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L’Emilia, il Fascismo Agrario e … Yogananda

11 Nov

Alla data del 31 dicembre 1919 i Fasci in Italia erano 31 con solo 870 iscritti; ebbe vita breve persino il primo fascio di combattimento ‘emiliano’ fondato da Dino Grandi a Bologna il 10 aprile 1919.
Ma a partire dal 1920, al culmine del Biennio Rosso, le occupazioni di terreni agricoli convinsero molti latifondisti liberali, principalmente in Emilia, nell’alta Toscana e nella bassa Lombardia, a negoziare la svendita cascine e fattorie a ex-mezzadri, fattori o piccoli coltivatori diretti socialisti.

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Fu questa la nuova categoria di proprietari terrieri, ben più decisa a difendere i propri beni dalle occupazioni rispetto ai precedenti latifondisti, alla quale Mussolini si rivolse per dare consistenza al movimento fascista, sposandone appieno le necessità.
Così, allarmati dalle occupazioni e dai disordini dei braccianti agricoli (diritto di sciopero, aumenti retributivi, suffragio universale, libertà associative e tassazione delle eredità patrimoniali), i nuovi appartenenti alla piccola borghesia agraria, artigiana o del commercio confluirono nel movimento guidato da Mussolini.
In pochi mesi si costituirono oltre 800 nuovi Fasci, con circa 250.000 iscritti, i quali diedero vita alle squadre d’azione, dette spregiativamente “squadracce”, che contrastarono le leghe rosse e bianche durante gli scioperi o le azioni di occupazione, accentuando il già diffuso clima di violenza politica.

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Il 21 novembre 1920, mentre era in atto l’insediamento della giunta comunale socialista a palazzo d’Accursio, alcune squadre fasciste compivano un attacco all’allora sede del comune di Bologna e nella ressa generale morivano dieci sostenitori socialisti e un consigliere comunale liberale, oltre al ferimento di altre 58 persone.
Prefetto e questore, consci da tempo dei piani fascisti, non si preoccuparono di evitare lo scontro. Allo stesso modo gli Organi di informazione che riuscirono a derubricare il massacro a comune fatto di cronaca.

Questo fatto è passato alla storia con il nome di “eccidio di palazzo d’Accursio” a Bologna e viene considerato come la data effettiva di nascita del Fascismo.

Un mese dopo, il 20 dicembre, al Castello Estense di Ferrara i fascisti manifestavano in commemorazione del liberale Giulio Giordani, quando furono esplosi numerosi colpi di arma da fuoco dalla terrazza, dalla loggia e dalla veranda dei locali della Deputazione Provinciale socialista, lasciando a terra quattro fascisti morti e una sessantina di feriti.

Secondo la questura l’eccidio risultò “preparato da molto tempo e con molta cura” da parte dei socialisti, come rappresaglia per i fatti bolognesi. Il corteo funebre che si svolse a Ferrara rese evidente a tutti il seguito del quale godevano i fascisti, dimostrato dalla partecipazione di migliaia di persone, senza incidenti.

La prova che i fascisti a Ferrara si attenevano agli ordini senza degenerare in scontri e devastazioni facilitò la definitiva affermazione del fascismo presso la corte reale e gli apparati di governo.

Intanto, vale la pena di ricordarlo, proprio nel 1920 a Boston di svolgeva il primo Congresso Internazionale dei Liberali Religiosi, dove Yogananda tenne il suo primo discorso in America.

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L’allora ministro della Guerra Ivanoe Bonomi, nel suo libro  “La politica italiana dopo Vittorio Veneto”, pubblicato postumo nel 1953, così sintetizza l’improvvisa ascesa del fascismo agrario emiliano: “D’improvviso, dopo la tragedia di Bologna, i ceti agrari si muovono, si adunano, si organizzano. Nei borghi della valle padana giovani ufficiali reduci di guerra chiamano a raccolta i loro amici e parenti agricoltori e dicono loro che bisogna difendersi contro quelli che incitano alle violenze violenze e al disordine, contro le correnti che vogliono instaurare la dittatura del proletariato“.

Chissà come sarebbe l’Italia se invece di inviare “guai ai ricchi” e esaltare i “beati poveri di spirito” si comprendesse ed insegnasse che “la libertà dell’uomo è definitiva ed immediata se così egli vuole; essa non dipende da vittorie esterne ma interne.” (Paramahansa Yogananda)

Demata

Appunti ai punti di programma a Cinque Stelle

30 Ago

Giuseppe Conte bis ha ricevuto dal leader M5S Luigi Di Maio un documento con una ventina di punti che dovranno essere il programma per governare con i voti del Centro-Sinistra dopo aver governato con i voti della Destra.

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Un’opera di TvBoy come era nata e come diventerebbe oggi

Numero dei parlamentari: quanto è democratico e soprattutto utile alla Nazione che vi sia meno rappresentatività nazionale e legislativa mentre i Consigli regionali restano sovraffollati di pervenuti e predestinati, che in tal modo avrebbero ancora più potere nei rispettivi partiti?

Manovra equa: oltre la metà degli italiani ha più di 50 anni, perchè non ci sono risorse per loro, come non ci sono in generale per chi lavora? L’equità così detta la pagano i contribuenti, cioè chi produce, senza nulla in cambio?

Ambiente: che senso ha – nel dare corso ad un governicchio – di gonfiare la bocca con proposte che richiedono decenni per realizzarsi, come le fonti energetiche rinnovabili o i rifiuti zero

Conflitto di interessi: perchè – nel dare corso ad un governicchio – si novellano al Popolo proposte impossibili, dato che rispedirebbero a casa gran parte dei nostri eletti?

Autonomia differenziata: se ancora mancano i livelli essenziali di prestazione in tutte le regioni, perchè nessun politico regionale coinvolto in un tale disastro resta al suo posto e non è giubilato dal suo stesso partito? Autonomia, aspetta e spera? Oppure ognuno per se e Dio per tutti?

Legalità: Grandi evasori, mafie, traffici illeciti: bene, benissimo, ma sarebbero l’ordinaria amministrazione? Come si pensa – sempre come ordinaria amministrazione – di rendere sicure le strade per chi volesse passeggiare e tranquille le piazze se di notte si volesse anche dormire?

Sud: Una banca pubblica di investimenti mica significa prestare soldi pubblici nel Meridione per poi riprenderseli con gli interessi? E cosa facciamo se, tra 10 anni, scopriamo che gli investimenti hanno foraggiato le filiere dei soliti noti o, peggio, del crimine?

Scuola: dove sono le classi pollaio se la media di alunni per classe italiana è di 16-17 ed è una delle più basse del mondo?

Sanità: come può il merito riuscire a “spezzare il legame tra politica regionale e sanità”, se è la prima che governa e finanzia direttamente la seconda? Vi sembra normale che la Politica regionale sia anche il Consiglio di Amministrazione di tutto il sistema sociosanitario previsto dalla Costituzione, sia assicurativo e sia assistenziale?

Armi: incentivare i processi di riconversione industriale significa per caso una minore produzione navale ed aeronautica, come anche una minore occupazione e il declino di alcuni porti e distretti industriali?

Giovani e futuro: tutto quel che serve e che vogliamo offrirgli è l’innovazione digitale? E basta?

Eccetera, eccetera, eccetera, ma chi ci crederà mai?

Demata

La Lega e gli errori

22 Ago

salviniChi accusa Salvini di voler sfruttare i consensi elettorali si sbaglia: abbiamo votato solo un anno fa (2018) e la Lega si è attestata al (solito) 17%, con buone percentuali al Settentrione e poco o nulla da Roma in giù.
Consensi elettorali di che?

La verità è che hanno sbagliato gli spin doctors della Lega, confondendo i social con gli elettori e i sondaggi con i voti reali.

Riguardo i Social,  a parte la lotta contro le Fake News a livello mondiale, visto che servono a manipolare le elezioni, abbiamo tutti potuto notare che i moderatori di Facebook Italia hanno iniziato a dare corso alle segnalazioni per messaggi di odio, infamanti, violenti, non appena la Germania ha iniziato ad indignarsi per le urla degli Haters italiani contro Carola Rackete.
Ma non solo, da allora Facebook ha responsabilizzato gli Amministratori dei gruppi e delle pagine e adesso ci sono tasti appositi per segnalargli se cancellare messaggi e bandire persone.
Fine della storia, se persino il gruppo FB seimioffical del ministro degli Interni si becca una reprimenda.

C’è, poi, l’illusione dei sondaggi che diventano consensi i quali a loro volta diventano voti e seggi in Parlamento: è il tipico errore che commettono coloro che arrivano alla Politica dal Marketing.
Illusione, miraggio, se parliamo delle Elezioni Europee 2019 alle quali in Italia hanno votato 26.783.732 persone, mentre erano 32.840.055 gli elettori che hanno votato per la Camera dei deputati 2019 e sarebbero 46.604.925 di aventi diritto (estero escluso, dati 2018).

In altre parole, pochi mesi fa è solo accaduto che l’elettorato di Forza Italia sia migrato (per assenza di personaggi e proposte) alla Lega, la quale ha captato forse un milione di elettori dei Cinque Stelle, ma nulla di più: tanti erano i voti  per il Centrodestra nel 2018 e più o meno tanti sono rimasti nel 2019 (12 milioni circa).

Il ‘dato’ delle ultime elezioni (e dei sondaggi che le hanno seguite) racconta solo due ‘certezze’: il Partito Democratico appare stabilmente sotto la soglia del 20% e tale sembra essere il consenso ‘reale’ per i Cinque Stelle, dopo l’esaltazione della crescita fulminea.

Ma da questo ce ne vuole a prospettare di prendere … i pieni poteri con il solito 17% circa della Lega, grazie all’aver ridotto il numero dei parlamentari e solo approfittando delle divisioni interne altrui con l’elettorato che si astiene.

Ovviamente, in molti ci stiamo chiedendo perchè la Lega non ha pensato a governare approvando la Flat Tax, riformando le Pensioni, andando in UE a farsi valere e negoziando l’Autonomia differenziata … invece che accanirsi con le Ong e i migranti e correndo dietro a tutti i tweet manco fosse un’agenzia stampa.

L’unica certezza è che quelle della Lega erano tutte promesse al vento.
Chi l’ha visto “superare la Fornero”, “buon senso in Europa”, “meno tasse più investimenti”, “più autonomia alle Regioni” eccetera?

Demata

Le accuse di Giuseppe Conte a Matteo Salvini

20 Ago

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Giuseppe Conte: “Il governo finisce qui, mi dimetto. Salvini ha compromesso interessi nazionali per i suoi. Su piazze e poteri una concezione che preoccupa’

“Amici della Lega, per preparare e giustificare la scelta di far ritorno alle urne elettorali, avete tentato, maldestramente, di accreditare l’idea di un “governo dei no” e del “non fare”.

Pur di battere questa fatua grancassa mediatica avete macchiato quattordici mesi di intensa attività di governo.

In questo modo avete offeso non solo il mio impegno personale, ma anche la costante dedizione dei vostri stessi Ministri e Sottosegretari, che mi hanno affiancato sino all’ultimo giorno nelle attività di governo. In questo modo avete offeso la verità dei fatti.

Avete oscurato le misure per rafforzare la sicurezza che i cittadini attendevano da tempo; le norme anticorruzione, il protocollo di azione per la “terra dei fuochi”, il codice rosso contro la violenza alle donne.

Avete oscurato tutte le varie misure adottate per accelerare e rilanciare gli investimenti: il decreto crescita, lo “sblocca cantieri”, il decreto semplificazioni, il decreto Genova, il piano “ProteggiItalia” contro il dissesto idrogeologico, le norme per sboccare i fondi per l’edilizia scolastica, per sbloccare gli avanzi di amministrazione dei comuni.

Avete calpestato le misure di protezione sociale che insieme abbiamo adottato: quota 100, decreto dignità, reddito di cittadinanza, rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche.

Avete offuscato la miriade di iniziative che sono valse a sbloccare opere ferme da anni: il Tap, il Terzo valico, le autostrade Asti-Cuneo e Ragusa-Catania, il quadrilatero Marche-Umbria, gli aeroporti di Crotone, Foggia e Reggio Calabria, il porto di Gioia Tauro; le varie misure di risoluzione delle crisi aziendali, per rilanciare il Sud, per tenere fuori la politica dalla sanità, per rafforzare la ricerca, per rendere più efficiente la pubblica amministrazione e per sbloccare le assunzioni nel pubblico impiego; ricordo che adesso disponiamo, finalmente, di un unico piano tariffario per le concessioni autostradali che ci consentirà di controllare più efficacemente gli effettivi investimenti ed eventuali aumenti dei pedaggi.

Avete cancellato i vari provvedimenti con cui abbiamo avviato la riforma fiscale e abbiamo investito nell’innovazione tecnologica.

Avete oscurato gli interventi di riforma della governance dello sport e i successi ottenuti con l’assegnazione a Milano-Cortina delle Olimpiadi invernali 2026 e delle Atp finals di tennis a Torino.

All’indomani della competizione europea, il Ministro dell’Interno e leader della Lega, forte del successo elettorale conseguito, ha posto in essere un’operazione di progressivo distacco dall’azione di governo, un’operazione che ha finito per distrarlo dai suoi stessi compiti istituzionali e che lo ha indotto alla costante ricerca di un pretesto che potesse giustificare la crisi di governo e il ritorno alle urne.

Questa decisione, tuttavia, ha compromesso il lavoro già avviato per la definizione della legge di bilancio, che avrebbe introdotto una più incisiva riforma fiscale, contenente quella che con formula semplificata viene definita flat tax, ma anche una riforma della giustizia tributaria e la necessaria riduzione del cuneo fiscale, misure di sostegno agli investimenti e all’export, un piano di rilancio per il Sud, vari interventi nel segno della spending review, un progetto articolato e compiuto di privatizzazioni.

Parimenti compromesso risulta l’ampio disegno riformatore affidato al Parlamento, dove sono in corso di esame vari disegni di legge di delega, che, una volta approvati, avrebbero consentito al Governo di adottare vari decreti legislativi contenenti codici di settore mirati a riordinare la legislazione e a semplificare la burocrazia in tutti i principali settori di attività.

Lo scioglimento anticipato delle Camere arresterebbe anche le riforme del codice di procedure civile e del codice di procedura penale, oltreché del CSM, pensate soprattutto per accelerare i tempi della giustizia e rendere così più competitivo il nostro Paese anche agli occhi degli investitori stranieri.

Caro Ministro dell’Interno, caro Matteo, promuovendo questa crisi di governo ti sei assunto una grande responsabilità di fronte al Paese.

Hai annunciato questa crisi chiedendo “pieni poteri” per governare il Paese e ancora di recente ti ho sentito invocare le piazze a tuo sostegno. Questa tua concezione mi preoccupa. Innanzitutto, le crisi di governo, nel nostro ordinamento repubblicano, non si affrontano e regolano nelle piazze, ma nel Parlamento.
In secondo luogo, il principio dei pesi e contrappesi è assolutamente fondamentale perché sia garantito il necessario equilibrio al nostro sistema democratico e siano precluse derive autoritarie.

Caro Matteo ispiri la tua azione alle concezioni sovraniste.
Permettimi di richiamare il pensiero di un sovrano illuminato, Federico II di Svevia: “Quantunque la nostra maestà sia svincolata da ogni legge, non si leva tuttavia essa al di sopra del giudizio della ragione, che è la madre del diritto”: non abbiamo bisogno di uomini “con pieni poteri”, ma di persone che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità.

Se tu avessi mostrato cultura delle regole e sensibilità istituzionale, l’intera azione di governo ne avrebbe tratto giovamento.
Ci sono stati vari episodi e atteggiamenti che ti ho sempre fatto notare, riservatamente, ma a volte anche pubblicamente.

Ad esempio, quest’anno ho provato a partire anzitempo per elaborare una adeguata manovra economica: l’azione di governo se ne sarebbe avvantaggiata enormemente. Ti ho chiesto di indicarmi i delegati della Lega a sedere ai vari tavoli governativi: mi hai fatto attendere due mesi, invano, prima di indicarmi i nomi.
Se avessi accettato di incontrare le parti sociali a Palazzo Chigi, insieme agli altri componenti del Governo, avremmo senz’altro accreditato, agli occhi del Paese, maggiore coesione della squadra di governo ed evitato che fosse compromessa l’efficacia dell’azione comune.
Se tu avessi accettato di andare al Senato per riferire sulla vicenda russa, una vicenda che oggettivamente merita di essere chiarita anche per i riflessi sul piano internazionale, avresti evitato al tuo Presidente del Consiglio di presentarsi al tuo posto, rifiutandoti, per giunta, di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso.

In coincidenza dei più importanti Consigli europei a cui ho preso parte, non sei riuscito a contenere la tua foga comunicativa e hai reso pubbliche dichiarazioni sui temi all’ordine del giorno, creando un controcanto politico che ha rischiato di generare confusione e certo non ha contribuito a rafforzare l’autorevolezza del nostro Paese.

In molteplici occasioni hai invaso le competenze degli altri Ministri, creando sovrapposizioni e interferenze che hanno finito per minare l’efficacia dell’azione. Hai criticato pubblicamente l’operato di singoli Ministri, incrinando la compattezza della squadra di governo, quando io stesso ti avevo pregato, all’indomani della competizione elettorale europea, di riferirmi direttamente e riservatamente nel caso avessi avuto osservazioni sulla composizione della squadra.

La cultura delle regole e il rispetto delle istituzioni certamente non si improvvisano. Ma sono qualità fondamentali per aspirare al ruolo di Ministro dell’Interno o di Presidente del Consiglio dei Ministri.
Chi ha compiti di responsabilità deve lavorare a soluzioni concrete e sostenibili, senza rincorrere o, addirittura, sollecitare le reazioni emotive dei cittadini.

Permettimi un’ultima osservazione, che, in verità, non ti ho mai riferito perché non riguarda specificamente i nostri compiti di governo.
Chi ha compiti di responsabilità dovrebbe evitare, durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli religiosi.
Questi comportamenti non hanno nulla a che vedere con il principio della “libertà di coscienza religiosa”.
Piuttosto, sono appaiono episodi di “incoscienza” religiosa, che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e, nello stesso tempo, di oscurare il principio di laicità, tratto fondamentale dello Stato moderno.”

Demata

Sassari: uno specchio dell’Italia reale

1 Lug

Domenica di ballottaggi a Sassari, dove vince la coalizione di liste civiche di Centrodestra con il 56,22% dei voti.

Al ballottaggio “l’affluenza è in netto calo: a Sassari ha votato il 40,96%, con un -13,75% rispetto al 54,71% del primo turno di due settimane fa, quando il magistrato Mariano Brianda (Csx) e il chirurgo Nanni Campus (Cdx) avevano preso rispettivamente il 34,06% ed il 30,54% dei consensi”. (Repubblica)

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In due parole:

  1. il Centrodestra ha attirato solo una piccola parte degli elettori della Lega Salvini – Autonomie, che al primo turno aveva raccolto il 16% con Mariolino Andria, 
  2. il Partito Democratico è riuscito a perdere più di un elettore su dieci in sole due settimane,
  3. nessuno dei due ha attirato gli elettori dei Cinque Stelle, che al primo turno aveva raccolto il 14,4% con Maurilio Murru, mentre nel 2018, per la Camera, erano al 44% 

Intanto, registriamo che a Sassari

  1. alle Politiche 2018 il 66,38% degli elettori del Collegio plurinominale di Sassari era andato a votare, al Ballottaggio 2019 solo il 40,9%
  2. solo un elettore su cinque confida nel nuovo sindaco, mentre quasi uno su due non ha fiducia nei candidati ‘in toto’, anche se il sistema elettorale registra il vincitore al 56% … e si governerà con ampie maggioranze
  3. solo un elettore su sette ha votato per una lista sovranista-autonomista , pur avendo la Sardegna una lunga tradizione in materia e con i Cinque Stelle al 44% neanche due anni fa
  4. sempre nel 2018, per la Camera, nel Collegio di Sassari il numero di voti per la Lega e le Destre era più o meno quello registrato due settimane fa (16%), al primo turno delle Elezioni Comunali 2019.

Cosa c’entra Sassari, se mesi fa la Lega è diventato il primo partito del Italia con oltre il 34% dei voti alle Elezioni Europee?
Per la matematica, aveva votato solo la metà degli italiani (56%), gli altri – evidentemente – non avevano trovato candidati e liste di loro interesse.
Dunque, se in teoria votasse il 100%, quel 34% corrisponde al 18% dei consensi e, soprattutto, se per l’Europa votava il 70-75% come alle Politiche, la Lega sarebbe arrivata intorno al 22% (e non al 34%), dato che l’astensione è stata elevata al Centrosud.

Se ogni Partito attrae uno o al massimo due italiani su dieci, nessuno in Italia ha la maggioranza dei consensi, neanche quella relativa che la Coalizione di centro-destra aveva conquistato con il 37% alle scorse e già dimenticate elezioni.
Per quanto ancora potremo amministrare il Bel Paese con maggioranze, dove avversari politici che si alleano sotto un primo ministro nominato ad hoc, come nel Patto del Nazareno con Matteo Renzi o come tra Lega e Cinque Stelle con il premier Conte?

Demata

La Patrimoniale come (inevitabilmente) sarà

12 Giu
Giorno memoria: le celebrazioni al Quirinale

ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Cosa è una Imposta Patrimoniale? Dipende … da cosa offre il Paese e da quale ‘rientro’ dal debito si vuole raggiungere.

C’è la Patrimoniale sulle aziende, cioè i Mini-Bot che trasferiscono per tot anni il debito pubblico sui fornitori ed a catena sulle Utilities e le Banche. Dunque, a parte l’Europa che esclude una doppia valuta, inizia ad essere chiaro a tutti che i Mini-Bot portano rischi e incognite molto seri per la Finanza globale italiana. 

C’è la Patrimoniale con prelievo retroattivo sui conti correnti bancari del 6 per mille e l’imposta straordinaria immobiliare (Isi) con un’aliquota del 3 per mille, quella del Governo Amato nel 1992.
Non servirebbe: rese “solo” 11.500 miliardi di lire …

E c’è la Patrimoniale con imposta pari al 10% del reddito al vaglio degli esperti nazionali, tenuto conto che “con un’aliquota del 10 per cento si garantirebbe un gettito di 974,3 miliardi e il rapporto debito/Pil calerebbe subito”, superando – si spera – la fase recessiva conclamatasi a dicembre scorso.

Una eventuale Patrimoniale giallo-verde che l’Osservatorio Conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli ha già bocciato, segnalando cosa potrebbe renderla inefficace.

Infatti, la base imponibile che verrebbe individuata sui conti correnti sarebbe di gran lunga inferiore a quella teorica, perchè “buona parte dei patrimoni elevati o sono già all’estero o sono detenuti da residenti tramite società estere” e perchè “riguarderebbe i patrimoni delle persone meno abbienti e meno istruite, che hanno solitamente più difficoltà a gestire i propri risparmi”.
Una imposta particolarmente iniqua, insomma, oltre che di dubbia efficacia.

Altra cosa sarebbe, se si guarda alla base imponibile includendo anche gli immobili, con una Patrimoniale che di fatto esenta tutto il mondo degli assegnatari di case popolari e si amplia alle proprietà terriere, in linea con il Fiscal Monitor del Fondo Monetario internazionale di quest’anno: in Italia la ricchezza potrebbe essere tassata attraverso una moderna imposta patrimoniale sulla prima casa” e “molti paesi hanno spazio per incrementare le proprie entrate in modo significativo tassando eredità, terre e proprietà immobiliari”.

Ma se il target governativo fosse quello di recuperare ‘solo’ i 3-400 miliardi necessari per riavvicinarsi al pareggio del Rapporto Debito-Pil, cosa possiamo aspettarci?

Tenuto conto che “la cura non può ammazzare il cavallo”, la domanda è se possiamo aspettarci una Imposta Patrimoniale da 300 miliardi di euro effettivi, cioè:

  1. 10-15% sulla liquidità, eventualmente modulando l’aliquota a seconda del valore complessivo e/o del reddito annuo dichiarato. Un risparmiatore che abbia accantonato 50.000 euro dovrebbe all’Erario comunque meno di 10.000 euro.
  2. 5-15% sugli immobili, tenendo conto di cosa sia “prima casa” e di cosa è “attività produttiva”. Il proprietario o l’erede di una abitazione di pregio del valore di 500.000 euro potrebbe aver bisogno di diverse decine di migliaia di euro per far fronte al Fisco. Allo stesso modo, sarà da capire cosa avverrà in termini di concentrazione delle attuali piccole proprietà rurali.

Probabilmente si, possiamo aspettarci una Patrimoniale del genere: oltre sarebbe insostenibile, al di sotto si renderebbe inefficace.

Demata

Per un pugno di euro … in percentuale sono spiccioli

3 Mag

Da qualche tempo la Politica e i Media italiani esultano per uno 0,1% in più sul PIL e si strappano i capelli se è in meno: due miliardi di euro che ballano.

Due miliardi sono una somma che può fare effetto sui meno abbienti o istruiti, ma già diventa quasi ‘normale’ se parliamo di grandi imprese ed infrastrutture, come è – di fatto – una briciola se guardiamo al Bilancio di una grande potenza economica mondiale quale è l’Italia.

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cartoon di Benito Jacovitti

Ad esempio, sono stanziati oltre due miliardi di euro in finanziamenti pubblici (oltre a quanto arriverà dai privati) per costruire il nuovo stadio olimpico di Tokio. Figuriamoci a rifare daccapo una decina di stadi come servirebbe qui da noi.
E con due miliardi ci si costruisce solo un quinto della diga mobile Mose, che – per ora – salva Venezia dal clima avverso. Domani quanto servirà, affinchè Venezia continui ad esistere?
Sempre con due miliardi ci si costruiscono forse una ventina di ponti stradali come il Morandi crollato a Genova. Ma sembra che all’Italia serva di risistemare molto di più tra strade e autostrade, ponti, cavalcavia, svincoli e tunnel.
Due miliardi sono anche quanto ha perso quest’anno la produzione olearia italiana o di quanto abbiamo ceduto nell’import-export con l’Egitto. Ed era un miliardo di euro quanto fu stanziato dal CIPE nel 2009 per l’edilizia scolastica italiana, che ben vediamo in che condizioni è 10 anni dopo. Tutte cose che non fanno notizia.

Dunque, sono davvero singolari l’esultanza o la preoccupazione dei nostri Politici dinanzi ad una crescita o caduta del PIL di 0,1 percento: come preoccuparsi di un litro di acqua quando la cisterna ne contiene (o ne ha persi) mille.

Anche perchè due miliardi non sono tanti e potrebbero arrivare da fenomeni ‘effimeri’ come, ad esempi:

  1. la dinamica di ritardati pagamenti della P.A., gli interessi e le penali maturati, il factoring ed gli utili finanziari: prodotto nulla, flussi finanziari tanti
  2. l’introduzione del Reddito di Cittadinanza che è assimilato ad un reddito da lavoro (cioè ‘prodotto’) e che ha sostenuto in consumi, che comunque restano stagnanti
  3. la fornitura di servizi telematici fiscalizzati in Italia, ma localizzati all’estero, dove resta o comunque ritorna tutta l’occupazione, l’investimento imprenditoriale e lo sviluppo tecnologico.

E non è finita.

L’Italia quest’anno ha speso un miliardo di euro circa per il Reddito di Cittadinanza, che non crea occupazione, se non di riflesso sui consumi dei beni a basso costo e minor ricavo / ritorno fiscale.

E quanto lavoro, consumi, reinvestimenti e leva fiscale arrivavano se quel miliardo era speso per infrastrutture come quelle viabili o per l’istruzioni o per far incontrare le persone o per proteggere città e raccolti? 
Oppure … quale mazzata recessiva e stagnante arriverà dall’aumento dell’IVA e/o dalla Patrimoniale se l’occupazione ‘cresce’ ma crolla la quantità di ore lavorate?

Perchè si esulta per i dati recenti del Governo ? E perchè non stigmatizzano le Opposizioni che hanno causato in vent’anni questa situazione?

Demata