Libia: perchè la bufala dell’agguato?

2 Mag

Il Daily Mail riporta che l’altro ieri un convoglio delle Special Forces britanniche, fanti di marina italiani ed esercito regolare libico  è caduto in un agguato da parte di Isis in Libia, mentre era in viaggio dalla città nord-occidentale di Misurata verso Sirte, la roccaforte dell’Isis.

Dopo che alcuni kamikaze si erano fatti esplodere con un’autobomba, altri combattenti di ISIS bombardavano il convoglio con mortai e con mitragliatrici pesanti. La forza occidentale è riuscita a disimpegnarsi solo dopo che   aerei da guerra ed elicotteri d’attacco francese ed italiani erano intervenuti. Secondo esperti israeliani, l’attacco sarebbe stato “del tutto simile” a quelli condotti nella penisola egiziana del Sinai dai gruppi jihadisti.

Mentre il Ministero della Difesa non conferma né smentisce attività delle forze speciali, il Segretario di Stato Philip Hammond ha annunciato che la Gran Bretagna ha UK prevede di dislocare circa mille soldati della forza di peacekeeping in Libia  a comando italiano, al momento prevista per seimila militari complessivi, ma ha precisato che ulteriori truppe potrebbero sbarcare in Libia per sostenere il suo fragile esercito contro Isis.

Acuni rapporti dell’intelligence israeliana, secondo Debka.com,  riferiscono che l’Isis avrebbe catturato dei prigionieri tra i militari europei e che sarebbe in azione un team con la presenza anche di funzionari del “ministero della Difesa italiano e britannico” che hanno “imposto il silenzio dei media».
Viceversa, secondo la Difesa italiana la notizia è “priva di fondamento”, perchè “non ci sono militari italiani in Libia”. «Non è escluso che i britannici, ben più aggressivi, siano finiti in un’imboscata,  spiega una fonte del Giornale.

L’agenzia stampa libica (Lana) avrebbe pubblicato un’«esclusiva» dell’imboscata corredata da foto di un soldato britannico in azione e di un blindato italiano Lince, che danno l’idea di una bufala lanciata (o meglio gonfiata) dagli israeliani per calcoli politici. In questo momento Israele appoggia in maniera sotterranea l’Egitto, affinchè diventi il gestore petrolifero del Mediterraneo, che a sua volta arma il generale libico Khalifa Haftar, il principale rivale del governo filoitaliano di Fayez Serraj sbarcato a Tripoli.
Inoltre, Iin vista di un vero e proprio sbarco in Libia di diverse divisioni meccanizzate ed aviotrasportate, il comando alleato unificato (Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Francia) avrebbe già imposto ai mass media un elevato livello di segretezza, che rende difficile valutare il progressivo deterioramento della situazione militare, politica e sociale.

I primi corpi speciali italiani che arriveranno ufficialmente a Tripoli saranno gli Alpini paracadutisti, per la protezione della sede Onu e per la sicurezza dell’inviato dell’Onu, il tedesco, Martin Kobler.

Demata

Migranti: le bugie su Papa Francesco

29 Apr

Anche Papa Francesco è umano e, dunque, pecca inevitabilmente, almeno stando alla dottrina cristiana, ed in quanto Re Assoluto dello Stato del Vaticano alcuni di questi ‘peccati’ sono ‘pubblici’.

Ad esempio, come la mettiamo se un’autorità spirituale mondiale condiziona pesantemente le politiche e le elezioni di USA, Italia e Germania quando afferma sui migranti  che “respingerli è un atto di guerra”, dimenticando che i trattati internazionali prevedono l’ingresso solo per i rifugiati di guerra?

Semplice: verifichiamo la notizia e scopriamo che il Papa non ha MAI fatto riferimento ai migranti, bensì a chi fugge dal proprio Paese a causa di un conflitto, e, soprattutto, crede che “anche i conflitti possono farci bene, perchè ci fanno capire le differenze, come sono le cose diverse. E ci fanno capire che se non troveremo la soluzione che risolve questo conflitto ci sarà una vita di guerra”.

O, anche, che dire di un leader mondiale che “chiede perdono” ai migranti affermando che sono “trattati come un problema, invece sono un dono”, mentre allo stato dei fatti i popoli più disponibili ed aperti verso culture diverse sono proprio gli europei artefici della multiculturalità?

Semplice: verifichiamo la notizia e scopriamo che il Papa non ha MAI fatto riferimento ai migranti, bensì chiede a “tutti i Paesi, finché perdura la situazione di precarietà, a estendere l’asilo temporaneo, a concedere lo status di rifugiato a quanti ne sono idonei, ad ampliare gli sforzi per portare soccorso e ad adoperarsi insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà per una fine sollecita dei conflitti in corso”, i quali – comunque – anche secondo il Santo Padre “possono farci bene”.

E cosa dire se poi leggiamo titoli come “Migranti, Obama cita il Papa: Non servono muri. E lancia appello per Europa unita” e poi scopriamo che il presidente USA ha semplciemente ricordato all’Europa che “Francesco ha detto che i profughi non sono numeri, ma sono persone, che hanno volti e storie” e “che è necessario aumentare le spese sulla Difesa”?

Le questioni sono due: o i redattori dei nostri media non conoscono la differenza tra migrante e rifugiato oppure i direttori delle testate stanno manipolando l’opinione pubblica. Temo sia la prima che ho detto …

Inoltre, l’equivoco si è allargato a dismisura e potrebbe condizionare seriamente le prossime elezioni o referendum, se troviamo on line un appello /petizione ricco di adesioni anche autorevoli o significative che chiede “un’Europa dalle porte aperte, che garantisca ai migranti una via d’accesso sicura e legale senza costringerli a mettere a repentaglio la propria vita.”

E’ cosa nota che per i rifugiati già da due anni servisse un canale umanitario per dislocarli negli stati confinanti (vedi Grecia e Turchia) ed un cordone militare per impedire l’espansione di Isis e per contenere la reazione a volte incontrollata degli eserciti e delle milizie che difendono il territorio.

E’ meno noto che le notevoli difficoltà a gestire i rifugiati sono dovute innanzitutto alla marea di migranti che si infiltra tra di loro sperando di farla franca o, peggio, di campare di sussidi per un paio di anni alle nostre spalle.

Non sarebbe affatto male se i nostri media e chi amministra i nostri soldi iniziassero a distinguere i rifugiati dagli asilanti temporanei o dai migranti illegali.
Perchè creare una falsa querelle sui migranti – sfavorendo come ‘razzisti’ i vari soliti noti – mentre il Papa e il Mondo parlano di rifugiati e, sembrerebbe, si prefigura non la pace, ma la guerra?

Demata

Pensioni flessibili: non è oro quel poco che luce

28 Apr

Arriva la flessibilità in uscita, cioè la possibilità di andare in pensione prima, ma è tutto oro quel che luce? No.

1. le misure sono esclusivamente destinate ai dipendenti del settore privato o lavoratori autonomi. Restano fuori i dipendenti pubblici, come gli insegnanti e i medici (età media 52 anni), i professori universitari e i dirigenti (oltre 56 anni), come Inps, Inail, ordini professionali, le agenzie (Entrate, Demanio e Dogane) eccetera eccetera.

2.i maggiori beneficiari di queste norme saranno le ‘aziende’ (banche, palazzinari, consorzi e latifondisti, cooperazione e terzo settore) sia grazie allo ‘smaltimento’ di personale anziano (nfr. senior) in eccedenza sia tramite il turn over e le nuove assunzioni (ndr. con ‘nuove’ regole).

3. si propongono «interventi selettivi» con «la previsione di ragionevoli penalizzazioni» (vedi punto 6), ma … è legittimo ‘punire’ chi vada via con 41 anni soltanto, dopo che – a causa di sprechi e inettitudini, se non corruttela – un paio di anni prima gli si era innalzata l’età previdenziale da 35 a 43 anni (+17%)?

4.è dal 2010 che – dopo aver normato una disastrosa Riforma senza una lacrima salvo quelle della Fornero –  il Parlamento e i partiti – salvo la breve esperienza di Enrico Letta – hanno abdicato alla propria funzione legislativa, lavandosene le mani a disastro compiuto. Infatti, è ignoto a tutti quali siano le posizioni ufficiali del Partito Democratico, dei Cinque Stelle e del Centro Democratico, nè i vari Poletti, Di Maio o Lorenzin si sono mai espressi.

5. l’ipotesi del prestito previdenziale  è ben delineata dal leader della Fiom-Cgil, Maurizio Landini: «Trovo sia un follia. Se uno ha versato contributi per 40-41 anni che prestito dovrebbe fare? Ha già prestato abbastanza soldi lui. Quindi non ci facciamo prendere per il c…: la dico proprio secca».

6. dulcis in fundo, il problema del 35enne che nel 2053 avrà settant’anni e pochi soldi ce l’abbiamo già da anni: sono proprio le tabelle Inps di questi giorni che ci spiegano come un artigiano cinquantenne  – che nel 2010 sarebbe stato ormai prossimo alla pensione – si ritroverà a lavorare fino al 2034 per una pensione forse la metà del reddito attuale, da penalizzarsi “ragionevolmente” (vedi punto 3) se volesse pensionarsi nel 2026 a ‘soli’ 61 anni.

Maurizio Landini ha proprio ragione: «Se uno ha versato contributi per 40-41 anni ha già prestato abbastanza soldi lui all’Inps e non viceversa».

Infatti, visto che – quattro di qui e cinque di lì – a far due conti della serva quel che manca son sempre i miliardi (tra i 12 ed i 30 complessivi) che “per molti anni, la pubblica amministrazione non ha versato come contributi previdenziali all’Inpdap.” (fonte Sivemp Veneto)

Pochi dei nostri politici ricordano la relazione della Corte dei Conti sul bilancio preventivo 2012 dell’Inps che confermava come “l’inglobamento di Inpdap ed Enpals (rispettivamente l’ente che si occupa degli statali, in perdita per miliardi, e quello che serve i lavoratori dello spettacolo) sta affossando i conti dell’Inps. Il patrimonio netto… è sufficiente a sostenere una perdita per non oltre tre esercizi” (fino al 2015, per capirci) e il governo continua a tagliare i trasferimenti; se le amministrazioni dello Stato rallentano ancora un po’ i pagamenti avremo “ulteriori problemi di liquidità con incidenza sulla stessa correntezza delle prestazioni”. (fonte Sivemp Veneto)

E, come sappiamo, a questo si è aggiunta la sovrastima verificatasi per le pensioni retributive pre-Euro dei vari comparti pubblici di cui sopra.

Perchè ostinarsi a voler coprire un buco di bilancio epocale attingendo dai fondi pensione accumulati dai lavoratori e dalle aziende, come accade dal 2011?
Non sarebbe più sano – in termini finanziari prima che sociali – che lo Stato  facesse da garante del ‘proprio’ debito verso l’Inps (ovvero del prestito previdenziale)?

Il Fiscal Compact ed i conti europei?
Non dimentichiamo che il sistema dal 2010 si è riconvertito e che oggi abbiamo Cassa Depositi e Prestiti S.p.a. (capitale sociale 3,5 miliardi partecipate escluse) o le ramificazioni nel Fondo Strategico Italiano S.p.a. (capitale sociale fino a 7 miliardi) fino all’INA privatizzata e confluita nel Gruppo Generali S.p.a. (capitale sociale 1,5 miliardi partecipate escluse).
E ricordiamo che parliamo di ‘soldi veri’: ‘a monte’  c’è la liquidità dei Tfr dei dipendenti e ‘a garanzia’ ci sarebbero le proprietà demaniali (proprio di quelle P.A. inadempienti verso l’ex Inpdap) affidate a Società di Cartolarizzazione di Immobili Pubblici S.p.a. perchè in disuso e che andrebbero collocate in un fondo se non vogliamo regalarle a prezzi stracciati visto il crollo del mercato immobiliare.

Siamo sicuri che appioppare l’ennesima batosta agli anziani non avrà un effetto asfittico sulla nostra economia, mentre bel altro successo potrebbe avere un’adeguata apertura di credito (es. 10 ‘miserrimi’ miliardi) e la costituzione di un fondo apposito, andando a creare un’opportunità straordinaria di crescita e di ‘pace sociale’, sia grazie al turn over sia per i consumi, il lavoro e gli investimenti che ne verrebbero?

Demata

Sanità pubblica, prevenzione zero?

26 Apr

Istat: cala l’aspettativa in vita degli italiani (e la salute peggiora).

In Italia si muore ancora per patologie ampiamente prevenibili e gestibili, se tra ischemie, trombosi, ictus, infarto e cardiopatie varie muore il 30% della popolazione, che fanno quasi 200.000 persone l’anno.
Tra le cause di morte (dati 2012), quelle più frequenti sono le malattie ischemiche del cuore (ischemia, infarto, angina pectoris), responsabili di 75.098 morti (più del 12% del totale).
Seguono le malattie cerebrovascolari come trombosi o ictus (61.255 morti, quasi il 10% del totale) e le altre malattie del cuore non di origine ischemica (48.384 morti, circa l’8% del totale).

Con dati del genere è davvero difficile credere nell’efficienza e nell’efficacia della nostra medicina di base e del nostro sistema di accesso alle cure specialistiche ed accertmenti vari (Recup).

Inoltre, tenuto conto che si opera praticamente solo d’urgenza (95%) per carenze innanzitutto di infermieri, nel 2014 la dotazione di posti letto negli ospedali pubblici è risultata di 3,04 per 1.000 abitanti per gli episodi acuti e di 0,58 per 1.000 per la degenza post-acuti, lungodegenza e riabilitazione, tutti valori inferiori agli standard normativi.

Resta da chiedersi se sia legittimo che le Regioni – con una tale emergenza – non abbiano autorizzato e non autorizzino l’accesso strutture private tramite impegnativa, se entro 15 giorni non sono in grado di mandare a visita od a controllo il paziente.

Nel 2014, la spesa sanitaria pubblica pro capite è stata di 1.817 euro, in linea con il valore dell’anno precedente tra quelli che spendono meno). Nell’ultimo anno, per esempio, il Canada ha speso oltre il 100% in più per ogni cittadino rispetto all’Italia, la Germania il 68% in più …

Prendiamo atto che lì i servizi sanitari pubblici sono erogati tramite polizze assicurative e strutture sanitarie private … e non dal solito carrozzone di luminari, affaristi e politicanti.

Demata

Tamir Rice, Cleveland ed il razzismo al contrario

26 Apr

23 novembre 2014, Cleveland – un ragazzo dodicenne presta una pistola ad aria, con proiettili di plastica, ad un proprio coetaneo, Tamir Rice, che andava al Cudell Recreation Center e iniziava a puntarla sulle persone.
Un passante chiamava la polizia segnalando anche che la persona era “molto giovane” e che l’arma probabilmente non era vera. Due agenti rispondevano alla chiamata ad “alta priorità” ed intervenivano.

Dal filmato di una telecamera di controllosi vede il ragazzo mettere mano alla pistola mentre la pattuglia si avvicinava e, a quel punto, i poliziotti hanno aperto il fuoco e uno dei proiettili colpiva il dodicenne allo stomaco.
A dicembre del 2015 il Grand Jury dell’Ohio aveva deciso di non procedere contro l’agente di polizia. Il procuratore della Cuyahoga County, Tim McGinty, aveva definito “indiscutibile” il fatto che il bambino stesse tirando fuori la finta arma quando venne colpito e aveva aggiunto che i poliziotti non avevano avuto modo di capire che si trattasse di una pistola ad aria compressa.

Utile aggiungere che la famiglia del dodicenne che aveva fornito la pistola a Tamir non è stata chiamata in giudizio, nonostante fosse responsabile della custodia dell’arma. Nessun addebito ai familiari di Tamir, nonostante il ragazzo se ne andasse in giro, apparentemente armato, a minacciare le persone.
Anzi, pochi giorni fa, il tribunale distrettuale di Cleveland ha stabilito che la città pagherà alla famiglia sei milioni di dollari per omissione di soccorso, in quanto gli agenti avrebbero dovuto ‘salvarlo da se stesso’.

Secondo i legali della comunità afroamericana di Cleveland, “la razza è ancora un serio problema in questo Paese e nel sistema di giustizia penale” … e si vede.

Demata

Bonus docenti: come funziona

20 Apr

 Il MIUR ha emanato la ‘circolare’ sul Bonus Docenti, che ha prodotto immediate lagnanze dei sindacati., che a loro avviso, “ha disatteso nella sostanza gli impegni che si era assunto al fine di evitare contenzioso e conflitto nelle scuole”.
Ma di cosa si tratta?

La Buona Scuola (Legge 13 luglio 2015, n. 107) prevede:

  1. uno stanziamento di 200 milioni di euro annui “per la valorizzazione del merito del personale docente” (art. 1 comma 126)
  2. l’assegnazione annuale al personale docente di una somma (bonus) avviene sulla base di motivata valutazione  sulla base dei criteri individuati dal comitato per la valutazione dei docenti. Il comitato e’ costituito da tre docenti, due rappresentanti dei genitori /studenti (art. 1 comma 127)
  3. il bonus e’ destinato a valorizzare il merito del personale docente di ruolo e ha natura di retribuzione accessoria (art. 1 comma 128).

Il CCNL Scuola (lettera l) dell’articolo 6 comma 2) include tra le materie di contrattazione integrativa la “retribuzione accessoria” e, precisamente, “i criteri per l’attribuzione dei compensi accessori al personale docente, educativo ed ATA”, ma indica anche (lettera n) che “i nominativi del personale utilizzato nelle attività e progetti retribuiti sono materia di informazione successiva”.

Dunque,

  1. in base alla Buona Scuola, il comitato di valutazione individua i criteri di valutazione dei docenti che conferiscono, altresì, un merito per l’accesso ad una retribuzione accessoria
  2. in base al Contratto di lavoro, i criteri con cui viene ripartita questa retribuzione accessoria sono materia di contrattazione integrativa, dato che il bonus NON ha una cifra minima o massima a cui attenersi per ogni docente
  3. il Collegio dei Docenti (come il Consiglio d’Istituto) – nel conferimento del mandato a chi li rappresenterà nel Comitato – possono formulare proposte in materia di criteri, entro le competenze di indirizzo attribuitegli dalla norma (T.U. Norme Istruzione)
  4. il Dirigente scolastico garantisce la regolarità e la puntualità di questo iter, cioè la legalità, l’efficacia e l’efficienza.

I criteri per la valorizzazione dei docenti ammissibili per l’accesso ai compensi accessori denominati ‘bonus’ – e, dunque, da ripartirsi in contrattazione integrativa – sono (comma 129 p.3. Legge 13 luglio 2015, n. 107):

  1. la qualita’ dell’insegnamento
  2. il contributo al miglioramento dell’istituzione scolastica e del successo formativo e scolastico degli studenti
  3. il potenziamento delle competenze degli alunni e l’innovazione didattica e metodologica
  4. la collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche
  5. le responsabilita’ assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.

E le scuole che vorrebbero premiare la presenza in classe o alle riunioni? Qui parliamo di ‘meriti’ e quelli sono doveri …

Demata

Carceri senza giustizia?

18 Apr

Il rapporto Galere d’Italia di  Antigone  offre un quadro eclatante di come sia perseguito il crimine in Italia:

  1. alla data del 31 marzo 2016 i detenuti erano 53.495
  2. quasi quattromila detenuti non dispongono del posto-letto regolamentare e – se vogliamo garantire una qualità della vita minima – andrebbero costruiti diversi nuovi istituti di pena, sempre che non si vogliano riutilizzare qualcuna delle tante strutture di cui il Demanio non sembra saper cosa farsene
  3. poi ci sono quasi trentamila condannati alla detenzione con pena definitiva che – però – non la stanno scontando in carcere, dei quali più di un terzo è in detenzione domiciliare, 12.465  in affidamento in prova al servizio sociale, 6.457 in lavori di pubblica utilità, 724 in semilibertà
  4. a questi si aggiungono quelli che dovrebbero essere detenuti già durante la fase cautelare, di cui ben 7818  hanno usufruito della messa alla prova e 10.112 sono sotto indagine dei servizi sociali prima della decisione giudiziaria.
  5. infine, ci sono almeno 20.000 stranieri che hanno commesso reati ed esplusi anzichè detenuti, che permangono nel nostro territorio più o meno liberamente
  6. tutto questo apparato ha un costo per lo Stato di 3 miliardi di euro all’anno, con un costo per detenuto di circa 4.400 euro mensili, mentre nel Regno Unito  di 4.600 euro, in Francia di 3.100 euro, in Spagna di 1.650 euro.

In base al nostro Codice Penale e dei reati pervenuti a sentenza, dunque, dovrebbero essere oltre 130.000 i detenuti in Italia, di cui ben oltre la metà circola – viceversa – a piede libero o semilibero e per i quali dovremmo prevedere una spesa praticamente doppia.

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, dichiara che «gli interventi legislativi verso la decarcerizzazione e la crescita significativa delle pene alternative sono gli aspetti di cui vado più orgoglioso perché modificano le condizioni carcerarie in modo strutturale: se fino a qualche anno fa per ogni quattro detenuti c’era un solo soggetto a esecuzione penale esterna, ora il rapporto è quasi di uno a uno e la percentuale di revoca di una misura alternativa per nuovo reato commesso durante l’esecuzione è dello 0,79%».

Ma i reati commessi che pervengono a conoscenza della Giustizia sono decisamente pochi in Italia, se le statistiche europee raccontano che siamo il paese con meno crimini d’Europa …e di questi sono forse la metà quelli che non restano ad opera di ignoti e ancor meno sono quelli di cui si perviene a sentenza.
Inoltre, se un detenuto su due non è in carcere, la percezione generale è certamente quella di impunità ed insicurezza.

E’ vero che Andrea Orlando non è il ministro degli Interni che è preposto alla nostra sicurezza, a lui compete il funzionamento degli istituti di pena, ma … non è neanche il ministro dell’economia e delle finanze … se le risorse mancano e tante condanne divetano poca cosa, è a lui che tocca di batter cassa.

Demata

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 68 follower