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Pensioni possibili se … Cinque Stelle le vota

6 Feb

Cinque Stelle sta dimostrando di essere un movimento ‘dal basso’ e non solo ‘telematico’ e se sceglierà candidati sindaci di alto profilo e un gruppo di tecnici che li assista come assessori, il movimento fondato da Grillo e Casaleggio potrebbe affermarsi non solo nella provincia, ma anche nelle realtà urbane complesse.

Allo stesso modo, tra pochi mesi – o per la crisi in cui annaspiamo o perchè Renzi dovrà agire pressato dal de-rating e dal dissenso –  i Cinque Stelle dovranno iniziare a spiegarci anche loro a menadito cosa intendono fare per pensioni, diritto allo studio e alla salute più la giustizia, ergo se vogliamo stare in Europa per davvero oppure ritornare ad essere ‘appendice geografica’.

Infatti, l’Italia continua ad aumentare il proprio debito, nonostante i tagli e le tasse di Tremonti, Prodi, Monti e Renzi. Dunque, anche con tutti gli sprechi del mondo, il problema non è solo nelle falle del sistema, ma soprattutto nella stessa struttura di bilancio dello Stato, che è regolata da norme risalenti alla seconda metà dell’Ottocento.

Riguardo le pensioni, in questi anni i Cinque Stelle non hanno mai affrontato la questione, limitandosi agli esodati (della scuola), ai lavoratori precoci (di Ntv e Trenitalia), al ripristino del Fondo per i lavori usuranti. Stop.

Dunque,  i Cinque Stelle hanno operato finora come se la riforma Fornero avesse danneggiato poche decine di migliaia di anziani e non, come è nei fatti, milioni di malati invalidi e lavoratori senior con almeno trent’anni di contribuzione, più le loro famiglie …

E’ come se i Cinque Stelle dimenticassero che all’ordine del giorno (in Parlamento come sui posti di lavoro) abbiamo:

  1. (dal 1992) la ‘flessibilità’ in uscita e il superamento del sistema ‘a ripartizione’ che scarica sul futuro gli errori del passato , tra cui il dibattito sindacale sullo ‘scalone’ (2009)
  2. (dal 1994) le normative e tutele inappropriate  per quanto riguarda gli ‘invalidi’, cioè quel 30% di lavoratori over55 con almeno due malattie croniche e salute ‘non buona’, secondo Istat e persino l’Inps,
  3. (1999) i referendum radicali di Marco Pannella per l’abolizione del prelievo forzoso del 9,9% del reddito per l’assicurazione sanitaria
  4. (dal 2001) la libera concorrenza nel comparto assicurativo e superamento del “monopolio di Stato” rappresentato da Inps e SSN
  5. (dal 2004) l’esclusione di migliaia di malattie rare dall’elenco dei punteggi invalidanti, con la conseguenza che molti pervengono al requisito di invalidità solo a seguito di effetti lesionali causati da queste patologie
  6. (dal 2011) l’esclusione dei periodi salatamente riscttati dal computo della precocità lavorativa e l’esclusione del riconoscimento previdenziale ‘a partire dalla nascita’ per le malattie congenite (escluse sordità e cecità) .

Soprattutto, come il PD di Renzi, i Cinque Stelle non vedono che proprio le pensioni costituiscono il ‘buco’ nei conti pubblici e la ‘palla al piede’ dei vincoli  di cui il furbo Matteo incolpa l’Europa:

  1. le pensioni dei lavoratori rappresentano più di un terzo della spesa in bilancio dello Stato, praticamente metà del PIL annuo,
  2. in qualunque nazione, contributi e rendite dei lavoratori non hanno niente a che vedere con i bilanci pubblici
  3. secondo leggi italiane e sentenze europee, queste somme (oltre 200 miliardi di euro) sono versate ed erogate dall’Inps che non è lo Stato bensì un ente assicurativo come Generali o Lloyds.

Se delle pensioni se ne occupasse per davvero e solamente il sistema previdenziale in libera concorrenza, il nostro debito scenderebbe dal 132% in incremento a circa il 95% in decremento, i nostri Titoli di Stato andrebbero a ruba, tutte le banche ritornerebbero in salute, la Giustizia troverebbe il metodo per rendere i processi brevi e la legge certa e prevedibile, ci sarebbero i soldi per creare lavoro e consumi finanziando istruzione, sicurezza, difesa, ambiente e welfare, giovani, donne, malati …

In Parlamento c’è una legge onesta proposta da un uomo onesto, Cesare Damiano, l’hanno firmata fior di parlamentari e attende di essere votata dal lontano 2013. Non è il toccasana, ma almeno avvierebbe la transizione e, soprattutto, l’attendono tutti i lavoratori over50 e le loro famiglie.

Va bene che Damiano è del PD, ma è anche antirenziano e sono vent’anni che batte questo tasto.
Cosa aspettano i Cinque Stelle ad appoggiarla?

leggi anche Pensioni flessibili: perchè il PD non vuole?      Cosa si aspetta davvero da noi l’Europa?

Demata

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Pensioni flessibili: perchè il PD non vuole?

1 Feb

L’art. 38 della Costituzione italiana ordina che “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.”

Con il termine ‘invalidità’ si intende la “riduzione, congenita e/o acquisita, delle capacità fisiche o mentali, mentre la vecchiaia è una “età della vita, caratterizzata da progressivo decadimento organico”. In Italia – secondo i dati Inps /Istat – i lavoratori over 55 anni affetti da almeno due patologie croniche sono oltre il 30%.

Attualmente per questi lavoratori – obbligati a permanere al lavoro per un’altra decina di anni od a licenziarsi – non sono previsti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita, come non lo sono per gli esodati ed i disoccupati.

Una spoliazione gravissima dei diritti costituzionali e, dunque, appare davvero incomprensibile la dichiarazione pubblicata oggi – 1 febbraio 2016 – in cui il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, intervistato da Roberto Mania – La Repubblica, continua a rifiutarsi di legiferare: “il tema delle pensioni è molto delicato e sensibile. Il governo ha assunto l’impegno di verificare e ragionare sul capitolo delle flessibilità in uscita. Manteniamo questo impegno. Ma nel merito parleremo solo quando avremo proposte precise”.

Eppure, la Consulta Costituzionale ha rigettato i referendum sulla riforma Fornero delle pensioni non perchè insussistenti, ma solo perchè qualche furbastro era riuscito ad inserirla nella legge di bilancio, che, secondo l’art. 75 della Costituzione, non può essere abrogata con referendum.

Dunque, prima dei muscoli (di cartone) alla Merkel, il Governo (e soprattutto il partito) di Matteo Renzi dovrebbe almeno spiegarci perchè non vuole porre rimedio al disastro delle pensioni italiane.

Infatti, Mario Monti potrebbe non entrarci un bel nulla, se l’11 novembre 2011, nel Discorso di insediamento al Senato, tranquillizzava tutti: “negli scorsi anni la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi, che hanno reso a regime il sistema pensionistico italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali shock negativi. Già adesso l’età di pensionamento, nel caso di vecchiaia, tenendo conto delle cosiddette finestre, è superiore a quella dei lavoratori tedeschi e francesi.

La ‘doccia fredda’ arrivò a reti unificate per voce di Elsa Fornero – ex consigliere comunale di centrosinistra a Torino – il 4 dicembre 2012: “La riforma previdenziale che presentiamo segna la fine di un periodo in cui le pensioni erano viste come un trasferimento dello Stato in maniera un po’ arbitraria. Ora tutti devono capire che il meccanismo con cui si fanno le pensioni è il lavoro. Vogliamo reintrodurre una flessibilità e incentivi per proseguire l’attività lavorativa. Il pensionamento sarà consentito da un’età minima, che è stata alzata a 62 anni per le donne con una fascia di flessibilità che va fino ai 70 anni. Non ci sono più le finestre: l’età minima degli uomini è di 66 anni”.

La ‘flessibilità’ aveva cambiato verso e il nuovo significato era ‘posticipo’ … ma quali partiti e quali ideologie avevano prodotto una così scandalosa inversione di rotta del governo?

L’attacco – prima ideologico e poi ‘generazionale’ – all’accesso alla pensione di tanti italiani da parte di quel che è oggi il Partito Democratico  ebbe inizio molto tempo fa, quando  con la ‘sua’ Riforma pensionistica Giuliano Amato introduceva il sistema contributivo (a ‘capitalizzazione’), ma mantenendo il pregresso sistema retributivo a ‘ripartizione intergenerazionale’, insostenibile con il calo gemografico e l’invecchiamento della popolazione.

Inoltre, alle pensioni di vecchiaia si aggiungeva una specie ‘atipica’, cioè la pensione di ‘anzianità con 35 anni di contributi, che già nel 1995 richiedeva correttivi con la Riforma Dini apposita, che fissava il giusto riposo del lavoratore a 57 anni con 40 anni di versamenti.
Purtroppo, nessuno ebbe il coraggio di includere in quelle norme delle tutele apposite per i lavoratori con tanti anni di contribuzione ed in condizioni di salute ‘non buone’, ovvero la ‘flessibilità’, che rimase senza regole come abbiamo scoperto con la Riforma Fornero.

E che l’attacco alle pensioni sia stato un progetto di governo ben preciso, lo dimostrano – oggi – i quotidiani del 29 giugno 2009, quando si accese il dibattito tra Enrico Letta e i sindacati, da un lato, e Massimo D’Alema e Walter Veltroni dall’altro:

  • Enrico Letta al Festival dell’Unità: “Il rapporto Ocse sulle pensioni chiama l’Italia a scelte che non si possono più procrastinare: l’innalzamento dell’età pensionabile legato alla libertà dell’individuo di scegliere quando andare in pensione. La logica deve essere più a lungo lavori e più guadagni, prima vai in pensione meno guadagni”
  • Massimo D’Alema alla platea della festa CGIL di Serravalle Pistoiese:  “Paghiamo 3 milioni di pensioni a persone che hanno meno di 60 anni e il livello medio di tali pensioni è considerevolmente più alto rispetto a quello che paghiamo a chi ha oltre 65 anni. Dare una pensione sotto i 60 anni, mediamente di 1.200 euro al mese, a persone che continuano a lavorare, rappresenta una concorrenza sleale alle nuove generazioni sul mercato del lavoro”.
  • Guglielmo Epifani, segretario CGIL, su La Repubblica: “E’ vero che i giovani e le pensioni basse sono due priorità, ma io non le contrappongo alle pensioni di anzianità e non parlerei di privilegio per un operaio che lavora 35 anni e va in pensione con 1000 euro al mese. Avrei un’ altra idea di privilegio: cioè che vadano colpite le caste anche del sistema politico”.
  • Walter Veltroni, intervistato a Tv7 da Gianni Riotta: “C’è uno squilibrio molto forte del sistema pensionistico e questo squilibrio deve essere fronteggiato con una ingente quantità di risorse. C’è una trattativa in corso con i sindacati, ma l’aumento dell’età pensionabile è assolutamente obiettivo”.

Riepilogando,

  • l’aspetto ideologico fu quello di tutta una generazione di presunti evergreen, cioè “reintrodurre incentivi per proseguire l’attività lavorativa” (Fornero),
  • il problema finanziario fu scegliere se salvare le banche (Cassa Depositi e Prestiti) o le pensioni (Inps) o tutt’e due … dato che lo squilibrio finanziario del sistema pensionistico esistente nel 2009 doveva essere “fronteggiato con una ingente quantità di risorse” (Veltroni). Sappiamo tutti com’è andata …
  • la questione politica nel PD di governo è – oggi – laconica, se non del tutto silente: “nel merito parleremo solo quando avremo proposte precise” (Poletti).

Eppure, è dall’aprile del 2013 che il ddl 857 all’esame della commissione Lavoro della Camera – elaborato da Cesare Damiano (anche lui del PD) ed in rappresentanza, a differenza del governo, di tutto il Parlamento – propone i prepensionamenti a 62 anni per tutti ma con 35 anni di anzianità contributiva e l’8% di decurtazione sul trattamento previdenziale nonché la pensione con la formula Quota 41 per i lavoratori precoci.
Inoltre, non è vero che “non si può fare perché l’Europa non vuole”: il Fiscal Compact ci obbliga solo alla quadratura di bilancio, sta al Parlamento votare una legge finanziaria compatibile con ‘tutti’ gli obblighi costituzionali.

Perchè il Parlamento e – soprattutto – il Governo non si affrettano a vararla?

E, quando si andrà a votare, a quale Pd credere?

Demata

 

 

 

Come ‘vincere’ 651.000 euro lordi di pensione

17 Gen

Nuovo record italiano a parlare di pensioni: un pensionato del Comune di Perugia percepisce 651.000 euro lordi all’anno.

La storia è piuttosto singolare e, come disse Benitez per il goal in triplo fuorigioco convalidato alla Juventus, ci può stare.

Si tratta di Mario Cartasegna, 72 anni, ex avvocato del Comune di Perugia, assunto come dipendente ma anche a percentuale sulle cause vinte, che poi hanno elevato il reddito da 200.000 euro a un milione e, pejus, fatto ‘massa contributiva’ per la pensione in quanto ‘anche’ dipendente. Inutile precisare che l’Avvocatura comunale che avrebbe dovuto fare opposizione ad una tale mostruosità  si astenne ‘a norma di legge’, ovvero per conflitto di interessi ….

Un ‘vitalizio’ pari a due volte lo ‘stipendio’ di Barak Obama e a 30-40 volte una pensione ‘normale’, ma ‘ci può stare’ come spiega il diretto interessato in un’intervista al Corsera.

L’incredibile, però, è altro: Mario Cartasegna percepisce questa manna caduta dal cielo da 6 anni circa, ovvero da poco prima di quando Elsa Fornero azzerò le speranze di milioni di over50, visto anche che da due settimane abbiamo scoperto che ‘automaticamente’ ci tocca di andare in pensione a 42 anni e dieci mesi e tra un paio d’anni potrebbero diventare anche 43 o 44 …

fornero

Con una pensione da 100.000 euro annui l’avvocato Mario Cartasegna poteva vivere comunque nel lusso, ma con i restanti 500.000 euro l’Inps poteva evitare 50-60 esodati o riconoscere un centinaio quasi di invalidi. E non l’ha fatto.

Tito Boeri, neo presidente dell’Inps, ha finalmente avviato un’ispezione e adesso l’avvocato Cartasegna rischia di dover restituire tanti, tanti soldi, se verrà acclarata qualche illegittimità.
Ma non basta.

Sarebbe doveroso che Inps, Guardia di Finanza e magistratura avviassero indagini su tutte le super pensioni d’oro (ndr. sarebbero da rivalutare circa 200.000), al fine di verificare se di cavillo in cavillo non si sia ‘accumulata’ qualche illegittimità.
Di sicuro, il solo paventare una tale opportunità, porterebbe a zero le resistenze a tagliare le pensioni d’oro, dato che in caso di condanna i beneficiari vedrebbero azzerati sia i loro patrimoni sia quelli degli eredi.

E, se ben venga il nuovo ‘metodo Boeri’ e confidando nel rapido avvio di controlli a tappeto, c’è solo una cosa da dire: milioni di italiani, oltre alle lacrime, aspettano ancora le scuse, almeno quelle, di Elsa Fornero e Mario Monti.

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CGIL, UIL, i veri numeri dello sciopero e quel che farà Matteo Renzi

12 Dic

La Repubblica titola Sciopero generale, i sindacati: “70% di adesioni”, ma, consultando Tiscali News, scopriamo che “i primi dati che provengono dal settore industriale segnano ”un’altissima adesione allo sciopero generale”. Lo sottolinea la Cgil precisando che da una prima rilevazione risulta una media di adesione del 70,2%, mentre ”sono affollatissime le cinquantaquattro piazze dove si stanno tenendo i cortei e le manifestazioni a sostegno dello sciopero”. Inoltre sono rimasti fermi circa il 50% dei treni e degli aerei e circa il 70% degli autobus, fanno sapere ancora Cgil e Uil.”

Dunque, l’altissima adesione allo sciopero – declamata da CGIL e UIL – riguarda solo il 70% degli addetti dell’Industria e Costruzioni, che nel 2011 erano circa 5,5 milioni in tutto secondo l’Istat: ammesso e non concesso che anche gli edili abbiano scioperato in massa e senza considerare quel bel tot di lavoratori stranieri che hanno aderito, parliamo di poco più di 3 milioni di cittadini in un paese dove gli elettori sono 39 milioni circa. Il 10%, un elettore su dieci, un sostenitore della Sinistra su tre o quattro che siano.

Aggiungiamo – in abbondanza – una metà dei lavoratori dei Trasporti e tutto il resto degli addetti delle ‘imprese’ e ci ritroviamo con un’altra milionata di scioperant: aggiunti al ‘settanta per cento’ di industria – e forse edili – fanno al massimo di cinque milioni di elettori.

Arrivati al settore pubblico, gli unici dati sono quelli  troviamo innanzitutto la  Flc Cgil che riporta una adesione complessiva allo sciopero generale è intorno al 50%, cioè 3-400.000 docenti, ma aderivano anche UGL e Gilda. Per la Funzione Pubblica, dati zero, e potremmo trovarci un mero 7-10% di scioperanti o poco più: sono altri centomila che vanno ad assomarsi.

In due parole, oggi hanno scioperato in Italia circa cinque milioni di italiani adulti, cioè quasi metà dell’elettorato che ha votato a Sinistra alle ultime elezioni, ma solo un ottavo del corpo elettorale al completo.

Sarà per questo che Giorgio Napolitano ha tenuto a precisare che “le esasperazioni non fanno bene al Paese”, “lo sciopero generale proclamato per oggi è segno senza dubbio di una notevole tensione tra sindacati e governo”. “Il governo ha le sue prerogative e le ha anche il Parlamento. E’ bene che ci sia rispetto reciproco di queste prerogative”.

Ma la questione resta: metà degli elettori di Sinistra è del tutto contraria alla linea politica di Matteo Renzi e dell’attuale leadership del Partito Democratico ed ancor più intransigente è verso le posizioni politiche dei restanti partiti, che rappresenterebbero un numero di elettori italiani almeno cinque volte superiore agli scioperanti dei sindacati ‘rossi’.

Nei prossimi mesi sarà solo da capire se l’antico intreccio tra ‘partito dei lavoratori’ – con tanto di doppie tessere al PCI e alla CGIL per vertici e direttivi – andrà a risolversi, con la nascita di un ‘partito del lavoro’, aka CGIL, ed un ‘vero’ partito democratico, attento alle istanze di tutte le classi e di tutte le generazioni.

Il che significa che da domani Matteo Renzi avrà una sola scelta vincente: rompere gli indugi, procedere al ‘divorzio’ con la minoranza interna (e vedremo che la CGIL vorrà assumere un ruolo politico-partitico), avviare una convivenza ‘democratica’ e ‘popolare’ con le forze centriste, favorito da un Silvio Berlusconi che non designa l’erede.

Se gli mancherà tale coraggio, mala tempora currunt … con un sindacato post-spartachista e a tutt’oggi ‘confederale’ è difficile che la memoria non corra subito alle disastrose esperienze di Rosa Luxeemburg e Largo Caballero.

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Sciopero generale: la CGIL diventa partito?

11 Dic

Domani la CGIL – Don Chisciotte con la fedele UIL – Sancho andranno alla carica dei mulini a vento, protestando contro una legge che è già legge con  uno sciopero generale che generale non è.

Che senso abbia scioperare contro una legge DOPO che è stata emata è davvero un mistero, mentre convocare uno sciopero generale senza l’adesione di CISL e CONFSAL è certamente qualcosa di parziale e non ‘generale’. Anche perhè proprio non si comprende perchè abbia aderito la FIOM di Landini, che giorni fa ha ottenuto addirittura la deroga alle tagliole pensionistiche della Fornero per i metalmeccanici di Terni.

A cosa servirà lo sciopero voluto dalla CGIL di Camusso?
Probabilmente a nulla, dato che neanche si chiedono gli ‘ammortizzatori sociali’ (il salario minimo) per chi è senza lavoro, che però esistono negli altri paesi avanzati già da decenni, e neanche si reclama per le decine di miliardi versati dai lavoratori che ‘mancano’ nei conti Inps ed ex Inpdap e che bloccano pensioni e turn over. Peggio che andar di notte se volessimo parlare di sicurezza sul lavoro e ruolo dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.

Quello di domani sarà uno sciopero finalizzato al solo scopo di accentuare la crisi interna del PD e far pressione sulla famigerata questione dei beni immobili ex PCI.

Sarebbe ora che la CGIL si costituisse come partito – prendendosi la responsabilità ‘politica’ delle disinformazioni e delle devastazioni che a volte fanno da contorno a certe ‘proteste’ –  e la smettesse di occuparsi di ‘lavoro’, ambito per il quale  – si noti bene – in 70 anni di contrattazioni NON ha praticamente mai avanzato proposte concrete.

Infatti, domani – allo sciopero generale per il ‘lavoro’ – non sarànno sul ‘tavolo’ la questione Inps (salario minimo e pensioni sociali) e neanche quella della privatizzazione del sistema contributivo e del turn over, non saranno sul tavolo la questione formazione-lavoro e la qualificazione /meritocrazia nelle professioni, non vi sarà quella degli invalidi in età da lavoro e neanche quella delle loro tutele di salute sul lavoro eccetera eccetera.

Un sindacato ‘serio’ NON si occupa di posti di lavoro ‘e basta’: un sindacato ‘dei lavoratori’ bada innazitutto alla qualità del lavoro e alle opportunità di accesso e carriera nel lavoro.

Il Jobs Act va accompagnato dal salario minimo, dalla flessibilità pensionistica, dai percorsi di riqualificazione professionale.
Negarlo pur di non rivendicare un vero welfare e un vero sistema di Formazione e per restare nel sistema negoziale governo-sindacati degli ultimi 40 anni, equivale a pretendere un ruolo politico ed un canale preferenziale verso gli ‘eletti al popolo’ che qualunque organizzazione del lavoro (operai, industriali, commercianti, statali eccetera) non dovrebbe avere.

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Senato: la minoranza promette battaglia … agli italiani

1 Ott

Oggi, su La7, Cesare Damiano ha chiarito che “non credo che una situazione di tal genere possa essere recuperata con i palliativi”; “dipende molto da quello che offre l’Italia in termini di risorse e di ripresa … quello he conta è che si pone un problema di credibilità del Paese e di lanciare un paino di riforme” aggiungeva Irene Tinagni.

Sono trascorsi quattro anni da quando Mario Monti promise all’Europa un piano di rientro in quattro e quattr’otto, rifiutandosi di fare una Patrimonale, bloccando il Welfare e, in pratica, raddoppiando le tasse.
E son trascorsi quattro anni da quando si iniziò – questo blog tra i primi – a paventare la recessione, la stagnazione e la deflazione che ne vennero.

Intanto, mentre stanno per arrivare le prime sanzioni UE per infrazione del deficit, sentiamo ancora in televisione ‘autorevoli esperti’ che ci raccontano che si tratta di una ‘fase’ … mentre lo scenario è fosco.

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L’economia reale, però, racconta tutt’altro:

  • la disoccupazione e la povertà sono in aumento da cinque anni e – in un paio d’anni – avremo ‘bruciato’ la generazione degli attuali ventenni
  • la spesa pubblica è ancora in crescita e i turn over pubblici restano bloccati per almeno altri cinque anni, grazie alle norme di Elsa Fornero sulle pensioni e al MEF che non vuole ripristinare il buco da 45 miliardi che creò nell’ex Inpdap
  • l’Istat che annuncia nel 2012 come iniquamente stiamo trattenendo al lavoro – pur con 30 e passa anni di contribuzione – centinaia di migliaia di lavoratori senior (over55) che sono in ‘condizioni di salute non buone’ mentre gli invalidi che risultano all’Inps sono praticamente la metà (in media) di quelli che Francia o Germania riconoscono e mentre i nostri media scatenano selvagge campagne contro i ‘falsi invalidi’, ovvero i soliti tot truffatori del sistema previdenziale che esistono dovunque. Intanto, almeno due milioni – tanti sarebbero in base alle medie UE – di disabili ‘sommersi’ attendono …
  • il valore delle case degli italiani è crollato di 500 miliardi di euro in pochi anni e c’è chi ha visto l’unico proprio investimento (il ‘mattone’) anche del 40%
  • lo sbilanciamento commerciale e tecnologico con la Germania è tale che – ad esempio – una Opel GTC usata del 2008 oggi vale quasi il 10% in più rispetto ad un paio di anni fa, mentre una Opel Corsa nuova costa quasi il 30% in più di una Seat Ibiza o di una Fiat Punto, mentre anni fa erano nella stessa fascia di prezzo
  • ogni anno in Italia si diploma il 21% dei diciottenni, mentre in Polonia i laureati sono al 43% ed entro sette anni in tutta Europa (eccetto che da noi) sarà così, come in tutta Europa (eccetto che da noi) le scuole sono linde, ben organizzate e soprattutto finanziate
  • solo per i TFR teniamo bloccati almeno 25 miliardi di euro per dare liquidità alle imprese, mentre potrebbero /dovrebbero andare in busta paga ai lavoratori, ovvero genererebbero consumi, ma non possono essere toccati perchè i sindacati dell’industria li hanno fatti reinvestire in fondi vari
  • la sovraspesa ‘fiscale’ per gas e luce che le famiglie povere devono affrontare equivale a meno della metà del bonus energetico che gli offriamo, serve in discreta parte per finanziare il fotovoltaico e a causa di questi ‘balzelli’ – rispetto ad un britannico – gli vengono sottratti almeno un mese di consumi alimentari

D’altra parte siamo il Paese di Pinocchio, che ammazza a scarpate chi potrebbe insegnargli qualcosa, che si affida al duopolio del Gatto e della Volpe per rimediare fregature a giorni alterni, ove l’umiltà e la pazienza di Geppetto si antepongono al giusto esercizio dei propri diritti, dove le istituzioni giudicano distrattamente e curano ancor peggio e dove – puntualmente – c’è qualcuno che promette il Paese del Bengodi a dei ciuchini ignoranti pronti a seguirlo … e dove l’unica brava persona (oltre alla Madonna – Fata Turchina) è quel Mangiafuoco circense apolide e burattinaio di professione …

Acclarato il perchè NON si studia Collodi (Carlo Lorenzini, 24 novembre 1826 – 26 ottobre 1890) nelle scuole superiori, mentre Pinocchio è forse il primo ‘personaggio italiano’ nel mondo, sarebbe bello capire chi sono gli elettori che si sentono rappresentati dalla minoranza del PD che ha creato e vuol mantenere il ‘declino italiano’, rallentando da oltre un anno gli interventi che erano urgenti già 5 anni fa.

Originally posted on Demata

How much the stubbornness of Monti’s government to fund the F-35 factories damaged Italy and Eurozone?

5 Lug

In 2001, F-35 JSF (Joint Strike Fighter) Program started by a ‘successful’ Lockheed X-35 project for a initial expected cost of 40 million dollars and a production of  3,000 jets for USAF / U.S. Navy / USMC and another 2,000 for some partners (source http://www.aereimilitari.org).

Italy was involved as a “second level partner”, setting up a line of construction and assembly, which would release much of the F-35 destined for Europe and other countries, such as Turkey and Israel, including only twenty F35 for Italian Navy.

cameri2A rich business for our industries and – on 28th May 2007, at the Defense Ministry in Rome – the Secretary of Defense, Lorenzo Forcieri, met the President of the Province of Novara, Sergio Vedovato, to determine the ‘settlement of the assembly line of the F35 Joint Strike Fighter aircraft at the little military airport of Cameri (Piemonte Region).
A small-town dream cherished for decades, assuming anyone wish spent money and time in Piemonte to turn a short trackat time closed by fog for several months a yearin the largest airport in Europe thanks to the construction of the largest NATO base for military aircrafts.

And that Prodi government was in hands of a lot of members of parliament and secretaries of State by Piemonte as Cesare Damiano, Livia Turco, Fausto Bertinotti and Paolo Ferrero – all coming by the Confederazione Generale del Lavoro (the former communist Trade Union) – and there was really no wonder that the project went to the Novara, where some millions euros of public money was ‘invested’ to create from nothing an industrial district while – elsewhere – many industrial districts were being dismantled on relevant costs: the same Romano Prodi dismatled the public industry in South Italy, as president of I.R.I., ten years before, and he came in Primaries claiming this success.

A lot of money and work that has to benefit just the Novara province and some nearby, where were in crisis the car and textile industries, the former communist trade unions and an expensive welfare system. Not surprisingly, Luisa Maria Crespi, the mayor of Cameri, said “thanks to the initiative of the Province, from today we will be able to respond to our citizens’,  as confirmed by the mayor Bellinzago, Mariella Bovio,’there are important employment guarantees for an area like ours who lives a severe crisis’.

The first doubts on plane and investments became apparent in 2009, when the average per aircraft costs were sketched  to 62 and then over the 100 million dollars.
As reported by Stato-Oggi, “Defence Secretary Ignazio La Russa, at the Farnborough Air Show, referring to the program , added: “We are very cautious, we are checking.”

f-35-cartoon

Utmost caution, if at the beginning of 2011, the Washington Post announced the need to recapitalize by 20% ($ 10 billion) and experimental design, half of which became necessary to lighten the plane, because flying at full load affects the key performance of the aircraft.
Or when (Jan 08, 2011 – remember this) Secretary of Defense Robert M. Gates announced a series of efficiencies decisions designed to save the Department of Defense more than $150 billion over the next five years primarily by reducing overhead costs, improving business practices and culling excess or troubled programs, like the short take-off and vertical landing (STOVL) variant of the F-35 Joint Strike Fighter placed on the equivalent of a two-year probation because of significant testing problems.

So the contracts for F35 were gradually withdrawn by partners and Italy – where they were tobe built – missed a big deal: 85 F-35A for the Dutch Koninklijke Luchtmacht,some dozens for Danish Flyvevåbnet and Norwegian Kongelige Norske Luftforsvaret, then the good-bye to 116 F-35A for the Türk Hava Kuvvetleri and 150 F35B for the British Royal Air Force which preferred modify ‘her’ aircraft carriers and buy catapult-launched F-35C .
Meanwhile, the Berlusconi government did not give the consent for sixty F35 – provided over the first tranche of 22 F-35B for the Italian Naval Aviation, already ordered – and cut off an order of  2 billions euros for 25 Eurofighter (Aeritalia / Finmeccanica).

Soon after, for other trends, the spread of Italian bonds dramatically rose, the blame was charged to the government and soon after Mario Monti placed on Italian national budget dozens and dozens billions euros of expenses for 2012 and next years to to commission 131 jets to Novara F-35 industries (Dec 06, 2011 – remember this), while Italian debt exploded, a large part of welfare was cut or delayed and taxes went nearby 50%.

F35 sprechi

Not minus of half million of senior workers were dismissed after 30 or more years of regular work without any annuity or social help, disability rights went to enjoyment only after the insurance had recognized them and not when they were initiated, a lot of ​​graduates at work in the call centers for $ 800 a month, a Nation in recession losing 10-15% of GDP, millions of young  families unemployed, companies in the knee, failed or fled abroad. Suicides, people self burnings for protest, millions in line for food and help by charity centers.
These were the numbers for 2012 in Italy.

Just two months after (Feb 02, 2012) the Defense Secretary – Admiral Di Paola – wisely announced the cut of the F-35, reduced from 131 to 90 jets, and April 6  the government led by Mario Monti decreed the reform of Defence confirmed that the cutting of the F35 Joint Strike Fighter, with a reduction in expenses of 5 billions euro for 2014.
Of course, this economy was not destined to unlock pensions or protect the disabled and restart the occupation, was not destined to poor families, were not reduced taxes and businesses continued to close, military expenses were reduced for 33 mld.
Recession went nastier, but Italy began proudly a program to become the second-third largest industrial power for stealth attack fighter – as it relates to the NATO  – and one of the first five countries in the world for the ability to “first air strike “… while Italian  Constitution ‘rejects war as an instrument of aggression’.

So, Mario Monti continued in 2012 to spend the few public money available for the production of first strike stealth fighters, in USA the test on the jets gone really bad.
Lately, in February 2013, the Pentagon’s chief testing office based at the U.S. military’s Eglin Air Force Base in Florida reported that radars that don’t work, blurry vision from the aircraft’s sophisticated helmet, inability to fly through clouds during the tests done from September to November 2012 .
The National Post cleared that “the testing was extremely basic and “did not cover . . . in essence, everything that makes the F-35A a modern, advanced fighter,” reads the report, obtained by the Washington-based watchdog group Project on Government Oversight. Aircraft operating limitations prohibit flying the aircraft at night or in instrument meteorological conditions. The aircraft is also currently prohibited from flying close formation, aerobatics and stalls. The report also notes that the F-35A, which is the version the Harper government had intended to buy, “does not yet have the capability to train in . . . any actual combat capability, because it is still early in system development.”

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Does anyone believe that the Italian government and Italian developers were not fully informed – in real time – during 2012 of a long series of negative tests?

If in October 1, 2013 Defense One announced a “recent report from the Pentagon’s internal watchdog reveals that the next gen fighter jet is plagued with hundreds of issues. The Defense Department’s Inspector General conducted a series of quality assurance assessments that found the Joint Program Office and Defense Contract Management Agency performed “inadequate oversight,” failing to adhere to widely adopted quality management protocols while losing control of contractors that have already sunk an estimated $400 billion taxpayer dollars into what is the most expensive weapons system ever developed by the U.S. government”, why Mario Monti’s government took no account of this in drawing up the law of the National Account law and Spending Review for the 2013 and 2014, easing taxes and allocating resources for senior workers and employment for young people or for help to families?

As known, the last days news announced a jet that caught fire during takeoff and lost pieces from the base of Eglin, Fla. and the Pentagon has grounded all F-35, definitively confirming the many doubts and cautions on the program, and we can imagine the panic in Novara and in Piemonte.

And – speaking of Italy, for the F-35 – there is also another thing to know.

In Spring 2012, Italy planned to buy up to 90 F-35, about 60 of the A model -take off from the ground – and 30 of the B model – vertical takeoff – for the aircraft carrier Cavour because, since the WWII ArmisticeTreaty, is not allowed to haveaircraft carriers with catapult systems. In fact, the C model – catapult takeoff – will made just in USA.

The question is ‘WHY’ was the Mario Monti’s government  spending mountains as blocking valuable resources for 30 vertical take-off F-35B, while this variant, until last year, was not there, prototypes were not working, as Secretary of Defense Robert M. Gates placed in probation for two years the troubled project of a short take-off and vertical landing (STOVL) variant of the F-35 Joint Strike Fighter because of significant testing problems, Great Britain changes ‘her’ takeoff systems on carriers.
The first successful take off test was conducted only on May 10, 2013 to NAS Patuxent River, Maryland.

So, the Mario Monti’s government has spent billions of Euro, catched with  unsustainable taxes, while cutting the present and the future of so many people for a weak jet (F35A) that currently does not exist and another (F35B) that practically there never was. A case that is more reminiscent of the financial accounts of the Soviet Union than any lobbystic or helpful welfare approach to a financial crisis.

Image2 I do not believe such a misdeed or a ‘cospiration’, as it means in Italy.  Just personal stubbornness and another one collateral damage by a “democratic former communist” trade union and his heavy lobby in leftist parties, not forgetting that colonization-like Italian unification acted by a financially burned Piemonte and Vatican, between 1860-1918.

I just hope that – after a so big flop – just anyone will start to not consider Mario Monti a reliable reference for Italian state of art, leading a long memory of Italian F35 story and of the many mistakes made in the management of a not only financial crisis of the former sixt GDP of the world actually impoverished to ten-twelwest position by stalling and recessive government action in 2012.

Mistakes like to fund for billions an inexistent jet in Piemonte – stronghold of former communist trade unions – while those billions were essential to not block the turn over and cut the welfare state for an entire nation during a hard crisis and leave to industry/commerce those really precious resources needed to avoid the recession that still plagues Italy, brought down the GDP and – consequently – afflicts the Eurozone and the European inner relationships.

And, please, … wish anyone note the failure of the Klein-Monti model when applied in a real system?

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