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Superbonus facile: i responsabili politici

15 Feb

Erano i tempi del governo Conte quando venne stanziato il superbonus per ben 18 miliardi fino alla fine del 2022, favorendo una truffa «tra le più grandi che la Repubblica abbia mai visto», perchè « si è voluto costruire un sistema che prevede pochi controlli». 

A dirlo non è un uomo qualunque, ma quel Mario Draghi che per decenni ha firmato i bilanci della Banca d’Italia e della Banca Centrale Europea: non un’opinione personale o un parere tecnico, ma un verdetto: “chi tuona sul Superbonus è chi ha scritto la legge e ha permesso di fare lavori senza controlli. Oggi il bonus rallenta per i sequestri e le frodi”.

Del resto, quel che è avvenuto è particolarmente grave: truffe per 4,4 miliardi, sequestro preventivo di 2,3 miliardi di crediti ceduti (e per 1,5 miliardi già incassati), Poste italiane e Cdp, che hanno sospeso le piattaforme di acquisto dei crediti.

Ma chi è stato il responsabile politico?


Il Superbonus fa capo al Decreto Bilancio (D.L. 19/05/2020, nr. 34) firmato “SU PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’economia e delle finanze”, cioè il leader dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte, e il sindaco PD di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, ed il Guardasigilli era il Ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede.

Il motivo per cui quel Consiglio dei Ministri incluse quel Superbonus nel Decreto Bilancio fu “la straordinaria necessità ed urgenza di stabilire misure in materia sanitaria, di sostegno alle imprese, al lavoro ed all’economia, in materia di politiche sociali nonché misure finanziarie, fiscali e di sostegno a diversi settori in connessione all’emergenza epidemiologica da Covid-19”.

Un anno dopo, il Governatore della Regione Lazio e leader del PD, Nicola Zingaretti, scriveva (link) che “sul superbonus si sta andando avanti e bene. Può essere una svolta vera” e che “è molto importante che il governo proroghi fino al 2023 uno strumento rivoluzionario”.
Ed era maggio 2021 quando al convegno del Consiglio Nazionale Ingegneri:

  • Enrico Letta si spendeva per l’estensione del Superbonus (link)  “E’ un impegno che ci prendiamo in modo significativo, è un bene per la ripartenza, è una misura fra le piu’ importanti. “E’ una questione di buon senso e di amore per il Paese”
  • Giuseppe Conte, non più premiere e non accora leader del M5S, assicurava che “la misura del Superbonus 110% ora viene studiata anche da altri paesi europei. Il M5S si farà garante della sua estensione fino al 2023. No a battute di arresto” 
  • Alberto Bagnai (Lega) si lagnava che “la complicazione delle procedure del Superbonus 110% è uno strumento inconsapevole di austerità”.

Ma non mancava qualche voce critica, come l’intervento alla Camera del 20 gennaio 2021 di Luca Squeri (deputato Forza Italia e dirigente Confcommercio), che sottolineava come “abbiamo un piano che manca di coerenza, disperde risorse importanti nella giungla degli incentivi e dei superbonus, fa finta di accontentare tutti ma non è altro che l’ennesima occasione mancata”.

“Però così lasciamo languire altri settori, più strategici per l’Italia”, mentre “dobbiamo sostenere le nostre filiere industriali”, come precisa oggi il vice-leader della Lega e Ministro delle Infrastrutture, Giancarlo Giorgetti. (link) “Stiamo drogando l’edilizia, un settore in cui l’offerta di imprese e manodopera è limitata”, mentre “ci sono da affrontare la rivoluzione digitale ed energetica, e lo choc dell’automotive che deve affrontare il passaggio all’elettrico. E invece diamo soldi ai miliardari per ristrutturare le loro quinte case delle vacanze. Ride tutto il mondo”.
E aggiunge che il Parlamento (cioè anche la Lega) ha “allargato troppo le maglie” dopo che “il governo aveva cercato di limitarlo in legge di Bilancio”.

In effetti – nonostante le inchieste stavano facendo emergere un sistema di truffe per miliardi – il 22 dicembre 2022, la Camera dei Deputati approvava una serie di emendamenti al Bilancio:

  • estensione del superbonus per mini-condomini e villini presentato (link) dai deputati dei Cinque Stelle e PD on. Sut , Benamati, Moretto, Bersani, Nardi, Deiana, Pezzopane, Fregolent, Muroni, Rotta, Pastorino, Alemanno, Berardini, Carabetta, Chiazzese, Giarrizzo, Masi, Papiro, Paxia, Perconti, Scanu, Vallascas, Mor, Serracchiani , Fassino, Sensi, Pagano, Fragomeli, Piccoli, Quartapelle, Viscomi, Incerti, Carnevali, Borghi, Gribaudo, Bonomo, Manca, Soverini, Zardini, Braga, Berlinghieri, Bruno, Buratti, Cantini, Cantone, Cenni, Ciampi, Critelli, De Giorgi, De Menech, Frailis, Losacco, Madia, Miceli, Navarra, Pellicani, Prestipino, Romano, Rossi, Sani, Topo, Zan, Del Barba, De Maria , Spadoni, Gagnarli, Gallinella, Adelizzi, Buompane, Donno, Flati, Gallo, Gubitosa, Lorenzoni, Lovecchio, Manzo, Misiti Carmelo, Raduzzi, Sodano, Torto, Trizzino, Berti, Sarti, De Carlo, Romaniello, Olgiati, Cancelleri, Caso Andrea, Giuliodori, Scerra, Grimaldi, Maniero, Martinciglio, Migliorino, Ruocco, Troiano, Maglione, Zanichelli, Ascari, Saitta, Grippa, Dori, Terzoni, Serritella, Alaimo, Galizia, Barbuto, Villani
  • cessione del credito e sconto in fattura per tutti fino al 2025 – presentato (link) dai deputati della Lega on. Comaroli, Garavaglia, Bellachioma, Borghi, Cattoi , Cestari , Frassini, Gava, Paternoster e (link) di Forza Italia on. Mandelli, Squeri , Occhiuto, Prestigiacomo, Cannizzaro, D’Attis, Pella, Russo, Giacomoni
  • estensione dei benefici fiscali fino al 2024 – presentato (link) dai deputati della Lega on. Frassini, Garavaglia , Bellachioma, Borghi, Cattoi, Cestari, Comaroli, Gava, Paternoster, Guidesi, Piastra, Ribolla, Di Muro, Fogliani, Covolo, Patelli, Fiorini, Maggioni, Andreuzza, Murelli, Cecchetti, Cavandoli, Tombolato, Lucentini , Gusmeroli
  • agevolazioni per asseverazioni e visto di conformità (link) – presentato dai deputati di Forza Italia on. Mazzetti, Gelmini, Occhiuto , Prestigiacomo, Pella, Cortelazzo, Rosso, Ruffino, Fontana, Tartaglione, Cappellacci, Ripani.

Emendamenti che si sono aggiunti al testo già emendato in Commissione, proposti e votati dai partiti di governo eccetto Italia Viva e Fratelli d’Italia (che non è nel Governo).

Ma … da dove si prenderanno i soldi secondo gli emendamenti di PD, Cinque Stelle, Lega e Forza Italia?
Una bella fetta dovrebbe arrivare (secondo loro) dalle imposte derivanti da servizi digitali, da innanlzare al 15%. Eh già …

Se questo è quel che passa nella testa di chi fa politica … è ben chiaro a tutti perchè Mario Draghi deve restare a capo del Governo, rinunciando (per ora) al settennato?

Demata

Gigafactory: Roma arranca, Torino spinge e Termoli perde?

28 Gen

L’8 luglio 2021 era arrivato l’annuncio di Stellantis (Fiat-Chrysler-Peugeot) di investimenti per “oltre 30 miliardi di euro entro il 2025” nella Gigafactory di batterie per le auto elettriche che si farà a Termoli, in Molise. [link]

Infatti, Termoli è una cittadina che ha ormai una solida tradizione industriale, da quando – 50 anni fa – venne inaugurato uno stabilimento della Fiat. Una fabbrica ‘gloriosa’ dove si producevano gli innovativi motori ‘Fire’ e dal 2005 quelli della Alfa Romeo Giulia. Da quel 1972, a Termoli sono stati prodotti oltre venti milioni di motori e oltre tredici milioni di ricambi, con un’occupazione che oggi sostiene circa 2.400 dipendenti e un indotto di circa 20mila abitanti.

All’epoca dell’annuncio, però, la FCA di Termoli faceva un abbondante ricorso alla Cassa integrazione e c’erano rallentamenti per l’avvio della produzione di motori ibridi, e non a caso il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti esprimeva soddisfazione ma anche cautela: “come ministero dello Sviluppo economico abbiamo lavorato affinché questo accadesse. Ora deve proseguire il confronto sul piano industriale con le parti interessate”.

Infatti, oggi, la Stellantis corregge il tiro: “Stiamo negoziando con il governo, ma non abbiamo ancora concluso” e si dice pronta a restituire in anticipo il prestito con garanzia Sace, che prevedeva impegni su stabilimenti e personale in Italia.

Quale sia il problema è ben chiaro e non è nel Governo e – forse – neanche in Fiat..

Ieri, l’AD di Stellantis Tavares ricordava a tutti che “se l’elettrificazione non verrà sostenuta ci sarà un impatto sulla crescita del mercato dell’auto elettrica e questo genererebbe altre conseguenze”, dato che la “brutalità del cambiamento crea rischi sociali“, a proposito del passaggio a motori solo elettrici nel 2035

In altre parole, Roma è motivata e competente per innovare l’Italia, se ha avuto enormi difficoltà per eliminare le auto Euro 0, non sa ancora come gestire i propri rifiuti e solo da poco si stanno diffondendo i pagamenti elettronici per servizi pubblici?

Ed, a suo tempo, il presidente della Regione Alberto Cirio e la sindaca di Torino Chiara Appendino non gradirono (a nome della cittadinanza tutta) la scelta di Termoli: “questa decisione tradisce Torino. Tradisce il Piemonte, la sua storia, i suoi lavoratori, le sue Università e in generale una terra che ha inventato l’auto, ha investito, ha rischiato e che ha un credito enorme verso questa azienda e verso questo Stato”.

Come anche sul fronte sindacale è ben chiara la posizione del segretario generale della Fiom torinese Edi Lazzi: “continuo a pensare che l’allocazione ideale era proprio Mirafiori per le ragioni ricordate durante la nostra manifestazione di lunedì. Adesso bisogna immediatamente iniziare a ragionare su quale missione produttiva per gli stabilimenti italiani complessivamente e in particolar modo per quelli torinesi”.

Una fabbrica con una solida tradizione nella produzione di motori vale quanto una che verniciava le carrozzerie?

Termoli e il Meridione dovranno sacrificarsi (ancora una volta) per tutelare gli interessi piemontesi come avvenne nella vicenda della fabbrica degli F-35?

Anche se, senza sviluppo industriale, ma con una ricca capacità idroelettrica, il futuro di Termoli e dintorni sarà quello di farsi succursale di Foggia e della Puglia, inevitabilmente?

E per quale ragione tutto queso, se il decentramento strategico delle strutture Fiat piemontesi va avanti e, a luglio scorso, è arrivato l’annuncio che verrà venduto l’edificio torinese di via Nizza 250 (Lingotto), completato nel 1926 e dove avevano sede gli uffici di Gianni Agnelli, Vittorio Valletta e Sergio Marchionne?

Piuttosto, Roma riuscirà a riformare il mercato ‘pubblico’ dell’energia e le competenze esclusive delle Regioni e dei Comuni che tanto ostano con l’elettrificazione ‘su strada’ che serve per ricaricare le auto elettriche?

A.G.

Obbligo di vaccino, la Lega e la situazione in Lombardia

5 Gen

Stando ai dati diffusi dalla Regione Lombardia, tra i 9,5 milioni circa di persone vaccinabili, i vaccinati con una sola dose sembrerebbero essere a prima vista il 91% e quelli con il ciclo completo (seconda dose o dose unica) addirittura il 100%, mentre i lombardi che avrebbero ricevuto il booster sono il 55%.

In realtà, andando ai dati nei dettagli provinciali, le prime dosi sono al 75%, circa 7,5 milioni che si assommano agli almeno 1,4 milioni di lombardi che hanno già contratto il Covid (1.330.000 secondo JHU CSSE COVID-19 Data).

Ma più o meno lo stesso (80% circa) è il numero di coloro che in Lombardia hanno completato il ciclo vaccinale (2° dose/unica), mentre la media regionale dei lombardi vaccinati con il booster forse arriva al 35%.

In termini concreti, il 20% di non vaccinati nella Lombardia equivale a quattro persone ogni 20 (su un bus, in un’aula, al bar) e questo fa una bella differenza con il resto d’Italia, che arriva al 90% di persone con almeno una dose o guarite da al massimo 6 mesi, cioè una ogni dieci soltanto.

Sarà una caso, ma – a differenza di tante altre regioni – in Lombardia non è facile trovare in bell’evidenza un chiaro invito alla vaccinazione. Anzi, c’è un ‘gravame’ che pesa su tanti medici e strutture: “l’evidente manovra di dismissione (svendita?) della sanità pubblica in generale e del territorio in particolare”, come scriveva due mesi fa (link) il Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano. In effetti, il modello misto assicurativo (‘pro soluto’) della Lombardia non prevede(va) una infrastruttura sanitaria pubblica tale da reggere l’urto di una pandemia, in termini di prevenzione territoriale, di dotazione delle strutture e di sovraffollamento degli accessi/slot.

Sarebbe una scommessa enorme per la Lega, quella di opporsi all’obbligo vaccinale, mentre nella ‘propria’ regione c’è un non vaccinato ogni cinque persone.
Come sarebbe una responsabilità politica non banale, quella di essersi nuovamente associata con i Cinque Stelle uno stallo populista che dura ormai da anni, grazie a loro. Una vicenda che inizia a somigliare ad una commedia dell’arte in salsa ‘social-televisiva’, con Salvini vs Renzi come Conte vs Draghi o Meloni contro Letta e così via

Demata

Società di massa e disturbi della personalità

10 Dic

(tempo di lettura 3-5 minuti)

Il Disturbo Anancastico di personalità è una patologia classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con il codice ICD-10 F60.5.

Ne soffre in modo più o meno grave chi ha una personalità caratterizzata da

  1. eccessive coscienziosità e preoccupazione per i dettagli,
  2. ostinazione, rigidità e intransigenza,
  3. perfezionismo, tendenza al controllo.

Il Disturbo Anancastico può essere sottovalutato, perchè spesso il sintomi non raggiungono l’intensità propria del disturbo ossessivo-compulsivo (codice ICD-10 F42) e/o si sovrappongono a quelli ansioso-depressivi lievi (ICD-10 F40-48).

A differenza del disturbo ossessivo-compulsivo e di quelli ansioso-depressivi lievi, il Disturbo Anancastico di personalità non ha una terapia farmacologica d’elezione.

L’obiettivo terapeutico dell’approccio psicodinamico ed interpersonale è quello di identificare e modificare gli schemi mal-adattivi infantili, ossia ricordi, emozioni e pensieri che regolano comportamenti ed emozioni, come la convinzione di dover evitare/respingere le ‘critiche’ degli altri, perché chi sbaglia deve essere severamente punito.

La guarigione arriva nel momento in cui la persona riesce ad:

  • a) accettare che il desiderio di ignorare i ‘cattivi sentimenti’ è destinato a fallire e che è necessario integrare la rabbia, l’avidità e la dipendenza piuttosto che ripudiarli,
  • b) individuare la connessione tra prime esperienze infantili e i problemi attuali, con l’obiettivo di sviluppare compassione ed empatia per se stessi da bambini,
  • c) raggiungere un certo grado di equilibrio per avere la capacità di tollerare dei compromessi e di essere in grado di sbagliare senza disapprovarsi.

Un fenomeno sociopsicologico è il manifestarsi degli stessi sintomi in più di una persona e non è affatto qualcosa di raro. Ad esempio, si è verificato su vasta scala in tanti casi di ‘isteria di massa’ , di perdita del senso di ‘responsabilità individuale’, dello “spostamento verso il rischio”.

Ad oggi, il Disturbo Anancastico di personalità non è riconosciuto dalla Medicina anche come un fenomeno sociopsicologico e resta un male per la salute individuale.
Ma anche l’isteria (es. streghe di Salem), l’inerzia (es. sotto il Nazismo) e la polarizzazione (es. durante la Guerra Fredda) non furono inizialmente riconosciuti come dei fenomeni sociopsicologici patologici ed ancora oggi non sempre sono riconosciuti come tali, pur avendo dirette ricadute sul consenso politico e sull’insicurezza sociale.

Dopo gli ‘odiatori’ (haters), certi negazionismi sono un nuovo fenomeno sociopsicologico?

Demata

Roma Capitale e i Servizi domiciliari durante il Covid-19

17 Mar

Il Governo d’intesa con le Regioni potrebbe prevedere con urgenza degli obblighi per i Comuni riguardo l’assistenza domiciliare, onde intervenire con la Protezione Civile ed in modo omogeneo.

unnamed (1)Facendo una ricerca su Google (“servizi domiciliari” + “comune”) si trovano diversi interventi dei Governatori regionali che invitano i Comuni a fare la loro parte, ma sono pochi gli avvisi di servizi attivi per anziani e disabili poco autosufficienti o ‘fragili’.

– Bolzano ha fermato i servizi diurni e le mense per anziani, ma ha avviato il servizio di pasti a domicilio
– Milano si attiva per potenziare l’assistenza domiciliare urgente per anziani e persone fragili
– a Firenze parte il nuovo servizio di consegna domiciliare gratuita di farmaci e spesa per over 65 e immunodepressi
– Rivoli alle porte di Torino ha attivato il servizio di assistenza domiciliare della Protezione civile, rivolto principalmente ad anziani, persone immunodepresse o con difficoltà di deambulazione che non abbiano la possibilità di ricevere l’assistenza da parte di parenti o conoscenti e che non siano seguiti da altri servizi pubblici
– a Rescaldina in piena zona rossa sono garantiti alle persone anziane over 65 e disabili servizi di assistenza domiciliare (SAD), consegna a domicilio di pasto caldo e di generi di prima necessità;
– Trieste ha organizzato almeno per chi è più anziano di 70 anni e persone con difficoltà di spostamenti un servizio per commissioni di prima necessità, trasporto farmaci e servizi alla persona.
– a Palermo è pronto un piano per assistenza domiciliare ad anziani e il censimento dei casi da assistere è già avviato
– in Puglia Anffas e Forum-famiglie chiedono di rafforzare e incentivare i percorsi di assistenza domiciliare per disabili
– in Veneto gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Regione hanno proposto di potenziare il servizio di assistenza domiciliare infermieristico e dell’infermiere di famiglia, anche attivando i liberi professionisti
– in Campania De Luca interviene duramente verso i Comuni e si attendono iniziative
– in Abruzzo Atri e altri comuni hanno attivato un servizio di assistenza domiciliare tra cui la consegna medicinali
– in Molise la Protezione civile attiva l’assistenza a domicilio, alimenti e farmaci per gli anziani. 

E Roma? E la Regione Lazio? Non sembra ci siano avvisi on line come nelle altre regioni. L’unica iniziativa pubblicizzata sembra essere quella della convenzione con il Columbus Gemelli per il  il Covid2 Hospital.

Del resto, Roma Capitale era riuscita, nel 2017, ad assicurare solo a 5.866 persone diversamente abili l’assistenza domiciliare SAISH (Servizio per l’autonomia e l’integrazione della persona disabile: +18,7% rispetto al 2016).

Eppure, la città di Roma oggi ha oltre 600.000 residenti over65 che per mesi dovranno avere contatti limitati, con esigenze di caregiving diffuse, dato che non sono stati introdotti per tempo i servizi telematici e tanti non sanno usare neanche uno smartphone.
Quanto ai disabili, in Italia sono il 7% della popolazione e, dunque, a Roma dovrebbero essere almeno 200.000 e spesso vivono da soli.

Intanto, solo stamane Nicola Zingaretti ha annunciato  che “nel Lazio stiamo costruendo la rete per garantire il massimo dell’assistenza” e speriamo che sia almeno pari al “minimo dell’assistenza” esistente altrove … quando l’avranno finito di costruire, sia chiaro.
Quanto al Comune, che dire … solo ieri sono partiti i blocchi stradali.

Intervenga il Governo con la Protezione Civile.

Demata

Da oggi i Cinque Stelle sono l’Establishment

5 Set

La scelta di un Governo Conte bis associandosi con il PD è stato un errore – forse definitivo – dei Cinque Stelle: da oggi sono il Potere e l’Establishment.

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La originaria scelta di Giuseppe Conte nell’associarsi con la Lega (ndr. Salvini è un fenomeno a se stante) era ‘coerente’ per gli elettori grillini: due formazioni politiche all’opposizione che si associano in una alleanza Destra/Sinistra, ma anche Nord/Sud, contro il “nemico esterno”, che Europa o Africa cambia poco, e contro il Partito Democratico, figlio mutante dei partiti clientelari del Dopoguerra.

L’attuale scelta di Giuseppe Conte nell’associarsi con il Partito Democratico (ndr. di cui Renzi è solo una delle trasfigurazioni) è un radicale cambio di rotta: il partito al potere pur di mantenere poltrone e consensi si associa con quello che ha sempre dipinto come il peggiore nemico del Popolo, per formare un’alleanza solo ‘a Sinistra’.

E’ facile ipotizzare che gli elettori ed i contribuenti possano sentirsi stretti in una morsa, non appena inizieranno a piovere tasse, ticket, tagli, disservizi, pagamenti dilazionati e … nomine, a cui il PD è affezionato. 

E da quell’istante in poi, cioè proprio nel periodo utile per andare alle urne fra l’estate del 2020 e i primi mesi del 2021, prima del ‘semestre bianco’ presidenziale, i Cinque Stelle NON saranno più il partito del popolo nè quello dei cittadini.

Anzi, già da oggi non hanno più alibi per tutti i disservizi e i deficit nelle Regioni e nei Comuni a guida PD.
Nè il PD di Renzi, Del Rio e Zingaretti potranno raccontarci di esser stati travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, quando ci saranno da spiegare le solite proprie liti interne e le eventuali ‘stranezze’ dei Cinque Stelle o dei post-comunisti.

Demata

Conte bis: la corsa per un Governo da 30 miliardi

2 Set

La lotta per il potere tra Conte e Di Maio, come tra Renzi e Zingaretti, verte tutta sui circa 30 miliardi da ‘manovrare’ per l’IVA e per il Deficit.

Trenta miliardi circa che servono per disinnescare l’incremento dell’IVA e per almeno contenere il Deficit: avviarsi sulla via dell’insolvenza e dei rating in ‘C’ oppure no?
Gli sconti o le sanzioni dell’Eurozona sono un aspetto secondario, tecnicamente una CONSEGUENZA.

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Il Governo Conte bis – mentre forse l’Europa andrà ad addolcire qualche regola – ha diverse opzioni per l’IVA e il Deficit:

  1. riprogrammare una serie di spese sussidiarie come fossero investimenti ‘sociali’ o ‘di impresa’, erodendo solo nominalmente il ‘buco’ con conseguenze ‘pesanti’ sull’esercizio 2020, cioè rinviando ai posteri un problema incrementale
  2. riassorbire la ‘sforatura’ tramite incrementi tributari e fiscali a macchia di leopardo e prevalentemente a ricaduta locale, dato che una ‘vera’ Patrimoniale andrebbe a collassare il tessuto produttivo e distributivo
  3. ‘preparare’ l’Autonomia riequilibrando il rapporto ‘contabile’ tra Amministrazione centrale e regionale, cioè riportando ai costi standard nazionali i servizi essenziali sanitari e scolastici di cui è garante lo Stato rispetto a quelli delle Regioni finanziati dai contribuenti locali o quelli convenzionati da Enti, Aziende e Assicurazioni con i cittadini
  4. ‘trasformare’ una serie di spese ‘a fondo perduto’ per il sociale e l’occupazione in investimenti reali nella formazione professionale e nell’ammodernamento di infrastrutture.

Se in ognuno di questi ambiti – ma non andrà così – venissero ‘captati’ grosso modo 7 miliardi di euro ciascuno, avremo una legge di Bilancio (ed un Governo) che non prendono in giro gli italiani e gli europei.
Sarà brutta davvero, viceversa, se il Governo Conte bis spera di salvare l’Italia portando avanti solo i punti 1 e 2 restando agli annunci  ‘senza portafoglio’ per i punti 3 e 4.

Demata

Appunti ai punti di programma a Cinque Stelle

30 Ago

Giuseppe Conte bis ha ricevuto dal leader M5S Luigi Di Maio un documento con una ventina di punti che dovranno essere il programma per governare con i voti del Centro-Sinistra dopo aver governato con i voti della Destra.

Pinoccio Gatto VOlpe TvBoy Roma

Un’opera di TvBoy come era nata e come diventerebbe oggi

Numero dei parlamentari: quanto è democratico e soprattutto utile alla Nazione che vi sia meno rappresentatività nazionale e legislativa mentre i Consigli regionali restano sovraffollati di pervenuti e predestinati, che in tal modo avrebbero ancora più potere nei rispettivi partiti?

Manovra equa: oltre la metà degli italiani ha più di 50 anni, perchè non ci sono risorse per loro, come non ci sono in generale per chi lavora? L’equità così detta la pagano i contribuenti, cioè chi produce, senza nulla in cambio?

Ambiente: che senso ha – nel dare corso ad un governicchio – di gonfiare la bocca con proposte che richiedono decenni per realizzarsi, come le fonti energetiche rinnovabili o i rifiuti zero

Conflitto di interessi: perchè – nel dare corso ad un governicchio – si novellano al Popolo proposte impossibili, dato che rispedirebbero a casa gran parte dei nostri eletti?

Autonomia differenziata: se ancora mancano i livelli essenziali di prestazione in tutte le regioni, perchè nessun politico regionale coinvolto in un tale disastro resta al suo posto e non è giubilato dal suo stesso partito? Autonomia, aspetta e spera? Oppure ognuno per se e Dio per tutti?

Legalità: Grandi evasori, mafie, traffici illeciti: bene, benissimo, ma sarebbero l’ordinaria amministrazione? Come si pensa – sempre come ordinaria amministrazione – di rendere sicure le strade per chi volesse passeggiare e tranquille le piazze se di notte si volesse anche dormire?

Sud: Una banca pubblica di investimenti mica significa prestare soldi pubblici nel Meridione per poi riprenderseli con gli interessi? E cosa facciamo se, tra 10 anni, scopriamo che gli investimenti hanno foraggiato le filiere dei soliti noti o, peggio, del crimine?

Scuola: dove sono le classi pollaio se la media di alunni per classe italiana è di 16-17 ed è una delle più basse del mondo?

Sanità: come può il merito riuscire a “spezzare il legame tra politica regionale e sanità”, se è la prima che governa e finanzia direttamente la seconda? Vi sembra normale che la Politica regionale sia anche il Consiglio di Amministrazione di tutto il sistema sociosanitario previsto dalla Costituzione, sia assicurativo e sia assistenziale?

Armi: incentivare i processi di riconversione industriale significa per caso una minore produzione navale ed aeronautica, come anche una minore occupazione e il declino di alcuni porti e distretti industriali?

Giovani e futuro: tutto quel che serve e che vogliamo offrirgli è l’innovazione digitale? E basta?

Eccetera, eccetera, eccetera, ma chi ci crederà mai?

Demata

Decreto dignità: buone notizie

23 Ago

Il “Decreto dignità” è in vigore dal 14 luglio e contiene misure per contenere la diffusione del gioco d’azzardo tra i giovani, in particolare i minori.
In realtà le norme già esistevano, ma ai bambini arrivava la pubblicità delle scommesse tramite le sponsorizzazioni delle squadre e degli atleti del cuore.

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Dunque, il mondo del calcio è stato il primo ad essere coinvolto, con obbligo di rimuovere ogni forma di pubblicità, visto che tra l’altro veniva diffusa in orari da fascia protetta.
Tuttosport di oggi fa il punto delle ricadute economiche derivanti da mancate sponsorizzazioni da parte di agenzie di scommesse.

Ebbene, la perdita complessiva dei 15 club della nostra Serie A sponsorizzati da aziende del Betting è stata solo di 35 milioni di euro, meno del costo di un paio di calciatori di buon livello.

Insomma, è bastata un nulla per evitare che i bambini si ritrovino con la pubblicità delle scommesse appesa in cameretta bene in vista sulla maglia del calciatore preferito o, peggio, nei loro selfie con la adorata maglia addosso.

Non è poco.

Nel 2017, gli italiani hanno speso complessivamente 101,85 miliardi di euro, con una spesa di 1.697 euro pro capite per ogni adulto, ma nel 2016 sono state redistribuite vincite per 77 miliardi, cioè gli italiani hanno perso ben 19 miliardi di euro . 

Le persone che presentano forme di ludopatia in Italia, secondo un’indagine del giornale L’Espresso, sono circa 790.000. Oltre 12mila sono in cura.
Una statistica su un campione di 11.500 adolescenti dagli 11 ai 19 anni  conferma che il 14% scommette online e gioca d’azzardo in rete, il 25% si reca nei centri scommesse e nelle sale slot.
Inoltre, più della metà degli adolescenti acquista Gratta e Vinci, cioè almeno un milione di minorenni riesce ad accedere con facilità alle lotterie ad estrazione istantanea concesse dall’Agenzia Monopoli e Dogane.

C’è ancora molto da fare, ma da questo campionato la pubblicità delle scommesse non entrerà più nelle immagini ieratiche degli anfiteatri moderni e … negli occhi dei nostri figli. Meglio.

Demata

La Patrimoniale come (inevitabilmente) sarà

12 Giu

Giorno memoria: le celebrazioni al Quirinale

ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Cosa è una Imposta Patrimoniale? Dipende … da cosa offre il Paese e da quale ‘rientro’ dal debito si vuole raggiungere.

C’è la Patrimoniale sulle aziende, cioè i Mini-Bot che trasferiscono per tot anni il debito pubblico sui fornitori ed a catena sulle Utilities e le Banche. Dunque, a parte l’Europa che esclude una doppia valuta, inizia ad essere chiaro a tutti che i Mini-Bot portano rischi e incognite molto seri per la Finanza globale italiana. 

C’è la Patrimoniale con prelievo retroattivo sui conti correnti bancari del 6 per mille e l’imposta straordinaria immobiliare (Isi) con un’aliquota del 3 per mille, quella del Governo Amato nel 1992.
Non servirebbe: rese “solo” 11.500 miliardi di lire …

E c’è la Patrimoniale con imposta pari al 10% del reddito al vaglio degli esperti nazionali, tenuto conto che “con un’aliquota del 10 per cento si garantirebbe un gettito di 974,3 miliardi e il rapporto debito/Pil calerebbe subito”, superando – si spera – la fase recessiva conclamatasi a dicembre scorso.

Una eventuale Patrimoniale giallo-verde che l’Osservatorio Conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli ha già bocciato, segnalando cosa potrebbe renderla inefficace.

Infatti, la base imponibile che verrebbe individuata sui conti correnti sarebbe di gran lunga inferiore a quella teorica, perchè “buona parte dei patrimoni elevati o sono già all’estero o sono detenuti da residenti tramite società estere” e perchè “riguarderebbe i patrimoni delle persone meno abbienti e meno istruite, che hanno solitamente più difficoltà a gestire i propri risparmi”.
Una imposta particolarmente iniqua, insomma, oltre che di dubbia efficacia.

Altra cosa sarebbe, se si guarda alla base imponibile includendo anche gli immobili, con una Patrimoniale che di fatto esenta tutto il mondo degli assegnatari di case popolari e si amplia alle proprietà terriere, in linea con il Fiscal Monitor del Fondo Monetario internazionale di quest’anno: in Italia la ricchezza potrebbe essere tassata attraverso una moderna imposta patrimoniale sulla prima casa” e “molti paesi hanno spazio per incrementare le proprie entrate in modo significativo tassando eredità, terre e proprietà immobiliari”.

Ma se il target governativo fosse quello di recuperare ‘solo’ i 3-400 miliardi necessari per riavvicinarsi al pareggio del Rapporto Debito-Pil, cosa possiamo aspettarci?

Tenuto conto che “la cura non può ammazzare il cavallo”, la domanda è se possiamo aspettarci una Imposta Patrimoniale da 300 miliardi di euro effettivi, cioè:

  1. 10-15% sulla liquidità, eventualmente modulando l’aliquota a seconda del valore complessivo e/o del reddito annuo dichiarato. Un risparmiatore che abbia accantonato 50.000 euro dovrebbe all’Erario comunque meno di 10.000 euro.
  2. 5-15% sugli immobili, tenendo conto di cosa sia “prima casa” e di cosa è “attività produttiva”. Il proprietario o l’erede di una abitazione di pregio del valore di 500.000 euro potrebbe aver bisogno di diverse decine di migliaia di euro per far fronte al Fisco. Allo stesso modo, sarà da capire cosa avverrà in termini di concentrazione delle attuali piccole proprietà rurali.

Probabilmente si, possiamo aspettarci una Patrimoniale del genere: oltre sarebbe insostenibile, al di sotto si renderebbe inefficace.

Demata