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Come sarà il dopo Marino?

31 Ott

La situazione politica italiana dopo la bagarre delle dimissioni di Ignazio Marino è ritornata allo stato di malessere diffuso tra gli elettori come quello che si verificò con Tangentopoli.
Anzi, a ben vedere, il contesto esploso con Mafia Capitale sembra essere l’epilogo di quella vicenda evidentemente rimasta irrisolta.

Riepilogando molto rapidamente:

  1. con la Caduta del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda cessa l’afflusso estero di finanziamenti ai partiti e muta la loro collocazione nel panorama politico mondiale.
  2. il PCI dell’epoca con Achille Occhetto dovette affrontare ristrutturazioni, diaspore e scissioni ed alla fine prevalse un metodo politico molto più attento a raccogliere il consenso degli elettori, piuttosto che l’adesione dei cittadini
  3. in Italia il cambiamento sotto i colpi di ricatti e attentati mafiosi vero le istituzioni e grazie a Tangeentopoli che porta alla luce un reticolo di malaffare e collusioni che spazza via tutti i partiti ad eccezione del PCI, perchè il cassiere’ Primo Greganti si assume tutte le responsabilità
  4. tolta la falce e martello dal logo, l’ex PCI si ridenomina, assorbe una buona fetta di ‘ex democristiani’ e crea il Prodismo, mentre la restante parte dei democrisstiani converge con tanti socialisti nel Berlusconismo
  5. poco dopo una legge (Decreto Biondi) sana o prescrive i reati di Tangentopoli che coinvolgevano sia politici e partiti sia soprattutto funzionari e uffici, mentre viene varata tra mille polemiche la legge sul conflitto di interessi attesa da tempo
  6. la realtà locale romana resta sostanzialmene fuori dagli scandali

Venti anni dopo

  1. una bella parte degli amministratori dell’attuale PD è stato coinvolto (se non condnnato o prescritto) in scandali per abusi o corruttele mentre … Primo Greganti è stato di nuovo beccato e si trattava dell’Expo
  2. Roma che era rimasta ai margini di Tangentopoli si ritrova oggi con Mafia Capitale, cioè con nessi diretti e reticolari tra pezzi della pubblica amministrazione, gruppi di potere nei partiti e crimine organizzato. Addirittura, un ex procuratore dell’Antimafia come Sabella dichiara che catturare Brusca fu una passeggiata a confronto con due mesi da assessore capitolino …
  3. Nepotopoli e Parentopoli varie hanno dimostrato come sia facile passare da una onlus ad una carica pubblica e poi ad un Cda non solo a Roma ma dovunque, l’asssorbimento dell’Inpdap nell’Inps si è ivelato un disastro e i conti (come le pensioni bloccate) non tornano, mentre metà dell’Italia ormai prende la Tav o l’aereo se deve andare in ospedale
  4. gli italiani sempre più  preferiscono le mani pulite (si spera per sempre) dei Cinque Stelle o si astengono dal voto temendo di sostenere un mafioso od un pressappochista, sempre che non appoggino l’estrema destra
  5. la Capitale – sfuggita a Tangentopoli – viene commissariata per quasi un anno dal Ministero degli Interni e dal Vaticano, sperando che il Giubileo sia l’inizio di un risanamento profondo.

Morale della favola, i guru dell’ex PCI ed attuale PD prendessero atto che nel democratizzare il PCI si è falliti, fosse solo perchè le tanto vantate primarie sono state troppo spesso oggetto di scandali e denunce.
E prendiamo atto tutti che l’unica infrastruttura di base rimasta ‘alla politica’ è il Sindacato confederale, anch’esso fortemente diviso come nel resto dell’Europa in cristiano-sociali e social-radical.

Questa probabilmente la chiave delle evoluzioni future del quadro politico italiano left sided,  ammesso e non concesso che si riesca ad smuovere Roma in soli due anni, con Renzi che potrà contare sui giovani tecnocrati e sulla base cristianosociale, mentre Die Linke aggregherà l’universo social dei comitati e delle piccole onlus, come del sindacalismo di base e dei senza diritti.

E Roma?
Dopo quello che è accaduto nelle municipalizzate e non solo, passando per monumenti chiusi e i servizi inaccessibili come un muro di gomma, non se ne viene a capo senza una legge sui sindacati che la Costituzione attende dal 1949 e che è nella filiera delle riforme costituzionali ed istituzionali.
Ovviamente si potrebbero e si potevano siglare contratti diversi dagli attuali, ma come per i Cda delle municipalizzate l’ex sindaco preferì affidare il tutto all’ex vicesindaco, noto per la sua provenienza dai movimenti di piazza …

Allo stesso modo, scoprire che tutti appalti e gran parte degli affidamenti di forniture erano illegittimi suggerirebbe di inviare le Fiamme Gialle anche per le revisoni contabili ordinarie, come avviene per i privati.
Intanto, solo a parlare del Campidoglio (ma ci sono anche altri apparati coinvolti in Mafia Capitale) Roma si ritrova con interi uffici rimossi, sospesi o denunciati e non si sa dove prendere personale adeguato visto come sono andati assunzioni e carriere finora. Questi sono gli anticorpi che mancano a causa di un mobbing sistematico come l’Anticorruzione denuncia pubblicamente.

E poi c’è il problema che Roma Capitale dava direttamente o indirettamente lavoro ad oltre 50.000 persone tra dipendenti, municipalizzate, concessioni e onlus, cioè non meno di 2-300.000 elettori come indotto che in buona parte vedranno cambiare le proprie abitudini di vita con l’attuazione di leggi e regolamenti che – come stiamo scoprendo – Roma teneva nel cassetto da oltre un decennio.

Guardando oltre la faida interminabile PD-SEL, ci sono i Cinque Stelle che non hanno ancora a Roma l’infrastruttura necessaria ad affrontare il labirinto capitolino, mentre a centro e a destra ‘brillano’ Marchini e Meloni ma dietro di loro, per ora, il nulla.

Otto mesi di commissariamento potrebbero non bastare a ricostruire un apparato ed una classe dirigente, specie se come probabile il repulisti toccherà anche altre amministrazioni, come un anno di Giubileo potrebbe non bastare a cambiare una mentalità rissosa ed autoreferenziale che già ha portato Roma alla rovina più volte nel corso dei millenni.

Meno risse verbali, meno distinguo teorici, meno assuefazione al degrado ed alla maleducazione, un po’ di voglia di imparare dalle città e dalle nazioni che stanno decisamente meglio di noi. A Roma bastebbe questo.

Demata

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Roma, la black list degli ‘onesti’ e i 350 milioni che non tornano

1 Set

Roma Capitale da aprile 2014 ha avviato un piano di razionalizzazione e riorganizzazione dell’azienda controllata ATAC (tram e bus) tra cui la gestione dell’eccedenza di personale amministrativo, non direttamente coinvolto nell’erogazione del servizio.

Da oggi la ‘black list’ definitiva di chi andrà in esubero o cambierà ufficio è esecutiva, ma “il numero dei dipendenti che la compongono si riduce sempre più”, come denuncia il consigliere comunale Maria Gemma Azuni.

E, tanto per capire cosa sia accaduto Roma in questi anni ai dirigenti ed ai funzionari ‘utili ma scomodi’, Gemma Azuni denuncia che “continuano ad evidenziarsi forti contraddizioni circa i criteri e le motivazioni di inserimento nella black list di lavoratori che per anzianità, carichi familiari, tipologia lavorativa e caratteristiche prettamente operative ed influenti sul buon andamento del servizio sono finiti fra gli esuberi, mentre, coloro che proprio secondo l’Azienda dovevano esservi inseriti, sembra siano, magicamente scomparsi e, quindi, graziati.”
Per non parlare “delle circa 50 consulenze d’oro che appaiono di mera facciata e costano circa due milioni di euro, le gravi irregolarità sui contratti di fornitura e manutenzione, la “Parentopoli ATAC”, con l’assunzione di persone prive delle più elementari competenze necessarie per lavorare nel campo del trasporto pubblico, assunte, peraltro, con incarichi di prestigio e stipendi altrettanto prestigiosi.”

Se questa è una delle tante emergenze irrisolte da Ignazio Marino con cui devono confrontarsi l’assessore Esposito e il prefetto Gabrielli, ce ne è un’altra – molto ‘dolorosa’ che a andrà in scadenza con il nuovo anno.

Parliamo dei 350 milioni di fondi comunali andati in fumo per compensi non dovuti ai dipendenti comunali.
Una questione scabrosa che non riguarda l’operosità dei dipendenti in questione, ma scaturisce da accordi sindacali sugli straordinari arcaici o, talvolta, extra legem (come per le tutele della salute).

A maggio scorso, Renzi ha chiarito che il Mef – pur avendo notificato il ‘danno’, non può esigerli.
Resta, però, il Consiglio di Stato (Sez. VI, 2 marzo 2009 , n. 1164), che sancisce il diritto-dovere della Pubblica Amministrazione a recuperare le somme indebitamente erogate e che la buona fede del dipendente non è di ostacolo.

Dunque, salvo ripensamenti del Mef e dei suoi ispettori /revisori, i 350 milioni in questione dovranno essere in qualche modo iscritti al Bilancio di Roma Capitale entro la fine dell’anno.  Oppure, se Roma Capitale – tra farragini e distinguo – non provvederà all’iscrizione delle somme a residuo, anno per anno finirà tutto in prescrizione (vedi Sentenza TAR Lazio 1317 del 9 febbraio 2012).

Anche se siamo nell’Anno Santo della Misericordia, sarà da vedersi cosa deciderà di fare l’on. Marco Causi, nuovo vicesindaco ed anche assessore al Bilancio nella terza Giunta Marino da pochi giorni, come lo fu dal 2001 al 2008.
Non sarà facile: è sulle ex municipalizzate e sulla gestione /spesa per personale comunale che i suoi precedessori – Daniela Morgante e Silvia Scozzese al Bilancio, Luigi Nieri come vice di Marino – hanno trovato le maggiori difficoltà.

Intanto, speriamo che l’assessore Stefano Esposito voglia vederci chiaro nella ‘black list’ dell’Atac.

Demata

Roberto Saviano e il voto di scambio … a Roma

12 Mar

Oggi, il buon Roberto Saviano annuncia sulla sua pagina Facebook che è stato “arrestato per voto di scambio un consigliere comunale di Napoli. Cinquanta euro per un voto: la democrazia in vendita. Passano gli anni, si accumulano denunce e condanne, ma il sistema non cambia. Ne ho scritto molte volte e ho raccontato esattamente come funziona il meccanismo del voto di scambio nel 2010 su Raitre durante “Vieni via con me” …

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Come al solito, Saviano riesce a parlare di Napoli e della Campania come fosse la terra di Caino, trascurando che a Roma di scandali come quelli napoletani se ne contano a bizeffe, dagli appaltoni alle discariche al voto di scambio ai nepotismo eccetera …
Roberto Saviano non se ne è accorto, ma nella Capitale siamo ai quartieri costruiti senza acqua effettivamente potabile, agli arresti per nDrangheta non si contano più ed un centianio di pattuglie a presidiare – su tre turni a garantire la sicurezza dei cittadini su ben 1.285 km², alla messa sotto processo, in un anno o poco più, di centinaia di personaggi pubblici …

Dunque, caro Roberto Saviano, come non parlare di voto di scambio, quando i voti si ottengono promettendo di non cambiare o, peggio di emanare, leggi inique? Pensioni d’oro, stipendi d’oro, indulti e amnistie, depenalizzazione del falso in bilancio,  posto fisso per i pubblici impiegati, case popolari ai privi di requisiti, zero controlli su ISEE, condoni e rientri di capitale facilitati, esenzioni fiscali per le Coop, mantenere processi talmente lenti da rendere intoccabili politici e medici mentre cleptocrazia e malasanità sono in prima pagina, evitare di legiferare su sindacati e enti … eccetera eccetera … decreto SalvaRoma …

Ci saremmo aspettati che il nostro ‘censore casalese’, dopo Gomorra, ci raccontasse di Sodoma, fosse solo perchè gran parte delle tonnellate di rifiuti tossici ammucchiati nella Terra dei Fuochi son passati dal Grande Raccordo Anulare di Roma o dalla bretella autostradale che scorre a nord della Capitale … e perchè la Commissione che secretò i verbali del pentito Carmine Schiavone avevva sede a Roma.

Ma non l’ha fatto.
Risultato? Di Napoli e Campania se ne parla a reti unificate (senza però intervenire più di tanto), ma della Capitale … no.

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Il vero scandalo dell’AMA e le sorti di Roma

17 Feb

AMA S.p.A. è il più grande operatore in Italia nella gestione integrata dei servizi ambientali. Costituita in società per azioni nel 2000, ha un unico socio, il Comune di Roma, che ne detiene l’intero capitale sociale. Con 7.800 dipendenti, l’azienda serve un bacino di utenza di quasi 3.300.000 persone. La lunghezza totale delle strade raggiunte è di 3.370 km, mentre l’area di operatività si estende su una superficie di 1.285 kmq, da cui annualmente si raccolgono circa 1.780.000 tonnellate di rifiuti.” (fonte AMA)

A Milano e dintorni, l’ “Amsa s.r.l. tiene pulita un’area di 272 chilometri quadrati, lavorando per oltre 2,3 milioni di persone: 1.300.000 abitanti e 800.000 city users nella città di Milano e circa 245.000 residenti nei comuni della provincia serviti. Può contare su circa 3.300 dipendenti dei quali oltre 2.800 impegnati nelle attività di raccolta rifiuti, pulizia e spazzamento.
Uno dei numerosi fiori all’occhiello dell’Azienda è il suo parco automezzi a metano, uno dei più ampi in Europa, con oltre 350 mezzi, pari a circa il 30% dell’intero parco aziendale.

Oltre che a Milano, opera in 11 comuni della provincia: Basiglio, Bresso, Buccinasco, Cormano,Novate Milanese, Pero, Rho, Segrate, San Donato Milanese, Settimo Milanese e Trezzano sul Naviglio. Nel gennaio 2008 Amsa è entrata a far parte del gruppo A2A, la multiutility nata dalla fusione tra AEM e ASM, le due aziende storiche di Milano e di Brescia. A2A, leader nazionale nel settore ambientale, grazie agli oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti trattati”.

Dunque, riepilogando:

  • AMA S.p.A. -> Proprietà: Comune di Roma, Dipendenti: 7.800, Utenti: 3,3 mln, Rapporto Dipendenti /Utenti: 2,4 x mille, Superfice coperta: 1.285 kmq
  • AMSA s.r.l. -> Proprietà: Multiutilility, Dipendenti: 3.300, Utenti: 2,3 mln, Rapporto Dipendenti /Utenti: 1,4 x mille, Superfice coperta: 272 kmq

I romani devono reggere un costo del lavoro quasi doppio rispetto ai milanesi, se valutato in base al numero degli utenti, a fronte di un territorio smisurato che, però, dovrebbe essere in larga parte destinato a ‘parchi’ e ‘agro romano’, non ad ‘area urbanizzata’, con costi per i rifiuti pressochè nulli.

A questo aggiungiamo il problema primario, ovvero che l’AMA S.p.a. vede come unico socio il Comune di Roma e che – a differenza di gran parte delle ex municipalizzate – non sono mai stati immessi ‘soldi freschi’ e ‘mentalità d’impresa’, indispensabili per rinnovare il parco macchine, per formare il personale e razionalizzare i processi, per attuare politiche di raccolta differenziata realmente incisive.

Dunque, la questione è se il sindaco in carica, Ignazio Marino, intenda o meno aprire l’AMA S.p.a. ad una partecipazione azionaria e ad una ricapitalizzazione, visto che Roma è stretta nella morsa dei debiti contratti e delle allegre assunzioni che arrivano dalle precedenti amministrazioni.

Qualcosa di cui a Roma proprio non se ne parla e su cui doveva intervenire Consob da molto tempo, quando – nel 2008 – La Repubblica scriveva “Il bilancio dell´Ama? È da libri in tribunale. La situazione finanziaria dell´azienda della pulizia e dello smaltimenti rifiuti è più che a un passo dal collasso. Ha azzerato il capitale sociale, contravvenendo a precise norme legislative. Inoltre ha un buco di 600 milioni di conti a breve, con debiti nei confronti di banche e fornitori e sulla voragine finanziaria paga 35 milioni di interessi l´anno.
A partire da gennaio 2008 a oggi, dunque a cavallo delle due diverse amministrazioni Veltroni e Alemanno, la sua gestione arranca a colpi di anticipazioni di cassa del Campidoglio.”

Un’AMA che dichiarava a Bilancio 2012 un utile di 2 milioni e 336 mila euro, ai tagli da 700 milioni in due anni per Ama (e Atac ), mentre c’è la storia degli arbitrati contro Ama – raccontata da Libero Quotidiano – che condannano l’azienda a pagare 78,3 milioni di euro, mentre i debiti con le banche ammontano a 670 milioni di euro.

Un’AMA che tra il 2008 e il 2010, con un bilancio in quelle condizioni, ha assunto 1.518 persone, cioè un quinto degli attuali dipendenti …

Millecinquecentodiciotto persone son tante, difficile sostenere un incremento del personale di tal genere senza aumentare il capitale ed espandere l’impresa.
E dovremmo chiederci tutti chi è che li ha assunti, chi non ha monitorato, chi non ha reclamato o denunciato. Non perchè i 1.518 siano colpevoli di qualcosa, ma un dissesto del genere non può ricadere sulle tasse dei cittadini, mentre chi l’ha causato o lasciato accadere si ricandida o si ricicla.
Infatti, qualcuno dovrebbe spiegarci perchè, se per Parentopoli all’Ama, il Cda chiede i danni a Panzironi e 7 manager per le 841 assunzioni pilotate del biennio 2008-2009, possa accadere che questi si ritrovino ai vertici di altre società controllate da AMA S.p.a., come nel caso di Franco Panzironi, Presidente di Roma Multiservizi.

Poi, solo poi, c’è l’ottantina di dirigenti per i quali la pubblicazione online degli stipendi si è rivelata un disastro, visto che si aggirano tra gli 80 mila ai 220 mila euro (lista).
Ovviamente, l’attenzione della cittadinanza è attratta da questo pruriginoso caso, piuttosto che dal problema AMA nel suo complesso e, non dimentichiamolo, dalla questione Malagrotta che, con l’annunciata chiusura, non si è affatto chiusa, ma solo aperta.
Per non parlare del fattto che Atac, Ama e Acea contano 31.000 occupati, Roma ha più dipendenti della Fiat, ma ha il deficit è a quota un miliardo, mentre il gettito fiscale non .può più incremetarsi.

E mica possiamo pensare, a Roma, di gestire i rifiuti (e i trasporti o il welfare) come nell’ultimo decennio … ma dal Campidoglio tutto tace.

originale postato su demata

 

 

Tremila finti invalidi. Parliamo degli altri?

23 Ago

Oggi, La Repubblica on line titola “Gdf, scoperti tremila invalidi e poveri falsi danno erariale per un miliardo e mezzo”, seguita a ruota dai principali quotidiani. In realtà, il danno erariale è stato accertato in “quasi 13 mila interventi contro truffe e sprechi di denaro pubblico”, come precisa lo stesso quotidiano.

E siamo alle solite.
Se un disabile resta bloccato ore e giorni a Piombino in attesa di un autobus che lo porti al treno per rientrare dalle ferie o se un altro blocca il traffico in Versilia perchè è ‘impossibile salire su gran parte degli autobus oppure scendere a causa delle piazzole’, la notizia va in cronaca locale, senza neanche interrogarsi su come funzionino sanità e assistenza in Toscana o, meglio, su quanti altri casi accadano senza che vi sia notiza e, soprattutto, soluzione.

In un Paese da 60 milioni di abitanti, fanno notizia i ‘tremila invalidi e poveri falsi’. Non i milioni di invalidi sotto-riconosciuti ed in balia del sistema sanitario e degli enti locali, con diritti ed accessibilità, che nelle grandi città come Roma cambiano da una strada all’altra, a seconda della ASL di appartenenza.

Malpractice Cartoons by T. McCracken mchumor.com/medicine_malpractice.html

Il ‘Dossier in tema di malattie rare del 2008-2010 (a cura di Cittadinanzattiva, Tribunale per i diritti del malato, Coordinamento nazionale associazioni malati cronici), segnalava:

  1. le difficoltà nel godere effettivamente dei benefici previsti dalla legge
  2. le forti differenze che si riscontrano tra regione e regione,
  3. più del 40% dei pazienti non ha spesso accesso ai farmaci indispensabili o ai farmaci per la cura delle complicanze.

Peggio ancora, secondo Il Sole 24 ore nel “Focus sanità” del 11-17 Novembre 2008, per quanto relativo l’inadeguatezza sanitaria e il mancato accesso ai diritti, ovvero ‘costi e disagi, che determinerebbero la rinuncia alle cure da parte di 1 paziente su 4 a cui andrebbe aggiunto un 37% che desiste per gli ostacoli burocratici’, che evidentemente vengono posti dai diversi ospedali e ASL.

Aggiungiamo la bella trovata della legge sulla disabilità (L. 68/99), che apparentemente aveva accolto – con sette anni di ritardo – le direttive del WHO che impongono di tenere conto della ricaduta funzionale e non solo del danno biologico, ma che, viceversa, le ha solo menzionate nella norma vigente.
Risultato? Si continuano a conferire punteggi in base alle patologie ed a un sistema di punti non troppo diverso dal preesistente, come se si fosse di fronte ad un tirchio ispettorato assicurativo e non dinanzi ad una benefica istituzione medica tramite la quale lo Stato garantisce l’accesso a diritti essenziali.
O della porta di servizio tramite la quale i servizi ancora in carico diretto al SSN (quelli pagati prima, di solito) sono stati esternalizzati in alcune regioni su strutture non pubbliche, cosa che riduce notevolmente le tutele dei malati, specie dopo l’introduzione delle cartelle cliniche elettroniche, e comporta non pochi disagi, visto che le norme prevedono che le certificazioni emesse siano validate/riemesse dal medico di base.

Malpractice Cartoons by T. McCracken mchumor.com/medicine_malpractice.html

Preso atto che le malattie rare (sempre e comunque croniche) sono solo cinque tra quelle in elenco, parliamo di una legge che nega diritti internazionalmente riconosciuti a chiunque non soffra delle patologie elencate nella lista. Utile aggiungere che i malati italiani delle quasi 3.000 malattie rare esistenti sono milioni.
Il ritardo ‘de facto’ nell’applicazione delle direttive WHO-1992 (in italiano OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità) su funzionalità, lavoro e disabilità, ammonta ormai a 21 anni.

O, peggio, che addirittura nei contratti di lavoro, stipulati dallo Stato (non il ‘bieco aguzzino’ privato) per i propri dipendenti di ruolo, non sono considerati i diritti (e le dovute garanzie) a tutela dei malati con prescrizione sanitaria emessa da una commissione medica collegiale, di cui fa obbligo la norma nazionale apposita (art. 42 comma c d. lgs. 88-2008).

Una situazione drammatica per non pochi cittadini non (del tutto) abili al lavoro, oltre che sofferenti nella salute, come, ad esempio, quella del Lazio, dove almeno una ASL non concede l’art. 3 comma 3 della L.104 (quello che consente tre giorni di malattia al mese, per intenderci) neanche a persone con malattie congenite che devono essere sottoposte a frequenti terapie ospedaliere o che lesina punti, tanti punti, di invalidità a persone con doppio bypass, seri problemi metabolici, malattie croniche e notoriamente gravose, eccetera …

Un sistema che – grazie al de facto mancato assorbimento delle norme OMS che distinguono tra invalidità e capacità funzionale a svolgere una certa mansione/incarico – trasforma i malati italiani in due precise categorie: ‘gravissimi’, ovvero insindacabilmente non atti al lavoro, e ‘tutti gli altri’, ai quali – salvo esenzioni ticket (ci mancherebbe altro …) spetta poco o nulla, con un’età pensionabile che si allontana sempre di più.
Un sistema che aggravia i costi del lavoro per incrementare le spese sanitaria ed assistenziale, visto che un malato cronico che lavora senza tutele, si aggrava e necessita anche di maggiori cure, oltre ad assentarsi.

Malpractice Cartoons by T. McCracken mchumor.com/medicine_malpractice.html

Qualcuno ha provato a chiedersi se costa di più un lavoratore ultracinquantenne aggravato da particolari carichi di lavoro, che, ricorrendo frequentamente a cure e controli, richiede anche una spesa sanitaria di 30-40.000 euro annui o costa di meno un lavoratore con 25-30 anni di contribuzione che diventi un part timer od un pensionato e che, però, se la cava da solo ed incide molto meno sulla spesa sanitaria?
E, soprattutto, è questa una domanda lecita in una nazione come l’Italia, dove abbiamo circa un centinaio di parlamentari che arrivano dal settore sanitario ed un altro tanto dagli apparati locali di partito?

Di questo dovrebbero scrivere e raccontare – a proposito di invalidità e lavoro – i nostri quotidiani, non (solo) dei soliti tremila furbi che si annidano in tutte le categorie umane.

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The day of (rare) sicks

28 Feb

Today is the World Day of Rare Diseases. This year’s theme is “Rare Diseases Without Borders.” In many countries there are no possibilities or knowledge for the correct diagnosis or treatments. According to experts, international cooperation is the only way that you can get to wherever a high level of access to care and medications.

What’s about Italy?

According to a recent report by the National Bioethics Committee rare diseases involve situations very burdensome for one million Italians who is officially affected, with perhaps two million people that are still waiting for a diagnosis.
All this happens not because of the disease itself, but for the decay of Italian NHS, fragmented in our Regional Health System, and the profound disinterest of politicians, institutions and medical associations.

According to the report, in fact, the problems of individuals and families of patients mainly concern:

1. difficulty or impossibility to access the correct diagnosis – due to the failure to identify a clinical reference center specialized in the disease in question – with the worsening state of health of the patient;
2. delay in diagnosis that adversely affects prognosis;
3. lack of scientific knowledge and information about both the disease, both on existing laws and rights;
4. lack of adequate medical care and rehabilitative or psychological therapy if necessary, taking into account the nature of most chronic and disabling of rare diseases and the disruption and destabilization that the experience of the disease involves the patient and family;
5. difficulty of access to treatment and care, which affects both the availability of new drug-availability, of high or very high cost, specific to a particular rare disease already on the market in Europe and, when there are no specific aetiological therapies , access to other possible treatments;
6. strong inequalities – at regional and local level – to access to diagnosis, treatment and innovative, more generally, health care and social services;
7. high costs of treatment, overall, and the lack of support measures that meet the needs of daily supervision and continuous determined by pathology, the contents of which falls almost entirely on the family, causing impoverishment and often expulsion from the world of work;
8. precarious conditions, often perceived as serious or very serious people with, even after getting the diagnosis;
9. heavy social consequences for the patient (stigmatization, isolation in school and in work activities, difficulties to build a network of social relations).

With all the money that Italy spent for rare diseases, this ‘bulletin of horrors’ ‘should ‘attract’ the attention, by time, of the Court of Auditors and the Order of Physicians, as well as civil society as a whole.
If we look to politial responsabilities, the game is won easily, because Rosy Bindi, actual president of the Democratic Party and former Minister of Health, was the one person that issued the disastrous laws we have on mental health, the health service, disability, disease rare. A planetary goal.

But it does not end now, it’s just the tip of the iceberg.

In fact, the report of the National Bioethics Committee does not tell that:

1. rare diseases included in the list of disabling diseases are only five, compared with more than 3,000 classified. It is crazy and uncorrect;
2. Italian State has accepted just formally the guidelines set by the World Health Organization, issued in 1992, about work and disability, which are based on the principle of the functional limitations and not on the classification of the diseases or the irreversible biological damages;
3. a lot of regional centers for rare diseases have not been established or have been outsourced on private facilities, usually Catholic;
4. orphan drugs are available only in some hospitals and are forbidden in private clinics;
5. coordination for biological samples or networking is non-existent but it was heavy financed;
6. management of any other disease does not occur as a function of the rare disease that the primary pathology and the law do not previde a coordination function for the centers;
7. a lot od patient, maybe all, have to undergo continuous therapy and routinely travels dozens of miles just for an infusion.

Even worse if we look at the situation of the Italian non-profit organization.
A reality estremely fragmented, often loyal just to a medical or research center, so that gets donations and means regardless of the effective qualitaty, but only on the basis of visibility that the association is able to obtain. Just get a sick who is a celebrity or influent member of the community to exalt a mediocre center and vice versa.
In addition, some of these associations absorb most of the donations to exist and the rest ends up ‘for search’ or ‘health center’ or ‘departments’. Excepted certain types of diseases for which is expected to accompany by public contribution, many organizations normally do not provide direct services to the sick: you are alone in the hospital, at home, in taxis or ambulances.
Indeed, some spread incorrect health informations, even among those ‘validate’ or publicized by the principal Italian Health Organizations.

Italy spent millions of euro for the information through physicians, associations and charities, but will perhaps thousands, at least, those spent to count the sicks and whether and why are not met.
Really inexplicable why this happens, if you do not want to count that we are in the Italian Cleptocracy.

A problem confirmed by the ‘Dossier on the subject of rare diseases of 2008-2010, edited by Cittadinanzattiva Tribunal for Patients’ Rights, National Coordination associations chronically ill, which indicates:
1. ‘difficulties’ to enjoy the benefits provided by law
2. strong differences that exist from region to region,
3. more than 40% of patients do not often have access to essential drugs.

A Dossier, by Cittadinanzattiva and the Court for the rights of the Sick, that forgets to tell us how many cases of medical malpractice are happened or the number of disputes initiated by patients. As it does not explain why these powerful associations do not give legal assistance to victims of medical malpractice nor protest for laws and in the courts, which take decades to sentence and repair the damage suffered by the patient, if alive …

Class Actions, allowed by law, not even to hear about it, while medical malpractice cases – registered by the companies that provide doctors and hospitals – would amount to one hundred thousand a year, let alone how many are those, minimum or glamorous, so there is resignation and they are not complaint.

According to Sole 24 ore “Health Focus” of 11 to 17 November 2008, inadequate health care and lack of access to rights, or ‘cost and inconvenience, would lead to the abandonment of care by 1 patient 4 to which must be added a 37% who abandons for bureaucratic obstacles’, which obviously are posed by different hospitals and local health authorities.

Other studies have found that:

1. 57.9% of patients are forced to bear the costs of personal care at an annual cost ranging from a minimum of 800 to a maximum of € 7,000 (2008 study of the Court of patients’ rights);
2. for many parents to meet the care needs means worse off work, if you do not stop (Pilot Study ISFOL13)
3. among families participating in the study many live in conditions very low income and almost 20% have been forced to resort to loans, to deal with the management of the disease.

Important to know that in Italy we all are obliged to the ‘right to compulsory the NHS’ – words used by the Ministry of Health, which does not specify how much it costs to each of us this ‘obligatory right’ and why, payed taxes for social security, workers can not contract insurances with the money that remains them. Supplementary insurances exist, but in private clinics orphan drugs are not allowed by the state. In a nutshell a sick rare Italian is forced to go to a public hospital. He has no choice.
It is therefore a euphemism about Medical malpractice when it has to do with a sick rare Italian. Should we talk about martyrs.

Questions those add other questions. As a pair, addressed to our physicians:

1. how can the Order of Doctors do not expect a clean sweep and when will do justice for the sicks, if 370,000 of the rare patients (37% of those known) does not want cares, owed for free, but unobtainable, because of the rules are inconclusive, inappropriate, inadequate? How can the Judiciary and the National Institute of Health not to intervent?
2. which is the degree of awareness of rare diseases, procedures and laws regarding health, by our doctors? Because they do not arise in defense of their patients because the Machine will make adequate laws and procedures? Are they the Machine?

As for the rest, it is useless to ask how much money we’ve thrown in the past ten years and in which pockets are finished.

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Il giorno dei malati rari

28 Feb

Oggi è la Giornata Mondiale delle Malattie Rare. Lo slogan di quest’anno è “Malattie Rare Senza Frontiere”. In molti paesi non ci sono possibilità o conoscenze per la corretta diagnosi o per i trattamenti. Secondo gli esperti la collaborazione internazionale è l’unico modo perché si possa raggiungere ovunque un alto livello di accesso a cure e farmaci.

Ma come vanno le cose in Italia?

Secondo un recente report del Comitato Nazionale di Bioetica le malattie rare comportano situazioni molto gravose per il milione di italiani che ne è ufficilamente affetto, a fronte di forse due milioni di persone che ancora attendono una diagnosi.

Il tutto accade non tanto per le patologie in se, per altro spesso gravi e croniche, quanto per l’assoluta fatiscenza del nostro Sistema Sanitario Nazionale e gli sprechi del nostro Sistema Sanitario Regionale, oltre al disinteresse profondo dei politici, della classe medica e dei funzionari preposti.

Secondo il report, infatti, le problematiche individuali e familiari dei malati riguardano principalmente:

  1. la difficoltà, o l’impossibilità, di accedere alla diagnosi corretta – dovuta alla mancata individuazione di un centro clinico di riferimento specializzato nella patologia in questione – con il conseguente aggravio psicologico e peggioramento dello stato di salute del paziente;
  2. il ritardo nella diagnosi che incide negativamente sulla prognosi;
  3. l’isolamento e la mancanza di conoscenze scientifiche e di informazioni sia sulla malattia, sia sulle leggi e i diritti esistenti;
  4. la mancanza di assistenza medica adeguata e di terapie riabilitative e psicologiche necessarie, tenuto conto della natura cronico-invalidante di gran parte delle malattie rare e dello sconvolgimento e destabilizzazione che l’esperienza della patologia comporta per il paziente e la famiglia;
  5. la difficoltà d’accesso al trattamento e alle cure, che riguarda sia la reperibilità-disponibilità di farmaci innovativi, ad alto o altissimo costo, specifici per una data malattia rara e già in commercio in Europa, sia, quando non vi sono terapie eziologiche specifiche, l’accesso ad altri possibili trattamenti;
  6. le forti diseguaglianze esistenti, a livello regionale e locale, nell’accesso alla diagnosi, alle terapie innovative e, più in generale, alle cure sanitarie e ai servizi sociali;
  7. i costi elevati dei trattamenti, complessivamente considerati, e la mancanza di misure di sostegno rispondenti ai bisogni di assistenza quotidiana e continuativa determinati dalla patologia, il cui carico ricade quasi interamente sul nucleo familiare, causandone l’impoverimento e spesso l’allontanamento dal mondo del lavoro;
  8. le condizioni precarie, di frequente percepite come gravi o gravissime, delle persone affette, anche dopo avere ottenuto la diagnosi;
  9. le conseguenze sociali pesanti per il paziente (stigmatizzazione, isolamento nella scuola e nelle attività lavorative, difficoltà di costruirsi una rete di relazioni sociali).

Con tutti i soldi che spendiamo e con tutti gli invalidi che abbiamo, questo ‘bollettino degli orrori’ avrebbe dovuto riguardare, da anni, la Corte dei Conti e l’Ordine dei Medici, oltre che la società civile tutta.
Tra l’altro, esisterebbe anche un ‘colpevole’ di tutta questa iattura: Rosy Bindi, presidente del Partito Democratico ed ex ministro della Salute, che ha emanato le disastrose leggi che abbiamo sulla salute mentale, sul servizio sanitario, sulla disabilità, sulle malattie rare (link).

Ma non finisce qui, è solo la punta dell’iceberg.

Infatti, il rapporto del Comitato Nazionale di Bioetica non racconta che:

  1. le malattie rare inserite nella lista delle patologie invalidanti sono solo cinque, a fronte di oltre 3.000 classificate;
  2. lo Stato Italiano ha accolto solo sulla carte le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Salute, emesse nel 1992, riguardo lavoro e disabilità, che si fondano sulla limitazione funzionale e non sulla classificazione della malattia od il danno biologico irreversibile;
  3. gran parte dei fantomatici Centri regionali per le Malattie Rare non sono mai stati istituiti o sono stati esternalizzati su strutture private in convenzione, solitamente cattoliche;
  4. spesso anche il semplice invio di campioni biologici – dato che nella Regione non si provvede o non si coordina – è a carico del malato. Il Coordinamento è inesistente;
  5. la gestione delle eventuali altre patologie non avviene in funzione della malattia rara che è la patologia primaria;
  6. chi deve sottoporsi a terapie continue percorre ordinariamente decine e decine di chilometri per cure infermieristiche o parainfermieristiche.

Peggio ancora se andiamo a vedere la situazione delle onlus.
Una realtà estremamamente parcellizzata, spesso fidelizzata da un centro medico o di ricerca, che così ottiene donazioni e mezzi a prescindere dal dato qualitativo o di eccelelnza, ma solo in base alla visibilità che l’associazione riesce ad ottenere. Basta avere tra i malati un personaggio famoso od influente per portare alle stelle un centro mediocre e viceversa.

Inoltre, una parte di queste associazioni esistono solo sulla carta, dato che assorbono gran parte delle donazioni per funzionare ed il resto finisce ‘per la ricerca’ o per ‘il centro sanitario’ od ‘il reparto’. Salvo alcune tipologie di malattie, per le quali è previsto l’accompagno e la contribuzione pubblica, non offrono servizi diretti ai malati: si è soli in ospedale, a casa, nei taxi o nelle ambulanze.
Addirittura, alcune diffondono informazioni sanitarie scorrette, anche tra quelle ‘validate’ o pubblicizzate dal ministero e dall’Istituto Superiore di Sanità.

Abbiamo speso milioni di euro per l’informazione tramite medici, associazioni e onlus, ma saranno forse migliaia quelli spesi per, almeno, contare i malati e sapere se e perchè non sono soddisfatti.
Davvero inspiegabile perchè ciò sia accaduto, se non si vuole pensare davvero a male.

Un problema confermato dal ‘Dossier in tema di malattie rare del 2008-2010, a cura di Cittadinanzattiva, Tribunale per i diritti del malato, Coordinamento nazionale associazioni malati cronici, che segnala:

  1. le difficoltà nel godere effettivamente dei benefici previsti dalla legge
  2. le forti differenze che si riscontrano tra regione e regione,
  3. più del 40% dei pazienti non ha spesso accesso ai farmaci indispensabili o ai farmaci per la cura delle complicanze.

Un Dossier, quello di Cittadinanzattiva e del Tribunale per i diritti del Malato, che però dimentica di dirci quanti sono i casi di malasanità od il numero dei contenziosi avviati dai malati e non ci spiega perchè queste potenti associazioni non diano assistenza legale alle vittime di malasanità, nè si lagnino di leggi e tribunali, che impiegano decenni per far giustizia e riparare il danno subito dal malato.
Di Class Actions, ad anni dalla legge che le consente, neanche a sentirne parlare, mentre i casi di malasanità registrati dalle compagnie che assicurano medici e ospedali ammonterebbero a centomila annui, Figuriamoci quanti sono quelli, minimi od eclatanti, per cui v’è rassegnazione e non li si denuncia.

Secondo Il Sole 24 ore “Focus sanità” del 11-17 Novembre 2008, l’inadeguatezza sanitaria e il mancato accesso ai diritti, ovvero ‘costi e disagi, determinerebbero la rinuncia alle cure da parte di 1 paziente su 4 a cui andrebbe aggiunto un 37% che desiste per gli ostacoli burocratici’, che evidentemente vengono posti dai diversi ospedali e ASL.

Altri studi hanno rilevato che:

  1. il 57,9% dei pazienti è costretto a sostenere personalmente le spese della terapia con una spesa annua che va da un minimo di 800 euro a un massimo di 7.000 (studio del 2008 del Tribunale dei diritti del malato);
  2. per molti genitori far fronte ai bisogni assistenziali significa peggiorare la propria condizione lavorativa, se non interromperla (Studio pilota ISFOL13)
  3. tra le famiglie partecipanti allo studio molte versano in condizioni reddituali assai basse e quasi il 20% è stato costretto a ricorrere a prestiti finanziari, per far fronte alla gestione della malattia.

E’, dunque, un eufemismo parlare di Malasanità, quando si ha a che fare con un malato raro italiano. Dovremmo parlare di martiri.

Alle domande ‘di repertorio’ vanno ad aggiungersene altre due, rivolte alla nostra classe medica:

  1. come può l’Ordine dei Medici non pretendere un repulisti e far giustizia per i malati, se 370.000 dei malati rari (il 37% di quelli noti) rinuncia alle cure, per altro dovutegli gratuitamente, o se le norme in materia sono inconcludenti, inadeguate, omissive? E se non i sanitari, come può la Magistratura e l’Istituto Superiore di Sanità non intervenire?
  2. quale è il grado di conoscenza delle malattie rare, delle procedure sanitarie e delle leggi a riguardo, da parte sia dei medici in servizio sia soprattutto di quelli che si sono laureati in questo decennio e sono ‘figli del disastro’?

Quanto al resto, inutile chiedersi quanti soldi abbiamo buttato in questi dieci anni ed in quali tasche siano finiti.

Leggi anche ‘Sanità: basta sprechi sulla pelle dei malati

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