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Le ragioni di un’Italia in fuga dal Centrosinistra

22 Set

La vera domanda di queste elezioni è: al di sotto di quanti voti si parlerà di ‘disfatta’, se il dato è che Centrosinistra e M5S nel 2018 raccolsero collettivamente quasi 19 milioni di voti alla Camera?
Più di 10 milioni di voti (cioè circa il 35% dei votanti con il 35% di astensione) sarà una sconfitta ‘sopportabile’, anche se è un vero e proprio dimezzamento, oppure sarà riconosciuto come un punto di non ritorno della ‘centralità’ socialdemocratica maggioritaria?

E, mentre c’è chi ancora si diletta nel rilevare simpatie e trend nei Social da suggerire ai candidati, a debacle annunciata andiamo a vedere di cosa si tratta nella Realtà quotidiana, cioè ‘perchè’ la gente è attratta da certi riferimenti e non da altri.

A proposito di Sicurezza e Libertà private, in Italia in un anno si verificano 4 furti in casa ogni 1.000 abitanti, sembra molto poco, ma se si conta che in una casa di media ci stanno 3 persone, già siamo arrivati a 12 vittime ogni 1.000 residenti, che significa il 6% in cinque anni.
E non è poco.

A proposito di Istruzione e Innovazione (cioè Lavoro e Impresa), in Italia, 30 anni dopo il Progetto Brocca e le riforme a seguire che smantellarono la scuola di Giovanni Gentile, la situazione è grave: circa un terzo degli italiani comprende solo semplici testi, quasi la metà non sa fare i conti, pochissimi si aggiornano, tanti giovani stanno alla sala giochi.
Cosa che li rende molto esposti a truffe e fake news, oltre che a destinarli a professioni poco retribuite.

Riguardo i diritti universali, è emblematica la situazione attuale del Lazio – storicamente a governance ‘cattocomunista’ – dove 1/3 della popolazione ritiene di vivere in una realtà degradata, con stili di vita non di rado insalubri, e dove è complicato ottenere giustizia, ma può anche mancare l’acqua potabile e c’è poca speranza per chi è solo e/o anziano.

A parlare di Ambiente (e Rifiuti), sempre nell’esempio Lazio, vediamo che siamo ancora al piede di partenza con destinazione onerosa dei rifiuti in altre località e una qualità dell’aria non ottimale, nonostante la bassa densità demografica, l’esposizione a venti marittimi e l’esistenza di boschi e foreste.

Questi i motivi per cui il Centrosinistra perderà le elezioni e gli italiani, anche se le tre compagini (PD, Azione/IV e M5S) supereranno tutte e tre il 10% dei voti … dato che forse il 35% o forse oltre il 40% dei votanti si asterrà, trasformando un 6% in 10, un 9% in 14 o un 16% in 21 … sembra uno scioglilingua, vero?

A.G.

Sondaggi politici, bisogna crederci?

25 Lug

“Lista Draghi? sette italiani su dieci non la voterebbero”, “Draghi sta governando male, è giusto che se ne vada”: questi gli scoop delle ultime 24 ore, frutto di un sondaggio on line.

Ma che valore hanno i sondaggi in politica? E quelli on line? Dipende.



Il tipo solitamente usato, così detto metodo CAPI con interviste telefoniche, prevede la selezione di un campione di intervistati che riflette la dimensione demo-sociografica (la ‘community’) che si vuole approfondire.
Il metodo CAPI si basa su almeno un migliaio di interviste e risente del malcontento e dell’astensionismo, quando è applicato alla Politica ed accade che – prima di arrivare a mille risposte – diverse migliaia di contatti rifiutano l’intervista.

Poi, c’è il metodo CAWI, quello usato nel sondaggio su Draghi ed il gradimento, a cui ci hanno abituato i survey on line, che è tanto affidabile per il commercio quanto non lo è per la politica (se non a determinate condizioni).

Per almeno due motivi:
– i sondaggi on line superano il limite delle ‘non risposte’ massive del sistema telefonico, ma raccogliendo solo a chi già potenzialmente interessato o perchè già “cliente / iscritto” o perchè ha trovato il survey seguendo un link
– l’intervista tramite sondaggi on line esclude chi abitualmente non usa la rete e coinvolge maggiormente chi fa un uso prevalentemente ‘social’ e/o ‘app’ del Web e … per informarsi attinge ad un fonti ‘volatili’, potenzialmente ‘fake’, semplificate e superficiali.

Inoltre, nei sondaggi c’è sempre la criticità della formulazione dei quesiti, fornendo sufficienti opportunità per l’intervistato per individuare ‘buoni e cattivi’, costi e benefici.

Riguardo l’Agenda Draghi, ad esempio, quanto peserebbe ricordare all’intervistato dei prezzi dell’energia calmierati e della stabile uscita dal lockdown?
E riguardo il Governo Draghi di quanto si sbilancia la percezione dell’intervistato, escludendo dallo scenario (e dalla valutazione) sia i Partiti sia le Regioni, tutti coprotagonisti di scelte e soluzioni?
Quanto a Mario Draghi, come potrebbe uscire indenne dalle interviste, se il sondaggio riguarda ‘de facto’ il malcontento degli italiani?

Nel nostro caso, infine, si tratta di sole 3.900 interviste on line raccolte tra il 19 e il 21 luglio 2022.
A voi 3.900 contatti on line in 48 ore sembrano tanti?

Biden è il miglior alleato della Cina?

12 Lug

Biden (e BoJo) certamente non si aspettavano che, inviate le armi in Ucraina, USA (e UK) rimanessero a secco come ci racconta il Financial Times (link).

Infatti, è il produttore Thales UK che ha annunciato che “il Regno Unito ha esaurito le scorte” di missili anticarro NLAW e sono gli inglesi ad essere rimasti senza obici semoventi M109 ed a doverli comprare da privati.

Come è la Raytheon Technologies USA che ha confermato che “alcuni dei componenti elettronici dei missili Stinger, prodotti per l’ultima volta su larga scala venti anni fa, non sono più disponibili in commercio”, cioè non può rimpiazzare i 1.300 inviati all’Ucraina.

E se gli Stati Uniti hanno spedito circa un terzo delle scorte di missili Javelin in Ucraina, alla Lockheed Martin servono 4 anni per produrli e ripristinarli. Intanto, la Francia ha inviato a Zelenski un quarto del suo arsenale di artiglieria high tech, che richiederà quasi due anni per essere ripristinato dalla Nexter, ex Giat Industries.

Quanto ai proietti di artiglieria, la produzione dei 155mm della General Dynamics Ordnance and Tactical Systems US statunitense a stento basterebbe per due settimane di combattimento in Ucraina.
E tanto vale per il resto del munizionamento.

Da parte sua la Russia – in pochi mesi di combattimento – ha sparato tra 1.100 e 2.100 missili che equivarrebbero a quattro volte la produzione annuale degli Stati Uniti e anche gli arsenali russi non sono il Pozzo di San Patrizio, anzi mancano pezzi di ricambio e risorse per la produzione.

Ma le sanzioni hanno impattato sull’interdipendenza globale al punto che se in Russia la PJSC Sberbank ha iniziato a rimuovere i piccoli chip di metallo dalle carte bancarie non attivate per superare la carenza … in USA la crisi dei chip vede stime di produzione che addirittura arrivano al 2026.

E se il BRICS (con o senza Russia) rischia di diventare l’arbitro della situazione, c’è che ripristinare la nostra industria bellica come era nella Guerra Fredda comporta sì benefici occupazionali e speculativi, ma pone due problemi di fondo che già sono visibili in Ucraina e Russia.

Cosa ne sarebbe della Democrazia, se i cittadini sono tutti militarizzati nell’esercito o nella produzione?

Cosa succederebbe, se finisce la Guerra e chiudono le fabbriche di armi e munizioni, cioè come si arriva ad una riconversione, senza distruzione?

Soprattutto, Biden (e BoJo) conoscevano la situazione dei nostri arsenali, quando hanno promesso il loro pieno sostegno a Zelenski?

E sapevano che il tasso di inflazione annuo poteva schizzare alle stelle?
Ad esempio, negli Stati Uniti è accelerato all’8,6% nel maggio del 2022, il più alto da dicembre del 1981.
I prezzi dell’energia sono aumentati del 34,6%, a causa della benzina (48,7%), dell’olio combustibile (106,7%), dell’elettricità e del gas naturale (30,2% ). I costi del cibo in USA sono aumentati del 10,1%.

Demata

Ursula von der Leyen e Josep Borrell: due scelte adatte ai tempi di guerra?

10 Apr

Ursula von der Leyen e Josep Borrell sono rispettivamente la Presidente della Commissione UE e l’Alto Commissario per la sicurezza comune UE e se la prima sollecita l’entrata dell’Ucraina nell’Unione, il secondo era fortemente contrario, almeno un mese fa.
Il punto è che ambedue non hanno i poteri per decidere e forse anche di proporre, oltre al fatto che – come vedremo – vennero scelti per un ruolo di ‘speaker’ in un mondo in pace.

Ma se quella di Josep Borrell è una storia che possiamo ritrovare anche nelle cronache demotiche di Atene o Roma, quella di Ursula von der Leyen e dei legami familiari con la Russia, l’Ucraina, gli USA e il Regno Unito è una lunga storia che inizia nel 1700, agli albori dell’industrialesimo, del colonialismo e del capitalismo. E merita di essere conosciuta, dato che è ben nota in Russia e in Cina.

Infatti, parliamo del cotone – l’oro bianco, quello degli schiavi nei campi o in fabbrica – che arrivò in Europa per la prima volta poco prima dell’Anno Mille grazie ai Saraceni che ne sfruttavano la coltivazione nell’Alto Egitto e per molti secoli fu considerato un prodotto di lusso importato dall’India, al pari della seta importata dalla Cina.

Le cose cambiarono a partire dal 1733 quando John Kay inventò la ‘spoletta volante’, un congegno per la tessitura automatica, e soprattutto nel 1769, quando l’inventore britannico Sir Richard Arkwright ideò un sistema meccanizzato per la filatura del cotone in filato, utilizzando più fusi, azionato dall’energia idraulica. I telai erano collegati da pulegge e ingranaggi a una grande ruota di legno, che veniva fatta girare dall’acqua che scorreva attraverso un canale.

A stretto giro, intravista la possibilità di produzione di massa a costi infimi, il Parlamento inglese nel 1774 abrogò l’editto protezionistico del 1700 che vietava l’uso di tutte le stoffe di cotone colorate e venne autorizzata in Inghilterra la stampa su tessuti di cotone.

Nel 1784, l’Indian Act britannico concedeva ai governatori generali della Compagnia delle Indie la facoltà di agire in nome del governo di Londra nella loro espansione in India, dove il cotone era autoctono. Contestualmente, il 1792 fu l’anno di massima espansione delle piantagioni nelle colonie americane dove si coltivava un cotone locale.

Così nacquero in un colpo solo l’industrialesimo, il capitalismo e il colonialismo.

Giusto un paio di generazioni e nasceva anche il consumismo: nel 1858, quando Sir William Henry Perkin, direttore del Royal College of Chemistry di Londra, brevettò il primo colorante sintetico tessile derivato dal catrame di carbon fossile (un violetto brillante). Quattro anni dopo, all’Esposizione universale che si tenne a Londra nel 1862, erano esposti molti tessuti tinti con le nuove sostanze coloranti di sintesi.

Fu un secolo di grandi arricchimenti familiari, durante il quale etnie e comunità intere vennero fagocitate da questa ‘corsa all’oro’ bianco. Tra queste famiglie quella di Johann Andreas Frerichs e Johann Heinrich Frerichs, due mercanti di Brema che si stabilirono a Manchester, che all’epoca aveva il soprannome di ‘Cottonopolis’ e fondarono l’industria manifatturiera De Jersey & Co.

Nel 1840 De Jersey & Co. inviò a San Pietroburgo Ludwig Knoop, che successivamente ebbe il compito di fondare una propria azienda affiliata, L. Knoop & Co., in collaborazione con Platt Brothers, un’azienda con sede a Oldham che produceva macchine per la filatura del cotone.

Questo avvenne nel 1852, quando Knoop costruì in Estonia (all’epoca russa) 187 mulini ad acqua, mentre – però – le filande “a vapore” iniziavano ad affermarsi questo comportò un ritardo nello sviluppo industriale estone-russo, anche perché faceva affidamento esclusivamente su macchinari inglesi e su manager, tecnici e supervisori inglesi per i quali erano previste una copertura sanitaria, abitazioni, asili nido e scuole, cosa decisamente innovativa per l’epoca.

Pochi anni dopo, dal 1861 in poi la Guerra Civile Americana bloccò produzione ed esportazioni di cotone verso l’Europa, e lo zar decise che gli odierni Uzbekistan, Turkmenistan e Tagikistan venissero destinati alla produzione intensiva dell’oro bianco.

Così iniziò la diaspora degli ucraini che più o meno volontariamente si trasferirono nelle provincie asiatiche, rappresentate dall’intelligencija come un ‘Eldorado’ per coloni in cerca di ‘terra e libertà’. Solo in Siberia tra 1860 e 1916, si insediarono oltre 260.000 persone provenienti dall’Ucraina, tra cosacchi arruolati nell’esercito e coloni attratti dalla promessa di terre gratuite. .

Per i risultati ottenuti nel settore cotonifero, nel 1877 Alessandro II conferì il titolo di Barone dell’impero russo a Ludwig Knoop, che visse fino all’età di 73 anni, morendo nel 1894 a Brema. Otto anni dopo, nel 1902, suo nipote Carl Albrecht – erede non solo del lascito Knoop, ma anche della Johann Lange Wwe. & Co. , compagnia di navigazione e casa commerciale dal 1642 – sposò l’americana Mary Ladson Robertson, sorella maggiore del mercante di cotone Edward T. Robertson.

Mary Ladson era discendente del più grande commerciante di schiavi nelle Tredici Colonie, Joseph Wragg, un capitano di navi negriere nato a Chesterfield, e del principale proprietario di piantagioni con centinaia di schiavi nel XVIII e XIX secolo, John Ladson, un quacchero di Brigstock arrivato in Carolina nel 1679 dalle Barbados, dove si era arricchito e dove l’epoca dei bucanieri era ormai in declino.

L’influsso della famiglia Knoop-Albrecht-Ladson sull’industria del cotone, che come abbiamo visto è all’origine del nostro sistema legale, produttivo, occupazionale, commerciale e diplomatico che su di essa andò a costituirsi nell’Ottocento arriva fino alla moda e agli stili di vita.

Infatti, Sarah Reeve Ladson (1790-1866) fu un’icona di stile americano. Era considerata una delle donne americane più alla moda del suo tempo ed è stata oggetto di vari ritratti e sculture. Nel 2015, Maurie D. McInnis, storica dell’arte, ha sottolineato che la Ladson “faceva riferimento visivamente al gusto delle schiave intorno alle quali era stata cresciuta” con il turbante e i colori vivaci, come nel suo ritratto dipinto da Thomas Sully e come, tra le tante, Frida Khalo.

Anche se la Carolina del sud si colloca stabilmente come il 46° stato per PIL pro capite, la famiglia Ladson ha numerosi discendenti che hanno un ruolo importante sia nella società americana – uomini d’affari, avvocati e politici – sia in Germania – filantropi, direttori d’orchestra e politici.

Anche Ursula von der Leyen (nata Albrecht) è una discendente della famiglia Ladson e, come studentessa di economia alla London School of Economics alla fine degli anni ’70, ha vissuto nel Regno Unito sotto il nome di Rose Ladson, come ha confermato nel 2015 durante l’intervista “Mehr gelebt als studiert” rilasciata alla rivista Zeit. Nel 1986 ha sposato un discendente della famiglia di mercanti di seta von der Leyen, oggi direttore dell’azienda biotecnologica statunitense Orgenesis, specializzata in terapie cellulari e geniche.

Detto questo, c’è l’Huffington Post che 3 anni fa raccontava a noi italiani dei vari scandali che avevano agitato l’opinone pubblica tedesca quando Ursula von der Leyen era ministra tedesca alla Difesa, a proposito delle “consulenze per centinaia di milioni di euro e dell violazioni delle disposizioni a tutela della corretta aggiudicazione dei contratti”, della nomina dell’ex sottosegretaria agli armamenti Katrin Suder, ex consulente della statunitense Accenture, assegnataria di “contratti milionari dal 2014 in poi, secondo la Corte dei conti federale senza gara e in barba alle norme sulla concorrenza“, della Gorch Fock, la nave scuola della marina militare tedesca varata nel 1958, “il cui costo iniziale di ripristino era di dieci milioni, ma è esploso a135 milioni”, delle accuse di “plagio per la sua tesi di specializzazione in ginecologia all’Università di Hannover nel 1991” piena zeppa di citazioni non indicate, per la quale il senato accademico dell’Università riconosceva che “sono stati riscontrati degli errori”, del “personale tedesco di stanza in Lituania in una missione Nato per scoraggiare eventuali aggressioni russe che utilizza cellulari non schermati a causa della mancanza di apparecchiature radio sicure“.
Ancora peggiore è il bilancio della ‘sua’ Bundeswehr descritto a chiare lettere dall’Agenzia AGI tre anni fa (link), che certamente conoscono i vari Erdogan, Putin, Zelenskij, Biden, Xi Jinping eccetera.

Infatti, Ursula von Leyen è dal 2019 presidente della Commissione Europea, che «assicura la rappresentanza esterna dell’Unione», ma «fatta eccezione per la politica estera e di sicurezza comune», che è di competenza dell’economista catalano Josep Borrell, del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) ed Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che «guida la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea» e l’attua «in qualità di mandatario del Consiglio dell’Unione europea». 

Del resto, da tempo sia dagli avversari politici sia all’interno della Cdu sia gli alleati Nato avevano contestato la gestione delle forze armate tedesche da parte del suo ministero, accusandola di aver “fatto poco per migliorare le condizioni di un esercito logorato, in carenza di mezzi, equipaggiamenti e uomini, sottofinanziato“.  

E proprio ieri Josep Borrell ha escluso  qualsiasi ipotesi di “mediazione” europea tra Mosca e Kiev: “Torno con una lista di armi di cui gli ucraini hanno bisogno. E noi la seguiremo”, dopo che da oltre un mese insiste per sanzioni sempre più dure, visto come è stato trattato nella sua visita a Mosca.

In effetti, Josep Borrell è abbastanza noto persino alle cronache italiane, come presidente dell’Istituto Universitario Europeo, l’ente di studio e di ricerca finanziato dall’Unione europea con sede a San Domenico di Fiesole, in provincia di Firenze, in quanto dopo un anno circa (2012) dovette lasciare l’incarico, perchè “una inchiesta di El Pais rivelò che durante la presidenza dell’eccellenza accademica dell’Ue continuava a percepire 300mila euro di compensi all’anno come membro del Cda della società spagnola Abengoa, che si occupava di energie rinnovabili.

Borrell “si assunse la responsabilità, parlando di “errore procedurale” e di una “leggerezza”. Nel 2015 si è poi dimesso anche dal consiglio di amministrazione di  Abengoa poco prima che l’azienda annunciasse bancarotta.”Nel 2018 è stato multato per 30mila euro per insider trading dopo aver venduto diecimila azioni del gruppo per conto terzi”  (fonte Huffington Post) e dall’anno successivo il Parlamento europeo l’ha messo alla guida della politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea.
Del resto, perchè no: negli ultimi 30 anni, il PSOE stesso si è distinto per una serie pressoché ininterrotta di reati finanziari e abusi amministrativi, come … certamente sanno sia a Mosca, ma anche a Bruxelles, Washington e Ucraina.

Va da se che la Spagna è con la Germania il paese europeo che meno spende per la Difesa in proporzione al PIL e, se la seconda per decenni è stata governata dalla CDU di von del Leyen, la prima lo è stata dal PSOE di Borrell, ambedue partiti oggi riconosciutamente poco lungimiranti.

La prima domanda è facile: oggi, nella situazione in cui si trova l’Europa, il Parlamento UE sceglierebbe proprio Ursula von der Leyen e Josep Borrell per rappresentarci tutti ufficialmente nelle relazioni internazionali?
La seconda un po’ meno: non un’eccessiva semplificazione quella di risolvere la rappresentatività europea (in tempo di pace …) nominando come ‘speaker’ la “meglio nobiltà” atlantica ed il “lìder obrero” di turno?

Demata

Foucault e gli Strutturalisti: come nacque l’anti-Scienza

10 Mar

Paul-Michel Foucault è stato un accademico del Collège de France ed uno dei filosofi francesi che sono passati alla Storia come i ‘cattivi maestri’.

Foucault, infatti, fu uno degli Strutturalisti francesi con Claude Lévi-Strauss, Jacques Lacan, Louis Althusser e Gilles Deleuze, che rifiutavano l’idea che libertà e scelta siano spontanei, ritenendo che l’esperienza e il comportamento umano sono determinati da varie strutture. 

Anche se acclamati negli ambienti ‘progressisti’, le loro ipotesi filosofiche degli Strutturalisti si rivelarono campate per aria:

  • Claude Lévi-Strauss fu confutato scientificamente nel 1967 dallo zoologo Desmond Morris, le cui affermazioni sono confermate dalla genetica di Cavalli Sforza
  • Jacques Lacan scriveva in un modo incoerente al punto che Martin Heidegger, padre dell’Esistenzialismo ontologico, disse di lui che “questo psichiatra ha bisogno di uno psichiatra”
  • Louis Althusser propone un “Marxismo strutturalista”, talmente strampalato che il regista Jean-Luc Godard – Le Vent d’Est (1969) – fa strappare al protagonista la sua prefazione a Il Capitale
  • Gilles Deleuze ipotizzò che mode e folklore potessero elevarsi a “controcultura”, ma i fisici Alan Sokal e Jean Bricmont dimostrarono – Impostures intellectuelles (1997) – l’utilizzo maldestro e incauto che lui fece della matematica e della fisica in alcuni dei libri che lo resero famoso.

Quanto a Paul-Michel Foucault, fu certamente un personaggio geniale, ma – come lui stesso tenne a chiarire – “io non sono un profeta, il mio lavoro è costruire finestre dove una volta c’era solo un muro”.

Purtroppo, se è ‘grazie’ agli Strutturalisti che ancora oggi l’insegnamento delle Scienze nelle scuole italiane è di gran lunga negletto rispetto a quello delle Lettere, l’Umanità tutta deve a Foucault alcuni concetti piuttosto controversi ed ancora molto in voga:

  • scelta di genere – “la sessualità fa parte della libertà di cui godiamo in questo mondo. La sessualità è qualcosa che creiamo noi stessi – è una nostra creazione, assai più che la scoperta di un aspetto segreto del nostro desiderio”
  • spettacolarizzazione – “ogni individuo deve condurre la propria vita in modo tale che gli altri possano rispettarlo e ammirarlo”
  • antagonismo – “le carceri, gli ospedali e le scuole hanno somiglianze perché servono allo scopo principale della civiltà: la coercizione”

In altre parole, tutta la nostra cultura e società è permeata da questi tre assiomi di Foucault (decisamente utili al Potere che lui contesta), senza che siano stati scientificamente dimostrati e – soprattutto – senza che sia considerata la nostra opinione su Foucault e questi tre punti chiave nei rapporti tra gli individui stessi e/o verso le istituzioni.

Proprio quello “contro” cui Foucault si poneva con le sue asserzioni: bella contraddizione a dir poco …

E oggi – 50 anni dopo – possiamo anche toccare con mano a cosa perviene la “società foucaultiana”: ospedali e scuole definanziati insieme alle carceri, gente che rifiuta persino le cure per partito preso, il successo sociale come scopo primario della vita, il sesso che coinvolge persone sempre più giovani, media e partiti più attenti al potere della parola, cioè alle minoranze ‘popolari’ (sui social) piuttosto che alla maggioranza che produce.

Sarebbe ora, dunque, che – come gli altri Strutturalisti – anche Foucault venisse messo in cantina e – prima che sia troppo tardi – iniziassimo ritornare ad una visione scientifica per la sessualità, per l’individuo nella società, per il ruolo funzionale delle istituzioni eccetera.

Demata

Ucraina: anche il Papa è contro gli “interessi di parte”, ma quali?

25 Gen

Le ‘pretese’ di USA, UK e Russia per l’Ucraina potrebbero riportare la guerra in Europa, che a sua volta non ci sta, mentre dai media arrivano notizie confuse.
Ad esempio, possiamo leggere che la Russia ha ‘invaso’ la Crimea nel 2014 [link], anche se è da sempre russa, fu letteralmente ‘regalata’ all’Ucraina dal dittatore comunista Kruscev nel 1954, è comunque repubblica autonoma dal 1995 e, soprattutto, ha svolto un referendum chiedendo l’annessione alla Russia. Insomma, è la stessa Crimea russa della Guerra di Crimea del 1853 contro … la Russia … a cui partecipò anche il ‘nostro’ Regno di Sardegna.

Piuttosto, cosa ne è della Difesa Europea che tanti vogliono, che da troppo attende e di cui i media parlavano fino a poco tempo fa per le crisi libiche e siriane?

Ma poco sappiamo di cosa chiedono i vari ‘attori’.
Ed ecco, di cosa si tratta.

Ucraina

Nel 2019 il presidente della Repubblica Volodymyr Zelens’kyj ha potuto sciogliere il Parlamento per ottenere, tramite elezioni, una maggioranza a lui favorevole [link]promettendo di raggiungere una crescita economica del 40% in 5 anni, ma il paese gli si è rivoltato contro per le sue politiche liberiste e adesso non sa che pesci prendere.

Nel frattempo, Mykola Zlochevsky, il plutocrate a capo della Burisma Holdings, è latitante con reiterate accuse di essersi appropriato dei giacimenti di gas naturale ucraini a favore della ‘sua’ Burisma Holdings, quando era ministro delle Risorse Naturali e poi dell’Energia. E, se nel Cda della Burisma c’era il figlio di Joe Biden [link], oggi troviamo noti faccendieri, agenti CIA e, persino, un ex presidente della repubblica.

A sua volta, il popolo ucraino è disorientato, dato che persino il Senato statunitense ha sollevato accuse che  i ‘loro’ Democratici fossero collusi con i poteri forti ucraini per interferire nelle elezioni del 2016, dopo le intercettazioni che dimostravano le stesse interferenze (affare Nuland) nella ‘rivoluzione arancione’ del 2014.

L’Ucraina, inoltre, ha notevolmente incrementato i propri effettivi militari e ben oltre il 10% della popolazione dipende da questa ‘economia di guerra’, se l’esercito ucraino di terra vanta oltre 170.000 militari a cui vanno ad aggiungersi la Guardia Nazionale con i suoi 50.000 uomini, ed altri 10.000 miliziani stranieri del Battaglione Azov. Queste forze ucraine sono in gran parte dislocate non a difesa di Kiev o negli Oblast contesi, ma a ridosso dei confini dell’Unione Europea. [link]
Anche la forza aerea è consistente con le sue circa 300 unità, i droni turchi Bayraktar TB2 (inviati da Ankara per accordo bilaterale, non tramite la NATO), che sono già stati utilizzati contro postazioni separatiste. La difesa contraerea è stata recentemente dotata di missili Javelin statunitensi. [link]

Russia

Il dispiegamento di forze russe è ‘paritetico’ alla crescita dell’esercito ucraino e il fattore di ‘stress’ sarebbe (secondo gli americani) nella distanza più o meno maggiore dal confine ucraino. [link]
In realtà, i sistemi semoventi Bastion [link ] armati con missili ipersonici P-800 Oniks e missili da crociera stealth subsonici Kh-101 [link] che possono raggiungere bersagli a diverse centinaia e migliaia di chilometri.

Le ‘ragioni’ della Russia riguardano tre territori storicamente russi, prima che il dittatore comunista Kruscev non li donasse all’Ucraina nel 1954: la Repubblica di Crimea, la provincia moscovita di Kharkiv e gli Oblast di Luhansk e Donetsk.

Nello specifico, per la Russia è essenziale la protezione del Mar d’Azov, dove a Rostov ha base la storica Flotta del Mar Nero con pregresse infrastrutture difensive che si estendono in Crimea e negli Oblast ucraini. Quanto a Kharkiv, va ricordato che è l’industria aereonautica Antonov, acquisita brevetti russi e chiavi in mano dallo stato ucraino, è ora in via di privatizzazione dopo essere stata rinnovata a carico dei contribuenti … europei e statunitensi tramite aiuti allo sviluppo.

Inoltre, la Russia reclama ben altre ingerenze degli Stati Uniti in Ucraina, dal complotto che ha portato alla ‘rivoluzione arancione’ del 2014 a quello che ha condizionato le elezioni del 2016 fino alla semi-autocrazia dell’attuale presidente insediatosi nel 2019.

La Russia, infine, ha ben chiaro che l’Unione Europea ha una propria sovranità militare, specialmente dopo le vicende siriane e afgane: è prevedibile che possa vedere come una minaccia le forze non europee (statunitensi e britanniche) dislocate ai suoi confini o poco lontano da essi, cioè pretende non solo che l’Ucraina resti fuori dalla Nato, ma anche il ritiro delle truppe anglo-statunitensi Nato dalla Romania e dalla Bulgaria. 

Unione Europea

L’UE dovrebbe essere la ‘regina’ dei negoziati ucraini, dato che vanta una tradizione di dialogo con la Russia, non ha interesse che le risorse naturali e industriali ucraine cadano in mano ad oligarchi ed – almeno sulla carta – ha un proprio dispositivo di supporto e difesa militari, oltre a truppe di provata affidabilità come quelle francesi e italiane.

Purtroppo, la politica internazionale Dem non prevede questo: nel febbraio 2014, furono rese note [link] le intercettazioni tra l’ambasciatore statunitense in Ucraina e  la sua incaricata per gli affari militari in Europa Victoria Nuland, mentre stava fomentando la ‘rivoluzione arancione’, che dice a chiare lettere “fuck the EU”, per impedire all’Unione europea la ricerca di una soluzione alla crisi ucraina [link].

Ed è dell’altro ieri “l’umiliazione” anglosassone nel dover spostare in Ucraina dai paesi baltici i propri asset dato che gli europei non ci stanno a mettere eserciti e logistica, mentre il presidente Biden invoca le portaerei nel Mar Nero, ma si sente rispondere dal presidente turco Erdogan (che controlla Bosforo e Dardanelli) di essere disponibile ad un incontro con Putin a Mosca.

Quel che è certo che è l’Europa che si è estesa ad est a partire dall’accordo di associazione [link] del 16 dicembre 1991 (in vigore dal 1° febbraio 1994) tra l’Unione e la Polonia, mentre fu ammessa nella Nato più di sette anni dopo, il 12 marzo 1999. Non viceversa.

Difesa Europea e Nato possono coesistere - Limes

Stati Uniti

Come in Afganistan o in Siria e Somalia, anche in Ucraina gli USA (e con loro oggi la Gran Bretagna) e sono molto lontani dalle loro coste, mentre sull’Ucraina si abbattono le stesse disgrazie economico-finanziarie che hanno vessato l’America Latina. E – dopo Brexit e dopo il patto militare Aukus – arriva una eventuale guerra ‘per procura’ che avverrebbe alle porte dell’Unione Europea, con relativi profughi, danni ambientali, speculatori e milizie più o meno mafiose.

Ma nessuno andrebbe a tre o quattro rioni di distanza a dire come tenere i giardinetti o dove porre le fermate dei bus o cosa vendere nei supermercati eccetera, salvo che … non abbia da vendere o comprare qualcosa.

Infatti, le partecipazioni anglosassoni di alto livello nella Burisma Holdings suonano come ‘conflitto di interessi’ e, scorrendo articoli e approfondimenti, le motivazioni dei Dem statunitensi e del presidente Biden non sono affatto chiare:

  • insistono con la richiesta di garanzie ‘democratiche’, ma sono proprio loro a ricevere accuse di interessi politici e finanziari a partire almeno dal 2014
  • non vogliono dei negoziati multilaterali con un’Unione Europea protagonista ed è passato alla storia il veto posto nel 2014 dalla negoziatrice statunitense (“Fuck the EU!”)
  • non considerano una soluzione che avalli l’autonomia di regioni e province o protettorati, come è normale in Europa, ma … non in Irlanda, Galles, Portorico, Scozia, Panama, Haiti eccetera
  • hanno vistosi interessi sia nel gas ucraino sia nella produzione low cost di aeroplani, ma anche nella destabilizzazione del dialogo UE-Russia … con corrispettivo blocco del gasdotto North Stream ed altro ancora
  • non hanno assolutamente interesse che la capacità produttiva europea vada ad espandersi verso est, generando occupazione, ricchezza, sviluppo e … concorrenza.

E, ad un anno dall’insediamento di Biden, i Dem USA non hanno colto risultati e l’economia statunitense ‘rallenta’, mentre l’Unione Europa da giugno – con alle spalle la pandemia e ad elezioni presidenziali ‘fresche’ in Italia e Francia – ha tutti i crismi per ripartire alla grande.
Cosa meglio di un conflitto di trincea ai confini con milioni di profughi ucraini da ricollocare a casa nostra e con sanzioni antirusse che ci mettono in mani altrui per l’energia e i minerali?

E’ un’ipotesi maliziosa, certamente, ma spiega il silenzio dei vertici italiani, francesi e tedeschi.
Ma, domenica scorsa, al termine dell’Angelus, anche Papa Francesco ha raccomandato ai fedeli (tra cui Joe Biden, cattolico) che in Ucraina: “ogni azione e iniziativa politica sia al servizio della fratellanza umana, più che di interessi di parte”. Più chiaro di così?

Quello che è certo è che anche i diretti interessati tacciono, salvo qualche prudentissimo intervento del presidente Zelensky: perchè gli ucraini dovrebbero preferire di ritrovarsi tra pochi mesi peggio che in Iraq, mentre … le ‘previdenti’ Polonia, Ungheria e Slovacchia costruiscono muri e reticolati già da tempo.

Demata

SSC Napoli, quale squadra dopo Insigne?

16 Gen

Dinanzi alla crisi finanziaria e politica del Sistema Calcio, c’è poco o nulla da obiettare sulle decisioni di Aurelio De Laurentiis (sia grande e sia lodato) di contingentare gli ingaggi e di rapportarli ai risultati stagionali.
E ci sarà un grande ricambio di cui, forse, molti hanno sentore, se la rosa vede sei ruoli da coprire solo a parlare degli svincolati.

Vediamo di cosa si tratta.

Quello che è importante sapere, trattandosi di investimenti e ammortamenti, che SSC Napoli adotta uno schema per le plusvalenze che possiamo semplificare come: 40% il primo anno, 30% il secondo anno, 20% il terzo anno, 7% il quarto anno e 3% il quinto anno.
In pratica, SSCN andrebbe in parità se il calciatore acquistato per 50 milioni viene ceduto per almeno 30 milioni il primo anno, 15 milioni il secondo anno, 5 milioni il terzo anno, 1,5 milioni il quarto anno e 750mila euro il quinto anno.
Tutto il resto è plusvalenza contabile.

Naturalmente, un altro bilancio da farsi è quello per un calciatore che ha un discreto ingaggio, ma un rendimento limitato (es. riserva) e un valore calante. E non c’è da dimenticare che la società deve sostenere anche tutti gli ingaggi.

E questo – nel mondo ‘vile’ ma concreto dei numeri – è il risultato.


Dunque, la campagna acquisti della SSCN dovrà innanzitutto coprire i ruoli che si svincolano, ma anche quelli che saranno ceduti.
Sono almeno 10 posizioni, sempre che non partano anche Meret e Fabian o, addirittura, Koulibaly: davvero tante.

Infatti, andrà preso almeno un portiere per sostituire Ospina (se non anche Meret) e un centrale al posto di Juan Jesus. Poi, servirà un laterale destro al posto di Malcuit e due laterali sinistri al posto di Rui e Ghoulam, più almeno un centrocampista tra Demme e/o Fabian e – soprattutto – saranno da trovare un’ala, un trequartista e una seconda punta per sostituire Lozano, Insigne, Ounas e Mertens, nonchè una prima punta, se l’offerta per Osimhen fosse eccezionale.

Tanti avvicendamenti, che dovrebbero rendere improbabile la partenza di Koulibaly, il ‘comandante’, che priverebbe la SSN Napoli di una personalità storica e carismatica, indispensabile se si vorrà un gruppo ben amalgamato e ‘napulitano’.

I nuovi nomi? … il mercato del calcio è colmo di svincolati, svincolabili, prestabili, opzioni last minute eccetera. Ma potremmo vederne di belle questa estate.
In altre parole, il futuro della rosa è nelle mani della stessa rosa: se SSC Napoli si qualificherà per la Champions, sarà anche possibile affrontare sia gli acquisti sia qualche rinnovo ‘importante’, come per Fabian e Osimhen oltre che lo stesso Koulibaly.

AG

La bella Narni e il mistero delle scuole chiuse

10 Gen

La Presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, era stata chiara (link): “a meno che di nuovo norme nazionali al momento non ci sono problemi talI da prolungare la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in Umbria.

Ed anche le norme per la ‘chiusura delle scuole (link) sono chiare:

  1. Regioni e Sindaci possono derogare esclusivamente in zona rossa e in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità”
  2. è data “facoltà ai dirigenti scolastici, in assenza di disposizioni da parte delle Aziende Sanitarie, di poter farsi carico della chiusura dei plessi/istituti/classi in caso di cluster e/o mancanza di personale”

Fa, dunque, notizia che il Sindaco di Narni in Umbria (link) ha ordinato da oggi l’interdizione delle attività in presenza delle scuole di ogni ordine e grado, la sospensione dei i servizi socio-educativi per la prima infanzia, pubblici e privati, e lo svolgimento di attività sportiva di gruppo.

Un vero mistero, anche senza chiedersi perché chiudere i campi sportivi all’aria aperta, ma non i laboratori scolastici a stretto contatto.

Infatti, il Comune di Narni – innanzitutto – indica l’art. 32 della Costituzione: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Infatti, la Costituzione (art. 117) prevede che “la potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni … hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite”.
Ma, se la “Repubblica” è il soggetto competente, cioè lo Stato e le Regioni innanzitutto, è spontaneo chiedersi in che termini un sindaco ha “l’esercizio delle funzioni in materia di igiene e sanità pubblica” in piena autonomia e “motu propriu” rispetto allo Stato e alla Regione?

La scelta del Sindaco Francesco De Rebotti, noto esponente PD in Umbria, sembra pervenire su sollecitazione dei dirigenti delle Istituzioni Scolastiche autonome di Narni: “in data 8 gennaio 2022 si è tenuto un incontro tra l’Amministrazione comunale, le Dirigenti scolastiche e una rappresentanza della USL Umbria 2, nel quale è emerso un elevato numero di contagiati in tutte le fasce di età scolastica, un numero di alunni vaccinati risulta ancora limitato, una parte del personale scolastico risulta essere in isolamento preventivo o contagiato, non è possibile effettuare un tracciamento efficace e puntuale.”
Perché il Comune di Narni chiude istituti, scuole, asili e campi sportivi per quelle che sono facoltà (ed adempimenti) dei dirigenti scolastici proprio per la chiusura dei plessi/istituti/classi in caso di cluster e/o mancanza di personale?

L’ordinanza sindacale di Narni indica la legge 23 dicembre 1978, n.833 art. 32, che concede ai Comuni il potere di “ordinanza di carattere contingibile ed urgente”, che è un atto emanato in casi eccezionali di particolare gravità e urgenza, per le finalità indicate dalla legge.
Dove è che l’ordinanza sindacale di Narni indica le “finalità” per cui si chiudono scuole, asili e campetti, dov’è “l’urgenza” senza una prescrizione della ASL, qual’è la particolare “gravità” in una cittadina con una densità abitativa molto bassa, di soli 97,24 ab./kmq, se nei municipi ‘centrali’ della Capitale si arriva fino a 9.000 ab/kmq?

Soprattutto, perchè chiudere i servizi per la prima infanzia, se gli alunni non sono vaccinabili comunque, le educatrici son tutte vaccinate e il Comune non dovrebbe avere alcuna difficoltà a sostituire le 4-5 che andassero in quarantena?

Perchè “prevedere che, in caso di riapertura delle scuole dal 10 gennaio 2022, si possa riscontrare in pochi giorni una situazione diffusa”, ma non farlo anche per la settimana dopo … quando la circolazione della variante Omicron sarà ancora maggiore? Quando, da sabato 16 gennaio 2022, cesserà l’ordinanza sindacale, ma non la diffusione del contagio e le quarantene, cosa farà il sindaco di Narni?

Soprattutto, Narni versa in una situazione di igiene e sanità pubblica grave, urgente e contingente, rispetto al resto d’Italia?

Un bel mistero, al Comune di Narni.

D.

Maturità 2022: cinque domande per un ministro

29 Dic

Anche per i prossimi Esami di Stato si prevede una soluzione di compromesso, anziché prevedere un ritorno alla normalità, visto che tutti i docenti devono essere vaccinati, come lo sono gran parte degli alunni, e che non è più inverno, ma estate. Del resto, da sempre esistono le sostituzioni per i commissari e il rinvio delle prove per gli alunni, in caso di malattia o infortunio.

Secondo la bozza del ministero dell’Istruzione anticipata oggi dal Sole24 Ore, l’esame si svolgerà in forma ancora una volta semplificata e agevolata, consistendo solo in

  1. una prova scritta d’italiano di carattere nazionale, ma comune a tutti gli indirizzi di studio;
  2. una “tesi di diploma”, con argomento assegnato ai maturandi entro aprile e riconsegnata entro maggio;
  3. un colloquio orale, strutturato in più fasi da svolgersi nell’arco della solita oretta.

Saranno felici in tanti, ma non è certamente quello che serve ai giovani, all’occupazione e alla nazione, almeno stando a quello che si è promesso e chiesto in Europa: il PNRR prevede innovazione tecnologica e formazione professionale.

Perché il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, nell’accogliere le richieste di linguisti e studiosi non introduce – finalmente – una prova di italiano che verifica la correttezza linguistica e la comprensione del testo, che tanto danno sociale e finanziario causano quando mancano?

Cosa si intende per “ritornare alla normalità”, se si cancella la prova in presenza proprio per la materia di indirizzo (seconda prova scritta), quella che certamente più dell’italiano da conto dei risultati conseguiti negli studi?

Quale credibilità ha una “tesi di diploma”, ricordando come vanno (male) le prove Invalsi, se l’argomento è discrezionale, invece che sorteggiato o uguale per tutti, e se la si svolge con il ‘supporto’ di parenti, amici e docenti?

A cosa serve oggi una prova orale di 30-60 minuti e soprattutto quanto è credibile senza il corredo di questionari appositi per ogni disciplina, che dovunque – persino in Francia – fanno fede?

Demata

I negazionisti del Covid-19 e le pandemie che arriveranno

10 Dic

I negazionisti affermano che il Covid non è così pericoloso come dicono gli esperti, questa la sostanza.
Dunque, al di là degli anziani che farebbero bene ad auto-isolarsi (secondo l’etica dei negazionisti, non la nostra), non c’è ragione per cambiare stile di vita.
Non serve una laurea scientifica, medica o tecnica per fare un ragionamento così semplice e – di conseguenza – i negazionisti ritengono di essere nel giusto, soprattutto se chi ha effettiva competenza cerca di convincerli con ragionamenti complessi.

Ma non servono grandi ragionamenti per confutare il loro errore più grande: cosa sarebbe accaduto se invece del Covid si fosse diffuso un virus più letale, ad esempio la Spagnola che colpiva i più giovani?
Una mattanza …

I negazionisti dimenticano che siamo circa 9 miliardi di umani, spesso concentrati in appartamenti e città, in continuo contatto con persone di arrivo da luoghi lontani, non di rado con una cattiva alimentazione, spesso amanti di stili di vita malsani/promiscui, l’Istruzione scientifica langue, la Formazione cala, la Sanità cede il passo ai Consumi, il Degrado urbano sommerge centralità e periferie, Opinione e Socialità sono mere esibizione di se …
Erano anni che – vista questa situazione – ci si attendeva uno sfondamento virale, una Pandemia, e l’Ebola c’era quasi riuscito almeno in Africa Centrale.

Dunque, ammesso e non concesso che i Negazionisti abbiano in qualche modo ragione, come sarebbe andata secondo loro se, invece dell’innocuo (secondo loro) Covid, arrivava qualcosa di più letale?

E, visto cosa comporta comunque il Covid, a partire dalle normali attività mediche che si bloccano per soccorrere i malati di pandemia, perchè non dovremmo imparare da questa vicenda e rendere la nostra società meno vulnerabile sul fronte sanitario e dell’occupazione?

Oppure il Negazionismo del Covid-19 è solo un modo per rifiutare la prospettiva di ammalarcisi e lasciarci la pelle?

Piuttosto, chi è così preoccupato per imprecisate ‘cospirazioni’ e improbabili ‘dittature’ da infastidire il lavoro dei sanitari negli ospedali o da invadere piazze e parchi, perchè non si batte per una società più istruita, meno corrotta e più condivisa se vuole proteggersi dalle pandemie che arriveranno e non solo da quelle?

Demata