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Immigrazione, sicurezza, lavoro e servizi pubblici: ecco i temi centrali delle Elezioni 2019

15 Mag

 

L’articolo dell’Huffington Post che vi invito a leggere racconta qualcosa di terribile ed arriva direttamente dal Garante delle persone private della libertà per le Regioni Lazio e Umbria.
Difficile parlare di Libertà e Democrazia, se un Garante deve narrare la vicenda sulla stampa nazionale, pur di essere ascoltato.
 
Prendere un albergo per una sola notte – da cittadino europeo con una moglie incinta diretta in Germania dove avrà diritto addirittura a chiedere la cittadinanza – in Italia è un reato anche se l’aereoporto di Fiumicino, come tutti gli altri, non offre aree di ristoro per le donne incinte in transito.
 

La ‘colpa’ non è della Magistratura, ma della legge italiana che è scritta male: lascia in circolazione persino gli stranieri condannati per reati come scopriamo dalle cronache, respinge in Libia persone che avrebbero diritto a rifugiarsi o transitare e blocca alle frontiere famiglie innocue e operose, riempie le carceri di criminali senza futuro, ma permette lo sviluppo di un enorme mercato del lavoro nero che in alcuni contesti scopriamo esser vicino allo schiavismo.
Ed il lavoro nero massivo si chiama speculazioni, evasione fiscale, sottosviluppo, mafie, lobbing, clientelismo.

 
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Il problema vero – direbbe qualcuno – è che la gestione dei migranti irregolari e quella degli immigrati che delinquono abitualmente è direttamente correlata al ‘garantismo’ procedurale e di diritto che – come leggiamo – consente a certi stalker di proseguire imperterriti, a noti delinquenti di ritornare ‘al lavoro’ poco dopo un arresto, a stupratori infami di trascorrere gran parte della pena ai domiciliari in attesa di processo e … ai colletti bianchi di finire in prescrizione elidendo così anche i danni civili ed erariali.
Non dimentichiamo che tra gli effetti di un ‘certo garantismo’ ci furono la depenalizzazione del falso in bilancio e l’elisione della responsabilità giuridica.

Il problema vero – direbbe qualcun altro – è nella normativa sul lavoro (nero) che oggi in Italia, che non riesce ad incidere neanche sul ritorno del caporalato estirpato negli Anni ’50, figuriamoci nelle fabbrichette e nei servizi. Sarà per questo che gli italiani certi lavori non vogliono farli? O che gli stranieri debbano sottostare ad espedienti pur di lavorare?
E se gli immigrati sono qui per dare una vita dignitosa ai figli, non basta di sicuro un welfare che lascia tanto spazio all’anti-Stato, se crede di risolvere tutto con enormi ammassi di case popolari per disoccupati, sottoccupati e invalidi o anziani indigenti, come a Quarto Oggiaro, allo Zen, a Secondigliano, a Tor Bella Monaca.

 
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Intanto, tra pareri discordi e senza affrontare la questione che è strutturale (dato che hanno buone ragioni e soluzioni incomplete ambedue i fronti), finisce che la Lega e i Cinque Stelle su queste falle del sistema (immigrazione, sicurezza e impunità dei colletti bianchi) hanno costruito una base di consenso enorme, offrendo delle non-soluzioni populiste, mentre quel che manca sono le riforme che attendiamo dagli Anni 70.

Gran parte degli italiani – da quando abbiamo iniziato a spiegare che i rifugiati non sono immigrati e che i meridionali non sono stranieri – ha tirato un sospiro di sollievo, lo stesso Salvini da allora ha iniziato ad evitare certe ‘goliardate’ come le chiama lui, è chiaro il mandato dato ai Cinque Stelle dal massivo voto meridionale.

Affrontare queste questioni in termini di metodo e di soluzioni strutturali comporta visibilità e voti, oltre a rassicurare Borse, Europa ed Nato.
Non affrontarle equivale a non scendere in campo su grandi questioni mediatiche e social, se parliamo di elettori: lascia ancora più spazio ai populisti e relega all’oblio.

Nel 2019 saranno in lizza tanti seggi locali, nazionali ed europei: i partiti ‘tradizionali’ avranno voglia di iniziare a far le riforme che non hanno fatto per vent’anni?
E se continueranno a non affrontare il ‘collegato’ immigrazione-sicurezza-lavoro-servizi-giustizia come pensano di governare una Nazione politicamente allo stremo?

Demata

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Analisi del voto referendario

6 Dic

fullCosa possiamo imparare dal trionfo dei NO al referendum costituzionale?

  1. C’è un 10-15% dell’elettorato che solitamente si astiene, ma che va a votare ben sapendo di fare la differenza, allorchè ritiene che vi possa essere un pericolo grave per la nostra democrazia, specie se si tratta di un ‘voto secco’ come un ballottaggio od un referendum.
  2. I municipi centrali delle grandi città come Roma hanno preferito il SI, mentre gli altri prevalentemente NO. Ecco il segno di una divisione profonda tra gli italiani: da un lato l’alta borghesia, l’accademia, i media, lo zoccolo duro della PA e il sottobosco sussidiato, dall’altro gli italiani.
  3. I giovani hanno prevalentemente votato NO e lo hanno fatto per un semplice motivo: non c’è posto per loro in questo ‘mondo’ senza turn over e senza riduzione di burocrazia e tasse, valorizzare i beni pubblici (ergo senza defalcare la spesa pubblica, liberalizzare il comparto assicurativo, sviluppare gli affidamenti pubblici a fondazioni)
  4. Napoli, anche questa volta, non ha votato. Eppure si trattava della Costituzione, non dei partiti. Evidentemente, la percezione di essere ostacolati e abbandonati dall’Italia è molto consolidata. Considerato che i partenopei che vivono in altre regioni sono, ormai, più di quanti affacciano sul Golfo, il dato va esteso proporzionalmente a tutto il Paese.
  5. Matteo Renzi ha preferito perdere ‘da solo’, ma dimostrando di attrarre il 30% degli elettori ed il 40% dei voti: questo fa di lui un sicuro candidato alle prossime elezioni. Ma a capo di quale coalizione? I Socialdemocratici o i Popolari?
  6. A proposito di Centrodestra e Centrosinistra – finiti con D’Alema e Berlusconi – questo referendum ha dimostrato che gli elettori (la base, il popolo) non solo si ridislocano con facilità – eccetto gli anziani ‘fedeli alla linea o allo scudo crociato’ – ma, a differenza del passato e della faziosità dei partiti – socializzano, si confrontano, scambiano materiali.
  7. Il NO ha vinto – come ha riconosciuto lo stesso Renzi – per la campagna ‘porta a porta’ dei social e dei condomini. Un fattore che già con i Cinque Stelle si era rivelato determinante: un solo attivista porta (o leva) più voti di 100 iscritti. Renzi e Grillo l’hanno capito, gli altri no.
  8. Il NO ha già perso, se a gestire il ‘dopo’ non saranno le tante anime che l’hanno reclamato e sostenuto e, viceversa, l’informazione mainstream delle TV e dei giornali riprenderanno a riproporci i Brunetta e i D’Alema, anzichè i Zagrebelsky e i Landini, quasi volessero scientemente allontanare la gente dalla politica dei partiti.

La soluzione più ‘compatibile’ con le diverse incognite potrebbe essere quella di un nuovo ‘commissariamento’ dell’Italia sotto l’egida di un ‘esperto in finanza o economia’  (Amato, Dini, Ciampi, Prodi, Monti), fino ad agosto, ergo finchè ci saranno aste di Bot e Btp in giro.

Intanto, il PD sembra essere presestinato alla scissione, con Matteo Renzi e la sua neoformazione a veleggiare felicemente verso il PPE, cioè i Popolari, lasciando Socialdemocrazia e ‘rapporti con la base di sinistra’ ai discendenti del vecchio PCI.

Il resto dell’elettorato (cioè almeno il 20%) resterà a bocca asciutta, salvo votare Cinque Stelle, per il semplice motivo che – in Italia – la terza forza, quella Liberale, non c’è, pur essendoci non pochi elettori dispersi tra le varie formazioni o astenuti.

Dunque, in barba al NO referendario, ci avviamo a ritornare alla Prima Repubblica e, salvo urgenti riforme, a quel sistema elettorale, che consentiva – tramite le combinazioni di preferenze – di controllare capillarmente il voto dei singoli elettori.

Demata

De Benedetti e la crisi politico-economica: andrà peggio, tutti avvisati

28 Set
Questa la sintesi dell’intervista a Carlo De Benedetti, mconsigliere di sorveglianza della Compagnie financière Edmond de Rothschild Banque di Parigi e padre di Marco, Managing Director e Co-Head dell’Europe Buyout Group di The Carlyle Group ed Amministratore di Save the Children Italia Onlus, su La Repubblica di oggi:
 
– Se vincesse il no, Renzi dovrebbe dimettersi il giorno dopo. … Berlusconi aspetta col cappello in mano. Comunque finisca il referendum, ci guadagna: anche se vince il sì, Renzi avrà bisogno di lui.
 
– Negli Usa non si può escludere una vittoria di Trump; anche perché il candidato democratico è percepito come antipatico, passato, freddo, come puro establishment. Per il mondo occidentale, una tragedia. Il protezionismo americano aggraverebbe la nostra crisi. (ndr. ecco cosa veramente preoccupa di Trump: non i toni, bensì la deglobalizzazione degli USA … )
 
– La democrazia nasce con il declino delle monarchie e della nobiltà e con l’ascesa della borghesia. Anche in Italia la democrazia si afferma dopo la guerra, quando si è creata una classe media. Oggi proprio la progressiva distruzione della classe media mette a rischio la democrazia; senza che si sia risolto il problema della stagnazione. Peggiorato dalla folle scelta europea dell’austerity in un periodo di piena deflazione, il che equivale a curare un malato di polmonite mettendolo a dieta.
 
– Siamo alla vigilia di una nuova, grave crisi economica. Che aggraverà il pericolo della fine delle democrazie, così come le abbiamo conosciute. Di sicuro per combattere i populismi appare inevitabile che al partito di Renzi si sommino una parte dei voti e dell’apparato del centrodestra.

– Una patrimoniale? «Non è il nome esatto, perché dovrebbe includere anche i redditi, tranne quelli da lavoro. L’energia umana è molto più importante del petrolio. Un’operazione di grande coraggio. Abbattere le imposte sul lavoro. Il lavoro è la sola cosa che conta; il resto è sovrastruttura. Il lavoro è dignità. Un Paese in cui manca il lavoro conosce prima o poi turbe sociali e sommovimenti».

Dunque, al di là della simpatia – antipatia del personaggio, tre cose sono chiare:

– la Crisi peggiora perchè il Neoliberismo ci ha portati al disastro, abbattendo il reddito reale di gran parte della popolazione occidentale, e l’Austerity l’ha resa stagnante, impedendo al Mercato di stabilizzarsi secondo le proprie leggi
– sono necessarie riforme importanti nei sistemi fiscali e dei settori di spesa degli Stati, trasferendo i prelievi dalla produzione ai redditi e le spese dall’assistenzialismo centralista alla coesione sociale nazionale
– l’emergere dei populismi e degli estremismi richiede l’unione d’intenti di tutti i veri riformisti. Liberali, socialisti o cattolici che siano.

Demata

Dove andrà mai la Destra, se Berlusconi non lascia?

29 Set

L’operazione « Torna a casa, Lassie» attuata da Berlusconi per ricompattare intorno a se il Nuvo Centro Democratico  non ha sortito effetti. E visto che non riusciva a superare l’ostacolo.
Alfano ha ancora ben saldo il controllo della maggioranza in Senato e Schifani parla di «malevoli rumors sono finalizzati a ostacolare l’unificazione di Ncd con l’Udc e i Popolari di Mauro». Forza Italia non è riuscita a far nascere un gruppo parlamentare ‘parallelo’, con fuoriusciti centristi e delle autonomie.

Intanto, si avvicina l’inverno, durante il quale avrà avvio la campagna elettorale per le elezzioni amministrative (regionali e comunali) del 2015 e, di sicuro, andrebbe colta l’opportunità di un centrodestra unitario e vincente, visto che la Sinistra è arrivata all’ultima sfida.

Ma anche a Destra le anime son troppe e troppo diverse, ormai.

Da un lato i decotti Berlusconi, Verdini, Brunetta e Santanchè, simboli di un’Italia che fu, come lo sono D’Alema, Veltroni, Prodi e Camusso a sinistra: nulla che abbia a che vedere con il futuro.
Dall’altra c’è il ‘vero futuro’, ci sono Salvini e Meloni, come ci sono Renzi e Serracchiani a sinistra e come avviene nel resto d’Europa a guardare a destra.
Al ‘centro’, infine, troviamo Alfano, Gelmini, Lupi, Mauro dei Popolari e un sottobosco di notabili e sottosegretari, mentre ‘fuori’ c’è Grillo, che più o meno inconsapevolmente, ha raccolto quei cinque milioni di voti che in Europa stanno facendo la fortuna della nuova Destra.

Dunque, al momento atttuale, la Destra italiana non va da nessuna parte: l’unica ipotesi – suggestiva, ma possibile – è quella di un’alleanza tra Salvini e Meloni, dato che fanno capo alla stessa ‘corrente politica’ in Europa. Alleanza che potrebbe validamente contrastare – in tanto profondo Nord e tanto estremo Sud – la bolla di consenso che ha sostenuto i Cinque Stelle alle recenti politiche.
Una nuova Destra europea – se coesa – non dovrebbe conquistare meno del 15% su scala nazionale anche qui in Italia.

Le Pen Marine

Quanto a Berlusconi è evidente che sia ormai  ‘il problema politico’ del Centrodestra, in quanto impedisce il ricompattarsi del fronte cristiano-sociale, ovvero ‘popolare’, che in Europa ha sempre espresso delle auree mediocritas (ad eccezione dei tedeschi Kohl e Merkel), ma raccoglie di norma il 20% dei voti.
Fronte cristiano-sociale che sembra sostenere Matteo Renzi e non affatto Silvio  … dopo la sequel di scandali sessuali che ha coinvolto Berlusconi, finanziari per quel che riguarda il suo fido Verdini e la filiera di partito, per non parlare della debacle finanziaria del meno fido Tremonti.

Il Centrodestra va, dunque, ‘liberato’ dal Berlusconismo e dei ‘circoli’, come il Centrosinistra deve liberarsi del Comunismo e delle lobby sindacali: sono obsoleti e sono la causa sia dell’incapacità parlamentare a reagire alla Crisi – che portò al quadrumvirato Monti, Fornero, Mastrapasqua e Passera – sia della deriva elettorale delle astensioni al 40% e dell’affermazione di una compagine caotica quanto inconsistente come i Cinque Stelle.

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Europee 2014: PD fagocita, 5S crolla, Centrodestra delude

26 Mag

Il PD di Matteo Renzi – a vocazione maggioritaria come per Veltroni – fagocita gli alleati moderati. La Sinistra resta inderogabilmente intorno al milione di voti, cioè  ai limiti soglia dello sbarramento del 4%.

Le Cinque Stelle perdono quasi 3.000.000 di voti, un buon 20% ha già voltato le spalle. Stessa batosta per il Centrodestra, che il Berlusconismo è finito. La Lega cresce, con oltre 200.000 voti in Italia Centrale.

Confronto voto UE 2014 - Italia 2013Quale morale trarne?

Il PD a vocazione maggioritaria ‘vince’ perchè mantiene la fiducia dei propri elettori e di quelli di ‘area’, ma, come da sempre, non riesce ad agganciare elettori non già ben predisposti.

Le 5S paga l’inesperienza e l’arroganza di tanti suoi parlamentari, l’ostinazione a focalizzarsi su microproblemi, invece partecipare positivameente al dibattito generale sulle riforme strutturali. Inoltre, il ‘disastro’ è stato accentuato dalla centralizzazione della campagna  del movimento sulle intemperanze di Beppe Grillo e sulle teorie sociali di Casaleggio.

Il Centrodestra deve affrontare e superare rapidamente la fine del Berlusconismo e del Clientelismo. La prima annunciata dalla veneranda età di Silvio Berlusconi e dai noti fatti di cronaca giudiziaria. Il secondo è precisato – dopo Alba Dorata in Grecia e 5S in Italia – dagli exploit di destra in tutta Europa, ma, soprattutto, dal buon risultato elettorale di Alleanza Nazionale e della Lega.

Intanto – se qualcuno volesse correre alle elezioni o pensare ad un Centrosinistra oppure ideare un governo PD-5S – sarebbe meglio non lasciarsi offuscare dal dato percentuale del PD (41%), se oltre 20 milioni di italiani sono rimasti a casa e i voti che mancano nelle urne sono in gran parte di destra.

Piuttosto, riguardo l’Europa, in Italia hanno vinto gli Eurocritici – meglio degli Euroscettici altrui – e questo potrebbe essere un gran punto a favore di Renzi e Draghi.

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Le Mani Pulite tradite: le canzoni e i testi, le urgenze ed il disagio morale dei giovani di 20 anni fa.

9 Mag

1994-2014, un Ventennio che si aprì con le sstragi di mafia, lo scandalo Tangentopoli, l’inchiesta Mani Pulite e la fine della Prima Repubblica a sistema maggioritario multipartitico.

Quali erano le aspettative dei giovani di allora, gli over50 di oggi che rottamatori e grillini vorrebbero accantonare in tutta fretta per far spazio al ‘nuovo’.

Ma ne verrà qualcosa di buono se l’Italia dovesse accantonare definitivamente quella generazione, prima perchè troppo giovane e ‘avulsa al gioco delle parti’ e poi perchè ‘datata’ e ormai autorelegatasi nei comparti tecnici?

Queste erano le loro canzoni.

 

 

 

 

 

 

Una generazione ‘apart’ … che fino ad oggi non ha avuto la possibilità di decidere alcunchè.

 

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Expo 2015, dove andrà la politica italiana? E’ l’ora dei Cinque Stelle?

9 Mag

E’ un vero peccato che i diversi filoni di indagine (Scaiola, Greganti-Frigerio) siano arrivati a conclusione ieri, con gli ordini di cattura, e non diversi mesi fa, prima del congresso PD o della frattura FI-NCD.
Ma è anche una gran fortuna.

Ieri, avremmo avuto l’agognata (dagli italiani) sfida all’OK Corral nel PD e nel PdL con la conseguente corsa alle urne senza neanche una legge elettorale. Oggi, con tanti dinosauri candidati all’ultima corvè delle Europee, la ricollocazione fino alla dismissione è assicurata almeno per una parte di coloro che ci hanno governato/amministrato (così male) durante il recente ventennio.

Ed, intanto, c’è una legge elettorale e c’è almeno un candidato – Matteo Renzi – da contrapporre a Beppe Grillo, dato che in democrazia bisogna essere almeno in due.

Quanto al Centrodestra, ecco dimostratisi i danni causati dall’ostinazione di Silvio Berlusconi nel suo populismo delle Grandi Opere e nel suo partito di big ridotti ad eterni colonnelli senza un nemmeno generale.

Intanto, dopo l’avvio del nuovo Mani Pulite i sondaggi raccontano di un elettorato che per almeno un terzo prevedibilmente cambierà voto. Da domani si entrerà nel silenzio elettorale e questo mistero sarà rivelato solo dalle urne.

Probabilmente, il Partito Democratico non dovrebbe subire un serio contraccolpo, grazie ad un elettorato consolidato, come il M5S ne dovrebbe essere certamente avvantaggiato, trovandosi già da tempo a cavalcare l’antipolitica.
Cosa accadrà nel Centrodestra, nessuno può prevederlo: da un incremento dell’astensionismo ad una corsa verso la destra estrema e il movimento di Beppe Grillo. Peccato che Scelta Civica ormai definitivamente associata al nome di Mario Monti e che la debacle di Oscar Giannino abbiano tolto un riferimento liberale agli italiani.

E sempre parlando di ‘sfide all’OK Corral’ provate solo ad immaginare cosa ne sarebbe l’Italia se avessimo a governarci un intransigente esercito di ‘common people’ come quello del Movimento Cinque Stelle, mentre ci sono da ristrutturare le più importanti infrastrutture giuridiche ed esecutive dello Stato Italiano. Il tutto con un PD impegnato nella rottamazione, il centrodestra nel caos e un  40% degli italiani che non votano, ma sono più o meno dichiaratamente ‘a destra’.

Se questi sono gli affarucci del cortile di casa nostra, ben peggio vanno quelli dell’Italia all’estero, con i soliti scandali ‘a venti giorni dalle elezioni’, le insormontabili resistenze a riformare enti, giustizia, università, sindacato e sanità … dulcis in fundo l’Expo 2015 di Milano, ancora cantiere a cielo aperto e – al momento – bloccato dagli arresti, e, soprattutto, un premier Matteo Renzi che dovrà necessariamente modificare la maggioranza che sostiene il suo governo proprio mentre si accinge a presiedere l’Europa.

Finora il Movimento Cinque Stelle si è alimentato con il voto di protesta ‘a sinistra’, ma il suo ‘non sostegno’ al governo ha incluso anche l’astensione dei propri parlamentari in sede di Commissione anche sui tanti provvedimenti utili che sono stati fatti finora. Una prassi decisamente scorretta, come richiamava il sindaco PD Michele Emiliano su Rai3, se poi puntualmente finisce che si vota il provvedimento tout court o si presentano metodicamente emendamenti in Aula senza cercare le mediazioni necessarie per farli approvare.

L’implosione dell’Expo di Milano dovrebbe far comprendere agli elettori del Movimento Cinque Stelle che non basta mettere sulle poltrone del potere delle persone ‘oneste e affidabili’, se non sono anche ‘esperte e competenti’, visto che parliamo di milioni e miliardi per infrastrutture di interesse nazionale dove ‘il tempo è denaro’. Nessun paese europeo – basta sfogliare i curriculum di politici e amministratori di altri paesi europei – si sogna lontanamente di porre come ministro, sottosegretario, assessore di uno specifico ambito qualcuno che, seppur giovane, non abbia già notorie competenze.

L’Italia ha già pagato il pegno del ‘nuovo che avanza’ con commercialisti ed avvocati assurti a ministro in un battibaleno, ritrovandosi a casse vuote e con un sistema giuridico ‘desemplificato’ e – talvolta – incostituzionale.

Finora, gran parte della rete non ha aderito al progetto di Beppe Grillo e, probabilmente, non lo ha fatto per il semplie motivo di non essere invitati ad un dibattito paritetico, come si usa tra internauti.
Iniziare a linkare articoli e log che non appartengano al movimento già sarebbe un gran passo avanti, oltre che un segnale chiaro di pluralità.
Allo stesso modo, il voler controllare a tutti i costi l’informazione ‘M5S certified’ sul portale di Grillo e Casaleggio e la possibilità data dell’@democracy di consultare ‘la base’ solo su microtematiche ha tenuto lontani i ‘tecnici’, che sanno bene come la ‘realtà delle cose’ sia molto più articolata e fragile di quanto suppongano tante semplicistiche formule: le profonde carenze nel programma M5S in fatto di economia, istruzione, università, sanità e giustizia vanno superate al più presto, fosse solo per iniziare a digerire l’amara pillola di tutti i partiti politici, ovvero che non sempre le soluzioni giuste sono gradite alla base elettorale e viceversa.

Riuscirà il Movimento Cinque Stelle a cogliere il momento storico e rendendosi umile e partecipativo, oltre che dotandosi di volti e voci ulteriori a quella di Beppe Grillo, piuttosto che continuare a professare l’idea – discutibilissima in democrazia – di arrivare al governo con la maggioranza assoluta?

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