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La Patrimoniale come (inevitabilmente) sarà

12 Giu
Giorno memoria: le celebrazioni al Quirinale

ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Cosa è una Imposta Patrimoniale? Dipende … da cosa offre il Paese e da quale ‘rientro’ dal debito si vuole raggiungere.

C’è la Patrimoniale sulle aziende, cioè i Mini-Bot che trasferiscono per tot anni il debito pubblico sui fornitori ed a catena sulle Utilities e le Banche. Dunque, a parte l’Europa che esclude una doppia valuta, inizia ad essere chiaro a tutti che i Mini-Bot portano rischi e incognite molto seri per la Finanza globale italiana. 

C’è la Patrimoniale con prelievo retroattivo sui conti correnti bancari del 6 per mille e l’imposta straordinaria immobiliare (Isi) con un’aliquota del 3 per mille, quella del Governo Amato nel 1992.
Non servirebbe: rese “solo” 11.500 miliardi di lire …

E c’è la Patrimoniale con imposta pari al 10% del reddito al vaglio degli esperti nazionali, tenuto conto che “con un’aliquota del 10 per cento si garantirebbe un gettito di 974,3 miliardi e il rapporto debito/Pil calerebbe subito”, superando – si spera – la fase recessiva conclamatasi a dicembre scorso.

Una eventuale Patrimoniale giallo-verde che l’Osservatorio Conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli ha già bocciato, segnalando cosa potrebbe renderla inefficace.

Infatti, la base imponibile che verrebbe individuata sui conti correnti sarebbe di gran lunga inferiore a quella teorica, perchè “buona parte dei patrimoni elevati o sono già all’estero o sono detenuti da residenti tramite società estere” e perchè “riguarderebbe i patrimoni delle persone meno abbienti e meno istruite, che hanno solitamente più difficoltà a gestire i propri risparmi”.
Una imposta particolarmente iniqua, insomma, oltre che di dubbia efficacia.

Altra cosa sarebbe, se si guarda alla base imponibile includendo anche gli immobili, con una Patrimoniale che di fatto esenta tutto il mondo degli assegnatari di case popolari e si amplia alle proprietà terriere, in linea con il Fiscal Monitor del Fondo Monetario internazionale di quest’anno: in Italia la ricchezza potrebbe essere tassata attraverso una moderna imposta patrimoniale sulla prima casa” e “molti paesi hanno spazio per incrementare le proprie entrate in modo significativo tassando eredità, terre e proprietà immobiliari”.

Ma se il target governativo fosse quello di recuperare ‘solo’ i 3-400 miliardi necessari per riavvicinarsi al pareggio del Rapporto Debito-Pil, cosa possiamo aspettarci?

Tenuto conto che “la cura non può ammazzare il cavallo”, la domanda è se possiamo aspettarci una Imposta Patrimoniale da 300 miliardi di euro effettivi, cioè:

  1. 10-15% sulla liquidità, eventualmente modulando l’aliquota a seconda del valore complessivo e/o del reddito annuo dichiarato. Un risparmiatore che abbia accantonato 50.000 euro dovrebbe all’Erario comunque meno di 10.000 euro.
  2. 5-15% sugli immobili, tenendo conto di cosa sia “prima casa” e di cosa è “attività produttiva”. Il proprietario o l’erede di una abitazione di pregio del valore di 500.000 euro potrebbe aver bisogno di diverse decine di migliaia di euro per far fronte al Fisco. Allo stesso modo, sarà da capire cosa avverrà in termini di concentrazione delle attuali piccole proprietà rurali.

Probabilmente si, possiamo aspettarci una Patrimoniale del genere: oltre sarebbe insostenibile, al di sotto si renderebbe inefficace.

Demata

Per un pugno di euro … in percentuale sono spiccioli

3 Mag

Da qualche tempo la Politica e i Media italiani esultano per uno 0,1% in più sul PIL e si strappano i capelli se è in meno: due miliardi di euro che ballano.

Due miliardi sono una somma che può fare effetto sui meno abbienti o istruiti, ma già diventa quasi ‘normale’ se parliamo di grandi imprese ed infrastrutture, come è – di fatto – una briciola se guardiamo al Bilancio di una grande potenza economica mondiale quale è l’Italia.

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cartoon di Benito Jacovitti

Ad esempio, sono stanziati oltre due miliardi di euro in finanziamenti pubblici (oltre a quanto arriverà dai privati) per costruire il nuovo stadio olimpico di Tokio. Figuriamoci a rifare daccapo una decina di stadi come servirebbe qui da noi.
E con due miliardi ci si costruisce solo un quinto della diga mobile Mose, che – per ora – salva Venezia dal clima avverso. Domani quanto servirà, affinchè Venezia continui ad esistere?
Sempre con due miliardi ci si costruiscono forse una ventina di ponti stradali come il Morandi crollato a Genova. Ma sembra che all’Italia serva di risistemare molto di più tra strade e autostrade, ponti, cavalcavia, svincoli e tunnel.
Due miliardi sono anche quanto ha perso quest’anno la produzione olearia italiana o di quanto abbiamo ceduto nell’import-export con l’Egitto. Ed era un miliardo di euro quanto fu stanziato dal CIPE nel 2009 per l’edilizia scolastica italiana, che ben vediamo in che condizioni è 10 anni dopo. Tutte cose che non fanno notizia.

Dunque, sono davvero singolari l’esultanza o la preoccupazione dei nostri Politici dinanzi ad una crescita o caduta del PIL di 0,1 percento: come preoccuparsi di un litro di acqua quando la cisterna ne contiene (o ne ha persi) mille.

Anche perchè due miliardi non sono tanti e potrebbero arrivare da fenomeni ‘effimeri’ come, ad esempi:

  1. la dinamica di ritardati pagamenti della P.A., gli interessi e le penali maturati, il factoring ed gli utili finanziari: prodotto nulla, flussi finanziari tanti
  2. l’introduzione del Reddito di Cittadinanza che è assimilato ad un reddito da lavoro (cioè ‘prodotto’) e che ha sostenuto in consumi, che comunque restano stagnanti
  3. la fornitura di servizi telematici fiscalizzati in Italia, ma localizzati all’estero, dove resta o comunque ritorna tutta l’occupazione, l’investimento imprenditoriale e lo sviluppo tecnologico.

E non è finita.

L’Italia quest’anno ha speso un miliardo di euro circa per il Reddito di Cittadinanza, che non crea occupazione, se non di riflesso sui consumi dei beni a basso costo e minor ricavo / ritorno fiscale.

E quanto lavoro, consumi, reinvestimenti e leva fiscale arrivavano se quel miliardo era speso per infrastrutture come quelle viabili o per l’istruzioni o per far incontrare le persone o per proteggere città e raccolti? 
Oppure … quale mazzata recessiva e stagnante arriverà dall’aumento dell’IVA e/o dalla Patrimoniale se l’occupazione ‘cresce’ ma crolla la quantità di ore lavorate?

Perchè si esulta per i dati recenti del Governo ? E perchè non stigmatizzano le Opposizioni che hanno causato in vent’anni questa situazione?

Demata

La debacle italiana in Libia

16 Apr

General_HaftarDa secoli la stabilità della attuale Libia è essenziale per gli interessi italiani, che si tratti di romani o di bizantini, di impero o di comuni.

Dunque, sarebbe dovuto accadere che i nostri Governanti affrontassero seriamente la questione libica almeno dal febbraio del 2014, quando Haftar apparve in televisione per annunciare che il Governo libico era stato sospeso.
Invece, piuttosto che dar segno di una volontà diplomatica, finanziaria e militare italiana, i nostri Governi e i nostri Partiti hanno badato solo ai flussi migratori, prima come fonte di finanziamento della corruttela nostrana e poi negando loro persino il soccorso in mare, mentre oggi ci  limitiamo ad un flebile appello al ‘cessate il fuoco’. 
Tutto qui.

Adesso, però, l’Italia dovrebbe innanzitutto comprendere e dibattere di una guerra e dei suoi rifugiati alle frontiere come di un nuovo equilibrio nel Mediterraneo da cui noi (ci) siamo esclusi.

Infatti,  l’Italia dei Governi Renzi e Conte aveva puntato su Fayez al-Sarraj, forse ritenuto un ‘candidato’ affidabile  essendo un ingegnere gestionale specializzato in appalti ed opere pubbliche …  ma decisamente improbabile, perchè era stato pressochè imposto dall’ONU nel 2015 ed era riuscito ad insediarsi a Tripoli solo nel marzo 2016, dopo essere sopravvissuto a due attentati.

Dunque, ci sarà anche da raccogliere i cocci degli accordi internazionali italiani con la Libia, visto che sono i francesi e i sauditi a fare da sponsor del generale libico Haftar con l’Egitto suo alleato, dove Al Sissi dal 2014 è anche un nobile saudita (Cavaliere dell’Ordine del Re Abd al-Aziz) ed, infatti,  ha aderito all’intervento militare arabo contro i ribelli Huthi nello Yemen.

Cosa succede in Libia?

Iniziamo col dire che ci sono due eserciti che si fronteggiano: i combattenti di Haftar (LNA)  sono militari addestrati e attrezzati tanto quanto i governativi (GNA) di al-Sarraj. Smettiamo di chiamarli ‘milizie’.

Tripoli ormai è sotto assedio: non vi sono vie di fuga verso la Tunisia o verso il deserto ancora controllate dai governativi (GNA) che resistono a sud nel settore di Gharyan, con pesanti combattimenti ad Al-Hira, mentre lo sfondamento dei militari (LNA) è riuscito con la presa dell’aereoporto internazionale “Ben Gashir” e dal 15 aprile si combatte nella periferia della capitale, ad Ain Zarah.

Dunque, i governativi (GNA) sembrano intenzionati ad asserragliarsi a Misurata, da dove negoziare una resa, abbandonando Tripoli allo stesso destino di Aleppo in Siria con ISIS già pronta a speculare sulla situazione, mentre gran parte dei siti petroliferi e degli oleodotti-gasdotti è controllata da Haftar e mentre in Tunisia hanno già i loro problemi con i Jihadisti e l’ultima cosa di cui hanno bisogno sono i profughi libici.

Insomma, come scrive Linkiesta, “se Haftar vincerà, e vincerà prima o poi, l’Egitto e la Francia avranno insediato un Gheddafi 2, faranno man bassa delle risorse petrolifere della Libia, avranno un interesse comune nello spazio del Mediterraneo mentre le petromonarchie del Golfo Persico, già in ottime relazioni con il presidente egiziano Al Sisi, avranno in Haftar un uomo di fiducia“.

Dunque, riepilogando, l’Italia per un lungo futuro dovrà pagare:

  1. la superficialità del Governo Renzi nellappoggio a Fayez al-Sarraj e nella gestione dei migranti caduti nelle mani di  vere e proprie organizzazioni criminali
  2. il pressing anti-egiziano a Cinque Stelle iniziato nel 2016, che ha compromesso i rapporti tra Italia ed Egitto, raffreddando l’interesse per importanti commesse petrolifere e non solo
  3. le strilla della Lega contro i migranti, che probabilmente hanno convinto tutto il Nord Africa che l’Italia li ‘usa’ per ottenere favori dall’Unione Europea tenendo i propri ‘porti chiusi’
  4. l’azione del Governo Conte, che sembra esclusivamente interessato al cessate il fuoco ed al ripristino a Tripoli di un regime noto per gli orrori dei suoi “centri di detenzione” come quello di al-Sarraj.

Due domande di rito:

  1. Tripoli con il suo hinterland raggiunge il milione e mezzo di abitanti: una parte morirà, un’altra sopravviverà, un’altra ancora scapperà: dove pensiamo di metterli, se le frontiere con la Tunisia sono già sovraesposte? Tutti a Lampedusa?
  2. l’Italia destina ogni anno circa  25 miliardi di euro per spese militari e l’export bellico si aggira intorno ai 10 miliardi, cioè è una potenza militare: come mai ci ritroviamo inermi con questo caos alle frontiere e Bengasi che diventerà una sorta di Kuwait City a totale beneficio di francesi ed egiziani? Di chi sono le responsabilità politiche di questa debacle epocale?

Una volta per cose simili cadevano governi e crollavano carriere politiche, oggi ci sono i ‘rottamatori’ a comandare, ma non sarà possibile rinviare tutto a dopo le elezioni europee, se i fatti incalzano con navi e aerei militari di almeno 5-6 nazioni che sono operativi a pochi chilometri dalle nostre coste, mentre noi stiamo a guardare.

A proposito di fatti, mentre la marina militare egiziana acquistava dalla Francia due portaelicotteri classe Mistral (Gamal Abdel-Naser e Tahya Misr) e non si sa quant’altro veniva fornito dai francesi ad Egitto e Cirenaica, l’export italiano verso gli egiziani in due anni è crollato di oltre il 10% del totale, mentre è in crescita per oltre mezzo miliardo quello egiziano verso di noi (+ 37%), specialmente nel settore petrolchimico e dei prodotti della metallurgia, una volta vanto dell’Italia che lavora.

Demata

 

Biometria a scuola: chi sarà esentato, quali limiti ha, quanto costa, chi paga?

10 Apr

Uno dei disegni di legge in corso di approvazione tra Camera e Senato è quello voluto per il contrasto all’assenteismo dal ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno.

Impronte digitali

Eletta con i Cinque Stelle, il ministro Buongiorno è un avvocato che – stando a Wikipedia – ha difeso personaggi come Giulio Andreotti nel processo di mafia a Palermo, «il banchiere un gradino sotto Dio» Pierfrancesco Pacini Battaglia per Tangentopoli, i manager Google precedentemente condannati per aver permesso la diffusione di un video diffamatorio contro un ragazzo disabile, il collega  Niccolò Ghedini nel processo Ruby-ter,  molti noti personaggi dello spettacolo coinvolti i procedimenti penali per evasione fiscale, diversi calciatori dell’Atalanta per aver pilotato il risultato di una partita di Coppa Italia, il calciatore della Sampdoria Stefano Bettarini accusato di scommesse illecite, il fiorettista italiano Andrea Baldini dall’accusa di doping, l’allenatore della Juventus Antonio Conte  nel processo riguardante il Calcioscommesse.

Tutti assolti, a riprova della competenza dell’avvocato Buongiorno, ma il disegno di legge sta facendo notizia.

Infatti, i nuovi sistemi di verifica biometrica dell’identità e di sorveglianza si applicheranno, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con l’utilizzo delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, anche agli istituti e scuole di ogni ordine e grado e alle istituzioni educative tenendo conto delle loro specificità organizzative e funzionali e nel rispetto dell’autonomia organizzativa e didattica, di ricerca e di sviluppo ad essi riconosciuta dalle vigenti disposizioni.

In altre parole, le già scarse risorse delle scuole dovranno far fronte all’acquisto, alla gestione e alla protezione degli scanner e dei computer necessari per impronte digitali e foto-identificazione di poche unità di personale, almeno per ora.

Eppure, per avere i dirigenti presenti in sede basterebbe non assegnargli altre scuole in reggenza e calendarizzare tanti adempimenti esterni richiesti dagli Enti locali ed Amministrazioni.
Inoltre, per amministrativi, tecnici, ausiliari, docenti ed educatori non sembra che gli alunni li vedano evadere dalle finestre, cosa che tra l’altro potrebbero fare anche con tornelli e biometria, mentre quel che conta è la qualità didattica e la serenità delle classi che vanno sempre garantite.

Ad ogni modo, nel caso dei dirigenti scolastici, come del personale amministrativo, tecnico e ausiliario la norma sembra essere tassativa e non prevede il coinvolgimento del Garante per la Privacy, mentre il personale docente ed educativo forse confida che la cosa riguardi la sola dirigenza e che il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non andrà a confermare anche per loro le modalità di applicazione dei sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza degli accessi.

Eppure, dovrebbero saperlo che, stando al  CCNQ del 13 luglio 2016 il Comparto del personale non dirigente dipendente da “Scuole statali dell’infanzia, primarie, secondarie ed artistiche, istituzioni educative e scuole speciali, nonché ogni altro tipo di scuola statale; ecceteraè unico senza distinzione tra docenti e ATA.

Allo stesso modo, la Parte Pubblica sa che esiste un solo ‘comparto’ dei dirigenti delle amministrazioni pubbliche, distinti poi in Aree, e – dunque – non c’è ragione se a breve la verifica biometrica non sarà applicata anche ai dirigenti degli ospedali o degli enti locali.

Forse, che i media stiano facendo riferimento a contratti antecedenti non più vigenti a pieno titolo, mentre farebbero bene a chiedersi quali possono essere le difficoltà gestionali di tali sistemi?

Se parliamo di tecnologia di riconoscimento facciale sappiamo che consente di abbinare la foto o il video di un volto a un’immagine in un database con una precisione che compete con la vista umana.

Sembra facile (nei film) ma quanto sia affidabile il riconoscimento facciale ce lo dice un esperimento condotto a Cardiff per la finale di Champions League: dei 170.000 tifosi che hanno preso parte all’evento sportivo, ben 2.470 sono stati identificati dal sistema di riconoscimento facciale come criminali presenti sui database della polizia, ma in seguito è emerso che il 2297 casi (92%) erano in realtà dei falsi positivi.
Inoltre, secondo i risultati del MIT,  il colore della pelle (cioè anche il trucco usato) sembra essere un fattore discriminante per la maggior parte dei sistemi commerciali di face-recognition: mentre per un uomo bianco gli algoritmi sono stati precisi il 99% delle volte, la percentuale scende fino al 35% con donne dalla pelle scura.
Infine, è famoso il caso del 2015, quando Google dovette scusarsi perché il suo sistema di riconoscimento facciale scambiò afroamericani per gorilla.

Non saranno semplici gli obblighi per i dirigenti scolastici responsabili nell’acquisto ‘in economia’ di macchinari e software affidabili, senza rischiare di danneggiare l’erario con prodotti inadeguati o poco longevi, a meno che la responsabilità di garantire l’efficienza, la funzionalità e la durevolezza di questi sistema non se la prenda una Centrale di Spesa Pubblica.
A parte, c’è la questione della protezione dei dati.

Già nel 2012, il Gruppo dei Garanti europei ha chiarito che l’immagine del proprio volto è un dato personale e occorrono particolari cautele nel suo uso. Ad esempio, alcune operazioni di trattamento sono comunque possibili senza consenso sulla base dell’interesse legittimo del titolare, ma è comunque indispensabile che siano adottate misure di sicurezza, sia per gli ambienti e i macchinari dove avviene la conservazione delle immagini che per il loro trasferimento in rete attraverso sistemi di cifratura.

Andando alle impronte digitali, anche se fossero perfette, c’è una percentuale di falsi positivi pari allo 0,1%, secondo uno studio forense USA del 2011. Infatti, se abbiamo mani pulite e asciutte o molto sporche sarà più difficile o confondere rilevare l’impronta.
Inoltre, esistono farmaci che alterano o impediscono la formazione di impronte digitali, tra cui la capecitabina usata per le recidive di tumore al seno o delle altre forme di tumore mammario. Poi ci sono i lavori tattili duri e alcuni acidi, anche di normale uso casalingo, che le erodono, il contatto con alcune piante che può cancellarle, alcune malattie cutanee, anche relativamente diffuse, che rendono illeggibile il derma. 

A parte le difficoltà che potranno derivare da una minore o maggiore collaboratività del personale nel tenere le mani in buone condizioni … ricordiamo sempre che anche le impronte digitali (cioè server e stanze) vanno adeguatamente protette.

In altre parole, stiamo parlando di apparati di verifica biometrica e di video sorveglianza necessari a controllare solo una decina di persone per scuola, se non serviranno anche per i docenti, da acquistare, gestire e proteggere “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con l’utilizzo delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente”, cioè a carico dei bilanci per l’istruzione e senza finanziamenti finalizzati ad hoc.

Le domande che restano sono tre:

  1. i Consigli di Istituto italiani delibereranno coralmente ed univocamente queste spese a carico dei fondi per il funzionamento ordinario?
  2. i docenti come potranno reclamare l’esenzione da tale obbligo, se ritengono opportuno sottoporvi i dirigenti e gli ATA?
  3. come andrà  dove l’assistente tecnico sarà verificato biometricamente e l’ex ‘collega’ rimasto con qualifica di docente tecnico-pratico no?

Demata

Elezioni Europee 2019: chi sarà eletto e come finiranno?

9 Apr

In totale saranno 73 i parlamentari italiani a Bruxelles, proviamo a vedere chi quasi sicuramente sarà eletto.

Secondo i sondaggi – punto percentuale in più o in meno – la Lega dovrebbe superare agevolmente il 30%, Fratelli d’Italia e Forza Italia si divideranno un 15% di voti al Centrodestra, i Cinque Stelle arriveranno al 20% o poco più, il PD ancora non sembra arrivare al 20%, Più Europa e Italia in Comune restano per ora sotto il 4%.

In termini di seggi conquistati, dunque, è possibile fare qualche previsione, visto che 73 è un numero abbastanza esiguo per essere seriamente influenzato da un qualche percento in più o in meno: per ogni seggio serve all’incirca l’1,3% dei voti e non è affatto poco, dato che staremmo parlando di oltre 500.000 italiani.

Dunque, proviamoci.

A) nel caso in cui Più Europa (demo-liberali) e Italia in Comune (post-comunisti) superassero la soglia del 4%

Partito % sondaggi seggi probabili
Lega 36 24 – 29
Cinque Stelle 22 14 – 18
Part. Democratico 19 12 – 16
Forza Italia 9 5 – 7
Fratelli d’Italia 6 4 – 7
Più Europa 4 3
Italia Comune 4 3
Totali 100 73

B) nel caso in cui Più Europa (demo-liberali) e Italia in Comune (post-comunisti) NON superassero la soglia del 4%

Partito % sondaggi seggi probabili
Lega 36 26 – 31
Cinque Stelle 22 16 – 22
Part. Democratico 19 14 – 19
Forza Italia 9 5 – 8
Fratelli d’Italia 6 5 – 7
Più Europa 3,9 0
Italia in Comune 3,9 0
Totali 100 73

Se i numeri sono quelli dei sondaggi, i nomi dei prevedibili eletti ad andare al Parlamento Europeo  sono ampiamente prevedibili:

Lega – essendo capolista Matteo Salvini che, prevedibilmente, rinuncerà al seggio per rimanere a Roma, gli eletti ‘sicuri’ arriveranno principalmente dalla roccaforte settentrionale ed i più quotati sono Antonio Maria RinaldiSilvia SardoneAlessandro Panza, Marco Zanni, Paolo Borchia, Gianna Gancia, Isabella Tovaglieri, Anna Cinzia Bonfrisco. Tutti da scoprire chi saranno tra la ventina di altri  eletti.

Cinque Stelle –  innanzitutto i capolista che saranno Fabio Massimo CastaldoEleonora EviLaura Ferrara, Ignazio Corrao,  Viviana Dal Cin. Per i 10-15 seggi  che resteranno i nomi più accreditati sono quelli di Antonio Brunetto, Antonella Corrado, Anna Sulis, Piernicola Pedicini, Isabella Adinolfi, Rosa D’Amato, Dario Tamburrano, Laura Agea, Tiziana Alterio, Nadia Piseddu, Silvia Malivindi, Eugenio Casalino. Praticamente una riconferma dei mandati precedenti.

Partito Democratico – i capolista, cioè Giuliano PisapiaCarlo Calenda, Simona Bonafè, Franco Roberti, Caterina Chinnici. I restanti 6-12 seggi saranno contesi tra gli europarlamentari uscenti ricandidati come Alessia Mosca, Renato Soru, Sergio Cofferati, Flavio Zanonato, David Sassoli, Pina Picierno, Mercedes Bresso, Cécile Kyenge. Anche in questo caso agli elettori si propone una riconferma dei mandati precedenti.

Forza Italia – vista la situazione, con l’incognita della senatrice Bonfrisco in quota Lega e del governatore Fitto con Fratelli d’Italia, l’unico nome certo è quello del capolista Antonio Tajani nel Centro Italia ed avranno discrete possibilità anche Lorenzo Cesa, Stefano Caldoro,  Elisabetta Gardini, Massimiliano Salini.

Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni è capolista in tutti i collegi e, quindi, qui vale lo stesso discorso fatto per la Lega. Si prevedono come quasi certe le elezioni di Francesco Storace, Stefano Maullo, Raffaele Fitto.

Riguardo Più Europa e Italia in Comune, al momento i loro siti non danno indicazione dei nominativi dei candidati e questo non aiuta la già poca visibilità offertagli dai media.

Non ci saranno molte sorprese …

In termini ‘europei’, il primo partito dovrebbe restare il Partito Popolare Europeo anche se deve confrontarsi con la fine del Berlusconismo, il dimezzamento dei Popolari spagnoli e l’esodo dei Conservatori britannici.
Il secondo resterà quasi certamente quello socialista (PSE),
anche se dato per calante nelle nazioni più popolose (meno 5-10%  rispetto alle elezioni 2014).

Riguardo l’Italia, il Bel Paese si accinge a diventare il grande ‘assente’ nel gruppo di un Partito Popolare Europeo a salda guida tedesca, nonostante la fine del lungo cancellierato di Angela Merkel.

Allo stesso modo, anche se riuscisse a fermare l’emorragia di voti come sembra dai sondaggi, il Partito Democratico si ritroverà con il Partido Socialista Obrero spagnolo a capo in testa del PSE, se la SPD tedesca ed i Socialisti francesi registreranno le previste perdite sostanziali di elettori e seggi.

Ad ogni modo, non sembrano proprio esistere i numeri per una maggioranza populista – sovranista nel futuro Parlamento Europeo (705 seggi totali dopo la Brexit): l’aggregato del PPE + PSE + ALDE resterà ben oltre la maggioranza assoluta, senza contare la ‘Sinistra’ ed i Verdi che otterranno oltre ottanta parlamentari in due, più o meno tanti quanti se ne prevedono per la Lega, i Cinque Stelle ed i loro alleati europei di EFDD ed ENF.

Quanto sarà isolato in Europa il governo italiano tra soli tre mesi, se l’Italia sarà l’unica economia dove governa una strana alleanza tra la  “Democrazia Diretta” tecno-populista e la destra’ delle Nazioni e della Libertà?

Demata

Rating Italia: le quattro domande di oggi

22 Feb

Era il 31 Agosto 2018, quando l’agenzia Fitch confermava il rating BBB dell’Italia, ma rivedeva al ribasso le proiezioni da ‘stabili’ a ‘negative’.

BBB significa che, quando si è insediato il Governo Conte, l’Italia aveva “adeguate capacità di rispettare gli obblighi finanziari. Tuttavia, condizioni economiche avverse o cambiamenti delle circostanze sono più facilmente associabili ad una minore capacità di adempire agli obblighi finanziari assunti.”

Ieri, la Camera ha approvato l’ennesimo rinvio sull’Alta velocità Torino-Lione senza che neanche fosse presente in aula il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli.

Domani, con la Tav in sospeso tra spese e pesanti penali, quante possibilità ci sono che qualcuno valuti che in Italia “il dover fronteggiare condizioni di incertezza economica, finanziaria, amministrativa potrebbe interferire con le capacità di soddisfacimento degli obblighi assunti”?

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Alla fine del 2018, l’Istat registrava una “accentuata diminuzione tendenziale per i beni di consumo (-7,2%) e per i beni intermedi (-6,4%); diminuzioni più contenute si osservano per l’energia (-4,4%) e per i beni strumentali (-3,5%).
Tutti i principali settori di attività economica registrano variazioni tendenziali negative. Le più rilevanti sono quelle dell’industria del legno, della carta e stampa (-13,0%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-11,1%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-7,9%).

Dopo aver annunciato una crescita del Pil che non c’è stata, di quanto si è avvicinata l’Italia a non essere più considerata un paese dove investire (BBB), ma solo dove speculare (BB)?

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Grafico Fondazione Etica – Corsera

La speranza è di un rating BBB-1, che eviterebbe questo disastro, ma anche in questo caso gli ‘aiuti’ dalla BCE di Mario Draghi non arriverebbero prima dell’estate e – soprattutto –  il rialzo (spread) del rendimento dei Btp finirebbe col pesare su PIL, debito e deficit con buona pace della legge di bilancio del governo Conte.

Con l’Autonomia Amministrativa e Finanziaria in corso, cosa ne sarà dei rating – ad esempio – della Regione Lazio (BBB- Fitch), della Campania (BB Fitch) o di Roma Capitale (BBBa3 di Moody’s, analogo a BBB- Fitch)?

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Grafico Fondazione Edison

L’Italia ha un rating BBB da tempo e convive con la possibilità che “cambiamenti delle circostanze sono più facilmente associabili ad una minore capacità di adempire agli obblighi finanziari assunti.”

Quali  “cambiamenti delle circostanze” ha avuto l’Italia da marzo 2018 in poi, con accentuazioni continue dello spread, della spesa, del debito e del deficit, come del calo della produzione industriale e dei consumi?

Demata

Ama bocciata, assessore dimesso: adesso tocca al Sindaco risolvere l’emergenza rifiuti a Roma

9 Feb

Il 5 giugno 2016, Virginia Raggi con i Cinque Stelle vinceva le elezioni amministrative al Comune di Roma e prometteva: “Oggi stesso dovrei inviare una lettera al dipartimento partecipazioni per avere chiarimenti su Atac e Ama. Ci sarà un assessorato per iniziare da subito con la riorganizzazione delle partecipate”.

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Dopo due anni e mezzo, a proposito di partecipate, arrivano le dimissioni dell’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Giuseppina Montanari, che si aggiunge a Paola Muraro, anche lei all’Ambiente, ad Andrea Mazzillo  e Raffaele De Dominicis, assessori al Bilancio, a Marcello Minenna, assessore al Bilancio, alle Partecipate, al Patrimonio, alle Politiche Abitative e alla Spending Review, a Alessandro Gennaro e Massimo Colomban,  anche loro assessori alle Partecipate, Adriano Meloni, assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro, Paolo Berdini, assessore all’urbanistica.

Un bilancio politicamente e managerialmente disastroso quello dei Cinque Stelle a Roma, se in pratica Partecipate e Bilancio hanno cambiato di media un assessore all’anno …

Dimissioni che oggi arrivano perchè la Giunta Raggi con il Sindaco in testa si rifiuta di riconoscere all’Ama  le fatture pendenti per 18 milioni di euro della gestione dei servizi cimiteriali e vota contro il Bilancio dell’azienda.
Evidentemente al Sindaco ed ai Pentastellati non interessano i possibili rischi, cioè che le banche non possano piu’ fare credito all’azienda, priva di un documento contabile approvato, con conseguenze dirette sulla già scarsa manutenzione dei mezzi/impianti, sul pagamento buste paga dei dipendenti e – inutile dirlo – sulla raccolta dei rifiuti a Roma.
Tutte cose per le quali adesso è il Sindaco e solo il sindaco ad avere delega e responsabilità.

Andando a consultare le “Linee programmatiche 2016-2021 per il Governo di Roma Capitale” – orgoglio e vanto di Virginia Raggi – scopriamo che l‘impegno preso con i romani era più o meno il seguente, riguardo i “temi relativi ad Ambiente, Ciclo dei rifiuti, Verde“:

  1. “operatività coerenti e congruenti con un piano a breve e medio termine di effettiva realizzazione”,
  2. “progressiva riduzione della produzione di rifiuti indifferenziati”, con una “raccolta differenziata spinta” ed “effettuata in modalità domiciliare”,
  3. “costruzione di almeno un’isola ecologica in ogni Municipio e mini isole ecologiche di quartiere per andare incontro alle esigenze dei cittadini”,
  4. i “centri di selezione dei materiali in grado di separare dal secco multi-materiale (plastica- ferro) i materiali riciclabili che hanno, ancora, un valore economico”, eccetera.

Sono trascorsi quasi 30 mesi e l’AMA non ha un bilancio, il Tmb Salario ha preso fuoco, l’immondizia romana continua ad essere spedita in Abruzzo, che … ad ottobre 2018 scorso ha ottenuto finanziamenti per quasi 30 milioni di euro per la realizzazione di progetti di potenziamento ed ammodernamento di impianti pubblici di trattamento e recupero rifiuti (TMB) e Piattaforme Ecologiche per il trattamento/recupero rifiuti di imballaggi, oltre che per la chiusura definitiva/bonifica di discariche dismesse comunali per rifiuti urbani.
Bastava  inoltrare richiesta nel 2016 al Ministero dell’Ambiente ai sensi della Delibera CIPE n. 25/2016 e … chiaramente avere un progetto serio e l’unità d’intenti.

Già, doveva provvedere la Regione, ma come fare se più la metà dei laziali vive a Roma e se nella Capitale si ruotano di continuo gli assessori strategici, cioè senza mai avere l’unità d’intenti, indispensabile per un progetto serio?
A proposito, ma i Cinque Stelle – a Roma come in Italia – hanno altra unità di intenti che “andiamo a comandare“?

Demata