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Calenda contro la Lega e Draghi in nome del PD +LEU ?

17 Mar

Stamane Carlo Calenda ha diffuso un video in cui chiede all’Italia “un potentissimo scostamento di bilancio“, minacciando “le conseguenze sociali“.
Ci vuole un Commissario straordinario per gestire l’insieme di queste cose“: facile a dirsi, ma di cosa dovrebbe occuparsi non è ben chiaro.
Il Commissario dovrebbe occuparsi della “inflazione molto alta” e “controllare i prezzi”, ma anche “aiutare imprese e lavoratori” fino “allo stoccaggio dei cereali ed ai rigassificatori”.

In altre parole Carlo Calenda – con il suo accorato appello – chiede di statalizzare il sistema di mercato interno italiano, sia per le risorse sia per l’occupazione sia per le assicurazioni, bypassando le politiche regionali come l’azione di governo e l’attività parlamentare, ponendo a capo un ‘uomo solo al comando’ con il compito primario di espandere il Debito pubblico per contrastare il Mercato.

Insomma, non dovremmo approntare misure sociali e fiscali per sostenere la crisi derivante dai cambiamenti epocali in corso, ma sottoscrivere nuovi debiti pur di non cambiare più di tanto. Dove portino questo tipo di scelte è ben evidente nel grafico storico del Debito italiano.
In colore verde si può ben notare come l’Italia, rinunciando all’innovazione 15 anni fa per non intaccare gli interessi pregressi, ha arrestato la crescita del PIL, mentre – in colore rosso – si vede come sia esploso il Debito pubblico, spacchettandosi in 19 regioni.

Un potentissimo scostamento di bilancio, peggio di quello avvenuto per la pandemia in questi ultimi due anni? E a quanto ammonta la proposta di Calenda: altri 300 miliardi di debiti con l’UE (18% PIL)? Magari, 500 miliardi (50% PIL)? Con un debito 2 volte quel che produciamo … è come abdicare alla sovranità.

Eppure, proprio Carlo Calenda si era candidato a Roma come a sindaco del risanamento e dell’innovazione, in contrapposizione al Partito Democratico, ai Cinque Stelle e a Fratelli d’Italia, che – in questi anni con le loro politiche consociative (regionali e comunali) – hanno ‘gestito’ finanze e servizi capitolini fino al limite di ‘non ritorno’ che tocchiamo con mano.

Poi, Calenda le elezioni le ha perse e Azione s’è ritrovata a dover scegliere se fare l’opposizione contro il consociativismo che cannibalizza Roma oppure farsene una ragione e … aggregarsi alla comitiva.

Mesi dopo, i fatti romani raccontano come è andata a finire:

  • ci si aspettava una strenua e competente battaglia sull’approvazione dei Bilanci disastrati di Comune e Municipi, cioè come ce li hanno lasciati Cinque Stelle e Roma Futura. Viceversa, sono stati approvati a tempo di record, forse per la prima volta nella storia di Roma ab urbe condita
  • avremmo dovuto conoscere fatti e nomi dei fallimenti della Giunta Raggi, quanto meno per porvi rimedio. Nulla di fatto, si avviano manutenzioni e ripristini ma non è dato sapere quale è l’obiettivo pubblico futuro, neanche per i trasporti che potrebbero rivelarsi troppo pieni o troppo vuoti
  • avrebbero dovuto annunciarci ‘lacrime e sangue’ alla Winston Churchill o almeno “bambole non c’è una lira” alla Nino Taranto. Invece, si sono insediati annunciando a senatori e plebei che si attingeva al PNNR per sistemare il pregresso e il ‘de poche’, non la resilienza, il contingente e, magari, anche gli investimenti, cioè il futuro
  • c’erano le opportunità del Giubileo, dell’Expo e del PNNR, se a coordinarli Roma avesse scelto degli economisti di provata esperienza internazionale come Giuseppe Sala a Milano. Viceversa, hanno scelto l’ex presidente del Municipio III (quello del TBM Salario e della speculazione di Talenti-Casal Boccone) in quota Leu, Virginia Raggi (quella della funivia a Roma Nord eccetera) in nome dei Cinque Stelle e per il Giubileo … un ex consigliere del PD ma eletto sotto la lista di Azione.

E, se questa è Azione a Roma Capitale, in questi mesi Carlo Calenda ha fatto anche delle scelte di livello nazionale:

  • ha deciso la federazione tra Azione e +Europa senza alcuna consultazione del partito e/o della base elettorale, anche se questo comporta una precisa presa di pozione sul diritto di famiglia, sulla procreazione e sulla religione
  • +Europa (e Azione) hanno sostenuto fin dai primi momenti di crisi in Ucraina l’esigenza di ‘sanzioni dure per isolare Russia’. Anzi, Calenda chiedeva persino di “isolare il partito di Conte e di Di Battista che flirtava con Putin”, pur potendo prevedere le conseguenze delle sanzioni, dato che per tre anni è stato Viceministro dello sviluppo economico con delega al commercio estero,

Intanto, proprio i Bilanci approvati di recente (e molto rapidamente) dimostrano che nè Roma Capitale nè la Regione Lazio hanno le risorse finanziarie, infrastrutturali e umane per compiere in un anno quel che non si è fatto in dieci (… figuriamoci il PNRR) e, Carlo Calenda si è accorto dell’inflazione galoppante, cioè che … le sanzioni da lui sollecitate contro la Russia sono ‘contro’ il Commercio internazionale (della Russia), dunque anche noi.

E cosa fa Carlo Calenda, federato con i liberali europei di Alde / +Europa e parlamentare europeo di Renew Europe fondata dai demoliberali francesi e tedeschi?

  • Va a battere cassa allo Stato, dopo aver sollecitato le sanzioni, pur essendo consapevole che l’esposizione del debito pubblico italiano è molto peggiore di Germania e Francia e che è l’UE che “garantisce” per almeno 1/3 del nostro debito.
  • Propone l’istituzione di un “potere forte” a Commissariamento del ministero ad hoc, quello dello Sviluppo Economico, ed un incardinamento amministrativo davvero complicato, vista la sovrapposizione sulle Regioni e sui Comuni.

Non dubitiamo che Calenda sia un sincero democratico e certamente ha una solida formazione in legge, ma allora perchè chiedere un Commissario Straordinario con i poteri … del dittatore per attingere alla ‘possiede’ alla Res Publica come facevano i tribuni plebei, anima della Repubblica e … del Fascismo come del Comunismo?

Visto che il ministero dello sviluppo economico è affidato a Giancarlo Giorgetti della Lega, è possibile che Carlo Calenda si faccia avanguardia del PD romano, con annessi moVimenti e comitati, i quali – dopo i mal di pancia per le norme anti-spreco inserite da Draghi nel PNRR – si ritrovano a dover innovare (anzichè ‘gestire’) una capitale paralizzata dal basso livello di istruzione e reddito, come denuncia da anni proprio l’osservatorio #MappaRoma con dati diffusi dalla CGIL Roma e Lazio il 16 giugno 2021?

Demata

Superbonus facile: i responsabili politici

15 Feb

Erano i tempi del governo Conte quando venne stanziato il superbonus per ben 18 miliardi fino alla fine del 2022, favorendo una truffa «tra le più grandi che la Repubblica abbia mai visto», perchè « si è voluto costruire un sistema che prevede pochi controlli». 

A dirlo non è un uomo qualunque, ma quel Mario Draghi che per decenni ha firmato i bilanci della Banca d’Italia e della Banca Centrale Europea: non un’opinione personale o un parere tecnico, ma un verdetto: “chi tuona sul Superbonus è chi ha scritto la legge e ha permesso di fare lavori senza controlli. Oggi il bonus rallenta per i sequestri e le frodi”.

Del resto, quel che è avvenuto è particolarmente grave: truffe per 4,4 miliardi, sequestro preventivo di 2,3 miliardi di crediti ceduti (e per 1,5 miliardi già incassati), Poste italiane e Cdp, che hanno sospeso le piattaforme di acquisto dei crediti.

Ma chi è stato il responsabile politico?


Il Superbonus fa capo al Decreto Bilancio (D.L. 19/05/2020, nr. 34) firmato “SU PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’economia e delle finanze”, cioè il leader dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte, e il sindaco PD di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, ed il Guardasigilli era il Ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede.

Il motivo per cui quel Consiglio dei Ministri incluse quel Superbonus nel Decreto Bilancio fu “la straordinaria necessità ed urgenza di stabilire misure in materia sanitaria, di sostegno alle imprese, al lavoro ed all’economia, in materia di politiche sociali nonché misure finanziarie, fiscali e di sostegno a diversi settori in connessione all’emergenza epidemiologica da Covid-19”.

Un anno dopo, il Governatore della Regione Lazio e leader del PD, Nicola Zingaretti, scriveva (link) che “sul superbonus si sta andando avanti e bene. Può essere una svolta vera” e che “è molto importante che il governo proroghi fino al 2023 uno strumento rivoluzionario”.
Ed era maggio 2021 quando al convegno del Consiglio Nazionale Ingegneri:

  • Enrico Letta si spendeva per l’estensione del Superbonus (link)  “E’ un impegno che ci prendiamo in modo significativo, è un bene per la ripartenza, è una misura fra le piu’ importanti. “E’ una questione di buon senso e di amore per il Paese”
  • Giuseppe Conte, non più premiere e non accora leader del M5S, assicurava che “la misura del Superbonus 110% ora viene studiata anche da altri paesi europei. Il M5S si farà garante della sua estensione fino al 2023. No a battute di arresto” 
  • Alberto Bagnai (Lega) si lagnava che “la complicazione delle procedure del Superbonus 110% è uno strumento inconsapevole di austerità”.

Ma non mancava qualche voce critica, come l’intervento alla Camera del 20 gennaio 2021 di Luca Squeri (deputato Forza Italia e dirigente Confcommercio), che sottolineava come “abbiamo un piano che manca di coerenza, disperde risorse importanti nella giungla degli incentivi e dei superbonus, fa finta di accontentare tutti ma non è altro che l’ennesima occasione mancata”.

“Però così lasciamo languire altri settori, più strategici per l’Italia”, mentre “dobbiamo sostenere le nostre filiere industriali”, come precisa oggi il vice-leader della Lega e Ministro delle Infrastrutture, Giancarlo Giorgetti. (link) “Stiamo drogando l’edilizia, un settore in cui l’offerta di imprese e manodopera è limitata”, mentre “ci sono da affrontare la rivoluzione digitale ed energetica, e lo choc dell’automotive che deve affrontare il passaggio all’elettrico. E invece diamo soldi ai miliardari per ristrutturare le loro quinte case delle vacanze. Ride tutto il mondo”.
E aggiunge che il Parlamento (cioè anche la Lega) ha “allargato troppo le maglie” dopo che “il governo aveva cercato di limitarlo in legge di Bilancio”.

In effetti – nonostante le inchieste stavano facendo emergere un sistema di truffe per miliardi – il 22 dicembre 2022, la Camera dei Deputati approvava una serie di emendamenti al Bilancio:

  • estensione del superbonus per mini-condomini e villini presentato (link) dai deputati dei Cinque Stelle e PD on. Sut , Benamati, Moretto, Bersani, Nardi, Deiana, Pezzopane, Fregolent, Muroni, Rotta, Pastorino, Alemanno, Berardini, Carabetta, Chiazzese, Giarrizzo, Masi, Papiro, Paxia, Perconti, Scanu, Vallascas, Mor, Serracchiani , Fassino, Sensi, Pagano, Fragomeli, Piccoli, Quartapelle, Viscomi, Incerti, Carnevali, Borghi, Gribaudo, Bonomo, Manca, Soverini, Zardini, Braga, Berlinghieri, Bruno, Buratti, Cantini, Cantone, Cenni, Ciampi, Critelli, De Giorgi, De Menech, Frailis, Losacco, Madia, Miceli, Navarra, Pellicani, Prestipino, Romano, Rossi, Sani, Topo, Zan, Del Barba, De Maria , Spadoni, Gagnarli, Gallinella, Adelizzi, Buompane, Donno, Flati, Gallo, Gubitosa, Lorenzoni, Lovecchio, Manzo, Misiti Carmelo, Raduzzi, Sodano, Torto, Trizzino, Berti, Sarti, De Carlo, Romaniello, Olgiati, Cancelleri, Caso Andrea, Giuliodori, Scerra, Grimaldi, Maniero, Martinciglio, Migliorino, Ruocco, Troiano, Maglione, Zanichelli, Ascari, Saitta, Grippa, Dori, Terzoni, Serritella, Alaimo, Galizia, Barbuto, Villani
  • cessione del credito e sconto in fattura per tutti fino al 2025 – presentato (link) dai deputati della Lega on. Comaroli, Garavaglia, Bellachioma, Borghi, Cattoi , Cestari , Frassini, Gava, Paternoster e (link) di Forza Italia on. Mandelli, Squeri , Occhiuto, Prestigiacomo, Cannizzaro, D’Attis, Pella, Russo, Giacomoni
  • estensione dei benefici fiscali fino al 2024 – presentato (link) dai deputati della Lega on. Frassini, Garavaglia , Bellachioma, Borghi, Cattoi, Cestari, Comaroli, Gava, Paternoster, Guidesi, Piastra, Ribolla, Di Muro, Fogliani, Covolo, Patelli, Fiorini, Maggioni, Andreuzza, Murelli, Cecchetti, Cavandoli, Tombolato, Lucentini , Gusmeroli
  • agevolazioni per asseverazioni e visto di conformità (link) – presentato dai deputati di Forza Italia on. Mazzetti, Gelmini, Occhiuto , Prestigiacomo, Pella, Cortelazzo, Rosso, Ruffino, Fontana, Tartaglione, Cappellacci, Ripani.

Emendamenti che si sono aggiunti al testo già emendato in Commissione, proposti e votati dai partiti di governo eccetto Italia Viva e Fratelli d’Italia (che non è nel Governo).

Ma … da dove si prenderanno i soldi secondo gli emendamenti di PD, Cinque Stelle, Lega e Forza Italia?
Una bella fetta dovrebbe arrivare (secondo loro) dalle imposte derivanti da servizi digitali, da innanlzare al 15%. Eh già …

Se questo è quel che passa nella testa di chi fa politica … è ben chiaro a tutti perchè Mario Draghi deve restare a capo del Governo, rinunciando (per ora) al settennato?

Demata

La peste suina africana, l’embargo internazionale e … il dibattito politico romano

24 Gen

Non sorprende il blocco dell’export della carne dei maiali e derivati italiani alle frontiere di Svizzera, Kuwait, Cina, Giappone e Taiwan, dopo che nel dicembre 2021 sono state ritrovate diverse carcasse di cinghiali fra Liguria e Piemonte, risultate positive al virus della peste suina africana (ASF) una malattia infettiva veterinaria altamente contagiosa letale già pochi giorni dalla comparsa delle petecchie emorragiche.

I maggiori vettori di espansione del virus sono

  • la proliferazione di cinghiali e maiali inselvatichiti, ormai stanziali persino in alcune periferie metropolitane
  • la caccia al cinghiale, che immette nel mercato e sulle tavole carni suine potenzialmente infette
  • la distribuzione dei ‘prodotti dei suini infetti’ fuori dalle aree colpite (in quarantena e con blocchi commerciali), attraversando grandi distanze (migliaia di chilometri).

Dunque, dopo i danni dell’influenza aviaria che negli ultimi mesi ha già portato all’abbattimento di oltre 14 milioni di polli, tacchini e altri volatili in Italia, ci ritroviamo sull’orlo del medesimo disastro per quanto riguarda suini ed insaccati.

«Siamo costretti ad affrontare questa emergenza perché è mancata l’azione di prevenzione e contenimento come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne da nord a sud dell’Italia dove si contano ormai più di 2,3 milioni di esemplari». (Coldiretti)

Nel ricercare le cause di questa inerzia, è emblematica la grottesca vicenda tutta capitolina (degna del miglior Alberto Sordi) per l’abbattimento di sette cinghiali a due passi dal Vaticano [link] e delle azioni politiche che ne seguirono:

  • la senatrice di Leu Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto, presentò una interrogazione parlamentare per il gesto “gravissimo, di una vigliaccheria inaudita”;
  • la sindaca M5S Virginia Raggi denunciò che “il Protocollo sui Cinghiali, da noi sottoscritto insieme alla Regione, non è stato attuato dall’Ente competente, Regione Lazio”;
  • la Giunta comunale di Roma Capitale annunciò “la costituzione immediata di una commissione d’inchiesta amministrativa per fare luce sui fatti e valutare eventuali profili di responsabilità”;
  • l’ assessora regionale all’Ambiente Enrica Onorati (PD) precisava che “la decisione della telenarcosi e della eutanasia … spetta, è bene ricordarlo, al Sindaco della città” con “un protocollo di intesa voluto dal prefetto di Roma per sopperire alle inefficienze dell’amministrazione competente”.
  • l’opposizione di Centrodestra tacque, evitando di rimarcare “cinghiali, topi grandi come labrador, gabbiani assassini, abbiamo visto di tutto“, come poi fece Giorgia Meloni (FdI), ma … era in campagna elettorale.

Secondo un rapporto del 2013 dalla FAO, “prevenire la diffusione [della peste suina africana] è particolarmente necessario per l’intero settore produttivo dei suini in Europa. … gli Stati europei devono mantenere un alto livello di allerta. Devono essere pronti per prevenire e reagire effettivamente all’introduzione [della peste suina Africana] nei loro territori per molti anni a venire“.

Allerta, prevenzione e reazione che in base alla nostra Costituzione competono agli Enti Locali, non allo Stato.

Demata

Omicron: l’allarme di Cittadinanzattiva Lazio

7 Gen

Alleggerire il lavoro del pronti soccorsi, in fortissima carenza di organico e sovraccaricati da due anni di Covid 19”, a scriverlo è il Segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio, Elio Rosati, (link) “per il personale del PS il concorso presso l’AO S. Giovanni è stato un bollettino di guerra, infatti, il bando prevedeva 153 posti e si sono presentati nemmeno 50 candidati.”

Si tratta del boarding, lo stazionamento in pronti soccorsi dei pazienti che devono essere ricoverati, con conseguente riduzione della qualità assistenziale. Infatti, il sovraffollamento in pronto soccorso (PS) provoca, oltre all’aumento dei tempi di attesa e dell’insoddisfazione dell’utenza, anche quello dei costi erariali, dei disguidi procedurali e del carico professionale.

Infatti, la Regione Lazio due anni fa ha istituito un proprio sistema di codici per i pronti soccorsi che non corrispondono a quelli standard internazionali e non sappiamo se questi codici innovativi aumentino o riducano il boarding (o comunque l’efficienza) nei pronti soccorsi.

Dai quattro chiari e semplici codici colorati (pericolo di vita e accesso immediato alle cure, potenziale pericolo di vita e prestazioni non differibili, poco critico e prestazioni differibili, non critico e non urgente), la Regione Lazio ha creato dei propri codici diversi, estendendo i criteri di differibilità (e di boarding): emergenza, urgenza, urgenza differibile, urgenza minore e non urgenza.

Questa situazione è aggravata dal fatto che, nel Lazio “oltre il 70% (circa 3.000) dei 4.400 medici di base erano over 60 anni” con un rilevante indirizzamento al pronto soccorso dei pazienti, con questi nuovi codici non sono tenuti al pagamento di un  ticket di € 25, come nelle altre regioni quando non sono urgenti.

Due disfunzioni che si alimentano l’un l’altra, combinandosi con la terza anomalia romana: la concentrazione dei siti di ricovero e la forte carenza nei rimanenti territori, spesso popolosi e mal collegati come il III Municipio, dove i tempi di raggiungimento dei pronti soccorsi vanno ben oltre i 15 minuti.
E senza denari non si cantano messe.

Cosa chiede Cittadinanzattiva Lazio?

Innanzitutto, l’utilizzo del personale specializzando per i codici 4-5 (quelli di minore entità) con affiancamento al triage infermieristico”, cosa che comporterebbe anche il benefico effetto di standardizzare codici e procedure differibili o non urgenti, ticket incluso.
Riguardo il boarding, l’appello di Cittadinanzattiva Lazio sollecita la fine di una storica disfunzione dei pronti soccorsi romani, chiedendo la tempestiva presa in carico dei pazienti in attesa di posto letto da parte del personale dei reparti di destinazione, attualmente surrogata dal personale del PS, alimentando il sovraffollamento.

Intanto, “la variante Omicron ha mandato in tilt tutto il sistema di tracciamento già da inizio dicembre 2021 delle ASL. … È evidente, che vi è bisogno di comportamenti responsabili da parte dei cittadini in primis aderendo al ciclo vaccinale e il rispetto in modo rigoroso di tutte le indicazioni relative all’isolamento e alla quarantena (in questo periodo secondo quanto segnalato dai cittadini, sono del tutto saltati), utilizzando il tampone in modo adeguato e non come “telepass” per fare quello che si vuole e l’accesso al PS solo in caso di urgenza.”


Secondo Elio Rosati (e secondo buon senso), servono “atti concreti e immediati: mandate personale sanitario nei PS, svuotate dalle stanze dei PS le persone che sono in boarding e che non devono stare in pronto soccorso. Queste sono le due priorità. Poi, va affrontato il nodo della medicina territoriale.”
Più chiaro di così.

Demata

DL Sicurezza: cosa diceva il PD soltanto un anno fa?

10 Lug

10o

Emma Bonino Official

Un anno fa il Partito Democratico italiano lanciava strilla e strali contro il Decreto Sicurezza, che – ricordiamolo –  non fu del sol Salvini, ma del Governo Conte in toto, che lo fece politicamente proprio in Parlamento. 

E dell’amletico Governo Conte restano oggi, anche se ha cambiato alleati, visto che deve intervenire la Corte Costituzionale, prima per  il potere sostitutivo del prefetto nelle attività di comuni e province e poi per l’iscrizione anagrafica negata ai richiedenti asilo.

Un Governo Conte fermo nel girone dantesco degli ignavi, se non interviene in proprio su quell’articolo 1 del Decreto Sicurezza, che è un tale non sense persino da essere difficilmente ricorribile: avete visto mai un ministero degli interni che ha giurisdizione sui trattati esteri e/o può escludere di adempiervi autonomamente?

Il nostro Ministro dell’Interno “può limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale, …  quando si realizzano le condizioni dell’articolo 19, comma 2, lettera g) della Convenzione ONU sui diritti del mare”:
Soccorso in acque extraterritoriali e sbarco nel porto sicuro più vicino in acque territoriali … agli Esteri tocca di gestire il primo, all’Interno di garantire il secondo.

Ma cosa affermava Nicola Zingaretti, oggi leader della maggioranza, quando il PD era all’opposizione?

4 dicembre 2018 “Una misura che sembra pensata apposta per gettare il Paese in uno stato di emergenza permanente.”

7 gennaio 2019 “Due pilastri della questione sociale, sicurezza e civiltà, non devono essere messi in discussione come fa il Dl Sicurezza. Trovo che questo decreto sia un passo indietro dal punto di vista della civiltà e della sicurezza”.

11 aprile 2019 “Vogliamo aiutare i tanti invisibili creati dal decreto Sicurezza approvato dal governo”. 

11 maggio 2019 “Il DL Sicurezza bis è l’ultima pagliacciata. Stiamo parlando di salvare la vita di un essere umano per 5 mila euro.” 

21 maggio 2019 “Il decreto sicurezza vuole parlare alla paura delle persone che c’è , ma alla paura va risposto con la serietà”.

24 maggio 2019 “Multare chi salva vite umane ci riporta ad Auschwitz. Noi vogliamo l’Europa della democrazia, non quella di Auschwitz, che ripropone il disprezzo della vita”.

Anche Liberi e Uguali (LeU), un gruppo parlamentare italiano di sinistra della XVIII legislatura presente alla Camera dei deputati, fa oggi parte della maggioranza del Governo Conte, con un proprio ministro alla Salute.
Neanche Liberi e Uguali sembra oggi imbarazzato dalle norme del Governo Conte ancora vigenti nei mari italiani.

Demata

 

Gli sgomberi e la soglia di povertà in breve

15 Mag

La Costituzione prevede rapporti etico-sociali intrinsechi (diritti-doveri) riguardo famiglia, salute e istruzione (artt. 29-34), ma non la casa.

La ‘casa’ (e il presuntivo diritto alla stessa) rientra tra i rapporti economici (artt. 35-47) che prevedono che:
– la proprietà privata assolve ad una “funzione sociale”, va tutelata da concentrazioni o monopoli (accessibile a tutti) e può essere “salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale” e … non per “diritto soggettivo” o “interesse legittimo”
– infatti la Repubblica italiana “favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione”.

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Le note e ripetute sentenze ‘anti-sfratto’ della Consulta risalgono a 20 anni fa e con sentenze 310/03 e 155/04 la Corte ha dichiarato giustificato il blocco degli sfratti solo se di carattere transitorio e per “esigenze di approntamento delle misure atte ad incrementare la disponibilità di edilizia abitativa per i meno abbienti in situazioni di particolari difficoltà”.

Dunque, secondo l’Alta Corte deve esserci una disponibilità di edilizia abitativa assistenziale solo per i meno abbienti che siano anche in situazioni di particolari difficoltà.
Questa è la Costituzione italiana, quella che all’articolo 7 concede alla Chiesa indipendenza e sovranità, ma solo ‘nel proprio ordine’.

Come si applica?
Uno dei parametri è lo stato di povertà.

In Italia, lo stato di povertà relativa per una famiglia composta da

  • due persone = reddito medio mensile inferiore alla soglia di circa 1.100 euro mensili (circa 12mila annui)
  • una persona = reddito medio inferiore a circa 600 euro al mese
  • coppia con un figlio a carico ) reddito limite inferiore a circa 1.400 euro mensili (circa 16mila euro annui).

Quando il ‘reddito’ è notevolmente inferiore a quelle soglie, c’è da tenere conto che le famiglie sono del tutto esenti da ticket o tributi per prestazioni scolastiche, sanitarie, talvolta i mezzi di trasporto e, soprattutto, hanno diritto ad un punteggio maggiore nelle graduatorie finali per l’assegnazione delle case popolari, specie se vivono in “ricoveri provvisori” o in “abitazioni prive di servizi igienici” … cioè proprio quelle da loro occupate a cui viene negato l’allacciamento.

Ma quanti sono?

Nel 2017 Istat stimava circa 1 milione e 800mila famiglie residenti, cioè 5 milioni di individui sotto il “livello di vita minimo accettabile”, cioè in povertà assoluta, ma i dati di tutti coloro in povertà relativa (che di norma include quella assoluta) consistevano in un totale di circa 3 milioni di famiglie residenti, cioè 9 milioni di individui che sono in “difficoltà nel reperire i beni e servizi”.

I dati confermano anche che la povertà è molto più diffusa (>10%) se l’istruzione del genitore è al massimo la licenza elementare e/o se sono stranieri (minore retribuzione e maggiore sottosoccupazione), come anche cresce se la famiglia è include anche tre o più figli minori e se vive in un’area metropolitana.

Dunque, se c’è da amministrare una città come Roma, con 2,9 milioni di residenti e circa 1,3 milioni di famiglie, di cui una certa percentuale è con un basso livello di istruzione del ‘capofamiglia’, c’è poco da fare: servono non meno  di 100mila alloggi popolari, forse anche 150mila … naturalmente a carico non della città, già povera di suo, ma della nazione.  Soluzione, però, impossibile perchè nessuna città sopravvive se ha un residente  povero ogni tre cittadini … 

L’unica alternativa è aumentare rapidamente il livello di formazione tecnica-professionale generale della popolazione e aggiornare la pubblica amministrazione in modo da renderla efficiente e da attrarre investimenti tecnologici e turistici.

Ci si poteva pensare già 10-15 anni fa.

Demata

Salvini lascia il governo e punta all’Europa?

8 Feb

379445_0_0Matteo Salvini si candiderà al Parlamento Europeo alle prossime elezioni. Anzi, sarà candidato come capolista per la Lega in tutta Italia alle elezioni europee del 26 maggio, questa la notizia scoop di Affaritaliani.it.

Dunque, la sua elezione sarebbe sicura e, nel caso, altrettanto certa sarà … la caduta del Governo: mica Matteo Salvini può candidarsi in tutta Italia, diventare il primo eletto e poi rifiutare il seggio a Bruxelles …

Vedremo come andrà a finire, tanto non è l’unico caso.
Ad esempio, c’è quello di Nicola Zingaretti che, eletto governatore della Regione Lazio un anno fa senza però una propria maggioranza, sono sei mesi che “corre” per la segreteria del PD, con sei milioni di laziali che attendono l’esito delle Primarie per sapere se ‘lui’ si dimetterà per diventare segretario oppure – vincendo Martina – dovrà farlo perchè i numeri in Regione non tornano.

Ritornando a Matteo Salvini, una sua candidatura in Europa per poi rinunciare certamente verrebbe percepita come una furbesca mossa per accaparrarsi il voto del popolino, che certi dettagli non immagina, oltre a focalizzare su un singolo “Uomo Nero” tutta l’attrattività a Centro-Destra, cosa che già oggi comporta enormi problemi con la base, abituata ad organizzarsi democraticamente per sezioni, circoli, convegni eccetera.

Intanto, delle promesse di Matteo Salvini della campagna elettorale italiana del 2018 ormai è Storia ‘passata’: la Flat Tax è dimenticata, la vigente Fornero  conviene più della Quota 100, le espulsioni degli immigrati illegali sono più o meno le stesse, i Centri per rifugiati vengono svuotati e ci ritroviamo per strada con più stranieri ‘irregolari’ di prima, litighiamo proprio con la Francia con cui abbiamo una bilancia commerciale positiva, le grandi opere stanno ancora aspettando, qualche problemuccio con Santa Sede e Magistratura … 

In meno di un anno questi sono i risultati politici: sarà anche per questo che Matteo Salvini punterà al seggio sicuro in Parlamento Europeo, presentandosi come capolista ovunque e diventando il leader della Destra Europea?

Demata

Salvini al bivio, quale strada prenderà?

15 Nov

Sembra che la Lega imperversi con il suo circa 30% dei consensi, poi – letti dei sondaggi sull’astensione risalita al 34,8% – prendiamo atto che di media solo due italiani su dieci lo voterebbero ed al Sud poco più di uno su dieci. Evidentemente, gli elettori meridionali attendono che Salvini al ministero degli Interni ripeta l’eccezionale azione di Antimafia condotta da un altro leghista, Maroni, quando era allo stesso ministero.

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Mappa del Pizzo – Confesercenti 2008

Poi, analizzando il dato per macroaree, ci ritroviamo che quasi la metà dei votanti settentrionali è per la Lega, ma in realtà sono il 30% circa, se consideriamo gli elettori in totale.
Nel Centrosud e nel Sud e Isole, il consenso dei votanti è del 22-25%, che diventa del 10-15% se consideriamo l’astensione.

Perchè?
Per il semplice motivo che in Lombardia il PIL pro capite è di 36.600 euro annui e in Emilia Romagna di 34.600 euro, più o meno come nel Veneto è di 31.700, in Piemonte di 29.600 euro, in Toscana di 30.000 euro e nel Lazio di 32.100 euro annui.
Praticamente come Germania (38.200 euro), il Regno Unito (36.500 euro), la Francia (33.300 euro) e, tra le varie, … l’Austria (36.500 euro).

L’Italia, invece, si attesta sui 26.000 euro pro capite annui, in compagnia della Spagna (23.800 €), di Cipro (22.000 €), ma è una media che è reale solo in Umbria (24.000 €) , Abruzzo (24.100 €) e Marche (26.600 €).

Infine (ma forse sarebbe la prima cosa), ci sono Sud e le Isole, con la Campania (18.600 €), la Puglia (17.800 €), la Sicilia (17.500 €), la Calabria (17.100 €), come Grecia (17.100 €), Portogallo (17.000 €) e Repubblica Ceca (16.500 €).

E aggiungiamo che il PIL pro capite – cioè la singola capacità produttiva di un italiano – è calato di ben 1.800 euro dal 2008.  Figuriamoci se, poi, la spesa aumenta pure, come sta accadendo dal Governo Renzi in poi.

Ovviamente, se la parte che gareggia con l’Europa produce macchinari, energia e commercio estero, mentre quella che resta al palo ha solo l’agroalimentare e il turismo interni per nutrirsi, il divario è bello che spiegato: arriveranno sempre e solo le briciole del banchetto apparecchiato al piano superiore.

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Valore della produzione industriale per aree

 

Dunque, Salvini è ad un bivio: ‘ampliare’ il suo partito oltre la “padania” ed accantonare il protezionismo con cui la Lega Nord ha difeso gli interessi settentrionali.
Oppure, fare retorica (ad esempio, l’Umbria non è mai stata ‘nazione’ e il Molise neanche, ma lo è stata per oltre mille anni Napoli) e ‘amministrare’ quel poco di consenso che gli arriva dal Meridione, grazie ai “condoni” (vedasi Ischia che è classificata “Zona con pericolosità sismica media dove possono verificarsi forti terremoti”) e “gli immigrati al posto loro”, cioè nei campi.

Tanto, l’agenda politica dei prossimi mesi è ormai segnata:
– da gennaio tagli pesantissimi ai servizi per incostituzionalità dell’attuale manovra di bilancio
– a febbraio (circa) arriveranno i dati internazionali e nazionali sui reati e i fatti di razzismo in Italia (+ 300% ? Di più ?), che sono una precisa competenza proprio del suo ministero
– poi c’è Sanremo e inizierà campagna elettorale con la grancassa ‘la colpa è dell’Europa’ ed il rullante “siete una massa di incompetenti”, tanto c’è il PD paralizzato dalla candidatura di Zingaretti, quello del debito della Regione Lazio certificato nel rendiconto 2016 a 27 miliardi di euro
– in primavera inoltrata, fatte le elezioni e con un’operatività della pubblica amministrazione inferiore ai dodicesimi dell’anno precedente, scopriremo di quanto cederà Di Maio e chi tra i big del PD ha recuperato qualcosa nelle proprie regioni;
– arrivati all’estate, infine, si invierà all’UE un ennesimo esercizio provvisorio e poi … tutti al mare, se ne riparla ad ottobre, chissà. Forse, con il gentile permesso della segreteria neonata del PD, si inizierà a parlare di un governo ‘tecnico di programma’ e/o elezioni anticipate (nel 2020 sotto i morsi di una crisi economica mondiale annunciata?) ed il Cdx potrà tirar fuori l’asso di Taiani, che per ora resta in stand by per non bruciarlo.

Immaginando che Di Maio continuerà a pasticciare tra ipotesi (congiuntivi), stato fattuale (condizionali) e decisioni da prendere (indicativi), siamo ancor più nelle mani di … Renzi e Zingaretti, a meno che Salvini non abbracci la causa del Sud, cioè quella della ripresa industriale e della sicurezza pubblica, di cui la Lega si fa vanto al Settentrione.

Mai dire mai … ma sarà dura da far capire all’elettorato tipico della Lega Nord.
E sarà ancora più complicato nel caso la Lega avesse successo a Napoli, dove le ambizioni ‘federaliste’ sono simili a quelle di Barcellona …

Demata

Sanità Lazio – Rapporto SIES 2017 (1 – Dati di Attività)

31 Ott

Il Rapporto SIES 2017 racconta nei numeri come funziona il Servizio Sanitario Regionale del Lazio, alla cui guida dal 2013 c’è il Governatore Nicola Zingaretti, che ne è il Commissario ad Acta, solo mesi fa ha nominato un assessore e da oltre 200 giorni non viene a capo dello spoils system post elettorale, indicando le dirigenze apicali e definendo l’organizzazione della Sanità pubblica laziale.

Il Rapporto SIES 2017 è composto da vari fogli excel, proviamo a ‘tradurre i numeri in lettere’ ed iniziamo con i ‘Dati di Attività’.

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Il numero di “Accessi in PS in emergenza” nel 2017 nel Lazio è stato di 1.928.687 persone, cioè in media nazionale (3,4 accessi in PS ogni 10 abitanti).

Ogni 750 accessi in pronto soccorso, però, accade che un paziente venga registrato con età/sesso errati. E i mezzi di emergenza del 118 (e di Polizia, Esercito, Vigili del Fuoco, eccetera) recano in pronto soccorso 367.556 pazienti, ma risultano solo 304.818 “trasporti urgenti”.
Qual’è la probabilità che vi siano altri ‘quasi errori’, ben più pericolosi, nella anamnesi in ingresso?

Solo 2,5 assistiti su mille passano dal medico di base in caso di malore (0,25%), anzi c’è che la maggior parte degli accessi in pronto soccorso (70% circa) lo fa per “decisione propria”, tanti quanti sono all’incirca i ‘codici verdi’ (66%) e i ‘codici bianchi’ (4%).
Quanti di questi assistiti potevano risolvere celermente il proprio problema presso un poliambulatorio di medicina territoriale? 

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Ben 387.600 assistiti (20%) pervengono in codice verde per “Sintomi, segni e stati morbosi mal definiti”. Gli accessi in “Codice 23” (Altri sintomi e disturbi) superano persino quelli per “trauma o ustione” con ben 710.742 casi (37%) contro ‘soli’ 503.525 (26%). Significativi i quasi 75.000 i casi di ‘febbre’ e gli oltre 130.00 di ‘dolore addominale’ che pervengono in maggior parte senza invio da parte del medico di base, pur non essendo di solito sintomi che si presentano all’improvviso e talmente acuti da indurre all’immediato ricorso ai servizi d’emergenza.
Quanti hanno rinviato o rinunciato alle cure a causa delle lungaggini del Recup e delle carenze dei Percorsi? Quanti – viceversa – hanno ‘accelerato’ i tempi di una visita specialistica o di una presa in carico rivolgendosi al Pronto Soccorso?

Gli accessi per incidente o infortuni (traumi) sono circa mezzo milione, quasi 1.400 al giorno. , a fronte di un numero analogo di accessi per eventi violenti. Gli accessi per autolesionismo (15.560) sembrano essere quasi pari a quelli per aggressione (21.613).
Quale sommerso esiste di aggressioni non registrate o per le quali la vittima non si è recata in pronto soccorso?

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Se è relativamente basso il numero di “incidenti scolastici”, risultati 13.814 nel 2017 su circa 700.000 alunni delle scuole laziali (2%), lo è anche il numero di accessi per cause di  lavoro con solo 36.510 casi.
Possibile che molti infortuni sul lavoro non siano censiti?

Riguardo le tempistiche del Pronto Soccorso, 108.170 pazienti “non rispondono a chiamata” ed altri 51.083 “si allontanano spontaneamente” dopo l’anamnesi iniziale.
Ben 113.863 “rifiutano il ricovero”, cioè preferiscono lasciare l’ospedale non appena stabilizzati.
Quanto incidono sull’efficienza diagnostica, terapeutica ed assistenziale i tempi di attesa troppo lunghi sia in accesso (vista la marea di codici verdi) sia in osservazione al pronto soccorso (viste le note carenze di posti letto per i ricoveri)?

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Demata  

Nicola Zingaretti e il fine corsa della Sanità laziale

30 Ott

A marzo 2018 è stato rieletto il Presidente della Regione Lazio, che ha anche l’incarico di Commissario ad Acta. Non se ne sente molto parlare, anche perchè il PD è in minoranza nel Consiglio, la regione e le aziende sanitarie sono sommerse dai debiti, le strutture sono degradate come tante altre e Nicola Zingaretti abbandonerebbe se diventasse Segretario del partito.

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Lo spoils system è regolato dalla legge 15 luglio 2002, n. 145 e dalla successiva legge 24 novembre 2006 n. 286, che prevedono la cessazione automatica degli incarichi di alta e media dirigenza nella pubblica amministrazione passati 90 giorni dalla fiducia al nuovo esecutivo.
In tutto questo, la Corte Costituzionale ha decretato l’illegittimità dello spoils system dei direttori generali delle ASL (Corte Cost. sentenza 34/2010), ma non per le direzioni apicali, quelle preposte a far funzionare il Servizio Sanitario Regionale.

Da marzo di giorni ne sono trascorsi circa duecento, ma sul sito della Regione Lazio leggiamo che “in seguito alla riorganizzazione ancora in corso, l’organigramma regionale è in fase di aggiornamento”.

Riorganizzazione ancora in corso che – tradotta in termini pratici – significa che da circa duecento giorni le direzioni apicali del Servizio Sanitario Regionale del Lazio sono in gestione provvisoria: non ne conosciamo i responsabili dei procedimenti, ammesso che ci siano e sempre che il Commissario ad acta (cioè Nicola Zingaretti) non abbia avocato a se i poteri, gestendo tramite ‘reggenti’.

Possibile che si arrivi ad una tale dilazione ed incertezza, anche dopo il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33  che sancito che tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione sono pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente e di utilizzarli e riutilizzarli alle condizioni previste dalla normativa vigente?

O forse il problema di questa Giunta come di altre è solo quello di dover pubblicare (cioè ‘giustificare’) le motivazioni delle proprie scelte?

Demata