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Armi nucleari tattiche: cosa c’è da sapere

22 Set

Le armi nucleari tattiche (TNW) sono una sottocategoria di armi nucleari non strategiche, che si distinguono per:

  • una portata limitata, cioè colpiscono entro un raggio di 500 km
  • una potenza limitata (kilotoni, kt), cioè pari o inferiori a quella di Hiroshima (15 kt) e Nagasaki 21 kt)
  • una capacità di devastare n’area specifica senza causare ricadute radioattive estese.

Una bomba nucleare tattica da 6 kilotoni (come quelle sperimentate dalla Corea del Nord nel 2009) causa:

  1. una ‘palla di fuoco’ (fireball) larga 120-150 metri
  2. radiazioni letali nel raggio di circa un chilometro
  3. ustioni di 3 grado, radiazioni e distruzione in un diametro di 3-4 chilometri

In caso di vento la ricaduta radioattiva si estenderebbe di 2-5 volte nella sua direzione. Facendole esplodere sul fondale di un porto o di una baia o un fiume, si scatenerebbe un mini-tsunami, distruggendo tutto nel raggio di circa un chilometro.

In altre parole, un’arma tattica nucleare è pensata per distruggere una fortezza o una colonna militare, come anche può devastare un porto o una diga o una centrale idroelettrica. In termini ‘difensivi’ può creare (con vento favorevole) una striscia lunga decine di chilometri di territorio radioattivo, pressoché inattraversabile.

Come esempio nelle due immagini che seguono è descritto l’effetto di una arma nucleare tattica russa da 6kt su un immaginario obiettivo militare ucraino a nord di Poltava.

La Russia ha un vantaggio di quasi 10:1 sugli Stati Uniti e sulla NATO nelle armi nucleari (NSNW) non strategiche (cioè a basso rendimento e a corto raggio).

Le valutazioni basate su fonti aperte stimano che la Russia abbia circa 2.000 NSNW.
Allo stesso modo si valuta che gli Stati Uniti e la NATO abbiano circa 200 NSNW nel loro arsenale. Si ipotizza che metà di queste armi USA si trovino in Europa come parte delle forze nucleari della NATO.

I trattati che hanno posto fine alla Guerra Fredda non ricomprendono le armi nucleari tattiche.

Nel 2011, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Belgio, Repubblica Ceca, Ungheria, Islanda, Lussemburgo e Slovenia hanno chiesto alla NATO “maggiore trasparenza e più sforzi volti a creare fiducia riguardo alle armi nucleari tattiche in Europa” a partire dallo “scambio di informazioni sulle armi nucleari tattiche statunitensi e russe, inclusi numeri, posizioni, stato operativo e disposizioni di comando, nonché livello di sicurezza dello stoccaggio delle testate”.

A.G.

Dietro il caro bollette … tante bufale

12 Set

Gira una bizzarra ipotesi sulla crisi energetica, riferendosi ai 2,1 miliardi di utili da Eni in quota allo Stato, come fossero chissà quale somma e che andrebbero redistribuiti socialmente, anche se non bastano a pagare un solo mese di disavanzo energetico nazionale e … come se non fosse prevedibile che il PNRR sia già andato eroso, tra inflazione nell’Eurozona e svalutazione dell’Euro.
Ebbene sì.


In grassetto, la bufala; in corsivo, quel che c’è da sapere.

A MEMORIA (ad memoriam …)

« Eni ha bloccato il prezzo del gas con la Russia 10 anni fa con un contratto. E continua a pagarlo a quel prezzo.

Infatti, è normale che le risorse da sfruttamento minerario siano apprezzate come se si trattasse di una convenzione ventennale.


Però vi applica il prezzo determinato dalla borsa di Amsterdam.

Come per tutte le merci tra produttori e distributori c’è un libero mercato che si svolge in una Borsa.

Quindi lo compra a 2 (come da contratto) e ve lo rivende a 300 (grazie alla borsa che è pura speculazione).
Viste le controsanzioni da parte della Russia, pur avendolo comprato a 2 si ritrova a rivenderlo a 300, per non fallire dato che tanto lo sta pagando e di più lo pagherà. (Se non ci fossero le Borse con i listini in tempo reale, come farebbero investitori, istituzioni e cittadini a monitorare quel che vale e quel che è spreco?)


Eni con questo meccanismo ha avuto un utile di 7 miliardi nei primi 6 mesi di quest’anno.

Eni – per buona norma di bilancio – deve accantonare gli utili per far fronte all’impennata di prezzi, valute e inflazione.

Eni casualmente ha spostato la sede legale in Olanda.

Eni come (ex)-Fiat e tanto altro ha spostato la sede legale in Olanda innanzitutto perchè contrattare ‘ogni stato per se’ comporta squilibri, corruttela e sovraspese, mentre per un Mercato Comune e trasparente serve una Borsa, cioè un luogo pubblico dove si svolgono le contrattazioni.


L’Eni è una compartecipata statale al 30,62% (4 e rotti% ministero dell’economia e finanze e 26 e rotti% Cassa Depositi e Prestiti).

Dunque, se Eni andasse in passivo, dovremmo coprirla con nuove tasse come Alitalia o le varie Regioni e Comuni.

Quindi parte di quell’utile (circa 2,14 MILIARDI) è dello stato italiano, che non vuole ridarlo ai clienti (Cittadini e Imprese).

Una parte dell’utile è e resta utile d’impresa, che doverosamente e cautamente va reinvestito nell’impresa. La principale fonte di raccolta delle risorse finanziarie di Cassa Depositi e Prestiti è costituita da tutto il risparmio postale italiano: se CDP va sotto, vanno sotto i risparmiatori.

Altro che sforamento di bilancio e PNNR.

Lo Debito Pubblico italiano è di 1.000 volte i 2,14 miliardi di temporaneo utile da plusvalenza, con buona pace del Bilancio, cioè il PNRR serve per ripartire e non per tappare i buchi.


Non è finita qui. La società che in borsa contratta il gas, fatalità è americana.

Beh … si sa che gli USA dopo la WWII hanno ereditato il monopolio britannico sulle risorse. E se il gas non è russo, o è americano o è arabo, lo sanno tutti.

Paga il 3% di tasse in Olanda e il resto lo porta chissà dove.

Come è prassi comune nel settore minerario dove il carico fiscale si distribuisce tra paesi produttori, distributori e consumatori.


Nel contempo però sta alzando artificiosamente il prezzo del gas, in modo che i paesi europei siano costretti a comprare (al triplo del prezzo) il gas americano (bontà loro, che mossi da humana pietas ce lo vendono).

Nel frattempo, anzi prima di tutto, le sanzioni Nato alle forniture di gas russe sono ricadute anche sull’Europa, con il risultato che andremo a comprare a caro prezzo il gas rigassificato dagli arabi e si riaprono le centrali a carbone anche se il Clima da i numeri.

Come vedete Putin non c’entra un tubo (scusate la battuta). Il vero nemico è in Italia.»

Come al solito, in guerra come in politica, … dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io.

Demata

Guerra Fredda e inflazione oggi: le alleanze in pillole

29 Giu

La II Guerra Mondiale non si concluse con una ‘resa’, ma finì solo dopo la distruzione della Germania e del Giappone, consegnando a noi posteri un’Europa e un Giappone privi di difese e di infrastrutture, occupati dalle armate anglosassoni e sovietiche.

Armate che ‘rimasero in zona’, dando il via a quella Guerra Fredda che finita non era, da quanto scopriamo drammaticamente oggi.
E oggi, scoperto che i ‘consumismi’ e la ‘movida’ erano una faccenda temporanea, vale la pena di ricominciare ad imparare ‘dove’ sono gli eserciti e ‘di chi’ sono le risorse. Almeno l’ABC della realtà in cui viviamo, giusto per farsi un’idea sull’energia e l’inflazione che paghiamo.

L’eredità della Guerra Fredda e del mondo diviso in blocchi industrial-militari consiste oggi in diverse alleanze militari:

UKUSA
è una alleanza di Paesi anglofoni, con lo scopo di raccogliere informazioni attraverso attività di SIGINT (SIGnal INTelligence). Spesso associata con il progetto ECHELON.
Stati Membri: Stati Uniti d’America e Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda

USFJ / MDT
sono due trattati che prevedono il mantenimento di quasi 30mila militari statunitensi in Corea del Sud e oltre 50mila in Giappone, a sua volta obbligato ad un tributo di oltre 8 miliardi di dollari
Stati Membri: Stati Uniti d’America, Corea del Sud / Giappone

NATO
è una alleanza nata nel 1949 per mantenere una forza militare anglosassone in Germania a contrasto dell’egemonia sovietica.
Attualmente, sono quasi 30mila i soldati statunitensi in Germania, assegnati a 21 basi
Stati membri fondatori: Stati Uniti d’America e Regno Unito, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo,
Altri stati membri: Germania (dal 1955), Turchia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovakia, Slovenia, Albania, Croatia, Montenegro e Macedonia del Nord

SDP
è il Piano (in fase di sviluppo dal 2016) per la sicurezza e la difesa sovranazionale dell’UE
Stati membri: 27 Stati europei (vedi di seguito)

Accordi militari della Russia
Dal 2015 21 paesi africani ha sottoscritto accordi di cooperazione militare, con la realizzazione di basi militari permanenti in Repubblica Centrafricana, Egitto, Eritrea, Madagascar, Mozambico e Sudan
Altri accordi militari: Vietnam, Mongolia, Iran, Corea del Nord, Siria (basi a Tartus e Laodicea), Yemen del Sud (basi a Socotra e al-Hudayda)

Sanzioni alla Russia
Su quasi 200 nazioni nel mondo hanno aderito circa 40 Stati membri della UE o delle alleanze UKUSA e USFJ / MDT, con una applicazione molto variabile

Poi ci sono le alleanze commerciali:

USMCA (+ ISPI)
è un accordo di libero scambio centrato sul dollaro (+ sterlina)
Stati Membri: Stati Uniti d’America (+ Regno Unito), Canada, Messico

UE
è un’unione economica e politica a carattere sovranazionale che comprende 27 Stati europei
Stati Membri: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria
Candidati Ufficiali: Albania, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Serbia, Turchia, Ucraina
Candidati Potenziali: Bosnia ed Erzegovina, Kosovo

OPEC
è l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio fondata nel 1960, formando un cartello economico per negoziare con le compagnie petrolifere
Stati Membri: Algeria, Angola, Arabia Saudita, Ecuador. Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Venezuela, Guinea Equatoriale, Rep. del Congo, Gabon

BRICS
è un accordo tra paesi in via di sviluppo e abbondanti risorse naturali strategiche. Uno degli obiettivi dei BRICS è la de-dollarizzazione del mercato finanziario globale.
Stati Membri: Brasile, Cina, India, Russia, Sudafrica

BRI / OBOR
la Belt and Road Initiative è una strategia di sviluppo infrastrutturale globale adottata dal governo cinese nel 2013 per investire in quasi 70 paesi tra cui Pakistan, Singapore, Nigeria, Malaysia, Bangladesh, Russia, Indonesia, Malaysia, Corea del Sud, Egitto, Israele, UAE, Zambia, Etiopia, Kenya, Ghana, Cile, Argentina, Perù, eccetera. I porti del Pireo e di Trieste rientrano in questo progetto globale

Dunque, se i rapporti sono tanti e tali, potete farvi un’idea da soli di come andrebbe a finire continuando a fare ‘muro contro muro’.

Demata

Il testa a testa Macron – Lepen nei numeri dell’European Council on Foreign Relations

11 Apr

Macron vincerà se riuscirà ad attrarre il consenso degli elettori ‘antifascisti’, ma a quanto pare scettici o ‘divergenti’?

Infatti, il dibattito mediatico francese sulla guerra in Ucraina è stato ampio e aperto, vista la coincidenza con le elezioni presidenziali, e vede il Centrosinistra (LFI) su posizioni simili a quelle di Lepen e Zemmour.

L’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio ha inciso profondamente sulla corsa presidenziale francese, che, a differenza delle campagne precedenti, ha dato priorità alla politica estera, creando un chiaro divario tra i candidati. Con l’escalation del conflitto tutti i candidati condannano all’unanimità l’invasione, anche se sono in disaccordo su chi ne è responsabile e su quali siano le soluzioni.

In questo post, due dati a confronto: i risultati al primo turno elettorale dei vari candidati e le loro posizioni verso la guerra in Ucraina, rilevate dall’autorevole European Council on Foreign Relations (ecfr.eu). (LINK)

ECFR annovera tra i suoi presidenti ‘emeriti’ Emma Bonino, (ex Ministro degli Affari Esteri d’Italia), e Joschka Fischer (ex ministro degli affari esteri della Germania), quelli attuali sono Carl Bildt (ex primo ministro svedese) e Norbert Röttgen (Membro del Bundestag). Tra gli attuali Garanti, ci sono anche Franziska Brantner, Segretario di Stato parlamentare, Ministero federale tedesco dell’economia e dell’azione per il clima, Teresa Gouveia, ex ministro degli Esteri del Portogallo, Alexander Stubb, ex primo ministro finlandese.

Il dato che ne viene dalla integrazione tra le due tabelle mostra quale sia l’orientamento dei francesi a riguardo i candidati e le loro proposte verso la guerra russo-ucraina.

E il risultato è sorprendente.

Gli elettori di Melenchon (LFI) e della galassia antagonista potrebbero astenersi, vista la scelta tra liberali “pro-Nato” e nazionalisti “no-Nato”. E dove possa virare l’elettorato populista è puntualmente un mistero.

Probabilmente, Macron ce la farà a riconfermarsi presidente, ma il dato di questa prima tornata elettorale europea a guerra in corso indica un gap significativo per tutti i partiti europei: l’opinione pubblica.
Sopportare scandali, ruberie e incapaci in cambio di stabilità è accettabile, ma anche qualcosa che si infrange se il sistema perviene a una crisi o ad una guerra. Specialmente, se nell’immaginario collettivo l’Ucraina è il luogo dove furono annientati tutti gli eserciti europei, dai Greci fino ad oggi.

Infatti, in un articolo di un mese fa gli analisti dell’ECFR (LINK) sottolineavano come gli europei :

  • sono disillusi dal sistema globale di cooperazione internazionale
  • credono (71%) che il sistema non stia lavorando sui cambiamenti climatici
  • ritengono necessaria la cooperazione europea per garantire la sicurezza alle frontiere e della salute
  • sono a proprio agio con l’idea di una leadership francese
  • vogliono un’Unione Europea impegnata con russi e cinesi per rimodellare l’ordine internazionale.

Demata

Joe Biden: America is back

8 Nov

fonti: ISPI ECFR Milenio Reuters Adnkronos Huffpost

In politica estera “America First” di Trump sarà sostituito da “America is back” di Biden.

Joe Biden su Foreign Affairs ha ben chiarito che: “The triumph of democracy and liberalism over fascism and autocracy created the free world. But this contest does not just define our past. It will define our future, as well”.

Una delle priorità del Presidente Biden sarà un maggiore impegno con i “Gafistes” (GAFA = Google, Amazon, Facebook, Apple), per contrastare le minacce alla democrazia e la promozione di un “Summit delle Democrazie” per la tutela dei diritti umani  e della democrazia minacciati dall’ondata populista e sovranista.

Quindi, assieme ad una Netiquette adeguata a fronteggiare fake news e haters, alla nuova alleanza tecnologica fra Europa e Usa per lo sviluppo delle tecnologie 5G, agli investimenti per la bio-difesa e per il cambiamento climatico, ci sarà  un rafforzamento della  NATO e del complesso industrial-militare atlantico, come anche una ripresa delle Borse, ma avremo ancora più tensioni con la Russia, la Cina e non solo.

Infatti, riguardo la Russia, Joe Biden ha annunciato in più occasioni che la sua politica verso Mosca sarà basata sul pesante uso di sanzioni, l’espansione e il potenziamento della NATO e la creazione di un fronte democratico internazionale e si è già espresso  a favore dell’ingresso di Georgia e Ucraina nell’Alleanza Atlantica.


Contro la Cina non sarà proprio una Seconda Guerra Fredda, ma parliamo di tutela della proprietà intellettuale; contrasto all’esportazione del modello cinese a cominciare dal sostegno della Free and Open Pacific Initiative in alternativa alla nuova Via della Seta; denuncia sistemica delle massiccia violazioni dei diritti umani a cominciare da Xinkiang, Tibet e Hong Kong; denuncia del “dumping sociale” (produrre a costi bassissimi grazie all’assenza di diritti sindacali).
Per questo il presidente Biden cercherà di creare un sistema di alleanze con le democrazie dell’Indo-Pacifico (India, Giappone e Australia), accanto a Usa ed Europa, in grado di affrontare le nuove sfide militari (Quad-Quadrilateral Security Dialogue).

Quanto al primo scenario bellico mondiale, il Medio Oriente, Biden ripartirà da quanto fatto da Obama, anche se l’ambasciata statunitense rimarrà a Gerusalemme e gli Accordi di Abramo saranno ampliati e rafforzati: la sicurezza di Israele continuerà ad essere una priorità per l’amministrazione americana, mentre si cercherà di ricondurre il regime di Teheran ad un tavolo negoziale tentando di negoziare un nuovo “Nuclear Deal”.

Contro il Jihad poche basi militari permanenti e di ridotta dimensione, un uso sempre maggiore di forze speciali, intelligence e droni, accordi a tutto campo con le forze locali con un’ulteriore riduzione dei contingenti Usa in Iraq e Afghanistan.

E, come preannunciato da Biden, dovremmo attenderci la fine del sostegno americano alle operazioni militari a guida saudita nello Yemen ed una maggiore severità nei rapporti con la più grande monarchia del Golfo.

Allo stesso modo per la Turchia autoritaria di Recep Tayyp Erdogan, ‘colpevole’ di tante violazioni verso i Curdi e altre minoranze, ma anche per l’avvicinamento ai russi e per le tensioni nel Mediterraneo.

Andando allo scenario africano, gli Stati Uniti hanno come priorità il terrorismo e l’influenza cinese e russa. Probabimente, non investiranno nell’affrontare i problemi sociali, economici e di governance che contribuiscono all’instabilità in questi paesi, che più direttamente dovrebbe essere una preoccupazione europea.

In particolare, la Libia rimane una questione a bassa priorità e dall’omicidio dell’ambasciatore statunitense Christopher Stevens a Bengasi nel 2012 è stata considerata una bestia nera.

Dunque, anche per la Libia il team di Biden ha prospettato un disimpegno statunitense come verso le ingerenze egiziane, turche o arabe, ma anche verso le violazioni umanitarie e il deterioramento generale delle posizioni delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti nella regione.
Lo stesso avvenne in Somalia, ancora oggi nel caos.

Come per l’Arabia Saudita e la Turchia, ci si può aspettare che Biden sospenda alcuni dei grandi finanziamenti annuali degli Stati Uniti all’Egitto a causa delle violazioni dei diritti umani del presidente Abdel Fattah al-Sisi.

E la Corea del Nord di Kim Jong Un?
Biden è stato molto chiaro paragonandolo ad “Hitler prima che invadesse l’Europa”, precisando che lui, da presidente, non vorrebbe mai dare “legittimità” – come invece ha fatto Trump – incontrando il leader, ma si concentrerebbe sullo smantellamento dell’arsenale nucleare nord-coreano.

Infine, c’è il fronte interno americano, a partire dal Messico e la lotta al narcotraffico.
Joe Biden ha già annunciato di voler riaprire la “collaborazione con il Messico. Dobbiamo restituire dignità e umanità al nostro sistema di immigrazione. Questo è quello che farò come presidente“, ma in cosa consisterà questo cambiamento dipenderà tutto dall’aggressività del narcotraffico messicano e dalla disponibilità statunitense ad una maggiore ispanizzazione.

America is back: si vis pacem, para bellum.

Demata

Pace in Afghanistan? Magari … Ecco quanto c’è da sapere

29 Gen

Oltre 5,5 i miliardi di euro spesi in dieci anni di guerra in Afghanistan solo dall’Italia, che è costata finora le vite di 53 nostri militari e ben 650 feriti.  
Ad oltre 5,5 miliardi ci si arriva con le spese dal 2010 al 2012 quando l’Italia ha destinato oltre 2,5 miliardi alla missione  e non sono solo spese militari. Attualmente, (dati del 2017) vengono spesi 193,7 milioni di euro principalmente per presidiare la provincia di Herat.

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Intanto, 17 anni dopo, gli Stati Uniti si ritrovano ad aver speso 1,07 trilioni di dollari ed il costo iniziale totale era di circa un miliardo di dollari secondo il Dipartimento della Difesa.

Secondo il recente rapporto “Cost of War” dell’Istituto Watson per gli affari internazionali e pubblici della Brown University, è  confermato che

  1. i militari USA  morti sono 2.372 di cui 1.856 in azione e di 20.320 feriti, con 3.937 contractors  e 1.141 soldati di altre nazionalità anch’essi uccisi
  2. i morti civili ammontano ad almeno 38.480 in Afganistan e 23.372 in Pakistan, con almeno altrettanti feriti
  3. le forze governative afgane hanno contato 58.596 caduti, quasi 500 operatori umanitari sono stati uccisi dai Talebani, i quali avrebbero subito non meno di 72.000 morti
  4. i rifugiati profughi di guerra sono 1,3 milioni in Pakistan e circa un milione in Iran. Il Rapporto indica testualmente “in Europa alcuni paesi hanno accettato molti rifugiati; altri, ad esempio l’Italia, hanno criminalizzato loro e chi li assiste“.

Poi, ci sono gli interessi italiani che sono ben chiariti dalla Legge 29 novembre 2012, n. 239, relativa all’Accordo sul partenariato e la cooperazione di lungo periodo tra la Repubblica italiana e la Repubblica islamica dell’Afghanistan:

  1. l’impegno italiano (nel 2012 aveva raggiunto i 570 milioni di Euro) per la promozione del  buon governo, del rispetto dei diritti umani, del ruolo e della partecipazione delle donne, della protezione dei minori e della lotta contro la droga, la corruzione e l’illegalità;
  2. la cooperazione italiana si concentra su: lo sviluppo economico e agricolo (includendo colture alternative come lo zafferano), la costruzione dell’autostrada nazionale Kabul-Bamyan, il Corridoio Est/Ovest (da Herat a Chest-i-Sharif), l’Aeroporto Internazionale di Herat (150 milioni di Euro), la rete stradale di Herat e della regione occidentale
  3. il proprio aiuto sostenendo i Programmi Prioritari Nazionali, in linea con la Strategia Afgana per lo Sviluppo (Afghan Development Strategy) e le Conclusioni della Conferenza di Kabul del luglio 2010
  4. le nuove opportunita’ per lo sviluppo nei settori del marmo, dell’agroalimentare, del tessile, delle infrastrutture,  risorse minerarie e idrocarburi; centrali di produzione energetica su piccola scala (fra cui le centrali fotovoltaiche) e pompe idrauliche; infrastrutture (fra cui l’Aeroporto di Herat e la strada fra Herat e Chest-i-Sharif),  agricoltura e industria agroalimentare; gioielli (pietre preziose e semi-preziose), cemento, sanità, eccetera.

Avete visto voi?

Dunque, ce ne sarebbero di motivi per l’Italia nel ritirarsi dall’Afganistan. E la ripresa ‘alla grande’ del traffico di eroina, le donne schiavizzate, i milioni di profughi, il ripristino di un pericoloso stato jihadista?

L’esodo degli USA crea una situazione del tutto nuova e visibilmente critica in Centro Asia. Infatti, l’Afghanistan confina

  1. a sud e a est c’è il Pakistan, nazione ‘amica’, ma che ha rapporti talmente amichevoli’ con l’Iran che questo ha ben pensato di costruire un ‘muro’ che taglia a metà il Belucistan, tra le proprie provincie e quelle pachistane
  2. a ovest c’è l’Iran, che con la diga di Helmad può azzerare l’acqua che rifornisce l’agricoltura afgana e che sostiene da quasi 30 anni 2,5 milioni di profughi afgani sciti, che pur vorrebbero/dovrebbero tornare a casa
  3. ad est c’è la Cina Popolare che, giusto per chiarire il ‘punto di vista’, ha spedito in Xinjiang nei “campi di ri-educazione” un milione di islamici e dal 2014 ad oggi oltre un milione di membri del partito comunista ed “impiegati statali” (prevalentemente polizia e militari) sono stati assegnati nella regione
  4. a nord ci sono le repubbliche ex sovietiche di religione islamica ismailita o scita del Turkmenistan (povero, ad economia rurale e legato alla Russia), del Tagikistan (ricco di petrolio e gas, ma povero e spesso privo di elettricità, gas e acqua per una sorta di embargo della Russia) e l’Uzbekistan, che è il quarto produttore mondiale di cotone, dove il fondamentalismo già da 15 anni è attivo 
  5. a nord ed est, poco oltre il confine di paesi più o meno ‘amici’, c’è la Russia che ha – tra le varie – il Tupolev Tu-160 che ad un’ora di volo può scaricare 40 tonnellate tra bombe e missili, mentre – con due ore di volo – potrebbe testare il neonato drone armato Okhotnik con bombe laser-guidate e paragonabile a un caccia F-15 Strike Eagle statunitense, ma senza pilota a bordo, come un solo Antonov è in grado di spostare in poche ore 250 tonnellate di militari e attrezzature.

La bozza di accordo prevede l’impegno dei talebani a non far diventare il Paese un santuario di terroristi e gli americani invece si impegnano a un ritiro totale delle truppe in cambio del cessate il fuoco e il coinvolgimento talebano in colloqui con il governo afghano.

Poca cosa senza un’autorità militare internazionale a far da garante ed è forte il timore che il ritiro preluderà a nuovi equilibri (che in Afghanistan solitamente vengono scritti con rovine e sangue): il Comando NATO ieri ribadiva che “siamo in Afghanistan per creare le condizioni di una soluzione pacifica negoziata: non lasceremo prima di avere una situazione che ci permetterà di ridurre il numero di truppe,il nostro obiettivo è quello di impedire che il Paese torni a essere un paradiso sicuro per il terrorismo internazionale“.
Niente paradisi, specialmente se i dati confermano che dal 2012, nonostante fosse noto che quelle afgane non fossero affidabili, gli USA decisero un drastico ritiro delle proprie truppe dall’Afghanistan ed, a seguire, c’è stato un drastico aumento mondiale del consumo di eroina e delle over-dose.
Ancora oggi, secondo l’Unodc, l’85% dell’eroina e della morfina prodotte nel mondo, è estratto dall’oppio afghano e si tratta di quasi 400 tonnellate (cioè circa un miliardo di dosi da strada), che viene trafficato in tutto il mondo attraverso i paesi confinanti. 

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foto da analisidifesa.it

Non è difficile indovinare come andrà a finire senza un forte presidio militare internazionale. Narcostato, integralismo che si espande nell’Asia Centrale, possibili collisioni tra nazioni già oggi ben armate, l’un altro ostili, salvo un sempre probabile intervento russo / iraniano e/o  del Pakistan, filo-statunitense.

L’impressione generale è che gli USA di Trump stiano delineando una nuova Yalta in semi-accordo con Putin non solo in Siria, ma anche in Asia, cioè ritirando personale ed investimenti in Medio Oriente e Afganistan, gli Stati Uniti confidano di ritornare alla Dottrina Monroe e ‘dedicarsi al giardino di casa’, le Americhe.

Non a caso la Brexit riporta il Commonwealth al suo “naturale” ruolo di controllore dell’Oceano Indiano e delle rotte da oriente a occidente, basta guardare una mappa e quali nazioni ne fanno parte, Pakistan incluso.

Finanza e industria ben sanno che il Cambiamento Climatico crea nuove e diverse prospettive commerciali date dalla navigazione artica per la Gran Bretagna, come per tutta la Scandinavia e il Canada, con corrispettivi Russia, Cina, Corea e Giappone.

Ed all’Europa restano i pasticci che ha combinato in Medio Oriente,  in Africa … ed in alcuni processi di unificazione nazionale con lo smantellamento dei regni governati da Borboni o Asburgo.

L’Italia è una questione a parte: non possiamo permetterci un contingente di 1000 uomini all’estero, talmente siamo indebitati:  Di Maio a Washington il 14 novembre 2017 (fonte ANSA) fu chiaro: “Sull’intervento in Afghanistan siamo sempre stati chiari. Per noi quello è un intervento che per la spesa pubblica italiana è insostenibile“.

Infatti, oggi Quotidiano.net riporta che “il ministro dell’economia e finanze Trenta ha dato disposizioni al Comando operativo di vertice interforze di valutare l’avvio di una pianificazione per il ritiro del contingente italiano. Le stesse fonti aggiungono che l’orizzonte temporale potrebbe essere quello di 12 mesi”.
Inoltre, “la richiesta di valutare una pianificazione del ritiro del contingente italiano avviata dal ministro Trenta sarebbe statacondivisa con la presidenza del consiglio“. Quindi, se Moavero (ndr. e la Lega) non era a conoscenza dei piani della Trenta, Conte non solo era stato informato, ma li ha anche avallati“. 

Demata

Italy with a new parliament: what about the risk of instability?

9 Mar

When the politicians promises are addressed to the voters waving rights / duties, ie principles that refer to philosophy, the disaster is announced. Concrete solutions can only be achieved by taking into account also economy and technics: the triumph of politics is assured only if voters and elected recall that to link them is the desire for well-being, based on common sense for the common good of any well administred community.

images.duckduckgo.com

Yesterday the European Commission chaired by Valdis Dombrovskis announced that it is ready to receive a Economic Financial Paper (DEF) from Italy based on “a scenario with unchanged policies”, as happened in other countries that needed time to form a new executive after the elections.

Three weeks ago, our Parliamentary Budget Office in the last Focus on public finance announced that, “as in the past year, in the European surveillance area, the request for corrective measures that bring the balance back to a level consistent with compliance with the rules “.

In other words, the reality is in two chances: or the actual but residual Gentiloni’s government issues a “no policy change DEF” (since it can not do otherwise, being interim), but this DEF will have to be voted by a parliament where M5S and Lega they have a narrow relative majority, or a new government is formed quickly and has already a shared plan of structural reforms (at least three-year terms) for Italy, that is impossible.

Meanwhile, according to the numbers (Italian and international) and as Dombrovskis predicts, “there are still challenges to be faced”: in Italy we see that growth remains substantially below the EU average, low productivity (that is the cost of labor and services) is holding back growth, the high level of public debt persists and questions remain on the banks, in particular the high stock of impaired loans (Npl), which – apart from the financial exposure and the credit crunch – is tantamount to talking about the efficiency of the PA and the usual and notorius speculators.

It is, therefore, a very bad premise that – not even 24 hours after the European notice – Di Maio announce that the DEF “must be approved by an absolute majority of Parliament, so the Movement will be decisive. This will be an opportunity to find convergences on issues with other political forces. We are already working on a proposal that we will make known in the coming days ».

The M5S economic policy project seems to point to a profoundly modify of the national financial planning of the next three years with the support Lega and other right wing parties, BEFORE any government is installed, transferring items of expenditure from one chapter to another, without have time to accurately verify neither the application regulations nor the actual costs nor – at least – which expenses would be cut and with which consequences for all.

By the way, if no government were to be formed after this ‘shot’ and this  parliament will ‘self-dismiss’ to go to new elections, Italy would end up having to live for months and years with incomplete rules, untold rights and duties, costs and budgets out of control, a restless public opinion.

What would happen if – without a government that would follow with its own decrees and without even agreeing with the trade unions and companies – it is approved ‘on paper’ the minimum wage for those 2.5 million workers among employees, quasi-subordinate and self-employed people who are paid at levels below the contractual minimum and below the poverty thresholds?

And, without a government and without unequivocal accounts, how would the revaluation of the contributory pensions promised by the Lega as the Movimento Cinque Stelle under the heading ‘abolishing Fornero’: the start of a bankruptcy process for our public insurance sistem and its privatization?

We do not risk default, because we have an “adequate repayment capacity” as the rating agencies call it, but different Administrations (even Regions or Comuni ones) could end up in bankruptcy, while public payments would slow down with an increase in undeclared debt, if we shall go in search of the fortune to then stop at the edge of the abyss as happened in Greece.

Since we are talking about a hundred billion in total and a good share of Italians, apart the markets, our spread and Eurozone, Mattarella’s appeal to the leaders arrives punctually: “We still have and we will always have need a sense of responsibility to be able to place the general interest of the country and its citizens at the center”.

In fact, since February 26, our stock indices are going wrong: the FTSEMib has lost more than 3.5%, as the FTSE Italy Mid Cap (-3.09%) and the FTSE Italy STAR (-3 , 55%), while the friction of the military situation in the Mediterranean area is well known to all and it also announced the US-EU commercial war with Italy that exports goods to the United States for over 36 billion euro.

Italy is running the risk to replicate the Greek disaster of the first government of Alexis Tsipras, which lasted the time of a budget six months after starting off with populist ambitions.
By the way, Tsipras today rules again, but he carries out a policy of rigor, with a heavy economic plan to reduce public debt through significant cuts in spending, transfers of public assets and new taxes.

Demata

Napoli: come incrementare il PIL di mezzo miliardo in vent’anni

26 Ott

Napoli – partendo dallo Stadio San Paolo ed arrivando fino al Lago Fusaro, passando per Bagnoli, Pozzuoli, Baia, Bacoli e Cuma, estendendosi fino a Monte di Procida e Procida – ha ancora un territorio relativamente ‘intatto’ e di una bellezza spettacolare, chiamato Campi Flegrei.

Un territorio che aveva posto dei limiti al proprio sviluppo urbano sia grazie alla prima legge paesaggistica d’Italia sia a causa della presenza di due ‘ingombranti’ fabbriche  (Italsider e Eternit) e del ‘campus scolastico’ del fu Banco di Napoli, destinato a base militare NATO.

Campi Flegrei per siti di interesse

Un’area servita da tre linee di metropolitana, con un porto per traghetti come quello di Pozzuoli e due o tre porticcioli turistici (in prospettiva) a Bagnoli, Baia, Procida e fino ad Ischia, un vulcano visitabile come La Solfatara, uno stadio, un ippodromo e un palasport, spiagge, scogliere e ritrovi a go go., un’enclave di musicisti, artisti ed acculturati, che da sempre vive lì, in quella che negli Anni ’70 era la West Coast italiana.

Campi Flegrei Mappa5-800

Aggiungiamo un tot di laghi vulcanici dall’alone misterioso e tanti tanti reperti greci e romani, tra cui il mitico Antro della Sibilla Cumana e la misteriosa Grotta di Seiano od il Tempio semisommerso di Serapide e tant’altro ancora.

casina vanvitelliana fusaro

Più sedi universitarie, centri di ricerca, un ospedale generale e tante cliniche, l’area storica di Bagnoli con la sua archeologia industriale e le sue palazzine d’inizio Novecento, il Rione Terra di Pozzuoli, evacuato e mai recuperato, che affaccia direttamente sulla baia ed il porto.

Un territorio che nei decenni si è dimostrato meno afflitto degli altri da fenomeni criminali e che, in termini di ‘rifiuti nocivi’, ha ‘solo’ il problema dell’amianto dell’Eternit, per il quale c’è una sentenza di primo grado che condannava a 16 anni del magnate svizzero Stephan Schmidheiny e del barone belga Louis De Cartier, ex vertici della multinazionale, per disastro ambientale doloso e omissione volontaria di cautele antinfortunistiche. Sentenza finita però in prescrizione. Fattaccio su cui praticamente tutti i governi hanno glissato.

Bagnoli-2

Qualunque costo d’investimento sarebbe ampiamente ripagato dai ricavi nell’arco di decenni e secoli, grazie alla bellezza mozzafiato dei luoghi, alle già buone infrastrutture, alla possibilità – visto che vi si accede solo tramite Tangenziale e Via Domiziana – di creare un ‘quartiere europeo’ SAFE a Napoli per turisti e visitatori, di cui già Goethe segnalava l’esigenza.

Una chiave strategica, se si pensa che dallo sviluppo turistico di Bagnoli e dei Campi Flegrei ne verrebbe anche il decollo del turismo in tutta Napoli senza alterare ‘usi, costumi e territorialità’ di un’antica metropoli.

Politecnico Napoli

Las Vegas, creata dal nulla cinquant’anni fa, oggi vale un PIL di 100 miliardi di dollari per circa 600.000 abitanti.
Napoli, con gli investimenti e gli interventi normativi giusti, potrebbe generarne almeno il triplo entro vent’anni, senza tener conto dell’apporto che ne riceverebbero le attuali attività produttive locali.

La ripresa non può che ripartire da dove si è toccato il fondo.

campi flegrei baia arco felice

Las Vegas nacque grazie ad un establishment statunitense che volle ‘risolvere’ il problema Cosa Nostra – accettando l’esistenza di un’area ‘franca’ ben circoscritta – e da ‘famiglie’ e padrini stanchi di vedere la proprie mani lorde si sangue e i propri figli seppelliti prima del tempo per qualche faida o vendetta, dopo essere cresciuti nella violenza intrinseca di quelle piccole Kabul che sono le aree di spaccio o i ‘quartieri fortino’ dei boss.

Las Vegas esiste anche e soprattutto perchè nel 1946, Bugsy Siegel – emissario di Cosa Nostra – aprì il famoso primo hotel casinò di Las Vegas, il Flamingo Hotel, con un progetto di urbanizzazione che fu inizialmente preventivato a 1’500’000 di dollari dell’epoca, ma alla fine arrivò a costare sei milioni. L’opportunità di investire in modo legale enormi risorse ormai ‘pulite’ da anni e anni di reinvestimenti legali tramite società come tante altre sarebbe imperdibile ed imperdonabile.

sant'angelo ischia

Mentre gli USA hanno sempre mostrato una certa pragmatica lungimiranza, in Italia accade, ad anni di distanza dalla partenza dell’ultimo contingente di militari, che la base NATO di Bagnoli – che ha un valore immobiliare quasi inestimabile – sia lì, ferma, in  attesa di Godot o, meglio, del sindaco De Magistris e del governatore De Luca.

Tutto qui: nessuno (per ora) si lagna di un enorme impianto con edifici, campi sportivi e aree verdi da un anno non ‘rende’ più i cinque milioni di euro che la NATO versava per l’affitto, come aggravia notevolmente le casse del Comune di Napoli senza portare le (decine di?) migliaia di posti di lavoro nè i ricavi che deriverebbero da un piano complessivo per i Campi Flegrei.

Ne abbiamo già un esempio nell’ipotesi di Parco urbano della Mostra d’Oltremare, per altro ‘adiacente’ all’ex base NATO, i cui costi di manutenimento andranno a cadere tutti sul ‘pubblico’, mentre finalizzarlo a primo nucleo di ‘area turistica SAFE’ sarebbe stato un presupposto essenziale per portare ricchezza e lavoro a Napoli.

Mostra-Oltremare

Il problema non è la Camorra, non semplicemente: la questione è – evidentemente – nella mentalità di coloro che hanno scelto di restare piuttosto che emigrare. Infatti, non si comprende come sia possibile che dagli architetti, dagli ingegneri e dagli economisti partenopei non si levi un coro unanime per uno sviluppo urbanistico che tenga conto di come la democratica Parigi, la beneamata Barcellona e persino la piccola Firenze abbiano deciso di trasformare in un’enorme area cultural-intrattenente i propri gioielli metropolitani.

Dunque, Napoli attende e può attendere l’Italia che avrebbe davvero bisogno di un ‘crocevia mondiale dell’intrattenimento’ e del conseguente PIL napoletano incrementato di diverse centinaia di miliardi di euro, senza tener conto delle minori spese per welfare e della minore aggressività e diffusione dei fenomeni criminali.

Senza ingenti e lucrativi investimenti privati e senza la ripresa di almeno una parte del Meridione ci vorranno almeno due o tre generazioni solo per ripianare l’enorme debito che affligge lo Stato italiano. Ammesso che ci si riesca: 1.000 miliardi di euro son tanti davvero, se il Paese è incravattato dalla pressione fiscale, dall’irresolutezza della politica e dalla stagnazione strisciante.

E quel che succede nella Napoli di Luigi De Magistris e nella Campania di De Luca (o meglio NON succede), con immobili e territori di pregio che andrebbero messi a ricavo e non ad ammortamento, rende esemplarmente la prospettiva economica generale dell’Italia e perchè tutte le agenzie mondiali indicano nella politica e nella pubblica amministrazione la causa letale del nostro rapido declino.

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Mattarella Presidente? Le controindicazioni

29 Gen

Sergio Mattarella sembra essere esattamente il prototipo, in negativo, di quanto il mondo si aspetterebbe da noi italiani.

Innanzitutto, è nato ‘solo’ nel 1941 e dal 5 ottobre 2011 è stato eletto giudice della Corte costituzionale. Altrove, un presidente non rielegibile per limiti di età che proviene dalla magistratura, neanche ci penserebbero. Noi si.

Inoltre, Sergio Mattarella – pur essendo persona di provata onestà – è un uomo della vecchia politica, più vecchia che non si può:

  1. è figlio di Bernardo, politico democristiano più volte ministro tra gli anni cinquanta e sessanta, iniziando nelle fila della Gioventù Studentesca di Azione Cattolica
  2. nel 2001, è stato rieletto alla Camera dei deputati nelle liste della Margherita, oggi PD, candidandosi – lui siciliano – in Trentino-Alto Adige
  3. fu ministro della Difesa e vicepremier di Massimo D’Alema ai tempi dei bombardamenti italiani (Nato)  in Serbia, durati 78 giorni con 2000 morti e oltre 40.000 edifici distrutti
  4. fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che introducevano una preponderante componente maggioritaria
  5. è uno dei compnenti della Camera di consiglio della Corte Costituzionale che ha rigettato con sentenza 6/2015 il Referendum per l’abrogazione delle norme sulle pensioni volute da Elsa Fornero e Mario Monti.

Ultresettantenne, Democrazia Cristiana, maggioritario secco, Nato, D’Alema, pensioni e Mario Monti … detto tutto, no?

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Decapitazioni: perchè? Cosa prescrive il Corano? Perchè Obama non attacca via terra?

7 Ott

“Quando, sul campo di battaglia, incontrerai i miscredenti, taglia loro via la testa fino a quando non li avrai completamente annientati. Dopo di che lega (i sopravvissuti) strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine”. (Corano – Sura 47)

Questo è il versetto del Corano al quale si ispirano i combattenti islamici che – finora – hanno decapitato nemici, prigionieri e ostaggi.

Una norma che fa inorridire oggi gli occidentali, ma che all’epoca costituiva una ordinaria regola bellica:

  1. il nemico resistente veniva giustiziato
  2. il nemico in resa veniva imprigionato fino a fine della guerra
  3. il nemico con compiti di comando veniva liberato in cambio di un riscatto.

Una regola ‘integralista’ e ‘barbara’ che anche noi occidentali abbiamo osservato fino 150 anni fa nella Guerra di Secessione o Guerre Indiane, come fino a duecento anni fa se parliamo delle esecuzioni di piazza.

Il punto – in termini di interpetazione coranica – è che gli jihadisti stanno decapitando non solo i ‘soldati irakeni’ o le ‘spie del Mossad’. Perchè? Su cosa fondano tale ‘legittimità’ di esecuzione capitale contro civili inermi?

La risposta è semplice: ritengono che almeno una parte del nostro sistema culturale e di ‘diritti’ sia in realtà un’arma psichica di massa volta a manipolare le coscienze. Per loro – ma non per noi – le organizzazioni umanitarie, le agenzie d’informazione, alcuni diritti civili e, persino, le onlus di soccorso sanitario non sono altro che elementi di propaganda e di infiltrazione.

“I miscredenti seguono il falso, mentre i credenti seguono la verità [proveniente] dal loro Signore. Così Allah propone il loro esempio agli uomini“. (Corano – Sura 47)

Un reporter ‘pacifista’ o la testata che sbatte in prima pagina le condizioni in cui sono tenute le donne è un nemico, come lo è il volontario che si afferma come elemento carismatico di esempio laico o cristiano: lupi vestiti da agnelli, secondo l’Islam integrale.
Un punto di vista che – senza decapitazioni e spesso senza violenza alcuna – vediamo condiviso anche da una parte degli antagonisti o dei neonazisti se i reporter descrivono lo squadrismo o se i volontari predicanoo contro l’odio.

Ma non è solo questo il motivo di queste incalzanti decapitazioni.

Ve ne è uno ben peggiore: sgozzano per superare con l’orrore il silenzio cui erano stati finora relegati per nascondere gli errori di Obama in Medio Oriente oggi alla luce del sole e, anche, nel timore che potessero far proseliti o innescare le azioni di terrorismo.

L’intento del ‘sangue e orrore in prima pagina’ è chiaro: costringere gli USA ad accettare il ‘guanto di sfida’, inviando un enorme contingente di terra (non meno di 3-400.000 uomini) a combattere una guerra che si prevede sanguinosa e brutale come e più di tante precedenti.
Tanti ne serviranno, solo per parte statunitense, di soldati se nel 2004 gli USA – che potevano contare sull’appoggio della popolazione contro Saddam – inviarono un contingente di poco superiore ai 130.000 fanti in Irak e circa 60.000 ‘mercenari’ contractors che si rivelò dell tutto insufficiente: al 15 febbraio 2010 i morti in combatttimento erano oltre 5.000, circa 50.000 i feriti, almeno diecimila i suicidi.
Non è un caso che gli unici a combattere sul terreno contro IS siano i Peshmerga curdi, parola che indica letteralmente un combattente guerrigliero che intende battersi fino alla morte.

IS tutto questo lo sa bene e pian piano alza il tiro, mentre le sue milizie cercano di arrivare alle autostrade dell’oro nero che partono dall’Arabia e dal Mar Caspio e arrivano al Mediterraneo, ma questa è un’altra storia.

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