Il Natale è davvero una festa cristiana?

22 Dic

Molti studi conclamano la teoria che la festa del Santo Natale cristiano tragga origine dalle celebrazioni celtiche e sassoni per il Solstizio d’inverno e dalle analoghe feste dei Saturnali latini, che si svolgevano dal 17 al 23 dicembre.

Nel calendario romano, infatti, il Dies Natalis Solis Invicti (21 dicembre) era la festa dedicata alla nascita del Sole, secondo la tradizione del culto orientale di Mitra, che, adottato prima dai legionari stanziati oltralpe, venne introdotto a Roma da Eliogabalo (218-222 d.C.) e ufficializzato dall’imperatore Aureliano Augusto (273 d.C.).

A conferma di quanto, padri della Chiesa del calibro di Ireneo (130–202), Tertulliano (155–230) e Origene (185–254) non menzionano il Natale tra le feste cristiane.

Inoltre, è comprovato che le chiese protocristiane d’ Egitto mantennero fino al IV Secolo una parte del canone tradizionale della religione di Iside ed Osiride (Giovanni Cassiano, 360-435).
A riguardo, Clemente d’Alessandria riferisce di “cristiani” egiziani che calcolarono con metodi “astrologici” non solo l’anno, ma anche il giorno della nascita di Gesù, e che i Balisilidiani celebravano l’Epifania il 6 gennaio.

Osiride

In particolare, Epifanio, patriarca di Costantinopoli nel V Secolo, riferisce di una cerimonia gnostica, tenutasi in Alessandria d’Egitto ad Alessandria in cui, la notte tra il 5 e il 6 gennaio, un disco solare inquartato, ovvero una croce celtica, era portato in processione recitando come litania “Oggi a quest’ora Korê ha dato vita all’Eterno”.
Altri testi confermano che, ai tempi del Concilio di Nicea (325), ad Alessandria d’Egitto, si festeggiava un Dies Nativitatis et Epiphaniae, come anche, nel 433, Paolo di Emesa predica, sempre in Alessandria d’Egitto, che la celebrazione del Dies Natalis era nel mese di dicembre.
Va precisato, a tal proposito, che il Sokar Wesir (Festa dei Misteri di Osiride) era anticamente fissata ai primi di dicembre e che, nei 2.000 intercorsi dalla nascita dell’impero dei Faraoni, era traslata ai primi di gennaio per effetto della Precessione degli Equinozi.

Yule

E’, comunque, possibile che la data del 25 dicembre corrisponda a quella effettiva della nascita di Gesù, come riporta Ippolito di Roma, nel suo commento a Daniele, scritto verso il 204, e come tramandato dalle eresie donatiste che presero piede nel Maghreb (Louis Duchesne, Thomas Talley).
Infatti, secondo il Vangelo di Luca, San Giovanni Battista fu concepito sei mesi prima di Gesù e l’annuncio del suo concepimento fu dato al padre Zaccaria, appartenente alla classe sacerdotale di Abia, che era di turno negli uffizi del Tempio. Dai rotoli di Qumran si è potuto ricostruire che uno dei turni della classe di Abia corrispondeva all’ultima decade di dicembre. Anche se l’altro turno, ad essere precisi, cadeva in primavera … come da computo alessandrino.

Cristo

Ad ogni modo, la prima indicazione ufficiale della data del 25 dicembre è nota e rintracciabile in una corrispondenza tra Cirillo di Gerusalemme (315-387)  e papa Giulio I, dove si chiede di stabilire la vera data della Natività in base ai documenti del censimento di Tito Augusto, conservati a Roma.

E’ singolare che tale data venga individuata “con certezza” dal Vaticano, a causa del fatto che il clero non voleva doppi festeggiamenti, dato che rispetto nell’Impero d’Occidente ormai in mano ai barbari calati dal Baltico, la Natività fosse festeggiata a dicembre anzichè a gennaio come da tradizione mediorientale / africana.

Non a caso, prima della riforma del calendario del 1582, il solstizio d’inverno cadeva il 13 dicembre (Santa Lucia) e la scelta della data del 25 dicembre era esattamente intermedia rispetto al 6 gennaio …

E’ possibile che il Santo Natale sia il capolavoro della grande opera di sincretismo, che il clero romano mise in atto per diversi secoli, e che “abbia fuso in un’unica data” sia la Festa del Solstizio invernale (Alban Arthan per i Celti, Yule nella tradizione germanica), sia la rinascita di Osiride degli Egizi sia di Mitra e dei suoi eserciti?

Probabilmente, si.

Amaterasu

La festività esisteva anche prima e fuori dal Cristianesimo: nel Perù precolombiano gli Inca festeggiavano Inti Raymi, la festa del Sole nel solstizio d’inverno, in India si festeggiava a dicembre la tradizionale festa del Sole, Makar Sankranti, in Cina, il 22 dicembre, ricorre il Dōngzhì e nel Giappone prebuddista si festeggiava, sempre alla fine di dicembre, l’ancora oggi venerata Amaterasu, la dea del Sole.

L’Umanità ha bisogno di un giorno in cui ricordare quanto siamo piccini e sentirsi più buoni.

demata

Eleonora Brigliadori: cosa molti non sanno sui vaccini?

16 Dic

Eleonora Brigliadori – intervistata per ADN Kronos riguardo i vaccini, in particolare quello anti-Covid – ha dichiarato che “una volta che un genitore avrà dovuto subire questo vaccino, porterà le degenerazioni del genoma alle generazioni successive”.
Anzi, “nel momento in cui metteranno l’obbligo di questo vaccino, non solo si vedranno gli effetti collaterali e molti moriranno dopo la prima somministrazione, ma si assisterà all’inizio dell’apocalisse degenerativa dell’umanità“.

Non sappiamo se la nota attrice e conduttrice televisiva abbia competenze medico-scientifiche, il suo curriculum non riporta alcuna laurea o diploma, quel che è certo è che a 17 anni era già in televisione come come telefonista di Portobello, programma della Rai condotto da Enzo Tortora.

In realtà, i vaccini per il Covid-19 non vanno a «riprogrammare il sistema immunitario», ma – come tutti i vaccini – hanno lo scopo di «simulare un’infezione naturale per innescare una risposta immunitaria più potente, potenzialmente in grado di proteggere dall’infezione del nuovo coronavirus», come è ben precisato nelle autorizzazioni per le sperimentazioni.
Chi avesse dubbi, prenda atto che i figli delle persone vaccinate negli ultimi 100 anni NON ereditano le immunità acquisite dai genitori.

Quanto a “molti moriranno dopo la prima somministrazione“, la questione è ancora più semplice: a che percentuale equivale ‘molti’? Più della metà della popolazione (50%) verrà uccisa dal vaccino, secondo Eleonora Brigiadori e i negazionisti? Oppure ‘molti’ equivale al 10-20%? O forse ‘molti’ sono l’1% o anche meno?
No. Per chi si batte contro i vaccini, ‘molti’ è già lo 0,000001%, come per gli episodi di encefalite o reazione allergica severa del vaccino trivalente (morbillo, rosolia, parotite). Ovviamente, i decessi sono ancor meno … e bene sapersi che lo 0,000001% equivale a 60 casi in tutta Italia.

Eleonora Brigliadori, anche se non è un medico nè uno scienziato e non avesse una laurea o un diploma, a diritto ad avere delle opinioni, ma l’opinione non è altro che “l’interpretazione di un fatto o la formulazione di un giudizio in corrispondenza di un criterio soggettivo e personale“.
L’opinione – per definizione – non è oggettiva nè collettiva, addirittura può essere una fantasia tanto quanto una credenza.

Dunque, a cosa servono le ‘opinioni personali’ e quale persona di buon senso sceglierebbe il proprio futuro in base ad una opinione?

Piuttosto, qualcuno ricorda che nel 2021 ricorrerà l’anniversario della prima edizione di “Public Opinion” in cui Walter Lippmann, approfondiva e sviluppava tutta la questione?
Ed a chi di noi sembrano bastanti le attuali ore di lezione di Scienze dalla scuola primaria alle medie, se tra la popolazione non sono diffuse neanche le più elementari informazioni su vaccini e vaccinazioni?

Demata

I negazionisti del Covid-19 e le pandemie che arriveranno

10 Dic

I negazionisti affermano che il Covid non è così pericoloso come dicono gli esperti, questa la sostanza.
Dunque, al di là degli anziani che farebbero bene ad auto-isolarsi (secondo l’etica dei negazionisti, non la nostra), non c’è ragione per cambiare stile di vita.
Non serve una laurea scientifica, medica o tecnica per fare un ragionamento così semplice e – di conseguenza – i negazionisti ritengono di essere nel giusto, soprattutto se chi ha effettiva competenza cerca di convincerli con ragionamenti complessi.

Ma non servono grandi ragionamenti per confutare il loro errore più grande: cosa sarebbe accaduto se invece del Covid si fosse diffuso un virus più letale, ad esempio la Spagnola che colpiva i più giovani?
Una mattanza …

I negazionisti dimenticano che siamo circa 9 miliardi di umani, spesso concentrati in appartamenti e città, in continuo contatto con persone di arrivo da luoghi lontani, non di rado con una cattiva alimentazione, spesso amanti di stili di vita malsani/promiscui, l’Istruzione scientifica langue, la Formazione cala, la Sanità cede il passo ai Consumi, il Degrado urbano sommerge centralità e periferie, Opinione e Socialità sono mere esibizione di se …
Erano anni che – vista questa situazione – ci si attendeva uno sfondamento virale, una Pandemia, e l’Ebola c’era quasi riuscito almeno in Africa Centrale.

Dunque, ammesso e non concesso che i Negazionisti abbiano in qualche modo ragione, come sarebbe andata secondo loro se, invece dell’innocuo (secondo loro) Covid, arrivava qualcosa di più letale?

E, visto cosa comporta comunque il Covid, a partire dalle normali attività mediche che si bloccano per soccorrere i malati di pandemia, perchè non dovremmo imparare da questa vicenda e rendere la nostra società meno vulnerabile sul fronte sanitario e dell’occupazione?

Oppure il Negazionismo del Covid-19 è solo un modo per rifiutare la prospettiva di ammalarcisi e lasciarci la pelle?

Piuttosto, chi è così preoccupato per imprecisate ‘cospirazioni’ e improbabili ‘dittature’ da infastidire il lavoro dei sanitari negli ospedali o da invadere piazze e parchi, perchè non si batte per una società più istruita, meno corrotta e più condivisa se vuole proteggersi dalle pandemie che arriveranno e non solo da quelle?

Demata

Covid: il 30-40 per cento della popolazione è a rischio?

9 Nov

fonti: Bild Live News Moody’s

Stanotte, in Germania, il ministro federale della Sanità Jens Spahn ha annunciato che se si va per definizione, il 30-40 per cento della popolazione è a rischio per il Covid.
Abbiamo 23 milioni di tedeschi sopra i 60 anni”, ha dichiarato il politico della CDU su “Bild live”. “Siamo un paese prospero che soffre delle malattie della civiltà: diabete, ipertensione, obesità. Tutti i fattori di rischio per questo virus, così come per molte malattie infettive.

Quando si dice ‘parlare chiaro’.
La Repubblica Federale tedesca è il paese più anziano del mondo dopo il Giappone e l’Italia.
Anche Portogallo, Francia, Grecia, Svezia, Finlandia, Olanda, Belgio rientrano tra i così detti paesi ‘super-aged’ (>20% della popolazione over65enne).

Una maggiore percentuale di persone anziane significa – in teoria, se la Società è sana – meno persone che lavorano per saziare consumi effimeri e più persone che spendono per consumi in cure sanitarie e assistenza di vario tipo. Questo è il ‘segreto’ che ha tenuto Germania e Giappone al riparo da una situazione endemica come – viceversa – in Italia.

Nel 2014, Moody’s pubblicava il rapporto demografico “Population Aging Will Dampen Economic Growth over the Next Two Decades”, preannunciando questi numeri di oggi, il 2020.
Moody’s, sei anni fa, avvertiva che le  nazioni che stavano invecchiando di più dovevano investire maggiori quantità di denaro nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie, utili per rendere più produttivi i lavoratori e per evitare il trasferimento all’estero delle attività industriali.
Non solo l’innalzamento dell’età per andare in pensione e l’immigrazione di giovani da paesi economicamente più svantaggiati.

Dunque, a differenza della Germania, l’Italia non solo offre molto meno in termini di sanità ed assistenza a chi si ammala o diventa anziano, mentre rinvia l’accesso pensionistico ma non l’invecchiamento e le malattie.
L’Italia, finora, non ha sviluppato politiche per i giovani investendo nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie, come non ha sviluppato politiche per la famiglia e per i risparmiatori, preferendo sostenere il sistema dell’intrattenimento e dei consumi effimeri.

Non è un caso che governo, governatori e sindaci siano in difficoltà: sussidiare ed agevolare chi li ha votati, illudendosi che ‘tutto ritornerà come prima’, oppure ordinare ed intervenire, per ‘evitare che domani sia peggio di oggi’?

Demata

Joe Biden: America is back

8 Nov

fonti: ISPI ECFR Milenio Reuters Adnkronos Huffpost

In politica estera “America First” di Trump sarà sostituito da “America is back” di Biden.

Joe Biden su Foreign Affairs ha ben chiarito che: “The triumph of democracy and liberalism over fascism and autocracy created the free world. But this contest does not just define our past. It will define our future, as well”.

Una delle priorità del Presidente Biden sarà un maggiore impegno con i “Gafistes” (GAFA = Google, Amazon, Facebook, Apple), per contrastare le minacce alla democrazia e la promozione di un “Summit delle Democrazie” per la tutela dei diritti umani  e della democrazia minacciati dall’ondata populista e sovranista.

Quindi, assieme ad una Netiquette adeguata a fronteggiare fake news e haters, alla nuova alleanza tecnologica fra Europa e Usa per lo sviluppo delle tecnologie 5G, agli investimenti per la bio-difesa e per il cambiamento climatico, ci sarà  un rafforzamento della  NATO e del complesso industrial-militare atlantico, come anche una ripresa delle Borse, ma avremo ancora più tensioni con la Russia, la Cina e non solo.

Infatti, riguardo la Russia, Joe Biden ha annunciato in più occasioni che la sua politica verso Mosca sarà basata sul pesante uso di sanzioni, l’espansione e il potenziamento della NATO e la creazione di un fronte democratico internazionale e si è già espresso  a favore dell’ingresso di Georgia e Ucraina nell’Alleanza Atlantica.


Contro la Cina non sarà proprio una Seconda Guerra Fredda, ma parliamo di tutela della proprietà intellettuale; contrasto all’esportazione del modello cinese a cominciare dal sostegno della Free and Open Pacific Initiative in alternativa alla nuova Via della Seta; denuncia sistemica delle massiccia violazioni dei diritti umani a cominciare da Xinkiang, Tibet e Hong Kong; denuncia del “dumping sociale” (produrre a costi bassissimi grazie all’assenza di diritti sindacali).
Per questo il presidente Biden cercherà di creare un sistema di alleanze con le democrazie dell’Indo-Pacifico (India, Giappone e Australia), accanto a Usa ed Europa, in grado di affrontare le nuove sfide militari (Quad-Quadrilateral Security Dialogue).

Quanto al primo scenario bellico mondiale, il Medio Oriente, Biden ripartirà da quanto fatto da Obama, anche se l’ambasciata statunitense rimarrà a Gerusalemme e gli Accordi di Abramo saranno ampliati e rafforzati: la sicurezza di Israele continuerà ad essere una priorità per l’amministrazione americana, mentre si cercherà di ricondurre il regime di Teheran ad un tavolo negoziale tentando di negoziare un nuovo “Nuclear Deal”.

Contro il Jihad poche basi militari permanenti e di ridotta dimensione, un uso sempre maggiore di forze speciali, intelligence e droni, accordi a tutto campo con le forze locali con un’ulteriore riduzione dei contingenti Usa in Iraq e Afghanistan.

E, come preannunciato da Biden, dovremmo attenderci la fine del sostegno americano alle operazioni militari a guida saudita nello Yemen ed una maggiore severità nei rapporti con la più grande monarchia del Golfo.

Allo stesso modo per la Turchia autoritaria di Recep Tayyp Erdogan, ‘colpevole’ di tante violazioni verso i Curdi e altre minoranze, ma anche per l’avvicinamento ai russi e per le tensioni nel Mediterraneo.

Andando allo scenario africano, gli Stati Uniti hanno come priorità il terrorismo e l’influenza cinese e russa. Probabimente, non investiranno nell’affrontare i problemi sociali, economici e di governance che contribuiscono all’instabilità in questi paesi, che più direttamente dovrebbe essere una preoccupazione europea.

In particolare, la Libia rimane una questione a bassa priorità e dall’omicidio dell’ambasciatore statunitense Christopher Stevens a Bengasi nel 2012 è stata considerata una bestia nera.

Dunque, anche per la Libia il team di Biden ha prospettato un disimpegno statunitense come verso le ingerenze egiziane, turche o arabe, ma anche verso le violazioni umanitarie e il deterioramento generale delle posizioni delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti nella regione.
Lo stesso avvenne in Somalia, ancora oggi nel caos.

Come per l’Arabia Saudita e la Turchia, ci si può aspettare che Biden sospenda alcuni dei grandi finanziamenti annuali degli Stati Uniti all’Egitto a causa delle violazioni dei diritti umani del presidente Abdel Fattah al-Sisi.

E la Corea del Nord di Kim Jong Un?
Biden è stato molto chiaro paragonandolo ad “Hitler prima che invadesse l’Europa”, precisando che lui, da presidente, non vorrebbe mai dare “legittimità” – come invece ha fatto Trump – incontrando il leader, ma si concentrerebbe sullo smantellamento dell’arsenale nucleare nord-coreano.

Infine, c’è il fronte interno americano, a partire dal Messico e la lotta al narcotraffico.
Joe Biden ha già annunciato di voler riaprire la “collaborazione con il Messico. Dobbiamo restituire dignità e umanità al nostro sistema di immigrazione. Questo è quello che farò come presidente“, ma in cosa consisterà questo cambiamento dipenderà tutto dall’aggressività del narcotraffico messicano e dalla disponibilità statunitense ad una maggiore ispanizzazione.

America is back: si vis pacem, para bellum.

Demata

Toti, Bernabei e gli anziani: tre domande

6 Nov

Il Governatore Toti non ha considerato che, solo come pensioni, gli italiani anziani o invalidi producono oltre 300 miliardi di euro di PIL annuale.


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La produttività degli anziani: siamo il paese dove quasi 20 milioni di anziani e invalidi non hanno nè percorsi nè servizi domiciliari, ma solo prestazioni regionali ‘universali’ e sottobanco allungano 50 euro per volta a chi gli fa la spesa o le punture o qualche commissione, sempre che non ci siano 3-500 euro da spendere per il consulto in intramoenia o diverse migliaia per i congiunti più giovani e meno produttivi
E senza parlare dei malati fragili over55 incastrati nel lavoro, mentre cercano di non aggravarsi troppo, grazie a leggi che hanno trasformato il pensionamento in una corsa ad ostacoli.

Proprio riguardo gli anziani e dei lavoratori con malattie croniche a contatto con mille persone arrivano le affermazioni del prof. Roberto Bernabei, primario di Geriatria del Policlinico Gemelli di Roma e membro del CTS, che a Piazza Pulita riguardo il Covid precisava: “Se questa malattia fucila i vecchi è una cosa molto grave, naturalmente. Però è, come dire, una malattia normale… Le malattie infettive purtroppo aggrediscono i più fragili”.

Una malattia infettiva tra le tante che normalmente uccidono tanti anziani e malati fragili, se la nostra società non è organizzata per tutelarli, insomma.

Una società – dunque – che potrebbe non bloccarsi per la pandemia da Coronavirus, se fosse effettivamente strutturata per tutelare alcuni diritti di tutti, quando diventiamo anziani o invalidi.
Un sistema dove partite iva e lavoro dipendente trovano un reddito stabile anche durante una crisi, se quei 300 miliardi di pensioni fossero spesi per gli anziani e dagli anziani.

Se in Italia gli anziani e gli invalidi ‘spendono’ oltre 300 miliardi di consumi – e tale è l’entità reale – resta davvero oscuro come mai non è possibile garantirgli sanità, previdenza e assistenza adeguate e come mai questa enorme somma non alimenta lavoro ed impresa per i servizi alla persona e l’artigianato?

Relegando in casa gli anziani e i malati fragili, come si pensa di adeguare i servizi regionali sanitari e assistenziali? E che consumi deriverebbero da quei 300 miliardi di euro che ‘producono’?

Senza le Casse, Mutue, Residenze eccetera che il sistema ‘universale, ma regionale’ ha fagocitato a partire dal 1974, quale infrastruttura di , Servizi alla persona può mai offrire l’Italia per tutti noi quando invecchiamo o ci ammaliamo cronicamente?

Demata

Il Lockdown della Politica

2 Nov

Fin dai primi giorni della pandemia da Covid-19, il governo nazionale come i governatori regionali ed i leader di partito sono Federalisti quando le cose migliorano e Centralisti quando peggiorano.

Questo è uno dei fattori che maggiormente confonde i cittadini: divide et impera non è la migliore scelta quando – viceversa – serve coesione e condivisione.

Gli altri fattori che generano insicurezza sono noti:
la ridda di ‘opinioni’ tra loro divergenti diffuse da media, istituzioni ed esperti, che – addirittura – ancora oggi fanno aleggiare il dubbio che mascherine e distanziamento siano poco utili
la preoccupazione per un sistema sanitario e assicurativo ‘universali’ da troppi anni nelle mani dei Consigli Regionali, che hanno proceduto a tagli irragionevoli delle prestazione pur di salvare strutture e offerte obsolete
la spesa pubblica corrente che – per le inerzie e per gli sprechi – lascerà l’Italia e gli italiani in ginocchio, visto lo stallo in cui vivono scuole, partite iva, lavoratori in nero, esercenti, professionisti, artigiani, senza prospettive di un adeguamento o di una riconversione
i leader di partito e i governatori regionali, che stentano a prendere atto che il Covid colpisce tutta la nostra società – anche quella a basso rischio Covid – a causa delle carenze della Sanità, della Previdenza e dell’Assistenza, della Mobilità e dei Trasporti locali, dell’Edilizia scolastica e dell’agibilità dei locali pubblici in generale.

In altre parole, è fallito il progetto politico federalista (e consociativo) che avrebbe dovuto superare la struttura profondamente statalista (ed obsoleta già trent’anni fa) dell’amministrazione pubblica italiana, semplificando il peso ed il costo dei servizi e rendendo Regioni e Comuni più responsabili ed efficienti.

Ce ne è per tutti, dalla Lega che non fa mea culpa, anche se sono solo il Veneto e l’Emilia Romagna ad dimostrare certe capacità amministrative, al PD e FI che non vogliono riconoscere che troppi sono stati i Comuni travolti in questi venti anni da scandali e dissesti o, peggio, mafia, fino ai Cinque Stelle che – finora – non hanno espresso ministri o sindaci o esperti che abbiano poi riscosso particolari risultati, anzi.

Quanto alla Salute degli italiani, sappiamo tutti che fu un errore – tra il 1995 e il 2001 – voler derubricare l’art. 38 della Costituzione, per affidare alle Regioni e alla politica locale quel capillare servizio sanitario-assistenziale territoriale che prima era delle Casse e Mutue dei lavoratori.
E, grazie ad un Servizio Sanitario Nazionale privo di poteri sulle Regioni, ormai sono anni che le eccellenze mediche universitarie sopperiscono persino ai compiti prima svolti dall’Istituto Nazionale Assistenza Medica, mentre le principali garanzie enunciate dalla norma statale restano lettera morta.

Servizio sanitario-assistenziale territoriale ed eccellenze mediche universitarie: proprio quel che ci servirebbe per fronteggiare la pandemia e per non fermare il Paese.

Eppure, bastava e basterebbe che il Parlamento sostituisca una sola parola nella nostra Costituzione, all’art. 117, dove è scritto: “Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Basterebbe sostituire quel “salvo che per” con previa la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato”, cioè al Parlamento. E c’erano tanti mesi per farlo.

Demata

Juve-Napoli: la Lega e l’interesse di parte

4 Ott

La vicenda è nota: giorni fa il protocollo proposto dalla FIGC e validato dal CTS aveva obbligato il team del Napoli a giocare contro quello del Genoa, che in quel momento era un focolaio pandemico.

A seguire, i primi contagi tra i calciatori del Napoli e l’intervento della Autorità Sanitaria: quarantena.
Infatti, che piaccia o meno alla Lega di Serie A, nei verbali del CTS e nei DPCM, si demanda alle Autorità sanitarie locali una chiara responsabilità e una precisa azione di vigilanza. 

Questione ovvia e ribadita anche dal Ministro della Salute Roberto Speranza (LEU), che già aveva respinto l’idea di riaprire gli stadi al 25%, proprio perchè ‘non possiamo permetterci rischi impropri’.

Purtroppo, il Ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora (Cinque Stelle) non teneva conto di quale sia la realtà calcistica italiana e non affermava sic et simpliciter che in materia di Salute Pubblica decide l’Autorità Sanitaria e solo questa, perchè “spetta agli organismi sportivi decidere su specificità del campionato”, cosa che ha alimentato le speranze di parte juventina per una sconfitta del Napoli a tavolino.

Speranze di un mondo ‘a parte’ rispetto alle norme comuni ed anche al buon senso … come se le società calcistiche possano fregarsene dell’Autorità sanitaria e rischiare di “cagionare un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni”, cioè di incorrere in un reato grave (Art. 438 c.p.), se numero di colpiti è ingente. O come se la Lega di Serie A possa fregarsene delle ‘cause di forza maggiore’ e danneggiare una società appioppando una sconfitta a tavolino … perchè ha rispettato le norme sanitarie ed il codice penale.

Piuttosto, dopo il caso del Genoa vessato dai contagi dopo essere stato costretto ad allenarsi e a giocare dai regolamenti della Lega di Serie A, è evidente che le misure e i protocolli previsti dal mondo del Calcio si stanno rivelando troppo ottimistici e poco applicabili.

La decisione della Lega di Serie A di punire la squadra sottoposta ad isolamento fiduciario dalla Autorità Sanitaria non è di bell’esempio per coloro che rifiutano di rispettare le norme sanitarie di emergenza, come mascherine e distanziamenti.

Infatti, il ministro dello Sport a Cinque Stelle deve prendere atto che il mondo del Pallone non ha recepito il suo “richiamo a far prevalere l’interesse superiore della salute su qualsiasi altra logica o interesse di partee annuncia che lo ribadirà “domani ai Presidenti di FIGC e Lega Serie A“.

La domanda che rimane è semplice: che Lega Calcio ci ritroviamo se non sa organizzare un protocollo che funzioni, se antepone lo spettacolo alla salute e se … tre punti di vantaggio alla Juventus sono davvero troppi per molti italiani, stufi di un sistema calcistico a senso unico?

E che mondo è quello del Calcio se il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, a Sky Sport ritiene che “la ASL dipende dal Ministero della Salute” e non dalla Regione?

Demata

Untori, venefici e cospiratori, oggi

25 Ago

il-colera-pompa-infetti-opera-storica-che-mostra-la-morte-di-adduzione-di-acqua-infettata-con-il-colera-batteri-da-una-pompa-il-colera-e-una-malattia-acuta-causata-dal-vibrio-cholerae-batteri-che-co‘Untore’ era il termine utilizzato nel Seicento per indicare chi diffondesse consapevolmente un morbo tramite fluidi venefici e cospirando con il demonio. 
Abbiamo sempre pensato che fosse una concezione primitiva ed estintasi con la Modernità, ma è andata proprio così?

A- i ‘fluidi venefici’
Quando nel 1892 Dmitri Ivanovsky descrisse il primo virus, si riteneva che fosse un fluido e così fu fino al 1935 con  Wendell Stanley che ‘vide’ nel microscopio elettronico che si trattava di un corpuscolo all’interno di un droplet di acqua.
Senza fluidi di trasporto, una particella / un virus non può diffondersi più di tanto.

Non sono unguenti e non ungono, ma quella di ‘fluidi venefici’ ci può stare come espressione arcaica/ empirica, specie se i virus (dal latino venēnum) non sono neanche considerati cellule.

B- i vettori del morbo
Certamente non lo era nel Seicento, ma oggi abbiamo ben compreso tutti che questo fluido – nel caso del Covid – è il vapore che espiriamo e che può raggiungere anche diversi metri di distanza senza perdere tanta carica virale. Peggio se è uno starnuto o un colpo di tosse.

Chi non usa correttamente la mascherina sa di non proteggere gli altri dai propri fluidi, nè comunque se stesso. Chi non sta alla distanza giusta a casa sua ed incrocia migliaia di persone durante le ferie estive è ben consapevole di rendersi un potenziale vettore del virus.

Untori? No, altrimenti sarebbero perseguibili. Ma certamente sono vettori potenziali.

C- la cospirazione demoniaca
Dall’Influenza Spagnola sono trascorsi quasi cento anni, mentre dal primo Coronavirus ‘passato all’uomo’ sono trascorsi quasi venti anni e solo in Europa ogni anno si spostano 10 miliardi di passeggeri ferroviari, circa un miliardo viaggia via aereo, mezzo miliardo via nave.
Il film Contagion diretto da Steven Soderberg nel 2011 ci ha ben mostrato cosa accade con certi virus ‘innocui’ e tanta gente che viene in contatto.

Con queste premesse infauste, qualsiasi cospirazionista avrebbe ottime ragioni per credere in un complotto che ha reso l’Italia molto vulnerabile, puntando sulla ‘night time economy’ e sulla micro-economia delle partite Iva, destinando ai posteri l’edilizia scolastica e la formazione /innovazione tecnologica, mentre si ‘risanavano’ bilanci grazie alla frantumazione dei servizi sanitari e assistenziali.

Ma non bisogna essere dei ‘cospiratori’ per un disastro del genere: basta andare per tentativi senza esperienza.

Demata

Covid nazione per nazione, cosa possiamo imparare?

13 Ago

Visa List è un portale mondiale che fornisce informazioni ai viaggiatori, dai requisiti per il visto alle condizioni sanitarie eccetera.

Dunque, Visa List riporta una mappa accurata del Covid nazione per nazione, sia per le restrizioni di viaggio e/o quarantene per chi entra sia per il trend locale dei contagi ed eventuali blocchi per chi dovesse ritornare a casa. 

Partiamo delle nazioni a noi vicine, quelle che si sono dovute riaprire al turismo internazionale e all’intrattenimento che alimentano le loro economie: i risultati si vedono.

GR ES Covid 12 agosto

Andiamo, poi, alle nazioni i cui presidenti negavano la pericolosità del Covid e vediamo come stanno messe oggi: dopo che se ne son convinti i risultati si vedono.

BR - US Covid 12 agosto

Ecco cosa accade in due nazioni con mentalità, governance e sistemi sanitari diametralmente opposti: anche se la prima è intervenuta tardivamente, i risultati si vedono.

UK FR Covid 12 agosto

Arrivati all’Italia il confronto è con la Germania, che ha simili problemi di governance sanitaria ‘regionale’ e che è anch’essa abbastanza rigida su ‘mascherine’, ‘assembramenti’ e ‘locali aperti al pubblico’, come è tempestiva verso i focolai: anche in questo caso i risultati si vedono.

DE IT Covid 12 agosto

Cosa possiamo imparare da questi numeri?

  1. l’uso diffuso delle mascherine, l’abitudine al distanziamento e le minori presenze in ambienti chiusi fanno la differenza
  2. fa anche la differenza mettere in quarantena chi arriva da aree a rischio ed isolare tempestivamente i focolai di casa nostra
  3. mentre arriverà il vaccino a tutti nei paesi ‘avanzati’ passerà quasi un anno, nel resto del mondo anche di più
  4. noi e le nostre economie dovremo convivere anni con il Covid e le sue ‘reprise’

Demata