Cannabis: un capolinea per il Centodestra?

19 Ago

Sulla legalizzazione della marijuana ci saremmo aspettati un dibattito parlamentare di livello adeguato alla problematica da affrontare, che – ricordiamolo – è la tutela della salute dei cittadini che consumano sostanze “ricreative”, come tabacco, alcol, per l’appunto la cannabis, cocaina, eroina, pasticche eccetera.

Un dibattito che avrebbe dovuto vertere, innanzitutto, sugli aspetti ‘tecnici’ e cioè la gradualità e la gravità dei danni alla salute di chi consuma, gli effetti farmacologici e, dunque, psicotropi, ma, soprattutto, i dati statistici della diffusione dei fenomeni e dei profitti legali ed illegali.

Se si fosse proceduto secondo logiche e secondo buon senso, oggi avremmo probabilmente già più o meno unanimemente legiferato. Purtroppo, non è così e molti elettori italiani vorrebbero comprendere ‘da che parte sta’ il Centrodestra.

Un Centrodestra che sembra dimenticare che da noi lo Stato lucra sui tabacchi, che un’Italia di pubblici esercenti e coltivatori si arricchisce grazie all’alcol, per non parlare delle centinaia di migliaia di individui che nel nostro paese sono, in un modo o nell’altro, al soldo di qualche mafia.

Un Centrodestra che sembra dimenticare che  la morale cattolica, riguardo l’uso di sostanze ricreative, è alquanto ambigua e carente, se:

  1. la Bibbia ha sempre dimostrato un grande favore verso l’alcol (Ecclesiaste 9:7 “Bevi il tuo vino con cuore allegro”; Salmi 104:14-15 Dio dona “il vino che rallegra il cuore dell’uomo”)
  2. il solo San Paolo che ebbe a condannare l’ubriachezza, che si diffuse endemicamente in Europa dalla caduta dll’Impero Germanico fino all’avvento del Puritanesimo e dello Stato moderno (sic!),
  3. per cannabis ed oppio non v’è menzione nè divieto nei testi sacri, pur essendo ampiamente noti ed usati nel Medio Oriente antico, e le fonti dottrinali (San Paolo) utilizzate per il Catechismo (2290-2291) sono le medesime applicabili per l’alcol, da cui non si comprende perchè si vietino le prime ma non il secondo
  4. il divieto di coltivazione della cannabis è moderno, risale al 1937 e venne introdotto per proteggere le attività industriali della petrolchimica Du Pont, dato che all’epoca la canapa era competitiva sia per la produzione di carta, sia come alternativa alla nascente plastica sia come base per carburanti
  5. il Vaticano fu storicamente promotore e, talvolta, gestore del gioco d’azzardo (lotterie) e dei collegati banchi dei pegni a Roma.

Dunque, visto che viviamo ormai in un mondo globale dove tutti sono più o meno informati degli usi e costumi altrui, ci piacerebbe che i politici di Centrodestra, nell’esprimere le proprie opinioni, dimostrassero almeno di conoscere la religione che professano e, al possibile, che non ci trattino puntualmente come degli ignoranti senza speranza.

Infatti, sarebbe anche bello che – riguardo alcol, eroina e promiscuità sessuale – il ministro Lorenzin parlasse di salute ai suoi elettori, spiegando che l’ostinata mancanza di informazione e prevenzione sulle epatiti e sulle malattie epatiche, ha fatto in modo che l’Italia detenga il primato europeo per il numero di casi di malattie epatiche, mentre cirrosi e tumori al fegato causano circa 20mila decessi all’anno, nonostante siamo secondi in Europa per numero di trapianti di fegato effettuati, ma il 15% dei pazienti il lista di attesa muore prima di ricevere il trapianto, quasi sempre per mancanza di organi disponibili.

Il ministro Alfano, vista la questione ‘sicurezza’ che preoccupa praticamente tutto il corpo elettorale, potrebbe farci sapere quali limitazioni alla vendita e al consumo intende introdurre, se l’eccesso di alcol riguarda oltre 8 milioni di italiani (con il 39,9% che consuma prevalentemente alcolici ad alta gradazione) e, soprattutto, i giovani di 18-24 anni (22% maschi e 8,7% donne) e tra gli adolescenti di 11-17 anni (21,5% e 17,3%).

Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, dovrebbe ragguagliarci sulla posizione del partito, se la proposta di legalizzazione è stata firmata persino da Antonio Martino, ex Ministro degli affari esteri e Ministro della difesa, anche lui eletto con Forza Italia, ma – soprattutto – i suoi elettori sarebbero felici di conoscere le ragioni per cui afferma che il magistrato e presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone “dimostra incompetenza e irresponsabilità”.

Sono domande che ogni elettore di centrodestra si pone, se Matteo Salvini resta proibizionista, ma “se ci fosse la legalizzazione almeno eviteremmo l’ipocrisia democristiana di fare una legge che manda in galera il grande spacciatore e non il piccolo, tra l’altro a prescindere dal tipo di sostanza che viene venduta”, e se Giorgia Meloni ironizza sul provvedimento di legge definendolo una “operazione di distrazioni di massa”, ma sa altrettanto bene che i magistrati dell’anticorruzione e dell’antimafia, che si sono espressi pro-legalizzazione, sono persone esperte, caute e preparate.

Alfano, Lorenzin e Gasparri sperano forse di raggranellare consensi con slogan buoni forse vent’anni fa, vedremo se ci riusciranno, ma il mondo va da un’altra parte.
Peccato che il post Berlusconismo si stia dimostrando del tutto incapace di cogliere il cambiamento.

Demata

Higuain, Higuain ed il miracolo di De Laurentiis

24 Lug

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Si parla tanto di fair play (o di calcio business) e prendiamo atto che De Laurentis è riuscito a vendere alla diretta concorrente per 94 milioni un calciatore che in effetti ne vale al massimo settanta … che ha ormai trent’anni e che ha già dato il massimo … oltre ad aver dimostrato di avere un bel caratterino e di pretendere un ingaggio da record, almeno per la Serie A italiana.

Considerato che s’era partiti con l’acquisto di Edninson Cavani per 15,5 milioni, poi ceduto per 63 al Paris Saint Germain, di cui quaranta reinvestiti nell’acquisto di Gonzalo Higuain, oggi prendiamo atto che Aurelio De Laurentis è riuscito – negli ultimi cinque anni – a garantire sia due dei migliori attaccanti mondiali in rosa sia un ricavo secco per la società di oltre 65 milioni di euro con due sole operazioni d mercato.

Dieci anni fa, Aurelio De Laurentiis rilevava la proprietà della SSC Napoli con un esborso di 14,8 milioni nei primi tre esercizi, mentre al termine della stagione 2013-2014 l’utile societario ha superato i 20 milioni di euro, il valore della ocietà sfiorava i 200 milioni con guadagno contabile complessivo di 57,5 milioni ed i compensi per il CdA erano pari a 16,6 milioni.

In questi dieci anni, la SSC Napoli – ripartita dalla serie C1 come Napoli Soccer – ha conquistato due secondi posti e due terzi posti nel Campionato di Serie A, vincendo due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.

Avanti così, cosa c’è da lamentarsi?
Era dagli Anni ’80 di Ferlaino e Maradona che non si vedeva un Napoli puntualmente nelle prime posizioni del campionato di calcio.

Demata

Roma Capitale: cosa prevede il bilancio a Cinque Stelle

23 Lug

I revisori dei conti dell’Oref hanno dato parere favorevole all’assestamento di bilancio approvato ieri in Commissione bilancio con i soli voti favorevoli dei consiglieri a Cinque Stelle.

L’assestamento dovrà essere approvato dal Consiglio comunale entro il 31 luglio prossimo con gli eventuali emendamenti. Già annunciato quello di Davide Bordoni (Fi) chiedere «al Governo di mettere a disposizione i 200 milioni della gestione commissariale in modo da poter intervenire sulle reali emergenze della città: dalla pulizia alle buche, alla sicurezza».
Un tentativo accorato quanto disperato, dato che parliamo dei denari destinati a coprire il debito pregresso accumulato dal Comune di Roma per diverse decine di miliardi, di cui circa quindici ancora correnti verso Ubi Bank … mentre le spese prive di effettiva copertura ammontano a circa il 15% del bilancio complessivo e mentre Atac nel 2013 era in rosso per ‘soli’ 139 milioni, AMA copriva solo il 25% della raccolta differenziata con tassi di assenteismo al 18% ed, intanto,  il disavanzo e il disequilibrio strutturale sostanzialmente coincidevano, confermando un buco annuo di circa 440 milioni.

Infatti, “i revisori rilevano, tra i vari problemi, «il costante ricorso all’anticipazione di tesoreria, che denota la carenza cronica di liquidità», ma anche «l’ingente importo dei pignoramenti da parte dei terzi nei confronti di Roma Capitale, che evidenzia l’incapacità dell’Ente di provvedere al pagamento dei propri debiti nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge». Per questi motivo l’Oref prescrive all’amministrazione capitolina «il rispetto del piano di riequilibrio», rispetto al quale «appare indispensabile la dismissione» delle partecipate di secondo livello e «la razionalizzazione delle società rientranti nel perimetro di Roma Capitale». Insomma, quel piano di privatizzazione e liquidazione delle partecipate previsto nell’accordo siglato quasi tre anni fa con il Governo e, almeno sul fronte delle aziende, rimasto lettera morta, o quasi.” (Il Messaggero)

Essendo il parere dei revisori ‘prescrittivo’, come lo è il Piano di Rientro, ecco cosa Virginia Raggi e la sua Giunta dovranno rispettare ed attuare nel proprio programma:

  • riduzione del 10% delle spese per la dirigenza e contrazione di 2,6% della quota non fissa del monte salari nelle spese di personale
  • solo il 40% delle economie derivanti dal blocco del turn over può concorrere a nuove assunzioni; il restante 60% va acquisito come ‘risparmio’
  • revisione di tutti i contratti di affitto adeguandoli ai valori non catastali, bensì dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare
  • rimozione dei debiti fuori bilancio nell’ambito della razionalizzazione di beni e servizi
  • risparmio di spesa del 30-40% derivante dalla revisione dei contratti di acquisto di energia elettrica per l’illuminazione pubblica – attualmente eccedenti la tariffa unica nazionale (sic!) – e interventi sugli impianti per il risparmio energetico
  • contenimento del 7% sulle spese di gestione delle mense perchè eccedenti i valori Consip e riduzione degli oneri di spesa correnti per 10 milioni di euro, onde garantire l’incremento dei servizi di asilo nido
  • spesa più che raddoppiata (da 20 a 47 milioni) per la manutenzione stradale
    risparmio di almeno il 30% sulle spese di assistenza sistemistica (informatica) attualmente “circa 8 volte quella desumibile dagli indicatori standard”
  • sostanziali risparmi nell’assistenza anziani – causati dalla segmentazione e dal mancato ricorso a procedure competitive di acquisto – da destinarsi al potenziamento del servizio stesso
  • revisione di tutti i contratti di fornitura (riscaldamento, elettricità, acqua, telefonia), per i quali “il Comune di Roma Capitale fa rilevare scostamenti significativi dagli standard nazionali”
  • recupero di circa 20 milioni annui dalla Regione Lazio ripristinando il contributo regionale per le residenze sanitarie assistenziali, su cui la Regione “ha legiferato in maniera non ortodossa, disponendo autonomamente un maggiore onere per il Comune”
  • riduzione di almeno il 25% della spesa per le assicurazioni RCA dei propri automezzi e cessione delle Assicurazioni di Roma, che “costituisce un unicum nel panorama nazionale e internazionale” e che “vista la morosità dei clienti, versa in uno stato di difficoltà”
  • dismissione di tutte le società partecipate che non svolgono attività strumentale a quella del Comune, perchè “lesive della concorrenza”
  • mantenimento delle società partecipate solo in quei casi in cui “la presenza di privati non è in grado di garantire l’erogazione di beni pubblici”
  • cessione o liquidazione da parte di AMA delle quote di Roma Multiservizi, Fondazione Insieme per Roma, Cisterna Ambiente, Centro Sviluppo Materiali, Società per il Polo Teconologico Romano, Acea, Consel Scarl
  • cessione o liquidazione da parte di Atac delle quote di Trambus Open, Bravobus, SMS Sicurezza Mobilità Consel Scarl, Banca Etica, BCC Roma, Polo Tecnologico
    fusione pe rincorporazione di AMA con “AMA Soluzioni Integrate” e di Atac con OGR e con “Atac Patrimonio”
  • cessione o liquidazione di Servizi Azionista Roma, Roma Patrimonio, Agenzia Turistica per il Lazio, Agenzia Comuale tossicodipendenza e delle quote in BCC Roma, Alta Roma, Centrale del Latte
  • salvataggio di Farmacap salvaguardando i profili di economicità e solo entro le finalità istituzionali
  • incorporazione di Cargest e del Centro Ingrosso Fiori nel Centro Agroalimentare Romano, per la gestione diretta e non dei mercati ortofrutticoli ed ittici all’ingrosso di Roma e dintorni.

Questo è quello che il comune di Roma deve fare da anni: non c’è riuscito Gianni Alemanno, idem per Ignazio Marino, adesso tocca a Virginia Raggi.

Prima della ‘volontà popolare’ c’è sempre la legge di bilancio: senza denari non si cantano messe, per questo tutti da un mese tacciono, la diretta streaming è finita in soffitta ed il tempo degli annunci ‘spot’ – si spera – è finito.

Demata

Nizza, Turchia, Louisiana: la Socialdemocrazia è al capolinea?

18 Lug

Alla fine, in Turchia, il golpe l’ha fatto Erdogan destituendo, sospendendo, arrestando quasi tremila magistrati, circa settemila funzionari di polizia e un centinaio tra generali ed ammiragli.
Per non parlare dei referendum per l’introduzione di norme ‘islamiche’ nella costituzione, bloccati dal Parlamento, che adesso proporrà e vincerà facilmente.

Il tutto – come urlavano i suoi sostenitori – in nome “del leader, dell’Islam e della democrazia” ed accusando del fallito golpe il religioso musulmano Fethullah Gülen, noto sostenitore della necessità della “coesistenza pacifica” e del dialogo tra le civiltà su scala internazionale e promotore di una versione moderata dell’Islam, ispirata ad una interpretazione liberale e democratica della religione, incontrando leader religiosi ebrei ed il Papa.

Tre mesi fa, il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, alla fine della visita di nove giorni in Turchia, dichiarava di nutrire «seri dubbi sulla legalità dei coprifuoco di interi quartieri e città del sud est» e che per la distruzione di vaste zone e lo sfollamento di migliaia di persone «le autorità turche hanno il dovere di condurre inchieste effettivee risarcire senza indugio la popolazione locale che chiaramente ha sofferto enormi danni». Inoltre, con Erdogan al potere si è verificato «l’aumento esponenziale nel numero di processi per insulto al Presidente» e «danni irreparabili alla libertà di stampa e al pluralismo», come anche la Turchia detiene il record per numero di richieste di oscuramento di indirizzi Twitter.
Il rapporto annuale degli Stati Uniti sui diritti civili afferma che la Turchia ha usato le leggi di sicurezza nazionale per «reprimere l’attività della società civile» e, in partcolare, che «il governo ha usato le leggi antiterrorismo, così come una legge contro gli insulti al presidente, per asfissiare il confronto politico legittimo e il giornalismo investigativo».

Pochi si sarebbero aspettati che, due giorni fa, mentre avvenivano il golpe ed il controgolpe, Barak Obama sbattesse immediatamente la porta in faccia ai militari con un “tutte le parti in Turchia devono sostenere il governo eletto democraticamente” o che Matteo Renzi provasse “sollievo” per una situazione che “lascia spazio al prevalere della stabilità e delle istituzioni democratiche”.

E chi avrebbe immaginato che a Nizza la Francia del ‘muscoloso’ Hollande avrebbe schierato forse un centinaio, forse meno di poliziotti su un chilometro e passa di Promenade. O che il capo dei servizi segreti francesi inizi a parlare di ‘guerra civile’ dopo che per decenni la socialdemocrazia francese s’era vantata del proprio welfare, nonostante le famigerate banlieues?

O in USA dove  ormai siamo all’insorgere di attacchi terroristici ‘neri’ contro i poliziotti ‘bianchi’, dopo che Barak Obama ha centralizzato la difesa delle minoranze etniche non sugli ispanici, bensì sui luoghi comuni tra ‘bianchi e neri’. Senza parlare del ritiro dall’Irak, dello smantellamento affrettato di Guantanamo, della messa al bando di Assad a favore dei terroristi siriani, dei tre anni di inazione militare che avevano permesso allo Stato Islamico di crearsi ed espandersi.

Intanto, prensiamo atto che – secondo la dottrina social-Democrat attuale – la Turchia è indispensabile per gestire profughi e rifugiati, che un maggiore controllo sui cittadini è necessario alla sicurezza sociale o … che la stabilità (e le le banche) è il valore primario subito seguito dalla … carriera.

Demata

L’Italicum spiegato in due parole

11 Lug

L’Italicum – secondo le proiezini Demopolis di maggio scorso – prevede che il partito vincitore delle elezioni ottenga circa 10 seggi alla Camera per ogni punto percentuale conquistato, mentre agli altri partiti ne spettano solo cinque.

In poche parole, non appena terminatasi la conta generale dei voti per stabilire quale partito o coalizione abbia vinto ‘chi vince e chi perde’, l’Italicum dimezza i parlamentari dei ‘vinti’ e raddoppia quelli dei ‘vincitori’.

Lo scopo è quello di garantire una blindatura totale del Governo per cinque lunghi anni senza neanche un Senato che abbia più il potere di dare o togliere la fiducia al governo.

Il Senato, inoltre, non potrà bocciare le leggi approvate dalla Camera, ma solo formulare proposte di emendamento che saranno prevedibilmente respinte dalla maggioranza assoluta degli onorevoli, visto  il ‘raddoppio’ dei seggi per chi ha vinto le elezioni.

Potrà sembrare incredibile, ma questa è la legge approvata e vigente su cui andremo a votare a breve.

Demata

Jihad, cosa accade se le nazioni reagiscono?

3 Lug

MALAYSIA
Il 30 giugno 2016 Abdul Rhaman Osman, Muftì di Pahang,  ha definito “kafir harbi” ogni cittadino non-musulmano. Il termine indica i non credenti nel Corano e i nemici dell’Islam, che per questo meritano la morte.
Abdul Rahman aveva utilizzato per la prima volta questa formula il 23 giugno scorso, affermando che i musulmani commettono un peccato sostenendo il Democratic Action Party (Dap, partito d’opposizione sostenuto dati cittadini di etnia cinese), perché si erano opposti alla proposta di legge di inserire la sharia nel Paese.
Secondo i dati dell’Unhcr sono  registrati come rifugiati in Malaysia più di 53mila musulmani di origine bengalese provenienti dalla Birmania – “Rohingya” – e che sono più di 150mila i richiedenti asilo nel Paese per la maggior parte musulmani srilankesi.
Nonostante gli appelli dell’Unhcr, i rifugiati Rohingya continuano ad essere rinchiusi nei centri di detenzione per ‘motivi di sicurezza’.

SRI LANKA
Continua l’esodo della minoranza musulmana, dopo che – due anni fa i buddisti hanno rasero al suolo Dharga Nagar, Beruwela e Aluthgama, tre città a maggioranza islamica, dove oltre 10mila persone furono costrette a fuggire dalle proprie case.
Gli attacchi – durante i quali ogni proprietà dei musulmani è stata presa di mira, mentre venivano risparmiati i negozi singalesi – furono fomentati dal gruppo radicale buddista Bodu Bala Sena (Bbs), per ritorsione contro un attacco ai danni del ven. Ayagama Samitha Thero, noto per le sua tolleranza religiosa.

BIRMANIA
Nella notte del 23 giugno 2016 un gruppo di 200 buddisti ha fatto irruzione nella moschea di Thuye Tha Mein, poco a nord di Yangon, distruggendola e devastando anche il cimitero islamico adiacente.
Decine di famiglie musulmane sono state costrette a cercare rifugio nella centrale di polizia per sfuggire alle violenze. L’attacco è stata causato da una diatriba nata ieri fra alcuni vicini circa la costruzione di una scuola islamica.
Dal 2012 il Myanmar è teatro di una lunga serie di violenze confessionali che hanno causato almeno 300 morti e 140mila sfollati, la maggior parte dei quali musulmani Rohingya immigrati dal Bangladesh.
I nazionalisti birmani – con in prima linea i monaci buddisti del Ma Ba Tha – criticano in modo feroce l’uso del termine “Rohingya”, chiedendo di chiamarli “bengali”.

RUSSIA
La Camera bassa del parlamento russo ha apporvato il 23 giugno  la cosiddetta “legge Yarova” un pacchetto di misure antiterroristiche che contiene, tra le altre cose, elementi fortemente limitativi della libertà religiosa.
La norma – promossa da Irina Yarova, deputato del partito di maggioranza Russia Unita e presidente del Comitato sicurezza alla Duma di Stato – prevede anche la carcerazione per “mancata denuncia” di informazioni e l’ergastolo per il terrorismo internazionale, oltre ad obbligare gli operatori delle telecomunicazioni a conservare le informazioni sul contenuto delle conversazioni e della corrispondenza degli utenti.
Per contrastare il Jihadismo, la legge Yarova introduce il divieto di attività religiosa in tutti i luoghi al di fuori di quelli appositamente autorizzati”, ha scritto Tanya Lokshina, direttore di Human Rights Watch in Russia.

INDONESIA
Erano da poco stati liberati 10 marinai indonesiani rapiti dagli estremisti islamici filippini di Abu Sayyaf, quando  il 20 giugno scorso nelle acque di Sulu (Filippine), roccaforte dei jihadisti, la nave “Charles 001” è stata assalita da due gruppi di miliziani, che hanno rapito sette marinai indonesiani.
Da due giorni, l’esercito indonesiano ha avuto il via libera dal Presidente Joko Widodo per un intervento militare in territorio filippino, se le trattative con i rapitori dovessero fallire.

CINA
Il governo di Pechino, dal 7 giugno 2016, ha vietato a dipendenti pubblici, studenti e insegnanti di osservare il Ramadan.
Ai ristoranti, è stato ordinato di osservare l’orario normale, senza chiusure straordinarie, mentre sul sito del governo è apparso l’avviso: “I membri del partito comunista, i quadri, i dipendenti pubblici e gli studenti non devono osservare il digiuno del Ramadan né prendere parte a cerimonie religiose.”
In Xinjang, nel nord-ovest della Cina, dove il 58% della popolazione è musulmana, durante un’operazione di polizia sono state uccise 28 persone ritenute affiliate ad IS e coinvolte nell’attacco alla miniera di carbone Sogan di Aksu con decine di morti e feriti.

INDIA
Pochi giorni fa, le forze di sicurezza indiane hanno fermato un gruppo di terroristi islamici che progettava di fomentare scontri con gli induisti, dissacrando con carne di mucca i loro templi, in una nazione dove nelle aree trbali si verificano ancora oggi linciaggi da parte degli induisti verso i macellai islamici.
La “cellula di Hyderabad” era in possesso di notevoli quantità di esplosivo, armi e telefoni clonati, fanno capo a Shafi Armar, alias Yousuf al Hindi, referente locale di Isil.
Secondo Rohan Gunaratna , direttore del Centro Internazionale di ricerca di Singapore per la violenza politica e terrorismo, la maggiore minaccia terroristica in India è quella che sta reclutando giovani musulmani della classe media, in grado di preparare attacchi “dai propri uffici o camere da letto”.

LIBANO
Dopo la serie di attacchi suicidi (cinque morti e una ventina di feriti) che ha colpito la cittadina di al-Qaa nei pressi del confine con la Siria,  il patriarca maronita chiede al governo di “assumersi le proprie responsabilità agli occhi della nazione, per scongiurare nuove tragedie”.
Il cardinale Beshara Rai ha anche rivolto un plauso all’esercito e alle forze di sicurezza, per le quali chiede “il massimo sostegno a tutti i livelli”, invitando i cittadini a rilanciare l’ideale di “unità nazionale e solidarietà” per affrontare le sfide poste dal terrorismo e dagli attacchi contro il Libano.
Da tempo l’esercito libanese è impegnato in una lotta a tutto campo contro le fazioni jihadiste attive lungo la frontiera reprimendo le cellule locali che operano nell’area.

GIORDANIA
Stati Uniti ed Arabia Saudita avevano convogliato munizioni e armamenti in Giordania, per fomentare le rivolte contro il presidente Bashar al Assad.
Le armi – tra cui mortai, razzi e granate del valore di milioni di dollari – furono trafugate da funzionari corrotti dell’intelligence di Amman e vendute tramite trafficanti sul mercato nero.
A svelare il furto è stata un’inchiesta congiunta del New York Times e di Al Jazeera, che hanno intervistato – dietro garanzia di anonimato – esponenti dei governi statunitense e giordano, a conferma di come la politica di armare e addestrare gruppi ribelli in chiave anti-Assad si sia rivelata disastrosa.

SIRIA
In un’intervista della televisione australiana, il presidente Assad ha dichiarato che “i rifugiati siriani vorrebbero tornare a casa e, piuttosto che l’azione umanitaria, il modo migliore e “meno costoso” per l’Occidente per aiutarli è quello di distruggere i ribelli.
“Aiutarli a tornare indietro, aiutando la stabilità in Siria e non fornendo alcuna giustificazione o sostegno ai terroristi.”

Demata

Amministrative 2016 – Breve analisi del voto

20 Giu

L’esito dei ballottaggi nelle grandi città ha fornito diverse indicazioni utili su come si stia evolvendo la dinamica del consenso politico-elettorale:

  • a Roma, i Cinque Stelle di Virginia Raggi vincono raccogliendo anche i consensi destinati durante il I turno a Fratelli d’Italia (circa 300mila voti) ed alla Coalizione per Fassina sindaco, vista la perdita di oltre 30mila voti del ‘conglomerato’ post-Ulivo rispetto al precedente turno
  • a Torino, si riscontra una dinamica simile, con Appendino dei Cinque Stelle su cui vanno a convergere i voti di pressochè tutti gli elettori delle coalizioni escluse dal ballottaggio
  • a Milano, assistiamo ad un processo inverso con Sala (in misura maggiore) e Parisi (di meno) che ‘cannibalizzano’ il voto precedentemente andato ai Cinque Stelle
  • a Bologna, il popolo delle Cinque Stelle ha seguito lo stesso andamento di Milano nel redistribuirsi verso i due candidati PD e Centrodestra in ballottaggio.

Inoltre, dai dati del I turno elettorale, va ricordato che la somma dei voti raccolti da PD e 5S si approssimava – a Roma, a Torino come altrove – al record di voti conseguito dal Centrosinistra dei ‘fasti’ veltroniani, mentre il ‘Berlusconismo’ è sotto il 10% e la percentuale degli astenuti è cresciuta ancora.

Dati riassuntivi Amministrative 2016.jpg

L’esito elettorale delle Amministrative ha fornito diverse indicazioni utili per la rinascita liberale del Paese.

Semplificando,

1. la frana dell’elettorato storicamente ‘rosso’ è stata raccolta da un movimento ‘giallo’ creato con nuovi strumenti telematici e con un futuro tutto da capire, tra la fine di Casaleggio, l’exploit di Raggi e Appendino, il dirigismo di Di Maio e Di Battista o il ruolo di Grillo. Inoltre, i ballottaggi dimostrano una forte propensione verso i Cinque Stelle (in chiave frontista anti-Renzi), ma, dove i grillini non sono pervenuti al II turno, non si è verificato l’inverso (a buona riprova di quale sia la ‘provenienza’ del loro elettorato)
2. i diversi gruppi di interesse (locali e/o di censo) tipicamente centristi restano in quota Renzi – Alfano – Verdini, ma sono guardati con diffidenza dalla grande massa dell’elettorato che ormai li percepiscono con i vertici delle aziende ex-municipalizzate e sanitarie, le lobbies bancarie e finanziarie, il sistema consortile-consociativo, il popolo degli evasori fiscali abituali, gli apparati che tutto cambia per mutare nulla
3. l’elettorato di Centrodestra – anche se ha tenuto e vinto in tanti comuni della ‘provincia profonda’ – appare essere quello maggiormente coinvolto dal fenomeno dell’astensionismo e del voto disperso, ma la buona prova elettorale di Parisi a Milano e Meloni a Roma offrono un’idea di quale sia il ‘candidato tipo’ e la ‘visione attesa’ dell’elettorato di centrodestra e, se le proposte fossero adeguate, di tanti astenuti.
4. i partiti federalisti e/o autonomisti dimostrano di avere uno scarso appeal nelle aree metropolitane o, comunque, fortemente urbanizzate. Inoltre, anche nelle realtà provinciali dove la Lega era ben attestata assistiamo ad un progressivo declino del consenso, mentre appare improbabile una sua espansione nel Centrosud
5. per la prima volta, la campagna elettorale si è svolta in gran parte fuori dalle piazze e dagli schermi televisivi, che hanno più che altro svolto la funzione (decisamente più appropriata) di ‘contenitori’ di un annuncio programmatico o di un dibattito / confronto. Determinante il ruolo di internet
6. la Campania ‘anomala’ di Mastella con il Centrodestra e De Magistris con i centri sociali, più l’imbarazzante De Luca in Regione e l’inquietante successo del PD nella Terra dei Fuochi casertana, e la Sicilia di Crocetta e dei ‘soliti ignoti’ – mentre la situazione ambientale ed idrogeologica è fuori controllo ed i venti di guerra soffiano dal Golfo della Sirte – saranno determinanti serbatoi di voti per chi vorrà vincere le prossime elezioni politiche
7. l’ampliarsi della portata e della diffusione dei (per ora presunti) brogli, rende inderogabile l’esigenza di coalizioni compatte atte a garantire la presenza di rappresentanti di lista (coalizione) in ogni seggio

Il ‘candidato tipo’

Diversi dati accomunano Parisi e Meloni (ndr. ma anche Raggi, almeno nell’immagine che ha tentato di costruirsi) e ci permettono di individuare una serie di fattori di preferenzialità riguardo i candidati futuri:

1. sono ‘professionals’ dell’apparato politico, segno che larga parte dell’elettorato rifugge dagli avventurismi, ma anche dai personaggi ‘meramente politici’ e non anche ‘esecutivi’
2. sono ambedue romani , a riprova che l’arte del dialogo e dell’arrangiarsi mediterranea (ndr. il neosindaco bolognese Merola è nato in Campania) ha un peso specifico come lo ha il modernismo efficientista mitteleuropeo
3. ambedue hanno un curriculum da ‘enfant prodige’ e da ‘self made man’, ovvero emersi per talento naturale e per merito proprio
4. nelle dichiarazioni si sono dimostrati sì assertivi, ma anche aperti al confronto, cosa indispensabile dinanzi alla stanchezza generale di un parlamento bipolarizzato nell’immobilismo delle rendite di posizione.

Inoltre, l’avvento di due sindaci donna a Roma e Torino (ndr. con Borgonzoni a Bologna sono tre) richiede più di una riflessione:

1. l’estremizzazione (nei toni e nei termini) determinatasi per la sovraesposizione mediatica di Salvini non ha colto gli esiti sperati, specie in luce del dato di Varese e Bologna
2. i/le candidati/e ‘macho’ – tipizzati negli anni come gli attrattori primari del consenso ‘di destra’ – appaiono relegati al voto di protesta e/o ‘celodurista’
3. i candidati ‘cum grano salis’ a loro complementari – tipizzati negli anni come gli attrattori primari del consenso lobbista e campanilista – sono concentrati ormai nel sempre più ridotto spazio del ‘Partito della Nazione’
4. in un contesto di ‘crisi dei riferimenti politici’, un candidato donna (ndr. vedi anche Le Pen o Merkel) può risultare ‘personaggio affidabile e premuroso’, ergo rassicurante, cui affidare “d’istinto” il nostro voto.

Ad ogni modo, il Berlusconismo (e di riflesso il Prodismo) ha cambiato l’approccio al consenso degli elettori ‘moderati’, dato che gli elementi su detti (professionale, mediterraneo, individualista, fuori dagli schemi) coincidono con l’immagine che il leader di Forza Italia (ed il suo alter ego ulivista) ha voluto dare di se: le ‘filiere’ del consenso clientelare – come abbiamo constatato a Roma – non sono più l’unico elemento di attrattività (do ut des), visti i disastri urbanistici, sociali e finanziari che dovremo fronteggiare per molti anni: il candidato ‘nuovo’ deve essere in primis competente ed in secundis in grado di resistere alle pressioni, ergo capace di decidere in autonomia.

E, come sempre, i candidati ‘vincenti’ sono sempre coloro che generano ‘identificazione’ e ‘affinità’.
Nel contesto attuale sono coloro che si richiamano all’orgoglio ‘nazionale’ (ndr. il ‘fai da te’ grillino ne è anch’esso una primordiale forma) e che sono assertivi ma costruttivi nel loro confronto con le posizioni o le istanze altrui.

Il ‘pensiero unico europeo’ dato dalla convergenza ‘centro-populista’ delle due polarità destra-sinistra (Grosse Koalition; governi PD-NCD) ed il prevalere della finanza globale sulle esigenze individuali e locali stanno pervenendo al capolinea, dopo aver assolto (con esiti discutibili) ad esigenze strutturali globali e mentre iniziano a profilarsi altre e ben diverse esigenze collettive e delle persone.

La ‘visione attesa’

Se intervistassimo gli italiani (ma anche i francesi o gli spagnoli) sulle riforme demo-liberali di Lloyd George – anziché su quelle italiane di poco precedenti e del tutto analoghe – nel campo del lavoro, dei sindacati e delle assicurazioni, è probabile che il dato ‘nostalgico’ risulterebbe prevalente: l’Inps ed il SSN hanno progressivamente fagocitato il restante (ad eccezione di alcuni settori privilegiati), diventando nell’attuale il pozzo senza fondo del debito e del deficit pubblici, l’alveare impenetrabile dei ceti privilegiati e del consenso consociativo, la sede consacrata di tutte le iniquità percepite, la fabbrica del voto di scambio e il fomento dei conflitti intergenerazionali.

Che l’Inps ritorni ad essere l’istituto per gli ‘indigenti’ come da mandato costituzionale e che si ripristino le ‘casse’ e le ‘mutue’, le ‘cliniche’ e le ‘convenzioni’, specialmente se, senza la spesa per Inps e SSN /SSR, il bilancio italiano andrebbe ipso facto in attivo ed il deficit sarebbe cancellato, non v’è ragione per credere che una riforma seria e ben congegnata dovrebbe turbare mercati o fallare trattati.

Allo stesso modo, la popolazione è preoccupata per
1. la tutela idrogeologica e ambientale (o alimentare) come la manutenzione delle opere pubbliche è andata in declino con la Riforma del Titolo V e con la conseguente marginalizzazione del Genio Civile e dei Vigili del Fuoco, per non parlare di acqua e rifiuti con relativi arresti per mafia
2. gli iter di giustizia e la semplificazione amministrativa come l’accesso alle cure, che vedono diversa applicazione da circondario a circondario, dopo vent’anni di Milleproroghe e ‘leggine’, con ripercussioni profonde nel tessuto imprenditoriale e per la sicurezza dei cittadini (ndr. attualmente è improbabile che addirittura un omicida volontario trascorra in carcere più di 10-15 anni), oltre che per i servizi assistenziali, insufficienti per i destinatari ma fuori controllo nei costi per l’erogatore.

Chi troverà il coraggio e la quadra avrà in mano le chiavi del futuro.

Demata

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