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Come riconoscere un ‘politico’ incompetente o corruttibile

15 Giu

Un consigliere comunale è un cittadino che si è assunto il dovere di garantire innanzitutto sicurezza, diritto allo studio, servizi sociali, mobilità e infrastrutture a piccoli centri e – soprattutto – a territori popolati da milioni di persone che lavorano.

Un consigliere regionale è un cittadino che si è assunto il dovere di garantire assicurazione sanitaria ai lavoratori e agli indigenti, formazione professionale, infrastrutture per rifiuti, acqua, energia e mobilità, supporto alle imprese.

Un deputato o un senatore è un cittadino che si è assunto il dovere di garantire leggi eque, competenti, applicabili e comprensibili a chiunque, finalizzandole innanzitutto alla sicurezza e alla coesioe sociali, specie quelle relative alla Spesa e al Bilancio dello Stato, ai Trattati o Concordati che l’Italia si assume l’onere di rispettare, alle procedure ed ai tempi della Pubblica amministrazione e della Giustizia.

Dunque, riconoscere un ‘politico’ incompetente o corruttibile è facile.

Infatti, il modello anglosassone / mitteleuropeo implica che in campagna elettorale, come nei periodi di ‘pace’, partiti, politici e settori collegati (media, welfare e PA) non facciano altro che parlare dei bisogni dei cittadini e delle proprie proposte a riguardo.

Un politico che non ci espone proposte per Lavoro, Sanità, Servizi, Spesa e Regole, NON si sta occupando di Politica, bensì solo di Carriera e/o di Potere.

Senza proposte concrete e conti alla mano per Lavoro, Sanità, Servizi, Spesa e Regole, è evidente che il ‘politico’ – allorchè sarà in poltrona – non andrà ad occuparsene, se non per questioni di Carriera e/o di Potere.

Quanto denaro buttato al vento produce un ‘politico’ che non ha idea di come funzioni la Pubblica Amministrazione e/o quali sono gli standard tecnici e procedurali, che dovremmo avere alla pari delle nazioni con cui ci interfacciamo maggiormente, come Germania e/o Francia?

A cosa serve un ‘politico’ che non sa quanto costano e come funzionano Lavoro, Sanità, Servizi e Spesa? Se non si occupano del tuo Lavoro, della tua Salute, del tuo Ambiente, dei Servizi che ti servono, della tua Spesa, EVITALI.

Demata

P.S. Se i Partiti e le Elezioni non pongono al primo posto gli interessi sostanziali degli elettori (Lavoro, Salute, Servizi, Ambiente, Mobilità, Sociale), vanno a votare solo i cointeressati pezzi di apparato e di lumpenproletariat.

La Classe Media fa paura: studia, socializza, propone …

Roma, candidati, sindaco, sondaggi: lo scenario

6 Apr

Le proiezioni elaborate dalla Ipsos forniscono un quadro desolante della situazione romana.
Innanzitutto, si prevede un astensionismo altissimo, pari al 57,3% (sei romani su dieci): in pratica un milione e passa di elettori non troveranno un candidato adatto tra la mezza dozzina di coloro che si candideranno.

Tenuto conto che almeno un quinto dell’elettorato romano è dipendente di un ente locale o di una ditta appaltatrice oppure usufruisce di un immobile o di uno spazio comunale o di un sussidio, era prevedibile che i due candidati che hanno già dichiarato che “non vogliamo privatizzare come altri partiti” godessero di un certo vantaggio ed, infatti, per la candidata del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi si prevede il 27,5% delle preferenze e per il Democratico Roberto Giachetti il 22,5%.

Numeri, ad ogni modo, irrilevanti rispetto al Centrodestra (38,5%), se non fosse per le divisioni interne tra Giorgia Meloni (20%), Guido Bertolaso (12%) e Alfio Marchini (6,5%).

Una realtà che si conferma al ballottaggio, che vedrebbe aumentare le astensioni pervenendo ad un testa a testa tra Virginia Raggi e Giorgia Meloni (50,9% – 49,1%), se il Centrodestra si ricompattasse, mentre Giachetti (44,6%) e Bertolaso (40,2%) avrebbero comunque poche speranze.

Morale della favola:

  1. il peso delle centinaia di migliaia di  elettori coinvolti nella ‘moralizzazione’ degli enti locali capitolini è enorme
  2. è altrettanto enorme il peso degli astensionisti al punto che  per arrivare al ballottaggio ai candidati basteranno solo 300.000 voti su 2,3 milioni di elettori e per diventare sindaco basterà meno di un quarto dell’elettorato

Dunque, vinte le elezioni, il nuovo Sindaco di Roma Capitale si troverà a scegliere se abbandonare al proprio destino chi l’ha votato – per imporre il mantenimento dello status quo – ed agire con rigore dando attenzione alla maggioranza ‘silenziosa’ (perchè astensionatasi) oppure se affrontare – in cambio di fama e vitalizio – il misero fallimento della propria consigliatura, tra scioperi, disastri, debiti, arresti e infamie varie.

Demata

 

Ballottaggi: le urne semivuote. Il PD sconfitto dagli scandali e dall’inerzia

15 Giu

Ballottaggi, come in Liguria, un elettore su due diserta le urne ed il Pd perde Venezia e Arezzo. Renzi precisa che “non è una mia sconfitta” e, paradossalmente, ha ragione come in parte avrebbe torto.

Innanzitutto, quello che balza all’occhio è l’assenza (sembra definitiva) di alternative ‘a sinistra’, siano SEL o PRC oppure i Verdi come l’Italia dei Valori.
Un bel 10% dell’elettorato non è rappresentato: è quello che va in piazza con la CGIL e che sostiene gli attuali dissidenti del PD, ma un partito da votare non ce l’ha.

Poi, c’è l’atteso effetto degli scandali del PD romani e delle cooperative dei servizi esternalizzati: rubare ai poveracci e favorire i raccomandati sono tabù per l’elettore di sinistra, convinto da sempre di essere superiore moralmente.
Non sappiamo quanti elettori vedano ormai con sospetto certi rapporti ‘storici’ del PD con il mondo cooperativo, ma Mafia Capitale ha cambiato totalmente la percezione solidaristica e positiva di prima. Intanto, accade che un uomo onesto come Casson sia stato sconfitto a Venezia, mentre un personaggio discusso come De Luca vinca in Campania grazie al sostegno dei vertici nazionali.

Infine, c’è il nodo lavoro-pensioni, che attanaglia tante famiglie con genitori anziani e figi disoccupati e che dura ormai da cinque anni.
Nessuno dimentica il totale silenzio del PD e della CGIL ad avallo delle disastrose ‘riforme’ di Mario Monti ed Elsa Fornero. Ed oggi che ci sarebbe l’urgenza di risolvere il pasticcio previdenza che blocca la crescita occupazionale … Damiano, Camusso, Padoan, Renzi, Poletti, Boeri e chi più ne ha più ne metta … potremmo arrivare a dicembre del 3015 continuando a discuterne.

Se alle prossime elezioni politiche, la Sinistra non vorrà trovarsi con un miserrimo 25% deve superare questo bivio: l’elettorato è deluso, disorientato, diffidente.

Si potrebbe almeno cauterizzare la ferita nel consenso elettorale che il  protrarsi delle indagini e degli scandali di  Mafia Capitale comporta, commissariando Roma e il Lazio e portandole a nuove elezioni con nuovi candidati.
In secondo luogo, è tempo che nasca un partito ‘a sinistra’ del PD: la CGIL ha sempre svolto un ruolo politico e non solo sindacale nel nostro Paese, al Senato i ‘dissidenti del PD’ sono abbastanza per formare un gruppo.

Ed è il momento che Renzi faccia breccia e porti ad attuazione almeno un tot delle tante cose che ha messo in campo. In alternativa, sarà molto difficile mantenere la sua immagine di ‘vincente’ su cui fonda buona parte della sua forza.

Demata

Il PD alle presidenziali senza candidato

27 Gen

Matteo Renzi ha annunciato che nelle prime sedute di voto per l’elezione del presidente della Repubblica l’indicazione del Partito Democratico è la scheda bianca.

Incredibile, ma vero: pur avendo la quasi maggioranza assoluta in Parlamento, il partito che si propone come forza imprescindibile dei giochi politici dell’Italia non sa a chi votare.

Come sarà possibile che il Partito Democratico possa pensare di guidare la nazione da qualunque parte essa sia, senza andare ad elezioni e senza una scissione?

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Chi sarà il Presidente secondo i numeri e … buon senso

25 Gen

L’elezione del Capo dello Stato richiede, dalla terza seduta in poi, 505 dei 1009 voti espressi da 630 deputati, 320 senatori (315 eletti, 5 a vita) e 58 delegati delle Regioni (art. 83 Costituzione).

I ‘numeri’  collocano il Gruppo Parlamentare del PD in testa (407) seguito dal Centrodestra (234), M5S (143), Autonomie (51), Lega (35), Scelta Civica (34) e SEL (33), in fine il Gruppo Misto (23).
In realtà, a causa della gravissima situazione interna e delle pressioni della CGIL, è difficile che il PD possa garantire molto più di 300 voti, in un senso o nell’altro, e senza i ‘numeri’ del secondo aggregato parlamentare, il Centro Destra ancora dominato da Berlusconi, diventerebbe possibile qualsiasi colpo di mano.

Se i ‘numeri’ sono la conditio sine qua non per qualsiasi elezione e determinano dei ‘eprcorsi obbligati’, i  fronti possono essere più variegati.
Il primo fronte è quello ‘nazionale’ dei ‘baby boomers’ – i nati tra il 1948 ed il 1955 – che gli italiani chiamano ‘ex sessantottini’ e che da una ventina d’anni fanno il bello e il cattivo tempo a nostre spese. Gente che era convinta di essere portatrice di in un futuro migliore e intende somministracene ulteriori dosi.
L’altro è quello ‘internazionale’ che ha già iniziato da tempo ad affidare il futuro ai cinquantenni di oggi, vedasi Merkel, Obama o John Ellis Bush, Valls, Cameron.  Una posizione che – destra o sinistra che sia – trova forte radicamento a livello popolare e tra i comparti tecnico-esecutivi, ma non offre figure gradite all’oligarchia cattocomunista italiota.

In pratica, l’Italia deve affrontare lo stesso bivio dinanzi al quale si trovò la CEI quando si trattò di eleggere Karol Woytila al papato, facendo un passo indietro rispetto alle secolari logiche romanocentriche, e dinanzi al quale si è trovato il Vaticano intero nello scegliere un gesuita cosmopolita come moralizzatore di Roma.

Lo ‘stato delle cose’ lascia pochi nomi alla ribalta, a meno che il PD scelga una via disastrosa, cedendo a chi vorrebbe uno dei ‘soliti noti’ a presiedere il Quirinale, magari sbarrando la strada ad innovazione, semplificazione ed equità generazionale per altri sette anni.

L’estremo tentativo di un mondo che si regge solo su proroghe dell’età pensionabile e mandati elettivi già esauriti, come sul consenso di alcune zone dello Stivale,  beneficiate dall’Unificazione italiana, è Sergio Chiamparino (Moncalieri, 1948), ex alpino, presidente della Regione Piemonte dal 9 giugno 2014, esperto di  ristrutturazioni industrial fin dal 1975 e responsabile del Dipartimento Economico del PCI di Torino dal 1982.
Contro di lui, per non chiariti motivi, la sinistra PD di cui Stefano Fassina ricorda che “il nuovo Presidente dovrebbe garantire autonomia, esperienza, conoscenza delle dinamiche parlamentari e autorevolezza”, ovvero non il ‘compagno’ Chiamparino che non è mai stato parlamentare. Idem Raffaele Fitto, di Forza Italia: “Puntiamo ad un capo dello Stato autonomo, autorevole, e che non sia necessariamente espressione della sinistra”.

L’uomo che meglio raccoglie ‘il nuovo che non avanza, ma doveva esser già qui’ è Paolo Gentiloni, ex editore di ‘Nuova Ecologia’ e per anni parlamentare europeo e compnente delle Commissioni Ambiente ed Esteri dell’Unione Europea. Poco conosciuto in Italia, fuori dalla sua città natale, Roma, è stato l’uomo che forse più di tutti ha tutelato gli interessi energetici dell’Italia ed il suo upgrade tecnologico.
Ed, infatti, Gianni Cuperlo, parlamentare ed ex presidente del Pd, ha dichiarato “mi auguro che ci sia una proposta unitaria, seria, autonoma” da parte del suo partito e Gentiloni è un liberale di nobile famiglia, esponente del ‘mondo laico’ a partire da Bonino e Rutelli.

Tra i due fronti va a comporsi il tezo nome: Dario Franceschini, cinquantenne, proveniente dall’esperienza giovanile dei Cristiani per il Socialismo e delle Acli, sempre ‘apart’ rispetto all’oligarchia sindacal-cooperativa e spesso dimenticato dalla stampa ‘amica’. Ottimo mediatore e persona di cultura, cattolico populista e non operaista, può essere il punto di incontro raggiungibile o … già raggiunto, visto che è l’unico che rientra nei ‘parametri di veto’ delle due componenti ‘old school’ del PD e del Centrodestra, salvo che non tirino fuori dal cappello al cilindro un settantenne as usual.

Aggiunto che Mario Draghi ha annunciato i ‘Bot europei’ prima e non dopo le elezioni greche ed italiane, potrebbe addirittura accadere qualcosa di sensato nel Paese degli Acchiappacitrulli, ovvero che PD (407) più Centrodestra (234), con Autonomie e Scelta Civica (85) riescano a convergere ed eleggere il Presidente entro le prime tre sedute.

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2015: previsioni facili per un anno difficile

31 Dic

Giorni fa, chicchierando con due politici locali, mi trovavo a segnalare che la ‘gente’, per l’anno che verrà, proprio non ha ‘sogni nel cassetto’, niente speranze, niente prospettive. Al massimo il sogno di andare via, per se e/o i propri figli, emigrando a nord o all’estero.
E ricordo sia le loro facce sgomente nell’esser posti dinanzi al dovere di ‘dare un futuro alla polis’ sia il loro silenzio attonito sia il mio corrispettivo stupore, dinanzi a tale vacuità.

Cosa ci aspetta per il 2015? Cosa ci lascia il 2014?

Sul fronte dei partiti italiani, ciò che accade è ormai evidente: il Paese è bloccato a causa della faida perpetua che attangaglia la Sinistra (Italia, Grecia o altrove è uguale) e quella che è de facto una minoranza degli italiani riesce ancora a bloccare riforme attese da 20 e passa anni.

Riguardo l’economia, il 2014 è stato un altro ennesimo anno nero ed infatti ci siamo beccati ben due abbassamenti di rating, finendo nella sentina del BBB+ oltre la quale c’è solo la quarantena, dato che l’attuale parlamento – a ben vedere – non ha reso esecutive le tante e troppe riforme che servirebbero. Anzi in molti casi non le ha proprio approvate neanche a livello di norma generale.
Inoltre, la spesa pubblica aumenta, nonostante i tagli su tutti i servizi e il blocco degli stipendi e delle pensioni, ma nessuno ci spiega quale ne sia la causa, come anche i conti vengono puntualmente smentiti, ma nessuno paga per gli errori fatti.

Intanto, sul fronte della ripresa, Napoli e Milano stanno dimostrando che – nonostante il malaffare – un rilancio infrastrutturale e d’immagine è possibile, Roma no. Non solo il fiasco dei Fori pedonali e di Malagrotta o le vergogne di Parentopoli e di Mafia Capitale oppure l’incapacità a costruire in tempi ‘ordinari’ un palazzo congressi o uno stadio, ma anche l’imprevidenza di un’espansione urbanistica decisa proprio mentre i mutui-casa andavano in tilt in tutto il mondo (subPrime) o il mantenimento di una lunga filiera di enti, consigli d’amministrazione e direttivi, prebende e busillis, gerontocrazie e partitocrazie che dimostrano solo che Roma – allo stato attuale – riesce a stento ad essere capitale di se stessa.

Andando fuori dai confini italiani, il 2014 è stato un anno fosco, con la Sinistra europea che ‘domina’ ma ‘brilla’ per gli scandali e ‘flette’ per le solite faziosità, mentre Obama alla fine di un doppio mandato piuttosto scialbo e zeppo di errori in politica estera, cerca di recuperare il consenso perduto puntando sui cavalli di battaglia kennediani: diritti civili e questione cubana. Intanto, ISIS, Putin e un tot altri mostrano i muscoli e il petrolio flette, ma … saranno problemi del prossimo presidente, mica suoi.

E il 2015?

Si dice che Italia e Francia siano protette dalla buona sorte ed, infatti, allorchè cadde il Muro di Berlino fu la carneficina yugoslava a dissuadere tanti post-comunisti nostrani dal giocarsi la ‘sfida all’OK Corral’ anche a casa loro. Oggi c’è la Grecia di Tsipras.
Infatti, il ‘problema’ è che ormai i greci sono ‘padroni’ solo della bandiera e della cartina geografica del loro paese, tutto il resto, in un modo o nell’altro, è in mano a stranieri: la tentazione di nazionalizzare o iperfiscalizzare ciò che si è ceduto per debiti accumulati è una tentazione antica come il mondo.
Cosa dire? Speriamo che i greci facciano presto a seguire le solite promesse e che si rovinino ulteriormente con le proprie mani, in modo che l’Italia e, soprattutto, la Francia dei solotti buoni aprano gli occhi su un gauchisme che ha sempre portato sangue e prevaricazione?

Come anche, sarà Hillary Clinton o Jeb Bush il prossimo inquilino della Casa Bianca, è davvero difficile che Italia e Francia possano cavarsela come finora, grazie all’inerte benevolenza dell’Imperatore. Nel primo caso, difficile che si continui a tollerare l’instabilità italiana in un Mediterraneo-Mar Nero sempre più bellicosi, nel secondo caso dovremo vedere cosa ne sarà dell’armata statunitense al momento stanziata nell’Africa Equatoriale ‘contro Ebola’.

Venendo a noi, i tempi della politica (e dei processi) non sono allineati con quelli dei mercati (rating, trend, spread, eccetera) e davvero sarà difficile evitare il BBB-, se andiamo a questa velocità. Inoltre, Roma non sembra in grado di badare a se stessa, figurarsi il paese, e soprattutto ‘costa un botto’. Andrebbe commissariata – ma sul serio – sia al Comune sia in Regione, come dovrebbero esserlo Napoli e Palermo, almeno finchè gli apparati locali non si rendessero efficienti, economici e affidabili come il resto d’Italia.

Quanto alla ripresa e al lavoro, basti dire che il 2014 si conclude con un ulteriore differimento di quattro mesi dell’età pensionabile, mentre il turn over langue, ed inizia ad essere aastanza chiaro a tutti che l’attenzione della Sinistra alle pari opportunità (invalidi, disoccupati, donne, giovani) è un mero ricordo del passato, dopo uno sciopero generale che chiedeva il mantenimento dello status quo e dopo il veto di Matteo Renzi al neodirettore dell’Inps, Tito Boeri, a riformare alcunchè.

Detto questo, le cose potrebbero andare così:

  1. staremo a cincischiare tra elezione presidenziale, legge elettorale, jobs act e quant’altro fino a primavera, quando si capirà se la Grecia ha crashato ulteriormente, se e come si affermeranno Clinton e Bush, se lo Stato Islamico ‘tiene’,  et cetera
  2. a ridosso dell’estate le agenzie di rating potrebbero anche star tranquille – l’elezione di un nuovo presidente porta di solito bene – e può anche darsi che Damiano e Boeri riescano ad invertire il meccanismo della Riforma Fornero e che Renzi abbia il coraggio di sottrarre ai sindacati il controllo – tramte la loro presenza nei CdA – dell’Inps e di tanti altri Enti
  3. se accadesse questo – ma è fantapolitica – si andrebbe ad elezione in settembre, cioè prima che  qualcuno possa far bloccare o annullare con cavilli le norme emesse e andando al voto con il PD di Renzi alleato i Centristi, mentre quello ‘sindacalizzato’ dovrebbe necessariamente costituirsi ‘a se stante’ e … farsi carico – come oneri e come immagine – dell’enorme patrimonio immobiliare ereditato dall’ex PCI o trasferitogli ope legis dai beni dell’erario subito dopo la II Guerra Mondiale e di un sistema opaco come quello delle elezioni /decisioni sindacali nell’era dell’Edemocracy e del voto on line
  4. molto più prevedibilmente, le cose continueranno a stare come sono, magari in attesa di vedere come andranno le presidenziali USA o sperando in qualche miracolo di San Pietro intento a far lavanderia a casa sua, mentre per l’occupazione persisterà la stagnazione e per i servizi pubblici non ci resta – ahimé – che ‘privatizzare’ tutto. Così, tra settembre o novembre, se va bene, arriverà qualche solita batosta, mentre le aziende straniere avranno comprato tutto quanto ci sia da lucrare nel nostro Bel Paese. Basti dire che da due anni i benefit di una nota azienda autostradale italiana vanno ad ingrassare un fondo pensioni canadese … mentre noi ieri abbiamo elevato l’età media dei nostri pubblici impiegati di quattro mesi per i prossimi dieci anni, perchè Inps e ambienti governativi considerano ancora l’Inps come fosse un salvadanaio, neanche fossimo alla fine dell’Ottocento.

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Poi, arriverà il 2016 e, dunque, poi si vedrà. Intanto, saranno passati il raccolto delle olive 2015, la ridislocazione delel filiera produttiva toscoemiliana per via dei terremoti e le diverse indagini in corso sul reticolo delle cooperative  e avremo scoperto (l’impresa italiana è tutta qui) cosa ne è stato del nostro sistema agro-alimentare, del Paesaggio Italiano e … della Dolce Vita.
Siamo Italiener, ‘noi’ viviamo nella Grande Bellezza, na klar. Scuola, giustizia, sanità? Abbiamo delle tradizioni: basta consultare Pinocchio di  Collodi per saperlo …

P.S. A proposito, voi vi mettereste in affari con uno che ragiona così?

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Perchè l’affluenza alle urne è un problema primario proprio in Italia

24 Nov

Secondo Renzi “l’affluenza è problema secondario” e per Bersani è “sbagliato litigare con Cgil”, ma è nei fatti che in Emilia Romagna  il PD raccoglie il consenso ‘minimo garantito’, il 17,8% dei votanti, la Destra (FI + Lega) arriva sotto l’11%, il ‘nuovo’ 5S raccatta quasi il 5%, NCD e UDC semiestinti al di sotto dell’1%, la Sinistra ‘sinistra’ men dell’1,5%.
E alle urne mancano i voti  di ben 2.214.657 emilian-romagnoli su un totale di 3,5 milioni di aventi diritto al voto.

Dunque, NON è affatto “sbagliato litigare con Cgil”, se il  PD bene o male racimola – in tempi di vacche magre – il ‘suo’ quasi 20% effettivo.

“L’affluenza  è problema secondario” se, però, qualcuno dimostrasse che ad ‘esserci’ è sempre lo ‘zoccolo duro’ del PD, quello delle Coop e delle AssoCult, mentre gli elettori in fuga sono i pensionati con tessera sindacale ‘a vita’, che vedono in qualunque riforma il rischio di ritrovarsi le proprie  pensioni ridimensionate in favore di chi più giovane di loro.
L’affluenza resta un problema primario se insieme al PD c’è solo la Lega e la Destra, tenuto conto che sono – a differenza del centrosinistra – in crescita anzichè in calo. Salvini ormai è sicuro: “Siamo la vera alternativa al Pd. Renzi dovrebbe preoccuparsi, stiamo arrivando”. E come non dargli torto se NCD e UDC sono al lumicino?
Affluenza che affonda duramente le  5S, se in quattro anni son cresciuti solo di 23.000 voti in tutto su 3,5 milioni totali, ed ha voglia Grillo a dire che: “l’astensionismo non ha colpito il M5S”.
Morale della favola le elezioni  sono andate davvero male: non c’è solo l’Emilia Romagna con il suo astensionismo generalizzato. C’è anche la Calabria, una regione notoriamente ‘difficile’, dove PD  e Sinistra ottengono un risultato plebiscitario (61%) ma in realtà potranno contare sul consenso effettivo di un solo cittadino su quattro …

E che le elezioni siano andate davvero male si vede anche dalla scomparsa delle forze centriste, che preannunciano un oligopolio della sinistra nel medio periodo e delle debacle alla Obama o alla Hollande nel lungo (dieci anni).
Forse in tempi anche più brevi, se Matteo Renzi  non dimostrerà rapidamente di voler dare una risposta ai milioni di lavoratori (e contribuenti Inps ed ex Inpdap) danneggiati dalla Riforma Fornero.

Tra poche settimane lo ‘scudo’ del mandato europeo si  esaurirà e la fragilità del governo (come dei 5S) verrà tutta in luce: praticamente tutti i dirigenti pubblici  con ruoli esecutivi sono nati tra il 1950 e il  1962, proprio la fascia d’età che è esclusa ‘da sempre’ dal dibattito politico nel nostro  Paese.
Il vuoto di consensi che si sta allargando a macchia d’olio in Italia deriva anche e soprattutto dall’esclusione di un’intera generazione dai  ruoli direttivi della società, pur dirigendola come esecutivi, cioè garantendone quel poco di  servizi e di  produttività che restano. Una generazione che il sessantenne Grillo ed il quarantenne Renzi escludono a priori, dimenticando  che finchè non convincono (o coinvolgono) proprio questi  opinion maker – ovvero i padri dei ventenni e i figli  dei settantenni – non convinceranno gli altri …

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