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Populisti, chi? L’Europa, liberista?

25 Nov

Siamo tutti in attesa dell’ “al lupo al lupo” che i ‘populisti’ metteranno in atto in vista delle elezioni UE, ma ‘populisti’ chi?

La Lega, quella vera, vota in Parlamento come nelle sue regioni come fosse il Centro-destra. Una larga parte è l’elettorato ‘conservatore’ ben attento all’Europa con cui commercia alacremente: il Settentrione, insomma.
C’è – però – anche la componente più tradizionalista e  ‘populista’ del mondo cattolico, ma espressione di potentati locali, più che della posizione ufficiale della Chiesa.

Matteo Salvini? Fa da ariete mediatico, come è un riferimento per i tradizionalisti cattolici e per la Destra. Risolto lo scandalo degli stranieri “espulsi, ma non espulsi”, quello del “business dell’accoglienza” e quello della “legittima difesa”, dovrà cimentarsi nella lotta alla mafia e la sicurezza delle periferie, mentre Di Maio dovrà affrontare tonnellate di conti su conti, dopo aver scoperto con il Decreto Dignità che gli effetti collaterali (e i conti) di certe norme non sono affatto scontati.

Ad ogni modo, i populisti ‘dichiarati’ sono ai Cinque Stelle della ‘sovranità popolare’, definizione cara anche a Potere al Popolo e, se “popolo” è inteso come “nazione”, ci sono anche i Fratelli d’Italia e la Destra, sia estrema sia ‘storica’, cioè la Lega di Salvini.

Dicevamo del senso religioso ‘ufficiale’ della Chiesa – cristiano-sociale o ‘buonista’ – e dal lato di Centro-sinistra è davvero difficile non includere tra i ‘populisti’ tutti coloro che da decenni parlano di sociale e di crescita, senza anche far quadrare i denari. Il bello è che poi si ripresentano, continuando come prima, senza aver imparato almeno a nostre spese che “senza denari non si cantano messe”.
Intanto, Zingaretti e Martina – ma anche i Radicali e Più Europa o i Popolari e Cristianodem – non ci hanno ancora detto quale visione dell’Italia, del Partito e dei ‘tempi moderni’, cioè delle politiche e delle riforme di cui si faranno portatori come Segretari del PD. Mica bastano i “progetti europei”, anch’essi una forma di populismo, nella lectio italiota.

Populismo … giallo, verde, bianco, rosso, nero.

Guardando le statistiche demografiche, viene il sospetto (conoscendo questi dati) che l’Italia non gliela faccia innanzitutto perchè è dagli Anni 70 che siamo poco più di 50 milioni (immigrati esclusi), ma le infrasfrutture erano pensate per una nazione che si sviluppava industrialmente e commercialmente.

Sviluppo che significava:
– investire in innovazione e qualità per rimoltiplicare impresa e innovazione,
– chiudere i rami produttivi morti, anzichè cassa integrarli,
– assolutamente non accorpare l’Inps con le Casse-Mutue,
– semplificare la pubblica amministrazione e la giustizia
– individuare distretti industriali dove – entro certi limiti – ‘si può inquinare’,
– industrializzare il turismo invece degli affittacamere e dei tour operator fai da te,
– finanziare cultura e istituti tecnici, come pretendere decoro e sicurezza sul lavoro,
– agevolare le imprese e l’occupazione anzichè le tasse e i sussidi, eccetera
– ridurre l’enorme debito pubblico esploso con il cedimento della lira e l’aumento del costo del petrolio.

L’Italia? A vederla con gli occhi degli altri:
dieci anni fa aveva promesso di sistemare debito, deficit e sprechi, ma oggi sono aumentati;
– è dalla crisi petrolifera e dal crollo della lira del 1974 che promette mari e monti, ma va solo per sentieri e paludi,
– ad eccezione dell’autarchia fascista e del Piano Marshall, Roma in 2000 anni (e Savoia in 2-300) non hanno mai avuto se non debiti su debiti per sprechi su sprechi,
– è la nazione che ha inventato la Mafia – una multilevel dedita a tutti i prodotti e servizi illegali – che controlla una bella fetta del Paese e costituisce il modello di anti-stato che si è diffuso in tutto il mondo,
– è la patria del Cattolicesimo, religione controversa per eretici, scismatici, riformati, evangelici, puritani, sunniti, sciti, sefarditi, wahabiti, ebrei, laici, attivisti, agenzie di controllo, scienziati, come per donne  … e bambini,
– è la nazione che ha concepito la Res publica come governance, ma la storia racconta anche che gli eletti dal popolo (Tribuni) contassero come il due di briscola e che ogni anno le leggi si riscrivessero d’accapo, finanziandole con qualche nuova usurpazione/invasione, ma soprattutto dimostra che quel sistema confluì in una serie di guerre civili quasi ininterrotta per secoli.

L’erba del vicino è sempre più verde … il silenzio è d’oro … fatta la legge trovato l’inganno … mal comune mezzo gaudio … si fa ma non si dice …

Aggiungiamo che l’Italia – se funzionasse – avrebbe una eccezionale capacità agroalimentare, manifatturiera, industriale e turistica, a parte il fatto che se c’è da costruire armi e naviglio non è seconda a nessuno.
Brutto concorrente, insomma, l’Italia, se noi italiani ci rimboccassimo le maniche, si studiasse tanta matematica e tecnica nelle scuole e si ricominciasse da un INPS solamente ‘sociale’, da un’IRI che subentra e ristruttura il made in Italy invece di ridislocarlo all’estero, dal Genio Civile preposto a ponti, dighe ed edifici pubblici, dai Politecnici che in ogni nazione sono il nerbo dell’industria e dell’innovazione.

Dunque, se l’Europa fosse l’avido mostro liberista che cercano di raccontarci, prendiamo atto che sarebbe favorevole ad “aiutare” l’Italia e lasciarle mantenere la sua mentalità e il suo stile di vita, perdendo capacità produttiva anno per anno.

“Purtroppo”, l’Europa è anche quella del welfare, della sicurezza sul lavoro, delle tasse eque, delle infrastrutture e dei servizi che funzionano, della Common Law e dei processi brevi, dei diritti applicati per davvero, della Spesa Sociale separata da quella previdenziale, sanitaria e/o assicurative, dei conti a posto e delle promesse mantenute … e sarà difficile che ci aiuterà ad impiccarci da soli.

Demata

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Ma quanta ricchezza va in malora a causa della Corruzione?

24 Nov

La Corruzione  – in termini di economie nazionali e finanza internazionale – è un grosso problema, dato che crea voragini di spreco ed inefficienza nei paesi che ne sono afflitti, come la massa di denaro sporco in movimento si apre accessi occulti e tracciati ‘sotterranei’ utilissimi agli speculatori ordinari come alle lobbies del crimine.

In questo grafico, HowMuch.net tenta di dare una percezione visuale dei valori prodotti da Trasparency International sulla corruzione percepita dagli addetti del settore in ogni paese e del PIL coinvolto in questo fenomeno erosivo e metastatico.

L’Italia è uno dei paesi più corrotti d’Europa secondo Trasparency International, con un punteggio di 50 su 100. E non ci sorprende che nell’Eurozona solo Grecia e Romania fanno – leggermente – di peggio, come che, eccetto la Spagna e la Polonia (60/100) o la Francia e il Portogallo (70/100), il resto d’Europa viaggi addirittura su punteggi da 80/100 a salire, Gran Bretagna inclusa.

Dunque, c’è interesse a valutare quale sia il potenziale di fiume di denaro percepito come tangenti, speculazioni, sprechi, cioè Corruzione. Non è una questione di interesse locale, se è di questi giorni l’emersione del Caso Danske Bank, con 4mila miliardi a rischio riciclaggio, in larga parte ‘provenienti’ da Russia, Ucraina e Azerbaijan, presumibilmente da mazzette, speculazioni ed evasioni fiscali del mercato energetico.

Come c’è interesse a valutare quanto pesante sia la palla al piede delle singole nazioni, che trasforma in tangenti, speculazioni e sprechi quelle Entrate Fiscali  destinate per servizi ai cittadini o alle imprese, se non peggio alle spese infrastrutturali. Ad esempio, ponti, argini, rifiuti, scuole, ospedali, strade, semplificazione, eccetera …  

In parole povere, anche se le computi e grafici sono solo delle proiezioni e delle stime, è credibile che almeno il 16% delle Entrate Fiscali italiane vada disperso in Corruzione, intendendola come tangenti, speculazioni e sprechi?
Ed è possibile che il volume finanziario delle risorse coinvolte in spese che si trasformano in infrastrutture e servizi costosi, carenti, assenti, velleitari o inefficienti sia di 250 miliardi di euro annui?

Servizi ed infrastrutture che potrebbero essere migliori, costando di meno e durando di più. A voler diventare onesti, noi Italiani sistemeremmo il deficit in un biennio ed il debito in quinquennio … proprio come chiedono l’Europa e i Mercati da ormai 10 anni, caso mai lo si fosse dimenticato.

 

Demata

Medici in sciopero per le assunzioni, ma sono già più di Francia, Olanda e Inghilterra

23 Nov

In Italia abbiamo quattro medici, generici o specialisti, ogni mille abitanti. Come la Svezia, la Germania o la Svizzera. Più dei tre medici della Francia, dell’Olanda e della Gran Bretagna.

In ambedue i casi, che i medici siano tanti quanti l’Italia o che siano ben di 1/4 inferiori, l’unica cosa certa è che i Servizi Sanitari pubblici funzionano meglio che da noi.

Eurostat 2018 maggio riparto spesa sanitaria

Eurostat 2018 – Riparto spesa sanitaria

Numero di medici che non ha una relazione diretta nè con la spesa nè con la qualità. Infatti, ad esempio, i Paesi Bassi spendono per la salute ben 3.194 euro annui per abitante, cioè quasi l’8% del PIL, ma con meno medici dell’Italia e più infermieri.

La differenza tra Olanda e Italia la fanno il minor costo percentuale dei farmaci e delle attrezzature, molta più ricerca e innovazione farmaceutica e strumentale), meno servizi ambulatori territoriali ed esternalizzati, più percorsi assistenziali ospedalieri.
Lo stesso vale per la Francia ed in Gran Bretagna.

Più infermieri significano percorsi e reparti ospedalieri, anzichè ambulatori.
Più ricerca e sviluppo significano minori spese per farmaci o attrezzature.

Oggi, i medici italiani hanno scioperato, bloccando praticamente tutto eccetto le urgenze, chiedendo di superare “il vero problema” per il personale in Sanità: l’anacronistico (secondo loro) parametro del tetto di spesa sul personale, fermo ormai da circa 15 anni, e chiedendo assunzioni e turn over …

Mica le strutture scassate in cui ci curano, portandoci i farmaci da casa, e costituite quasi solo da dirigenti medici, al punto che persino la richiesta di farmaci da altre strutture passa dagli onnipresenti vigilantes.
Il ministro Grillo, anche lei medico, ha immediatamente annunciato il suo appoggio nella prossima Conferenza Stato-Regioni. Non per le strutture e i posti letto (cioè infermieri che fanno i turni), non per la ricerca e l’innovazione (cioè l’eccellenza), neanche almeno per la manutenzione (cioè la sicurezza).

E senza chiedersi se possa funzionare senza enormi sprechi un sistema sanitario che si fonda su policlinici universitari – distogliendoli dalla ricerca e dalla formazione – e su ambulatori semiesternalizzati senza infrastrutture intermedie, cioè l’antitesi della R&D Health e dei Percorsi Assistenziali.

E vogliamo chiederci perchè l’Europa – che vede lo stesso grafico di Eurostat che è all’inizio di questo post – abbia preso posizioni piuttosto dure verso l’Italia?

Demata

Sanzioni UE: il crash Lega – M5S era annunciato

22 Nov

L’UE constata il mancato rispetto degli obiettivi di riduzione del debito pubblico e si prepara a sanzionare l’Italia. Nulla di nuovo, lo sapevamo dall’estate: l’incremento del debito pubblico è uno degli obiettivi del Patto Salvini-Di Maio, una sorta di scrittura privata tra separati in casa con il Premier a far da avvocato di famiglia, come se il fatto non fosse innanzitutto il suo.

Lega Cinque Stelle Deficit Crash
Dirà qualcuno che il Contratto Lega-M5S riporta che “l’azione di Governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico“, ma forse non ha letto il seguito“riduzione del debito pubblico non già per mezzo di ricette basate su tasse e austerità, politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo, bensì per il tramite della crescita del PIL, attraverso la ripartenza della domanda interna e con investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie”.

Come possano crescere il PIL e ripartire la domanda interna è ben chiaro nel Contratto:  investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno, cioè spesa pubblica, che – non crescendo il PIL – diventa automaticamente Debito pubblico. 

Per inciso, gli investimenti ad alto moltiplicatore sono quelli nella ricerca, nell’istruzione  e nella formazione tecnica, nell’eccellenza universitaria, nell’innovazione, nella semplificazione (ndr. chi li ha visti?) ed il potere d’acquisto delle famiglie si sostiene innanzitutto riducendo le tasse, a partire dall’IVA che incide direttamente sul costo delle merci per il cittadino. Ed aggiungiamo che nel Contratto non c’erano i 300 miliardi che servono per sistemare ponti e autostrade e neanche i 20 miliardi che servono per gli edifici scolastici. Tutti urgenti.

Ricordiamo anche che nel Contratto Salvini – Di Maio si promettevano tante, tante spese: per la ristrutturazione della rete idrica e la gestione pubblica dell’acqua, l’agricoltura e lo sviluppo rurale, le Regioni (ndr. inadempienti) e i rifiuti, la rigenerazione urbana e il retrofit (riqualificazione energetica) degli edifici, i piani specifici per la Pianura Padana, eccetera.

Tutta roba che costa e non genera ricavi o profitti nè minori costi per almeno un decennio: tante spese, da aggiungersi a quelle promesse per “concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale, secondo i migliori standard mondiali a tutela della salute dei cittadini del comprensorio di Taranto, proteggendo i livelli occupazionali e promuovendo lo sviluppo industriale del Sud”. 
Intanto, a Taranto interviene l’Unicef, tanto che sono esposti i bambini, a Novi Ligure scompare la Pernigotti che si rimaterializzerà in Turchia mentre Caffè Splendid, Hag e ex Pirelli non ci sono più, a Termini Imerese si tira avanti da anni con i finanziamenti dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa ; ad Acerra (praticamente sotto casa di Di Maio) le attività de La Doria saranno trasferite nell’impianto di Parma …

A proposito, come non abbiamo letto bene quel Contratto, noi italiani abbiamo dimenticato che tutto è iniziato il 19 settembre a Strasburgo con il Premier Conte che annunciava all’Europa che “la linea del governo non è superare il 2% ma di fare una manovra seria, credibile e coraggiosa che offra risposte ai cittadini che allo stesso tempo consenta la ripresa economica“.
Poi, il giorno dopo, il 20 settembre 2018,  Di Maio annunciava che possiamo sforare il deficit per mantenere le promesse” e pochi giorni dopo, il 27 settembre, Salvini confermava “Sforare? Vale la pena. Meglio felicità degli italiani” …

Dunque, lo sapevamo già che la Lega e i Cinque Stelle ci avrebbero portato alle sanzioni europee per “il mancato rispetto degli obiettivi di riduzione del debito pubblico”.
Tutti, a partire dai parlamentari e dai giornalisti.

Speriamo che – da oggi – i nostri media e i nostri politici decidano di non inseguire il consenso dei “like” lunghi un attimo e poi dimenticati, continuando  la ‘campagna elettorale infinita’ di Salvini e di Di Maio … con una crisi di governo dando ‘la colpa a qualcun altro’.

E’ l’ora dei fatti e delle responsabilità, a partire da Palazzo Chigi, che avrebbe il ruolo non notarile di governo del Paese e di evitare il Peggio: cosa sia questo peggio e come fare, ce lo spiegava ieri il Sole24Ore.

“Si è molto parlato in queste settimane della possibilità che il Consiglio europeo chieda il deposito di una sanzione dallo 0,2% allo 0,5% del Pil (da poco meno di 4 a poco più di 9 miliardi) in un deposito infruttifero.
Ma il Trattato prevede anche la possibilità che i capi di Stato e di governo invitino la Bei (ndr. Banca europea per gli investimenti) a «riconsiderare» la propria politica di investimenti nei confronti del Paese sanzionato: ipotesi non proprio irrilevante visto che l’Italia oscilla tra il primo e il secondo posto a seconda degli anni nella classifica dei destinatari delle operazioni Bei.
Per evitare questa seconda fase c’è ancora molto margine, come mostra il caso di Spagna e Portogallo che non arrivarono mai alle multe dopo l’avvio della procedura. Ma per sfruttarlo bisogna cominciare una trattativa vera.”

Poche ore dopo, Salvini scherniva ben 18 partner europei con un “Lettera Ue? Aspettiamo quella di Babbo Natale“, Di Maio già pensava alle elezioni con “la nostra strada per ridurre il debito è aiutare famiglie e imprese“, Tria non la manda a dire se “la drammatizzazione del dissenso tra Italia e Commissione europea danneggia l’economia italiana” e Conte se la prende con il governo precedente se “l’Ue parla del debito del 2017, quindi quello del precedente governo” e – dopo due mesi di scarsissima visibilità dal quel 19 settembre – adesso confida “di poter convincere tutti sulla validità di queste riforme“.

Se fossimo di uno dei 18 paesi europei che hanno votato le sanzioni, potremmo dubitare che gli italiani – fatto il condono, salvata Roma per altri sei mesi e garantito con lo spoil system le carriere predestinate – la ributtano in cavalleria, che se cade il governo guadagniamo un altro anno nel ritardo delle riforme e dell’innovazione?

E non sono i media europei, ma quelli italiani, che riportano di “Matteo Salvini, la scenata di Luigi Di Maio nell’ufficio del leghista: ormai parlano via segretarie”.

Come non sono i partiti europei, ma il Partito Democratico che – in una situazione del genere iniziata con il mancato rispetto del criterio del debito nel 2017, quando c’erano Renzi e Padoan che lasciarono un debito/pil del 131,2% – dimostra disunione e ‘tanta voglia di spesa pubblica’, se una parte dei suoi sostenitori sente l’esigenza di alternative a Minniti (ndr. una vita dedicata alla sicurezza nazionale), candidando alla Segreteria nazionale il governatore della Regione con 27 miliardi di debito a rendiconto nel 2016 o un giovane cresciuto nel partito che come ministro delle  politiche agricole alimentari e forestali ha dispensato mutui, sgravi, deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta …

Se non fossimo italiani, come la vedremmo questa storia delle sanzioni UE?

Demata

 

Il segreto confessionale diventa illegale?

4 Lug

Da ottobre l’Australia iniziarà ad abolire l’esenzione dall’obbligo di denuncia finora accordata al segreto del confessionale, se i sacerdoti se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione.

Secondo il Diritto Canonico, come conferma ( Ary Waldir Ramos Díaz/Aleteia – Nov 14, 2014) ed il cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore del Vaticano, la legge di un Paese non può costringere un sacerdote a violare il segreto della confessione. Se la legge dice che il confessore deve denunciare una persona che è andata a confessare un delitto, è evidente che il sacerdote non lo può fare.”

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Il punto è che l’Australia pone la questione anche in termini di “intenzione a commettere un delitto” e non solo di delitto irrimediabilmente già avvenuto e segretamente confessato.

Così, con 600 sacerdoti in sommossa per la libertà di culto, padre Scott Armstrong, presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, tiene a precisare che: “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro”

In effetti,  … se parliamo di quelli già violentati, denunciare equivale a riconoscere le loro sofferenze, tacere significa condannarli a vita. Se, poi, i bambini fossero quelli ‘adocchiati’ dal pedofilo, è evidente che l’unica salvezza per loro è nel segnalare il ‘peccatore’ alla polizia.

La legge degli Stati condanna anche la sola ‘intenzione peccaminosa’ quando si parla di pedofilia, ma la questione potrebbe essere estesa anche a peccati/crimini come l’omicidio, l’appropriazione di cose, lo stupro, la schiavitù.

Tutte le religioni mettono gli uomini nelle mani di un dio, ma sappiamo, però, che – a differenza di tutte le altre religioni –  la ‘intenzione peccaminosa’ e/o la sua abitualità sono un un concetto lontano alla Chiesa Cattolica, in termini di sacerdote che ha il dovere di prevenire/contrastare il ‘male’. 
Al Clero – secondo la Chiesa Cattolica – è sostanzialmente assegnato il compito di farsi intermediario tra gli Uomini e la divinità ed erogatore del perdono e della benevolenza.

Sappiamo che è esattamente quello che – all’incontrario – fu rivendicato da eresie, scismi e riforme varie, come sappiamo anche che la fine di Roma derivò dal Diritto Romano troppo permissivo per oziosi, avidi, perversi e corrotti.

Oggi il Mondo è severo con chi viene colto e non è “in bona fidae”,  ben più di quanto lo consenta la morale cattolica o il diritto di Roma.
Era molto tempo che se ne parlava.

Demata

Copyright: Wikipedia oscurata per protesta

3 Lug

La proposta di direttiva UE sul diritto d’autore nel mercato unico digitale prevede, per i contenuti caricati online nell’Unione Europea:

  1. la frammentazione su base nazionale delle informazioni pubblicabili
  2. la verifica preventiva dei contenuti e del materiale protetto dal diritto d’autore
  3. la possibilità di una  link tax come in Spagna
  4. l’azzeramento delle piattaforme online con contenuto generato dagli utenti (blogs) che dovrebbero adottare misure “adeguate e proporzionate” per tutelare il copyright.

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Oggi, Wikipedia ha oscurato il proprio sito per protesta e diramando il seguente Comunicato:

Cara lettrice, caro lettore,

Il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo in seduta plenaria deciderà se accelerare l’approvazione della direttiva sul copyright. Tale direttiva, se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet.

Anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere.

La proposta ha già incontrato la ferma disapprovazione di oltre 70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee (qui), 169 accademici (qui), 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica (qui) e di Wikimedia Foundation (qui).

Per questi motivi, la comunità italiana di Wikipedia ha deciso di oscurare tutte le pagine dell’enciclopedia. Vogliamo poter continuare a offrire un’enciclopedia libera, aperta, collaborativa e con contenuti verificabili.

Chiediamo perciò a tutti i deputati del Parlamento europeo di respingere l’attuale testo della direttiva e di riaprire la discussione vagliando le tante proposte delle associazioni Wikimedia, a partire dall’abolizione degli artt. 11 e 13, nonché l’estensione della libertà di panorama a tutta l’UE e la protezione del pubblico dominioLa comunità italiana di Wikipedia

Il 26 aprile 2018, 145 organizzazioni nei settori dei diritti umani e digitali, della libertà dei media, dell’editoria, delle biblioteche, delle istituzioni educative, degli sviluppatori di software e dei fornitori di servizi Internet hanno firmato una lettera di opposizione alla legislazione proposta. Dall’altro lato, l’approvazione della direttiva è sostenuta da editori, gruppi di media e case discografiche.

Demata

 

Democratici d’Europa a corto di Democrazia?

3 Lug

Gli europei – a differenza dei popoli mediterranei ed asiatici – non si sono sviluppati accettando un Imperium dove tutti sono uguali per ordine di casta, bensì tutelando il potere dei cittadini a reclamare ed a pretendere l’uno pari all’altro e di fare a modo proprio a casa propria.

Clistene

Questo ‘stile di vita’  viene chiamato Democrazia, senza – però – dirci che non significa “potere al popolo” (cioè Laocrazia, da  λαός-κρατία), bensì  “potere delle comunità” (da δῆμοςκρατία), perchè ad Atene il Demos era equivalente alla ‘Gente’ che abitava nei Dem(o)i, le divisioni amministrative di Atene create da Clistene.

Un “potere della comunità”, che – andando per villaggi preistorici – faceva capo a quella che chiamavano Familia (o Sippe), cioè nucleo sociale di individui che si riconoscono – per sangue o elezione o adesione – nella discendenza da un antenato comune e che vivono  all’insegna del principio di parità.

Un “potere della comunità”, che – andando alle fondamenta della nostra Unione Europea – si trasforma in una Res Publica, quella con cui i Romani intendevano la ‘cosa di tutti’ e la ‘priorità collettiva’, ma parlavano della Pubblica Amministrazione, non delle Genti e non del Popolo.

In poche parole, l’Europa – senza aver fondato o strutturato una Costituzione ed un Governo federali – si ritrova con il medesimo problema che contrappone in USA i repubblicani ai democratici, guarda caso.

Attualmente l’Unione Europea si fonda su una valuta concepita quasi come fosse un edge-fund, che molto mal si presta ad affermare la sovranità dell’Unione come a sostenere le ‘Genti’ in difficoltà, mentre riduce il potere delle comunità ad autoamministrarsi, fosse solo perchè gli oneri di gestione esplodono, e, mentre la competizione è globale, le risorse locali sono risucchiate dalla “co-progettazione co-finanziata spesso fine a se stessa”.

Così anche l’attenzione dei Partiti si è sempre più focalizzata sulla “co-progettazione co-finanziata spesso fine a se stessa”, anzichè sugli elettori e sul territorio, quasi che i partiti fossero promotori finanziari, la politica una banca e … si potesse giocare in eterno sull’equivoco su quale Democrazia e su quale Repubblica si vada promettendo.

Demata