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Roma Capitale: la struttura del debito

13 Mag

I romani ed il loro futuro sindaco sono avvisati:la città ha contratto dal 2003 al 2008 un debito mostruoso, le cui somme (più i finanziamenti e contributi ordinari) sarebbero meritevoli di una puntata di Chi l’ha visto, per come sta ridotta la Capitale.

Il commissario straordinario per il piano di rientro del debito di Roma Capitale, Silvia Scozzese, ha reso nota l’effettiva situazione di bilancio del Comune di Roma:

  1. ad una valutazione al 30 settembre 2015 il passivo è salito a 32.369.019 euro
  2. il debito (anteriore al 2008) di Roma Capitale è di 13,6 miliardi di euro, due volte il bilancio del Campidoglio, ed oltre i tre quarti è riferito a mutui contratti dal Comune prima del 2008.
  3. di questi contratti solo due risultano ancora aperti, alla data del 30 settembre 2015, con la Banca Opere Pubbliche e alle Infrastrutture S.p.A. (OPI), nata quanto “Corrado Passera è stato scelto da Giovanni Bazoli come ad di Banca Intesa, nominando a sua volta Mario Ciaccia responsabile della Direzione Stato e Infrastrutture dell’istituto e poi numero uno di Biis (Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo), per finanziare opere pubbliche” (fonte Huffington Post)
  4. entrambi scadono il 31 dicembre 2030, con un valore mark-to-market negativo di circa 19 milioni di euro nel 2011 e furono stipulati il 24 luglio 2007, quando già un anno prima il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco aveva lanciato l’allarme (inascoltato), auspicando  “la possibilità, anche per l’Italia, di poter aprire la procedura fallimentare per gli enti locali in dissesto finanziario. Una prospettiva che indurrebbe gli istituti di credito a una maggiore cautela nel ricorso ai sofisticati strumenti dei derivati finanziari per offrire risorse agli enti locali sulla base della garanzia delle delegazioni di pagamento” (fonte Sole24Ore)
  5. i crediti accumulati dal 2008 al 2014 consistono in 7,1 miliardi, tra tributi non pagati dagli evasori (Imu e Ici in testa), tariffe mai saldate (rette scolastiche, tariffe dei servizi sociali, affitti degli immobili di proprietà del Comune) e multe dei vigili non riscosse
  6. il valore attuale del debito finanziario fino al 2048  è di circa 9 miliardi di euro, cioè quanto previsto per i contributi futuri a Roma Capitale. La carenza di liquidità potrebbe determinare l’impossibilità di utilizzare i fondi stanziati per la copertura delle spese già programmate nonché obbligatorie
  7. riguardo i ‘derivati’ ed il debito che s’è creato sono state diverse le inchieste e le indagini per truffa ai danni del Comune.

Dunque, sarebbe bello che i candidati sindaco ci dicessero come vogliamo metterla, visto che neanche vendendo il Colosseo si copre un buco simile e visto che di sicuro non possiamo tenere la città in ginocchio a pagar debiti per i prossimi trent’anni come abbiamo arretrati ultradecennali nelle infrastrutture e nella manutenzione.

Demata

 

 

 

 

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Roma, candidati, sindaco, sondaggi: lo scenario

6 Apr

Le proiezioni elaborate dalla Ipsos forniscono un quadro desolante della situazione romana.
Innanzitutto, si prevede un astensionismo altissimo, pari al 57,3% (sei romani su dieci): in pratica un milione e passa di elettori non troveranno un candidato adatto tra la mezza dozzina di coloro che si candideranno.

Tenuto conto che almeno un quinto dell’elettorato romano è dipendente di un ente locale o di una ditta appaltatrice oppure usufruisce di un immobile o di uno spazio comunale o di un sussidio, era prevedibile che i due candidati che hanno già dichiarato che “non vogliamo privatizzare come altri partiti” godessero di un certo vantaggio ed, infatti, per la candidata del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi si prevede il 27,5% delle preferenze e per il Democratico Roberto Giachetti il 22,5%.

Numeri, ad ogni modo, irrilevanti rispetto al Centrodestra (38,5%), se non fosse per le divisioni interne tra Giorgia Meloni (20%), Guido Bertolaso (12%) e Alfio Marchini (6,5%).

Una realtà che si conferma al ballottaggio, che vedrebbe aumentare le astensioni pervenendo ad un testa a testa tra Virginia Raggi e Giorgia Meloni (50,9% – 49,1%), se il Centrodestra si ricompattasse, mentre Giachetti (44,6%) e Bertolaso (40,2%) avrebbero comunque poche speranze.

Morale della favola:

  1. il peso delle centinaia di migliaia di  elettori coinvolti nella ‘moralizzazione’ degli enti locali capitolini è enorme
  2. è altrettanto enorme il peso degli astensionisti al punto che  per arrivare al ballottaggio ai candidati basteranno solo 300.000 voti su 2,3 milioni di elettori e per diventare sindaco basterà meno di un quarto dell’elettorato

Dunque, vinte le elezioni, il nuovo Sindaco di Roma Capitale si troverà a scegliere se abbandonare al proprio destino chi l’ha votato – per imporre il mantenimento dello status quo – ed agire con rigore dando attenzione alla maggioranza ‘silenziosa’ (perchè astensionatasi) oppure se affrontare – in cambio di fama e vitalizio – il misero fallimento della propria consigliatura, tra scioperi, disastri, debiti, arresti e infamie varie.

Demata

 

Previsioni elettorali a Roma

31 Mar

Se un elettore romano volesse digitare su Google i termini ‘Roma Capitale’ e ‘debito’, può trovare con immediatezza diverse informazioni abbastanza eloquenti:

  • secondo uno studio di Ernst&Young «Roma Capitale» presenta un disavanzo strutturale annuo pari a 1,2 MILIARDI, mentre il debito pregresso della Capitale è fermo a quota 13,6 MILIARDI nonostante i tagli e i sacrifici imposti ai contribuenti, includendo ancora oggi una serie di debiti “indefiniti”, come certificato dal Commissario Silvia Scozzese
  • le elaborazioni dell’Ufficio Studi della Cisl di Roma e del Lazio effettuate sul Piano di riequilibrio dei conti capitolini rilevano che in tre anni – dal 2010 al 2012 – la pressione fiscale sui romani è aumentata di oltre 2,3 MILIARDI di euro a fronte di una diminuzione di contributi statali di 0,97 MILIARDI e di un ridotto aumento di entrate correnti. Ad aggravare la situazione fiscale dei cittadini romani è l’aggiunta delle addizionali regionali più alte d’Italia, anche in questo caso per risanare una Regione, il Lazio, da anni in crisi per analoghe cause e sotto il peso della sanità regionale per la quale l’ex sindaco Ignazio Marino ha lanciato accuse molto serie, contestando “alla Regione Lazio il potere di ignorare, rallentare o fermare ogni processo di cambiamento nella capitale d’Italia
  • il progetto di bonifica e di ripristino delle fogne e degli acquedotti di Roma è iniziato nel 2014 con ATO2 Acea, ma al momento diversi quadranti della città non hanno fogne o ricevono acqua contaminata dall’arsenico, per non parlare dei topi. Quali possano essere i costi per un’intervento così ampio e capillare non è dato saperlo, ma parliamo di MILIARDI di euro e anni di disagi e lavori, specie se consideriamo le condizioni degli spazi pubblici e la sicurezza della viabilità e dei pedoni … senza parlare del fatto che sarebbe urgente da qualche decennio impiantare una rete di trasporti su ferro (tram e metropolitane) – unica alternativa al caos al rumore, allo smog e al caos – ma sono … altri MILIARDI di euro e anni di disagi e lavori
  • i pensionati a Roma sono circa il 46% della popolazione, il che significa che prevedibilmente entro dieci anni la città vedrà un decremento di popolazione, di PIL (reddito da pensione) e di leva fiscale nell’ordine del 15% rispetto all’attuale, mentre già ora è elevato il numero di case sfitte, nell’ordine di duecentomila
  • le cause del dissesto finanziario sono riconducibili alla disastrosa gestione Veltroni e, oggi, fa capo sia al sempre più calante PIL metropolitano sia alle forniture pessime degli appalti di Mafia Capitale sia proprio alle società controllate che raggiungono circa le 37 mila unità di personale, circa diecimila in più,dei 26.800 dipendenti degli stabilimenti Fiat in Italia (e senza includere i 25 mila dipendenti diretti dell’amministrazione comunale). Inoltre, c’è l’emorragia finanziaria degli immobili comunali sia in termini di ammortamento e manutenzione sia di affitti semigratuiti su ampia scala.

Dicevamo … 62.000 elettori con relativi familiari maggiorenni ed elettori, i quali dipendono dalla situazione occupazionale offerta dal Comune di Roma e dalle aziende collegate e aggiungiamo gli elettori che lavorano come dipendenti per da aziende in appalto con relativi parenti di primo grado, che – a nuovo sindaco – potrebbero trovarsi senza lavoro o con regole ben più stringenti. Siamo tra i 100.000 ed i 150.000.

Poi sommiamo i quasi centomila elettori coinvolti nello scandalo di Affittopoli i quali dopodomani potrebbero vedersi sfrattati o comunque a pagare affitti a prezzo di mercato e, magari, consideriamo anche i due o trecentomila che – con la rivalutazione del catasto – si ritroveranno con le loro case dei centri storici a pagar fior di tributi.
Ed infine teniamo conto della milionata di pensionati che non vogliono particolari cambiamenti allo status quo ed, in particolare, di quei duecentomila che dipendono proprio dai servizi sociosanitari dati in appalto.

Nel peggiore dei casi parliamo di quasi mezzo milione di elettori, nel migliore di circa trecentomila, tutti prioritariamente interessati a che poco o nulla cambi e … tutti ben determinati a NON votare un sindaco rigoroso che andasse a tagliare le aziende in rosso o che volesse cambiare le abitudini dei cittadini per evitare sprechi oppure, ancor peggio, cercasse di cancellare le centinaia di migliaia di prebende, sconti e sussidi raccontati dagli scandali recenti.
Siamo al terminale del voto di scambio … per non perdere il lavoro o per non dover lavorare, per non pagare l’affitto o dover cambiar quartiere, perchè ci piace la bicicletta o vogliamo la movida, perchè voglio tutto sotto casa e come era una volta …

Le previsioni? Qualunque sarà il Sindaco andrà a finire che interi apparati comunali resteranno commissariati per anni ed anni … cos’altro aspettarsi mai con miliardi di debiti e di dissesti se sono dieci anni che una bella fetta dell’elettorato ostacola il cambiamento ben sapendo che le risorse son finite?

Demata

Roma, i trasporti pubblici ed il sindaco che verrà

14 Mar

Dato un cerchio di 40 km di diametro, come lo è Roma, quante dovrebbero essere le fermate del sistema integrato di trasporto pubblico?

Partiamo dal fatto che ne dovremmo avere una entro 250 metri da casa, se vogliamo che i mezzi pubblici siano utizzati anche dagli invalidi e dai chi ha bimbi piccoli, e – fatte due divisioni due – salta fuori che le fermate dovrebbero essere 6.000 circa.

Ma “la città di Roma, nonostante una planimetria piuttosto disordinata, ricca di siti archeologici intorno ai quali lo sviluppo della superficie edificata è avvenuto a macchia di leopardo, vanta una dotazione di verde elevata e che diventa più consistente nelle zone periferiche. Il sistema ambientale di Roma Capitale è costituito da circa 86.000 ettari di territorio salvaguardato e protetto (pari a circa i 2/3 dell’intero territorio comunale)”, secondo l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale.

Dunque, i trasporti dovranno coprire un’area di soli 400 milioni di metri quadri e, così, servirebbero solo 2.000 fermate per realizzare un sistema integrato di trasporto pubblico.

Ma …

In realtà, solo gli attuali Municipi I, II, V, VI e XII hanno densità abitative nell’ordine di 10.000 abitanti per Kmq, cioè paragonabili a quelle di Milano e tali da rendere efficiente ed efficace un capillare sistema integrato di trasporto pubblico.
A contraltare, il municipio più popoloso (il III), oltre ad essere separato dal resto di Roma dal Tevere e dall’Aniene, dovrebbe strutturare il livello di trasporti per oltre un milione di abitanti con una densità abitativa (2040 ab/kmq) praticamente pari a quella di piccoli centri come Albano Laziale o Marino (~1800 ab/kmq).

Infine, dobbiamo ricordare che, per fare in modo che gli umani – se abitano in municipi a bassa densità abitativa – utilizzino un sistema di trasporto pubblico, è necessario che in 15-20 minuti al massimo possano raggiungere l’hub di riferimento o la zona d’interesse nel proprio municipio e che – eventuamente – in ulteriori 20-40 minuti possano pervenire alla destinazione finale, anche se dall’altro capo di Roma.

Non sono numeri a caso: 500 metri sono la percorrenza minima per l’autista del bus per ingranare fino alla 4a e rifermarsi, 15 minuti equivale alla percorrenza a piedi che eravamo avezzi a fare fino a 20 anni fa, 60 minuti è all’incirca il tempo (sola andata) che consumano ogni giorno i pendolari d’ogni dove ed è, infatti, quello che serve oggi al trenino per andare da Settebagni a Fiumicino od alla Tav per Firenze o Napoli.

Ritornando alle ‘fermate’dei bus, delle metro e dei tram, cosa abbiamo imparato?

1- solo gli attuali Municipi I, II, V, VI e XII hanno le caratteristiche ‘minime’ per realizzare e beneficiare di una rete di trasporto come quella di Milano e Napoli
2- i restanti municipi – con densità abitative da hinterland rurale – necessitano di hub, con grandi parcheggi, per gli spostamenti verso i municipi più densamente abitati e frequentati unitamente ad un trasporto ‘circolari’ interno ai municipi
3- se vogliamo spostamenti veloci e mezzi pubblici frequenti, le fermate dei bus, almeno quelle, non vanno collocate a meno di 4-500 metri l’una dall’altra, i divieti di sosta vanno garantiti nelle vie di percorrenza dei mezzi pubblici, negli hub ed alle metro vanno garantiti parcheggi a tempo e carsharing, oltre ai posti per le auto dei disabili e per le biciclette.

A breve, a Roma, si andrà a votare ed avremo un nuovo sindaco.
Nel caso ci riparlassero dell’Atac, ma non dovessimo sentire di ‘fermate’, ‘parcheggi’, ‘divieti’ eccetera … beh … allora saranno tutte chiacchiere.
A proposito, sarebbe un bel passo avanti in termini di trasparenza, sapere almeno quante fermate (e quante pensiline) abbiamo in giro per Roma. Vuoi vedere che sono molte di più delle circa 2000 che dovrebbero bastarci? O, comunque, che sono concetrate in alcune zone mentre altre – a parità di bacino – sono molto più diradate?

Demata

Francia, nei numeri una vittoria di Pirro

14 Dic

I numeri delle Amministrative francesi sono ‘secchi’:

  1. solo Bretagna, Piccardia e Provenza potranno essere governate dalla Sinistra (la prima) o dalla Destra (la seconda e la terza) senza dover l’una e l’altra affratellarsi in un abbraccio mortale
  2. solo in Bretagna il numero di lettori di sinistra è superiore a quello di chi vota a destra (Uniòn o Fronte Nazionale che sia)
  3. in ben due regioni (Piccardia e Provenza) il Partito Socialista è irrilevante.
Ormai è difficile parlare di un bipartitismo alla francese a meno di non accettare da una parte l’alleanza (conflittuale) tra i due partiti storici e tradizionali, dall’altra il Front o, fuori dalla Francia, i così detti Populisti.
Intanto, se Destra e Sinistra sono ormai «succubi della globalizzazione», il Fronte di Le Pen (come gli omologhi movimenti europei) offre una «visione» e comunque risposte – spesso semplificate o poco realistiche – a problemi complessi.
L’Unione di Destra ha già individuato in Alain Juppé  – «il migliore di tutti noi»  secondo Chirac – l’uomo che dovrà far dimenticare Sakozy e sconfiggere Le Pen alle prossime presidenziali del 2017: “i francesi hanno bisogno di una «visione», non antieuropea, non quella di un paese ripiegato su se stesso, non in controsenso rispetto al mondo di domani.”
Il premier socialista Valls riedita – a paura passata – che ‘il pericolo (ndr. fascista) non è scongiurato’  … tutto qui.

Demata

  Unione di Sinistra % Unione di Destra % Fronte Nazionale %
Bretagna 51 30 19
Piccardia 58 42
Normandia 36 36 28
Loira 37 43 20
Centro 35 35 30
Ile de France 42 44 14
Borg. Fr. Contea 35 33 32
Charente 44 34 22
Rodano Alpi 38 40 22
Pirenei 45 34 21
Provenza 55 45

 

Come sarà il dopo Marino?

31 Ott

La situazione politica italiana dopo la bagarre delle dimissioni di Ignazio Marino è ritornata allo stato di malessere diffuso tra gli elettori come quello che si verificò con Tangentopoli.
Anzi, a ben vedere, il contesto esploso con Mafia Capitale sembra essere l’epilogo di quella vicenda evidentemente rimasta irrisolta.

Riepilogando molto rapidamente:

  1. con la Caduta del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda cessa l’afflusso estero di finanziamenti ai partiti e muta la loro collocazione nel panorama politico mondiale.
  2. il PCI dell’epoca con Achille Occhetto dovette affrontare ristrutturazioni, diaspore e scissioni ed alla fine prevalse un metodo politico molto più attento a raccogliere il consenso degli elettori, piuttosto che l’adesione dei cittadini
  3. in Italia il cambiamento sotto i colpi di ricatti e attentati mafiosi vero le istituzioni e grazie a Tangeentopoli che porta alla luce un reticolo di malaffare e collusioni che spazza via tutti i partiti ad eccezione del PCI, perchè il cassiere’ Primo Greganti si assume tutte le responsabilità
  4. tolta la falce e martello dal logo, l’ex PCI si ridenomina, assorbe una buona fetta di ‘ex democristiani’ e crea il Prodismo, mentre la restante parte dei democrisstiani converge con tanti socialisti nel Berlusconismo
  5. poco dopo una legge (Decreto Biondi) sana o prescrive i reati di Tangentopoli che coinvolgevano sia politici e partiti sia soprattutto funzionari e uffici, mentre viene varata tra mille polemiche la legge sul conflitto di interessi attesa da tempo
  6. la realtà locale romana resta sostanzialmene fuori dagli scandali

Venti anni dopo

  1. una bella parte degli amministratori dell’attuale PD è stato coinvolto (se non condnnato o prescritto) in scandali per abusi o corruttele mentre … Primo Greganti è stato di nuovo beccato e si trattava dell’Expo
  2. Roma che era rimasta ai margini di Tangentopoli si ritrova oggi con Mafia Capitale, cioè con nessi diretti e reticolari tra pezzi della pubblica amministrazione, gruppi di potere nei partiti e crimine organizzato. Addirittura, un ex procuratore dell’Antimafia come Sabella dichiara che catturare Brusca fu una passeggiata a confronto con due mesi da assessore capitolino …
  3. Nepotopoli e Parentopoli varie hanno dimostrato come sia facile passare da una onlus ad una carica pubblica e poi ad un Cda non solo a Roma ma dovunque, l’asssorbimento dell’Inpdap nell’Inps si è ivelato un disastro e i conti (come le pensioni bloccate) non tornano, mentre metà dell’Italia ormai prende la Tav o l’aereo se deve andare in ospedale
  4. gli italiani sempre più  preferiscono le mani pulite (si spera per sempre) dei Cinque Stelle o si astengono dal voto temendo di sostenere un mafioso od un pressappochista, sempre che non appoggino l’estrema destra
  5. la Capitale – sfuggita a Tangentopoli – viene commissariata per quasi un anno dal Ministero degli Interni e dal Vaticano, sperando che il Giubileo sia l’inizio di un risanamento profondo.

Morale della favola, i guru dell’ex PCI ed attuale PD prendessero atto che nel democratizzare il PCI si è falliti, fosse solo perchè le tanto vantate primarie sono state troppo spesso oggetto di scandali e denunce.
E prendiamo atto tutti che l’unica infrastruttura di base rimasta ‘alla politica’ è il Sindacato confederale, anch’esso fortemente diviso come nel resto dell’Europa in cristiano-sociali e social-radical.

Questa probabilmente la chiave delle evoluzioni future del quadro politico italiano left sided,  ammesso e non concesso che si riesca ad smuovere Roma in soli due anni, con Renzi che potrà contare sui giovani tecnocrati e sulla base cristianosociale, mentre Die Linke aggregherà l’universo social dei comitati e delle piccole onlus, come del sindacalismo di base e dei senza diritti.

E Roma?
Dopo quello che è accaduto nelle municipalizzate e non solo, passando per monumenti chiusi e i servizi inaccessibili come un muro di gomma, non se ne viene a capo senza una legge sui sindacati che la Costituzione attende dal 1949 e che è nella filiera delle riforme costituzionali ed istituzionali.
Ovviamente si potrebbero e si potevano siglare contratti diversi dagli attuali, ma come per i Cda delle municipalizzate l’ex sindaco preferì affidare il tutto all’ex vicesindaco, noto per la sua provenienza dai movimenti di piazza …

Allo stesso modo, scoprire che tutti appalti e gran parte degli affidamenti di forniture erano illegittimi suggerirebbe di inviare le Fiamme Gialle anche per le revisoni contabili ordinarie, come avviene per i privati.
Intanto, solo a parlare del Campidoglio (ma ci sono anche altri apparati coinvolti in Mafia Capitale) Roma si ritrova con interi uffici rimossi, sospesi o denunciati e non si sa dove prendere personale adeguato visto come sono andati assunzioni e carriere finora. Questi sono gli anticorpi che mancano a causa di un mobbing sistematico come l’Anticorruzione denuncia pubblicamente.

E poi c’è il problema che Roma Capitale dava direttamente o indirettamente lavoro ad oltre 50.000 persone tra dipendenti, municipalizzate, concessioni e onlus, cioè non meno di 2-300.000 elettori come indotto che in buona parte vedranno cambiare le proprie abitudini di vita con l’attuazione di leggi e regolamenti che – come stiamo scoprendo – Roma teneva nel cassetto da oltre un decennio.

Guardando oltre la faida interminabile PD-SEL, ci sono i Cinque Stelle che non hanno ancora a Roma l’infrastruttura necessaria ad affrontare il labirinto capitolino, mentre a centro e a destra ‘brillano’ Marchini e Meloni ma dietro di loro, per ora, il nulla.

Otto mesi di commissariamento potrebbero non bastare a ricostruire un apparato ed una classe dirigente, specie se come probabile il repulisti toccherà anche altre amministrazioni, come un anno di Giubileo potrebbe non bastare a cambiare una mentalità rissosa ed autoreferenziale che già ha portato Roma alla rovina più volte nel corso dei millenni.

Meno risse verbali, meno distinguo teorici, meno assuefazione al degrado ed alla maleducazione, un po’ di voglia di imparare dalle città e dalle nazioni che stanno decisamente meglio di noi. A Roma bastebbe questo.

Demata

Ignazio Marino e l’etica medica

30 Ott
La questione etica su Ignazio Marino dovrebbe partire almeno da quando espiantò un fegato da un babbuino per impiantarlo in un paziente umano, di cui ‘lui’  parla con orgoglio ma che, girovagando per la Rete, fu fortemente criticato per gli aspetti etici e clinici come ad esempio sul  Riformista Torinese (link).

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 E c’è il professore Bruno Fedi, medico primario anatomopatologo, “che gli ricorda (ndr. a Ignazio Marino), in una lettera del 24.05.2012, che già nel 1967 il Direttore della Patologia Chirurgica dell’Università Di Roma, Paride Stefanini, aveva effettuato un trapianto di rene da babbuino ad uomo e aggiunge: Risultato disastroso: paziente morto. Conclusione: Ignazio Marino ci racconta, con orgoglio, di aver ucciso un babbuino, nel 1992, 15 anni dopo l’intervento di Stefanini, senza tener conto dei numerosi risultati infausti, precedenti. Fu un tentativo di salvare la vita ad un uomo, usando un organo incompatibile, sapendo che era incompatibile, ma sperando che, con enormi dosi di farmaci immunosoppressori, venisse tollerato dal ricevente.
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Nella lettera del noto medico e professore universitario – pubblicata integralmente da UNA Cremona (link) – si può anche leggere che:Nell’ambiente dell’università, si criticava pesantemente lo Stefanini, per avere effettuato un intervento che non poteva riuscire: tutti lo sapevano, ma Stefanini aveva voluto tentare. Qualcuno disse che era stato un omicidio, benevolmente tollerato dalle leggi. 
Oggi, Ignazio Marino ci racconta, con orgoglio, di avere ucciso un babbuino, nel 1992, 15 anni dopo l’intervento … Quello descritto da Marino è un caso tipico di sperimentazione sull’uomo (perché, negli animali, si sanno i risultati, ma gli stessi sperimentatori sanno che non sono predittivi). La descrizione di Marino è proprio il caso di un uomo, usato come cavia, anzi, come cavia pagante, perché si sapeva che i risultati negli altri animali non erano stati favorevoli e che, in senso generale, non sono predittivi, dunque si è sperimentato sull’unico animale predittivo per l’uomo: l’uomo stesso.
Questo esperimento, questo tipo di esperimenti, rivelano anche una metodica, una mentalità. Marino procede per “tentativi ed errori”, metodo che i vivisettori hanno tante volte sostenuto giusto. Marino sapeva che la cosa che tentava, non poteva riuscire, ma ci ha provato.”
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Per sapere come abbia (non) funzionato l’esperimento ‘umano’ di Ignazio Marino è possibile leggerlo – se si ha stomaco forte – nella cruda pubblicazione scientifica “Baboon-to-human liver transplantation”  che lo stesso Marino con altri pubblicò su Lancet (link) e che racconta cosa furono gli ultimi 50 giorni di vita del suo paziente:

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Anche se è stato rilasciato dalla terapia intensiva dopo un mese, (ndr. il paziente) ha sviluppato diverse infezioni, che hanno reso necessaria la terapia con anticorpi nefrotossici. La più invalidante di queste è stata mixata da Citomegalovirus, Candida, Esofagite e Duodenite, che sono stati sospettati essere la causa di ricorrenti emorragie gastrointestinali dal giorno 27esimo al 39simo e che hanno richiesto 14 unità di sangue trasfuso (ndr. circa sette litri, praticamente come se avvesse perso tutto il sangue e servisse un ricambio totale).
E’ stato coltivato dal sangue lo Staphylococcus aureus (ndr. provoca infezioni suppurative acute) … Enterococcus faecalis (ndr. provoca infezioni del tratto urinario, endocarditi e sepsi) … Aspergillus (ndr. infezione tracheale).
Altre complicazioni, incluse insufficienza renale e dipendenza da dialisi, hanno avuto inizio il 21esimo giorno, che probabilmente sono il risultato della tossicità da più farmaci (sic!) …  fino al giorno 55esimo quando (ndr. il paziente) è stato riammesso in terapia intensiva dopo una recidiva di ittero … il giorno 61esimo è diventato ipotensivo con rigori, ha richiesto l’intubazione. C’erano tracce di coagulazione intravascolare disseminata ed emolisi con un calo della conta piastrinica (ndr. meno 80%) … un aumento di emoglobina plasmatica libera (ndr. 30 volte il massimo) … e un aumento della bilirubina (ndr. del 400%) … durante le successive 48 ore.
Dai giorni 65esimo al 70esimo, il paziente aveva 5 plasmaferesi che avevano ridotto la bilirubina sierica.  Il 70esimo giorno … c’è stata una perdita improvvisa delle maggiori funzioni del sistema nervoso. La TAC ha mostrato una massiva emorragia subaracnoidea (ndr. i cui sintomi includono la terribile “cefalea a rombo di tuono”, vomito, confusione mentale, abbassamento del livello di coscienza e, talvolta, convulsioni) e 6 ore dopo è stato dichiarato cerebralmente morto.”
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Un vero e proprio calvario.
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Avrebbe sofferto così tanto prima di morire per cause naturali? E, soprattutto, se il sistema immunitario degli uomini e quello dei babbuini non sono compatibili, nemmeno utilizzando i farmaci antirigetto più potenti, a quale “terapia”  è servito quell’esperimento dall’esito così devastante oltre che letale?
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Ecco nei dettagli di cosa va orgoglioso Ignazio Marino.

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