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L’Emilia, il Fascismo Agrario e … Yogananda

11 Nov

Alla data del 31 dicembre 1919 i Fasci in Italia erano 31 con solo 870 iscritti; ebbe vita breve persino il primo fascio di combattimento ‘emiliano’ fondato da Dino Grandi a Bologna il 10 aprile 1919.
Ma a partire dal 1920, al culmine del Biennio Rosso, le occupazioni di terreni agricoli convinsero molti latifondisti liberali, principalmente in Emilia, nell’alta Toscana e nella bassa Lombardia, a negoziare la svendita cascine e fattorie a ex-mezzadri, fattori o piccoli coltivatori diretti socialisti.

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Fu questa la nuova categoria di proprietari terrieri, ben più decisa a difendere i propri beni dalle occupazioni rispetto ai precedenti latifondisti, alla quale Mussolini si rivolse per dare consistenza al movimento fascista, sposandone appieno le necessità.
Così, allarmati dalle occupazioni e dai disordini dei braccianti agricoli (diritto di sciopero, aumenti retributivi, suffragio universale, libertà associative e tassazione delle eredità patrimoniali), i nuovi appartenenti alla piccola borghesia agraria, artigiana o del commercio confluirono nel movimento guidato da Mussolini.
In pochi mesi si costituirono oltre 800 nuovi Fasci, con circa 250.000 iscritti, i quali diedero vita alle squadre d’azione, dette spregiativamente “squadracce”, che contrastarono le leghe rosse e bianche durante gli scioperi o le azioni di occupazione, accentuando il già diffuso clima di violenza politica.

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Il 21 novembre 1920, mentre era in atto l’insediamento della giunta comunale socialista a palazzo d’Accursio, alcune squadre fasciste compivano un attacco all’allora sede del comune di Bologna e nella ressa generale morivano dieci sostenitori socialisti e un consigliere comunale liberale, oltre al ferimento di altre 58 persone.
Prefetto e questore, consci da tempo dei piani fascisti, non si preoccuparono di evitare lo scontro. Allo stesso modo gli Organi di informazione che riuscirono a derubricare il massacro a comune fatto di cronaca.

Questo fatto è passato alla storia con il nome di “eccidio di palazzo d’Accursio” a Bologna e viene considerato come la data effettiva di nascita del Fascismo.

Un mese dopo, il 20 dicembre, al Castello Estense di Ferrara i fascisti manifestavano in commemorazione del liberale Giulio Giordani, quando furono esplosi numerosi colpi di arma da fuoco dalla terrazza, dalla loggia e dalla veranda dei locali della Deputazione Provinciale socialista, lasciando a terra quattro fascisti morti e una sessantina di feriti.

Secondo la questura l’eccidio risultò “preparato da molto tempo e con molta cura” da parte dei socialisti, come rappresaglia per i fatti bolognesi. Il corteo funebre che si svolse a Ferrara rese evidente a tutti il seguito del quale godevano i fascisti, dimostrato dalla partecipazione di migliaia di persone, senza incidenti.

La prova che i fascisti a Ferrara si attenevano agli ordini senza degenerare in scontri e devastazioni facilitò la definitiva affermazione del fascismo presso la corte reale e gli apparati di governo.

Intanto, vale la pena di ricordarlo, proprio nel 1920 a Boston di svolgeva il primo Congresso Internazionale dei Liberali Religiosi, dove Yogananda tenne il suo primo discorso in America.

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L’allora ministro della Guerra Ivanoe Bonomi, nel suo libro  “La politica italiana dopo Vittorio Veneto”, pubblicato postumo nel 1953, così sintetizza l’improvvisa ascesa del fascismo agrario emiliano: “D’improvviso, dopo la tragedia di Bologna, i ceti agrari si muovono, si adunano, si organizzano. Nei borghi della valle padana giovani ufficiali reduci di guerra chiamano a raccolta i loro amici e parenti agricoltori e dicono loro che bisogna difendersi contro quelli che incitano alle violenze violenze e al disordine, contro le correnti che vogliono instaurare la dittatura del proletariato“.

Chissà come sarebbe l’Italia se invece di inviare “guai ai ricchi” e esaltare i “beati poveri di spirito” si comprendesse ed insegnasse che “la libertà dell’uomo è definitiva ed immediata se così egli vuole; essa non dipende da vittorie esterne ma interne.” (Paramahansa Yogananda)

Demata

Edilizia pubblica, privato sociale e consenso tra PD , M5S e Lega

26 Ago

Servizi regionali, emergenza e sicurezza sociali, servizi e integrazione locale sono stati e saranno l’ago della bilancia delle campagne elettorali a venire. In particolare, la situazione abitativa e la povertà che allarmano per cause e con modi diversi i vari corpi elettorali.

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Secondo gli studi di Federcasa – Nomisma, l’Edilizia Residenziale Pubblica (Erp) consisteva in circa 850.000 abitazioni, con tassi di turn over molto bassi, cioè assegnate ‘a vita’.

Gli alloggi effettivamente in locazione sono circa 750.000, ma nel 2013 risultava regolarmente assegnato solo l’86% (circa 650.000), con quasi 100.000 appartamenti sfitti od occupati abusivamente.

La fotografia degli inquilini pubblici ci dice che sono cittadini italiani (88,3%) anziani (49% oltre 65 anni) con pensione minima o sociale (44,4%), che vive lì da oltre 30 anni (28%) o almeno 20 anni (49%).

Le famiglie in graduatoria utile per l’assegnazione di una ‘casa popolare’ sono anch’esse circa 650.000, ma la tipologia di domande accolte è del tutto diversa: quasi la metà sono nuclei stranieri (37,3%) pluri-componente (34,5% supera le 3-4 persone) non anziani (31,6% è tra 35 e 45 anni).

Gli sfratti in Italia richiesti per abitazioni pubbliche e private nel 2017 erano 132.107, di cui 59.609 pervenuti a richiesta di esecuzione e ben 32.069 eseguiti con l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario.
Secondo l’ultimo censimento Istat, sono oltre 2 milioni di alloggi vuoti in Italia, escluse naturalmente le seconde case per le vacanze.

Alla resa dei conti, l’Edilizia Residenziale Pubblica

  1. accoglie molte persone sole o nuclei di due componenti di italiani, mentre 200.000 famiglie in lista d’attesa sono di oltre 3-4 componenti con ‘capofamiglia’ sotto i 45 anni, spesso straniere
  2. disperde oltre 300.000 gli italiani anziani semi-indigenti, spesso senza adeguati servizi sanitari di prossimità, con costi pubblici aggiuntivi derivanti dalla dispersione delle cure.
  3. non è in condizione, essendo satura, di fronteggiare l’emergenza abitativa derivante dagli sfratti, con la conseguenza che gli Enti Locali devono ricorrere alla disponibilità di alloggi privati vuoti per tramite di costose convenzioni
  4. nell’attuale, l’esigenza di alloggi presunta è di oltre un milione di unità abitative, tenuto conto anche dell’invecchiamento della popolazione e del calo demografico, cioè ne ‘mancherebbero’ almeno 400.000
  5. è lo snodo centrale dell’integrazione dei lavoratori stranieri e dei loro figli ‘italiani’ in un’Italia che non vede arrestarsi il proprio declino demografico.

E l’Italia di tutto ha bisogno, fuorchè ‘separarsi’ in quella del passato da quella del futuro, ma altrettanto certamente non può ampliarsi con una colata di cemento pari a quella di una città di un milione di abitanti, come è inevitabile che un milione e quattrocentomila famiglie aventi diritto ad un alloggio pubblico sia una cifra shock in termini di consenso sia in termini di bisognosi, sia di cambiamenti da introdurre, sia come costi generali e tasse, sia … di eventuali guerre tra poveri; divide et impera docet.

Tra l’altro, le ‘case popolari’ non sono nate come alternativa al carcere, anzi dovrebbero essere una tappa nella crescita economica di una famiglia o il rifugio estremo per chi più sfortunato.
Viceversa, oltre agli arresti domiciliari in attesa di giudizio già previsti dal Codice, sulle case popolari – in assenza di altre politiche ad hoc – è andata a ricadere anche tanta detenzione alternativa al carcere, dopo la cosiddetta legge Gozzini del 1986, voluta dalla Sinistra Indipendente, che introdusse i permessi premio, l’affidamento al servizio sociale, la detenzione domiciliare e la semilibertà, seguita dalla Legge 199 del 16 dicembre 2010 che generalizzava presso il domicilio “le pene detentive non superiori ad un anno” con effetti tutti da capire per l’Edilizia Residenziale Pubblica, se il Parlamento (D.L. 4 ottobre 2018 n. 113) ha dovuto inserire nel Codice di Procedura Penale che … gli “arresti domiciliari non possono essere eseguiti presso un immobile occupato abusivamente“.

Tra l’altro, siccome in Italia ci sono 40 carceri, costruite, inaugurate e mai utilizzate al prezzo di miliardi di euro , addirittura è accaduto che per anni degli sfrattati abbiano abitato (abusivamente) un carcere mai inaugurato.

Dunque, come conferma Federcasa, quel che serve è una maggiore integrazione con le politiche socio-sanitarie, dell’educazione e della sicurezza, con una nuova organizzazione aziendale e il  potenziamento della rete del privato sociale.

“La storia infrastrutturale dell’edilizia sociale italiana ha necessità prioritaria di essere affiancata da nuove forme di gestione della persona e dei nuclei familiari.” (Luca Talluri, presidente Federcasa)

In altre parole, prima di aprire nuovi cantieri, serve

  • implementare uno sportello di utenza e la presenza di operatori in loco che spesso mancano o non sono previsti
  • riprogettare l’accoglienza in base alle esigenze diverse, distinguendo quelle urgenti, a lungo termine, disabili, inoccupati, anziani, famiglie e stranieri

E’ esattamente quello che ci aspettiamo dalle Regioni – e dal notevole numero di personale a cui danno lavoro – fin dal 1974, quando questa vicenda iniziò con Mutue e Casse affidate dalla politica locale, poi a partire dal 1977 l’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) venne frammentato in Aziende territoriali  regionali (ATER), infine migliaia di Enti  “inutili” vennero cessati e sostituiti – caso mai – con ‘privato sociale.

Ecco perchè le ‘periferie’ – proprio a partire dagli Anni ’80 – hanno iniziato a sentirsi tradite dalla Sinistra. Ed ecco dove sono i milioni di voti che si spostano con un paio di tweet, tra chi teme il cambiamento, chi teme lo status quo e chi teme ambedue.

Demata

Chi vota l’Uomo della Crisi?

20 Ago

Il Premier Conte ha riconsegnato il mandato al Presidente Mattarella accusando Salvini di aver affossato le riforme e di essere poco adeguato come uomo delle istituzioni.

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Aggiungiamo che l’attacco della Lega a Giuseppe Conte lascia gli italiani con la spada di Damocle dell’Iva maggiorata del 2% con conseguenze davvero epocali sull’economia e i servizi pubblici dell’Italia.

Dunque, il problema immediato di noi tutti NON si risolve con il Diktat di Matteo Salvini nel votare prima la riduzione del numero di parlamentari, poi andare a votare e poi ancora formare un governo in quattro e quattr’otto per approvare una Finanziaria 2020 da lacrime e sangue tutta da scrivere.

Infatti, in Italia, il voto si può tenere tra 60 e 70 giorni dopo lo scioglimento del Parlamento e alla data del voto devono passare non più di 20 giorni  per la convocazione della prima seduta delle Camere durante la quale si avvia l’iter per l’elezione dei due presidenti e solo dopo iniziano le consultazioni da parte del presidente della Repubblica per formare il nuovo governo.

In altre parole, domenica 27 ottobre è la data più probabile per tenere eventuali nuove elezioni, se le Camere saranno sciolte già a fine agosto, e nel caso migliore avremmo un governo non prima della metà di novembre, il quale nel giro di un mese dovrà risolvere un problema da 23 miliardi di euro.

Simpatizzanti o meno di un partito che ognuno sia, nessun cittadino informato (cioè attento al proprio portafogli) può credere il Parlamento possa votare la Legge di Bilancio a camere sciolte o – peggio – mentre si svolgono le elezioni, nè che decisioni così importanti e potenzialmente dannose siano prese senza un vero dibattito, nè da un governo tecnico nè da un premier con ‘pieni poteri’.

Dopo di che ognuno – ricordandosi delle tasse e dei servizi, con una mano ben ferma sul portafogli – tragga le proprie conclusioni dagli annunci e dalle smentite che si accumuleranno come accade ormai da troppi anni.

Servono Pace e Buon Senso per sperare in una Legge di Bilancio equa ed equilibrata.

Demata

Sassari: uno specchio dell’Italia reale

1 Lug

Domenica di ballottaggi a Sassari, dove vince la coalizione di liste civiche di Centrodestra con il 56,22% dei voti.

Al ballottaggio “l’affluenza è in netto calo: a Sassari ha votato il 40,96%, con un -13,75% rispetto al 54,71% del primo turno di due settimane fa, quando il magistrato Mariano Brianda (Csx) e il chirurgo Nanni Campus (Cdx) avevano preso rispettivamente il 34,06% ed il 30,54% dei consensi”. (Repubblica)

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In due parole:

  1. il Centrodestra ha attirato solo una piccola parte degli elettori della Lega Salvini – Autonomie, che al primo turno aveva raccolto il 16% con Mariolino Andria, 
  2. il Partito Democratico è riuscito a perdere più di un elettore su dieci in sole due settimane,
  3. nessuno dei due ha attirato gli elettori dei Cinque Stelle, che al primo turno aveva raccolto il 14,4% con Maurilio Murru, mentre nel 2018, per la Camera, erano al 44% 

Intanto, registriamo che a Sassari

  1. alle Politiche 2018 il 66,38% degli elettori del Collegio plurinominale di Sassari era andato a votare, al Ballottaggio 2019 solo il 40,9%
  2. solo un elettore su cinque confida nel nuovo sindaco, mentre quasi uno su due non ha fiducia nei candidati ‘in toto’, anche se il sistema elettorale registra il vincitore al 56% … e si governerà con ampie maggioranze
  3. solo un elettore su sette ha votato per una lista sovranista-autonomista , pur avendo la Sardegna una lunga tradizione in materia e con i Cinque Stelle al 44% neanche due anni fa
  4. sempre nel 2018, per la Camera, nel Collegio di Sassari il numero di voti per la Lega e le Destre era più o meno quello registrato due settimane fa (16%), al primo turno delle Elezioni Comunali 2019.

Cosa c’entra Sassari, se mesi fa la Lega è diventato il primo partito del Italia con oltre il 34% dei voti alle Elezioni Europee?
Per la matematica, aveva votato solo la metà degli italiani (56%), gli altri – evidentemente – non avevano trovato candidati e liste di loro interesse.
Dunque, se in teoria votasse il 100%, quel 34% corrisponde al 18% dei consensi e, soprattutto, se per l’Europa votava il 70-75% come alle Politiche, la Lega sarebbe arrivata intorno al 22% (e non al 34%), dato che l’astensione è stata elevata al Centrosud.

Se ogni Partito attrae uno o al massimo due italiani su dieci, nessuno in Italia ha la maggioranza dei consensi, neanche quella relativa che la Coalizione di centro-destra aveva conquistato con il 37% alle scorse e già dimenticate elezioni.
Per quanto ancora potremo amministrare il Bel Paese con maggioranze, dove avversari politici che si alleano sotto un primo ministro nominato ad hoc, come nel Patto del Nazareno con Matteo Renzi o come tra Lega e Cinque Stelle con il premier Conte?

Demata

Sant’Antonio da Padova: un promemoria per gli elettori italiani

27 Gen

340px-antoniuspaduaSant’Antonio da Padova è ancora uomo dei nostri tempi, che ha utili insegnamenti da dare ai cristiani ed agli uomini di buona volontà. Fu un uomo che visse rapidamente e morì giovane e famoso a 35 anni, come tanti “eroi” moderni, venendo proclamato santo immediatamente, come tante ‘icone’ moderne.

Infatti, ancora ventenne, era già noto per la sua oratoria e il suo approccio umano (marketing, come diremmo oggi?), come riporta un cronista dell’epoca, il francese Giovanni Rigauldt: «gli uomini di lettere ammiravano in lui l’acutezza dell’ingegno e la bella eloquenza (…) Calibrava il suo dire a seconda delle persone, così che l’errante abbandonava la strada sbagliata, il peccatore si sentiva pentito e mutato, il buono era stimolato a migliorare, nessuno, insomma, si allontanava malcontento
E già a 30 anni, le sua capacità organizzative (project management, come diremmo oggi?) l’avevano reso ministro provinciale  dell’Ordine dei Francescani per l’Italia centro- settentrionale, dove – ieri come oggi – erano diffusi gli scontri tra i clan familiari dei ‘nuovi ricchi’, i potenti e i notabili  per il proprio tornaconto si disinteressavano delle popolazioni  che avrebbero avuto l’incarico di guidare e proteggere. “Cani muti“, come li chiamava il Santo.  

Un uomo dei nostri tempi, che ha ancora molto dai dire ai cristiani, specialmente riguardo i “cittadini”, le “istituzioni” ed le loro interrelazioni, cioè la Politica e l’Economia secondo la Morale cattolica.

«La natura ci genera poveri, nudi si viene al mondo, nudi si muore. È stata la malizia che ha creato la ricchezza e chi brama diventare ricco inciampa nella trappola tesa dal demonio.»

Dunque, un «Lago di miseria e di lurido fango è il mondo.
Il lago è una massa d’acqua che ristagna e non defluisce. Le acque corrotte del mondo sono superbia, lussuria, bramosia di denaro, e mai defluiscono, anzi di giorno in giorno s’accresce il loro livello.»

Infatti, «Quando prosperità mondane e piaceri ti arridono, non lasciarti incantare, non prenderne diletto; entrano in noi blandamente, ma quando li abbiamo dentro ci mordono come serpenti.»

«Razza maledetta, sono cresciuti forti e innumerevoli sulla terra, e hanno denti di leone. L’usuraio non rispetta né il Signore, né gli uomini; ha i denti sempre in moto, intento a rapinare, maciullare e inghiottire i beni dei poveri, degli orfani e delle vedove…

E guarda che mani osano fare elemosina, mani grondanti del sangue dei poveri.
Vi sono usurai che esercitano la loro professione di nascosto; altri apertamente, ma non in grande stile, onde sembrare misericordiosi; altri, infine, perfidi, disperati, lo sono apertissimamente e fanno il loro mestiere alla luce del sole.»

E voi, amministratori di uomini e risorse, «Abbiate in orrore il denaro, rovina principale della nostra professione e perfezione; sapendo di dover dare il buon esempio agli altri, non si permetta alcun abuso in fatto di denaro.

Siate uomini capaci di consolare gli afflitti, perché è l’ultimo rifugio dei tribolati, onde evitare che, venendo a mancare i rimedi per guarire, gli infermi non cadano nella disperazione.
Per piegare i protervi alla mansuetudine non si vergogni di umiliare e abbassare sé stesso rinunciando in parte al suo diritto.»

In Politica, come in ogni caso della vita, «La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere.
Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché Egli maledisse il fico in cui non trovò frutti, ma solo foglie.»

Infatti, «Il grande pericolo del cristiano è predicare e non praticare, credere ma non vivere in accordo con ciò che si crede.

«In un’acqua torbida e mossa il viso di chi vi s’affaccia non viene rispecchiato.
Esci dal tumulto delle cose esteriori, sia tranquilla la tua anima. 
Se guarderai bene, potrai renderti conto di quanto grandi siano la tua dignità umana e il tuo valore…
In nessun altro luogo l’uomo può meglio rendersi conto di quanto egli valga, che guardandosi nello specchio della Croce.»

E sii attento ad affidare il tuo consenso, perchè «La verità genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell’odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio.
Se predicassero la verità, come verità stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell’odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti.
Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo.»

«Adesso ho da dire una parola a te … L’esempio della vita dev’essere l’arma di persuasione; getta la rete con successo solo chi vive secondo ciò che insegna.»

«La fede vera è accompagnata dalla carità.»

Parola di Antonio di Padova, detto “il Santo” (noto anche come “Antonio da Forlì” o António de Lisboa), al secolo Fernando Martins de Bulhões (Lisbona, 15 agosto 1195 – Padova, 13 giugno 1231).

Le elezioni politiche e/o amministrative non sono alle porte, ogni cristiano ha tempo per riflettere e chiedersi se sia possibile – “guardandosi nello specchio della Croce” – scegliersi dei rappresentanti “ricchi di parole e vuoti di opere” e che “non vivono in accordo con ciò che dicono di credere“, vietando addirittura la carità verso gli indigenti, non vivendo secondo ciò che insegnano, lasciando dietro di se un mare di debiti.

Demata

Elezioni, i dati di Roma dimostrano un forte nesso tra PD ed M5S

6 Mar
Finito lo spoglio, assegnati i seggi, inizia la conta dei numeri da parte degli analisti e sono diversi i primi dati che balzano all’occhio.
Ad esempio, un raggruppamento demoliberale autonomo da coalizioni avrebbe potuto attestarsi come quinta forza parlamentare e che potrebbe raggiungere un risultato simile anche alle prossime elezioni amministrative.
Oppure la conferma che la Lega non otterrà mai la leadership del Paese perchè non riesce ad accreditarsi da Roma in giù, dove i residenti sono ben memori dei vari ‘Roma ladrona’ o ‘Vesuvio lavali col fuoco’.

Tra le varie forme che prendono i dati, spicca la particolarità e la significatività del voto a Roma.

Ad esempio, nel III Municipio, quasi 200mila residenti,  il M5S aveva prevalso alle amministrative , ma già dopo pochi mesi la giunta municipale era implosa e alle politiche dell’altro ieri si è registrato un solido ritorno degli elettori al Partito Democratico.
Questo dato contestualizza l’ipotesi che la transizione di elettori dal PD al M5S sia in senso inverso, dai M5S al PD: un fatto rilevante in termini di coalizioni di governo e lettura del processo storico-sociale.

Un dato pesante in termini di resa dei conti interna ai Dem, che connota ulteriormente l’errore di contrapporre un assertivo Matteo Renzi – anzichè l’operoso Enrico Letta – ad un movimento di cittadini che chiedevano ‘fatti’ ed erano stanchi di votare per forza d’abitudine.
Altro numero eclatante, quel 10% di elettori che alle politiche ha preferito il M5S, ‘que todo va a cambiar’, mentre alle regionali ha optato per il PD di Nicola Zingaretti, che in questi cinque anni ha brillato per l’immobilismo.
In una città di dipendenti e pensionati pubblici se c’è da rinviare le privatizzazioni comunali o ripristinare in parlamento le pensioni pre-Fornero, si vota M5S, se invece c’è da mantenere la Sanità e l’Assistenza ‘senza toccare nulla’ e solo incrementando la spesa, si vota PD.
Eppure, appena insediata la Giunta regionale PD, il Governatore Zingaretti dovrà pur annunciare l’ennesimo disavanzo sanitario record ad una opposizione ben agguerrita di Parisi, Lorenzin e Lombardi, che almeno nelle promesse elettorali sarebbero lì per questo: gli sprechi, l’immobilismo e il deficit.
Intanto, il futuro Presidente del Consiglio, che stavolta non sarà figlio del Nazareno, dovrà trovare il coraggio o di riconfermagli il commissariamento ad acta nonostante il dissesto oppure … di decretare lo stato fallimentare del Lazio ed affidarsi a diverse forme di risanamento.
Due dati – l’esigenza di segnali forti di cambiamento verso l’immobilismo e gli sprechi, a fronte di un’osmosi tra M5S e PD di voti che esigono quel cambiamento – che condizioneranno non poco sia i risvolti interni del PD e del M5S, sia i compromessi impronuciabili che saranno necessari per una eventuale collaborazione dei Democratici con i Cinque Stelle.
Demata

Salvini vince, Di Maio è arbitro: Italia in stallo?

5 Mar
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Cartoon di Paolo Lombardi – toonpool.com

La sconfitta di Renzi e Grasso era annunciata, allo stesso modo lo era il sorpasso di Salvini a danno di Berlusconi.

Fin dall’estate scorsa era noto che nei collegi uninominali il Centrosinistra era soccombente ed era una pia illusione pensare che le percentuali si sarebbero ribaltate nel proporzionale.
Quanto a Matteo Salvini, qualunque direttore editoriale sa bene dove si conduce un Paese, se i media amplificano a dismisura certe affermazioni senza stigmatizzarle a sufficienza.

Evidentemente, si sperava che tra il “pressappochismo” dei Cinque Stelle e il “fascismo” della Lega, l’elettorato si rifugiasse ‘as usual’ nel rassicurante centrismo consociativo della coppia Matteo & Silvio.

Un elettorato che – viceversa – aveva buone ragioni per sentirsi tradito dal salvataggio delle Banche e dei piccoli investitori a discapito della Previdenza e di una miriade di lavoratori. (Passa la linea Salvini sulle pensioni: cancellare la legge Fornero – Sole24ore)

Un Meridione che stava scoprendo come – con un uso onesto ed efficiente uso dei Fondi Europei a partire dal 2000 – Repubblica Ceca, Slovenia e Slovacchia hanno oggi un Pil pro capite superiore a tutto il nostro Sud ed, in misura minore, lo stesso è accaduto in Romania e Bulgaria. (Elezioni 2018, la ribellione del Sud e le radici della protesta – Corsera)

Una popolazione (ed una Buona Scuola) che ha evidenti limiti nel recepire l’innovazione e la globalizzazione, cioè nell’accesso al lavoro, al reddito ed a pensioni dignitose, se – nella UE a 27 nazioni – è quella con il più basso tasso di laureati e che li paga peggio di tutti. (Entro il 2020 servono 2,5 milioni di lavoratori qualificati – Repubblica)

A fronte di quanto, Renzi e Berlusconi hanno preferito riempire le liste con noti nomi della Seconda Repubblica, dopo aver salvato banche ed investitori fino all’ultima cassa di risparmio, ma non una prece per esodati, invalidi eccetera, demandando ad un’Agenzia la lotta alla corruzione, alla malamminstrazione e alle mafie.

Il risultato è evidente:

  • il Centrodestra della Lega ha vinto le elezioni, ma non da Roma a scendere, dove Salvini  è al lumicino con PD + M5S che superano largamente il 60%
  • PD e Forza Italia non solo non governerebbero neanche alleandosi, ma sarebbero minoritari in una qualsiasi alleanza di governo
  • Lega e M5S alleati superano il 50% al Senato, ma non di quanto basti per garantirsi, oltre al potere di vero, anche la maggioranza stabile per governare.

Uno stallo alla messicana, ma – niente paura – siamo in Italia.

Infatti, sia agli italiani sia ai partiti conviene un governo ‘di programma’, con i Cinque Stelle che già in campagna elettorale si sono detti disponibili.

In parole povere, Di Maio dovrà scegliere se

  • sostenere Salvini nel tentativo di dimostrare a livello mondiale che il ‘populismo’ è in grado di governare una grande potenza industriale. Prevedibilmente, potrebbe essere un passo più lungo della gamba ed … i “sostenitori internazionali” non sarebbero pochi, ma non in Europa
  • allearsi con il PD, assumendosi la responsabilità di un governo che potrebbe essere tanto breve e distruttivo, quanto longevo e costruttivo, ma a condizione di voltare la spalle ad una parte dell’elettorato storico e di affidarsi ad esperti di settore conclamati
  • appoggiare un governo del Presidente su un programma prefissato ed a termine, onde pervenire a nuove elezioni.

Nel primo caso, a parte la reazione dell’elettorato meridionale che è la maggior forza nei Cinque Stelle, dovrebbe fare i conti con l’incombente appoggio-ombra di Berlusconi e/o della Destra.
Nel secondo, c’è prima da capire quale sarà il futuro ruolo di Matteo Renzi e quali i rapporti del PD con Sinistra, Sindacati e Cooperazione o Volontariato, se parliamo di pensioni o di sprechi.
Nel terzo caso, c’è il rischio che, tra un anno, il voto di protesta che sostiene i Cinque Stelle possa rivolgersi altrove.

L’unica cosa certa è che l’esperienza di Roma Capitale – dove si è alla paralisi diffusa, ma i Cinque Stelle restano il primo partito – non è replicabile a livello nazionale: le agenzie di rating ed i controllori dell’Unione esprimono i loro ‘verdetti’ non devono attendere anni prima di poter intevenire se il bilancio finanziario è fallimentare. (Tensione su euro e spread dopo il voto – Repubblica)

Intanto, se Salvini già rivendica l’incarico di governo, Beppe Grillo ritorna a sbraitare a nome della ‘base’ …

 Demata