Eraclito, i consigli alle famiglie e gli auguri di Pasqua

18 Apr

Anni fa, le cronache locali riferirono che, tra le rovine di Paestum in Campania, alcuni turisti avevano riferito una apparizione del filosofo Eraclito, circondato da luci celestiali. 

Era il giorno di Pasquetta e si accingevano a consumare il lauto pasto a base di casatielli e rigatoni al forno, quando tutto il gruppo più o meno contemporaneamente si accorgeva della presenza di quell’uomo dal vestito strano, la barba ben tenuta che stava lì appoggiato ad un blocco con la penna in mano, tale e quale come nel dipinto di Raffaello.

Eraclito Raffaello.jpg

Dopo un attimo di imbarazzo per l’ospite inatteso, una piccola folla si radunava intorno all’anziano sapiente, mentre i bambini più piccoli ammiravano incuriositi il suo chitone di lino, la lunga tunica, cucita su un lato e fermata sulle spalle da fibule  che indossavano i Greci.

Poi, con la spontaneità tipica dei giovani, una ragazzina forse quindicenne dalla sagoma ‘secchiona’ disse: “Maestro, insegnaci come dobbiamo vivere”.

Eraclito si alzò in piedi e le rispose.

Ricorda innanzitutto a te stessa ed ai tuoi genitori che “il buon carattere non si forma in una settimana o un mese. È creato a poco a poco, giorno dopo giorno. È necessario uno sforzo prolungato e paziente per sviluppare un buon carattere.”

Ma ricorda anche che, da sola, “l’Erudizione non insegna ad avere intelligenza, perché in una sola cosa consiste la Sapienza: nell’intendere la Ragione che governa tutto il mondo dappertutto“.

Intanto, al gruppo di turisti si erano aggiunte altre persone ed anche alcuni vigilanti, attirati dal bagliore luminoso.
Chi appoggiato ad una colonna un po’ a distanza, chi seduto in terra ai piedi del filosofo, un ragazzotto stupefatto con la bocca aperta, una signora rimasta semiparalizzata con il Domopack in mano. Addirittura, alcuni chiassosi bambini che giocavano sugli smartphone erano improvvisamente sereni e attenti a cosa si diceva.

Dunque, il Maestro si rivolse a tutti.

“Tutti quelli che vivono sulla terra sono condannati a restare lontani dalla verità a causa della loro miserabile follia”, finchè tentano di “soddisfare il desiderio dei sensi che è di per se insaziabile”.
E’ questo il motivo per cui “le persone migliori rinunciano a tutto per un unico obiettivo, la fama dei mortali, e la maggior parte della gente si riempie come fosse bestiame.”

Adesso sapete che “per gli uomini non è meglio se tutto quanto accade come essi ambiscono“.
Perciò rammentate tutti anche che “il popolo deve vigilare per la sua legge come per le mura della città”, se vuole che “la Giustizia prevalga sui fabbricanti di menzogne e sui falsi testimoni”.

E non temete: “l’intolleranza è la patologia di ogni credo” e “la loro invidia dura sempre più a lungo della felicità di coloro che invidiano”, ma “non c’è realtà permanente ad eccezione della realtà del cambiamento; la permanenza è un’illusione dei sensi”.

Fu allora che tra quel centinaio di persone che erano talmente commosse da dimenticare persino di farsi un selfie, Eraclito disse “Niente dura, tutto – semplicemente – cambia”.
Poi, scomparve.

Per un po’ rimase un alone di luce, raccontano i testimoni, e tutti rimasero lì per un po’ senza parlare, persino i bimbi. Tutti alla ricerca di qualcosa che il grande Maestro greco aveva svelato dentro di loro.



Non sappiamo se questa sia tra le Fake News degne di entrare tra le leggende metropolitane, ma quel che disse Eraclito alle generazioni future è vero.

Buona Pasqua.

Demata

La debacle italiana in Libia

16 Apr

General_HaftarDa secoli la stabilità della attuale Libia è essenziale per gli interessi italiani, che si tratti di romani o di bizantini, di impero o di comuni.

Dunque, sarebbe dovuto accadere che i nostri Governanti affrontassero seriamente la questione libica almeno dal febbraio del 2014, quando Haftar apparve in televisione per annunciare che il Governo libico era stato sospeso.
Invece, piuttosto che dar segno di una volontà diplomatica, finanziaria e militare italiana, i nostri Governi e i nostri Partiti hanno badato solo ai flussi migratori, prima come fonte di finanziamento della corruttela nostrana e poi negando loro persino il soccorso in mare, mentre oggi ci  limitiamo ad un flebile appello al ‘cessate il fuoco’. 
Tutto qui.

Adesso, però, l’Italia dovrebbe innanzitutto comprendere e dibattere di una guerra e dei suoi rifugiati alle frontiere come di un nuovo equilibrio nel Mediterraneo da cui noi (ci) siamo esclusi.

Infatti,  l’Italia dei Governi Renzi e Conte aveva puntato su Fayez al-Sarraj, forse ritenuto un ‘candidato’ affidabile  essendo un ingegnere gestionale specializzato in appalti ed opere pubbliche …  ma decisamente improbabile, perchè era stato pressochè imposto dall’ONU nel 2015 ed era riuscito ad insediarsi a Tripoli solo nel marzo 2016, dopo essere sopravvissuto a due attentati.

Dunque, ci sarà anche da raccogliere i cocci degli accordi internazionali italiani con la Libia, visto che sono i francesi e i sauditi a fare da sponsor del generale libico Haftar con l’Egitto suo alleato, dove Al Sissi dal 2014 è anche un nobile saudita (Cavaliere dell’Ordine del Re Abd al-Aziz) ed, infatti,  ha aderito all’intervento militare arabo contro i ribelli Huthi nello Yemen.

Cosa succede in Libia?

Iniziamo col dire che ci sono due eserciti che si fronteggiano: i combattenti di Haftar (LNA)  sono militari addestrati e attrezzati tanto quanto i governativi (GNA) di al-Sarraj. Smettiamo di chiamarli ‘milizie’.

Tripoli ormai è sotto assedio: non vi sono vie di fuga verso la Tunisia o verso il deserto ancora controllate dai governativi (GNA) che resistono a sud nel settore di Gharyan, con pesanti combattimenti ad Al-Hira, mentre lo sfondamento dei militari (LNA) è riuscito con la presa dell’aereoporto internazionale “Ben Gashir” e dal 15 aprile si combatte nella periferia della capitale, ad Ain Zarah.

Dunque, i governativi (GNA) sembrano intenzionati ad asserragliarsi a Misurata, da dove negoziare una resa, abbandonando Tripoli allo stesso destino di Aleppo in Siria con ISIS già pronta a speculare sulla situazione, mentre gran parte dei siti petroliferi e degli oleodotti-gasdotti è controllata da Haftar e mentre in Tunisia hanno già i loro problemi con i Jihadisti e l’ultima cosa di cui hanno bisogno sono i profughi libici.

Insomma, come scrive Linkiesta, “se Haftar vincerà, e vincerà prima o poi, l’Egitto e la Francia avranno insediato un Gheddafi 2, faranno man bassa delle risorse petrolifere della Libia, avranno un interesse comune nello spazio del Mediterraneo mentre le petromonarchie del Golfo Persico, già in ottime relazioni con il presidente egiziano Al Sisi, avranno in Haftar un uomo di fiducia“.

Dunque, riepilogando, l’Italia per un lungo futuro dovrà pagare:

  1. la superficialità del Governo Renzi nellappoggio a Fayez al-Sarraj e nella gestione dei migranti caduti nelle mani di  vere e proprie organizzazioni criminali
  2. il pressing anti-egiziano a Cinque Stelle iniziato nel 2016, che ha compromesso i rapporti tra Italia ed Egitto, raffreddando l’interesse per importanti commesse petrolifere e non solo
  3. le strilla della Lega contro i migranti, che probabilmente hanno convinto tutto il Nord Africa che l’Italia li ‘usa’ per ottenere favori dall’Unione Europea tenendo i propri ‘porti chiusi’
  4. l’azione del Governo Conte, che sembra esclusivamente interessato al cessate il fuoco ed al ripristino a Tripoli di un regime noto per gli orrori dei suoi “centri di detenzione” come quello di al-Sarraj.

Due domande di rito:

  1. Tripoli con il suo hinterland raggiunge il milione e mezzo di abitanti: una parte morirà, un’altra sopravviverà, un’altra ancora scapperà: dove pensiamo di metterli, se le frontiere con la Tunisia sono già sovraesposte? Tutti a Lampedusa?
  2. l’Italia destina ogni anno circa  25 miliardi di euro per spese militari e l’export bellico si aggira intorno ai 10 miliardi, cioè è una potenza militare: come mai ci ritroviamo inermi con questo caos alle frontiere e Bengasi che diventerà una sorta di Kuwait City a totale beneficio di francesi ed egiziani? Di chi sono le responsabilità politiche di questa debacle epocale?

Una volta per cose simili cadevano governi e crollavano carriere politiche, oggi ci sono i ‘rottamatori’ a comandare, ma non sarà possibile rinviare tutto a dopo le elezioni europee, se i fatti incalzano con navi e aerei militari di almeno 5-6 nazioni che sono operativi a pochi chilometri dalle nostre coste, mentre noi stiamo a guardare.

A proposito di fatti, mentre la marina militare egiziana acquistava dalla Francia due portaelicotteri classe Mistral (Gamal Abdel-Naser e Tahya Misr) e non si sa quant’altro veniva fornito dai francesi ad Egitto e Cirenaica, l’export italiano verso gli egiziani in due anni è crollato di oltre il 10% del totale, mentre è in crescita per oltre mezzo miliardo quello egiziano verso di noi (+ 37%), specialmente nel settore petrolchimico e dei prodotti della metallurgia, una volta vanto dell’Italia che lavora.

Demata

 

Biometria a scuola: chi sarà esentato, quali limiti ha, quanto costa, chi paga?

10 Apr

Uno dei disegni di legge in corso di approvazione tra Camera e Senato è quello voluto per il contrasto all’assenteismo dal ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno.

Impronte digitali

Eletta con i Cinque Stelle, il ministro Buongiorno è un avvocato che – stando a Wikipedia – ha difeso personaggi come Giulio Andreotti nel processo di mafia a Palermo, «il banchiere un gradino sotto Dio» Pierfrancesco Pacini Battaglia per Tangentopoli, i manager Google precedentemente condannati per aver permesso la diffusione di un video diffamatorio contro un ragazzo disabile, il collega  Niccolò Ghedini nel processo Ruby-ter,  molti noti personaggi dello spettacolo coinvolti i procedimenti penali per evasione fiscale, diversi calciatori dell’Atalanta per aver pilotato il risultato di una partita di Coppa Italia, il calciatore della Sampdoria Stefano Bettarini accusato di scommesse illecite, il fiorettista italiano Andrea Baldini dall’accusa di doping, l’allenatore della Juventus Antonio Conte  nel processo riguardante il Calcioscommesse.

Tutti assolti, a riprova della competenza dell’avvocato Buongiorno, ma il disegno di legge sta facendo notizia.

Infatti, i nuovi sistemi di verifica biometrica dell’identità e di sorveglianza si applicheranno, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con l’utilizzo delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, anche agli istituti e scuole di ogni ordine e grado e alle istituzioni educative tenendo conto delle loro specificità organizzative e funzionali e nel rispetto dell’autonomia organizzativa e didattica, di ricerca e di sviluppo ad essi riconosciuta dalle vigenti disposizioni.

In altre parole, le già scarse risorse delle scuole dovranno far fronte all’acquisto, alla gestione e alla protezione degli scanner e dei computer necessari per impronte digitali e foto-identificazione di poche unità di personale, almeno per ora.

Eppure, per avere i dirigenti presenti in sede basterebbe non assegnargli altre scuole in reggenza e calendarizzare tanti adempimenti esterni richiesti dagli Enti locali ed Amministrazioni.
Inoltre, per amministrativi, tecnici, ausiliari, docenti ed educatori non sembra che gli alunni li vedano evadere dalle finestre, cosa che tra l’altro potrebbero fare anche con tornelli e biometria, mentre quel che conta è la qualità didattica e la serenità delle classi che vanno sempre garantite.

Ad ogni modo, nel caso dei dirigenti scolastici, come del personale amministrativo, tecnico e ausiliario la norma sembra essere tassativa e non prevede il coinvolgimento del Garante per la Privacy, mentre il personale docente ed educativo forse confida che la cosa riguardi la sola dirigenza e che il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non andrà a confermare anche per loro le modalità di applicazione dei sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza degli accessi.

Eppure, dovrebbero saperlo che, stando al  CCNQ del 13 luglio 2016 il Comparto del personale non dirigente dipendente da “Scuole statali dell’infanzia, primarie, secondarie ed artistiche, istituzioni educative e scuole speciali, nonché ogni altro tipo di scuola statale; ecceteraè unico senza distinzione tra docenti e ATA.

Allo stesso modo, la Parte Pubblica sa che esiste un solo ‘comparto’ dei dirigenti delle amministrazioni pubbliche, distinti poi in Aree, e – dunque – non c’è ragione se a breve la verifica biometrica non sarà applicata anche ai dirigenti degli ospedali o degli enti locali.

Forse, che i media stiano facendo riferimento a contratti antecedenti non più vigenti a pieno titolo, mentre farebbero bene a chiedersi quali possono essere le difficoltà gestionali di tali sistemi?

Se parliamo di tecnologia di riconoscimento facciale sappiamo che consente di abbinare la foto o il video di un volto a un’immagine in un database con una precisione che compete con la vista umana.

Sembra facile (nei film) ma quanto sia affidabile il riconoscimento facciale ce lo dice un esperimento condotto a Cardiff per la finale di Champions League: dei 170.000 tifosi che hanno preso parte all’evento sportivo, ben 2.470 sono stati identificati dal sistema di riconoscimento facciale come criminali presenti sui database della polizia, ma in seguito è emerso che il 2297 casi (92%) erano in realtà dei falsi positivi.
Inoltre, secondo i risultati del MIT,  il colore della pelle (cioè anche il trucco usato) sembra essere un fattore discriminante per la maggior parte dei sistemi commerciali di face-recognition: mentre per un uomo bianco gli algoritmi sono stati precisi il 99% delle volte, la percentuale scende fino al 35% con donne dalla pelle scura.
Infine, è famoso il caso del 2015, quando Google dovette scusarsi perché il suo sistema di riconoscimento facciale scambiò afroamericani per gorilla.

Non saranno semplici gli obblighi per i dirigenti scolastici responsabili nell’acquisto ‘in economia’ di macchinari e software affidabili, senza rischiare di danneggiare l’erario con prodotti inadeguati o poco longevi, a meno che la responsabilità di garantire l’efficienza, la funzionalità e la durevolezza di questi sistema non se la prenda una Centrale di Spesa Pubblica.
A parte, c’è la questione della protezione dei dati.

Già nel 2012, il Gruppo dei Garanti europei ha chiarito che l’immagine del proprio volto è un dato personale e occorrono particolari cautele nel suo uso. Ad esempio, alcune operazioni di trattamento sono comunque possibili senza consenso sulla base dell’interesse legittimo del titolare, ma è comunque indispensabile che siano adottate misure di sicurezza, sia per gli ambienti e i macchinari dove avviene la conservazione delle immagini che per il loro trasferimento in rete attraverso sistemi di cifratura.

Andando alle impronte digitali, anche se fossero perfette, c’è una percentuale di falsi positivi pari allo 0,1%, secondo uno studio forense USA del 2011. Infatti, se abbiamo mani pulite e asciutte o molto sporche sarà più difficile o confondere rilevare l’impronta.
Inoltre, esistono farmaci che alterano o impediscono la formazione di impronte digitali, tra cui la capecitabina usata per le recidive di tumore al seno o delle altre forme di tumore mammario. Poi ci sono i lavori tattili duri e alcuni acidi, anche di normale uso casalingo, che le erodono, il contatto con alcune piante che può cancellarle, alcune malattie cutanee, anche relativamente diffuse, che rendono illeggibile il derma. 

A parte le difficoltà che potranno derivare da una minore o maggiore collaboratività del personale nel tenere le mani in buone condizioni … ricordiamo sempre che anche le impronte digitali (cioè server e stanze) vanno adeguatamente protette.

In altre parole, stiamo parlando di apparati di verifica biometrica e di video sorveglianza necessari a controllare solo una decina di persone per scuola, se non serviranno anche per i docenti, da acquistare, gestire e proteggere “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con l’utilizzo delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente”, cioè a carico dei bilanci per l’istruzione e senza finanziamenti finalizzati ad hoc.

Le domande che restano sono tre:

  1. i Consigli di Istituto italiani delibereranno coralmente ed univocamente queste spese a carico dei fondi per il funzionamento ordinario?
  2. i docenti come potranno reclamare l’esenzione da tale obbligo, se ritengono opportuno sottoporvi i dirigenti e gli ATA?
  3. come andrà  dove l’assistente tecnico sarà verificato biometricamente e l’ex ‘collega’ rimasto con qualifica di docente tecnico-pratico no?

Demata

Elezioni Europee 2019: chi sarà eletto e come finiranno?

9 Apr

In totale saranno 73 i parlamentari italiani a Bruxelles, proviamo a vedere chi quasi sicuramente sarà eletto.

Secondo i sondaggi – punto percentuale in più o in meno – la Lega dovrebbe superare agevolmente il 30%, Fratelli d’Italia e Forza Italia si divideranno un 15% di voti al Centrodestra, i Cinque Stelle arriveranno al 20% o poco più, il PD ancora non sembra arrivare al 20%, Più Europa e Italia in Comune restano per ora sotto il 4%.

In termini di seggi conquistati, dunque, è possibile fare qualche previsione, visto che 73 è un numero abbastanza esiguo per essere seriamente influenzato da un qualche percento in più o in meno: per ogni seggio serve all’incirca l’1,3% dei voti e non è affatto poco, dato che staremmo parlando di oltre 500.000 italiani.

Dunque, proviamoci.

A) nel caso in cui Più Europa (demo-liberali) e Italia in Comune (post-comunisti) superassero la soglia del 4%

Partito % sondaggi seggi probabili
Lega 36 24 – 29
Cinque Stelle 22 14 – 18
Part. Democratico 19 12 – 16
Forza Italia 9 5 – 7
Fratelli d’Italia 6 4 – 7
Più Europa 4 3
Italia Comune 4 3
Totali 100 73

B) nel caso in cui Più Europa (demo-liberali) e Italia in Comune (post-comunisti) NON superassero la soglia del 4%

Partito % sondaggi seggi probabili
Lega 36 26 – 31
Cinque Stelle 22 16 – 22
Part. Democratico 19 14 – 19
Forza Italia 9 5 – 8
Fratelli d’Italia 6 5 – 7
Più Europa 3,9 0
Italia in Comune 3,9 0
Totali 100 73

Se i numeri sono quelli dei sondaggi, i nomi dei prevedibili eletti ad andare al Parlamento Europeo  sono ampiamente prevedibili:

Lega – essendo capolista Matteo Salvini che, prevedibilmente, rinuncerà al seggio per rimanere a Roma, gli eletti ‘sicuri’ arriveranno principalmente dalla roccaforte settentrionale ed i più quotati sono Antonio Maria RinaldiSilvia SardoneAlessandro Panza, Marco Zanni, Paolo Borchia, Gianna Gancia, Isabella Tovaglieri, Anna Cinzia Bonfrisco. Tutti da scoprire chi saranno tra la ventina di altri  eletti.

Cinque Stelle –  innanzitutto i capolista che saranno Fabio Massimo CastaldoEleonora EviLaura Ferrara, Ignazio Corrao,  Viviana Dal Cin. Per i 10-15 seggi  che resteranno i nomi più accreditati sono quelli di Antonio Brunetto, Antonella Corrado, Anna Sulis, Piernicola Pedicini, Isabella Adinolfi, Rosa D’Amato, Dario Tamburrano, Laura Agea, Tiziana Alterio, Nadia Piseddu, Silvia Malivindi, Eugenio Casalino. Praticamente una riconferma dei mandati precedenti.

Partito Democratico – i capolista, cioè Giuliano PisapiaCarlo Calenda, Simona Bonafè, Franco Roberti, Caterina Chinnici. I restanti 6-12 seggi saranno contesi tra gli europarlamentari uscenti ricandidati come Alessia Mosca, Renato Soru, Sergio Cofferati, Flavio Zanonato, David Sassoli, Pina Picierno, Mercedes Bresso, Cécile Kyenge. Anche in questo caso agli elettori si propone una riconferma dei mandati precedenti.

Forza Italia – vista la situazione, con l’incognita della senatrice Bonfrisco in quota Lega e del governatore Fitto con Fratelli d’Italia, l’unico nome certo è quello del capolista Antonio Tajani nel Centro Italia ed avranno discrete possibilità anche Lorenzo Cesa, Stefano Caldoro,  Elisabetta Gardini, Massimiliano Salini.

Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni è capolista in tutti i collegi e, quindi, qui vale lo stesso discorso fatto per la Lega. Si prevedono come quasi certe le elezioni di Francesco Storace, Stefano Maullo, Raffaele Fitto.

Riguardo Più Europa e Italia in Comune, al momento i loro siti non danno indicazione dei nominativi dei candidati e questo non aiuta la già poca visibilità offertagli dai media.

Non ci saranno molte sorprese …

In termini ‘europei’, il primo partito dovrebbe restare il Partito Popolare Europeo anche se deve confrontarsi con la fine del Berlusconismo, il dimezzamento dei Popolari spagnoli e l’esodo dei Conservatori britannici.
Il secondo resterà quasi certamente quello socialista (PSE),
anche se dato per calante nelle nazioni più popolose (meno 5-10%  rispetto alle elezioni 2014).

Riguardo l’Italia, il Bel Paese si accinge a diventare il grande ‘assente’ nel gruppo di un Partito Popolare Europeo a salda guida tedesca, nonostante la fine del lungo cancellierato di Angela Merkel.

Allo stesso modo, anche se riuscisse a fermare l’emorragia di voti come sembra dai sondaggi, il Partito Democratico si ritroverà con il Partido Socialista Obrero spagnolo a capo in testa del PSE, se la SPD tedesca ed i Socialisti francesi registreranno le previste perdite sostanziali di elettori e seggi.

Ad ogni modo, non sembrano proprio esistere i numeri per una maggioranza populista – sovranista nel futuro Parlamento Europeo (705 seggi totali dopo la Brexit): l’aggregato del PPE + PSE + ALDE resterà ben oltre la maggioranza assoluta, senza contare la ‘Sinistra’ ed i Verdi che otterranno oltre ottanta parlamentari in due, più o meno tanti quanti se ne prevedono per la Lega, i Cinque Stelle ed i loro alleati europei di EFDD ed ENF.

Quanto sarà isolato in Europa il governo italiano tra soli tre mesi, se l’Italia sarà l’unica economia dove governa una strana alleanza tra la  “Democrazia Diretta” tecno-populista e la destra’ delle Nazioni e della Libertà?

Demata

Ma i Rom dov’è che hanno una casa loro?

5 Apr

Circola la domanda ‘vorrebbe i Rom sotto casa sua?”, un quesito certamente pertinente nella situazione in cui siamo.
Quesito che – però – si rispecchia in un altro: “dove è che i Rom hanno una casa loro?”

Jenisch Swiss.info

swissinfo.ch

Nei 47 Paesi del Consiglio d’Europa il numero delle persone Rom è stimato  in circa 12 milioni a fronte di quasi 800 milioni di residenti, mentre nella Unione Europea  sarebbero 6 milioni su oltre mezzo miliardo di persone.

E, se nell’Unione Europea ogni 100 residenti troviamo 1,2 persone Rom, in Italia il rapporto è bassissimo, cioè 2-3 persone Rom ogni 1000 residenti.

Non dovrebbero essere un problema, ma – evidentemente – c’è qualcosa nel “sistema di accoglienza” italiano che non solo non funziona, anzi causa una insicurezza sociale per i residenti e anche per i Rom.

Il primo errore è abbastanza vistoso. Infatti, dai dati delle associazioni che seguono il fenomeno sembrerebbe che solo uno ogni 30-35 persone Rom vive da ‘nomade’, ma sarebbero addirittura 40.000 quelli chiamiamo “Campi Nomadi” a loro riservati. 
Non c’è altro che aspettarsi che Degrado e Underworld, come per tutti i ghetti.
E che ghetti fossero ce lo confermano le condizioni abitative sotto gli standard di vivibilità consentiti per legge ed oggetto di sentenze Tar e Cassazione.
La Corte Suprema si è espressa nel 2013, sono trascorsi sei anni e continuiamo ad andare avanti con controlli, sgomberi, trasferimenti, “segregazioni” senza dare a questa gente una collocazione definitiva e, soprattutto, la possibilità di rendersi produttivi.

Il secondo errore è stato certamente quello di concentrare nel Lazio un quarto delle persone Rom che vivono nei su detti “Campi”, come emerge dai dati delle onlus di settore, ed in particolare a Roma e dintorni, dove la presenza è più o meno quella della media europea, dove esistono enormi territori semincustoditi e dove noti processi hanno dimostrato quanto fossero ‘stornati’ i fondi destinati ai Rom, da cui una particolare “sensibilità generale” della popolazione.

Il terzo errore (o forse l’errore ‘zero’) è stato quello di trasformarli in gente inoperosa e sussidiata a favore di filiere tanto ‘solidali’ quanto criminali secondo le cronache giudiziarie.  Viceversa, prima della ‘modernità’, svolgevano utilissime attività nei settori dell’allevamento dei cavalli, della lavorazione del rame e delle sue leghe, del riciclaggio di materiali di risulta.
Attività che ancora oggi sarebbero utilissime e ben lucrative.

Come al solito mettere la cenere sotto al tappeto non risolve il problema, anzi lo accumula, e nel dicembre 2016, il Comitato sull’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite ha espresso la sua preoccupazione riguardo all’assenza di un sistema per la raccolta di informazioni sulla popolazione rom in Italia e nell’agosto 2017 la Commissione Europea ha sottolineato la persistente mancanza di dati, di indicatori e di meccanismi di monitoraggio efficaci nell’indagare l’entità dell’impatto sulle azioni a contrasto della discriminazione.

Dunque, con schiettezza,

  1. in Italia vivono meno persone Rom in percentuale rispetto alla grandissima parte dei paesi europei: se da noi sono un enorme problema ed altrove no è evidente che qualcosa da noi non va
  2. queste persone Rom non sono nomadi ed in molti casi sono cittadini italiani a pieno titolo: se sono collocati in campi e/o non accedono agli stessi diritti degli altri italiani (es. reddito minimo) dovremmo solo prendere atto che sono discriminati e far qualcosa
  3. . il sistema dei Campi è per metodo e per funzione la causa stessa del degrado della dignità umana che pian piano prende piede: è dalla Prima Guerra Mondiale che è riportato nei diari di ex prigionieri
  4. fino a 30-40 anni fa i Rom ed i Sinti italiani non erano un peso sociale da sussidiare, perchè svolgevano attività  utili e lucrative per le giostre e i circhi, per l’ippica, per il restauro e l’arredamento d’interni, per recuperare carta, metallo ed elettronica: se li teniamo nei campi a fare nulla, sarà sempre più un disastro.

Vorrei un Rom come vicino di casa?
Dipende … magari fa meno rumore della musica di quello del 3° piano, non è sempre arrogante e prepotente come quell’altro del 4°, tratta bene la moglie e i figli a differenza del signore del pianterreno che una volta sono venute pure le pattuglie … eccetera.

Piuttosto, a parte scoprire dove hanno casa i Rom di cittadinanza italiana, almeno loro, mi piacerebbe chiedere ad un tirolese: “scusi ma lei un italiano come vicino di casa lo vorrebbe?”

Demata

Dopo Christchurch arriva il bando sui Social per i negazionisti? Inclusi quelli ‘climatici’?

19 Mar

Ormai, dovremmo “aver imparato la lezione con la questione dei migranti e cioè quanto facile sia approfittarsi della libertà d’espressione per promuovere le subculture della violenza verbale sul web, terreno fertile per episodi drammatici come l’attentato terroristico alle moschee in Nuova Zelanda“. 

Brenton Tarrant ha dimostrato quanto virulenta possa essere la propaganda razzista o suprematista in Europa, se è pervenuta a fomentare un ‘lupo solitario’ dall’altro capo del mondo: “quella violenza è figlia dell’odio cieco spacciato per “la mia opinione” e amplificato da chi, su quell’odio, ha costruito una carriera.
I commenti privi di fondamento, costruiti su fake news o su dati manipolati non sono differenza di vedute, ma veleno per il vivere collettivo, quello stesso veleno che mangiamo, beviamo, respiriamo e che i negazionisti dicono, semplicemente, non esista”. (

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I commenti privi di fondamento, come quelli costruiti su fake news o su dati manipolati NON sono opinioni.

Dunque, mentre i razzisti sono diventati ormai un ampio problema di intelligence mondiale, dopo avergli lasciato campo libero dinanzi alle emergenze umanitarie siriane e libiche pur a fronte di precise verità scientifiche, adesso arrivano i “negazionisti climatici” a sciacallare sul nuovo grande tema del mainstream globale dei prossimi anni.

Da ieri uno dei principali portali di news olandesi, Dutch News, e la corrispettiva NPO1 Tv hanno esteso il bando verso i negazionisti razzisti (già esistente in molti paesi) anche a chiunque “diffonda commenti senza senso, come affermare che il Cambiamento Climatico è una bufala o che l’anidride carbonica non ha un impatto sul Riscaldamento Globale”.

Cambiamento Climatico cosa diversa da Riscaldamento Globale cosa altra da Buco nell’Ozono: iniziamo a prender nota per evitare di fare la SOLITA confusione.

Censura?
No, la Scienza NON ha opinioni, non le prevede neanche, al massimo ‘diversi contributi’ che comportano ‘minority report’ , non ‘tesi e antitesi’ le une opposte alle altre: la Scienza NON ha fazioni.

La Scienza formula ‘sintesi’ e non ‘ipotesi’ (cioè opinioni), perchè il suo scopo primario è la verifica delle ‘tesi’ e delle ‘antitesi’.
Nel caso dell’Ambiente o del Clima, inoltre, non è la Scienza bensì la Natura a decidere le “condizioni di laboratorio” e da tempo  siamo oltre la dinamica empirica della tesi-antitesi: siamo nel mondo  sperimentale dei fatti/eventi e loro campionamento statistico – verifica diretta e inversa – esito/soluzione.

La nostra Società – pur di dare voce a tutti ma proprio tutti – è dubitativa per Dogma: è il frutto del Pensiero Debole.  Invece, la Scienza è assertiva (perchè si esprime solo DOPO essersi tolta il dubbio) e questo non rientra nel Bon Ton della post-Verità. 

Una post-Verità che è già ben oltre il limite di guardia, se già è riuscita a disperdere decenni di studi e di verità scientifiche sulla razza umana, mentre impera sovrana la confusione ‘social’ riguardo medicina e nutrizione.

In Italia, poi, abbiamo alcuni ‘primati’, come quello dei nostri sismologi processati per non aver dato l’allarme per un terremoto prevedibile … quell’altro delle aggressioni a docenti di materie tecnico-scientifiche nelle scuole … quello dell’Ambiente ‘regionale’ ridotto a lucrativa raccolta dei rifiuti … ci sono No-vax persino per la meningite il cui incremento aveva sollevato l’allarme … chi ha controllato che i propri figli abbiano ben studiato i primi tre capitoli del testo di Scienze in I media o … quante volte le Scienze dell’ultimo anno delle superiori sono state materia per l’esame di stato.

Più che negazionisti, da noi tanti sono “tranquillizzazionisti” , come li definisce Massimiliano Sfregola sul Fatto Quotidiano: “relax, le auto non inquinano, il cemento non ha divorato mezzo Paese, le acque sono pulite e nessuno toccherà mai il sacro diritto di consumare“, salvo che “i media facciano la loro parte: proteggano la libertà d’espressione presa in ostaggio, non la sua grottesca parodia funzionale all’ignoranza e a chi ha deciso di sfruttare le maglie larghe della democrazia per diventarne il megafono.”

Tranquillizzazionisti di ogni fronte e specie politica, sia chiaro, e non necessariamente haters o fakers o ‘negasionisti’ veri e propri.

Ci sono i ‘tranquilli che – sedotti dalla propria nostalgia del ‘tempo antico’ – credono che l’Italia debba diventare un paese rurale e turistico (cioè come Santo Domingo?) , ma evitano di dire che non ci saranno le pensioni perchè tra 15-20 anni saremo meno di 40 milioni in tutto … con i redditi di un paese rurale e turistico, non quelli di un’economia industriale avanzata … come era l’Italia fino ad una ventina di anni fa, prima di esportare nel mondo “filiali”, know how e posti di lavoro … privandosene a casa, viste le tasse e i disservizi diffusi.

Inoltre, trattandosi di notizie spesso ‘aziendali’ o ‘borsistiche’ è sfuggito a molti che c’è una bella fetta di inquinamento industriale a noi ‘sgradita’ che abbiamo smantellato decenni fa in Europa e che fu trasferita in Asia: ecco il perchè di regole e richiami diversi tra Occidente e Oriente, come della ‘strana idea di un Italia ‘caraibica’ senza soldi per le pensioni e gli investimenti.

“Tranquilli” che in tanti che stanno iniziando ad informarsi e che meriterebbero di incontrare informazioni chiare, semplici e complete, se il primo problema è che spesso il pensiero empirico li invoglia a paragonare i fenomeni climatici con un disastro aereo od un’eruzione vulcanica, che sono dei ‘puntini sulla mappa’ rispetto ad un fatto globale che interessa tutto il pianeta e si sviluppa nei decenni (per ora).
Basta vedere gli equivoci e le polemiche sull’impatto ambientale ‘globale’ di una “cosa semplice” con il traforo Tav in Piemonte … 

“Tranquilli” che, non appena hanno iniziato ad informarsi, qui in Italia si sono trovati con il ritorno dei negazionisti pro-inceneritori … 

Dutch News ha annunciato ufficialmente di non ‘diventare megafono’ di negazionisti e haters, molte altre testate giornalistiche internazionali lo fanno e basta o l’hanno avviato da qualche tempo.

La virulenza dell’odio suprematista che circola in Europa ha colpito dall’altro capo del mondo, ma Tarrant non era in alcun modo stato ‘notato’ dai servizi, confondendosi nel magma social che diffonde le “opinioni” degli haters, dei fakers e dei negazionisti .

Intanto, Facebook ha raggiunto il ‘limite’ con la diretta video del massacro delle moschee di Christchurch: qualcosa cambierà.

Resta da vedere le redazioni e gli amministratori dei siti nei singoli paesi da che parte decideranno di stare: il consenso ‘grasso’ dei rotocalchi social o l’informazione della pubblica opinione?

Demata

Tina Modotti oltre gli stereotipi

16 Mar

Modotti-ritratto-1024x817Un recente articolo del Manifesto racconta dei “segreti di Tina Modotti, fotografa e agitatrice politica che attraversò Hollywood, il Messico, Mosca”.

Tina Modotti fu certamente una donna che lasciò il segno, ma – per chi volesse andare oltre lo stereotipo della ‘compagna combattente, creativa ed emancipata’ – c’è, ad esempio, un’ampia pagina di Wikipedia, che fornisce molti più dettagli. 

Iniziamo col ricordare che Tina all’età di 24 anni si mette in mostra ad Hollywood come attrice dal ‘fascino esotico’ nel film “The Tigers Coat” (1920), ma poi seguito solo da parti minori in un paio di film, come “I can explain” (1922) dove ha la parte della cameriera messicana.
Già in “The Tigers Coat” aveva ricoperto il ruolo di futura sposa abbandonata da un facoltoso uomo d’affari dopo averlo ingannato sulla propria provenienza (messicana e non scozzese) e Tina, insoddisfatta dal cinema ed non solo dal cinema, finisce rapidamente per lasciare il marito e divenire l’amante del fotografo Edward Weston, che nel 1923 si trasferisce con lei in Messico per avviare una attività di ritrattista, abbandonando la moglie con tre figlie.

In realtà la relazione si dissolve rapidamente, poichè Weston ha interessi essenzialmente artistici e Tina Modotti si ritroverà ad iniziare la sua produzione, dovendo gestire il suo studio di ritrattistica in cambio della menzione come fotografa.
La sua crescita dura dal 1924 al 1928, quattro anni intensi durante i quali Modotti scattò centinaia di fotografie dei murales architetture di interni, persone e lavoratori, fiori e scenari urbani, con una buona capacità tecnica e una notevole sensibilità estetica.

tina modotti - albero con cane (getty museum)

Tina Modotti – Albero con cane (Getty Museum)

Del resto il suo mentore, Edward Weston era con Ansel Adams il fondatore del Gruppo f/64 per un’estetica che si basava sulla ‘”perfezione tecnica e stilistica”.
Resta discusso, tra l’altro, il maggiore contributo ‘artistico’ di Tina, cioè l’attribuzione parziale dell’opera commissionata da Anita Brenner per il libro “Idols Behind Altars” (1926), che è stata contestata dal figlio di Edward Weston che li accompagnò, affermando in seguito che le fotografie fossero tutte scattate dal padre.

 

Finita la relazione con Weston, Tina inizia a sviluppare uno proprio autonomo stile  ‘surrealista’, ma inizia anche ad essere una attivista del del Soccorso Rosso Internazionale a cui aveva aderito l’anno prima e si lega a diversi uomini, tra cui i noti muralisti Xavier Guerrero e Diego Rivera, che venne lasciato dalla prima moglie proprio a causa di una relazione con lei.
L’attivismo politico frenerà la sua ricerca personale ed artistica, arrestandosi poco dopo la morte del suo amante, il comunista cubano Julio Antonio Mella, più o meno quando ha inizio del suo controverso legame proprio con l’uomo che fu sospettato del suo omicidio, l’emissario stalinista Vittorio Vidali, e che incredibilmente lei seguirà fino alla fine.

Il volto di Vitali era stato impresso nel murales “The Arsenal” (1928) di Diego Rivera, diversi mesi prima dell’omicidio di Julio Antonio Mella nel 1929 , con Tina Modotti che lo guarda innamorata, mentre Vidali li scruta, avvalorando che Mella sia stato assassinato proprio dall’agente stalinista dopo essersi associato con i trotskisti.

Modotti Mella VIdali Rivera Arsenal Murales

Modotti, Mella, Vidali – Arsenal Mural – Diego Rivera 1928

Tina Modotti morirà, invece, tredici anni dopo, all’alba del 6 gennaio 1942. Ufficialmente da sola, su un taxi nelle vie di Mexico City, per infarto dopo una lite con Vittorio Vidali suo amante.
Dopo aver avuto la notizia della sua morte, lo stesso pittore Diego Rivera – suo amico e risposatosi con Frida Kahlo – affermò che fosse stata assassinata e che Vidali stesso fosse stato l’autore dell’omicidio perchè lei sapeva troppo.
Del resto, el Mural dell’Arsenàl era lì dal 1928 …

Tina, tra l’altro, conosceva non solo il passato di Vidali come agente stalinista in Centroamerica, ma anche la verità sui fatti avvenuti durante la Guerra Civile in Spagna, riguardanti esecuzioni e “morti accidentali” di attivisti di sinistra, specialmente di quelli del POUM o di anarchici di cui lui ha sempre smentito ogni addebito.
Inoltre, poco prima della morte di Tina, Vittorio Vidali era stato addirittura coinvolto nel tentativo di assalto alla residenza di Trotsky a Città del Messico del maggio 1940 e nel suo omicidio il 21 agosto successivo, con tanto di arresto della polizia.

Quelle spagnole forse erano chiacchiere”, ma a riportarle erano il famoso giornalista Herbert Matterws e, soprattutto, Ernest Hemingway. E riguardo le vicende messicane, Christiane Barckausen, autorevole studiosa della storia messicana ed, in particolare, di Tina Modotti, avalla la tesi di Vidali di essere stato oggetto di una “macchina del fango” dopo la guerra di Spagna, cioè solo dopo il 1939 e non ai tempi della morte di Mella o quando Tina Modotti a Mosca … non aveva il permesso di fotografare.

L’importanza di Vittorio Vidali come agente si confermerà definitivamente nel 1947 al 1954, quando riuscirà a garantire il rispetto degli accordi di Yalta da parte della ex Yugoslavia, dopo essere diventato segretario generale del Partito Comunista del Territorio Libero di Trieste venuto a crearsi dopo lo strappo tra Tito e Stalin.

Il legame tra Tina Modotti e Vittorio Vidali non è mai stato chiarito: lei era in una situazione di totale dipendenza dopo essere stata espulsa dal Messico e dagli Stati Uniti, deportata e sorvegliata su una nave in rotta per Rotterdam nel 1930, dove l’attendeva un’estradizione in Italia con la polizia fascista pronta a metterla al confino.

Era evasa grazie al Soccorso Rosso Internazionale e da quel momento la sua vita cambiò: non fotograferà più e diventa la ‘moglie di copertura’ di una sorta di James Bond, Vittorio Vidali, uomo dai mille volti, che si era appena sposato in incognito con una giovanissima russa, che aspettava un figlio da lui.
Fatti e personaggi di quei tempi oscuri sono abbastanza noti nella cultura centroamericana e ben documentati, come il relativamente famoso testo di di Julián Gorkin “Cómo asesinó Stalin a Trotsky”  (Garzanti, 1949) od i titoli eloquenti di  “Frida y Tina: vidas no paralelas” di Octavio Paz o  “Del gusto por la mistificación: a propósito de Tina Modoti” di Phillippe Cheron, fino ai monumentali Historia del movimiento obrero en América Latina di  Victor Albadi o la  Historia del Partido Comunista de Cuba di Alonso Avila o la Historia del comunismo en México di Arnoldo Martínez Verdugo.

Dunque, non sono bufale, non fu una vicenda gloriosa ed, infatti, Il Manifesto tiene a precisare che la vicenda di Tina Modotti è “per molti aspetti ancora sconosciuta e gravida di segreti, che è tuttora avvolta nelle nebbie della Storia”.

Intanto, le Wiki circolanti in rete segnalano che Tina Modotti avrebbe detto a Valentín González, un comandante comunista della Guerra Civìl spagnola le testuali parole: “avresti dovuto ucciderlo. Sono obbligata a seguirlo finchè non morirò“.
Se così fosse,  sarebbe da escludersi  la complicità di Modotti con Vittorio Vidali anche dell’omicidio di Mella, questione tanto riprovevole quanto controversa della storiografia cubana e messicana, ma l’attività svolta dalla coppia Modotti e Vidali resta una ferita aperta nella storia del Centroamerica come del Comunismo.

Tina Modotti fu una talentuosa ed affascinante giovane ‘bad girl’ attratta dalla celebrità e da uomini maturi e sposati, ma quando divenne una donna matura ormai alle soglie dei quarant’anni e senza un passato od un futuro, scelse di farsi prigioniera di un uomo e di un partito in nome di un’ideologia?

E quanto se ne era pentita, se dopo la morte di Trotsky nel 1941 aveva ripreso i rapporti con artisti messicani tra cui il muralista José Clemente Orozco e sembra che avesse intenzione di acquistare una fotocamera?
Purtroppo, non ne ebbe il tempo.

Tina Modotti fu molto di più dello stereotipo della ‘compagna combattente, creativa ed emancipata’.

Demata