Tag Archives: Putin

Trump: funzionerà attaccare i russi per cacciare Assad?

7 Apr

Secondo The Times, l’aeroporto di Al Shayrat, bombardato dagli USA stanotte, era stato ammodernato da Mosca circa un anno fa, per trasformarlo nella base degli elicotteri d’attacco. Nell’ultimo anno, nella zona erano stato segnalati elicotteri Mi-8, Mi-35, Mi-24 “Hind” e Mi-17 “Hip”, numerose batterie di razzi TOS1 e un migliaio di militari russi.

Secondo quanto riportava  il Now Lebanon, l’espansione dell’aereoporto di Al Shayrat incrementa notevolmente la quantità di mezzi che Mosca può dislocare in Siria, con “circa 45 hangar bunkerizzati. Non a caso è stato Putin – e non Assad – ad annunciare che circa le metà erano stati colpiti …

al sharyat

Dunque, c’è da prendere atto che i 59 Cruise americani hanno colpito un aeroporto praticamente deserto e che, dalle fotografie aeree, i danni non sembrano enormi, non almeno per una base elicotteristica, … ma l’atto bellico voluto da Donald Trump non ha colpito la Siria, se non nominalmente, bensì la Russia, che – saggiamente – non ha reagito, ma gia rivendica una ‘aggressione americana’.

Non è piccola cosa e c’è ancora altro.

L’eliporto militare (russo in Siria) di Al Shayrat è praticamente adiacente alla città di Homs ed è praticamente la ‘chiave’ per consentire la ripresa di Palmyra e della rotabile con tanto di oleodotti che porta verso l’Iraq, a partire proprio da Homs.

Un anno e mezzo fa, Business Insider riportava che “Mosca sta già utilizzando Sharyat per sostenere le operazioni contro lo Stato Islamico”, confermando che gli elicotteri russi stavano supportando utilmente le forze di terra siriana nella riconcuista della città di Palmyra”, in cui patrimonio archeologico era ed è a rischio se lasciato nelle mani degli jihadisti.

palmira

Ed era solo il 18 marzo scorso, quando circa 1.500 ‘ribelli’ del cartello islamista “Ahrar al-Shams” acconsentiva allo sgombero della città e ad Homs – come ad Hama, Idlib e Aleppo – il loro accanimento verso cristiani e alawiti ha trasformato le città in deserti di macerie. Non a caso le unità Ahrar al-Shams hanno nomi come “Qawafil al- Shuhada” (le carovane dei martiri), “Ansar al-Haqq” (partigiani della verità) e “al- Tawhid wa l-Iman” (unicità divina e fede).

Un’organizzazione che la Gran Bretagna e gli Usa si rifiutano, però, di includere tra le organizzazioni terroristiche, nonostante la forte presenza di foreign fighters, l’obiettivo rimpiazzare il regime laico con uno islamico e le stragi di civili o l’uso dei barili bomba contro i civili.
Gran parte dei profughi riversatisi verso l’Europa provengono proprio dai distretti occupati dal cartello islamista di “Ahrar al-Shams”.

homs

Dunque, colpire proprio Al Shayrat rischia di essere un ‘triste’ segnale di quale ordine (o disordine) sia prospettato alla Siria. E annunciare il blocco dei rifugiati, mentre indirettamente si va a sostenere proprio chi ha trasformato opulente città in deserti, non sembra essere una bella idea.
Non almeno dal punto di vista di noi europei, russi inclusi, e – viste le borse – degli orientali, come certamente di non pochi statunitensi.

Ma, forse, agli USA – nella visione di Donald Trump – interessano maggiormente le relazioni con Arabia Saudita, Qatar e Turchia, che dalla pace in Siria avrebbero poco o nulla da guadagnare.
Senza parlare del riarmo, della risalita del petrolio e del “complesso industrial-militare”, che dalla WWII è il motore dell’economia USA.

Un segnale alla Russia, alla Cina e al Giappone (non solo alla Corea del Nord) e all’Europa.

E già, e l’Europa?
Se chi usa armi chimiche non ha attenuanti, non può averlo neanche chi ha causato l’esodo di milioni di siriani ‘non islamisti’: per la Siria sarebbe servito un negoziato, ma il non interventismo di Obama l’ha impedito.
Da stanotte, abbiamo l’interventismo di Trump
e le cose sono cambiate con una salva di Cruise americani contro una base russa in Siria
, da cui sarebbe partito un attacco chimico dell’aviazione siriana contro i ribelli di Jaysh al-Izza del Free Syrian Army, proprio quelli riforniti dagli USA di armi e missili, tra cui il  BGM-71 TOW che mesi fa ha abbattuto un elicottero Gazelle francese. Eh già …

Ha ragione Gentiloni, servono negoziati. Ma servono anche truppe di pace.

De Matha

Isis, la cospirazione

6 Apr

2011 – Obama anticipa il ritiro delle forze USA in Iraq e l’ultimo battaglione attraversa (18 dicembre) la frontiera con il Kuwait. Più o meno contemporaneamente, promette di ‘isolare il brutale regime di Assad in Siria’.
Intanto, mentre la guerra civile scoppia in Siria dopo l’eccidio di 37 soldati governativi ad Homs, diverse organizzazioni ‘caritatevoli’ (fondazioni) del Golfo Persico finanziano i gruppi di opposizione ad Assad islamisti, in particolare alla nascente Isis.

Tra le banche più attive nei finanziamenti figura in primis l’Al Rajhi Bank, istituto finanziario saudita che da sempre finanzia i gruppi jihadisti, ma anche la Al Shamal Islamic Bank, co-fondata da Osama Bin Laden e principale finanziatrice del gruppo terroristico di Al-Qaeda. La National Commercial Bank invece avrebbe donato una parte dei profitti bancari sotto forma di zakat, ovvero come un atto di «carità» a numerose organizzazioni terroristiche. Il ministro dello Sviluppo tedesco, Gerd Muller, ha persino accusato Al-Thani, l’Emiro del Qatar, di essere il principale finanziatore dell’Isis.

In Turchia, due pubblici ministeri hanno indagato su quattro camion pieni di parti di missili, munizioni e mortai semi-assemblati consegnati in Siria ai ribelli  di Al-Nusra, la milizia siriana di Al-Qaeda.

L’Iraq – mentre gli eserciti occidentali si ritirano – cade in una grave situazione di instabilità interna, caratterizzata da un notevole incremento della violenza ed un susseguirsi di attentati da parte di milizie jihadiste ben organizzate da ex militari del regime di Saddam, con circa 10.000 morti l’anno e le forze di sicurezza estromesse da molte aree a maggioranza sunnita, come dal Kurdistan (autonomo) e dal Sud del paese (milizie scite).

 

2014 – ISIS conquista Mosul, la seconda città dell’Iraq. Nell’operazione, oltre ad ingenti armamenti dell’esercito irakeno,  i terroristi si impossessano dell’intera riserva aurea del ricco Kurdistan, per un valore di circa 500 milioni di dollari. Inoltre, a parte il controllo totale su merci, acqua e viabilità da Aleppo a Falluja, il gruppo terrorista ha ormai conquistato diversi giacimenti minerari e, soprattutto, di petrolio (circa sessanta pozzi) con una produzione si aggira intorno ai 25mila e i 50mila barili al giorno, mentre i giacimenti petroliferi non ancora conquistati pagherebbero una sorta di «pizzo» all’Isis.

Da allora, dal contrabbando di greggio entrano nelle casse del Califfato due milioni di dollari al giorno, quasi ottocento milioni l’anno. Ed in Iraq, più di  ogni altro stato produttore di petrolio, esiste da sempre – fin dalle prime sanzioni contro Saddam Hussein d quasi 30 anni fa – un florido mercato nero del petrolio tramite gli stati confinanti (Siria /Libano, Iran, Turchia) grazie a contrabbandieri (tribù) locali che ne fanno perdere le tracce. Ankara ammette che i sequestri di petrolio illegale in Turchia sono aumentati del 300% dal 2011, e si tratta solo della punta dell’iceberg.

Poi, a parte i proventi derivanti da sequestri di persona o dai reperti archeologici, ci sono le derrate alimentari, gli elettrodomestici e gli utensili da lavoro  a fronte di capillare tassazione (estorsione) a carico di una popolazione di otto milioni di persone.

2016 – Trovando difficile accettare che il ritiro dall’Irak voluto da Obama in nome della ‘pace tra i popoli’ si sia rivelato un disastro globale e che l’ennesima imposizione di un regime democratico (in Siria) abbia provocato una irrisolvibile guerra civile (come precedentemente in Francia con la rivoluzione o in Usa tra Unionisti e Confederati), anche per Isis è di moda ipotizzare ‘cospirazioni’ amerikane o sioniste, anche se quel che si prospetta è, caso mai, il redivivo intervento dei ‘crociati’ anglofrancesi sulle coste (e nelle retrovie) del Medio Oriente e, si spera, l’avvio di un dibattito generale sull’Islam e sulla sua coabitazione con altre culture, specie se diverse dal cattolicesimo.

Poco male … spulciando i libri di storia, gli appassionati di iperboli politiche finiranno prima o poi e comunque per scoprire che … i ‘cattivi’ non siamo noi: le Crociate del Medioevo furono in prima causa determinate dal blocco commerciale e dal ‘pizzo’ che gli Arabi (riformando il sistema tributario secondo la Sharia) avevano attuato impadronendosi del Medio Oriente, da cui andavano e venivano le merci tra Europa e Indie. E, 300 anni dopo, la spinta verso le Americhe fu dovuta alla medesima esigenza di aggirare questo blocco, dopo che Marco Polo ed altri avevano tentato la via di terra verso Oriente.
Ed, oggi come ieri, sono gli invasori arabi – mica europei – il problema quotidiano di curdi, yazidi, palestinesi, ebrei, siriani, libanesi, turchi, iraniani, giordani, libici, kenioti, nigeriani … eccetera eccetera.

Prima di percorrere ipotesi improbabili, andrebbe verificata quella che abbiamo davanti: i flussi di armi, denaro e petrolio parlano chiaro su chi abbia finanziato Isis e quali errori politici ne abbiano determinato l’affermazione.

Demata

Venti anni di profughi e … di guerre

4 Set

Il ‘core’ della crisi cinese è l’apertura agli investimenti stranieri, un tasto abbastanza dolente per la Cina, memore sia della Guerra dell’Oppio anglo-americana sia della Manciuria giapponese. Allo stesso tempo è inevitabile e potrebbe essere perseguita fuori dalla Cina, con joint ventures in Africa, in Asia e, forse, nell’Europa greco-balcanica.
L’alternativa è il profilarsi di conflitti di macro-area in Africa con effetti ‘benefici’ sulla produzione industrial-militare occidentale.
Meglio la prima, più probabile la seconda se la Cina non fa presto, ma in ambedue i casi il ‘profitto’, la ‘produzione’ e i ‘consumi’ sarebbero assicurati.

Oggi gli USA avvisano il mondo che ‘la crisi migratoria durerà 20 anni’ e l’Unhcr ha lanciato un appello per la ripartizione di almeno 200mila richiedenti asilo in Unione Europea nell’immediato.

Non ci vuole la sfera di cristallo per prevedere che anche per i prossimi 20 anni in buona parte si tratterà di profughi dall’Africa e dal Medio Oriente in fiamme … con effetti ‘benefici’ sulla produzione industrial-militare, sul ‘profitto’, sulla ‘produzione’ e sui ‘consumi’.

Demata

Ucraina, Siria, Libia: come dire Europa meno Usa uguale Nato

9 Feb

In Ucraina, la storia è molto semplice, come lo era in Siria e come lo sarà – ahimé – in Libia.

L’identità territoriale ucraina, per come è oggi, esiste solo dal 1921. In realtà, il paese è per due quinti russofono e sede del complesso industrial-militare postsovietico, altri due quinti sono ‘ucraini’ e parliamo dell’enorme distesa rurale che si estede da Chernobyl ad Odessa, un alro quinto sarebbe ‘polacco’. Quanto a Moldavia e Crimea, sono già ‘altrove’, Romania o Russia che sia.

Ukraine Territorial Evolution
L’azione di Obama, incalzato dai Reps al Congresso, nel fornire armi agli ‘patrioti ucraini’ antirussi si è risolta in una azione uguale e contraria da parte di Putin a favore dei secessionisti filorussi, con il risultato che questi ultimi sono, oggi, pesantemente arrmati, mentre otto mesi fa proprio no.
La tensione neell’area ha costretto i paesi Nato dell’area mediterranea a sottrarre interi squadroni e trasferirli sul Baltico.

L’identità nazionale siriana è sempre stata il principale problema di chi volesse ‘ristrutturare’ il Medio Oriente, dato che questa include non solo la Siria, ma anche il Libano, l’Irak, la Palestina e la Giordania. Anzi, è proprio un Husseini di Giordania ad essere il ‘legittimo’ regnante di Damasco e Baghdad.

greater_syria1
L’azione di Obama, ispirato dai salotti Dem di Nancy Pelosi, è stata quella di sostenere il solito compound di “generali – mercanti – democratici” per creare degli ‘insorti antiAssad’, il Free Syrian Army, con il solo risultato di regalare metà della Siria e gran parte del Kurdistan allo Stato Islamico e ad al Quaeda.
E’ nei fatti che, finchè Usa e Nato hanno ‘gestito’ a distanza la resistenza agli Jihadisti non se ne è cavato un ragno da buco, mentre, non appena la Giordania ha attaccato massivamente, le retrovie di IS sono andate in tilt e, come Anonymous ha vendicato Charlie Hebdo, sono andati giù milioni di ip e account filointegralisti.

L’identità nazionale libica non è mai esistita: prima della invasione italiana c’era la Cirenaica costiera con ‘capitale’ a Bengasi, la striscia non desertica sulla Sirte denominata Tripolitania italiana, l’enorme area interna semidesertica chiamata Fezzan dalla notte dei tempi e Al Kufrah verso l’Egitto..

L’azione di Obama, seppur incalzato da Hillary Clinton, ha trascurato del tutto la ‘primavera araba’ contro Gheddafi, fortemente integralista, ed oggi sembra che ci ritroviamo con un esercito islamico ‘a tiro’, almeno per quanto riguarda i missili Scud, con una retrovia ‘infinita’, visto che parliamo del Sahara e di piste che arrivano fino a Boko Haram in Nigeria o –  ad Al Qaeda tramite il Sudan e il Maghreb.

LYBIAN JIHAD 2015  FEB

In realtà, parliamo di gas e del petrolio di cui deve approvvigionarsi l’Europa, di un presidente USA che cambierà a breve dopo otto anni davvero mediocri, del suo vice Biden che lavora ormai per il successore, rep o dem che sarà, Francia e Germania che ‘ricominciano da due’, visto che il terzo (l’Italia di Matteo Renzi) segue a ruota Obama ed infatti gli Eurofighter li abbiamo schierati contro i Russi e non verso la Libia … da cui IS promette di lanciare la nuova offensiva.

A proposito, persino a leggere USA Today si capisce che Putin, Merkel e Hollande ‘lavorano per il summit della prossima settimana‘ e che  l’accordo l’avrebbero felicemente trovato, se non fosse per la Casa Bianca che irresoluta è e tale rimane. Chissà perchè i giornali italiani raccontano di pessimismo e scetticismo … ma la ‘colpa’ è del cattivo Putin, del fesso Hollande e della diabolica Merkel.

Al massimo, la ‘colpa’ è del buon Obama che è riuscito a compattare – senza davvero volerlo – i presupposti di una difesa comune europea … russi inclusi, visto che i loro piloti si stanno ‘esercitando’ con i nostri.

originale postato su demata

La crisi del rublo in quattro mosse

17 Dic

Alcuni ricorderanno che per anni si è atteso che la Cina Popolare ‘frenasse’ e rivalutasse lo Yuan rispetto al Dollaro. Sappiamo che questo non si è verificato e che, anzi, è stata la valuta USA a cedere – specie verso l’Euro durante la prima fase della crisi, quando a cedere furono i subPrime – per poi risalire la china come da qualche tempo accade.
Beh, che alla lunga il soggetto valutario più debole cedesse (o pilotasse una svalutazione), era una ipotesi da mettere in conto.

Altri sanno che Cina e Russia stanno chiedendo di ritornare all’oro come valore di riferimento, anzichè il Dollaro, e sanno che gli USA per ovvi motivi sono del tutto contrari e che la Germania compra in Euro e paga in Dollari, cavalcando e interferendo – ovvero lucrando – con gli scambi e gli apprezzamenti delle due valute.
Se foste un russo e campaste vendendo risorse minerarie, svalutereste anche voi di un tot oltre il limite, in modo da interrompere sia il predominio di uno sia il lucro dell’altro.

Rublo PutinTemo, inoltre, che pochi ricordino come svalutare drasticamente sia il sistema migliore per ‘pareggiare’ uno Stato dove alcuni vivono da nababbi senza ‘produrre’ e tanti vivono in miseria, ma dove c’è ancora una forte presenza manifatturiera: i generi di lusso e quelli importati vedranno i propri prezzi salire alle stelle, la produzione locale resta calmierata con ricadute positive sull’occupazione.

Il quarto motivo per svalutare il rublo sta tutto nell’embargo voluto da Obama e le ricadute pessime sull’export russo, che vede in prima fila il fucile d’assalto Kalashnikov. Prima dell’embargo la sola richiesta interna USA era del 200% rispetto all’import, con un prezzo base di 600$. Oggi una carabina Saiga costa 1500$ sul mercato nero ma la fabbrica ha ridotto la produzione di un terzo a causa dell’embargo. Domani, dopo il crollo del rublo, quanti Kalashnikov (ed armamenti russi di vario genere) in più si venderanno nel mondo e … quanti problemi in più avranno USA e UE in Africa, Asia e Latinoamerica?

Ricordate l’Italietta del milione di baionette mussoliniane? Un tot arrogante e coloniamente molesta (agli Inglesi), ma sostanzialmente ‘innocua’ sul fronte bellico fino a quando qualcuno pensò di metterla alla corda con un embargo … dimenticando che in tal modo si costringe uno Stato – qualunque esso sia Russia inclusa – ad entrare in una cosidetta ‘economia di guerra’.
My compliments ai Democrats di Kerry e  Barak Obama, si stava meglio quando c’era Hillary …

originale postato su demata

Il caso Hollande, Matteo Renzi ed il crepuscolo della Sinistra europea

6 Set

In questo scorcio d’estate, tra le tante drammatiche vicende in corso, troviamo il crollo verticale della sinistra nel settore in cui ‘da sempre’ si è autonominata egemone e ultacompetente: la questione morale e le politiche sociali.

Il colpo di grazia, forse, è stato nell’intervento della BCE sui tassi, sui bond e sui mutui o finanziamenti a famiglie e imprese: la banca cassiera è dovuta intervenire perchè in Francia e Italia i rispettivi parlamenti (Hollande e Renzi) non riuscivano a legiferare adeguatamente.

Il motivo per il quale i partiti di sinistra europei non riescono a concepire e/o legiferare le riforme che servono risiede – ormai palesemente – nella loro base elettorale sempre più composta da privilegiati.

A partire dai salotti buoni dove siamo arrivati alla seconda /terza generazione di ‘intellettuali’ che fanno capo a famiglie latifondiste e imprenditoriali di provincia: facile infarcirsi di concetti metropolitani e cosmopoliti, se si nasce con qualche rendita e se a casa propria nulla cambia.

Ed, a proposito di rendite, un’altra fascia di elettori son coloro che oggi si ritrovano con qualche lauto investimento, dato che la casetta del nonno in periferia oggi è semicentrale e si affitta benissimo a chi arriva da qualche sud del mondo.

Sempre restando nelle rendite, nella base elettorale di sinistra ci sono i sindacati che – ovunque e dovunque – difendono da un decennio pensioni sovradimensionate e tagli lineari per chi ha meno di 55 anni, visto che – ovunque e dovunque – hanno qualche poltrona nei Cda delle assicurazioni e nella previdenza e … la cassa va difesa.

Ed aggiungiamo – tra i privilegiati – quel piccolo esercito che vive di sussidi e welfare, assommando un reddito reale che molto spesso è superiore a quello di un modesto lavoratore.

Leader sinistra europei leftist leaders europe

Non è avvenuto solo in Italia, ma ovunque in Europa: il libro di Valérie Trierweiler non accusa un uomo, ma un sistema culturale abitato da redivivi e effimeri farisei e tenuto in piedi a colpi di panem et circenses.

Dal quadro d’insieme emerge una sinistra – oggi come oggi – inadatta a farsi promotrice della cultura del lavoro, della protezione sociale e della responsabilità democratica: il caso Hollande scoppiato in Francia ne è solo la punta dell’iceberg e il consolidamento dell’ascesa di Le Pen ne è la riprova.
Non è un caso che Renzi il riformatore oggi  ricordi “chi si spacca la schiena” e manda avanti il Paese.

Il tutto senza dimenticare che tra Italia, Francia e Germania è lunga davvero la serie di politici di second’ordine coinvolti in scandali miserabili nell’arco dell’ultimo ventennio, specie se si confida su bastioni elettorali sempre più anziani o privilegiati.

Come anche prendiamo atto dai fatti recenti che l’Internazionale Socialista non esiste più:

  1. Matteo Renzi, segretario d’Europa, appoggia a senso unico Barack Obama, magari sperando un posto in ‘prima fila’ dalle parti di Aleppo o a Gerusalemme, perchè no, tutto fa share. Intanto, in un Parlamento dove il PD è egemone sono due anni che le riforme annaspano.
  2. la Germania del viceCancelliere SPD Sigmar Gabriel negozia sottobanco con Putin ottenendo gas in cambio di ‘cordoni umanitari’ in Ucraina e – forse – in Siria per i Russi, con buona pace di chi sperasse di spedire qualche marò anche da quelle parti.
  3. la Francia leftista di Francois Hollande è alle prese con l’integrazione forzata degli islamici in casa propria, l’espansione di Ebola nella sua Francafrique  e il disastro dei suoi complotti a Bengasi. La solidarietà tra popoli della Rivoluzione è solo un ricordo.
  4. in Inghilterra, il glorioso Labour Party di Ed Miliband sembra essere definitivamente il terzo partito e ci si prepara a ricostituire un armata nordica – con Norvegia, Danimarca e Repubbliche Baltiche – per inerporsi ai Rus ed agli Ucraini/Polacchi, proprio mentre il ricordo degli antichi fasti pagani e indoeuropei sta riemergendo potentemente.

Evidentemente, gli interessi dei lavoratori e del popolo dei diversi stati sono diversi se non divergenti, secondo i differenti partiti della Sinistra in Europa, ma  …  non secondo gli altri partiti di centro o di destra che stanno raccogliendo sempre più successi, mentre la sinistra estrema non sembra essere in grado – sono trascorsi cent’anni ormai da Rosa Luxemburg – se essere pienamente legali o meno.

Dulcis in fundo, la corrente di pensiero romana che scopre di essere sempre stata liberal dopo 50 anni di comunismo sfegatato o che molto puerilmente ritorna a Cristo perchè era un protosocialista che divideva il pane e amava tutti …

Cosa dire? My compliments … martiri e riformisti d’altri tempi si saranno stancati persino di rivoltarsi nella tomba.

Cosa chiedersi? Perchè gli elettori di sinistra continuano ad inseguire un’utopia mentre la realtà cade a pezzi. Non sarà mica  una coazione a ripetere … se il mondo politico della Sinistra continuasse ad esser tale, promettendo tot e realizzando poco, male e in tutt’altra direzione.

Come anche potremmo chiederci perchè, in Francia e Italia, tanti cittadini non hanno ancora compreso che in politica non si votano i sogni (gli ideali) ma si delegano gli uomini – questa è la realtà dei fatti – e non vincono i desideri pindarici ma il successo è sempre nell’aurea mediocritas che accontenta i più?

Dunque, prima di lanciare critiche e accuse a Matteo Renzi, se si discosta dalla ‘tradizione’, sarebbe il caso di chiedersi se si ha un’alternativa.

Originally posted on Demata

Ucraina: le ragioni della Russia

3 Mar

Capire perchè i Russi rivendicano una parte dell’Ucraina è abbastanza semplice.

La città di Odessa (Одесса) venne fondata ufficialmente nel 1794 dalla Russia nel territorio perso dalla Turchia nel 1792, dove sorgeva la fortezza turca di Yeni Dünya, e divenne il principale porto russo sul Mar Nero. Durante la guerra di Crimea (1853-1856), la città venne pesantemente bombardata dalla marina inglese e francese.

Lo stesso per Sebastopoli,  che, rifondata nel 1783 dai Russi, durante la guerra di Crimea subì un lungo assedio anglofrancoitaliano. Il congresso di pace di Parigi del 1856 stabilì le clausole per l’autonomia di Moldavia, Bessarabia e Valacchia, ma non della Crimea o della regione di Odessa.

Nel 1905, Odessa divenne luogo della rivolta dell’equipaggio della corazzata Potëmkin e durante la Rivoluzione russa del 1917 la città fu aspramente contesa dalle armate rivoluzionarie russe di Kerenskji e Toltstoji.
Fu allora, era il 1921, che nacque la Repubblica Autonoma Socialista Sovietica di Crimea, poi assorbita, nel 1945, dalla Repubblica Socialista Sovietica Russa, dopo l’annientamento etnico operato dai nazisti tedeschi, ucraini e rumeni, e infine trasferita dal leader sovietico Nikita Chruščëv alla RSS Ucraina come gesto propagandistico.

Sebastopoli, sede della Flotta Russa del Nar Nero durante la seconda guerra mondiale,  sostenne un assedio di oltre otto mesi da parte delle truppe tedesche, appoggiate da milizie rumene e ucraine, e venne liberata solo per l’intervento dell’Armata Rossa.
Ad Odessa toccò sorte peggiore, nell’agosto 1941, quando fu occupata dall’esercito romeno, supportato da truppe tedesche e milizie ucraine: oltre 280.000 abitanti, soprattutto ebrei, vennero deportati ed almeno altri 150.000 vennero massacrati.

Ucraina Mappa Etnica

Se questa è la storia del passato – anche relativamente recente, visti i massacri e i precedenti rapporti tra Crimea e Ucraina – ancor meglio sono comprensibili le ragioni dei Russi se si guarda al presente e al futuro.

Una delle questioni, ad esempio, è che dopo la dismissione nel giugno 2012 dello stabilimento di Tashkent, la produzione degli aerei Antonov è garantita dagli impianti di  Ul’yanovsk in Russia, ma anche da quelli ucraini di Kharkiv e Kiev, notevolmente potenziati con know how e capitali russi solo da pochi anni …

E c’è la questione della Flotta del Mar Nero (ndr. quella intervenuta in Siria) che all’epoca della  dissoluzione dell’Unione Sovietica contava su almeno 300 tra navi da guerra e sottomarini, la cui metà, tra il 1992 e il 1996, divenne la marina militare ucraina portandosi dietro circa metà dei suoi oltre 60.000 marinai e ufficiali, i quali, però, rimasero fedeli alla Russia e andarono ad arricchire le fila dei separatisti filo-russi della Repubblica autonoma di Crimea.
A partire dal 1997, Russia e Ucraina sottoscrissero una serie di trattati pervenendo ad un momentaneo compromesso: l’Ucraina cedette la maggior parte delle basi, inclusa quella di Sebastopoli, fino al 2042, con ulteriore opzione fino al 2047, in cambio della fornitura a un prezzo di favore del gas russo.

La Russia ha sempre dimostrato irritazione e preoccupazione sia per l’uso speculativo fatto dagli ucraini del gas che rivendono all’UE sia per i tentativi dei nazionalisti ucraini, appoggiati dalla Germania e dagli USA, di rimettere in discussione il trattato sulle basi.

Ecco perchè la flotta russa del Mar Nero presidia il porto di Sebastopoli e ha dato un ultimatum alle forze ucraine in Crimea, intimando loro di arrendersi entro le 4 (ora italiana) di martedì mattina. O perchè a Simferopoli, la capitale della Crimea, il governo autoproclamato ha annunciato un referendum il prossimo 30 marzo per l’indipendenza dall’Ucraina.
Stesso copione anche ad Odessa e a Donetsk, altra area russofona dell’Ucraina, dove, i manifestanti pro-russi hanno annunciato di voler convocare un referendum sullo status della regione.

Intanto, la «Bild on line» ci informa che Angela Merkel è «estremamente irritata» con Vladimir Putin e di «non esser sicura che abbia ancora contatto con la realtà». Il  «New York Times», che cita fonti ufficiali Usa, conferma che la Cancelliera tedesca ha detto che Putin «vive in un altro mondo».

Molto meglio il nostro neoministro degli Esteri, Federica Mogherini, ma lei non ha né Deutsche Bank nè Goldman & Sachs alle costole nè ha trascorso metà della sua vita dietro il Muro nè governa il  secondo investitore mondiale in Ucraina: “cerchiamo la strada del dialogo”.

E date allo Czar quel che è dello Czar …

originale postato su demata