senza le complessità del sistema elettorale, è abbastanza evidente quali siano le soluzioni: elezione diretta del Capo dello Stato, funzione disciplinare del CSM, autonomia della Corte Costituzionale, potere di vero da parte della Corte dei Conti.

Così funziona nel mondo intero,dove non c’è ‘la Costituzione migliore del mondo’ e dove si tratta di presidenzialismo oppure di monarchia costituzionale, raramente troviamo il premierato e solo quando lo Stato è nato dalla fusione di staterelli pre-esistenti, cone in Germania, India e Gran Bretagna.

D’altra parte, il dualismo dei poteri parlamento/ presidente è indispensabile per evitare stalli ventennali come la Seconda Repubblica in cui siamo impastoiati, come una maggiore indipendenza della magistratura dal potere politico è indispensabile se, in futuro, non vorremo scoprire di nuovo che abbiamo votato per un decennio con una legge incostituzionale.

Perchè la sinistra del Partito Democratico borbotti, come son scontenti M5S e CGIL, è abbastanza chiaro: qualunque forma di presidenzialismo pone fine (o quanto meno argine) al giacobinismo di chi, con un mero 20% di consensi o anche meno, pretende di condizionare le scelte generali.

Facciamo presto.

originale postato su demata

Tante, troppe bugie europee

14 Dic

La Germania aveva nel 2010 (CIA W. Factbook) un PIL di circa  3.300 miliardi di dollari USA, la Francia intorno ai 2.200, l’Italia di circa 2.000 miliardi come la Gran Bretagna. Con un reddito pro capite intorno ai 41.000 $ per i tedeschi ed i francesi, di circa 36.000 per i britannici e di 34.000 per gli italiani.

Quanto al debito pubblico, The World Factbook, United States Central Intelligence Agency 2011 racconta chela Germania era indebitata per l’83.2% del PIL (oltre 2.700 miliardi di dollari USA), la Francia per l’82,4% (oltre 1.800 mld), il Regno Unito per il 79.9% (circa 1.600 mld), l’Italia era, come noto, al 120,1% (circa 2.400 mld).

Intanto, però, gli italiani erano indebitati privatamente ‘solo’ per circa il 71% del propria ricchezza, i tedeschi ed i francesi al 100%, i britannici al 165%.  Dati che anche i conti della serva ci raccontano chi fosse, tra pubblico e privato, ben più indebitato dell’Italia.

Infatti, i numeri della Central Intelligence Agency riportano che il debito estero tedesco (pubblico e privato) era, nel 2010, di 4.489 mld $, quello francese 4.396 mld, l’Italia solo 1.360 mld, il Regno Unito arrivava all’iperbolica cifra di 12.670 miliardi di dollari USA. Nella bilancia dell’import/export, la Germania vantava un attivo di oltre 400 mld $, la Francia aveva un leggero disavanzo, più o meno come l’Italia, mentre la Gran Bretagna riscontrava uno sbilanciamento di oltre 100 miliardi.

Dunque, non si comprendono tante cose. Decisamente troppe, che i nostri media – poco attenti a verificare le fonti, specie se governative italiane – non vedono, non sentono e non chiedono.

Perchè Mario Monti è ricorso a tagli pesantissimi sul welfare ed all’overtaxing, mentre il basso indebitamento degli italiani avrebbe suggerito anche ad un neofita di attuare una patrimoniale?
Anzi, perchè i potentati occidentali (Francia, Germania e USA) desiderano vivamente che Monti resti al suo posto, visto che la Casta proprio non la vuol toccare, mentre la recessione e le tasse rendono l’Italia più debole sui mercati esteri e non più forte?
Perchè il nostro Stato ha fatto incetta con i suoi titoli degli investimenti esteri che ci erano indispensabili per sostenere crescita e welfare?

Quale sarebbe l’esemplarità dell’Europa e degli Europei, se i nostri concittadini d’Oltralpe vivono talmente indebitati che non possono neanche più permettersi l’olio spagnolo ed italiano, ma lo devono importare dal Nord Africa a prezzi stracciati, per non parlare dei troppi film inglesi che raccontano dello strapotere di allibratori ed usurai o di quali luoghi di decivilizzazione umana siano le banlieues francesi.

Quali interessi ha avuto la Germania, in questi ultimi 3 anni, nei confronti dei paesi del Sud Europa, mentre il suo PIL frenava pericoloamente tra il 2008-9, visto che è a causa delle sue resistenze ad intervenire, che il debito greco (meno di 5.000 mild $) è diventato il disastro che sappiamo e visto che è grazie al suo allarmismo verso l’Italia, che i suoi titoli sono stati venduti ad interessi bassi, mentre i nostri hanno subito lo spread che sappiamo?

Quale esempio di civilizzazione costituiscono paesi come Francia, Germania e, soprattutto, Gran Bretagna, se non sanno tutelare i propri cittadini da chi lucra e specula sul loro indebitamento oltre ogni ragionevole limite?

Ma, soprattutto, la crisi dell’Eurozona è o non è causata, per la seconda volta, dalla Germania che mette a carico dell’Euro i propri problemi finanziari, come già accadde con la Vereinigung, dopo la caduta del Muro di Berlino?

originale postato su demata