De Benedetti e la crisi politico-economica: andrà peggio, tutti avvisati

28 Set
Questa la sintesi dell’intervista a Carlo De Benedetti, mconsigliere di sorveglianza della Compagnie financière Edmond de Rothschild Banque di Parigi e padre di Marco, Managing Director e Co-Head dell’Europe Buyout Group di The Carlyle Group ed Amministratore di Save the Children Italia Onlus, su La Repubblica di oggi:
 
– Se vincesse il no, Renzi dovrebbe dimettersi il giorno dopo. … Berlusconi aspetta col cappello in mano. Comunque finisca il referendum, ci guadagna: anche se vince il sì, Renzi avrà bisogno di lui.
 
– Negli Usa non si può escludere una vittoria di Trump; anche perché il candidato democratico è percepito come antipatico, passato, freddo, come puro establishment. Per il mondo occidentale, una tragedia. Il protezionismo americano aggraverebbe la nostra crisi. (ndr. ecco cosa veramente preoccupa di Trump: non i toni, bensì la deglobalizzazione degli USA … )
 
– La democrazia nasce con il declino delle monarchie e della nobiltà e con l’ascesa della borghesia. Anche in Italia la democrazia si afferma dopo la guerra, quando si è creata una classe media. Oggi proprio la progressiva distruzione della classe media mette a rischio la democrazia; senza che si sia risolto il problema della stagnazione. Peggiorato dalla folle scelta europea dell’austerity in un periodo di piena deflazione, il che equivale a curare un malato di polmonite mettendolo a dieta.
 
– Siamo alla vigilia di una nuova, grave crisi economica. Che aggraverà il pericolo della fine delle democrazie, così come le abbiamo conosciute. Di sicuro per combattere i populismi appare inevitabile che al partito di Renzi si sommino una parte dei voti e dell’apparato del centrodestra.

– Una patrimoniale? «Non è il nome esatto, perché dovrebbe includere anche i redditi, tranne quelli da lavoro. L’energia umana è molto più importante del petrolio. Un’operazione di grande coraggio. Abbattere le imposte sul lavoro. Il lavoro è la sola cosa che conta; il resto è sovrastruttura. Il lavoro è dignità. Un Paese in cui manca il lavoro conosce prima o poi turbe sociali e sommovimenti».

Dunque, al di là della simpatia – antipatia del personaggio, tre cose sono chiare:

– la Crisi peggiora perchè il Neoliberismo ci ha portati al disastro, abbattendo il reddito reale di gran parte della popolazione occidentale, e l’Austerity l’ha resa stagnante, impedendo al Mercato di stabilizzarsi secondo le proprie leggi
– sono necessarie riforme importanti nei sistemi fiscali e dei settori di spesa degli Stati, trasferendo i prelievi dalla produzione ai redditi e le spese dall’assistenzialismo centralista alla coesione sociale nazionale
– l’emergere dei populismi e degli estremismi richiede l’unione d’intenti di tutti i veri riformisti. Liberali, socialisti o cattolici che siano.

Demata

Perchè Renzi ha perso la fiducia dell’Europa

27 Set

Il miglior risultato italiano nel 2014 annunciato dall’Istat (e parliamo di un quasi 50% in più, ebbene sì) dimostra che le misure introdotte tra il 2012 e il 2013 (Monti-Letta) avevano effettivamente rilanciato il Sistema Italia.

Il peggior risultato del 2015 certifica – fuori ogni dubbio – che le politiche di Renzi-Padoan-Poletti sono state fallimentari.

E’ forte il dubbio che Renzi o i suoi abbiano ‘frenato la registrazione di dati con il subentro al Governo, onde attribuirsi successi altrui ed avere campo libero sulla finanza pubblica.

Tra pochi mesi, inizierà una sequenza di aste di BTP e BOT iperbolica: sono le cartelle quinquennali delle emissioni di Mario Monti e sono oltre 300 miliardi di euro che dovremo saldare e vendere con il rating che avremo nel corso del primo semestre 2016.

La sicumera di Renzi – agli occhi dell’Eurozona – comporta un ulteriore dubbio: che in soccorso dei nostri BTP e BOT arrivino investitori extraeuropei o, peggio, riciclatori di denaro.
Potremmo anche vendere bene le nuove riemissioni, ma … Renzi che ripropone il Ponte sullo Stretto di Messina con questi chiari di luna è davvero un pessimo segnale.

Ai tedeschi i dubbi non piacciono affatto peggio ancora le bugie, mentre i francesi non possono permetterseli con i guai che hanno.

Mala tempora currunt?

Demata

Senza Fascicoli di Fabbricato, Roma crolla (e la Regione tace)

24 Set

Ennesimo crollo a Roma ed è il quinto crollo in soli due anni.

Riepilogando, stanotte è crollata una palazzina di quattro piani a Ponte Milvio a causa delle infiltrazioni d’acqua, secondo i Vigili del Fuoco, cioè una causa che poteva prevenirsi.

A gennaio 2016 era parzialmente crollato un edificio limitrofo al  Teatro Olimpico, a causa di un cedimento strutturale derivante da lavori di ristrutturazione, cioè anche – forse – soprattutto a causa della vigilanza sui lavori negli appartamenti del condominio.

Era il marzo del 2015 quando a Monteverde lo smottamento della collina Ugo Bassi travolgeva una palazzina. Da anni il Municipio aveva chiesto interventi per gli smottamenti e il disastro poteva essere evitato.

Un mese prima, a febbraio 2015, un pannello di circa quattro metri quadrati, staccatosi per il vento dal Fungo all’Eur, è crollato da un’altezza di 60 metri. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per mettere in sicurezza la struttura dall’alto e sarebbero state diverse le parti pericolanti.

Gennaio 2015: crolla il soffitto in una sala giochi a Trastevere. Presenti 60 persone, sei feriti. Secondo i gestori, era stata da poco ristrutturata e sottoposta a tutti i controlli previsti per garantire la sicurezza dei clienti e dei dipendenti.

E, poi, in soli due anni c’è la lunga sfilza di muretti ed alberi crollati senza – per fortuna – feriti gravi.

Come ci sono i dati del Miur, quelli dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, che raccontano che in Italia solo il 39% delle scuole è in possesso del certificato di agibilità/abitabilità, della restante parte il 50% è stato costruito prima del 1971, per cui non è obbligatorio il certificato di collaudo statico ed un buon 11% – a quanto pare – funziona senza. Secondo il report di Cittadinanza Attiva di pochi giorni fa, per circa un terzo dei 690 interventi del programma #Scuolesicure gli interventi statali di riparazione sono stati inadeguati.

A questo punto della storia scopriamo che Roma (anzi tutto il Lazio, Amatrice inclusa) non ha i Fascicoli di Fabbricato e non li ha per il semplice motivo che la Regione emanò un decreto illegittimo nel 2005 (D.R. Lazio n. 6/2005) e da allora non l’ha più reiterato.

Bene a sapersi che – secondo il TAR del Lazio come confermato dal Consiglio di Stato – l’illegittimità del D.R. Lazio n. 6/2005 consisteva nel pretendere:

  1. la fornitura di dati urbanistico-tecnici in gran parte in possesso del medesimo Comune e non nella diretta disponibilità dei proprietari a meno di irragionevoli e irrazionali sforzi
  2. una “probatio diabolica” o “prova quasi impossibile” d’ogni tipo di modifica verificatasi anche in tempi assai lontani o in fabbricati d’antica costruzione
  3. la possibilità data ai comuni di poter integrare il contenuto del fascicolo con ulteriori verifiche, aggravando gli oneri in capo ai proprietari senza limiti e senza prevedere un reale contraddittorio con i tecnici chiamati a collaborare con il redattore del fascicolo.

La domanda di oggi – ahimè – è multipla:

  • il Comune di Roma è in possesso dei documenti di cui dovrebbe essere in possesso?
  • quante modifiche incondonabili (perchè pericolose) verrebbero a galla, se si prevede di imporre ulteriori controlli ai fabbricati?
  • perchè dal 2005 ad oggi nè la Giunta regionale Marrazzo, nè Polverini, nè Zingaretti si sono premurate di produrre un decreto legittimo ed applicabile? E perchè Alemanno, Marino e – oggi – Raggi non si premurano di sollecitarlo?

Eppure, i giudici del TAR del Lazio – mica i marziani a Roma di Ennio Flaiano – avevano tenuto a ben consigliare i nostri amministratori, scrivendo nella stessa sentenza: «s’appalesa più razionale, più che un obbligo generalizzato, altre formule connesse fin da subito a provvidenze o ad agevolazioni, atte a sveltire la redazione dei fascicoli per quegli edifici a più alto rischio ed ad incentivare formule collaborative da parte dei tecnici dei Comuni o scelti dagli enti. Infine, la legge non ammette interventi ed opere generalizzate sugli edifici di qualunque genere, età e condizione, sicché gli accertamenti, al fine d’evitare oneri eccessivi e senza riguardo al loro peso sulle condizioni economiche dei proprietari, devono esser suggeriti solo in caso d’evidente, indifferibile ed inevitabile necessità, se del caso con graduazione dei rimedi da realizzare». (TAR, Lazio, sez. II, sentenza 13/11/2006 n° 12320 confermata dalla Sentenza n. 1305 del 28.3.2008 del Consiglio di Stato)

Da quelle sentenze son trascorsi una decina d’anni ed è rimasto tutto fermo.

Demata

Roma spiegata al Sindaco Raggi

23 Set

Caro Sindaco,
partiamo dal fatto che non ci sono complotti e che vorremmo tutti aiutarla, visto come sta messa la nostra amata città.

Come sta scoprendo, c’è innanzitutto un problema di mentalità, che finora l’ha avvantaggiata e che – preso il potere – ritorna contro, per legge di azione e reazione.

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E’ difficile parlare della mentalità romana senza annotarne il polimorfismo dela morale cattolica, ovvero la capacità di modellarsi nel modo più utilitaristico possibile.

La vicenda di Callisto e Ippolito papi e il falso editto di Costantino ben chiariscono metodi e scopi della nascente organizzazione teocratica …
D’altra parte, eravamo nella Roma che usciva da mezzo secolo di bengodi e di complotti, sempre incapace ad autogovernarsi senza ricorrere a risorse altrui … da cui l’esigenza di espandere ad libitum l’Imperium.

In un contesto simile, con una tradizione ‘etica’ millenaria, la Politica romana dovrebbe ricordare la grande lezione repubblicana di Menemio Agrippa che se ‘semo solo noi’ si scompare dalla Storia.
Una delle frasi più famose di Giulio Andreotti è “quando i romani erano solo due, uno uccise l’altro”: le fazioni – e solo dopo l’avidità – furono (e sono) la rovina di Roma dalla fondazione stessa.

Ne prenda atto ed inizi a governare, cioè ad esercitare l’arte del compromesso e della concertazione.

L’altro aspetto che lede dalle fondamenta la nostra capitale e la nostra società è l’idea che il mondo sia ingiusto perchè esistono persone più ricche di altre, che tramano contro la comunità, e che chi pensa a divertirsi sarà, nella sostanza, punito.
Tutti credono che sia colpa di Marx e Lenin, ma leggendo i versetti di Luca 6,24-26 troverete scritto “guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora siete potete divertirvi, perché sarete afflitti e piangerete.”
Prima di San Luca nessuno mai aveva affermato cose simili.

Se l’astio verso chi persegue il “diritto alla gioia” è il limes che separa i credenti di una qualche religione dagli integralisti, la diffidenza verso chi investe denaro e tempo in attività che portano lavoro e benessere a tutti è una follia distruttiva della coesione sociale di un popolo intero. Figuriamoci di una città.

Ne prenda atto ed inizi a governare, cioè a far capire che lei non è più la candidata dei Cinque Stelle, bensì il Sindaco di tutti i romani.

Infine, c’è da ricordare che Sant’Agostino scrisse che “il Signore conosce quelli che sono suoi e ciascuno di loro che chiede, riceve”.
Questo significa – innanzitutto – che se non è l’operosità, la ragione o la sorte a conferire il successo agli uomini, ma solo la loro ‘affiliazione a Dio’ a prescindere se l’intento sia santo o malvagio.
Una mentalità così può, forse, andare bene in una teocrazia od una monarchia assoluta, ma è del tutto inappropriata nel mondo moderno, dato che lascia la comunità sprotetta dagli speculatori e dai demagoghi.
Il tutto senza parlare del fatto che se sei malato e non arriva il miracolo che ti guarisce … sotto sotto te lo sei meritato. Sant’Agostino dixit.

Ne prenda atto ed inizi a governare, dimostrando che non sono un miracolo dei servizi comunali e sociosanitari almeno alla pari di quelli di Milano nel 1990.

Se, poi, la mentalità dei Cinque Stelle romani è ancora quella di credere che la volontà politica sia superiore alle leggi di mercato od a quelle della tecnica e della scienza,  che alla fin fine si rinvia tutto di cinque anni e qualche ulteriore debito per tutti, che magari dei bisogni dei cittadini e del funzionamento della città torna ad occuparsene qualcun altro (la Prefettura) mentre voi dibattete, … sarebbe il caso di spiegarlo almeno ai Grillini delle altre regioni.

Demata

P.S. Il gruppo Suez ha aumentato la sua partecipazione nella società capitolina dei servizi ambientali ACEA, passando dal 12,4 al 23%, grazie all’acquisto di azioni dal gruppo Caltagirone. L’affare proietta i francesi come primo socio privato di Acea, dietro al Comune che ha la maggioranza assoluta.
Che fa? Privatizza un po’ di Acea per trovare i quattrini per non privatizzare Atac e non mettere in riga AMA e i servizi diretti del Comune? Perdiamo entrate per sostenere sprechi? I Francesi entreranno anche in AMA?

 

Cosa non sappiamo sulla medicina, ma dovremmo sapere?

23 Set

Charles Darwin non si espresse sulle implicazioni del suo lavoro riguardo la medicina, anche se i biologi hanno apprezzato subito la teoria dei germi della malattia e le sue implicazioni per la comprensione dell’evoluzione dei patogeni, così come il bisogno di un organismo a difendersi contro di loro.

Principal Varieties of Mankind, 3 May 1850.

Portraits by the British artist John Emslie – published by James Reynolds, London, 1850-1860. (Photo by SSPL/Getty Images)

 

La medicina, a sua volta, “si ispirò ad un fisica meccanicistica, derivante da Galileo, Newton e Descartes …. con il risultato che, assumendo questo modello, la medicina è meccanicistica, materialistica, riduzionista, lineare, causale e deterministica (in grado di previsioni precise) nei suoi concetti. Essa cerca spiegazioni per le malattie o per i loro sintomi,in singoli cambiamenti materiali all’interno del corpo”. (Weiner H). ” Note per una medicina evolutiva ” . 1 luglio 1998 Psychosom Med 60 (4):.. 510-20 PMID 9.710.299 )

Questa grave sottovalutazione è probabilmente dovuta al fatto che “L’origine delle specie” di Darwin è stata elaborata nella prima metà del XIX secolo e pubblicata il 1 ° luglio 1858, mentre il ‘melting pot’ iniziata solo anni dopo, con il Colonialismo e l’Industrialesimo.
Dopo 150 anni di mescolamento di etnie, è avvenuto per anni un radicale cambiamento di stili alimentari e con l’industrializzazione siamo tutti esposti a fattori ambientali molto diversi da quelle di 200 anni fa.
E pensare che gli occidentali e i nativi americani avevano da poco (due secoli) affrontato lo shock della introduzione reciproca di cibi e stili di vita che i loro nonni non conoscevano nemmeno.

Il pioniere è stato un etologo, Nikolaas Tinbergen, che nel 1963 ha pubblicato “su obiettivi e metodi dell’etologia”, con una grande rilevanza per la medicina, affermando che “tutti i tratti biologici hanno bisogno di due tipi di spiegazioni, sia immediate ed evolutive.

La spiegazione ‘immediata’ per una malattia descrive ciò che è sbagliato nel meccanismo del corpo dei individui affetti da esso. Una spiegazione evolutiva è completamente diversa. Invece di spiegare perché le persone sono diverse, si spiega il motivo per cui siamo tutti allo stesso modo vulnerabili alle malattie. Perché abbiamo tutti i denti del giudizio, un’appendice, e le cellule che possono dividersi fuori controllo “(Randolph Nesse MD / University of Michigan -” Evolutione: la base scientifica della medicina “(Lancet 372 (Suppl 1): S21-7. dicembre 2008)

Gli sviluppi chiave arrivarono da Paul Ewald nel 1980, “Biologia evolutiva e il trattamento dei segni e sintomi di malattie infettive”, e da Williams e Nesse nel 1991, “L’alba della medicina darwiniana”.

La medicina evoluzionistica o medicina darwiniana è l’applicazione della teoria evoluzionistica moderna per comprendere salute e la malattia. L’obiettivo della medicina evoluzionistica è quello di capire il motivo per cui le persone si ammalano, non semplicemente come si ammalano.
La moderna ricerca medica e la pratica si è concentrata sui meccanismi molecolari e fisiologici alla base della salute e della malattia, mentre la medicina evoluzionistica si concentra sulla questione del perché l’evoluzione ha plasmato questi meccanismi in modo che ci possono rendere sensibili alla malattia. L’approccio evolutivo ha portato importanti progressi nella nostra comprensione del cancro, malattie autoimmuni e anatomia. Le scuole mediche dovranno integrare approcci evolutivi come verranno aggiunti i curricula medici più adeguati agli standard.

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Gli esseri umani si sono evoluti per vivere come semplici cacciatori-raccoglitori in piccole bande tribali, con uno stile di vita e un ambiente molto diverso rispetto a quello affrontato da esseri umani contemporanei. Questa modifica rende gli esseri umani presenti vulnerabili ad una serie di problemi di salute, chiamate “malattie della civilizzazione”, e “malattie del benessere”.

Gli esseri umani si sono evoluti per vivere all’aperto e sfruttare alla bisogna le risorse che trovavano a loro disposizione. Si sono evoluti così dall’età della pietra e gli ambienti di oggi causano disturbi se non malattie potenzialmente letali”.
“Ambienti moderni possono causare molte malattie esempio-per, sindromi da carenza, come lo scorbuto e rachitismo” (Williams, 1991)
In contrasto con la dieta dei primi cacciatori-raccoglitori, la dieta occidentale moderna spesso contiene elevate quantità di grassi, sale e carboidrati semplici, che comprendono zuccheri raffinati e farine. Per non parlare del cibo che venne introdotto dalle Americhe.” (Eaton SB 2006). “La dieta ancestrale umana: che cosa è stata e come dovrebbe essere un paradigma per l’alimentazione contemporanea?”. Proc Nutr Soc 65 (1):. 1-6. Doi : 10,1079 / PNS2005471 . PMID 16.441.938)

Gli adattamenti (o mutazioni persistenti) possono verificarsi solo se sono evolutive.
Alcuni adattamenti che impediscano buona salute non sono quindi possibili, come al DNA non può essere totalmente impedito di subire la una replicazione corrotta (il rischio di cancro).

Molti sintomi e le malattie comuni sono distribuiti in modo diverso a seconda del nostro genoma come: febbre / vomito (come risposte funzionali alle infezioni o ingestione di tossine); gas intestinale (come prodotto della digestione di fibra); allergie (risposta immunitaria iper reattiva); diete moderne e diabete di tipo 2; l’autismo (eventuali malfunzionamenti della teoria della mente- modulo); lieve depressione o ansia (come risposte funzionali a stress); gene per la resistenza della malaria che, in forma omozigote, provoca anemia falciforme.
Come anche è generalmente nota la dipendenza dal genoma dei diversi tipi di sangue e di sistema immunitario, l’altezza, la predisposizione a varie forme di cancro, la pigmentazione della pelle, la protezione dai raggi UV, la sintesi cutanea di vitamina D, l’emocromatosi e le porfirie .

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Poi, ci sono (e questa è una lista parziale) delle malattie su cui gli scienziati stanno discutendo o confermando un’origine evolutiva, come il tessuto adiposo nei neonati umani, l’artrite e altre malattie infiammatorie croniche, l’invecchiamento, la malattia di Alzheimer, la menopausa, mestruazioni, l’aterosclerosi, l’artrite e altre malattie infiammatorie croniche, la fibrosi cistica, l’occlusione dentale, la diarrea, l’ipertensione essenziale, febbre, l’ipertensione gestazionale, la gotta, la carenza di ferro, , l’obesità, la fenilchetonuria, la reattività ai placebo, l’osteoporosi, il polimorfismo cellulare, l’anemia falciforme, i disturbi delcomportamento, il cancro al sistema riproduttivo delle donne.

Il principale riferimento scientifico è Nesse, RM; et al. (2009). “Making evolutionary biology a basic science for medicine” . Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America . 107. PNAS. Suppl 1 (suppl_1): 1800–7. doi : 10.1073/pnas.0906224106 . PMC 2868284 . PMID 19918069

Meno miracoli, più scienza = più salute e meno spesa.

Demata

Qui di seguito, un elenco di studi o articoli sui progressi nell’approccio evolutivo alla malattia più significativi:

1. Stearns SC (2005). “Issues in evolutionary medicine”. Am. J. Hum. Biol . 17 (2): 131–40. doi : 10.1002/ajhb.20105 . PMID 15736177 .
2. Eaton, S. Boyd; Konner, M; Shostak, M (April 1988). “Stone agers in the fast lane: chronic degenerative diseases in evolutionary perspective” . American Journal of Medicine . 84 (4): 739–749. doi : 10.1016/0002-9343(88)90113-1 . PMID 3135745 . Retrieved 2010-06-18 .
3. Williams, GC (1991). The dawn of darwinian medicine.Europe PubMed Central, 66(1), 1-22. doi : 10.1086/417048
4. Eaton SB, Strassman BI, Nesse RM, Neel JV, Ewald PW, Williams GC, Weder AB, Eaton SB 3rd, Lindeberg S, Konner MJ, Mysterud I, Cordain L (2002). “Evolutionary health promotion” (PDF). Prev Med . 34 (2): 109–18. doi : 10.1006/pmed.2001.0876 . PMID 11817903 .
5. Eaton SB (2006). “The ancestral human diet: what was it and should it be a paradigm for contemporary nutrition?”. Proc Nutr Soc . 65 (1): 1–6. doi : 10.1079/PNS2005471 . PMID 16441938 .
6. Abuissa H; O’Keefe JH; Cordain, L (2005). “Realigning our 21st century diet and lifestyle with our hunter-gatherer genetic identity” (PDF). Directions Psych . 25 : SR1–SR10.
7. Eaton, S. Boyd; Cordain, Loren; Sebastian, Anthony (2007). “The Ancestral Biomedical Environment” (PDF). In Aird, William C. Endothelial Biomedicine . Cambridge University Press. pp. 129–34. ISBN 0-521-85376-1 .
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9. Cordain, L., Gotshall, RW and Eaton, SB (Jul 1998). “Physical activity, energy expenditure and fitness: an evolutionary perspective” (PDF). Int J Sports Med . 19 (5): 328–35. doi : 10.1055/s-2007-971926 . PMID 9721056 .
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13. Williams, George; Nesse, Randolph M. (1996). “Evolution and healing”. Why We Get Sick: the new science of Darwinian medicine . New York: Vintage Books. pp. 37–8. ISBN 0-679-74674-9 .
14. Eaton SB, Eaton SB, Konner MJ (April 1997). “Paleolithic nutrition revisited: a twelve-year retrospective on its nature and implications”. Eur J Clin Nutr . 51 (4): 207–16. doi : 10.1038/sj.ejcn.1600389 . PMID 9104571 .
15. Eaton SB, Konner M (January 1985). “Paleolithic nutrition. A consideration of its nature and current implications”. N. Engl. J. Med . 312 (5): 283–9. doi : 10.1056/NEJM198501313120505 . PMID 2981409 .
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1952-1963, la generazione che paga per tutti

22 Set

sisifo21Sono uno dei nati tra il 1952 e il 1963, a partire dai 17 anni di età verso contributi sul mio fondo pensione e, arrivato a 58 anni, mi ritrovo con oltre 40 anni di età contributiva, ma anche con un po’ di malattie croniche, di cui una congenita – riconosciuta solo nel 2009 – che mi obbliga da sette anni ed ogni settimana ad infondere in ospedale un farmaco salva vita.

Per ottenere un’invalidità superiore al 74% e la gravità ho impiegato cinque anni e ci sono riuscito solo citando in giudizio l’Inps.
Per dimostrare che i fattori d’aggravio certificatimi da esperti internazionali erano incompatibili con il mio lavoro ed essere protetto /ricollocato, ho impiegato sei anni, una dozzina di accessi in pronto soccorso e non so quante urgenze mediche, più due visite del medico competente di cui una durata otto mesi.

Intanto il tempo passava e i governi:

  • prima hanno innalzato l’età contributiva del 17% portandola da 35 anni a 42 e vari mesi,
  • poi hanno eroso i 5 anni di scivolo pensionistico per le malattie congenite, di cui avrei goduto se dichiarato invalido grave entro il 2011 …
  • infine, da anni Inps e ministero competente si astengono dal dare seguito a quesiti e accessi agli atti volti a conoscere la mia situazione previdenziale.

Infatti, molti anni prima (tra il 1992 e il 1995) due governi avevano trasformato i nostri fondi pensione in un sistema previdenziale universale, ma non è che qualcuno venne a chiederci il permesso, non almeno secondo quanto prevede l’art. 39 della Costituzione.

Aggiungiamo che – vinta la battaglia con il medico competente – la ripresa del lavoro in soli quattro mesi mi è già costata due pronti soccorsi e un notevole incremento di farmaci e … che io avevo chiesto il prepensionamento in base ad un decreto dello stesso Mario Monti (sic!).

Adesso, proprio mentre i nati tra il 1952 e il 1963 – cioè io – vanno ad approssimarsi ai fatidici 42 anni e vari mesi contributivi, il governo del Nazareno vuole incrementarci l’età pensionabile, rendendola obbligatoria a 65 anni dopo aver impennato quella contributiva ed ostacolato in ogni modo gli invalidi.

Morale della favola, una bella fetta di nati tra il 1952 e il 1963 (tra cui io) si ritroverà – da invalido grave – a lavorare per 45-47 anni, onde sostenere le pensioni di chi (70enne o 40enne) non ha od avrà lavorato neanche 30 anni in tutto.

Sullo sfondo l’inspiegabile silenzio dei sindacati (lo ha ammesso persino Mario Monti) dinanzi ad interventi draconiani sui Fondi Pensione di uno specifico gruppo anagrafico, già in larga parte contribuiti e già rinviati di un quinquennio, persino agli invalidi gravi.

A quando un ministro del lavoro e delle politiche sociali, che abbia come scopo verso i lavoratori di “prevedere ed assicurare mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”?

Visto che si parla tanto di Costituzione, quand’è che prendiamo atto c’è qualcosa di incostituzionale nel Fiscal Compact, almeno per quanto riguarda l’applicazione che ne danno Monti – Padoan e Fornero – Poletti?

E quando constateremo che l’Inps non ha più nulla a che vedere con il mandato costituzionale per cui nacque, nè con la previdenza universale e tanto meno con i fondi pensione, se non è prevista la possibilità di prepensionarsi per chi ha lavorato 30-35 anni e soffre di patologie croniche od oncologiche?

Qui non parliamo di ‘stato sociale’ o di ‘beneficenza’, ma di contributi effettivamente versati e non riscuotibili (con i relativi montanti previsti) neanche dopo 30 anni. E’ legale una roba così?

Demata

Coesione sociale = sicurezza, protezione, sanità, istruzione

21 Set

Il maggior rischio per l’Italia è quello dato dal persistere di una classe dirigente che, abbagliata dal carrozzone mediatico o dalle torri accademiche, dimentichi che il compito del Governo – qualunque sia la forma di Stato  – è quello di garantire sicurezza, protezione sociale, cure mediche appropriate, istruzione adeguata alle opportunità.

Il compito della politica è quello di coagulare nel dialogo i conflitti e le tensioni, come i divergenti interessi, che sono intrinsechi alle società umane, al fine di dotare i tecnici e i cittadini di norme semplici e chiare, ovvero atte a garantire la coesione sociale.

Solo nelle cleptocrazie (interne o coloniali) la politica si fonda unicamente sul conflitto di fazione e non per la condivisione di un benessere generale: non è una questione etica, bensì intrinseca alla sopravvivenza stessa della comunità.

Senza la coesione sociale ed il costante lavoro per mantenerla, lo Stato diventa una sorta di contenitore territoriale privo di altro scopo per la politica, che non sia il mantenimento di uno status quo sempre più arcaico, sempre più obsoleto, sempre più causa di declino e degrado.

Come accadde per l’Assolutismo Monarchico, oggi le Democrazie neoliberiste affermatesi a partire dagli Anni ’80 non rispondono all’esigenza primaria che ne determina l’esistenza stessa: proteggere il popolo, tutelare i cittadini onesti, essere garanti della coesione sociale.

Coesione sociale: qualcosa di molto diverso e ben più indispensabile dello ‘Stato Sociale’ perorato dai cattolici e dalle sinistre.
Sicurezza dei cittadini e del territorio, protezione sociale, cure mediche appropriate, istruzione adeguata: riuscirà Matteo Renzi a riportare la Politica ad occuparsi di quello che la Costituzione richiede?

Demata