Tag Archives: guerra

Sartre, la Sinistra, la Guerra e il Terrorismo

24 Mar

Dunque, siamo in guerra, ma lo siamo stati fino all’altro ieri, anche se l’abbiamo dimenticato: gli Anni di Piombo italiani finiti nel 1982, la miriade di attentati portati avanti dagli ‘informali’ da Action Directe e gli Squatters fino ai BlackBloc o gli anarco-insurrezionalisti odierni, la Guerra Fredda conclusasi  con la riunificazione tedesca nel 1990 più o meno quando iniziava la ‘madre di tutte le battaglie’, cioè la Guerra del Golfo … sembra che le nostre cattedre di lettere, storia e filosofia come le redazioni e gli editori si siano persi qualcosa … a usual.

E, dinanzi all’orrore di Parigi e Brusselles, la Sinistra europea si trova in enorme disagio tra l’avere il nemico in casa dopo aver depenalizzato di tutto e di più, il dover scegliere se ridurre il garantismo e/o la libertà di tutti o solo per alcuni, l’approssimarsi di una guerra “d’oltremare” dopo aver criminalizzato il colonialismo per due generazioni.

A tal punto, varrebbe la pena che la  Sinistra – dai Dem statunitensi fino agli anarchici nostrani – prendesse atto di trovarsi allo stesso ‘bivio esistenziale’ del ‘loro’ amato  J.P. Sartre, oggi poco ricordato a causa di frasi politically uncorrect come “la società rispettabile crede in Dio per evitare di doverne parlare” oppure “quando Dio tace, gli si può far dire quello che si vuole” o come “la pace non è né democratica né nazista: è la pace” … o anche come “a che serve arrotare un coltello tutti i giorni se non lo si usa mai per tagliare?” …

Jean Paul Sartre scrisse cose ben chiare sulla guerra e sulla responsabilità generale dei diversi ceti (o classi) di una nazione che si trova – volente o nolente – ad affrontarla.
Quanto segue è tratto da L’essere e il nulla, 1943, IV parte, cap. I.

  “Ogni persona è una scelta assoluta di sé sulla base di un mondo di conoscenze e di tecniche che questa scelta assume e chiarisce nello stesso tempo; ogni persona è un assoluto che fruisce di una data assoluta e del tutto impensabile in un’altra data. E dunque ozioso chiedersi ciò che io sarei stato se questa guerra non fosse scoppiata, perché io mi sono scelto come uno dei sensi possibili dell’epoca che conduceva insensibilmente alla guerra: io non mi distinguo da questa stessa epoca, non potrei essere trasportato in un’altra epoca senza contraddizione. Così sono io questa guerra che circoscrive, limita e fa comprendere il periodo che l’ha preceduta.

Tutto ciò che mi accade è mio: si deve intendere con questo, innanzitutto, che io sono sempre all’altezza di ciò che mi accade, in quanto uomo, perché ciò che accade a un uomo da parte di altri uomini e da parte di se stesso non potrebbe essere che umano.

Le più atroci situazioni della guerra, le peggiori torture non creano una situazione inumana: non vi è situazione inumana; soltanto con la paura, la fuga e il ricorso a comportamenti magici io potrei decidere dell’inumano; ma questa decisione è umana e io ne porterei l’intera responsabilità. Ma la situazione è mia.

Non sono io a decidere del coefficiente d’avversità delle cose e perfino della loro imprevedibilità nel decidere di me stesso? Così, non vi sono accidenti in una vita; un evento sociale che scoppia improvvisamente e mi coinvolge non viene dal di fuori; se io vengo richiamalo in una guerra, questa guerra è la mia guerra, essa è a mia immagine e io la merito.

La merito innanzitutto perché potevo sempre sottrarmi ad essa, con il suicidio o la diserzione; queste possibilità estreme sono quelle che debbono sempre essere presenti, quando si tratta d’immaginare una situazione. Se ho mancato di sottrarmi ad essa, io l’ho scelta; e questo forse per ignavia, per vigliaccheria di fronte all’opinione pubblica, perché preferisco certi valori a quello del rifiuto stesso di fare la guerra (la stima dei mici vicini, l’onore della mia famiglia, ecc.). In ogni caso, si tratta di una scelta.

Questa scelta sarà reiterata in seguilo in maniera continua sino alla fine della guerra: è necessario, quindi, sottoscrivere le parole di J. Romains1: “In guerra non vi sono vittime innocenti”.

Non vi è stata alcuna costrizione, perché la costrizione non potrebbe avere alcuna presa su una libertà; io non ho avuto alcuna scusa, perché la caratteristica della realtà umana è che questa è senza scusa. Non mi resta, dunque, che rivendicare questa guerra.

In questo senso, alla formula che citavamo poco fa, “non vi sono vittime innocenti”, bisogna aggiungere, per definire più nettamente la responsabilità del per-sé, quest’altra: “Si ha la guerra che si merita”.

Ma, inoltre, essa è mia perché, per il solo fatto che essa sorge in una situazione che io pongo in essere, e perché non posso scoprirvela se non impegnandomi a favore o contro di essa, io non posso più distinguere ora la scelta che io faccio di me dalla scelta che io faccio di essa: vivere questa guerra significa scegliermi attraverso essa e sceglierla attraverso la mia scelta di me stesso.

Così, totalmente libero, indistinguibile dal periodo di cui io ho scelto di essere il senso, profondamente responsabile della guerra come se l’avessi dichiarata io stesso, non potendo affatto vivere senza integrarla nella mia situazione, senza impegnarmi completamente e segnarla con il mio sigillo, io debbo essere senza rimorsi e rimpianti come sono senza scusa, perché, dal momento del mio sbocciare all’essere, io porto il peso del mondo tutto da solo, senza che niente o nessuno possa alleggerirlo“.

J.P. Sartre si espresse anche sul Terrorismo definito come una “terribile arma, ma i poveri oppressi non ne hanno altre” e sulla Guerra civile rivoluzionaria scrisse che “se definiamo il progresso come l’aumento della gente che partecipa alle decisioni che riguardano la sua vita, non ci possono essere dubbi che, oltre ai massacri, ai genocidi, agli omicidi di massa che hanno abbondantemente segnato la storia dell’umanità, c’è stato un progresso.

Demata

Annunci

Clandestini, perchè Renzi vuole depenalizzare

11 Gen

Mentre in tutta l’Europa gli Stati stanno progressivamente irrigidendo le norme sugli stranieri che violano le leggi, dopo i morti di Parigi e le aggressioni in branco contro le donne in molte città, Matteo Renzi si accinge a depenalizzare il reato di clandestinità “per far capire che gestiamo il fenomeno immigrazione con umanità ma anche con rigore”, ma soprattutto “perché intasa le procure”.

Un problema di ‘braccino corto’ del solito Ministero dell’Economia e delle Finanze, che evidentemente, intende ‘ricaricare’ le maggiori risorse necessarie alle forze dell’ordine per il terrorismo ‘sottraendole’ a quelle già necessarie per l’immigrazione e l’accoglienza ed, allo stesso modo, alleggerire le Procure dai carichi, piuttosto che snellirne i procedimenti con la separazione delle carriere.

Una follia, insomma.
Specialmente tenuto conto che, con la sospensione di Schengen o comunque con un forte irrigidimento dei paesi d’Oltralpe, gli stranieri che accogliamo ‘in transito’ rischiano davvero di restare tutti qui da noi …

Un atto d’imperio da parte di Matteo Renzi in Consiglio dei Ministri, senza consultare gli alleati di governo, necessario non solo alla cassa ed allo status quo, ma soprattutto al sottobosco del volontariato ‘fai da te’: può una onlus ricevere finanziamenti o commesse pubblici se accoglie stranieri ‘rei di clandestinità”?
Secondo i nostri partner europei, ne ‘favoriscono il transito’ verso altre nazioni … alla stregua degli scafisti …

Ebbene sì, anche se Francesco I ha proclamato l’Anno della Misericordia a casa ‘sua ma anche nostra’, gli ‘altri’ potrebbero anche contarcela così e vaglielo a dire che a ‘favorire il transito di irregolari’ c’è un mare di brava gente e pure qualche prete …

 

Demata

Iraq, l’Italia entra in guerra

21 Dic

Secondo Eugenio Scalfari e la Repubblica, “quattro punti definiscono l’intera politica dell’Ue, salvo il tema della guerra all’Is, che Renzi tende ad accantonare per la ragione che lui, cioè l’Italia, a quella guerra militare ha deciso di non partecipare.”

Speriamo che nel giro di pochi giorni il quotidiano più letto dagli italiani, il suo arcinoto ex direttore e, soprattutto, il nostro capo del governo scoprano quello che Analisi Difesa spiega con semplicità: “lo stesso Renzi ha sottolineato più volte la necessità di distruggere lo Stato Islamico.”

“Le truppe italiane in Iraq supereranno tra pochi mesi il migliaio di effettivi con l’arrivo di un battaglione destinato a presidiare la diga sul fiume Tigri a nord di Mosul, contesa aspramente nell’estate del 2014 dalle milizie dell’Isis”.

Per intenderci la diga di Mosul è una sorta di ‘fosso di Helm’ intorno al quale si è combattuto per quasi un anno con l’esercito iracheno in fuga e i terroristi dell’Isis contrastati solo dalle milizie scite e dai droni USA.
Da poco tempo, le milizie curde addestrate dagli italiani e – soprattutto – l’entrata in Iraq di almeno un battaglione meccanizzato turco hanno messo in difficoltà gli Jihadisti, ma la diga è nella migliore delle ipotesi la retrovia di una zona di guerra.

“In termini militari, la disponibilità di un battaglione di paracadutisti italiani (o di altri membri della Coalizione) avrebbe più senso per condurre azioni belliche contro il Califfato, puntando sulla potenza di fuoco e sulla mobilità del reparto, che per proteggere un’installazione fissa dove la presenza di una base dei “crociati” rischia di attirare tutti i kamikaze jihadisti dal Caucaso allo Yemen.”

“L’operazione suscita inoltre perplessità perché finora il governo iracheno ha mostrato ben poca disponibilità ad accogliere forze straniere da combattimento sul territorio nazionale” e “anche le potenti milizie scite irachene hanno reso noto che qualsiasi forza straniera in Iraq sarà considerata come una forza occupante”.

Infatti, il controllo della diga è strategico – in termini politici – perchè fornisce acqua e corrente sia a Mosul che a Baghdad, oltre ad fungere da fortezza sul Tigri.

Come anche – riguardo l’appalto da oltre 2 miliardi di dollari affidato alla Trevi di Cesena – il Resto del Carlino scrive che “il gruppo Trevi ha mantenuto per molti anni i rapporti con il Governo dell’Iraq (in particolare con il Ministry of Water Resources), con il supporto del Governo italiano” rammentando che “la notizia era stata data in diretta televisiva dal premier Matteo Renzi sorprendendo in parte anche lo stesso cda del Gruppo Trevi che, a seguito della notizia ha visto schizzare in borsa il titolo del più 25%” …

E che si tratti di un ‘intervento militare’ e degli interessi ‘industriali’ dell’Italia –  non semplicemente ‘di protezione dell’azienda italiana che ha in appalto la ricostruzione della diga’ – è dimostrato dagli oneri per le casse dello Stato con “un costo stimabile in almeno 50 milioni annui senza contare le spese logistiche per schierare mezzi, armi ed elicotteri (finora non schierati in Iraq) necessari ad assicurare i collegamenti ed eventuali evacuazioni”. “Componenti e materiali che innalzeranno ulteriormente i costi dell’operazione Prima Parthica, che quest’anno ha richiesto finanziamenti per 200 milioni di euro”.

Poco male, siamo in guerra e del resto non l’abbiamo dichiarata noi, ma … non aspettiamo che attacchino i nostri reparti per informare la pubblica opinione e, soprattutto, per dare adeguate regole d’ingaggio e ‘reattività’ ai nostri soldati.

Demata

 

 

Balcanizzazione siriana

25 Nov

Hollande continua ad esser solo nella guerra al Daesh in Siria, se gli USA bombardano solo in Iraq per difendere Baghdad e se la Russia attacca solo per garantire a se e agli Alawiti uno spazio ‘vitale’ intorno a Lattakia.

Peggio ancora, per pace e serenità di tutti,  se dalla Turchia passa di tutto in direzione Aleppo ma si abbatte un jet per soli 17 secondi di violazione dello spazio aereo.
Oppure se i ribelli ‘buoni’ hanno appena ricevuto nuove armi e per prima cosa attaccano una troupe di giornalisti russi o se Israele lancia bombe sulle retrovie degli Hezbollah che combattono Isis grazie ai nuovi accordi USA-Iran.

Ci aiuta a comprendere James Dobbins, inviato speciale di Barack Obama: «i negoziati di Vienna devono puntare al cessate il fuoco in tempi stretti per dare modo alla diplomazia di lavorare su una soluzione per la Siria sul modella della Germania 1945» ovvero suddividendola in quattro Stati: curdo nel Nord, sunnita nel Centro, alawita sulla costa e quindi un’«area internazionale» dove ora si trovano i territori occupati da Isis.

Syrian Balkanization

Tenuto conto che gli Alawiti sono Sciti come i Drusi, come che da oltre cent’anni la Turchia ha mire su Aleppo e Lattakia, è facile comprendere che senza patti chiari tra Russia e USA e senza unione tra gli europei si rischia un’estensione delle tensioni ad altre aree di attrito, ad esempio l’Ucraina.

Demata

Guerra a Isis – FAQs

17 Nov

Sospendere Schenghen?
Se sospendono Schengen qui si ritorna TUTTI NOI EUROPEI a viaggiare come 30 anni fa: code interminabili alle dogane, scartoffie illimitate anche per un dottorato, polizia che può espellerti in qualunque momento anche se hai 70 anni e sei in visita dai nipoti … senza parlare del fatto che molti europei del Sud o dell’Est non sono molto distinguibili dai nordafricani e dai mediorientali …

C’è un complotto?
In Europa la guerra è un tabù dal 1944, in USA dai primi Anni ’70 e così fin dai tempi dei Russi in Afganistan molti di noi hanno preferito vedere le bombe sganciate ma non gli acquedotti e gli ospedali da noi creati e difesi. I milioni di profughi disperati ma non gli aguzzini che li mettevano in fuga. I traffici loschi delle nostre compagnie, ma non il denaro straniero che le corrompeva.
Probabilmente una mera questione di share televisivo a cui tutti abbiamo contribuito.

Quanto ad Al Baghdadi ed i suoi rapporti con gli USA … teniamo conto che quando si commette una vera dabbenaggine la tendenza di tutti è quella di dare la colpa a qualcosa o qualcuno?
Come anche potremmo tutti iniziare ad ammettere che da trent’anni e passa gli unici ad averci visto giusto con certi macellai sono stati i Russi.

E l’Europa?
Almeno qui da noi, pochi si sono premurati – da una 30ina d’anni a questa parte – di capire come poteva funzionare.
Ad esempio, come la mettiamo – visto che siamo ‘tutti francesi’ e pure marsigliesi – quì in Italia dove c’è una teocrazia? E chi l’ha detto che i Poveri – senza la Misericordia e senza la Carità – inevitabilmente finiscono ‘vittime /servi del Maligno’, cioè della Jihad (o delle mafie o del degrado)?
Quanto alle ‘regole comuni da rispettare’, siamo tutti d’accordo che basta il pentimento senza le buone azioni per ottenere il perdono?
Sarà difficile essere ‘unione’ se le nostre Accademie non smetteranno di discutere del sesso degli angeli con i turchi alle porte, come accadde a Bizanzio solo cinquecento anni fa.

C’è un Islam ‘mondiale’?
No, non c’è un Islam ‘mondiale’ come non c’è un Cristianesimo ‘mondiale’ o un Buddismo ‘mondiale’. E prendiamo atto che persino il Papa viene seguito alla lettera da forse un centinaio di milioni di persone, forse anche meno … più o meno tanti quanti i sunniti che ascoltano l’Imam di Mubai in India.

Dunque, è difficile parlare – per ora – di uno scontro ‘frontale’ tra religioni … a meno che da un lato non si voglia mettere Yul e Sparta e dall’altro Iside e Babilonia.

Arrivando ai sunniti europei, va rilevato che Francia e Belgio hanno offerto /preteso un’integrazione dei propri migranti molto rigida dal punto di vista culturale quanto disattenta per i diritti civili più elementari che ha notoriamente alimentato il disagio giovanile e l’infiltrazione dei jihadisti ed il reclutamento. Vent’anni fa l’Odio delle Banlieues in fiamme, oggi la Jihad nelle metropoli.
D’altra parte se, in nome della fratellanza e dell’uguaglianza, si tratta da troglodita chiunque non la veda allo stesso modo … non è che moderazione, dialogo ed integrazione ne beneficiano.

Diversa sembra essere la situazione in Gran Bretagna e nel nord dell’Europa, vuoi per la forte presenza di sciti vuoi perchè tanti sunniti non sono di origine araba o nordafricana vuoi anche perchè lì ognuno – nobile o bifolco che sia – ha il diritto – in privato e solo in privato – a campare come gli pare. Similmente dovrebbe esserlo anche l’Europa mediterranea, dove però i flussi migratori sono ormai insostenibili.

La Jihad?
Wahabismo arabo e Salafismo maghrebino sono due culti islamici che si sviluppano fuori dai contesti urbanizzati ‘contro’ la corruzione  e la decadenza dei costumi sopravvenute dopo la Golden Age dei Califfati, ma anche … con l’intento da parte dei ‘moralizzatori’ di razziare e/o impossessarsi dei flussi commerciali.
Da questi due culti nasce la Jihad moderna contro i ‘miscredenti’, a partire dai sunniti locali e finendo agli aborriti Sciti, passando per gli Occidentali e ‘lasciando in pace’ Israele che – dal loro punto di vista – è un ghetto perfetto.

La Scia ‘iraniana’ – viceversa – sorse subito dopo la morte di Maometto e prevedeva una teocrazia semitemporale non molto dissimile da quella cattolica romana con corrispettiva attenzione all’educazione e al sociale. E non è solo ‘iraniana’ se in 50 milioni di indiani sono sciti … come lo sono una parte dei curdi …
La Jihad scita – a differenza di quella ‘moderna’ dei terroristi – è rivolta verso il conflitto israelo-palestinese e verso i Sauditi che ruppero l’unità dell’Islam.

Esiste un mondo arabo ‘moderato’?
Esisteva … quando c’erano i vari Saddam, Assad, Bourghiba, Arafat … ma, oggi, molti sono gli stessi che fanno ottimi affari (per loro) nelle Borse occidentali, mentre qualche loro cugino invece di finanziare una squadra di calcio investe la propria parte di proventi in un miniconflitto locale …
Bene a sapersi che buona parte della Jihad ha poco o nulla a che vedere con gli Arabi: sono maghrebini, postsovietici, pakistani o pashtun, indonesiani, nigeriani, somali, egiziani ed … europei, come i giannizzeri e i ghazi di cui si parla tanto.

Inoltre, ogni credente risponde prima al dio in cui crede e solo dopo al rappresentante della sua fede.

Infine, ricordiamoci che il degrado sociale e il white trash non piace prima a noi, come non ci piacciono due generazioni di morti per droga, alcool e ‘vita al massimo’ oppure ettari ed ettari di discariche fumanti di plastica e tossine. Figuriamoci a loro …

La guerra?
Intervenire da terra significa … la mattanza di civili che ci sarà se attaccheremo Mossul, ovvero se faremo sul serio, e tutto quello che ci sarà dopo, visto che sia la città sia tutto quello che c’è fino ai confini turchi e iraniani è un territorio ricco quanto conteso. E senza Mossul e Kirkuk il Daesh resta semi-intatto.

La reazione che ci ritroveremo con gli attentati nelle nostre città?  … l’Europa è sopravvissuta a fenomeni terroristici ben più ampi e radicati. Il guaio vero sarà quando dovremmo sistemare le Borse ed i capitali arabi che ci girano.

Far la guerra per noi italiani significa anche intervenire in Libia (ai confini della Siria ci siamo già) e nelle retrovie di qualche stato limitrofo quando Isis si ridislocherà … in teoria fino all’Equatore. Meglio dopo il Giubileo, che è aperto anche ai Musulmani ‘in nome del dio unico’ …

Dunque, il vero problema (o la fortuna) è che per fare sul serio … c’è da attendere le elezioni presidenziali in USA e Francia … sempre confidando nel buon senso di tutti … visto che se Obama esita, c’è Hollande che vorrebbe capitanare di fretta e furia una rediviva Crociata proprio dove persino i russi e gli iraniani esitano ad intervenire in forze senza un progetto lungimirante …

Demata

Continua a leggere

Venti di guerra, ma stavolta non è colpa degli Amerikani

7 Set

Ad alcuni non è piaciuto il monito del Pentagono riguardo i venti anni che ci attendono tra guerre e corrispettivi profughi. Eppure, era chiaro fin dal 2001 che eravamo in guerra e che sarebbe durata almeno una generazioni, quando Al Qaeda abbattè le Torri Gemelle.

Prima di puntare il dito verso i ‘soliti mericani’ andrebbe per lo meno considerato che per fare le guerre c’è da tener conto delle armi, che vanno altresì considerate anche ‘dopo’, quando c’è da garantire una pace ‘armata’.

Partendo dagli USA e un intervento di ‘proactive peace keeping’ – se non di vera e propria guerra con il Daesh, lo Stato Islamico – c’è innanzitutto da rilevare che gli armamenti sono spesso inferiori  a quelli degli altri eserciti.

Se il gap nel settori armi leggere potrebbe essere superabile tramite l’importazione dall’Europa, come avviene ad esempio per le pistole da molti anni, il problema delle migliaia di Abrams da smaltire entro 20 anni circa potrebbe essere addirittura un incentivo all’azione militare. Ma, al momento non sembra che abbiano carri adeguati per sostituirli e gli F35 non saranno operativi se non tra qualche anno.
Inoltre, gli USA (come qualunque altro stato) hanno poca voglia di continuare ad ampliare un esercito ‘civile’ (milizia?) con tutti i giovani americani che sono stati in Irak o Afganistan nell’ultimo decennio.

Più interessata ad un conflitto potrebbe essere l’Europa che ha migliaia di Eurofighter da avvicendare ed avrebbe un potenziale notevole – che non riesce a sviluppare – nel settore delle armi leggere e dei veicoli suburbani o tattici, per non parlare dei servocontrolli e dell’avionica.

Al contrario degli USA, la Russia che ha un esercito molto ammodernato e da anni si prepara a dislocare interi battaglioni corazzati nel giro di poche ore a migliaia di chilometri di  distanza. E vista l’aria che tira in Africa ed in Medio Oriente, anche per via degli enormi interessi minerari, c’è anche la Cina che si è appena proposta (tra dieci anni saranno forse al livello) come potenza militare globale.

E qui arrivamo al dunque, i soldi: è dalla Crisi cinese che arriva il profilarsi di conflitti di macro-area in Africa e nel Medio Oriente in fiamme, con effetti ‘benefici’ sulla produzione industrial-militare, sul ‘profitto’, sulla ‘produzione’, sull’occupazione e sui ‘consumi’ di tutto il mondo, non solo degli USA.

L’Africa? Noi occidentali – ma anche i cinesi ed i giapponesi o gli indiani – costruimmo strade, ponti, ferrovie, porti e fabbriche per fare la guerra … persino la pennicillina fu scoperta per esigenze belliche …
Non è un bel rendiconto, ma è questa la natura degli Homo Sapiens Sapiens.

Demata

Obama e l’ultima Guerra Mondiale

11 Set

Molti credono, in Italia, che Barak Obama sia stato l’artefice del ritiro USA dall’Irak, che abbia lavorato per la pace e che sia amato dai suoi elettori. In realtà,  il ritiro e i tempi furono fissati da George W. Bush, l’islamismo integrale si è notevolmente rafforzato militarmente e territorialmente, gli statunitensi hanno ormai voltato le spalle a Mr. President e le prossime mid-term al Senato si preannunciano una debacle, come quelle della Camera dove i Repubblicani sono in maggioranza già da quattro anni.

Un vero e proprio disastro che adesso prende forma tra Irak e Siria, dove l’Islamic State ha radunato una vera e propria armata d’altri tempi – dai venti ai trenta battaglioni almeno con oltre 50.000 effettivi, armamento Nato e difesa antiaerea – che è già pervenuta al controllo dei campi minerari e petroliferi di Mosul, Kirkuk e Samarra e che da due mesi sta tentando di occupare stabilmente la diga di Haditha e di lì controllare l’oleodotto che va dal Golfo Persico al Mediterraneo.

Qualcosa che si sarebbe potuto evitare se, ad esempio, Obama non avesse messo in libertà centinaia di terroristi detenuti a Gauntanamo che hanno operato da reclutatori e strateghi per la nuova Jihad. Oppure il ritiro  inopportuno della ‘forza di transizione’ USA nel 2011 (40.000 effettivi) mentre corruzione e nepotismi estromettevano dall’esercito irakeno i migliori ufficiali, oggi operativi con Islamic State.

Screen Shot 2013-09-04 at  Wednesday, September 4, 9.59 PM

Sempre ad Obama fanno ascritti i black out, i tentennamenti e la manifesta incapacità che portarono all’odissea egiziana (dove i movimenti laici sono stati facilmente sopraffatti da quelli islamisti) o quella libica, dove ancora oggi si combatte asparamente e dove non è affatto chiaro quale sia la presenza integralista, certamente forte. O Boko Haram in Nigeria che può permettersi di rapire migliaia di ragazze senza che accada praticamente nulla.

Per non parlare del maldestro tentativo di sostituire in Siria il presidente Assad – filorusso – con un ‘moderato’, filoamericano e vicino alla potente famiglia Hazzim, che ha creato il vuoto necessario ai Jihadisti irakeni e arabi di creare una prima retrovia.
O dell’agghiacciante silenzio USA quando Israele ha scatenando l’inferno a Gaza, paralizzando e rinviando di almeno due mesi qualsiasi ipotesi di intervento internazionale in Irak, di cui si è approfittato Islamic State con l’offensiva di Mossul.

Oppure la buffa idea di Mr. President di una crociata internazionale in Siria – lo scorso anno – per aiutare i ‘ribelli’ contro il ‘criminale di guerra’ Assad – con tanto di prove false – che diede avvio alle tensioni con Putin (i russi hanno una base navale in Siria) e da cui fu dissuaso solo dopo un appello del Papa.
Le disastrose ingerenze in Ucraina che hanno fatto da pretesto per un utilitaristico embargo antirusso e da scintilla per l’apertura di un fronte bellico in Europa, oltre a causare la frattura di un fronte occidentale contro l’espansione jihadista sulle rive del Mar Caspio e del Mediterraneo.

JugglerinChiefW1

Tanti anni fa, era la Gran Bretagna – con il suo esercito e il suo Commonwealth – a dominare il mondo e fu un indeciso e incapace Lord Chamberlain a consentire l’ascesa di Hitler e di Stalin, che cosparsero l’Europa di odio, tombe e macerie.  All’epoca gli USA erano isolazionisti come oggi la Cina Popolare e, accumulate sufficienti risorse, intervennero quando i vari contendenti erano sfiniti, riarmarono i russi trasformandoli in una potenza militare per evitare troppi morti americani, cancellarono intere città tedesche con bombardamenti a tappeto e assunsero il controllo del mondo.

Oggi, ingenuamente, Mr. President vuole annientare una vera e propria armata di terra con bombardamenti intensivi persino in Siria, senza considerare che domani o dopodomani, inevitabilmente, le bombe colpiranno donne e bambini, portando acqua al mulino della Jihad ed aggravando la frattura con Putin, mentre gli unici avalli arrivano dai burned Cameron e Hollande.

E, come tutti sanno, la Storia spesso si ripete.

Originally posted on Demata