Tag Archives: Borsa valori

F35, un flop annunciato: miliardi sprecati mentre si tagliavano pensioni e welfare

4 Lug

Era il 3 gennaio 2012 quando questo blog spiegava (link) perchè gli F35 erano un flop annunciato e perchè si ‘dovevano’ fare.

Tutta la storia inizia nel 1996, quando gli USA (e la NATO) avviarono il progetto di un caccia a lungo raggio con complete caratteristiche Stealth, tra cui la capacità di trasportare l’armamento in stive interne e sistemi elettronici capaci di inibire la difesa a terra: un nuovo velivolo “invisibile” da usare nella fase del “first strike”, quando le difese nemiche sono complete ed attive.
Nel 2001, il progetto Lockheed X-35 fu dichiarato vincitore e veniva avviato il programma definitivo con la sigla F-35 JSF (Joint Strike Fighter), con un costo di produzione per ciascun esemplare inizialmente valutato intorno ai 40 milioni di dollari.

Inizialmente, era prevista una produzione di circa 3.000 velivoli per USAF/US Navy/USMC e di altri 2.000 per i vari partner internazionali (fonte http://www.aereimilitari.org) tra cui l’Italia che doveva partecipare come “partner di secondo livello”, allestendo una linea di costruzione e assemblaggio, da cui sarebbe uscita buona parte degli F-35 destinati all’Europa e ad altre nazioni, come Turchia ed Israele, tra cui solo venti F35 destinati all’Italia.

Un piatto ricco e, così, accade che il 28 maggio 2007, presso il ministero della Difesa a Roma, con l’incontro tra il presidente della Provincia di Novara, Sergio Vedovato, e il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, per determinare l’insediamento presso l’aeroporto militare di Cameri (NO) della linea di assemblaggio degli aerei F35 Joint Strike Fighter.

C’era il Governo Prodi, con i piemontesi Damiano, Livia Turco, Bertinotti e Ferrero ai massimi vertici del potere, e, dunque, non c’è davvero da chiedersi perchè andò a Novara quel progetto industriale in cui si investì un milione di euro di denari pubblici, poi lievitati, sembra, ad oltre cinque.
Una marea di soldi e di lavoro che deve andare a beneficare l’indotto piemontese, azzerato dalla crisi dell’auto e del tessile. Non a caso, Maria Luisa Crespi, il sindaco di Cameri, dichiarò «grazie all’iniziativa della Provincia, da oggi saremo in grado di dare risposte ai nostri cittadini» e, come confermò il sindaco di Bellinzago, Mariella Bovio, «sono importanti le garanzie occupazionali per un territorio come il nostro che vive una grave crisi nel settore tessile».

f35-cartoon-600px

I primi dubbi sul’aereo e sugli investimenti si palesarono nel 2009, quando i costi da 40 iniziali erano schizzati prima a 62 e poi oltre i 100 milioni di dollari di media per aereo.
Come riportato da Stato-Oggi, “il raddoppio dei costi, dagli originari 65 milioni di dollari ad esemplare, ha indotto alla prudenza il governo italiano” e “il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al salone aerospaziale di Farnborough, riferendosi al programma, ha aggiunto: “Siamo molto cauti, stiamo verificando”.

Cautela massima, se, agli inizi del 2011, il Washingon Post annunciava la necessità di ricapitalizzare del 20% (10 miliardi di dollari) sperimentazione e progettazione, di cui la metà “resasi necessaria per alleggerire l’aereo, dato che volare a pieno carico inficia le performance chiave del velivolo“. Per non parlare, sempre agli inizi del 2011, della conferenza stampa  tenuta dal segretario alla Difesa americano, Robert Gates, che precisava che, “se non riusciremo a mettere a posto questa variante (ndr. la versione a decollo corto e atterraggio verticale – STOVL) in questo arco di tempo e rimetterla in carreggiata in termini di prestazioni, costi e tempi, allora credo che dovrebbe essere cancellata.”

Infatti, le commesse per la fabbrica di Novara vennero progressivamente ritirate, prima quella dei 85 F-35A per la Koninklijke Luchtmacht olandese, poi si defilarono la Flyvevåbnet danese e la la Kongelige Norske Luftforsvaret norvegese,  poi addio a 116 F-35A per la Türk Hava Kuvvetleri ed a 150 F35B per la Royal Air Force britannica che preferì optare per gli F-35C con decollo a catapulta modificando le proprie portaerei.
Intanto, il governo Berlusconi non dava il placet per la sessantina di F35 previsti oltre la prima trance di 22 F-35B per l’Aviazione Navale italiana, già ordinati, e aveva tagliato una commessa di 2 miliardi di Euro per 25 Eurofighter (Aeritalia/Finmeccanica), azzerandone la terza trance.

Subito dopo, per altre congiunture, lo spread dei titoli di Stato salì a dismisura, la colpa venne addebitata al governo in carica e subito dopo Mario Monti – che aveva tagliato qualunque spesa pubblica e anche un tot di aspettativa in vita di qualcuno – trovò decine e decine di milardi per avviare le trance in sospeso degli  F35 per l’Aereonautica Militare e aggiungerne anche una quarantina in più, visto che i costi industriali a Novara sarebbero esplosi senza le commesse nordeuropee.

Fu così che da 22 caccia per la Marina arrivammo ad un programma di aerei da combattimento che trasformava l’Italia nella terza potenza NATO per quanto relativo i caccia d’attacco con copertura Stealth ed il quinto paese del mondo (dopo USA, Gran Bretagna, Russia ed Israele)  per capacità di “first strike”, mentre la Cina Popolare aveva davanti a se almeno altri 15-20 anni dal creare un’aviazione militare temibile.

”Joint Strike Fighter e’ il miglior velivolo areo-tattico in via di sviluppo. Un areo di avanzata tecnologia che e’ nei programmi di ben dieci Paesi. E’ una scelta che permette di ridurre da tre a una le linee aero-tattiche. Consentira’ una straordinaria semplificazione operativa dello strumento militare”. (Ministro della Difesa Amm. Di Paola – fonte Vita.it 28-02-2012)

Una scommessa risicata basata sulla capacità dei progettisti di pervenire ad un aereo affidabile ed efficace, dopo che, non appena realizzato il prototipo industriale nel 2009, ci si era resi conto che qualcosa era andato storto nel concept stesso del velivolo.

f-35-cartoon

Intanto, mentre in Italia la grande stampa eludeva la querelle, ma saggiamente qualcuno iniziava a sospendere le commesse, il Washington Post raccontava di diversi incidenti tra cui quello di una perdita d’olio in volo, fino al grave incidente dei giorni scorsi, con un aereo che ha preso fuoco e perso pezzi  durante il decollo dalla base di Eglin, in Florida, e il Pentagono che mette a terra tutti gli F-35.

 

E siccome al peggio non c’è mai fine vale la pena di chiarire qualcosa sulle commesse che Mario Monti volle a tutti costi con miliardi che ci avrebbero permesso di pensionare e rilanciare l’occupazione.

L’Italia ha in programma di acquistare fino a 60 esemplari del modello A a decollo da terra e 30 del modello B a decollo verticale, per la portaerei Cavour (fonte La Repubblica), visto che il Trattato di Armistizio – quello della II Guerra Mondiale – ancora oggi non ci consente di avere portaerei a catapulta.

Il ‘peggio’ è che la variante F-35B, quella a decollo verticale, fino all’anno scorso non c’era, non funzionavano i prototipi. Il primo test di decollo con successo è stato effettuato solo il 10 maggio del 2013 al NAS Patuxent River, nel Maryland.

Ebbene, quando nel 2011 e 2012 le Leggi finanziarie andarono a prevedere assegnazioni di miliardi per gli F35-B, i prototipi di quei velivoli neanche si alzavano da terra, pardòn dalla tolda.
Soldi spesi o tenuti fermi  mentre, in nome della lotta agli sprechi, un premier non eletto – Mario Monti – negava spietatamente diritti assistenziali e previdenziali a persone anziane e malate.

Sprechi.

F35 sprechi

Si fosse pervenuti ad un investimento teconologico e occupazionale, parleremmo dei danni collaterali della ristrutturazione del capitale – e passi pure – ma non si può transigere su chi ha sprecato denari e angariato i deboli per un aereo che non ci sarà e uno stabilimento di Cameri che rischia di andare in cassa integrazione prima ancora di aver avviato per intero la linea di produzione.

Forse è per questo motivo che i nostri media hanno finora evitato di parlare del flop F35: sarebbero la prova conclusiva di un fallimento generale delle politiche attuate da Mario Monti, oltre che un ulteriore lato oscuro su come si sia pervenuti alla sua nomina a senatore a vita prima e a premier dopo.

Se i soldi impegnati per un aereo che non c’è – frutto della reverenza di Mario Monti verso ‘certa sinistra elettoralmente utile’ e del tutto scollegati sia dal salvataggio delle banche sia dalla questione Finmeccanica – fossero stati destinati al turn over generazionale e alle imprese, avremmo avuto la dura recessione italiana, il crollo del PIL e lo sbilanciamento dell’Eurozona?

originale postato su demata

 

Annunci

Spread or not to spread?

5 Feb

Riparte lo spread, la Borsa di Milano perde cinque punti in poche ore, il Wall Street Journal addita l’untore, l’allarme si estende all’Eurozona e, come al solito, la colpa sarebbe di noi italiani, cbe permettiamo a Silvio Berlusconi di candidarsi, di fare la sua campagna elettorale e magari di convincerci – alcuni o tanti – a votarlo.

Ovviamente, le cose non stanno esattamente così.

Innanzitutto, lo spread risale per diversi motivi, a partire dal dato congiunturale con l’Eurozona che resta stagnante in tutta l’area mediterranea, mentre l’Europa vede la Gran Bretagna e la Svezia sempre più diffidenti.

In secondo luogo perchè la vicenda MPS – la banca, ma soprattutto la fondazione – rivela un sistema incompatibile con le logiche di un liberale o di un finanziere e lascia ombre indelebili su quel Partito Democratico che Monti e Bersani stavano faticosamente cercando di accreditare come unico partner di governo possibile ed affidabile per futuro premier italiano.

Infine, perchè, salvo Mario Monti, praticamente tutti i nostri politici – e non solo Berlusconi –  hanno ‘promesso di abbassare le tasse in caso di elezione’, dato che si rivolgono ad un paese in recessione e devastato dalla disoccupazione, anche a causa di una delle più esose leve fiscali del mondo. Chi li ha promessi alle aziende, chi ai meno abbienti, ma tutti hanno promesso.

Dunque, c’è poco da agitare la pubblica opinione con il ‘fantasma di Berlusconi’, dato che il problema è generale e che alcune promesse rispondono a precise istanze del popolo italiano.

Infatti, chi di spread ferisce potrebbe, addirittura, di spread perire: gli italiani associano il termine al salasso che Monti e Bersani gli hanno inflitto e ad un qualcosa che la Germania avrebbe potuto/dovuto fare e non ha fatto.

Mandare gli italiani al voto con lo spread in risalita potrebbe generare una situazione imprevedibile.

originale postato su demata

L’Eurozona non riparte

5 Feb

Lo spread risale, le borse europee vanno male, l’Euro perde rispetto al dollaro. La crisi dell’Eurozona non è finita. A parte il ‘disastro’ Italia, sullo sfondo ci sono transizioni epocali non solo nel nostro paese.

Transizioni come la devastante disoccupazione che ha colpito tutta l’Europa mediterranea e, dunque, anche la Spagna, mentre nel Nord Africa attendono un futuro enormi masse di giovani. Una crisi globale che può essere risolta solo se il Sudeuropa e la sua tradizione commerciale e manifatturiera ripartono.

O come il ricambio che la Germania attende da un decennio e che comporta che la Grosse Koalition di Angela Merkel inizia a non piacere a tanti, in terra sassone e non solo. Oppure che la Francia di Hollande ha incassato tasse, ma non prodotto riforme e minori spese. Come dire che il gallismo dei francesi impedisce di aggiornare un sistema di pubblica amministrazione obsoleto e sprecone e che l’autoreferenzialità dei tedeschi impedisce qualunque rapporto paritetico con loro?

O, ancora, che la Gran Bretagna, la Svezia e gli altri stati nord-europei sono sempre più fuori dai giochi europei, per propria ed altrui scelta, con i risultato che tutti i dati confermano l’esistenza di due ‘Europa’, una continentale, repubblicana e cattolica, che coincide sostanzialmente con il Sacro Romano Impero degli Svevi ed usa l’Euro, una seconda, spesso monarchica ed ancora libera di battere moneta, che è sovrapponibile allo spazio che il Vichinghi-Normanni (od i Protestanti) andarono ad occupare. Sarà un caso?

Elementi di ‘sfondo’ di una crisi dell’Eurozona che sempre più s’accartoccia. Un problema ‘da nulla’, causato dai faciloni che vollero l’Euro, senza una reale unificazione politica ed economica, e che potrebbe affliggerci anche per i prossimi 100 o 200 anni.

originale postato su demata

Monti il consociativo?

7 Gen

Iniziato il 2013, iniziata la lunga corsa elettorale italiana, che nell’arco di sei mesi sei dovrà nominare la leadership dello Stato e delle principali regioni e comuni italiani, più una bella quantità di province che non dovrebbero esistere più da tempo. Nominare la leadeship, non sceglierla e non cambiarla: a noi italiani non è dato questo diritto, sia chiaro.

E, dunque, mentre ci accingiamo ad assistere, spettatori amaramente paganti, al solito spettacolino politico al suon di polke e walzer, tra roboanti preannunci di vittoria, arriva il buon Mannheimer a confermarci poche essenziali cose:

  1. la compagine montiana non supererà il 20% dei voti, collocandosi inevitabilmente terza, dopo PdL e PD, con l’UDC che si riconferma un lumicino al 4% fisso;
  2. il Partito Democratico è di nuovo ‘maggioritario’, dopo aver cooptato Vendola alle primarie ed aver riassobito il voto di sinistra, raggiungendo, però, un risicato 30% o poco più;
  3. il ‘ritorno di Berlusconi’ ha riportato all’ovile almeno un 5% degli elettori di centrodestra, nonostante scandali e defezioni;
  4. Italia dei Valori e SEL rischiano di scomparire senza un apparentamento che ne salvi le percentuali e ne garantisca i candidati;
  5. Grillo e M5S sono sempre lì, intorno od oltre il 15% dei consensi.

Pertanto, sarà difficile vedere un governo Monti, come risultato delle prossime elezioni, ed, ammesso che possa accadere, dovrà essere una compagine di ‘ampie convergenze’, meglio ancora se una Grosse Koalition, appoggiata da Alfano, Bersani e Casini come oggi, ma ben più determinanti di oggi.

Non è un caso che Mario Monti, ex salvatore della patria oggi su strade e per obiettivi ben più personali, ha già lasciato trapelare quale sarebbe la sua preferenza: “Io al Quirinale?: Vedremo se verrà chiesto”.

Sarà un caso che, quasi in simultanea, forse di rimando, Corrado Passera, uno dei pochi ministri montiani che non sembra cedere alle lusinghe dellapolitica, abbia a precisare: “lista di Monti, occasione persa Serviva un programma più coraggioso. Alla fine hanno vinto vecchie logiche di corrente.”

Secondo il ministro per le Infrastrutture, avremmo dovuto e dovremmo “incidere più in profondità sul costo vivo dell’apparato politico e amministrativo pubblico. Un esempio: un solo livello istituzionale e politico fra i Comuni e lo Stato centrale. Ripensamento totale di tutte le strutture intermedie, non solo le Province. Bilanci consolidati, certificati e confrontabili per ogni entità pubblica. Commissariamento, vero non finto, di ogni ente che non rispetta le regole; riduzione drastica di tutte le assemblee elettive locali e centrali. Si può fare molto, molto di più di quanto non si creda per migliorare il nostro federalismo. Le resistenze incontrate anche dal nostro governo sono state formidabili, veti a tutti i livelli, spesso eravamo circondati da sguardi divertiti e poco indulgenti dei dirigenti pubblici, ma quando si riusciva ad ottenere qualche risultato, l’effetto positivo era perfino contagioso. Nella pubblica amministrazione ci sono tanti talenti e persone fiere di servire lo Stato. Dobbiamo dare loro fiducia con il buon esempio.”

Intanto, come conferma Corrado Passera, con il nuovo governo Monti-Bersani-Berlusconi saremo ancora alle vecchie logiche di corrente, con l’alta dirigenza pubblica – quella scelta con lo spoil system e affatto inamovibile – che oppone ‘resistenze formidabili, veti a tutti i livelli, sguardi divertiti e poco indulgenti.

originale postato su demata

I detrattori stranieri e la libera scelta degli italiani

12 Dic

I detrattori stranieri dell’Italia e della libera scelta degli italiani dovrebbero consultare più spesso l’ISTAT, ma basterebbe anche Wikipedia.

Non sanno che in Italia si spendono più soldi, tanti di più, per i costi della politica di una provincia di 100.000 abitanti, prevalentemente residenti in comuni al limite dei 5.000 abitanti, piuttosto che per una densa municipalità metropolitana con 400.000 abitanti. E non sanno, forse, che in alcune regioni e lungo la fascia appenninica gli abitanti son pochi ma i politici eletti sono, in proporzione, tanti.

Allo stesso modo, i nostri detrattori esteri non sembrano sapere che un sesto degli italiani vive in Lombardia e quasi un quinto ci lavora. Come non sembrano essersi accorti che una parte del PIL che ‘produce’ la Capitale, andrebbe sottratto e non aggiunto al PIL nazionale, visto che è da quello che attinge per servizi che dovrebbe dare (e spesso non da) al resto dell’Italia, che ‘serva di Roma Iddio la creò’. Non a caso Milano e Napoli hanno un basso peso sulle scelte nazionali decise a Roma.

Sempre dai dati, gli stranieri disinnamorati dell’Italia potrebbero accorgersi che il nostro agroalimentare proprio non va, se frutta quasi il 4% del PIL complessivo, specialmente se teniamo conto che le regioni e le province agroproduttive sono anche, spesso, quelle su cui dovrebbe abbattersi la mannaia del taglio dei costi della politica, di cui sopra, e delle ispezioni a contrasto dell’evasione fiscale e del lavoro nero.

Ci spieghino loro come possa funzionare un sistema così e ci spieghino anche perchè Mario Monti non l’abbia immediatamente ristrutturato e rioganizzato, intervenendo su Province, ex-municipalizzate, città metropolitane, leggi elettorali.

Sembrano così spaventati dalla inefficacia italiana, gli investitori esteri, ma, allora,  ci spieghino perchè Mario Monti non abbia messo al sicuro i conti, come aveva promesso, con una patrimoniale ed una riforma fiscale, invece di emettere un’enormità di titoli ad interessi svantaggiosi per l’Italia.

E che dire di Merkel ed Hollande, così afflitti dal ritorno di Berlusconi, ma dovrebbero anche spiegarci anche per quali cause questo accada, se non in conseguenza del flop politico del professor Monti e del flop delle Primarie del PD, che nonostante lo share televisivo RAI e SKY, hanno visto quasi dimezzarsi i partecipanti rispetto alla scorsa tornata.

O della Spagna che vuol convincere i suoi cittadini che la colpa è del ‘maldido Berlusconi’, che ha mandato a casa Mario Monti, ma, anche in questo caso, varrebbe la pena che ci spiegassero sia perchè la loro crisi la dovremmo pagare noi italiani, sia, soprattutto, se si siano mai chiesti se una grande nazione europea come la loro possa vivere di turismo, di movida e poco più, mentre si sorvola sull’invasione narco-camorristica nel sud della penisola iberica.

Qualcuno dice che gli italiani attendono un programma alla Hollande, con quel rigore e quella equità che Mario Monti non ha dimostrato nell’azione del suo governo, del resto formato da persone scelte da lui.
Un programma alla Hollande che il nostro Centrosinistra rifugge dal proporre e che le altre compagini minori non considerano affatto.

E se fosse proprio Silvio Berlusconi a presentarne uno così?

originale postato su demata

Basta populismo, basta sprovveduti

12 Dic

Luca Cordero di Montezemolo, oggi leader di Italia Futura attacca il populismo e l’Italia del ’94 (quella di Berlusconi ma anche quella di Prodi) e dichiara: «Monti l’uomo giusto». Purtroppo, in parte si sbaglia, visto che Mario Monti non ha avuto neanche il tempismo politico di riformare le Province a furor di popolo, quando era un gioco da ragazzi.

Intanto, dalla Sinistra che sembrava avesse già vinto le elezioni dell’anno che verrà arrivano Bersani, con un (poco) rassicurante «Avremo numeri al Senato», e Vendola, che lancià la sua enensima fattwa su Casini, giusto per dimostrare che sinistre e governabilità sono due cose ben distinte e che per i cattolici è ancora tempo di diaspora.

Intanto, Le Figaro titola ‘La dipartita di Mario Monti preoccupa gli europei’ – ma affatto gli italiani, sarebbe da aggiungere – ed ABC lancia l’iperbolico strillo ‘La Spagna paga il caos italiano’, ribadito da El Pais che titola ‘La crisi politica italiana scuote i mercati e castiga la Spagna’. Politica, si noti bene, e non finanziaria come si racconta da noi.
Il ben informato Financial Times informa il mondo che ‘Monti è in trattativa per correre come Primo Ministro’ – cosa che i nostri media si affanano a smentire – ed in Sudafrica il deVolkskrant parla chiaro ed annuncia che ‘Il ritorno di Berlusconi spaventa gli investitori’, come altrettanto fa il Buenos Aires Herald che spiega che è ‘l’Europa (che) spinge per le riforme di Monti”. Non gli italiani.

Dunque, quello che apprendiamo dai media di paesi meglio posizionati del nostro nelle classifiche per la qualità dell’informazione è qualcosa di molto semplice:

  1. la crisi italiana è politica e non finanziaria e questo lo sapevamo anche noi italiani, prima che lo spread a reti unificate obnubilasse le nostre coscienze;
  2. il sovraccarico fiscale propinato da Mario Monti agli italiani ha anche lo scopo di sostenere l’Eurozona e la situazione spagnola
  3. gli investitori (potenziali speculatori e non benemeriti mecenati) temono il ritorno di Silvio Berlusconi
  4. i grandi poteri mondiali tifano per Mario Monti quasi che abbiano scopi diversi da quello di aiutare l’Italia a superare una crisi politica di cui Monti è ormai coprotagonista.

Una dimensione delle cose che trova conferma nell’atteggiamento tedesco.

Infatti, il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, ha voluto precisare il governo tedesco non intende interferire negli affari interni italiani, essendo dell’opinione che “Né la Germania, né l’Europa sono la causa delle attuali difficoltà che attraversa l’Italia”.
Il problema, però, è che la cancelliera Angela Merkel interferisce, e come, se si dichiara “convinta che gli elettori italiani voteranno in modo tale da garantire che l’Italia resti sul cammino giusto”.
Se esiste un ‘cammino giusto’ quale è quello sbagliato? Restare, un invito a confermare l’attuale?

Dunque, se un uomo qualunque volesse avanzare dei dubbi, a leggere i titoli stranieri, potrebbe sentirsi legittimato. Potrebbe pensare che “lo spread è un imbroglio” ed esser fermamente convinto che “l’economia con Monti è solo peggiorata” o che le elezioni “sono state anticipate solo per colpa delle dimissioni anticipate di Monti”.

Del resto, è piuttosto astruso – sia per i comuni mortali sia per gli addetti ai lavori – focalizzare una crisi nazionale su un unico indicatore consistuito dal mero rapporto degli interessi sui nostri titoli rispetto a quelli sui bund tedeschi, il cosiddetto ‘spread’.

Specialmente, se si viene a sapere che Berlino aveva “ordinato a tutte le banche di vendere i buoni del Tesoro italiani, con 8-9 miliardi di vendita. Gli altri fondi hanno pensato: ‘Se la Germania vende, qualcosa ci sarà…’. E hanno ritenuto di chiedere un premio per un rischio teorico, a noi del 6%. La Germania ha approfittato di tutto questo e ha abbassato i tassi all’1%, mentre a noi importa che i nostri tassi sono aumentati del 2%, che in un anno sono 5 miliardi in più.”

Ragionando a mente fredda, qualcuno potrebbe anche convincersi che “tutto quello che è stato inventato sullo spread è un imbroglio usato per abbattere un governo e fargli perdere la maggioranza”.
Ragionando a mente fredda, si potrebbe anche mettere a fuoco che quel governo ci aveva portato in quella situazione, dopo aver ereditato una pesante situazione dal governo uscente, e che l’opposizione a quel governo per 3 anni e mezzo non s’è fatta sentire granchè.

Basta populismo: gli italiani non sono degli sprovveduti.

originale postato su demata

Monti va(i) a casa

7 Dic

Ormai, dopo la presa di posizione del PdL al Senato, il Governo Monti è ufficialmente un governo di minoranza: il dl Sviluppo e il dl enti locali passano con poco più di un terzo dei voti dei senatori. Intanto, Angela Finocchiaro incalza con il “governo non ha più la fiducia delle Aule parlamentari. Monti salga al Quirinale” e Giorgio Napolitano chiede (o forse implora?): “Evitare fine precipitosa legislatura, non mandiamo tutto a picco”.

Al di là di alcuni dettagli – ad esempio, perchè Finocchiaro inviti Monti alle dimissioni mentre il suo partito lo sostiene oppure cosa starebbe mandando a picco il PdL e cosa, invece, hanno mandato già a picco i tecnici del governo – questa è la situazione e che lo spread o salga, con tutte le boutade degli ultimi 12 mesi, non interessa quasi più a nessuno.

Al di là di come andrà a finire, Silvio Berlusconi, con l’ennesima impuntatura, ha reso un prezioso servigio al Paese, dimostrando agli eufemisti del ‘si può fare’ che uno Stato lo si governa quando si ha almeno la metà più uno del Parlamento, quando almeno il 50% degli elettori non diffida profondamente del principale partito al potere ed, ammesso che i milioni di laccioli che la Casta ha superfetato a propria tutela, non possano tornare, questi, utili anche per bloccare la Casta nelle sue stesse pastoie.

Chi si illudeva di governare con il 30% è smentito.

originale postato su demata