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Salvini al bivio, quale strada prenderà?

15 Nov

Sembra che la Lega imperversi con il suo circa 30% dei consensi, poi – letti dei sondaggi sull’astensione risalita al 34,8% – prendiamo atto che di media solo due italiani su dieci lo voterebbero ed al Sud poco più di uno su dieci. Evidentemente, gli elettori meridionali attendono che Salvini al ministero degli Interni ripeta l’eccezionale azione di Antimafia condotta da un altro leghista, Maroni, quando era allo stesso ministero.

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Mappa del Pizzo – Confesercenti 2008

Poi, analizzando il dato per macroaree, ci ritroviamo che quasi la metà dei votanti settentrionali è per la Lega, ma in realtà sono il 30% circa, se consideriamo gli elettori in totale.
Nel Centrosud e nel Sud e Isole, il consenso dei votanti è del 22-25%, che diventa del 10-15% se consideriamo l’astensione.

Perchè?
Per il semplice motivo che in Lombardia il PIL pro capite è di 36.600 euro annui e in Emilia Romagna di 34.600 euro, più o meno come nel Veneto è di 31.700, in Piemonte di 29.600 euro, in Toscana di 30.000 euro e nel Lazio di 32.100 euro annui.
Praticamente come Germania (38.200 euro), il Regno Unito (36.500 euro), la Francia (33.300 euro) e, tra le varie, … l’Austria (36.500 euro).

L’Italia, invece, si attesta sui 26.000 euro pro capite annui, in compagnia della Spagna (23.800 €), di Cipro (22.000 €), ma è una media che è reale solo in Umbria (24.000 €) , Abruzzo (24.100 €) e Marche (26.600 €).

Infine (ma forse sarebbe la prima cosa), ci sono Sud e le Isole, con la Campania (18.600 €), la Puglia (17.800 €), la Sicilia (17.500 €), la Calabria (17.100 €), come Grecia (17.100 €), Portogallo (17.000 €) e Repubblica Ceca (16.500 €).

E aggiungiamo che il PIL pro capite – cioè la singola capacità produttiva di un italiano – è calato di ben 1.800 euro dal 2008.  Figuriamoci se, poi, la spesa aumenta pure, come sta accadendo dal Governo Renzi in poi.

Ovviamente, se la parte che gareggia con l’Europa produce macchinari, energia e commercio estero, mentre quella che resta al palo ha solo l’agroalimentare e il turismo interni per nutrirsi, il divario è bello che spiegato: arriveranno sempre e solo le briciole del banchetto apparecchiato al piano superiore.

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Valore della produzione industriale per aree

 

Dunque, Salvini è ad un bivio: ‘ampliare’ il suo partito oltre la “padania” ed accantonare il protezionismo con cui la Lega Nord ha difeso gli interessi settentrionali.
Oppure, fare retorica (ad esempio, l’Umbria non è mai stata ‘nazione’ e il Molise neanche, ma lo è stata per oltre mille anni Napoli) e ‘amministrare’ quel poco di consenso che gli arriva dal Meridione, grazie ai “condoni” (vedasi Ischia che è classificata “Zona con pericolosità sismica media dove possono verificarsi forti terremoti”) e “gli immigrati al posto loro”, cioè nei campi.

Tanto, l’agenda politica dei prossimi mesi è ormai segnata:
– da gennaio tagli pesantissimi ai servizi per incostituzionalità dell’attuale manovra di bilancio
– a febbraio (circa) arriveranno i dati internazionali e nazionali sui reati e i fatti di razzismo in Italia (+ 300% ? Di più ?), che sono una precisa competenza proprio del suo ministero
– poi c’è Sanremo e inizierà campagna elettorale con la grancassa ‘la colpa è dell’Europa’ ed il rullante “siete una massa di incompetenti”, tanto c’è il PD paralizzato dalla candidatura di Zingaretti, quello del debito della Regione Lazio certificato nel rendiconto 2016 a 27 miliardi di euro
– in primavera inoltrata, fatte le elezioni e con un’operatività della pubblica amministrazione inferiore ai dodicesimi dell’anno precedente, scopriremo di quanto cederà Di Maio e chi tra i big del PD ha recuperato qualcosa nelle proprie regioni;
– arrivati all’estate, infine, si invierà all’UE un ennesimo esercizio provvisorio e poi … tutti al mare, se ne riparla ad ottobre, chissà. Forse, con il gentile permesso della segreteria neonata del PD, si inizierà a parlare di un governo ‘tecnico di programma’ e/o elezioni anticipate (nel 2020 sotto i morsi di una crisi economica mondiale annunciata?) ed il Cdx potrà tirar fuori l’asso di Taiani, che per ora resta in stand by per non bruciarlo.

Immaginando che Di Maio continuerà a pasticciare tra ipotesi (congiuntivi), stato fattuale (condizionali) e decisioni da prendere (indicativi), siamo ancor più nelle mani di … Renzi e Zingaretti, a meno che Salvini non abbracci la causa del Sud, cioè quella della ripresa industriale e della sicurezza pubblica, di cui la Lega si fa vanto al Settentrione.

Mai dire mai … ma sarà dura da far capire all’elettorato tipico della Lega Nord.
E sarà ancora più complicato nel caso la Lega avesse successo a Napoli, dove le ambizioni ‘federaliste’ sono simili a quelle di Barcellona …

Demata

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Infrazione UE = Legge di Bilancio incostituzionale?

15 Nov

Il Debito italiano si è attestato ormai al 131,8 per cento del PIL, cioè l’Italia spende circa 2.350 miliardi di euro, ma “produce” solo circa 1.700 miliardi, “ballano” oltre 600 miliardi. Più o meno quanto tutto il PIL della Svizzera. 
E l’Italia è praticamente l’unico stato che non è riuscito a ridurre il rapporto Debito in percentuale del PIL.

Miglioramento Debito - PIL 2018 UE

Poi, ci sono gli ‘spiccioli’ che mancano: una ventina di miliardi che si auspica arrivino da privatizzazioni del Patrimonio immobiliare pubblico, quell’altra decina di miliardi che dovrebbe uscire per il 61% delle scuole che non è possesso del certificato di agibilità/abitabilità (dati ministeriali), i 320 miliardi che servono per rendere sicure le infrastrutture (Studio Cresme – Camera dei deputati), poi ci sono una 30ina di miliardi per coprire i debiti dei Servizi Sanitari Regionali … ma forse sono molti di più se il debito della sola Regione lazio era certificato nel rendiconto 2016 di 27 miliardi di euro.

C’è il grande ‘enigma’ delle Pensioni e del Reddito di Cittadinanza sbandierati agli elettori – che, come sappiamo, sono accorsi in massa pro Lega & Cinque Stelle – e che per ora restano provvedimenti rinviati al prossimo esercizio, non si capisce quanto costeranno (sicuramente tanto …) e, forse, anche peggiorativi sul fronte dei lavoratori precoci, dei lavori usuranti e di quel 30% di lavoratori che – compiuti 55-60 anni – iniziano a ritrovarsi con due o più malattie croniche.

Ovviamente, siamo tutti in attesa della procedura d’infrazione contro l’Italia, sollecitata innanzitutto dall’Austria, che – intanto – sta applicando la doppia cittadinanza ai tirolesi e che ha ripristinato i controlli doganali alle nostre frontiere, senza che il Governo italiano batta ciglio, nonostante Unioncamere Emilia-Romagna e Unioncamere Veneto abbiano segnalato che “il provvedimento è una minaccia per l’economia della Pianura Padana“, se oltre 40 milioni di tonnellate di merci attraversano il Brennero ogni giorno. 

Una procedura di infrazione UE molto sentita dai tanti piccoli stati che compongono l’UE e che – avendo il loro problemi a ridurre il proprio debito – sono ormai preoccupati dall’Italia che sta addirittura incrementando la differenza tra ‘capacità del Paese’ e ‘spesa della Nazione’.
Senza parlare del fatto che il funzionamento e il risanamento della spesa pubblica sono alimentati dalla leva fiscale che non è il PIL, ma poco meno della metà … cioè che il nostro debito pubblico potrebbe anche essere, in teoria, quasi il quadruplo di quanto entra dalle tasse.

Questo ‘baratro’ italiano tra capacità di produrre e quanto spendiamo – che frena tutta l’Eurozona – è ormai in termini nominali  superiore all’intero PIL di nazioni come Belgio, Svezia, Romania, Austria, Repubblica Ceca, Irlanda, Portogallo, Grecia, Danimarca eccetera.
Se volessimo sommare anche tutto quello che c’è da spendere per far funzionare i servizi e garantire la sicurezza, tenendo conto che le ‘entrate’ non sono il PIL ma il FIsco, probabilmente il baratro potrebbe essere superiore al PIL dell’Olanda, che non è poca cosa.

Ultimus sed non minimus, bene ricordare che stiamo parlando di somme enormi rispetto a quelle che i ‘complottisti’ addebitano a manovre finanziarie e interessi bancari ‘anti-italiani’.

A proposito, è chiaro a tutti che una procedura per “deficit eccessivo in relazione alla violazione della regola del debito” renderebbe automaticamente incostituzionale la manovra di bilancio del Governo giallo-verde del Premier Conte, se quella vigente prevede che «Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico» (art 97); «I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea» (art 119).

E non sembra che ci sia nè il tempo nè la maggioranza per votare una nuova Costituzione.
Riusciranno i ‘sovranisti’ a far campagna elettorale sugli stessi tagli dissennati che loro stessi – arrivati al Potere – causano e legiferano? Riusciranno gli apparati locali partitocratici ad accettare che non si può andare avanti per progetti e per precariato?
E quando l’italiano medio capirà che non si galleggia con una differenza tra Debito e PIL grande quanto il prodotto interno lordo della Svizzera?
… mica siamo l’America.

Demata

Più Europa, ma quale?

2 Nov

“Come spiega lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, una società basata sulla competizione, il dogma liberista per eccellenza, premia i meno sensibili. Questo è il motivo principale per cui sempre più studi confermano che la società è governata da psicopatici, persone manipolatorie e senza scrupoli per definizione”. (Nicolas Micheletti, attivista per i diritti umani e animali)

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Paolo Crepet afferma che “la competizione non è per tutti e soprattutto non selezione i migliori, solo i meno sensibili”, con buona pace delle tradizionali espressioni anglofone “life is struggle” o ispaniche “viva la raza” eccetera eccetera.
Possibile che sia sbagliato di per se proprio quello che ci ha fatto evolvere da scimmie a uomini (la Competizione) e proprio quello che contraddistingue la Vita su questo pianeta (la Lotta per la Sopravvivenza) ?
Oppure è il ‘metodo’ (ognuno per se e dio per tutti) e non la ‘via’ (vinca il migliore, tutti partecipano) ad essere errato e deleterio?

Il problema, infatti, non è nella ‘Competizione’, ma nello ‘spirito’, nelle regole con cui si compete: «Un mercato è un sistema giuridico, in assenza del quale l’unica economia possibile è la rapina di strada».Questo probabilmente avrebbe risposto a Paolo Crepet l’economista austriaco Eugen von Böhm-Bawerk.

L’Uomo compete per natura. Il Mercato è il luogo dove l’appropriazione diventa scambio. Una questione non di Negotium, ma di Otium, dunque. 

Otium come la vita (ed una morale) esente da ogni tipo di impegno, vissuta nel Lusso e nel Successo, replica artificiale dei giorni beati che Virgilio descrisse nelle Georgiche. 
‘Successo’ generalmente inviso alla Morale Cattolica e ‘Lusso’, storicamente avversato dalla Etica Protestante.

Fu Adam Smith a ‘sdoganarli’, evitando di chiamarli «vizio» – sostituendoli con un concetto più neutro, l’amore di sé (Selflove) – come viceversa ancora ammetteva Bernard de Mandeville, vero ‘padre’ del liberismo come teoria economica-politica, che visse una generazione prima del filosofo ed economista scozzese.
«Frode lusso e orgoglio devono vivere, finché ne riceviamo i benefici: la fame è una piaga spaventosa, senza dubbio, ma chi digerisce e prospera senza di essa?» «Per il vostro proprio piacere siate avidi, egoisti, spendaccioni quanto vi pare, così farete il meglio possibile per la prosperità della vostra nazione e il benessere dei vostri concittadini» (La favola delle api – Bernard de Mandeville)

Prima di Mandeville/Smith l’Etica calvinista della predestinazione spingeva ad accumulare ricchezze (ostentazione dell’elezione divina) ma senza gioirne (che si accentuerà con il puritanesimo): Successo senza Avidità. 
E visto come andavano le finanze vaticane o spagnole a quei tempi e del lusso che, però, veniva profuso, potremmo parlare – sul fronte della Morale cattolica – di Avidità senza Successo.  (cfr. Le Monde diplomatique 17/12/2017 La prosperità del vizio” Dany-Robert Dufour)

Un male che arriva da lontano, vecchio di millenni se Cicerone disse (Pro Murena 15): «Odit populus Romanus privatam luxuriam, publicam magnificentiam diligit ; non amat profusas epulas, sordis et inhumanitatem multo minus»
Una ‘orientalizzazione dei costumi’ – come studiammo in latino – che si propaga fino ai nostri giorni anche ‘grazie’ all’eresia di Callisto I, l’antipapa (avversato da Tertulliano e Ippolito Papa) che garantiva la comunione a coloro che avevano commesso peccati gravi persino come incesto, zoofilia e apostasia, in cambio di ‘sostanziose’ penitenze. Si distinse anche nella vendita dei loculi funebri, forse la prima speculazione immobiliare di Roma in assoluto.

Uno stile di vita che, però, non assurge a questione di dibattito se viene posta in una società dove non è importante essere prescelti da un dio o meritevoli di un paradiso/bengodi, bensì conta essere responsabili verso antenati e progenie come è importante “l’equilibrio tra le cose”.

La Terza Via? «Ama la patria, non danneggiarla. Servi il popolo, non tradirlo. Sostieni la scienza, non essere ignorante. Lavora duro, non essere pigro. Siate uniti e aiutatevi, non cercate vantaggi a spese degli altri. Siate onesti, non avidi di profitto. Siate disciplinati e rispettosi delle leggi, non caotici e anarchici. Vivete semplicemente, non nel lusso.»(Otto cose da fare, otto da non fare – Hu Jintao)

Frasi dette da un socialista cinese molto liberale, ma potevano essere pronunciate già 2000 anni fa da un qualunque europeo di quelli che davano ai lupi di Odino il nome di Geri e Freki (dal norreno “avaro” e “ingordo”).
Il monito viene da lontano.

Europa significa anche questo: competere lealmente, decidere insieme, vivere con sobrietà.
L’alternativa è quella di una società dove la rapina di strada e la rendita di posizione sono ‘il Mercato’.

Demata

Si andrà in pensione con 44 anni di contributi, Di Maio esulta

31 Ott

Luigi Di Maio ha annunciato pochi minuti fa che: “Lo avevamo detto, vi abbiamo promesso uno Stato dove i giovani possano trovare lavoro e i nonni facciano i nonni. Superata la legge Fornero: con la #ManovraDelPopolo a 62 anni, dopo decenni di lavoro, si potrà finalmente andare in pensione”.

Peccato che il Ministro del Lavoro non si renda conto che ha appena annunciato (festosamente) che chi ha iniziato a 18 anni resta al lavoro ben 44 anni, mentre con le norme di Elsa Fornero poteva andare in pensione ‘anticipata’ con 43 anni e 3 mesi di contributi versati per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. 

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Marco Leonardi, professore di economia alla Statele di Milano ed ex consigliere economico della Presidenza del Consiglio ha deunuciato, oggi, sulla sua pagina Facebook che nella “bozza quasi definitiva della legge di Bilancio non ci sono le norme su pensioni Quota 100”.

E che ci fosse poca voglia di pensionare era confermato su diversi fronti.
“La ministra della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha espresso, infatti, la propria preoccupazione per l’ampio turn over a cui si andrebbe incontro nel 2019, viste le numerose uscite previste”. (Blasting News)
“Con ‘Quota 100’ il servizio sanitario nazionale andrà in tilt. Secondo il sindacato Anaao, 25mila medici e dirigenti ospedalieri potranno andare subito in pensione, ma a causa del blocco delle assunzioni non saranno sostituiti da nuovi lavoratori”. (TPI News)
“Se si abbassa l’età del ritiro dal lavoro, in futuro si avranno problemi per assegni pensionistici che avranno perso potere d’acquisto, per cui serviranno altri interventi pubblici di tipo assistenziale”, preavvisa Elsa Fornero (Sole24ore)

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Eppure, durante la presentazione sulla nota di aggiornamento del Def del 3 ottobre 2018 – cioè prima delle batoste dello spread, del rating e del bilancio da mettere in ordine come hanno ricordato il Presidente Mattarella e l’Unione Europea – il vicePresidente del Consiglio Matteo Salvini aveva dichiarato che “tra gli impegni presi che cominciamo a mettere in pratica c’è il superamento della legge Fornero che vedrà la possibilità, e non l’obbligo, di andare in pensione con qualche anno di anticipo già dall’anno prossimo, senza alcun tipo di penalizzazione”,

Dunque, c’è chi crede che la riforma pensioni e di reddito di cittadinanza se ne riparlerebbe dopo le elezioni europee. Qualcun altro teme che Movimento Cinque Stelle e Lega vogliano far di tutto affinché si possa chiudere con le due importanti misure entro il mese di aprile, ‘per buttar lì qualche soldo prima delle elezioni’.
E chi è convinto che non se ne ricaverà nulla dal contrasto tra la Lega che è contro la Legge Fornero da sempre e i Cinque Stelle che hanno promesso il reddito di cittadinanza.

Infatti, il risultato per ora è peggiorativo per chi ha iniziato a lavorare prima dei 21 anni. E’ evidente che Di Maio abbia prevalso su Salvini sulle priorità tra ‘anziani’ e ‘quarantenni’, se è andata perduta anche la Quota 41, cioè ‘congelare’ il computo dell’aspettativa in vita a quella del 2011 e consentire a coloro che hanno versato 41 anni di contributi di andare in pensione a prescindere dalla loro età anagrafica.

Il messaggio alle nuove generazioni? Non iniziate troppo presto a lavorare: l’età contributiva serve a poco.

Demata

Sanità Lazio – Rapporto SIES 2017 (1 – Dati di Attività)

31 Ott

Il Rapporto SIES 2017 racconta nei numeri come funziona il Servizio Sanitario Regionale del Lazio, alla cui guida dal 2013 c’è il Governatore Nicola Zingaretti, che ne è il Commissario ad Acta, solo mesi fa ha nominato un assessore e da oltre 200 giorni non viene a capo dello spoils system post elettorale, indicando le dirigenze apicali e definendo l’organizzazione della Sanità pubblica laziale.

Il Rapporto SIES 2017 è composto da vari fogli excel, proviamo a ‘tradurre i numeri in lettere’ ed iniziamo con i ‘Dati di Attività’.

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Il numero di “Accessi in PS in emergenza” nel 2017 nel Lazio è stato di 1.928.687 persone, cioè in media nazionale (3,4 accessi in PS ogni 10 abitanti).

Ogni 750 accessi in pronto soccorso, però, accade che un paziente venga registrato con età/sesso errati. E i mezzi di emergenza del 118 (e di Polizia, Esercito, Vigili del Fuoco, eccetera) recano in pronto soccorso 367.556 pazienti, ma risultano solo 304.818 “trasporti urgenti”.
Qual’è la probabilità che vi siano altri ‘quasi errori’, ben più pericolosi, nella anamnesi in ingresso?

Solo 2,5 assistiti su mille passano dal medico di base in caso di malore (0,25%), anzi c’è che la maggior parte degli accessi in pronto soccorso (70% circa) lo fa per “decisione propria”, tanti quanti sono all’incirca i ‘codici verdi’ (66%) e i ‘codici bianchi’ (4%).
Quanti di questi assistiti potevano risolvere celermente il proprio problema presso un poliambulatorio di medicina territoriale? 

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Ben 387.600 assistiti (20%) pervengono in codice verde per “Sintomi, segni e stati morbosi mal definiti”. Gli accessi in “Codice 23” (Altri sintomi e disturbi) superano persino quelli per “trauma o ustione” con ben 710.742 casi (37%) contro ‘soli’ 503.525 (26%). Significativi i quasi 75.000 i casi di ‘febbre’ e gli oltre 130.00 di ‘dolore addominale’ che pervengono in maggior parte senza invio da parte del medico di base, pur non essendo di solito sintomi che si presentano all’improvviso e talmente acuti da indurre all’immediato ricorso ai servizi d’emergenza.
Quanti hanno rinviato o rinunciato alle cure a causa delle lungaggini del Recup e delle carenze dei Percorsi? Quanti – viceversa – hanno ‘accelerato’ i tempi di una visita specialistica o di una presa in carico rivolgendosi al Pronto Soccorso?

Gli accessi per incidente o infortuni (traumi) sono circa mezzo milione, quasi 1.400 al giorno. , a fronte di un numero analogo di accessi per eventi violenti. Gli accessi per autolesionismo (15.560) sembrano essere quasi pari a quelli per aggressione (21.613).
Quale sommerso esiste di aggressioni non registrate o per le quali la vittima non si è recata in pronto soccorso?

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Se è relativamente basso il numero di “incidenti scolastici”, risultati 13.814 nel 2017 su circa 700.000 alunni delle scuole laziali (2%), lo è anche il numero di accessi per cause di  lavoro con solo 36.510 casi.
Possibile che molti infortuni sul lavoro non siano censiti?

Riguardo le tempistiche del Pronto Soccorso, 108.170 pazienti “non rispondono a chiamata” ed altri 51.083 “si allontanano spontaneamente” dopo l’anamnesi iniziale.
Ben 113.863 “rifiutano il ricovero”, cioè preferiscono lasciare l’ospedale non appena stabilizzati.
Quanto incidono sull’efficienza diagnostica, terapeutica ed assistenziale i tempi di attesa troppo lunghi sia in accesso (vista la marea di codici verdi) sia in osservazione al pronto soccorso (viste le note carenze di posti letto per i ricoveri)?

segue

Demata  

Nicola Zingaretti e il fine corsa della Sanità laziale

30 Ott

A marzo 2018 è stato rieletto il Presidente della Regione Lazio, che ha anche l’incarico di Commissario ad Acta. Non se ne sente molto parlare, anche perchè il PD è in minoranza nel Consiglio, la regione e le aziende sanitarie sono sommerse dai debiti, le strutture sono degradate come tante altre e Nicola Zingaretti abbandonerebbe se diventasse Segretario del partito.

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Lo spoils system è regolato dalla legge 15 luglio 2002, n. 145 e dalla successiva legge 24 novembre 2006 n. 286, che prevedono la cessazione automatica degli incarichi di alta e media dirigenza nella pubblica amministrazione passati 90 giorni dalla fiducia al nuovo esecutivo.
In tutto questo, la Corte Costituzionale ha decretato l’illegittimità dello spoils system dei direttori generali delle ASL (Corte Cost. sentenza 34/2010), ma non per le direzioni apicali, quelle preposte a far funzionare il Servizio Sanitario Regionale.

Da marzo di giorni ne sono trascorsi circa duecento, ma sul sito della Regione Lazio leggiamo che “in seguito alla riorganizzazione ancora in corso, l’organigramma regionale è in fase di aggiornamento”.

Riorganizzazione ancora in corso che – tradotta in termini pratici – significa che da circa duecento giorni le direzioni apicali del Servizio Sanitario Regionale del Lazio sono in gestione provvisoria: non ne conosciamo i responsabili dei procedimenti, ammesso che ci siano e sempre che il Commissario ad acta (cioè Nicola Zingaretti) non abbia avocato a se i poteri, gestendo tramite ‘reggenti’.

Possibile che si arrivi ad una tale dilazione ed incertezza, anche dopo il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33  che sancito che tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione sono pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente e di utilizzarli e riutilizzarli alle condizioni previste dalla normativa vigente?

O forse il problema di questa Giunta come di altre è solo quello di dover pubblicare (cioè ‘giustificare’) le motivazioni delle proprie scelte?

Demata

I titoli di Stato italiani, la sottile leggerezza del populismo e la stretta dell’anaconda

24 Ott

Solo il 32% del debito pubblico italiano è in mano a istituzioni finanziarie straniere. L’Italia è anche il Paese in cui le istituzioni finanziarie residenti, cioè le banche e le assicurazioni italiane, sono più attive nell’acquisto del debito pubblico dello Stato.

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Gli acquirenti del debito pubblico italiano, infatti, sono al 62% da soggetti italiani tra cui il sistema assicurativo italiano detiene da solo poco più di un sesto del nostro debito sovrano.
A questi va aggiunta anche la quota di debito pubblico in mano alle famiglie che è intorno al 5-6% e questo significa che oltre due terzi dell’intero debito è in mano ad italiani, siano essi società, banche, assicurazioni o famiglie.

Ecco chi ci guadagna quando lo spread sale e con esso l’interesse dovuto agli investitori.

Tra gli stranieri troviamo la BCE tramite Bankitalia, con una quota che si aggira oggi intorno al 13-14%, cioè intorno ai 350 miliardi di BTP. In altre parole, gli investitori stranieri non pubblici posseggono meno del 30% del nostro debito pubblico.

Il problema, però, è che questi investitori ci stanno abbandonando da maggio scorso al ritmo di 35-40 miliardi euro al mese, cioè in cinque mesi gli stranieri hanno venduto circa 4-5% del Debito Pubblico italiano che ‘possedevano’ in titoli di Stato.

Complotto? E quale investitore cederebbe i propri titoli sapendo che così  l’interesse aumenterà di valore? 

Cosa sta accadendo? A parte la fragilità di un governo formato da due partiti populisti di opposta impostazione, c’è il ‘successo’ delle politiche finanziarie di quel Donald Trump che Salvini e il Centrodestra come il Premier Conte tanto ammirano.

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“Il Treasury bond americano è soprannominato l’anaconda perché non attira l’attenzione, dormendo per la maggior parte del tempo, ma quando si sveglia è micidiale e provoca un vero e proprio terremoto. Il rendimento è in risalita, ormai al 3,354% e questo fa paura persino a Wall Street, perchè ad esso “sono agganciati i tassi di milioni di mutui e il prezzo che i governi e le società devono pagare per il proprio debito.” (Milano Finanza)

Il prezzo che i governi e le società devono pagare per il proprio debito …

Piuttosto, con lo spread che sale ed il Populismo che grida al complotto finanziario, ma il Presidente Mattarella che ribadisce il mettere “i conti a posto”,  perchè il nostro Ministero dell’Economia e Finanze continua a bandire aste per Bot , come quella annunciata il 24 ottobre 2018 per sei miliardi di euro?

E come lagnarsi che il rating nazionale si abbassa, se il recente riacquisto del BTP Italia in scadenza il 23 aprile 2020 è stato solo “pari a 3,8 miliardi di euro, a fronte di una offerta complessiva pari a circa 7,1 miliardi” e il MEF ha annunciato la “contestuale emissione di ulteriori tranche di titoli” BTP in scadenza nel 2025, 2026, 2028, 2029 e 2046 …

Demata