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Giustizia, i dati ufficiali: cosa riformare?

23 Ago

Secondo i dati ufficiali del Ministero della Giustizia, i detenuti in Italia sono 52.144 alla data del 31 luglio 2015, più altri 32.586 ‘liberi’ per misure alternative come l’affidamento in prova ai servizi sociali, la detenzione domiciliare, il lavoro di pubblica utilità, la libertà vigilata o controllata.
Eppure, nel solo 2011 erano 1.319.929 i procedimenti penali per reati ordinari con autore noto definiti presso le Procure della Repubblica.

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Impressionante il numero esiguo di mafiosi detenuti (7.023) o degli ergastoli (1.603) e delle pene superiori ai 20 anni (2.155), mentre solo gli omicidi volontari in Italia sono di media più di 500 l’anno.

Balza anche all’occhio che i detenuti italiani sono equamente distribuiti per fasce d’età, cosa che dimostrerebbe che almeno una parte di chi incappa nella legge è un delinquente abituale che opera per l’intero arco della vita ‘lavorativa’. Sarebbe il caso di tenerne conto …

Che le cose non vadano una favola per i cittadini comuni è ben descritto dai  21.562 detenuti per reati contro la persona, altri 10.088 per violazione delle leggi sulle armi, per non parlare dei 1.110 incarcerati (pressoché tutti italiani) per reati contro il sentimento e la pietà dei defunti.
Gli stranieri rappresentano circa il 30% dei detenuti per reati contro la persona, traffico di droga e contro il patrimonio.

Riguardo il consumo di stupefacenti come per la povertà ci sarebbe da arrivare a nuove norme sulle droghe e sul reddito minimo, visto che 3.899 persone finiscono in carcere per mere contravvenzioni.
Inoltre, su 29.234 consultati, in gran parte italiani, 17.144 sono in possesso della licenza media, 6.023 hanno appena completato le elementari, 1.768 sono privi di titolo di studio o analfabeti.
Dunque, la prima causa della criminalità andrebbe ricercata nelle più o meno sfortunate famiglie d’origine come nel metodo delle politiche sociali adottate, che opta per lasciare i figli ai genitori anche quando questi sono autori di delitti orribili come a Cogne o Milano.
Compresa nella questione c’è anche la Buona Scuola, l’annosa questione della valutazione e l’incapacità a contenere la dispersione scolastica, se da noi c’è una delle più basse percentuali di diplomati/laureati dell’OCSE, ovvero terreno fertile per povertà e crimine.

La questione non è nei tribunali: essa compete a chi legifera.

Quando si parla di riforma della giustizia, tre sono le cose che davvero interessano il cittadino medio.
La prima è di essere in un’effettiva posizione paritetica rispetto all’accusa ‘in nome del popolo italiano’, ovvero la separazione delle carriere e degli organi inquirenti, ma soprattutto la questione della privacy e del limite temporale certo da porre agli iter processuali, che dovrebbero estinguersi o concludersi entro un termine ragionevole.
La seconda è essere sicuri di non ritrovarsi il delinquente che ha denunciato a piede libero sotto casa sua dopo due giorni o poco più. Dovrebbe essere evidente che i reati contro le persone sono ‘urgenti’ e ‘gravi’ fino a prova contraria, non il contrario, e che secondo buon senso un pluripregiudicato non dovrebbe fruire facilmente di arresti domiciliari, misure alternative e sconti di pena.
La terza è che scuola e servizi sociali intervengano adeguatamente nel caso di minori a rischio. Ignoranza e abusi in famiglia generano povertà e crimine. Ne verremo fuori senza potenziare i Tribunali dei minorenni e continuando ad esternalizzare servizi educativi e sociali, mentre le scuole restano ognuna una repubblica a se?

Demata

Salvini provoca, Sinistra violenta ma santa e … la democrazia alle ortiche?

10 Nov

Fabrizio Cicchitto (Ncd). “Il protagonismo di Salvini mirato per quello che riguarda i tempi e i luoghi ha puntato a sua volta ad incendiare la prateria, innescando processi e reazioni con obiettivi elettorali e demagogici”.
Carlo Giovanardi: “C’è chi cerca con impegno l’incidente e lo trova, come Matteo Salvini”.

Manes Bernardini: “le provocazioni generano solo provocazioni”. Stefano Bonaccini, Pd: “E’ alla ricerca quotidiana di provocazioni e sensazionalismi”. Cristina Quintavalla, candidata per l’Altra Emilia Romagna: “Salvini e Fabbri, fascisti su Marte, Bologna e l’Emilia sono medaglia d’oro per la Resistenza!”.

Ignazio Messina, segretario nazionale Idv: “Semplici provocazioni elettorali”. Ross@ Bologna: “a Salvini a tutti i razzisti e a tutti i fascisti che ci troveranno sempre al nostro posto ad accogliere qualunque ‘bastardo senza gloria’”.

Anche questi i commenti che hanno fatto seguito all’assalto e parziale distruzione dell’autovettura del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che tentava di visitare – come nelle sue prerogative di parlamentare – il campo sinti di via Erbosa dopo l’aggressione subita da un’esponente bolognese del partito.

A vedere le immagini diffuse, Salvini e i suoi accompagnatori sono rimasti illesi per mero caso.

salvini auto distrutta bologna

Salvini provocatore?
Certamente si quanto altrettanto no.

A voler ragionare con ‘il si fa ma non si dice’ dovremmo ammettere che ‘se l’è cercata’; a voler parlare di Stato di diritto, ha dimostrato che in certe zone i politici di destra non possono esercitare i propri diritti, figurarsi i cittadini ‘normali’. Anzi, c’è da stare attenti a non prendere botte, come capita non di rado ai cronisti e cameraman.

Così andando le cose, serviva il ‘buon’ Salvini – quello dei cori antipartenopei – per dimostrare che  una parte della Sinistra usa  metodi squadristici verso chi gli si oppone, mentre un’altra parte plaude più o meno palesemente.

E, se tutto questo permanesse senza che lo Stato intervenga, vuoi vedere che il ‘provocatore’ Salvini chiederà di ‘invalidare le prossime elezioni’ perchè in determinati territori la Lega e la Destra non potranno far comizi e propaganda?

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TAV Torino-Lione, un’escalation di attentati

13 Gen

Un giornalista della Stampa, Massimo Numa, per anni è stato controllato e filmato da ignoti, che pochi giorni fa gli hanno recapitato via mail un video con un collage di riprese che risalgono anche a due anni fa. Filmato per la strada, in macchina, in luoghi pubblici, come anche la moglie.
Il video – diffuso anche on line – si conclude con l’indirizzo del cronista e un’immagine con falce e martello su sfondo rosso. Lo scorso 3 ottobre 2013, Massimo Numa aveva ricevuto in redazione un hard disk carico di esplosivo. Il 13 aprile 2013,  durante un corteo antagonista, Massimo Numa era già stato aggredito da alcuni manifestanti, dopo essere stato individuato mentre osservava da lontano. Alla fine di marzo 2013, un gruppo hacker aveva violato il computer di un familiare del cronista per inviargli lettere di minacce, facendo riferimento anche a dati sensibili del cronista e diffondendo in rete alcuni documenti personali.

Il 28 febbraio 2013, era già stato aggredito un collaboratore del giornale locale «Cronaca qui Torino» davanti al Cie di corso Brunelleschi. Il 29 febbraio tre tecnici operatori di Corriere Tv erano stati aggrediti allo svincolo di Chionocco, in Val di Susa. Il 10 agosto 2013 tre antagonisti avevano minacciato e costretto ad allontanarsi una collaboratrice del quotidiano La Repubblica mentre era in servizio a una manifestazione No Tav, nei boschi della Val Clarea.

Ieri, la moglie del senatore Stefano Esposito (PD) ha trovato tre molotov sul pianerottolo di casa, mentre si accingeva a portare i figli a scuola. Anche in questo caso, il  parlamentare era stato più volte minacciato per la sua posizione favorevole alla Tav Torino-Lione.
Poche ore dopo il ritrovamento delle bombe, i bagni del Palagiustizia di Torino che si trovano nei corridoi davanti agli uffici del pm Antonio Rinaudo e del giudice Federica Bompieri sono stati otturati con palline di polistirolo e alcune biro.

Il 30 gennaio 2013, lettere di minacce contenenti una polvere sospetta venivano recapitate a Renzo Pinard, il sindaco di Chiomonte, a Gemma Amprino, sindaco di Susa e a Patrizia Ferrarini, presidente dell’ Ascom valusino nonché proprietaria dell’ Hotel Napoleon. Il 30 aprile, accedeva lo stesso per Adele Cottechio, sindaco di Meana di Susa. Il 5 luglio, il sindaco Amprino ed il magistrato Costanza Goria, giudice della sezione distaccata del tribunale di Susa, ricevevano lettere con polvere da sparo.

Il 9 settembre 2013 un attentato incendiario distruggeva tre betoniere e l’officina della Imprebeton, azienda impegnata nei lavori della Torino-Lione,  vicina officina, veniva chiuso per precauzione un tratto dell’autostrada del Frejus.
Il 21 marzo 2013, ignoti davano fuoco al portone d’ingresso del palazzo dove ha sede lo studio di architettura Geo Studio Servizi, che collabora tramite la Geovalsusa alla progettazione della Tav. Lo studio era stato già oggetto di un vero e proprio raid, il 25 agosto 2012, e i lavoratori erano stati minacciati, mentre  società che stava partecipando ad una gara per attività connesse al progetto Tav. La maggior parte degli autori del raid non erano valligiani.

Il 12 settembre scorso si registrava il tredicesimo attentato in due mesi e per la terza volta la Italcoge di Gravere ha visto gli automezzi bruciati e danneggiati. Il Corriere della Sera, nel riportare la notizia, scriveva che “gli attacchi ai giornalisti però non sono una novità di questa estate. Negli ultimi due anni sono stati almeno dieci quelli aggrediti, ma se per aggressione si tiene conto anche degli insulti verbali o degli spintoni ricevuti i casi si moltiplicano. Ad eccezione di pochi però, quasi nessuno ha denunciato. In primo luogo perché molti sono free lance e hanno paura di perdere la possibilità di scrivere di Tav denunciando dei noTav.

Se qualcuno cercava una descrizione di ‘squadrismo’, eccolo accontentato.

E dire che tutto era iniziato il 25 maggio del 2006 con il ministro prodiano  Pecoraro Scanio che, alla Sacra di San Michele, monumento simbolo della Valle di Susa, annunciò: «Ci sara’ una svolta per la Torino-Lione come per tutte le opere pubbliche: verranno studiate e fatte con il consenso della gente, non contro i cittadini. Accenderò un cero a San Michele. È il secondo, un terzo lo accenderò quando si arriverà alla soluzione definitiva della Torino-Lione».

Oggi siamo arrivati al pedinamento di giornalisti, alle bombe sulla porta di casa di un senatore o nella redazione di un importante quotidiano, a decine di attentati contro aziende e alle minacce ai loro lavoratori, alle intimidazioni ai magistrati inquirenti.
Il tutto dopo sette anni di roghi, botte, assalti, minacce, attentati, arresti. Centinaia di milioni di euro in contributi ai comuni e benefit alle popolazioni senza neanche un grazie …

E’ vero che siamo il Paese dove le mafie smaltiscono rifiuti tossici sotto le autostrade che lo Stato costruisce. E’ vero anche che non esiste in Italia un monumento alle vittime delle Brigate Rosse, anche se – dal 199 al 1988 – furono almeno 428 i morti e 2.000 i feriti nei 14.615 attentati computati. (Sergio Zavoli, “La notte della Repubblica”, Mondadori, 2009).

Ma c’è chiedersi cosa stia facendo lo Stato in Val di Susa ed in Piemonte.

Non dimentichiamo che gli Anni di Piombo iniziarono con quattro gatti – i militanti delle BR –  che, per diffondere le proprie idee e dimostrare la forza e la spregiudicatezza dell’organizzazione, dal 1970 prendono di mira quadri e dirigenti delle aziende con aggressioni e attentati incendiari, stilando vere e proprie ‘liste di proscrizione’.  Solo nel maggio 1974 e solo dopo il rapimento del sostituto procuratore Mario Sossi, vennero diffuse dagli inquirenti le foto di alcuni dei presunti capi delle Brigate Rosse.

Come il 7 maggio 2012 a Genova, dove il Nucleo Olga della Fai-Fri gambizzavano l’ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Nicola Gai uno degli autori dell’attentato, condananto a 9 anni e 4 mesi di reclusione, ha pubblicato un documento nel luglio 2013, dove esprime concetti chiari e compendiosi.
“Gli anarchici devono colpire ed attaccare con tutte le loro forze, altri con tensioni simili prenderanno esempio dal nostro agire, troveremo nuovi complici e quando, finalmente, anche tutti gli altri sfruttati decideranno di sollevarsi scoppierà l’insurrezione.”

“Questo non vuol dire che non si debba partecipare alle lotte che nascono spontaneamente, ma lo dobbiamo fare con i nostri metodi: il sabotaggio e l’azione diretta. Se in una certa località le persone scendono in piazza per opporsi ad una nocività non è necessario che cerchiamo di conoscerle una ad una, che prepariamo la polenta con loro e un passetto per volta cerchiamo di fargli alzare di qualche centimetro la barricata che hanno costruito. Questo non avvicinerà la prospettiva insurrezionale, anzi fiaccherà le nostre forze, dobbiamo colpire l’azienda che la costruisce, chi la progetta, chi la finanzia: dobbiamo rendere evidente che chiunque può prendere in mano la propria vita e distruggere ciò che lo distrugge.”

Dobbiamo scontrarci con la polizia, non solo quando tenta di sgomberare il presidio di turno, ma provocarla ed attaccarla, far vedere che è possibile, che si può/si deve colpire per primi chi ci opprime” …
Più chiaro di così …

Meno chiaro, pochi giorni dopo, il 17 agosto 2013, Gianni Vattimo – europarlamentare (IdV) e filosofo – intervistato da Repubblica, dove dichiarava che “la vera violenza è quella dello Stato che militarizza il territorio per realizzare un’opera inutile”. Il 1 settembre 2013, Erri De Luca – scrittore e filosofo – commentando all’Huffington Post riguardo due ragazzi arrestati con molotov a bordo dell’auto, affermava che “la Tav va sabotata” e, riguardo sabotaggi e vandalismi, spiegava che “sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile”. Cattivi maestri di oggi? No. Nè cattivi, nè maestri …

Come spiegare ai ‘giovani’ quarantenni di oggi, che si ostinano a ripercorrere le orme dei ‘cattivi maestri’ di ieri, quello che un signore nato nel ’22, Pier Paolo Pasolini, scrisse tanti anni fa?
E come spiegargli che quel signore, mentre si nascondeva ai rastrellamenti nazisti per l’arruolamento forzato, invece di nascondersi in montagna, dava lezioni gratuite ad intere classi di studenti che a causa dei bombardamenti non potevano raggiungere le scuole?

“A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.”

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Università Statale di Milano: una terra di nessuno in balia dei violenti?

5 Set

Nel febbrio scorso, un giovane ventottenne è stato aggredito da una ventina di studenti antagonisti e brutalmente pestato a calci e pugni, con trauma cranico e lesioni gravissime per il rientro della scatola cranica, una grossa cicatrice, l’arretramento dell’occhio e danni funzionali, 15 viti per la ricostruzione maxillofacciale e potrebbe non riacquistare più la sensibilità della parte sinistra del viso, oltre a grave ‘danno estetico’.

L’aspetto più grave della vicenda è, però, che la denuncia è stata presentata solo due settimane dopo dal medico di guardia all’Ospedale San Paolo, ovvero solo quando il giovane ha deciso di recarsi ad un pronto soccorso perchè aveva un ormai vistoso avvallamento nella parte sinistra della fonte. Come anche il giovane si è ben guardato dall’identificare i responsabili ed il ‘branco’ se la sarebbe ampiamente cavata, se non fosse stato per alcuni testimonii che hanno riconosciuto gli autori del fatto dalle foto segnaletiche.
Addirittura, sembrerebbe che il giovane sia stato tecnicamente ‘rapito’, dato che il fatto è iniziato e si è un buona parte svolto in un edificio e poi concluso nel cortile esterno, dove era stata trascinata la vittima.

Il fattaccio non è avvenuto in terra di omertà e mafia, bensì nei cortili dell’Università Statale di Milano, come riporta il Corriere della Sera. Uno dei presunti aggressori era in attesa di giudizio, dopo essere stato arrestato un anno prima, dopo i sabotaggi, le devastazioni e le aggressioni attuate da alcune fazioni NO Tav in Val di Susa, ma, a quanto sembra, non sottoposto ad alcun provvedimento cautelare per la possibile reiterazione dei reati.

Un fatto inspiegabile in un paese democratico e civile.

Inspiegabile per la democrazia, dato che che anche un bambino potrebbe prevedere che chi assalta celerini, cantieri o stadi lo rifarà domani o dopodomani, visto che ‘quel reato gli da gusto’. Dunque, proprio non si comprende perchè possa restare a piede libero in attesa di processo, essendoci il palese rischio di ‘reiterazione del reato’. Misteri del sistema giudiziario italiano. Intanto, in Val di Susa la polizia incassa botte, le aziende contano le perdite ed i danneggiamenti, i sindaci e le imprese vengono minacciate e dalla protesta civile ci siamo ritrovati, ormai da anni, dinanzi ad azioni organizzate allo scopo di distruggere beni privati e pubblici, colpire le forze dell’ordine e le istituzioni, eludere le indagini e i controlli, ricattando il territorio e la produzione locale tramite il blocco di autostrade e snodi nevralgici.
In un paese democratico tutto questo si chiama terrorismo. Specialmente se la ‘colpa’ del ragazzo era stata quella di scarabocchiare un manifesto col pennarello, punto.

Inspiegabile per la civiltà, perchè sono stati dei testimoni e non la vigilanza dell’Ateneo a chiamare  la pattuglia, lasciando il tempo agli aggressori di eclissarsi ed al ferito, inizialmente creduto per morto, di andare a casa pur di non subire ritorsioni.
Eppure, il fatto è svolto in un Ateneo statale, che dovrebbe vigilare sulle proprie cose e sulle persone che accedono o le utilizzano. A maggior ragione se concede un cortile agli occupanti dell’ex Libreria Cuem per la Festa di San Valentino, che in quanto ‘okkupanti’ di sicuro non possono essere considerati degli affidabili e ligi cittadini rispettosi delle leggi.
Lo sgombero della Libreria Occupata & Autogestita è avvenuto solo il 6 maggio 2013: un intervento davvero troppo tardivo ed ‘a fattaccio compiuto’.

Dovunque, le università hanno cancelli, cartellini identificativi, vigilanti. In Francia è comune l’uso  nei campus di vigilanti con pitbull e sfollagente, in USA spesso sono armati con pistole. Nessuno collocherebbe migliaia di persone, per giunta giovani e giovanissimi, in un luogo senza provvedere ad un vigilanza e ad un servizio d’ordine.

Ma il Rettore della Statale di Milano è ancora lì. Non è sua la colpa, lo cantava già Edoardo Bennato mentre si laureava da architetto.

Solo due dei circa venti aggressori sono stati arrestati ad un anno e mezzo dal tentato omicidio dello studente.  Gli avvocati Losco e Straini, del collegio di difesa, sembra che vogliano mettere in dubbio le testimonianze, perchè “ad identificare i due ragazzi sono stati «alcuni amici» della vittima che hanno assistito all’episodio. È stato fatto vedere loro un album fotografico e li hanno riconosciuti.” (fonte Corriere della Sera)

Trattandosi di un tentato omicidio commesso da un ‘branco’ e che i testimoni sono stati pesantemente minacciati, si spera che, almeno stavolta, si possa confidare nel massimo rigore degli inquirenti e dei magistrati giudicanti, tenuto conto che la vittima aveva evitato di farsi curare e di presentare denuncia e, soprattutto, come conferma il Corsera, che continua l’attività investigativa per assicurare alle patrie galere gli altri soggetti che oltre a partecipare al tentato omicidio, avevano “minacciato anche i testimoni del fatto tanto che, al momento dell’intervento dei carabinieri, i presenti, anche quelli che avevano chiamato il 113, risultavano poi intimiditi e intimoriti.”

Tra tentato omicidio e lesioni gravissime, l’azione in gruppo e le minacce ai testimoni, , i futili motivi e la costituzione in Parte Civile dell’Ateneo potremmo anche dormire tranquilli per una decina a passa d’anni, cioè fino a quando il branco potrebbe inizare a godere di (semi)libertà.

Dieci anni sono troppi?
La vittima ne avrà per tutta lavita …

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8 marzo, non c’è festa per le donne Rom

7 Mar

Credevamo che le donne in semischiavitù esistessero solo a casa dei Talebani, col burka e costrette a chiedere l’elemosina, senza istruzione ed esposte a malattie e violenze. Ci eravamo  sbagliati, c’è anche l’Italia. Almeno se parliamo delle donne Rom regolarmente e storicamente residenti qui da noi.

Secondo il Report di Save the Children (link), il 45% delle donne Rom di Roma si sposa da minorenne e sono il 30% quelle che partoriscono prima dei 18 anni. Almeno il 10% di loro non fa esami del sangue nè ecografie prima del parto.

Questo accade perchè il 70% di loro non ha assistenza sanitaria e solo il 50% sa che esiste il Consultorio, che cosa sia ed a quali diritti e prestazioni ha accesso.

Poco più del 15% ha un lavoro, la metà è del tutto dipendente dal marito, un altro 15%, o poco meno, vive di elemosine.

Donne Rom di Roma, visto che per almeno la metà di loro, che sono di etnia “yugoslava”, parliamo di persone arrivate – o addirttura nate – nella Capitale prima del 1996. Ma, a quanto pare, ancora oggi non romane “a tutti gli effetti”.

A Milano non deve andare meglio, se un’indagine condotta, in due anni, su un gruppo di 1142 rom da due ‘medici di strada’ del Naga  in 14 aree milanesi (link) dimostrerebbe che gli aborti sono numerosi: una media di 3,8 aborti per donna, ma … solo il 32% delle donne dai 14 anni in su ha avuto almeno un’interruzione di gravidanza (volontaria o spontanea).

L’indagine, che ha fatto scalpore sotto la Madonnina, precisa che le aree destinate a campo nomadi sono state trovate “quasi tutte prive di servizi igienici, nella maggior parte dei casi la spazzatura non veniva ritirata e tutte in condizioni di sovraffollamento”, cosa che rende ancora più insicure e precarie le condizioni delle donne, specialmente se in maternità.

Più in generale, uno studio sulla situazione italiana di ERRC ed Opera Nomadi, acquisito dal Committee on the Elimination of Discrimination against Women dell’ONU (CEDAW) (link), conferma che le donne Rom in Italia subiscono spesso violenza, sessuale o semplicemente fisica, ma specialmente da italiani e non cercano aiuto presso le istituzioni competenti, poiché temono l’intervento si ritorca contro di loro o prevedono, in base ad esperienze pregresse, di essere ignorate.

Episodi pubblici di violenza e aggressività verso le donne Rom, anche se incinte, sono relativamente comuni. Diversi studi indipendenti menzionati nel Rapporto riportano una certa incidenza di episodi che coinvolgono pubblici ufficiali o impiegati.

Come anche i dati del Rapporto confermano che molte donne Rom (forse il 30%) avevano meno di 16 anni, se non solo dodici, all’età del “vero matrimonio”, celebrato secondo i riti Rom e non secondo la legge italiana.

Il 70% di loro è analfabeta o semianalfabeta, vivono in larga parte di elemosina o dipendenti dal marito, ma la sorte peggiore tocca a quel 15% che trova un lavoro “vero”, dove spesso subisce vessazioni e violenze.

Almeno metà delle donne Rom ha informazioni, relative ai servizi ed ai diritti cui può accedere, scarsissime, se non nulle, nonostante la grande mole di risorse spese per i progetti di mediazione culturale attuati da tanti comuni.

Secondo il Rapporto predisposto per il CEDAW-ONU, “le autorità, sia in Italia sia all’estero, ritengono che il matrimonio precoce tra Rom sia determinato culturalmente e non prendono iniziative per eliminare questa pratica pericolosa,” che viene perpetuata dagli “integralisti” come “pratica culturale dei Rom”, ma “le donne Rom intervistate vogliono che questa pratica abbia fine“.

Il Rapporto, ricevuto dal Committee on the Elimination of Discrimination against Women dell’ONU (link), precisa che “alla base dell’approccio del governo italiano alla questione Rom e Sinti c’è la convinzione che siano popolazioni “nomadi”, sebbene quasi tutti i Rom presenti in Italia siano sedentari“.

Potremmo anche iniziare a vergognarci o, quanto meno, riflettere.

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La lection de Strauss-Kahn

21 Mag

Le 10 de Février, Heather Stewart, correspondant à Washington du Guardian, a rapporté une intervention publique de M. Strauss-Kahn, en sa qualité de Président du Fonds monétaire international.

Dans ce discours, l’économiste français a déclaré que seule une monnaie mondiale pourrait permettre de freiner l’instabilité économique et que, pour obtenir cela, il était nécessaire de réduire la puissance du dollar.
“Les déséquilibres mondiaux sont de retour, les problèmes qui nous inquiètent même avant la crise son retournés, tels que les importants et volatils flux de capitaux,  les pressions sur les taux de change, la croissance rapide des réserves excédentaires. Si elle , Ces problèmes, si seront sans soudure, pourraient être les graines de la prochaine crise.”

Ce sont des ideés terribles, surtout si l’on juge cela à partir du point de vue de ceux qui administrent le fameux «complexe militar-industriel» aux États-Unis ou la “finance responsable” de nous Européens.
Donc, des mois plus tard, vient l’arrestation et le scandale sexuelle du très connu personnage, qui, rappelez-vous, a été le prédicat de la candidature de l’Elysée à gauche.

Il s’agit d’un autre complot de Yankees?
Ca est possible, étant donné ce qui Assange a passé en Suède et le “fichier Osama” doit être encore clarifiées. Il est peu probable, puisque la défense de Strauss-Kahn, en admettant la relation, définit la victime comme une personne bonne-ordinaire.

Cependant, le scandale existe et pour d’autres raisons.

De nombreux citoyens européens, et pas seulement, sont indigné par les politiciens qui ne respectent pas l’honneur de leur fonction publique, même dans leur comportement sexuel et leurs relations privées.
En même temps, il est scandaleux qu’une personne peut gagner des récompenses fabuleux  pour occuper des fonctions publiques, attribués et acceptés au nom de l’interêt générale et populaire, tandis que la récession et le chômage endémique sont dues à leurs spéculations incontrôlées.

Par conséquent, l’affaire Strauss-Kahn pose un problème politique clair, comparable à le soulèvement islamique et à les rassemblements de la place hispanique.
Peuvent les partis et les organisations politiques maintenir le luxe actuel, poursuivre leurs déchets et, souvent, travailler sans être suffisamment compétentes, sans devoir adapter notre démocratie à la tyrannie du l’arbitraire et du subterfuge?

Neoliberalesimo: la lezione di Strauss-Kahn

21 Mag

Il 10 febbraio scorso, Heather Stewart, corrispondente da Washington del quotidiano britannico Guardian, riportava un intervento pubblico di Strauss-Kahn, in qualità di Presidente del Fondo Monetario Internazionale.

In quel intervento, l’economista francese affermava che solo una valuta mondiale poteva permetterci di contenere l’instabilità economica e che, per arrivare a questo, bisognava ridurre il potere del dollaro.
“Gli squilibri globali sono tornati, alimentando i problemi che ci preoccupavano già prima della crisi, come gli ingenti e volatili flussi di capitali, le pressioni sui tassi di cambio, la rapida crescita di riserve in eccesso. Se lasciati irrisolti, questi problemi potrebbero rappresentare i germi della prossima crisi”.

Idee terribili, se considerate dal punto di vista di chi amministra il noto “complesso industrial-militare” statunitense o la “finanza solidale” di  noi europei.

E così andando, arrivano, mesi dopo, lo scandalo sessuale e l’infamia dell’arresto del noto personaggio, che, ricordiamolo, era in predicato per la candidatura delle sinistre all’Eliseo.

L’ennesimo complotto yankee?

Possibile, visto quanto accaduto in Svezia ad Assange ed il “file Osama” ancora tutto da chiarire. Improbabile, visto che addiritura la difesa di Strauss-Kahn, nell’ammettere il rapporto, definisce la cameriera-vittima come una persona ordinaria.

Ad ogni modo, lo scandalo c’è e per altri motivi.

Molti cittadini europei, e non solo, son stufi dei politici che non onorino la propria funzione pubblica, anche nella condotta sessuale e nelle relazioni private. Allo stesso modo, è scandaloso che una persona  possa percepire compensi da favola per occupare cariche attribuite ed accettate in nome dell’interesse generale e popolare, mentre la recessione e la disoccupazione imperversano proprio a causa delle speculazioni incontrollate.

Dunque, il caso Strauss-Kahn pone un preciso problema politico, che trova conferme nelle sollevazioni islamiche e negli assembramenti di piazza ispanici. Possono i partiti e le organizzazioni politiche mantenere l’attuale lusso, continuare nei loro sprechi e, non di rado, operare con incompentenza senza dover piegare le nostre democrazie alla tirannide dell’arbitrio e del sotterfugio?