Tag Archives: sindaco

Storia dei sindaci dimissionari di Roma

24 Giu

Virginia_Raggi_-_Festival_Economia_2016Una delle tradizioni meno note di Roma è quella del Sindaco dimissionario, cosa che si ripete dagli albori della Repubblica, come del resto avveniva nell’antichità per Tribuni e Imperatori, eletti e giubilati a furor di popolo e … di senatori.

Il primo sindaco repubblicano di Roma fu Salvatore Rebecchini – ingegnere, docente universitario ed esponente della Democrazia Cristiana – che fu eletto una prima volta il 10 dicembre 1946 e si dimise due settimane dopo, preso atto dell’impossibilità di formare una giunta omogenea, ma fu prontamente reinsediato.
Rieletto il 5 novembre 1947 e poi, per la terza volta, il 3 luglio 1952, avrebbe continuato se non fosse stato che, poco prima delle nuove elezioni,  il 22 gennaio 1956, L’Espresso denunciò le facilitazioni che da anni la Società Generale Immobiliare riceveva dal Consiglio Comunale della capitale per ottenere varianti ai piani regolatori. Il mandato di Rebecchini si concluse l’8 luglio 1956 senza essere ricandidato.

Dopo di lui, Umberto Tupini – avvocato, esponente della Democrazia Cristiana, membro dell’Assemblea Costituente – che rassegnò le dimissioni dalla carica dopo un anno e mezzo, avendo deciso di candidarsi al Senato, dopo le polemiche per alcune varianti al piano regolatore, fra cui quella che avrebbe dato il via all’edificazione di una vasta porzione di Villa Chigi allora di proprietà privata e che fu successivamente respinta dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Poi fu l’ora di Urbano Cioccetti –  avvocato e politico democristiano, vicepresidente dell’Azione Cattolica, presidente dell’O.N.M.I. e cameriere di cappa e spada da Pio XII – sotto il quale furono messi in cantiere, per i Giochi della XVII Olimpiade, alcuni notevoli interventi infrastrutturali dagli effetti dirompenti sullo sviluppo urbanistico della città. Il piano regolatore adottato nel 1959 fu respinto nel 1961 dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e il Sindaco, da poco rieletto, si ritrovò con la Democrazia Cristiana romana al centro degli scandali. Il 29 aprile 1961 rassegnò le dimissioni da Sindaco.

Alle successive elezioni, il 17 luglio 1962, venne eletto Glauco Della Porta – libero docente di economia politica all’Università di Messina e dirigente dell’Ufficio studi del Banco di Roma – e il 18 dicembre 1962 il Consiglio comunale di Roma adottò finalmente il nuovo piano regolatore generale, l’anno dopo si inaugurò il Ponte delle Valli sul fiume Aniene e proseguì nei lavori di costruzione dei sottopassaggi di Corso d’Italia e dei Lungotevere. Furono anche appaltati i lavori per il tratto Termini- Anagnina della linea A della metropolitana, i quali iniziarono il 12 marzo 1964, ultimo giorno da sindaco di Della Porta,  che – intanto – si era dimesso in ossequio a un accordo politico all’interno della Democrazia Cristiana, che prevedeva la staffetta con l’assessore e vero capo del partito a Roma.

Il 13 marzo 1964, infatti,  è eletto sindaco Amerigo Petrucci – laureato in filosofia, e entrato nella Democrazia Cristiana nella metà del 1944 – e sotto di lui il fenomeno dell’abusivismo edilizio assume proporzioni allarmanti nelle borgate, come testimoniato dai film di Pier Paolo Pasolini. Alle elezioni amministrative del 12 giugno 1966, Petrucci viene rieletto sindaco, ma  il 13 novembre 1967 si dimette da sindaco per candidarsi alla Camera dei deputati alle elezioni politiche del 1968. quando è ormai prossima una sua incriminazione per reati concussivi, poi caduta.

Gli successe come Sindaco di Roma Rinaldo Santini – segretario della Camera del lavoro di Roma e tra i fondatori della CISL – in carica dal 29 dicembre 1967 al 6 maggio 1969, quando si dimette poco dopo il rilascio delle licenze di costruzione alla Magliana, nonostante le aree fossero a sette metri sotto il livello del Tevere, per cui fu poi rinviato a giudizio e assolto.

Clelio Darida  è stato Sindaco di Roma dal 30 luglio 1969  per due mandati consecutivi, inframmezzati dalle dimissioni del 15 febbraio 1972.  Sotto la sua giunta furono deliberate la  perimetrazione delle borgate abusive sorte dopo il 1962 a premessa di futuri condoni,  la seconda parte del tracciato della linea A della metropolitana (Termini-Ottaviano) su un percorso diverso da quello previsto inizialmente, il “Piano Acea” (Depuratori Roma-Nord, Roma-Sud, Roma-Est e Roma-Ostia), la scelta della direttrice Rebibbia in luogo di quella verso Montesacro, la “strada panoramica” sulle pendici di Monte Mario, l’enorme piano di edilizia economica e popolare per un totale di 35.000 stanze/abitanti realizzate, cioè molti milioni di metri cubi in cemento con decine e decine di chilometri di strade asfaltate e reti urbane, eccetera.
Clelio Darida concluse il suo mandato dimettendosi il 6 marzo 1976 per candidarsi al Parlamento.

Giulio Carlo Argan – critico d’arte e docente universitario – fu eletto Sindaco della Capitale il 9 agosto 1976 – sostenne la difesa dell’ambiente e la riqualificazione storico-urbanistica della città, ponendo le premesse per il rilancio dei Fori imperiali e creando l’Estate Romana, come intervenendo contro la speculazione edilizia.  Si dimise il 27 settembre del 1979.

Dopo di lui, il 27 settembre 1979, venne eletto Luigi Petroselli – politico comunista e giornalista – che completa gli interventi sull’area archeologica pedonale, dal Colosseo al Campidoglio, dota dell’allacciamento alla rete idrica e fognaria le centinaia di migliaia di cittadini delle borgate abusive e riesce ad inaugurare la prima metropolitana di Roma  (la linea A), i cui lavori erano iniziati quasi 20 anni prima.  Muore per un malore improvviso il 7 ottobre 1981.
Gli succede il vicesindaco Ugo Vetere – combattente antifascista, politico comunista e sindacalista CGIL –  che si dedica allo sviluppo di quella che è l’odierna edilizia scolastica romana e da avvio allo sviluppo urbanistico della Romanina, ancora oggi incompleto.

Dopo di lui, il PCI perde le elezioni e dal 31 luglio 1985 diventa sindaco di Roma Nicola Signorello – laureato in giurisprudenza ed ex ministro democristiano – di indiscussa integrità morale per cui fu oggetto di numerose critiche di “immobilismo”, al punto che, dopo due crisi della giunta risoltesi con la riconferma di Signorello a sindaco,  alla terza volta dovette dimettersi il 10 maggio 1988.

Gli fa seguito Pietro Giubilo – funzionario regionale democristiano – che viene eletto sindaco il 6 agosto 1988, ma si dimette il successivo 29 marzo 1989, a causa di una vicenda giudiziaria dalla quale sarà poi scagionato. La Giunta dimissionaria approva un numero esorbitante di delibere, di cui ben 1.200 il giorno prima dello scioglimento e la nomina del commissario prefettizio Angelo Barbato il 10 luglio 1989.

Il 19 dicembre 1989 viene eletto Franco Carraro – dirigente sportivo e ministro socialista – che si ritroverà a concludere anticipatamente il suo mandato il 19 aprile 1993 per scioglimento dell’assemblea capitolina, con la nomina di un commissario prefettizio, tra  incriminazioni degli assessori per Tangentopoli e dimissioni dei consiglieri comunali.

Al commissariamento fa seguito, il 5 dicembre 1993, l’elezione a Sindaco di Francesco Rutelli – segretario del Partito Radicale e ministro – che attuò tramite il supporto di collaboratori esterni un enorme programma di recupero e modernizzazione delle infrastrutture della città di Roma , venendo rieletto e restando in carica fino a fine mandato, l’ 8 gennaio 2001. Sotto la sua amministrazione il comune si aggiudicò il rating Tripla A, mentre i 347 mutui contratti dalla giunta rimasero al 12% delle entrate, molto al di sotto della quota consentita, non emettendo dei derivati.  Le entrate cittadine, in crescita di oltre 1,5 miliardi di euro, e un’autonomia finanziaria, superiore al 70%, erano agevolate da un programma efficiente di privatizzazioni, per 1,2 miliardi di euro.
Rutelli si dimise il 29 gennaio 2001 per poter guidare il centrosinistra come candidato premier alle elezioni politiche, mentre montava l’inchiesta per incarichi professionali a collaboratori esterni come personale della propria segreteria, poi ridimensionatasi.

Dopo di lui, venne eletto sindaco Valter Veltroni – politico ex PCI, giornalista, scrittore e regista – in carica dal 1º giugno 2001 e rieletto fino al 13 febbraio 2008, quando si dimise per candidarsi alle elezioni politiche, dopo aver completato con difficoltà solo parte delle opere pubbliche avviate dalle Giunte Rutelli e mentre Roma entrava drammaticamente nella spirale debitoria odierna.

A seguire, dal 29 aprile 2008, è Sindaco di Roma Gianni Alemanno, – politico di estrema destra e ministro – che concluse regolarmente il suo mandato l’11 giugno 2013, ma la Giunta era paralizzata da anni, sia per il grave indebitamento del Comune di Roma, quantificato dall’agenzia di rating Standard & Poor’s a 6,9 miliardi di euro, sia per lo Scandalo di “Parentopoli” per le assunzioni nelle aziende ex municipalizzate del Comune di Roma, tra cui Atac, la società del trasporto pubblico, e AMA, che si occupa dei rifiuti, mentre fu allora che ebbe inizio l’infiltrazione corruttiva di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, attraverso la fondazione Nuova Italia, passata alle cronache come ‘Mafia Capitale’.

Sull’onda degli scandali, il 12 giugno 2013 venne eletto sindaco Ignazio Marino – chirurgo e accademico – che tentò di riavviare la crescita e la modernizzazione  delle Giunte Rutelli senza particolare successo e che dovrà lasciare l’incarico il 30 ottobre 2015, a seguito delle dimissioni di 26 consiglieri comunali, in buona parte poi finiti nelle inchieste di Mafia Capitale o dello Scandalo Parnasi.

Arrivati ad oggi, ricordiamo che il Sindaco Virginia Raggi fu eletta il 22 giugno 2016. Finora si è dimesso un numero esorbitante di assessori, mentre Roma è ferma e perde infrastrutture una dietro l’altra. Secondo i romani intervistati da Euromedia per Il Messaggero, il 76,5% non la voterebbe e il 68,6% la considera «incapace come sindaca di Roma». Visti i precedenti, di oggi e del passato, sarebbe utile sapere anche se i romani sono capaci di farsi governare.

Quasi tutti i Sindaci di Roma Capitale hanno concluso il proprio mandato dimettendosi, gli unici due sindaci che sono arrivati a fine mandato sono proprio quelli oggetto dei maggiori scandali, quasi sempre al centro delle polemiche c’erano l’espansione urbana e le opere pubbliche, cioè speculazione che genera occupazione e benessere.

Ma, a ben vedere, è dai tempi dell’ “immobilista” Nicola Signorello che Roma non aveva la produttività già solo per sostentare la convulsa espansione demografica e urbanistica avvenuta dal Dopoguerra agli Anni ’70, spesso speculativa e/o abusiva.

E, finito il mandato di Francesco Rutelli, sembrerebbe che sia venuta a mancare anche l’attrattività e la ricchezza, come la cultura e l’innovazione, che sono indispensabili per una Capitale del III Millennio … se è questo che Roma vuole ancora essere.

Demata

 

Torino cambierà la Movida?

4 Giu

Oltre mille feriti in piazza San Carlo a Torino, di cui otto in gravi condizioni, per il cedimento della ringhiera di una scala di accesso al parcheggio sotterraneo.

Nella piazza si erano assembrate molte migliaia di persone per sostenere la Juventus in finale di Coppa Champions proiettata su maxischermo.

Psicosi da terrorismo, certamente, ma cos’altro poteva accadere, se non il panico, in una piazza eccessivamente assembrata (uno addosso all’altro), con un certo consumo di alcolici e scarso controllo (visti i cocci di bottiglie), senza vie di deflusso bene in vista.

Uno dei tipici eventi della movida, che poteva diventare l’Heysel.

Da anni tolleriamo nelle nostre città, con il beneplacito dei sindaci che autorizzano o – comunque – sorvolano sugli assembramenti, più attenti al consenso degli underquaranta e dei commercianti, piuttosto che ai reclami dei residenti e del minimo buon senso in materia di sicurezza pubblica.

Una Politica che non si rende conto che c’è un motivo per cui – anzichè le piazze e i parchi – gli uomini iniziarono ad incontrarsi in pub, bar, caffè, circoli, bettole, latterie, sale da te, salotti, sale da ballo, teatri, sale da gioco eccetera. Lo stesso motivo per cui evitavano di consumare alcolici in luoghi affollati: SICUREZZA.

Vedremo se – dopo la mancata strage di Torino – i nostri Sindaci continueranno ad autorizzare gli assembramenti della movida ‘vada come vada’ o decideranno di gestirli adeguatamente.
A partire dal rischio costituito dalle transenne, dal sovraffollamento e dall’uso di alcolici o dalla presenza di vetri ed altri oggetti o materiali atti ad offendere.

Demata

Roma, candidati, sindaco, sondaggi: lo scenario

6 Apr

Le proiezioni elaborate dalla Ipsos forniscono un quadro desolante della situazione romana.
Innanzitutto, si prevede un astensionismo altissimo, pari al 57,3% (sei romani su dieci): in pratica un milione e passa di elettori non troveranno un candidato adatto tra la mezza dozzina di coloro che si candideranno.

Tenuto conto che almeno un quinto dell’elettorato romano è dipendente di un ente locale o di una ditta appaltatrice oppure usufruisce di un immobile o di uno spazio comunale o di un sussidio, era prevedibile che i due candidati che hanno già dichiarato che “non vogliamo privatizzare come altri partiti” godessero di un certo vantaggio ed, infatti, per la candidata del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi si prevede il 27,5% delle preferenze e per il Democratico Roberto Giachetti il 22,5%.

Numeri, ad ogni modo, irrilevanti rispetto al Centrodestra (38,5%), se non fosse per le divisioni interne tra Giorgia Meloni (20%), Guido Bertolaso (12%) e Alfio Marchini (6,5%).

Una realtà che si conferma al ballottaggio, che vedrebbe aumentare le astensioni pervenendo ad un testa a testa tra Virginia Raggi e Giorgia Meloni (50,9% – 49,1%), se il Centrodestra si ricompattasse, mentre Giachetti (44,6%) e Bertolaso (40,2%) avrebbero comunque poche speranze.

Morale della favola:

  1. il peso delle centinaia di migliaia di  elettori coinvolti nella ‘moralizzazione’ degli enti locali capitolini è enorme
  2. è altrettanto enorme il peso degli astensionisti al punto che  per arrivare al ballottaggio ai candidati basteranno solo 300.000 voti su 2,3 milioni di elettori e per diventare sindaco basterà meno di un quarto dell’elettorato

Dunque, vinte le elezioni, il nuovo Sindaco di Roma Capitale si troverà a scegliere se abbandonare al proprio destino chi l’ha votato – per imporre il mantenimento dello status quo – ed agire con rigore dando attenzione alla maggioranza ‘silenziosa’ (perchè astensionatasi) oppure se affrontare – in cambio di fama e vitalizio – il misero fallimento della propria consigliatura, tra scioperi, disastri, debiti, arresti e infamie varie.

Demata

 

Roma, gli Ufo e il senso dello Stato

7 Set

L’avvistamento di OVNI (Oggetti Volanti Non Identificati, volgarmente detti Ufo) a Roma, in particolare su San Pietro, è avvenuto già diverse volte negli ultimi anni, ma finora non vi erano mai stati riscontri ufficiali.

In questi giorni arriva anche la conferma da parte del Sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino: “lo Stato non è stato nelle condizioni di garantire la sicurezza dello spazio aereo, con l’intrusione di oggetti volanti non identificati”.

Ovni? Ufo?

Niente paura, l’ENAV (Ente Nazionale di Assistenza al Volo) già da giorni – ma il sindaco era in vacanza all’estero – aveva svelato il mistero: si trattava di un “elicottero partito da Terzigno, in provincia di Napoli, con destinazione l’elisuperficie Romanina” e guidato da un ex pilota dell’Alitalia, che  ha fatto “una deviazione non prevista nè comunicata” spingendosi più a Nord, oltre il Gra prima dell’atterraggio”.

Questo è il sindaco che passa il Governo … lo Stato è un’altra cosa: è tutti noi e meriterebbe più rispetto e meno scaricabarile.

Demata

Mobilità Roma: rimessa la delega a Marino. Traffico, Atac e taxi inclusi …

23 Giu

Da ieri Roma è senza assessore alla Mobilità e il Comune dovrà iscrivere 340 milioni di debiti per spese di personale non convalidate dal MEF. I servizi sono a zero, incombe il Giubileo, Milano si offre al mondo con il suo Expo2015, Ignazio Marino resiste al suo posto e – da oggi, dopo le dimissioni dell’assessore Improta – il traffico e i trasporti di Roma (inclusi Atac e Taxi) hanno come referente politico il sindaco stesso.

Anche i romani resistono ….come dimostrano le foto trovate in rete.

Com’era lo  slogan elettorale del buon Ignazio? Daje?

Demata

traffico roma colosseotrafficoromatraffico-grande-raccordo-Romatrafficoaroma_01

I TASSISTI NON RAGGIUNGONO L_ACCORDO CON IL CAMPIDOGLIO E SCENDONO SPONTANEAMENTE IN PIAZZA, BLOCCANDO IL CENTRO DI ROMA - Fotografo: benvegnù-guaitoli

roma traffico XV municipiotraffico_romaPalasport Roma Traffico

F35, un flop annunciato: miliardi sprecati mentre si tagliavano pensioni e welfare

4 Lug

Era il 3 gennaio 2012 quando questo blog spiegava (link) perchè gli F35 erano un flop annunciato e perchè si ‘dovevano’ fare.

Tutta la storia inizia nel 1996, quando gli USA (e la NATO) avviarono il progetto di un caccia a lungo raggio con complete caratteristiche Stealth, tra cui la capacità di trasportare l’armamento in stive interne e sistemi elettronici capaci di inibire la difesa a terra: un nuovo velivolo “invisibile” da usare nella fase del “first strike”, quando le difese nemiche sono complete ed attive.
Nel 2001, il progetto Lockheed X-35 fu dichiarato vincitore e veniva avviato il programma definitivo con la sigla F-35 JSF (Joint Strike Fighter), con un costo di produzione per ciascun esemplare inizialmente valutato intorno ai 40 milioni di dollari.

Inizialmente, era prevista una produzione di circa 3.000 velivoli per USAF/US Navy/USMC e di altri 2.000 per i vari partner internazionali (fonte http://www.aereimilitari.org) tra cui l’Italia che doveva partecipare come “partner di secondo livello”, allestendo una linea di costruzione e assemblaggio, da cui sarebbe uscita buona parte degli F-35 destinati all’Europa e ad altre nazioni, come Turchia ed Israele, tra cui solo venti F35 destinati all’Italia.

Un piatto ricco e, così, accade che il 28 maggio 2007, presso il ministero della Difesa a Roma, con l’incontro tra il presidente della Provincia di Novara, Sergio Vedovato, e il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, per determinare l’insediamento presso l’aeroporto militare di Cameri (NO) della linea di assemblaggio degli aerei F35 Joint Strike Fighter.

C’era il Governo Prodi, con i piemontesi Damiano, Livia Turco, Bertinotti e Ferrero ai massimi vertici del potere, e, dunque, non c’è davvero da chiedersi perchè andò a Novara quel progetto industriale in cui si investì un milione di euro di denari pubblici, poi lievitati, sembra, ad oltre cinque.
Una marea di soldi e di lavoro che deve andare a beneficare l’indotto piemontese, azzerato dalla crisi dell’auto e del tessile. Non a caso, Maria Luisa Crespi, il sindaco di Cameri, dichiarò «grazie all’iniziativa della Provincia, da oggi saremo in grado di dare risposte ai nostri cittadini» e, come confermò il sindaco di Bellinzago, Mariella Bovio, «sono importanti le garanzie occupazionali per un territorio come il nostro che vive una grave crisi nel settore tessile».

f35-cartoon-600px

I primi dubbi sul’aereo e sugli investimenti si palesarono nel 2009, quando i costi da 40 iniziali erano schizzati prima a 62 e poi oltre i 100 milioni di dollari di media per aereo.
Come riportato da Stato-Oggi, “il raddoppio dei costi, dagli originari 65 milioni di dollari ad esemplare, ha indotto alla prudenza il governo italiano” e “il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al salone aerospaziale di Farnborough, riferendosi al programma, ha aggiunto: “Siamo molto cauti, stiamo verificando”.

Cautela massima, se, agli inizi del 2011, il Washingon Post annunciava la necessità di ricapitalizzare del 20% (10 miliardi di dollari) sperimentazione e progettazione, di cui la metà “resasi necessaria per alleggerire l’aereo, dato che volare a pieno carico inficia le performance chiave del velivolo“. Per non parlare, sempre agli inizi del 2011, della conferenza stampa  tenuta dal segretario alla Difesa americano, Robert Gates, che precisava che, “se non riusciremo a mettere a posto questa variante (ndr. la versione a decollo corto e atterraggio verticale – STOVL) in questo arco di tempo e rimetterla in carreggiata in termini di prestazioni, costi e tempi, allora credo che dovrebbe essere cancellata.”

Infatti, le commesse per la fabbrica di Novara vennero progressivamente ritirate, prima quella dei 85 F-35A per la Koninklijke Luchtmacht olandese, poi si defilarono la Flyvevåbnet danese e la la Kongelige Norske Luftforsvaret norvegese,  poi addio a 116 F-35A per la Türk Hava Kuvvetleri ed a 150 F35B per la Royal Air Force britannica che preferì optare per gli F-35C con decollo a catapulta modificando le proprie portaerei.
Intanto, il governo Berlusconi non dava il placet per la sessantina di F35 previsti oltre la prima trance di 22 F-35B per l’Aviazione Navale italiana, già ordinati, e aveva tagliato una commessa di 2 miliardi di Euro per 25 Eurofighter (Aeritalia/Finmeccanica), azzerandone la terza trance.

Subito dopo, per altre congiunture, lo spread dei titoli di Stato salì a dismisura, la colpa venne addebitata al governo in carica e subito dopo Mario Monti – che aveva tagliato qualunque spesa pubblica e anche un tot di aspettativa in vita di qualcuno – trovò decine e decine di milardi per avviare le trance in sospeso degli  F35 per l’Aereonautica Militare e aggiungerne anche una quarantina in più, visto che i costi industriali a Novara sarebbero esplosi senza le commesse nordeuropee.

Fu così che da 22 caccia per la Marina arrivammo ad un programma di aerei da combattimento che trasformava l’Italia nella terza potenza NATO per quanto relativo i caccia d’attacco con copertura Stealth ed il quinto paese del mondo (dopo USA, Gran Bretagna, Russia ed Israele)  per capacità di “first strike”, mentre la Cina Popolare aveva davanti a se almeno altri 15-20 anni dal creare un’aviazione militare temibile.

”Joint Strike Fighter e’ il miglior velivolo areo-tattico in via di sviluppo. Un areo di avanzata tecnologia che e’ nei programmi di ben dieci Paesi. E’ una scelta che permette di ridurre da tre a una le linee aero-tattiche. Consentira’ una straordinaria semplificazione operativa dello strumento militare”. (Ministro della Difesa Amm. Di Paola – fonte Vita.it 28-02-2012)

Una scommessa risicata basata sulla capacità dei progettisti di pervenire ad un aereo affidabile ed efficace, dopo che, non appena realizzato il prototipo industriale nel 2009, ci si era resi conto che qualcosa era andato storto nel concept stesso del velivolo.

f-35-cartoon

Intanto, mentre in Italia la grande stampa eludeva la querelle, ma saggiamente qualcuno iniziava a sospendere le commesse, il Washington Post raccontava di diversi incidenti tra cui quello di una perdita d’olio in volo, fino al grave incidente dei giorni scorsi, con un aereo che ha preso fuoco e perso pezzi  durante il decollo dalla base di Eglin, in Florida, e il Pentagono che mette a terra tutti gli F-35.

 

E siccome al peggio non c’è mai fine vale la pena di chiarire qualcosa sulle commesse che Mario Monti volle a tutti costi con miliardi che ci avrebbero permesso di pensionare e rilanciare l’occupazione.

L’Italia ha in programma di acquistare fino a 60 esemplari del modello A a decollo da terra e 30 del modello B a decollo verticale, per la portaerei Cavour (fonte La Repubblica), visto che il Trattato di Armistizio – quello della II Guerra Mondiale – ancora oggi non ci consente di avere portaerei a catapulta.

Il ‘peggio’ è che la variante F-35B, quella a decollo verticale, fino all’anno scorso non c’era, non funzionavano i prototipi. Il primo test di decollo con successo è stato effettuato solo il 10 maggio del 2013 al NAS Patuxent River, nel Maryland.

Ebbene, quando nel 2011 e 2012 le Leggi finanziarie andarono a prevedere assegnazioni di miliardi per gli F35-B, i prototipi di quei velivoli neanche si alzavano da terra, pardòn dalla tolda.
Soldi spesi o tenuti fermi  mentre, in nome della lotta agli sprechi, un premier non eletto – Mario Monti – negava spietatamente diritti assistenziali e previdenziali a persone anziane e malate.

Sprechi.

F35 sprechi

Si fosse pervenuti ad un investimento teconologico e occupazionale, parleremmo dei danni collaterali della ristrutturazione del capitale – e passi pure – ma non si può transigere su chi ha sprecato denari e angariato i deboli per un aereo che non ci sarà e uno stabilimento di Cameri che rischia di andare in cassa integrazione prima ancora di aver avviato per intero la linea di produzione.

Forse è per questo motivo che i nostri media hanno finora evitato di parlare del flop F35: sarebbero la prova conclusiva di un fallimento generale delle politiche attuate da Mario Monti, oltre che un ulteriore lato oscuro su come si sia pervenuti alla sua nomina a senatore a vita prima e a premier dopo.

Se i soldi impegnati per un aereo che non c’è – frutto della reverenza di Mario Monti verso ‘certa sinistra elettoralmente utile’ e del tutto scollegati sia dal salvataggio delle banche sia dalla questione Finmeccanica – fossero stati destinati al turn over generazionale e alle imprese, avremmo avuto la dura recessione italiana, il crollo del PIL e lo sbilanciamento dell’Eurozona?

originale postato su demata

 

TAV Torino-Lione, un’escalation di attentati

13 Gen

Un giornalista della Stampa, Massimo Numa, per anni è stato controllato e filmato da ignoti, che pochi giorni fa gli hanno recapitato via mail un video con un collage di riprese che risalgono anche a due anni fa. Filmato per la strada, in macchina, in luoghi pubblici, come anche la moglie.
Il video – diffuso anche on line – si conclude con l’indirizzo del cronista e un’immagine con falce e martello su sfondo rosso. Lo scorso 3 ottobre 2013, Massimo Numa aveva ricevuto in redazione un hard disk carico di esplosivo. Il 13 aprile 2013,  durante un corteo antagonista, Massimo Numa era già stato aggredito da alcuni manifestanti, dopo essere stato individuato mentre osservava da lontano. Alla fine di marzo 2013, un gruppo hacker aveva violato il computer di un familiare del cronista per inviargli lettere di minacce, facendo riferimento anche a dati sensibili del cronista e diffondendo in rete alcuni documenti personali.

Il 28 febbraio 2013, era già stato aggredito un collaboratore del giornale locale «Cronaca qui Torino» davanti al Cie di corso Brunelleschi. Il 29 febbraio tre tecnici operatori di Corriere Tv erano stati aggrediti allo svincolo di Chionocco, in Val di Susa. Il 10 agosto 2013 tre antagonisti avevano minacciato e costretto ad allontanarsi una collaboratrice del quotidiano La Repubblica mentre era in servizio a una manifestazione No Tav, nei boschi della Val Clarea.

Ieri, la moglie del senatore Stefano Esposito (PD) ha trovato tre molotov sul pianerottolo di casa, mentre si accingeva a portare i figli a scuola. Anche in questo caso, il  parlamentare era stato più volte minacciato per la sua posizione favorevole alla Tav Torino-Lione.
Poche ore dopo il ritrovamento delle bombe, i bagni del Palagiustizia di Torino che si trovano nei corridoi davanti agli uffici del pm Antonio Rinaudo e del giudice Federica Bompieri sono stati otturati con palline di polistirolo e alcune biro.

Il 30 gennaio 2013, lettere di minacce contenenti una polvere sospetta venivano recapitate a Renzo Pinard, il sindaco di Chiomonte, a Gemma Amprino, sindaco di Susa e a Patrizia Ferrarini, presidente dell’ Ascom valusino nonché proprietaria dell’ Hotel Napoleon. Il 30 aprile, accedeva lo stesso per Adele Cottechio, sindaco di Meana di Susa. Il 5 luglio, il sindaco Amprino ed il magistrato Costanza Goria, giudice della sezione distaccata del tribunale di Susa, ricevevano lettere con polvere da sparo.

Il 9 settembre 2013 un attentato incendiario distruggeva tre betoniere e l’officina della Imprebeton, azienda impegnata nei lavori della Torino-Lione,  vicina officina, veniva chiuso per precauzione un tratto dell’autostrada del Frejus.
Il 21 marzo 2013, ignoti davano fuoco al portone d’ingresso del palazzo dove ha sede lo studio di architettura Geo Studio Servizi, che collabora tramite la Geovalsusa alla progettazione della Tav. Lo studio era stato già oggetto di un vero e proprio raid, il 25 agosto 2012, e i lavoratori erano stati minacciati, mentre  società che stava partecipando ad una gara per attività connesse al progetto Tav. La maggior parte degli autori del raid non erano valligiani.

Il 12 settembre scorso si registrava il tredicesimo attentato in due mesi e per la terza volta la Italcoge di Gravere ha visto gli automezzi bruciati e danneggiati. Il Corriere della Sera, nel riportare la notizia, scriveva che “gli attacchi ai giornalisti però non sono una novità di questa estate. Negli ultimi due anni sono stati almeno dieci quelli aggrediti, ma se per aggressione si tiene conto anche degli insulti verbali o degli spintoni ricevuti i casi si moltiplicano. Ad eccezione di pochi però, quasi nessuno ha denunciato. In primo luogo perché molti sono free lance e hanno paura di perdere la possibilità di scrivere di Tav denunciando dei noTav.

Se qualcuno cercava una descrizione di ‘squadrismo’, eccolo accontentato.

E dire che tutto era iniziato il 25 maggio del 2006 con il ministro prodiano  Pecoraro Scanio che, alla Sacra di San Michele, monumento simbolo della Valle di Susa, annunciò: «Ci sara’ una svolta per la Torino-Lione come per tutte le opere pubbliche: verranno studiate e fatte con il consenso della gente, non contro i cittadini. Accenderò un cero a San Michele. È il secondo, un terzo lo accenderò quando si arriverà alla soluzione definitiva della Torino-Lione».

Oggi siamo arrivati al pedinamento di giornalisti, alle bombe sulla porta di casa di un senatore o nella redazione di un importante quotidiano, a decine di attentati contro aziende e alle minacce ai loro lavoratori, alle intimidazioni ai magistrati inquirenti.
Il tutto dopo sette anni di roghi, botte, assalti, minacce, attentati, arresti. Centinaia di milioni di euro in contributi ai comuni e benefit alle popolazioni senza neanche un grazie …

E’ vero che siamo il Paese dove le mafie smaltiscono rifiuti tossici sotto le autostrade che lo Stato costruisce. E’ vero anche che non esiste in Italia un monumento alle vittime delle Brigate Rosse, anche se – dal 199 al 1988 – furono almeno 428 i morti e 2.000 i feriti nei 14.615 attentati computati. (Sergio Zavoli, “La notte della Repubblica”, Mondadori, 2009).

Ma c’è chiedersi cosa stia facendo lo Stato in Val di Susa ed in Piemonte.

Non dimentichiamo che gli Anni di Piombo iniziarono con quattro gatti – i militanti delle BR –  che, per diffondere le proprie idee e dimostrare la forza e la spregiudicatezza dell’organizzazione, dal 1970 prendono di mira quadri e dirigenti delle aziende con aggressioni e attentati incendiari, stilando vere e proprie ‘liste di proscrizione’.  Solo nel maggio 1974 e solo dopo il rapimento del sostituto procuratore Mario Sossi, vennero diffuse dagli inquirenti le foto di alcuni dei presunti capi delle Brigate Rosse.

Come il 7 maggio 2012 a Genova, dove il Nucleo Olga della Fai-Fri gambizzavano l’ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Nicola Gai uno degli autori dell’attentato, condananto a 9 anni e 4 mesi di reclusione, ha pubblicato un documento nel luglio 2013, dove esprime concetti chiari e compendiosi.
“Gli anarchici devono colpire ed attaccare con tutte le loro forze, altri con tensioni simili prenderanno esempio dal nostro agire, troveremo nuovi complici e quando, finalmente, anche tutti gli altri sfruttati decideranno di sollevarsi scoppierà l’insurrezione.”

“Questo non vuol dire che non si debba partecipare alle lotte che nascono spontaneamente, ma lo dobbiamo fare con i nostri metodi: il sabotaggio e l’azione diretta. Se in una certa località le persone scendono in piazza per opporsi ad una nocività non è necessario che cerchiamo di conoscerle una ad una, che prepariamo la polenta con loro e un passetto per volta cerchiamo di fargli alzare di qualche centimetro la barricata che hanno costruito. Questo non avvicinerà la prospettiva insurrezionale, anzi fiaccherà le nostre forze, dobbiamo colpire l’azienda che la costruisce, chi la progetta, chi la finanzia: dobbiamo rendere evidente che chiunque può prendere in mano la propria vita e distruggere ciò che lo distrugge.”

Dobbiamo scontrarci con la polizia, non solo quando tenta di sgomberare il presidio di turno, ma provocarla ed attaccarla, far vedere che è possibile, che si può/si deve colpire per primi chi ci opprime” …
Più chiaro di così …

Meno chiaro, pochi giorni dopo, il 17 agosto 2013, Gianni Vattimo – europarlamentare (IdV) e filosofo – intervistato da Repubblica, dove dichiarava che “la vera violenza è quella dello Stato che militarizza il territorio per realizzare un’opera inutile”. Il 1 settembre 2013, Erri De Luca – scrittore e filosofo – commentando all’Huffington Post riguardo due ragazzi arrestati con molotov a bordo dell’auto, affermava che “la Tav va sabotata” e, riguardo sabotaggi e vandalismi, spiegava che “sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile”. Cattivi maestri di oggi? No. Nè cattivi, nè maestri …

Come spiegare ai ‘giovani’ quarantenni di oggi, che si ostinano a ripercorrere le orme dei ‘cattivi maestri’ di ieri, quello che un signore nato nel ’22, Pier Paolo Pasolini, scrisse tanti anni fa?
E come spiegargli che quel signore, mentre si nascondeva ai rastrellamenti nazisti per l’arruolamento forzato, invece di nascondersi in montagna, dava lezioni gratuite ad intere classi di studenti che a causa dei bombardamenti non potevano raggiungere le scuole?

“A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.”

originale postato su demata

Corruzione Lazio: ancora scandali e sprechi

4 Dic

Il Consiglio uscente della Regione Lazio sembra essere ormai diventato una sorta di vaso di Pandora del malaffare. Non che tutti – ma proprio tutti – fossero corrotti, ma la lista degli indagati si allunga sempre di più.

E’ ormai ‘storia di Roma’ la festa organizzata allo Stadio dei Marmi da Carlo De Romanis – indagato per truffa – con i consiglieri travestiti da maiali. Come  lo sono i fascicoli aperti un anno fa per concorso in abuso d’ufficio – ovvero  sull’uso spregiudicato dei fondi regionali – a carico dei membri dell’Ufficio di Presidenza della Regione Lazio, tra cui Mario Abbruzzese, presidente del Consiglio alla Pisana, il vice presidente del Consiglio Raffaele D’Ambrosio, Isabella Rauti, consigliere e moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno, ed i consiglieri Bruno Astorre, Gianfranco Gatti, Claudio Bucci.
Per non parlare di Franco ‘Er Batman’ Fiorito, capogruppo del PdL,  e dei suoi collaboratori, Bruno Galassi e Pierluigi Boschi. ormai condannati a diversi anni di carcere.

Ma, dopo la denuncia di Gianfranco Paris, avvocato reatino, candidato alle regionali del 2010 con la Lista Bonino-Pannella, si aggiungono altri nomi, come i quattro indagati per peculato del Partito Democratico: l’ex tesoriere e consigliere regionale, Mario Perilli, l’ex vicepresidente della Regione Lazio e attuale sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, l’allora consigliere del Pd e attuale caposegreteria del sindaco di Roma, Enzo Foschi, e l’ex consigliere Giuseppe Parroncini.
O le indegini per truffa che coinvolgono l’ex consiglieri regionali del Pdl, Stefano Galetto e Francesco Battistoni, e la dirigente scolastica e consigliere regionale e comunale (Rieti), Lidia Nobili.

Storie di provincia che vedono – nelle ipotesi di reato – rivoli di denaro pubblico confluire verso anonimi studi fotografici, società sportive estinte, pieni di carburante e belle automobili, eventi inesistenti e propaganda elettorale, tanta propaganda elettorale.

Storie che raccontano come esista una città di Rieti, che vede la sua elite coinvolta in scandali di bassa lega e che, pur avendo solo 48.000 abitanti, sta per vedersi autorizzare un piano assunzionale al Comune di Rieti per una spesa di 1.098.000 euro o che attende altri 30 milioni per l’indispensabile superstrada Rieti – Lago del Turano, voluta dalla Provincia dell’allora presidente on. Fabio Melilli (PD), nato a Poggio Moiano, ovvero a pochi chilometri dal lago.
Poco male che ci sarebbe da promuovere l’ottima produzione olearia della Sabina e la direttrice di mobilità Terni-Poggio Mirteto-Roma, come anche di sostenere le comunità appenniniche, sempre più colpite dai tagli ai servizi pubblici e dall’esodo senza ritorno.

O come Viterbo, 65.000 anime e patria del leader democratico Giuseppe Fioroni, medico cattolico, che in questi mesi ha visto sbloccare 1.850.000 euro per coprire le voragini di bilancio delle case di cura di Nepi e della clinica Santa Teresa di Viterbo oppure altri 7,5 milioni di fondi europei per agricoltura e turismo.
Peccato che dell’enorme parco archeologico etrusco – esistente tra Sutri e Tarquinia – se ne ricordi ormai solo il National Geographic, pur essendo un sicuro investimento, visto che il territorio offre spiagge e laghi, oltre che antichità ed agriturismo.

Considerato che, per l’intera Puglia, con il ‘Fondo di microcredito’ sono arrivati alle piccole imprese solo 20 milioni di euro , come ‘misura anti-disoccupazione”, è evidente che in Italia esistono diversi pesi e diverse misure.

originale postato su demata

Genova: ecco l’Alba Dorata di Beppe Grillo

22 Nov

Si parla tanto di spesa pubblica insostenibile ed è ben chiaro che la voragine dal mille miliardi del PIL italiano di certo non può dipendere dai quattro ‘spiccioli’ (milioni di euro) che vanno in malora per le prebende dei politici.

Il problema sono i ‘miliardi di euro’ che spendiamo ogni giorno per servizi malandati e tutele che neanche in Svezia se le sognerebbero.

In prima fila, tra i servizi spreconi, iniqui e malandati troviamo il sistema pensionistico pubblico, che – cosa nota a tutti orma – de facto regala quasi 10 miliardi di euro all’anno ai pensionati di fascia alta (over 3.000 euro mensili), visto che la stessa INPS ha dovuto ammettere di recente che la contribuzione effettiva di lor signori è molto lontana da ammortizzare l’ingente spesa.
Miliardi di euro ai quali si aggiungono, ad esempio e non solo, il buco di circa cinque miliardi ereditato dalle casse prvidenziali dei dirigenti per tramite dell’INPDAP.
Non deve stupire se l’INPS registri una perdita di circa 12 miliardi annui nè dobbiamo meravigliarci se pian piano l’ira verso la riforma Fornero serpeggia tra tutti coloro che abbiano versato finora 15 o più anni di contribuzione.

In seconda fila abbiamo una pletora di dipendenti pubblici e semipubblici di cui davvero non sappiamo che farcene.
Si parte dall’istruzione dove – sulla base di 1000 alunni per istituzione scolastica – basterebbero 4-5.000 dirigenti scolastici e, invece, ne abbiamo il doppio. Oppure i docenti, che dieci anni fa erano forse 700.000 ed oggi quasi un milione, mentre gli alunni iscritti son calati ed il numero di maschi adulti non diplomati era, è e sarà all’incirca il 70% dell’intera forza lavoro.
E si arriva all’Università, che ha dimensioni elefantiache, nonostante il nostro paese sia il fanalino di coda dell’OCSE in quanto a numero di laureati (15% circa), specialmente se consideriamo solo quelli scientifici (5-7%).

Andando agli apparati ministeriali e degli enti locali, stracolmi di sessantenni subinformatizzati tutti al massimo della carriera e largamente incapaci sia di usare un computer decentemente sia soprattutto disavezzi all’efficienza oppure un esercito di laureati che senza aver mai studiato un rigo di matematica o di project management vengono reclutati per quantificare e gestire tagli. Quanto danno abbiano arrecato all’Italia queste persone ed i sindacati che li tutelano è impossibile dirlo, ma basta ricordare che un qualunque certificato che ‘ritorni indietro’ o ‘non sia necessario’ provoca dei costi a catena esorbitanti per la P.A., per le imprese e per i cittadini.

C’è la macchina del welfare gestita da Comuni e Regioni, che ci costa un occhio della testa con i risultati che conosciamo.  Milioni e milioni di italiani ai quali diamo casa, esenzione e sussidio/cassa integrazione, senza neanche verificare se in realtà lavorino in nero e, in caso di famiglie allargate, se abbiano altri redditi. Senza neanche chiedere loro – non in un anno, ma in un decennio – di frequentare corsi di formazione o di ‘restituire’ una parte del benefit erogato collaborando in servizi socialmente utili. Ormai, a parlare di case popolari, ci troviamo dinanzi a case ‘tramandate’ di bisnonna a pronipote … e, parlando di onlus, troviamo troppi volontari che ne hanno fatto dei rimborsi spese un primo o secondo lavoro esentasse.

E c’è il comparto trasporti. Quello che vede Genova in ginocchio per gli scioperi, sommersa dall’immodizia non raccolta con Beppe Grillo e Andrea Gatto, sindacalista della Faisa/Cisal, che sbraitano contro le privatizzazioni. Anzi, ad essere esatti, Grillo parla di ‘lotta all’ultimo sangue’ e i sindacati di ‘scintilla di un incendio che si espanderà in tutta Italia’.

L’idea balzana è che, in un paese con un debito ed un deficit pubblici come il nostro, «le autostrade, il gas, i trasporti, l’acqua sono un bene pubblico e nessuno deve arrogarsi il diritto di venderli ai privati».
Balzana perchè autostrade e energia sono già private: sono delle società per azioni, il non plus ultra del ‘Capitale’. Balzana perchè se l’azienda trasporti di Genova sta per fallire, la questione è del tutto ovvia: i prezzi dei biglietti sono troppo bassi.

L’idea eversiva è che, in un paese democratico e ultragarantista, dove si viaggia in autobus sottocosto, accada che “la città è rimasta a piedi, prigioniera dell’ingorgo provocato dallo sciopero selvaggio degli autisti, non un bus è uscito dalle rimesse. Poi buona parte dei 2300 dipendenti Amt ha dato l’assalto a Palazzo Tursi, aperto di forza le porte del Consiglio comunale, invaso l’aula rossa, intonato cori di «dimissioni», interrotto la seduta e l’intervento del sindaco. Infine un gruppetto ha cercato di colpire il primo cittadino. Doria è stato scortato fuori dall’aula dai vigili, nel tafferuglio un vigile è caduto e si è rotto un dito, altri quattro (fra cui una vigilessa) sono andati al pronto soccorso.” (Corsera)
Non a caso, per garantire il regolare svolgimento dei lavori comunali s’è dovuto ricorrere alla forza pubblica e, come ha precisato è stato il Prefetto di Genova, Giovanni Balsamo: «Dobbiamo preservare la democrazia. Fare uno sciopero a oltranza è da irresponsabili. La tollerabilità di una protesta scende man mano che passa il tempo e il disagio per i cittadini cresce. In questo caso la tollerabilità è scesa a picco».

Il tutto mentre Roma era assediata e completamente bloccata da un migliaio, forse meno, di NO TAV, precari, occupanti di case eccetera, che hanno assaltato ben due sedi di partito. E mentre, come da quarant’anni le solite scuole superiori erano occupate e di far lezione sul serio se ne riparlerà a gennaio, che Natale è alle porte ed il futuro del paese può attendere. Ovviamente, gli occupanti saranno men che cinquanta di media per scuola, mentre i loro compagni che saltano le lezioni saranno almeno 6-800 …

Dunque, se qualcuno stesse cercando l’Alba Dorata italiana – ovvero la giunzione tra pubblica amministrazione intoccabile e movimenti di protesta irresponsabili e violenti – eccola trovata. In Grecia ammantata di nero ed in Italia – oggi come negli Anni ’70 – con la bandiera rossa in mano, come quella degli operai FIAT che sono rimasti al lavoro – ope legis – dopo aver bloccato l’impianto e messo a rischio la sicurezza.

Cose che accadono solo in Italia. Enrico Letta si è detto dispiaciuto, ma son lacrime da coccodrillo.

originale postato su demata

P.S. Esiste un’Alba Dorata italiana?
La domanda giusta è: perchè i promotori dello sciopero selvaggio e illegittimo dei bus genovesi non sono stati denunciati per interruzione di pubblico servizio? Perchè le scuole che non denunciano gli occupanti non vengono perseguite per omessa denuncia? Perchè vengono autorizzati sit in e cortei i cui stessi organizzatori preannunciano atti illegali e non c’è verso di arrestarli in flagranza?

Come può accadere che un organo democratico come lo è un Comune, una Regione, un Parlamento, o peggio delle scuole che con la politica nulla hanno a che fare, vengano assaltate, occupate, assediate da sparuti gruppi di facinorosi se – nel pieno dei suoi poteri ed in nome del popolo italiano – determinano strategie aziendali e piani di rientro?
Quale parte della Pubblica Ammistrazione italiana de facto avalla quelli che protestano con violenza, bloccano intere città, assaltano partiti e consigli comunali e che, come da statistiche, possono contare su una sostanziale impunità?

No Tav. Ma a Roma la Costituzione è vigente?

21 Nov

Ieri, 20 novembre, il sindaco di Roma, Ignazio Marino,  ha autorizzato un sit in a Campo dei Fiori da parte dei No Tav che solo il giorno prima avevano annunciato “assedieranno Roma, capitale del malaffare”.

“”Abbiamo chiesto il sitin a Campo dè Fiori ma non ci limiteremo a questo, abbiamo intenzione di muoverci in corteo”, annuncia Paolo Di Vetta, dei Blocchi precari metropolitani, una delle componenti romane più forti. “Stiamo lavorando perché in piazza scendano almeno cinquemila persone: aspettiamo due o tre pullman dalla Val di Susa e gruppi in arrivo da Bologna, Napoli e Milano oltre a una delegazione dall’Aquila e dalla Sicilia. Cosa chiediamo? Che i soldi destinati alle grandi opere vengano dirottati sull’emergenza abitativa, sul precariato, sul reddito per chi non ha niente”. (La Repubblica)

Alla fine di una giornata di guerriglia urbana – messa in atto da poche centinaia di violenti – sette agenti feriti, di cui almeno due alla testa con sampietrini e fioriere, diversi assalti tra cui addirittura la sede di un partito, un cameramen ed un militante del PD feriti, il centro storico della Capitale messo a sacco, uno o più milioni di romani bloccati nel traffico per ore, ambulanze incluse.

In tutto ciò apprendiamo che “la giornata era iniziata con l’incontro tra gli studenti No Tav scesi nella capitale e quelli romani, che si sono riuniti assieme in assemblea all’interno del liceo Mamiani, uno degli istituti entrati in occupazione dopo la mobilitazione nazionale del 15 novembre.” (La Repubblica)

Abbiamo, dunque, un sindaco che autorizza per la terza volta in un mese manifestazioni che si propongono di ‘assediare Roma’ e di sforare dai limiti/permessi ricevuti ed una scuola superiore dove, a quanto sembra, non solo c’è interruzione del servizio, ma ci sono anche un tot di estranei, ma nessuno interviene pur essendo coinvolti anche ragazzini di 15 anni, eventualmente all’insaputa dei genitori.

In una Capitale di alcun luogo tutto questo sarebbe del tutto impossibile.
Un sindaco deve garantire la sicurezza dei trasporti, dei soccorsi, delle emergenze e non dovrebbe autorizzare manifestazioni che si annunciano non pacifiche, a norma di Costituzione.
Una scuola deve garantire tot ore di lezione all’anno come diritto allo studio e la vigilanza – almeno – di chi minorenne, a norma di Costituzione.
Chi organizza una manifestazione annunciando che saranno violati i permessi, viene denunciato se poi questo si avvera. A norma di buon senso …

Ma a Roma non è così.

 originale postato su demata