Il MES è incostituzionale?

9 Dic

Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati, fu ratificato dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011.

Va da se che ci sia un fondo finanziario europeo a garanzia della stabilità (una volta si chamava liquidità) della Zona Euro.

C’è chi dice che è incostituzionale, ma in Costituzione è scritto:

Articolo 97 = Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.

Articolo 119 = I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.

Quanto all’Articolo 11 = L’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni.

Pace e giustizia tra le Nazioni, vedi l’annosa questione dell’Istria o quella del Sud Tirol oppure … dell’Autonomia siciliana. Nel caso del MES – invece – parliamo di moneta e della finanza che va a sostenerla.

Demata

Dopo Renzi, di nuovo Renzi

9 Dic

Visto come sta andando, dopo il NO al Referendum, il ‘dibattito’ politico  – tra iperboli e disinformazione – vale la pena di fare il punto della situazione.

Innanzitutto, la ‘rottamazione’ non dipende da Renzi, ma dal corso delle cose che rendono oboslete idee e metodi, strumenti e strategie.
Il buon Matteo voleva sì rottamare, ma solo dando una sforbiciata ai vertici, avvicendandoli, pur di salvare il ‘sistema’ per altri 30 anni.
Senza di lui, la rottamazione continua e più di prima o sarà vittoria per i populisiti.
E, comunque, non siamo ridicoli, viviamo ormai da vent’anni quasi nel III Millennio e nella società dell’Informazione … mica possiamo continuare a bloccare il paese in nome di Bob Dylan e Dario Fo …

Infatti, il NO al Referendum ha salvato la forte autonomia regionale, che la vigente Costituzione prevede.
E, salvando il Titolo V, il NO ha bloccato il tentativo di ricondurre a Roma decisioni ed appalti.
L’analisi della propaganda e del voto può ben chiarire chi e dove se ne sarebbe avvantaggiato: di sicuro non Milano, Napoli, Torino, Venezia.

E, se il Federalismo ‘resta al suo posto’, va ricordato che la Costituzione prevede una repubblica ‘parlamentare’, al quale sistema tipicamente si addice un sistema elettorale ‘proporzionale’.
Ed, infatti, già il Porcellum s’è visto tagliare i premi di maggioranza dalla Suprema Corte.
Figuriamoci l’Italicum, che con il 17% dei voti si può conquistare la maggioranza per cinque anni.

Restano i debiti, sottoscritti a nome degli italiani per ruberia ‘personale’ e/o per elargizione ‘sociale’ … lo chiamavano Consociativismo e, persino, l’Ammucchiata.
Eppure, c’è ancora chi – in nome dell’Onestà – pretende di non saldarli come da impegno preso. Anzi, se la prende con “i paletti dell’Unione Europea’, mentre si chiamano – volgarmente – cambiali, ‘buffi’.

Sempre a proposito di Europa, chi ha voglia di chiacchierare con le tasche vuote se la prende con i tecnocrati stranieri.
Come se non fosse che anche i nostrani son vent’anni che dicono che Previdenza e Sanità vanno riportate a Casse e Mutue per i lavoratori assicurati.
O che il costo e il numero degli addetti della Pubblica Amministrazione è eccessivo, se messo in rapporto all’efficienza e alla semplificazione.
Non a caso Inps, Sistema Sanitario e P.A. spendono sempre di più, debito e interessi crescono, le tasse pure.

Il NO ha fermato (estinto?) tutto il processo di riaccentramento su Roma ed il Centro Italia delle filiere decisionali iniziatosi con il Governo Prodi bis.

Tuttavia, non ha fermato Renzi.
Anzi, è evidente che l’avesse messo in conto da tempo e ha ‘approfittato’ del referendum per dimostrare che ha dalla sua parte il 40% degli elettori e, dunque, ha riaggregato la vecchia Democrazia Cristiana

Demata

8 dicembre, festa pagana

8 Dic

La celebrazione cattolica dell’8 dicembre riguarda l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria nel grembo di Sant’Anna e non quella erroneamente creduta di Gesù.

Questo il motivo per cui Maria non fu, dunque, concepita nel peccato originale e poi redenta, bensì concepita senza peccato originale. La credenza, nella sua forma più antica, risale al settimo secolo, quando le chiese d’Oriente iniziarono a celebrare la festa della Concezione di Sant’Anna, la madre di Maria.

La celebrazione fu estesa a tutto l’Occidente da Papa Sisto IV,  il quale, nel 1483, minacciò di scomunica coloro che si opponevano alla dottrina dell’Immacolata Concezione.
Dopo diversi secoli ed estinta ogni opposizione, “l’Immacolata Concezione” fu dichiarata ufficialmente un dogma della Chiesa l’8 dicembre 1854, da Papa Pio IX.

Prendiamo atto che son serviti 2000 anni per affermare la verginità della madre di Maria, cioè la nonna di Gesù, e che fino al 1500 nessun cristiano europeo neanche si sognava nulla di quanto.
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E c’è qualcos’altro da sapere: l’8 dicembre è una data importante da diversi millenni, ben prima dell’avvento di Cristo.

Già, gli antichi egizi celebravano in questo giorno Nieth, dea armata di arco e frecce, protettrice della caccia e della morte, venerata a Sais.

Secoli dopo, in Grecia, l’9 dicembre era il giorno in cui avevano luogo i festeggiamenti in onore della figlia di Zeus e Tami, la dea Dike (o Astrea), vergine protettrice della giustizia, dei tribunali ed inflessibile punitrice dei delitti.

Per i romani, l’8 dicembre si svolgevano i Tiberinalia, cerimonie per la purificazione e benedizione delle acque e delle sorgenti.

Andando alla preistoria italica, ancora oggi, ogni anno all’alba dell’8 dicembre,  nella città di Atri si svolge la Notte dei Faugni (dai rituali pagani Fauni Ignis).

Demata

Consultellum, una soluzione

6 Dic
Il Consultellum è un sistema elettorale proporzionale con uno sbarramento dell’8 per cento per i singoli partiti e del 20 per cento per le coalizioni.

In parole povere, PD, M5S, NCD e FI avrebbero la certezza, sia come partiti sia come coalizzati, di superare lo sbarramento. Anche i Liberali – se uniti – avrebbero molte possibilità di superare lo sbarramento.
Lega, FdI e Sinistra sarebbero irrimediabilmente fuori, a meno che non si vorrà considerare lo sbarramento come regionale e non nazionale.
 
Considerato che una legge elettorale deve stare almeno a due requisiti (rappresentatività, governabilità), sembrerebbe che la Corte Costituzionale abbia anche fornito una soluzione.

Demata

Analisi del voto referendario

6 Dic

fullCosa possiamo imparare dal trionfo dei NO al referendum costituzionale?

  1. C’è un 10-15% dell’elettorato che solitamente si astiene, ma che va a votare ben sapendo di fare la differenza, allorchè ritiene che vi possa essere un pericolo grave per la nostra democrazia, specie se si tratta di un ‘voto secco’ come un ballottaggio od un referendum.
  2. I municipi centrali delle grandi città come Roma hanno preferito il SI, mentre gli altri prevalentemente NO. Ecco il segno di una divisione profonda tra gli italiani: da un lato l’alta borghesia, l’accademia, i media, lo zoccolo duro della PA e il sottobosco sussidiato, dall’altro gli italiani.
  3. I giovani hanno prevalentemente votato NO e lo hanno fatto per un semplice motivo: non c’è posto per loro in questo ‘mondo’ senza turn over e senza riduzione di burocrazia e tasse, valorizzare i beni pubblici (ergo senza defalcare la spesa pubblica, liberalizzare il comparto assicurativo, sviluppare gli affidamenti pubblici a fondazioni)
  4. Napoli, anche questa volta, non ha votato. Eppure si trattava della Costituzione, non dei partiti. Evidentemente, la percezione di essere ostacolati e abbandonati dall’Italia è molto consolidata. Considerato che i partenopei che vivono in altre regioni sono, ormai, più di quanti affacciano sul Golfo, il dato va esteso proporzionalmente a tutto il Paese.
  5. Matteo Renzi ha preferito perdere ‘da solo’, ma dimostrando di attrarre il 30% degli elettori ed il 40% dei voti: questo fa di lui un sicuro candidato alle prossime elezioni. Ma a capo di quale coalizione? I Socialdemocratici o i Popolari?
  6. A proposito di Centrodestra e Centrosinistra – finiti con D’Alema e Berlusconi – questo referendum ha dimostrato che gli elettori (la base, il popolo) non solo si ridislocano con facilità – eccetto gli anziani ‘fedeli alla linea o allo scudo crociato’ – ma, a differenza del passato e della faziosità dei partiti – socializzano, si confrontano, scambiano materiali.
  7. Il NO ha vinto – come ha riconosciuto lo stesso Renzi – per la campagna ‘porta a porta’ dei social e dei condomini. Un fattore che già con i Cinque Stelle si era rivelato determinante: un solo attivista porta (o leva) più voti di 100 iscritti. Renzi e Grillo l’hanno capito, gli altri no.
  8. Il NO ha già perso, se a gestire il ‘dopo’ non saranno le tante anime che l’hanno reclamato e sostenuto e, viceversa, l’informazione mainstream delle TV e dei giornali riprenderanno a riproporci i Brunetta e i D’Alema, anzichè i Zagrebelsky e i Landini, quasi volessero scientemente allontanare la gente dalla politica dei partiti.

La soluzione più ‘compatibile’ con le diverse incognite potrebbe essere quella di un nuovo ‘commissariamento’ dell’Italia sotto l’egida di un ‘esperto in finanza o economia’  (Amato, Dini, Ciampi, Prodi, Monti), fino ad agosto, ergo finchè ci saranno aste di Bot e Btp in giro.

Intanto, il PD sembra essere presestinato alla scissione, con Matteo Renzi e la sua neoformazione a veleggiare felicemente verso il PPE, cioè i Popolari, lasciando Socialdemocrazia e ‘rapporti con la base di sinistra’ ai discendenti del vecchio PCI.

Il resto dell’elettorato (cioè almeno il 20%) resterà a bocca asciutta, salvo votare Cinque Stelle, per il semplice motivo che – in Italia – la terza forza, quella Liberale, non c’è, pur essendoci non pochi elettori dispersi tra le varie formazioni o astenuti.

Dunque, in barba al NO referendario, ci avviamo a ritornare alla Prima Repubblica e, salvo urgenti riforme, a quel sistema elettorale, che consentiva – tramite le combinazioni di preferenze – di controllare capillarmente il voto dei singoli elettori.

Demata

Vince il No, vincono i Liberali

5 Dic

Vince il No al pasticcio costituzionale del duo Renzi-Boschi, ma il ‘vero’ No è stato  quello deposto nelle urne contro il Partito Democratico, renziani o rottamati che siano.

Un No al PD nato innanzitutto nel sottobosco del partito stesso, sempre coeso se c’è da prender voti, mai unito in come governare od opporsi: piccolo cabotaggio, il fomento di tutti i populismi.

Dunque, un No alla politica finanziaria a zig zag e tanto tirchia verso alcune categorie quanto spendacciona verso altre: clientelare e di breve periodo. Un No all’Europa delle banche, invece che delle imprese e del lavoro.

E, probabilmente, un No al risorgere della Democrazia Cristiana che questo asse Renzi-Alfano-Verdini-Padoan ha riportato in auge: non è un caso che con la fine del Governo Renzi non ci ritroviamo altro che le leggi elettorali della Prima Repubblica.

Ma anche un No a Forza Italia, alla Lega Nord o a Fratelli d’Italia, come alla Sinistra, se son stati i Liberali delle varie sponde a farsi anima della propaganda referendaria.

Ed un No all’informazione mainstream delle tv e dei giornali, visto che gran parte del No ha viaggiato sui Social ed era ‘fatto in casa’.

Adesso resta da vedere se, tra i tanti partiti e movimenti che si attribuiranno la vittoria del No, ne verrà fuori qualcuno che – oltre alla protesta – metta in campo un metodo ed un programma.

Demata

 

Come saranno tra dieci anni Renzi, Di Maio, Boschi, Raggi eccetera

29 Nov

Immaginare che il ‘nuovo’ sia preferibile al ‘vecchio’ è un po’ come dire che non mi piaccio oggi  sperando di essere ‘domani’ qualcosa di diverso da quel che ero ‘ieri’. Roba da matti.

Filosofia spicciola che persino nella Preistoria era di facile comprensione, ma oggi no.

E, passando dal serio al faceto, ecco – grazie ad un programmino online – le foto da ‘vecchi’ del Nuovo che avanza.

Non manca molto, al massimo una decina di anni.

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Demata