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Il Centrodestra, l’Italia Sovrana e i ‘contenuti’

29 Gen

Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, in nome del Centrodestra, ieri ha chiamato all’appello il popolo per “Elezioni subito!” ed il popolo ha risposto riempiendo Piazza San Silvestro come da anni non si vedeva.

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“Italia Sovrana è la fine della rassegnazione, la presa di coscienza di una rivoluzione” per “mettere al governo della nazione gente che faccia gli interessi dell’Italia e degli italiani. Vogliamo mettere insieme chi condivide le nostre idee, possiamo vincere.”

Un progetto per condividere idee (e programmi) secondo Giovanni Toti, in rappresentanza di Forza Italia: “Non siamo uguali, non la pensiamo allo stesso modo” ma “ci rispecchiamo negli stessi valori”, quindi il centrodestra “deve candidarsi a guidare questo Paese” e “presentarsi alle urne con un programma chiaro.”

E, se appare ben evidente che Meloni abbia le idee chiare, è pur vero  che le ‘anime’ siano tante come confermato dagli interventi di Giancarlo Morandi, Renato Brunetta, Matteo Salvini e Giulio Tremonti.

Morandi, segretario del PLI, partito liberale storicamente ‘patriottico’ ed europeista,  dal 1991 nel CdA del Consorzio nazionale Raccolta e Riciclo (Cobat), ex vicepresidente della Giunta ed ex presidente del Consiglio della Regione Lombardia, presidente della Onlus Italian Amala che sostiene i rifugiati tibetani, che tempo fa rammentava come “il destino dell’uomo è nelle mani dell’ambiente”, quanto sia necessaria una “economia circolare”, anti-degrato ante litteram,  fondata sulla coesione sociale e sull’efficienza gestionale, indispensabili per il recupero e la valorizzazione, ad esempio, dei prodotti a fine vita..

Salvini, epigono della Lega Nord ‘dura e pura’, noto per le sue opinioni antieuropee e  antipartenopee, che si è fatto strada al grido di “Ripuliamo le città dagli immigrati“, “Se un bambino cresce con genitore gay parte con handicap”, “Islam sia fuorilegge”, che ha incentrato il proprio intervento sul ‘gender’, sui cittadini stranieri in Italia, sulle ‘cospirazioni’ internazionali, sul Male Assoluto, ma … non sui bisogni degli italiani, come riforme, lavoro, imposte, pensioni, burocrazia, giustizia, sanità, istruzione.

Tremonti, ex Patto Segni ex Forza Italia, noto per il suo appoggio passato a personaggi noti alle cronache giudiziarie come Umberto Bossi, Gianni Alemanno e Roberto Formigoni, oltre che lui stesso condannato a quattro mesi di reclusione, convertiti in una pena pecuniaria di 30mila euro e una multa di 10mila euro, per il reato di finanziamento illecito ad un parlamentare.

Brunetta, anch’egli convinto europeista, fedelissimo di Forza Italia, ma di estrazione socialista ed ex consigliere economico con i governi Craxi I, Craxi II, Amato I e Ciampi, coordinatore della commissione sul lavoro dal ministro Gianni De Michelis, ex  vicepresidente della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del gruppo europeo PPE-DE, ex vicepresidente del Comitato manodopera e affari sociali dell’OCSE (Parigi), fondatore ed ex presidente dell’associazione EALE (European Association of Labour Economist).

Il tutto senza dimenticare che Giorgia Meloni, nel suo intervento, ha ripetutamente menzionato il liberale Luigi Einaudi, chiedendo un’Italia Sovrana, che superi il mortificante Fiscal Compact e che in proprio affermi una Spending Review, che stia in Europa ma a testa alta,  che sviluppi una politica estera attenta anche al rispetto dei diritti dei lavoratori nei paesi partner,  che sappia formulare leggi atte a garantire agli italiani la sicurezza personale, le opportunità di lavoro e l’assistenza (quando bisognosi) ai cittadini, che impedisca la trasformazione dei migranti in occupazione a basso costo se non mera spesa pubblica, che – dunque – si doti di una Politica fatta di competenze al servizio del Popolo.

E’ fuori discussione che l’Italia e il suo popolo debbano essere sovrani, che sia inderogabile andare ad elezioni o che vengano “prima gli italiani” se si tratta di occupazione e welfare- come Giorgia Meloni afferma a furor di popolo – come anche che Politica, Burocrazia e Giustizia debbano porsi al passo dei tempi, onde fronteggiare le ‘sfide’ sociali e internazionali del III Millennio.

Soprattutto, però, per Italia Sovrana è urgente trovare la quadra tra Autonomie e Decentramento (ergo quale riforma del Titolo V della Costituzione), a meno di non voler consegnare il megafono della campagna elettorale a Matteo Salvini e perdere le Politiche (causa ampie defezioni tra i ceti più acculturati o dei meridionali) o di non affrontare il nodo Stato-Regioni su “Previdenza, Sanità, Assistenza”, perdendo le Amministrative (causa diffidenza diffusa verso i reduci del Berlusconismo).

Infatti, insieme alla ripresa del settore manifatturiero USA e delle relazioni con la Russi, i rapporti e le competenze dell’Amministrazione centrale e quella locale sono le tematiche su cui Donald Trump ha fondato la sua effettiva campagna elettorale, non quella degli slogan e dei tweet, bensì quella rivolta ai Delegati (e ai Grandi elettori) locali, quella che per i ‘piccoli’ elettori significa meno tasse, più lavoro, pensioni decenti, scuole, sanità e trasporti migliori, meno burocrazia.

L’affermazione di Italia Sovrana dipenderà molto da quanto la leadership di Giorgia Meloni riuscirà ad affermarsi e da quanto il Liberalesimo saprà cogliere che la solidarietà e la coesione sociale – come affermati anche dal Trumpismo – sono aspetti ‘identitari’ che trovano riferimenti nel pensiero di David Ricardo o di Émile Durkheim oppure di Josè Martì e tanti altri.

Demata

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Solidarietà: un principio liberale

28 Gen

Il termine “liberale” viene dal latino “liberalis”, che si traduce “degno di un uomo di condizione libera o riguardante la libertà” ed anche “liberale, benevolo, magnanimo, generoso, prodigo, munifico; di aspetto nobile, onorevole, distinto, copioso, abbondante” (Dizionario Latino-Italiano Olivetti).

In termini etici, dunque, “un uomo di condizione libera” è attento sia alla propria autonomia di scelta sia all’esigenza di concordia e benessere generale, sia alla Libertà  “che porta la mente umana verso nuove conquiste” (Alexis de Tocqueville) sia alla Coesione Sociale, perchè “la società non è una semplice somma di individui” (Émile Durkheim).

In termini politici, “un uomo di condizione libera” opera le proprie scelte con metodo e lungimiranza, ergo secondo scienza e coscienza, scevro da pregiudizi ed adesioni o contrapposizioni preconcette, che ne possano limitare la Libertà.

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“Metti te stesso al posto dell’altro”. Labor: Chi si accontenta gode; Capital: Non è tutto oro quel che luce.

 

Durkheim (Della divisione del lavoro sociale – 1893) evidenzia che, nella società moderna, l’individuo – nel guadagnare sempre maggiore autonomia – si ritrova a dover maggiormente interagire (ergo, essere dipendente) dal resto della società.

La società industriale, sotto l’influenza del fattore demografico, si è trasformata, con una dinamica crescente di complessità strutturale, da un sistema a “solidarietà meccanica” (quella del clan, della tribù, del villaggio) in uno a “solidarietà organica” (quella di un Imperium, una società globale e transnazionale, in cui tutti dipendono da tutti).

Solidarietà che non è da intendersi come un vuoto “vincolo di assistenza reciproca nel bisogno che unisce tra loro persone diverse”, bensì come quel “rapporto di comunanza tra i membri di una collettività pronti a collaborare tra loro e ad assistersi a vicenda”.

Infatti, la Solidarietà, per “un uomo di condizione libera”, non è altro che la coscienza interiorizzata che gli individui hanno di convivere in un habitat produttivo e sociale comune, con le corrispettive esigenze di condivisione di valori atti a garantire la produzione e la circolazione dei beni, come di regolare le relazioni sociali e la sicurezza personale, pur nei limiti dati dalla massima tutela per la libertà – autonomia – degli individui.

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Dunque, andrebbe valutato quanto abbia inciso sulla stabilità finanziaria e sulla sicurezza degli Stati, il luogo comune, largamente diffusosi alla fine del Novecento, per cui la ‘solidarietà’ sia un atteggiamento derivante da ideologie e religioni, da capitalizzare al più possibile come “potere politico di spesa” e “consenso sociale”.

Altro sarebbe se compredessimo tutti che la Solidarietà è l’infrastruttura portante di qualunque aggregazione di ‘sodali’ e che solo quando si fa sentimento diffuso, identità e appartenenza condivisa’, rispetto della reciproca condizione possiamo immaginare una società ricca e coesa.
Se, viceversa, la Solidarietà viene ristretta a costrizione fiscale e morale, se la Solidarietà si fa ‘professionale’, pervenendo – addirittura – alla nascita di un Terzo Settore ‘produttivo e solidale’, non v’è altro che aspettarsi spesa pubblica ed imposte debordanti, insicurezza e malcontento diffusi.

Demata

Roma va di nuovo al Commissariamento?

29 Set

virginia-raggi-giungla-t-asfalto-805997Il commissario prefettizio è previsto dalla norma italiana anche “quando non possa essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi”, ma solo per impedimento permanente, rimozione, decadenza, decesso e dimissioni del sindac o per dimissioni contestuali di metà del Consiglio comunale.
In alternativa, se la maggioranza dei consiglieri fosse talmente scellerata da non dimissionare un Sindaco incapace, c’è da aspettare che i Revisori dei Conti non approvino il Bilancio, che è un’altra causa di commissariamento, e che va ogni anno in scadenza tra il 30 ottobre ed il 31 dicembre, salvo proroga (già semi-commissariata) fino al 30 marzo.

E Roma, oggi, perde anche il Mondiale di Rugby del 2013, dopo aver perso le Olimpiadi 2014, che sarebbero stati un’occasione unica per rinnovare e innovare la mentalità e la città, riproponendo la Città Eterna come meta turistica, artistica e convegnistica mondiale: la vera Grande Bellezza.

Intanto, Virginia Raggi, a parte il rivendicare complotti e intrighi, che avvalorano la sua mancanza di polso e poco più:

  • in quattro mesi ha annunciato non si sa più quanti assessori al bilancio,
  • i trasporti sono al lumicino mentre la “Roma degli uffici” sta andando in blocco tra l’Eur e il Torrino, ovvero settori notoriamente poco serviti,
  • gli appalti dei servizi sociosanitari e dei municipi tutti andranno pur rinnovati da gennaio in poi,
  • Ama è abbandonata a se stessa
  • nulla sappiamo – dopo il terremoto ad Amatrice – se il Comune offra edifici pubblici sicuri, in particolare le scuole e quanto affittato o concesso a privati
  • i movimenti azionari di Acea preludono a grandi cambiamenti, ma quali non si sa,
  • l’esubero dei dipendenti comunali è inspiegabile se abbiamo musei, parchi, bus e metropolitane ben poco vigilati
  • l’arretratezza dei Regolamenti comunali è la prima causa di caos cittadino e ci si sarebbe aspettati che, almeno su questo, l’avvocato Raggi avesse le ordinanze pronte.

Gli scenari

  1. i Cinque Stelle di buon senso –  in blocco o singolarmente – si associano alle opposizioni, presentando dimissioni di massa come accaduto per la caduta di Ignazio Marino
  2. la Giunta resta al suo posto e lo stallo totale del Comune e dei servizi comunali durerà fino al 2017, quando i Revisori dovranno dare l’altolà
  3. Raggi si dimette per evitare addebiti ‘contabili’, a causa del fatto che non ha provveduto a nominare un assessore al Bilancio, ergo “non ha assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi”.

Nel primo e nel terzo caso, i Cinque Stelle potrebbero contenere i danni del ‘disastro romano’, nel secondo proprio no: le ripercussioni sarebbero profonde e nazionali sia sul partito sia per l’Italia intera, che dipende dalla Capitale e dal suo buon funzionamento generale.

E, se si andrà, come sembra inevitabile, a nuovo Commissariamento, speriamo che, entro le prossime elezioni, una certa mentalità e determinate componenti sociali di Roma avranno compreso che il Favolosi Anni 50-70 sono finiti, che è necessaria efficienza e collaborazione e che combattere ancora per pretese anacronistiche equivale a ledere dalle fondamenta questa città ‘eterna’?

Game over.

Demata

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Segnali di vita politica nella Capitale

7 Giu

Il dato che emerge dalle Amministrative è quello di una Sinistra e di un PD in grande crisi, mentre la Destra – dopo la notte più buia – da segnali di vita nuovi. Esattamente il contrario di quanto sentiamo o leggiamo, ma, nei numeri, Roma è così e la casistica, come vedremo, appare generalizzabile.

Tanto per citare uno dei ‘numeri’, partiamo dal 2006 quando Veltroni prevalse su Alemanno con il PD (ndr. all’epoca si chiamava Ulivo + liste del ‘sindaco) che incassava circa 580mila voti, come avvenuto nel 2008 con Rutelli. Nel 2013, il PD (e la lista Marino) raccoglieva circa 340.000 voti (e la coalizione quasi 500mila), il PD di Giachetti forse ne ha raggiunti 260mila e tutta la coalizione più Fassina arriva a forse 400mila voti a fronte degli oltre 900mila di Veltroni nel 2006 o di Rutelli nel 1997.

Viceversa, Meloni a Roma raccoglie quasi tanti voti quanti ne raccolse Alleanza Nazionale nel 1997, ma la fascia generazionale è molto più bassa, e con Marchini (che l’ha solo indebolita) raccolgono oltre 360mila voti, cioè quanti ne ottenne Alemanno nel 2013, e due terzi di quelli del 2006 in cui vinse le elezioni.
Visto il successo personale di Parisi a Milano, possiamo prevedere che la ‘nuova destra’ potrà affermarsi a condizione di mostrare ‘volti diversi’ (rispetto ai vari Storace, La Russa, Alemanno) attestandosi su posizioni liberal-sociali piuttosto che post fasciste o neoliberiste.

Quello che viene meno nel Centrodestra è il ‘centro’ (che salvo la ‘pattuglia liberale’) è ormai territorio incontrastato dei ceti medio-alti post cattocomunisti, specie quanti pervenuti nelle città da ‘fuori sede’ ce li ritroviamo oggi nelle posizioni apicali, vuoi per l’esodo massivo di cervelli vuoi perchè in grado di essere ‘sostenuti’ e ‘foraggiati’ dalle famiglie di provenienza. I Democratici (PD ed NCD) sono solo una diversa affermazione locale degli stessi ceti: in alcune provincie i primi, in altre i secondi. Ovvio che – finchè non perverranno a fusione – perderanno voti e terranno in stallo le principali riforme …

Ci sono anche Fassina (e Salvini), oltre ai Cinque Stelle, ed è presto detto.

Il risultato di Raggi (410mila voti) dei Cinque Stelle è probabilmente il livello di massima espansione possibile del movimento: un partito che non dialoga con gli altri e che superasse il 40% sarebbe inderogabilmente ‘fascista’, dato che andrebbe a riprodursi esattamente la problematica ‘aventiniana’ dell’ascesa di Mussolini.
Ma da dove arrivano quei voti?

Certamente non sono gli ex elettori di Forza Italia e, dunque, non arrivano da destra (forse al settentrione, ma non nel centrosud). Guarda caso i voti conquistati dei Cinque Stelle a Roma sono più o meno quanti s’è persa la Sinistra con il PD in testa … e sono proprio quelli di coloro che – dal 1948 ad oggi – son sempre stati diffidenti verso le ‘regole’ pur di ricorrere al ‘fai da te’.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio, tanti auguri a chi – di volta in volta – raccoglie questo genere di consensi. E lo stesso vale per Fassina e compagni vari: non esiste l’opzione “di lotta e di governo”, stop.

Finiamo con Salvini che s’è fatto il giro delle sette chiese come dicono a Roma, ma tanto poco ha concluso. Tra l’altro, farsi fotografare con Trump o farsi benedire da Le Pen serve a poco se, poi, al leader e alla base manca una ‘visione nazionale’. Probabilmente la Lega terrà ancora nelle sue enclavi, ma – fuori da esse – è probabilmente più un danno che un beneficio per gli alleati. Sarà da vedere cosa accadrà tra gli elettori settentrionali (e ancor più tra gli altri) se e quando la Meloni ed il suo staff porteranno proposte meno romanocentriche e più attente all’innovazione e all’efficienza della P.A.

In conclusione, analizzando i fatti come fossero una ‘grande architettura’, lo spostamento dell’elettorato di sinistra su un partito-movimento ‘nuovo’ sembra essere a buon punto ma chissà dove porterà, la riaggregazione dei ceti medio-alti al ‘centro’ vede in Renzi e Alfano due campioni esemplari degli interessi di campanile e di casta, la destra ha trovato una leader ed una ‘visione’ (liberal-sociale) per avviare un percorso diverso dall’autoritarismo fascista e dal populismo  berlusconiano.

Demata

Roma, candidati, sindaco, sondaggi: lo scenario

6 Apr

Le proiezioni elaborate dalla Ipsos forniscono un quadro desolante della situazione romana.
Innanzitutto, si prevede un astensionismo altissimo, pari al 57,3% (sei romani su dieci): in pratica un milione e passa di elettori non troveranno un candidato adatto tra la mezza dozzina di coloro che si candideranno.

Tenuto conto che almeno un quinto dell’elettorato romano è dipendente di un ente locale o di una ditta appaltatrice oppure usufruisce di un immobile o di uno spazio comunale o di un sussidio, era prevedibile che i due candidati che hanno già dichiarato che “non vogliamo privatizzare come altri partiti” godessero di un certo vantaggio ed, infatti, per la candidata del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi si prevede il 27,5% delle preferenze e per il Democratico Roberto Giachetti il 22,5%.

Numeri, ad ogni modo, irrilevanti rispetto al Centrodestra (38,5%), se non fosse per le divisioni interne tra Giorgia Meloni (20%), Guido Bertolaso (12%) e Alfio Marchini (6,5%).

Una realtà che si conferma al ballottaggio, che vedrebbe aumentare le astensioni pervenendo ad un testa a testa tra Virginia Raggi e Giorgia Meloni (50,9% – 49,1%), se il Centrodestra si ricompattasse, mentre Giachetti (44,6%) e Bertolaso (40,2%) avrebbero comunque poche speranze.

Morale della favola:

  1. il peso delle centinaia di migliaia di  elettori coinvolti nella ‘moralizzazione’ degli enti locali capitolini è enorme
  2. è altrettanto enorme il peso degli astensionisti al punto che  per arrivare al ballottaggio ai candidati basteranno solo 300.000 voti su 2,3 milioni di elettori e per diventare sindaco basterà meno di un quarto dell’elettorato

Dunque, vinte le elezioni, il nuovo Sindaco di Roma Capitale si troverà a scegliere se abbandonare al proprio destino chi l’ha votato – per imporre il mantenimento dello status quo – ed agire con rigore dando attenzione alla maggioranza ‘silenziosa’ (perchè astensionatasi) oppure se affrontare – in cambio di fama e vitalizio – il misero fallimento della propria consigliatura, tra scioperi, disastri, debiti, arresti e infamie varie.

Demata

 

Previsioni elettorali a Roma

31 Mar

Se un elettore romano volesse digitare su Google i termini ‘Roma Capitale’ e ‘debito’, può trovare con immediatezza diverse informazioni abbastanza eloquenti:

  • secondo uno studio di Ernst&Young «Roma Capitale» presenta un disavanzo strutturale annuo pari a 1,2 MILIARDI, mentre il debito pregresso della Capitale è fermo a quota 13,6 MILIARDI nonostante i tagli e i sacrifici imposti ai contribuenti, includendo ancora oggi una serie di debiti “indefiniti”, come certificato dal Commissario Silvia Scozzese
  • le elaborazioni dell’Ufficio Studi della Cisl di Roma e del Lazio effettuate sul Piano di riequilibrio dei conti capitolini rilevano che in tre anni – dal 2010 al 2012 – la pressione fiscale sui romani è aumentata di oltre 2,3 MILIARDI di euro a fronte di una diminuzione di contributi statali di 0,97 MILIARDI e di un ridotto aumento di entrate correnti. Ad aggravare la situazione fiscale dei cittadini romani è l’aggiunta delle addizionali regionali più alte d’Italia, anche in questo caso per risanare una Regione, il Lazio, da anni in crisi per analoghe cause e sotto il peso della sanità regionale per la quale l’ex sindaco Ignazio Marino ha lanciato accuse molto serie, contestando “alla Regione Lazio il potere di ignorare, rallentare o fermare ogni processo di cambiamento nella capitale d’Italia
  • il progetto di bonifica e di ripristino delle fogne e degli acquedotti di Roma è iniziato nel 2014 con ATO2 Acea, ma al momento diversi quadranti della città non hanno fogne o ricevono acqua contaminata dall’arsenico, per non parlare dei topi. Quali possano essere i costi per un’intervento così ampio e capillare non è dato saperlo, ma parliamo di MILIARDI di euro e anni di disagi e lavori, specie se consideriamo le condizioni degli spazi pubblici e la sicurezza della viabilità e dei pedoni … senza parlare del fatto che sarebbe urgente da qualche decennio impiantare una rete di trasporti su ferro (tram e metropolitane) – unica alternativa al caos al rumore, allo smog e al caos – ma sono … altri MILIARDI di euro e anni di disagi e lavori
  • i pensionati a Roma sono circa il 46% della popolazione, il che significa che prevedibilmente entro dieci anni la città vedrà un decremento di popolazione, di PIL (reddito da pensione) e di leva fiscale nell’ordine del 15% rispetto all’attuale, mentre già ora è elevato il numero di case sfitte, nell’ordine di duecentomila
  • le cause del dissesto finanziario sono riconducibili alla disastrosa gestione Veltroni e, oggi, fa capo sia al sempre più calante PIL metropolitano sia alle forniture pessime degli appalti di Mafia Capitale sia proprio alle società controllate che raggiungono circa le 37 mila unità di personale, circa diecimila in più,dei 26.800 dipendenti degli stabilimenti Fiat in Italia (e senza includere i 25 mila dipendenti diretti dell’amministrazione comunale). Inoltre, c’è l’emorragia finanziaria degli immobili comunali sia in termini di ammortamento e manutenzione sia di affitti semigratuiti su ampia scala.

Dicevamo … 62.000 elettori con relativi familiari maggiorenni ed elettori, i quali dipendono dalla situazione occupazionale offerta dal Comune di Roma e dalle aziende collegate e aggiungiamo gli elettori che lavorano come dipendenti per da aziende in appalto con relativi parenti di primo grado, che – a nuovo sindaco – potrebbero trovarsi senza lavoro o con regole ben più stringenti. Siamo tra i 100.000 ed i 150.000.

Poi sommiamo i quasi centomila elettori coinvolti nello scandalo di Affittopoli i quali dopodomani potrebbero vedersi sfrattati o comunque a pagare affitti a prezzo di mercato e, magari, consideriamo anche i due o trecentomila che – con la rivalutazione del catasto – si ritroveranno con le loro case dei centri storici a pagar fior di tributi.
Ed infine teniamo conto della milionata di pensionati che non vogliono particolari cambiamenti allo status quo ed, in particolare, di quei duecentomila che dipendono proprio dai servizi sociosanitari dati in appalto.

Nel peggiore dei casi parliamo di quasi mezzo milione di elettori, nel migliore di circa trecentomila, tutti prioritariamente interessati a che poco o nulla cambi e … tutti ben determinati a NON votare un sindaco rigoroso che andasse a tagliare le aziende in rosso o che volesse cambiare le abitudini dei cittadini per evitare sprechi oppure, ancor peggio, cercasse di cancellare le centinaia di migliaia di prebende, sconti e sussidi raccontati dagli scandali recenti.
Siamo al terminale del voto di scambio … per non perdere il lavoro o per non dover lavorare, per non pagare l’affitto o dover cambiar quartiere, perchè ci piace la bicicletta o vogliamo la movida, perchè voglio tutto sotto casa e come era una volta …

Le previsioni? Qualunque sarà il Sindaco andrà a finire che interi apparati comunali resteranno commissariati per anni ed anni … cos’altro aspettarsi mai con miliardi di debiti e di dissesti se sono dieci anni che una bella fetta dell’elettorato ostacola il cambiamento ben sapendo che le risorse son finite?

Demata

Meloni, Salvini, Tsipras, Saviano, Bersani: tutti contro Renzie?

2 Mar

Giorgia Meloni a Piazza del Popolo con Matteo Salvini dipinge la situazione in un attimo: “Renzi? Il figlio segreto di Wanna Marchi” … la battuta non è sua, credo di Gasparri o Cicchitto,  ma ‘calza bene’ e ‘spacca’.
Certo, è solo una battuta, ma racconta in un flash quale sia la ‘visione’ di tanti italiani sullo ‘status quo’ determinato dall’ex Presidente Giorgio Napolitano, prima con Monti e poi con Renzi.

Roberto Saviano dalla prima pagina di Repubblica lancia un “Non andate a votare” per le Primarie Pd in Campania. Le primarie Pd avrebbero dovuto essere strumento di apertura e partecipazione, ma così non è stato (vedi il caso Liguria). Queste elezioni saranno determinate da voti di scambio. Non legittimiamole, non andate a votare”.
Eccco cosa rimane della ‘gioiosa’ macchina elettorale di Romano Prodi e delle ‘mani pulite’ dopo venti anni di fusione a freddo tra democratici ‘cristiani’ e  riformisti ‘post comunisti’.

Nel complesso, un mondo ‘ribaltato’ rispetto all’immagine mediatica che ci propina un Matteo Renzi vincente e promettente e che evidenzia a caratteri cubitali “da Salvini offese a Fornero” …

Quanto al ministro Fornero e al direttore dell’Inps, Mastrapasqua, le offese quelle vere sono ben altre … basta frequentare qualche bar in prossimità di qualche grossa sede pubblica o qualche CAAF o sala d’attesa qualsiasi per sentirne di tutti i colori davvero da parte di … educati ed anziani dipendenti pubblici e privati.

A Piazza del Popolo erano proprio gli ‘antifascisti’ quei ‘fascisti’ che – occupando persino una chiesa – volevano impedire un comizio autorizzato di due partiti (Lega e Fratelli d’Italia), a loro avviso ‘fascisti’ ed ‘intolleranti xenofobi’, nonostante ad intervenire ci fossero parlamentari italiani ed europei ed un governatore regionale.

In Campania (ed in Italia tutta), deve essere Saviano a rivelare – dopo venti anni di Prodi(smo) e Veltroni(smo) con il noto D’Alema ed il ‘buon’ Fassino al fianco – che le Primarie, “sino a quando non esisteranno leggi in grado di governarle, saranno solo scorciatoie per gruppi di potere” … Liguria inclusa.

Se a Roma gli iscritti sono davvero nel novero delle migliaia e alle primarie votavano a centinaia di migliaia, di quale ‘democrazia’ e di quale ‘base elettorale’ stiamo parlando?
Se l’Europa on Tsipras (N.B. alleato con la destra popolare) abbozza e con Renzie (N.B. alleato con la destra affaristica) pretende, se il Jobs Act è partorito da un dirigente di una azienda condannata per lavoro nero, se il Sole24Ore racconta, chiede e ribadisce su ‘chi controlla il controllore’ ovvero Bankitalia, se Matteo S. spacca in televisione come fosse Zorro e Matteo R. fa la figura del fratello bugiardo come Gollum rispetto a Frodo, se sulla Libia e Is cosa aspettiamo – il fuoco in casa – prima di decidere quel che è ormai per tutti ovvio, se persino Bersani non ne può più delle promesse mancate del suo segretario, se con l’età pensionabile arrivata ormai a 68 anni si possa derogare ancora agli errori madornali fatti, se … tanti se, troppi se …

Se si votasse domani?

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