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Unioni gay: norme e soluzioni

24 Ago

Riguardo l’omosessualità e le unioni tra omosessuali, c’è davvero molta confusione. Vediamo qual’è effettivamente lo stato dell’arte.

Riguardo la Costituzione Italiana, la Corte Costituzionale (sentenza 170-2014) ha ribadito che «La nozione di matrimonio presupposta dal Costituente (cui conferisce tutela il citato art. 29 Cost.) è quella stessa definita dal codice civile del 1942, che «stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso».
E che … «nell’ambito applicativo dell’art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette».
L’art. 2 della nostra Costituzione prevede che «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

Riguardo l’omosessualità, i  diritti inviolabili sono definiti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948): l’omosessualità non deve essere causa di discriminazione o sanzione
Bene chiarire anche che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (1990) ritiene che l’omosessualità sia “una variante naturale del comportamento umano” e non una malattia mentale, categoria nella quale però permangono il crossdressing e il feticismo.
Inoltre, la  Risoluzione di Strasburgo sui diritti e la dignità degli omosessuali (2006) “sollecita gli Stati membri ad adottare disposizioni legislative volte a porre fine alle discriminazioni subite dalle coppie dello stesso sesso in materia di successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità, sicurezza sociale ecc.”.

Ed è per questo motivo che recentemente la Corte europea dei diritti umani (Cedu) di Strasburgo che ha condannato l’Italia, ritenendo che “la tutela legale attualmente disponibile” nel nostro Paese “per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di due persone impegnate in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile”.

unioni civili

Quello che, dunque, andrebbe urgentemente riformato (e son trascorsi dieci anni dieci) è il diritto di famiglia italiano per quanto inerente “successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità, sicurezza sociale”.
Un’impresa ardua visto che c’è di mezzo una norma secondo la quale nessuno può diseredare o realmente disporre riguardo le proprie sostanze, che ha prodotto un’enorme quantità di case e terreni condivisi, contesi e semiabbandonati, per non parlare dell’eccessiva parcellizzazione delle imprese italiane, che spesso scompaiono alla morte del fondatore.
Così andando le cose, si preferì (e c’è chi preferisce ancora oggi) risolvere il problema della discrimazione degli omosessuali riguardo “successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità, sicurezza sociale” introducendo non le unioni civili ma il matrimonio civile, da cui anche la definizione di famiglia (anzichè coppia) e il diritto all’adozione.

Bene sapere riguardo i ‘matrimoni gay’ che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 7 dicembre 2000, ratificata dal Trattato di Lisbona, dispone che (art. 12) «Uomini e donne in età maritale hanno diritto di sposarsi e di formare una famiglia secondo le leggi nazionali regolanti l’esercizio di tale diritto» e che (art. 9) «Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio».
Tra le note è anche precisato che «L’articolo non vieta né impone la concessione dello status matrimoniale a unioni tra persone dello stesso sesso».
Infatti, la Corte Costituzionale (Sentenza 138-2010) ha chiarito che “è comunque decisivo il rilievo che anche la citata normativa non impone la piena equiparazione alle unioni omosessuali delle regole previste per le unioni matrimoniali tra uomo e donna.”

Ovvio che solo riconoscendo civilmente le coppie omosessuali si possano garantire i diritti a “successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità, sicurezza sociale”, ma non sembra che sussistano legittimazioni giuridiche all’iniziativa di alcuni sindaci che hanno celebrato dei matrimoni civili tra omosessuali, salvo che in tempi brevissimi il Parlamento non approvi una legge sulle ‘unioni gay’ che li preveda.

Dunque – tra violazioni, condanne, iniziative solitarie e strilla dei media – c’è fretta e le opzioni che hanno il nostro Parlamento e Governo sono poche e tutte con controindicazioni:

  • estendere agli omosessuali il matrimonio civile, ovvero consentendo loro anche l’adozione e ‘salvando’ i sindaci avanguardisti, ma affrontando le conseguenze di un importante strappo al Concordato e al sentire comune dei Cattolici
  • introdurre delle unioni civili come ‘mera presa d’atto’ (vedi proposta Bindi), risolvendo gran parte delle questioni giuridiche e religiose, ma negando alle coppie gay di essere ‘famiglia’.

Demata

Roma Pride 2013, le ragioni per sostenerlo

15 Giu

Esiste un motivo speciale per sostenere il Gay Pride di Roma, come ha ben deciso la Regione Lazio di Nicola Zingaretti, ma non allo stesso modo il neo-sindaco della capitale, Ignazio Marino, che, addirittura, sembrerebbe prendere le distanze.
«I poteri di un sindaco su questo tema sono molto limitati. … Non parteciperò al Gay Pride, avevo già preso un impegno con la mia famiglia che ho trascurato durante questa lunga campagna elettorale. Ma sarò comunque vicino ai partecipanti e al loro fianco nella lotta alle discriminazioni».

«Una risposta irrispettosa e offensiva nei confronti di una comunità che si batte da anni e domani scenderà in piazza proprio per vedere riconosciuti i diritti, la visibilità e la dignità delle proprie famiglie», ha sottolineato, sulla stessa lunghezza d’onda, il Comitato Roma Pride.

Infatti, Ignazio Marino forse dimentica e, comunque, sottovaluta il significato simbolico del Gay Pride 2013, proprio a Roma, e della rivendicazione ‘intrinseca’ degli omosessuali al diritto, anche per loro, di ‘tenere famiglia’.
Un diritto, in Italia, disatteso anche dopo che, il 31 marzo 2010, i ministri degli Esteri del Consiglio d’Europa avevano adottato una raccomandazione agli stati membri riguardante le “misure per combattere la discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”.

Una questione ultradecennale ancora irrisolta che fa capo alle raccomandazioni adottate dal 1981 dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa per quanto riguarda la discriminazione per motivi di orientamento sessuale o l’identità di genere, così come la Raccomandazione 211 (2007) del Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d’Europa sulla “La libertà di riunione e di espressione per lesbiche, gay, bisessuali e transgender”.

Il testo approvato dai ministri degli Esteri appositamente riuniti, innnazitutto, sottolinea:

  1. la pari dignità di tutti gli esseri umani e il godimento dei diritti e delle libertà di tutti gli individui, senza distinzione di alcuna specie, come di sesso, di razza, di colore, lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, proprietà, nascita o altro status, in conformità con la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali;
  2. il trattamento non discriminatorio da parte di attori statali, nonché, ove necessario, misure statali positive per la protezione contro il trattamento discriminatorio, anche da parte di attori non statali, sono componenti fondamentali del sistema internazionale di protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali;
  3. le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender sono stati per secoli e sono ancora oggetto di omofobia, transfobia e altre forme di intolleranza e di discriminazione anche all’interno della loro famiglia – tra cui la criminalizzazione, l’emarginazione, l’esclusione sociale e la violenza – per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, e che l’azione specifica è necessaria al fine di garantire il pieno godimento dei diritti umani di queste persone;

Inoltre, raccomanda agli Stati membri, tra cui la Repubblica Italiana, di:

  1. esaminare le misure legislative e di altra natura esistenti, nonchè raccogliere e analizzare dati pertinenti, al fine di monitorare e correggere qualsiasi discriminazione diretta o indiretta per motivi di orientamento sessuale o l’identità di genere;
  2. garantire che le misure legislative e di altro genere siano effettive ed efficaci bel combattere la discriminazione per motivi di orientamento sessuale o l’identità di genere,  e nel per promuovere la tolleranza nei loro confronti, nonchè sanzioni per le violazioni e un adeguato risarcimento per le vittime di discriminazione.

In particolare, gli Stati membri dovrebbero assicurare che

  1. siano sempre svolte efficaci indagini, immediate e imparziali sui presunti casi di crimini e di altri incidenti, in cui l’orientamento sessuale o l’identità di genere della vittima è ragionevolmente  un movente per l’autore del reato;
  2. le vittime e i testimoni per “crimini d’odio” e altri incidenti motivati ​​dall’odio verso l’orientamento sessuale o l’identità di genere sono incoraggiati a segnalare questi crimini e incidenti, adottando tutte le misure necessarie per garantire che le strutture di polizia, compresa la magistratura, hanno le conoscenze e le competenze per identificare tali crimini e incidenti e fornire assistenza e supporto adeguato alle vittime e ai testimoni;
  3. siano adottate misure adeguate per combattere tutte le forme di espressione, incluso nei media e su Internet, che possano essere ragionevolmente intese come suscettibili di produrre l’effetto di incitare, diffondere o promuovere l’odio o altre forme di discriminazione contro lesbiche, gay, persone bisessuali e transgender;
  4. i dati personali riferiti a orientamento sessuale di una persona o di identità di genere non sono raccolti, memorizzati o comunque utilizzati da enti pubblici tra cui, in particolare, all’interno delle strutture di polizia, salvo che ciò sia necessario per lo svolgimento delle finalità specifiche, lecite e legittime, distruggendo i record esistenti che non rispettano tali principi;
  5. il pieno riconoscimento giuridico del cambiamento di sesso di una persona in tutti gli ambiti della vita, in particolare rendendo possibile il cambio di nome e genere nei documenti ufficiali, in modo rapido, trasparente e accessibile, come anche per i certificati scolastici o di lavoro e per quanto riguarda le prestazioni pensionistiche ai superstiti e dei diritti di affitto;
  6. il diritto delle persone transgender di sposare una persona del sesso opposto al loro sesso riassegnato sia effettivamente garantita, una volta che un cambiamento di sesso è stato completato e legalmente riconosciuto;
  7. una legislazione nazionale non discriminatoria per le coppie dello stesso sesso e di sesso diverso ed uno stauts legale anche nei confronti di coppie omosessuali, equivalenti a quelli delle coppie eterosessuali in una situazione analoga;
  8. una legislazione nazionale consenta singoli individui di adottare bambini senza discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere ed un’ordinamento nazionale per la maternità assistita per le donne sole, senza discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale;
  9. una protezione efficace contro la discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere in materia di occupazione nel settore pubblico e nel settore privato, rigaurdo le condizioni di accesso all’occupazione e alla promozione, licenziamenti, condizioni di lavoro e la retribuzione di altro tipo, tra cui la prevenzione, la lotta e la punizione di molestie e altre forme di vessazione;
  10.  il diritto dei bambini e dei giovani per l’istruzione in un ambiente sicuro, privo di violenza, bullismo, esclusione sociale o altre forme di trattamento discriminatorio e degradante relative a orientamento sessuale o identità di genere, anche fornendo informazioni oggettive rispetto a orientamento sessuale e identità di genere nei programmi scolastici e con materiale didattico;
  11. un sistema sanitario che tenga conto delle esigenze specifiche delle persone lesbiche, gay, bisessuali e le persone transgender per lo sviluppo di piani nazionali di salute tra cui misure di prevenzione del suicidio, le indagini sanitarie, piani di studi medici, corsi di formazione e materiali, e durante il monitoraggio e la valutazione della qualità dei servizi sanitari;
  12. adeguati servizi di riassegnazione di genere per le le persone transgender, comprese le competenze psicologiche, endocrinologiche e chirurgiche nel campo della sanità transgender, senza essere soggette a requisiti irragionevoli; nessuna persona dovrebbe essere sottoposto a cambiamento di sesso procedure senza il suo consenso;
  13. l’accesso a un alloggio adeguato senza discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, ed adeguata attenzione ai rischi di senzatetto gay, bisessuali e transgender lesbiche, tra cui giovani e bambini, che possono essere particolarmente vulnerabili all’esclusione sociale, anche dalle loro stesse famiglie;
  14. misure efficaci per prevenire, contrastare e reprimere l’uso di insulti discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale o identità di genere durante e in occasione di manifestazioni sportive, sostenendo le associazioni sportive e fan club nello sviluppo di attività di sensibilizzazione per quanto riguarda la discriminazione contro lesbiche persone, gay, bisessuali e transgender nello sport e nel condannare le manifestazioni di intolleranza;
  15. la concessione dello status di rifugiato e di asilo ai sensi del diritto nazionale in caso di fondato timore di persecuzione basata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere.

Tutte cose che l’Italia non garantisce, anche a prescindere da orientamento sessuale o identità di genere.

Dovremmo bonificare stadi, campetti e periferie se vogliamo dei bambini e dei giovani in un ambiente sicuro, privo di violenza, bullismo, esclusione sociale o altre forme di trattamento discriminatorio e degradante.
Dovremmo mettere in discussione l’assegnazione di un alloggio popolare come fosse un vitalizio, se volessimo tener conto prima dei senzatetto e, poi, degli altri.
Dovremmo rivedere il Concordato con lo Stato del Vaticano, se volessimo uno status legale anche per le coppie omosessuali oppure se provassimo a fornire  informazioni oggettive rispetto a orientamento sessuale e identità di genere nei programmi scolastici e con materiale didattico.
Peggio che andar di notte a tentare di permettere che singoli individui adottino bambini o accedano alla per la maternità assistita per le donne sole.

Intanto, se un/a omosessuale è in fin di vita, il/la suo/a compagno/a non è considerato un familiare, un congiunto: non ha voce in capitolo in ospedale, non eredita di diritto e non beneficerà di una pensione reversibile.
In Italia, gli omosessuali sono come ‘fantasmi’.

Ecco perchè sostenere il Gay Pride 2013 di Roma.

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Lgbt – Forza Nuova: la scienza medica latita?

26 Ott

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (versione italiana del DSM – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) è uno dei testi per i disturbi mentali più utilizzato da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, sia nella clinica che nella ricerca.

Fin dal 1973, gli psichiatri americani concordarono nell’escludere l’omosessualità e la bisessualità dall’elenco delle malattie mentali. Nel 1986, la diagnosi di ‘omosessualità’ venne rimossa dal DSM, come disturbo mentale, ma venne introdotto il concetto di ‘omosessualità ‘egodistonica’, ovvero gli omosessuali che ricorrono alla consultazione psichiatrica per difficoltà che sorgono nei rapporti con altre persone e con la legge e quelli che presentano segni di sofferenza psichica legata alla loro scelta di orientamento sessuali in alcune epoche della vita.

Nel 1994, l’aggiornamento del DSM incluse tra i disordini mentali il ‘feticismo da travestimento’, che riguarda coloro che sentono un ‘eccessivo’ bisogno sessuale od erotico nel vestire abiti dell’altro sesso, ed il “disturbo di identità di genere”, che si caratterizza per una intensa e persistente identificazione con il sesso opposto e per un forte disagio di appartenere al proprio sesso.

In due parole, per la scienza psichiatrica, un omosessuale non è di per se un malato mentale, ma arriva a presentare sofferenze psichiche se i rapporti con le persone o con la norma generale confliggono con le proprie pulsioni. Dunque, la società ha il dovere di non costituirsi come un fattore che, interferendo con la scelta sessuale delle persone, ne causa una sofferenza mentale o psichica. E questo a prescindere dall’omosessualità, tra l’altro.

Allo stesso tempo, però, la psichiatria individua come disturbate le persone che non accettano il sesso che la natura gli ha dato. Almeno questo sembra di capire a leggere, da profani, il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la bibbia degli psichiatri, alle voci “transvestic fetishism” e “gender identity disorder”.

L’impressione che se ne può ricavare è un po’ come se gli psichiatri avessero fatto rientrare dalla finestra quello che era poco prima uscito dalla porta principale.

Fatto sta che, se le cose stanno scritte sul DSM come sembra che siano, qualcuno potrebbe chiedersi se una persona affetta da “disturbo di identità di genere” o da ‘feticismo da travestitismo’ possa fare il maestro, il vigile od il magistrato, se non il politico o l’ambasciatore.

Vecchi fantasmi di un mondo che fu?

Di certo, la poca informazione mediatica sulla questione ‘omosessualità’ – e su cosa ne pensi la scienza medica – va solo ad alimentare le proteste di organizzazioni come Forza Nuova che chiedono che “le perversioni vadano curate”, come nello striscione apposto davanti alla sede della comunità Lgbt di Bologna. Od una marea di istanze di gruppi anche vistosamente estremi e le conseguenti acerrime polemiche, in tutto il mondo, se si parla di adozioni e procreazione assistita da parte di omosessuali.

Dunque, quello che una società mediatica potrebbe fare per il bene di tutti, specialmente se parliamo di televisione pubblica, potrebbe essere  di diffondere anche una semplice e breve intervista, formulata a dei rappresentativi esperti, come – solo ad esempio – potrebbero essere il prof. Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici – AIPPC, od al prof. Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psichiatria, in modo che a tutti gli italiani sia chiaro quando e come sia corretto parlare di ‘disordine’ e quando, invece, l’omosessualità sia nel range dei comportamenti ‘normali’.

Ma i media, questo, non lo faranno mai. Nè in Italia nè nel resto del mondo.
Oppure no?

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Coppie gay, negarle è antistorico

23 Lug

Pochi sanno che lo storico Giovanni Romeo, nel suo libro “Amori proibiti. I concubini tra Chiesa e Inquisizione. Napoli 1563-1656″, scrive di ben due matrimoni gay noti che sarebbero stati celebrati a Napoli nel 1591. Il tutto a fronte di una ampia base documentale.

D’altra parte, a Napoli, “il femminiello è una figura che fa parte del tessuto sociale dei quartieri popolari di Napoli, e persino dell’ ambito religioso, come nella “Candelora al Santuario di Montevergine ad Avellino” oppure nella “Tammurriata” alla festa della Madonna dell’Arco. Nell’opera di Roberto De Simone, La gatta Cenerentola, diversi femmenielli rivestono il ruolo di personaggi importanti. Tra le scene principali al riguardo vi sono il rosario dei femmenielli ed il suicidio del femminiello.” (fonte Briganti)

Infatti, ogni anno, il 2 febbraio, nel giorno della Candelora, i femminielli napoletani ‘fanno la juta’ (trad. fanno una uscita), un pellegrinaggio verso il Santuario di Montevergine ad Avellino, in base ad un antico accordo con le autorità ecclesiastiche, per esprimere la propria devozione a Mamma Schiavona, la Madonna del posto. L’esistenza di un accordo sarebbe stata implicitamente confermata, lo scorso anno, quando Don Beda Paluzzi, abate di Montevergine, precisò che il patto poteva essere revocato.

Anche il Santuario della Madonna dell’Arco (Sant’Anastasìa), ogni Lunedì in Albis, è oggetto di pellegrinaggio da parte dei femminielli, di cui la nota “Tammurriata“. Sempre nella zona vesuviana si pratica da secoli e secoli, la “figliata dei femminielli”, un rito ‘di fecondità’ risalente al paganesimo, di cui ne hanno parlato sia Curzio Malaparte nel suo libro “La pelle” e dalla regista Cavani nell’omonimo film.

Una situazione di ampia tolleranza, prima dell’epoca moderna, che i documenti storici ci riconfermano

  • a Venezia, nel 1450, dove si indica i portici vicini a Rialto e il portico della chiesa di San Martino come luoghi d’incontro
  • a Firenze, nel Quattrocento, dove Francesco Scambrilla ne segnala intorno a S.Ambrogio, o, nel 1514, con Machiavelli parla dell’esperienza di Giuliano Brancacci, uscito una sera a caccia di “uccelli”,
  • a Roma, dove Bertolotti, nel ‘500 a Roma, racconta degli adolescenti che si prostituivano in piazza Navona,
  • a Napoli,intorno al 1630, dove Bouchard descrive la prostituzione dei gay per le vie e nelle piazze.

La Chiesa Cattolica condannò definitivamente la ‘sodomia’ solo nel XII secolo – precedentemente era solo peccato gravissimo – e solo dal 1700 in poi si incrementa l’attenzione verso l’omosessualità femminile: per quanto la sua azione repressiva sia stata e sia consistente, non è stata lei a modificare il ‘comune senso del pudore’.

L’odierna esclusione dei ‘sessualmente diversi’ trova origine nel Codice Napoleonico che introdusse la cosiddette misure  di polizia relative all’offesa alla pubblica decenza, poi assorbite anche dal corpus legislativo vittoriano, e dal il concetto pseudo-biologico di degenerazione e di tara fisica, al quale fascismo, nazismo e socialismo reale abbondandemente attinsero per fomentare l’astio verso la “classe borghese’ e gli oppositori di turno.

La rimozione dal corpo sociale attraverso l’arresto del singolo omosessuale troppo “chiacchierato” rafforzava l’immagine sociale della “normalità”. Al contrario l’improvviso arresto indiscriminato di decine di persone, in maggior parte “insospettabili” quando non sposate e con figli, minava dall’interno l’immagine della “normalità eterosessuale”.

E‘ la diversità sessuale in se – e non l’atto peccaminoso di cui ognuno eventualmente rende conto personalmente – a turbare la nostra società ‘bigotta e vittoriana’ e l’ordine costituito dello stato ‘liberale” o di quello ‘sociale’. Un mondo dove le oligarchie sono tutte esclusivamente ‘al maschile’ ed, evidentemente, non deve essserci ‘confusione’ di sorta.

Queste le origini dell’omofobia, della paura verso chi si comporta o semplicemente veste diversamente. Paure indotte con precisi atti normativi, circa 200 anni fa, in una società che, precedentemente, era sostanzialmente indifferente al ‘problema’, accomunando l’omosessualità alle tante altre peculiarità dell’essere umano e, come le altre, tollerandola.

Come potranno i nostri partiti, tra cui UDC e Partito Democratico, scrivere una legge decente sull’omofobia e le coppie omosessuali è davvero un mistero, visto che sembrano ragionare solo in termini di ‘degenerazione’, ‘pubblica decenza’ e ‘sodomia’?

Come far capire loro che parliamo di diritti individuali essenziali sanciti, per l’appunto, dalla Carta dei Diritti dell’Uomo sottoscritta anche dall’Italia e che una tale questione non può essere un affare di retrobottega?

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Vendola “gay con turbe psichiche”

8 Gen

Che la Giunta di Nichi Vendola navighi in cattive acque è cosa, forse, poco nota, come ha avuto poca risonanza, finora, la pesante nota spese della Regione per viaggi e rappresentanza (quasi un milione di Euro). Però, che il Governatore della Regione Puglia venga apostrofato su Facebook, dandogli del “gay” o delle “turbe psicologiche” è una vera vergogna.

A farlo è l’assessore ai trasporti del Comune di Lecce, Giuseppe Ripa (Pdl), il cui sindaco, Paolo Perrone, che si è dissociato pubblicamente “dalle affermazioni inopportune” anche a nome del governo cittadino., nonostante sia fortemente critico verso Vendola, allorchè scrive che «la sanità pugliese è al tracollo perchè la politica regionale è fatta di interventi col contagocce».

Ma cosa di tanto grave ha scritto Giuseppe Ripa, politico locale del PdL in quel dì di Lecce?

“Sono ormai 7 anni che governate e le liste di attesa, tanto attaccate dal Sig. o Sig.ina Vendola non solo non sono diminuite, ma sono ormai divenute annuali”.

Signore o Signorina? Mica siamo nel Medioevo e, comunque, la cosa è davvero di cattivo gusto e non resta che interrogarsi sulla rozzezza del personaggio.

In natura esistono solo due tipi di generi umani: l’uomo e la donna. Il resto viene classificato scientificamente come ‘turbe della psiche, patologia che rientra nelle competenze della scienza sanitaria in generale e della psicanalisi in particolare”.

Omofobia, sembrerebbe a prima vista, ma Wikipedia, in sintesi, può esserci d’aiuto.

“Le teorie sulla differenziazione dell’orientamento sessuale vengono classificate in quattro categorie, a seconda del tipo di fattore che si ritiene determini (o predisponga) l’orientamento sessuale:

  1. il comportamento e l’orientamento sessuale è determinato da fattori biologici (in particolare ormonali e/o genetici)
  2. il comportamento e l’orientamento sessuale è ricollegato allo sviluppo psichico infantile ed alle esperienze vissute
  3. il comportamento e l’orientamento sessuale viene strutturato nei modelli estraibili dal contesto antropologico
  4. l’omosessualità è un istinto patologico, una “malattia” non una “tendenza sessuale” di cui ricercarne le sue “cause”
  5. l’omosessualità è un comportamento patologico, un “vizio”, un “atto nocivo” secondo le religioni”

In poche parole, fatta eccezione per l’approccio genetico e quella antropologico, l’accezione psicologica o religiosa dell’omosessualità è quella di una “normalità deformata”.

In alcuni casi si tratta di pregiudizi fondati su testi sacri ed in altri di tradizioni mediche millenarie, ma, almeno se parliamo di transessualità e di alcuni precisi comportamenti omosessuali, è corretto affermare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità  li includa tra le patologie psichiatriche (vedi link). E’ anche vero che, per l’OMS, l’orientamento sessuale “non è di per se individuabile come un disordine psichico” (vedi link).

Ai posteri l’ardua sentenza, con buona pace degli omosessuali, che persino il Vaticano vuole che vengano accolti “con rispetto, compassione, delicatezza”, anche se nella “castità e  perfezione cristiana” (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2358-9).

Restano, dunque, il cattivo gusto e l’inopportunità dell’assessore leccese, Giuseppe Ripa, che il vicepresidente della Regione Puglia, Loredana Capone, ha doverosamente definito «inaccettabile», «indegno» e «meschino».

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Australia: passo indietro sulle adozioni per gli omosessuali?

16 Set

L’Australia ha una legislazione molto avanzata in materia di diritti degli omosessuali.
Possono sposarsi, adottare bambini e riceverli in affido, possono cambiare sesso a carico del servizio sanitario.

Nel 2006, nel New South Wales, un tribunale aveva tolto alla legittima madre i suoi sei figli a causa di violenze domestiche.
Una bambina (oggi di 12 anni) ed un bimbo (oggi di sei anni), furono dati in affidamento dai servizi sociali minorili ad una coppia di donne omossessuali.

Una collocazione di sicuro non rassicurante, visto che la bambina quasi subito aveva chiesto ed ottenuto di andare con un’altra famiglia e che la coppia affidataria era essa stessa bisognosa di supporto, visto che una tentava di diventare fisicamente un maschio e l’altra faceva cure per la fertilità.

La madre naturale, rimessasi in sesto, aveva più volte tentato, in questi anni, di riottenere la custodia di suo figlio più piccolo, ma le istanze erano sempre state respinte dai servizi solciali, che volevano concedere l’adozione del bambino alla coppia.

Dopo quasi cinque anni, le due donne, che nel frattempo avevano continuato a tentare di diventare l’una maschio e l’altra fertile, pubblicavano su Facebook una foto del loro “figlio” affidatario vestito ed acconciato come una bambina.
La cosa non poteva passare inosservata al sistema di sorveglianza di internet australiano, uno dei più intrusivi al mondo, e le due donne sono state denunciate e condannate per aver umiliato il bambino.

Le immagini sono ste rimosse da Facebook e il Ministro della famiglia, Pru Goward, ha avviato un’indagine sui servizi sociali minorili, l’agenzia Barnados, che aveva dato i bambini in affidamento alle due donne omosessuali e che aveva rifiutato la richiesta della madre naturale.

Oltre alle solite polemiche sulla stabilità delle relazioni omosessuali, che sono un forte deterrente per la concessione di adozioni, adesso l’Australia e tutto il mondo anglosassone, vista la risonanza avuta del fattaccio, si interrogano su quanto le coppie omosessuali possano educare in modo non sessista i bambini a loro affidati.

Sarebbe interessante aprire un dibattito (ed un dialogo) partendo da questo aspetto incognito, visto che le adozioni da parte di coppie omosessuali sono un soggetto giuridico di nuova introduzione.
Sarà la solita occasione perduta dal mondo lgbt (lesbo, gay, bisex, trans) per sfatare il radicato dubbio che non siano in grado di concedere la stessa libertà sessuale e di opinione che esigono che gli eterosessuali concedano loro.

Roma, omofobia ma non solo

18 Lug

“I reati a Roma secondo dati certi fino al dicembre 2010, sono in calo, c’e’ stata infatti, una riduzione del 2,18% e anche per i primi mesi del 2011 si riscontra la stessa tendenza”, questi i dati della Prefettura di Roma per il 2010.
Il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro,  durante l’incontro del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica a Palazzo Valentini, ha anche precisato che gli omicidi volontari si sono ridotti dai 28 del 2009 ai 9 del del 2010 e come non ci sia nessun riscontro che provi che Roma sia sotto il controllo di organizzazioni criminali.
Del resto, la cosa non meraviglia, se già un analogo rapporto, relativo al 2008, raccontava una criminalità in calo per la provincia di Roma.

Va tutto bene, anzi meglio di prima, e Roma è l’unica città al mondo dove droga, pizzo, usura, gioco non siano sotto il controllo di una mafia, italiana o straniera che sia.
Tutto vero? Forse no.

Infatti, per il 2008, parliamo sempre di 7 stupri denunciati ogni 100 mila abitanti (320 l’anno), che sono tanti, quasi uno al giorno, il 7% del totale nazionale. E poi c’erano  ben 3,62 borseggi (circa 15.000 l’anno) e una rapina ogni 1000 abitanti (circa 4300 l’anno), sempre restando alle denunce, e quasi una frode informatica ogni 500 abitanti  (oltre 7mila l’anno), neonati inclusi.

Certo non siamo a Bologna, che vede il 3,1% delle imprese subisce danni o attentati e l’1% ha denunciato frodi informatiche, dove gli stupri ogni 100mila abitanti erano addirittura 11,5 e dove si verifica il record italiano di furti negli esercizi commerciali.
Od a Milano, al primo posto per i furti, i danneggiamenti e le minacce e, da sempre, la “città criminale” d’Italia, con le gang, le sale da gioco e l’azzardo, la prostituzione e la cocaina.
Certo, c’è sempre Napoli a portar la nomea, ma, anche in questo caso, se parliamo di rapine ed usura la Capitale segue a ruota.

Ci sarebbe da aggiungere che in una città ridotta a brandelli, tra palazzinari, degrado, incuria, movidas e aggregazione “sociale”, è evidente che una bella quantità di reati contro il patrimonio non siano non solo denunciati, ma addirittura percepiti come tali.  
Come anche che solo allo Stadio Olimpico (e dintorni) assistiamo ancora alle devastazioni che masse di ultras (non quattro gatti) sono più o meno liberi di commettere.
Oppure, annotare che, in quella che viene dipinta come una tranquilla metropoli internazionale, si verifichino così tante aggressioni omofobe, spesso non denunciate per timore di rappresaglie.

Possibile che quegli stessi bulli, che lasciano così evidente traccia di se a danno di cose e persone, trascorrano il resto della giornata nella legalità più assoluta?
Non credo proprio.