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Venti di guerra, ma stavolta non è colpa degli Amerikani

7 Set

Ad alcuni non è piaciuto il monito del Pentagono riguardo i venti anni che ci attendono tra guerre e corrispettivi profughi. Eppure, era chiaro fin dal 2001 che eravamo in guerra e che sarebbe durata almeno una generazioni, quando Al Qaeda abbattè le Torri Gemelle.

Prima di puntare il dito verso i ‘soliti mericani’ andrebbe per lo meno considerato che per fare le guerre c’è da tener conto delle armi, che vanno altresì considerate anche ‘dopo’, quando c’è da garantire una pace ‘armata’.

Partendo dagli USA e un intervento di ‘proactive peace keeping’ – se non di vera e propria guerra con il Daesh, lo Stato Islamico – c’è innanzitutto da rilevare che gli armamenti sono spesso inferiori  a quelli degli altri eserciti.

Se il gap nel settori armi leggere potrebbe essere superabile tramite l’importazione dall’Europa, come avviene ad esempio per le pistole da molti anni, il problema delle migliaia di Abrams da smaltire entro 20 anni circa potrebbe essere addirittura un incentivo all’azione militare. Ma, al momento non sembra che abbiano carri adeguati per sostituirli e gli F35 non saranno operativi se non tra qualche anno.
Inoltre, gli USA (come qualunque altro stato) hanno poca voglia di continuare ad ampliare un esercito ‘civile’ (milizia?) con tutti i giovani americani che sono stati in Irak o Afganistan nell’ultimo decennio.

Più interessata ad un conflitto potrebbe essere l’Europa che ha migliaia di Eurofighter da avvicendare ed avrebbe un potenziale notevole – che non riesce a sviluppare – nel settore delle armi leggere e dei veicoli suburbani o tattici, per non parlare dei servocontrolli e dell’avionica.

Al contrario degli USA, la Russia che ha un esercito molto ammodernato e da anni si prepara a dislocare interi battaglioni corazzati nel giro di poche ore a migliaia di chilometri di  distanza. E vista l’aria che tira in Africa ed in Medio Oriente, anche per via degli enormi interessi minerari, c’è anche la Cina che si è appena proposta (tra dieci anni saranno forse al livello) come potenza militare globale.

E qui arrivamo al dunque, i soldi: è dalla Crisi cinese che arriva il profilarsi di conflitti di macro-area in Africa e nel Medio Oriente in fiamme, con effetti ‘benefici’ sulla produzione industrial-militare, sul ‘profitto’, sulla ‘produzione’, sull’occupazione e sui ‘consumi’ di tutto il mondo, non solo degli USA.

L’Africa? Noi occidentali – ma anche i cinesi ed i giapponesi o gli indiani – costruimmo strade, ponti, ferrovie, porti e fabbriche per fare la guerra … persino la pennicillina fu scoperta per esigenze belliche …
Non è un bel rendiconto, ma è questa la natura degli Homo Sapiens Sapiens.

Demata

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F35, un flop annunciato: miliardi sprecati mentre si tagliavano pensioni e welfare

4 Lug

Era il 3 gennaio 2012 quando questo blog spiegava (link) perchè gli F35 erano un flop annunciato e perchè si ‘dovevano’ fare.

Tutta la storia inizia nel 1996, quando gli USA (e la NATO) avviarono il progetto di un caccia a lungo raggio con complete caratteristiche Stealth, tra cui la capacità di trasportare l’armamento in stive interne e sistemi elettronici capaci di inibire la difesa a terra: un nuovo velivolo “invisibile” da usare nella fase del “first strike”, quando le difese nemiche sono complete ed attive.
Nel 2001, il progetto Lockheed X-35 fu dichiarato vincitore e veniva avviato il programma definitivo con la sigla F-35 JSF (Joint Strike Fighter), con un costo di produzione per ciascun esemplare inizialmente valutato intorno ai 40 milioni di dollari.

Inizialmente, era prevista una produzione di circa 3.000 velivoli per USAF/US Navy/USMC e di altri 2.000 per i vari partner internazionali (fonte http://www.aereimilitari.org) tra cui l’Italia che doveva partecipare come “partner di secondo livello”, allestendo una linea di costruzione e assemblaggio, da cui sarebbe uscita buona parte degli F-35 destinati all’Europa e ad altre nazioni, come Turchia ed Israele, tra cui solo venti F35 destinati all’Italia.

Un piatto ricco e, così, accade che il 28 maggio 2007, presso il ministero della Difesa a Roma, con l’incontro tra il presidente della Provincia di Novara, Sergio Vedovato, e il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, per determinare l’insediamento presso l’aeroporto militare di Cameri (NO) della linea di assemblaggio degli aerei F35 Joint Strike Fighter.

C’era il Governo Prodi, con i piemontesi Damiano, Livia Turco, Bertinotti e Ferrero ai massimi vertici del potere, e, dunque, non c’è davvero da chiedersi perchè andò a Novara quel progetto industriale in cui si investì un milione di euro di denari pubblici, poi lievitati, sembra, ad oltre cinque.
Una marea di soldi e di lavoro che deve andare a beneficare l’indotto piemontese, azzerato dalla crisi dell’auto e del tessile. Non a caso, Maria Luisa Crespi, il sindaco di Cameri, dichiarò «grazie all’iniziativa della Provincia, da oggi saremo in grado di dare risposte ai nostri cittadini» e, come confermò il sindaco di Bellinzago, Mariella Bovio, «sono importanti le garanzie occupazionali per un territorio come il nostro che vive una grave crisi nel settore tessile».

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I primi dubbi sul’aereo e sugli investimenti si palesarono nel 2009, quando i costi da 40 iniziali erano schizzati prima a 62 e poi oltre i 100 milioni di dollari di media per aereo.
Come riportato da Stato-Oggi, “il raddoppio dei costi, dagli originari 65 milioni di dollari ad esemplare, ha indotto alla prudenza il governo italiano” e “il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al salone aerospaziale di Farnborough, riferendosi al programma, ha aggiunto: “Siamo molto cauti, stiamo verificando”.

Cautela massima, se, agli inizi del 2011, il Washingon Post annunciava la necessità di ricapitalizzare del 20% (10 miliardi di dollari) sperimentazione e progettazione, di cui la metà “resasi necessaria per alleggerire l’aereo, dato che volare a pieno carico inficia le performance chiave del velivolo“. Per non parlare, sempre agli inizi del 2011, della conferenza stampa  tenuta dal segretario alla Difesa americano, Robert Gates, che precisava che, “se non riusciremo a mettere a posto questa variante (ndr. la versione a decollo corto e atterraggio verticale – STOVL) in questo arco di tempo e rimetterla in carreggiata in termini di prestazioni, costi e tempi, allora credo che dovrebbe essere cancellata.”

Infatti, le commesse per la fabbrica di Novara vennero progressivamente ritirate, prima quella dei 85 F-35A per la Koninklijke Luchtmacht olandese, poi si defilarono la Flyvevåbnet danese e la la Kongelige Norske Luftforsvaret norvegese,  poi addio a 116 F-35A per la Türk Hava Kuvvetleri ed a 150 F35B per la Royal Air Force britannica che preferì optare per gli F-35C con decollo a catapulta modificando le proprie portaerei.
Intanto, il governo Berlusconi non dava il placet per la sessantina di F35 previsti oltre la prima trance di 22 F-35B per l’Aviazione Navale italiana, già ordinati, e aveva tagliato una commessa di 2 miliardi di Euro per 25 Eurofighter (Aeritalia/Finmeccanica), azzerandone la terza trance.

Subito dopo, per altre congiunture, lo spread dei titoli di Stato salì a dismisura, la colpa venne addebitata al governo in carica e subito dopo Mario Monti – che aveva tagliato qualunque spesa pubblica e anche un tot di aspettativa in vita di qualcuno – trovò decine e decine di milardi per avviare le trance in sospeso degli  F35 per l’Aereonautica Militare e aggiungerne anche una quarantina in più, visto che i costi industriali a Novara sarebbero esplosi senza le commesse nordeuropee.

Fu così che da 22 caccia per la Marina arrivammo ad un programma di aerei da combattimento che trasformava l’Italia nella terza potenza NATO per quanto relativo i caccia d’attacco con copertura Stealth ed il quinto paese del mondo (dopo USA, Gran Bretagna, Russia ed Israele)  per capacità di “first strike”, mentre la Cina Popolare aveva davanti a se almeno altri 15-20 anni dal creare un’aviazione militare temibile.

”Joint Strike Fighter e’ il miglior velivolo areo-tattico in via di sviluppo. Un areo di avanzata tecnologia che e’ nei programmi di ben dieci Paesi. E’ una scelta che permette di ridurre da tre a una le linee aero-tattiche. Consentira’ una straordinaria semplificazione operativa dello strumento militare”. (Ministro della Difesa Amm. Di Paola – fonte Vita.it 28-02-2012)

Una scommessa risicata basata sulla capacità dei progettisti di pervenire ad un aereo affidabile ed efficace, dopo che, non appena realizzato il prototipo industriale nel 2009, ci si era resi conto che qualcosa era andato storto nel concept stesso del velivolo.

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Intanto, mentre in Italia la grande stampa eludeva la querelle, ma saggiamente qualcuno iniziava a sospendere le commesse, il Washington Post raccontava di diversi incidenti tra cui quello di una perdita d’olio in volo, fino al grave incidente dei giorni scorsi, con un aereo che ha preso fuoco e perso pezzi  durante il decollo dalla base di Eglin, in Florida, e il Pentagono che mette a terra tutti gli F-35.

 

E siccome al peggio non c’è mai fine vale la pena di chiarire qualcosa sulle commesse che Mario Monti volle a tutti costi con miliardi che ci avrebbero permesso di pensionare e rilanciare l’occupazione.

L’Italia ha in programma di acquistare fino a 60 esemplari del modello A a decollo da terra e 30 del modello B a decollo verticale, per la portaerei Cavour (fonte La Repubblica), visto che il Trattato di Armistizio – quello della II Guerra Mondiale – ancora oggi non ci consente di avere portaerei a catapulta.

Il ‘peggio’ è che la variante F-35B, quella a decollo verticale, fino all’anno scorso non c’era, non funzionavano i prototipi. Il primo test di decollo con successo è stato effettuato solo il 10 maggio del 2013 al NAS Patuxent River, nel Maryland.

Ebbene, quando nel 2011 e 2012 le Leggi finanziarie andarono a prevedere assegnazioni di miliardi per gli F35-B, i prototipi di quei velivoli neanche si alzavano da terra, pardòn dalla tolda.
Soldi spesi o tenuti fermi  mentre, in nome della lotta agli sprechi, un premier non eletto – Mario Monti – negava spietatamente diritti assistenziali e previdenziali a persone anziane e malate.

Sprechi.

F35 sprechi

Si fosse pervenuti ad un investimento teconologico e occupazionale, parleremmo dei danni collaterali della ristrutturazione del capitale – e passi pure – ma non si può transigere su chi ha sprecato denari e angariato i deboli per un aereo che non ci sarà e uno stabilimento di Cameri che rischia di andare in cassa integrazione prima ancora di aver avviato per intero la linea di produzione.

Forse è per questo motivo che i nostri media hanno finora evitato di parlare del flop F35: sarebbero la prova conclusiva di un fallimento generale delle politiche attuate da Mario Monti, oltre che un ulteriore lato oscuro su come si sia pervenuti alla sua nomina a senatore a vita prima e a premier dopo.

Se i soldi impegnati per un aereo che non c’è – frutto della reverenza di Mario Monti verso ‘certa sinistra elettoralmente utile’ e del tutto scollegati sia dal salvataggio delle banche sia dalla questione Finmeccanica – fossero stati destinati al turn over generazionale e alle imprese, avremmo avuto la dura recessione italiana, il crollo del PIL e lo sbilanciamento dell’Eurozona?

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Debito USA, Obama ritorna alla carica

15 Gen

Se il tetto del debito pubblico statunitense non sarà innalzato «le conseguenze saranno disastrose»: lo ha detto Barack Obama, che ha sottolineato «i rischi di una crisi dei mercati finanziari».
Dunque, per Mr. President la strada per rilanciare l’economia è necessario ‘alzare le tasse per i piu’ ricchi’, con il Fiscal Cliff approvato dal Congresso, per incrementare il debito pubblico e salvaguardare, solo temporaneamente, la classe media.

Secondo Obama è «assurda» anche solo l’ipotesi di lasciar aumentare il debito statunitense, che da anni viene a mala pena contenuto, grazie alla legge di bilancio, a ben 16.400 miliardi di dollari, perché il Paese «potrebbe finire in recessione».

Una richiesta che arriva nonostante proprio nel Fiscal Cliff, che ha ‘alzato le tasse ai ricchi’, rientrerebbe anche la proroga dell’indennità sulla disoccupazione (per un anno), lo stop delle riduzioni dei pagamenti ai medici che curano pazienti con il Medicare (la sanità ‘pubblica’ e degli anziani) e i tagli automatici alla spesa domestica e alla difesa vengono rinviati di due mesi.

Evidentemente, non è tutto oro quello che luce, dato che ai ricchi (redditi lordi superiori a 220.000 euro) sono state aumentate le tasse, mentre chi produce reddito per meno di 100.000 euro annui si vedrà ridurre del 2% gli sgravi sulla Social Security. Praticamente, 1.600 dollari annui di tasse in più per lavoratori che guadagnano fino a 113.000 mila dollari annui lordi.

Intanto, con buona pace del complesso industrialmilitare statunitense su cui regge l’economia USA e, anche, dei suoi sostenitori europei, Obama annunciava che “nei prossimi dieci anni, l’aumento delle risorse per la difesa rallenterà. Ma il punto principale è che il budget per le spese militari rimarrà maggiore rispetto a quello della fine dell’amministrazione Bush”.

A cosa serva, dunque, la richiesta di Obama di aggravare la situazione finanziaria del colosso statunitense, non è dato saperlo, se non ricordando che tra poco più di un anno, nel 2014, arriveranno le elezioni di mid term ed i Democrats di Nancy Pelosi ritengono che “l’America ha rieletto Obama quindi vuole che il suo programma venga attuato”.

Così accade che dopo aver preteso dal Congresso, anche con il voto repubblicano, l’incremento fiscale per evitare di alzare il tetto del debito o non poter pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici, adesso chiede di alzare il tetto del debito per evitare la recessione causata dall’incremento fiscale.

Congratulazioni, Mr. President.

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Cronache di un’Italia colonizzata

22 Ott

Mario Monti spera che «grazie a noi si dica che l’Italia non è stata colonizzata dall’Europa e ha mantenuto la sua sovranità».

Quasi in simultanea, però, TGcom24 ci informa che “non c’è stato nessun incontro a Palazzo Chigi sul futuro dei vertici di Finmeccanica“, dopo che la Uilm aveva annunciato “che Finmeccanica ha confermato di voler passare “da una quota di maggioranza a una di minoranza” in Ansaldo Energia, l’azienda genovese oggetto di trattative per una dismissione, e ha confermato anche trattative con un partner “estero” per la cessione di Ansaldo Breda.

Riguardo gli F35, “l’impianto Final Assembly and Check-Out (FACO) sulla base aerea novarese partirà a regime ridotto, con inevitabili aggravi di costo cui si aggiunge per il Governo – che li ha spesi – l’onere di recuperare i circa 800 milioni di euro investiti per realizzare la struttura. … Non mancheranno tuttavia di avere conseguenze almeno indirette sul nostro Paese i nuovi contrasti fra Pentagono e Lockheed sulla conduzione complessiva del programma, con una sovrapposizione di attività che porta a risultati negativi sul piano del costo-efficacia … Il Pentagono è preoccupato fra l’altro per le difficoltà di sviluppo del software dell’aereo, la non corretta pianificazione de collaudi, la vulnerabiltà ai “cyberattack” del sistema logistico integrati“. (fonte AnalisiDifesa.it)
Intanto, il futuro ‘civile’ di Alenia Aermacchi, il Superjet 100, è al 49% della Sukhoi, che ne gestisce anche la commercializzazione in Europa. Dulcis in fundo, i piani alti di Finmeccanica sono scossi da scandali che raccontano di tangenti, commesse sporche e leader di partito.

Restando all’aereonuatica, abbiamo di recente scoperto che il Commissario europeo alla Concorrenza ha aperto un numero impressionante di procedure contro aeroporti di piccole e medie dimensioni per finanziamenti illeciti alle compagnie aeree, che non pochi aeroporti italiani che non sono in grado di sostenersi senza aiuti pubblici, che si prospettano “tagli ben più drastici di quelli proposti dal piano elaborato dal ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, mettendo a repentaglio persino aeroporti centrali come Genova, Bologna, Firenze o secondari come Ciampino” (fonte Gazzettino.it).

Intanto, giorni prima, Alitalia annunciava 690 esuberi a fronte di diverse centinaia di milioni di perdite ed un magistrato la condannava per ‘monopolio sulla tratta Roma-Milano”, ordinando di “liberare entro il 28 ottobre gli slot necessari all’ingresso sul mercato di un altro competitor.”

Ricordiamo che l’INAIL racconti di “cantieri navali senza più ordini, di fatturato dimezzato sul pre-crisi dei posti barca, di porti deserti” o che Tassinari, presidente di Coop Italia annunci che “la grande distribuzione soffre per la caduta dei consumi provocata dalla crisi. Ci aspettiamo, per la prima volta dopo 20 anni, non solo la chiusura di punti di vendita, ma la cessione di rami d’azienda e purtroppo anche la chiusura di imprese distributive“. Mettiamo in conto anche che a Torino si fanno le Jeep ed a Pomigliano ‘solo la Panda’, che ILVA Taranto è affogata nell’inquinamento, che da alcuni mesi Parmalat fa parte del gruppo francese Lactalis, che ne ha acquisito l’83,3%, ed andiamo alla sostanza: le Banche.

Di Unicredit si legge, in questi giorni, di “voci che corrono sul taglio di 35mila bancari, ma secondo l’Abi di Mussari non sarebbero più di 25mila” (Dagospia), che “il consiglio ha anche cooptato Mohamed Ali Al Fahim quale consigliere. Mohamed Ali Al Fahim è attualmente responsabile della Divisione Finance dell’International Petroleum Investment Company, società di investimenti interamente detenuta dal governo di Abu Dhabi e controllante di Aabar, uno dei maggiori azionisti di Unicredit” (Milano Finanza), riguardo lo “scorporo della banca italiana dalla holding, l’ad Ghizzoni spiega che per ora e’ un tema che non e’ in agenda” (Borsaitaliana.it).

Una settimana fa,  Moody’s declassava la gloriosa Monte Paschi di Siena a livello ‘trash’, con un downgrade a «Ba2» da «Baa3», nonostante il ‘dono’  – è proprio il caso di dirlo – fatto dal governo Monti per 1 miliardo e mezzo di euro, tagliati a pensionati, scolari e malati.
Una situazione che richiedeva cautela, se parliamo di soldi pubblici, visto che, nonostante un ‘provvidenziale’ accordo tra MPS e CartaSì – siglato pochi giorni prima del report di Moody’s, “il primo in Italia di questo genere” – consentiva “all’istituto senese di diventare il quarto operatore per numero di carte emesse (circa 3,3 milioni) sul mercato nazionale” (fonte MPS), l’agenzia di rating ritiene «che ci siano probabilità reali che la banca abbia bisogno di ulteriore aiuto esterno nell’arco dell’orizzonte del rating. Come gli stress test dell’European Banking Authority (EBA) e della Banca d’Italia hanno mostrato, Mps non è stata in grado di aumentare la propria base di capitale ai livelli richiesti».

A cosa si riferiva, allora Mario Monti con ‘abbiamo mantenuto la sovranità’? Quali informazioni lo inducono a promettere che «pochi mesi, spero pochi, che ci mancheranno all’emergere chiaro di segni di ripresa»?

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Il mistero degli F-35 che l’Italia acquisterà

22 Feb

L’ammiraglio Giampaolo Di Paola, attuale ministro della Difesa, ha annunciato a nome del governo Monti che l’Italia acquisterà 90 cacciabombardieri F-35, anziché 131 come programmato inizialmente nel decreto “Salva Italia”.

L’annuncio, dato durante un’audizione al Senato, precisa che la spesa avverrà “nei prossimi anni” e non durante il 2012, come previsto inizialmente, con un risparmio di circa 5 miliardi di euro rispetto alla somma indicata in manovra (circqa 15 miliardi). Il tutto con i nostri media che annunciavano “Italia taglia oltre 40 jet”.

In realtà le cose stanno in modo ben diverso.

Alla data del 1 dicembre scorso, più o meno mentre Mario Monti si insediava, di Finmeccanica F35 Joint Strike Fighter ne dovevamo comprare solo 22 del “tipo B” per l’Aviazione Navale italiana e, sembra, un’altra ventina per l’Aeronautica Militare. Nulla di più e con l’aggiunta che il “tipo B” – quello a decollo verticale da portaerei – non ha ancora superato la fase di prototipo.

La vicenda somiglia alla storia di quel commerciante che va al mercato e triplica i prezzi della propria merce per poi applicare uno sconto del 50% e ricavarci il 150% tra il plauso generale … oltre al fatto ben più rilevante che sarebbe bello poter visionare la copia del decreto “Salva Stati” inviata in Corte dei Conti e conoscere con certezza l’entità esatta, dato che i media hanno parlato di “annuncio” e di spesa “nei prossimi anni”.

Ad ogni modo, tra le commesse di sei mesi fa e quelle di oggi ci sono ben settanta F-35 che questo governo vuole comprare a tutti i costi e che, quarda caso, coincidono – aereo più aereo meno – agli 85 di cui la Koninklijke Luchtmacht olandese ha ritirato la commessa a novembre scorso.

Settanta cacciabombardieri “extra”, circa 8 miliardi di Euro per comprarli e quasi altrettanti all’anno per manutentarli ed aggiornarli; per questi si che ci sono i soldi.
Soldi che andranno in gran parte a Novara, dove la Finmeccanica costruirà ex novo un polo tecnologico in prossimità dell’aereoporto militare “più inutile” d’Italia, visto che ha il record di chiusure per nebbia e che la Francia, da secoli, è un paese “amico”.

Cacciabombardieri, che prima o poi verranno usati contro qualcuno e che servono a mantenere alta l’occupazione e la crescita tecno-industriale del Piemonte.

Non a caso, Maria Luisa Crespi, il sindaco di Cameri, dichiarò, nel 2007, «grazie all’iniziativa della Provincia, da oggi saremo in grado di dare risposte ai nostri cittadini» e, come confermò il sindaco di Bellinzago, Mariella Bovio, «sono importanti le garanzie occupazionali per un territorio come il nostro che vive una grave crisi nel settore tessile». E non c’è davvero da chiedersi perchè non farlo a Grazzanise (CE), dove l’aeroporto militare già c’è, dove la disoccupazione è storica e dove c’è “bisogno di Stato”, visto che è terra di conquista casalese.

Infatti, parliamo di un progetto in cui la Stato ha investito circa un miliardo di Euro, che venne avviato dal Governo Prodi, con i piemontesi Damiano, Livia Turco, Bertinotti e Ferrero ai massimi vertici del potere … come oggi c’è il Gotha della torinese Compagnia di San Paolo.

Cosa potremmo farci – a Sud, per le donne, con i giovani, per disabili ed anziani – con gli 8 miliardi di Euro che il governo Monti spenderà per comprare il triplo dei F-35 “prenotati” da La Russa e Tremonti?

Tanto, tantissimo.
Ma, soprattutto, quale delle due operazioni – F-35 o Welfare – rappresenta un effettivo “moltiplicatore” di risorse, ovvero è un “buon investimento” per gli italiani?

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Caccia F-35: un acquisto da risparmiare?

3 Gen

Acquistare 131 cacciabombardieri Finmeccanica F35 Joint Strike Fighter? E perchè mai, se i 12 miliardi di euro che costeranno (90 milioni cadauno circa) sarebbero utilissimi per l’occupazione, le pensioni, gli investimenti, le infrastrutture, il welfare, i tagli alle tasse …
Meglio vederci chiaro.

Una parte della storia inizia il 28 maggio 2007, presso il ministero della Difesa a Roma, con l’incontro tra il presidente della Provincia di Novara, Sergio Vedovato, e il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, per determinare l’insediamento presso l’aeroporto militare di Cameri (NO) della linea di assemblaggio degli aerei F35 Joint Strike Fighter.
Una marea di soldi e di lavoro che deve andare a beneficare l’indotto piemontese, azzerato dalla crisi dell’auto e del tessile. Non a caso, Maria Luisa Crespi, il sindaco di Cameri, dichiarò «grazie all’iniziativa della Provincia, da oggi saremo in grado di dare risposte ai nostri cittadini» e, come confermò il sindaco di Bellinzago, Mariella Bovio, «sono importanti le garanzie occupazionali per un territorio come il nostro che vive una grave crisi nel settore tessile».

Parliamo del Governo Prodi, con i piemontesi Damiano, Livia Turco, Bertinotti e Ferrero ai massimi vertici del potere, e, dunque, non c’è davvero da chiedersi perchè, visto che nel progetto è investito circa un miliardo di Euro, non farlo a Grazzanise (CE), dove l’aeroporto militare già c’è, dove la disoccupazione è storica e dove c’è “bisogno di Stato”, visto che è terra di conquista casalese.

Un’altra parte di questa vicenda, inizia nel 1996, quando gli USA (e la NATO) iniziarono a lavorare su un caccia a lungo raggio con complete caratteristiche Stealth, ovvero con capacità di trasportare l’armamento in stive interne: un nuovo velivolo “invisibile” da usare nella fase del “first strike”, quando le difese nemiche sono complete ed attive.
Nel 2001, il progetto Lockheed X-35 fu dichiarato vincitore e veniva avviato il programma definitivo con la sigla F-35 JSF (Joint Strike Fighter), con un costo di produzione per ciascun esemplare valutato intorno ai 40 milioni di dollari.

Inizialmente era prevista una produzione di circa 3.000 velivoli per USAF/US Navy/USMC e di altri 2.000 per i vari partner internazionali. (fonte http://www.aereimilitari.org)
Secondo gli accordi, l’Italia doveva partecipare come “partner di secondo livello”, acquistando una ventina di F35 JSF e, soprattutto, allestendo una linea di costruzione e assemblaggio, da cui sarebbe uscita buona parte degli F-35 destinati all’Europa e ad altre nazioni, come Turchia ed Israele.
Commesse che, dopo il ritiro della richiesta di 85 F-35A per la Koninklijke Luchtmacht olandese,ormai si sono ridotte a 85 F-35A per la Flyvevåbnet danese, 22 F-35B per l’Aviazione Navale italiana, 48 F-35A per la Kongelige Norske Luftforsvaret norvegese, più le commesse della Royal Air Force (150 F-35B) e della Türk Hava Kuvvetleri (116 F-35A), che potrebbero essere “spese” direttamente in USA.

E, guarda caso, ecco che il governo Monti vuole “aggiungere” 80-90 F35 per l’Aereonautica Militare alla commessa iniziale di “soli venti velivoli” per la Marina … dopo che, pochi mesi fa, La Russa, come ministro della Difesa, aveva tagliato una commessa di 2 miliardi di Euro per 25 Eurofighter (Aeritalia/Finmeccanica), azzerandone la terza trance.

Ma la storia dei cacciabombardieri F35 non finisce qui.

Ecco cosa ha pubblicato l’autorevole Wired, il 13 dicembre scorso, proprio mentre il Governo Monti presentava manovra (e relativo acquisto dei velivoli):  “Frank Kendall, top buyer del Pentagononel settore “armi”, ha consegnato la cosiddetta “Quick Review Look” nel mese di ottobre. La sua relazione – 55 pagine fitte di gergo tecnico e grafici complessi – è trapelata in questo fine settimana. Kendall ha indicato una lunga lista di difetti nell’F-35, tra cui un gancio di coda mal posto, i sensori lenti nella risposta, un sistema elettrico pieno di bugs e crepe strutturali.”

Una batosta che arriva dopo che il Washingon Post aveva annunciato, agli inizi del 2011, la necessità di ricapitalizzare del 20% (10 miliardi di dollari) sperimentazione e progettazione, di cui la metà “resasi necessaria per alleggerire l’aereo, dato che volare a pieno carico inficia le performance chiave del velivolo“.

Per non parlare, sempre agli inizi del 2011, della conferenza stampa  tenuta dal segretario alla Difesa americano, Robert Gates, che precisava che, “se non riusciremo a mettere a posto questa variante (ndr. la versione a decollo corto e atterraggio verticale – STOVL) in questo arco di tempo e rimetterla in carreggiata in termini di prestazioni, costi e tempi, allora credo che dovrebbe essere cancellata.”

Una variante, la F-35B, ormai superata dalla F-35C, la versione da portaerei tutto-ponte, come quelle USA dotate di catapulta, che anche la Royal Navy adotterà, modificando le proprie portaerei, visto il travagliato sviluppo della versione F-35B, che sarebbe, poi, quella ordinata per la Aviazione Navale italiana, dato che le nostre portaerei hanno … il ponte corto.

Non c’è che dire, quello che emerge, da questa storia, è la volontà del Governo Monti e dei partiti che ne avallano il programma di sostenere l’occupazione ed il livello industriale del Piemonte per i prossimi vent’anni, nonchè alimentare gli investimenti di/in Finmeccanica (ovvero dello Stato che spende “su se stesso”), acquistando un cacciabombardiere che non potrà essere usato, senza gravose spese, sulle nostre navi e che, per ora, non sembra essere competitivo con il suo diretto rivale, il Sukhoi MIG 35/37.

Non resta, dunque, altro da chiedersi quanti e quali siano i conflitti di interessi che animano questo “governo del Presidente” …

A conclusione, manca, però, ancora un’ultima riflessione: a cosa serve, a noi cittadini italiani, avere ben 130 caccia stealth d’attacco, che vanno ad assommarsi all’ottantina di Eurofighter, che già abbiamo?

Ebbene, con 135 F-35 l’Italia diventerebbe, in 5-10 anni, la seconda potenza NATO per quanto relativo i caccia d’attacco con copertura Stealth ed il quarto paese del mondo (dopo USA, Russia ed Israele)  per capacità di “first strike”, mentre la Cina Popolare ha davanti a se almeno altri 15-20 anni dal creare un’aviazione militare temibile …

Dove, quando e per conto di chi li useremo?

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La CIA nei guai a Beirut

22 Nov

Maurizio Molinari, accreditato corrispondente da New York per il quotidiano La Stampa, racconta del disastro dell’intelligence statunitense in Libano ed Iran, causato dall’individuazione di decine di migliaia di agenti e spie.

In poche parole, Hezbollah, con il supporto iraniano,  ha utilizzato strumentazioni di intelligence “made in USA” per monitorare il popolare Pizza Hut di Beirut, la capitale libanese, che era, in realtà, un ufficio di copertura della CIA, individuando un enorme numero di agenti operanti in Libano, Siria e Iran. Praticamente l’intero network CIA.

Gli Hezbollah sono arrivati alla centrale grazie ai messaggi di testo che un gruppo di agenti della CIA si scambiava tramite il messenger dei propri cellulari, facendo cenno dei luoghi dove si trovavano o dove sarebbero andati. La facile intercettabilità dei messenger e, soprattutto, il riferimento “pizza”, piuttosto inusuale in Medio Oriente, avevano messo sulla buona strada per cancellare la rete di intelligence.

Era lì, scrive Molinari, “che la Cia incontrava non uno, due o tre informatori ma dozzine di libanesi e cittadini di altri Paesi che consegnavano, o più spesso vendevano, notizie sul Partito di Dio.

“Il risultato è uno dei più pesanti bilanci per l’intelligence americana in Medio Oriente perché lo sceicco Hassan Nasrallah lo scorso giugno ha annunciato in tv la «cattura di due agenti della Cia» e ieri fonti statunitensi hanno confermato che gli agenti «smascherati e catturati» sono molti di più, «dozzine di persone».”

“E se la notizia trapela sui media degli Stati Uniti è perché l’amministrazione Obama non ha idea di che fine abbiano fatto. I miliziani hanno ascoltato, fotografato e schedato chiunque entrava e usciva per settimane, forse mesi. Il risultato è stata una mappa del network della Cia in Libano nonché la scoperta di una rete parallela di spie, questa volta in Iran.” (link all’articolo integrale)

Non poche critiche “dall’interno del Pentagono” sono arrivate sia per il grave errore di incontrare molti agenti in un solo luogo, che ha fatto compromettere l’intero network, sia per quello di aver usato gli stessi telefoni per chiamate dirette negli Stati Uniti, cosa “sospetta” da quelle parti e rilevabile di tracciati delle celle telefoniche, sia per aver confidato in una leggenda metropolitana, come quella dell’inviolabilita dei messenger.

La vicenda si trascina da mesi, dato che sembra siano stati catturati anche cittadini americani, è l’amministrazione USA vuole attendere di avere il quadro completo dei danni e, soprattutto, che i rapitori si facciano avanti.

Ad ogni modo, agiugno, lo sceicco Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, si era vantato in televisione di aver scoperto due spie della CIA, infiltrate nella sua organizzazione e l’ambasciata americana a Beirut aveva negato.

Oggi, inizia ad emergere la verità sull’ennesimo flop libanese della Central Inteligence Agency e, come da standard, i media statunitensi riportano la dichiarazione di un portavoce della agenzia d’intelligence statunitense: “La CIA non rilascia dichiarazioni, di regola, per accuse inerenti attività operative.”

Oltre a danneggiare pesantemente la possibilità per gli Stati Uniti e la Nato di acquisire informazioni in Libano, Siria ed Iran, lo smacco subito dalla CIA crea non pochi problemi e non solo per  un eventuale intervento militare in Iran.

Gli eventuali “ostaggi” americani potrebbero essere usati per influenzare l’opinione pubblica durante la corsa presidenziale di Obama, visto che i, come accade, per l’appunto in Iran, per Jimmy Carter.

originale postato su demata