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Storia dei sindaci dimissionari di Roma

24 Giu

Virginia_Raggi_-_Festival_Economia_2016Una delle tradizioni meno note di Roma è quella del Sindaco dimissionario, cosa che si ripete dagli albori della Repubblica, come del resto avveniva nell’antichità per Tribuni e Imperatori, eletti e giubilati a furor di popolo e … di senatori.

Il primo sindaco repubblicano di Roma fu Salvatore Rebecchini – ingegnere, docente universitario ed esponente della Democrazia Cristiana – che fu eletto una prima volta il 10 dicembre 1946 e si dimise due settimane dopo, preso atto dell’impossibilità di formare una giunta omogenea, ma fu prontamente reinsediato.
Rieletto il 5 novembre 1947 e poi, per la terza volta, il 3 luglio 1952, avrebbe continuato se non fosse stato che, poco prima delle nuove elezioni,  il 22 gennaio 1956, L’Espresso denunciò le facilitazioni che da anni la Società Generale Immobiliare riceveva dal Consiglio Comunale della capitale per ottenere varianti ai piani regolatori. Il mandato di Rebecchini si concluse l’8 luglio 1956 senza essere ricandidato.

Dopo di lui, Umberto Tupini – avvocato, esponente della Democrazia Cristiana, membro dell’Assemblea Costituente – che rassegnò le dimissioni dalla carica dopo un anno e mezzo, avendo deciso di candidarsi al Senato, dopo le polemiche per alcune varianti al piano regolatore, fra cui quella che avrebbe dato il via all’edificazione di una vasta porzione di Villa Chigi allora di proprietà privata e che fu successivamente respinta dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Poi fu l’ora di Urbano Cioccetti –  avvocato e politico democristiano, vicepresidente dell’Azione Cattolica, presidente dell’O.N.M.I. e cameriere di cappa e spada da Pio XII – sotto il quale furono messi in cantiere, per i Giochi della XVII Olimpiade, alcuni notevoli interventi infrastrutturali dagli effetti dirompenti sullo sviluppo urbanistico della città. Il piano regolatore adottato nel 1959 fu respinto nel 1961 dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e il Sindaco, da poco rieletto, si ritrovò con la Democrazia Cristiana romana al centro degli scandali. Il 29 aprile 1961 rassegnò le dimissioni da Sindaco.

Alle successive elezioni, il 17 luglio 1962, venne eletto Glauco Della Porta – libero docente di economia politica all’Università di Messina e dirigente dell’Ufficio studi del Banco di Roma – e il 18 dicembre 1962 il Consiglio comunale di Roma adottò finalmente il nuovo piano regolatore generale, l’anno dopo si inaugurò il Ponte delle Valli sul fiume Aniene e proseguì nei lavori di costruzione dei sottopassaggi di Corso d’Italia e dei Lungotevere. Furono anche appaltati i lavori per il tratto Termini- Anagnina della linea A della metropolitana, i quali iniziarono il 12 marzo 1964, ultimo giorno da sindaco di Della Porta,  che – intanto – si era dimesso in ossequio a un accordo politico all’interno della Democrazia Cristiana, che prevedeva la staffetta con l’assessore e vero capo del partito a Roma.

Il 13 marzo 1964, infatti,  è eletto sindaco Amerigo Petrucci – laureato in filosofia, e entrato nella Democrazia Cristiana nella metà del 1944 – e sotto di lui il fenomeno dell’abusivismo edilizio assume proporzioni allarmanti nelle borgate, come testimoniato dai film di Pier Paolo Pasolini. Alle elezioni amministrative del 12 giugno 1966, Petrucci viene rieletto sindaco, ma  il 13 novembre 1967 si dimette da sindaco per candidarsi alla Camera dei deputati alle elezioni politiche del 1968. quando è ormai prossima una sua incriminazione per reati concussivi, poi caduta.

Gli successe come Sindaco di Roma Rinaldo Santini – segretario della Camera del lavoro di Roma e tra i fondatori della CISL – in carica dal 29 dicembre 1967 al 6 maggio 1969, quando si dimette poco dopo il rilascio delle licenze di costruzione alla Magliana, nonostante le aree fossero a sette metri sotto il livello del Tevere, per cui fu poi rinviato a giudizio e assolto.

Clelio Darida  è stato Sindaco di Roma dal 30 luglio 1969  per due mandati consecutivi, inframmezzati dalle dimissioni del 15 febbraio 1972.  Sotto la sua giunta furono deliberate la  perimetrazione delle borgate abusive sorte dopo il 1962 a premessa di futuri condoni,  la seconda parte del tracciato della linea A della metropolitana (Termini-Ottaviano) su un percorso diverso da quello previsto inizialmente, il “Piano Acea” (Depuratori Roma-Nord, Roma-Sud, Roma-Est e Roma-Ostia), la scelta della direttrice Rebibbia in luogo di quella verso Montesacro, la “strada panoramica” sulle pendici di Monte Mario, l’enorme piano di edilizia economica e popolare per un totale di 35.000 stanze/abitanti realizzate, cioè molti milioni di metri cubi in cemento con decine e decine di chilometri di strade asfaltate e reti urbane, eccetera.
Clelio Darida concluse il suo mandato dimettendosi il 6 marzo 1976 per candidarsi al Parlamento.

Giulio Carlo Argan – critico d’arte e docente universitario – fu eletto Sindaco della Capitale il 9 agosto 1976 – sostenne la difesa dell’ambiente e la riqualificazione storico-urbanistica della città, ponendo le premesse per il rilancio dei Fori imperiali e creando l’Estate Romana, come intervenendo contro la speculazione edilizia.  Si dimise il 27 settembre del 1979.

Dopo di lui, il 27 settembre 1979, venne eletto Luigi Petroselli – politico comunista e giornalista – che completa gli interventi sull’area archeologica pedonale, dal Colosseo al Campidoglio, dota dell’allacciamento alla rete idrica e fognaria le centinaia di migliaia di cittadini delle borgate abusive e riesce ad inaugurare la prima metropolitana di Roma  (la linea A), i cui lavori erano iniziati quasi 20 anni prima.  Muore per un malore improvviso il 7 ottobre 1981.
Gli succede il vicesindaco Ugo Vetere – combattente antifascista, politico comunista e sindacalista CGIL –  che si dedica allo sviluppo di quella che è l’odierna edilizia scolastica romana e da avvio allo sviluppo urbanistico della Romanina, ancora oggi incompleto.

Dopo di lui, il PCI perde le elezioni e dal 31 luglio 1985 diventa sindaco di Roma Nicola Signorello – laureato in giurisprudenza ed ex ministro democristiano – di indiscussa integrità morale per cui fu oggetto di numerose critiche di “immobilismo”, al punto che, dopo due crisi della giunta risoltesi con la riconferma di Signorello a sindaco,  alla terza volta dovette dimettersi il 10 maggio 1988.

Gli fa seguito Pietro Giubilo – funzionario regionale democristiano – che viene eletto sindaco il 6 agosto 1988, ma si dimette il successivo 29 marzo 1989, a causa di una vicenda giudiziaria dalla quale sarà poi scagionato. La Giunta dimissionaria approva un numero esorbitante di delibere, di cui ben 1.200 il giorno prima dello scioglimento e la nomina del commissario prefettizio Angelo Barbato il 10 luglio 1989.

Il 19 dicembre 1989 viene eletto Franco Carraro – dirigente sportivo e ministro socialista – che si ritroverà a concludere anticipatamente il suo mandato il 19 aprile 1993 per scioglimento dell’assemblea capitolina, con la nomina di un commissario prefettizio, tra  incriminazioni degli assessori per Tangentopoli e dimissioni dei consiglieri comunali.

Al commissariamento fa seguito, il 5 dicembre 1993, l’elezione a Sindaco di Francesco Rutelli – segretario del Partito Radicale e ministro – che attuò tramite il supporto di collaboratori esterni un enorme programma di recupero e modernizzazione delle infrastrutture della città di Roma , venendo rieletto e restando in carica fino a fine mandato, l’ 8 gennaio 2001. Sotto la sua amministrazione il comune si aggiudicò il rating Tripla A, mentre i 347 mutui contratti dalla giunta rimasero al 12% delle entrate, molto al di sotto della quota consentita, non emettendo dei derivati.  Le entrate cittadine, in crescita di oltre 1,5 miliardi di euro, e un’autonomia finanziaria, superiore al 70%, erano agevolate da un programma efficiente di privatizzazioni, per 1,2 miliardi di euro.
Rutelli si dimise il 29 gennaio 2001 per poter guidare il centrosinistra come candidato premier alle elezioni politiche, mentre montava l’inchiesta per incarichi professionali a collaboratori esterni come personale della propria segreteria, poi ridimensionatasi.

Dopo di lui, venne eletto sindaco Valter Veltroni – politico ex PCI, giornalista, scrittore e regista – in carica dal 1º giugno 2001 e rieletto fino al 13 febbraio 2008, quando si dimise per candidarsi alle elezioni politiche, dopo aver completato con difficoltà solo parte delle opere pubbliche avviate dalle Giunte Rutelli e mentre Roma entrava drammaticamente nella spirale debitoria odierna.

A seguire, dal 29 aprile 2008, è Sindaco di Roma Gianni Alemanno, – politico di estrema destra e ministro – che concluse regolarmente il suo mandato l’11 giugno 2013, ma la Giunta era paralizzata da anni, sia per il grave indebitamento del Comune di Roma, quantificato dall’agenzia di rating Standard & Poor’s a 6,9 miliardi di euro, sia per lo Scandalo di “Parentopoli” per le assunzioni nelle aziende ex municipalizzate del Comune di Roma, tra cui Atac, la società del trasporto pubblico, e AMA, che si occupa dei rifiuti, mentre fu allora che ebbe inizio l’infiltrazione corruttiva di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, attraverso la fondazione Nuova Italia, passata alle cronache come ‘Mafia Capitale’.

Sull’onda degli scandali, il 12 giugno 2013 venne eletto sindaco Ignazio Marino – chirurgo e accademico – che tentò di riavviare la crescita e la modernizzazione  delle Giunte Rutelli senza particolare successo e che dovrà lasciare l’incarico il 30 ottobre 2015, a seguito delle dimissioni di 26 consiglieri comunali, in buona parte poi finiti nelle inchieste di Mafia Capitale o dello Scandalo Parnasi.

Arrivati ad oggi, ricordiamo che il Sindaco Virginia Raggi fu eletta il 22 giugno 2016. Finora si è dimesso un numero esorbitante di assessori, mentre Roma è ferma e perde infrastrutture una dietro l’altra. Secondo i romani intervistati da Euromedia per Il Messaggero, il 76,5% non la voterebbe e il 68,6% la considera «incapace come sindaca di Roma». Visti i precedenti, di oggi e del passato, sarebbe utile sapere anche se i romani sono capaci di farsi governare.

Quasi tutti i Sindaci di Roma Capitale hanno concluso il proprio mandato dimettendosi, gli unici due sindaci che sono arrivati a fine mandato sono proprio quelli oggetto dei maggiori scandali, quasi sempre al centro delle polemiche c’erano l’espansione urbana e le opere pubbliche, cioè speculazione che genera occupazione e benessere.

Ma, a ben vedere, è dai tempi dell’ “immobilista” Nicola Signorello che Roma non aveva la produttività già solo per sostentare la convulsa espansione demografica e urbanistica avvenuta dal Dopoguerra agli Anni ’70, spesso speculativa e/o abusiva.

E, finito il mandato di Francesco Rutelli, sembrerebbe che sia venuta a mancare anche l’attrattività e la ricchezza, come la cultura e l’innovazione, che sono indispensabili per una Capitale del III Millennio … se è questo che Roma vuole ancora essere.

Demata

 

Gli sgomberi e la soglia di povertà in breve

15 Mag

La Costituzione prevede rapporti etico-sociali intrinsechi (diritti-doveri) riguardo famiglia, salute e istruzione (artt. 29-34), ma non la casa.

La ‘casa’ (e il presuntivo diritto alla stessa) rientra tra i rapporti economici (artt. 35-47) che prevedono che:
– la proprietà privata assolve ad una “funzione sociale”, va tutelata da concentrazioni o monopoli (accessibile a tutti) e può essere “salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale” e … non per “diritto soggettivo” o “interesse legittimo”
– infatti la Repubblica italiana “favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione”.

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Le note e ripetute sentenze ‘anti-sfratto’ della Consulta risalgono a 20 anni fa e con sentenze 310/03 e 155/04 la Corte ha dichiarato giustificato il blocco degli sfratti solo se di carattere transitorio e per “esigenze di approntamento delle misure atte ad incrementare la disponibilità di edilizia abitativa per i meno abbienti in situazioni di particolari difficoltà”.

Dunque, secondo l’Alta Corte deve esserci una disponibilità di edilizia abitativa assistenziale solo per i meno abbienti che siano anche in situazioni di particolari difficoltà.
Questa è la Costituzione italiana, quella che all’articolo 7 concede alla Chiesa indipendenza e sovranità, ma solo ‘nel proprio ordine’.

Come si applica?
Uno dei parametri è lo stato di povertà.

In Italia, lo stato di povertà relativa per una famiglia composta da

  • due persone = reddito medio mensile inferiore alla soglia di circa 1.100 euro mensili (circa 12mila annui)
  • una persona = reddito medio inferiore a circa 600 euro al mese
  • coppia con un figlio a carico ) reddito limite inferiore a circa 1.400 euro mensili (circa 16mila euro annui).

Quando il ‘reddito’ è notevolmente inferiore a quelle soglie, c’è da tenere conto che le famiglie sono del tutto esenti da ticket o tributi per prestazioni scolastiche, sanitarie, talvolta i mezzi di trasporto e, soprattutto, hanno diritto ad un punteggio maggiore nelle graduatorie finali per l’assegnazione delle case popolari, specie se vivono in “ricoveri provvisori” o in “abitazioni prive di servizi igienici” … cioè proprio quelle da loro occupate a cui viene negato l’allacciamento.

Ma quanti sono?

Nel 2017 Istat stimava circa 1 milione e 800mila famiglie residenti, cioè 5 milioni di individui sotto il “livello di vita minimo accettabile”, cioè in povertà assoluta, ma i dati di tutti coloro in povertà relativa (che di norma include quella assoluta) consistevano in un totale di circa 3 milioni di famiglie residenti, cioè 9 milioni di individui che sono in “difficoltà nel reperire i beni e servizi”.

I dati confermano anche che la povertà è molto più diffusa (>10%) se l’istruzione del genitore è al massimo la licenza elementare e/o se sono stranieri (minore retribuzione e maggiore sottosoccupazione), come anche cresce se la famiglia è include anche tre o più figli minori e se vive in un’area metropolitana.

Dunque, se c’è da amministrare una città come Roma, con 2,9 milioni di residenti e circa 1,3 milioni di famiglie, di cui una certa percentuale è con un basso livello di istruzione del ‘capofamiglia’, c’è poco da fare: servono non meno  di 100mila alloggi popolari, forse anche 150mila … naturalmente a carico non della città, già povera di suo, ma della nazione.  Soluzione, però, impossibile perchè nessuna città sopravvive se ha un residente  povero ogni tre cittadini … 

L’unica alternativa è aumentare rapidamente il livello di formazione tecnica-professionale generale della popolazione e aggiornare la pubblica amministrazione in modo da renderla efficiente e da attrarre investimenti tecnologici e turistici.

Ci si poteva pensare già 10-15 anni fa.

Demata

Ama bocciata, assessore dimesso: adesso tocca al Sindaco risolvere l’emergenza rifiuti a Roma

9 Feb

Il 5 giugno 2016, Virginia Raggi con i Cinque Stelle vinceva le elezioni amministrative al Comune di Roma e prometteva: “Oggi stesso dovrei inviare una lettera al dipartimento partecipazioni per avere chiarimenti su Atac e Ama. Ci sarà un assessorato per iniziare da subito con la riorganizzazione delle partecipate”.

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Dopo due anni e mezzo, a proposito di partecipate, arrivano le dimissioni dell’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Giuseppina Montanari, che si aggiunge a Paola Muraro, anche lei all’Ambiente, ad Andrea Mazzillo  e Raffaele De Dominicis, assessori al Bilancio, a Marcello Minenna, assessore al Bilancio, alle Partecipate, al Patrimonio, alle Politiche Abitative e alla Spending Review, a Alessandro Gennaro e Massimo Colomban,  anche loro assessori alle Partecipate, Adriano Meloni, assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro, Paolo Berdini, assessore all’urbanistica.

Un bilancio politicamente e managerialmente disastroso quello dei Cinque Stelle a Roma, se in pratica Partecipate e Bilancio hanno cambiato di media un assessore all’anno …

Dimissioni che oggi arrivano perchè la Giunta Raggi con il Sindaco in testa si rifiuta di riconoscere all’Ama  le fatture pendenti per 18 milioni di euro della gestione dei servizi cimiteriali e vota contro il Bilancio dell’azienda.
Evidentemente al Sindaco ed ai Pentastellati non interessano i possibili rischi, cioè che le banche non possano piu’ fare credito all’azienda, priva di un documento contabile approvato, con conseguenze dirette sulla già scarsa manutenzione dei mezzi/impianti, sul pagamento buste paga dei dipendenti e – inutile dirlo – sulla raccolta dei rifiuti a Roma.
Tutte cose per le quali adesso è il Sindaco e solo il sindaco ad avere delega e responsabilità.

Andando a consultare le “Linee programmatiche 2016-2021 per il Governo di Roma Capitale” – orgoglio e vanto di Virginia Raggi – scopriamo che l‘impegno preso con i romani era più o meno il seguente, riguardo i “temi relativi ad Ambiente, Ciclo dei rifiuti, Verde“:

  1. “operatività coerenti e congruenti con un piano a breve e medio termine di effettiva realizzazione”,
  2. “progressiva riduzione della produzione di rifiuti indifferenziati”, con una “raccolta differenziata spinta” ed “effettuata in modalità domiciliare”,
  3. “costruzione di almeno un’isola ecologica in ogni Municipio e mini isole ecologiche di quartiere per andare incontro alle esigenze dei cittadini”,
  4. i “centri di selezione dei materiali in grado di separare dal secco multi-materiale (plastica- ferro) i materiali riciclabili che hanno, ancora, un valore economico”, eccetera.

Sono trascorsi quasi 30 mesi e l’AMA non ha un bilancio, il Tmb Salario ha preso fuoco, l’immondizia romana continua ad essere spedita in Abruzzo, che … ad ottobre 2018 scorso ha ottenuto finanziamenti per quasi 30 milioni di euro per la realizzazione di progetti di potenziamento ed ammodernamento di impianti pubblici di trattamento e recupero rifiuti (TMB) e Piattaforme Ecologiche per il trattamento/recupero rifiuti di imballaggi, oltre che per la chiusura definitiva/bonifica di discariche dismesse comunali per rifiuti urbani.
Bastava  inoltrare richiesta nel 2016 al Ministero dell’Ambiente ai sensi della Delibera CIPE n. 25/2016 e … chiaramente avere un progetto serio e l’unità d’intenti.

Già, doveva provvedere la Regione, ma come fare se più la metà dei laziali vive a Roma e se nella Capitale si ruotano di continuo gli assessori strategici, cioè senza mai avere l’unità d’intenti, indispensabile per un progetto serio?
A proposito, ma i Cinque Stelle – a Roma come in Italia – hanno altra unità di intenti che “andiamo a comandare“?

Demata

Roma sommersa dai debiti e … niente aiuti dal governo?

14 Mag

Se non assisteremo al flop della corrente legislatura, è chiaro che governerà un partito ‘nordista’ con un altro numericamente ‘meridionale’, mentre è proprio il PD storicamente centroitalico ad essere nell’angolo.

In questo bailamme – o peggio se sarà stallo e nuovo voto – non è dato sapere cosa ne sarà di Roma Capitale e della sua Regione Lazio, dove – aiutino su aiutino, spreco su spreco – i debiti ormai non dovrebbero essere lontani dai 50 miliardi di euro e dove servono interventi manutentivi e strutturali ormai tutti urgenti per almeno il doppio, se solo la nuova metropolitana di Londra costa 30 miliardi di sterline.

Si poteva iniziare dalle Olimpiadi, sembrava fossero lì apposta per far arrivare denari, grandi opere,  innovazione ed occupazione, trasporti: crescita in cambio di interessi. Meglio che interessi senza crescita … ma il Sindaco Raggi disse di no.

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Da WhatsApp – Autore sconosciuto

Con un debito equivalente al 5-8% del Bilancio italiano, c’è da rendersi conto che non serve il Pronto Soccorso e che il paziente è grave, va ricoverato e rianimato.
A Roma serve un piano infrastrutturale di ampio raggio, servono finanziamenti e spalmatura degli attuali debiti, servono economie e caccia agli sprechi, serve un rinnovato impegno al decoro della cittadinanza tutta.

Già,  questo è uno dei problemi più urgenti nell’agenda di governo, lo era già con Matteo Renzi, e vedremo quanto si aggraverà con la Giunta Regionale di Nicola Zingaretti che non ha la maggioranza in Consiglio.
Non sarà, comunque, la manciata di spiccioli che si attendono non appena arriverà un governo a risolvere il problema: potranno solo acuirlo.

Prevedibilmente, stante la Legge di Murphy, l’accumulo di debiti si acuirà e, se oggi non ci sono soldi per il funzionamento ordinario dei servizi, tra un anno o due ce ne saranno ancor meno.
E questo non piace nè ai revisori di Roma Capitale, nè alle agenzie di rating se la Regione Lazio è stabilmente “BBB-” (debito con bassa probabilità di ripagamento), nè ai turisti (ormai  meta del turismo “mordi e fuggi”), e neanche ad una discreta fetta di romani (se se ne lagnano tutti i giorni sui social postando foto eloquenti).

Forse, il persistente debito  romano-laziale non piacerà neanche al futuro governo ed alle altre Regioni, se il 29 aprile 2017 Standard & Poors  già evidenziava il forte sostegno ricevuto dal governo centrale in termini di liquidità che ha consentito di abbassare l’alto livello del disavanzo regionale.

Demata

Pinocchio e i Cinque Stelle

1 Giu

Pinocchio non si salva votando il Gatto e la Volpe, come non si salva dando credito a Lucignolo o tirando scarpate ai Grilli Parlanti.
E, comunque, per votare qualcuno c’è prima da sapere cosa vuol fare, cambiali in bianco per cinque anni a nessuno per nessuno.

Ad ormai sette anni dall’insediamento di Mario Monti e dopo oltre 15 anni di legge elettorale incostituzionale, abbiamo il diritto di sapere cosa i vari candidati intendono fare per Giustizia, Fisco, Sanità, Istruzione, Infrastrutture, Assicurazioni, Commercio Estero, Rapporti Stato-Regioni eccetera.

E – a proposito di Cinque Stelle – vorremmo sapere tutti se in Parlamento sono almeno riusciti a trovare convergenze per far approvare leggi e emendamenti … sono tre anni che dura questa storia. E’ nei fatti che neanche sanno fare Opposizione .

Vorremmo anche sapere – dopo il super flop chiamato Stallo di Roma – come si fa ad ambire al Governo e rinviare di spiegarci il quid e il conquibus di cosa faranno a DOPO aver eventualmente occupato poltrone?

A parte, la regola del Movimento di un solo mandato, poi si torna al proprio lavoro e alla propria dimensione di normali cittadini … era così, vero?

Son tutte cose che sono state chieste a muso duro a Mr Di Maio durante le sue conferenze in USA e che non hanno trovato risposte.

Il Popolo VUOLE soluzioni. A criticare son buoni tutti.
Se i Cinque Stelle hanno gli assi (le riforme) è ora di calarli. Altrimenti, il tavolo va oltre.

E Pinocchio?
Ha capito il gioco, s’è messo a studiare ed adesso è un’eccellenza felicemente emigrata all’estero. Se così non fosse le nostre redazioni non confonderebbero il Bar dello Sport con la tribuna Politica …

Demata

Roma va di nuovo al Commissariamento?

29 Set

virginia-raggi-giungla-t-asfalto-805997Il commissario prefettizio è previsto dalla norma italiana anche “quando non possa essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi”, ma solo per impedimento permanente, rimozione, decadenza, decesso e dimissioni del sindac o per dimissioni contestuali di metà del Consiglio comunale.
In alternativa, se la maggioranza dei consiglieri fosse talmente scellerata da non dimissionare un Sindaco incapace, c’è da aspettare che i Revisori dei Conti non approvino il Bilancio, che è un’altra causa di commissariamento, e che va ogni anno in scadenza tra il 30 ottobre ed il 31 dicembre, salvo proroga (già semi-commissariata) fino al 30 marzo.

E Roma, oggi, perde anche il Mondiale di Rugby del 2013, dopo aver perso le Olimpiadi 2014, che sarebbero stati un’occasione unica per rinnovare e innovare la mentalità e la città, riproponendo la Città Eterna come meta turistica, artistica e convegnistica mondiale: la vera Grande Bellezza.

Intanto, Virginia Raggi, a parte il rivendicare complotti e intrighi, che avvalorano la sua mancanza di polso e poco più:

  • in quattro mesi ha annunciato non si sa più quanti assessori al bilancio,
  • i trasporti sono al lumicino mentre la “Roma degli uffici” sta andando in blocco tra l’Eur e il Torrino, ovvero settori notoriamente poco serviti,
  • gli appalti dei servizi sociosanitari e dei municipi tutti andranno pur rinnovati da gennaio in poi,
  • Ama è abbandonata a se stessa
  • nulla sappiamo – dopo il terremoto ad Amatrice – se il Comune offra edifici pubblici sicuri, in particolare le scuole e quanto affittato o concesso a privati
  • i movimenti azionari di Acea preludono a grandi cambiamenti, ma quali non si sa,
  • l’esubero dei dipendenti comunali è inspiegabile se abbiamo musei, parchi, bus e metropolitane ben poco vigilati
  • l’arretratezza dei Regolamenti comunali è la prima causa di caos cittadino e ci si sarebbe aspettati che, almeno su questo, l’avvocato Raggi avesse le ordinanze pronte.

Gli scenari

  1. i Cinque Stelle di buon senso –  in blocco o singolarmente – si associano alle opposizioni, presentando dimissioni di massa come accaduto per la caduta di Ignazio Marino
  2. la Giunta resta al suo posto e lo stallo totale del Comune e dei servizi comunali durerà fino al 2017, quando i Revisori dovranno dare l’altolà
  3. Raggi si dimette per evitare addebiti ‘contabili’, a causa del fatto che non ha provveduto a nominare un assessore al Bilancio, ergo “non ha assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi”.

Nel primo e nel terzo caso, i Cinque Stelle potrebbero contenere i danni del ‘disastro romano’, nel secondo proprio no: le ripercussioni sarebbero profonde e nazionali sia sul partito sia per l’Italia intera, che dipende dalla Capitale e dal suo buon funzionamento generale.

E, se si andrà, come sembra inevitabile, a nuovo Commissariamento, speriamo che, entro le prossime elezioni, una certa mentalità e determinate componenti sociali di Roma avranno compreso che il Favolosi Anni 50-70 sono finiti, che è necessaria efficienza e collaborazione e che combattere ancora per pretese anacronistiche equivale a ledere dalle fondamenta questa città ‘eterna’?

Game over.

Demata

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Senza Fascicoli di Fabbricato, Roma crolla (e la Regione tace)

24 Set

Ennesimo crollo a Roma ed è il quinto crollo in soli due anni.

Riepilogando, stanotte è crollata una palazzina di quattro piani a Ponte Milvio a causa delle infiltrazioni d’acqua, secondo i Vigili del Fuoco, cioè una causa che poteva prevenirsi.

A gennaio 2016 era parzialmente crollato un edificio limitrofo al  Teatro Olimpico, a causa di un cedimento strutturale derivante da lavori di ristrutturazione, cioè anche – forse – soprattutto a causa della vigilanza sui lavori negli appartamenti del condominio.

Era il marzo del 2015 quando a Monteverde lo smottamento della collina Ugo Bassi travolgeva una palazzina. Da anni il Municipio aveva chiesto interventi per gli smottamenti e il disastro poteva essere evitato.

Un mese prima, a febbraio 2015, un pannello di circa quattro metri quadrati, staccatosi per il vento dal Fungo all’Eur, è crollato da un’altezza di 60 metri. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per mettere in sicurezza la struttura dall’alto e sarebbero state diverse le parti pericolanti.

Gennaio 2015: crolla il soffitto in una sala giochi a Trastevere. Presenti 60 persone, sei feriti. Secondo i gestori, era stata da poco ristrutturata e sottoposta a tutti i controlli previsti per garantire la sicurezza dei clienti e dei dipendenti.

E, poi, in soli due anni c’è la lunga sfilza di muretti ed alberi crollati senza – per fortuna – feriti gravi.

Come ci sono i dati del Miur, quelli dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, che raccontano che in Italia solo il 39% delle scuole è in possesso del certificato di agibilità/abitabilità, della restante parte il 50% è stato costruito prima del 1971, per cui non è obbligatorio il certificato di collaudo statico ed un buon 11% – a quanto pare – funziona senza. Secondo il report di Cittadinanza Attiva di pochi giorni fa, per circa un terzo dei 690 interventi del programma #Scuolesicure gli interventi statali di riparazione sono stati inadeguati.

A questo punto della storia scopriamo che Roma (anzi tutto il Lazio, Amatrice inclusa) non ha i Fascicoli di Fabbricato e non li ha per il semplice motivo che la Regione emanò un decreto illegittimo nel 2005 (D.R. Lazio n. 6/2005) e da allora non l’ha più reiterato.

Bene a sapersi che – secondo il TAR del Lazio come confermato dal Consiglio di Stato – l’illegittimità del D.R. Lazio n. 6/2005 consisteva nel pretendere:

  1. la fornitura di dati urbanistico-tecnici in gran parte in possesso del medesimo Comune e non nella diretta disponibilità dei proprietari a meno di irragionevoli e irrazionali sforzi
  2. una “probatio diabolica” o “prova quasi impossibile” d’ogni tipo di modifica verificatasi anche in tempi assai lontani o in fabbricati d’antica costruzione
  3. la possibilità data ai comuni di poter integrare il contenuto del fascicolo con ulteriori verifiche, aggravando gli oneri in capo ai proprietari senza limiti e senza prevedere un reale contraddittorio con i tecnici chiamati a collaborare con il redattore del fascicolo.

La domanda di oggi – ahimè – è multipla:

  • il Comune di Roma è in possesso dei documenti di cui dovrebbe essere in possesso?
  • quante modifiche incondonabili (perchè pericolose) verrebbero a galla, se si prevede di imporre ulteriori controlli ai fabbricati?
  • perchè dal 2005 ad oggi nè la Giunta regionale Marrazzo, nè Polverini, nè Zingaretti si sono premurate di produrre un decreto legittimo ed applicabile? E perchè Alemanno, Marino e – oggi – Raggi non si premurano di sollecitarlo?

Eppure, i giudici del TAR del Lazio – mica i marziani a Roma di Ennio Flaiano – avevano tenuto a ben consigliare i nostri amministratori, scrivendo nella stessa sentenza: «s’appalesa più razionale, più che un obbligo generalizzato, altre formule connesse fin da subito a provvidenze o ad agevolazioni, atte a sveltire la redazione dei fascicoli per quegli edifici a più alto rischio ed ad incentivare formule collaborative da parte dei tecnici dei Comuni o scelti dagli enti. Infine, la legge non ammette interventi ed opere generalizzate sugli edifici di qualunque genere, età e condizione, sicché gli accertamenti, al fine d’evitare oneri eccessivi e senza riguardo al loro peso sulle condizioni economiche dei proprietari, devono esser suggeriti solo in caso d’evidente, indifferibile ed inevitabile necessità, se del caso con graduazione dei rimedi da realizzare». (TAR, Lazio, sez. II, sentenza 13/11/2006 n° 12320 confermata dalla Sentenza n. 1305 del 28.3.2008 del Consiglio di Stato)

Da quelle sentenze son trascorsi una decina d’anni ed è rimasto tutto fermo.

Demata