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Razze umane: cosa c’è di vero?

22 Nov

Le razze non esistono più, ma sono esistite fino ad un tempo relativamente breve rispetto agli oltre 300mila anni del protoSapiens e i circa 200mila del Neanderthal o l’oltre milione di anni dell’Erectus.
Dovremmo risalire di almeno mille generazioni all’indietro da oggi per trovane degli esemplari, ma l’Uomo esiste da almeno 400.000 generazioni.

Noi Sapiens moderni siamo ‘giovani, siamo TUTTI ‘meticci’ e non discendiamo solo dal protoSapiens, ma anche dal Neanderthal, che era il ‘progetto avanzato’, e soprattutto dall’Erectus, che era il ‘modello base’

Il problema è che nell’Ottocento si è creduto che noi fossimo frutto della sola evoluzione dei Sapiens, per cui la nostra Società e la nostra Democrazia come i Diritti o le Leggi si fondano su un idea di ‘Uomo Evoluto’: un concetto ambivalente che ha causato anche la scellerata confusione tra etnie e razze classificandole pure come inferiori o superiori.

Human d-Evolution

Le credenze dell’Ottocento e del Novecento oggi sono sconfessate dal fatto che ci fu ampio interbreeding tra le varie razze umane, che i protoSapiens non erano i ‘più moderni’ nella scala evolutiva come ormai si sospetta fossero i Neanderthal, che la Guerra non l’hanno inventata i Trogloditi ma proprio noi ‘evoluti’ creatori dell’agricoltura (e delle risorse accumulabili e saccheggiabili), che la devastazione dell’Ambiente, l’estinzione di intere specie, le modifiche climatiche locali sono iniziate con i Sapiens.

Oggi, l’Umanità vive in un contesto dove il Multiverso e l’Energia oscura evocano concezioni pagane e diverse da quelle bibliche, dove le scoperte sul Clima e l’Ambiente spiegano quanto il ‘domino umano sulla Natura’ sia effimero rispetto alle Ere geologiche che trascorrono: in questo grande cambiamento culturale la vacillante primazia dell’Homo Sapiens nella scala evolutiva apre le porte ad idee deliranti.

Idee naziste, ultranazionaliste, fasciste, comunarde, punkabestia, anarcobomber, integraliste di ogni fede, post-hippies, settarie, miliziane, narco, eccetera che auspicano una società non più fondata sul Sapiens nelle dottrine ottocentesche, che assimilavamo all’Uomo Evoluto, esempio di buone maniere, di capacità logica e di empatia solidale.

Idee che riducono la Coesione Sociale di una comunità ad un ristretto gruppo di ‘perfetti’ che si sente in diritto a voler dominare grazie al caos, alla menzogna, alla violenza. Idee incompatibili con la pace e la sopravvivenza di una società di miliardi di persone.

In un modo o nell’altro, l’antiebraismo (ndr. anche gli arabi sarebbero “semiti”) è un ‘indicatore’ che hanno in comune, in un modo o nell’altro, tutte quelle idee deliranti che ‘odiano’.
Ben venga l’attenzione dovuta e il bando, quando ci vuole ci vuole.

Ma la lotta migliore all’antiebraismo ed a tutti gli ‘ismi’ (che ci de-evolvono) sarebbe sempre quella di aumentare, migliorare e aggiornare le conoscenze scientifiche della popolazione.

Demata

L’Emilia, il Fascismo Agrario e … Yogananda

11 Nov

Alla data del 31 dicembre 1919 i Fasci in Italia erano 31 con solo 870 iscritti; ebbe vita breve persino il primo fascio di combattimento ‘emiliano’ fondato da Dino Grandi a Bologna il 10 aprile 1919.
Ma a partire dal 1920, al culmine del Biennio Rosso, le occupazioni di terreni agricoli convinsero molti latifondisti liberali, principalmente in Emilia, nell’alta Toscana e nella bassa Lombardia, a negoziare la svendita cascine e fattorie a ex-mezzadri, fattori o piccoli coltivatori diretti socialisti.

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Fu questa la nuova categoria di proprietari terrieri, ben più decisa a difendere i propri beni dalle occupazioni rispetto ai precedenti latifondisti, alla quale Mussolini si rivolse per dare consistenza al movimento fascista, sposandone appieno le necessità.
Così, allarmati dalle occupazioni e dai disordini dei braccianti agricoli (diritto di sciopero, aumenti retributivi, suffragio universale, libertà associative e tassazione delle eredità patrimoniali), i nuovi appartenenti alla piccola borghesia agraria, artigiana o del commercio confluirono nel movimento guidato da Mussolini.
In pochi mesi si costituirono oltre 800 nuovi Fasci, con circa 250.000 iscritti, i quali diedero vita alle squadre d’azione, dette spregiativamente “squadracce”, che contrastarono le leghe rosse e bianche durante gli scioperi o le azioni di occupazione, accentuando il già diffuso clima di violenza politica.

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Il 21 novembre 1920, mentre era in atto l’insediamento della giunta comunale socialista a palazzo d’Accursio, alcune squadre fasciste compivano un attacco all’allora sede del comune di Bologna e nella ressa generale morivano dieci sostenitori socialisti e un consigliere comunale liberale, oltre al ferimento di altre 58 persone.
Prefetto e questore, consci da tempo dei piani fascisti, non si preoccuparono di evitare lo scontro. Allo stesso modo gli Organi di informazione che riuscirono a derubricare il massacro a comune fatto di cronaca.

Questo fatto è passato alla storia con il nome di “eccidio di palazzo d’Accursio” a Bologna e viene considerato come la data effettiva di nascita del Fascismo.

Un mese dopo, il 20 dicembre, al Castello Estense di Ferrara i fascisti manifestavano in commemorazione del liberale Giulio Giordani, quando furono esplosi numerosi colpi di arma da fuoco dalla terrazza, dalla loggia e dalla veranda dei locali della Deputazione Provinciale socialista, lasciando a terra quattro fascisti morti e una sessantina di feriti.

Secondo la questura l’eccidio risultò “preparato da molto tempo e con molta cura” da parte dei socialisti, come rappresaglia per i fatti bolognesi. Il corteo funebre che si svolse a Ferrara rese evidente a tutti il seguito del quale godevano i fascisti, dimostrato dalla partecipazione di migliaia di persone, senza incidenti.

La prova che i fascisti a Ferrara si attenevano agli ordini senza degenerare in scontri e devastazioni facilitò la definitiva affermazione del fascismo presso la corte reale e gli apparati di governo.

Intanto, vale la pena di ricordarlo, proprio nel 1920 a Boston di svolgeva il primo Congresso Internazionale dei Liberali Religiosi, dove Yogananda tenne il suo primo discorso in America.

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L’allora ministro della Guerra Ivanoe Bonomi, nel suo libro  “La politica italiana dopo Vittorio Veneto”, pubblicato postumo nel 1953, così sintetizza l’improvvisa ascesa del fascismo agrario emiliano: “D’improvviso, dopo la tragedia di Bologna, i ceti agrari si muovono, si adunano, si organizzano. Nei borghi della valle padana giovani ufficiali reduci di guerra chiamano a raccolta i loro amici e parenti agricoltori e dicono loro che bisogna difendersi contro quelli che incitano alle violenze violenze e al disordine, contro le correnti che vogliono instaurare la dittatura del proletariato“.

Chissà come sarebbe l’Italia se invece di inviare “guai ai ricchi” e esaltare i “beati poveri di spirito” si comprendesse ed insegnasse che “la libertà dell’uomo è definitiva ed immediata se così egli vuole; essa non dipende da vittorie esterne ma interne.” (Paramahansa Yogananda)

Demata

Carcere per gli evasori fiscali? Esiste già, come mai si vuol cambiare?

23 Ott

manetteIl carcere per gli evasori fiscali esiste già da quasi dieci anni.

Il decreto legislativo n. 74 del 2000, con le modifiche del Dl 138/2011, prevede – ad esempio – pene da 1,5 a 6 anni di reclusione per frode fiscale e da 1 a 3 anni per dichiarazione infedele “non fraudolenta”, con sanzioni pecuniarie dal 135 al 270 per cento per la frode fiscale e dal 90 al 180 per cento per la “semplice” dichiarazione infedele.

Perchè – dunque – Zingaretti e Di Maio hanno una tale fretta di modificare i reati in cui si può incorrere già da anni e che di recente hanno ricevuto tutta l’attenzione necessaria da parte della Corte di Cassazione? 
Infatti, parliamo di:

  • Dichiarazione fraudolenta (reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni), se l’imposta evasa supera i 30 mila euro, grazie alla falsificazione della dichiarazione dei redditi o Iva, inserendo finti elementi passivi o alterando le scritture contabili;
  • Dichiarazione infedele (reclusione da 1 a 3 anni), se l’evasione è superiore a 150 mila euro, perchè il contribuente omette (in modo cosciente e volontario) alcuni redditi percepiti o aumenta le spese;
  • Dichiarazione omessa (reclusione da 1 a 3 anni), se per almeno 50 mila euro non viene presentata la dichiarazione dei redditi, dell’Iva e il modello 770 entro 90 giorni dalla scadenza;
  • Emissione di fatture false (reclusione da 1 anno a 6 mesi a 6 anni), a prescindere dall’importo se vengono emesse fatture false, cioè relative a operazioni inesistenti per consentire a terzi di evadere le tasse e l’Iva ed Occultamento e distruzione di documenti contabili (reclusione da 6 mesi a 5 anni) per i quali è obbligatoria la conservazione a prescindere dall’importo;
  • Omesso versamento di ritenute (reclusione da sei mesi a due anni) per un ammontare superiore a 150.000 euro per ciascun periodo d’imposta (entro il termine di scadenza dell’invio del 770) oppure se trattasi di IVA con importo superiore a 250mila euro alla scadenza per il pagamento dell’acconto.

Dal 2011 al 2015, l’omesso versamento di ritenute ha incontrato diverse farragini procedurali, poi le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno chiarito che, per gli illeciti consumati dal 21 ottobre 2015 in poi, per provare il reato di omesso versamento delle ritenute di acconto è solo necessario produrre le certificazioni rilasciate ai sostituiti non essendo sufficiente la sola dichiarazione 770.

Tre anni dopo, la Corte di Cassazione, sez. III Penale, con la sentenza del 25 marzo 2019, n. 12906, aveva sentenziato la non punibilità del reato per «particolare tenuità del fatto», se l’evasione dell’IVA era inferiore al 4%. Dunque, sarebbe solo necessario un intervento del Parlamento per depenalizzare queste casistiche in modo che i procedimenti non vadano ad ingolfare i tribunali.

Di pochi mesi fa la sentenza della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione del 27 giugno 2019, n. 28158, per la quale risponde di frode anche il commercialista, in quanto “è sufficiente il solo dolo eventuale laddove il professionista abbia accettato il rischio della condotta non limpida”.

Non appena la Corte Suprema ha reso chiara ed equa la procedura per condannare penalmente gli evasori … i Cinque Stelle ed il Partito Democratico hanno tanta fretta di cambiare? Perchè il 31 ottobre 2019 è il termine di scadenza dell’invio del 770 e il 27 dicembre, di solito, è la scadenza per il pagamento dell’acconto Iva?

Non è che – poi – a legge fatta diventano non punibili fino a 100.000 euro coloro che oggi lo sono a prescindere dall’importo o per somme inferiori?
E quali irrigidimenti sono previsti per ‘oltre i 100.000 euro’, se quella tenuità del reato sentenziata dalla Corte di Cassazione a marzo 2019 equivaleva a poco meno di euro 10.000?

Perchè il Governo Conte dichiara che quello dei grandi evasori è “un fenomeno che non può rimanere impunito. Governo e maggioranza compatti hanno dato un segnale chiarissimo e netto”, se pochi giorni fa la Sentenza della Corte di Cassazione 38467/19 del 17 settembre 2019 era addirittura ostativa alla commutazione della pena detentiva in pena pecuniaria?

Perchè il Daspo per i commercialisti ‘infedeli’ suscita tanta meraviglia – anzi ‘non esiste‘ – anche se la sospensione e l’espulsione dall’Ordine è prevista per statuto / regolamento per tutti i professionisti inclusi i commercialisti?

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi. La facoltà di ingannare se stesso, questo è il requisito essenziale per chi voglia guidare gli altri.” (Giuseppe Tomasi, principe di Lampedusa e Grande di Spagna)

Demata

Siria, Turchia, Kurdistan: tutto in pillole

17 Ott

Il Kurdistan è un territorio delimitato dal Trattato di Sevres del 1920, che però non trovò l’accordo della Turchia. Nella proposta di Sevres il nascente Kurdistan vedeva solo qualche villaggio di frontiera dentro quello che è il territorio della attuale Siria.

 

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Dunque, la Siria negli ultimi due anni è stata di fatto invasa dai Curdi, che pretenderebbero tre distretti siriani dove fino a pochi mesi fa vivevano arabi sunniti.
Infatti, dopo giorni di attacco turco, i Curdi hanno accettato la ‘restituzione’ dei territori e l’esercito siriano potrà essere dispiegato nei territori fino ad oggi controllati dalle SDF curde  e lungo il confine con la Turchia.
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Va ricordato che i curdi entrati  in Siria sono quelli del Partito Comunista Curdo (PKK), autori di molti attentati in Turchia, dove il partito filocurdo ha il 13% dei seggi in parlamento. E che da mesi si  parlava dell’accordo turco-americano per creare una sorta di zona cuscinetto «Isis-free»  di qualche decina di chilometri al confine tra Siria e Turchia.

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Con l’invasione della Siria i Curdi si ritrovano a controllare tutti i grandi bacini idrici /idroelettrici del quadrante (Lago Van in Turchia, bacino e diga Assad in Siria, bacino e diga Mossul in Iraq), oltre ad aree minerarie /estrattive e un paio di snodi vitali degli oleodotti più i collegamenti con l’Iraq.
Ed è fallita la trattativa curdo-siriana per il controllo delle fondamentali dighe sull’Eufrate e dei pozzi di petrolio che sorgono nel nordest della Siria, mentre Assad ha riconquistato la provincia ribelle di Idlib senza il supporto dei combattenti dell’YPG.
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Gli USA prendono atto del disastro causato da Obama/Pelosi e ritirano la propria protezione militare dai territori siriani occupati dai Curdi ‘turchi’, lasciando mano libera ai siriani di Assad, che hanno iniziato da mesi la ‘reconquista’ della Siria.

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La Turchia interviene con la scusa di bloccare i propri confini e di impedire l’afflusso di Curdi ‘turchi’ in Siria, cioè tagliare fuori le milizie del PKK, ma anche per appropriarsi delle città di Kobane e Manbji più una striscia di confine con l’Iraq ed – evidentemente – per ‘difendere’ i ribelli siriani dall’offensiva di Assad iniziata mesi fa.

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La Siria ha un trattato con la Russia, che è tenuta a proteggerla e la Russia interviene nei tre distretti occupati, affinchè “tutte le milizie illegali escano dalla Siria”, e in 48 ore subentra agli statunitensi nelle città di Kobane e Manbji, ambite dalla Turchia.
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Non è chiaro quanti jihadisti dello Stato Islamico detenuti dalle FDS prima dell’abbandono americano siano riusciti a fuggire dalle carceri curde e, intanto, i curdi Peshmerga e il clero cristiano iracheni sono allarmati perchè “hanno paura di un ritorno dello Stato islamico (SI, ex Isis)”, che l’offensiva turca sta espellendo dalla Siria e che si sta rifugiando in Iraq con lo scopo di ricostituirsi nei campi profughi.
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Infatti, una settimana fa, la coalizione a guida Usa in Iraq ha lanciato 40 tonnellate di bombe sull’isola di Qanus, nel Tigri, a nord della capitale irachena Baghdad, che è considerata “infestata” dall’Isis.
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La notizia del giorno, in Turchia, è del solito Erdoğan che mostra i muscoli nei titoli, ma poi negli articoli si legge di Trump che parla di «sanzioni economiche punitive» e del Cremlino, che ammonisce sulla «necessità di prevenire i conflitti tra le unità dell’esercito turco e le truppe del governo siriano».
Infatti, oggi  Erdoğan deve incontrare una delegazione ad Ankara composta niente di meno che dal vicepresidente Mike Pence, dal segretario di stato Mike Pompeo e dal consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien, mentre «entro pochi giorni»  è dato in arrivo nella capitale russa, dopo la convocazione telefonica di Putin.
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La solidarietà italiana verso i curdi non è solo umanitaria.
Il gruppo italiano Trevi di Cesena ad inizio 2016 si è aggiudicato  l’appalto in Iraq per la riparazione della diga di Mosul, strappata ad Isis dai Peshmerga curdi, che sono addestrati da specialisti degli alpini e del genio militare italiano.

Il primo contratto di 273 milioni di euro venne firmato nel marzo 2016 e l’Esercito italiano garantisce  a Mosul la sicurezza al sedime della diga (e del cantiere) con circa 500 unità della Task Force “Praesidium”.
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L’esportazione di armi italiane verso la Turchia? Leggiamo di armi di calibro superiore ai 19.7 mm, munizioni, bombe, siluri, razzi, missili e accessori oltre ad apparecchiature per la direzione del tiro, elicotteri T129 e software che la Turkish Aerospace al Pakistan deve ricondizionare e trasferire al Pakistan.
E verso il kurdistan iracheno? Nel 2014, l’Italia ha fornito ai curdi 100 mitragliatrici 42/59 calibro 7,62 con con 250mila munizioni, 100 mitragliatrici M-2 Browning calibro 12.7 con 250mila munizioni, 2.000 razzi anticarro Rpg 7 e Rpg 9, 400mila proiettili calibro 7,62 per Kalashnikov.
Il problema è che un paio di anni fa, risultava che in Iraq sono state vendute armi italiane per 55 milioni di euro, molto meno della Turchia (262 milioni) , ma la differenza non è così ampia senza i costosi elicotteri, motovedette e sistemi antiaerei acquistati dai turchi.
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Demata

L’asso di Renzi è la spesa sanitaria

20 Set

Il ‘buon’ risultato del primo Governo di Giuseppe Conte è che l’inesperienza dei protagonisti ha messo in luce alcuni degli atavici problemi di spesa del bilancio italiano: scarsa manutenzione delle infrastrutture, scolarizzazione insufficiente, settore assistenziale poco vigilato, un sistema previdenziale che da a chi troppo ed a chi troppo poco, fragilità decisionale.

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Se leggiamo le cronache del Regno d’Italia alla fine dell’Ottocento, troviamo la stessa situazione: opere incomplete, docenti reclutati di fretta e furia, nepotismo e corruzione se parliamo di assistenza e sussidi, trasformismo politico. Anzi, l’onorevole radicale Giuseppe Mosca nel 1901 si trovò a spiegare ai parlamentari che tutte queste ‘belle’ cose avevano creato la Mafia siciliana.

Dunque, gran parte del ‘lavoro sporco’ di portare in luce i nostri guai è fatto, ma manca ancora un settore alla cronaca del disastro annunciato del Bilancio italiano e dal punto di ripristino da cui ripartire: la Sanità.

Sono circa 60 miliardi annui quelli che noi contribuenti versiamo alle Politiche ‘assistenziali’ regionali ed a quegli enti territoriali denominati Facoltà di Medicina, confidando che si convertano in prestazioni economiche ed efficienti per gli assistiti.

Giusto per fare i conti della serva, calcolando una mera emorragia di 30 miliardi annui (o valore equivalente) a partire dal fu Governo Prodi e del sorgere della ‘sanità , staremmo parlando di 600 miliardi … di Debito Pubblico consolidato.

Ovviamente le cose non stanno esattamente così – sono i conti della serva – ma l’esempio è bastante a quantificare quale sia il baratro che viene a crearsi mescolando la sanità “universale” per gli indigenti (art. 32 Cost) con quella ‘assicurata’ ai lavoratori (art. 38 Cost.) e con quell’altra ‘di eccellenza’ per cui (art. 33 Cost.) per cui sorgono le Università.

Mission impossible.
Il Lazio ha da campare con un bilancio dimezzato dai mutui ventennali sottoscritti per coprire le disastrose spese sanitarie degli ultimi vent’anni, la Lombardia – provare per consultare il sito regionale – non ha neanche più una specifica direzione generale per la Salute.

I Livelli Essenziali Assistenziali per le malattie croniche sono spesso la mera esenzione normata dallo Stato, ma a livello regionale nulla, anche se servirebbe eccellenza; peggio che andar di notte per i milioni di malati ‘rari’ che aumentano, mentre i centri oncologici vanno avanti ormai con fondi appositi e spesso privati.

Dove finiscono i finanziamenti? A cosa vengono finalizzati dalle Facoltà Mediche, se non alla didattica e all’eccellenza? Le Regioni intendono offrire solo servizi per indigenti?

E cosa faranno gli attuali quarantenni quando, a breve, toccherà a loro scoprire che … tutti i farmaci sperimentali o avanzati sono riservati alle strutture pubbliche, spesso disagevoli e non di rado insoddisfacenti?

Confidamo nel Governo Conte bis e – dopo quello disastroso con Salvini – nell’abbraccio fatale tra Di Maio e Zingaretti.

A proposito, sarà per questo che Renzi – antipatico perchè lungimirante – guarda a Macron ed ai Liberali europei, in attesa che scoppi il bubbone dei servizi essenziali assenti in alcune regioni che ‘bloccano’ l’autonomia differenziata di altre regioni?

Demata

Il debito pubblico ormai è a Cinque Stelle

16 Set

Bankitalia ha annunciato che a luglio il passivo delle Amministrazioni pubbliche e’ aumentato di 23,5 miliardi rispetto al mese precedente e  che il debito ha superato il record di giugno (2.386.381 miliardi), arrivando a quota 2.409,9 miliardi.

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L’aumento del debito registrato a luglio, spiega Bankitalia, e’ dovuto all’incremento della liquidità necessarie al Tesoro per il funzionamento generale dello Stato.

E’ rimasto pressoche’ invariato il debito degli Enti di previdenza, che ha creato il 70% del debito pubblico degli ultimi 36 anni, e delle Amministrazioni locali, che spesso e volentieri hanno rating BBB con outlook negativa.

Eppure, il risanamento che doveva iniziare nel 1974, quando chiusero Casse e Mutue, od almeno nel 1982, quando Amato e Dini disegnarono il nuovo Welfare universale, e non è certamente aumentando la spesa dello Stato all’infinito che si eliminano queste falle … specialmente se  i cittadini reclamano da Roma   l’autonomia finanziaria per il Nord e una pari spesa pubblica pro capite per il Sud.

Demata

Due semplici motivi per ridere del sovranismo

16 Set

L’idea dei sovranisti è ‘obsoleta’, forse ultimo rigurgito delle menzogne risorgimentali, ed è sintomatica dell’arretratezza ‘digitale’ del Paese.

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Facciamogliela vedere all’UE ?
Il principale indicatore di crescita italiano è l’importazione dalla Germania: buoni rapporti e molti scambi, da noi va tutto bene, cattivi rapporti e minori scambi, da noi va molto male.

Il nesso – almeno statistico – c’è, le importazioni dalla Germania sono vitali per l’Italia, vogliamo tentare la sorte e vedere come vanno le cose pagando le merci tedesche in lire?

Facciamo come ci pare ?
La valuta consente certi ‘giochetti’ solo se è di carta e la controllano gli Stati: fu per questo che si razziò tutto l’oro e l’argento sostituendolo con la cartamoneta.

Ma quando i soldi erano ‘materiali’ il mercato lo facevano i cambiavalute in base al tenore dei metalli ed alla credibilità dei reggenti. E con l’avvento del commercio elettronico globale, dei token e dei coupon in cui convertire … questo è il presente ed è il futuro.

Con le TPE (Google, Amazon, Apple, ecc.) si ritorna al libero mercato dei cambiavalute: fine della festa di quando uno Stato poteva da un giorno all’altro cambiare il valore di un foglietto stampato.

Demata