La legge (elettorale) di Citizen Kane

22 Mag

Un antico detto Zen ci ricorda che “se abbiamo un occhio puntato sulla destinazione, ce ne resta solo uno per guardare la strada”.

In questo insegnamento ci sono la premessa, il viatico ed il risultato di una legge elettorale:

  • i parlamentari che la voteranno hanno come premessa il non perdere voti e, se possibile, incrementarli;
  • c’è da trovare una via che tenga conto delle norme costituzionali, delle consuetudini nazionali e delle differenze macroregionali ‘storiche’;
  • è necessario tener d’occhio il risultato, dato che l’instabilità e la decrescita sono il peggio che possa accadere.

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Dunque, spesso e volentieri, il risultato di una nuova legge elettorale finisce per essere un cambiare tutto per non mutare nulla, se – contemporaneamente – non accade che il Quarto Potere, quello dei mezzi di comunicazione di massa, vada ad informare l’opinione pubblica.

L’Italia ha un sistema di comunicazioni di massa inadatto a tale scopo, se la produzione di carta per libri e giornali è stata concentrata fin dal 1861 oppure se gli impianti di telecomunicazione sono ancor oggi di 3-4 gestori televisivi ed internet o, peggio, se larga parte della pubblicità è raccolta da un unico gestore o, de facto, l’istruzione  e la radiotelevisione pubblica sono un monopolio di Stato, a parte il fatto che è consentito che ci sia un partito gestito da una struttura informativa privata e che almeno due partiti abbiano uno statuto decisamente carente in materia di democrazia e rinnovo delle cariche apicali.

Sarà un caso, ma – a parte debiti, disservizi e disastri – da molti anni l’Italia è mal messa sia nella classifica dell’informazione sia in quella dell’istruzione e del numero di laureati sia del bullismo e dello stalking sui Social. E non è solo una coincidenza se Lega e Cinque Stelle si siano affermati promettendo agli italiani di ritornare – in pratica – al modello di Stato che ci indebitò e ci espose all’instabilità durante la Prima Repubblica.

Senza un’Opinione Pubblica informata (ed istruita) non c’è Legge Elettorale che tenga: mancano i Cittadini.

Demata

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Immigrazione, sicurezza, lavoro e servizi pubblici: ecco i temi centrali delle Elezioni 2019

15 Mag

 

L’articolo dell’Huffington Post che vi invito a leggere racconta qualcosa di terribile ed arriva direttamente dal Garante delle persone private della libertà per le Regioni Lazio e Umbria.
Difficile parlare di Libertà e Democrazia, se un Garante deve narrare la vicenda sulla stampa nazionale, pur di essere ascoltato.
 
Prendere un albergo per una sola notte – da cittadino europeo con una moglie incinta diretta in Germania dove avrà diritto addirittura a chiedere la cittadinanza – in Italia è un reato anche se l’aereoporto di Fiumicino, come tutti gli altri, non offre aree di ristoro per le donne incinte in transito.
 

La ‘colpa’ non è della Magistratura, ma della legge italiana che è scritta male: lascia in circolazione persino gli stranieri condannati per reati come scopriamo dalle cronache, respinge in Libia persone che avrebbero diritto a rifugiarsi o transitare e blocca alle frontiere famiglie innocue e operose, riempie le carceri di criminali senza futuro, ma permette lo sviluppo di un enorme mercato del lavoro nero che in alcuni contesti scopriamo esser vicino allo schiavismo.
Ed il lavoro nero massivo si chiama speculazioni, evasione fiscale, sottosviluppo, mafie, lobbing, clientelismo.

 
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Il problema vero – direbbe qualcuno – è che la gestione dei migranti irregolari e quella degli immigrati che delinquono abitualmente è direttamente correlata al ‘garantismo’ procedurale e di diritto che – come leggiamo – consente a certi stalker di proseguire imperterriti, a noti delinquenti di ritornare ‘al lavoro’ poco dopo un arresto, a stupratori infami di trascorrere gran parte della pena ai domiciliari in attesa di processo e … ai colletti bianchi di finire in prescrizione elidendo così anche i danni civili ed erariali.
Non dimentichiamo che tra gli effetti di un ‘certo garantismo’ ci furono la depenalizzazione del falso in bilancio e l’elisione della responsabilità giuridica.

Il problema vero – direbbe qualcun altro – è nella normativa sul lavoro (nero) che oggi in Italia, che non riesce ad incidere neanche sul ritorno del caporalato estirpato negli Anni ’50, figuriamoci nelle fabbrichette e nei servizi. Sarà per questo che gli italiani certi lavori non vogliono farli? O che gli stranieri debbano sottostare ad espedienti pur di lavorare?
E se gli immigrati sono qui per dare una vita dignitosa ai figli, non basta di sicuro un welfare che lascia tanto spazio all’anti-Stato, se crede di risolvere tutto con enormi ammassi di case popolari per disoccupati, sottoccupati e invalidi o anziani indigenti, come a Quarto Oggiaro, allo Zen, a Secondigliano, a Tor Bella Monaca.

 
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Intanto, tra pareri discordi e senza affrontare la questione che è strutturale (dato che hanno buone ragioni e soluzioni incomplete ambedue i fronti), finisce che la Lega e i Cinque Stelle su queste falle del sistema (immigrazione, sicurezza e impunità dei colletti bianchi) hanno costruito una base di consenso enorme, offrendo delle non-soluzioni populiste, mentre quel che manca sono le riforme che attendiamo dagli Anni 70.

Gran parte degli italiani – da quando abbiamo iniziato a spiegare che i rifugiati non sono immigrati e che i meridionali non sono stranieri – ha tirato un sospiro di sollievo, lo stesso Salvini da allora ha iniziato ad evitare certe ‘goliardate’ come le chiama lui, è chiaro il mandato dato ai Cinque Stelle dal massivo voto meridionale.

Affrontare queste questioni in termini di metodo e di soluzioni strutturali comporta visibilità e voti, oltre a rassicurare Borse, Europa ed Nato.
Non affrontarle equivale a non scendere in campo su grandi questioni mediatiche e social, se parliamo di elettori: lascia ancora più spazio ai populisti e relega all’oblio.

Nel 2019 saranno in lizza tanti seggi locali, nazionali ed europei: i partiti ‘tradizionali’ avranno voglia di iniziare a far le riforme che non hanno fatto per vent’anni?
E se continueranno a non affrontare il ‘collegato’ immigrazione-sicurezza-lavoro-servizi-giustizia come pensano di governare una Nazione politicamente allo stremo?

Demata

Roma sommersa dai debiti e … niente aiuti dal governo?

14 Mag

Se non assisteremo al flop della corrente legislatura, è chiaro che governerà un partito ‘nordista’ con un altro numericamente ‘meridionale’, mentre è proprio il PD storicamente centroitalico ad essere nell’angolo.

In questo bailamme – o peggio se sarà stallo e nuovo voto – non è dato sapere cosa ne sarà di Roma Capitale e della sua Regione Lazio, dove – aiutino su aiutino, spreco su spreco – i debiti ormai non dovrebbero essere lontani dai 50 miliardi di euro e dove servono interventi manutentivi e strutturali ormai tutti urgenti per almeno il doppio, se solo la nuova metropolitana di Londra costa 30 miliardi di sterline.

Si poteva iniziare dalle Olimpiadi, sembrava fossero lì apposta per far arrivare denari, grandi opere,  innovazione ed occupazione, trasporti: crescita in cambio di interessi. Meglio che interessi senza crescita … ma il Sindaco Raggi disse di no.

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Da WhatsApp – Autore sconosciuto

Con un debito equivalente al 5-8% del Bilancio italiano, c’è da rendersi conto che non serve il Pronto Soccorso e che il paziente è grave, va ricoverato e rianimato.
A Roma serve un piano infrastrutturale di ampio raggio, servono finanziamenti e spalmatura degli attuali debiti, servono economie e caccia agli sprechi, serve un rinnovato impegno al decoro della cittadinanza tutta.

Già,  questo è uno dei problemi più urgenti nell’agenda di governo, lo era già con Matteo Renzi, e vedremo quanto si aggraverà con la Giunta Regionale di Nicola Zingaretti che non ha la maggioranza in Consiglio.
Non sarà, comunque, la manciata di spiccioli che si attendono non appena arriverà un governo a risolvere il problema: potranno solo acuirlo.

Prevedibilmente, stante la Legge di Murphy, l’accumulo di debiti si acuirà e, se oggi non ci sono soldi per il funzionamento ordinario dei servizi, tra un anno o due ce ne saranno ancor meno.
E questo non piace nè ai revisori di Roma Capitale, nè alle agenzie di rating se la Regione Lazio è stabilmente “BBB-” (debito con bassa probabilità di ripagamento), nè ai turisti (ormai  meta del turismo “mordi e fuggi”), e neanche ad una discreta fetta di romani (se se ne lagnano tutti i giorni sui social postando foto eloquenti).

Forse, il persistente debito  romano-laziale non piacerà neanche al futuro governo ed alle altre Regioni, se il 29 aprile 2017 Standard & Poors  già evidenziava il forte sostegno ricevuto dal governo centrale in termini di liquidità che ha consentito di abbassare l’alto livello del disavanzo regionale.

Demata

Le gambe corte del contratto Salvini-Di Maio

14 Mag

Proprio mentre Matteo Salvini tentava di formulare con i Cinque Stelle il suo governo leghista, allo Stadio Marassi di Genova riecheggiavano quei cori razzisti antipartenopei, che lo stesso Salvini cantava anni fa ad un convegno della Lega.

Intanto, prendiamo atto che  nei Cinque Stelle sono napoletani Luigi Di Maio, Roberto Fico e Carla Ruocco , mentre sono meridionali Barbara Lezzi, Nicola Morra, Carlo Sibilia, Manlio Di Stefano, Alfonso Bonafede, Vito Crimi, Giulia Grillo, Riccardo Fracarro e Mario Michele Giarrusso.

Salvini definì quei cori una ‘goliardata’, ma sta di fatto che nel Meridione la Lega continua a non essere particolarmente gradita agli elettori, più o meno quanto l’elettorato settentrionale non ha votato i Cinque Stelle.

E proprio nelle ore in cui Salvini si appresta a governare tramite un ‘premier terzo’ e con i Cinque Stelle al seguito, al Marassi la questione Nord-Sud si ripresenta, non come momentaneo coro da curva, bensì come litania razzista urlata per decine di minuti da decine di migliaia di persone a reti unificate.

Cosa accadrà quando Salvini (e Di Maio) dovranno metterci la faccia per le norme  potenzialmente inique o sprecone se non dannose che si profilano all’orizzonte, alcune più gradite a Nord ed altre più volute a Sud ?

Inique, se la flat tax fosse ‘uguale per tutti’, sapendo che il reddito disponibile al Sud è di un quarto sotto la media, se  si attesta a 20.800 euro per abitante sia nel Nord-ovest che nel Nord-est, è pari a 19.300 euro nel Centro, mentre scende a 13.400 nel Mezzogiorno.

Sprecone, se il reddito di cittadinanza sarà superiore all’assegno con cui ‘campa’ un invalido o di un pensionato minimo e se è concesso per due anni anche a chi il lavoro non lo cerca, finanziandolo con il divieto di cumulo pensionistico dei redditi autonomi e dipendenti, altri tagli alla spesa della P.A., eliminazione del Fondo per il sostegno alla povertà, eliminazione di ogni contributo pubblico all’editoria.

Dannose, se il combinato flat tax / reddito di cittadinanza finisse per stabilizzare lavoro nero ed evasione fiscale, e/o povertà e criminalità, andando non solo ad incrementare spesa e debito, ma anche a contrarre il PIL e la produttività nominale.

Muhammad Yunus, l’economista inventore del microcredito, ricorda che: «I salari sganciati dal lavoro rendono l’uomo un essere improduttivo, ne cancellano la vitalità e il potere creativo».

Se si finisse per stabilizzare lavoro nero ed evasione fiscale, povertà e criminalità, in un paese dove già esistono sostanziosi sussidi agli agricoltori, enormi facilitazioni per le cooperative e persino la ‘cassa integrazione’, cosa ne sarà del divario Nord-Sud nel 2020, non appena l’effetto delle riforme leghiste a cinque stelle si sarà fatto sentire?

I cori di Marassi annuncio di una Nemesi? Speriamo davvero di no, ma Salvini e la Lega dovrebbero opporsi apertamente al razzismo, se vogliono (loro e i Cinque Stelle) credibilità e consenso il giorno che ci sarà il popolo scontento. Specialmente al Sud.

Intanto, tra i problemi più urgenti ci sono le pensioni e non sarà una grande svolta pensionarsi a quota 100 dal 2020, se la rendita si aggira intorno ai mille euro dopo una vita di lavoro, e ci sono l’istruzione e la formazione, con una Buona Scuola incompiuta e le Università da riformare (insieme alla Sanità), mentre nel 2020 sarà ufficiale che l’Italia ha meno laureati e diplomati d’Europa, senza parlare dei voti e della quantità di anni serviti per conseguire i titoli e di quanti tecnici ci ritroviamo.

Cosa pensano, di arrivare giusto giusto al 2019, dopo aver speso e spaso con la flat tax, il reddito di cittadinanza più tot norme a pioggia per mille casi particolari e poi si vede? E – senza parlare della miriade di cose in cui Lega e Cinque Stelle sono in disaccordo – quale Italia vogliono realizzare?

“L’ozio avvilisce ed il lavoro nobilita: perché l’ozio conduce uomini e nazioni alla servitù; mentre il lavoro li rende forti ed indipendenti: questi buoni effetti non sono già i soli. L’abitudine al lavoro modera ogni eccesso, induce il bisogno, il gusto dell’ordine; dall’ordine materiale si risale al morale: quindi può considerarsi il lavoro come uno dei migliori ausiliari dell’educazione.” (Massimo d’Azeglio)

Demata

L’ingovernabilità italiana e le responsabilità del PD di Matteo Renzi

20 Apr

Dietro i roboanti titoli dei media, si intravede una Realtà politica senza ormai più veli e si inizia a comprendere che, se non fosse per l’ambizione dei vari leader,  gli elettori le basi per una governabilità le avrebbero pur date, almeno se parliamo di Partito Democratico.

Un governo e la sua sopravvivenza sono determinati da un solo elemento: rappresentare sia alla Camera sia al Senato qualcosina in più della metà dei voti necessari, in modo da andare avanti anche se qualcuno si dovesse dissociare, come accade.

Maggioranze di governo Legislatura XVIII

Di seguito, in ordine di rappresentatività, le varie maggioranze possibili.

  • Governo del Presidente:  FI + PD + Misto-Autonomie = 237 deputati e 126 senatori = 363 eletti non bastano. Servirebbe una maggioranza FI + PD + Misto-Autonomie + Lega (o M5S) = 362 (459) deputati e 184 (235) senatori = 546 (694) eletti
  • M5S + PD + Misto-Autonomie (o Leu) = 354 deputati (347) e 174 (165) senatori = 528 (512) eletti si poteva fare, se non fosse per lo stallo posto da Matteo Renzi 
  • M5S + Lega = 347 deputati e 167 senatori = 514 eletti si poteva fare, ma non si farà.
  • un governo FI + Lega + PD = 341 deputati e 171 senatori = 512 eletti è possibile, ma è difficile che Salvini ed i suoi vogliano far da puntello a due edifici pericolanti.

Ciò che rende inconciliabili i diversi fronti (ed in particolare l’avversione di Matteo Renzi e del PD laziale ed emiliano verso i Cinque Stelle) è certamente la differente percezione da parte dei diversi movimenti politici di quali sono gli esiti, quali le istanze e quale la percezione sociale di quanto promesso e legiferato con la riforma del Titolo V (il ‘regionalismo’ ed i nuovi Sindaci o le Città metropolitane) e della pubblica amministrazione (city manager, spoil system, conflitto di interessi etc).

Se gli ospedali funzionano, le tasse son ben spese, non si rischiano la vita o spese private e – dunque – il Governatore ci sa fare, ma se non funzionano … tutti a casa, prima di danni e sprechi maggiori.
Allo stesso modo per il Sindaco, se non sa badare a strade, pulizia, sicurezza e trasporti pubblici … vada a casa prima possibile.

Dunque, non ne verrà nulla di buono, finchè Renzi e Berlusconi resteranno convinti che c’è ancora speranza , senza nulla cambiare a partire da se stessi, di vincere le prossime amministrative, mantenendo i feudi da cui si diparte gran parte della spesa, degli appalti e del lavoro precario.

Lega e Cinque Stelle hanno ben capito cosa oggi la gente misura in una proposta politica che gli si offre. Arrivano dalla gente … il Partito Democratico di Renzi, Zingaretti, Orfini e De Luca no, al massimo capita che ci trascorrano qualche ora.

Demata

Roma, un degrado ormai di portata internazionale?

18 Apr

Tutti possono fare un piccolo esperimento, digitando su Google ‘degrado Roma‘ e selezionando solo le notizie delle ultime 24 ore.

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Ecco cosa è apparso tra i primi venti link:

  1. L’agonia di Atac e il colpo di grazia della Giunta Raggi spiegati alla perfezione – Romafaschifo
  2. Fotogrammi di degrado: non si salvano neanche gli asili nidoVigna Clara Blog
  3. Garbatella: degrado nei parchi che vennero inaugurati due volte – Urloweb
  4. Roma, sfregio a Trastevere: la fontana della Botte ricoperta dai writer – Il Messaggero 
  5. Meningite: a Roma l’addio a Susanna Rufi – Il Messaggero
  6. Crolla soffitto in un asilo nido – Jobsnews
  7. L’ultimo spettacolo del cinema Apollo: si sta sgretolandoDiarioromano
  8. Le favelas sotterranee: il volto nascosto di Roma – Il Giornale
  9. Degrado capitale: quanto sei sporca Roma (video) – Repubblica
  10. Chiusi 36 siti archeologici. Lo spreco di Roma Antica – Il Tempo
  11. Campidoglio e Soprintendenza lasciano i tesori nel degrado – Esquilino’s Weblog
  12. Telecamere, anni di reati e degrado sotto gli occhi elettronici – Corriere.it
  13. Borseggi nella metropolitana di Roma – Jimmy Ghione / Striscia la notizia

Si potrebbe pensare “eh ma anche a Milano, anche a Napoli” … ma andando a digitare ‘degrado Milano‘, tanti articoli generalisti, ma la notizia di una villa dimenticata, mentre per ‘degrado Napoli’ troviamo i soliti articoli su rifiuti accumulati da qualche parte e i vandalismi nella Stazione Centrale.

La ‘differenza’ la fanno un sistema di mobilità agonizzante, un degrado architettonico capillare e la notoria autoreferenzialità organizzativa della Capitale, mentre nelle altre due metropoli sono un fiore all’occhiello i trasporti urbani e le infrastrutture stradali come il restauro e il recupero urbano o la disponibilità ad adottare modelli altrui.

Non è bella Roma in rovina, caso mai son belle le sue rovine.
Rovine lasciate ‘intatte’ dalla Storia per ricordare a Roma di un Impero che cadde quando – vittima delle chiacchiere del Foro e delle rivalità dei Senatori – Roma cessò di essere utile all’Impero che da lei dipendeva.

Una Roma che oggi non ha un governo effettivo per l’Italia e neanche per la Regione Lazio, mentre al Comune non è molto diverso, se il Sindaco è ancora allo stallo post-elettorale della miriade di assessori e del bilancio bloccato con l’Atac fuori mercato, tante regole da cambiare con i dipendenti comunali, la raccolta rifiuti e l’approvvigionamento idrico tutti ancora da ‘ristrutturare’, un territorio da mettere in sicurezza sotto tutti i punti di vista … da cui il ‘degrado’ che constatiamo e leggiamo ovunque.

Quanto ancora l’Italia e l’Europa (ma anche il Mediterraneo) potranno permettersi lo stallo ormai ultraventennale del processo di innovazione organizzativa che, a partire da una trentina di anni fa, la capitale doveva avviare e concludere al passo con francesi e tedeschi?

E quanto ancora il Vaticano potrà sopportare una così degradante immagine di Roma, che fa il giro del mondo ogni 24 ore, mentre proprio di immobilismo, corruzione e lassimo è accusato il Cattolicesimo fin dal primo scisma, passando poi per Lutero e tanti altri.

Demata

Mattarella, Di Maio e la nemesi di un’Italia senza governo

14 Apr

La legge Mattarella fu una riforma elettorale del 1993, che prevedeva sia un sistema maggioritario a turno unico sia il proporzionale con liste bloccate e pure il recupero proporzionale dei non eletti per il Senato ed lo sbarramento del 4% alla Camera.
Il suo relatore, Sergio Mattarella, riteneva che la legge incoraggiasse i partiti ad apparentarsi e presentarsi in coalizioni per superare gli avversari in numero di voti e vincere il collegio uninominale.
Il politologo Giovanni Sartori, viceversa, riteneva illusorio il tentativo di creare un sistema prevalentemente maggioritario all’italiana e che l’effetto della legge sarebbe stato quello di aumentare i partiti.

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Dopo dieci anni circa, nel 2001, la XIV legislatura vedeva in Parlamento circa una dozzina di partiti con tutti i difetti di una campagna elettorale (e del futuro Parlamento) incentrata sulle riforme, cioè ‘maggioritaria’, quando a livello mediatico nazionale, ed in balia dei collettori di voti locali, cioè ‘uninominale’.
Oggi, son trascorsi venticinque anni, i partiti che ‘pesano’ son diventati quattro – tutti più o meno pari merito – mentre tra i seggi del Parlamento non siedono meno di una dozzina di sigle, come al solito.

Ed oggi c’è ‘quel’ Sergio Mattarella a dover dirimere gli effetti della scelta – in quegli anni lontani – di non aprire una fase costituente, riformando in modo organico non solo le elezioni, ma anche il Lavoro, la Sanità, la Scuola, le Regioni, la Previdenza.

Intanto, l’Agenzia delle Entrate si prepara ad informare gli italiani di come vengono usati i loro redditi, allorchè ceduti alle decisioni degli amministratori politici, sotto forma di tasse e tributi.
Analoghe iniziative sono in corso da parte dell’Inps per quanto riguarda le pensioni di ognuno in prospettiva e, poi, dovranno farlo anche scuole e servizi sociali locali.
Così ogni italiano si appresta a scoprire quanto gli costa la Sanità pubblica o quanto si rivaluta il suo contributo previdenziale oppure di quanto finanzia le cooperative sociali eccetera.
Poi, entrati nel 2019, qualcuno darà l’allarme che arrivano gli Obiettivi UE 2020 e siamo il fanalino di coda dell’Europa sia per quanto riguarda i laureati sia per i diplomati, mentre qualcun altro scoprirà che è impossibile fare innovazione senza affrontare i nodi delle pensioni e della riqualificazione, cioè del Sindacato.

Eh già, staremmo parlando di Politica … mica di poltrone.

Con i nostri militari attestati in mezzo ai pericolosi conflitti e con gli embarghi che incalzano le nostre aziende, specie se di nicchia, non solo il Presidente della Repubblica, ma anche e soprattutto i Media, dovrebbero incalzare la riluttante Politica.

Certamene, non va detto che servono un Parlamento ed un Governo per riformare tutto quello che dal 1992 attende di essere riformato, dopo che s’è cambiato tutto per non mutare nulla: la popolazione è confusa e i mercati fibrillerebbero.
Ma, allo stesso tempo, non è possibile andare avanti con un’opinione pubblica in balia dei corridoi e dei vicoletti della politica.

Senza rimpianti per il decisionismo di Giorgio Napolitano, ma più giorni passano e più il Popolo non capisce quel che sta accadendo, salvo concludere che ci sono una classe politica e dei ceti sociali che da 200 anni sopravvivono bloccando tutto e tutti.

Non è stato con le alchimie del Mattarellum che l’Italia ha superato la Prima Repubblica di Tangentopoli e Cosa Nostra, non è stato con le riforme Amato, Dini, D’Alema, Prodi eccetera che il Paese è andato in qualche direzione nè è stato con le ‘mille deroghe’ del duo Berlusconi-Tremonti che abbiamo abbassato le tasse nè è stato con il Federalismo della Lega che si è risolto il problema di Roma, che – se non ‘ladrona’ – di sicuro non funziona con ricadute per tutti gli italiani.

Quel che è lasciato è perso: più o meno come alla fine dell’Ottocento, quando si crearono gli ostacoli all’innovazione, alla crescita industriale-economica e alla formazione tecnica ed alle pari opportunità che solo con l’avvento dei Totalitarismi vennero parzialmente superati. L’Italia pagherà per quanti altri decenni il non aver scelto nel 1993 la Costituente, la Common Law e l’Antimafia?

O, molto più semplicemente, come farà Di Maio a spiegare ai suoi elettori che i Cinque Stelle entreranno in un governo proprio con i partiti (PD, Lega e Forza Italia) che hanno portato il nostro popolo e la nostra nazione fino a questo punto?

Demata