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Quanto è controproducente Ursula Von der Leyen?

23 Set

Sulla campagna elettorale italiana – fulmine a ciel sereno – arriva Ursula Albrecht Von der Leyen a gamba tesa sul voto in Italia: “Aspettiamo le elezioni. Se la situazione sarà difficile, abbiamo gli strumenti”, facendo riferimento alle sanzioni per Ungheria e Polonia.

L’intento era di favorire la ‘coalizione democratica’, contrastando l’avanzata populista, ma l’effetto è facile da prevedere, se la minaccia arriva da una tedesca di origini statunitensi, “a titolo personale”, ma in nome dell’Europa se non dell’intero mondo civilizzato.

Il messaggio, infatti, non riguarda i tempi e gli accordi UE da rispettare per ottenere le prossime tranche del Pnrr, mai messi in discussione dalla coalizione di Centrodestra.
L’oggetto del contendere sul Pnrr – finora e da parte di tutti i partiti – sono state le questioni di regolarità contabile che regioni e comuni vorrebbero ‘alleggerire’ ed alcune misure occupazionali che enti e sindacati vorrebbero ‘allargare’.
Questo è stato il ‘peccato mortale’ di Mario Draghi e Von der Leyen di sicuro deve averlo saputo.

Dunque, la minaccia di Ursula Albrecht in Von der Leyen suona a tanti italiani come un “attenzione a come vi muoverete nelle riforme istituzionali e politiche, dato che i cordoni della borsa sono in mano a Bruxelles”.

Non stiamo qui a commentare la gravità dell’episodio, ci ha già pensato Salvini chiedendone a muso duro le “dimissioni” e Letta improvvisando un salvataggio con la promessa di un “chiarirà”.

La domanda è cosa penserà la gente in Europa dopo l’outing di Von der Leyen sull’Italia, che fa seguito a quelli su Ungheria, Polonia o … Ucraina, con le drammatiche escalation che vediamo?

A proposito, l’Unione Europea conferisce poteri e prerogative così assoluti a chi ne presiede la Commissione?

demata

Armi nucleari tattiche: cosa c’è da sapere

22 Set

Le armi nucleari tattiche (TNW) sono una sottocategoria di armi nucleari non strategiche, che si distinguono per:

  • una portata limitata, cioè colpiscono entro un raggio di 500 km
  • una potenza limitata (kilotoni, kt), cioè pari o inferiori a quella di Hiroshima (15 kt) e Nagasaki 21 kt)
  • una capacità di devastare n’area specifica senza causare ricadute radioattive estese.

Una bomba nucleare tattica da 6 kilotoni (come quelle sperimentate dalla Corea del Nord nel 2009) causa:

  1. una ‘palla di fuoco’ (fireball) larga 120-150 metri
  2. radiazioni letali nel raggio di circa un chilometro
  3. ustioni di 3 grado, radiazioni e distruzione in un diametro di 3-4 chilometri

In caso di vento la ricaduta radioattiva si estenderebbe di 2-5 volte nella sua direzione. Facendole esplodere sul fondale di un porto o di una baia o un fiume, si scatenerebbe un mini-tsunami, distruggendo tutto nel raggio di circa un chilometro.

In altre parole, un’arma tattica nucleare è pensata per distruggere una fortezza o una colonna militare, come anche può devastare un porto o una diga o una centrale idroelettrica. In termini ‘difensivi’ può creare (con vento favorevole) una striscia lunga decine di chilometri di territorio radioattivo, pressoché inattraversabile.

Come esempio nelle due immagini che seguono è descritto l’effetto di una arma nucleare tattica russa da 6kt su un immaginario obiettivo militare ucraino a nord di Poltava.

La Russia ha un vantaggio di quasi 10:1 sugli Stati Uniti e sulla NATO nelle armi nucleari (NSNW) non strategiche (cioè a basso rendimento e a corto raggio).

Le valutazioni basate su fonti aperte stimano che la Russia abbia circa 2.000 NSNW.
Allo stesso modo si valuta che gli Stati Uniti e la NATO abbiano circa 200 NSNW nel loro arsenale. Si ipotizza che metà di queste armi USA si trovino in Europa come parte delle forze nucleari della NATO.

I trattati che hanno posto fine alla Guerra Fredda non ricomprendono le armi nucleari tattiche.

Nel 2011, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Belgio, Repubblica Ceca, Ungheria, Islanda, Lussemburgo e Slovenia hanno chiesto alla NATO “maggiore trasparenza e più sforzi volti a creare fiducia riguardo alle armi nucleari tattiche in Europa” a partire dallo “scambio di informazioni sulle armi nucleari tattiche statunitensi e russe, inclusi numeri, posizioni, stato operativo e disposizioni di comando, nonché livello di sicurezza dello stoccaggio delle testate”.

A.G.

Guerra Fredda e inflazione oggi: le alleanze in pillole

29 Giu

La II Guerra Mondiale non si concluse con una ‘resa’, ma finì solo dopo la distruzione della Germania e del Giappone, consegnando a noi posteri un’Europa e un Giappone privi di difese e di infrastrutture, occupati dalle armate anglosassoni e sovietiche.

Armate che ‘rimasero in zona’, dando il via a quella Guerra Fredda che finita non era, da quanto scopriamo drammaticamente oggi.
E oggi, scoperto che i ‘consumismi’ e la ‘movida’ erano una faccenda temporanea, vale la pena di ricominciare ad imparare ‘dove’ sono gli eserciti e ‘di chi’ sono le risorse. Almeno l’ABC della realtà in cui viviamo, giusto per farsi un’idea sull’energia e l’inflazione che paghiamo.

L’eredità della Guerra Fredda e del mondo diviso in blocchi industrial-militari consiste oggi in diverse alleanze militari:

UKUSA
è una alleanza di Paesi anglofoni, con lo scopo di raccogliere informazioni attraverso attività di SIGINT (SIGnal INTelligence). Spesso associata con il progetto ECHELON.
Stati Membri: Stati Uniti d’America e Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda

USFJ / MDT
sono due trattati che prevedono il mantenimento di quasi 30mila militari statunitensi in Corea del Sud e oltre 50mila in Giappone, a sua volta obbligato ad un tributo di oltre 8 miliardi di dollari
Stati Membri: Stati Uniti d’America, Corea del Sud / Giappone

NATO
è una alleanza nata nel 1949 per mantenere una forza militare anglosassone in Germania a contrasto dell’egemonia sovietica.
Attualmente, sono quasi 30mila i soldati statunitensi in Germania, assegnati a 21 basi
Stati membri fondatori: Stati Uniti d’America e Regno Unito, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo,
Altri stati membri: Germania (dal 1955), Turchia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovakia, Slovenia, Albania, Croatia, Montenegro e Macedonia del Nord

SDP
è il Piano (in fase di sviluppo dal 2016) per la sicurezza e la difesa sovranazionale dell’UE
Stati membri: 27 Stati europei (vedi di seguito)

Accordi militari della Russia
Dal 2015 21 paesi africani ha sottoscritto accordi di cooperazione militare, con la realizzazione di basi militari permanenti in Repubblica Centrafricana, Egitto, Eritrea, Madagascar, Mozambico e Sudan
Altri accordi militari: Vietnam, Mongolia, Iran, Corea del Nord, Siria (basi a Tartus e Laodicea), Yemen del Sud (basi a Socotra e al-Hudayda)

Sanzioni alla Russia
Su quasi 200 nazioni nel mondo hanno aderito circa 40 Stati membri della UE o delle alleanze UKUSA e USFJ / MDT, con una applicazione molto variabile

Poi ci sono le alleanze commerciali:

USMCA (+ ISPI)
è un accordo di libero scambio centrato sul dollaro (+ sterlina)
Stati Membri: Stati Uniti d’America (+ Regno Unito), Canada, Messico

UE
è un’unione economica e politica a carattere sovranazionale che comprende 27 Stati europei
Stati Membri: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria
Candidati Ufficiali: Albania, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Serbia, Turchia, Ucraina
Candidati Potenziali: Bosnia ed Erzegovina, Kosovo

OPEC
è l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio fondata nel 1960, formando un cartello economico per negoziare con le compagnie petrolifere
Stati Membri: Algeria, Angola, Arabia Saudita, Ecuador. Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Venezuela, Guinea Equatoriale, Rep. del Congo, Gabon

BRICS
è un accordo tra paesi in via di sviluppo e abbondanti risorse naturali strategiche. Uno degli obiettivi dei BRICS è la de-dollarizzazione del mercato finanziario globale.
Stati Membri: Brasile, Cina, India, Russia, Sudafrica

BRI / OBOR
la Belt and Road Initiative è una strategia di sviluppo infrastrutturale globale adottata dal governo cinese nel 2013 per investire in quasi 70 paesi tra cui Pakistan, Singapore, Nigeria, Malaysia, Bangladesh, Russia, Indonesia, Malaysia, Corea del Sud, Egitto, Israele, UAE, Zambia, Etiopia, Kenya, Ghana, Cile, Argentina, Perù, eccetera. I porti del Pireo e di Trieste rientrano in questo progetto globale

Dunque, se i rapporti sono tanti e tali, potete farvi un’idea da soli di come andrebbe a finire continuando a fare ‘muro contro muro’.

Demata

Aborto: cosa ne sarà della democrazia liberale in USA?

25 Giu

La sentenza Roe vs. Wade della Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1973 introdusse un’interpretazione della Costituzione degli Stati Uniti a protezione della libertà di una donna incinta di scegliere di abortire, come aveva sancito il Regno Unito con Abortion Act del 1967.
A seguire, anche i parlamenti di Francia e Italia riconobbero lo stesso diritto, con la Legge Veil nel 1975 e la Legge 184 nel 1978, ma in USA quel diritto rimase una sentenza, non una legge né un emendamento.

E da quella sentenza Roe vs. Wade in 50 anni sono accadute tante cose.

Innanzitutto, le donne hanno ottenuto la libertà sessuale, ma solo quella, e di conseguenza l’emancipazione è regredita in antagonismo: oggi i movimenti Occupy, Gender e BLM rivendicano una dimensione di diritti ‘divergent’ per realizzare delle comuniutà ‘apart’.

Dunque, da una ‘public opinion’ orientata alla protezione e all’accoglienza verso i movimenti di tutela dei diritti si è passati negli anni ad una percezione di qualcosa di molto più aggressivo e destabilizzante … a cui opporsi “in difesa della civiltà”.

Intanto, si era passati da quella che era una richiesta di tutela di una condizione ‘non scelta’ (donna, lgbt, black eccetera) all’idea di una mera ‘scelta’ di uno stile di vita, cioè … una cosa sulla quale uno Stato e una Community ha tutto il diritto di metter becco, come da leggi e sentenze più o meno favorevoli.

Riepilogando, a differenza dell’Europa e del resto del Mondo, in USA il diritto all’aborto restava una sentenza costituzionale, mentre si passava dalla tutela delle diversità all’affermazione di un orgoglio (pride), cioè ad un ‘suprematismo’ dei diversi rispetto ai ‘normali’, dipinti come meno creativi, coraggiosi, avvantaggiati, socievoli eccetera.

E, soprattutto, all’avanzata di certi diritti corrispondeva la perdita di altri diritti.
In altre parole, ebbe corso una diffusa repressione delle sette religiose, iniziata 2-3 anni già prima la sentenza Roe vs. Wade, quando The Family di Manson compì la strage di Bel Air.
E tutto andò avanti finchè non accaddero il massacro di Waco nel 1993 e il conseguente attentato di Oklahoma City del 1995.

Due eventi che rappresentano un vero e proprio crocevia della storia americana e mondiale: se Waco ha ricordato agli americani perchè lì c’è un diritto a portare armi, Oklahoma ha dimostrato al mondo intero il prototipo ‘ideale’ dell’attacco terroristico ‘fatto in casa’.

E – a parte la distruzione della sede FBI di Oklahoma e la scoperta dell’homeland terror – dopo soli sei anni si verificò l’11 settembre, cioè gli USA si ritrovarono una parte dell’Islam a combatterli per quei costumi, quei diritti e quelle contraddizioni: inevitabilmente la religione metteva piede nella stanza ovale della Casa Bianca di G.W. Bush, visto che … era una guerra di religione.

Religione – quella di ‘Bibbia e Moschetto’ – che avrebbe anche potuto ritornare nelle proprie sedi con la rielezione del presidente, ma così non fu, dato che Obama prevalse alle primarie su Hillary anche ‘grazie’ al voto delle chiese evangeliche battiste afroamericane.
E fu sempre Obama che da presidente in carica tenne alcune lezioni magistrali sulle Scritture.

Dunque, non prendiamocela con la Corte Suprema statunitense, che non ha fatto altro che scoprire che “il Re è nudo” e … l’ha lasciato ‘nudo’.

In USA, la campagna elettorale presidenziale si rafforza nelle chiese e quella politica spesso inizia nei tribunali. Cioè ‘in nome di Dio’ e ‘a furor di popolo’.

Ma, se a breve termine la Politica statunitense non produrrà una riforma costituzionale per l’aborto come per le armi o la fecondazione eccetera, non resterà altro che prendere atto che la maggioranza degli statunitensi non lo vuole e … che i media USA non rappresentano adeguatamente la società ‘liberale’ che promuovono.

E l’aborto? Prima del quarto mese di gravidanza solo le religioni cristiane lo considerano un omicidio da punire come reato.
Potremmo iniziare almeno ad accettare che l’aborto entro il 3 mese di gravidanza è una questione di diritti religiosi di tutti e che il divieto assoluto è solo frutto della fede cristiana, praticata o meno che sia?
Nulla di liberale nè cosmopolita.

A.G.

Il testa a testa Macron – Lepen nei numeri dell’European Council on Foreign Relations

11 Apr

Macron vincerà se riuscirà ad attrarre il consenso degli elettori ‘antifascisti’, ma a quanto pare scettici o ‘divergenti’?

Infatti, il dibattito mediatico francese sulla guerra in Ucraina è stato ampio e aperto, vista la coincidenza con le elezioni presidenziali, e vede il Centrosinistra (LFI) su posizioni simili a quelle di Lepen e Zemmour.

L’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio ha inciso profondamente sulla corsa presidenziale francese, che, a differenza delle campagne precedenti, ha dato priorità alla politica estera, creando un chiaro divario tra i candidati. Con l’escalation del conflitto tutti i candidati condannano all’unanimità l’invasione, anche se sono in disaccordo su chi ne è responsabile e su quali siano le soluzioni.

In questo post, due dati a confronto: i risultati al primo turno elettorale dei vari candidati e le loro posizioni verso la guerra in Ucraina, rilevate dall’autorevole European Council on Foreign Relations (ecfr.eu). (LINK)

ECFR annovera tra i suoi presidenti ‘emeriti’ Emma Bonino, (ex Ministro degli Affari Esteri d’Italia), e Joschka Fischer (ex ministro degli affari esteri della Germania), quelli attuali sono Carl Bildt (ex primo ministro svedese) e Norbert Röttgen (Membro del Bundestag). Tra gli attuali Garanti, ci sono anche Franziska Brantner, Segretario di Stato parlamentare, Ministero federale tedesco dell’economia e dell’azione per il clima, Teresa Gouveia, ex ministro degli Esteri del Portogallo, Alexander Stubb, ex primo ministro finlandese.

Il dato che ne viene dalla integrazione tra le due tabelle mostra quale sia l’orientamento dei francesi a riguardo i candidati e le loro proposte verso la guerra russo-ucraina.

E il risultato è sorprendente.

Gli elettori di Melenchon (LFI) e della galassia antagonista potrebbero astenersi, vista la scelta tra liberali “pro-Nato” e nazionalisti “no-Nato”. E dove possa virare l’elettorato populista è puntualmente un mistero.

Probabilmente, Macron ce la farà a riconfermarsi presidente, ma il dato di questa prima tornata elettorale europea a guerra in corso indica un gap significativo per tutti i partiti europei: l’opinione pubblica.
Sopportare scandali, ruberie e incapaci in cambio di stabilità è accettabile, ma anche qualcosa che si infrange se il sistema perviene a una crisi o ad una guerra. Specialmente, se nell’immaginario collettivo l’Ucraina è il luogo dove furono annientati tutti gli eserciti europei, dai Greci fino ad oggi.

Infatti, in un articolo di un mese fa gli analisti dell’ECFR (LINK) sottolineavano come gli europei :

  • sono disillusi dal sistema globale di cooperazione internazionale
  • credono (71%) che il sistema non stia lavorando sui cambiamenti climatici
  • ritengono necessaria la cooperazione europea per garantire la sicurezza alle frontiere e della salute
  • sono a proprio agio con l’idea di una leadership francese
  • vogliono un’Unione Europea impegnata con russi e cinesi per rimodellare l’ordine internazionale.

Demata

Emergenza profughi ucraini, ma quanti saranno?

1 Mar

L’Italia è il primo Paese europeo per presenza di cittadini ucraini che rappresentano la quinta popolazione straniera per numerosità, passando da 120 000 nel 2006 a circa 234 000 nel 2019.

La comunità ucraina in Italia è composta principalmente da donne (80%), in media di 45 anni, laureate, senza figli a carico; parte della famiglia, a cui vanno le rimesse, resta in Ucraina. Il 70% degli ucraini in Italia ha permesso di soggiorno di lungo periodo.

L’Ucraina è divisa i 4 regioni: Centrale (Kiev) , Occidentale (Leopoli) , Meridionale (Odessa e Cherson) , Orientale (Donetsk, Lugansk e Kharkiv) ed è già scappato circa mezzo milione di persone.

Secondo alcune stime statunitensi, i profughi potrebbero diventare 4-5 milioni, se – in attesa di un accordo – si arrivasse almeno ad un armistizio con ritiro russo da Kiev e solo l’Ucraina Orientale più parte di quella Meridionale resterebbero ‘zona contesa’ con una popolazione ‘non russofona’ del 20-30% … in fuga.

Ma se le parti non arrivassero almeno ad un armistizio e tra due settimane si combattesse per le strade di Kiev (e già oggi a Kharkiv), i profughi saranno anche molti di più.

Preso atto che tutte le ricadute di questa crisi ucraina ricadono largamente sull’Unione Europea, ma molto meno su USA e UK, cosa deve aspettarsi l’Italia?

Possiamo ipotizzare che, legittimamente, solo la metà degli ucraini che lavorano da anni qui da noi chiedano la ricongiunzione familiare per i loro cari: se il totale è delle presenze è di 240mila circa e la metà fa 120mila, anche mettendo solo un figlio e una nonna a testa … stanno arrivando 3-400mila persone.

Forse, anche qualcuna in più: un’emergenza, insomma.
E non saranno ‘profughi’ nè ‘rifugiati’ ma nuovi ‘residenti’. Dove? Secondo percentuale, come nella tabella.

Demata

Ucraina: le prime 3 ore di combattimenti

24 Feb

All’alba di stamane l’esercito della Federazione Russa è entrato in Ucraina supportato dalla Bielorussia. I primi rapporti ucraini hanno confermato attacchi alle unità di frontiera, alle pattuglie di frontiera e ai posti di blocco con uso di attrezzature pesanti, nelle regioni di Luhansk, Sumy, Kharkiv, Chernihiv e Zhytomyr.

Già nella notte la Federazione Russa aveva diramato un messaggio urgente di alto rischio per la sicurezza aerea per l’aviazione civile e subito dopo l’Ucraina aveva chiuso il proprio spazio aereo.
Ieri pomeriggio, la Verkhovna Rada dell’Ucraina (ndr. parlamento) aveva già ha approvato di aumentare il bilancio statale 2022, destinando mezzo miliardo di euro al Ministero della Difesa per aumentare le capacità di difesa dello stato e la sicurezza nazionale.

Questa la situazione alle 8:30 (ora italiana), a 3 ore dall’inizio dell’invasione.

Fonti ucraine confermano che numerosi missili hanno colpito centri di comando militari, aeroporti e depositi militari a Kiev, Kharkiv e Dnipro. Una squadra navale russa ha iniziato lo sbarco di truppe ad Odessa sulla spiaggia di Fontanka.

Inoltre, sono in corso combattimenti nei territori di Donetsk, Luhansk e della Repubblica autonoma di Crimea. È stato anche registrato il lavoro dei gruppi di sabotaggio e ricognizione del nemico.

Da ieri pomeriggio, è in corso un attacco denial of service (DDoS) contro siti web ucraini appartenenti a ministeri e banche nazionali; particolarmente colpiti il Parlamento, il Gabinetto dei Ministri e l Ministero degli Affari Esteri, mentre il sito del Ministero dell’Istruzione e della Scienza è in ‘manutenzione programmata’.

Nella regione di Luhansk, le forze armate ucraine hanno abbattuto cinque aerei e un elicottero delle forze armate della Federazione russa, che hanno violato il confine di stato dell’Ucraina.

Esplosioni sono stati udite a Kiev e in altre città ucraine. Secondo fonti ucraine, focolai di incendio si sono verificati all’interno dei depositi di munizioni nel villaggio di Olshanytsia (distretto di Bila Tserkva) e nel centro di comando della Guardia nazionale ucraina nel villaggio di Novi Petrivtsi. La caserma dei vigili del fuoco nel villaggio di Mezhyhiria (regione di Kiev) è stata danneggiata .
A seguito degli attacchi al centro di comando e controllo della città di Nizhyn, nella regione di Chernihiv, tre soccorritori del servizio di emergenza statale ucraino sono rimasti feriti. I residenti della città mineraria di Kryvyi Rih – sede dell’azienda siderurgia Kryvorižstal’ – sono stati evacuati dopo gli attacchi missilistici alle caserme della brigata carristi.

Si rincorrono voci di un atterraggio aereo a Mariupol e della cattura russa della città, nella regione di Donetsk, dove 7 edifici residenziali sono stati danneggiati a causa dei bombardamenti ed almeno una persona è rimasta ferita. L’aeroporto di Ivano-Frankivsk e i depositi di carburante sono stati distrutti dai sistemi missilistici russi.
Il ministero ucraino ha confermato anche che “il nemico ha lanciato un attacco all’aeroporto di Lutsk” e che “le sirene dei raid aerei stanno suonando a Leopoli e le persone vengono evacuate nei rifugi”.

Secondo fonti russe, le guardie di frontiera ucraine non stanno resistendo all’avanzata delle truppe russe. Le difese aeree e l’aviazione ucraine sarebbero state duramente colpite con una serie di attacchi di precisione, come anche sono bombardati aeroporti e piste in tutto il paese.

Il Servizio di emergenza statale dell’Ucraina ha confermato che truppe russe hanno colpito gli aeroporti di Khmelnytsky, Kramatorsk, Nizhyn con danni e vittime, in particolare “la pista dell’aeroporto militare nella città di Khmelnytsky è stata bombardata, numerose granate hanno colpito l’aeroporto di Kramatorsk, a Nizhyn sono in corso i lavori per liberare sei persone dalle macerie dell’aeroporto”.

Secondo fonti ucraine, si contano già 7 morti e almeno 9 feriti.
Il Wall Street Journal riporta che centinaia di militari ucraini siano stati già uccisi dagli attacchi russi.

Anche i separatisti del Luhansk hanno lanciato un’operazione militare contro l’esercito ucraino per liberare le aree controllate da Kiev nella regione. Il leader Eduard Basurin ha confermato che “le forze armate della Repubblica popolare di Donetsk stanno attaccando le posizioni dell’esercito ucraino lungo l’intera linea di contatto, utilizzando ogni mezzo di distruzione a loro disposizione”.
Sono segnalati anche movimenti dalla Crimea verso il villaggio di Preobrazhenka nell’Oblast di Cherson.

Demata

USA, UE, Russia, Cina: warfare, potenza e costi a confronto

23 Feb

Attualmente, l’Unione Europea non ha granché da invidiare rispetto a USA, Russia e Cina, quanto a forze armate, specialmente se si considera che l’Europa non ha più fronti come le tre superpotenze. Questi i dati della Corte dei Conti Europea (LINK).

Cosa c’è che non va, dunque, se l’esercito russo appare “spaventoso” e se anche la Gran Bretagna vuole avere voce in capitolo?

A ben vedere, quello statunitense è un gigante d’argilla e non solo nei piedi, a quanto pare.

Secondo la BIS (Bank for International Settlements) nel mondo, nel 2020, c’erano circa 7.081 miliardi di dollari statunitensi circolanti nel mondo, di cui solo 1.200 miliardi in USA, secondo la Federal Reserve Bank. Forse anche meno, se il Fondo Monetario Internazionale (IMF) confermava che erano 6,794 miliardi i dollari Usa posseduti da altre nazioni sotto forma di “Foreign Exchange Reserves”.

In poche parole, 1 dollaro statunitense su sette esiste perchè lo paga/compra un altro stato. Anzi, diciamo che 1 dollaro va alla Cina, un altro al Giappone e un altro ancora alla Svizzera, mentre Russia e Arabia Saudita ‘controllano’ 50 cents ognuna …

E’ una dinamica nata quando l’oro cessò di essere il riferimento per i cambi delle valute ed era un modo per assicurarsi che tutte le nazioni ‘tifassero’ per il dollaro (e l’economia) statunitensi.

Ma nel corso dei decenni sono emerse altre valute potenti, come l’Euro e lo Yuan: oggi gli USA possiedono solo 141 miliardi in valuta estera e vantano una riserva aurea di appena 8.133 tonnellate.
La Cina ha raggiunto le 14.727 tonnellate, la Bce vanta una riserva di 16.229 once (oltre 45mila tonnellate).

Intanto, Europa e Giappone trainavano un cambiamento tecnologico senza pari, mentre la produttività manifatturiera cinese e latinoamericana diventavano competitive: mentre il valore totale delle esportazioni (FOB) statunitensi è di 1.644 miliardi di dollari, mentre il valore totale delle importazioni (CIF) è arrivato a 2.567 miliardi di dollari, con un disavanzo di quasi 1.000 miliardi.

E – anche senza Silk Road, negli ultimi due anni l’Unione Europea si è resa più autonoma dalle importazioni dagli USA rispetto alla Cina.

Infatti, oggi, il debito federale Usa è arrivato alla cifra record di circa 28.500 miliardi di dollari, di cui un terzo è sostenuto dai fondi pensione privati e statali e singoli investitori, un altro terzo è assorbito  attraverso la previdenza sociale. i fondi pensione federali e titoli del Tesoro, l’ultimo terzo è in mano straniera, sia nazioni (principalmente Cina e Giappone) sia privati (tra cui potenzialmente anche i Narcos – cfr. scandalo Credit Suisse).

E’ per questo che le Borse tremano e gli eserciti si armano: se non subentra un fattore di intensa ripresa produttiva … per non far crollare le pensioni (e il welfare dem) statunitensi, la FED dovrà alzare il costo del denaro, indebolendo investimenti, pensioni e welfare delle nazioni altrui.
Le guerre consumano enormi risorse e richiedono un maggior sforzo produttivo.

L’unico settore (oltre l’emissione di valuta) in cui gli USA sono ancora un gigante è quello militare: almeno il 2% degli statunitensi è un militare in servizio o un riservista oppure lavora/ha lavorato come contractor.

Il sito specializzato GlobalFire (LINK) riporta una spesa militare statunitense annua di 770 miliardi a fronte di quella russa di ‘soli’ 154 e quella cinese di 250. Il personale militare in attività in USA è il 9,4 x mille della popolazione adulta in età attiva, con una spesa per singolo soldato di oltre 550mila dollari.
In Cina i militari sono il 2,6 x mille con una spesa di circa 120mila $ per singolo soldato come in Russia che vede arruolati 1,22 cittadini ogni mille. L’enorme spesa statunitense è dovuta all’enorme forza militare aerespaziale statunitense che conta oltre 13mila aerei, il doppio rispetto alla Cina (circa 3.000) e la Russia (circa 4.000) messe insieme.

L’Unione Europea conta su 1,5 di effettivi, pari a 6,6 militari ogni mille persone in età attiva, con una spesa di complessiva di oltre 260 miliardi di dollari e un costo per soldato di 165mila $ circa.

Acclarato che c’è un solo esercito ‘grande e grosso, ma squattrinato’ e che gli altri si equivalgono per effettivi adeguati e spesa contenuta, … a quale stato conviene una nuova Guerra Fredda o anche solo di prender tempo con i creditori?

Demata

L’Ucraina una volta era la Russia e non viceversa

21 Feb

Perchè proprio Von Leyen ‘accusa’ Putin di voler riscrivere le regole internazionali? C’è qualcosa che dovremmo sapere? E’ una lunga storia, quella dell’Ucraina che una volta era la “vera” Russia.

Iniziamo col dire che nel 1240 i Mongoli cancellarono i regni Rus da Mosca a Kiev, che divennero territori contesi dalla Cristianità e solo progressivamente controllati dai Cavalieri Teutonici polacchi, più o meno quando a Firenze e ad Avignone fioriva il Rinascimento.

Sotto la spinta dei Mongoli, il territorio ucraino per secoli fu attraversato da profughi, esuli e rifugiati Rus (in turco: kozak) ed – a partire dalla fine del 1500 – furono i Cosacchi Sič a riconquistare le frontiere meridionali, finchè – a metà del 1600 – si arrivò alla costituzione di uno stato autonomo cosacco, che poco dopo venne diviso tra la Polonia e la nascente Russia di Pietro il Grande, che spostò la capitale da Mosca a San Pietroburgo.

Dei 15 distretti dell’Impero Russo sotto Caterina la Grande ben 8 sono nell’Ucraina riconosciuta oggi dall’ONU: Taganrog, Odessa, Feodosiya, Kerch-Yenikale, Izmail, Sevastopol, Nikolayev, Yalta. Viceversa, la Galizia (attuale provincia di Leopoli) rimase polacca e poi venne assorbita dall’Impero Austroungarico.

Nel 1853, l’attuale territorio ucraino era chiamato Piccola Russia (i governatorati di Kiev, Charkov, Poltava e Černigov), Russia Meridionale (i governatorati di Ekaterinoslav, Cherson, Tauride e parte della Bessarabia) e Russia Occidentale (i governatorati di Volinia e Podolia), oltre alla ‘polacca’ Galizia e alla ‘slovacca’ Rutenia , che erano austroungariche.
Odessa era il “granaio d’Europa” e la quarta più grande città dell’Impero russo, Kiev e Kharkov erano importanti centri dell’industria tessile, Leopoli era la quarta città dell’Impero Austroungarico … e così rimase fino alla Rivoluzione Russa.

Infatti, se San Pietroburgo era troppo cosmopolita rispetto a Mosca dove Lenin riportò la capitale, Kiev fu il centro della resistenza zarista e dell’Armata Bianca.

Solo dopo cinque anni di aspre lotte, nel 1922 la Pace di Riga assegnò la Galizia e la Volinia alla Polonia, mentre la Piccola Russia con quella Meridionale e quella Occidentale andarono a Stalin, che però, dovette stare alle condizioni del precedente Trattato di Brest-Litovsk firmato da Lenin che assicurava la nascita di una “Repubblica Popolare di Kiev” riconosciuta dall’Impero Germanico.
La “Russia zarista ucraina” resistette molto tempo e servì una pulizia etnica come l’Holodomor per cancellare la resistenza dei kulaki, i contadini agiati (coltivatori diretti o piccoli proprietari terrieri) e la persecuzione dell’intellighentzia dei russi diventati ucraini.

I restanti territori di lingua rutena divisi fra Polonia, (attuali Oblast’ di Leopoli, Volinia, Rovno, Ivano-Frankivs’k, e Tarnopol), Slovacchia (Oblast’ di Transcarpazia) e Romania (l’odierno Oblast’ di Černivci) furono assegnati all’Unione Sovietica solo dopo la Seconda guerra mondiale.

Il 16 luglio 1990, la Repubblica socialista sovietica ucraina adottò la Dichiarazione di sovranità affermando la democrazia e la priorità della legge ucraina rispetto al diritto sovietico. Ma l’uscita della Repubblica Ucraina dal contesto sovietico pose dei seri problemi di legislazione internazionale (alla stregua di quelli in Siria e Iraq).
Infatti, cessata l’Unione Sovietica, in base ai trattati della Seconda Guerra Mondiale al tavolo dei negoziati di oggi:

  • siedono gli alleati vincitori di ieri (USA, UK, URSS, Francia e Polonia)
  • c’è un’Ucraina esclusa dai quei trattati e oggi fortemente subalterna, se altri discutono dei suoi confini
  • mancano (se non tramite l’UE) Germania, Slovacchia e Austria, le sconfitte di ieri.

E’ per questo che ci sarebbe in corso (dal 2014) una Conferenza per l’Ucraina … che non va da nessuna parte. Infatti, in base al Trattato di Riga precedente:

  • la “Repubblica Popolare di Kiev” del trattato Brest-Livotsk aveva una base di diritto giuridico a se stante
  • i cittadini ‘polacchi’ di Galizia e Volinia (Leopoli) avevano diritto a far parte dell’UE ed, infatti, da alcuni anni esiste uno speciale trattato tra Polonia e Ucraina
  • identicamente, per i cittadini della Transcarpazia verso la Slovacchia
  • Donbass, Crimea e Kharkiv erano russi, perchè non rientravano nel Trattato e, comunque, non nelle competenze di Kiev all’epoca.

Detto questo e rammentato che la propaganda è l’anima del commercio e non solo della politica, vi meraviglierebbe se a breve vedessimo

  • Kiev e le sue fertili terre assediate dall’esercito ucraino dispiegato … a loro difesa dai russi
  • Leopoli fosse felicemente okkupata dagli carri Abrams polacchi forniti … dagli USA
  • Donbass, Kharkiv e Crimea conquistate dai ferocissimi russi … tra ali di folla festante
  • le Borse occidentali a far festa dopo … lo smaltimento “in combattimento” di Eurofighter e Mig obsoleti
  • il mercato dell’energia che tira un sospiro di sollievo … dato che l’inferno si scatena a termosifoni (quasi) spenti
  • gli USA hanno validissimi motivi per mantenere e rafforzare i propri contingenti e la propria influenza militare in Europa
  • la Russia riprende il controllo della fabbrica aeronautica Antonov e dell’hub di gasodotti per il Southern Stream
  • e l’Europa … resta al palo.

Demata

Ucraina: quali (inconfessabili) interessi?

19 Feb

I bombardamenti su un asilo di Stanytsia Luhanska e un liceo a Vrubivka sono stati ad opera delle milizie ucraine (fonte Rete4) e non era difficile intuirlo, trovandosi nei dintorni di Luhansk nel Donbass filorusso (link).

Intanto, il governo e il parlamento ucraini restano silenti, proprio mentre tutto il mondo è rivolto a loro.
Chi controlla l’Ucraina oggi?

Il Donbass è nelle mani delle milizie e, se quelle filorusse sono attestate nelle loro postazioni e – si suppone – gerarchizzate sotto un comando russo, quelle filoucraine non lo sono affatto ed a spiegarcelo è l’Accademia di West Point in USA in un documento di 10 mesi fa. (LINK)

“L’Ucraina sta emergendo come una destinazione privilegiata per un numero significativo di estremisti americani di estrema destra.”
“C’è pressione al Congresso per designare alcuni gruppi di estrema destra con sede negli Stati Uniti come organizzazioni terroristiche straniere a causa dei loro legami consolidati e crescenti con affiliati all’estero, inclusa l’Ucraina.
“I legami tra suprematisti bianchi in Nord America ed Europa continuano ad ramificarsi, con il Corpo nazionale ucraino un facilitatore chiave.”
“Nel dicembre 2019 il governo di Kiev ha semplificato l’acquisizione della cittadinanza per gli stranieri che combattono nelle forze armate ucraine. È troppo presto per dire quale effetto potrebbe avere la normativa. Come notato, … i legami ideologici tra gruppi come il Rise Above Movement o gli Atomwaffen e il National Corps rimangono.”

“I gruppi di estrema destra rimangono forti in Ucraina, con la capacità di schierare migliaia di sostenitori per proteste e raduni, alcuni dei quali portano insegne naziste e suprematiste bianche. Questi gruppi si sono aspramente opposti a qualsiasi compromesso con la Russia sul Donbass attraverso il processo negoziale in Normandia e alle concessioni lanciate dal presidente Volodymyr Zelensky”

Anche se alle elezioni parlamentari del 2019 hanno ricevuto poco più del due per cento dei voti, il peso politico dei suprematisti ucraini è notevole su Zelensky, che vive di un consenso costruito dai media, ‘grazie’ ad un folto e costoso team social, con tanto di logo registrato “ZeBots” e di troll assidui “ZeBoys”, e grazie’ al sostegno della maggiore televisione ucraina, che – tra le varie – rimanda di continuo il suo show “Servant of People”. (LINK)
Si tratta della – la “1+1 Media Group” – controllata dall’oligarca Igor Kolomoyskyi (LINK) , che ha raggiunto un patrimonio di 3.8 miliardi $) e tramite la sua PrivatBank (primo istituto di credito in Ucraina) ha acquisito le fabbriche ex sovietiche Antonov di avionica ed i relativi brevetti. Successivamente, nel 2016, la Privatbank è stata nazionalizzata, dopo che “miliardi di euro di denaro dei clienti sono svaniti negli ultimi tre anni depositati presso una manciata di oscure banche alpine”. (LINK)

Da queste fabbriche – partendo dai brevetti russi – l’Ucraina (o meglio oligarchi e soci) stanno costruendo una importante industria bellica, si va dai nuovi jet da 90 posti An-178 e i droni ANKA-type coprodotti con la Turchia ai motori dell’An-225 in condivisione con la Cina, dai transporter An-124 Ruslan e An-70 all’avionica M1 per i caccia SU-25, fino alla produzione di massa di elicotteri leggeri multiuso Vector. (LINK) (LINK) (LINK) (LINK)

Naturalmente, la Russia ha ampiamente protestato, rivendicando i suoi brevetti e i suoi investimenti con scarsi risultati internazionali, e il cuore di tutto questo si trova a Kharkiv, dove i russi avevano trasferito l’Antonov, poco distante dal confine.
Allo stesso modo, la nascita di un polo di produzione di armamenti in una nazione che tollera i suprematisti è di sicuro allarmante per l’Unione Europea: questi sono – a parte il gas – gli interessi ‘vivi’ dei negoziati in Normandia, sui quali USA e UK hanno interessi diversi.

Un’Ucraina stretta tra ‘affarucci’ inconfessabili del potere oligarchico “con amici all’estero” e l’altrettanto inconfessabile presenza di suprematisti alla ricerca di una ‘guerra perpetua’, anche loro “con amici all’estero”.

Sarà per questo che Biden ‘teme una invasione’, ma non c’è verso di far ripartire i negoziati e i leader ucraini tacciono?

Demata