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Roma, candidati, sindaco, sondaggi: lo scenario

6 Apr

Le proiezioni elaborate dalla Ipsos forniscono un quadro desolante della situazione romana.
Innanzitutto, si prevede un astensionismo altissimo, pari al 57,3% (sei romani su dieci): in pratica un milione e passa di elettori non troveranno un candidato adatto tra la mezza dozzina di coloro che si candideranno.

Tenuto conto che almeno un quinto dell’elettorato romano è dipendente di un ente locale o di una ditta appaltatrice oppure usufruisce di un immobile o di uno spazio comunale o di un sussidio, era prevedibile che i due candidati che hanno già dichiarato che “non vogliamo privatizzare come altri partiti” godessero di un certo vantaggio ed, infatti, per la candidata del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi si prevede il 27,5% delle preferenze e per il Democratico Roberto Giachetti il 22,5%.

Numeri, ad ogni modo, irrilevanti rispetto al Centrodestra (38,5%), se non fosse per le divisioni interne tra Giorgia Meloni (20%), Guido Bertolaso (12%) e Alfio Marchini (6,5%).

Una realtà che si conferma al ballottaggio, che vedrebbe aumentare le astensioni pervenendo ad un testa a testa tra Virginia Raggi e Giorgia Meloni (50,9% – 49,1%), se il Centrodestra si ricompattasse, mentre Giachetti (44,6%) e Bertolaso (40,2%) avrebbero comunque poche speranze.

Morale della favola:

  1. il peso delle centinaia di migliaia di  elettori coinvolti nella ‘moralizzazione’ degli enti locali capitolini è enorme
  2. è altrettanto enorme il peso degli astensionisti al punto che  per arrivare al ballottaggio ai candidati basteranno solo 300.000 voti su 2,3 milioni di elettori e per diventare sindaco basterà meno di un quarto dell’elettorato

Dunque, vinte le elezioni, il nuovo Sindaco di Roma Capitale si troverà a scegliere se abbandonare al proprio destino chi l’ha votato – per imporre il mantenimento dello status quo – ed agire con rigore dando attenzione alla maggioranza ‘silenziosa’ (perchè astensionatasi) oppure se affrontare – in cambio di fama e vitalizio – il misero fallimento della propria consigliatura, tra scioperi, disastri, debiti, arresti e infamie varie.

Demata

 

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Previsioni elettorali a Roma

31 Mar

Se un elettore romano volesse digitare su Google i termini ‘Roma Capitale’ e ‘debito’, può trovare con immediatezza diverse informazioni abbastanza eloquenti:

  • secondo uno studio di Ernst&Young «Roma Capitale» presenta un disavanzo strutturale annuo pari a 1,2 MILIARDI, mentre il debito pregresso della Capitale è fermo a quota 13,6 MILIARDI nonostante i tagli e i sacrifici imposti ai contribuenti, includendo ancora oggi una serie di debiti “indefiniti”, come certificato dal Commissario Silvia Scozzese
  • le elaborazioni dell’Ufficio Studi della Cisl di Roma e del Lazio effettuate sul Piano di riequilibrio dei conti capitolini rilevano che in tre anni – dal 2010 al 2012 – la pressione fiscale sui romani è aumentata di oltre 2,3 MILIARDI di euro a fronte di una diminuzione di contributi statali di 0,97 MILIARDI e di un ridotto aumento di entrate correnti. Ad aggravare la situazione fiscale dei cittadini romani è l’aggiunta delle addizionali regionali più alte d’Italia, anche in questo caso per risanare una Regione, il Lazio, da anni in crisi per analoghe cause e sotto il peso della sanità regionale per la quale l’ex sindaco Ignazio Marino ha lanciato accuse molto serie, contestando “alla Regione Lazio il potere di ignorare, rallentare o fermare ogni processo di cambiamento nella capitale d’Italia
  • il progetto di bonifica e di ripristino delle fogne e degli acquedotti di Roma è iniziato nel 2014 con ATO2 Acea, ma al momento diversi quadranti della città non hanno fogne o ricevono acqua contaminata dall’arsenico, per non parlare dei topi. Quali possano essere i costi per un’intervento così ampio e capillare non è dato saperlo, ma parliamo di MILIARDI di euro e anni di disagi e lavori, specie se consideriamo le condizioni degli spazi pubblici e la sicurezza della viabilità e dei pedoni … senza parlare del fatto che sarebbe urgente da qualche decennio impiantare una rete di trasporti su ferro (tram e metropolitane) – unica alternativa al caos al rumore, allo smog e al caos – ma sono … altri MILIARDI di euro e anni di disagi e lavori
  • i pensionati a Roma sono circa il 46% della popolazione, il che significa che prevedibilmente entro dieci anni la città vedrà un decremento di popolazione, di PIL (reddito da pensione) e di leva fiscale nell’ordine del 15% rispetto all’attuale, mentre già ora è elevato il numero di case sfitte, nell’ordine di duecentomila
  • le cause del dissesto finanziario sono riconducibili alla disastrosa gestione Veltroni e, oggi, fa capo sia al sempre più calante PIL metropolitano sia alle forniture pessime degli appalti di Mafia Capitale sia proprio alle società controllate che raggiungono circa le 37 mila unità di personale, circa diecimila in più,dei 26.800 dipendenti degli stabilimenti Fiat in Italia (e senza includere i 25 mila dipendenti diretti dell’amministrazione comunale). Inoltre, c’è l’emorragia finanziaria degli immobili comunali sia in termini di ammortamento e manutenzione sia di affitti semigratuiti su ampia scala.

Dicevamo … 62.000 elettori con relativi familiari maggiorenni ed elettori, i quali dipendono dalla situazione occupazionale offerta dal Comune di Roma e dalle aziende collegate e aggiungiamo gli elettori che lavorano come dipendenti per da aziende in appalto con relativi parenti di primo grado, che – a nuovo sindaco – potrebbero trovarsi senza lavoro o con regole ben più stringenti. Siamo tra i 100.000 ed i 150.000.

Poi sommiamo i quasi centomila elettori coinvolti nello scandalo di Affittopoli i quali dopodomani potrebbero vedersi sfrattati o comunque a pagare affitti a prezzo di mercato e, magari, consideriamo anche i due o trecentomila che – con la rivalutazione del catasto – si ritroveranno con le loro case dei centri storici a pagar fior di tributi.
Ed infine teniamo conto della milionata di pensionati che non vogliono particolari cambiamenti allo status quo ed, in particolare, di quei duecentomila che dipendono proprio dai servizi sociosanitari dati in appalto.

Nel peggiore dei casi parliamo di quasi mezzo milione di elettori, nel migliore di circa trecentomila, tutti prioritariamente interessati a che poco o nulla cambi e … tutti ben determinati a NON votare un sindaco rigoroso che andasse a tagliare le aziende in rosso o che volesse cambiare le abitudini dei cittadini per evitare sprechi oppure, ancor peggio, cercasse di cancellare le centinaia di migliaia di prebende, sconti e sussidi raccontati dagli scandali recenti.
Siamo al terminale del voto di scambio … per non perdere il lavoro o per non dover lavorare, per non pagare l’affitto o dover cambiar quartiere, perchè ci piace la bicicletta o vogliamo la movida, perchè voglio tutto sotto casa e come era una volta …

Le previsioni? Qualunque sarà il Sindaco andrà a finire che interi apparati comunali resteranno commissariati per anni ed anni … cos’altro aspettarsi mai con miliardi di debiti e di dissesti se sono dieci anni che una bella fetta dell’elettorato ostacola il cambiamento ben sapendo che le risorse son finite?

Demata

Roma, i trasporti pubblici ed il sindaco che verrà

14 Mar

Dato un cerchio di 40 km di diametro, come lo è Roma, quante dovrebbero essere le fermate del sistema integrato di trasporto pubblico?

Partiamo dal fatto che ne dovremmo avere una entro 250 metri da casa, se vogliamo che i mezzi pubblici siano utizzati anche dagli invalidi e dai chi ha bimbi piccoli, e – fatte due divisioni due – salta fuori che le fermate dovrebbero essere 6.000 circa.

Ma “la città di Roma, nonostante una planimetria piuttosto disordinata, ricca di siti archeologici intorno ai quali lo sviluppo della superficie edificata è avvenuto a macchia di leopardo, vanta una dotazione di verde elevata e che diventa più consistente nelle zone periferiche. Il sistema ambientale di Roma Capitale è costituito da circa 86.000 ettari di territorio salvaguardato e protetto (pari a circa i 2/3 dell’intero territorio comunale)”, secondo l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale.

Dunque, i trasporti dovranno coprire un’area di soli 400 milioni di metri quadri e, così, servirebbero solo 2.000 fermate per realizzare un sistema integrato di trasporto pubblico.

Ma …

In realtà, solo gli attuali Municipi I, II, V, VI e XII hanno densità abitative nell’ordine di 10.000 abitanti per Kmq, cioè paragonabili a quelle di Milano e tali da rendere efficiente ed efficace un capillare sistema integrato di trasporto pubblico.
A contraltare, il municipio più popoloso (il III), oltre ad essere separato dal resto di Roma dal Tevere e dall’Aniene, dovrebbe strutturare il livello di trasporti per oltre un milione di abitanti con una densità abitativa (2040 ab/kmq) praticamente pari a quella di piccoli centri come Albano Laziale o Marino (~1800 ab/kmq).

Infine, dobbiamo ricordare che, per fare in modo che gli umani – se abitano in municipi a bassa densità abitativa – utilizzino un sistema di trasporto pubblico, è necessario che in 15-20 minuti al massimo possano raggiungere l’hub di riferimento o la zona d’interesse nel proprio municipio e che – eventuamente – in ulteriori 20-40 minuti possano pervenire alla destinazione finale, anche se dall’altro capo di Roma.

Non sono numeri a caso: 500 metri sono la percorrenza minima per l’autista del bus per ingranare fino alla 4a e rifermarsi, 15 minuti equivale alla percorrenza a piedi che eravamo avezzi a fare fino a 20 anni fa, 60 minuti è all’incirca il tempo (sola andata) che consumano ogni giorno i pendolari d’ogni dove ed è, infatti, quello che serve oggi al trenino per andare da Settebagni a Fiumicino od alla Tav per Firenze o Napoli.

Ritornando alle ‘fermate’dei bus, delle metro e dei tram, cosa abbiamo imparato?

1- solo gli attuali Municipi I, II, V, VI e XII hanno le caratteristiche ‘minime’ per realizzare e beneficiare di una rete di trasporto come quella di Milano e Napoli
2- i restanti municipi – con densità abitative da hinterland rurale – necessitano di hub, con grandi parcheggi, per gli spostamenti verso i municipi più densamente abitati e frequentati unitamente ad un trasporto ‘circolari’ interno ai municipi
3- se vogliamo spostamenti veloci e mezzi pubblici frequenti, le fermate dei bus, almeno quelle, non vanno collocate a meno di 4-500 metri l’una dall’altra, i divieti di sosta vanno garantiti nelle vie di percorrenza dei mezzi pubblici, negli hub ed alle metro vanno garantiti parcheggi a tempo e carsharing, oltre ai posti per le auto dei disabili e per le biciclette.

A breve, a Roma, si andrà a votare ed avremo un nuovo sindaco.
Nel caso ci riparlassero dell’Atac, ma non dovessimo sentire di ‘fermate’, ‘parcheggi’, ‘divieti’ eccetera … beh … allora saranno tutte chiacchiere.
A proposito, sarebbe un bel passo avanti in termini di trasparenza, sapere almeno quante fermate (e quante pensiline) abbiamo in giro per Roma. Vuoi vedere che sono molte di più delle circa 2000 che dovrebbero bastarci? O, comunque, che sono concetrate in alcune zone mentre altre – a parità di bacino – sono molto più diradate?

Demata

Il Centroitalia in stato di calamità

12 Feb

L’Appennino centromeridionale è sommerso dalla neve.
Come al Passo del Furlo, dove si combatte da almeno una settimana contro una bufera ignorata dai media, oppure per le centinaia di persone sfollate dalle piccole frazioni della Romagna.

O come nell’Avellinese dove, oltre agli sgomberi di edifici,  l’accumulo di neve sui tetti ne ha messo a rischio la staticità e le strade del centro sono transennate per la caduta delle grandi lastre di ghiaccio, che si staccano dai tetti e dai balconi, con tantissime auto danneggiate.
Inoltre, almeno una ventina di comuni dell’Alta Irpinia sono senza acqua, a causa di un black out verificatosi agli impianti dell’Acquedotto Pugliese, e nella stessa situazione sono i comuni di Aquilonia, Bisaccia, Lacedonia, Monteverde, Cairano.
Praticamente isolata l’Irpinia, dove sono chiuse molte strade che servono a collegare i centri della Valle Peligna, dell’Alto Sangro,  Pescina, Villetta Barrea, Opi, Scanno, Anversa degli Abruzzi, S. Donato val di Comino (Frosinone).

Anche la Toscana ha i suoi problemi e risultano semi-isolati Gamberaldi, Lutirano, Campigno, Firenzuola, Vacchiella, Eremo Santa Maria, Greta. Mugello è semi-isolato e problemi seri si riscontrano anche a Palazzuolo. In provincia di Pistoia, ma non solo, a causa del congelamento delle tubazioni, alcune aree montane sono senz’acqua potabile.

Nel Teramano, dove la situazione è particolarmente critica, intere frazioni sono rimaste sepolte dalla neve, che è caduta ininterrottamente per circa 24 ore.
Nelle provincie di Pesaro e Urbino nevica quasi ininterrottamente dal 3 febbraio scorso e “la situazione è drammatica”, specialmente a  Mercatino Conca, Sassofeltrio, Monte Cerignone e Montegrimano, con più di 3 metri di neve nell`entroterra.
Addirittura, Urbino ha rischiato di restare isolata e la situazione è piuttosto critica nelle frazioni più periferiche di Umbertide, Preggio, Olivello, Racchiusole, Caicocci, Santa Lucia Castelvecchio, Sant’Anna e Spedalicchio.

Anche Chieti, Francavilla al Mare, Cappelle sul Tavo e Spoltore, in Abruzzo, sono senz’acqua a causa del gelo delle sorgenti e delle riduzioni di portata dell’acquedotto. E nella sola Regione Lazio, si contano ben 150.000 utenze dell’Enel distaccate per il freddo con effetti sulla telefonia, fissa e mobile.

Questa è una breve ed incompleta lista dei luoghi dove neve, vento e ghiaccio hanno raggiunto l’entità di “evento calamitoso”.

Una lunga lista alla quale va aggiunto che il blocco dei mezzi pesanti, l’impercorribilità delle strade e le enormi difficoltà per raggiungere le aziende agricole hanno fatto crollare del 40 per cento le consegne dei prodotti alimentari freschi (frutta, verdura, carne, latte, latticini, uova) dalle campagne ai mercati all’ingrosso rispetto al quantitativo medio abituale.
E che, le nevicate hanno danneggiato le colture d’olivo – appena potate – e portato i consumi energetici (ed i costi) dei vivai e delle serre alle stelle.

Oppure, ancora, che sono milioni e milioni le ore di lavoro perdute e saranno di miliardi le spese che l’Italia ed i singoli italiani dovranno affrontare per ripristinare le zone e le cose disastrate e per intervenire, soprattutto, contro il dissesto idrogeologico ed il degrado infrastrutturale, che incombe sulla sicurezza dei cittadini e delle imprese.

Un governo “iniquo” – vedi George Walker Bush a New Orleans – “non commenta” e manda l’esercito … un governo “equo” avrebbe già fatto la sua parte attivando – e sostenendo finanziariamente – le reti di solidarietà sociale e civile.

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Equità: una questione di stile, ma anche di cittadinanza.

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La Protezione Civile ritorna agli Interni

27 Nov

“Il presidente del Consiglio Mario Monti “lasci la Protezione civile dov’e’, e’ un modello, con buona pace dei denigratori che non sopportano realta’ indipendenti e abituate a parlare chiaro e metterci la faccia, che stanno copiando ovunque nel mondo!”. (Guido Bertolaso, ex capo del Dipartimento della Protezione civile, coinvolto in diversi scandali di corruzione)

Un “modello”, su questo siamo d’accordo tutti, che è costato ben 160.070,00 euro, nel 2009, solo per quanto riguarda la Comunità Montana del Casentino, che ha pubblicato il budget on line (link).
Figuriamoci il resto …

La Protezione Civile gestisce un’enorme quantità di soldi e di piccoli appalti.

Ben venga dunque “la restaurazione del sistema di Protezione civile nell’ambito del Viminale”, come lamenta Bertolaso, e che siano Carabinieri, Vigili del Fuoco e Genio Civile (regionale) ad occuparsi di ciò che gli compete per la sicurezza di tutti.

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Enav, la nuova Tangentopoli

23 Nov

Ai tempi della Prima Repubblica, lo schema della corruttela era semplice: i partiti “offrivano servigi”, le aziende foraggiavano i partiti in cambio di commesse, una parte dei funzionari pubblici chiudeva un occhio in cambio di carriera o di moneta.

Lo schema di corruttela che emerge in questi giorni dallo scandalo Enav conferma che tutto è cambiato e che il “traffico” è tutto interno alla Funzione Pubblica ed al paraStato.

Partiamo dall’inchiesta Why Not calabrese, dove la formazione professionale veniva convenzionata con sigle di comodo, strettamente legate alla politica, che a loro volta provvedevano a girare una parte delle somme ai “benefattori”, oltre che a procacciare consenso, con buona pace dell’upgrade del territorio, dell’emancipazione femminile, dell’occupazione giovanile e dell’assistenza ad anziani e disabili.

Uno schema che ritroviamo scientificamente applicato nella devastazione dell’isola della Maddalena, che appare come un’opera realizzata al solo scopo di spendere denaro pubblico in favore di noti e meno noti personaggi “interni al sistema”, oltre che alla solita macchina del consenso.

E, siccome al peggio non c’è mai peggio, ce lo ritroviamo anche nel “caso Sesto”, che coinvolge il PD, dove, seppur perseguendo la giunta le finalità pubbliche prefissate, la sensazione è che tutto fosse funzionale ad alimentare un cartello transregionale di imprese del paraStato.

Arriviamo all’Enav (o meglio allo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze) e ci ritroviamo sulla stessa barca: attività gestionali e finanziarie fine a se stesse, finalizzate ad alimentare imprese del paraStato e partiti. Un’attività ricorrente, se parlassimo di fabbriche di armi come Finmeccanica.

Imprese del paraStato che non sono solo, però, Finmeccanica, Enav, Alitalia, AMA, ATM eccetera, ma anche le onlus dei “malati”, che non vediamo mai al capezzale di qualcuno, o come le cooperative del sociale, che vivono di politica e sono una fabbrica di precari, o come gli enti certificati, che in 10 anni hanno prodotto migliaia di giovani tecnici “superiori”, solitamente a spasso o sottoccupati.

Un enorme buco nel welfare e nelle infrastrutture del nostro paese. Cosa aspetta Monti (e l’Europa che finanzia questi settori) a cambiare tutto?

Ad ogni modo, l’affaire Enav, o meglio Finmeccanica, contiene un grande elemento di novità: è il primo scandalo della “grande” finanza pubblica italiana, dai tempi della Banca Romana, che emerge nella Capitale, a stretto contatto con i “palazzi” e con le centrali di partito. L’affaire Lockeed, che defenestrò Giovanni Leone e diversi ministri, chiudendo l’era del Pentapartito, è di gran lunga inferiore a quello che è chiuso nei forzieri di Finmeccanica (e non solo), che, naturalmente, nessuno ha interesse ad aprire, ma che inevitabilmente andranno a riaprirsi, visto il prevedibile passaggio di proprietà o,comunque, i profondi cambiamenti gestionali che dovranno arrivare.

Cosa aspettano i media televisivi a togliere la sordina sui troppi scandali eclatanti di cui si parla molto poco? Non è dell’attuale “concept di stabilità” che avranno bisogno i cittadini che, tra non molto, dovranno essere convinti a recarsi alle urne per eleggere un nuovo parlamento con nuove regole, oltre che votare per comuni ed europee.

Se l’astensionismo dovesse avere un peso rilevante, tra un anno, sarà evidente che silenziare gli scandali ripaga con una pessima moneta: diffidenza ed esclusione, instabilità.

Dieci anni di devastazione del paese possono anche chiudersi con un’amnistia ed una restituzione, in nome della pacificazione generale, ma l’entità del maltolto, la gravità dei danni e, soprattutto, la permanenza nel sistema di gran parte degli “orchetti della Seconda Repubblica” impongono che si conoscano fatti e nomi.

Ne va la stessa attendibilità del sistema di informazione della pubblica opinione e qui sì che parliamo di “stabilità” e “consenso”.

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PD a San Giovanni: una manifestazione pacifica

6 Nov

A due settimane dalla guerriglia dei Blck Bloc, Piazza San Giovanni è tornata a riempirsi di gente, il popolo del PD, dimostrando che si può manifestare per ore anche senza sfilare in corteo, come il sindaco Alemanno aveva imposto.

Un primo ed evidente dato che dovrebbe convincere anche i non pochi politici del PD accorsi, 24 ore prima, in soccorso di 500 studenti romani, bloccati dalla polizia per un corteo non autorizzato.

Speriamo che questo sia l’inizio d una riflessione e di una moratoria generalizzata sulla necessità (in un mondo di 7 miliardi di persone, di manifestare la propria opinione senza turbare l’attività di quei cittadini che la pensano diversamente.
A prescindere da vandalismi e violenze, bloccare strade, treni, ambulanze, persone al lavoro non è più tollerabile: i danni per la società intera sono troppo elevati rispetto al “diritto” (presunto) di una limitata parte dei cittadini di sfilare nelle zone strategiche delle nostre metropoli per ore ed ore.

La Costituzione garantisce lo sciopero, la libertà di riunione, il diritto d’opinione, cose che non richiedono necessariamente sfilare in corteo, che dovrebbe rimanere un evento straordinario, rispetto ad un’ordinarietà fatta di incontri pubblici, di scambi d’opinioni, di resistenza eventualmente passiva (lo sciopero).

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