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Lavoro, Iva, F35: rinviare è peggio

27 Giu

Marco Tullio il Temporeggiatore non sarebbe riuscito a far di meglio, se si voleva perpetuare lo stallo cattolici-comunisti, in cui sta lentamente sprofondando l’Italia da che si è fatta repubblica.

L’IMU è sospeso e diventerà, entro Natale, una cambiale raddoppiata per tanti cittadini, mentre i Comuni restano senza risorse proprie. Anche per le commesse degli F35 se ne riparla tra sei mesi, nonostante questo significhi azzerare quel poco di elettronica e meccanica d’eccellenza che esiste ancora in Piemonte. L’incremento dell’IVA è anch’essa sospeso, con appuntamento a dopo l’estate e sperando di rinviare il tutto a dopo le elezioni autunnali in Germania.

Rinvii pericolosi, come insegna l’esperienza, visto che, comunque andassero le elezioni in Germania, stanno preparando una Patrimoniale per il Capodanno, da attuare con urgenza tra i botti (in borsa) di fine anno.

Intanto, aumentano al 100% l’acconto Irpef, del 101% (dal 100%) quello Ires; contanti ed in anticipo per ben 2,6 miliardi stimati. Arriveranno (si noti il tempo futuro) 1,5 miliardi per le aziende che avranno la forza di investire e assumere giovani under30.

Niente sgravi per le aziende, niente riduzione del costo del lavoro: welfare camuffato da investimento infrastrutturale a patto che ci siano commesse e appalti per creare lavoro. Cosa resterà di quanto lo sappiamo già: l’abbiamo imparato durante gli Anni ’90 dalle analoghe politiche del Centrosinistra.

La legge elettorale è rinviata ad un ipotetico termine di 180 giorni, come lo sono tutte le riforme del sistema politico. Nelle carceri si preferisce andare avanti con mini-indulti, piuttosto che affontare la questione di due leggi poco costituzionali come quella sull’immigrazione e quell’altra sul consumo di stupefacenti. Berlusconi è fuori gioco, a Napolitano non restano che le dimissioni per motivi di salute e alle urgenze si aggiunge quella – dimenticata – di riformare la giustizia e la pubblica amministrazione, scuole, università e ricerca incluse. Il Partito Democratico paralizzato dall’incombente congresso che somiglia ad una nemesi storica, prefigurandosi simile a certe assemblee toscane, tramandateci dalle cronache del Rinascimento, come quelle, romane, che potrebbero descrivere cosa accade a Destra, alal ricerca di una Papessa, caduto il Papa Re.

Uno stallo, non un rinvio, in cui Milano e la ‘Padania’ vogliono solo un minimo di stabilità per profittare al massimo dell’Expo 2015, Roma ed il Centroitalia trovano gioco per nulla mutare pur cambiando tutto, al Sud ‘va tutto bene’.

Intanto, Beppe Grillo resiste e continua a raccogliere – nonostante diaspore, polemiche ed espulsioni – più persone di quante ne mettano insieme la Triplice sindacale o anche il maggiore dei partiti. Cosa ovvia, se lo spettacolo è quello del rinvio, dopo aver urlato agli italiani per due anni “fare presto, fare tutto”.

Dunque, tutto rinviato all’autunno, quando, trascorse le elezioni germaniche, si spera arrivi qualche fiume di denari o qualche strappo ai vincoli di Maastricht oppure il solito ultimatum UE che consenta di far cadere il governo. E nessuno ha – per ora, solo per ora – da ridire che le carenze finanziarie che necessitano di Imu anche sulle prime case, Iva maggiorata, acconti Irperf e Ires raddoppiati e ‘verifica’ degli F35 derivano tutti da errori di computo (vedi titoli di Stato o pensioni), da generose elargizioni (vedi Monte Paschi di Siena) e da scelte avventate (leggasi recessione) attuate dal senatore a vita Mario Monti e dal suo governo. Scelte che, nonostante i rapporti della Corte dei Conti e dell’INPS, nessuno si accinge a risanare. Come nessuno tiene in conto degli interventi della Corte Costituzionale su troppe leggi, che restano lì, e della ‘lettera morta’ che è rimasta la Riforma Brunetta, se parliamo di contratti, mansionari e metodi di assunzione nel pubblico impiego.

Dicevamo di Expo 2015 a Milano. Ma siamo davvero sicuri di non ritrovarci, con un palcoscenico mediatico simile e andando di questo passo, con una ‘patata bollente’ come quella brasiliana per la Confederation Cup?
Forse Letta o Alfano non se ne rendono conto, ma – dopo il transito di Monti e Fornero – la gente non sa neanche più quale dei mille cavilli rispettare o quale balzello gli tocchi mentre va a ritirare lo stipendio … figuriamoci a tirar su i consumi e la produzione se a tavola si mangia pane e bollette.

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Berlusconi ineleggibile. E gli altri?

20 Giu

Che Silvio Berlusconi fosse ineleggibile è un dubbio (certezza per alcuni) che ci affligge da almeno un Ventennio, come quello sull’incostituzionalità delle leggi elettorali ed i conflitti di interessi (bancari, cooperativi, sindacali e patrimoniali) del Partito Democratico.

L’eleggibilità del Caimano è ancora sul tavolo e sulle cronache, ma avrebbe dovuto essere un dato di fatto almeno dal novembre 2001, quando la Corte di Cassazione respinse il ricorso dei legali di Berlusconi con il quale chiedevano la piena assoluzione e non il semplice proscioglimento per prescrizione del reato di corruzione di un magistrato nel Lodo Mondadori.
Un indagine che comprovò “movimenti” per circa 2,5 milioni di euro (odierni) da parte di una società offshore di Silvio Berlusconi, a seguito delle dichiarazioni di Stefania Ariosto riguardo i rapporti esistenti tra i giudici Arnaldo Valente e Vittorio Metta con Cesare Previti, avvocato Fininvest.

In quell’anno, poco prima della sentenza d’Appello (25 giugno) confermata in Cassazione, si tennero le elezioni politiche con un nuovo sistema di voto (la c.d. “Legge Mattarella“), che prevedeva per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica un sistema elettorale misto: maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari, mentre, per il rimanente 25% dei seggi, c’era il recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato, con liste bloccate e sbarramento del 4% alla Camera.
Una follia, che favoriva il ricorso alle cosiddette liste civetta, permetteva la formazione di coalizioni che, non appena elette, potevano scomporsi di tot gruppi parlamentari, minimizzava il margine di consenso, favorendo piccoli partiti (i così detti cespugli) e lobbies nel condizionare alleanze e consensi.
Non poteva che vincere il Deus del marketing italiano, Silvio Berlusconi, che – alleatosi con la Lega di Bossi – prevalse con una maggioranza bulgara sia alla Camera sia al Senato.

Difficile ipotizzare che un Parlamento così composto addivenisse ad una norma sui reati perseguibili o quanti comunque avvenuti ma prescritti da parte di deputati e senatori, ma poteva farlo, nel 2006, quello che subentrò con la XV Legislatura: il Governo Prodi bis.

Dopo una campagna elettorale fondata su un unico tema, l’antiberlusconismo, sarebbe stato naturale che il Parlamento andasse a dirimere le annose questioni dell’immunità parlamentare, dell’eleggibilità dei parlamentari, dei conflitti di interessi e del finanziamento dei partiti.
Come sappiamo questo non accadde e non solo perchè ce ne erano troppi con qualche carico pendente, prescritto o saldato tra ex estremisti di destra e di sinistra, ex amministratori locali, ultra-benestanti con il fisco alle costole, ex dirigenti del parastato, sanitari con i bilanci in Corte dei Conti.

Dati della Ragioneria Generale dello Stato

C’era anche l’enorme apparato comunista degli Anni ’70, spacchettato ma ancora coeso: l’ex Pci, l’ex Arci, le Coop, le polisportive, Unipol e Montepaschi, la CGIL, i Consorzi agrari, le Onlus del welfare esternalizzato, i Centri Studi, i giornali ed i comitati di redazione, un quota della RAI lottizzata, eccetera.
Un universo del consenso durante la Guerra Fredda, un costoso e corruttibile network dopo la caduta del Muro di Berlino.

E così accadde, per la seconda volta in dieci anni, che un parlamento ed un governo eletti in nome del conflitto di interessi e delle mani pulite non facessero nulla, ma proprio nulla, come le vicende Cosentino e Luzi hanno ampiamente dimostrato.

Intanto, siamo alle solite. La settimana scorsa Silvio Berlusconi è finito in prima pagina sul quotidiano Irish Sun, perchè sarebbe indagato in Irlanda per evasione fiscale e riciclaggio da parte del Garda Bureau of Fraud Investigation’s, per alcune operazioni delle societa’ di Berlusconi effettuate con l’International Financial Services Centre di Dublino. L’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, fa il suo lavoro e smentisce: “La notizia apparsa sull’Irish Sun dell’esistenza di una indagine fiscale in Irlanda per il periodo 2005-2007 nei confronti del Presidente Berlusconi, è certamente frutto di un travisamento e di una erronea informazione.”

Vero o falso che sia non si può mica andare avanti così: è almeno dal 2001 che dura questa storia e quella del Lodo Mondadori è ormai non più ‘sentenza’, ma Storia, anche perchè, senza il subentro agli eredi nella Arnoldo Mondadori Editore, Silvio Berlusconi non sarebbe mai diventato quello che è stato nè, soprattutto, avrebbe avuto i mezzi per diffondere un’immagine di se diversa da quanto raccontano testimoni, intercettazioni e prove nei tribunali.

Allo stesso modo, se un pluriprescritto non dovrebbe di certo essere eleggibile come premier, anzi meriterebbe assidue indagini se tentasse di farlo, è anche vero che i recenti casi Luzi e Monte Paschi di Siena come le dolenti affermazioni di Papa Francesco sull’Alto Clero italiano connotano una sfera di relazioni e di ‘falle nel sistema’ notevoli, se parliamo di partiti in generale.
Possono essere eleggibili partiti che incassano donazioni ‘personali e spontanee’ da parte di alti dirigenti? E che dire di quella realtà con cui dovettero confrontarsi anche Mussolini e gli Alleati che è la nobiltà e l’apparato vaticano (Nobiltà pontificia , Sovrano militare ordine di Malta , Opus Dei) in Italia e, particolarmente, a Roma e in Calabria? E come risolvere, senza una legge sui contratti di lavoro, il dato di fatto che la CGIL sconfina spesso su temi di stretta pertinenza politica, condizionando equilibri, programmi ed alleanze?

Rendere ineleggibile Silvio Berlusconi servirà solo a permettere la ricongiunzione dei ‘popolari’ italiani, che il PPE auspica e sollecita da anni, ma senza affrontare tutta la questione per intero, dalla legge elettorale ed i regolamenti dei gruppi parlamentari al finanziamento dei partiti.
Avvenne lo stesso con Bettino Craxi, quando la Mitteleuropa voleva un’Italia bipolare e c’erà il PSI (terzo incomodo) da smantellare: sappiamo come è andata a finire.

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Enav, la nuova Tangentopoli

23 Nov

Ai tempi della Prima Repubblica, lo schema della corruttela era semplice: i partiti “offrivano servigi”, le aziende foraggiavano i partiti in cambio di commesse, una parte dei funzionari pubblici chiudeva un occhio in cambio di carriera o di moneta.

Lo schema di corruttela che emerge in questi giorni dallo scandalo Enav conferma che tutto è cambiato e che il “traffico” è tutto interno alla Funzione Pubblica ed al paraStato.

Partiamo dall’inchiesta Why Not calabrese, dove la formazione professionale veniva convenzionata con sigle di comodo, strettamente legate alla politica, che a loro volta provvedevano a girare una parte delle somme ai “benefattori”, oltre che a procacciare consenso, con buona pace dell’upgrade del territorio, dell’emancipazione femminile, dell’occupazione giovanile e dell’assistenza ad anziani e disabili.

Uno schema che ritroviamo scientificamente applicato nella devastazione dell’isola della Maddalena, che appare come un’opera realizzata al solo scopo di spendere denaro pubblico in favore di noti e meno noti personaggi “interni al sistema”, oltre che alla solita macchina del consenso.

E, siccome al peggio non c’è mai peggio, ce lo ritroviamo anche nel “caso Sesto”, che coinvolge il PD, dove, seppur perseguendo la giunta le finalità pubbliche prefissate, la sensazione è che tutto fosse funzionale ad alimentare un cartello transregionale di imprese del paraStato.

Arriviamo all’Enav (o meglio allo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze) e ci ritroviamo sulla stessa barca: attività gestionali e finanziarie fine a se stesse, finalizzate ad alimentare imprese del paraStato e partiti. Un’attività ricorrente, se parlassimo di fabbriche di armi come Finmeccanica.

Imprese del paraStato che non sono solo, però, Finmeccanica, Enav, Alitalia, AMA, ATM eccetera, ma anche le onlus dei “malati”, che non vediamo mai al capezzale di qualcuno, o come le cooperative del sociale, che vivono di politica e sono una fabbrica di precari, o come gli enti certificati, che in 10 anni hanno prodotto migliaia di giovani tecnici “superiori”, solitamente a spasso o sottoccupati.

Un enorme buco nel welfare e nelle infrastrutture del nostro paese. Cosa aspetta Monti (e l’Europa che finanzia questi settori) a cambiare tutto?

Ad ogni modo, l’affaire Enav, o meglio Finmeccanica, contiene un grande elemento di novità: è il primo scandalo della “grande” finanza pubblica italiana, dai tempi della Banca Romana, che emerge nella Capitale, a stretto contatto con i “palazzi” e con le centrali di partito. L’affaire Lockeed, che defenestrò Giovanni Leone e diversi ministri, chiudendo l’era del Pentapartito, è di gran lunga inferiore a quello che è chiuso nei forzieri di Finmeccanica (e non solo), che, naturalmente, nessuno ha interesse ad aprire, ma che inevitabilmente andranno a riaprirsi, visto il prevedibile passaggio di proprietà o,comunque, i profondi cambiamenti gestionali che dovranno arrivare.

Cosa aspettano i media televisivi a togliere la sordina sui troppi scandali eclatanti di cui si parla molto poco? Non è dell’attuale “concept di stabilità” che avranno bisogno i cittadini che, tra non molto, dovranno essere convinti a recarsi alle urne per eleggere un nuovo parlamento con nuove regole, oltre che votare per comuni ed europee.

Se l’astensionismo dovesse avere un peso rilevante, tra un anno, sarà evidente che silenziare gli scandali ripaga con una pessima moneta: diffidenza ed esclusione, instabilità.

Dieci anni di devastazione del paese possono anche chiudersi con un’amnistia ed una restituzione, in nome della pacificazione generale, ma l’entità del maltolto, la gravità dei danni e, soprattutto, la permanenza nel sistema di gran parte degli “orchetti della Seconda Repubblica” impongono che si conoscano fatti e nomi.

Ne va la stessa attendibilità del sistema di informazione della pubblica opinione e qui sì che parliamo di “stabilità” e “consenso”.

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2013, l’anno delle elezioni

4 Set

Mentre dalle fila del Partito Democratico arrivavano apprezzamenti per la possibile scesa in campo del cinquantenne Alessandro Profumo (ex Credito Italiano ed ex Unicredit), Angelino Alfano ribadisce la candidatura di Silvio Berlusconi, sull’opposto fronte del Popolo delle Libertà, nelle elezioni politiche del 2013.

Due eventi apparentemente analoghi, ma in realtà diversisssimi.

Da un lato l’ennesimo segno palese di cottura del Partito Democratico, che non ha un leader “tecnico” da proporre, ma solo politici “puri”. Dall’altro, il PdL che, dopo il “paese di m… , me ne vado”, deve rassicurare istituzioni, lobbisti ed elettori.

Quanto al 2013, non oso immaginare l’effetto, sul nostro paese, di una campagna elettorale “infinita”, visto che ci sarà da votare per le Elezioni Politiche e le Europee, una bella fetta di Amministrative e, per non farsi mancar nulla, anche l’elezione del Presidente della Repubblica.

Il tutto mentre siamo nell’anno clou, il 2013, per quello che riguarda gli impegni presi verso l’Europa, con il rischio che il nuovo Parlamento si ritrovi ad aprire il 2014 annunciando di aver trovato buchi e danni maggiori di quelli che già attualmente facciamo difficoltà a riconoscere?

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Berlusconi lascia tra qualche mese, si va al governo tecnico?

1 Set

La manovra, che il Parlamento si ripromette di varare, somiglia sempre di più ad un enorme TIR, pieno di scatoloni vuoti ricoperti da etichette tra le più disparate, alcune ben apposte altre staccate e riappiccicate, come dimostrano gli strappi sul cartone dello scatolone più vicino.

Un TIR che non riesce a far manovra per uscire da un enorme slargo ed imboccare una qualunque via, semplicemente perchè lo sterzo è bloccato, ci sono tre autisti al posto di uno, i semafori lampeggiano all’impazzata ed i freni (l’Opposizione e gli altri poteri) sembrano proprio non funzionare.

Un enorme veicolo che è esso stesso, in realtà, il tesoro da trasportare, perchè si tratta dell’Italia e del suo futuro.

L’Europa chiede di rientrare di soli 80 miliardi di euro in tre anni, su un PIL che è 25 volte tanto: non sarebbe un’impresa affatto difficile, se non fosse che Lorsignori hanno raschiato il fondo del barile e, adesso, si tratterebbe di toccare i loro interessi ed i loro quattrini.

Prendiamo atto che questo Parlamento proprio non riesce a legiferare (vedi il caso di L’Aquila), che questo Governo ha già troppo spesso emanato norme incostituzionali, che questa classe politica ha concluso il suo ciclo e che i fatti giudiziari stanno iniziando a raccontare abissi peggiori di Tangentopoli.

Ci vorrà ancora un mese, mentre i ministeri rientrano dalle ferie ed il paese prende atto del disaccordo e della inconcludenza di tanto discutere, dopo di che, i mercati non sono mai pazienti, non resterà che andare al  governo tecnico istituzionale per la manovra e le elezioni.

D’altra parte, è lo stesso premier, Silvio Berlusconi, a pensare che non ci sia altra strada … altrimenti, perchè affermare: “Tra qualche mese me ne vado …vado via da questo paese di merda…”.

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Penati, l’arresto e la differenza genetica della Sinistra

29 Ago

I Pubblici Ministeri di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia,  indagano sul sistema di presunte tangenti e hanno chiesto l’arresto dell’ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, e del suo braccio destro, Giordano Vimercati.

Secondo i magistrati dell’accusa, la presenza del Consorzio Cooperative Costruttori (C.C.C.) di Bologna era indispensabile per “compiacere la controparte politica nazionale”.
Secondo i pm, riguardo l’area dismessa dalal Falck, l’imprenditore Giuseppe Pasini accettò le coop nel consorzio, perché erano lo “snodo fondamentale per il buon esito dell’affare” e per il “loro rapporto organico con i vertici nazionali del Pds”.
A riprova dell’illecito, quando la CCC non pagherà la quota per rilevare i terreni, “stupisce come a fronte delle inadempienze del socio emiliano, Pasini riconosca loro il diritto a entrare in ogni caso nell’affare senza chiedere corrispettivi né pretendere indennizzi, ma anzi pagando mediazioni inesistenti”, “destinate a regolare i conti, a spese di Pasini e non di tasca loro, con la politica a livello centrale”.

Nel motivare le esigenze cautelari, i Pubblici Ministeri di Monza evidenziano la “straordinaria attualità” di quanto scoperto, visto che “a dieci anni di distanza Vimercati (ndr. Provincia e attuale PD) e Degli Esposti (ndr. CCC) sono ancora coinvolti nell’operazione non più come compagni di avventura di Pasini, ma dei nuovi azionisti”, dopo “oltre un quindicennio di gestione a profitto privato dell’attività edilizia di Sesto”, non irrilevante “sia per il numero di persone coinvolte in sede locale, con proiezione in sede nazionale, sia per la molteplicità degli addebiti”.

Dunque, secondo i magistrati di Monza, sarebbero almeno 15 anni che esisterebbe un “rapporto organico” tra le Coop ed i vertici nazionali del Pds, oggi Partito Democratico.

Ricordiamo anche che, sempre a Milano da parte del giudice Clementina Forleo, le Coop vennero coinvolte, con UNIPOL, nella vicenda della scalata BNL e delle intercettazioni con D’Alema e Fassino al telefono  e che in Calabria, ma la sede era a Milano con loggia a San Marino, operava al Why Not di cui si occupò il magistrato Antonio De Magistris.

Di una decaduta diversità genetica della Sinistra (ammesso che sia mai stata diversa) avevamo sentore da tempo, prima con il PSI di Craxi, poi con i silenzi di Primo Greganti e, poi ancora, con le inchieste dei giudici Forleo e De Magistris.

Del resto, se, durante la Guerra Fredda, il “Partito” tendeva a sostituirsi allo Stato, grazie ad un enorme patrimonio immobiliare ed un apparato strutturato capillarmente su scala nazionale, è evidente che, oggi nell’Era Globale, lo stesso “Partito”, se intende mantenere lo stesso patrimoni, la stessa infrastruttura e le stesse propaggini, tenderà sempre più a somigliare ad un’impresa di servizi che fa della politica la sua fonte di sostentamento.

… e questa non è affatto una soluzione nè democratica nè legittima.

Manovra: le (poche) proposte del PD

23 Ago

Dal Partito Democratico, da molto tempo ormai, erano attese proposte per riformare il paese e per uscire dalla crisi. Proposte mai arrivate, nè durante il flebile Governo Prodi bis nè in questi tre anni di “eccesso di Berlusconismo”.

Forzati dagli eventi (e da una possibile debacle elettorale), i Democratici in questi giorni si affrettano a studiare, assemblare e proporre proposte alternative da proporre al Parlamento per alleggerire i nostri debiti di 80 miliardi di euro, come ci chiedono l’Europa ed il buon senso.

Rispetto alle proposte, piuttosto variegate e da rivedere, che arrivano dal PdL-Lega, è abbastanza interessante notare come il Partito Democratico:

  1. non sembra interessato a ridurre il personale politico, riassorbendo i piccoli comuni e le provincie negli altri enti locali senza, ovviamente, cancellarne le funzioni ed i servizi;
  2. non manifesta una qualche sensibilità riguardo l’esenzione pressochè totale da tasse e tributi di cui beneficiano lo Stato del Vaticano e le sue attività clericali ed imprenditoriali in Italia;
  3. insiste sulla necessità di riformare le pensioni, in nome di un non ben chiarito “patto generazionale”, senza però fare cenno alle pensioni doppie, triple e d’annata od ai TFR e,soprattutto, alla liberalizzazione del sistema assicurativo di cui proprio Bersani era, solo 5 anni fa, l’alfiere;
  4. non intende offrire a Berlusconi nessuna “mano tesa”, nonostante le sue evidenti difficoltà a proseguire l’attuale mandato di governo unitamente con la Lega per l’indipendenza della Padania.

Per non parlare del Meridione (ed infatti non se ne parla), a fronte di una disoccupazione sempre più crescente, specialmente tra le donne ed i giovani, i Fondi per il Sud stornati su Roma, L’Aquila e non si sa cosa, la Cassa Integrazione Speciale che ha beneficato quasi esclusivamente i disoccupati del Nord, i tagli della Gelmini che colpiscono principalmente scuole e docenti del Centrosud.

A riprova di una difficoltà progettuale di vecchia data, Stefano Fassina, Responsabile del PD per l’economia intervistato ieri da RAINews, seppur chiedendo la reinclusione del “falso in bilancio” tra i reati perseguibili, non ha avanzato particolari proposte “strutturali” riguardo la manovra o la crisi: solo ritagli da apportare per sostenere, nella sostanza, i fornitori degli Enti Locali, cioè molto spesso artigiani, Coop e Onlus.

Anche riguardo il sindacato, la posizione espressa da Fassina è significativa della situazione “a Sinistra”: a difesa della pluralità del Sindacato, cioè della CGIL rispetto a CISL e UIL. Non si parla di tagliare le reti RAI, non si parla dei privilegiati (e spesso benestanti) inquilini di edifici (pubblici) ormai di valore storico, non si parla della scuola negletta o delle Università spendaccione e neanche della Sanità costosa e di bassa qualità.

Ci si aspettava qualcosa di più.

E, così andando l’umore degli elettori, arriva la proposta di Bersani e Letta, che, annunciata per domani, si articolerà “in pochi punti. Primo: una terapia choc contro l’evasione” con “sette o otto grimaldelli. Secondo, una imposta sui patrimoni immobiliari rilevanti. Terzo: un ridimensionamento drastico di pubblica amministrazione, istituzioni e costi della politica. Quarto: un contributo di solidarietà che finalmente gravi non sui tassati ma sui condonati. A questo aggiungiamo liberalizzazioni, dismissioni ragionevoli del patrimonio pubblico e un po’ di politica industriale e di sostegno all’economia”.

Le parole suonano bene … speriamo.