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Unioni gay: norme e soluzioni

24 Ago

Riguardo l’omosessualità e le unioni tra omosessuali, c’è davvero molta confusione. Vediamo qual’è effettivamente lo stato dell’arte.

Riguardo la Costituzione Italiana, la Corte Costituzionale (sentenza 170-2014) ha ribadito che «La nozione di matrimonio presupposta dal Costituente (cui conferisce tutela il citato art. 29 Cost.) è quella stessa definita dal codice civile del 1942, che «stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso».
E che … «nell’ambito applicativo dell’art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette».
L’art. 2 della nostra Costituzione prevede che «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

Riguardo l’omosessualità, i  diritti inviolabili sono definiti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948): l’omosessualità non deve essere causa di discriminazione o sanzione
Bene chiarire anche che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (1990) ritiene che l’omosessualità sia “una variante naturale del comportamento umano” e non una malattia mentale, categoria nella quale però permangono il crossdressing e il feticismo.
Inoltre, la  Risoluzione di Strasburgo sui diritti e la dignità degli omosessuali (2006) “sollecita gli Stati membri ad adottare disposizioni legislative volte a porre fine alle discriminazioni subite dalle coppie dello stesso sesso in materia di successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità, sicurezza sociale ecc.”.

Ed è per questo motivo che recentemente la Corte europea dei diritti umani (Cedu) di Strasburgo che ha condannato l’Italia, ritenendo che “la tutela legale attualmente disponibile” nel nostro Paese “per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di due persone impegnate in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile”.

unioni civili

Quello che, dunque, andrebbe urgentemente riformato (e son trascorsi dieci anni dieci) è il diritto di famiglia italiano per quanto inerente “successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità, sicurezza sociale”.
Un’impresa ardua visto che c’è di mezzo una norma secondo la quale nessuno può diseredare o realmente disporre riguardo le proprie sostanze, che ha prodotto un’enorme quantità di case e terreni condivisi, contesi e semiabbandonati, per non parlare dell’eccessiva parcellizzazione delle imprese italiane, che spesso scompaiono alla morte del fondatore.
Così andando le cose, si preferì (e c’è chi preferisce ancora oggi) risolvere il problema della discrimazione degli omosessuali riguardo “successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità, sicurezza sociale” introducendo non le unioni civili ma il matrimonio civile, da cui anche la definizione di famiglia (anzichè coppia) e il diritto all’adozione.

Bene sapere riguardo i ‘matrimoni gay’ che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 7 dicembre 2000, ratificata dal Trattato di Lisbona, dispone che (art. 12) «Uomini e donne in età maritale hanno diritto di sposarsi e di formare una famiglia secondo le leggi nazionali regolanti l’esercizio di tale diritto» e che (art. 9) «Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio».
Tra le note è anche precisato che «L’articolo non vieta né impone la concessione dello status matrimoniale a unioni tra persone dello stesso sesso».
Infatti, la Corte Costituzionale (Sentenza 138-2010) ha chiarito che “è comunque decisivo il rilievo che anche la citata normativa non impone la piena equiparazione alle unioni omosessuali delle regole previste per le unioni matrimoniali tra uomo e donna.”

Ovvio che solo riconoscendo civilmente le coppie omosessuali si possano garantire i diritti a “successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità, sicurezza sociale”, ma non sembra che sussistano legittimazioni giuridiche all’iniziativa di alcuni sindaci che hanno celebrato dei matrimoni civili tra omosessuali, salvo che in tempi brevissimi il Parlamento non approvi una legge sulle ‘unioni gay’ che li preveda.

Dunque – tra violazioni, condanne, iniziative solitarie e strilla dei media – c’è fretta e le opzioni che hanno il nostro Parlamento e Governo sono poche e tutte con controindicazioni:

  • estendere agli omosessuali il matrimonio civile, ovvero consentendo loro anche l’adozione e ‘salvando’ i sindaci avanguardisti, ma affrontando le conseguenze di un importante strappo al Concordato e al sentire comune dei Cattolici
  • introdurre delle unioni civili come ‘mera presa d’atto’ (vedi proposta Bindi), risolvendo gran parte delle questioni giuridiche e religiose, ma negando alle coppie gay di essere ‘famiglia’.

Demata

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Lucy Riina, an honorful daughter for a ‘catholic’ Mafia boss

28 Ago

Swiss television has published on its website an interview with Lucy Riina,  daughter of mafia boss Toto Riina, who said ‘I am proud and happy to call me Riina. It ‘s the name of my father and I imagine that any child who loves his parents does not change his family name. It corresponds to my identity ‘.

‘Our mother was extremely important, because we could not go to school. She taught us to read and write’. ‘ They’re my parents, we are Catholic and I love my father and my mother’, pointing out that  every night they prayed for the boss and that the worst in his life was the arrest of his father.
So ‘worst’ that every year, for about twenty years, millions of Italians rejoice the day of his arrest and commemorate massacres and martyrs of the Mafia.

Christmas massacre to Train Rapid 904 – quotidiano.net

Almost immediately the reaction of the Italian civil society, like that of Giovanna Maggiani Chelli, president of the Victims of the Massacre of Via dei Georgofili Association: ‘His father did not kill someone in a fit, but he slaughtered and butchered scientifically made hundreds of poor souls who have found themselves even just on its way as our children. Lucia Riina appalled a good time in front of so much innocent blood spilled ‘cause those like her could have a rich life’.

Massacre of Gergofili – photos La Nazione

Toto Riina was the undisputed head of the Sicilian Cosa Nostra for about twenty years and he ordered hundreds of deaths and injuries, attacks and car bombs, massacres, conspiracies and corruptions, that will shape the future of Italy and the Mediterranean for many decades to come.
We cannot forget that Cosa Nostra (and later Ndrangheta) invaded Italy and (in part)Germany with  heroine poisoning generations and generations, creating a  parallel tax system named extortion, putting tentacles – more or less directly – in many contracts and concessions, going so far as the London Stock Exchange after that of Milan.

Capaci massacre – photo Sestini

A man responsible for the death of judges Falcone and Borsellino with their security staffs. A criminal in career who has castrated the aspirations for growth and development of his own land, Sicily, affecting even the water supply to homes and fields, as still happens. He affected the election results of the Region and the Parliament. He blackmailed and probably continues to blackmail the Italian State, one of the countries of the G8 and NATO.
He has implemented terrorist attacks against civilians with car bombs and heavy charges.
How she can be ‘honored’ by a ‘this kind’ parent is hard to understand, unless we speak of ‘men of honor’ and ‘honored society’, but it is even more difficult to understand how she could be grateful to a father that – to escape the prison and continue its sordid business – has made raising children in hiding without even being able to attend a school and find freely their friends.
A Mafia boss who has never shown signs of repentance, as it happened for the bosses Provenzano and Buscetta or the killer Brusca.

Via Amelio massacre

‘The daughter of a mobster, what we expect’ someone would say, forgetting that consciousness is something individual and not inherited from the parents, which at most can educate or plagiarize.
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A consciousness of which Lucia Riina clarifies the moral reference when she says “we are Catholics and I love my father and my mother.” A matter of conscience regarding all Catholics, if, for example, in Mexico there is a long-standing controversy for those rich donations that the Catholic Church accepts the Narcos.

Headstone of ‘thanksgiving as benefactor to Heriberto Lazcano Lazcano’, leader of the Zetas, affixed to the churchyard of a Catholic church – Tezontle in Pachuca, Mexico

In fact, the Radio Télévision Suisse types on site a title like “Une éducation catholique”.
Still, we should remember – including Mexicans – that  Sicilian episcopate imposed the penalty of excommunication from the mafia for three times – in 1944, 1955 and 1982 – and that Pope Wojtyla, lifting his finger to the Sky launched the anathema ‘Repent!’ against the mafias, called “fruit of the work of the tempter,” “social sin”, the “opposite” of ‘love civilization willed by God. Even on last May 20th, Francis Pope reiterated that ‘funeral can not be celebrated in the church for the Mafia people, because, by not accepting the Gospel message, they rank directly outside.
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The author Roberto Saviano – under fatwa by Casalesi because he wrote the book Gomorra, has recently urged the Pope to issue an excommunication Urbis et orbis, to offenders as to part of the clergy – who officiates the sacraments – because they continue to ignore the ‘lata sententia’.
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Without resorting to the very busy Vicar of Christ, it would be very appropriate and useful that someone informs Lucia Riina of what ‘god of the Underworld’ servants will do the mobsters like his father and what it provides Catholicism for families like hers, if at first repentance and shame do not replace honor.
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No mafia or supporter of any mafia can be called Catholic. Stop.

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Lucia Riina: siamo cattolici, onoro mio padre …

28 Ago

La televisione svizzera ha pubblicato sul suo sito un’intervista con Lucia Riina, figlia del capomafia Totò Riina, la quale dichiara ‘sono onorata e felice di chiamarmi così’. E’ il cognome di mio padre e immagino che qualsiasi figlio che ama i suoi genitori non cambia il cognome. Corrisponde alla mia identità’.

‘Nostra madre è stata estremamente importante, poiché non abbiamo potuto andare a scuola. E’ lei che ci ha insegnato a leggere e a scrivere’. ”Sono i miei genitori, siamo cattolici e devo dell’amore a mio padre e mia madre’, ricordando che a casa pregavano tutte le sere e che il momento piu’ brutto della sua vita fu l’arresto di suo padre.
Peccato che ogni anno, da vent’anni circa, milioni di italiani festeggino il giorno di quell’arresto e commemorino quelli delle stragi e delle morti dei martiri di mafia.

Strage di Natale al Treno Rapido 904 – quotidiano.net

Quasi immediata la reazione della società civile italiana, come quella di Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione Vittime della Strage di via dei Georgofili: ‘La sua favoletta di brava figlia che ama quell’assassino di suo padre, ma che gli dispiace tanto per le vittime di mafia la vada a raccontare a qualcun altro. Suo padre non ha ucciso qualcuno durante un raptus, ma ha macellato e fatto macellare scientificamente centinaia di poveri cristi che si sono trovati anche solo sulla sua strada come i nostri figli. Inorridisca una buona volta Lucia Riina davanti a tanto sangue innocente versato perche’ quelle come lei potessero fare la bella vita’.

Strage dei Gergofili – foto La Nazione

Ricordiamo che Totò Riina è stato il capo indiscusso di Cosa Nostra siciliana per circa un ventennio ed a lui vanno ascritti centinaia di morti e feriti, attentati e autobomba, stragi, corruttele e cospirazioni, che condizioneranno il futuro dell’Italia e del Mediterraneo per molti decenni a venire.
Ricordiamo che Cosa Nostra (e la Ndrangheta che le è subentrata) ha invaso l’Italia e (in parte) la Germania di quell’eroina che ha avvelenato intere generazioni, ha creato un sistema fiscale parallelo a quello dello Stato controllando le estorsioni, ormai è presente più o meno direttamente in tantissimi appalti e concessioni, arrivando persino alla Borsa di Londra dopo quella di Milano.

Strage di Capaci – foto Sestini

Un uomo responsabile della morte dei magistrati Falcone e Borsellino con le loro scorte. Un criminale incallito che ha castrato le aspirazioni di sviluppo e crescita delle sua stessa terra, la Sicilia, condizionando persino l’erogazione dell’acqua alle case e nei campi, come tutt’oggi accade. Che ha condizionato i risultati elettorali della Regione e del Parlamento. Che ha ricattato e, probabilmente, continua a ricattare lo Stato Italiano, uno dei paesi parte dei G8 e della NATO.
Che ha messo in atto attentati terroristici contro la popolazione civile con autobomba e carichi espolosivi.

Come si possa essere ‘onorati’ di un tale genitore è difficile da comprendere, a meno che non si parli di ‘uomini d’onore’ e di ‘onorata società’, ma è ancora più difficile capire come si possa essere grati ad un padre che per scampare al carcere e continuare nei suoi sordidi affari ha fatto crescere i figli nella latitanza senza neanche poter frequentare una scuola e farsi liberamente degli amici.
Un boss mafioso che non ha mai dato segni di pentimento, come invece accaduto per i boss Provenzano e Buscetta o per il killer Brusca.

Strage di Via Amelio

Figlia di un mafioso, cosa vogliamo aspettarci, direbbe qualcuno, dimenticando che la coscienza è qualcosa di individuale e non ereditata dai genitori, che al massimo possono educarla o plagiarla.
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Una coscienza di cui Lucia Riina chiarisce i riferimenti morali quando dice “siamo cattolici e devo dell’amore a mio padre e mia madre”. Una questione di coscienza che riguarda tutti i cattolici, se, ad esempio, in Messico sono annose le polemiche per le ricche donazioni che la Chiesa Cattolica accetta dai Narcos.

Lapide di ‘ringraziamento al benefattore Heriberto Lazcano Lazcano’, capo degli Zetas, apposta sul sagrato di una chiesa cattolcia a Tezontle in Pachuca, Mexico

Non a caso la Radio Télévision Suisse, dalla città che fu di Calvino, titola: “Une éducation catholique”.
Eppure, dovremmo ricordare tutti – messicani inclusi – che l’ episcopato siciliano ha comminato la pena della scomunica alla mafia ben tre volte – nel 1944, nel 1955 e nel 1982 – e che Papa Wojtyla, che stringendo il crocifisso e alzando il dito verso il cielo lanciò l’anatema ‘Convertitevi!’ contro i mafiosi e definì la mafia «frutto dell’opera del tentatore», «peccato sociale», il «contrario» della civilta’ dell’amore voluta da Dio. Anche il 20 maggio scorso, Papa Francesco ha ribadito che per i mafiosi i funerali non possono essere celebrati in chiesa visto che, non accettando il messaggio evangelico, si pongono direttamente fuori.
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Roberto Saviano ha esortato recentemente il Pontefice ad emettere una scomunica urbis et orbis, visto che sia i delinquenti sia una parte del clero che gli officia i sacramenti, continuano ad ignorare la ‘lata sententia’.
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Pur senza scomodare l’indaffaratissimo Vicario di Cristo, sarebbe veramente opportuno e utile che qualcuno informasse Lucia Riina di quale ‘dio degli Inferi’ si fanno servi i mafiosi come suo padre e di cosa prevede il Cattolicesimo per famiglie come la sua, se all’onore non vanno a sostituirsi pentimento e vergogna peri peccati commessi.
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Nessun mafioso o sostenitore di una qualunque mafia può definirsi cattolico. Stop.

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L’Italia perde tempo

2 Apr

Si perde tempo, l’ha detto Angelino Alfano, in un dichiarazione che suona come una presa d’atto a nome di tutti gli italiani, piuttosto che un’opinione personale.

Si perde tempo e se ne perde tanto, tantissimo, se, ad esempio, la giunta PD-SEL-M5S della Regione Sicilia blocca i lavori nella base militare di contrada Ulmo, pilastro del nascente Mobile User Objective System, il sistema di difesa satellitare USA – proprio mentre Obama porta a casa un accordo tra Israele e Turchia, sostanziale per l’assetto del Mediterraneo.

Come ne stiamo perdendo davvero tanto, in Europa, se l’India pretende di processare soldati italiani e tedeschi, proprio mentre assolve largamente un contingente di propri militari, resosi colpevole di stupri, violenze ed omicidi in missione di peacekeeping in Africa.

Si perde tempo se, rifiutandosi di formare un governo (il Pd con il PdL ed il M5S con il PD), i nostri destini sono procastinati a luglio prossimo, con un governo dubbiamente prorogabile – quello di Mario Monti – che è limitato all’ordinaria amministrazione, ma dovrà far fronte ad una situazione eccezionale.

E nel Governo Monti sta la chiave di volta della strategia del Partito Democratico, obnubilato dai 200 parlamentari ‘che non sarebbero lì’ se non esistesse un premio di maggioranza spropositato, mentre tra gli altri almeno cento sono parte dell’apparato.

Andare al governo con il Popolo della Libertà comporterebbe diverse conseguenze ‘sgradite’, che sarebbe meglio lasciar fare ad un governo transitorio ed un presidente che accondiscenda a qualche strappo alle regole, visto che non si tratta di amministrazione ordinaria:

  1. una legge elettorale che recepisca sia il ballottaggio, sia il senato federale, sia il presidenzialismo, sancendo la fine del bipolarismo e del parlamentarismo;
  2. una riforma della Autonomie Locali, sopprimendo province e comuni sotto i 10.000 abitanti, azzerando un’infrastruttura partitica (ed una tradizione di polemisti da bar dello sport) che ci portiamo dietro dal Dopoguerra;
  3. la riforma della pubblica amministrazione, alla quale, per ovvi motivi, dovrebbe conicidere una serie di leggi sui sindacati, sulla separazione delle carriere, sull’introduzione di un sistema di bilancio ‘europeo’, sui servizi che il Servizo Sanitario Nazionale va a garantire ‘comunque’;
  4. una riduzione della leva fiscale e l’introduzione dei diritti di cittadinanza.

Tutte leggi che il Partito Democratico preferirebbe facesse qualcun altro, ma ponendo i suoi veti,  che il  Movimento Cinque Stelle sosterrebbe anche volentieri, ma che il protagonismo di Grillo impedisce, che il Popolo della Libertà voterebbe, se non fosse per i guai giudiziari di Silvio Berlusconi.

Nessuno che prenda nota del detto anglosassone per il quale se non si è un vincitore, allora non resta che prendere atto di essere un perdente.

Intanto, i dati congiunturali sconfessano la manovra elettorale del Partito Democratico, iniziata da mesi sotto la spinta di SEL e della CGIL, in nome dell’emergenza sociale: la disoccupazione registra, sddirittura, un lieve calo. Sono i giovani a preoccupare con un congruo numero di senza lavoro (37,8%), principalmente donne.

E, se parliamo di giovani e di occupazione, la soluzione non è certo prolungare l’età pensionabile, mantenere una pubblica amministrazione elefantiaca, senza investire in infrastrutture, formazione e produttività. Come il ‘modello’ non può essere di certo quello di Romano Prodi, additato -in Italia come all’estero – come uno dei padri del disastro Eurozona ed eternamente in batteria per un posto al Quirinale.

Siamo sicuri che i circa 200 deputati del Partito Democratico, che sono lì grazie al Porcellum, vogliano davvero tornare a casa con un flop del genere per sperare in una riconferma delle urne?
E cosa staranno pensando quelli del Movimento Cinque Stelle, che potrebbero non contare, alle prossime elezioni politiche, di quei 5-6 milioni di voti arrivati per protesta?
O, parlando di stabilità ed Europa, che qualcuno si sia accorto che, se PdL+Lega+Scelta Civica avessero corso coalizzati, non staremmo neanche a discutere di governi e governicchi?

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Basta liti, iniziamo a dialogare

30 Mar

Il Corsera di oggi scrive che “rigido si è rivelato il centrosinistra, con un Sel fermo a insistere su un mandato pieno a Bersani, per una sfida in Senato su una incertissima fiducia. Ma sulla stessa linea era anche il gran corpaccione del Partito democratico, con eccezioni ancora piuttosto timide”.

“Con tutti i partiti ostaggio di interdizioni reciproche, provocazioni, bluff, rimpalli di responsabilità e, insomma, prigionieri di quelle pregiudiziali e quei «troppi no»”, … se Napolitano “dovesse decidere di lasciare, fino a quando non sarà eletto e insediato il dodicesimo capo dello Stato”, i suoi poteri passeranno nelle mani del «supplente», il presidente del Senato Pietro Grasso.”

Ci presentiamo alla riapertura delle Borse con Pietro Grasso, presidente facente funzioni, e Mario Monti premier in proroga per l’ordinaria amministrazione? Con l’intenzione di restarci per mesi, mentre si litiga prima per chi sarà il futuro presidente della Repubblica e dopo per chi governerà, eventualmente, per un annetto e basta, in modo da riformare la politica ed andare a votare di nuovo?

Tra l’altro, le eventuali dimissioni di Giorgio Napolitano – dopo le sue esitazioni a sciogliere le Camere quando i Finiani tolsero la fiducia al Governo Berlusconi e lo smaccato errore nell’individuare Mario Monti come premier ‘salva Italia’ – rappresentano esattamente il ‘segnale che non va dato’ all’estero come in homeland: l’inizio di una crisi politica di lungo termine per una delle prime economie mondiali.

E per quale motivo i 7 miliardi e rotti di cittadini ‘esteri – con le loro banche, aziende, pubbliche amministrazioni, eccetera – dovrebbero star lì, gentimente, a guardare, aspettando che qualche nuovo trasformismo o qualche conduttore ripristinino le funzioni essenziali del sistema Italia, momentanemente affidate ad un ex magistrato ed un ‘banchiere’?

E’ finita l’epoca dei ‘ma anche’: è l’ora degli uomini di ‘buona volontà’. Questa la Via Crucis di Giorgio Napolitano.
C’è un Paese da rifondare, basta liti, iniziamo a dialogare.

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Bersani – PdL, un accordo (im)possibile?

28 Mar

In questo scorcio di XVII Legislatura – chi diceva che il numero 17 porta male? – sono tanti e troppi i dati, accertati o stimati, che ci raccontano un’Italia molto diversa da quello che ci era stato descritto da sondaggi, statistiche, slogan di partito, giornali e televisioni, chiacchiere da forum o da bar.

Ad esempio, il dato – sorprendente per gli elettori di sinistra – di un Partito Democratico, che vede tra gli eletti molti ex-democristiani e (molto) pochi ex comunisti, socialisti, verdi, radicali e tutto quanto abbia anche marginalmente aderito al modello socialdemocratico.
E’ ovvio che l’elettorato di sinistra, sempre più marginalizzato, oggi si comporti come una mandria impazzita o come un mulo impuntato, cercando altrove soluzioni che non esistono.

Altra singolarità del PD è che almeno un terzo, forse la metà, dei sui eletti sono professionisti della politica.
Che essi debbano esistere è sano e fisologico, dato che ‘strateghi e logisti’ specializzati in regolamenti, bilanci e leggi son sempre necessari. E’ abnorme che siano così tanti – un centinaio almeno solo in Parlamento con tutto il codazzo di sub-professionisti della politica, ovvero sherpa, consulenti, portavoce eccetera.
E’ assurdo che un partito ‘popolare’ che fa le primarie, addirittura, si ritrovi con un apparato così invasivo ed onnipresente.

Dal lato opposto – o meglio, semplicemente complementare – c’è il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi, che al turn over è sempre stato attento.
Purtroppo, il permanere di Silvio Berlusconi ha bloccato il ricambio, anche a causa degli interessi divergenti ‘di certi fedelissimi’, ormai fuori dai gioci per problemi giudiziari o migrati altrove nell’attuale parlamento.

Un Centrodestra che – ad averci un leader vero ed un programma verosimile – avrebbe dalla sua almeno il 35-40% dei consensi, se consideriamo anche i voti raccolti dai Montiani e da FARE.
Anche in questo caso, è ovvio che l’elettorato di destra o moderato, sempre più disorientato, oggi si comporti come una mandria impazzita o come un mulo impuntato, cercando altrove soluzioni che non esistono.

Ed ‘in mezzo’ c’è la Conferenza Episcopale Italiana, un alto clero che non sta mostrando nè sufficiente distacco dal potere e dalla finanza (Mammona) nè capacità di esistere nel sociale, al di là di un (proficuo) ruolo di sussidiarietà allo Stato. Vediamo troppi vescovi al fianco di pessimi politici nelle foto ufficiali, parliamo di una mafiosità e di una corruttela sulle quali non si sono sentiti i tonanti anatemi né gli appelli sociali.

Anche in questo caso, è ovvio che l’elettorato cattolico sia sempre più disorientato –  mentre si reclama il diritto alla vita ma non altrettanto quello alla giustizia, se non anche il dovere all’onestà ed all’equità – e vada cercando ondivago soluzioni che non trova.

Dunque, il problema è che la maggioranza del Paese non trova voce nell’attuale Parlamento, dato che il Movimento Cinque Stelle di proposte fattibili ed alternative a quella di Bersani premier non ne ha fatte.

Una situazione che difficilmente potrà essere risolta con una nuova legge elettorale e con la discesa in campo di Matteo Renzi, ma che neanche i cittadini del movimento di Beppe Grillo avranno grandi chances di gestire o risolvere.

Un governo di tecnici veri ed indipendenti – invece che sui forum, iniziamo a leggere i blog o la stampa estera – ed una maggioranza ‘giovane’ che in un anno e mezzo riformi per bene non solo i quattro spiccioli che Bersani ha messo sul tavolo, ma anche quello che è possibile per giustizia, sindacati, pensioni, sanità ed enti locali.

Beppe Grillo avrebbe dovuto riflettere di più su questa chance: ‘perdere’ qualcosa per vincere tutto e divenire una sorta di De Gaulle italiano. Infatti, molti, moltissimi voti sono arrivati al Movimento Cinque Stelle per il solo motivo che non c’era altro da votare e c’era una chance da dare a qualcuno che voleva ‘cambiare’.

E’ anche e soprattutto dal Movimento Cinque Stelle che gli italiani si attendono le ‘prove’ di una capacità di governo, di proposta e di concertazione, che finora non si è vista.
In attesa di un cambiamento che, per gli italiani, significa anche – forse soprattutto – che non se ne può più della Politica che litiga, mentre il Palazzo crolla.

Come anche, ci si aspetta(va) da un vero partito alternativo che guardasse sia a sinistra ma anche a destra con un occhio al centro: le buone idee e la brava gente non sono mai di un colore solo.

Finita la missione suicida di Pierluigi Bersani, al Partito Democratico non resta che cogovernare con il PdL – che, però, chiede prima la sua testa – oppure è arrivata l’ora che Il Movimento Cinque Stelle dica a chiare lettere quali siano gli elementi di programma vincolanti e quali i nomi o le poltrone. Oppure tutte e due …

Intanto, l’unica proposta sensata di queste due settimane, arriva dal Popolo della Libertà: Gianni Letta presidente della Repubblica, Pierluigi Bersani a Palazzo Chigi.
Il tutto con l’appoggio della Lega, dato che Maroni ha voluto sottolineare che “è verosimile che il Pdl e la Lega non si oppongono alla nascita del governo Bersani? E’ possibile, non so quanto probabile, ma è possibile. Lo abbiamo detto ieri, è possibile a determinate condizioni”.

Il paese deve uscire da questo stallo, che rischia di prolungarsi fino ad estate inoltrata: Bersani ed il Partito Democratico – avendo la maggioranza alla Camera – facciano quello che va fatto per dare un governo decente all’Italia.

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La leggenda della spending review

4 Mag

Difficile scrivere qualcosa di serio in giornate in cui cronaca, informazione e governance decidono di darsi all’intrattenimento ed al varietà. Stiamo parlando della spending review.

Innanzitutto, con “revisione della spesa”, si intende quel processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia nella gestione della spesa pubblica che annualmente la Gran Bretagna attua da tempo. Come riporta l’apposito sito istituzionale britannico, “The National Archives” (of spending review), la “revisione di spesa” fissa un piano triennale di spesa della Pubblica Amministrazione, definendo i “miglioramenti chiave” che la comunità si aspetta da queste risorse. (Spending Reviews set firm and fixed three-year Departmental Expenditure Limits and, through Public Service Agreements (PSA), define the key improvements that the public can expect from these resources).

Niente tagli, semplicemente un sistema di pianificazione triennale con aggiustamenti annuali, che si rende possibile, anche e soprattutto, perchè la Camera dei Lord e la Corona britannica non vengono eletti, interrompendo eventualmente il ciclo gestionale o rendendosi esposte (nel cambio elettorale) a pressioni demagogiche o speculative.

Di cosa stia parlando Mario Monti è davvero tutto da capire, di cosa parli la stampa ancor peggio.

Venendo al super-tecnico Enrico Bondi, la faccenda si fa ancor più “esilarante” a partire dal fatto che, con tutti i professori ed i “tecnici” di cui questo governo si è dotato (utilizzandoli molto poco a dire il vero), è necessario un esterno per fare la prima cosa che Monti-Passera-Fornero avrebbero dovuto fare per guidare il paese: la spending review e cosa altro?
Il bello è che, dopo 20 anni di “dogma” – per cui di finanza ed economia potevano occuparsene solo economisti, matematici e statistici (ndr. i risultati si son visti) – adesso ci vuole un chimico (tal’è Enrico Bondi) per sistemare le cose, visto che sono gli ultimi (tra i laureati italici) ad avere una concezione interlacciata dei sistemi, una competenza merceologica e, soprattutto, la capacità di fornire stime affidabili con sveltezza.

Dulcis in fundo (al peggio non c’è mai fine) l’appello ai cittadini a segnalare sprechi.

Quante decine o centinaia di migliaia di segnalazioni arriveranno? Quanti operatori serviranno solo per catalogarle e smistarle? Quale è il modello (se è stato previsto) con cui aggregare il datawarehouse delle segnalazioni?

E quanto tempo servirà per un minimo di accertamenti “sul posto”? E chi mai eseguirà gli accertamenti?
Quante di queste segnalazioni saranno doverosamente trasmesse alla Magistratura, visto che nella Pubblica Amministrazione italiana vige ancora l’obbligo di denuncia, in caso di legittimo dubbio riguardo reati?

Una favola, insomma.
Beh, in tal caso, a Mario Monti preferisco Collodi: fu decisamente più aderente alla realtà italiana.

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