Voli di Stato: Renzi a Salerno per sostenere De Luca

22 mag

L’aereo presidenziale di Matteo Renzi è atterrato ieri alle 12.45 all’aeroporto «Salerno-Costa d’Amalfi» di Pontecagnano per sostenere De Luca, il candidato PD alla Regione Campania, ed incontrare i vertici del Pd al Mediterranea Hotel.

Non è un caso isolato. Il 3 gennaio scorso il parlamentare M5S Paolo Romano aveva denunciato l’uso di ben due aerei di Stato per volare con la famiglia (ed una intera troupe) da Firenze ad Aosta per le vacanze di capodanno a Courmayeur.

Sempre in Trentino ha sollevato indignazione il mini-scandalo degli aerei ed elicotteri di Stato per seguire la campagna elettorale, al punto che Florian Kronbichler (SEL) aveva deciso di non accettare il passaggio offerto a lui e ai suoi colleghi trentini da Renzi.

E’ finita l’epoca di Silvio Berlusconi, che usava l’Airbus presidenziale per le ballerine e i cantanti delle feste di villa Certosa, ma … resta da chiedersi se è lecito usare i voli di Stato per spostarsi con famiglia e amici o – peggio – fare campagna elettorale …

Tra l’altro, se nel 2010 Re Silvio ‘consumava’ 7.000 ore di volo annue, oggi Bertoldo Renzi ce ne fa spendere 6.000. La questione non è irrilevante: seimila ore di volo costano all’incirca 50 milioni di euro ogni anno.

Demata (since 2007)

ISIS avanza, Obama perde: perchè?

22 mag

ISIS è ormai alle pochi chilometri da Israele e da Beirut, ISIL imperversa in Libia e solo i terminali petroliferi sono ancora al sicuro, Boko Haram ha una retrovia che ormai arriva al Sahara, i Talibani hanno in corso una pesante offensiva in Afganistan, lo Yemen è nel caos come lo è la Somalia.

Global Terror Map

Negli Stati Uniti, le ‘lagnanze’ per l’inerzia di Obama sono diventate aperta critica e dibattito nazionale.
Guai che l’ex ministro della Difesa di Bush e di Obama, Robert Gates, definisce con poche, crude parole: «Il gap tra la retorica e i risultati sul campo è molto ampio. I nostri nemici hanno Ramadi, Falluja e Mosul: cacciarli da queste città è un lavoro tremendamente difficile».

Fatto sta che gli Jihadisti hanno un’area di influenza (se non controllo) ormai superiore all’intera Europa – tra Africa, Medio Oriente e Asia – in territori ricchi di giacimenti minerari.
Quanto ad armamenti ne hanno più dei regimi ai quali sono subentrati e, solo con la presa della Banca di Mosul, si sono assicurati un tesoro inestimabile, per non parlare di quale sia il lucro dei tesori archeologichi contrabbandati o dei traffici di droga in Asia come in Africa oppure delle royalties su petrolio, gas e minerali che le multinazionali versano a chi ‘garantisce la sicurezza’ dei siti di estrazione …

L’obiettivo manifesto degli Jihadisti (ma anche degli Sciiti che li combattono, come degli Iraniani, dei Pakistani eccetera) è il superamento dei Patti di Yalta, che a loro volta garantivano il mantenimento dei confini artificiali degli stati coloniali determinati dalla Conferenza di Berlino del 1884.

islamic_states_1800_lg

Il presidente Usa continua a negare all’ipotesi di inviare truppe Usa, forte del consenso della maggioranza degli americani: Obama il pacifista pretende che se ne riparli solo nel 2018, dopo le elezioni presidenziali.
Ma, a breve, dopo aver ‘riunificato’ quello che l’Europa aveva diviso, gli uomini della Jihad saranno ai confini di Israele … chi è nato in Occidente, come in India o Cina, dagli Anni 70 in poi è cresciuto nella Pace, ma il resto del mondo no. E vivere in pace non è una scelta autarchica, finora ci hanno salvato dalle guerre i residui del Colonialismo, cioè le ‘vituperate’ Multinazionali.

Prendiamo atto tutti che dal 2001 la Pace non c’è più e che non possiamo star qui a lagnarci del ‘bel giocattolo rotto’ , mentre gli Jihadisti fanno i ‘bambini cattivi’ distruggendo di tutto pur di attirare l’attenzione?

Piani di riserva non ce ne sono, come forse non c’era un piano fin dall’inizio, e, mentre la Jihad si espande, davvero non s’è capito a che gioco giochino la Turchia e l’Arabia  Saudita, mentre si può contare solo sulle milizie sciite, che finora sono le uniche che non hanno perso terreno, ma che rispondono a Teheran e non a Washington.

«Non possiamo fare quello che dovrebbero fare gli iracheni».
Bella frase per il consenso interno USA e Democrat mondiale, pessima per noi alleati: domani potremmo sentirci dire «Non possiamo fare quello che dovrebbero fare gli italiani».
Sembra che ce l’abbiamo già detto francesi  e spagnoli, riguardo la Libia …

Demata (since 2007)

La riforma Gentile era fascista? E, comunque, i presidi a cosa servono?

21 mag

Francobollo_Giovanni_GentileAborrire la ‘scuola fascista’ è un conto, altro è non ammettere che il sistema d’istruzione congegnato da Giovanni Gentile ha dato all’Italia gli ingegneri, gli economisti, i medici, gli architetti e i magistrati che hanno costruito e poi ricostruito il Bel Paese dagli Anni ’20 fino agli inizi degli Anni ’60.

E, seppur con una certa meraviglia, dobbiamo prendere atto che dalla scuola di Giovanni Gentile sono usciti pressochè tutti i partigiani e gli antifascisti, i sindacalisti e i politici del dopoguerra, salvo una parte che aveva studiato in scuole cattoliche.

Ancor più stupefacente è lo scoprire che – quando c’era lui, Giovanni e non Benito – tutta la sede di Viale Trastevere funzionava con una cinquantina di addetti. Sarà una leggenda metropolitana, ma a contar le stanze non sembrerebbe che vi fossero più di un centinaio di addetti. Certo c’erano meno persone e meno scuole, ma cosa dire se – a far due conti della serva – gli attuali ministeriali avrebbero praticamente 3 scuola a testa di cui occuparsi …

A seguir le leggende ci sarebbe anche quella che gran parte di questi ministeriali fossero più di sponda socialista che fascisti, cosa che troverebbe diverse riprove a partire dall’incredibile la quantità di nozioni scientifiche che bisognava apprendere fin dai 12-14 anni. Non solo le ‘elite’, che avevano una competenze linguistiche e storiche alla stregua di una laurea brevis di oggi: fa davvero impressione scoprire, oggi, cosa e quanto avessero da studiare gli alunni delle cosiddette scuole di ‘avviamento al lavoro’, che coprivano le attuali ‘medie’ e parte dell’istituto professionale.

E libri ed esercizi erano più o meno uguali, così non si poteva sbagliare nel valutare la qualità di una classe od  un istituto.

C’era, poi, la retorica fascista – che imperava tramite le materie letterarie alle elementari e nei licei – con i suoi Balilla, i Saggi Ginnici e una marea di stupidaggini annesse e connesse, ma … spesso e volentieri destinate al sabato, immancabilmente ‘fascista’.
C’era Giovanni Gentile, che commise errori ingiustificabili, come quello di aver firmato il Manifesto sulla Razza pur non essendo notoriamente antisemita (fonte Radio Radicale), ma che ebbe certamente il pregio di inventare un sistema di istruzione, che molti gli copiarono, a partire da Stalin e Mao.

All’epoca – e fino agli Anni’60 – c’erano i ‘presidi’ che ‘delegavano’ proprie funzioni – cosa che tutti vorrebbero – a persone di propria fiducia, dato che è il requisito essenziale per una delega e costringe il delegante a rispondere di quanto fatto dal delegato.
Nulla di fascista, si chiama delega, è uno strumento giuridico atto a distribuire il potere. E’ il sistema attuale che prevede ‘un uomo solo al comando': la riprova è nella norma attuale che escude la nomina dei famosi ‘vicari’  sempre esistiti, prevedendo addirittura che i dirigenti scolastici non vadano sostituiti se non si ammalano per più di sessanta giorni.

Tra l’altro, a chi aborrisce la ‘riforma Gentile perchè fascista’ andrebbe ricordato che le politiche fasciste verso i bambini e i giovani non passavano dal ministero dell’Istruzione di Giovanni Gentile, ma da quello dell’Educazione di Giuseppe Bottai: fu Giovanni Gentile a creare i primi organismi paritetici (Consigli di Classe) nel1922-23.

E fu grazie a Gentile che venne creato un ruolo nazionale degli insegnanti con accesso tramite concorso e trasferimento a domanda dell’interessato, mentre fino all’anno prima (1922) erano scelti dal preside come poi rimasto per i soli supplenti.

Quei presidi avevano anche il dovere di intervenire, se qualcuno era sempre in ritardo e la classe restava scoperta o se in una classe la didattica non raggiungeva i risultati aspettati.
Oppure se qualcuno degli alunni faceva benchè minimamente il bullo o se tra i docenti non c’era la collaborazione reciproca oppure se qualche famiglia trascurava i figli

Ma questo è normale in un ambiente di lavoro qualsiasi (orari, risultati, rispetto, regole), figuriamoci se parliamo di persone che hanno la responsabilità sociale di eduare bambini e adolescenti: cosa c’entra rievocare la scuola fascista?

Demata (since 2007)

Discendiamo dall’amore tra un Neanderthal ed una protoSapiens?

20 mag

Recenti studi genetici (Nature 507, 354–357 del 2014) hanno dimostrato che i Neanderthal si incrociarono con i Sapiens e che i non africani sono i prodotti di questa ‘mixture’.
Neanderthals MM7589;81.indd
Una questione di pelle, sembrerebbe, dato che le regioni che ospitano un’elevata frequenza di alleli di Neanderthal  influenzano la produzione di cheratina, aiutando gli umani moderni nell’adattarsi ad ambienti non africani, come l’Europa che era in piena glaciazione.

Una questione di salute, dato che i Neanderthal hanno ‘regalato’ all’Umanità – in particolare a noi ‘caucasici’ – i geni del lupus eritematoso sistemico, la cirrosi biliare primaria, la malattia di Crohn, la dimensione del disco ottico, la propensione al fumo, il diabete mellito di tipo 2, le porfirie e l’emocromatosi.

Neanderthal-2b
In compenso (Science. 2011 Oct 7; 334(6052): 89–94) il sistema immunitario dell’uomo moderno ebbe notevoli vantaggi dall’acquisire  dai Neanderthal e dai Denisovian nuove varianti di HLA, che rispondevano meglio ai patogeni locali.

La Harward University  e il Max Planck Institute hanno pubblicato la prova genetica che una ascendenza dai Denisovan è condivisa dai melanesiani, dagli aborigeni australiani, dai Negrito nelle Filippine. Anche l’adattabilità ad altezze elevate dei Tibetani deriverebbe da interbreeding con uomini denisoviani (Nature 512, 194–197 2014).

In poche parole, oltre alla certezza dell’accoppiamento fertile con i protoSapiens, oggi sappiamo che i Denisovian differivano dagli umani moderni  di circa il 3,5% del filone mtDNA, mentre i Neanderthal avevano diverso da noi quasi l’ 1% dei nucleotidi e sembrerebbe che non fossero affatto inferiori a noi quanto ad intelligenza.

denisovian fig1e
L’ipotesi di interbreeding tra protoSapiens e umani preesistenti – sotto i nomi di incrocio, ibridazione, commistione – è stata discussa fin dalla scoperta dei Neanderthal, ma – come sappiamo tutti – è stata negata fino a pochi anni fa.
Oggi, come si suol dire, siamo ai ‘fatti scientifici’.

Addirittura, sappiamo che i ‘caucasici’ e gli Han portano genoma neanderthaliano maschile e non femminile, cioè che era una Sapiens la madre del ‘prodigioso mutante’ che avrebbe conquistato  (e cementificato) il pianeta.

L’Uomo moderno è di una razza sola?
Difficile dirlo, dato che il termine ‘razza’ non ha una definizione scientifica.
main-qimg-fba6e5e69e65ce462009f2f9cac6613cQuel che sappiamo è che il Sapiens moderno è una specie del ‘genere’ Homo, della ‘famiglia’ Ominidi, che fino a 30.000 anni fa aveva diversi ‘cugini’ (specie) come i Neanderthal, i Denisov, i Florisiensis eccetera, con i quali condivide la discendenza, che ancora oggi presenta diversità genetiche rilevabili tra diverse etnie.

La propensione dei nostri antenati fu quella di mescolarsi per evolversi, ma il nostro DNA si è ‘assestato’ da soli 15-20.000 anni … quello dei Neanderthal durò 200.000 …

Demata (blogger since 2007)

 

Pensioni: i conti senza l’oste

19 mag

Quando si parla di previdenza, si deve guardare anche ai giovani e non solo agli attuali pensionati. Questo il ‘Renzi pensiero’, che sembrerà ovvio, ma così non è.

Infatti, alla conta mancano gli attuali occupati  (o disoccupati) tra i 40 ed i 65 anni d’età, come mancano gli invalidi.

Riguardo gli invalidi, l’Inps centellina riconoscimenti e pensioni in nome dei ‘falsi invalidi’, ma le cose sono ben diverse da come ci raccontano i media, se la Relazione Generale sulla Situazione Economica dell’Italia (MEF 2009) dimostrava che per l’invalidità il nostro Paese spendeva solo l’1,5% del proprio Pil (media UE 2%), con un Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (fonte: Ministero del Lavoro) che dal 2009 al  2011 fu tagliato di oltre 200 milioni, prima ancora che Monti “salvasse l’Italia”.

In Germania – dove gli invalidi riconosciuti sono quasi il 10% della popolazione (in Italia solo il 6%) – per permettere alle persone disabili e bisognose di assistenza di condurre una vita possibilmente autonoma e autosufficiente, invece di singole prestazioni di servizi possono essere, addirittura, erogate su richiesta  prestazioni pecuniarie, regolari o straordinarie, o buoni equivalenti destinati all’organizzazione autonoma e al pagamento dei servizi necessari.

Riguardo  chi lavora o potrebbe farlo, annotiamo una realtà drammatica:

  1. buona parte non ha iniziato a provvedere prima dei 35 anni alla propria  pensione e prevedibilmente a 65 anni avrà poco più di 30 anni  contributivi, cioè nulla
  2. un’altra componente, che fa capo ai settori  tenico-professionali degli Anni ’80, sarebbe già in pensione con il massimo, se non era per Monti, Fornero  e Mastrapasqua
  3. i quarantenni oramai non sono più giovani e – a far due conti – non pochi di loro hanno già accumulato almeno una dozzina di anni di contribuzione.

La tentazione di liquidare gran parte degli over55, esodandoli con apposito salario minimo, è forte ed, a ben vedere, fonte di minore spesa pubblica nel lungo periodo. Allo stesso tempo, chiunque abbia iniziato a versare contributi previdenziali prima dei 30 anni è accomunato dalla stessa sorte, che oggi abbia 40 o 55 anni: in pensione più tardi che mai, ci sono i pensionati, i giovani e … i ‘burned’ da sostenere.

Se i soldi per le pensioni non ci saranno, già oggi è difficile spiegarlo a chi ha iniziato a contribuire da ventenne e si ritroverà, a  60 anni, bloccato al lavoro per versare i contributi degli altri.

Demata (blogger since 2007)

Scuola tra meritocrazia e pari opportunità

11 mag

Il ministro Boschi e il segretario della CGIL rappresentano due mondi e due elettorati diversi e non complementari: da un lato l’ipotesi che i meritevoli abbiano uno status riconosciuto (e tutelato), dall’altra l’idea le moltitudini abbiano una effettiva capacità decisionale.

L’Italia è un paese dove la meritocrazia (a scuola) è tecnicamente vietata: nessuno può diplomarsi a 15 anni, nessun altro può laurearsi prima della maggiore età. Stop. E si è assunti per concorso, con il risultato che resterà fuori il 31esimo se i posti sono trenta, ma verrà assunto il 1.800esimo se il bando arriva a duemila.

L’Italia è anche la nazione che (per decisione di un consiglio di classe, ma non del docente preposto) promuove in classe quinta un bimbetto che ancora in quarta non conosceva (a memoria) le tabelline che già in terza avrebbe dovuto sapere a mendito. Il tutto senza tener conto di quanto potrà per lui essere deprimente trovarsi con compiti sempre più impossibile da comprendere prima che svolgere.

Altrove un concorso vale l’altro e le scuole attingono da graduatorie ‘storiche’ (ed aggiornate anno per anno) per reclutare i propri docenti.
Gli alunni sono valutati con prove nazionali e con una gamma di al massimo 4-5 ‘voti'; non superarle comporta automaticamente la permanenza nella classe.
I meritevoli sono agevolati nei percorsi di studi e ‘contesi’ dalle scuole superiori e dalle università, permettendogli di arrivare ai vertici della società anche se ‘figli di un dio minore’.
I ‘ritardatari’ sono supportati e indirizzati negli studi in modo che possano vivere del proprio lavoro e con dignità, piuttosto che puntare ad un acculturamento ed una socializzazione non ben definiti.
La ‘legge’ interviene rapidamente se famiglie, i docenti, i presidi che non fanno il proprio dovere verso i bambini / ragazzi, che in una scuola – ricordiamolo – sono il soggetto da tutelare.

E c’è una questione di ruoli: i sindacati della scuola rappresentano e tutelano il personale della scuola, il ministero dell’istruzione garantisce il diritto allo studio e le pari opportunità di tutti gli alunni.

I sindacati sono contro la Buona Scuola di Renzi, Boschi e Giannini, ma – non essendo solo una questione di spesa pubblica – cosa propongono riguardo lo status dei docenti (e dei dirigenti) e cosa riguardo la valutazione dei risultati?

Demata (blogger since 2007)

Un’Italia diversa

6 mag

in estratto da Nostalgia di un’Italia diversa di Ernesto Galli della Loggia per il Corriere della Sera

Siamo in molti oggi in Italia, credo, ad avvertire dentro di noi e intorno a noi sempre più spesso pensieri e pulsioni che in altri tempi avremmo giudicato tipici di una mentalità conservatrice (e che in un certo senso lo sono davvero).

La cosa è tanto più significativa in quanto riguarda persone che spesso sono state di sinistra e dicono di esserlo ancora.
Forse più che conservatori siamo nostalgici. Nostalgici ad esempio dello Stato. …

Nostalgici di quello Stato che non si era ancora rassegnato all’inefficienza dei suoi uffici e alla abituale protervia dei suoi dipendenti, che nei ministeri e altrove non aveva dato tutto il potere alle lobby interne e ai sindacati. … Nostalgici dello Stato, della Banca d’Italia, delle Sovrintendenze, dei Provveditorati, del Genio Civile, dell’Ufficio Geologico Nazionale, delle Prefetture (sì certo, delle Prefetture!): dello Stato insomma rappresentato da quelle amministrazioni che per un secolo e mezzo ci hanno consentito una convivenza in fin dei conti decente, riuscendo bene o male a disciplinare il nostro anarchico frazionismo e il nostro scarso rispetto delle leggi.

Ad esempio conservare una scuola capace di tenere a bada le famiglie e di mantenere la disciplina; con insegnanti bravi, consci del proprio ruolo e capaci di farsi ubbidire; con regole non destinate a mutare ogni tre anni … Una scuola ideale che forse non è mai esistita: ma la cui immagine, di fronte alla rovina presente, si rafforza ogni giorno di più come un irrinunciabile dover essere.

O ancora, conservare le nostre città: libere dalle movide, dai pub, dalle troppe pizzerie al taglio e dai troppi negozi alla moda che chiudono dopo appena un paio d’anni … un’insofferenza crescente verso gli atteggiamenti più conclamati di autoreferenzialità, di ribellismo, di edonismo vacuo ..

Prima di ogni altra cosa, che la Seconda Repubblica è stato un fallimento totale: con tutti i suoi D’Alema, i suoi Berlusconi, i suoi Bossi, i suoi Prodi e compagnia bella, con tutti i suoi partiti e con tutte le sue scelte politiche che volevano essere di rottura, o comunque «diverse» rispetto al passato, e che invece non hanno portato a nulla. E poi – e soprattutto – che

Dalla Seconda Repubblica non si esce né a destra né a sinistra, per adoperare un lessico antico … È ciò di cui si è accorto grazie alla sua età e al suo fiuto Matteo Renzi: ed è per questo che egli sta riportando una vittoria dopo l’altra, mentre i suoi avversari interni balbettano sul nulla e dalle altre parti si agitano solo dei fantasmi o degli inutili masanielli.

Demata (blogger since 2007)

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 65 follower