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Morosi, arrivano le messe in mora, ma c’è la soluzione

17 Ott

A chi nel 2021 e nel 2022 non ha pagato qualche bolletta stanno per arrivare (se non sono già arrivate) le raccomandate di costituzione in mora del Fornitore di gas o luce, con il termine ultimo per pagare le fatture e come comunicare l’avvenuto pagamento.
Un fatto inevitabile dopo che il Governo Conte ha ridotto la prescrizione a soli 2 anni per le bollette di energia elettrica e gas in base alla legge di bilancio 2020, numero 160 del 2019.

Negli ultimi nove mesi sono 4,7 milioni di italiani NON hanno pagato la luce e il gas che consumano in parte o del tutto, 3,3 milioni potrebbero NON pagare le prossime fatture, oltre 2,6 milioni gli italiani che hanno saltato una o più rate del condominio, secondo un monitoraggio di mUp Research e Norstat per Facile.it.

Il fenomeno è omogeneamente distribuito su tutto il territorio nazionale, con una percentuale di morosi pari al 10,7%, mentre quelli che saltano abitualmente il pagamento delle bollette sono il 3,8%.
Ed è un fenomeno molto complesso, dato che, se sugli italiani che hanno investito i propri risparmi sui Fornitori di gas e luce aleggia lo spettro del deficit di bilancio, … sono stati proprio i morosi di oggi a scegliere liberamente dei contratti in libero mercato, invece che restare con contratti di maggior tutela.

Ancor peggio, la percentuale di italiani che hanno saltato una o più rate condominiali è pari al 20,1% a livello nazionale, che al Sud e nelle Isole arriva al 24,8%. Per più di 1 condomino su 4 il debito è superiore ai 500 euro. Il 65% dei morosi ha saltato 1 o 2 rate, il 15% tre rate e circa uno su cinque ne ha saltate quattro o più.

Un dato allarmante ma in miglioramento, visto che il monitoraggio di maggio 2021, evidenziava da erano quasi 4,9 milioni (il doppio) gli italiani che avevano dichiarato di non aver pagato una o più rate delle spese condominiali nel periodo compreso tra marzo 2020 a marzo 2021.

Nel caso dei condomini, il 49,6% dei morosi ha dichiarato di essere riuscito a mettersi in pari con i pagamenti utilizzando i propri risparmi o risorse, mentre il 23% dei rispondenti, pari a 1,1 milioni di italiani, ha dovuto chiedere un prestito per far fronte alle spese di manutenzione del condominio.
Più di 1 su 5 aveva ricevuto dagli altri condomini ulteriore tempo per pagare quanto dovuto, ma nonostante questo circa 130.000 italiani hanno dichiarato di essere in causa con i Condomìni.

Le conseguenze di queste massive morosità per le bollette luce e gas sono gravissime: fornitori che falliscono o vanno in sofferenza, Comuni che non ricavano utili nella partecipazione ad ex-Municipalizzate, risparmiatori che vedono bruciati i propri investimenti, consumatori che sono sommersi dai debiti. Ancor più nei Condomìni, dove si bloccano manutenzioni e viene meno la coesione sociale.

Insomma, se il 10% degli italiani è moroso, tocca farsene carico agli altri italiani che contribuisce. Non ad entità astratte come lo Stato, le Banche o le Imprese …

Come se ne viene fuori?
Come a Berlino, dove il Reddito di cittadinanza e qualsiasi altro sussidio sono vincolati ad una visita medica che attesti l’incapacità parziale o totale al lavoro e dove di norma il tetto degli affitti e delle utenze in maggior tutela è fissato (e conguagliato) dalla spesa sociale metropolitana.
In altre parole, dalle economie sul Reddito di Cittadinanza – derivanti da criteri giusti, chiari e monitorati – possono arrivare le risorse per sussidiare la situazione debitorie delle famiglie in fascia ISEE.
Come anche – andando a spendere in edilizia sociale ben 27,5 miliardi € di PNRR (fonte Sole24Ore) – si rende inderogabile una maggiore giustizia sociale, che tenga conto di quale sia l’effettiva estensione del nucleo familiare e di quanto si incrementa il reddito in termini di potere di spesa, sommando benefits come l’alloggio popolare, l’esenzione da ticket e contributi scolastici, il bonus bebè, il bonus luce-gas e il bonus vacanze, rispetto a chi non ce li ha.

E la disoccupazione che affligge le periferie romane come gran parte del Meridione?
Se solo la metà dei posti di lavoro occupati da stranieri venissero assunti da italiani non si porrebbe affatto la questione ‘disoccupazione’ e ci sarebbero più sussidi per chi davvero non può lavorare.

Ma il fotovoltaico? Basterebbe qualche comma per sbloccare quello plug&play da balcone … rendendo la gente più attenta e responsabile nei consumi, oltre ad un certo risparmio sulla bolletta energetica di tutti, Stato italiano incluso.

Demata

Fotovoltaico: sarà obbligatorio ed economico

16 Ott

La crisi ucraina hanno indotto  la Svizzera ad intraprendere la svolta «green»: l’Ufficio federale delle strade ha emesso il bando di gara per la produzione di energia fotovoltaica lungo le autostrade svizzere e tutti gli edifici di nuova costruzione saranno obbligati a montare impianti fotovoltaici.

Il fotovoltaico autostradale servirà per le barriere acustiche (350 ripari fonici) e per le aree di sosta (cieca 100) che abbiano superfici idonee con un potenziale di produzione stimato di 55 GWh annui.
Sul versante italiano, saranno implementati da Novazzano a Quinto, a Grono e Lostallo e nelle aree di sosta di Mesocco e San Vittore.

Stando alla statistica sull’energia solare pubblicata a metà luglio, la costruzione di nuovi impianti fotovoltaici in Svizzera è aumentata del 43% nel 2021, raggiungendo i 686 megawatt. Nell’anno in corso, inoltre, si stima la costruzione di impianti per la produzione di 900-1’000 megawatt supplementari.

Riguardo i nuovi edifici,  con sei voti contrari e sei favorevoli (tra cui quello della presidente), la Confederazione Elvetica ha deciso che dal 2024 dovranno essere dotati di pannelli fotovoltaici tutti i nuovi immobili con una superficie a livello strada superiore ai 300 metri quadrati.  Ai singoli Cantoni resta la facoltà di introdurre norme più restrittive.

All’unanimità, viceversa, la decisione di permettere la costruzione di grandi impianti all’aperto (almeno 10 Gigawatt) nelle zone di alta montagna, come il progetto di 4.500 pannelli a circa 2.000 metri di quota al confine tra la Svizzera e la val d’Ossola piemontese.

In Svizzera, il 66% dell’elettricità prodotta proviene già oggi da centrali idroelettriche, il 20% dal nucleare, mentre la produzione fotovoltaica vede gli svizzeri al decimo posto nel mondo con 412 watt pro capite. Diversa la situazione per il gas, che arriva dalla Russia (43%).

Gli investimenti svizzeri sul fotovoltaico e l’indipendenza energetica non si fermano qui.

Proprio pochi giorni prima delle decisioni della Commissione del Consiglio nazionale svizzero, un gruppo di ricercatori dell’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), hanno annunciato un importante passo avanti per l’introduzione del ‘fotovoltaico vivente’ anche nel settore dell’energia. (link)
I laboratori svizzeri sono riusciti ad impiantare nanotubi di carbonio all’interno di batteri fotosintetici, aumentando la loro capacità di generare elettricità quando illuminati. (link)

Questi batteri modificati sono un’alternativa al in modo silicio cristallino che oggi usiamo e – soprattutto – quando si riproducono trasmettono alla discendenza i nanotubi: un modo molto economico, pulito e rapido per produrre i pannelli fotovoltaici.

E l’Italia?
Se è lucrativo installare fotovoltaico sulle autostrade alpine, dovrebbe esserlo ancor di più se si trattasse dell’Autostrada del Sole … basta la parola.
E la ricerca sui ‘batteri fotovoltaici’ l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) ha collaborato con la Università Sapienza di Roma. Dunque, delle prospettive esistono anche per noi, come lo è per il ‘nucleare pulito’ ideato in Italia e sviluppato in Francia.

Sceglieremo di tenere anche queste tecnologie ‘batteriche’ fuori dai nostri confini, come abbiamo fatto con il nucleare, anche se poi ne siamo circondati e indirettamente lo finanziamo, comprandone l’energia?

A.G.

Fotovoltaico: la burocrazia soffoca davvero il risparmio sulle bollette?

10 Ott

Il fotovoltaico sarebbe la soluzione ottimale per dare energia alle abitazioni dei centri urbani di un paese come l’Italia, specialmente da quando esistono i pannelli plug&play.

Si tratta di pannelli da collocare sui balconi con potenza inferiore a 350 W, che con la corretta esposizione solare e con la giusta inclinazione può produrre fino a 450 kWh di energia elettrica all’anno (+/- 10% tra sud e nord Italia), che corrispondono a circa il 25% dei consumi di una famiglia media.

In tutto un pannello plug&play completo di centralina inverter e batteria al litio (pronto per il balcone) costa intorno ai 2.000 € al netto dei bonus fiscali e dura una decina di anni.
Praticamente, produce corrente ad un costo superiore ai 0,277 €/kWh come è oggi e la convenienza (il risparmio) deriva dallo sconto fiscale del 50%.

In pratica, serve un pannello preconfezionato per i balconi, con due dispositivi (inverter e batteria) che vanno alla rete elettrica di casa. Basterebbe un tecnico autorizzato ed una registrazione dell’impianto, come per caldaie o condizionatori.
Ma in Italia non è così.

Innanzitutto, c’è che l’impianto elettrico deve essere a norma, ma in Italia molti impianti risultano obsoleti, cioè realizzati prima degli anni ’90, anche se un impianto elettrico generalmente dura dai 15 ai 20 anni, altrimenti aumentano i rischi per la sicurezza e gli incendi.
Non è la burocrazia delle carte in regola, ma quella del lasciar fare, ma sempre burocrazia è.

Poi, è necessario evitare che il contatore distingua la corrente che circola prodotta dal pannello rispetto ai consumi da pagare in bolletta. Si potrebbe ovviare con un semplice commutatore (switch), ma è una prassi non consentita, cioè serve un contatore abilitato per la bi-direzionalità dalla compagnia elettrica, che ha non solo un costo, ma anche lunghi tempi di attesa pur essendo attivabile dalla centrale.

Arrivati al contatore, si potrebbe credere che la corrente prodotta dal pannello e non consumata sul momento venga pagata dalla compagnia elettrica che la riceve, visto che il contatore è bidirezionale. No, niente da fare, se l’impianto è plug&play per legge viene regalata.

A questo punto, qualcuno potrebbe pensare di farsi installare una batteria ad accumulo, in modo da usare la sera la corrente che produce di giorno. Non sia mai.
Le Norme CEI 0-21 e 0-16, nell’attuale formulazione, considerano le ‘batterie’ ad accumulo (LFP) come fossero “generatori indirettamente connessi” (sic!) e non come “gruppo di continuità” (UPS) per un mero cavillo: a differenza delle LFP gli UPS si attivano nel solo caso di assenza o anomalia della rete stessa.

Ovviamente, come per la corrente regalata anche se si è obbligati al contatore bidirezionale, è difficile capire i motivi tecnici per cui pannelli plug&play siano autorizzati pur essendo per davvero dei generatori connessi, ma le ‘batterie’ ad accumulo no.

Qualche malizioso potrebbe trovare facile intuirne le cause: la politica che fa le leggi è anche quella che partecipa nei CdA delle compagnie del gas, dell’acqua e dell’energia elettrica.
In effetti, con lo sconto fiscale sul fotovoltaico, metà bolletta la coprono i cittadini che pagano le tasse, anche i meno abbienti, e questo spiega le resistenze ad estendere i bonus.

Ma non c’è ragione di complicare quelle del comparto tecnico se parliamo di tecnologie ormai alla portata di tutti (link), già diffuse tra gli informatici e … i campeggiatori.

Demata



Petroliere in fiamme, valute sull’orlo di una crisi di nervi

14 Giu

Due mesi fa, Trump sollecitava l’Opec a ridurre i prezzi del petrolio greggio. L’aumento del costo dei combustibili frena i consumi e fomenta l’inflazione, spingendo al rialzo i tassi di interesse.

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Neanche un mese dopo, il 12 maggio, quattro petroliere  venivano sabotate con mine depositate da barchini al largo di Fujairah sullo stretto di Oman. Si tratta delle saudite Amjad, che approvvigiona l’Olanda, e Al Marzoqah, che sposta il greggio verso depositi e raffinerie locali come anche la A. Michel degli Emirati, mentre la norvegese Andrea Victory  rifornisce Sudafrica e Americhe.

Ieri, due altre petroliere sono state colpite da siluri o forse da mine o da razzi, si tratta della Altair e la Kokuka Corageous, ambedue destinate al mercato energetico giapponese, proprio mentre  il primo ministro nipponico Shinzo Abe si trova in visita in Iran.

Dunque, c’è di che allarmarsi, dato che il prezzo del greggio ha un triste nesso con il declino italiano: nel 2001 non siamo solo passati all’Euro, è anche l’anno che il prezzo del petrolio greggio ha ripreso a crescere, sfondando in pochi mesi il tetto medio annuo dei 30$ a barile, dopo due anni quello dei 40$ (2003), dopo quattro i 60$ (2005) e poi anche quello dei 90$ (2010), cosa che durò fino al 2013.

Da allora, il prezzo del greggio si è tenuto più o meno sotto i 50$ al barile, grazie ai cambiamenti politici in Qatar, Venezuela e Siria, che hanno calmierato il mercato … con tendenze al rialzo.

E domani, cosa succederebbe in Italia con il greggio a 100 dollari al barile?

Daremmo la colpa all’Eurozona, se ci sarà da ‘aggiustare il Bilancio di qualche percento o ci ricorderemo dei soldi per le infrastrutture energetiche ‘alternative’ al petrolio, andati dispersi per decenni, come per i tanti scandali dell’eolico, del fotovoltaico, dei rifiuti?
E con i tassi di interesse al rialzo, quanto ancor di più sono da evitare tanto le sanzioni europee quanto le sub-valute o altre forme di dissanguamento?

Demata

Senato: la minoranza promette battaglia … agli italiani

1 Ott

Oggi, su La7, Cesare Damiano ha chiarito che “non credo che una situazione di tal genere possa essere recuperata con i palliativi”; “dipende molto da quello che offre l’Italia in termini di risorse e di ripresa … quello he conta è che si pone un problema di credibilità del Paese e di lanciare un paino di riforme” aggiungeva Irene Tinagni.

Sono trascorsi quattro anni da quando Mario Monti promise all’Europa un piano di rientro in quattro e quattr’otto, rifiutandosi di fare una Patrimonale, bloccando il Welfare e, in pratica, raddoppiando le tasse.
E son trascorsi quattro anni da quando si iniziò – questo blog tra i primi – a paventare la recessione, la stagnazione e la deflazione che ne vennero.

Intanto, mentre stanno per arrivare le prime sanzioni UE per infrazione del deficit, sentiamo ancora in televisione ‘autorevoli esperti’ che ci raccontano che si tratta di una ‘fase’ … mentre lo scenario è fosco.

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L’economia reale, però, racconta tutt’altro:

  • la disoccupazione e la povertà sono in aumento da cinque anni e – in un paio d’anni – avremo ‘bruciato’ la generazione degli attuali ventenni
  • la spesa pubblica è ancora in crescita e i turn over pubblici restano bloccati per almeno altri cinque anni, grazie alle norme di Elsa Fornero sulle pensioni e al MEF che non vuole ripristinare il buco da 45 miliardi che creò nell’ex Inpdap
  • l’Istat che annuncia nel 2012 come iniquamente stiamo trattenendo al lavoro – pur con 30 e passa anni di contribuzione – centinaia di migliaia di lavoratori senior (over55) che sono in ‘condizioni di salute non buone’ mentre gli invalidi che risultano all’Inps sono praticamente la metà (in media) di quelli che Francia o Germania riconoscono e mentre i nostri media scatenano selvagge campagne contro i ‘falsi invalidi’, ovvero i soliti tot truffatori del sistema previdenziale che esistono dovunque. Intanto, almeno due milioni – tanti sarebbero in base alle medie UE – di disabili ‘sommersi’ attendono …
  • il valore delle case degli italiani è crollato di 500 miliardi di euro in pochi anni e c’è chi ha visto l’unico proprio investimento (il ‘mattone’) anche del 40%
  • lo sbilanciamento commerciale e tecnologico con la Germania è tale che – ad esempio – una Opel GTC usata del 2008 oggi vale quasi il 10% in più rispetto ad un paio di anni fa, mentre una Opel Corsa nuova costa quasi il 30% in più di una Seat Ibiza o di una Fiat Punto, mentre anni fa erano nella stessa fascia di prezzo
  • ogni anno in Italia si diploma il 21% dei diciottenni, mentre in Polonia i laureati sono al 43% ed entro sette anni in tutta Europa (eccetto che da noi) sarà così, come in tutta Europa (eccetto che da noi) le scuole sono linde, ben organizzate e soprattutto finanziate
  • solo per i TFR teniamo bloccati almeno 25 miliardi di euro per dare liquidità alle imprese, mentre potrebbero /dovrebbero andare in busta paga ai lavoratori, ovvero genererebbero consumi, ma non possono essere toccati perchè i sindacati dell’industria li hanno fatti reinvestire in fondi vari
  • la sovraspesa ‘fiscale’ per gas e luce che le famiglie povere devono affrontare equivale a meno della metà del bonus energetico che gli offriamo, serve in discreta parte per finanziare il fotovoltaico e a causa di questi ‘balzelli’ – rispetto ad un britannico – gli vengono sottratti almeno un mese di consumi alimentari

D’altra parte siamo il Paese di Pinocchio, che ammazza a scarpate chi potrebbe insegnargli qualcosa, che si affida al duopolio del Gatto e della Volpe per rimediare fregature a giorni alterni, ove l’umiltà e la pazienza di Geppetto si antepongono al giusto esercizio dei propri diritti, dove le istituzioni giudicano distrattamente e curano ancor peggio e dove – puntualmente – c’è qualcuno che promette il Paese del Bengodi a dei ciuchini ignoranti pronti a seguirlo … e dove l’unica brava persona (oltre alla Madonna – Fata Turchina) è quel Mangiafuoco circense apolide e burattinaio di professione …

Acclarato il perchè NON si studia Collodi (Carlo Lorenzini, 24 novembre 1826 – 26 ottobre 1890) nelle scuole superiori, mentre Pinocchio è forse il primo ‘personaggio italiano’ nel mondo, sarebbe bello capire chi sono gli elettori che si sentono rappresentati dalla minoranza del PD che ha creato e vuol mantenere il ‘declino italiano’, rallentando da oltre un anno gli interventi che erano urgenti già 5 anni fa.

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Gas e luce, altri aumenti … altra iniquità? A chi vanno i rincari?

30 Set

L’Autorità per l’energia, il gas e il sistema idrico ha annunciato che  dal primo ottobre l’elettricità costerà l’1,7 per cento in più, mentre per il gas il rincaro sarà del 5,4 per cento, con una spesa media – stimata su base annua per una famiglia di tre persone –  di ben 521 euro per l’elettricità e di oltre 1.100 euro  per il gas.

Un aumento senza motivo, visto che una buona parte del gas che circola in Europa è estratto da aziende italiane o arriva tramite i nostri gasodotti. Una buona parte che – tra l’altro – sarebbe tanta parte se in Puglia non fossero impazziti e se lasciassero costruire il gasodotto che collegherebbe l’Europa ai giacimenti del Mar Caspio.

Dunque, non è il costo del gas che ci rovina, lo conferma anche la stessa Autorità per l’Energia, sia come materia prima e sia nella distribuzione in linea: come al solito, in Italia, ci rovinano le tasse e le imposte.

Sul gas che consumiamo grava ben il 37% della spesa totale, mentre in Gran Bretagna i cittadini pagano solo l’11%, cosa che in parole povere significa che noi lo paghiamo a 90,02 c€/smc (standard per metro cubo), mentre in gli inglesi lo pagano a 63  c€/smc e mentre la media europea è di 75,83c€/smc.

Peggio ancora se parliamo dell’energia, che ci vede pagare un bel tot per una voce in bolletta piuttosto ambigua: “oneri generali di sistema”,  che “per ragioni di semplificazione” viene dettagliata  solo una volta l’anno.
Secondo i calcoli pubblicati da Monica Rubino di La Repubblica, su una spesa annua totale di 512 euro per l’utente medio, 252 euro coprono i servizi di vendita, a 149 euro rappresentano l’IVA e ben 111 euro sono oneri di sistema, cioè  94 euro per gli incentivi alle fonti rinnovabili, 5 euro circa per smantellare le centrali nucleari dismesse, 7,5 euro per  le agevolazioni alle imprese a forte consumo di energia elettrica e 3,5 euro vanno per la Rete Ferroviaria Italiana, la promozione dell’efficienza energetica, le compensazioni per le imprese elettriche minori, il sostegno alla ricerca e il bonus elettrico per le famiglie disagiate.

Riepilogando:

  1. in Baviera usano il gas che arriva dalla Tunisia tramite l’Italia, ma i bavaresi lo pagano almeno il 15% in meno che da noi e più o meno avviene lo stesso nel resto d’Europa dove il PIL pro capite è però  superiore del 10% – ormai – a quello italiano
  2. in Italia  il 12,6% delle famiglie che è in condizione di povertà relativa e il 7,9% che lo è in termini assoluti, su un consumo di gas di circa 1000 euro annui pagano di tasse per circa 370 euro, ma gliene diamo tra i 70 e i 90 di bonus elettrico, mentre in Inghilterra, Galles e Scozia anche i ricchi pagano per gli stessi consumi meno di 700 euro
  3. le stesse famiglie in condizione di povertà (su una spesa di 500 euro annui) pagano in bolletta ‘elettricità’  oltre 90 euro (cioè più del bonus che ricevono) per incentivare il collocamento di lucrativi pannelli fotovoltaici in ville, case di campagna e appezzamenti agricoli
  4. gli stessi poveri devono lesinare ai propri figli calore e luce per contribuire allo smantellamento delle centrali nucleari dismesse,  per  sostenere i consumi energetici delle imprese, della Rete Ferroviaria Italiana e – persino – il sostegno alla ricerca e … il proprio bonus elettrico.

Tenuto conto che una famiglia italiana senza troppe pretese con 50 euro fa la spesa per una settimana …

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Referendum, quorum e volontà popolare

13 Giu

E anche questa volta, noi italiani, siamo riusciti a trasformare un referendum su quesiti specifici in un braccio di forza tra fazioni.

Ben venga il quorum, così imparino i legislatori a motivare e sostenere le legggi che approvano, invece che muoveri a colpi di maggioranza per poi andare al referendum sparsi e scompigliati. Male ci incorra, se ai referendum vinti corrisponderà una vacatio legis in materia di acqua ed energia. Inutile annotare come l’informazione referendaria sia stata latitante, per il si o per il no, e che la maggior parte degli elettori sappia poco o nulla di fisica e finanza.

E’ opportuno, però, evidenziare che questo governo legifera male, considerate le incostituzionalità o le abrogazioni e passando per il niet delal Bicamerale sul Federalismo.

Una colpa che non può non gravare su Silvio Berlusconi, capo del governo, e su Alfano, Calderoli e Tremonti, ovvero i ministri che maggiormente hanno ispirato la linea di governo. Una caduta che non esclude il PD, l’UDC e l’IdV, che in due anni non hanno saputo fare opposizione, nonostante l’impopolarità o l’illegittimità di tante norme.

Niente paura: da stasera, dinanzi ad un elettorato confuso e dispari, assisteremo al solito valzer del bipolarismo all’amatriciana, come se non esistessero forze e punti di vista nuovi o diversi.

E, come usuale, i media applaudiranno a qualcosa che non c’è: la volontà popolare.

Debito pubblico, acqua privata

8 Giu

In un paese con un PIL inferiore al debito accumulato è piuttosto delirante parlare di acqua pubblica o di energia acquistata all’estero.

… un po’ come dichiarare di essere proprietari di una casa pignorata con l’ufficiale giudiziario che bussa alla porta.

Referendum: si, forse, no

7 Giu

L’Italia e gli italiani si avviano, alla chetichella e per gruppi sparsi, tra la canicola e gli scrosci del monsone, ad affrontare un referendum epocale.

Acqua, energia e legittimo impedimento.

La campagna “a sinistra” punta sullo sfondamento del quorum sostenendo “tre si” secchi. Il centro e la destra lasciano liberi, nella sostanza, i propri elettori.

Assistiamo ai soliti farisaismi del Partito Democratico di Bersani “Sappiamo che l’asticella per il referendum è molto alta” … alle difese oltranziste di Berlusconi “Referendum inutili e senza conseguenze sul governo” … e non mancano i truci ammiccamenti della Lega con Bossi “Referendum acqua attraente”.

Andando a verificare le cose, l’unico consiglio che si può dare ad un elettore è di valutare i tre quesiti uno per uno, visto comportano conseguenze precise e diversificate.

Riguardo l’acqua c’è poco da dire: è fondamentale che resti pubblica, ma è altrettanto importante riportare le società per azioni attuali nel sistema delle municipalizzate, altrimenti andrebbe solo peggio, visto come stanno funzionando.

Sul legittimo impedimento, c’è altrettanto poco da dire: l’ultima cosa che serve all’Italia (e alla Spagna, la Grecia o la Francia) è l’immunità parlamentare, figurarsi il legittimo impedimento. Ma sarebbe tutto inutile, come per l’acqua, se non arriveranno sentenze certe e celeri e se non verrà superata la copertura assicurativa di Stato per i danni prodotti dagli alti dirigenti.

Arrivando al nucleare, la questione è ben più complessa.

Infatti, Fukushima ha dimostrato diverse cose, ovvero che le centrali “in se” hanno superato brillantemente un superterremoto ed un supertsunami e che non possono essere affidate a società private ed a personale “in carriera”, visto che son queste le reali cause dei malfunzionamenti del raffreddamento e del disastro.

Vada pure che l’Italia continui a non dotarsi di una indipendenza energetica, ma, nucleare o non nucleare, qualcuno dovrebbe darci delle risposte e darle ai nostri figli, visto che l’energia serve.

Infatti, il fotovoltaico da cali di rendimento drastici in 5-6 anni dall’installazione, i termovalorizzatori sono un invito a consumare sempre più plastica, le biomasse possono dare problemi di “coltura batterica” come sospettano ad Amburgo per il batterio kiler, l’eolico non è lungimirante con il cambio climatico in corso. In compenso, gli incidenti nucleari si contano sulle dita di una mano: Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima.

Certo, le centrali nucleari non si confanno nè alla stretta, lunga ed affollata penisola italica nè all’efficienza italiana nota nel mondo: più prudente votare si …

Ma, almeno dopo i referendum, la si smetta con la propaganda e che qualcuno proponga delle riforme efficaci e che si inizi ad informare decentemente la gente.