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La legge (elettorale) di Citizen Kane

22 Mag

Un antico detto Zen ci ricorda che “se abbiamo un occhio puntato sulla destinazione, ce ne resta solo uno per guardare la strada”.

In questo insegnamento ci sono la premessa, il viatico ed il risultato di una legge elettorale:

  • i parlamentari che la voteranno hanno come premessa il non perdere voti e, se possibile, incrementarli;
  • c’è da trovare una via che tenga conto delle norme costituzionali, delle consuetudini nazionali e delle differenze macroregionali ‘storiche’;
  • è necessario tener d’occhio il risultato, dato che l’instabilità e la decrescita sono il peggio che possa accadere.

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Dunque, spesso e volentieri, il risultato di una nuova legge elettorale finisce per essere un cambiare tutto per non mutare nulla, se – contemporaneamente – non accade che il Quarto Potere, quello dei mezzi di comunicazione di massa, vada ad informare l’opinione pubblica.

L’Italia ha un sistema di comunicazioni di massa inadatto a tale scopo, se la produzione di carta per libri e giornali è stata concentrata fin dal 1861 oppure se gli impianti di telecomunicazione sono ancor oggi di 3-4 gestori televisivi ed internet o, peggio, se larga parte della pubblicità è raccolta da un unico gestore o, de facto, l’istruzione  e la radiotelevisione pubblica sono un monopolio di Stato, a parte il fatto che è consentito che ci sia un partito gestito da una struttura informativa privata e che almeno due partiti abbiano uno statuto decisamente carente in materia di democrazia e rinnovo delle cariche apicali.

Sarà un caso, ma – a parte debiti, disservizi e disastri – da molti anni l’Italia è mal messa sia nella classifica dell’informazione sia in quella dell’istruzione e del numero di laureati sia del bullismo e dello stalking sui Social. E non è solo una coincidenza se Lega e Cinque Stelle si siano affermati promettendo agli italiani di ritornare – in pratica – al modello di Stato che ci indebitò e ci espose all’instabilità durante la Prima Repubblica.

Senza un’Opinione Pubblica informata (ed istruita) non c’è Legge Elettorale che tenga: mancano i Cittadini.

Demata

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Immigrazione, sicurezza, lavoro e servizi pubblici: ecco i temi centrali delle Elezioni 2019

15 Mag

 

L’articolo dell’Huffington Post che vi invito a leggere racconta qualcosa di terribile ed arriva direttamente dal Garante delle persone private della libertà per le Regioni Lazio e Umbria.
Difficile parlare di Libertà e Democrazia, se un Garante deve narrare la vicenda sulla stampa nazionale, pur di essere ascoltato.
 
Prendere un albergo per una sola notte – da cittadino europeo con una moglie incinta diretta in Germania dove avrà diritto addirittura a chiedere la cittadinanza – in Italia è un reato anche se l’aereoporto di Fiumicino, come tutti gli altri, non offre aree di ristoro per le donne incinte in transito.
 

La ‘colpa’ non è della Magistratura, ma della legge italiana che è scritta male: lascia in circolazione persino gli stranieri condannati per reati come scopriamo dalle cronache, respinge in Libia persone che avrebbero diritto a rifugiarsi o transitare e blocca alle frontiere famiglie innocue e operose, riempie le carceri di criminali senza futuro, ma permette lo sviluppo di un enorme mercato del lavoro nero che in alcuni contesti scopriamo esser vicino allo schiavismo.
Ed il lavoro nero massivo si chiama speculazioni, evasione fiscale, sottosviluppo, mafie, lobbing, clientelismo.

 
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Il problema vero – direbbe qualcuno – è che la gestione dei migranti irregolari e quella degli immigrati che delinquono abitualmente è direttamente correlata al ‘garantismo’ procedurale e di diritto che – come leggiamo – consente a certi stalker di proseguire imperterriti, a noti delinquenti di ritornare ‘al lavoro’ poco dopo un arresto, a stupratori infami di trascorrere gran parte della pena ai domiciliari in attesa di processo e … ai colletti bianchi di finire in prescrizione elidendo così anche i danni civili ed erariali.
Non dimentichiamo che tra gli effetti di un ‘certo garantismo’ ci furono la depenalizzazione del falso in bilancio e l’elisione della responsabilità giuridica.

Il problema vero – direbbe qualcun altro – è nella normativa sul lavoro (nero) che oggi in Italia, che non riesce ad incidere neanche sul ritorno del caporalato estirpato negli Anni ’50, figuriamoci nelle fabbrichette e nei servizi. Sarà per questo che gli italiani certi lavori non vogliono farli? O che gli stranieri debbano sottostare ad espedienti pur di lavorare?
E se gli immigrati sono qui per dare una vita dignitosa ai figli, non basta di sicuro un welfare che lascia tanto spazio all’anti-Stato, se crede di risolvere tutto con enormi ammassi di case popolari per disoccupati, sottoccupati e invalidi o anziani indigenti, come a Quarto Oggiaro, allo Zen, a Secondigliano, a Tor Bella Monaca.

 
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Intanto, tra pareri discordi e senza affrontare la questione che è strutturale (dato che hanno buone ragioni e soluzioni incomplete ambedue i fronti), finisce che la Lega e i Cinque Stelle su queste falle del sistema (immigrazione, sicurezza e impunità dei colletti bianchi) hanno costruito una base di consenso enorme, offrendo delle non-soluzioni populiste, mentre quel che manca sono le riforme che attendiamo dagli Anni 70.

Gran parte degli italiani – da quando abbiamo iniziato a spiegare che i rifugiati non sono immigrati e che i meridionali non sono stranieri – ha tirato un sospiro di sollievo, lo stesso Salvini da allora ha iniziato ad evitare certe ‘goliardate’ come le chiama lui, è chiaro il mandato dato ai Cinque Stelle dal massivo voto meridionale.

Affrontare queste questioni in termini di metodo e di soluzioni strutturali comporta visibilità e voti, oltre a rassicurare Borse, Europa ed Nato.
Non affrontarle equivale a non scendere in campo su grandi questioni mediatiche e social, se parliamo di elettori: lascia ancora più spazio ai populisti e relega all’oblio.

Nel 2019 saranno in lizza tanti seggi locali, nazionali ed europei: i partiti ‘tradizionali’ avranno voglia di iniziare a far le riforme che non hanno fatto per vent’anni?
E se continueranno a non affrontare il ‘collegato’ immigrazione-sicurezza-lavoro-servizi-giustizia come pensano di governare una Nazione politicamente allo stremo?

Demata

Che rapporto c’è tra lavoro nero e stranieri irregolari?

5 Feb

Silvio Berlusconi racconta che «con noi al governo nel 2011 arrivarono 4.400 immigranti». In realtà, i 4.402 sbarchi (Ministero degli Interni) avvennero nel 2010, quando al governo c’era anche Romano Prodi che già l’anno prima li aveva ridotti a 9.573, accordandosi con Gheddafi.
Inoltre, proprio nel 2011 i cittadini stranieri residenti  incrementarono di circa 230.000 unità, passando da 3.648.128 nel 2010 a 3.879.224 nel 2011 (dati Istat).

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Fondazione Ismu – Ministero dell’Interno

 

Sempre Silvio Berlusconi, riguardo gli sbarchi di questi ultimi tre anni, aggiunge che «altri 600mila sono bomba sociale pronta a esplodere, perché pronti a compiere reati».
In realtà, fino alle crisi libica e siriana, la media annuale era di circa 25.000 ingressi via mare, e nel triennio recente gli sbarchi ‘in eccesso’ sono stati oltre 350.000, di cui solo poche decine di migliaia sono profughi con status di rifugiato.

Nei fatti, però, gli irregolari rimpatriati sono di media il 45%  dei censiti e, tenuto conto anche di quelli che sono diretti da parenti in altri paesi europei o di quanti rimpatriano spontaneamente, nonostante un incremento sensibile degli sbarchi, gli immigrati irregolari in Italia sono stati stimati entro 500.000 anche per il 2017 (fonte ISPU).

Aggiungiamo che gli stranieri regolari rappresentano il 10,5% dell’occupazione complessiva, «in netta prevalenza» di tipo operaio (76,6% rispetto al 30,7% degli italiani), mentre i maschi in età lavorativa che risultano inattivi e non iscritti all’Università sono circa 250.000, di cui circa 50.000 di etnia Rom.

Ma cosa fanno gli stranieri invisibili per campare?

Di sicuro, oltre 50.000 donne sono prostitute ed altrettanti tanti saranno quelli che le sfruttano o che spacciano. Il resto, regolari ed irregolari, vanno cercati tra i lavoratori ‘in nero’ dipendenti (quasi 3 milioni in totale), in crescita costante tra sottodichiarazione e lavoro irrregolare, specie se parliamo di agricoltura, costruzioni e servizi alla persona, con un indotto di oltre 200 miliardi di euro e un’incidenza sul Prodotto interno lordo pari al 12,6%.

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Fonte: elaborazione dati Ministero del lavoro

 

Quanto alle notizie che circolano, c’è solo da prender atto che – ad esempio – Il Giornale o Il Tempo raccontano che per “molti tipi di reati sono gli stranieri a detenere il record: il 55% dei furti con destrezza è loro così come il 45% dei furti in abitazione”, ma … secondo i dati del ministero degli Interni i ladri acciuffati sono in tutto una decina di migliaia e restano ignoti gran parte degli autori degli oltre 1,3 milioni di furti denunciati?

Difficile che Berlusconi e Salvini – caso mai al potere – intendano lasciare tanti italiani senza lucciole sulle strade e tante imprese (tra cui le mafie) senza manodopera, a parte i tanti italiani che finirebbero in carcere e quant’altri che dovrebbero pagar tutte le tasse dovute.

Piuttosto … e se tutta questa xenofobia che anima il Centrodestra pre-elettorale non fosse altro che l’interesse ad mantenere semilegali milioni di lavoratori stranieri (ed anche italiani), con un indotto di oltre 200 miliardi di euro e un’incidenza sul Prodotto interno lordo pari al 12,6%?

Demata

Amministrative 2016 – Breve analisi del voto

20 Giu

L’esito dei ballottaggi nelle grandi città ha fornito diverse indicazioni utili su come si stia evolvendo la dinamica del consenso politico-elettorale:

  • a Roma, i Cinque Stelle di Virginia Raggi vincono raccogliendo anche i consensi destinati durante il I turno a Fratelli d’Italia (circa 300mila voti) ed alla Coalizione per Fassina sindaco, vista la perdita di oltre 30mila voti del ‘conglomerato’ post-Ulivo rispetto al precedente turno
  • a Torino, si riscontra una dinamica simile, con Appendino dei Cinque Stelle su cui vanno a convergere i voti di pressochè tutti gli elettori delle coalizioni escluse dal ballottaggio
  • a Milano, assistiamo ad un processo inverso con Sala (in misura maggiore) e Parisi (di meno) che ‘cannibalizzano’ il voto precedentemente andato ai Cinque Stelle
  • a Bologna, il popolo delle Cinque Stelle ha seguito lo stesso andamento di Milano nel redistribuirsi verso i due candidati PD e Centrodestra in ballottaggio.

Inoltre, dai dati del I turno elettorale, va ricordato che la somma dei voti raccolti da PD e 5S si approssimava – a Roma, a Torino come altrove – al record di voti conseguito dal Centrosinistra dei ‘fasti’ veltroniani, mentre il ‘Berlusconismo’ è sotto il 10% e la percentuale degli astenuti è cresciuta ancora.

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L’esito elettorale delle Amministrative ha fornito diverse indicazioni utili per la rinascita liberale del Paese.

Semplificando,

1. la frana dell’elettorato storicamente ‘rosso’ è stata raccolta da un movimento ‘giallo’ creato con nuovi strumenti telematici e con un futuro tutto da capire, tra la fine di Casaleggio, l’exploit di Raggi e Appendino, il dirigismo di Di Maio e Di Battista o il ruolo di Grillo. Inoltre, i ballottaggi dimostrano una forte propensione verso i Cinque Stelle (in chiave frontista anti-Renzi), ma, dove i grillini non sono pervenuti al II turno, non si è verificato l’inverso (a buona riprova di quale sia la ‘provenienza’ del loro elettorato)
2. i diversi gruppi di interesse (locali e/o di censo) tipicamente centristi restano in quota Renzi – Alfano – Verdini, ma sono guardati con diffidenza dalla grande massa dell’elettorato che ormai li percepiscono con i vertici delle aziende ex-municipalizzate e sanitarie, le lobbies bancarie e finanziarie, il sistema consortile-consociativo, il popolo degli evasori fiscali abituali, gli apparati che tutto cambia per mutare nulla
3. l’elettorato di Centrodestra – anche se ha tenuto e vinto in tanti comuni della ‘provincia profonda’ – appare essere quello maggiormente coinvolto dal fenomeno dell’astensionismo e del voto disperso, ma la buona prova elettorale di Parisi a Milano e Meloni a Roma offrono un’idea di quale sia il ‘candidato tipo’ e la ‘visione attesa’ dell’elettorato di centrodestra e, se le proposte fossero adeguate, di tanti astenuti.
4. i partiti federalisti e/o autonomisti dimostrano di avere uno scarso appeal nelle aree metropolitane o, comunque, fortemente urbanizzate. Inoltre, anche nelle realtà provinciali dove la Lega era ben attestata assistiamo ad un progressivo declino del consenso, mentre appare improbabile una sua espansione nel Centrosud
5. per la prima volta, la campagna elettorale si è svolta in gran parte fuori dalle piazze e dagli schermi televisivi, che hanno più che altro svolto la funzione (decisamente più appropriata) di ‘contenitori’ di un annuncio programmatico o di un dibattito / confronto. Determinante il ruolo di internet
6. la Campania ‘anomala’ di Mastella con il Centrodestra e De Magistris con i centri sociali, più l’imbarazzante De Luca in Regione e l’inquietante successo del PD nella Terra dei Fuochi casertana, e la Sicilia di Crocetta e dei ‘soliti ignoti’ – mentre la situazione ambientale ed idrogeologica è fuori controllo ed i venti di guerra soffiano dal Golfo della Sirte – saranno determinanti serbatoi di voti per chi vorrà vincere le prossime elezioni politiche
7. l’ampliarsi della portata e della diffusione dei (per ora presunti) brogli, rende inderogabile l’esigenza di coalizioni compatte atte a garantire la presenza di rappresentanti di lista (coalizione) in ogni seggio

Il ‘candidato tipo’

Diversi dati accomunano Parisi e Meloni (ndr. ma anche Raggi, almeno nell’immagine che ha tentato di costruirsi) e ci permettono di individuare una serie di fattori di preferenzialità riguardo i candidati futuri:

1. sono ‘professionals’ dell’apparato politico, segno che larga parte dell’elettorato rifugge dagli avventurismi, ma anche dai personaggi ‘meramente politici’ e non anche ‘esecutivi’
2. sono ambedue romani , a riprova che l’arte del dialogo e dell’arrangiarsi mediterranea (ndr. il neosindaco bolognese Merola è nato in Campania) ha un peso specifico come lo ha il modernismo efficientista mitteleuropeo
3. ambedue hanno un curriculum da ‘enfant prodige’ e da ‘self made man’, ovvero emersi per talento naturale e per merito proprio
4. nelle dichiarazioni si sono dimostrati sì assertivi, ma anche aperti al confronto, cosa indispensabile dinanzi alla stanchezza generale di un parlamento bipolarizzato nell’immobilismo delle rendite di posizione.

Inoltre, l’avvento di due sindaci donna a Roma e Torino (ndr. con Borgonzoni a Bologna sono tre) richiede più di una riflessione:

1. l’estremizzazione (nei toni e nei termini) determinatasi per la sovraesposizione mediatica di Salvini non ha colto gli esiti sperati, specie in luce del dato di Varese e Bologna
2. i/le candidati/e ‘macho’ – tipizzati negli anni come gli attrattori primari del consenso ‘di destra’ – appaiono relegati al voto di protesta e/o ‘celodurista’
3. i candidati ‘cum grano salis’ a loro complementari – tipizzati negli anni come gli attrattori primari del consenso lobbista e campanilista – sono concentrati ormai nel sempre più ridotto spazio del ‘Partito della Nazione’
4. in un contesto di ‘crisi dei riferimenti politici’, un candidato donna (ndr. vedi anche Le Pen o Merkel) può risultare ‘personaggio affidabile e premuroso’, ergo rassicurante, cui affidare “d’istinto” il nostro voto.

Ad ogni modo, il Berlusconismo (e di riflesso il Prodismo) ha cambiato l’approccio al consenso degli elettori ‘moderati’, dato che gli elementi su detti (professionale, mediterraneo, individualista, fuori dagli schemi) coincidono con l’immagine che il leader di Forza Italia (ed il suo alter ego ulivista) ha voluto dare di se: le ‘filiere’ del consenso clientelare – come abbiamo constatato a Roma – non sono più l’unico elemento di attrattività (do ut des), visti i disastri urbanistici, sociali e finanziari che dovremo fronteggiare per molti anni: il candidato ‘nuovo’ deve essere in primis competente ed in secundis in grado di resistere alle pressioni, ergo capace di decidere in autonomia.

E, come sempre, i candidati ‘vincenti’ sono sempre coloro che generano ‘identificazione’ e ‘affinità’.
Nel contesto attuale sono coloro che si richiamano all’orgoglio ‘nazionale’ (ndr. il ‘fai da te’ grillino ne è anch’esso una primordiale forma) e che sono assertivi ma costruttivi nel loro confronto con le posizioni o le istanze altrui.

Il ‘pensiero unico europeo’ dato dalla convergenza ‘centro-populista’ delle due polarità destra-sinistra (Grosse Koalition; governi PD-NCD) ed il prevalere della finanza globale sulle esigenze individuali e locali stanno pervenendo al capolinea, dopo aver assolto (con esiti discutibili) ad esigenze strutturali globali e mentre iniziano a profilarsi altre e ben diverse esigenze collettive e delle persone.

La ‘visione attesa’

Se intervistassimo gli italiani (ma anche i francesi o gli spagnoli) sulle riforme demo-liberali di Lloyd George – anziché su quelle italiane di poco precedenti e del tutto analoghe – nel campo del lavoro, dei sindacati e delle assicurazioni, è probabile che il dato ‘nostalgico’ risulterebbe prevalente: l’Inps ed il SSN hanno progressivamente fagocitato il restante (ad eccezione di alcuni settori privilegiati), diventando nell’attuale il pozzo senza fondo del debito e del deficit pubblici, l’alveare impenetrabile dei ceti privilegiati e del consenso consociativo, la sede consacrata di tutte le iniquità percepite, la fabbrica del voto di scambio e il fomento dei conflitti intergenerazionali.

Che l’Inps ritorni ad essere l’istituto per gli ‘indigenti’ come da mandato costituzionale e che si ripristino le ‘casse’ e le ‘mutue’, le ‘cliniche’ e le ‘convenzioni’, specialmente se, senza la spesa per Inps e SSN /SSR, il bilancio italiano andrebbe ipso facto in attivo ed il deficit sarebbe cancellato, non v’è ragione per credere che una riforma seria e ben congegnata dovrebbe turbare mercati o fallare trattati.

Allo stesso modo, la popolazione è preoccupata per
1. la tutela idrogeologica e ambientale (o alimentare) come la manutenzione delle opere pubbliche è andata in declino con la Riforma del Titolo V e con la conseguente marginalizzazione del Genio Civile e dei Vigili del Fuoco, per non parlare di acqua e rifiuti con relativi arresti per mafia
2. gli iter di giustizia e la semplificazione amministrativa come l’accesso alle cure, che vedono diversa applicazione da circondario a circondario, dopo vent’anni di Milleproroghe e ‘leggine’, con ripercussioni profonde nel tessuto imprenditoriale e per la sicurezza dei cittadini (ndr. attualmente è improbabile che addirittura un omicida volontario trascorra in carcere più di 10-15 anni), oltre che per i servizi assistenziali, insufficienti per i destinatari ma fuori controllo nei costi per l’erogatore.

Chi troverà il coraggio e la quadra avrà in mano le chiavi del futuro.

Demata

Costi e benefici di un referendum flop

18 Apr

I numeri del referendum contro il rinnovo ‘automatico’ delle attuali concessioni per la trivellazione sono molto chiari:

  1. solo 13 milioni di italiani hanno votato a favore dell’abrogazione proposta, mentre ben 38 milioni di elettori non l’hanno fatto
  2. 300 milioni di euro sono stati spesi per consultare i cittadini, ma oltre 30 milioni di persone (due terzi dell’elettorato) ha ritenuto il quesito non rilevante, astenendosi.

Dunque,

  1. gran parte dell’elettorato ha retto bene all’onda d’urto della campagna ‘Pro SI’ che – tra SMS, Whatsapp e Facebook – ha diffuso capillarmente (ai limiti dello Spam) messaggi ed immagini che poco avevano a che vedere con il reale quesito referendario – inerente le concessioni, ricordiamolo – e non, viceversa, le distanze dalle spiagge o dai parchi eccetera eccetera.
  2. i diversi appelli all’astensione non hanno violato alcun ‘dovere’, visto che la Carta di Nizza ratificata dall’Italia prevede la possibilità di obiettare per motivi di coscienza e l’obbligo ad una informazione pluralista e corretta che non sono stati precisamente  garantiti
  3. la stragrande maggioranza degli italiani ha detto NO al ‘fronte di tutte le opposizioni’ (Cinque Stelle + Lega + Sinistra) che ha sostenuto il referendum e, dunque, salvo talk show e redazioni ‘amiche’, dovrebbe esseere piuttosto arduo e tanto politically un-correct sostenere se non pretendere “un cambio di strategia energetica nazionale“ … peggio ancora se si volesse parlare di ‘vittoria’, dato che – dovunque – un terzo degli elettori vota – comunque – contro il governo …
  4. l’utilizzo strumentale di un referendum sull’ambiente per questioni interne alla Sinistra al fine di destabilizzare il Governo (e per esigenze di visibilità dei partiti minori) porta, viceversa, in luce quanto poco certe Regioni governate dal Partito Democratico (in primis la Puglia di Emiliano e il Lazio di Zingaretti) abbiano fatto in materia di ambiente e salute, dai depuratori alle cure mediche, passando per infiniti scandali e finendo all’Irperf maggiorata e/o il debito montante.

La prima domanda di oggi è semplice: quanti depuratori avremmo edificato ex novo con 300 milioni di euro, se il nuovo depuratore di Alba Adriatica costerà 7 milioni e mezzo e con altri 680mila euro provvederanno anche all’adeguamento delle reti fognanti?
Oppure, quanti posti letto in più terremmo aperti con 300 milioni di euro, se in Basilicata il costo medio annuo dei posti letto è di 196.300 euro?

La seconda domanda, temo, non ha risposte: visto che in nome del bilancio (e degli sprechi) neghiamo pensioni e sussidi ad invalidi e anziani, come alle madri o ai disoccupati, e visto che da oggi abbiamo 300 milioni in meno c’è la possibilità che il Consiglio Regionale della Puglia discuta riguardo la responsabilità politica di questo costoso flop promosso dal loro Governatore?
Oppure, visto che 14 milioni di italiani sono di sicuro preoccupati per l’Ambiente (e gli altri 38 milioni pure), possiamo attenderci immediate e fattive iniziative delle Regioni riguardo acqua, fogne e rifiuti?

Demata

Sanità: come iniziò il «Sistema»

17 Feb

A Milano, per lo scandalo degli appalti sanitari, si parla oggi di «Sistema». Ma quando e come è iniziato il  «Sistema»? Ed in cosa consiste il «Sistema»?

Iniziamo col dire che un «Sistema» è tale perchè esiste sia ‘dal basso’ (ad esempio, le false invalidità, la ‘raccomandazione’ per il ricovero, la cartella clinica vuota di contenuti) sia ‘dall’alto’ (ad esempio, appalti e forniture, finanziamento delle campagne elettorali, controllo di enti pubblici).

E, detto, questo andiamo a vedere come nacquero questa mentalità e queste abitudini, che fin dagli Anni ’80 – quando le Corti dei Conti regionali bocciavano i bilanci ed aprivano processi – sono acclaratamente una ‘realtà diffusa’ e non locale od occasionale.

Michele Navarra era un medico, nipote di Angelo Gagliano, un mafioso corleonese assassinato nel 1930, e cugino del mafioso Angelo Di Carlo, emigrato negli Stati Uniti nel 1926 per sfuggire alla repressione del prefetto Cesare Mori e rientrato dopo aver combattuto nei marines.
Con l’avvento della democrazia, Michele Navarra ottenne l’incarico prima di medico condotto di Corleone e poi di medico fiduciario dell’INAM, che era il predecessore dell’attuale Sistema Sanitario Nazionale.

Nel 1946, dopo l’omicidio del direttore dell’ospedale Carmelo Nicolosi per ‘mano ignota’, Navarra divenne caporeparto di medicina interna dell’ospedale di Corleone. In quegli anni, Michele Navarra costituì insieme al fratello una società di autolinee ottenendo appalti dal governo militare alleato per poi cederla a caro prezzo, nel 1947, alla Regione Siciliana per creare l’Azienda Siciliana Trasporti. Navarra in quel tempo controllava anche il settore politico-economico tramite i voti: inizialmente li fece confluire al Movimento Indipendentista Siciliano, poi verso la Democrazia Cristiana.

Michele Navarra, dal 1945, era diventato anche il boss indiscusso della cosca mafiosa di Corleone (quella poi di Riina e Provenzano) e, tra i tanti delitti di cui si rese colpevole, va ricordato quello di particolarmente ignobile del pastorello tredicenne Giuseppe Letizia, che aveva assistito all’eliminazione del sindacalista Placido Rizzotto e che – portato da Navarra con la febbre alta, morì in ospedale per un’iniezione letale praticata da un altro medico, il dottor Ignazio Aira che poco dopo la morte del giovane partì senza alcun motivo per l’Australia, come riportarono le cronache dell’epoca, sempre che non sia stato fatto ‘sparire’.

Dicevamo … falsi invalidi, carriera medica per nomina politica, appalti, campagne elettorali, mafia.

Andando ancora più indietro nel tempo, troviamo Melchiorre Allegra che era un ufficiale medico, in forza all’ospedale militare San Giacomo di Palermo, dove per sua ammissione aveva facilitato il riconoscimento di esonero o pensione per soldati che, viceversa, si erano feriti appositamente e con entità ben inferiori, tra questi non pochi mafiosi tra cui un congiunto del boss Giulio D’Agate di Villabate.

Nel 1924, Allegra si candidò alle elezioni politiche per conto di Salvatore Maranzano, capo della mafia di Trapani e boss di massima pericolosità negli Stati Uniti), in una lista apparentata con il Listone Mussolini.

Nel corso degli anni fu imputato di favoreggiamento personale verso mafiosi, per procurato aborto, per omissione di cure mediche verso un criminale di un’altra cosca, favoreggiamento per la fuga di un soggetto fino al suo arresto nel 1937 per il suo coinvolgimento nell’eliminazione di un mafioso, un certo Ponzio. Interrogato dapprima dai Carabinieri della stazione di Castelvetrano, poi dagli agenti dell’ufficio del Settore di P.S. di Alcamo, fu il primo a raccontare dei riti di iniziazione mafiosi e dei rapporti mafia-politica.

Fra le protezioni che la mafia offriva ai propri associati, Allegra elenca una serie di indebiti come «raccomandazioni, allora efficaci presso le autorità giudiziarie di P.S., finanziarie, amministrative, ecc. da cui derivavano molti benefici come: concessione di porto d’armi a pregiudicati, revoche di ammonizioni e di altri provvedimenti, proscioglimenti giudiziari, concessioni di libertà provvisorie in pendenza di processi, revoche di mandati di cattura, agevolazioni in pratiche amministrative, finanziarie e di ogni genere, concessione di passaporti ed altro».

Di nuovo,  … falsi invalidi, appalti, distorsione dei processi, campagne elettorali, mafia.

L’infiltrazione mafiosa negli ambienti sanitari è di vecchia data, dati gli interessi in ballo: potremmo ricordare anche i medici Antonino Cinà e Giuseppe Guattadauro, Vincenzo Ferro, figlio del mafioso Giuseppe, o più recentemente di Ignazio Melodia e Vincenzo Pandolfo, medico personale di Matteo Messina Denaro. O di alcune ASL calabresi, dove gli organici sono stati stravolti, qualche anno fa, per arresti di mafia.

I medici – ovviamente – non hanno alcuna ‘propensione’ alla Mafia, ma è storia che da molte generazioni  i mafiosi in vista puntano a far laureare i propri giovani ‘migliori’ in medicina, legge ed economia allo scopo di infiltrarsi nel sistema sanitario, legale, bancario, politico.

Un fenomeno non meramente siciliano, se Navarra prima di Corleone fu medico per 20 anni a Trieste e se i rapporti tra mafia e politica hanno un’origine ed una ‘sede’ ancora più antica.

1889, 25 febbraio. A Castelbuono (Palermo) si suicida il delegato di Pubblica sicurezza Stanislao Rampolla Del Tindaro. Aveva denunciato le compromissioni del sindaco di Marineo (Palermo) con la mafia per via delle concessioni sui pascoli e dei tributi da versare al Dazio comunale in mano a mafiosi da lui assunti. Il sindaco era rimasto al suo posto e il funzionario era stato trasferito. La vedova Giovannina Cirillo , nel 1889, si appellò al ministro dell’Interno Francesco Crispi, siciliano anche lui, ma nulla accadde: a Marineo la mafia non esisteva.

Dicevamo del «Sistema» … come se corruzione, tangenti, finanziamenti elettorali, servizi esternalizzati come vacche da mungere, disservizi pubblici ‘strutturali’, personale libero di essere arrogante e inefficiente, degrado diffuso, sprechi e decrescita … nei dialetti meridionali non si chiamino «Mafia» da sempre.

Oggi, Milano e Maroni con Salvini scoprono che ‘mafia e camorra sono arrivate al Nord’.
Ben venga per l’essersene finalmente accorti, anche se il boss Angelo Epaminonda imperò su Milano e la Romagna per quasi vent’anni.

Speriamo solo che i nostri politici – quando fanno discorsi roboanti pieni di indignazione e promesse – si ricordino che la ‘corruzione politica’ (il “sistema”) è il termine italiano che traduce ‘mafia’ dal siciliano o ‘camorra’  dal napoletano … sono oltre 150 anni che glielo diciamo …

Demata

La pessima accoglienza italiana fomenta la xenofobia

17 Lug

La Germania accoglie profughi palestinesi e ne garantisce l’inserimento nel lavoro e gli studi, ma con permessi a tempo legati all’effettiva situazione di rischio che ha determinato l’accesso allo status di rifugiati. Se non fosse così (queste sono le regole dell’UNHCR mica della Germania) i paesi da cui provengono i rifugiati sarebbero depauperati della loro parte migliore …

L’Italia accoglie profughi e non solo, visto che non riesce ad espellere neanche i delinquenti abituali. Finora li destinava in dei luoghi orrendi chiamati CIE, con cancelli e filo spinato. Adesso, visto che somigliavano troppo a dei lager e che i soliti scandali di corruttela s’erano appalesati, il sistema è cambiato.

Ci pensano i Comuni collocandoli in palazzine semisfitte, a volte senza corrente a volte senza acqua, ma sempre nel nulla. Palazzine che non di rado vedono la coesistenza di regolari proprietari delle abitazioni che hanno investito la propria vita in un mutuo ventennale depauerato vertiginosamente dalla conversione del residence in un campo profughi.

Un sistema assurdo e disumano, che colloca i profughi in qualche intestizio extraurbano (alla faccia dell’integrazione) e che marginalizza gli italiani che ne sostengono direttamente il carico, mentre ombre sempre più fosche si ammantano sui rapporti tra politica locale e palazzinari.

Ovviamente i nostri media raccontano dell’infamous Merkel dinanzi alla ragazzina che non vuol tornare e dei pessimi di Forza Nuova o della Lega di Salvini, ma non della follia e dell’iniquità del sistema di accoglienza italiano. E neanche del fatto che si accusa di isolazionismo proprio la Germania dove almeno il 40% della popolazione si ritrova con un genitore o con un nonno od un parente straniero.

Che l’Italia sia pessima in fatto di accoglienza ed integrazione lo dimostra che, tra le tante cose che non ci raccontano, centinaia e centinaia di profughi (bambini e vecchi inclusi) si allontanano come possono ed appena possono dalle località sperdute in cui li collochiamo. E, non a caso, i nostri media raccontano puntualmente che tanti stranieri – arrivati in Italia – si dirigono al meglio possibile verso le nostre frontiere: i diritti e la qualità dei diritti che gli sono garantiti in Germania (ad esempio) non hanno paragone con quello che accade in Italia.

Demata