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Corea: la Cina sostiene i Liberali

15 Apr

La Cina, da due giorni, ha sospeso tutte le importazioni di carbone dalla Nord Corea (2,7 milioni di tonnellate per trimestre) , in accordo con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2321, in risposta al test nucleare del settembre scorso.

Intanto, nel rendere noto che la Nord Corea è in grado di lanciare missili nucleari dai propri sottomarini, China News sottolinea come Kim abbia mostrato poca moderazione, minacciando un attacco nucleare contro le forze americane nella regione e “sulla terraferma degli Stati Uniti”.

La posizione cinese è ben espressa: la Corea del Nord deve astenersi da altre provocazioni, mentre gli Stati Uniti e la Repubblica di Corea dovrebbero sospendere le loro esercitazioni militari su larga scala e cessare la loro politica del rischio bellico calcolato.

Ma c’è dell’altro e potrebbe sorprendere molti.

liberal Moon Jae-in, left, centrist Ahn Cheol-soo, right

Moon Jae-in (Democratic Party) e Ahn Cheol-soo (People Party)

Secondo China News, dovrebbe essere un esponente liberale a succedere nella presidenza della Corea del Sud a Park Geun-hye, leader del Grande Partito nazionale di stampo conservatore.

Park Geun-hye, arrestata con l’accusa di corruzione, è la figlia di Park Chung-hee, salito al potere con un colpo di Stato nel 1961 e rimasto in carica fino al suo assassinio nel 1979. Uno scandalo di corruzione che coinvolge i “chaebol”, i grandi trust industrial-commerciali a conduzione familiare sudcoreani, che dominano la quarta più grande economia dell’Asia e che ben lucrano anche dagli accordi con la Nord Corea per ottenere lavoro sottocosto.
Una situazione, come sottolinea China News, ed un intreccio con il regime nordcoreano che porteranno la Corea del Sud ad “affrontare severe riforme sotto un leader liberale”

Un presidente liberale, che – secondo le aspettative cinesi – “potrebbe ammorbidire in modo significativo la posizione di Seoul nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea e, forse, ritardare l’implementazione del sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti”.

La Corea del Sud ha due formazioni liberali, ambedue centriste: il Democratic Party ( 더불어민주당 ), già socialdemocratico e oggi di stampo social-liberale,  e il neonato People’s Party ( 국민의당 ), che viene indicato come la “corrente riformatrice del conservatorismo coreano”.
Da non confondersi con il Liberty Korea Party ( 자유한국당 ) – di centrodestra e di sedicente ispirazione neoliberista – nato da un giorno all’altro dalle ceneri del partito dei trust monopolistici di Park Geun-hye e parenti …

“Ogni mondo è paese”.

De Matha

F35, un flop annunciato: miliardi sprecati mentre si tagliavano pensioni e welfare

4 Lug

Era il 3 gennaio 2012 quando questo blog spiegava (link) perchè gli F35 erano un flop annunciato e perchè si ‘dovevano’ fare.

Tutta la storia inizia nel 1996, quando gli USA (e la NATO) avviarono il progetto di un caccia a lungo raggio con complete caratteristiche Stealth, tra cui la capacità di trasportare l’armamento in stive interne e sistemi elettronici capaci di inibire la difesa a terra: un nuovo velivolo “invisibile” da usare nella fase del “first strike”, quando le difese nemiche sono complete ed attive.
Nel 2001, il progetto Lockheed X-35 fu dichiarato vincitore e veniva avviato il programma definitivo con la sigla F-35 JSF (Joint Strike Fighter), con un costo di produzione per ciascun esemplare inizialmente valutato intorno ai 40 milioni di dollari.

Inizialmente, era prevista una produzione di circa 3.000 velivoli per USAF/US Navy/USMC e di altri 2.000 per i vari partner internazionali (fonte http://www.aereimilitari.org) tra cui l’Italia che doveva partecipare come “partner di secondo livello”, allestendo una linea di costruzione e assemblaggio, da cui sarebbe uscita buona parte degli F-35 destinati all’Europa e ad altre nazioni, come Turchia ed Israele, tra cui solo venti F35 destinati all’Italia.

Un piatto ricco e, così, accade che il 28 maggio 2007, presso il ministero della Difesa a Roma, con l’incontro tra il presidente della Provincia di Novara, Sergio Vedovato, e il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, per determinare l’insediamento presso l’aeroporto militare di Cameri (NO) della linea di assemblaggio degli aerei F35 Joint Strike Fighter.

C’era il Governo Prodi, con i piemontesi Damiano, Livia Turco, Bertinotti e Ferrero ai massimi vertici del potere, e, dunque, non c’è davvero da chiedersi perchè andò a Novara quel progetto industriale in cui si investì un milione di euro di denari pubblici, poi lievitati, sembra, ad oltre cinque.
Una marea di soldi e di lavoro che deve andare a beneficare l’indotto piemontese, azzerato dalla crisi dell’auto e del tessile. Non a caso, Maria Luisa Crespi, il sindaco di Cameri, dichiarò «grazie all’iniziativa della Provincia, da oggi saremo in grado di dare risposte ai nostri cittadini» e, come confermò il sindaco di Bellinzago, Mariella Bovio, «sono importanti le garanzie occupazionali per un territorio come il nostro che vive una grave crisi nel settore tessile».

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I primi dubbi sul’aereo e sugli investimenti si palesarono nel 2009, quando i costi da 40 iniziali erano schizzati prima a 62 e poi oltre i 100 milioni di dollari di media per aereo.
Come riportato da Stato-Oggi, “il raddoppio dei costi, dagli originari 65 milioni di dollari ad esemplare, ha indotto alla prudenza il governo italiano” e “il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al salone aerospaziale di Farnborough, riferendosi al programma, ha aggiunto: “Siamo molto cauti, stiamo verificando”.

Cautela massima, se, agli inizi del 2011, il Washingon Post annunciava la necessità di ricapitalizzare del 20% (10 miliardi di dollari) sperimentazione e progettazione, di cui la metà “resasi necessaria per alleggerire l’aereo, dato che volare a pieno carico inficia le performance chiave del velivolo“. Per non parlare, sempre agli inizi del 2011, della conferenza stampa  tenuta dal segretario alla Difesa americano, Robert Gates, che precisava che, “se non riusciremo a mettere a posto questa variante (ndr. la versione a decollo corto e atterraggio verticale – STOVL) in questo arco di tempo e rimetterla in carreggiata in termini di prestazioni, costi e tempi, allora credo che dovrebbe essere cancellata.”

Infatti, le commesse per la fabbrica di Novara vennero progressivamente ritirate, prima quella dei 85 F-35A per la Koninklijke Luchtmacht olandese, poi si defilarono la Flyvevåbnet danese e la la Kongelige Norske Luftforsvaret norvegese,  poi addio a 116 F-35A per la Türk Hava Kuvvetleri ed a 150 F35B per la Royal Air Force britannica che preferì optare per gli F-35C con decollo a catapulta modificando le proprie portaerei.
Intanto, il governo Berlusconi non dava il placet per la sessantina di F35 previsti oltre la prima trance di 22 F-35B per l’Aviazione Navale italiana, già ordinati, e aveva tagliato una commessa di 2 miliardi di Euro per 25 Eurofighter (Aeritalia/Finmeccanica), azzerandone la terza trance.

Subito dopo, per altre congiunture, lo spread dei titoli di Stato salì a dismisura, la colpa venne addebitata al governo in carica e subito dopo Mario Monti – che aveva tagliato qualunque spesa pubblica e anche un tot di aspettativa in vita di qualcuno – trovò decine e decine di milardi per avviare le trance in sospeso degli  F35 per l’Aereonautica Militare e aggiungerne anche una quarantina in più, visto che i costi industriali a Novara sarebbero esplosi senza le commesse nordeuropee.

Fu così che da 22 caccia per la Marina arrivammo ad un programma di aerei da combattimento che trasformava l’Italia nella terza potenza NATO per quanto relativo i caccia d’attacco con copertura Stealth ed il quinto paese del mondo (dopo USA, Gran Bretagna, Russia ed Israele)  per capacità di “first strike”, mentre la Cina Popolare aveva davanti a se almeno altri 15-20 anni dal creare un’aviazione militare temibile.

”Joint Strike Fighter e’ il miglior velivolo areo-tattico in via di sviluppo. Un areo di avanzata tecnologia che e’ nei programmi di ben dieci Paesi. E’ una scelta che permette di ridurre da tre a una le linee aero-tattiche. Consentira’ una straordinaria semplificazione operativa dello strumento militare”. (Ministro della Difesa Amm. Di Paola – fonte Vita.it 28-02-2012)

Una scommessa risicata basata sulla capacità dei progettisti di pervenire ad un aereo affidabile ed efficace, dopo che, non appena realizzato il prototipo industriale nel 2009, ci si era resi conto che qualcosa era andato storto nel concept stesso del velivolo.

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Intanto, mentre in Italia la grande stampa eludeva la querelle, ma saggiamente qualcuno iniziava a sospendere le commesse, il Washington Post raccontava di diversi incidenti tra cui quello di una perdita d’olio in volo, fino al grave incidente dei giorni scorsi, con un aereo che ha preso fuoco e perso pezzi  durante il decollo dalla base di Eglin, in Florida, e il Pentagono che mette a terra tutti gli F-35.

 

E siccome al peggio non c’è mai fine vale la pena di chiarire qualcosa sulle commesse che Mario Monti volle a tutti costi con miliardi che ci avrebbero permesso di pensionare e rilanciare l’occupazione.

L’Italia ha in programma di acquistare fino a 60 esemplari del modello A a decollo da terra e 30 del modello B a decollo verticale, per la portaerei Cavour (fonte La Repubblica), visto che il Trattato di Armistizio – quello della II Guerra Mondiale – ancora oggi non ci consente di avere portaerei a catapulta.

Il ‘peggio’ è che la variante F-35B, quella a decollo verticale, fino all’anno scorso non c’era, non funzionavano i prototipi. Il primo test di decollo con successo è stato effettuato solo il 10 maggio del 2013 al NAS Patuxent River, nel Maryland.

Ebbene, quando nel 2011 e 2012 le Leggi finanziarie andarono a prevedere assegnazioni di miliardi per gli F35-B, i prototipi di quei velivoli neanche si alzavano da terra, pardòn dalla tolda.
Soldi spesi o tenuti fermi  mentre, in nome della lotta agli sprechi, un premier non eletto – Mario Monti – negava spietatamente diritti assistenziali e previdenziali a persone anziane e malate.

Sprechi.

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Si fosse pervenuti ad un investimento teconologico e occupazionale, parleremmo dei danni collaterali della ristrutturazione del capitale – e passi pure – ma non si può transigere su chi ha sprecato denari e angariato i deboli per un aereo che non ci sarà e uno stabilimento di Cameri che rischia di andare in cassa integrazione prima ancora di aver avviato per intero la linea di produzione.

Forse è per questo motivo che i nostri media hanno finora evitato di parlare del flop F35: sarebbero la prova conclusiva di un fallimento generale delle politiche attuate da Mario Monti, oltre che un ulteriore lato oscuro su come si sia pervenuti alla sua nomina a senatore a vita prima e a premier dopo.

Se i soldi impegnati per un aereo che non c’è – frutto della reverenza di Mario Monti verso ‘certa sinistra elettoralmente utile’ e del tutto scollegati sia dal salvataggio delle banche sia dalla questione Finmeccanica – fossero stati destinati al turn over generazionale e alle imprese, avremmo avuto la dura recessione italiana, il crollo del PIL e lo sbilanciamento dell’Eurozona?

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Paolo Ferrero, un comunista evangelico e consumista

3 Giu

Secondo Paolo Ferrero, a proposito di licenziabilità degli statali, ‘se un dirigente vuole licenziare un impiegato, può farlo’, ‘lo dice la legge’ e, mentre su La7 gli sottolineavano che si tratta non dei ‘precari’, ma dei ‘contratti a tempo indeterminato’ ha aggiunto anche che  ‘bisogna smetterla di rompere le scatole’.

In realtà, anche se uno degli ultimi atti del governo di Mario Monti è stato l’introduzione del Codice di comportamento per i dipendenti pubblici, solo «violazioni gravi o reiterate del codice comportano l’applicazione della sanzione del licenziamento con preavviso».

Ferrero è un politico italiano, ex Ministro della Solidarietà Sociale del Governo Prodi II, segretario di Rifondazione Comunista.
Un comunista che chiede ‘interventi per aumentare i consumi’ e che chiede “un uso produttivo” del patrimonio immobiliare pubblico, ‘valorizzandolo’ e destinandolo all’ediliza popolare.

Ferrero, ex segretario della Federazione Giovanile Evangelica Italiana, inizia a lavorare come operaio, nel 1979, ma pochi mesi dopo inizia il servizio civile come obiettore, dal maggio 1980 al novembre 1981, e poco dopo, nel gennaio 1982 viene messo in cassa integrazione a zero ore ed, in seguito, la fabbrica viene chiusa.

Da allora son trascorsi oltre 30 anni, ma  … dalla fabbrica (o dal lavoro dipendente) c’è rimasto ben lontano. Nel 1982 entra nel Coordinamento dei cassaintegrati FIAT, nel 1987 comincia a far politica a tempo pieno in Democrazia Proletaria con l’incarico di responsabile nazionale per la FIAT, dal 1995 al 2006 fa parte della Segreteria nazionale di Rifondazione, dal 2006a al 2008 è parlamentare e ministro del Governo Prodi II.

Paolo Ferrero, da quanto racconta il suo curriculum, ha svolto poco più o poco meno di un anno solare come lavoratore dipendente in fabbrica.

Come fa ad occuparsi di lavoro? Quale esperienza personale ha a riguardo?

E che garanzie dovrebbero dare i comunisti se la stessa Cina Popolare stima che sono stati,”in 12 anni, arrestati e puniti 18.400 dirigenti, che avevano rubato circa 54 miliardi di yuan. Ma almeno altri 20mila sono riusciti a fuggire all’estero con mille miliardi”?

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Nord Corea, un pericolo reale

5 Apr

La recente escalation nordcoreana – con tanto di minacce di attacco nucleare preventivo contro Giappone, Sud Corea e USA – è una rappresaglia contro la decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di attuare nuove sanzioni a causa di un ennesimo esperimento nucleare condotto circa un mese fa dall’oligarchia al potere. Tecnicamente si tratta di una dichiarazione di guerra.

La Corea del Nord è uno Stato socialista con un sistema economico pianificato, ma governato tramite una monarchia ereditaria ormai arrivata alla terza generazione, e classificato, sia da Human Rights Watch sia da Amnesty International, come uno degli stati dove il rispetto dei diritti umani è tra i più bassi al mondo.

L’attuale Caro Leader (così è chiamato il monarca) è Kim Jong-un, educato presso la Scuola Inglese Internazionale di Berna (Svizzera) e amante della vita lussuosa, un uomo maniacalmente zelante (un gung-ho) che, nel giro di un paio d’anni, ha fatto uccidere o ha rimosso oltre un centinaio tra ufficiali e alti funzionari, sempre con accuse ‘infamanti’ come l’ubriachezza od il sesso extraconiugale.

Una Corea del Nord che, da alcuni anni, si dedica al traffico internazionale di stupefacenti, tramite alcune delle proprie ambasciate e la fitta rete di spie ‘infiltrate (quotidiano sudcoreano «Chosun») con un «Pil annuale» stimanto in almeno 3.000 chili (100- 200 milioni di dollari) di metanfetamine, molto diffuse tra i giovani giapponesi, di qualità molto elevata e prodotte nei laboratori di Chongjin e Heungnam, in base a standard rigorosi.

Una droga molto diffusa anche nella stessa Corea del Nord (Newsweek – 2011) a causa della mancanza di medicinalie dell’uso di queste droghe sintetiche come palliativi contro  malattie degenerative e tumori, fino a diventarne dipendenti. D’altra parte, la maggior parte degli ospedali e delle cliniche sono carenti di medicinali ed equipaggiamenti essenziali, oltre ad acqua corrente ed elettricità (fonte BBC), in un paese che destina gran parte del proprio PIL in spese militari, propaganda e repressione.

 Un coreano su quindici, tra quelli tra i 20 ed i 45 anni, è un militare in servizio, mentre uno su quattro è militare della riserva. Uno ogni cento, bambini inclusi, è recluso in un campo di concentramento e lavoro forzato, in condizioni di schiavitù,  sottoposto a torture e ad esecuzioni sommarie, deprivato del cibo e di abiti adeguati al clima freddo. La Corea del Nord è stata più volte accusata di rivendere gli aiuti alimentari, che vengono inviati dall’ONU e dagli altri stati, tra cui gli USA, allo scopo di incrementare il proprio livello bellico.

In Corea, ricordiamolo, i venti di guerra aleggiano da tempo, fin da quando Kim Jong-il – nonno dell’attuale Caro Leader – tentò di ‘annettersi’ il sud del paese, sfuggendo al controllo dei padroni russi, che l’avevano nominato governatore della parte settentrionale, andata sotto la loro influenza dopo la sconfitta del Giappone, nella II Guerra Mondiale. La famosa Guerra di Corea fu un attacco a sorpresa senza stato di guerra dichiarato, avvenuta tra il 1950 ed il 1953, perduta dal presidente statunitense Truman, mentre il generale sul campo, il lungimirante Mc Arthur, insisteva per attaccare anche Pechino, all’epoca male armata ed organizzata, dopo aver sbaragliato i nord coreani.
Da allora sessant’anni di scaramucce, che da qualche mese hanno preso una piega inquietante.
Le già pessime relazioni diplomatiche della Corea del Nord con il mondo intero peggioravano notevolmente nel dicembre scorso, quando venne effettuato con successo il lancio di un missile atto sia a mettere in orbita satelliti sia a lanciare testate nucleari, attirando le ire delle Nazioni Unite, visto che sospetta che il progetto sia in realtà il test di un missile balistico Shahab-5 per conto dell’Iran.
Relazioni che sono peggiorate dopo un test nucleare (il terzo, del 12 febbraio scorso, attuato nonostante diverse ammonizioni e sanzioni dell’ONU). Un ‘test pienamente riuscito’, come annunciato dal regime comunista di Pyong Yang, che ha anche provocato un terremoto di 4,9 gradi della scala Richter.

A seguire, il 1 marzo, si svolgono esercitazioni militari degli USA e della Corea del Sud nel Mar Giallo il 30 marzo 2013, ed il 7 marzo arriva un irrigidimento delle sanzioni già in corso, con voto favorevole sia della Cina Popolare sia della Russia, e, tre settimane dopo, arriva l’annuncio del governo nordcoreano di essere in “stato di guerra” con la Corea del Sud.

Non appagato da tanta truculenza, nè intimorito dalla seppur blanda reazione internazionale, Kim Yong-Un, il 1 aprile 2013, annunciava la riapertura del reattore nucleare di Yongbyon, bloccato da anni per le ingiunzioni dell’ONU, ed il 3 aprile 2013 l’esercito nordcoreano riceveva il via libera per un attacco nucleare contro gli Stati Uniti.

Intanto, le frontiere con la Corea del Sud si sono chiuse, inclusa l’area ad economia speciale di Kaesong dove operano 130 aziende sudcoreane con un fatturato di circa un miliardo di dollari a ‘danno’ di decine di migliaia di ‘semi schiavi’ nord coreani,  ma lo sono anche quelle con la Cina Popolare, dove lavoravano altrettante decine di migliaia di ‘semi schiavi’, nel timore di un’ondata di profughi. Il tutto mentre la Russia esprime preoccupazione, gli USA e Giappone  si preparano ad un attacco a sorpresa, l’Europa latita.

Un attacco che potrebbe non arrivare mai, stando a chi ritiene un segnale di apertura ai mercati la recente nomina a premier del 75enne Pak Pong-ju, un riformista intenzionato a ridurre alcune spese militari a favore della spesa civile. Un attacco sul quale le Borse USA, in risalita, potrebbero star già investendo e di cui sia Pechino sia Mosca hanno espresso timore.

Poche ore fa, dopo che il Caro Leader Kim Jong-un ha fatto dislocare sulla costa orientale del Paese un missile a medio raggio ed il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, ha lanciato l’ennesimo appello, si è appreso che la Corea del Nord avrebbe in agenda un nuovo test nucleare.

Intanto, i razzi-vettore nordcoreani sono in grado di coprire una distanza di 4.000 chilometri circa, ovvero, se fossero lanciati, potrebbero raggiungere la base statunitense di Guam, nell’Oceano Pacifico, ma anche Pechino, Tokio e Shangai.
Se, invece, fossero lanciati dal nord dell’Iran, sarebbero Tel Aviv, Roma, Berlino e Mosca ad essere sotto tiro, mentre, collocandoli su una nave, ogni zona del pianeta sarebbe esposta ad un ricatto.

L’esistenza di una tirannide nucleare come quella nordcoreana è una minaccia planetaria, non un mero problema territoriale od un’ennesima gatta da pelare per gli Stati Uniti. La vicenda in corso, tra l’altro, mira ad espellere gli stati ‘coloniali’ (Giappone e USA) dal Mar Giallo allo stesso modo con cui l’India sta estendendo la propria giurisdizione sull’Oceano Indiano a danno, per ora, delle marinerie italiane e tedesche.

Non è dimostrandosi abbondantemente corruttibile che la Old Rotten Europe (oggi Unione Europea) potrà evitare il proprio declino e la propria esclusione dagli scenari mondiali, dove, viceversa poteva ritagliarsi un ruolo di autorevole e, soprattutto, incorruttibile mediatore.

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Milano Expo dice no al Dalai Lama

21 Giu

Il consiglio comunale di Milano sospeso la delibera per la concessione della cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Infatti, anche la città della Madonnina – dopo Roma, Torino e Venezia –  avrebbe dovuto consegnare le chiavi di Milano a  Sua Santità Tenzin Gyatso, Dalai Lama e principale autorità religiosa del buddismo tibetano, su proposta dell ‘opposizione alla quale si erano aggregati tutti i capigruppo.

La causa? I timori – o meglio dire il panico – di possibili ripercussioni con la Cina proprio in occasione dell’Expo. Le voci raccontano di pressioni arrivate addirittura dal console cinese, come dalla prefettura e della Farnesina (fonte La Repubblica).

Un atto di piaggeria verso la Cina Popolare che trova altri riscontri nel passato, come, ad esempio, l’aver tollerato l’insediamento a Prato di una sorta di concorrenza interna (e spesso illegale) nel settore moda: se ne avvantaggiano forse le griffe, ma l’occupazione italiana muore.

Dunque, è davvero il caso che i milanesi ricordino i ‘chi e come’ di questa tristissima vicenda.

Infatti, di tutta la maggioranza che sostiene Pisapia – ovvero PD, Milano Civica, Sinistra per Pisapia, IdV, SEL – il solo consigliere  David Gentili del Pd, ha votato contro la sospensiva ed a favore dell’attuazione della delibera che concede al Dalai Lama la cittadinanza onoraria di Milano.

Una giornata da dimenticare per quella che una volta si fregiava di essere la ‘capitale morale’ dell’Italia ed, ancor prima, di essere la capitale europea della seta.

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Tienanmen, un anniversario proibito (video rari)

4 Giu

Liberamente tradotto e adattato da ‘Rue89 Le Nouvel Observateur‘,

Come da ventitré anni, il 4 giugno è il giorno più teso dell’anno in Cina popolare: ricorre l’anniversario tabù della sanguinosa repressione di Piazza Tiananmen, nell cuore di Pechino, la frantumazione della “Primavera”, il movimento democratico cinese in quell’anno cruciale, il 1989.

Il blogger cinese ‘Zola’, ben noto in Cina per il suo “citizen journalism” e per i suoi guai con la polizia, ha pubblicato sul mirror estero) e sul suo account Twitter (inaccessibile in Cina) tre foto vietate.

Ingiallite come se avessero un secolo.

Queste foto hanno un valore inestimabile per coloro che sono stati educati omettendo quei pochi giorni fatidici del 1989, che ancora pesano fortemente nella memoria collettiva cinese.

Ventitré anni dopo, resta il tabù, ma i difensori della memoria di Tiananmen hanno imparato a giocare con la censura del “Grande FireWall”, la muraglia cinese della censura digitale.

Questo raro video, ad esempio, documenta i fatti di quei giorni.

Inutile dire che, i giovani cinesi non hanno mai visto queste immagini e qualsiasi riferimento al massacro del 1989 è stato vietato su internet come nel mondo reale.”

Aggiungere che è anche inutile chiedersi perchè, a parte la BBC, le televisioni europee poco e nulla ricordino con eloquenti immagini e testimonianze il massacro di Tienanmen, che, ricordiamolo, fu un crimine contro l’umanità e non fu mai perseguito.

Come vale la pena di ricordare che Li Peng, il ‘macellaio’ di Tienanmen di ieri, è il premier cinese di oggi, che, dopo la recente visita in Cina Popolare di Mario Monti, incoraggerà gli investimenti cinesi sia pubblici sia privati in Italia.

Liberamente tradotto e adattato da Madeline Earp- Senior researcher for CPJ’s Asia Program

Una Cina Popolare dove, con il cambio di leadership atteso alla fine di quest’anno, la pressione sui critici del regime potrà solo aumentare. Tra i tantissimi casi di violazione dei diritti civili, ricordiamo Chen Guangcheng per 19 mesi agli arresti domiciliari o il documentarista Ai Weiwei, tenuto in isolamento per 80 giorni lo scorso anno.

La loro colpa? Aver denunciato in rete le vittime degli aborti forzati, i bambini uccisi dal crollo delle scuole, costruite con materiali scadenti, durante il terremoto del 2008 nel Sichuan, i metodi inquisitori della polizia e cosa accade se si tenta di esprimere una opinione.

Infatti, lo Stato cinese ritiene che questi individui rappresentino una minaccia alla “stabilità”, come lo scrittore Yu Jie esilio delinea in un articolo sul Washington Post di questa settimana. In realtà, ciò che minacciano è la censura e la persuasione occulta che il Dipartimento per la Propaganda ha usato per nascondere i tanti fallimenti ed orrori del Partito Comunista Cinese, come Tiananmen.

Per difendere questo sistema, la Cina si è dimostrata pronta a tutto. Dai benefit e privilegi dei militari e delle forze dell’ordine, al controllo (ben retribuito) che vicini di casa e colleghi devono eseguire su persone attenzionate dal ‘sistema’.

Intanto, l’economia cinese rallenta sempre di più ed il debito pubblico locale è corre verso il miliardo e mezzo di Euro, secondo la Reuters. Se la flessione continua, le difficoltà finanziarie alimenteranno malcontento e disordini.

Il silenzio non equivale alla stabilità.

Una Cina Popolare, silente ma forse instabile, dove i ‘soliti furbi nostrani’, ammantati di pragmatico giansenismo e di malcelata e fallace avidità, stanno trasferendo brevetti, risorse e knowhow …

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La leggenda della spending review

4 Mag

Difficile scrivere qualcosa di serio in giornate in cui cronaca, informazione e governance decidono di darsi all’intrattenimento ed al varietà. Stiamo parlando della spending review.

Innanzitutto, con “revisione della spesa”, si intende quel processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia nella gestione della spesa pubblica che annualmente la Gran Bretagna attua da tempo. Come riporta l’apposito sito istituzionale britannico, “The National Archives” (of spending review), la “revisione di spesa” fissa un piano triennale di spesa della Pubblica Amministrazione, definendo i “miglioramenti chiave” che la comunità si aspetta da queste risorse. (Spending Reviews set firm and fixed three-year Departmental Expenditure Limits and, through Public Service Agreements (PSA), define the key improvements that the public can expect from these resources).

Niente tagli, semplicemente un sistema di pianificazione triennale con aggiustamenti annuali, che si rende possibile, anche e soprattutto, perchè la Camera dei Lord e la Corona britannica non vengono eletti, interrompendo eventualmente il ciclo gestionale o rendendosi esposte (nel cambio elettorale) a pressioni demagogiche o speculative.

Di cosa stia parlando Mario Monti è davvero tutto da capire, di cosa parli la stampa ancor peggio.

Venendo al super-tecnico Enrico Bondi, la faccenda si fa ancor più “esilarante” a partire dal fatto che, con tutti i professori ed i “tecnici” di cui questo governo si è dotato (utilizzandoli molto poco a dire il vero), è necessario un esterno per fare la prima cosa che Monti-Passera-Fornero avrebbero dovuto fare per guidare il paese: la spending review e cosa altro?
Il bello è che, dopo 20 anni di “dogma” – per cui di finanza ed economia potevano occuparsene solo economisti, matematici e statistici (ndr. i risultati si son visti) – adesso ci vuole un chimico (tal’è Enrico Bondi) per sistemare le cose, visto che sono gli ultimi (tra i laureati italici) ad avere una concezione interlacciata dei sistemi, una competenza merceologica e, soprattutto, la capacità di fornire stime affidabili con sveltezza.

Dulcis in fundo (al peggio non c’è mai fine) l’appello ai cittadini a segnalare sprechi.

Quante decine o centinaia di migliaia di segnalazioni arriveranno? Quanti operatori serviranno solo per catalogarle e smistarle? Quale è il modello (se è stato previsto) con cui aggregare il datawarehouse delle segnalazioni?

E quanto tempo servirà per un minimo di accertamenti “sul posto”? E chi mai eseguirà gli accertamenti?
Quante di queste segnalazioni saranno doverosamente trasmesse alla Magistratura, visto che nella Pubblica Amministrazione italiana vige ancora l’obbligo di denuncia, in caso di legittimo dubbio riguardo reati?

Una favola, insomma.
Beh, in tal caso, a Mario Monti preferisco Collodi: fu decisamente più aderente alla realtà italiana.

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